LUTERO (1) — IL CANTO DEL GALLO DELLA MODERNITÀ. UN LIBRO DI DANILO CASTELLANO. C’È DA FESTEGGIARE? VEDIAMO…

Marco Tosatti

Oggi corrono cinquecento anni dall’inizio ufficiale di quella che verrà chiamata “Riforma” luterana, origine di alcune delle maggiori ferite nel corpo del cristianesimo. Stilum Curiae vuole ricordare questo momento in maniera duplice. Il primo contributo è la recensione a un libro che esamina l’universo politico, storico e religiosa di Martin Luder (Luther è uno pseudonimo, forma volgare di Eleuterio, “libero”). Appare piuttosto evidente a un lettore spassionato che in realtà, da cattolici e da cristiani, festeggiare non è proprio il caso…Il secondo è un’intervista a Die Zeit, che vedrete nel posto successivo.

 

Martin Lutero

Il canto del gallo della Modernità

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero rese pubbliche le sue 95 tesi contro le indulgenze. Il suo gesto ha dato inizio ad un movimento mondiale che è passato alla storia con il nome di “Riforma”. Stilum Curiae vuole ricordare questa data parlando, brevemente, di un libro piccolo ma estremamente lucido e importante, scritto da Danilo Castellano. Danilo Castellano è preside emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, e membro corrispondente straniero della Reale Accademia di Scienze Morali e Politiche del Regno di Spagna, nonché membro onorario della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione dello stesso Paese.

“Martin Lutero. Il canto del gallo della modernità” si intitola il suo saggio. E il suo lavoro ignora, deliberatamente le grandi questioni religiose poste dall’ex monaco agostiniano, anche se alcuni aspetti di carattere religioso sono comunque toccati in maniera più o meno profonda. Ma il focus dello studio è di carattere soprattutto filosofico e politico, perché non si può ignorare che la Riforma – che in realtà come ha ben chiarito il card. Mūller e come ribadisce lo stesso Castellano non fu una riforma ma una vera e propria rivoluzione – ha avuto sin dai suoi inizi un legame stretto con la politica. “Il luterano Kierkegaard, per esempio, le rimprovera un ‘impiccio’ forte con la mondanità che l’avrebbe portata a una ‘degenerazione’”.

Castellano ribadisce allora che la Riforma non fu una riforma, “ma una rivolta contro la Chiesa; è la creazione di una Chiesa ‘nuova’ sulla base di una ‘nuova’ dottrina aperta a prospettive ‘nuove’”. E questa ci sembra una sottolineatura importante, ora che una parte della Chiesa cattolica sta vivendo l’ubriacatura di un abbracciamoci emotivo, e assai poco lucido e raziocinante.

Una rivoluzione dunque, e una “rivoluzione gnostica virtualmente integrale”. Ma è a partire da questa rivoluzione, si chiede l’autore, che è possibile una “riabilitazione” di Lutero, che dovrebbe di conseguenza fare da ispiratore a (eventuali) grandi riforme spirituali e di governo della Chiesa cattolica? Qualche cardinale – Reinhard Marx, per dirne uno – lo ha detto; e come sappiamo anche nella Chiesa italiana c’è chi afferma che lo Spirito soffiava da quelle parti…La risposta alla domanda – e a istanze che sembrano propugnate più dal volenteroso e irriflessivo volemose bene che da una matura riflessione è no. La Chiesa nel corso della sua storia ha vissuto numerose riforme, dall’interno; e la stessa cosiddetta “Controriforma” “Non è una mera e sterile contrapposizione alla Riforma protestante: è piuttosto un programma e un’opera sia di intenso rinnovamento nella fedeltà dottrinale al Deposito ricevuto da Cristo e custodito e tramandato dalla Chiesa, sia sul piano educativo”.

Su questo punto l’autore è drastico: “Scambiare pertanto la Riforma luterana con la sempre necessaria riforma della Chiesa e nella Chiesa è un errore, frutto o dell’ignoranza o della malafede”. Proprio perché non si vuol vedere “il carattere gnostico della Riforma”.

Un altro punto importante è quello relativo alla libertà e alla legge. La legge sembra apparire un ostacolo alla libertà: “La libertà evangelica comporta la distruzione di tutte le leggi, innanzitutto quelle umane”. Ma questa lettura del pensiero luterano appare bilanciata d’altra parte dal fatto che la “questione della legge è centrale nella dottrina luterana…Lutero assegna alla legge un potere onnipotente, che secoli dopo sarà proclamato n maniera inequivocabile dall’Illuminismo”.

Secondo l’autore dunque Lutero, nella sua nuova dottrina rappresenta il canto del gallo della modernità perché nella sua elaborazione teorica offre i germi dello sviluppo civile e politico dei secoli seguenti, per arrivare fino a Marx e al nazismo. E fra questi elementi appare particolarmente interessante, secondo Castellano, il plurisignificato di “popolo”: “una visione di popolo profondamente rivoluzionaria perché gnostica nelle sue radici…quale popolo? Quello che troverà…formale elaborazione al tempo della Rivoluzione francese che è una, forse la principale, conseguenza della Riforma sul piano politico”. In campo religioso, il popolo dei credenti costituisce la Chiesa; che “per Lutero è un’associazione, non una fondazione. Come per ogni associazione la sua natura e il suo fine, persino la sua costituzione, dipendono dal volere degli associati”. Quanto questa concezione possa essere lontana dall’idea della Chiesa come corpo mistico di Cristo è evidente. Quindi la Chiesa universale “altro non sarebbe che un’associazione di associazioni, l’insieme delle comunità di base”.

Interessante nel libro la sottolineatura di come l’affermazione luterana secondo cui “ciò che è comune a tutti non può essere usurpato da alcuno singolarmente, fino a che non ne abbia incarico dalla comunità” sia gravida di conseguenze, soprattutto politiche. Da questo principo deriva l’affermazione hegeliana che “il reale è razionale”, “Come dire che il più forte ha sempre ragione”. Lutero stesso in suo scritto aveva affermato che la storia sarebbe tutta sacra, perché “Iddio impicca, mette alla ruota, decapita strozza e fa la guerra”. E, in effetti, in occasione della guerra dei contadini (ne furono massacrati centomila) Lutero fu dalla parte dei vincitori, “pur riconoscendo che le loro richieste erano giuste”. Quanto questo predominio della ragione della comunità abbia influito sulla storia successiva è evidente; ma “non deve sorprendere questa conclusione totalitaria di Lutero”.

Ecco, ci fermiamo qui, consigliando caldamente la lettura di questa opera agile (Edizioni Scientifiche Italiane, 140 pagine, € 17.00) per affrontare in maniera consapevole la valanga di retorica che ci verrà rovesciata addosso in occasione dei 500 anni dall’inizio della rivoluzione luterana.



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4 commenti su “LUTERO (1) — IL CANTO DEL GALLO DELLA MODERNITÀ. UN LIBRO DI DANILO CASTELLANO. C’È DA FESTEGGIARE? VEDIAMO…”

  1. Trovo una certa sadica ironia della sorte nel constatare che dopo 500 anni dalla “rivoluzione luterana”, al posto di aver cambiato la testa e il cuore dei protestanti, siamo noi (ingenui trogloditi cattolici) a doverci alla fine adeguare a loro e non certo perchè convinti dalle loro tesi ma perchè costretti “obtorto collo” dal nostro stesso papa. C’è veramente da ridere.

  2. Càpita a uno come me che, dopo aver attraversato 74 anni della propria vita, dopo aver partecipato a decine e decine di incontri su Lutero e i protestanti, dopo aver udito conclusioni perentorie (e lo sono) sulla inconciliabilità dottrinale tra cattolici e protestanti su punti decisivi, dopo tutto questo, càpita che senta il Papa e i suoi seguaci affermare:”ma sì, scurdammoce o passato e vogliamoci bene!”.
    Certo che ci dobbiamo voler bene, ma se nessuna delle due parti rinuncia a ciò che ritiene essenziale, l’unico modo per volersi bene non è volare a Lund e incontrare la vescova lesbica, non è sparare parole di circostanza che vanno bene per tutte le stagioni, non è concelebrare l’Eucarestia (succederà?).
    L’unico modo per volersi bene con i protestanti è pregare con fede come si faceva ai tempi della Giornata di preghiera per l’unità dei cristiani (esiste ancora?). Poi ci penserà l’Onnipotente a riunirci, se lo meriteremo. Perchè come diceva Benedetto XVI Magno, la carità è camminare nella verità.

  3. Danilo Castellano ha veramente centrato il vero significato della Riforma. E’ stata una rivoluzione e non una riforma . La Chiesa , sempre popolata da peccatori, nel tempo si è sempre autoriformata , non con rivoluzioni ma con una continua riaffermazione dei suoi principi fondamentali pur nelle mutate condizioni della realtà storica. Il punto centrale del suo libro è che con la Riforma si è arrivati alla affermazione filosofica definitiva che il reale è razionale. Se esaminiamo la realtà che ne è seguita vediamo che tra gli stati europei ci sono state continue guerre sia di religione che di altro tipo fino ad arrivare Germania di Hitler di 70 anni fa e alla Germania attuale di Shauble –Merkel , quindi il reale sta dimostrando che più del razionale è l’irrazionale che si sta realizzando.
    Il tanto vituperato Medio Evo prima della Riforma , considerato epoca buia dagli illuministi , ma che invece è stato un epoca luminosa sotto diversi punti di vista come ha illustrato tra gli altri Rodney Stark nel suo libro “ False Testimonianze “ ( Edizioni Lindau per la versione in italiano).
    Affermazione dell’irrazionale sì , ma anche tante speranze di cambiamento come il milione di persone che hanno manifestato contro la teoria gender ( c’è forse qualcosa di più irrazionale di questa teoria ?) e il milione di sottoscrizioni alla “correctio filialis”. Avanti quindi con fiducia perché “non prevalebunt.

  4. Caro Direttore:
    Alcuni giorni fa rimisi all’autrice di un libro e questo articolo, María Elvira Roca Barea, dove afferma molte cose, il principale:
    “Lo scisma luterano è la manifestazione di un problema politico, e c’essere la cosa mantenuta nell’orbe della cosa religiosa intorbida completamente la sua comprensione.
    La Germania celebra senza dissimulazione a Martín Lutero perché si sente bene, perché Lutero è il padre del nazionalismo tedesco e della sua chiesa.”:
    https://elpais.com/internacional/2017/07/21/actualidad/1500642089_505462.html
    Saluti.

I commenti sono chiusi.