GOTTI TEDESCHI: UN’IMPLORAZIONE AL PAPA PER L’IMMACOLATA, E – ANCHE – PER I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA…

Marco Tosatti

Abbiamo ricevuto dal prof. Ettore Gotti Tedeschi un appello al Pontefice, che ci sembra molto interessante condividere e portare a conoscenza dei lettori. Nella speranza che anche il destinatario ne possa giungere a conoscenza.

Sulla guglia più alta del Duomo di Milano fu eretta nel 1774 la statua dell’Immacolata , la “Madonnina” . In Piazza di Spagna a Roma nel 1857 fu eretto un obelisco con l’Immacolata. A Napoli in piazza Gesù Nuovo dal 1705 c’è la stessa statua dell’Immacolata. Il dogma dell’Immacolata Concezione fu stabilito da Pio IX nel 1854.

Nel 2002 il Vescovo di Haarlem-Amsterdam, mons. Joseph Punt, riconobbe ed approvò una apparizione dell’Immacolata che chiedeva di esser proclamata “Maria Corredentrice” , all’opera di redenzione di Cristo. Tantissimi santi   parlarono di questo ruolo della Vergine con assoluta convinzione: san Giovanni Paolo II, Il beato Newman, San Pio di Pietrelcina, San Escrivà, madre Teresa di Calcutta, Edith Stein, San Leopoldo Mandic, San Massimiliano Kolbe …Ma i tempi devono esser ben cambiati se un sant’uomo (che io apprezzo moltissimo) come padre Cantalamessa nella sua terza predica di Avvento, alla Curia Vaticana, in presenza del Papa, il 18-12-2015, riferendosi ai disagi dei fratelli protestanti nei confronti di Maria, dichiara “Non è questo il luogo per fare una revisione storica, voglio solo dire quale mi sembra essere la via per uscire da questa triste situazione circa Maria. Tale via passa per un sincero riconoscimento da parte di noi cattolici del fatto che spesso, specialmente negli ultimi secoli , abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato e soprattutto non collocando tale devozione dentro un quadro biblico ben chiaro che ne facesse vedere il ruolo subordinato rispetto alla Parola di Dio, allo Spirito Santo e a Gesù stesso .La marianologia negli ultimi secoli era diventata una fabbrica continua di nuovi titoli, nuove devozioni, spesso in polemica con i protestanti, usando talvolta Maria – la comune madre – come un arma contro di essi”.

Pur capendo che dette “esagerazioni” potrebbero compromettere il dialogo ecumenico con i luterani, a restare un po’, diciamo, “ perplessi “ da queste osservazioni, sarebbero stati due santi “mariani” molto devoti e dedicati al culto di Maria: San Luigi Maria Grignon de Montfort e Sant’Alfonso Maria de Liguori . Ma chi son restati invece un po’ intimiditi, puniti e commissariati, anche per eccesso di “marianità” , sono stati i famosi Francescani dell’Immacolata . L’intento di questo scritto è duplice. Il primo riguarda noi tutti cattolici che siamo (“esageratamente”?) devoti all’Immacolata, e desidereremmo capire se Maria sarà considerata o no dogmaticamente Corredentrice, dogma che darebbe vera pace nel mondo (si legga l’Apocalisse di sanGiovanni) e che permetterebbe una nuova effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa. Il secondo riguarda il futuro di questi Francescani e consiste nell’implorazione al Santo Padre Francesco, affinché faccia luce su questa vicenda, magari nominando un nuovo Commissario senza pregiudizi. Non so molto più di quello che ho letto e mi è stato riferito sulla vicenda. Quello che mi preoccupa sono le ragioni e le conseguenze di questo commissariamento. Spiego perché. Quello che ho inteso è che i Francescani dell’Immacolata fondano il loro carisma proprio sulla visione di San Massimiliano Kolbe; grazie a questo carisma hanno generato , in controtendenza con altri, un numero elevatissimo di vocazioni ed hanno aperto ovunque nei 5 continenti Case Mariane che si occupano di spiritualità e carità (Brasile, Nigeria, Benin…). Ma sono anche stati fra i primi a sostenere la proposta di Maria Corredentrice nonché ad accogliere il Motu Proprio di Benedetto XVI “Summorum Pontificum” per la celebrazione della messe nella forma straordinaria. Per ragioni a molti incomprensibili, ma misteriose, al loro interno un gruppetto di frati denunciò il governo dei FFI di “deriva lefebvriana” che originò una visita apostolica (nel 2012), che a sua volta generò nel 2013 il commissariamento, che senza motivazioni fondate, provocò la sospensione dell’uso del Vetus Ordo Missae e l’allontanamento dei Superiori, riconoscendo di fatto l’accusa al fondatore (Padre Manelli) di insanità mentale, abuso di autorità , sottrazione di beni, abusi sessuali … ecc. Mentre la magistratura laica, per la parte di sua competenza, sembra aver scagionato il Fondatore e i Superiori, sembrerebbe che il commissariamento continui a preoccuparsi (oltre al trasferimento del patrimonio materiale) della trasformazione del carisma “mariano” . Il risultato che quindi preoccupa riguarda la dispersione del patrimonio vocazionale di frati e suore che devono rinunciare, dopo 20-25 anni di vita consacrata al Signore ed all’Immacolata, alla propria identità vocazionale, facendo perdere alla Chiesa tutta la ricchezza spirituale di questo carisma mariano. Ecco la ragione della necessità di intervento diretto del Papa. Altrimenti, ci domandiamo, forse anche la statua della nostra “Madonnina” sul Duomo di Milano può rischiare un “commissariamento”….



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CHIESA POLACCA SOTTO TORCHIO A CAUSA DI AMORIS LAETITIA. PAPA E TENEREZZA, KAFKA E VATICANO.

 

Marco Tosatti

La Chiesa polacca è sotto torchio. Non per le bugie che i nostri giornali mainstream raccontano sul Rosario ai confini e così via; si sa, il partito al governo e il suo Ufficio Affari Religiosi, leggi CEI sono profondamente interessati e forse non solo spiritualmente al nodo dell’immigrazione-invasione. E quelli sono giornali sensibili a certi input. No la Chiesa polacca sta pagando ancora una volta, come le è già capitato nella storia, in maniera drammatica e sanguinosa, la sua fedeltà al Magistero della Chiesa. Quello di sempre.

Nei giorni scorsi su La Nuova Bussola Quotidiana è uscito un articolo sulle linee guida proposte all’approvazione della Conferenza Episcopale Polacca in tema di famiglia e divorziati risposati. Era stato preparato da un ufficio – il Centro nazionale per la pastorale familiare della KEP – e quindi non è un documento venuto da Marte.

A chi scrive era giunta notizia di un passo del Nunzio a Varsavia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, presso la KEP per moderare la pubblicazione del testo. Su questo punto ci ha scritto don Pawel Rytel, portavoce della KEP, smentendo “Ciò che Lei dice in riferimento alla pubblicazione e all’intervento del Nunzio Apostolico sul documento circa la pastorale delle famiglie di questa Conferenza Episcopale. Il comunicato finale alla conclusione dei lavori della plenaria è l’unica fonte ufficiale di quello che si è discusso durante l’incontro dei Vescovi”.

Il documento conferma la dottrina di sempre della Chiesa, basata sulle parole di Gesù nel Vangelo, e che cioè non ci può essere vita coniugale attiva, con rapporti sessuali, per una persona il cui primo matrimonio sia ancora valido. Non esiste un “divorzio cattolico”.

Infatti la KEP non l’ha ancora ratificato. Ma il testo è stato reso pubblico. E questo ha provocato, a quanto sembra, uno dei non inediti e non inusuali accessi di cattivo umore del Pontefice regnante. Non ci sono notizie ufficiali; anzi l’ufficialità tende a smentire sia il passo del nunzio, che il seguito, ma le indiscrezioni che ci risultano sono di una fonte (locale) ottima. Il Nunzio sarebbe stato interessato alla questione e in un colloquio con il Primate di Polonia gli avrebbe significato il “Quos ego…” del Papa, convocandolo in Nunziatura. C’è chi ci ha accennato anche – e anche in questo caso si tratta di indiscrezioni non verificabili – alla possibilità di ritorsioni pontificie, con un possibile pogrom di vescovi resistenti. Sarà vero? Come dicevamo la fonte è ottima, e sa di che cosa parla. Il tutto mentre su Twitter appariva il messaggio del Pontefice sulla tenerezza divina. Un po’ surreale, no?

Ma la cosa che colpisce in particolare chi scrive è l’atmosfera kafkiana di questa storia. I polacchi saranno bastonati, se, e speriamo di no, saranno bastonati, non perché hanno disobbedito. Ma perché preferiscono, per la salvezza della loro coscienza, non aderire a una ambigua possibilità, espressa ambiguamente in un testo sulla cui valenza magisteriale si potrebbe discutere (credo che un’esortazione apostolica sia meno “pesante” di un’enciclica; ma accetto di imparare). È un meccanismo che conosciamo bene: nei regimi sovietici basta il non entusiasmo per condannarti. Pensate alla Rivoluzione Culturale, promossa dall’anziano e squilibrato Mao Tse Dong, e ai danni incalcolabili provocati alla Cina. Mentre gli intellettuali progressisti a occidente applaudivano…Nel Vaticano di oggi, lo strano cocktail di dittatura personale sudamericana spruzzata di sorveglianza e spionaggio stile sovietico (a pagamento vi dico chi sono i Laurentj Beria della situazione) va bevuto senza discutere, sorridendo felici. Fra gli applausi osannanti della stampa di regime.



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AMORIS LAETITIA. PETIZIONE A FAVORE. QUALCHE FIRMA È IMBARAZZANTE, C’È ANCHE UNA SCOMUNICATA…

 
Marco Tosatti

Dalla Germania, in risposta alla “Correctio Filialis”, che ha raggiunto ormai le 245 firme qualificate (teologi, studiosi, docenti e religiosi) e ha superato le ventimila firma di appoggio, è partita una raccolta di firme pro Francis. Pare un centinaio, fino ad ora. Ma alcune delle firme sono decisamente imbarazzanti. Come fa notare Maike Hickson in OnePeterFive infatti nell’elenco è presente il vescovo emerito sudafricano Fritz Lobinger, che proponeva di ordinare come sacerdoti uomini e donne sposati. C’è padre Martin Lintner, che proponeva di liberalizzare l’insegnamento della Chiesa sui rapporti omosessuali, e di riscrivere di conseguenza il Catechismo della Chiesa cattolica alla luce dell’Amoris Laetitia. Non solo: uno dei due principali protagonisti del progetto, padre Paul Zulehner, è co-autore – insieme a Lobinger – di un libro in cui si critica il celibato per i sacerdoti di rito latino, e si propone l’idea di ordinare uomini sposati per avere sacerdoti part-time nelle parrocchie.

E soprattutto fra i firmatari c’è una signora, Martha Heizer, presidente dell’associazione di base austriaca “Wir sind kirche” (Noi siamo chiesa) che è stata scomunicata dal Pontefice nel maggio del 2014, insieme a suo marito. La coppia aveva celebrato ripetutamente la messa a casa sua, privatamente, e alla presenza di numerosi ospiti. Ovviamente senza avere nessun tipo di ordinazione.

In particolare, come scrive Corrispondenza Romana, “Padre Paul Zulehner, discepolo di Karl Rahner, è conosciuto a sua volta per una fantasiosa ‘Futurologia pastorale’ (Pastorale Futurologie, 1990). Nel 2011 appoggiò l’’appello alla disobbedienza’ lanciato da 329 preti austriaci, favorevoli al matrimonio dei preti, all’ordinazione sacerdotale delle donne, al diritto per protestanti e divorziati risposati di ricevere la comunione e a quello dei laici a predicare e guidare parrocchie”. Invece Martin Lintner, è un religioso servita di Bolzano, docente a Bressanone e presidente dell’Insect (International Network of Societies for CatholicTheology). È noto per il suo libro La riscoperta dell’eros. Chiesa, sessualità e relazioni umane (2015). Come dicevamo è favorevole non solo all’omosessualità ma alle relazioni extramatrimoniali. Di Amoris laetitia dice che segna “un punto di non ritorno” nella Chiesa. Infatti, “non possiamo più affermare che oggi ci sia un’esclusione categorica ad accostarsi ai sacramenti dell’eucaristia e della riconciliazione per quanti, nella nuova unione, non si astengono dai rapporti sessuali. Su questo non c’è alcun dubbio, proprio a partire dal testo stesso dell’AL”. (www.settimananews.it, 5 dicembre 2016).

È interessante notare che la raccolta è presente sul sito della Chiesa cattolica tedesca katholisch.de. Fra i firmatari c’è anche Wolfgang Thierse, già presidente del Parlamento tedesco, un politico socialdemocratico. Come il cardinale Gehrard Mūller ha dichiarato in una recente intervista al Tagespost, un giornale cattolico tedesco, parlando dei teologi e dei sacerdoti che si opponevano alla dottrina ortodossa della Chiesa cattolica negli ultimi decenni, “Nel frattempo gli oppositori di ‘allora’ si sono sciolti trasformandosi in seguaci entusiasti del papa”.



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GENOVA CONSACRATA ALLA MADONNA. E INOLTRE: L’ABATE FARIA CONTRO LA SCIATTERIA MUSICALE DIFFUSA IN CHIESA.

Marco Tosatti

Oggi l’Abate Faria si toglie un sassolino dalla scarpa in tema di musica nelle chiese. Racconta un episodio, che però – ahimè – è indicativo di una tendenza che purtroppo ormai è super diffusa. Un esempio eccelso del ridicolo e della sciatteria della Chiesa che cerca di “aggiornarsi”, verso il basso. Ma apriamo però il blog di oggi con una notizia seria, che ci ha fatto molto piacere (Genova è la città d nascita di chi scrive. Che è questa, ed è collegata alla fotografia del blog odierno: il 16 ottobre 2017, il Cardinale Angelo Bagnasco ha consacrato la diocesi di Genova a Maria Santissima, indicando anche nella Santa Messa e nel Rosario quotidiani le armi contro il Maligno e contro il secolarismo che porta a vivere senza Dio o come se Dio non esistesse. Inutile ricordare che si è celebrato in questi giorni il centenario dell’ultima apparizione a Fatima.

Ma ecco a voi l’Abate Faria:

Me ne camminavo solo soletto per Roma quando da una piazza ascoltavo venire incitazioni di tono sudamericano amplificate da un altoparlante. Poi canti, invocazioni, preghiere. I canti erano la solita roba pop con parole vagamente religiose. Mi aspettavo di trovare qualche nuovo movimento cattolico, ma in realtà erano pentecostali sudamericani che promuovevano le proprie chiese.

Interessante il fatto che mi possa esser venuto il sospetto fossero cattolici. Certo in ambito profano si può capire che si usino linguaggi musicali più popolari, pur se si dovrebbe stare attenti a non scadere nel ridicolo. Eppure, quello che è preoccupante, è che questa profanizzazione del sacro è oramai ben dentro le nostre parrocchie, dove ragazzotti di buona volontà (ma cattiva preparazione liturgica) ci ammorbano con i rimasugli rivoluzionari del postconcilio o con le cantilene melense nate all’ombra delle cupole romane e delle conferenze episcopali. La liturgia è a un livello così basso…ma in Vaticano si ritiene utile prendersela con la “rigidità” di quelli legati alla forma straordinaria. C’è sicuramente questo elemento in alcuni settori di questo mondo. Io mi rallegrerei che c’è ancora qualcuno che rimane “rigido” dopo decenni di sdilinquimenti pseudo musicali, che sarebbero molto più adeguati ad un corso propedeutico per eunuchi (ma non per il regno dei cieli) che alla grandezza e alla santità della liturgia cattolica.

Abate Faria



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AMORIS LAETITIA. I VESCOVI POLACCHI IN UN DOCUMENTO DICONO NO ALL’EUCARESTIA A DIVORZIATI RISPOSATI E CONVIVENTI.

MARCO TOSATTI

Su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi ho scritto un articolo su un fatto importante: il documento redatto dalla Conferenza Episcopale Polacca, che si è riunita nei giorni scorsi a Lublino, alla presenza del Nunzio apostolico, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio.

Potete leggere l’articolo su questo sito.

In breve: i vescovi polacchi hanno negato la validità delle interpretazioni aperturiste di Amors Laetitia, negando la possibilità di dare la comunione a persone che vivono in stato di peccato, cioè divorziati risposati e conviventi, e hanno ribadito la validità del Magistero della Chiesa sul matrimonio e l’eucarestia, così come espresso nel corso dei secoli e ancora recentemente dall’enciclica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. È del 1981; e non si può certo dire che il problema dei divorziati risposati non fosse ben presente già allora.

Ogni giorno che passa mette in crescente evidenza lo stato di confusione creato dall’ambiguità (voluta) dell’esortazione apostolica, e dalla non volontà di dire una o più parole chiarificatrici da parte dell’unica persona che per ruolo e mandato ha la possibilità, e probabilmente il dovere di parlare. Il docuomento polacco, che non si sa quando verrà reso di pubblico dominio, in quel momento renderà chiara la divisione: da una parte dell’Oder, in Germania, i divorziati risposati potranno commettere quello che dall’altra sponda del fiume verrà considerato un sacrilegio, cioè la ricezione del Corpo di Cristo da parte di persone indegne a riceverlo. E non c’è dubbio che i vescovi dall’una e dall’altra parte del fiume agiscono pensando di seguire il dettato dell’esortazione apostolica. Una situazione paradossale, impensabile in qualunque altra struttura che non sia la Chiesa cattolica del 2017.



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ECUADOR, PIÙ DI UN MILIONE IN STRADA CONTRO IL GENDER. IN ITALIA, LA STRAORDINARIA CENSURA DELLO IAP. NEL SILENZIO DEI MEDIA.

MARCO TOSATTI

Più di un milione di persone sono sfilate per le vie dell’Ecuador, in venticinque diverse città, sotto lo slogan: “Lascia stare i miei figli” (ConMisHijosNoTeMetas), e con messaggi del genere: “Un leone addormentato si è svegliato”, in difesa della famiglia naturale, formata da un uomo e una donna, e della vita sin dal concepimento. Le manifestazioni sono state organizzate dal Fronte Nazionale per la Famiglia – Ecuador, che ha avuto anche l’appoggio della Chiesa cattolica del Paese, e di diverse confessioni cristiane. Inutile sottolineare la differenza con analoghe manifestazioni avvenute negli anni scorsi in Italia accolte con indifferenza, per non dire ostilità, dai vertici della Conferenza Episcopale, impegnata a stabilire rapporti amichevoli col governo, e dai vertici del Vaticano.

La manifestazione ha avuto luogo mentre si discutono diversi progetti di legge presentati all’Assemblea Nazionale, che cercano di incorporare nelle normative del Paese concetti propri dell’Ideologia di Genere, quella stessa sostenuta più o meno apertamente dal Ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. Alla fine della manifestazione, in ogni città, i partecipanti hanno letto un manifesto in cui si chiede che “si elimini ogni accordo ministeriale o azione amministrativa nell’ambito dell’educazione e della salute che obblighi, imponga e diffonda i presupposti dell’ideologia di genere, diversità sessuale e attrazione verso lo stesso sesso a bambini e adolescenti”.

I manifestanti chiedevano anche che “si ritirino dai progetti di legge nell’Assemblea Nazionale tutti gli articolati che obblighino l’imposizione della salute sessuale riproduttiva, madre surrogata, cambi di sesso, manipolazione di embrioni e promozione del Gender a bambini e adolescenti”.

E mentre questo accade in Italia Citizen Go sta affrontando una straordinaria censura da parte dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che vorrebbe imporre l’interruzione della campagna “Basta violenza di genere. I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine”.

Se volete partecipare alla protesta verso l’IAP, potete farlo su questo link.

Se volete più informazioni, vedete questo sito.



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DUE ANNI FA SUPPLICA AL PAPA SUL MATRIMONIO. ORA QUASI 900MILA FIRME. IMBARAZZANTE (IMBARAZZATO?) SILENZIO DI PIETRO.

Marco Tosatti

Due anni dopo. Prima ancora che la controversa esortazione apostolica Amoris Laetitia, con tutte le sue volute ambiguità, fosse pubblicata, e alla vigilia della seconda tranche del Sinodo sulla Famiglia, era partita nei confronti di Francesco una “Supplica Filiale”. Il testo chiedeva a Papa Francesco “una parola chiarificatrice” che dissipasse il “generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si aprisse una breccia tale da permettere l’adulterio in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente”.

Tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede.

Straordinario, no? Specialmente se si tiene conto che l’onnipotente Segreteria di Stato risponde a tutti, comprese le coppie omosessuali, augurando ogni bene e facendo così qualche piccola gaffe. Ma ovviamente i cattolici non hanno diritto a risposta. Nel frattempo la supplica filiale è stata firmata da 1378 “firmatari qualificati”; cioè religiosi, religiose, vescovi, cardinali, accademici e studiosi: mentre la raccolta di firme fra i semplici fedeli ha raggiunto quasi le novecentomila adesioni (879.451, per l’esattezza).

Oggi il comitato che ha dato il via alla supplica filiale la ripropone, chiedendo al Pontefice regnante di rompere un silenzio che ormai oltre che paradossale sta diventando veramente straordinario, senza una possibile giustificazione che non sia l’imbarazzo. (Chi desidera aderirvi può firmare nel sito www.supplicafiliale.org).

Ma è rimasta senza risposta anche una seconda iniziativa: una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, ricevuta dagli apostoli”, attendendo così ad un suggerimento di alte sfere ecclesiastiche. Non disponendo degli stessi mezzi logistici della prima iniziativa e trattandosi questa volta di un documento significativamente più esteso, il coordinamento ha pubblicato la Dichiarazione nel suo sito internet il 29 agosto 2016, in modo che chiunque potesse firmarla.

La Dichiarazione di Fedeltà ha raggiunto 35.112 firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 636 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 458 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali.

Il testo affermava fra l’altro che “una coscienza ben formata non può giungere alla conclusione

  • che la sua permanenza in una situazione oggettivamente peccaminosa può costituire la sua migliore risposta al Vangelo, né che questo è ciò che Dio le sta chiedendo;
  • che il sesto comandamento e l’indissolubilità del matrimonio sono semplici ideali da perseguire;
  • che a volte non sia sufficiente la grazia per vivere castamente nel proprio stato, il che darebbe ad alcuni il “diritto” di ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia;
  • che basta una coscienza soggettiva per auto-assolversi dal peccato di adulterio.

Insegnare e aiutare i fedeli a vivere in conformità a queste verità – aggiungono i firmatari – costituisce in se stessa una “eminente opera di misericordia e di carità”. Se la Chiesa consentisse l’accesso all’Eucaristia a chi si trova manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave, si comporterebbe come “proprietaria dei sacramenti” e non come la loro “fedele amministratrice”, incarico affidatole da Nostro Signore”.

Silenzio totale anche su questa rispettosa manifestazione di fedeltà. Infine “abbiamo la più recente manifestazione della volontà di Papa Francesco di restare in silenzio, permettendo così l’aggravarsi del clima di confusione”. E cioè , è la reticenza mostrata davanti alla “Correzione filiale per la propagazione di errori”, elevata a Sua Santità lo scorso 11 agosto da un gruppo di pastori di anime e accademici. Gruppo al quale ogni giorno si aggiungono nuovi e qualificati aderenti; attualmente la lista qualificata ha raggiunto 235 firme, mentre migliaia costituiscono la lista di appoggio popolare.

Non credo che saranno le ultime iniziative. Lo stato di confusione e divisione nella Chiesa non accenna a migliorare. Proprio ieri “La Fede Quotidiana” pubblicava un interessante intervista all’arcivescovo Henryk Muszynski, emerito di Gniezno in Polonia, e Primate Emerito della nazione oltre che ex presidente della Kep, la Conferenza Episcopale polacca. “Amoris Laetitia? Va letta in continuità col Magistero di San Giovanni Paolo e la Familiaris Consortio, è necessario un chiarimento”, diceva il presule.

E altri lo diranno, ancora e ancora, nell’immediato futuro.

Chi scrive ha seguito con attenzione lo sviluppo dell’operazione “Amoris Laetitia” dalla primavera del 2014, cioè da prima che la prima tranche del Sinodo fosse aperta. Ha pubblicato – grazie a indiscrezioni di ottima fonte e all’ingenuità di uno dei protagonisti del Sinodo – uno schema di quello che sarebbe stato l’andamento del Sinodo stesso, censurato e condizionato, fino al suo epilogo, e cioè un documento volutamente ambiguo. Molto era stato previsto dal think tank di papa Bergoglio. Ma forse non tutto. Forse si pensava che dopo un po’ di trambusto il gregge – cardinali, vescovi e soprattutto laici – si sarebbe rimesso quieto, a brucare l’erba dell’ambiguità preparata al vertice. Invece non è stato, non è così; e il pontificato di Bergoglio corre il rischio, al di là delle esibizioni da circo mediatico, di continuare a essere segnato e di passare alla cronaca per una straordinaria insincerità, per la mancanza di coraggio e chiarezza di chi non risponde e si limita a trovare epiteti (rigidi, rigidi…) per chi chiede una risposta semplice, chiara e convincente su un punto centrale della vita cristiana, l’eucarestia. Non fumosità.



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DOMENICA A VERONA SI SVOLGE IL VI FESTIVAL DI FEDE E CULTURA. TANTE VOCI SU CHIESA E SOCIETÀ.

Marco Tosatti

Domenica 15 ottobre, a Verona, si svolgerà il VI festival organizzato dall’editore Fede & Cultura. L’evento avrà luogo nella sala più prestigiosa della città di Romeo e Giulietta, la Gran Guardia, davanti all’Arena.

Ecco gli oratori che si alterneranno nelle conferenze.

Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa e Consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Fontana presenterà il suo libro dal titolo: La nuova chiesa di Karl Rahner.

Sarà poi la volta di Giovanni Zenone, fondatore della casa editrice, allievo di monsignor Antonio Livi alla Lateranense. Zenone affronterà il tema: “Correctio filialis: il linguaggio dell’ambiguità”.

A Ettore Gotti Tedeschi, che non ha bisogno di presentazioni, il tema: Il giusto modo di sconfiggere la povertà.

Lorenzo Fontana, vicesindaco di Verona, europarlamentare della Lega nord, vice di Matteo Salvini alla guida del partito, racconterà di come sia possibile vivere da cattolico e politico: “La mia esperienza di cattolico in politica”.

Silvana De Mari, medico, psicoterapeuta, scrittrice di romanzi fantasy tradotti in tutto il mondo, collegherà un tema del fantasy all’attualità, in “Gli Orchi all’attacco dell’uomo e della donna”.

Francesco Agnoli, storico e filosofo, racconterà la vita del più grande matematico del XX secolo, Alexander Grothendieck, morto esattamente 3 anni fa, dopo essere passato dall’ateismo alla fede in Dio. Il titolo della conferenza, “Lo splendore che ci trascende”, è tratto da uno scritto inedito dello stesso Grothendieck.

Infine ci saranno gli interventi di Maria Bianca Graziosi, grande conoscitrice del monachesimo e di mons. Gino Oliosi, esorcista e sacerdote della diocesi di Verona.

Per iscrizioni e informazioni: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-6-festival-nazionale-di-fede-cultura- 38581560486

 

6° Festival nazionale di Fede & Cultura

15 ottobre 2017 alle 09:00

Palazzo della Gran Guardia – Piazza Bra, 1 – 37121 Verona – Italia

Programma

9,00 Accoglienza e registrazione 9,30 Stefano Fontana “La nuova chiesa di Karl Rahner era tutta già programmata”

10,15 Giovanni Zenone “Correctiofilialis: il linguaggio dell’ambiguità”

11,00 Ettore Gotti Tedeschi “Il giusto modo di sconfiggere la povertà”

11,45 Lorenzo Fontana “La mia esperienza di cattolico in politica”

12,30 Consultazione delle opere di Fede & Cultura e Pausa pranzo

14,00 Silvana De Mari “Gli Orchi all’attacco dell’uomo e della donna”

14,30 Francesco Agnoli “Lo splendore che ci trascende”

15,15 Maria Bianca Graziosi “Il monachesimo che salvò la Chiesa e il mondo

15,45 Mons. Gino Oliosi “La mia vita da teologo a esorcista” Conclusioni e incontro personale con gli autori

16,45 Santa Messa



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ABATE FARIA: UNA BENEDIZIONE I DUE FIGLI DEL LEGIONARIO DI CRISTO. NE È DAVVERO CONTENTO…QUALCOSA SU FATIMA.

Marco Tosatti

Mi ha scritto qualche giorno fa l’abate Faria, e avrei dovuto pubblicare prima la sua lettera, e me ne scuso, ma fra una cosa e l’altra sono sempre in ritardo con gli impegni. L’ho trovata molto gustosa, anche perché con l’atmosfera che si respira in Vaticano, sempre più pink, mi è sembrata appropriata. E mi ha ricordato la battuta di un collega, qualche anno fa, quando uscivamo dalla Sala Stampa dove avevamo assistito a un briefing sulle misure che Giovanni Paolo II e il card. Ratzinger prendevano contro i preti accusati di abusi. Il collega, vicino a una realtà ecclesiale giudicata piuttosto rigida, diceva: “Meno male che ai nostri preti piacciono ancora le donne…”. Ma gustatevi l’abate Faria.

 “Discutevo con un canonico, mio ex compagno di seminario in anni lontani, che mi raccontava dell’ultima notizia sulle disavventure del clero, quella del Legionario di Cristo che aveva segretamente due figli e una relazione con una donna. Ricorda quel Thomas Williams che anni fa incappò in una vicenda simile e che ora si è spretato. Tutti e due prodotti dei Legionari di Cristo.

Ho fatto notare al confratello che quasi quasi mi rallegravo. Gli ho detto di leggersi i giornali solo dell’ultimo anno per vedere quanti di questi scandali clericali fossero a sfondo omosessuale e quanti eterosessuale. I primi sono molti di più. Il fatto che l’impulso secondo natura ogni tanto si faccia intravedere nel clero, rassicura che la battaglia non è ancora persa.

Io credo che gli ultimi Papi sappiano benissimo che un grande numero di sacerdoti nella Chiesa di oggi hanno tendenze omosessuali (alcuni con poca voglia di contenerle). Questo è stato figlio anche di un certo lassismo degli anni post conciliari per cui si accettava di tutto. Ricordo con i miei occhi in un collegio romano, seminaristi in vestaglia di seta reduci da un festino la sera precedente. Molti di questi accettati per non far morire seminari o congregazioni religiose, ora sono sacerdoti, alcuni vescovi o cardinali. E come è comprensibile, tendono a proteggere il loro segreto e a proteggersi. Intendiamoci: ci sono sacerdoti che vivono castamente le loro tendenze, non parlo di loro.

Quindi, caro mio canonico, vedere un “sano peccato” (Dio mi perdoni!) secundum naturam, in tempi di sovvertimento della natura, mi mette un poco di allegria.

Il vero problema non lo si vuole proprio vedere: Vulgus vult decipi, ergo decipiatur.

Abate Faria”.

Una nota che non c’entra nulla con l’articolo. Su Fatima: c’è stato un aggiornamento all’articolo di qualche giorno fa, andate a leggerlo. E per quanto riguarda domani, vi segnaliamo anche questa iniziativa:

 



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LA NAVE (DELLA CHIESA) NELLA TEMPESTA. A PIACENZA, VENERDÌ, NE DISCUTONO DON BUX, GOTTI TEDESCHI E TOSATTI.

Marco Tosatti

Venerdì prossimo, a Piacenza, all’Auditorio della Fondazione di Piacenza-Vigevano, si parlerà del presente e del futuro della Chiesa, a partire dal recente libro di Ettore Gotti Tedeschi “Dio è meritocratico”. Come vedete dall’immagine, e soprattutto da come sperimentate oggi giorno, le prospettive e l’attualità sono tutt’altro che rassicuranti. Il dibattito avrà come protagonisti don Nicola Bux, teologo e studioso di prima grandezza nella Chiesa italiana; l’autore del libro, che non ha certo bisogno di presentazioni, e chi scrive queste righe, e che conoscete per la sua diuturna fatica sul blog. Mi immagino che gli spunti interessanti non mancheranno, e d’altronde la cronaca del mondo ecclesiale ce ne fornisce continuamente di nuovi e, in genere, poco consolanti.

Qui sotto vi riproponiamo quello che tempo fa era stato scritto su Stilum Curiae come recensione del libro. La cui lettura, oggi come allora, consigliamo.

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la mi- seria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione del- la ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.



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