L’ABATE FARIA E L’URLO DI UNA MADRE. DI TUTTE LE MADRI.

Marco Tosatti

Carissimi amici nemici e comunque lettori di Stilum Curiae, oggi vi offro un abate Faria che mi ha toccato profondamente. Mi ha fatto venire in mente un ricordo – raccontato, io avevo neanche due anni – del dramma che ha colpito la mia famiglia, il 4 maggio del 1949. E cioè il grido di mia madre, in attesa sul balcone, quando ha saputo che mio padre era morto, nell’incidente aereo di Superga. Ecco, oggi vi chiedo di pregare per quei morti, per mia madre, che se ne è andata molti anni fa, e anche per me se vi avanza una preghiera…

Talvolta, mentre leggo il Breviario, la mente vaga. Oggi è andata a molti decenni fa, al funerale di un mio amichetto dì gioventù morto per un incidente automobilistico. Un ragazzo mite e buono, che proveniva da una famiglia umile ma veramente di buona gente. Ricordo la mamma, specialmente, sempre a modo. Ma quello che non posso, forse non devo dimenticare, è proprio l’urlo della madre il giorno del funerale, un urlo lancinante, un urlo che mi si è conficcato nel cuore e che il mio cuore non ha poi mai abbandonato. Lo sento ancora oggi, dopo tanti, troppi decenni.

Ci penso quando penso alla morte, alla morte di coloro che sono troppo giovani per dover morire. Neanche un sacerdote può avere tutte le risposte, quelle le ha solo Dio. Davanti al dolore, uno dei grandi misteri a cui solo Cristo può dare senso, spesso è meglio uno spiritualmente denso, misurato e profondo silenzio.

Abate Faria.



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30 commenti su “L’ABATE FARIA E L’URLO DI UNA MADRE. DI TUTTE LE MADRI.”

  1. Grazie al Dott. Tosatti e a tutti. Questi ricordi e queste riflessioni ci conducono, nel giorno della Commemorazione dei Defunti, a considerare i nostri cari come parte del corpo mistico del quale essi con noi e noi con loro facciamo parte nella Chiesa nostra Madre. Insieme ad essi lodiamo e benediciamo il Signore per averci donato, in Cristo, la vita eterna dove Egli ci attende con tutti i nostri cari. Quando Lo vedremo faccia a faccia, ritrovando nel Suo Volto il volto di tutti loro che ci attendono e pregano per noi.

  2. Ci conti caro dott. Tosatti. Metterò le sue intenzioni e quelle dei suoi lettori nei cuori del Nostro Re e della Mamma Celeste. E mi permetto di abbracciarla virtualmente con affetto.

  3. Leggendo queste testimonianze di dolore la mia mente si accomuna con i dolori provati da tutte queste mamme. La mattina della tragedia di Superga ,avevo 6 anni, sono andato da mia nonna la quale mi ha mostrato il giornale con l’immagine del disastro che non ho più scordato. Questa nonna il 27 aprile 1945 aveva subito una pugnalata al cuore terribile : il sangue del suo figlio diciottenne colare dalle scale. Lei si trovava in cantina nascosta con gli altri famigliari perché all’esterno era in corso una sparatoria tra tedeschi in ritirata e partigiani e la casa si trovava tra due fuochi. Sentendo questo il figlio era corso al piano sopra dove la finestra del poggiolo era aperta, perché aveva il timore che qualcuno saltasse dentro per uccidere i suoi : gli ha gridato “Francesco non andare perché ti uccidono”, ma lui è stato più veloce delle parole. Si è affacciato al davanzale e una fucilata mortale lo ha colpito al collo. Io avevo 2 anni e mi ricordo ancora il suo corpo immobile sopra il letto, con vicino la mamma che lo accarezzava. E la cosa è ancora più triste nel pensare che questo ragazzo due giorni prima era ritornato a casa in bicicletta partendo da Piacenza (penso 200 km circa) dove si trovava costretto. Ha attraversato a guado il fiume Po, perché i ponti erano distrutti, rischiando di annegare : ha invocato la Madonna di poter almeno arrivare a casa per abbracciare la mamma. La sera del 26 aprile lo sarebbe stato, per un altro intero giorno, fino alle ore 9 del 27 aprile 1945. Era l’ultimo di 7 figli. Di questi figli 4 erano suore. Una è ancora viva ed ha 93 anni. La mamma è morta poco dopo e conservo ancora la lettera che ha inviato alle figlie per informarle.

  4. Caro Tosatti.
    Questa è una delle circostanze in cui si può solo che fare silenzio e pregare.
    Posso solo abbracciarti e pregare per i nostri cari.

  5. Ora mi avvio al Santo Rosario per i nostri amati SANTI e per i nostri carissimi Defunti…..porterò con me durante questa Preghiera, profondamente nel mio cuore, anche lei caro dott Tosatti, insieme a tutti gli amici di questo blog che è un po’ una seconda famiglia per me. In questo Santo Rosario ricordero’ tutti gli indimenticabili nostri cari che ora sono al Cospetto di Dio. Affidiamo Loro e noi all’ intercessione dei Santi e dei Martiri.

  6. Mio padre ci diceva sempre che non ha mai dimenticato l’urlo di sua madre quando (nel lontano 1946) arrivarono i Carabinieri per dirle che il primo figlio -fratello maggiore di mio padre- di soli 18 anni, era morto in un incidente.
    Mia nonna aveva apparecchiato con i fiori in mezzo alla tavola quel giorno. Da allora, nella mia famiglia non si sono mai più messi i fiori in tavola, neppure alle feste.

  7. Ricordo quando la mia squadra del Torino morì a Superga, insieme ad altri. Io morii con essa e non mi sono più interessato di Calcio. Oggi so chi è anche deceduto in quello strano incidente.
    Rimasi anche io orfano di guerra di mio padre a dodici anni ed entrai nella disperazione di tutti gli orfani. Caro Marco, tuo padre è ormai verso la pace del Regno di Dio. Io prego per te, perché tu possa portare avanti la tua e nostra lotta in un mare sempre più in tempesta, ove rischiamo di perire. Ma sappiamo fin da adesso che giungerà il Cristo sulle onde e placherà la tempesta al momento opportuno.

  8. Caro dottor Tosatti, anch’ io da fratello in Cristo, la ricordero’ con i suoi cari nelle preghiere, e così sarà per gli amici e gli avversi di questo Sito. Che Dio Onnipotente ed Eterno, abbia pietà di noi poveri peccatori e ci conceda la sua misericordia. La sempre Vergine Maria, ci custodisca sempre nel suo cuore di Madre.
    SIA LODATO GESÙ CRISTO!

  9. Caro dottor Tosatti,
    la condivisione del suo dolore ha fatto sì che oggi la stima, che le ho più volte manifestato, sia superata dall’affetto.
    Ringrazio Dio per la fede che le ha donato e per la possibilità che le ha dato di riversare questo dono in favore della Sua Chiesa.
    Da padre di tre piccole creature, prego per i suoi genitori, per lei e per tutti i piccoli che in questi giorni ricordano i loro affetti più cari, non trovando il senso di quello che è accaduto.

  10. La risposta a quell’urlo è la risposta che solo Cristo e la Sua Chiesa possono dare… è la risposta che, conoscendone l’importanza e l’unicità, ci addolora vedere annacquata nella melma relativista e buonista, che accontenta tutti ma non salva nessuno.

  11. Caro Tosatti, non sapevo… Ora che so, oltre a rispetto e grande ammirazione, provo nei Suoi confronti un accresciuto sentimento di affetto. Grazie per averci resi partecipi, la preghiera ci unisce e dà conforto in questi giorni di ricorrenza, quando ognuno commemora i propri cari defunti. Grazie!

  12. Caro dottor Tosatti, avevo 11 anni e abitavo nell’astigiano, dalla casa sulla collina si vedeva in lontananza il colle di Superga, ricordo perfettamente quel 4 Maggio de 1949, una giornata caliginosa con pioggia intermittente, ad un certo punto del pomeriggio un bagliore intenso in direzione di Torino ha squarciato la foschia… All’indomani la maestra ha pianto in classe leggendo i nomi di tutte le vittime e ci ha spiegato che oltre ai calciatori erano morti i giornalisti, quelli che permettevano a tutti di conoscere le imprese sportive, e che Renato Tosatti era il giornalista più giovane.
    E ora rivivo con lei la tragedia toccata alla sua famiglia.

  13. Caro Tosatti, anch’io ricordo quei giorni. Avevo 11 anni ed ero a letto con la febbre quando papà tornando a casa ci disse della tragedia. Amavo e seguivo il calcio da un paio d’anni e ricordo a memoria le formazioni di allora. Conservo la pagina con le figurine del Grande Torino nella cartella della scrivania. E ricordo mia madre che piangeva mentre alla radio ascoltavamo la cronaca dei funerali. Non lo sapeva, ma quelle lacrime si univano all’urlo della tua.
    Grazie per quello che fai in difesa dei tanti, come me, sconcertati da quello che sta accadendo in Vaticano.

  14. Anch’io mi unisco alla preghiera. Anch’io ho il ricordo del pianto di mia madre, quando seppe della morte del marito in un incidente d’auto. Non fu un urlo, perché in un primo tempo le dissero che aveva avuto un incidente e l’avevano portato in ospedale. Avevo nove anni e non dimenticherò mai quei momenti: era il 14 settembre 1962.

    1. Caro don Ezio, è sempre presente da bravo Sacerdote nel momento della sofferenza, a condividere, consolare. Anche lei ha dovuto diventare grande senza l’affetto di un papà. La mamma sicuramente avrà raddoppiato il suo, per poi accompagnarlo in questa scelta importantissima.

      1. Caro Luigi Cazzola,
        mia madre mi ha poi accompagnato dal Cielo (e ne ho riscontro in qualche messaggio ricevuto) perché dopo alcuni di vedovanza si ammalò e morì prematuramente. La mia è una vocazione “tardiva”, ma certamente in casa si viveva la fede e questo ha favorito poi la mia risposta alla vocazione. Due cose: sono vissuto nei tempi in cui non c’era il relativismo fuori e dentro la Chiesa Cattolica e certamente dalla Sede Apostolica venivano certezze. Ma, tornando, come è giusto, al Torino, ne ho sempre sentito parlare con grande commozione. C’era uno spirito nazionale che univa nel dolore, come ricordo i minatori morti in Belgio nel 1956 e i 13 italiani trucidati in Congo nel 1960. Di questo ultimo eccidio ricordo le immagini dei tg dell’epoca, degli altri episodi solo la memoria degli adulti.

    2. Preghiamo tutti per tutti. Quell’urlo è risuonato anche nella mia famiglia, ed è capitato anche a me… quando ricevetti una telefonata improvvisa e incredibile, al punto che non credendoci poco dopo richiamai e mi rispose una voce sconosciuta, confermandomi che, purtroppo era vero. Dopo qualche ora mi ritrovai a dover scegliere una bara bianca. Ricordare quei giorni ormai lontani è rivivere il gelo, calato come un fulmine che schianta.

    3. Grazie per la sua presenza Don Ezio,
      mi unisco anch’io alla preghiera per il dott. Tosatti e per tutti coloro che hanno vissuto una simile situzione in prima persona.
      Colgo l’occasione per chiederle scusa per un mio passato commento nei suoi confronti (molto tempo fa… forse era la sua prima apparizione su questo blog) ingiustamente critico… sicuramente avevo frainteso le sue considerazioni (assimilandole a quelle dei troppi vandali oggi in circolazione).
      Preghi per tutti noi.

      1. Adesso non ricordo qual era il commento. Ad ogni modo quel che conta è sempre il rispetto per le persone, anche quando esprimono opinioni o idee diverse dalle proprie. Senz’altro prego per tutti coloro che scrivono su questo blog.

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