L’ARTE DI DIO. UN LIBRO DRAMMATICO, DA FAR STUDIARE NELLE SCUOLE E NELLE UNIVERSITÀ. E NEI SEMINARI…

Marco Tosatti

Chi scrive ha appena finito di leggere un libro drammatico, che consiglierei come testo nelle scuole per la storia dell’arte, e, soprattutto, nelle università e negli istituti superiori che si occupano di architettura, arti figurative e musica. E perché no? Anche agli studenti di storia e lettere, tanto per colmare degli abissi di ignoranza e sottovalutazione voluta da una cultura soi-disant “illunminista” che ha un problema con la cristianità. Non è riuscita a rimuoverla del tutto, complici anche i cristiani, e allora cerca di metterci una coperta sopra, far finta che non ci sia stata e che la nostra cultura, quella vera, e la nostra storia, anche attuale, ne siano impregnate; compresi loro che fanno finta di essere nuovi.

Ecco, in questo lunghissimo incipit vi ho detto praticamente tutto. Il libro, opera corposa, densa e stimolante di Cristina Siccardi, si chiama: “L’arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee”. È edito da Cantagalli (455 pagine, 29 €). In esso l’autrice vuole, e ci riesce, secondo chi scrive, a rispondere negativamente a due questioni, poste da Hegel e Nietsche. La prima riguarda l’arte: è morta davvero? Certo la tentazione di rispondere di sì è forte, osservando quello che ci viene propinato come tale. La secondo questione riguardava la morte di Dio; e anche su questo direi che i fatti smentiscono il folle filosofo.

Il problema su cui verte tutta l’opera è proprio questo: come e perché è necessario che il connubio fra l’uno e l’altro, fra l’Arte e Dio, che ci ha dato un’infinità di cose meravigliose, apprezzate anche da coloro che di Dio non pare vogliano saperne, torni a funzionare, e a creare di nuovo.

Non sarà, non è facile. Anche perché, come spiega bene il libro, perché per raggiungere questo obiettivo altissimo si devono dare due condizioni: la qualità artistica del soggetto, e la fede. La mancanza della stessa, e della pratica, ha conseguenze fattuali gigantesche e nefaste. Lo vediamo ahimè quasi ogni giorno, quando passiamo davanti a chiese costruite magari da nomi sfavillanti dell’Arte Contemporanea che a tutto servono fuorché a pregare, a elevare l’anima verso qualche cosa che va oltre, a trasportarci in un mondo diverso; come invece facevano le chiese costruite da chi crede. Chiese che inoltre – e questo non è un problema di fede, ma di qualità professionale – che si segnalano per la loro bruttezza e squallore.

Gli assassini, in questo thriller che ha per vittime il Bello e la Religiosità , sono parecchi, ma due in particolare: l’Arte Contemporanea (AC), e la sudditanza culturale della Chiesa alla stessa. Per incapacità, o trascuratezza, nel preparare i sacerdoti in seminario al gusto del bello e della dignità del bello legato al Divino. I seminaristi diventano sacerdoti, parroci, vescovi e possono felicemente così cadere ignari nella rete dell’Arte Contemporanea. Di cui Cristina Siccardi da questa definizione: “Si definisce arte contemporanea quella dell’attuale civiltà occidentale, che ha perso i connotati cristiani, vagando senza cognizione del passati e senza strategie per il futuro e, dunque, senza punti di appoggio”. La committenza ecclesiastica subisce l’AC più di quanto si senta ispirata da logiche di fede. E la torta è servita.

Il libro è un’opera veramente importante, ricca di contributi – impossibile citarli tutti – focalizzati su temi specifici, dalla liturgia al latino, al feticismo all’architettura religiosa (di cui parla Vittorio Sgarbi), alla neo-iconoclastia, alla musica (Riccardo Muti e Domenico Bartolucci) e alle chiese-magazzino (Paolucci).

Insomma, come è stato detto all’inizio, un’opera fondamentale per capire; per capire anche perché costruire roba sciatta per ragioni pauperistiche è un tradimento: se la vita quotidiana è piena di mediocrità e fatica, una chiesa dovrebbe aiutarci, tutti, poveri e non, a “consolarci” tramite la bellezza, a gettare un raggio di luce nelle nostre nebbie di ogni giorno.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

29 commenti su “L’ARTE DI DIO. UN LIBRO DRAMMATICO, DA FAR STUDIARE NELLE SCUOLE E NELLE UNIVERSITÀ. E NEI SEMINARI…”

  1. si ascolti questo “adoro Te devote” … inno di San Tommaso D’Aquino… sublime nonostante le limitatezze della “voce solista” …
    A questo serve la bellezza della musica sacra …ad elevare alla Sorgente.
    Si noti che questi devoti ragazzi non sono francescani, ma appartengono ad una confraternita di ispirazione francescana attiva in tutto Brasile nelle peggiori situazioni sociali ed esistenziali.
    Ecco dove traggono l’ “energia”…
    Davvero toccante … inutile fare commenti e assurdi confronti con periferie esistenziali ed altre situazioni oggi di moda …

  2. Secondo me, una rappresentazione davvero emblematica di quale sia l’idea del sacro e della bellezza veicolata dallo spirito conciliare (II) è il flash mob a Rio con circa 1200, tra vescovi e cardinali, a far lo scemo ballo collettivo (che neppure dei bimbominkia drogati, forse, oserebbero) al ritmo della demenziale musichetta “francisco” con (parrebbe) coreografia di noto (in Brasile) gay.
    È un delirante e deprimente spettacolo vedere questi buffoni, questi pagliacci da avanspettacolo che, al confronto, farebbero sembrare estremamente raffinato il cabaret del bagaglino.
    Ci si aspetterebbe senza sorpresa questi cardinali e vescovi in massa che, dopo l’esibizione, salutano con un “bella zio!”.
    Sembra uno di quegli show televisivi dove si presentano i concorrenti più goffi e ridicoli per esporsi volontariamente al pubblico ludibrio come caricature di se stessi, spettacoli dove ci si sollazza di ciò che dovrebbe esser motivo di imbarazzo.
    Guardateli bene questi pagliacci, sono i frutti post conciliari: dopo una simile esibizione, tanto è imbarazzante, che se seguisse una gara di rutti o un coro facendo il verso a scorregge muovendo mani sotto le ascelle, non aggiungerebbe poi molto al ridicolo ed allo squallore di cui sono stati capaci.

    Difficile non pensare che, con tali frutti, non soltanto sembra che qualcosa sia andati e stia andando sempre più storto nella Chiesa, ma parrebbe che ci sia stato del metodo per seviziare, torturare ed umiliare senza pietà il uon senso, il buon gusto, il senso del sacro, il concetto di ciò che è bello e buono.

    Guardate i pagliacci ed inorridite, provando imbarazzo per loro ed amarezza per una Chiesa ridicolizzata poiché, costoro, questi ciarlatani, di imbarazzo, di amarezza per amor di decenza, non ne proveranno: ci provano gusto mentre il buon gusto viene umiliato.

    https://youtu.be/XY8uq-0s5Wg

    1. Concordo al 100%, come del resto mi ero espresso già allora su fiversi blog cattolici (alcuni purtroppo scomparsi da tempo). Per quanto attiene all’arte sacra modernista, in particolare all’architettura, tengo a percisare che si tratta di una vendetta covata per anni e attuata spudoratamente; ma si sono traditi: hanno reso palese la loro totale mancanza di fede, oltre che il loro animo carico di odio verso il Cattolicesimo e il bello che ha saputo creare nel corso dei secoli. Loro volevano solo distruggere, non creare, dato che non credono più in Dio e servono Satana; cfr quanto ebbe ad affermare la famosa (in America) Mother Angelica nel 1994 (erano altri tempi): ” “Sono stanca dei vostri trucchetti. Sono stanca dei vostri inganni. Sono stanca di vedervi sempre all’opera per creare una crepa che, voi lo sapete, diventerà un buco dentro al quale cadremo tutti.
      (…)
      No, questo non è un incidente. Sono 30 anni che sopportiamo e io sono stanca. Siamo stanchi della vostra idea di Dio. In realtà voi non avete alcun Dio.
      (…)
      Voi non credete nell’Eucaristia, non credete nell’Immacolata Concezione, non credete alla nascita virginale di Nostro Signore Gesù Cristo, non credete nel potere di intercessione di Maria, non credete nella vita religiosa e non credete che la Chiesa sia la Sposa di Cristo.
      Voi credete nell’insegnamento dell’educazione sessuale ai bambini fin dalla scuola. Non mi piace la vostra chiesa. Non avete nulla da offrire. Nulla, tranne la distruzione. Non riuscite a elevarvi alle vette del cattolicesimo e allora vi sentite in dovere di distruggerlo, come avete distrutto tante cose in questi ultimi 30 anni . Perché voi non avete alcuna spiritualità che attragga. I vostri ordini religiosi si stanno spegnendo. Non avete vocazioni e non ve importa nemmeno. Il vostro unico scopo è la distruzione. Voi non siete dei costruttori, siete dei distruttori.
      Ma io non ho intenzione di partecipare alla vostra opera.
      Io sono orgogliosa di essere cattolica.”
      (Qui l’articolo completo in inglese)
      https://churchpop.com/2016/03/31/mother-angelical-liberal-church/

  3. Per quanto riguarda l’arte sacra un po’ inquietante del nostro tempo, che dire del santuario dedicato a San Pio da Pietrelcina? Ho letto di gravi indizi di arte massonica presente in quella costruzione e negli arredi, vedi l’inquietante croce senza il Crocifisso. Qualcuno ha persino invitato ad evitare di entrarvi per non dare culto a satana anziché a Dio! Che ne pensate? Di quello è di altre “chiese” di recente costruzione.

    1. @Flora
      Io ci sono stato diverse volte, e ti dico una cosa, alla gente non piace e in paese i commenti sono identici.
      Ti assicuro che se venisse presa la decisione di riportare il corpo del Santo nella cripta originaria, sii pur certa che nessuno metterebbe più piede nell’aeroporto dell’ateo, e forse massonico, Renzo Piano.
      È un luogo assolutamente inadatto a pregare, quando arrivo lì, scendo in cripta, fra parentesi ottimi i mosaici di Rupnik, nonostante lo sfarzo faraonico, saluto Padre Pio, poi vado in Chiesa a pregare, cioè vado dove pregava lui, in Chiesa appunto, in aeroporto invece si va per volare.
      Per ciò che concerne i riferimenti massonici, dentro questa struttura si ha l’impressione di essere dentro un 6, numero non associato certo al divino, quello che però mi ha letteralmente shockato è il tabernacolo nero, fatto a mo’ di obelisco egizio, terrificante, non lo sopporto.
      Non parliamo poi del fatto che né nella chiamiamola sala congressi superiore, né nella cripta inferiore col corpo del Padre, luoghi entrambi dove si celebra la Santa Messa, c’è il Santissimo…

    2. A proposito dell’arte di Dio, desidero dedicare l’Introito gregoriano dal “Comune dei Pastori e dottori della Chiesa”, al Cardinale Carlo Caffarra, cattedrale vivente della bellezza di Dio.

      In médio Ecclésiae * apéruit os eius
      et implévit eum Dóminus spíritu sapiéntiae, et intelléctus :
      stolam glóriae induit eum. (Sir. 15,5)
      Ps. Bonum est confitéri Dómino : et psállere nómini tuo, Altíssime. (Ps. 91,2)

      Il Signore gli ha aperto la bocca in mezzo alla sua Chiesa,
      lo ha ricolmato dello Spirito di sapienza e d’intelletto,
      lo ha rivestito di un manto di gloria. (Sir. 15, 5)
      È bello dar lode al Signore e cantare al tuo nome, o Altissimo. (Sal. 91, 2)

  4. Dal discorso rivolto agli artisti durante l’incontro nella Cappella Sistina, di Benedetto XVI, il 21 novembre 2009:

    “Il legame profondo tra bellezza e speranza costituiva anche il nucleo essenziale del suggestivo Messaggio che Paolo VI indirizzò agli artisti alla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’8 dicembre 1965:
    “A voi tutti – egli proclamò solennemente – la Chiesa del Concilio dice con la nostra voce: se voi siete gli amici della vera arte, voi siete nostri amici!” (Enchiridion Vaticanum, 1, p. 305).

    Ed aggiunse: “Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione.
    La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione.

    E questo grazie alle vostre mani… Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo”.

    Poi vedi l’affresco, a tutta parte interna, commissionato da Mons. Paglia per il duomo di Terni e ti rendi conto che, dopo il 1965 (non ero neppure nato ma mi rendo conto, comunque, benissimo), qualcosa deve essere andato dannatamente storto nelka Chiesa.

    E, presumibilmente, già prima.

  5. Insieme alla bellezza, metterei che le antiche chiese erano costruite non solo per celebrare la gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ma pure per creare un effetto positivo sui fedeli e sull’ambiente circostante. Quando i monaci costruivano le cattedrali ogni mattone era posto con una preghiera. I servizi divini nei secoli servivano per potenziare l’energia divina. Ci sono ruderi di chiese che ancora emanano queste forza. Quando devo scaricare tensioni e normalizzare le mie vibrazioni, io vado nell’abbazia cistercense di Chiaravalle di Fiastra, fondata dallo stesso San Bernardo. A parte l’imposizione delle mani da parte di un monaco cistercense, appoggiarsi con la spina dorsale e con le mani alle colonne, oppure appoggiare la fronte e la mani, e fare un vuoto mentale, ossia bloccando la mente, porta a scaricare tensioni e percepire la forza accumulata dai monaci in secoli di preghiere e di salmi. Io sono innamorato della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non ho avuto bisogno di credere per fede, ma per scienza. Certo, fino ad un certo punto: non potrai mai arrivare , pur capendone la meccanica, ai livelli dello Spirito Santo, del Figlio e del Padre. Nessuno ci può arrivare. Al massino arrivi al piano del Buddha e del Nirvana… Ma oltre? Oltre non puoi, perché c’è un abisso. Pure se sei già a somiglianza di Dio, conoscendo il Bene ed il Male, non puoi.
    Ascolto sempre le preoccupazioni per la nostra Chiesa. A volte soffriamo fino alle lacrime. Ci disperiamo. Ma come può un creato – il Nemico – vincere sul Creatore? Noi abbiamo già vinto, col Cristo Nostro Signore. Perire da soldati del Cristo è un onore, perché – come dice un inno – “la Morte è un avvicinarsi al Cielo”.

  6. Sono la persona meno indicata per poter dare giudizi sull ‘arte dei nostri giorni. Tuttavia, per me la vera arte rimane quella antica, classica, che mi ispira profondi sentimenti che toccano il cuore e l’anima. L’arte moderna, mi lascia indifferente e volentieri la ignoro punto. Mi scuso con quanti non la pensano come me.

    1. @Sulcitano

      Un famoso pittore, di cui non farò il nome per non inficiarne il giudizio sulle sue parole, disse:
      “Astrattisti –
      coloro che hanno nulla da dire
      e dicono il nulla!”

      Per farti un esempio una moderna opera d’arte astratta è l’Amoris Laetitia, in cui, come sempre accade davanti a tali espressioni, ognuno ci vede un po’ quello che gli pare…

      1. Eh caro Lillo, ma quando parliamo di un Dio che si fa uomo è difficile che restiamo proprio calmi calmi 🙂

    1. Una bella mano, quella di Gasparro, grazie ad una buona scuola… Anche il Maestro Pietro Annigoni, con un’altra sensibilità, aveva, da non credente, il senso del Sacro. Ci sono pittori moderni che, pur al di fuori del figurativo, riescono ad esprimere il Sacro. Una notte vidi in veloci sequenze delle astrazioni che ricordavano Klimt, di una bellezza tale con i viola, gli azzurri, i gialli, i rosa e le campiture dorate, che se avessi potuto riprodurle sarei potuto diventare un grande.
      In una moderna chiesa della Comasina a Milano, ove mi sposai, c’era un enorme Crocifissione, incomprensibile per un provinciale come me. Sarà stato l’effetto di quella Crocifissione che ha determinato successivamente la fine del mio matrimonio? Ovvio che è uno scherzo, il mio. Le moderne musiche sacre potrebbero andare bene per una discoteca, non in un sacro edificio dove la musica è utilizzata per disporre l’animo alla preghiera, alla meditazione, alla contemplazione. I chiaroveggenti del passato hanno descritto con disegni e dipinti le musiche di Bach, di Mozart, del Gregoriano, come apparivano all’occhio chiaroveggente. Purtroppo, non avremo ciò che appare quando si suona il rock sacro. Però, lo immagino…

  7. Dostoevskij scrisse che “la bellezza salverà il mondo”.
    Dio (fonte e ispirazione di ogni Bellezza) salverà il mondo (lo ha già salvato, in verità).
    La produzione artistica contemporanea (che, salvo rare eccezioni, definire artistica è offensivo per l’intelligenza e la sensibilità di un tricheco) di fatto riflette pienamente il nostro mondo, che, avendo buttato Dio alle ortiche, non vuole proprio saperne di essere salvato. Anzi, è proprio dominato da un ossessivo “cupio dissolvi”.
    Un’arte appunto in dissoluzione…come l’uomo contemporaneo, come la Chiesa.
    Tutto assunse una straordinaria evidenza da quando Duchamp (già nel 1917) oso’ chiamare un orinatoio “fontana” … purtroppo qualcuno “peggio” di lui oso’ mettere ‘sta roba in un museo … e, dato che al peggio non c’è limite, da allora c’è tutto un mondo di allocchi che ci crede fermamente, e paga pure il biglietto di entrata…

  8. La demolizione della chiesa passa attraverso lo sfascio architettonico, artistico, liturgico.
    L’abbigliamento trasandato di molti sacerdoti, il loro modo di fare ordinario, l’orrenda architettura delle chiese, lo squallore degli arredi sacri, la povertà dei canti liturgici, sono conseguenza del concilio vaticano II e dell’assenza dell’autorità ecclesiastica, unita certamente al disinteresse e all’ignoranza di molti vescovi, che non si preoccupano del decoro e della dignità dei luoghi sacri.
    Del resto, basta osservare l’esempio dell’arcivescovo di Palermo, rivestito dei paramenti pontificali, tutto sorridente, in mezzo all’assemblea festosa, in groppa alla bicicletta, che corre velocemente per il presbiterio della Cattedrale di Palermo!
    Di quale chiesa stiamo parlando?

    1. Esatto. Uno dei motori della confusione postconciliare e’ stato la confusione tra poverta’ e squallore. La poverta’ non nega la dignita’, lo squallore si’. Sulla base di questa confusione, la chiesa postconciliare ha promosso e continua a promuovere lo squallore.

    1. Basta lo squallore del logo del “Giubileo della Misericordia” con il motto “Misericordiosi come il Padre”. O come il crocifisso di Cevo tragicamente crollato sulla testa di un povero ragazzo disabile.

      1. Ricordo un bell’articolo del Mastino sul fatto. Peccato non sia piu’ online il suo sito, spero che lui stia bene.

        1. Forse lei Claudius parla dell’articolo “La mano invisibile?”; mi piacque così tanto che lo scaricai, e lo conservo ancora gelosamente nel mio archivio. Se interessa a qualcuno ditelo che lo invio al dottor Tosatti.

          1. Proprio quello. Frequentavo il blog del Mastino che per qualche misteriosa ragione e’ scomparso. Non so se lei o qualcuno qui dentro e’ ancora in contatto con lui, spero che stia bene e che sia sempre nell’amicizia del Signore e della sua tenerissima Madre.

    1. Veritatis Splendor!

      Poi uno guarda ed ascolta Bergoglio …
      e Sosa, Paglia, Galantino .. od il gesuita USA James Martin che esalta nemmen poi tropoo velatamente il relativismo/indifferentismo sessuale e difatti pubblica in rete e su carta stampata saggi per promuovere matrimonio, sacerdozio e santificazione dell’omosessualismo (pro domo sua?)..

      E mi vien difficile non pensare che qualcosa, dentro la Chiesa Cattolica, è andato dannatamente storto e continua a rendere storture sempre più evidenti e gravi (Bergoglio fatto papa su tutte).

I commenti sono chiusi.