CHARLIE GARD E IL PAPA. TROPPO POCO, E, SPERIAMO NON TROPPO TARDI. STORIA DI UN IMBARAZZO.

Marco Tosatti

Troppo poco, e speriamo ardentemente, non troppo tardi. Ci riferiamo alla linea impacciata che il Papa e il Vaticano ha seguito nella vicenda Charlie Gard. Una linea che è stata costituita essenzialmente da tre punti. La dichiarazione del presidente dell’Accademia per la Vita, l’arcivescovo Paglia (che, en passant diciamo può rivelarsi una delle scelte meno felici di questo regno, che di scelte discutibili abbonda); un tweet di @Pontifex, in cui non si parlava di Charlie Gard; e infine della dichiarazione di Greg Burke.

Per la dichiarazione di mons. Paglia vi rimandiamo all’articolo che abbiamo scritto qualche giorno fa.

Questo è il tweet: “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo”. E’ della sera del 30 giugno.

E infine questa è la dichiarazione di Greg Burke, di ieri: “Il Santo Padre – dichiara il portavoce vaticano, – segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi “prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo”.

In realtà quest’ultima dichiarazione suona come una sconfessione di quanto dichiarato dai vescovi inglesi e da mons. Paglia; in particolare per quanto riguarda il desiderio e il naturale diritto dei genitori di percorrere ogni via possibile che dia speranza di salvezza per il piccolo.

Qualche riflessione.

Sono giorni e giorni che il mondo cattolico è mobilitato contro l’eutanasia di Charlie. Sin dalla prima sera, con un rosario in piazza San Pietro, sotto quella che era la finestra del Papa. Ma il Pontefice è nel suo bunker di Santa Marta, circondato da suoi fedeli e meno fedeli, e non può averlo visto. Però a Santa Marta, come all’Ambasciata inglese, come all’ospedale sono arrivate molte telefonate.

La lentezza della reazione può far pensare a due cose. La prima: l’informazione che giunge al Pontefice è fortemente condizionata da quello che scrivono i mass media mainstream che di Charlie si sono occupati poco o niente, più importanti i concerti. E il Pontefice sappiamo – l’ha detto egli stesso – che cosa legge.

Questo vuoto comunicativo è stato rafforzato dall’atteggiamento dei suoi vari spin doctor e giannizzeri comunicativi. Basta leggere certi accenni di vescovi e preti sul timore che il caso di Charlie sia “strumentalizzato politicamente” per capire che il bambino a cui i genitori vogliono dare un’ultima chance per quanto labile, e la burocrazia tanatologica britannica e internazionale no, sia considerato un caso “di destra”. Non è Trump, l’aborrito Trump, che è pro-life? Vade retro! Questa etichettatura – ma quanto è ideologico, questo regno! – ha contribuito a non far capire che la battaglia non è solo per Charlie, ma per il diritto di non venire terminati per ordini superiori un giorno anche contro il parere magari nostro, magari di chi ci vuole bene, se c’è.

Così quello che in teoria dovrebbe essere un tema, e una battaglia, eminentemente cattolica: due genitori che lottano per la speranza, solo ben tardi è giunta all’attenzione del Pontefice, e anche lì, permettetemi di dirlo, non è che si sia rovinato. Solo dopo che la rete era piena di messaggi di cattolici sbalorditi dal suo silenzio all’Angelus Greg Burke ha emanato il comunicato, che tradisce tutto lo sforzo e l’imbarazzo della situazione. Greg Burke: il Papa degli imprevisti, delle visite a sorpresa, delle telefonate a questo e a quello non si è speso personalmente. Almeno per quello che ci è stato dato di sapere. Non ci sembra che abbiamo assistito a un episodio esaltante. Né per la Chiesa, né per la sua comunicazione.



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200 commenti su “CHARLIE GARD E IL PAPA. TROPPO POCO, E, SPERIAMO NON TROPPO TARDI. STORIA DI UN IMBARAZZO.”

  1. @Marco
    #Sulla questione del libero arbitrio da te idolatrato, dove tu in sostanza affermi che Dio ci mette la Grazia ma tale Grazia è efficace solo in virtù dell’assenso dell’uomo, mettendo quindi la Grazia e l’azione dell’uomo sullo stesso piano, ti ripeto che questo è semi-pelagianesimo#

    Finiscila di calunniarmi, perché queste sono calunnie vere e proprie (mi accusi addirittura di idolatria: vedi di darti una regolata, piuttosto): io ho sempre affermato che “la Grazia viene sempre prima” (puoi rileggerti i miei commenti su tale tema, e MAI troverai un’equiparazione idolatrica come quella di cui mi accusi con tanta leggerezza); ma ho anche detto che, secondo certe tue formulazioni, e certi tuoi “ritagli”, pare (e dico pare) che il libero arbitrio venga annullato.

    Se ti sembra che questo mio dire significhi equiparare Grazia e libero arbitrio, allora evidentemente hai qualche problema con la lingua italiana.

    Continui a mettermi in bocca cose che mai mi sono sognato di affermare, e questo non solo è offensivo, ma impedisce pure un serio e sereno dialogo.

    Non è la prima volta che mi offendi, in varie maniere, e questo non può certo farmi piacere.

    E per fortuna tu sei uno di quelli che leggono con attenzione i commenti altrui: per fortuna…

    CCC 2008
    Il merito dell’uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che
    _Dio ha liberamente disposto di associare l’uomo all’opera della sua grazia_.
    _L’azione paterna di Dio precede con la sua ispirazione, mentre il libero agire dell’uomo viene dopo nella sua collaborazione_,
    così che
    _i meriti delle opere buone devono essere attribuiti innanzi tutto alla grazia di Dio, poi al fedele_.
    Il merito dell’uomo torna, peraltro, anch’esso a Dio, dal momento che le sue buone azioni hanno la loro origine, in Cristo, dalle ispirazioni e dagli aiuti dello Spirito Santo.

    CCC 2010
    Poiché nell’ordine della grazia
    _l’iniziativa appartiene a Dio, nessuno può meritare la grazia prima_,
    quella che sta all’origine della conversione, del perdono e della giustificazione.
    Sotto la mozione dello Spirito Santo e della carità,
    _possiamo in seguito meritare per noi stessi e per gli altri le grazie utili per la nostra santificazione_,
    per l’aumento della grazia e della carità, come pure per il conseguimento della vita eterna.
    Gli stessi beni temporali, quali la salute e l’amicizia,
    _possono essere meritati_
    seguendo la sapienza di Dio.
    Tutte queste grazie e questi beni sono oggetto della preghiera cristiana. Questa provvede al nostro bisogno di grazia per le azioni meritorie.

    ***
    Mai ho affermato qualcosa di diverso, rispetto a ciò che è evidenziato nei paragrafi del CCC riportati qui sopra. Si comprende chiaramente che il valore della Grazia è di gran lunga superiore a ciò che l’uomo può meritare (utilizzando al bene il suo libero arbitrio); ma parimenti viene sottolineato che, accogliendo “la mozione dello Spirito Santo e della carità”, noi “possiamo meritare per noi stessi e per gli altri…”.

    Si dice con chiarezza che i meriti delle opere buone vanno attribuiti prima di tutto alla Grazia, e poi al fedele. Non si dice, come tu pari affermare in certi passaggi, che nel caso di opere buone il merito è “tutto” della Grazia.
    Piuttosto: il merito del fedele è infinitesimo, rispetto a quello della Grazia, ma c’è.

    E su questo siamo in disaccordo, tu e io. Ma io non mi trovo in disaccordo coi paragrafi del CCC riportati qui sopra. E tanto mi basta. Se permetti, preferisco seguire il CCC piuttosto che certe arbitrarie interpretazioni, anche se si basano sugli insegnamenti di un grande Dottore come Tommaso.

    Perciò, se hai voglia di crearti “affermazioni immaginarie”, allo scopo di dare sfogo alla tua lungaggine, questo è e rimane un problema tuo.

    ***
    #Sulla concisione chiedo scusa davvero, ma purtroppo è difficile essere concisi su questi temi#

    Questa tua richiesta di scuse – davvero! – mi sa tanto di fasullo: infatti, come ti ho detto in passato, hai proprietà di linguaggio, e potresti ben esprimere e sintetizzare certi concetti con parole tue, SENZA ricorrere a continui e invasivi copia e incolla.

    Non è affatto difficile: basta volerlo. Le capacità le hai, ti manca dunque la buona volontà.

    Sintesi, sintesi, per la miseria. E anche con la sintesi, i commenti spesso si allungano. Figuriamoci che accade, con copia e incolla compulsivi.

    ***
    #Quando io avevo già spiegato n volte, e proprio parlando con te in questo topic, che non è la piena avvertenza che è in ballo per i cattolici in quelle condizioni, ma la libertà, il deliberato consenso#

    Infatti continui a non capire (e per questo poi ti trovi a spiegare n volte): io non metto in dubbio la questione del deliberato consenso; però affermo che, anche per il confessore, è difficile “pesare” se e quanto il consenso sia deliberato. Esattamente ciò che dice Mons. Livi, ad esempio.

    Dunque, e molto semplicemente, sottolineo la necessità di muoversi con estrema prudenza, in caso di peccato in materia grave.
    Se nessuno, come affermi pure tu, si può ritenere in Grazia, a maggior ragione NON si possono ritenere in Grazia i peccatori gravi e incalliti.

    Non ho problemi ad accettare le tue scuse; ma rimane il fatto che, siccome tu scrivi tantissimo (e ciò richiede tempo e impegno, prima a te, e poi a chi ti legge), può accadere che ti trovi (magari per stanchezza) a travisare i concetti espressi da altri commentatori. E anche fatalmente accade che gli altri commentatori si trovino in serie difficoltà, nel districarsi dentro la giungla (tale è, senza offesa) dei tuoi commenti.

    Anche se sei in perfetta buona fede (spero di sì, ovviamente), rimane il fatto che, più di una volta, è difficile rapportarsi con te, proprio a causa dei tuoi interminabili papiri.

    Se deciderai sul serio di darti una regolata, tanto meglio per tutti. Sennò pazienza.

    1. “Finiscila di calunniarmi, perché queste sono calunnie vere e proprie (mi accusi addirittura di idolatria: vedi di darti una regolata, piuttosto): io ho sempre affermato che “la Grazia viene sempre prima” (puoi rileggerti i miei commenti su tale tema, e MAI troverai un’equiparazione idolatrica come quella di cui mi accusi con tanta leggerezza); ma ho anche detto che, secondo certe tue formulazioni, e certi tuoi “ritagli”, pare (e dico pare) che il libero arbitrio venga annullato”

      L’equiparazione c’è, perché te è la Grazia insieme al consenso dell’uomo che porta a giustificazione. Non è così, perché la Grazia CAUSA il consenso dell’uomo, la Grazia efficace è la causa prima, il libero arbitrio la causa seconda dipendente dalla prima.

      Rileggi quello che scriveva Bellon

      “Mi pare che un esempio possa aiutare in qualche modo, ma solo in qualche modo: se tu inserisci in un organismo sano un ottimo cibo, questo cibo viene accolto e trasformato in ottimo sangue e dispone l’organismo a riceverne del nuovo.
      Il cibo dunque è la causa prima. E la buona disposizione dell’organismo è causata dal buon cibo precedentemente assunto. Quindi alla fine il merito è tutto del cibo ed è anche dell’organismo sano.”

      I passi del Catechismo da te citati dicono esattamente ciò che sto dicendo io, guardacaso.

      “Si comprende chiaramente che il valore della Grazia è di gran lunga superiore a ciò che l’uomo può meritare (utilizzando al bene il suo libero arbitrio); ma parimenti viene sottolineato che, accogliendo “la mozione dello Spirito Santo e della carità”, noi “possiamo meritare per noi stessi e per gli altri…”.”

      Si, ma l’accettazione della Grazia è essa stessa Grazia, lo dice anche il Catechismo al paragrafo 2001
      “La preparazione dell’uomo ad accogliere la grazia è già un’opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita ”

      Quando dice che

      “Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo ;

      egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita ”

      Sta descrivendo esattamente la Grazia Efficace. Ti ripeto che una della mani che scrissero il nuovo Catechismo è il Cardinale Schönborn, un tomista domenicano.

      “Si dice con chiarezza che i meriti delle opere buone vanno attribuiti prima di tutto alla Grazia, e poi al fedele. Non si dice, come tu pari affermare in certi passaggi, che nel caso di opere buone il merito è “tutto” della Grazia.
      Piuttosto: il merito del fedele è infinitesimo, rispetto a quello della Grazia, ma c’è. E

      su questo siamo in disaccordo, tu e io.”
      Guarda che pure io non ho mai negato i meriti del fedele, conseguenti alla Grazia. Ho sempre detto però che anche l’accettazione della Grazia è effetto della Grazia, e solo dopo merito del fedele, in accordo sia col Catechismo che con la dichiarazione congiunta sulla Giustificazione al paragrafo 20 dove è scritto che

      ” Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

      In altre parole:

      1) dove vi è stato il libero assenso vi è stato innanzitutto per merito della Grazia Efficace e solo secondariamente per merito nostro;

      2) dove l’assenso non vi è stato non vi è stato solo per colpa nostra, perché abbiamo rifiutato la Grazia sufficiente;

      3) quando riceviamo la Grazia efficace diamo sempre l’assenso, pur rimanendo liberi di rifiutarlo, perché la Grazia Efficace muove il libero arbitrio infallibilmente al Bene, pur senza violare la libertà, come insegna San Tommaso

      “Se quindi è intenzione di Dio che l’uomo di cui egli muove il cuore ottenga la grazia, infallibilmente essa sarà ottenuta; come confermano le parole evangeliche [Gv 6, 45]: “Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me”. “. (Summa Teologica, I-II, 112, 3 );

      4) quando riceviamo la Grazia sufficiente neghiamo sempre il nostro assenso per colpa solo nostra, della nostra cattiva volontà.

      Il problema è che tu non accetti questo, e sembri voler affermare che i meriti dell’uomo in qualche modo siano causa parziale della Giustificazione; non è così. Sono conseguenza della stessa, non causa. Anche qui San Tommaso lo spiega bene in Summa Teologica I, 23, 5 dove insegna che “non si può distinguere ciò che proviene dal libero arbitrio da ciò che proviene dalla predestinazione, come non si può mai distinguere ciò che deriva dalla causa seconda da ciò che deriva dalla causa prima: poiché la provvidenza, come è stato già detto [q. 22, a. 3], produce i suoi effetti mediante le operazioni delle cause seconde. Quindi anche le azioni compiute dal libero arbitrio derivano dalla predestinazione. ”

      Tu invece fai la distinzione, ed è un errore pelagiano. San Tommaso infatti lo dice proprio senza mezzi termini in quel capitolo.

      “Infatti continui a non capire (e per questo poi ti trovi a spiegare n volte): io non metto in dubbio la questione del deliberato consenso; però affermo che, anche per il confessore, è difficile “pesare” se e quanto il consenso sia deliberato. Esattamente ciò che dice Mons. Livi, ad esempio.”

      Ma è sempre stato difficile pesare, con tutti i peccatori.

      “Dunque, e molto semplicemente, sottolineo la necessità di muoversi con estrema prudenza, in caso di peccato in materia grave.
      Se nessuno, come affermi pure tu, si può ritenere in Grazia, a maggior ragione NON si possono ritenere in Grazia i peccatori gravi e incalliti.”

      E chi ha detto il contrario? Un peccatore deve andarsi a confessare, poi al limite deciderà il sacerdote se assolverlo oppure no. Un sacerdote deve anche prendersi le responsabilità, altrimenti uno potrebbe confessarsi con un programma informatico, se l’individuo e la sua vita non contassero una mazza e contasse solo l’atto oggettivo.

      ” Non ho problemi ad accettare le tue scuse; ma rimane il fatto che, siccome tu scrivi tantissimo (e ciò richiede tempo e impegno, prima a te, e poi a chi ti legge), può accadere che ti trovi (magari per stanchezza) a travisare i concetti espressi da altri commentatori. E anche fatalmente accade che gli altri commentatori si trovino in serie difficoltà, nel districarsi dentro la giungla (tale è, senza offesa) dei tuoi commenti.”

      Capisco perfettamente. Non credere che mi diverta a perdere 10/15 minuti per ogni commento, non mi diverto affatto. Purtroppo è l’argomento che è complesso.

      ‘Anche se sei in perfetta buona fede (spero di sì, ovviamente), rimane il fatto che, più di una volta, è difficile rapportarsi con te, proprio a causa dei tuoi interminabili papiri. ”

      Capisco, mi dispiace.

      “Se deciderai sul serio di darti una regolata, tanto meglio per tutti. Sennò pazienza.”

      Faccio il possibile.

    2. Sulla Grazia ripeto che anche San Paolo è chiaro più che mai

      “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; nè viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.” (Efesini 2,4-10)

      Ora dimmi: se fossimo noi a determinare la nostra salvezza, non avremmo forse motivo di vanto? Certo che si. E se Dio desse a tutti le stesse Grazie e la loro efficacia dipendesse dal nostro assenso cosa sarebbe a salvarci? Noi stessi, il nostro atto di volontà, non la Grazia in se, poiché secondo questa prospettiva la Grazia era la stessa per tutti e se Tizio si salva si salva perché, al contrario di Caio, vi ha dato il suo assenso.

      Avrebbe forse senso, ripeto, in un tale scenario, affermare che ” per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; nè viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene” quando di fatto a salvarci sarebbe un’opera nostra, cioè l’atto di volontà di accettazione della Grazia?

      Non avrebbe nessun senso.

      Ancora meno senso, anzi deliranti, sarebbero in questo caso le parole di San Paolo in Rm 9,16 dove afferma che ” non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia”.

      Nella tua prospettiva infatti San Paolo avrebbe dovuto scrivere “non dipende da Dio che elegge e fa Misericordia, ma dalla volontà dell’uomo di accettare il dono dell’Eterno”.

      E che dire di Rm 9,10-12?

      ” Rebecca ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre; quando essi non erano ancora nati e nulla avevano fatto di bene o di male – perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull’elezione, non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama -, le fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe
      e ho odiato Esaù.”

      Nella tua prospettiva bisognerebbe riscriverlo così

      “Rebecca ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre; quando essi non erano ancora nati e in previsione di ciò che avrebbero fatto di bene o di male – perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sulle opere, non in base all’elezione di Colui che chiama,, ma alla volontà di colui che è chiamato -, le fu dichiarato: Il minore sarà uguale al minore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe quanto ho amato Esaù.”

      L’inversione, in pratica. Ciò che sostengo io invece ha il supporto della Scrittura, del Catechismo e di San Tommaso.

      San Tommaso infatti spiega bene quel passo, senza doverne rovesciare il significato.

      Spiega infatti, in Summa Teologica I, 23, 3 http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I/QUESTIONE%2023.html

      “Dio riprova alcuni. Infatti abbiamo già detto [a. 1] che la predestinazione è una parte della provvidenza. E si è anche dimostrato [q. 22, a. 2, ad 2] che la provvidenza può ragionevolmente permettere qualche deficienza nelle cose ad essa sottoposte.
      Essendo quindi gli uomini indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene ad essa il PERMETTERE che alcuni manchino di raggiungere questo fine. E ciò viene detto riprovare.
      Quindi, come la predestinazione è una parte della provvidenza relativamente a coloro che da Dio vengono ordinati alla salvezza eterna, così la riprovazione è una parte della divina provvidenza rispetto a coloro che non raggiungono tale fine. Per cui la riprovazione NON dice soltanto prescienza, ma aggiunge concettualmente qualcosa, come si è già visto [q. 22, a. 1, ad 3] per la provvidenza. Come infatti la predestinazione include la volontà di conferire la grazia e la gloria, così LA RIPROVAZIONE INCLUDE LA VOLONTÀ DI PERMETTERE CHE QUALCUNO CADA NELLA COLPA, e [la volontà] di infliggere la pena della dannazione per il peccato.

      Soluzione delle difficoltà: 1. Dio ama tutti gli uomini, anzi ama tutte le creature, in quanto a tutti gli esseri vuole del bene; NON A TUTTI PERÒ VUOLE OGNI BENE. Per cui quando ad alcuni non vuole il bene della vita eterna si dice che li ha in odio, o che li riprova.
      2. Quanto al modo di causare, la riprovazione si comporta DIVERSAMENTE dalla predestinazione. La predestinazione infatti è CAUSA tanto di ciò che è atteso dai predestinati nella vita futura, cioè della GLORIA, QUANTO DI CIÒ CHE DA ESSI È PERCEPITO NEL PRESENTE, CIOÈ DELLA GRAZIA. La riprovazione invece NON È CAUSA di ciò che si verifica nella vita presente, cioè DELLA COLPA, ma solo dell’abbandono da parte di Dio. È tuttavia causa di ciò che sarà inflitto nel futuro, cioè della pena eterna. Ma LA COLPA PROVIENE DAL LIBERO ARBITRIO DI COLUI CHE È RIPROVATO E ABBANDONATO DALLA GRAZIA. E così si avvera il detto del profeta: “La tua perdizione proviene da te, o Israele!”.
      3. La riprovazione di Dio non riduce affatto le capacità dei reprobi. Per cui, quando si dice che i reprobi non possono ottenere la grazia, ciò va inteso non di una impossibilità assoluta, ma di una IMPOSSIBILITÀ CONDIZIONATA: nel senso in cui sopra [q. 19, a. 8, ad 1] abbiamo detto che è necessario che il predestinato si salvi, cioè di una necessità condizionata, la quale non toglie il libero arbitrio. Quindi, sebbene chi è riprovato da Dio non possa ottenere la grazia, tuttavia DIPENDE DAL SUO LIBERO ARBITRIO CHE CADA IN QUESTO IN QUEL PECCATO. Giustamente dunque ciò gli viene imputato a colpa. ”

      E sui predestinati afferma che la predestinazione è infallibile, in Summa Teologica I, 23, 6, dove scrive che

      “La predestinazione certissimamente e infallibilmente ottiene il suo effetto; e tuttavia non comporta necessità, nel senso cioè che il suo effetto provenga necessariamente. Infatti sopra abbiamo dimostrato [a. 1] che la predestinazione è una parte della provvidenza. Ora, non tutto ciò che è soggetto alla provvidenza è reso necessario, ma alcune cose accadono in modo contingente, secondo la natura delle cause prossime che la divina provvidenza ha posto per produrre tali effetti.
      Tuttavia l’ordine della provvidenza è infallibile, come sopra si è dimostrato [q. 22, a. 4]. Così dunque anche l’ordine della predestinazione è certo; e tuttavia non è abolito il libero arbitrio, da cui deriva che l’effetto della predestinazione si produca in modo contingente. ”

      E soprattutto che

      “Considerando la cosa in se stessa, è possibile che un predestinato muoia in peccato mortale; ma posto (come di fatto si pone) che sia predestinato, allora è impossibile. Non ne segue quindi che la predestinazione possa fallire. “

      1. E ultima cosa, con questo spero di chiudere il discorso, poi se avessi oniezioni dimmi pure.

        Quando San Tommaso scrive che

        “Così dunque anche l’ordine della predestinazione è certo; e tuttavia non è abolito il libero arbitrio, da cui deriva che l’effetto della predestinazione si produca in modo contingente. ”

        Cioè che la predestinazione è infallibile ma non abolisce il libero arbitrio (da lì li contingenza dell’effetto della predestinazione), ha potuto dire ciò perché il libero arbitrio, pur essendo mosso da Dio, rimane veramente libero, non viene mosso necessariamente come un oggetto inanimato.

        Lo chiarisce meglio in dove scrive che

        “Il libero arbitrio è sì causa del suo atto, in quanto l’uomo a motivo della libertà muove se stesso ad agire. ”

        Quindi il libero arbitrio non è annullato, al contrario di quanto affermi, erroneamente tu, affermando altrettanto erroneamente che questa sarebbe la mia posizione.

        Per sempre l’Aquinate spiega

        “Non si richiede tuttavia, per salvare la libertà, che ciò che è libero sia la causa prima di sé… E Dio che è la causa prima che muove sia le cause naturali che quelle volontarie. E come muovendo le cause naturali non toglie ad esse che i loro atti siano naturali, così MUOVENDO LE CAUSA VOLONTARIE NON ESCLUDE CHE LE LORO AZIONI SIANO VOLONTARIE, ma piuttosto fa questo in esse: opera infatti in tutte le cose secondo la loro natura”. (Somma teologica I, 83, 1, ad 3; cfr. I, 29, 8; I-II, 10, 4).

        Chiaro? Spero di essere stato chiaro. E altrochè “arbitrarie interpretazioni, anche se si basano sugli insegnamenti di un grande Dottore come Tommaso”, di cui tu mi accusi.

        Non c’è niente di arbitrario in ciò che ho scritto. Quando e se avrai tempo e voglia ti consiglio di studiare questo http://www.arpato.org/testi/lezioni_grazia/Grazia_7_Lezione.pdf testo del grande padre tomista padre Tyn, per verificare come io non sostenga nulla di diverso.

        E, se e quando vorrai andare sul pesante, ti consiglio la sintesi tomistica di Garrigou Lagrange, preceduta da elementi di filosofia volume 1 e 2 della Vanni Rovighi per familiarizzare meglio col linguaggio tomista e affrontare con più profitto il Lagrange.

        1. Dal link che ho segnalato, dove Padre Tyn parla della perseveranza finale

          “Comunque sia, la perseveranza finale è tuttavia oggetto di preghiera. Noi moderni abbiamo un po’ perso il senso della morte, di una morte santa. Una volta nelle litanie c’era: “da una morte subitanea ed improvvisa, liberaci Signore”. Ora c’è la tendenza a dire: “che io non me ne accorga neanche!”. La mentalità è cambiata e devo dire non in meglio!

          La cosa più bella che dobbiamo chiedere al Signore è che ci dia una morte consapevole, cioè una morte nella quale noi possiamo compiere un ultimo atto di amore divino. Poi il Signore provvederà Lui, ma è veramente una grande grazia che il Signore ci dia proprio una buona morte, nel senso che ci faccia morire ben disposti.

          E questo nessuno lo può meritare, perchè la perseveranza finale non è oggetto di merito, proprio perchè consiste in quella continuazione delle grazie, continuazione che è principio e non oggetto di merito. Perciò, non potendo la perseveranza finale essere meritata, bisogna che venga chiesta con la preghiera.

          Infatti S.Tommaso dice che non tutti coloro che hanno la grazia perseverano in essa: è terribile questo: tra tanti giustificati, c’è ne sono alcuni che possono morire senza stato di grazia; hanno avuto in precedenza la grazia, ma poi l’hanno persa. Una cosa è avere la grazia, un’altra cosa è conservarla. Per conservarla fino alla fine della vita, bisogna che Signore ci aiuti con un aiuto attuale speciale e continuato, il che vuol dire ovviamente un aiuto del tutto speciale, perchè quella stessa continuazione è ancora una predilezione particolare di Dio.

          Leggete voi stessi l’ad tertium, dove c’è una analisi di S.Agostino sulla differenza tra la grazia di Adamo e la grazia di Cristo24. Ecco una spiegazione rifacendoci sempre a Giovanni di S.Tommaso: la grazia abituale dà diritto alla vita eterna e gli atti compiuti nella grazia abituale, cioè i meriti, ancora meritano sia la vita eterna sia l’aumento della grazia stessa. Quindi si può meritare e di fatto si merita con ogni atto buono soprannaturale, si merita la vita eterna e l’aumento della grazia.

          Ma la grazia abituale, come tale, non dà diritto alla perseveranza finale. Quindi la grazia abituale non dà diritto al suo possesso costante in un soggetto labile e potenzialmente deficiente25 e quindi si esige ulteriormente il dono della perseveranza.

          Perciò, se io faccio delle opere buone soprannaturali, con queste opere buone e questi meriti, io mi merito la vita eterna; però non subito, ma merito la vita eterna per il momento della mia morte. Se io, dopo essere stato buono, perdo la grazia santificante e muoio senza la grazia santificante, i miei meriti non contano nulla.

          Ciò significa che io non posso meritare, con gli stessi meriti, quel bene supremo che è il perseverare nella stessa grazia che dà diritto alla vita eterna fino alla fine della vita; questo è oggetto di una particolare donazione di Dio. Che cosa si esige infatti nel dono della perseveranza? Anzitutto una morte provvidenziale: il dono della perseveranza comporta questa particolare grazia di Dio che è una morte provvidenziale.

          Questo rientra in qualche modo nella guida esterna di Dio; il Signore fa coincidere queste due circostanze: cioè il mio stato di grazia e il momento della mia morte. In un secondo momento g Dio mi concede gli aiuti interni, per vincere tutte le tentazioni, fino alla morte. E infine occorre la continuazione di questi aiuti: quindi si esige una morte provvidenziale, come aiuto esterno. L’aiuto interno sta nel vincere di volta in volta tutte le tentazioni che si presentano e nella conservazione continuata nello stato di grazia abituale.

          Tutto questo comporta un dono speciale della grazia di Dio. Vedete come la grazia della perseveranza finale supera la grazia stessa della vita presente e le sue esigenze. Quella grazia che merita la vita eterna non è però in grado di meritare una buona morte, solo la preghiera può impetrarla”.

          E come insegna San Tommaso già la preghiera che impetra le cose necessarie alla salvezza è dono di Dio.

          Lo spiega bene qui, in Summa Teologica, II-II, 83,2

          “noi preghiamo non allo scopo di mutare le disposizioni divine, ma per impetrare quanto Dio ha disposto che venga compiuto mediante la preghiera dei santi: cioè, come dice S. Gregorio [Dial. 1, 8], affinché gli uomini “pregando meritino di ricevere quanto Dio onnipotente fin dall’eternità aveva disposto di donare ad essi”.

          E quindi perché non dà a tutti la Grazia della preghiera la quale impetra la Grazia della perseveranza finale? Perché non dà a tutti la Grazia di fare quelle devozioni che ho esposto sopra, alle quali ha legato la Grazia della salvezza?

          Perché non tutti sono predestinati alla salvezza, infatti come riporta qui chi riceve la Grazia Efficace infallibilmente si salva, se la riceve in punto di morte

          http://www.studiodomenicano.com/testi/lezioni_villapace/27_Villa_Pace_Cristo_capo_della_Chiesa.pdf

          “Dio rende efficace la grazia. L’uomo al massimo può renderla inefficace. Però – e questa è la vostra domanda che è interessante, – se Dio mi dà non la grazia sufficiente ma la grazia efficace, cioè mi dà la grazia con la modalità dell’efficacia prima ancora della mia decisione; se Dio me la dà in questa maniera, io sono libero di rifiutarla e quindi di dannarmi oppure no? Allora bisogna rispondere così: SE DIO MI DA LA GRAZIA EFFICACE PER SALVARMI, IO INFALLIBILMENTE MI SALVERÒ perché naturalmente l’efficacia dell’azione di Dio non può venir meno; la creatura non può renderla vana, per così dire.”

          La Grazia della perseveranza finale come ha ben spiegato, si impetra con la preghiera, non è possibile meritarla. È vero che si salvano anche alcuni che in vita non hanno pregato, o hanno pregato poco e male e sono in peccato mortale poco prima della morte, ma questo perché ad esempio altri hanno pregato per loro, impetrando per loro dalla Misericordia divina le Grazie che DIO aveva già deciso di concedere loro.

          Santa Monica pregò per suo figlio (Sant’Agostino) e ottenne da Dio, per lui, la Grazia della conversione. Ma è stato Dio a muovere Santa Monica a pregare, perché come insegna l’Aquinate in Summa Teologica, II-II, 83,15 “La preghiera fatta senza la grazia santificante non è meritoria, come non lo è neppure alcun atto virtuoso. Tuttavia la stessa preghiera che IMPETRA LA GRAZIA SANTIFICANTE deriva da qualche altra grazia, cioè da un dono gratuito; poiché, come dice S. Agostino [De persev. 23], anche il pregare è un certo “dono di Dio”” (Summa Teologica, II-II, 83,15)

          In questo caso non fu la sua preghiera, ma quella di sua madre, mossa dalla Grazia di Dio.

          Tanti peccatori ogni giorno muoiono in Grazia per le preghiere dei cristiani. Molti cattolici (tra cui anche io) ad esempio, ogni giorno recitano alle 15:00 la coroncina della Divina Misericordia, e tali preghiere impetrano innumerevoli grazie di conversione ai morenti, specie perché Cristo ha voluto legare la Grazia Efficace a questa preghiera.

          È vero che San Tommaso insegna che la preghiera viene sicuramente esaudita quando si chiedono cose necessarie alla salvezza per se stessi, ma quella preghiera è una “eccezione”, perché è una devozione voluta da Cristo stesso e insegnata a Santa Faustina per essere un canale di grandi Grazie.

          Basti vedere cosa dice

          “Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l’anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri” (Quaderni…, II, 204 – 205)

          Ora, con “vicino” agli agonizzanti non va intesa necessariamente come vicinanza fisica. Basta pregare per loro, sia in senso generale, per i morenti (poi ci penserà Cristo a far arrivare le Grazie a chi vuole Lui) sia in senso più specifico, se ad esempio preghi per un tuo caro o un tuo amico che sta morendo.

          Da capo: Dio lo convertirà, l’ha promesso, e può farlo con la Sua Grazia Efficace senza violare il suo libero arbitrio. Ma questo significa forse che sei stato tu a salvarlo, che tu hai cambiato le disposizioni di Dio?

          Ancora una volta: no, significa che Dio ti ha mosso a pregare per questa persona affinchè tu impetrassi dalla Misericordia divina le grazie che Dio dà tutta l’eternità aveva deliberato di concedergli/concederle.

          È importante capire questo punto. Ricordati queste due cose:

          1) “noi preghiamo non allo scopo di mutare le disposizioni divine, ma per impetrare quanto Dio ha disposto che venga compiuto mediante la preghiera dei santi: cioè, come dice S. Gregorio [Dial. 1, 8], affinché gli uomini “pregando meritino di ricevere quanto Dio onnipotente fin dall’eternità aveva disposto di donare ad essi”. (Summa Teologica, II-II, 83,2 );

          2) ” nella predestinazione ci sono da considerare due elementi: il disegno divino e il suo effetto. Quanto dunque al primo elemento, in nessuna maniera la predestinazione può ricevere aiuto dalle preghiere dei santi: poiché non potrà mai avvenire che uno sia predestinato per le preghiere dei santi. Quanto invece al secondo elemento si può dire che la predestinazione è aiutata dalle preghiere dei santi e dalle altre opere buone: la provvidenza infatti, di cui la predestinazione è una parte, non elimina le cause seconde, ma dispone gli effetti in maniera che anche l’ordine delle cause seconde sia compreso sotto di essa. Come dunque è stato provveduto agli effetti naturali preordinando ad essi anche le rispettive cause naturali, senza di cui tali effetti non sarebbero prodotti, così è stata predestinata da Dio la salvezza di un singolo in maniera che entro l’ordine della predestinazione venga compreso anche tutto ciò che porta l’uomo alla salvezza, come le sue proprie preghiere o quelle degli altri, le opere buone o qualunque altra cosa del genere, senza di cui nessuno consegue la salvezza.”

          Spero di essere stato chiaro. Mi scuso sinceramente per la lenzuolata, e ti faccio una proposta: siccome l’argomento è complesso prenditi del tempo per rileggere i miei post, non scrivere di getto, al massimo se avrai delle obiezioni da farmi me le farai tra qualche giorno, non scrivere subito perché altrimenti finiamo col ripeterci.

          Ok? Se c’è qualcosa che non ti quadra prenditi il tuo tempo e scrivimi un lungo post dettagliato nei prossimi giorni in questo topic (tanto il dottor Tosatti non chiude i commenti), così evitiamo di occupare troppo spazio.

          Perché io vorrei essere succinto ma è difficile, data la complessità. dell’argomento, oserei dire impossibile. Perciò aiutami in questo, per favore, così mi eviti lunghi papiri e almeno scriveró un solo lungo papiro invece che decine. 😆

  2. @Marco

    #La mia battuta sul sesto era per dire che ciò che “riguarda” i peccati sotto la cintola trova spesso un’intransigenza kantiana da parte di alcuni, che poi però si mostrano assai più “ragionevoli” su altri tipi di peccati. Tutto li#

    Ah, ora era una battuta. Una battuta che però rivolgi a me, che ho sempre trattato allo stesso modo i peccati gravi (e non solo quelli contro il Sesto). Sinceramente mi pare che tu voglia giustificare a ogni costo ciò che scrivi, sentendoti superiore agli altri: non ti fai problemi, infatti, a darmi più volte dell’ottuso, e non tieni minimamente in conto ciò che ti ho scritto in varie occasioni, ossia che i tuoi lunghi commenti non rendono facile la lettura. Spero mi perdonerai, dunque, se non ho letto tutti i tuoi interventi (mi riferisco a quelli in cui rispondi ad altri commentatori).

    Più che accusare me di ottusità, perciò, accusa te stesso: è la tua stessa lungaggine che preclude una buona fruizione (chiamiamola così) di tutto quanto scrivi.

    Ma visto che a nulla serve domandarti un po’ di concisione, e che spesso riporti gli stessi lunghi ritagli più e più volte (evidentemente consideri ottusi molti dei commentatori di questo blog, dato il tuo modo di procedere), possiamo chiudere qui il discorso.

    1. “Ah, ora era una battuta. Una battuta che però rivolgi a me, che ho sempre trattato allo stesso modo i peccati gravi (e non solo quelli contro il Sesto). Sinceramente mi pare che tu voglia giustificare a ogni costo ciò che scrivi, sentendoti superiore agli altri: non ti fai problemi, infatti, a darmi più volte dell’ottuso, e non tieni minimamente in conto ciò che ti ho scritto in varie occasioni, ossia che i tuoi lunghi commenti non rendono facile la lettura. Spero mi perdonerai, dunque, se non ho letto tutti i tuoi interventi (mi riferisco a quelli in cui rispondi ad altri commentatori).”

      La mia era una battuta generale, non riferita specificamente a te. E comunque mi ero innervosito perché tu hai detto che ” non è tanto il peccato contro il Sesto, che viene trattato, bensì la rottura del vincolo matrimoniale” assumendo che io non lo sapessi.

      Se permetti la cosa mi ha un po’ infastidito.

      Sulla concisione chiedo scusa davvero, ma purtroppo è difficile essere concisi su questi temi.

    2. Poi ti chiedo scusa per averti dato dell’ottuso, ho sbagliato.
      Mi è scappato perché hai scritto per l’ennesima volta che

      “La questione degli scismatici, per molti aspetti, è ben diversa dalla questione dei cattolici adulteri: gli scismatici possono ben avere delle scusanti diciamo di ignoranza, che gli adulteri cattolici _non_ possono avere. Inutile che batti sempre sullo stesso chiodo.”

      Quando io avevo già spiegato n volte, e proprio parlando con te in questo topic, che non è la piena avvertenza che è in ballo per i cattolici in quelle condizioni, ma la libertà, il deliberato consenso.

      Te lo avevo già spiegato e tu sei ritornato alla carica con l’ignoranza che i cattolici, a differenza degli ortodossi, non avrebbero.

      Perciò ti chiedo di scusarmi per averti dato dell’ottuso, ma se puoi fai più attenzione anche tu. Ok, sarò anche prolisso, ma queste cose te le avevo già dette e le avevi anche già lette.

    3. Ultima cosa sul discorso sulla Grazia.

      C’è un commentatore su un blog americano che mi ha impressionato col suo racconto, praticamente suo padre gli apparve la notte che morì, da quello che dice era un pessimo padre, violento e cattivo.

      Leggi cosa scrive tale utente https://forums.catholic.com/showpost.php?p=14450641&postcount=16

      “I’ve told this ad infinitum before, but the night my father died, he appeared in my room.

      I believe he went to hell, because his final act was a scream of absolute terror, and it was obvious something was coming for him, even though I couldn’t see what it was. I only saw him.

      Now I was an atheist at the time (1979), and didn’t become Christian till late 1982.

      But during our discussion at one time he blurted out, “I always was doomed! I didn’t really have any choice!” I argued back, saying “That can’t be right!” He replied, “Oh, it’s right, all right. You can see that from here.”

      But later in our exchange he said “I was WILLING!” (to act as he did – I’d say very willing.)

      So this business of predestination and free will is a bit of a bug bear for me. It’s not just a case of some dry theological doctrine, but for me the personal experience of having my own father turn up in my own bedroom on the night he died. He apologised for the way he’d treated me (bit late as the damage was already done). He told me I needed to forgive him for my sake, saying that if I didn’t, I’d “destroy myself.” He also said it wasn’t for him – it was too late for him, as all that he was expected to do was to look after his own famlly, and he didn’t even do that!

      Then there was the bit about “always being doomed.”

      For me its a case of trying to justify our claim to “God is love”, and “God is good”, while knowing full well from personal experience that for some people, including my father, they are “doomed, and never had much choice” about it. Mind you my father had been cruel all my life, and admitted he “did it deliberately”. So i’m not saying he didn’t deserve to be punished – what sticks in my craw was his claim “I always was doomed! I didn’t really have any choice!”

      Did Judas really have a choice, or was he always doomed?

      John 17:12 NIV
      Quote:
      While I was with them, I protected them and kept them safe by that name you gave me. None has been lost except the one DOOMED to destruction so that Scripture would be fulfilled.
      Bit tough if you’re Judas, doomed as a baby, doomed as an infant, doomed as a teenager, doomed as an adult etc.

      Maybe I could say the same thing about my father – bit tough if you’re Terrence John Crowley aka Jack Crowley (as he preferred) doomed as a baby, doomed as a child and teenager living in very austere circumstances in the Great Depression, doomed as a young serviceman fighting in New Guinea, doomed as a young married man, doomed as an middle aged man.

      I have trouble getting my head around it – for me it’s a bit more than an academic argument between Augustinians, Molinists, Calvinists and Arminians. For me it’s the spectacle of my father absolutely screaming his head off just before he disappeared into eternity on a hot night in January 38 years ago.

      If you can shed light on it, let me know by all means”.

      A mio avviso mostra bene cosa è la riprovazione.

      1. Mostra bene perché da un lato c’è il decreto divino, che non è una predestinazione alla dannazione ma la decisione di non dare la Grazia Efficace.

        In questo senso poteva dire che “i always was doomed”, cioè che era condannato da sempre. Suo figlio replica che è un’ingiustizia, dice “That can’t be right!” un po’ come le tue proteste sulla Grazia sufficiente. Ma il padre risponde che invece è giusto, tutto giusto, e che te ne puoi rendere conto da li, infatti dice “Oh, it’s right, all right. You can see that from here”. E perché è giusto? Perché, come dice lui stesso, ha compiuto deliberatamente, col suo libero arbitrio, gli atti che lo hanno condannato.

        Infatti dice “I was WILLING!”.

        E quindi ritorniamo a quello che ti dicevo sopra, dove scrivevo che “Il dannato si danna da se, per propria colpa, non perché Dio lo predestina alla dannazione”.

        Certo, Dio potrebbe prevenire con la Grazia Efficace tale indurimento nella colpa, e potrebbe prevenire la morte in peccato mortale, ma in nessun modo “deve” farlo per essere giusto.

        Nessun dannato può dire che Dio sia stato ingiusto. Nemmeno il padre di quel tizio, che anzi confessa la Giustizia di Dio pur dicendo che “I always was doomed! I didn’t really have any choice!”.

        dall’altro dice anche ha compiuto volontariam

        1. L’ultima riga non c’entra nulla, è un refuso.

          Ad ogni modo credo che sia signficativa questa esperienza.

  3. @Marco

    #Che Dio dia a tutti gli stessi talenti e le stesse Grazie è una assurdità#

    Forse sei troppo occupato a scrivere (e ad allegare i soliti, interminabili papiri), per comprendere che io, questa assurdità, mai l’ho pronunciata.

    Infatti io ho asserito (puoi andare a rileggere quanto ho scritto) che Dio dà a tutti dei talenti, non certo che i talenti sono uguali.

    Però aggiungo anche: è giusto che chi ha ottenuto un talento diciamo d’oro, è chiamato a portare più frutto di chi ne ha ottenuto uno d’argento. In tal senso possiamo ben sottolineare che Dio è meritocratico… anche se Bergoglio ha detto chiaro e tondo che la meritocrazia non gli piace.

    ***
    “grazie a Dio la Santa Sede ha subito chiarito che non è affatto una attenuazione del peccato di aborto, ma solo un rendere più facile la riconciliazione per chi ha commesso questo delitto (che in quanto assassinio, per giunta di un innocente, è tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio)”

    Purtroppo i giornali, certe cose, tendono a non sottolinearle. Così come non sottolineano che delle persone ingiustamente accusate (e che dagli stessi giornali sono state trattate da colpevoli), sono infine state riconosciute innocenti.

    Speriamo (per lui) che Francesco abbia inteso “facilitare” la riconciliazione: rimane il fatto che certe scelte dimostrano un’imprudenza estrema. Vuoi o non vuoi, ormai è passato il messaggio che il papa abbia declassato il delitto di aborto.

    Inoltre, visto che il delitto in questione è gravissimo, era forse un grosso problema andare, ad esempio, dal proprio parroco, che avrebbe condotto la penitente (e chiunque abbia partecipato a tale abominio, e poi si sia pentito) dal proprio vescovo?

    Quel “piccolo fastidio”, non costituiva forse, già di suo, una pur parziale riparazione (diciamo un “inizio di riparazione”) per quel grave peccato?

    Le donne che hanno abortito, e che si sono veramente pentite, non hanno alcuna voglia di “facilitazioni”, bensì sono seriamente intenzionate ad espiare il loro delitto (o i loro delitti, nel caso in cui abbiano abortito più volte): basta leggere le testimonianze che si trovano in rete. Loro hanno compreso che nessuna riparazione sarà mai “troppa”, per aver ammazzato uno o più innocenti. Molte di loro affermano che sono disposte ad affrontare anche gravi sofferenze, pur di emendarsi.

    E questo è l’atteggiamento che dovrebbe avere chiunque abbia peccato in materia grave o molto grave: altro che facilitazioni varie. Per una mera questione di giustizia.

    ***
    #Egli distribuisce i Suoi doni come vuole, e ogni nostro merito è prima di tutto un Suo dono, con buona pace di chi vorrebbe il contrario per potersi vantare della propria giustizia#

    Nessun vanto, e nessuna giustizia propria: la quale, anche se c’è, è ben poca cosa rispetto alla Giustizia Divina. In realtà è quest’ultima che viene affermata, quando si dice che Dio rispetta il libero arbitrio umano. Se non lo rispettasse, Dio sarebbe ingiusto, perché salverebbe o dannerebbe le anime “a casaccio”.

    Assurdo dire che ci si vuol vantare della propria giustizia, posto che stiamo ribadendo (io e chi la pensa come me) il concetto che, quando si pecca in materia grave, è bene pentirsi e confessarsi, col serio proposito di emendarsi.

    Se ribadiamo tale concetto, evidentemente siamo ben consapevoli di essere poveri peccatori. Altro che giustizia propria. Questa è una delle tante conclusioni strampalate a cui tu giungi spesso, forse per la foga di rispondere: foga che ti impedisce di condurre un minimo di riflessione su quanto ti dicono gli altri.

    ***
    #Dio ha permesso al Papa di allora, San Giovanni Paolo II, di ammettere gli scismatici che NON vogliono convertirsi ai Sacramenti cattolici#

    La questione degli scismatici, per molti aspetti, è ben diversa dalla questione dei cattolici adulteri: gli scismatici possono ben avere delle scusanti diciamo di ignoranza, che gli adulteri cattolici _non_ possono avere. Inutile che batti sempre sullo stesso chiodo.

    In ogni caso aggiungo che io, al posto di GPII, avrei evitato questa “apertura” (così come avrei evitato come la peste l’incontro “ecumenico” di Assisi): sempre per la solita questione della prudenza, che nell’ambito della salvezza delle anime non è mai troppa.

    Se dico che un peccatore grave è chiamato alla conversione, con la Grazia di Dio che sostiene la sua buona volontà, ciò vale per ogni peccato grave, e non solo per il peccato di adulterio. E se GPII è stato imprudente con quell’apertura agli scismatici, non significa che questo giustifichi le ancor più grosse imprudenze di Francesco.

    Spesso infatti si tende a citare un peccato grave, per declassare un altro peccato ancor più grave. Il che è una fallacia logica vera e propria. Il fatto che il secondo peccato sia più grave del primo, non annulla la gravità del primo peccato.

    ***
    #Mi dispiace ma i peccati contro il sesto comandamento non sono più gravi degli altri, sebbene per certi cattolici pare che esistano solo i peccati dalla cintola in giù, mentre sugli altri peccati, che siano contro la Fede come il rifiuto della conversione alla Fede Cattolica in età adulta (memorabile inoltre il gallo sgozzato sull’altare alla cerimonia pagana a cui ha presenziato GPII ad Assisi 1986), o peccati economici, si mostrano sempre molto più “ragionevoli”#

    Guarda che non è tanto il peccato contro il Sesto, che viene trattato, bensì la rottura del vincolo matrimoniale. Infatti il divieto del CCC e del CIC non riguarda tutti coloro che peccano contro il Sesto (ovviamente alle solite condizioni: occorre pentirsi e confessarsi, prima di comunicarsi sacramentalmente), bensì coloro che hanno rotto le promesse matrimoniali, le quali sono in relazione all’unione di Cristo e della Sua Chiesa.

    Non saltare di palo in frasca, mostrando, ancora una volta, di non aver affatto capito il reale argomento di cui stiamo parlando.

    Del tutto ridondante, poi, che tu rivolga una risposta a me, dicendo che la dura lex vale per tutti: io ti ho sempre specificato che, nel mio discorrere, mi riferisco a ogni peccato grave, e non solo a quelli contro il Sesto.

    Sempre per giusta prudenza, io tendo a non parlare di peccato mortale, ma “solo” di peccato grave: però ribadisco che è gravemente temerario, per chi pecca gravemente, ritenersi in Grazia di Dio.

    Ripeto ciò che già ti ho scritto, anche se probabilmente non servirà: per la foga di intervenire, tu neppure leggi ciò che gli altri scrivono. E spero che si tratti di distrazione, e non di un modo cosciente di procedere: altrimenti sarebbe molto peggio. Vorrebbe dire che vuoi avere ragione ad ogni costo, e per tal motivo eviti certi rilievi che contraddicono le tue tesi.

    1. “Però aggiungo anche: è giusto che chi ha ottenuto un talento diciamo d’oro, è chiamato a portare più frutto di chi ne ha ottenuto uno d’argento. In tal senso possiamo ben sottolineare che Dio è meritocratico… anche se Bergoglio ha detto chiaro e tondo che la meritocrazia non gli piace.”

      Io non l’ho mai negato questo. Ho solo affermato che i meriti socrannaturali (cioè che meritano l’aumento di Gloria per la vita eterna) sono prima di tutto doni di Grazia.

      “Le donne che hanno abortito, e che si sono veramente pentite, non hanno alcuna voglia di “facilitazioni”, bensì sono seriamente intenzionate ad espiare il loro delitto (o i loro delitti, nel caso in cui abbiano abortito più volte): basta leggere le testimonianze che si trovano in rete. Loro hanno compreso che nessuna riparazione sarà mai “troppa”, per aver ammazzato uno o più innocenti. Molte di loro affermano che sono disposte ad affrontare anche gravi sofferenze, pur di emendarsi.”

      Come ho detto credo che quel gesto sia stato fatto per mostrare vicinanza da parte della Chiesa, per incoraggiare queste persone .

      “Nessun vanto, e nessuna giustizia propria: la quale, anche se c’è, è ben poca cosa rispetto alla Giustizia Divina. In realtà è quest’ultima che viene affermata, quando si dice che Dio rispetta il libero arbitrio umano. Se non lo rispettasse, Dio sarebbe ingiusto, perché salverebbe o dannerebbe le anime “a casaccio”.’

      Su questo ho già risposto. Dio rispetta il libero arbitrio, è per questo che chi si danna si danna per propria colpa. Ma non è il Libero arbitrio che salva, ma la Grazia. Punto.

      Il dannato si danna da se, per propria colpa, non perché Dio lo predestina alla dannazione. Al contrario chi si salva si salva per Grazia. C’è questa asimmetria che i tomisti hanno sempre messo in evidenza.

      “Assurdo dire che ci si vuol vantare della propria giustizia, posto che stiamo ribadendo (io e chi la pensa come me) il concetto che, quando si pecca in materia grave, è bene pentirsi e confessarsi, col serio proposito di emendarsi.”

      Ma lo vedi che sei ottuso? Ho detto e ribadito che il proposito di emendarsi è necessario ma può non essere attualizzabile senza distruggere intere famiglie? Quante volte devo ripeterlo? La riparazione si esige da chi può darla, non a tutti indiscriminitamente. La Chiesa non è Equitalia.

      “La questione degli scismatici, per molti aspetti, è ben diversa dalla questione dei cattolici adulteri: gli scismatici possono ben avere delle scusanti diciamo di ignoranza, che gli adulteri cattolici _non_ possono avere. Inutile che batti sempre sullo stesso chiodo.”

      Aridaje. Lo vedi che sei ottuso? Oppure fai apposta, una delle due. I cattolici non hanno la scusante dell’ignoranza ma possono avere limitazioni della libertà, perché se una persona esempio è con una persona cattolica non praticante o con una persona che proprio non è cattolica imporre Fc84 sfascia intere famiglie.

      E quindi non sempre è attualizzabile. Se questo non valesse come attenuante i risposati sarebbero ipso facto imperdonabili, cosa negata anche dai cardinali.

      Ora mi raccomando, scrivi un altro post dove mi parla ancora dell’attenuante dell’ignoranza che i cattolici non hanno, forza.

      “In ogni caso aggiungo che io, al posto di GPII, avrei evitato questa “apertura” (così come avrei evitato come la peste l’incontro “ecumenico” di Assisi): sempre per la solita questione della prudenza, che nell’ambito della salvezza delle anime non è mai troppa.”

      E qui almeno dimostri coerenza.

      “Guarda che non è tanto il peccato contro il Sesto, che viene trattato, bensì la rottura del vincolo matrimoniale. Infatti il divieto del CCC e del CIC non riguarda tutti coloro che peccano contro il Sesto (ovviamente alle solite condizioni: occorre pentirsi e confessarsi, prima di comunicarsi sacramentalmente), bensì coloro che hanno rotto le promesse matrimoniali, le quali sono in relazione all’unione di Cristo e della Sua Chiesa.

      Non saltare di palo in frasca, mostrando, ancora una volta, di non aver affatto capito il reale argomento di cui stiamo parlando.”

      Lo so perfettamente, infatti la legge di Fc84 “colpisce” il loro status oggettivo, non è una dichiarazione di peccato mortale, esattamente come nel pre Concilio (anzi in tutti i 2000 anni) l’esclusione degli scismatici non era una dichirazione di perdizione per queste persone ma colpiva il loro status oggettivo.

      Il punto è che queste sono leggi ecclesiastiche che possono cambiare.

      I requisiti minimi che non possono cambiare per accedere all’Eucaristia sono:

      1) essere battezzati e fare parte di una Chiesa che abbia una vera Eucaristia, e una vera Fede nella stessa, cioè essere cattolici o ortodossi;

      2) essere in stato di Grazia.

      Questi sono gli unici due requisiti minimi.

      E poi sarei io a non aver capito di cosa stiamo parlando? Sono mesi che spiego che l’esclusione di FC84 colpisce lo status dei divorziati risposati e che è una misura prudenziale che la Chiesa può tenere come no e proprio tu vieni a ricordarmelo? Ma dai.

      “Sempre per giusta prudenza, io tendo a non parlare di peccato mortale, ma “solo” di peccato grave: però ribadisco che è gravemente temerario, per chi pecca gravemente, ritenersi in Grazia di Dio.”

      Nessuno può ritenersi in Grazia, al limite è il confessore che deve decidere se assolvere oppure no, prendendo una decisione in coscienxa.

      “Ripeto ciò che già ti ho scritto, anche se probabilmente non servirà: per la foga di intervenire, tu neppure leggi ciò che gli altri scrivono. E spero che si tratti di distrazione, e non di un modo cosciente di procedere: altrimenti sarebbe molto peggio. Vorrebbe dire che vuoi avere ragione ad ogni costo, e per tal motivo eviti certi rilievi che contraddicono le tue tesi.”

      No, io leggo tutto e non evito proprio nulla, sei tu che non ascolti quello che gli altri ti dicono (vedere in questo post che mi hai riproposto obiezioni già confutate n volte), perciò non fare come il bue che da del cornuto all’asino.

      Come il rilievo sullo stato pubblico degli adulteri, che è proprio ciò che ho sempre messo in evidenza spiegando che la Chiesa può anche decidere di non tenerlo in considerazione e basarsi sull’imputabilità soggettiva, e tu me lo porti in evidenza come se io non lo sapessi. Dai, va la, piuttosto leggi meglio ciò che scrivo.

    2. Giusto per chiarire; leggi cosa scrivevo il primo Luglio

      “L’esclusione dei divorziati risposati si basava sul loro stato OGGETTIVO di adulteri, esattamente come l’esclusione degli scismatici che non volevano convertirsi si basava sul loro stato OGGETTIVO di scismatici.

      NON, come sembra credere lei e molti altri, su una presunzione di colpevolezza soggettiva.

      Se lo stato OGGETTIVO di scismatico non esclude ipso facto dai Sacramenti allora nemmeno lo stato OGGETTIVO di adultero esclude ipso facto dai Sacramenti.” http://www.marcotosatti.com/2017/06/27/don-minutella-rimosso-e-sospeso-a-divinis-i-fedeli-chiedono-spiegazioni-al-vescovo-non-accetteremo-nessun-nuovo-parroco/#comment-15820

      E, secondo te, non mi era chiaro che

      “Guarda che non è tanto il peccato contro il Sesto, che viene trattato, bensì la rottura del vincolo matrimoniale. Infatti il divieto del CCC e del CIC non riguarda tutti coloro che peccano contro il Sesto (ovviamente alle solite condizioni: occorre pentirsi e confessarsi, prima di comunicarsi sacramentalmente), bensì coloro che hanno rotto le promesse matrimoniali, le quali sono in relazione all’unione di Cristo e della Sua Chiesa.”

      Certo che mi era chiaro, altrimenti non avrei parlato di esclusione basata sul loro status oggettivo. Perciò sbagli a sottovalutarmi in questo modo.

      La mia battuta sul sesto era per dire che ciò che “riguarda” i peccati sotto la cintola trova spesso un’intransigenza kantiana da parte di alcuni, che poi però si mostrano assai più “ragionevoli” su altri tipi di peccati. Tutto li.

    3. Ho scritto che

      “I cattolici non hanno la scusante dell’ignoranza ma possono avere limitazioni della libertà, perché se una persona ad esempio è con una persona cattolica non praticante o con una persona che proprio non è cattolica imporre Fc84 sfascia intere famiglie.”

      E a questo aggiungo che anche i quattro cardinali (tre, ora che è morto Meisner, pace all’anima sua) ammettevano la possibilità concreta di attenuanti per queste persone, non relegavano certo tale possibilità in un iperuranio meramente teorico e speculativo.

      Li cito
      http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/11/la-mancata-risposta-ai-dubia-sullamoris.html

      “Nel paragrafo 301 “Amoris laetitia” ricorda che “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”.
      Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia * non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.
      Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente POTREBBE NON ESSERE PIENAMENTE IMPUTABILE** , o NON ESSERLO PER NULLA.
      Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.
      Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che “in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata”. Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato.
      La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, NON È CERTO CHE ESSI SIANO SOGGETTIVAMENTE IMPUTABILI per la loro abituale trasgressione”.

      Come vedi anche loro non dicono nulla di diverso da me, chiedono se “è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale” è la risposta è ovviamente si, anche se ammettono la possibilità di diminuzione della colpa.

      E l’ammettono nonostante sappiano benissimo che un cattolico ben difficilmente può essere ignorante su queste cose (e se lo fosse sarebbe con ogni probabilità ignoranza colpevole) quindi la non imputabilità di cui parlano anche loro non riguarda la piena avvertenza, ma semmai il deliberato consenso, la libertà di agire diversamente senza nuove colpe.

      Questo per quanto riguarda i divorziati risposati veri e propri.

      Perché molti di quelli che sono in questa situazione manco sono adulteri, essendo il loro primo Matrimonio nullo, e quindi non vincolante a vita.

    4. Sulla questione del libero arbitrio da te idolatrato, dove tu in sostanza affermi che Dio ci mette la Grazia ma tale Grazia è efficace solo in virtù dell’assenso dell’uomo, mettendo quindi la Grazia e l’azione dell’uomo sullo stesso piano, ti ripeto che questo è semi-pelagianesimo.

      Padre Bellon lo afferma molto chiaramente

      “Quando si ragiona sul rapporto tra grazia e libertà non si deve pensare che da una parte vi sia l’azione di Dio e dall’altra l’azione dell’uomo. Se così fosse, saremmo nel pelagianesimo o nel semipelagianesimo”.

      Chiaro?

      Poi insegna che

      “L’azione di Dio e l’azione dell’uomo non sono sullo stesso piano, ma la prima è nella linea della causa principale; la seconda nella linea della causa strumentale.
      Ecco che cosa San Tommaso scrive: “Il libero arbitrio è sì causa del suo atto, in quanto l’uomo a motivo della libertà muove se stesso ad agire. Non si richiede tuttavia, per salvare la libertà, che ciò che è libero sia la causa prima di sé… E Dio che è la causa prima che muove sia le cause naturali che quelle volontarie. E come muovendo le cause naturali non toglie ad esse che i loro atti siano naturali, così muovendo le cause volontarie non esclude che le loro azioni siano volontarie, ma piuttosto fa questo in esse: opera infatti in tutte le cose secondo la loro natura”. (Somma teologica I, 83, 1, ad 3; cfr. I, 29, 8; I-II, 10, 4).
      Mi pare che un esempio possa aiutare in qualche modo, ma solo in qualche modo: se tu inserisci in un organismo sano un ottimo cibo, questo cibo viene accolto e trasformato in ottimo sangue e dispone l’organismo a riceverne del nuovo.
      Il cibo dunque è la causa prima. E la buona disposizione dell’organismo è causata dal buon cibo precedentemente assunto. Quindi alla fine il merito è tutto del cibo ed è anche dell’organismo sano.
      Se tu trasferisci tutto questo nell’anima, dirai che Dio infonde la grazia nell’anima che è libera. E la infonde muovendo la libertà, ma in modo tale da non fare violenza alla libertà. Sicché in definitiva, il dono ricevuto è del tutto dono di Dio ed è meritorio da parte dell’uomo.
      È tutto dono di Dio perché è causa prima di tutto.
      Ed è meritorio da parte dell’uomo perché vi ha dato l’assenso libero, SEBBENE PER DARE QUESTO ASSENSO ABBIA AVUTO BISOGNO DI UNA MOZIONE DIVINA ”

      E questa è la spiegazione di come agisce la Grazia efficace.

      Poi spiega anche che

      “Nel caso del peccatore invece Dio offre la grazia, ma questa viene bloccata e rigettata dalla cattiva disposizione del peccatore.
      Per cui la causa del male è solo dell’uomo.’.

      E per l’appunto ciò avviene con la Grazia sufficiente, che viene rifiutata per sola colpa dell’uomo.

      Dio avrebbe potuto prevenire questo rifiuto colpevole con la Grazia Efficace, ma è un dono di Misericordia che in quanto tale non è tenuto a dare per Giustizia.

      E quindi no, non c’è nessuna ingiustizia nel salvare alcuni e non altri, perché tutti nasciamo dannati e privi della Gloria di Dio (tanto che i bambini non battezzati vengono affidati alla MISERICORDIA di Dio non a caso, nonostante non abbiano peccati attuali, perché il peccato originale basta ed avanza di per se) ma siamo giustificati gratuitamente per la Sua Grazia.

      Nessuno può accusare DIO di ingiustizia, quindi, se lascia alcuni nel loro stato di riprovazione.

      Cito San Paolo, che aveva risposto ad obiezioni come le tue duemila anni fa

      ” Rebecca ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre; quando essi non erano ancora nati e nulla avevano fatto di bene o di male – perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull’elezione, non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama -, le fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe
      e ho odiato Esaù. Che diremo dunque? C’è forse ingiustizia da parte di Dio? No, certamente! Egli infatti dice a Mosè:
      Avrò misericordia per chi vorrò averla, e farò grazia a chi vorrò farla. Quindi NON dipende dalla volontà NÈ dagli sforzi dell’uomo, MA DA DIO CHE HA MISERICORDIA. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi ha misericordia verso chi vuole e rende ostinato chi vuole. Mi potrai però dire: «Ma allora perché ancora rimprovera? Chi infatti può resistere al suo volere?». O uomo, chi sei tu, per contestare Dio? Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: «Perché mi hai fatto così?». Forse il vasaio non è padrone dell’argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? Anche Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande magnanimità gente meritevole di collera, pronta per la perdizione. E questo, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani.” (Rm 9,10-24)

      1. “Ah, ora era una battuta. Una battuta che però rivolgi a me, che ho sempre trattato allo stesso modo i peccati gravi (e non solo quelli contro il Sesto). Sinceramente mi pare che tu voglia giustificare a ogni costo ciò che scrivi, sentendoti superiore agli altri: non ti fai problemi, infatti, a darmi più volte dell’ottuso, e non tieni minimamente in conto ciò che ti ho scritto in varie occasioni, ossia che i tuoi lunghi commenti non rendono facile la lettura. Spero mi perdonerai, dunque, se non ho letto tutti i tuoi interventi (mi riferisco a quelli in cui rispondi ad altri commentatori).”

        La mia era una battuta generale, non riferita specificamente a te. E comunque mi ero innervosito perché tu hai detto che ” non è tanto il peccato contro il Sesto, che viene trattato, bensì la rottura del vincolo matrimoniale” assumendo che io non lo sapessi.

        Se permetti la cosa mi ha un po’ infastidito.

        Sulla concisione chiedo scusa davvero, ma purtroppo è difficile essere concisi su questi temi.

  4. @Marco

    “Quello su cui mi batto, qualora non fosse chiaro, è la falsità che Al contenga eresie; non è così. Si può giudicare inopportuna visto il clero che abbiamo, non eretica.”

    E allora di cosa stiamo parlando? Nella migliore delle ipotesi tutte le “azioni” del regime bergogliano si possono facilmente collocare nella categoria della non-opportunità.

    Dai discorsi “a braccio” (per non dire a vanvera) ad atti piu’ formali.
    Lo stesso risultato (di demolizione) si puo’ ottenere, e forse in modo ancora piu’ efficace e subdolo (perchè non formalmente e platealmente eretico) proprio giocando su queste gravi debolezze.
    Siamo proprio sicuri che non sia questo lo scopo ? Trovo difficle (ed inverosimilmente ingenuo) pensare il contrario, dal momento che situazioni di questo genere ormai cadono al ritmo di “produzione industriale”… peraltro non venendo formalmente corrette qualora ambigue, anzi … poi la frittata perfetta la confeziona ad hoc l’esercito del clero (di varia estrazione gerarchica) braccio armato del bergoglismo piu’ bergoglioso dello stesso Bergoglio. Ma è esattamente quello che lui vuole.

    Cito ad esempio, in tema di non-opportunità, la possibilità data durante lo scorso misericordioso giubileo ai semplici sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto. Che il mainstream ha prontamente recepito com un tana (quasi) libera. E sfido chiunque a dimostrare il contrario.

    1. Purtroppo lei, caro Luigi9, ha ragione in questo.
      Nel senso che ci sono molte azion discutibili in questo Pontificato.

      Però, come le ho detto l’altro giorno, anche ipotizzando che l’intera gerarchia sia composta da diavoli incarnati, non riusciranno mai a disteuggere la Chiesa. Nemmeno lo volessero con tutte le forze. La Chiesa è opera divina, non umana, e in quanto opera divina non è distruttibile, nemmeno da Satana, Astaroth e Belial in persona.

      C’è solo una cosa sulla quale sono un po’ in disaccordo. Lei scrive

      “Cito ad esempio, in tema di non-opportunità, la possibilità data durante lo scorso misericordioso giubileo ai semplici sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto. Che il mainstream ha prontamente recepito com un tana (quasi) libera. E sfido chiunque a dimostrare il contrario.”

      È vero che (purtroppo) il mainstream l’ha percepita così.

      Tuttavia:

      1) grazie a Dio la Santa Sede ha subito chiarito che non è affatto una attenuazione del peccato di aborto, ma solo un rendere più facile la riconciliazione per chi ha commesso questo delitto (che in quanto assassinio, per giunta di un innocente, è tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio);

      2) credo che nelle intenzioni del Papa ci fosse per l’appunto una facilitazione della riconciliazione, cioè un allargare le braccia verso le donne che hanno commesso questo peccato e i medici e famigliari che l’hanno favorito affinchè possono riconciliarsi con la Chiesa.
      Io credo che questo sia un tempo particolare, un tempo dove si abbonda il peccato ma dove abbonda ancora di più la Grazia. Secondo me per capire alcune cose occorre una “ermeneutica” della situazione attuale, che sotto molti aspetti è senza precedenti. A mio avviso Gianluca Marletta ha fatto un’ottima disamina in questo articolo http://www.gianlucamarletta.it/wordpress/2017/04/tempi-ultimimisericordia/ dove parla dell’apparente “assurdità” di alcuni regali del Cielo degli ultimi secoli, motivandoli in un modo che condivido. Secondo me capire i tempi in cui viviamo porta a capire meglio anche il senso di alcune aperture della Chiesa e di alcune promesse “assurde” del Cielo: viviamo in tempi dove il peccato è incoraggiato in ogni modo, dove il peccato trionfa. Ma dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la Grazia. È probabile che noi siamo i “lavoratori dell’undicesima ora”, Luigi.

    2. Quello che voglio dire, Luigi, è che ad esempio se guardiamo la cosa da un punto di vista meramente “razionale”, queste promesse di Cristo sono realmente assurde

      1) “Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – anche se si trattasse del peccatore più incallito e la recita una volta sola”….(Quaderni…, II, 122)

      2)”Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l’anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri” (Quaderni…, II, 204 – 205)

      3) “Tutte le anime che adoreranno la Mia Misericordia e reciteranno la Coroncina nell’ora della morte non avranno paura. La Mia Misericordia li proteggerà in quell’ultima lotta” (Quaderni…, V, 124).

      Poiché queste tre promesse sono molto grandi e riguardano il momento decisivo del nostro destino, Gesù rivolge proprio ai sacerdoti un appello affinché consiglino ai peccatori la recita della Coroncina alla Divina Misericordia come ultima tavola di salvezza . http://www.festadelladivinamisericordia.com/page/coroncina-della-divina-misericordia.asp

      I primi cristiani ad esempio non avevano questi grandi mezzi di Grazie, come ha ben spiegato Gianluca Marletta sono roba più recente, nonostante la Chiesa abbia riconosciuto tali rivelazioni.

      Potremmo chiederci: come mai Cristo ha deciso di, passatemi il termine, “strafare” in questo modo?

      Forse perché per l’appunto siamo negli ultimi tempi, tempi in cui il peccato sembra virtù e la virtù sembra peccato, tempi dove, come dice Gianluca Marletta, la salvezza sembra un miraggio? Potrebbe essere che siano gli ultimi tempi e che noi siamo i lavoratori dell’undicesima ora, pagati come quelli che hanno lavorato tutto il giorno?

      A mio avviso è possibilissimo. Ma in ogni caso chi siamo noi per mettere i paletti a Dio e dirgli “no, questo non puoi farlo”? Non siamo nessuno per fare ciò.

      Egli distribuisce i Suoi doni come vuole, e ogni nostro merito è prima di tutto un Suo dono, con buona pace di chi vorrebbe il contrario per potersi vantare della propria giustizia.

    3. Già, braccio armato bergogliano e bergoglioso sguinzagliato anche su ogni blog Cattolico ove con toni spesso melliflui e concilianti ma sempre saccenti e invadenti, ha comunque il compito preciso di portare confusione e divisione (in perfetto stile bergogliano) e e far passare come accettabili e non eretiche le fughe in avanti e le aperture protestanti di amoris schifezza e di ogni iniziativa che esce dagli impostori di santa Marta.

      1. Certo, anche i padri dell’isola di Patmos sono eretici, nonostante dicano le stesse cose che dico io.

        Ma andiamo. Io non sono bergoglioso nè bergogliano, e non lesino critiche al Papa dove sbaglia e ha sbagliato.

        Questo lo può testimoniare chiunque abbia letto i miei posts.

        Ora informi anche padre Ariel che è un eretico, e anche Padre Cavalcoli http://isoladipatmos.com/il-santo-padre-francesco-eretico-e-apostata-e-se-fosse-un-provvidenziale-pifferaio-magico/#comment-3888

        Perché dicono esattamente ciò che dico io.

        1. Ma la smetta di ficcarsi ovunque e in ogni commento, il mio era di carattere generale! Se poi lei si sente chiamato in causa, magari non a torto, è un altro paio di maniche, su cui si aprirebbe un’altro capitolo infinito. Chi va su ogni blog, cambiando nome come calzini e insistendo in maniera ossessiva sulla non eresia delle bergoglionate, pur condita da qualche spruzzatina di disapprovazione sull’impostore argentino la dice lunga sulla sua mission e non tutti sui blog sono disposti a farsi prendere per i fondelli o a farsi manipolare da suoi copia incolla ove mette in evidenza solo ciò che è funzionale alla sua mission stessa. Ora, se non le dispiace, vado contrariamente a lei a lavorare, mentre lei a quanto pare occupa il suo tempo okkupando blog.

          1. Ripeto: che Al non sia eretica è un dato di fatto, come ammesso anche dai padri dell’isola di patmos.

            Se sia OPPORTUNA è invece tutto un altro discorso, sul quale si potrebbe discutere, e anche tanto.

            Ma non è il caso.

            Mi sento chiamato in causa perché in genere lei ha sempre da criticarmi, tutto li.

            E soprattutto perché mi annovera in una fazione, quella degli ultras bergogliani, alla quale nè appartengo nè voglio appartenere.

  5. @Marco

    #Ma infatti a rigor di legge è così, bisogna attenersi alla legge ecclesiastica; ma se il Papa da un permesso ad una conferenza espiscopale, come fatto con gli argentini (ai quali ha detto che la loro interpretazione andava bene) allora possono seguire ciò che ha detto il Papa#

    E no: prima del papa viene il Magistero dei suoi predecessori: e se quel Magistero (CCC e CIC) dice chiaro e tondo che gli adulteri non possono accedere ai Sacramenti, il papa: o cambia CCC e CIC (ripeto: ammesso che Dio gli consenta di farlo), oppure compie una grave scorrettezza, di cui renderà conto a Dio.

    Neanche un papa è esonerato dall’obbligo di seguire il Catechismo.

    Tant’è che queste “permissioni papali” stanno ingenerando il caos: in Argentina, a Malta, in Germania e in altri luoghi, ormai, prelati e prelatoni hanno dato il libera tutti.

    Sacrilegi su sacrilegi: e ricadranno pesantemente (anche) sulle spalle di Francesco, quando il Giudice gli chiederà conto di come ha gestito la Sua Chiesa.

      1. Grazie per la segnalazione, Cosimo.

        Quando la Legge Divina viene calpestata (tanto più se ciò viene fatto in maniera subdola, coprendo di “buone intenzioni” il proprio cattivo insegnamento), arriva il caos. E aumenterà sempre di più.

        Con gli altri Pontefici, i modernisti dovevano operare sottotraccia; adesso “il tappo è saltato”, grazie al papa argentino, e i risultati li abbiamo sotto gli occhi.

    1. “E no: prima del papa viene il Magistero dei suoi predecessori: e se quel Magistero (CCC e CIC) dice chiaro e tondo che gli adulteri non possono accedere ai Sacramenti, il papa: o cambia CCC e CIC (ripeto: ammesso che Dio gli consenta di farlo), oppure compie una grave scorrettezza, di cui renderà conto a Dio.”

      La responsabilità è sua infatti. Io ho detto che non c’è nessuna eresia in Al, non che sia “opportuna”.

      Se dipendesse da me farei applicare le disposizioni dei vescovi polacchi, e magari darei la possibilità di discernimento solo in diocesi dove so che ci sono vescovi e sacerdoti ortodossi.

      Ad esempio ad uno come Padre Cavalcoli non avrei nessun problema a far applicare Al. Il problema c’è coi modernisti che ammettono tutti indiscriminatamente.

    2. @Adolfo

      “non possono accedere ai Sacramenti, il papa: o cambia CCC e CIC (ripeto: ammesso che Dio gli consenta di farlo)”

      Dio ha permesso al Papa di allora, San Giovanni Paolo II, di ammettere gli scismatici che NON vogliono convertirsi ai Sacramenti cattolici.

      Questa è una cosa mai vista prima in 2000 anni, mentre coi divorziati risposati le prassi sono state differenti in passato, in alcune zone (come ammesso anche da Papa Benedetto XVI a suo tempo). Buona lettura, su questo la FSSPX ha ragione (nel senso che loro coerentemente rifiutano sia Al che l’apertura di GPII, non accettano incoerentemente la seconda mentre rifiutano la prima) http://www.sanpiox.it/articoli/crisi-nella-chiesa/745-concilio-vaticano-ii-e-comunicazione-con-gli-acattolici

      1. Tutte queste cose che Marco Cherubini scrive dimostrano soprattutto una cosa: la FSSPX (visto che si offendono ad esser appellati lefreviani o sedevacantisti) palesa tutta la sua ambiguità.
        E poiché l’albero si giudica dai frutti ecco che scopriamo in tutta la sua pochezza la flottiglia tradizionalista creatasi attorno ad Econe ed al Vescovo Francese morto scomunicato (nonostante tutte le possibilità di riconciliazione offertegli da Ratzinger fin sul letto di morte).
        E quell’assurdo movimento sedevacantista si rivela per quello che era e che è.
        Ed anche Associazioni (o “autorevoli” singoli esponenti) passate dalla difesa del Sillabo alla apologia dell’ecologismo dimostrano quello che sono sempre state e son ancora oggi: FANATICI.

        Da non confondere col Popolo di Dio che, dal 13 marzo ad oggi, giustamente si indigna. Ed è scandalizzato dalla “nuova chiesa” e dalla sulfurea sfacciataggine di certuni.

        Ma l’immacolata vincerà.

        1. A parte che la FSSPX non è affatto sedevacantista, semmai lo sono alcuni suoi fedeli.

          A parte questo, chiariamo due punti:

          1) come ho già detto non ho la più pallida idea di chi sia questo Marco Cherubini;

          2) quello che hanno esposto in quell’articolo è giusto. Sbagliano solo a dire che l’esclusione degli scismatici fosse “Legge divina” (non è così, altrimenti il Papa non avrebbe potuto cambiarla), ma sul principio hanno perfettamente ragione.

          Loro coerentemente rifiutano sia l’apertura ai divorziati risposati non casti di Papa Francesco sia l’apertura agli scismatici che non vogliono convertirsi di San Giovanni Paolo II.

          Questa si chiama coerenza. A meno che non si pensi che la Chiesa per 2000 anni abbia sbagliato nel negare i Sacramenti Cattolici agli scismatici che volevano restare tali.

          Cito il vecchio codice di diritto canonico

          “La Chiesa, per proteggere la fede dei suoi figli, ha in proposito una dottrina ben precisa, fondata sulla legge divina. Essa permette ai non cattolici di ascoltare le prediche, assistere alla Santa Messa e alle cerimonie della Chiesa, ricevere benedizioni per disporli alla fede o alla salute del corpo (CJC senior can. 1149). Essi possono anche beneficiare degli esorcismi (CJC senior can. 1152). Non è però permesso agli eretici e agli scismatici, seppure in buona fede, di ricevere i sacramenti, se non hanno prima rigettato i loro errori e si siano riconciliati con la Chiesa” (Can 731,2).

          Ed è stato così per 2000 anni, senza eccezioni. Però siccome questo cambiamento l’ha fatto GPII, invece del “tanghero” (come è stato chiamato qui) argentino, allora va bene.

          Ottima coerenza, non c’è che dire. Se potessi la manderei indietro nel tempo di modo che lei possa dire ad Antonio Ghislieri (Papa San Pio V ) di ammettere gli scismatici ortodossi ai Sacramenti senza che prima si convertano, mi piacerebbe che poi mi dicesse che reazione ha avuto.

          Peccato che non sia possibile.

    3. E ultima cosa: sugli scismatici il cambiamento del codice di diritto canonico è avvenuto solo nel 1983; però essi erano già ammessi ai Sacramenti fin dalla promulgazione di Orientalium Ecclesiarum, che cito al par. 27

      “Posti i principi sopra ricordati, agli orientali che in buona fede si trovano separati dalla Chiesa cattolica, si possono conferire, se spontaneamente li chiedano e siano ben disposti, i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi, anzi anche ai cattolici è lecito chiedere questi sacramenti ai ministri acattolici nella cui Chiesa si hanno validi sacramenti, ogniqualvolta la necessità o una vera spirituale utilità lo domandino e l’accesso a un sacerdote cattolico riesca fisicamente o moralmente impossibile” (33).

      Ora, a parte il fatto che la buona Fede non è valutabile con certezza assoluta, quindi chi rifiuta Al sulla base che il confessore non può avere la certezza assoluta sulla diminuzione della colpa dovrebbe rifiutare pure Orientalium Ecclesiarum, come ho detto la formalizzazione di questa apertura è avvenuta solo nel 1983, mentre Orientalium Ecclesiarum è del 1964.

      Perciò è davvero assurdo attaccarsi ad Al quando abbiamo un precedente chiarissimo.
      Mi dispiace ma i peccati contro il sesto comandamento non sono più gravi degli altri, sebbene per certi cattolici pare che esistano solo i peccati dalla cintola in giù, mentre sugli altri peccati, che siano contro la Fede come il rifiuto della conversione alla Fede Cattolica in età adulta (memorabile inoltre il gallo sgozzato sull’altare alla cerimonia pagana a cui ha presenziato GPII ad Assisi 1986), o peccati economici, si mostrano sempre molto più “ragionevoli”.

      È solo quando si arriva alla cintola in giù che diventano kantiani e scatta l’imperativo categorico. Mi dispiace ma non funzione così. Non esiste la Misericordia per i non cattolici che vogliono rimanere tali (e che spesso sono pure adulteri con la benedizione della loro Chiesa, ma immagino che se un divorziato risposato ortodosso presenzia ai Sacramenti Cattolici va tutto bene) e le bastonate per i cattolici che vivono in peccato.

      O si ammette che sia gli uni che gli altri possono essere ammessi a certe condizioni oppure si applica la dura lex sed lex per tutti.

  6. @Giusy

    #“Ne manda più all’inferno la misericordia di Dio che non la sua giustizia” (S. Alfonso Maria de’ Liguori)#

    Pensa un po’, cara Giusy: Marco utilizzò più volte Sant’Alfonso, per “sdoganare” i Sacramenti ai peccatori gravi, con tripli salti carpiati, che nelle sue intenzioni dovevano declassare i peccati gravi a peccati veniali.

    1. “Pensa un po’, cara Giusy: Marco utilizzò più volte Sant’Alfonso, per “sdoganare” i Sacramenti ai peccatori gravi, con tripli salti carpiati, che nelle sue intenzioni dovevano declassare i peccati gravi a peccati veniali.”

      Io avevo riportato queste parole testuali di Sant’Alfonso

      Cito da qui http://www.redentoristinapoletani.it/s-alfonso-de-liguori-il-fondatore/la-morale-alfonsiana/ (enfasi mia, uso il maiuscolo perché non so usare il grassetto su questo blog)

      “Significativo al riguardo è la maniera in cui Alfonso chiede al confessore di affrontare le situazioni di ignoranza invincibile. Ricorda innanzitutto che «sebben egli come padre dee con carità sentire i penitenti, nulladimeno è obbligato come medico ad ammonirli e correggerli quanto bisogna». Questo perché «le ammonizioni del confessore sono più efficaci che le prediche dal pulpito», dato che «il predicatore non sa le circostanze particolari, come le conosce il confessore; onde questi assai meglio può far la correzione ed applicare i rimedi al male». Ne deriva che «è obbligato il confessore ad ammonire chi sta nell’ignoranza colpevole di qualche suo obbligo, o sia di legge naturale o positiva». Quando però si tratta di ignoranza incolpevole, se è «circa le cose necessarie alla salute, in ogni conto gliela dee togliere; se poi è d’altra materia, ancorché sia circa i precetti divini, e ‘1 confessore prudentemente giudica che 1’ammonizione sia per nocere al penitente allora DEE FARNE DI MENO E LASCIARE IL PENITENTE NELLA SUA BUONA FEDE”. La motivazione sta nel fatto che «DEESI MAGGIORMENTE EVITARE IL PERICOLO DEL PECCATO FORMALE CHE DEL MATERIALE, MENTRE DIO SOLAMENTE IL FORMALE PUNISCE, POICHÈ DA QUESTO SOLO SI REPUTA OFFESO.”

      Ovviamente il discorso dell’ignoranza invincibile sugli adulteri cattolici non può applicarsi, possono però applicarsi in certi casi le attenuanti sulla libertà, dove essa sia compromessa per i motivi detti sopra.

  7. @Marco
    #Ma accogliere la Grazia è atto buono che giova alla vita eterna, ergo è effetto prima di tutto della Grazi#

    Dici bene: prima di tutto.

    Ma non esclusivamente. Altrimenti neghi il libero arbitrio, e neghi il Concilio di Trento: Concilio dogmatico, al contrario degli scritti di alcuni Santi, e senza nulla togliere al loro insegnamento e alla loro santità.

    1. “@Marco
      #Ma accogliere la Grazia è atto buono che giova alla vita eterna, ergo è effetto prima di tutto della Grazi#

      Dici bene: prima di tutto.

      Ma non esclusivamente. Altrimenti neghi il libero arbitrio, e neghi il Concilio di Trento: Concilio dogmatico, al contrario degli scritti di alcuni Santi, e senza nulla togliere al loro insegnamento e alla loro santità.”

      Ma io questo mai l’ho negato, nè l’ha negato San Tommaso. L’uomo coopera sempre con la Grazia Efficace perché essa rigenera il libero arbitrio, il quale quindi vuole liberamente il Bene, ciò non toglie che la cooperazione sia reale.

      È reale ma è, per così dire, effetto della Grazia, perché senza la Grazia rigenerante non sarebbe mai avvenuta.

      Lo afferma anche il Catechismo

      2001 “La preparazione dell’uomo ad accogliere la grazia è già un’opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia FACENDO IN MODO, CON IL SUO INTERVENTO, CHE NOI VOGLIAMO*; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà GIÀ CONVERTITA**»: 235

      * Quindi non avremmo voluto se Dio non ci avesse dato la Grazia. Vogliamo proprio PERCHÉ ci è stata data la Grazia, non è che vogliamo indipendentemente da essa e solo in conseguenza del nostro volere essa diventa efficace.

      ** per l’appunto, volontà già convertita. Cioè prima Dio ci converte con la Sua Grazia, dopodichè, in quanto convertiti, c’è la cooperazione.

      È quello che afferma anche il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta sulla Giustiicazione coi luterani

      “Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

      Ed è anche quello che afferma San Tommaso. Quindi dalla mia parte ho il Catechismo, la dichiarazione congiunta sulla Giustificazione, e San Tommaso.
      Nessuna contraddizione con Trento.

    2. Ti riporto altri insegnamenti di San Tommaso

      “Come sopra [q. 109, aa. 2, 3, 6, 9] si è notato, col termine grazia si possono intendere due cose: talora si intende il dono abituale di Dio, ma spesso si intende lo stesso aiuto di Dio che muove l’anima al bene.
      Presa dunque nel primo senso la grazia esige una preparazione: poiché una forma non può trovarsi in una materia che non sia disposta.
      Se invece parliamo della grazia in quanto aiuto attuale di Dio che muove al bene, allora non si richiede alcuna preparazione da parte dell’uomo come precedente all’aiuto di Dio: anzi, qualunque possa essere la preparazione da parte dell’uomo, essa va attribuita all’aiuto di Dio che muove l’anima al bene.
      E in base a ciò lo stesso moto virtuoso del libero arbitrio con cui uno si prepara a ricevere il dono della grazia è un atto del libero arbitrio mosso da Dio: per cui si può dire, come fa la Scrittura [Pr 16, 1], che l’uomo si prepara: “Sta all’uomo preparare l’animo”. E tuttavia esso va attribuito principalmente alla mozione esercitata da Dio sul libero arbitrio: per cui si legge nella Scrittura che “spetta a Dio predisporre la volontà dell’uomo” [Pr 8, 35 Vg], e che “il Signore dirige i suoi passi” [Sal 36, 23].

      Soluzione delle difficoltà: 1. C’è una preparazione alla grazia che è simultanea all’infusione della grazia.
      E questo atto è meritorio: non però della grazia che già allora si possiede, bensì della gloria che ancora non si possiede.
      C’è poi un’altra preparazione imperfetta alla grazia, che talora precede il dono della grazia santificante, e che tuttavia viene dalla mozione di Dio.
      Ma questa non basta per meritare, non essendo ancora l’uomo giustificato dalla grazia: poiché, come vedremo [q. 114, a. 2], non ci può essere alcun merito senza la grazia.
      2. Non potendo l’uomo prepararsi da solo alla grazia se Dio non lo previene e non lo muove al bene, non importa che egli raggiunga la perfetta preparazione in modo graduale o improvvisamente: infatti, come dice la Scrittura [Sir 11, 21], “è facile per il Signore arricchire un povero all’improvviso”.
      Capita però talvolta che Dio muova l’uomo a un certo bene, non tuttavia perfetto: e questa preparazione precede la grazia.
      Talora invece lo muove subito perfettamente al bene, e l’uomo riceve immediatamente la grazia, secondo le parole evangeliche [Gv 6, 45]: “Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me”.
      E così avvenne per S. Paolo: poiché all’improvviso, mentre sprofondava nei peccati, il suo cuore fu mosso perfettamente da Dio ad ascoltare, a imparare e a venire.
      Per cui conseguì immediatamente la grazia.
      3. Una causa agente di potenza infinita non ha bisogno né della materia né della disposizione di essa come di presupposti dovuti ad altre cause.
      Tuttavia è necessario che essa, secondo la condizione dell’essere da produrre, causi tanto la materia quanto la dovuta disposizione alla forma.
      E similmente perché Dio infonda nell’anima la grazia NON SI ESIGE ALCUNA PREPARAZIONE CHE NON PRODUCA EGLI STESSO” (Summa Teologica, I-II, 112,2).

      Esattamente in accordo col nuovo Catechismo (che del resto è stato redatto primariamente da un tomista, cioè Schönborn, perciò non mi stupisce).

      Perciò come ti dicevo è Dio che muove efficacemente l’anima al Bene. La cooperazione dell’uomo è libera e reale, ma agisce solo in quanto causa seconda. Non è, quindi, che la Grazia e il libero arbitrio siano agenti concorrenziali, tali che da una parte c’è Dio che da la Grazia dall’altra l’uomo che l’accetta e questi due atti insieme portano alla Giustificazione.

      No, la Giustificazione è 100% Grazia di Dio e 100% cooperazione umana, ma la cooperazione umana è, per così dire, “generata” dalla Grazia.

      Ecco perché il Concilio di Trento afferma, citando Sant’Agostino, che Dio ha voluto che diventassero nostri meriti quelli che sono Suoi doni (vedere Concilio di Trento, Sessione VI, capitolo XVI).

      Perché senza la premozione divina della Grazia Efficace tutti resteremmo nel peccato per colpa nostra.

      Infatti la resistenza alla Grazia sufficiente proviene solo dalla nostra peccaminosità.

    3. Sempre San Tommaso

      “La giustificazione del peccatore AVVIENE PERCHÈ DIO MUOVE L’UOMO ALLA GIUSTIZIA: è lui infatti, come insegna S. Paolo [Rm 4, 5], “che giustifica l’empio”.
      Dio però muove tutti gli esseri secondo la natura di ciascuno: come vediamo tra gli esseri fisici che egli muove i corpi gravi diversamente da quelli leggeri, per la loro diversa natura.
      E così egli muove l’uomo alla giustizia secondo la condizione della natura umana.
      Ma l’uomo secondo la sua natura è dotato di libero arbitrio.
      Perciò in chi possiede l’uso del libero arbitrio non c’è una mozione di Dio verso la giustizia senza l’esercizio di esso; e DIO NON INFONDE IL DONO DELLA GRAZIA GIUSTIFICANTE SENZA MUOVERE AL TEMPO STESSO IL LIBERO ARBITRIO AD ACCETTARLO, in coloro che sono capaci di esercitare tale facoltà.” (Summa Teologica, I-II, 113.3)

      Più chiaro di così si muore.

      Non basta?

      ” La giustificazione dell’empio consiste originariamente nell’infusione della grazia: da questa infatti VIENE MOSSO IL LIBERO ARBITRIO, E VIENE TOLTO IL PECCATO (quindi non è che, dopo che il peccatore muove da se il libero arbitrio al Bene accettando la Grazia, essa agisca togliendo il peccato; no, la Grazia fa l’uno e l’altro, muove il libero arbitrio al Bene, causando la libera cooperazione dell’uomo, e quindi toglie il peccato)
      Ma l’infusione della grazia avviene senza fasi successive, cioè all’istante.
      E il motivo è che una forma non si imprime immediatamente in un soggetto solo quando il soggetto non è disposto, e la causa agente ha bisogno di tempo per predisporlo.
      Perciò vediamo che non appena la materia è predisposta dall’alterazione precedente, subito acquista la nuova forma sostanziale: e per questo un corpo diafano, essendo disposto per se stesso a ricevere la luce, viene illuminato all’istante da un corpo luminoso in atto.
      Ma sopra [q. 112, a. 2] abbiamo spiegato che Dio, per infondere la grazia in un’anima, non ha bisogno di altra disposizione oltre a quella che egli stesso produce.
      Ed egli alcune volte produce istantaneamente la disposizione richiesta per accogliere la grazia; altre volte invece la produce gradatamente e in fasi successive, come si è visto sopra [ib., ad 2].
      Infatti l’impossibilità in cui si trova un agente naturale di disporre istantaneamente la materia dipende da una sproporzione tra la resistenza della materia e la virtù della causa agente.
      Per cui si nota che quanto più è forte la virtù dell’agente, tanto è più rapida la disposizione della materia.
      Essendo quindi la virtù divina infinita, essa può predisporre istantaneamente alla forma qualsiasi materia creata: e molto più può così disporre il libero arbitrio, i cui moti possono essere istantanei per natura.
      Così dunque la giustificazione del peccatore è compiuta da Dio istantaneamente. ” (Summa Teologica, I-II, 113,7).

      Trento condannava i luterani perché essi negavano il libero arbitrio, non ha mai negato il primato della Grazia come fanno oggi molti cattolici.

      Il problema dei luterani è che loro sostengono il “mere passive”, cioè negano qualsiasi cooperazione dell’uomo alla Grazia. Ma un conto è questa eresia, un conto è sostenere che anche la cooperazione (che c’è, è reale) sia effetto della Grazia.

      Questa è sempre stata dottrina Cattolica, fin da San Paolo

      “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; NÈ VIENE DALLE OPERE, PERCHÉ NESSUNO POSSA VANTARSENE. SIAMO INFATTI OPERA SUA , creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.” (Efesini 2,4-10)

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