LA FAKENEWS DEL PAPA E LA LEGGE SUL FINE VITA. IL CASO BRANDI IN PARLAMENTO. LA VITTORIA DEL BUS DELLA LIBERTÀ.

Marco Tosatti

Questa mattina devo esprimere tutta la mia solidarietà ai colleghi vaticanisti. Capisco la loro sofferenza. Come ben scrive Giovanni Tridente, “Oggi è il trionfo del titolismo”. Parliamo ovviamente della notizia del messaggio del Pontefice in tema di accanimento terapeutica ed eutanasia. E della cosiddetta “apertura” del Pontefice alla legge sul fine vita. Va da sé che nel messaggio, preparato, come è ben probabile, con l’ausilio della Pontificia Accademia per la Vita, come quasi sempre accade in queste occasioni, di legge non si parla. E il “no” all’accanimento terapeutico, non è esattamente una notizia fresca: risale al 1958, proclamato da quel sinistrorso radicaleggiante di papa Pacelli, e ribadito, senza soluzione di continuità da quei bombaroli di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Quindi capisco molto bene la sofferenza dei colleghi, e i contorcimenti di alcuni di essi, certamente più consci di me di questo fatto, simpaticamente violentati dalle autorità del loro giornale con titoli enfatici sulla legge, che in realtà poco corrispondono agli articoli. Che tipo di Fakenews è questa? Perché se non è una fakenews al 100 per 100, almeno al 75 per cento lo è. Poi, come vedrete se avete la pazienza di leggerlo (lo pubblico in integrale in fondo) il messaggio insieme a molte cose buone contiene anche delle ambiguità, che peraltro, e chiedo scusa se sospetto ingiustamente, penserei di attribuire alla consulenza della Pontificia Accademia per la Vita, il cui presidente, come ricorderete, parlava positivamente dello spirito di Marco Pannella   . E senza voler entrare nel tema vi raccomando la lettura di questo articolo della Nuova Bussola Quotidiana, scritto da un esperto. (  ) . Ma ormai ci siamo rassegnati: l’ambiguità è un tratto caratteristico di questo regno, e riflette evidentemente delle caratteristiche personali ben radicate.

Come abbiamo detto, trovate in calce l’intervento integrale del Papa.

il caso del camion vela di caffarra in parlamento

E sempre in tema di vita e valori, e di persone che per essi si battono, senza ambiguità, registriamo con piacere una notizia, che riportiamo:

“LA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO IN ITALIA. LA VICENDA SULLA CENSURA AL CAMION VELA IN RICORDO DI CAFFARRA E L’INTERROGATORIO DI TONI BRANDI FINISCONO IN PARLAMENTO

ROMA – 16 novembre 2017

Per aver voluto tributare omaggio in modo lecito, legittimo e legale alla memoria del Cardinal Caffarra, insieme a Giovanni Paolo II ideatore e fondatore della Pontificia Accademia della Vita, l’associazione ProVita Onlus ha subito un’ingerenza ingiustificata della Polizia di Stato: la “vela” è stata fermata per due ore e il presidente, Toni Brandi, è stato interrogato per 45 minuti al Commissariato. (di Borgo, n.d.r.)

Questa grave limitazione alla libertà di manifestazione del pensiero dovrà essere giustificata dal Ministro Minniti ai Parlamentari Centinaio, Fedriga, Meloni, Malan, Pagano e Roccella, i quali hanno presentato interrogazioni scritte in proposito, delle quali si può leggere cliccando su questo link.

Della vicenda ci eravamo occupati QUI.

IL BUS DELLA LIBERTà HA VINTO IL PROCESSO. LA BATTAGLIA PER IL CONSENSO INFORMATO AL MIUR

E allo stesso tempo, e sempre in tema di difesa di esseri umani, e di valori, parliamo della vittoria ottenuta da Generazione Famiglia contro l’assurda decisione dello IAP d proibire il messaggio anti-gender del Bus della Libertà. Ecco il comunicato:

Cari amici,

una bellissima notizia…

VITTORIA!

abbiamo vinto il ricorso contro l’ingiunzione dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), che ci ordinava di interrompere la campagna di affissioni iniziata a Roma a fine settembre in occasione del tour del Bus della Libertà.

Questo ci suscita due sentimenti sicuri.

Primo: una grande soddisfazione. Tener duro, perseverare, crederci, sacrificarsi per arrendersi agli esiti “fatali”… rende e ripaga.

Secondo: un’immensa gratitudine. Nei confronti di chi? Vostri! Oltre a tutti voi che ci seguite e sostenete sempre in mille modi con grande entusiasmo, molti di voi hanno risposto anche all’appello che avevamo fatto per aiutarci a pagare le spese legali per affrontare questo caso.

Grazie a tutti!

L’udienza davanti al Giurì dello IAP si è svolta venerdì scorso, a Milano. In quella sede, il Comitato di Controllo dell’Istituto ha confermato tutte le “accuse”.

In primis, il fatto che il messaggio: “Basta violenza di genere: i bambini sono maschi, le bambine sono femmine” fosse nel complesso ingannevole e soprattutto discriminatorio.

Abbiamo passato le settimane scorse a smontare questi rilievi, con una profonda ricerca anche nella giurisprudenza passata dello IAP, ma anche citando i casi concreti di abusi verificatisi nelle scuole a causa dell’Ideologia Gender.

La nostra linea difensiva è stata questa: il messaggio non esprime in alcun modo un giudizio sulla condizione personale di chi non si riconoscesse nel proprio sesso biologico. Non è mai stato, non è e non sarà mai nostro scopo occuparci in alcun modo di questo.

Il nostro messaggio denuncia casi concreti di violenta costrizione ai danni di bambini e bambine affinché adottino comportamenti e attitudini naturalmente propri del sesso opposto. Costringere i bambini a fare le femmine e le bambine a fare i maschi.

Questo è assolutamente inaccettabile, e abbiamo fatto di tutto per restare liberi di poterlo denunciare.

È stata una linea vincente, e siamo rimasti liberi. Tutti noi!

E ora, torniamo a concentrarci sugli obiettivi della nostra associazione. Prima di tutto: entrare a far parte del Forum Nazionale delle Associazioni di Genitori nelle Scuole (FONAGS) accreditato presso il Ministero dell’Istruzione. Siamo nella fase conclusiva della domanda di accesso.

Una volta nel FONAGS, migliaia di genitori avranno dentro il Ministero dell’Istruzione una rappresentanza nuova capace di fare qualcosa che spesso serve ma che non sempre altre realtà hanno avuto coraggio di fare: sbattere i pugni.

A proposito: è urgente firmare e diffondere questa petizione per chiedere al Ministro Fedeli di inserire nella riforma in corso del Patto Educativo di Corresponsabilità anche il Consenso Informato Preventivo da richiedere ai genitori prima di inserire qualsiasi attività sulla sessualità e sull’affettività in orario scolastico.

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

AI PARTECIPANTI AL MEETING REGIONALE EUROPEO

DELLA “WORLD MEDICAL ASSOCIATION”

SULLE QUESTIONI DEL “FINE-VITA”

[Vaticano, Aula Vecchia del Sinodo, 16-17 novembre 2017]

Al Venerato Fratello

Mons. Vincenzo Paglia

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Invio il mio cordiale saluto a Lei e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita.

Il vostro incontro si concentrerà sulle domande che riguardano la fine della vita terrena. Sono domande che hanno sempre interpellato l’umanità, ma oggi assumono forme nuove per l’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. La medicina ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita. Essa ha dunque svolto un ruolo molto positivo. D’altra parte, oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona.

Il Papa Pio XII, in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene (cfr Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],1027-1033). È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure” (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: Acta Apostolicae Sedis LXXII [1980], 542-552). L’aspetto peculiare di tale criterio è che prende in considerazione «il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali» (ibid.). Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’“accanimento terapeutico”.

È una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. «Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire», come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2278). Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere. Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte.

Certo, quando ci immergiamo nella concretezza delle congiunture drammatiche e nella pratica clinica, i fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano. In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. Lo dice con chiarezza il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità» (ibid.). È anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. È una valutazione non facile nell’odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre più frammentata e l’atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico e organizzativo.

Va poi notato il fatto che questi processi valutativi sono sottoposti al condizionamento del crescente divario di opportunità, favorito dall’azione combinata della potenza tecnoscientifica e degli interessi economici. Trattamenti progressivamente più sofisticati e costosi sono accessibili a fasce sempre più ristrette e privilegiate di persone e di popolazioni, ponendo serie domande sulla sostenibilità dei servizi sanitari. Una tendenza per così dire sistemica all’incremento dell’ineguaglianza terapeutica. Essa è ben visibile a livello globale, soprattutto comparando i diversi continenti. Ma è presente anche all’interno dei Paesi più ricchi, dove l’accesso alle cure rischia di dipendere più dalla disponibilità economica delle persone che dalle effettive esigenze di cura.

Nella complessità determinata dall’incidenza di questi diversi fattori sulla pratica clinica, ma anche sulla cultura della medicina in generale, occorre dunque tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimità responsabile, come chiaramente appare nella pagina evangelica del Samaritano (cfr Luca 10, 25-37). Si potrebbe dire che l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato. L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali. Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia! E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte. In questa linea si muove la medicina palliativa. Essa riveste una grande importanza anche sul piano culturale, impegnandosi a combattere tutto ciò che rende il morire più angoscioso e sofferto, ossia il dolore e la solitudine.

In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza. D’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società. Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete.

Nella speranza che queste riflessioni possano esservi di aiuto, vi auguro di cuore che il vostro incontro si svolga in un clima sereno e costruttivo; che possiate individuare le vie più adeguate per affrontare queste delicate questioni, in vista del bene di tutti coloro che incontrate e con cui collaborate nella vostra esigente professione.

Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

Dal Vaticano, 7 novembre 2017

Francesco



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75 commenti su “LA FAKENEWS DEL PAPA E LA LEGGE SUL FINE VITA. IL CASO BRANDI IN PARLAMENTO. LA VITTORIA DEL BUS DELLA LIBERTÀ.”

  1. Ci mancava anche l'”ineguaglianza terapeutica”. Forse chi ha scritto il discorso del papa poteva riflettere sul fatto che, se i poveri non possono permettersi cure adeguate, è anche per via dei sistemi sanitari statali/regionali o come che sia, carichi di sprechi e inefficienze. Se invece il paziente fosse messo in condizione di scegliere il medico, rimborsandogli (al paziente) le spese o meglio ancora consentendogli in anticipo di pagarle, anziché spacciare per ideologicamente migliori i servizi sanitari cosiddetti “pubblici”, magari la situazione sarebbe un poco migliore.

  2. OT. Dopo un intervento chirurgico ho chiesto ed ottenuto copia della cartella clinica ed ho trovato una voce dove risultava che mi fosse stato chiestosi se volevo assistenza religiosa e la risposta era no.
    Io non ricordo che mi sia stata fatta tale domanda!

    1. Cara Michela,
      probabilmente han fatto i furbetti e chissà se non è prassi far stessa cisa con tutti.
      Ma, comunque, se oggi ti venisse chiesto se vuoi assistenza religiosa, cosa risponderesti?

      1. Scusa, ma ho letto solo ora: naturalmente sì;
        pensa che ogni volta che mi capita di dover fare qualche intervento io mi confesso e comunico prima di ricoverarmi, questo per me è una prassi pre-operatoria!

  3. Qualcuno ha scritto, non ricordo chi, che la situazione “poco chiara” che stiamo vivendo è permessa da Dio affinché il pensiero dei cuori venga svelato. Avevo pensato a molte cose ma a questo effettivamente no e quando l’ho letto ho sentito limpidamente che era vero. Dio vuole vedere chi lo segue sinceramente e chi invece va solo dove tira il vento. Chi è disposto a faticare per fare la Sua volontà e chi in fondo ha Dio solo sulla bocca ma non nel cuore. È una cosa che mi spaventa… ho Dio nel cuore o è solo sulla bocca? Io confesso di pregare perché Dio sia anche nel mio cuore perché credo che sia straziante un giorno scoprire il contrario. Ecco questa Chiesa di oggi, questo Pontificato, mi sembra abbiano Dio più sulla bocca che sul cuore però non li vedo minimamente turbati. Li vedo esageratamente concentrati su un cristianesimo in funzione esclusivamente di questa vita terrena, tanta praticità, tante analisi dettagliate e preoccupazioni. Ma quando si deve iniziare a parlare di lassù diventa invece tutto fumoso e vago. Decisamente non mi aiutano a sentire l’attrazione per il
    Paradiso, per la vita eterna. E qui si ricollega al discorso iniziale. Forse Dio vuole proprio questo: vedere chi si preoccupa sostanzialmente di viversi la sua vita qui e chi invece, per quanto la nostra umana condizione di peccato permetta, desidera realmente essere guarito e tornare a Lui. Crederemmo più a una persona che ci ama perché tutti le dicono che è giusto così o a una persona che ci ama nonostante tanti le vadano contro? Non possiamo conoscere nel profondo i pensieri del Padre ma certamente sappiamo che vuole da noi amore sincero e non distorto o interessato. Non perché Lui abbia bisogno di noi ma perché noi abbiamo bisogno di amare Lui nel modo giusto per esser davvero felici e in pace. E a Papa Francesco, nonché (e soprattutto) a me stesso mi vien da ricordare: chi cercherà di salvare la sua vita la perderà. Ma chi perderà la sua vita per causa mia, la troverà.

    1. E’ molto vero quello che scrive Andrea. Ma forse e’ sempre stato così in tutti i tempi. Un potere sacerdotale praticamente agnostico si era impadronito anche della fede ebraica ai tempi di Gesu’. I ” sacerdoti e gli scribi” erano venuti a patti col potere mondano, i farisei come i moderni casisti spaccavano il capello in quattro occupandosi di cose minori e dimenticando il nucleo della fede.
      Ma gia’ allora c’ era un ” piccolo resto”, un gruppo minoritario che pero’ aveva mantenuto in cuore la fede dei padri e L’ amore per Dio. E’ a loro che Gesu’ si rivolge chiamandoli ” piccolo gregge” E’ per loro che prega prima di morire.
      I sacerdoti e gli scribi di oggi sono simili quanto a cinismo, sete di potere, mancanza di spiritualita’, a quelli del tempo di Gesu’ . Nulla di nuovo sotto il sole.

      1. Hai ragione. È già successo in passato. S.Atanasio rimase quasi da solo a conservare e difendere la fede Cattolica. Che dire… preghiamo e speriamo di far parte di questo piccolo gregge.

    1. “venerdì 17 novembre 2017
      La rana bollita di Bergoglio – Francesco Lamendola
      Se Bergoglio è un innovatore, e lo è certamente, il suo metodo consiste nella strategia dei piccoli passi. Sandro Magister notava con acume che per lui è importante “gettare il seme perché la forza si scateni”, “mescolare il lievito perché la forza faccia crescere” (ipse dixit alcuni giorni fa a Santa Marta). Metodo tanto subdolo e mefitico quanto ingannevole per chi sembra non aver occhi per vedere… L’articolo, che riporto di seguito, apparso due giorni fa su La nuova Italia, Accademia Adriatica di filosofia [qui]lo dimostra in termini di una chiarezza cristallina.
      La rana comincia a fumare? La strategia dei piccoli passi è quella con cui la neochiesa si sta sostituendo un pezzo alla volta alla vera Chiesa cattolica da quell’11 febbraio del 2013 in cui Benedetto XVI annunciò le dimissioni.
      Pascal, il filosofo e uomo di fede che Francesco dice di voler beatificare, scrisse parole di fuoco contro i gesuiti del suo tempo, che gettavano nella mischia le loro tesi più ardite per far sì che nel tempo pian piano maturassero e diventassero pensiero comune.

      Potremmo chiamarla, e alcuni l’hanno chiamata, la strategia dei piccoli passi: è quella con cui la neochiesa si sta sostituendo, un poco alla volta, un pezzetto alla volta, una parola o un gesto alla volta, alla vera Chiesa cattolica, quella che va scritta con la maiuscola, perché è la Chiesa dei Santi, fondata da Gesù Cristo e poggiante con la base sulla terra, ma protesa nel mondo ultraterreno, assistita dagli Angeli e dagli Arcangeli e da Maria sempre Vergine, passando per le anime sante del Purgatorio e del Paradiso, fino al trono di Dio.

      Piccoli passi, ma quotidiani, metodici, implacabili: e un piccolo passo al giorno, ciò significa un enorme cambiamento nell’arco di quattro anni e mezzo. Quello che il papa Francesco voleva, ciò che aveva annunciato fin dall’inizio: cambiare la Chiesa. Non erano parole al vento: voleva farlo, lo sta facendo, lo ha fatto, insieme al neoclero animato dalle sue stesse intenzioni e finalità: i vari monsignori Paglia, Galantino, Lorefice, Perego, D’Ercole, Cipolla, Castellucci, e i vari religiosi come Sosa Abascal, o i vari teologi come Andrea Grillo. Così, un piccolo passo al giorno, da quell’11 febbraio del 2013 in cui Benedetto XVI, a sorpresa, annunciò la sua intenzione di rassegnare le “dimissioni”, divenute poi effettive il 28 febbraio (ma egli è tutt’ora vivo, vegeto e relativamente in buona salute, per cui vi sono contemporaneamente due papi: situazione a dir poco anomala) fino a oggi, il cambiamento appare enorme, radicale e, forse, irreversibile: questa non è più la Chiesa di appena cinque anni fa. Alcuni la chiamano anche la strategia della “rana bollita”: alzando la fiamma a poco a poco,quasi insensibilmente, la rana non si accorge che la stanno bollendo ancor viva, e, quando se ne accorgerà, sarà ormai troppo tardi per salvarsi. Ad altri fa venire in mente la cosiddetta “finestra di Overton” [vedi, nel blog], ovvero l’arte (scientifica) di cambiare radicalmente le opinioni della gente, senza che questa si renda conto in alcun modo di essere stata sapientemente e capillarmente manipolata, fino a sentire e pensare l’esatto contrario di quel che sentiva e pensava solo poco tempo prima.

      Il papa, ripetiamo, è stato il maestro e il capofila di questa strategia; e lo ha fatto, e lo sta facendo, con una tale metodicità, con una tale perseveranza, con una tale – si direbbe – acribia, pur dando l’impressione (sbagliata) di una estrema spontaneità, e quasi di una continua improvvisazione, cose che piacciono tanto alla gente, da essere divenuto un oggetto di studio da parte degli studiosi di scienze della comunicazione, e da incarnare un modello che difficilmente verrà superato nel prossimo volger di tempo.

      Quando, per esempio, parlando del mistero della santa Eucarestia – perché di un mistero si tratta, anzi, di un Mistero: il Mistero sacro per eccellenza – non adopera la parola transustanziazione, come deve fare un buon cattolico, non diciamo un teologo più o meno raffinato, ma un qualsiasi parroco o cappellano di campagna, ma la parola teofania, dietro l’apparenza di una certa originalità e magari imprecisione del linguaggio, egli sta perseguendo, come sempre, la sua strategia dei piccoli passi: sta alzando di un centesimo di grado la temperatura dell’acqua in cui la rana si trova immersa.

      E quando butta lì, con perfetta nonchalance, un’affermazione gravissima, inaudita, cioè che, sulla questione della predestinazione, Lutero aveva ragione, e lo fa a bordo di un aereo che lo riporta a casa da uno dei suoi viaggi pastorali, cioè in una sede non ufficiale, e quanto mai “familiare” e “rilassata”, come quella che si crea in tali circostanze, in assenza di un pubblico e di un contesto istituzionalizzato, egli lo fa con deliberata e calcolata malizia: non può non sapere di aver detto un’eresia, ma lo fa con un tale sorriso, con una tale “spontaneità”, con una tale carica di “simpatia umana” (questione di opinioni), che anche l’eresia passa sullo sfondo, anzi, non viene neppure percepita come tale. Nessuno reagisce, nessuno si scandalizza, nessuno lo corregge, o esige un chiarimento: tutto tace, e chi tace acconsente. Nulla passa sulla stampa o alla televisione; l’unica cosa che “passa” è la carica umana di questo papa così alla mano, così informale, che s’intrattiene con tanta immediatezza coi giornalisti. E così, la temperatura dell’acqua viene alzata di un altro centesimo di grado, e anche qualcosa di più: la rana è ormai rosata, comincia a fumare, ma si direbbe che non si renda ancora conto del vero destino che l’attende.

      La stessa strategia è quella di Galantino & Soci. Ogni giorno alzano il tiro, ma solo di un poco; ogni tanto la sparano più grossa, poi stanno a vedere cosa succede: è un test. Siccome non succede nulla, si preparano a spararla ancora più grossa, la prossima volta. Galantino, per esempio, dice che la cosiddetta riforma luterana è stata un’opera dello Spirito Santo: fino a sei o sette anni fa, sarebbe scoppiato un pandemonio, e, tanto per cominciare, il papa lo avrebbe corretto. Ora nessuno lo corregge, tutti tacciono, e qui tacet, consentire videtur. Oppure Paglia: dice che noi tutti dovremmo prendere a modello di vita spirituale il suo defunto amico Marco Pannella: nessuno dice niente, nessuno fa notare che prendere a modello costui equivale a buttare nel cesso tutta la fede cattolica, a cominciare dal Vangelo; e allora, avanti così. Sosa Abascal dice che il diavolo non esiste: nessuno interviene, nessuno lo corregge, e allora tutto a posto, si può procedere tranquilli: e alzare la temperatura dell’acqua nella pentola di un altro centesimo di grado. Poi Cipolla dice che lui toglierebbe volentieri i simboli cristiani per non pregiudicare l’amicizia con i musulmani: silenzio di tomba; avanti, marsch. Poi Perego afferma che il futuro degli italiani è il meticciato: nessuno protesta, nessuno lo corregge: dunque, tutto o. k. Poi D’Ercoli scrive che, per poter predicare il Vangelo, bisogna prima creare delle condizioni di giustizia sociale; silenzio assordante: via libera. Poi Castellucci ordina al teologo Antonio Livi di annullare una conferenza, che doveva tenere nella sua diocesi, sul tema del relativismo dilagante: nessuno protesta, nessuno esige spiegazioni; del resto, la spiegazione l’ha già data lui, il vescovo bergogliano di ferro: bisogna evitare ciò che crea “divisioni”. Ma divisioni, dove? Dentro la Chiesa, oppure fuori, nei confronti di chi odia la Chiesa e i valori dei quali essa è portatrice? Non si sa; comunque, nessuno parla, dunque è tutto a posto. E avanti così, sempre.

      Ogni giorno in questo modo; ogni giorno che Dio manda sulla terra. Gutta cavat lapidem, dicevano i romani: anche una goccia d’acqua riesce a scavare la pietra, se cade incessante. E non solo i sacerdoti, anche laici si prestano a quest’opera di sistematica distruzione e di sostituzione, pezzo a pezzo, della dottrina cattolica: il professor Melloni, per esempio, erede della scuola di Bologna e della tradizione dossettiana, il quale si fa autore di una “sua” traduzione del Credo niceno-costantinopolitano, ed al quale nessuno si sogna di domandare con quale autorità abbia fatto una cosa del genere: come se tradurre i testi fondamentali della religione cattolica e metterli in circolazione, da parte i chiunque, fosse, nella Chiesa cattolica, la cosa più naturale di questo mondo, esattamente come lo è nell’ambito protestante. Ma il papa, dice qualche volonteroso pompiere, spesso è mal compreso. Davvero? E allora come mai, quando degli eminenti cardinali, e poi degli illustri teologi, gli chiedono esplicitamente dei chiarimenti su un documento importante per la fede e la morale cattolica, come Amoris laetitia, si rifiuta puramente e semplicemente di rispondere; mentre se il cardinale Sarah prova a interpretare un documento come Magnum principium, per salvare il salvabile della sacra liturgia, il papa si affretta ad intervenire, con voce forte e chiara, per correggerlo e smentirlo, e la fa con una tempestività e una decisione sorprendenti? Evidentemente, il papa tace quando l’ambiguità delle sue parole gli fa comodo, ma interviene, e con estrema fermezza al limite della brutalità, quando vede il rischio che tale ambiguità offra spazi di dissenso rispetto al cambiamento da lui voluto.

      E quando, per esempio, il suo grande amico Eugenio Scalfari dice, anzi scrive, e divulga sulla stampa, di essersi formato l’opinione, attraverso le sue svariate conversazioni col pontefice, che questi non crede né al Giudizio, né all’inferno, contrariamente a ciò che insegna il Magistero con tutta la dottrina cattolica, è certo che, se il papa avesse ritenuto di dover intervenire per rettificare una tale impressione, e per professare la sua adesione al vero insegnamento della Chiesa, lo avrebbe fatto, eccome: non ci avrebbe pensato su neanche per un istante. Ora, se non lo ha fatto, la ragione non può essere che una: che non c’è niente da rettificare. Del resto, a suo modo, il papa lo ha detto lui stesso, che non ci saranno né il Giudizio divino, né l’eterna dannazione per i peccatori impenitenti: lo ha fatto capire nell’udienza generale del 23 agosto 2017, dicendo che Dio chiamerà tutti gli uomini ad abitare con Lui, sotto una immensa tenda: il che significa che nessuno verrà giudicato e tanto meno punito. Ma questa non è la dottrina cattolica; è un’altra cosa, completamene diversa. In fondo, nessuna meraviglia: se, per lui, Dio non è cattolico, come ha detto nella maniera più esplicita, allora non bisogna certo aspettarsi che Dio si comporti così come dice la dottrina cattolica. Ecco perché la dottrina gli dà tanto fastidio: non perché sia qualcosa di rigido e quindi una “ideologia” divisiva (omelia di Santa Marta del 19 maggio 2017), ma perché è quel che deve essere: la dottrina cattolica. A lui non piacciono le dottrine e non piace il cattolicesimo; quanto meno, non gli piace il cattolicesimo così come oggi è presentato e interpretato dalla Chiesa. Vuole cambiarlo, e lo sta facendo con tutti gli strumenti che ha a disposizione: e che sono veramente tanti, primo fra tutti la sua immensa (e facile, troppo facile, per non dire demagogica) popolarità. Egli è diventato una star mediatica, sono tutti pazzi di lui: ma proprio tutti. Si stampano perfino riviste interamente dedicate a lui, alla sua persona, che lo idolatrano quasi come se, nella stima e nell’affetti dei fedeli, venisse prima lui, poi il Signore Iddio.

      Strano, però: a suo tempo, nella Palestina di duemila anni fa, non erano tutti pazzi di Gesù Cristo. Alcuni lo amavano, lo ammiravano e lo ascoltavano; molti, però, lo detestavano, lo odiavano e volevano vederlo morto. Alla fine, prevalsero i secondi. Non risulta che le folle, indistintamente, fossero sedotte dal suo fascino; molti se ne andavano delusi, dicendo: Questo linguaggio è duro! Chi può intenderlo? (Giovanni, 6, 60). Il motivo? Perché Gesù non diceva alla gente solo quel che è gradito ai suoi orecchi; diceva anche delle verità scomode e dolorose; e metteva bene in chiaro che non si possono servire due padroni, Dio e il mondo. E, in quel caso specifico, aveva detto: Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo? (Giovanni, 5, 41-44); e poi aveva preannunciato il suo imminente Sacrificio e parlato del mistero della santa Eucarestia: mangiare il suo Corpo e bere il suo Sangue. Da allora, annota l’evangelista, molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui (Giovanni, 6, 66). Ma il papa Francesco, e i suoi cardinali e vescovi cosiddetti di strada, quando mai parlano un linguaggio “duro”, cioè franco e salutarmente severo? Quando mai mettono in guardia contro le conseguenze funeste del peccato? Quando mai parlano della Croce, e dicono che il cristianesimo senza la Croce non è nulla, è una dottrina fra le tante, un insieme di precetti morali, e non già la sola e vera fonte di Vita eterna, che zampilla cristallina e inesauribile dalla roccia della divina Rivelazione?

      C’è solo un dettaglio da precisare, che sembra, peraltro, non interessare minimamente al papa: se vuole cambiare la Chiesa, ebbene, non ne ha il diritto. Non rientra nelle sue funzioni. Non è per questo che un papa viene eletto al soglio di san Pietro: ma per custodire il Deposito della fede e per vigilare sulla perfetta ortodossia della dottrina e della liturgia. È per questo, e non per altro, che serve un vicario di Cristo sulla terra: un vicario è uno che rappresenta qualcun altro, e questo qualcun altro è Gesù Cristo, unico e indiscusso capo della Chiesa cattolica. Il papa non ha alcun potere di cambiare o di modificare, anche solo marginalmente, la dottrina; non ha il benché minimo diritto di atteggiarsi come se la Chiesa fosse una sua proprietà sia pure fiduciaria, e come se le sue competenze includessero la facoltà di cambiarla secondo ciò che lui desidera, vale a dire – perché il ritornello è sempre quello, ormai lo conosciamo a memoria – secondo ciò che lui, o altri, ritiene essere il “vero” spirito del Concilio Vaticano II. Troppo comodo, poi, parlare sempre dello “spirito” del Vaticano II: ognuno può mettere in questa espressione vaga ed ambigua tutto ciò che gli pare. Il fatto è che ai modernisti e ai progressisti serve un pretesto, serve un paravento formale, una qualsiasi pezza d’appoggio, per attuare il loro disegno di radicale trasformazione della Chiesa e della dottrina, secondo le loro particolari finalità; e anche il Concilio, in quest’ottica, non è altro che uno strumento da utilizzare, se e fino a che punto si rivela utilizzabile: tanto, riferendosi non ai precisi documenti del Concilio, ma ad un non meglio specificato “spirito di rinnovamento”, si può intendere tutto e il contrario di tutto. Ma per il cristiano, un solo testo fa fede: il Vangelo di Gesù…”

      1. Rispondo a una piccola provocazione delle numerose di questo articolo, quella in cui si vuole sostenere che il papa, avendo detto che tutti gli uomini andranno ad abitare con Dio sotto un’immensa tenda, vorrebbe alludere al fatto che nessuno sarà giudicato. Intanto è bene riportare le parole esatte del papa: “Le pagine finali della Bibbia ci mostrano l’orizzonte ultimo del cammino del credente: la Gerusalemme del Cielo, la Gerusalemme celeste. Essa è immaginata anzitutto come una immensa tenda, dove Dio accoglierà tutti gli uomini per abitare definitivamente con loro (Ap 21,3).”
        Il papa dice che Dio ACCOGLIERÀ tutti gli uomini. Mi pare evidente che non potrà essere accolto chi non vorrà entrarci! In quel caso non si tratterebbe più di accoglienza, ma di prigionia. Da qui l’invito (in altra occasione) a volgere lo sguardo a Dio, sull’esempio del buon ladrone, dovesse anche trattarsi dell’ultimo istante di una vita peccaminosa. Chiaramente non è un invito ad aspettare l’ultimo istante di vita per scoprire l’amore di Gesù, ma a infondere la speranza nel soccorso del Signore a chi, purtroppo, si dovesse trovare in quella situazione.

        1. Quando il suo ” papa” risponderà con l’umiltà e l’onestà richiesta ad un vero pastore ai DUBIA e alle SUPPLICHE FILIALI, potrò cominciare a dargli un minimo sindacale di considerazione. Allo stato attuale e con tutto ciò che sta mettendo in atto a ritmi vertiginosi, per me resta un Impostore che lavora specificamente e scientificamente per annientare la Santa Chiesa Cattolica, sig.Marco. Chissà perché lei mi sa tanto di (in)civiltà cattolica……!

      2. Cara Giusy,
        ho letto attentamente tutto e mi si stringe il cuore per la passione e il dolore che sento nelle sue affermazioni, che condivido con lo stesso dolore.

        1. Carissima Margherita, anche i suoi commenti sono intensi e sinceri, pieni di autentico amore per la Santa Chiesa. Resistiamo confidando nel Signore e nella Sue Promesse, certi che NON PREVALEBUNT. Santa Domenica.

      3. Cara Giusy,
        leggo solo adesso, e con piacere, nonostante la lunghezza: non essendo impegnata in un confronto diretto come in altri post, hai esposto con partecipazione e con pacatezza argomenti sui quali anch’io mi trovo a riflettere spesso, e le mie conclusioni sono le stesse.
        Non amo, per carattere, le espressioni forti ( ciò non toglie che a volte sia anche giusto usarle : “razza di vipere, sepolcri imbiancati” non sono mica complimenti! ) e ho proprio “gustato” il tuo tuo argomentare che non era impegnato nel rintuzzare argomenti che irritano anche me.
        Spero, oggi, di riuscire, ad assistera alla Santa Messa di sempre… e ricorderò te e quanti, anche da queste pagine, hanno scoperto di quale immenso tesoro sia… e chiederò che a molti altri sia concessa questa grazia.

  4. Riconsiderando il messaggio del Papa noto che non vi è un minimo accenno all’assistenza spirituale ai morenti. La campana non suona più, l’unzione degli infermi non c’è più, il crocefisso nelle camere di certi ospedali non c’è più , il cappellano non si fa vedere, ai volontari non è consentito parlare di religione…… D’accordo il messaggio papale riguarda un meeting della World Medical Association, ma ho quasi la certezza che alla Chiesa Cattolica modello 2017, dell’anima dei pazienti non importi assolutamente niente.

  5. Da pàrte del Papa non ci sara` alcuna precisazione come non c’e` stata , mi limito ai fatti piu` recenti,circa le uscite farneticanti del capo dei gesuiti padre Sosa Abascal nonche` di quelle altrettanto farneticanti del gesuita ( sempre loro ) James Martin per il suo elogio dell’omosessualita`anzi promosso Consulente per la Segreteria della Comunicazione vaticana .
    Lo schema di azione del Papa e` sempre lo stesso ,anzi e` un collaudato metodo : la scossa mediatica delle “parole del Papa ” , li movimento tellurico prodotto tra credenti e no credenti , il subbuglio delle interpretazioni e ….la meta finale : il ruzzolare sempre piu` della Chiesa verso i ” segni dei tempi ” del nostro secolo.

  6. Caro Direttore:
    In Spagna un individuo disse: “Sto a morte con Papa Francesco”, e giostro un anno dopo gli fa cardinale.
    I seguaci e quelli che stanno con Francesco staranno sempre; perciò, assolo rimangono i molti che dubitano di Francesco e quelli che non staranno mai con lui che è il mio caso, perché smisi di stare oramai con Jorge Mario Bergoglio Sívori dallo stesso momento che pensò di essere vescovo ausiliare, non dire come vescovo, cardinale o mascherato di Francesco di Assisi.
    L’unica e ultima occasione che ha Francesco per vincersi a quelli che dubitano e lo respingono è con quello profetizzato attentato: Zaccaria 11: 15-17.
    Un gran attentato dove all’individuo gli sarà dato morto, dove quelli che dubitavano non dubiteranno oramai, e molti dei quali lo respingono avranno carico di coscienza e si pentiranno.
    Gli sarà dato da morto, ma diranno che è stato “la mano di Dio”, allora: Chi oserà già dubitare di Francesco? E chi oserà segnalargli?
    Saluti.

  7. E’ morto Totò Riina : il signore lo accoglierà nella Sua tenda? Stando alle recenti affermazioni di papa Francesco non ci dovrebbero essere dubbi in proposito, sarà senz’altro accolto. Infatti il papa, in una udienza pubblica in Piazza San Pietro, ha detto che alla fine dei tempi Dio accoglierà “tutti gli uomini sotto la sua tenda”, dove “tutti” vuol dire evidentemente “tutti”: battezzati e non battezzati, credenti e increduli, buoni e cattivi. Non si parla più, infatti, di giudizio, inferno e paradiso: solamente di paradiso per tutti, indipendentemente dalla vita buna o cattiva. Quindi “porte aperte alla Renault”, “tana liberi tutti”, basta con l’ingiusta divisione del regge tra santi e peccatori (magari impenitenti), adesso il papa ha abbracciato il motto “pecca fortiter sed fortius crede”; infatti cos’altro avrà voluto dire quando ha affermato che “sul problema della giustificazione Lutero non aveva torto”? improvvisamente ci troviamo tutti protestanti, luterani, con la benedizione di papa Francesco e la prossima beatificazione del “porcus saxonis”
    Ma forse qualcuno resterà escluso da quest’improvvisa amnistia globalizzata, ad esempio Mons. Léfèbvre, don Alessandro Minutella, i rigidi e intransigenti cattolici tradizionalisti, ecc

  8. @ Spettro di QC alle 1:03 pm

    L’esistenza del Purgatorio, è una verità di fede per i Cattolici, chiaramente documentata nel 2 Libro dei Maccabei 12,38-46 e accolto a pieno titolo, assieme al 1 Libro, nel Canone delle Sacre Scritture.Purtroppo, I due libri dei Maccabei, non sono riconosciuti dai Luterani e
    e con essi, viene negata l’esistenza del Purgatorio e il culto dei defunti, giudicati frutto di semplice distorta popolare superstizione.
    Preghiamo: SIA LODATO GESÙ CRISTO!

  9. Amico Tosatti, mi perdoni per l’invadenza, ma il passo che segue è troppo bello per non essere portato a conoscenza dei suoi lettori! Grazie in anticipo se lo pubblicherà.

    Dalla «Lettera» scritta da Corrado di Marburgo, direttore spirituale di santa Elisabetta
    (Al pontefice, anno 1232; A. Wyss, Hessisches Urkundenbuch I, Lipsia 1879, 31-35)
    Elisabetta conobbe ed amò Cristo nei poveri

    Elisabetta incominciò presto a distinguersi in virtù e santità di vita. Ella aveva sempre consolato i poveri, ma da quando fece costruire un ospedale presso un suo castello, e vi raccolse malati di ogni genere, da allora si dedicò interamente alla cura dei bisognosi.
    Distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne facevano domanda presso il suo ospedale, ma in tutti i territori dipendenti da suo marito. Arrivò al punto da erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di suo marito e da vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuirne il prezzo ai poveri.
    Aveva preso l’abitudine di visitare tutti i suoi malati personalmente, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Si prese cura diretta dei più ripugnanti. Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre in ogni attività di bene, senza mettersi tuttavia per questo in contrasto con suo marito.
    Dopo la morte di lui, tendendo alla più alta perfezione, mi domandò con molte lacrime che le permettessi di chiedere l’elemosina di porta in porta.
    Un Venerdì santo, quando gli altari sono spogli, poste le mani sull’altare in una cappella del suo castello, dove aveva accolto i Frati Minori, alla presenza di alcuni intimi, rinunziò alla propria volontà, a tutte le vanità del mondo e a tutto quello che nel vangelo il Salvatore ha consigliato di lasciare. Fatto questo, temendo di poter essere riassorbita dal rumore del mondo e dalla gloria umana, se rimaneva nei luoghi in cui era vissuta insieme al marito e in cui era tanto ben voluta e stimata, volle seguirmi a Marburgo, sebbene io non volessi. Quivi costruì un ospedale ove raccolse i malati e gli invalidi e servì alla propria mensa i più miserabili ed i più derelitti.
    Affermo davanti a Dio che raramente ho visto una donna così contemplativa come Elisabetta, che pure era dedita a molte attività. Alcuni religiosi e religiose constatarono assai spesso che, quando ella usciva dalla sua preghiera privata, emanava dal volto un mirabile splendore e che dai suoi occhi uscivano come dei raggi di sole.
    Prima della morte ne ascoltai la confessione e le domandai cosa si dovesse fare dei suoi averi e delle suppellettili. Mi rispose che quanto sembrava sua proprietà era tutto dei poveri e mi pregò di distribuire loro ogni cosa, eccetto una tunica di nessun valore di cui era rivestita, e nella quale volle essere seppellita. Fatto questo, ricevette il Corpo del Signore. Poi, fino a sera, spesso ritornava su tutte le cose belle che aveva sentito nella predicazione. Infine raccomandò a Dio, con grandissima devozione, tutti coloro che le stavano dintorno, e spirò come addormentandosi dolcemente.

    1. Purtroppo nella successione dei messaggi questa pagina sembra fuori luogo. Pertanto ritengo necessario segnalare che si ricollega al fatto che, come detto in un post finito lontano da questo, oggi la Chiesa fa memoria di Santa Elisabetta d’Ungheria, nobile e ricca donna del XIII secolo che agli ammalati e ai morenti dedicò tutto il suo amore e la sua vita, morendo essa stessa , benché giovanissima , con mirabile serenità. Il tutto pertanto si ricollega al tema principale dell’Articolo in discussione.
      Grazie.

  10. Chapeau!
    Ribadire in linea di principio la dottrina tradizionale e nello stesso tempo rendere convinti quasi tutti che le novità ci sono e sono importanti (da Mediaset al Manifesto); dare una spinta al disegno di legge sul fine vita rispetto al quale ormai non ci sono più scuse, come ha detto la Bindi; mettere sempre più all’angolo i cattolici duri di cuore e senza misericordia; riuscire a fare tutte queste cose insieme non e’ certo da poco. Chi avrebbe saputo fare meglio?

  11. Ariel Levi Arcivescovo Metropolita di Napoli!
    Un’altro che, d’accordo con Amoris Laetitia, viene mirabilmente promosso al potere dal gran capo!
    Grande Francy, continua così!

    1. Sempliciotto, guardi che l’articolo di Don Ariel è sarcastico.
      Evidentemente, Lei si è fermato al titolo e non ha letto l’articolo!

    2. Accipicchia… me ne devo andare, ma questa é troppo ghiotta per lasciarmela scappare. Sig. sempliciotto, legga “tutto” l’articolo di Padre Ariel, non solo il titolo e guardi bene lo stemma…

      Siete troppo forti!

    3. Se avesse letto l’articolo di padre Ariel e fosse meno prevenuto, avrebbe capito che trattasi di una parodia!

  12. Caro Marco e carissimi tutti,

    in realtà, i vari vaticanisti e titolisti hanno ragione, perché i contenuti del discorso del Papa, estimatore di Napolitano e della Bonino, ben si prestavano a quello che è stato titolato, come ben spiegato nell’articolo della NBQ.

    Sarei per dire che il Pontefice regnante ha perso un’altra ottima occasione per tacere, stavolta mettendo seriamente a rischio la vita dei tanti che sono sotto la spada di Damocle dell’eutanasia.

    Ma son tutte cose, come per AL, Lutero, don Milani, gli scimmioni proiettati sulla Basilica di San Pietro, la sponsorizzazione dell’invasione barbarica, ecc. ecc., che ci siamo già detti un milione di volte. La voce in capitolo ce l’ha lui, e d’altronde – cosa che facciamo molta fatica a realizzare – la Provvidenza ce l’ha mandato per castigarci e invitarci alla conversione.

    Prendiamolo come un dato di fatto, esprimiamo pure ogni volta il nostro cattolico dissenso, per non essere acquiescenti alle cose censurabili che dice, e per far vedere ai media che c’è qualcuno che dissente. Ma per quanto possibile, direi, evitiamo di perder troppo tempo sui suoi discorsi, di dibatterli a oltranza. Non è che la cattolicità può perder tempo più di tanto, dietro alla valanga di ambigui sofismi generata dal magistero pontificio e dai suoi sostenitori.
    Tanto, sia per l’eutanasia che per i Dubia e tutto il resto, le cose sono già chiarissime, e ciascuno, in cuor suo, se è in buona fede sa quello che deve e quello che NON deve fare.

    1. “ciascuno, in cuor suo, se è in buona fede”

      Vedo che anche Lei, sotto sotto, è bergogliano! Ottimo!! 😀

      1. Forse il Sig. Tossani voleva sottintendere (ed è ragionevole che sia cosi’) che la “buona fede” va necessariamente a braccetto con una coscienza rettamente formata … mi pare abbastanza ovvio… ma non vorrei fare l’esegeta dei pensieri altrui …

      2. @QC
        Premetto, per inquadrare i miei commenti in questo blog, che la mia preoccupazione sui dibattiti che animano la Chiesa in questi ultimi anni, non riguarda né la legittimità dell’elezione di papa Francesco né il dogma dell’infallibilità (del resto ci sono vescovi e conferenze episcopali che hanno mantenuto la precedente prassi in queste questioni). Ma riguarda il tentativo di comprendere i segni dei tempi considerando anche la profezia di Leone XIII, Fatima ed il caso Medjugorje su cui non ho un’opinione precisa.
        Detto questo passo ad un altro argomento rivolgendomi a Lei. Sto leggendo il PDF che mi ha mandato, e pur riconoscendo il valore dell’autore, trovo questi scritti pericolosissimi. Perché con modi cortesi insinuano nei lettori dubbi tali da riuscire a distruggere la fede. Il comportamento di Meier lo paragonerei a quello di Ulisse nella Divina Commedia. In particolare nello stile dell’autore non mi piace l’interpretazione delle intenzioni del redattore del Vangelo di Matteo, al quale viene attribuito l’intento di dimostrare la legittimità della discendenza davidica, e non di raccontare i fatti.
        Resto colpito comunque dall’analisi accuratissima e proseguo nella lettura.

        1. @QC
          Mi permetto di inviare al suo indirizzo mail alcune considerazioni in merito all’articolo di Meier.

  13. Con buona pace di coloro che ritengono i Salmi dei “maramei” buoni solo per i ” vecchi” quando penso a questo pontificato non posso che rammentare con angoscia il versetto iniziale del Salmo 127 :
    ” Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”…..
    Questo vale per la Chiesa, ma anche per la nostra vita e per la famiglia.
    Ad meliora!

    1. Ti brucia ancora?
      Capisco che dalla tua posizione di vecchio saggio appaia pleonastico e vagamente volgare accettare suggerimenti, ma io te ne fornisco uno lo stesso.
      Evita di entrare in un agone virtuale, in questo caso i commenti di un blog, se non sei capace di accettare che qualcuno non sia d’accordo con te.
      Poi oh, se vuoi andare avanti a lungo a fare la madamina offesa, padronissimo: chi sono io per giudicare (super cit.)?

      1. E aggiungo (sempre che il dott. Tosatti non cancelli il commento in fase di moderazione, cosa che comprenderei benissimo visto che questa diatriba annoia me e immagino quindi quanto possa piacere al padrone di casa)
        Lo strawman argument c’è. Una bella reductio ad hitlerum non la vuoi usare o la tieni in serbo per il futuro?

        1. Macché diatriba.
          Conversare è un’arte ormai dimenticata. Conversare significa discorrere, intrattenersi in piacevole colloquio. A volte reso piccante e saporito dal l’ironia, ma mai dall’offesa. Nella conversazione i nostri avi trascorrevano gran parte del loro tempo libero. Cosa che oggi non si verifica più. Sto mio malgrado vivendo una allucinante esperienza in un blog di un illustre personaggio al quale faccio tanto di cappello per la sua preparazione, il suo stile educato e signorile. Ma come quasi tutti i siti tipo blog e forum vi imperversano troll e donnette isteriche che offuscano come un’erba infestante gli interventi di poche e serie persone che vorrebbero semplicemente conversare e non litigare. Ahimè, ahimè.

        2. Isabella, con molta fatica – data la mia lentissima intelligenza – sono riuscito a capire anch’io la storia dei “vecchi” e dei “giovani”. Quindi esorto il Deutero.Confratello a non struggersi, perché non parlava di anzianità anagrafica. E io sono tanto contento perché posso continuare a tenere l’icona di San Massimo Confessore sulla scrivania, senza dovermi preoccupare.

    2. Oggi la Chiesa fa memoria di Santa Elisabetta di Ungheria, religiosa.
      Nacque nel 1207
      da Andrea, re di Ungheria. Ancora fanciulla , fu data in sposa a Ludovico IV, langravio di Turingia, al quale diede tre figli. Dedita alla meditazione delle cose celesti e avendo abbracciato , dopo la morte del marito , una vita di povertà costruì un ospedale in cui ella stessa serviva i malati.
      Morì nel 1231

      Nel 1231…. Miracolo, miracolo…. 786 anni ante Bergoglio nella Chiesa c’era qualcuno che pensava fosse bene dare assistenza agli ammalati!

      Mah, posso dire mah ?

      1. Forse una spiegazione c’è però: nel 1231 in Sudamerica c’erano ancora i cannibali e di cristianesimo non se ne sapeva nulla. Quello di papa Bergoglio, ahimè, è un cristianesimo di seconda mano.

  14. E’ morto Totò Riina : il signore lo accoglierà nella Sua tenda? Stando alle recenti affermazioni di papa Francesco non ci dovrebbero essere dubbi, sarà senz’altro accolto. Infatti Papa Bergoglio, in una udienza pubblica in Piazza San Pietro, ha detto che, alla fine dei tempi, Dio accoglierà “tutti gli uomini sotto la sua tenda”, dove “tutti” vuol dire, evidentemente, “tutti”: battezzati e non battezzati, credenti e increduli, buoni e cattivi. Non si parla più, infatti, di giudizio, di paradiso e inferno: solamente di paradiso per tutti, indipendentemente dalla vita buna o cattiva. Questo, almeno, è quanto si evince positivamente da quel “tutti” (senza contare i silenzi deliberati di Bergoglio sulla dottrina teologica dei Novissimi); ma forse qualcuno ne resterà escluso: vedansi mons. Léfèbvre, don Alessandro Minutella, i rigidi e intransigenti cattolici tradizionalisti, ecc.

    1. Ma se non vogliono neppure fargli il funerale cattolico! La Chiesa della Misericordia non perde certo la faccia davanti all’ opinione pubblica per ricordare che anche un capo mafioso, se cattolico, ha diritto alle esequie cattoliche.

    2. No, no: per i mafiosi aveva espressamente derogato alla regola dicendo che andranno tutti all’inferno. Ma non è charo – anzi è ambiguo – se pentendosi in fin di vita possano aspirare al purgatorio (di cui non ha parlato, quindi non esiste, quindi avrebbe comunque mentito).

      1. Papa Francesco parla dell’Inferno come conseguenza del rifiuto di Dio da parte dell’uomo. Qui potrete trovare le sua supplica ai mafiosi perché si convertano: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/march/documents/papa-francesco_20140321_fondazione-libera.pdf
        http://www.lastampa.it/2015/03/09/vaticaninsider/ita/news/linferno-allontanarsi-da-dio-perch-non-si-vuole-il-suo-amore-bTFVM7Cx2xgUrCXNqQnUQM/pagina.html

        Riporto solo queste sue semplici parole rivolte ad un incontro con dei bambini: “Ma, se tu sei … pensa a un peccatore: se tu fossi un peccatore tremendo, con tutti i peccati del mondo, tutti; e poi, ti condannano alla pena di morte; e quando stai lì, bestemmi, insulti, tante cose… E al momento di andare lì, alla pena di morte, quando stai per morire, guardi il Cielo e dici: “Signore…!”. Dove vai, in Cielo o all’Inferno? Forte… [In Cielo!] In Cielo, vai, perché c’era un altro che era un ladrone, ma un ladro di quelli… E’ stato crocifisso vicino a Gesù. E uno di questi due ladri insultava Gesù. Questo non credeva a Gesù; sopportava i dolori fino alla morte. Ma a un certo punto, qualcosa s’è mosso dentro e ha detto: “Signore, abbi pietà di me!”. E cosa ha detto Gesù? Ti ricordi cosa ha detto? “Oggi, questa sera, sarai con me nel Paradiso”.
        Perché? Perché ha detto “ricordati”, “guardami”. Va all’Inferno soltanto colui che dice a Dio:“Non ho bisogno di Te, mi arrangio da solo”…”
        Il dialogo completo: http://www.lastampa.it/2015/03/09/vaticaninsider/ita/news/linferno-allontanarsi-da-dio-perch-non-si-vuole-il-suo-amore-bTFVM7Cx2xgUrCXNqQnUQM/pagina.html

    3. Riina, pace all’anima sua, è un classico esempio di come finiscono coloro che pensano che la vita terrena sia una vita eterna. Requiem!

  15. Vede.caro Spettro di Q.C., quelle che lei chiama “imprecisioni” che,se permette,non dovrebbero esistere su un argomento tanto delicato e tanto tabuizzato come la morte,aprono un ampio varco alle “precisissime “estrinsecazioni di Attali-per fare un solo esempio.L’enfasi posta dalla società tecnologica non è sulla morte ma sulla libertà,sul diritto di sceglierla.Temo che tra breve questo diritto diventerà il dovere di subirla non in nome di una precisa e stoica-in qualche maniera-volontà personale ma nel nome di un interesse economico prevalente sui desiderata del singolo.Inoltre,come il dott.T osatti ha messo in evidenza,la S.Sede non può ignorare l’effetto che le parole del Papa produce sui massmedia né il pericolo delle volute distorsioni delle medesime con effetti a valanga sulla politi ca e sull’opinione pubblica e..infine sulla giurisprudenza ogni giorno meno indipendente dalla economia/politica e dalla globalizzazione.L’argomento trattato è,a livello individuale ,terribile ,commovente in quanto solo all’uomo è , data-come castigo?-la consapevolezza della morte e del dolore.Un destino tremendo cui l’uomo si ribella .Chiarire in nome di che cosa si realizza tale ribellione dovrebbe essere il primo dovere di un’autorità spirituale.

    1. Adriana, come ho detto, condivido le perplessità.
      Non vedo ambiguità o imprecisioni così gravi da vanificare la dichiarazione esplicita per cui l’eutanasia – dato il suo diverso scopo – è comunque illecita. Dal messaggio, a me sembra che il criterio discretivo emerga abbastanza chiaramente.
      Dopodiché, tutto si può strumentalizzare e se fa una ricerca in Internet vedrà che i radicali – proprio oggi – si stanno appellando addirittura a Pio XII, che non era né ambiguo né impreciso: pure per loro non c’è “niente di nuovo sotto il sole”, pertanto – grazie a Francesco e grazie a Pio XII – avanti col loro progetto.
      Questo lo dico perché dimostra che, con e senza ambiguità, quando si vuole strumentalizzare si strumentalizza.
      In ogni caso, Galantino (Galantino!), parlando dei 5 stelle, ci assicura che “noi siamo per la difesa e la promozione della vita. Dunque contrari all’aborto e all’eutanasia”. Quindi possiamo stare abbastanza tranquilli. Se lo dice lui…

  16. Guardando sulla ventilazione (su cui capisco poco) ho incrociato la storia di Karol. Un santo. E ho pensato che anche I PIU’ GRANDI UOMINI (aldila’ di esser papi o no, perche’ per me questa forza e’ un dono ), non vengono riconosciuti da tutti.

    Non poche volte ho sentito dire: Wojtila era un attore narcisista. Per me, era un gigante.

    Rip san Giovanni Paolo e intercedi per la tua chiesa e per me. 😘 PS: mi scuso del fuoritema

  17. Auspicherei, ora, che l’onnipresente apparato della comunicazione bergogliana faccia, nella maniera più robusta possibile, le opportune precisazioni, smorzando questa ondata trionfalistica e riportando le cose al loro effettivo significato. Del resto, lo stesso pontefice regnante si è scagliato recentemente contro le c.d. fake news.

    Ma dubito che questo accada, visto il comportamento tenuto in circostanze analoghe. L’apparato bergogliano, infatti, si è dimostrato onnipresente a rintuzzare ogni opinione sgradita, per esempio in tema di migranti, clima, corruzione ecc.

    Ma quando si è trattato di difendere l’ortodossia della nostra fede si è fatto spesso finta di niente. Basti pensare, solo per fare un esempio, che nessuno ha avuto nulla da ridire quando Scalfari annunciò trionfalmente che “Papa Francesco ha abolito il significato di peccato così come era sempre conosciuto”.

    Allora devo pensare che dietro queste mancate rettifiche si nasconda un malcelato compiacimento di queste distorte interpretazioni? Devo pensare che affermazioni come le ultime del Papa, pur essendo nel solco della tradizione dell’insegnamento della Chiesa, siano il cavallo di Troia per iniziare a cambiare tutto?

    La classica tattica del mutamento sotterraneo, senza quasi che nessuno se ne accorga, per poi farlo accettare a poco a poco come un dato di fatto ormai acquisito. Vedremo cosa diranno il pontefice e i suoi fedelissimi quando il Parlamento approverà la legge sul fine vita.

    Stando a quanto accaduto con le unioni civili, dalla chiesa bergogliana non c’è da aspettarsi nulla di buono. Anche allora l’interventismo e lo spirito battagliero del pontefice e i suoi sodali evaporò in breve tempo. Come accade spesso in questo pontificato la parola d’ordine è ambiguità.

  18. Venerabile Abbė,
    Ieri sera transitavo con l’astronave in terra elvetica e ascoltando il radiogiornale svizzero un autorevole commentatore esprimeva il suo pensiero sulla “faccenda” fine vita con parole che si possono riassumere con il famoso detto “niente di nuovo sotto il sole”. Quindi sono completamente d’accordo con Lei e esprimo tutta la mia evanescente solidarietà ai suoi colleghi vaticanista. Plaudo anche alle altre buone notizie.
    Infine una news che farà felici molti confratelli: per un bel po’ di tempo vagherò nello spazio alla ricerca di strani nuovi mondi e nuove forme di vita per giungere là dove nessun uomo è mai giunto fino ad ora. Rigorosamente senza internet e quindi disintossicante. Lascio agli altri confratelli spettri l’onore e l’onere di tener alta la bandiera. A risentirci verso Natale!
    Saluti, ossequi e salamelecchi.

    1. Caro Confratello Spettro,
      per tua fortuna ti trovavi a sorvolare la Svizzera; qui in Italia, patria dei “liberi pensatori”, ci sono gli Italiani che, come noto, capiscono sempre quello che vogliono, meno che quel che c’è da capire; e quel che è peggio: ne parlano! Del resto siamo nella terra dei dialetti, mica in Svizzera con sole 3-4 lingue chiare.
      E’ possibile che muovendoti nello spazio astrale incontrerai qualche Confratello Esoterista impegnato in esperienze mistiche alla ricerca di spettri e gnomi della terra: in tal caso, convertilo. Ma con la delicatezza che San Pio X riservò al modernista Loisy (“se lui fa un passo verso di te, tu fanne due verso di lui”).
      Ti auguro buon viaggio e a presto rivederti. Io farò quello che posso!

      1. Un anima vagante in meno! Chissà se raggiungerà presto il suo buco nero nel suo viaggio astrale!? Il capitano kirck l’avrà richiamato alla base per un periodo di ritiro? 🙏🙏🙏 Lo accompagni la nostra preghiera!

  19. Temevo di essere un po’ scemo e da un giorno non mi davo pace arrovellandomi davanti all’apoteosi dei titoli TG (specie i sempre più vergognosi di casa mediaset che oramai scambiano tutto per una casa del grande fratello) e grande stampa servile (uno per tutti: “Parole Sante” a tutta pagina sul Manifesto).

    Tutti prostrati e giubilanti a imbonire il popolo bue osannante. A me sembrava piuttosto che non fosse il caso di tutto questo spreco di tempo e inchiostro, dal momento che di nuovo sotto il sole non c’era che una conferma di quello che già si sapeva, per averlo sentito da anni e riconfermato in più occasioni…

    Tutto un magnificare il Sedicente con una ruffianaggine, una falsità, una disonestà sempre più smaccati, sempre più sospetti e sempre più inaccettabili. Siamo arrivati ad un culto della persona che non ha precedenti, che fa vomitare.

    Questi non solo ci stanno ingannando, peggio di una associazione mondiale a delinquere, ci stanno anche fregando perché nell’andazzo ci stanno rubando un po’ per volta i nostri diritti di libertà. Infami.

    1. Non si chiede come mai i radicali, gli abortisti, l’Arcigay, e compagnia bella non abbiano mai trovato alcuno spunto per le loro iniziative nelle parole di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI?

  20. Meno male dottor Tosatti, temevo di essere un po’ scemo e da un giorno non mi davo pace arrovellandomi davanti all’apoteosi dei titoli TG (specie i sempre più vergognosi di casa mediaset che oramai scambiano tutto per una casa del grande fratello) e grande stampa servile (uno per tutti: “Parole Sante” a tutta pagina sul Manifesto).

    Tutti prostrati e giubilanti a imbonire il popolo bue osannante. A me sembrava piuttosto che non fosse il caso di tutto questo spreco di tempo e inchiostro, dal momento che di nuovo sotto il sole non c’era che una conferma di quello che già si sapeva, per averlo sentito da anni e riconfermato in più occasioni…

    Tutto un magnificare il Sedicente con una ruffianaggine, una falsità, una disonestà sempre più smaccati, sempre più sospetti e sempre più inaccettabili. Siamo arrivati ad un culto della persona che non ha precedenti, che fa vomitare.

    Questi non solo ci stanno ingannando, peggio di una associazione mondiale a delinquere, ci stanno anche fregando perché nell’andazzo ci stanno rubando un po’ per volta i nostri diritti di libertà. Infami.

    1. @Gian
      Se i TG Mediaset sono vergognosi, perchè continui a guardarli?
      Io, ad esempio, ho disconnesso Rai 3 e mi trovo benissimo.

  21. Il camaleonte vestito di bianco sempre all’opera con il suo trasformismo da baraccone mediatico. Non perde occasione per iniettare il suo veleno e portare alla dolce morte la Chiesa Cattolica. L’eutanasia la sta già realizzando in primis nella Chiesa. A piccole dosi, come già sottolineato da qualcuno su questo blog. Speriamo che lo spirito, molto evocato in questo pontificato, di Marco Pannella, venga presto a prenderli e a portarli nella cloaca infernale dove sono attesi. 🙏 Amen!

  22. Non ho capito neppure io il perchè di tanto chiasso per questo messaggio! In fondo , come dice il dott. Tosatti, il No all’accanimento terapeutico è in vigore da tanto tempo!!!A meno che per accanimento terapeutico non si comprenda anche la ventilazione e l’idratazione.

    1. È un caso tipico dell’uomo ignorante che crede di dire cose nuove, ma non sa che sono nuove solo per lui….
      Nella mia lunga vita ne ho visti tanti di casi del genere. Però capita più spesso ai giovani che agli ottantenni come SS. ; a meno che il suo intervento non glielo abbia scritto un giovane prete di curia.

    2. Il chiasso deriva dalla voluta ambiguità dei messaggi di Bergoglio che hanno determinato l’immediata richiesta di alcuni senatori di riaprire la discussione sul progetto di legge sul fine vita.
      Non si chiede come mai i radicali, gli abortisti, l’Arcigay, e compagnia bella non abbiano mai trovato alcuno spunto per le loro iniziative nelle parole di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI?

  23. L’abile miser … icordioso, come al solito, lancia messaggi ambigui e avvia processi (come ama ricordarci).
    Peccato che siano sempre processi malefici, portatori di disordine e di morte (fisica e spirituale).
    Nei primi mesi di regno mi sembrava si trattasse di errori commessi da una persona evidentemente inadeguata al ruolo, a distanza di quattro anni, ritengo si tratti di dolo.

  24. Buongiorno Abbé, ero certo che l’avrei letta sul tema fine-vita.
    Questa mattina avevo letto le perplessità di Scandroglio ed in buona misura le ho condivise, vista la massima attenzione che si dovrebbe riservare al tema. Non vedo però rischi di particolari derive connessi a quelle che, più che ambiguità, definirei imprecisioni.

    Per quanto riguarda lo IAP, devo dire che mi sorprende molto il fatto che la vicenda si sia chiusa con una decisione sul merito: che io sappia, l’ente ha competenza sulla pubblicità COMMERCIALE. Possibile che l’iniziativa del “bus” fosse da considerarsi tale e quindi ricadente nella sua “giurisdizione”?
    A mio parere è un profilo che gli esperti dovrebbero approfondire bene, perché a questo punto chiunque faccia un pubblico appello – di natura non commerciale – rischia di incontrare il sindacato di questo ente….
    Dalle muffe della mia umida cella, La saluto strisciando ed invocando la Sua paterna benedizione!

    1. Scusi Abbé, avevo colpevolmente dimenticato di commentare (positivamente) l’iniziativa relativa al sig. Brandi.
      Sarebbe da capire se esista un modo per appoggiare l’istanza con una moral suasion più ampia.
      Mi cospargo il capo di cenere e mi do due frustate per l’imperdonabile dimenticanza.

      1. Innanzitutto spero che le frustate se le dia sulle mani cosi per un pò ce ne togliamo dai piedi due di spettri, anche se io resto convinta che è uno solo che se la canta e se la suona per darsi ragione da solo e che sta facendo scadere tantissimo il valore del blog, con le sue sarcastiche battutine miserelle! Per quanto riguarda la sparata del BERGOGLIONE, è assolutamente solo un assist al governo che vuole approvare, con molte difficoltà per fortuna, la legge sul fine Vita, che porterà inevitabilmente, non giriamoci intorno, all’EUTANASIA….vedi modello CIRINNA’, dove magistrati politicizzati hanno creato una vera giungla e spalancato porte ad ogni schifezza, compreso acquistare i bimbi come al supermercato, proprio a partire da quella legge! Penso AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI, che se osava sussurrare LE PAROLE DELLA CHIESA allo staterello italiano, veniva LAPIDATO MEDIATICAMENTE e accusato di non rispettare la laicità dello stato!!
        Grande gioia e soddisfazione invece, SENZA SE E SENZA MA per i casi PRO VITA E IAP. Per fortuna ci sono ancora molte persone che non vogliono fare la fine della rana…..appena lo trovo condivido un bell’articolo in proposito.

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