L’ABATE FARIA A NUZZI: MA GUARDA CHE LO SAPEVAMO GIÀ CHE IL VATICANO È PIENO DI CATTIVONI CONTRO NATURA…

                                         
Marco Tosatti

L’Abate Faria ha letto l’ultima fatica letteraria di Gianluigi Nuzzi, (la quarta della serie), “Peccato originale”. Poi, dopo aver lungamente riflettuto, ha spedito a Stilum Curiae l’esito delle sue meditazioni. Ecco, mi sembra che si sia divertito; forse a leggere, di sicuro a scrivere. Mai come questa volta sembra proprio un bell’abate che ne ha viste e sentite tante, soprattutto fra canoniche cori e sagrestie…e non sembra molto ottimista sull’esito di quelle che Nuzzi definisce “riforme” del Pontefice.

Un pio parrocchiano mi ha regalato il libro “Peccato originale” di Gianluigi Nuzzi, libro che ho letto in una decina d’ore. Il libro si legge come un romanzo e sono stato lieto di leggere di tanta gente vaticana; più della metà di quelli menzionati nel libro li conosco anche personalmente, alcuni anche troppo bene. La tesi principale del libro mi sembra: in Vaticano ci sono dei cattivoni che invece di curare le anime e di favorire le riforme di Papa Francesco si arricchiscono e si dedicano volontieri al vizio contro natura.

Ora, Nuzzi scrive bene, è accattivante, ma un poco ingenuo: davvero scopriamo solo ora con i suoi libri che in Vaticano ci sono anche dei delinquenti? Posso aggiungere, per aiutare per i prossimi libri su altri argomenti, che nel mondo del cinema alcune attrici a volte dormono con i produttori per farsi dare le parti nei film e che i politici, reggetevi forte!, rubano. Il problema semmai è un altro, è non dare ai delinquenti protezione e omertà, in modo che i peccati si possano un poco contenere, purtroppo mai estirpare del tutto. Io credo nella Chiesa, non nel Vaticano. Credo nel mistero della Chiesa, non negli uomini di Chiesa. Li seguo se insegnano quello che hanno ricevuto, li ignoro se predicano altro. E io, nel mio ministero sacerdotale, cerco di fare lo stesso.

Certo, Nuzzi si vuole far leggere, non scrive certo per i cattolici. Ma lo voglio assicurare che la realtà del peccato non è mai stata una sorpresa, ma una presenza che viene proprio da quel peccato originale che lui ha menzionato nel titolo del suo libro. Forse non ci dovrebbe interessare solo che in Vaticano c’è tanto marcio (e c’è ed è bene non dormirci sopra) ma sapere come allargare il potenziale di bene. Saranno le riforme di Papa Francesco a fare questo, come Nuzzi adombra? Molti, compreso il povero sacerdote che scrive queste righe, ne dubitano.

Forse dobbiamo accontentarci di camminare verso la meta con i piedi perennemente inzaccherati e presentarci alla fine davanti a Dio in questo modo, sapendo che lui solo saprà leggere in profondità nel nostro cuore.

Abate Faria



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LA LETTERA E IL GRIDO DI UN CATTOLICO AL PAPA: LA TUA CHIESA HA ABBANDONATO I DEBOLI E GLI INNOCENTI.

Marco Tosatti

Ho ricevuto questa lettera da un collega e amico. Qualcuno che ha lavorato da cattolico nella cultura, nel giornalismo, e nell’insegnamento, e che adesso si definisce “ex”; ex per quanto riguarda gli impegni attivi – anche se nonostante tutto ancora si dà da fare, eccome – ma certamente non da cattolico. Più che una lettera è un grido di dolore, rivolto al Pontefice; e io spero che il Pontefice la legga, e cercherò, con i miei limitatissimi mezzi, di fare in modo che chi si occupa della sua comunicazione la riceva, e, forse, se non scatta qualche meccanismo cortigiano, gliela sottoponga. Io credo che renderebbe al Pontefice un grande servizio; perché è una lettera sincera, nata da un amore e una sofferenza reali, e profondi.

La Chiesa di Bergoglio ha abbandonato deboli e innocenti

Per secoli la Chiesa ha lottato per la difesa dei più deboli e degli innocenti. Per questo il mondo e il potere si sono spesso schierati contro di essa. Schiavi, orfani, bambini esposti, vedove, malati… sin dai primi secoli sono stati i destinatari della grande carità che vedeva in loro l’innocenza e la debolezza di Cristo, puer et infirmus.

I primi polemisti pagani, come Celso, nel suo Discorso della verità contro i cristiani del 178, Porfirio e Frontone, nelle loro orazioni, accusavano i cristiani di frequentare donnette, schiavi e bambini, invece che senatori e uomini di potere e di intelletto.

Alla fine dell’Ottocento Friedrich Wilhelm Nietzsche ne La genealogia della morale rivolgerà agli ebrei e ai cristiani la medesima accusa: «Sono stati gli ebrei (conquistando Roma col cristianesimo, N.d.R.) ad aver osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio più abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione di valore (buono=nobile=potente=bello=felice=caro agli dèi), ovverossia i miserabili soltanto sono i buoni; solo i poveri, gli impotenti, gli umili sono buoni; i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti».

Pochi anni dopo queste parole, i deformi saranno condannati a morte dai nazisti, con l’aborto selettivo e l’eutanasia, e, nonostante l’esistenza di tiepidi e di ignavi, molti uomini di Chiesa, come il cardinale August Von Galen, saranno i principali oppositori di queste pratiche disumane, a rischio della propria vita.

Balzando ai tempi nostri, sino a ieri i cattolici, con inevitabili divisioni e defezioni, sono stati protagonisti in tutte le battaglie politiche e culturali a difesa degli innocenti: sono stati i primi a lottare contro il divorzio, che priva i bambini della stabilità e della sicurezza familiare; contro l’uccisione degli innocenti, con l’aborto; ad impedire l’affermarsi dell’idea secondo cui, per i malati, la soluzione è l’eutanasia; ad opporsi all’indottrinamento del gender; a contrastare, si pensi alla legge 40 del 2004 e al referendum del 2005, la inutile e criminale sperimentazione sugli embrioni umani, che uccide, e l’utero in affitto, cioè una pratica che schiavizza le donne e trasforma i bambini in oggetto di compravendita…

In tutte queste battaglie i cattolici si sono schierati dalla parte del più debole, dell’innocente, contro il capriccio degli adulti, lo strapotere della tecnica, la mercificazione del corpo umano e dei gameti umani… Confortati dalle parole di santa madre Teresa di Calcutta: “il bimbo nel grembo materno è il più povero tra i poveri”.

Con l’elezione di Bergoglio tutto è cambiato.

In nome di una maggior comprensione dei tempi presenti e della cultura contemporanea, si sono di fatto abbandonati coloro a cui il tempo presente e la cultura contemporanea non riconoscono alcun diritto.

Si veda a tal proposito l’appoggio dato in Italia al governo Renzi e Gentiloni, che pure hanno portato avanti il divorzio breve, la legge Cirinnà, ed hanno cercato di legalizzare droghe leggere ed eutanasia; si pensi al silenzio con cui sono stati accolti il matrimonio gay in Germania, Irlanda ed Australia, oppure l’assoluta afasia davanti alle sentenze che hanno sdoganato l’utero in affitto anche nel nostro paese.

Di più: con il favore dei media, il famoso “V potere”, sino a ieri acerrimo avversario del pontefice Bendetto XVI, che ricordava spesso ai più forti l’esistenza di “principi non negoziabili”, si è demonizzato ed ostracizzato il movimento cattolico di base che si opponeva all’ imposizione sui bambini dell’ideologia gender nelle scuole.

Monsignor Nunzio Galantino, segretario Cei per decisione di Bergoglio, ha ostacolato in tutti i modi ben due Family day, che Bergoglio, da parte sua, ha del tutto ignorato, rifiutandosi di degnare di un saluto le più grandi manifestazioni cattoliche di piazza della nostra storia repubblicana.

Nel contempo si è affidata la Pontificia Accademia per la Vita e il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia ad un monsignore di potere, Vincenzo Paglia, indagato dalla magistratura italiana, che ha più volte ribadito la sua stima per Marco Pannella, cioè l’uomo che ha dedicato la sua vita alla lotta contro i più deboli, promuovendo cultura della droga, aborto ed eutanasia.

Oggi, nella Chiesa, è diventato quasi impossibile parlare di “principi non negoziabili”, lottare per la difesa della vita e della libertà di educazione, ricordare il dovere dei genitori di amarsi l’un l’altro per sempre, in nome della promessa da loro fatta, e in nome dei loro figli. Sono tutti temi che vengono definiti divisivi, scomodi, inattuali.

Sì, la difesa dei deboli e degli innocenti è sempre scomoda ed inattuale, perché si scontra con il potere cinico e violento: a meno che non sia travestita nell’attuale celebrazione di un sistema che sradica i popoli, rendendo tutti migranti, creando nuove povertà materiali e spirituali, facendo il gioco del grande capitale apolide.

Non è un caso che i finanzieri miliardari alla George Soros, le grandi Ong, e politici potenti come Emma Bonino, la pasionaria di Pannella, si trovino oggi in perfetto accordo con le parole e le azioni Bergoglio quanto alla narrazione retorica sulle migrazioni. Eppure, anche in questo caso, non dovrebbe essere difficile capire che stiamo assistendo ad una debacle dei più deboli: i ceti più poveri italiani, che verranno schiacciati dalle migrazioni massicce che stiamo vivendo, e i migranti stessi, giovani africani che si trovano a vivere senza famiglia e con lavori precari, in un Occidente che non è in grado di accogliergli in modo degno.

Due parole, conclusive anche su un documento, Amoris laetitia, estorto ad un sinodo evidentemente indirizzato e manipolato. Amoris laetitia sta dividendo la Chiesa, perché contraddice l’insegnamento dei pontefici precedenti.

Anche questo documento, in verità, va contro la difesa dei deboli e degli innocenti, nonostante si presenti come un testo impostato sulla misericordia: sino a ieri la chiesa si “schierava” con le spose o i mariti ingiustamente abbandonati e con i bambini privati di uno dei genitori.

Lo faceva semplicemente ricordando a tutti che chi si sposa con un matrimonio religioso, non può rompere la comunione con coniuge e figli, credendo poi di poterla mantenere con Gesù Cristo, che ci ha insegnato ad osservare i suoi comandamenti (“Chi mi ama, osserva i miei comandamenti”) e ad amare il nostro prossimo.

Oggi invece questo non vale più: si insegna che la comunione eucaristica è per tutti, anche per chi magari abbia infranto il vincolo coniugale e viva una nuova relazione adulterina.

Chi ci rimette? I deboli e gli innocenti! Non è affatto misericordia, questa, verso il coniuge innocente, che ha investito tutto nel suo matrimonio e nella sua famiglia, e che si trova abbandonato e tradito, mentre la Chiesa giustifica abbandono e tradimento.

Facciamo un esempio concreto: un uomo che lasci sola la moglie, magari con due o tre figli, per andare con un’altra donna. Legittimare questa scelta non è forse abbandonare i più deboli e gli innocenti, e cioè la moglie e i figli abbandonati?

Un altro esempio: una moglie che decide di abbandonare il marito, portarsi a casa l’amante e gettare il coniuge nella disperazione, lasciandolo privo di casa e lontano dai figli.

In entrambi i casi non dovrebbe la Chiesa ricordare a tutti il dovere che hanno verso la persona che hanno sposato e verso i figli che hanno messo al mondo?

Così ha sempre fatto, con tutti i limiti umani, per secoli, arrivando spesso a condannare principi e sovrani che ripudiavano le mogli, e abbandonavano i loro figli; lottando, nei paesi di missione in cui vige la poligamia, per rivendicare il diritto della donna e dei figli ad avere un marito ed un padre.

Oggi non è più così, perché chi guida la Chiesa ha scelto l’applauso del potere che, come Erode, non vuole più sentirsi dire da Giovanni Battista: “Non ti è lecito!”.



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BESTIARIO BIS. ROMA INVASA DA MANIFESTI PIRATA SULL’ABORTO: “UN BAMBINO UCCISO OGNI CINQUE MINUTI”. SCONOSCIUTI GLI AUTORI.

                                 
Marco Tosatti

Avevamo appena dato alle stampe – si fa per dire – il Bestiario di questa settimana quando uscendo per compiere gli usuali doveri del sabato la nostra attenzione è stata attirata da numerosi manifesti, dal contenuto forte: vi si vede un feto e uno strumento di solito usato per compiere gli aborti, smembrando il corpo. La scritta: “Un bambino ucciso ogni cinque minuti. Dal 1978 più di sei milioni uccisi dall’aborto. Ricordiamo anche questi morti”. Un messaggio chiaro e duro, nel momento in cui il mondo della politica si accorge che la denatalità in Italia è un problema drammatico.

Sono manifesti “pirata”: nel senso che non si sa chi li abbia fatti stampare, e chi li abbia materialmente incollati sui muri e sugli spazi appositi del comune. La cosa singolare è che questa protesta contro l’aborto legale è apparsa mentre ProVitaOnlus era in attesa da parte del Comune di Roma dell’autorizzazione ad affiggere dei propri manifesti, sempre contro l’aborto ma diversi da quelli che sono apparsi, come ci ha detto il Presidente di ProVita, Toni Brandi. Provita Onlus ha emesso un comunicato, che vi riportiamo.

“Un bambino ucciso ogni 5 minuti. Dal 1978 più di 6 milioni uccisi dall’aborto. Ricordiamo anche questi morti”. In mezzo, l’immagine di un bambino nel grembo materno minacciato da un terribile strumento, solitamente utilizzato per smembrare il feto.

Questo il contenuto di migliaia di manifesti apparsi a Roma in questi giorni. “Il messaggio è sicuramente forte ma rappresenta la pura verità”, commenta Toni Brandi, Presidente di ProVita Onlus: “Incoraggiamo gli autori dei manifesti a proseguire nella buona battaglia. Sicuramente approviamo questa iniziativa volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su quello che realmente è l’aborto volontario: l’uccisione massiva di bambini innocenti nel grembo materno, con orribili strumenti di morte”.

 

“Abbiamo saputo di questi manifesti”, continua Brandi, “proprio mentre aspettavamo che il Comune di Roma affiggesse manifesti nostri, sempre sulla tematica dell’aborto: tuttavia il Comune, dopo la nostra richiesta del 30 ottobre, fa finta di nulla e non sembra disposto ad esporli. Siamo forse di fronte all’ennesima violazione della libertà di espressione? L’ufficio affissioni del Comune si permette di sindacare il contenuto di manifesti ‘non graditi’? Vista l’inerzia e il ritardo, è lecito pensarlo.”

Di recente ProVita ha dato avvio ad una grande campagna in difesa dei bambini nel grembo materno, contro l’aborto volontario. In occasione della notizia dei manifesti di Roma, rilancia la petizione pubblicata sul suo sito “Perché le donne siano davvero informate sull’aborto”: purtroppo pochissime donne conoscono i danni che l’aborto può causare alla loro salute fisica e psicologica e nessuno le informa nemmeno prima di sottoporsi alle procedure abortive.

“Crediamo che informare le donne sulla vera natura e sulle vere conseguenze dell’aborto volontario non solo faccia onore alla verità, ma contribuisca a salvare vite: sia quelle dei bambini che quelle delle donne coinvolte”, conclude Toni Brandi”.

La petizione “Perché le donne siano davvero informate sull’aborto” si può leggere e firmare a questo link.



 

 

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BESTIARIO. – CHI HA PAURA DEL SEDEVACANTISTA CATTIVO? – AVVENIRE E IL CAPOSCOUT GAY: STARE AI PRIMI DANNI. – PRETE CELEBRA MATRIMONIO GAY IN MESSICO. – PARIGI: PEDOFILIA, ZOOFILIA O RAZZISMO? – NIENTE CONVENZIONE MONDIALE ATEA NEL 2018. – USA: TRE HURRAH PER NAUMANN PRO-LIFE.

Marco Tosatti

Questa settimana Bestiario si concentrerà, ahimè, soprattutto e specialmente sui giornali. Anche se non mancheranno altri argomenti, più strettamente clericali…

E cominciamo da uno strano annuncio, di una conferenza stampa – di presentazione di un libro – molto blindata. Vi riportiamo il comunicato:

Il 21 novembre in Vaticano la presentazione di “Sedevacantisti” con Gomez e Saluzzi.

Martedì 21 novembre 2017 alle 18 nella sede di Radio Vaticana (Sala Marconi – Piazza Pia, 3 – Palazzo Pio – Città del Vaticano) Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e di Fq MillenniuM, Paola Saluzzi, giornalista di Tv2000, e Javier Martínez-Brocal, direttore di Rome Reports, presentano il libro Sedevacantisti (Tau) di Francesco Antonio Grana, vaticanista de ilfattoquotidiano.it.

Francesco non è stato eletto legittimamente. È eretico.
Vuole canonizzare perfino Martin Lutero. In cinque anni di pontificato i critici, fuori e soprattutto dentro la Chiesa cattolica, hanno attaccato Bergoglio accusandolo di eresia,
 come hanno fatto i quattro cardinali che hanno espresso i
loro dubbi per le sue aperture in favore dei divorziati risposati
o coloro che hanno realizzato 200 manifesti affissi per le
strade di Roma che irridevano la poca misericordia del Papa latinoamericano verso i suoi oppositori. Sedevacantisti vuole rispondere punto per punto agli attacchi infondati e ingiustificati contro Bergoglio ripercorrendo i suoi grandi successi in campo ecclesiale
e sul panorama geopolitico mondiale.

A parte il fatto che i quattro cardinali non hanno attaccato il papa accusandolo di eresia, ma gli hanno chiesto – loro e molti altri – chiarezza su punti ambigui e controversi di un’esortazione apostolica; a parte il fatto che “i grandi successi” possono essere materia di dibattito lungo, acceso e dall’esito incerto; quello che ci ha colpito sono le straordinarie misure di sicurezza preventiva. Dovete sapere che la Sala Marconi ospita spesso conferenze stampa e presentazioni di vario tipo. E l’unico requisito per accedere, in genere, è quello di essere in grado di entrare. Invece, leggete qui:

Modalità di accreditamento

I giornalisti e operatori media che intendono realizzare riprese FOTO e VIDEO devono inviare richiesta alla Sala Stampa della Santa Sede, all’email accreditamenti@salastampa.va, indicando la testata di appartenenza, la funzione e inviando copia del documento d’identità. Coloro che già dispongono di accredito ORDINARIO valido presso la Sala Stampa della Santa Sede devono inviare una richiesta di partecipazione. Tutte le richieste dovranno pervenire entro 24 ore dall’evento.

Che cosa temono? Un commando di sedevacantisti che urlando “il papa non è il papa” rovesci il banco dei relatori e si comporti malissimo con l’amica Paola Saluzzi? Temiamo che dopo la burletta del camion-vela con la foto di Caffarra il senso del ridicolo all’ombra del Cupolone stia agonizzando.

Avvenire e l’imbarazzante questione della lettera del parroco

Continuiamo a occuparci di stampa, e in particolare di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani. E qui non c’è niente da ridere. Un parroco, don Francesco Fragiacomo, ha preso posizione contro un capo scout che si è unito a un uomo in municipio. Don Fragiacomo ha assunto una posizione decisa – e secondo noi molto coerente con quanto dicono la Chiesa e il papa -; che esempio dà un capo scout che si unisce a un uomo? La sua coerenza però è stata accolta con l’isolamento sia da parte del vescovo, che dei confratelli. Se ne è lamentato in una lettera ad Avvenire. Vi consiglio di leggere quello che scrive in proposito Giuseppe Rusconi su Rosso Porpora

È nato un caso, perché, come scrive la Nuova Bussola Quotidiana  la lettera originale era stata modificata e non poco, ad usum delphini. Il direttore di Avvenire ha però risposto, e forse sarebbe stato meglio, come dicono in Piemonte, restare ai primi danni. Infatti, in breve: il direttor Marco Tarquinio ha ricevuto la lettera, ha chiesto al parroco di riscriverla e “di inviare (per non costringere me a operare tagli su un testo così ‘sentito’ e delicato) una versione del suo scritto più breve, E ANCHE UN PO’ PIU’ PARTECIPE DEL PERCORSO PASTORALE INDICATO DAL SUO ARCIVESCOVO PER QUELLA CONCRETA VICENDA. COSI’ MI SAREBBE STATO AGEVOLE PUBBLICARLA SUBITO. Cosa che è avvenuta. Don Fragiacomo me l’ha inviata il 6 settembre e il 7 settembre la lettera è uscita, CON PICCOLI AGGIUSTAMENTI REDAZIONALI (…)”.

Cioè, il direttore dell’organo della Chiesa cattolica riceve la lettera di un parroco e gli consiglia di aggiustarla, ammorbidirla, smussarla; e non contento vengono operati anche piccoli aggiustamenti redazionali! Scherziamo? Così commenta Giuseppe Rusconi: “Perché il direttor Tarquinio ha voluto rendere pubblico il “grazie” del 7 settembre di don Fragiacomo? Scrive, indirizzandosi al lettore e ai maligni: ‘Perché lei mi costringe a farlo con le sue precipitose sentenze. E perché qualcun altro ha mestato nel torbido’. In conclusione: il direttor di Avvenire riconosce con incosciente sfrontatezza che, per poter essere pubblicata, la lettera di don Fragiacomo sul caso Staranzano DOVEVA essere modificata nei suoi punti più ‘delicati’ per il cattolicesimo ‘politicamente corretto’ (ovvero la catto-fluidità). Da notare che tale lettera era perfettamente in linea con la Dottrina sociale della Chiesa. Lo scandalo allora è in chi ha evidenziato lo strano caso’ – espressione di un clericalismo strafottente duro a morire – o in chi ha manipolato e, scoperto, ha cercato di mettere una toppa che si è rivelata addirittura peggiore del buco?”.

Non ho parole. Comunque attenti, se scrivete ad Avvenire assicuratevi di essere sulla linea pastorale del vescovo del momento. Se no, giù con i piccoli aggiustamenti redazionali.

Prete celebra matrimonio omosessuale a Cancun

Di omosessuali parlavamo, e restiamo in tema. In Messico, in Yucatan, un sacerdote Pablo Perez Guajardo, ha unito in matrimonio in un albergo centrale di Cancun due uomini, José Manuel Moreno Bermudez e Christopher Dante Rueda. Potete vedere le immagini in questo video. Il sacerdote in questione è problematico; il vescovo di Cancun afferma che non è incardinato nella sua diocesi, ma nella diocesi del Saltillo. Il vescovo afferma che di conseguenza non potrebbe officiare nessun rito ministeriale. E sembra che da due anni i rapporti fra la curia vescovile e il sacerdote siano pessimi. Ciò detto, siamo di fronte al primo matrimonio celebrato da un sacerdote cattolico non scomunicato per una coppia gay. Non è un ragazzo: ha 61 anni, con 27 di sacerdozio. In una lettera a papa Francesco afferma di essere vittima di un’operazione tesa a punirlo per aver denunciato a suo tempo il fondatore dei Legionari di Cristo. La diocesi di Cancun è affidata da tempo ai Legionari. Insomma, una storia complicata che il matrimonio gay certo non facilita…

LA LAICA RATP DI PARIGI: CROCI no, MA BAMBINI E SCIMMIE. CHE SI BACIANO IN BOCCa, sì.

Ci spostiamo a Parigi, per parlare di laicitè. Nel 2015 la RATP, l’agenzia che cura i trasporti pubblici di Parigi, aveva imposto di togliere la dicitura “Per i cristiani di oriente” dal manifesto che annunciava un concerto del gruppo “Les Pretres”. In precedenza la RATP aveva fatto dei problemi perché sul manifesto appariva un vescovo con una croce…Adesso però la RATP ospita senza problemi il manifesto di un altro concerto, che vi offriamo senza commento. Pedofilia o zoofilia, o razzismo? Ma non riguarda la laicité, evidentemente…

 

Convenzione atei 2018: poca gente, annullata.

Chiudiamo con due buone notizie. La prima è che la Convenzione Mondiale degli Atei 2018 non si farà per mancanza di interesse da parte della gente. Avrebbe dovuto aver luogo in Australia, a Melbourne. Si sarebbe chiamata “Ragione per la speranza”, e fra i protagonisti ci sarebbero stati Richard Dawkins, Ben Goldacre e Salman Rushdie, l’autore dei “Versetti satanici”. Il rettore della parrocchia anglicana di St. Mark a Darling Point, Michael Jensen, che era impegnato nell’organizzazione, ha annunciato che non se ne faceva niente perché la vendita dei biglietti era stata molto al di sotto delle aspettative, e di quella delle edizioni precedenti. Quindi, niente Convenzione. Ovviamente la notizia è stata accolta con soddisfazione dal popolo religioso del web…

usa, vescovi, vita: Tre hurrah per naumann 

Abbiamo già scritto troppo. Chiudiamo però con una buona notizia, davvero. Che è quella dell’elezione dell’arcivescovo Joseph Naumann a presidente della commissione pro-life della Conferenza episcopale USA. Il suo avversario era il cardinale Blaise Cupich, di Chicago, noto per il suo appoggio, fra l’altro, al discusso gesuita, il padre James Martin, il grande propagandista delle tesi LGBT nella Chiesa odierna. Naumann ha sempre parlato in difesa della vita, e in particolare ha ricordato ai politici che si identificano come cattolici il dovere della coerenza quando si tratta di discutere e votare provvedimenti che riguardano la vita. Ahimè, con non molto successo, come ci hanno dimostrato soi-disant cattolici alla vicepresidenza e al parlamento. D’altronde Cupich sarebbe stata una scelta peggiore. Ha scoraggiato i suoi sacerdoti dal partecipare a “40 giorni per la campagna per la Vita”, e si è rifiutato di affermare che i cattolici pro-aborto non dovrebbero ricevere l’eucarestia. Non ha parlato contro quelli che recitano il rosario davanti alle cliniche abortiste, come il segretario generale dell’Ufficio Affari Anche Religiosi del PD (UAAR, già CEI) Galantino, però siamo lì. Tre hurrah per Naumann.



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LA FAKENEWS DEL PAPA E LA LEGGE SUL FINE VITA. IL CASO BRANDI IN PARLAMENTO. LA VITTORIA DEL BUS DELLA LIBERTÀ.

Marco Tosatti

Questa mattina devo esprimere tutta la mia solidarietà ai colleghi vaticanisti. Capisco la loro sofferenza. Come ben scrive Giovanni Tridente, “Oggi è il trionfo del titolismo”. Parliamo ovviamente della notizia del messaggio del Pontefice in tema di accanimento terapeutica ed eutanasia. E della cosiddetta “apertura” del Pontefice alla legge sul fine vita. Va da sé che nel messaggio, preparato, come è ben probabile, con l’ausilio della Pontificia Accademia per la Vita, come quasi sempre accade in queste occasioni, di legge non si parla. E il “no” all’accanimento terapeutico, non è esattamente una notizia fresca: risale al 1958, proclamato da quel sinistrorso radicaleggiante di papa Pacelli, e ribadito, senza soluzione di continuità da quei bombaroli di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Quindi capisco molto bene la sofferenza dei colleghi, e i contorcimenti di alcuni di essi, certamente più consci di me di questo fatto, simpaticamente violentati dalle autorità del loro giornale con titoli enfatici sulla legge, che in realtà poco corrispondono agli articoli. Che tipo di Fakenews è questa? Perché se non è una fakenews al 100 per 100, almeno al 75 per cento lo è. Poi, come vedrete se avete la pazienza di leggerlo (lo pubblico in integrale in fondo) il messaggio insieme a molte cose buone contiene anche delle ambiguità, che peraltro, e chiedo scusa se sospetto ingiustamente, penserei di attribuire alla consulenza della Pontificia Accademia per la Vita, il cui presidente, come ricorderete, parlava positivamente dello spirito di Marco Pannella   . E senza voler entrare nel tema vi raccomando la lettura di questo articolo della Nuova Bussola Quotidiana, scritto da un esperto. (  ) . Ma ormai ci siamo rassegnati: l’ambiguità è un tratto caratteristico di questo regno, e riflette evidentemente delle caratteristiche personali ben radicate.

Come abbiamo detto, trovate in calce l’intervento integrale del Papa.

il caso del camion vela di caffarra in parlamento

E sempre in tema di vita e valori, e di persone che per essi si battono, senza ambiguità, registriamo con piacere una notizia, che riportiamo:

“LA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO IN ITALIA. LA VICENDA SULLA CENSURA AL CAMION VELA IN RICORDO DI CAFFARRA E L’INTERROGATORIO DI TONI BRANDI FINISCONO IN PARLAMENTO

ROMA – 16 novembre 2017

Per aver voluto tributare omaggio in modo lecito, legittimo e legale alla memoria del Cardinal Caffarra, insieme a Giovanni Paolo II ideatore e fondatore della Pontificia Accademia della Vita, l’associazione ProVita Onlus ha subito un’ingerenza ingiustificata della Polizia di Stato: la “vela” è stata fermata per due ore e il presidente, Toni Brandi, è stato interrogato per 45 minuti al Commissariato. (di Borgo, n.d.r.)

Questa grave limitazione alla libertà di manifestazione del pensiero dovrà essere giustificata dal Ministro Minniti ai Parlamentari Centinaio, Fedriga, Meloni, Malan, Pagano e Roccella, i quali hanno presentato interrogazioni scritte in proposito, delle quali si può leggere cliccando su questo link.

Della vicenda ci eravamo occupati QUI.

IL BUS DELLA LIBERTà HA VINTO IL PROCESSO. LA BATTAGLIA PER IL CONSENSO INFORMATO AL MIUR

E allo stesso tempo, e sempre in tema di difesa di esseri umani, e di valori, parliamo della vittoria ottenuta da Generazione Famiglia contro l’assurda decisione dello IAP d proibire il messaggio anti-gender del Bus della Libertà. Ecco il comunicato:

Cari amici,

una bellissima notizia…

VITTORIA!

abbiamo vinto il ricorso contro l’ingiunzione dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), che ci ordinava di interrompere la campagna di affissioni iniziata a Roma a fine settembre in occasione del tour del Bus della Libertà.

Questo ci suscita due sentimenti sicuri.

Primo: una grande soddisfazione. Tener duro, perseverare, crederci, sacrificarsi per arrendersi agli esiti “fatali”… rende e ripaga.

Secondo: un’immensa gratitudine. Nei confronti di chi? Vostri! Oltre a tutti voi che ci seguite e sostenete sempre in mille modi con grande entusiasmo, molti di voi hanno risposto anche all’appello che avevamo fatto per aiutarci a pagare le spese legali per affrontare questo caso.

Grazie a tutti!

L’udienza davanti al Giurì dello IAP si è svolta venerdì scorso, a Milano. In quella sede, il Comitato di Controllo dell’Istituto ha confermato tutte le “accuse”.

In primis, il fatto che il messaggio: “Basta violenza di genere: i bambini sono maschi, le bambine sono femmine” fosse nel complesso ingannevole e soprattutto discriminatorio.

Abbiamo passato le settimane scorse a smontare questi rilievi, con una profonda ricerca anche nella giurisprudenza passata dello IAP, ma anche citando i casi concreti di abusi verificatisi nelle scuole a causa dell’Ideologia Gender.

La nostra linea difensiva è stata questa: il messaggio non esprime in alcun modo un giudizio sulla condizione personale di chi non si riconoscesse nel proprio sesso biologico. Non è mai stato, non è e non sarà mai nostro scopo occuparci in alcun modo di questo.

Il nostro messaggio denuncia casi concreti di violenta costrizione ai danni di bambini e bambine affinché adottino comportamenti e attitudini naturalmente propri del sesso opposto. Costringere i bambini a fare le femmine e le bambine a fare i maschi.

Questo è assolutamente inaccettabile, e abbiamo fatto di tutto per restare liberi di poterlo denunciare.

È stata una linea vincente, e siamo rimasti liberi. Tutti noi!

E ora, torniamo a concentrarci sugli obiettivi della nostra associazione. Prima di tutto: entrare a far parte del Forum Nazionale delle Associazioni di Genitori nelle Scuole (FONAGS) accreditato presso il Ministero dell’Istruzione. Siamo nella fase conclusiva della domanda di accesso.

Una volta nel FONAGS, migliaia di genitori avranno dentro il Ministero dell’Istruzione una rappresentanza nuova capace di fare qualcosa che spesso serve ma che non sempre altre realtà hanno avuto coraggio di fare: sbattere i pugni.

A proposito: è urgente firmare e diffondere questa petizione per chiedere al Ministro Fedeli di inserire nella riforma in corso del Patto Educativo di Corresponsabilità anche il Consenso Informato Preventivo da richiedere ai genitori prima di inserire qualsiasi attività sulla sessualità e sull’affettività in orario scolastico.

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

AI PARTECIPANTI AL MEETING REGIONALE EUROPEO

DELLA “WORLD MEDICAL ASSOCIATION”

SULLE QUESTIONI DEL “FINE-VITA”

[Vaticano, Aula Vecchia del Sinodo, 16-17 novembre 2017]

Al Venerato Fratello

Mons. Vincenzo Paglia

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Invio il mio cordiale saluto a Lei e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita.

Il vostro incontro si concentrerà sulle domande che riguardano la fine della vita terrena. Sono domande che hanno sempre interpellato l’umanità, ma oggi assumono forme nuove per l’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. La medicina ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita. Essa ha dunque svolto un ruolo molto positivo. D’altra parte, oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona.

Il Papa Pio XII, in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene (cfr Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],1027-1033). È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure” (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: Acta Apostolicae Sedis LXXII [1980], 542-552). L’aspetto peculiare di tale criterio è che prende in considerazione «il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali» (ibid.). Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’“accanimento terapeutico”.

È una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. «Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire», come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2278). Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere. Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte.

Certo, quando ci immergiamo nella concretezza delle congiunture drammatiche e nella pratica clinica, i fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano. In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. Lo dice con chiarezza il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità» (ibid.). È anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. È una valutazione non facile nell’odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre più frammentata e l’atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico e organizzativo.

Va poi notato il fatto che questi processi valutativi sono sottoposti al condizionamento del crescente divario di opportunità, favorito dall’azione combinata della potenza tecnoscientifica e degli interessi economici. Trattamenti progressivamente più sofisticati e costosi sono accessibili a fasce sempre più ristrette e privilegiate di persone e di popolazioni, ponendo serie domande sulla sostenibilità dei servizi sanitari. Una tendenza per così dire sistemica all’incremento dell’ineguaglianza terapeutica. Essa è ben visibile a livello globale, soprattutto comparando i diversi continenti. Ma è presente anche all’interno dei Paesi più ricchi, dove l’accesso alle cure rischia di dipendere più dalla disponibilità economica delle persone che dalle effettive esigenze di cura.

Nella complessità determinata dall’incidenza di questi diversi fattori sulla pratica clinica, ma anche sulla cultura della medicina in generale, occorre dunque tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimità responsabile, come chiaramente appare nella pagina evangelica del Samaritano (cfr Luca 10, 25-37). Si potrebbe dire che l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato. L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali. Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia! E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte. In questa linea si muove la medicina palliativa. Essa riveste una grande importanza anche sul piano culturale, impegnandosi a combattere tutto ciò che rende il morire più angoscioso e sofferto, ossia il dolore e la solitudine.

In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza. D’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società. Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete.

Nella speranza che queste riflessioni possano esservi di aiuto, vi auguro di cuore che il vostro incontro si svolga in un clima sereno e costruttivo; che possiate individuare le vie più adeguate per affrontare queste delicate questioni, in vista del bene di tutti coloro che incontrate e con cui collaborate nella vostra esigente professione.

Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

Dal Vaticano, 7 novembre 2017

Francesco



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IL MITO DELLA RIVOLUZIONE TRADITA (E OSTACOLATA). APPLICATO AL REGNO DI PAPA BERGOGLIO. È CREDIBILE?

                             

 

                                        Marco Tosatti

Nella storia umana e politica ci sono alcuni modelli ricorrenti, comodi e molto usati, in particolare dai fan degli autocrati. Uno di essi è quello: voleva cambiare tante cose in meglio, ma non gliel’hanno fatto fare…Se fosse stato per lui…Lui sì che aveva delle idee ottime…Li avrebbe rovesciati come dei calzini, quelli lì. Dove il “quelli lì” è sempre, di rigore, piuttosto vago. La fisionomia e l’identità di coloro che si sono opposti (in genere vittoriosamente) ai propositi di: riforma, pulizia, chiarezza, trasparenza, onestà, e via virtuosando del Gran Capo non si riescono mai a sapere. Il che è singolare, posto che, in genere, si sanno una quantità di cose e di dettagli. Persino troppi, in certi casi. E di norma il Gran Capo ha a disposizione stuoli di professionisti e dilettanti della penna pronti a divulgare anche i minimi particolari del suo pensiero profondo. Figuriamoci un po’ se, sapendo chi sono gli autori dei bastoni fra le ruote e dei sassolini negli ingranaggi della Gran Macchina della Bontà e della Giustizia non li spiattellerebbero ai quattro venti!

A questo pensavo osservando la copertina dell’ultima fatica letteraria di Gianluigi Nuzzi, “Peccato originale”, che porta l’allettante sottotitolo: “Il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco”. Facendo intuire che i Palazzi Apostolici sono tutto un brulicare di talpe che scavano e scavano mentre il povero Pontefice, solo nel suo ultimo piano dell’Hotel Santa Marta, sente traballare per il rumore di denti rosicanti i pilastri della sua Nuova Chiesa.

Poi ho riflettuto, e mi sono chiesto: ma chi sono costoro. E ho fatto un rapido screening mentale degli uomini che hanno il potere in Curia e altrove. Se avete pazienza, seguitemi, e poi tireremo le somme dell’indagine insieme…

Il principale collaboratore del Pontefice è il Segretario di Stato. È il cardinale Pietro Parolin, ed è stato nominato in quel posto dal Pontefice stesso. È al suo fianco il Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu. È stato nominato da Benedetto XVI, ma possiamo dire senza tema di smentita che sia in questo momento l’uomo di fiducia del papa. Non è un caso che Becciu sia il delegato pontificio presso l’Ordine dei Cavalieri di Malta, il “Commissario” di un’operazione in cui l’odore di soldi e di potere supera di molto quello della spiritualità, e che resterà forse come una macchia storica su questo pontificato.

Continuiamo. La Congregazione per la Dottrina della Fede. C’era il card. Müller, leale al papa, ma con riserve su alcune sue decisioni. Il Pontefice allo scadere dei cinque anni di mandato l’ha mandato via, senza assegnargli un altro incarico, e l’ha sostituito con un confratello gesuita, mons. Ladaria.

Un’altra Congregazione centrale per il governo della Chiesa è quella del Clero. Uno dei primi atti del regno di papa Francesco è stato quello di sostituire senza spiegazioni un uomo esperto come il card. Piacenza con una persona a lui fedelissima, il card. Beniamino Stella, ex diplomatico e – dicono alcuni – eminenza grigia del pontificato. La seconda importante Congregazione di governo, quella dei vescovi, ha ancora alla sua testa il card. Ouellet, nominato da Benedetto XVI. Ma Ouellet non ha perso tempo a presentare la sua dichiarazione di fedeltà al Pontefice; e comunque è di fatto esautorato dalle decisioni nella Congregazione, grazie all’azione del Segretario della Congregazione stessa, un amico intimissimo del segretario particolar del Pontefice, elevato a quella carica con una rapidità sbalorditiva e assolutamente straordinaria. Fra l’altro, anche il segretario particolare del Pontefice lavora ai Vescovi. E lì non cade foglia che il papa non voglia.

Proseguendo nella ricerca infruttuosa dei complottisti che frenano le riforme arriviamo a parlare di economia. Il Segretario per l’Economia, Pell, nominato da Francesco, è da mesi in Australia, impelagato in questioni personali. Oltre a lui troviamo il card. Bertello, che è a capo del Governatorato, del card. Calcagno, che è a capo dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; e poi c’era anche Versaldi, che è stato promosso a capo dell’educazione cattolica. La voce pubblica li dava come fedeli di Bertone; e probabilmente grazie all’appoggio di Bertone in Conclave, non sono stati toccati, anzi. Calcagno è spesso a colazione, pranzo e cena con il Pontefice a Santa Marta; Versaldi è stato promosso; e Bertello non sembra interessato che al governo del Governatorato. Allo IOR il papa ha nominato un altro fedelissimo e gratissimo, mons. Ricca, riportato all’onor del mondo dopo la sfortuna vissuta in Uruguay. Così come di Laici, Famiglia e Vita si occupano un americano, Kevin Farrell, nominato dal Pontefice, e mons. Vincenzo Paglia, anch’egli riabilitato dopo il disastro finanziario della diocesi di Terni. Non ci sembra che né l’uno né l’altro possano essere sospettati di essere Quinte Colonne della bieca reazione. Non parliamo poi della Congregazione per la Vita religiosa, il martello del Pontefice. Sia il prefetto, il card. Braz de Aviz, che – soprattutto – il segretario, il francescano spagnolo Carballo (anche lui reduce dal più grande disastro finanziario nella storia del suo Ordine) sono il braccio e la mano del papa. Abbiamo dimenticato qualcuno? Alla Rota Romana c’è mons. Pinto, che dire che è fedele di Bergoglio è dir poco; alla Segnatura Apostolica il card. Burke, competentissimo, ma di linea politica diversa dal Pontefice, è stato sostituito da Dominique Mamberti, diplomatico. Alla Congregazione per i Santi c’è il card. Angelo Amato, che avrebbe dovuto lasciare quattro anni fa a causa dell’età (79 anni) ma che il Pontefice continua a confermare. Così come alle Chiese Orientali c’è il card. Sandri, argentino, che ha già compiuto dieci anni come Prefetto, e che però Francesco mantiene al suo posto. Mancano ancora la Congregazione per lo sviluppo integrale, e quella per il Culto Divino: altre due nomine – africane – del Pontefice: i card. Turkson e Sarah. Al Sinodo troviamo il card. Baldisseri, e il sottosegretario Fabene, fedelissimi del papa, mentre al C9, il Comitato dei cardinali per la riforma della Chiesa, abbiamo naturalmente solo persone scelte dal Pontefice. Per non parlare della Comunicazione, dove regge tutto mons. Dario Edoardo Viganò, un altro dei grandi consiglieri del papa. Come sappiamo, poi, e soprattutto come sanno molto bene in Vaticano, nel regno di Francesco “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Ormai il governo della Chiesa è composto quasi totalmente da persone nominate dal Pontefice. Quindi, se le riforme, quali che siano, non si fanno, non è colpa di fantomatici rematori contro. Il mito del Gran Capo dalle buone idee e intenzioni ostacolato dai poteri oscuri ci sembra, ancora una volta, quello che è: un’immagine mitologica poco credibile.

 



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RVC: UN FATTO REALMENTE ACCADUTO CI CONFERMA CHE I DUBIA UN ANNO DOPO, SONO PIÙ VIVI, NECESSARI E PROVVIDENZIALI CHE MAI…

 

                                    MARCO TOSATTI

Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) torna a farsi vivo con una storia, vera, che ci riempie il cuore di fiducia. Perché è una storia di coraggio e di serietà, quella che ahimè sembra mancare a molti livelli nella Chiesa di oggi, e purtroppo non solo in quelli bassi. Ma gustatevi il racconto (vero, insistiamo) di RVC.

“E’ un fatto vero

Caro dottor Tosatti, ad un anno dai Dubia, ho letto di un nuovo appello del card. Burke al Papa al fine di fare chiarezza su A.L. Ora vorrei raccontare a lei ed ai suoi lettori un avvenimento confortante, che mi è stato descritto da chi l’ha vissuto: un sacerdote in una parrocchia di un paese in Toscana ha negato l’assoluzione (finalizzata) ad una signora divorziata e risposata che voleva accedere successivamente, nella Santa Messa, all’Eucarestia, riferendosi all’insegnamento di Amoris Laetitia. Non posso fare riferimenti, per evidenti ragioni di difesa e protezione di detto sacerdote dal rischio di sospensione a divinis… ma ne garantisco la veridicità essendomi l’episodio stato raccontato direttamente e personalmente dal marito (anch’egli precedentemente sposato e divorziato) della stessa signora. L’episodio, che dimostra che ci sono ancora sacerdoti pieni di fede e di coraggio, è significativo per due ragioni che ora espongo di seguito. La prima ragione sta nella notorietà, influenza e importanza sociale ed economica della coppia (conosciute dal sacerdote) e pertanto del rischio reale, corso dal sacerdote, che la cosa fosse portata al vescovo con l’intento di creare uno “scandalo”. La seconda ragione è persino più significativa. Il marito della signora mi ha riferito l’avvenimento senza alcun risentimento critico verso il sacerdote ed il suo comportamento. Anzi, mi ha confidato che, oltre ad apprezzare il coraggio del sacerdote, ha tratto la conclusione che costui potesse aver avuto ragione a negare la assoluzione alla moglie, al fine di accedere alla Eucarestia, dimostrando la sua coerenza, serietà nel difendere il Sacramento e nel voler evitare alla stessa moglie un rischio di sacrilegio, che in A.L. non è affatto chiarito ed è oggetto dei Dubia. In pratica la buona notizia è duplice: Primo: ci sono sacerdoti santi, dobbiamo scovarli e sostenerli. Secondo: ci sono peccatori consapevoli che non vogliono rischiare di mancare ulteriormente di rispetto a Nostro Signore e non hanno alcuna fiducia in queste aperture, accoglienze, accompagnamenti, discernimenti, che proprio loro non capiscano in che consistano. Questo episodio son certo che farà maturare ulteriormente questa coppia. I Dubia non solo son più vivi che mai, ma son stati più provvidenziali che mai.

Suo RVC”.



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PARIGI COME BRUXELLES. UNA CHIESA, UNA PASTORA, E LUTERO. UN GRUPPO DI GIOVANI RECITA UN ROSARIO. LA POLIZIA LI FERMA.

Marco Tosatti

Dopo il Belgio, Parigi. A Bruxelles nelle cattedrale un gruppo di giovani recitava il rosario ad alta voce durante la commemorazione dei 500 anni dell’inizio della Riforma protestante. I responsabili della cattedrale avevano chiesto l’intervento della polizia, che aveva portato fuori di peso i ragazzi.

Un episodio analogo si è svolto nel cuore di Parigi, nel Marais, nella chiesa di Notre-Dame des Blancs Manteux. Il 31 ottobre scorso si svolgeva una commemorazione analoga, alla presenza di una donna pastore della Chiesa protestante unita, che ha danzato davanti all’altare. Un gruppo di giovani cattolici si è recato nella chiesa, con l’intenzione di riparare a quello che consideravano un sacrilegio pregando il rosario. Alcuni dei presenti –come si vede dalle immagini – hanno protestato contro la preghiera. È stata chiamata la polizia, che ha fatto uscire e ha fermato i ragazzi.

Potete vedere il video dell’episodio su questo link. 


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CHIESA E MASSONERIA. MONS. STAGLIANÒ: I MASSONI NON SONO NÈ VICINI NÈ LONTANI, SONO FUORI DELLA CHIESA. ANCHE SE PRETI E VESCOVI.

Marco Tosatti

Ieri come sapete si è svolto l’incontro organizzato dal Grande Oriente d’Italia su “Chiesa e Massoneria, così vicini così lontani”, di cui ha parlato la Nuova Bussola Quotidiana  e anche su Stilum Curiae. Oltre che Pezzo Grosso di ieri.

Dopo l’incontro Giovanna Arminio per La Croce ha intervistato il vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, che ha partecipato all’incontro. Ecco alcune delle sue dichiarazioni al termine dell’evento.

“Credo che molti cattolici abbiano espresso la loro preoccupazione e anche la loro indignazione perché hanno della massoneria una concezione che evidentemente è negativa. I massoni sarebbero degli incappucciati, dei satanisti, dei mafiosi. Se questo è vero, li posso anche capire. Però io sono stato invitato in un dibattito pubblico, con una massoneria che non mi pare sia una società segreta, i loro capi sono visibili. Ho avuto modo di poter predicare il Vangelo anche a loro, poiché mi hanno chiesto di parlare del rapporto fra Chiesa e Massoneria. Poiché io della massoneria conosco poco, ho pensato di parlare della Chiesa cattolica. Lasciando alla loro intelligenza di capire se sono lontani o sono vicini.

Ho spiegato loro che per la Chiesa del Concilio Vaticano II, la Chiesa del dialogo, loro non sono né vicini né lontani, sono totalmente fuori. Sono fuori della comunione cattolica, sono scomunicati. Ho spiegato loro che cosa è la scomunica. Per cui vorrei rincuorare tutti quelli che pensano che la mia presenza dialogica sia una sorta di sdoganamento. Assolutamente no. Non potrebbe entrare nella mia competenza fare questo. Ma come teologo, come vescovo e soprattutto come teologo ho voluto spiegare che sono fuori della comunione della Chiesa”.

L’intervistatrice ha ricordato al presule che i massoni dicono che ci sono diversi cattolici affiliati alla Massoneria. “Lei si è rivolto anche a loro parlando della scomunica?”.

“Certo, direi che uno dei motivi fondamentali che mi ha portato a venire a questo dialogo, primo per obbedire al comandamento di Gesù, se ci sono lupi, ti mando come pecore in mezzo ai lupi, e se ci sono nemici della Chiesa dovete amare i vostri nemici. Ma la mia operazione , almeno nell’intenzione del mio cuore è quella di fare un’operazione di carità intellettuale, è carità anche dare qualche illuminazione particolare di orientamento in persone che potrebbero essere disorientate. Perché se molti di quelli che mi hanno ascoltato sono massoni e sono cattolici evidentemente sono persone, nostri fratelli, un po’ disorientati. Come fanno a conciliare con la scomunica la loro appartenenza alla massoneria con l’andare in Chiesa e magari cibarsi anche dell’eucarestia? Non è possibile. Se poi come dicono alcuni appartengono alla massoneria alcuni preti e alcuni vescovi mi pare che qui c’è proprio bisogno di una presenza autorevole di un vescovo che dicesse loro: guardate, queste cose non sono possibili. Perché se uno che è prete o addirittura vescovo aderisce alla Massoneria vuol dire che della scomunica se ne fa un baffo. Ma un cattolico che si fa un baffo della scomunica credo che abbia problemi di identità cattolica, mi pare. Sono venuto qui a ddire che la lontananza e la vicinanza vanno interpretate in modo da dire che loro sono talmente lontani da essere fuori dalla comunione con la Chiesa. Poi, essendo persone dotate di logos con loro si può parlare e dialogare, e ho sviluppato il tema per vedere quale possibile vicinanza c’è nell’abissale distanza”.



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PEZZO GROSSO, LA CHIESA, LA MASSONERIA. NON CI SEMBRA MOLTO CONVINTO…UN AGGIORNAMENTO: UNO SCAMBIO FRA IL VESCOVO E PEZZO GROSSO.

       
Marco Tosatti

Pezzo Grosso è un uomo di mondo e di affari, e gli uomini di mondo e di affari inevitabilmente vengono a contatto con compassi e grembiulini. Oggi PG mi ha scritto per trattare proprio di questo, e dei contatti fra Logge e Basiliche. Mi sembrava un po’ stupito…soprattutto dalla scelta dei testi con cui un vescovo vuole prepararsi all’incontro con i Fratelli.

“Caro Tosatti, devo ammettere che da quando S.E. il cardinale Ravasi scrive la lettera d’amore ai fratelli massoni (24ore – 14febbraio 2016) non mi sono stupito più di tanto, Ravasi è un fine intellettuale, curioso e con il gusto della provocazione. Quando invece ho letto del convegno organizzato a novembre a Siracusa (Chiesa e massoneria. Così vicini, così lontani), dove si incontreranno il vescovo di Noto con i gran Maestri e venerabili del Grand’Oriente, mi sono incuriosito e mi son chiesto quanta competenza ed esperienza potesse avere in materia il nostro vescovo. Poi leggo l’intervista di Andrea Zambrano, sulla NBQ del 6-11 (Operazione Loggia, l’abbraccio tra chiesa e massoneria) al vescovo di Noto mons. Antonio Staglianò. Sua Eccellenza Staglianò nell’intervista spiega che è opportuno cercare ‘quello che ci unisce piuttosto che quello che ci divide’ e apre al dialogo (se si potesse lottare insieme contro l’ingiustizia, ad esempio…). Ma quel furbacchione di Zambrano gli fa una domanda per capire quanto il presule conosca la massoneria. Alla qual domanda il vescovo spiega che lui di massoneria non sa nulla e si sta documentando leggendo il saggio di Hans Kung. Ebbene, allora un ‘cono di luce’ ha illuminato anche la mia mente (oltre a quella di mons. Staglianò). Un vescovo si documenta con il saggio di chi nega la divinità di Cristo, la consustanzialità al Padre, la sua resurrezione? Si documenta su un saggio di chi ha spiegato che l’etica massonica è un etica mondiale e ha ricevuto ‘incoraggiamenti’ e premi dalla massoneria tedesca che si riconosceva nei suoi ideali? Si documenta su un saggio scritto da chi avrebbe   dichiarato (?) di controllare seminari, istituzioni liturgiche, case editrici, ecc. ? Ma vuoi vedere che per capire meglio si deve risalire al solito Karl Rahner, amico di Hans Kung e protetto dal famoso cardinale austriaco König, quello che volle rimuovere la scomunica antimassonica dal codice di Diritto Canonico? E il card. Walter Kasper, allievo di Hans Kung e Karl Rahner, consigliere teologico del Papa, che ha annunciato a suo tempo una rivoluzione teologica nella chiesa, che ne penserà mai? Ah, se Zambrano potesse chiederglielo …”.

 

Un amico e collega mi ha fatto avere su sollecitazione di mons. Staglianò un commento all’opinione di Pezzo Grosso. Il presule voleva far sapere che “io non mi sto aggiornando sulla massoneria leggendo Hans Kueng…ma che ho letto un testo di Kueng su Mozart che voglio citare, e che l’espressione ‘ciò che ci unisce e non che ci divide’ non era riferito al dialogo con la Massoneria ma al rinnovamento (riforma nella continuità) della Chiesa cattolica aperta al dialogo? Vedi allora come è facile ‘strumentalizzare’… si teme che i massoni possano strumentalizzare le mie parole e invece i cattolici convenzionali possono farlo?”.

Debitamente abbiamo girato a Pezzo Grosso il commento, e ha risposto così:

“Caro Tosatti , dica ,  con  tutto il rispetto dovuto, a S.E. mons.Staglianò  che, se non si sanno dare interviste che esprimano con chiarezza il proprio pensiero, è meglio non farlo , finché  il suo capo mons. Galantino, che è invece un ‘maestro’ ( nelle interviste naturalmente) non glielo insegni.  Ma per decidere con chiarezza cosa capire  dall’intervista, suggerisco tutti i suoi lettori  di leggerla  direttamente (intervista di Andrea Zambrano su la Nuova Bussola Quotidiana del 6/11/ 2017 < Operazione Loggia. L’abbraccio tra Chiesa e Massoneria >). A meno che anche mons. Staglianò persegua artatamente, e per disciplinata assimilazione delle nuove regole di comunicazione, il principio di ‘interpretazione equivoca’, che gli suggerisco però di attuare con prudenza, perché non sembra avere l’abilità diplomatica gesuitica necessaria . Per esempio, pensando di svilire ‘Pezzo Grosso’, connotandolo con disprezzo come ‘cattolico convenzionale’, ha fatto un errore duplice. Anzitutto perché cattolico convenzionale significa cattolico che segue una tradizione ufficialmente accettata. Per qualcuno, come mons. Staglianò, magari questa tradizione potrà apparire priva di originalità creativa, ma solo perché detto ‘cattolico convenzionale’ si contenta della creatività di un solo ‘originale Creatore’ ed ha studiato, capito e constatato, l’originale creatività del creatore della gnosi e dei suoi sottoprodotti, tipo quelli con in quali mons. Staglianò pensa di saper dialogare, senza conoscerli e cercando di farlo leggendosi saggi di Hans Kung o Kueng , come lui lo chiama (per sua ammissione, si legga l’intervista). Poi perché, non sapendo affatto chi è   Pezzo Grosso, fa un clamoroso errore a connotarlo solo grazie a un commento, ‘chi è Staglianò per giudicare’. Come lei sa Tosatti, Pezzo Grosso è come Zorro. E’ chiunque ami la chiesa e il Vicario di Cristo ed è ovunque a cercare di correggere i loro nemici. Per fortuna di Sua Eccellenza è oggi il 12 novembre, troppo tardi per organizzarsi ed andare a Siracusa ad ascoltarlo. Ma qualcuno sarà andato no ? Se sì , e avessimo notizie, magari ci rileggiamo fra qualche giorno …( scusi Eccellenza, è Lei nella foto pubblicata sulla NBQ , che canta, suona la chitarra e saltella?)”.

 

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