DON MINUTELLA RIMOSSO E SOSPESO A DIVINIS. I FEDELI CHIEDONO SPIEGAZIONI AL VESCOVO: “NON ACCETTEREMO NESSUN NUOVO PARROCO”.

Marco Tosatti

I parrocchiani di don Alessandro Minutella, il sacerdote palermitano critico – in maniera formalmente eccessiva, e imprudente; ma al cuore non si comanda…- degli aspetti più problematici del regno del Pontefice, non ci stanno. Il Consiglio parrocchiale ha scritto al vescovo Lorefice, che ha rimosso don Minutella proibendogli di celebrare, amministrare i sacramenti, predicare e un po’ di altre cose, esprimendogli tutta la sua contrarietà, e affermando che non accetteranno nessun altro parroco. Hanno chiesto al vescovo di venire a spiegare alla base i motivi del provvedimento. e hanno chiesto a don Minutella di non andarsene. Più in basso troverete l’integrale della lettera.

Secondo alcuni parrocchiani, sentiti privatamente, e a parte le motivazioni ufficiali del provvedimento, “In concreto i motivi sono da attribuire al suo non omologarsi al magistero dell’attuale pontefice. Il problema è l’interpretazione di Amoris Laetitia, che per don Alessandro Maria Minutella non legittima la distribuzione di Gesù Eucaristia ai divorziati che vivono in condizione oggettiva di peccato. Don Minutella non fa altro che riaffermare il magistero di Giovanni Paolo II, il Papa della Famiglia – come lo ha definito Bergoglio – ed essendovi mancata chiarezza da parte dello stesso Francesco sulla questionenon avendo risposto ai quattro cardinali – don Minutella si è attenuto alle disposizioni finora chiaramente vigenti in seno alla Chiesa cattolica”.

“E’ una condanna molto dolorosa” ci dice una parrocchiana “che fa trasparire l’esistenza di un vero e proprio regime autoritario di omologazione del pensiero”. Ci sono altri sacerdoti problematici a Palermo (ma in senso “iperprogressista” e gay friendly) e in Italia, che però vengono risparmiati dalla compiacenza degli ecclesiastici, sostengono i fedeli di don Minutella. Mentre invece per il parroco di San Giovanni Bosco sospensioni e anatemi sono stati fulminati rapidamente.

I parrocchiani lamentano poi che a don Minutella sia stata negata “la possibilità di celebrare l’ultima messa pubblicamente insieme ai suoi amati fedeli”. Anche don Leonardo Ricotta, della parrocchia di San Giovanni Bosco, è stato colpito in qualche modo dall’arcivescovo Lorefice, che gli ha ordinato di non tenere più le catechesi del sabato sera su “Radio Domina Nostra”, via facebook, e di astenersi dal tenere conferenze e dichiarazioni di ogni genere. Un’imposizione non facilmente comprensibile, dal momento che don Ricotta ha sempre tenuto un comportamento estremamente prudente.

Ecco la lettera:

A Sua Eccellenza

Corrado Lorefice

Arcivescovo Metropolita di Palermo

A nome di tutti i parrocchiani esprimiamo la nostra vicinanza, il nostro affetto e la nostra solidarietà al Parroco che per diversi anni ci ha amato intensamente, educandoci alla fede, guidandoci spiritualmente e spendendo tutta la sua vita, minuto per minuto, per il bene delle anime di questa Parrocchia.

Il decreto di rimozione dall’ufficio di parroco fatto conoscere a noi oggi ci lascia più che mai smarriti, sbigottiti se non addirittura confusi. Questo è un momento di grande sofferenza per noi come parrocchiani vedere rimuovere forzatamente il nostro amatissimo parroco e padre, don Alessandro Minutella. Senza questo sacerdote alla guida delle nostre anime ci sentiamo veramente smarriti e abbandonati dal nostro vescovo. Siamo come pecore senza il pastore! Lei, Eccellenza, non si è degnato di accogliere il nostro invito a venire nella nostra parrocchia. Ci chiediamo, pertanto, che problemi ha contro di noi – parrocchiani- che cerchiamo di vivere la nostra fede, speranza e carità in Cristo sotto la guida di questo umile, zelante e instancabile pastore delle anime, qual è padre Alessandro?

Questo decreto di rimozione dalla Parrocchia ci risulta privo di fondamenti, in quanto non riscontriamo nessuna cosa di sbagliato o erroneo nell’insegnamento e nel ministero sacerdotale di don Alessandro. Pertanto, questo decreto ci spinge, a ragione, a credere che i motivi siano altri e noi esigiamo che Lei, Sua Eccellenza, debba venire a spiegarci di persona. In spirito di rispetto e obbedienza alla Sua persona, come Vescovo di Palermo, noi sentiamo il bisogno urgente di rivolgerci direttamente a Lei, invitandoLa una volta ancora: che venga personalmente a parlarci come parrocchiani e a spiegarci il motivo per cui rimuove il nostro Parroco, altrimenti consideriamo questa rimozione come problema personale nei confronti di Don Minutella, addirittura motivato dall’antipatia personale o dalle calunnie fatte circolare da parte di alcuni confratelli presbiteri invidiosi e scomodati dal ministero fecondo, solido e consistente del nostro amatissimo parroco, don Alessandro. Questo nostro prete, noi lo riconosciamo come l’unico, coraggioso e disponibile a combattere, difendere, promuovere e propagare la dottrina vera della Chiesa Cattolica in momenti in cui sta dilagando il senso di confusione e di smarrimento nei fedeli.

Eccellenza, rendiamo noto a Lei, in modo inequivocabile, che non accoglieremo volentieri qualsiasi altro parroco senza che Lei venga a darci spiegazioni. Questa richiesta, cioè l’invito a venire nella nostra parrocchia scaturisce dal desiderio unanime dei parrocchiani che si sentono in questo momento in balia di smarrimento e abbandono da parte del Pastore della Diocesi. In tale contesto di visita, sarà Lei, Eccellenza, a rendere noto a noi l’eventuale nomina di un altro parroco alla guida delle nostre anime. Altrimenti, come detto sopra, non accetteremo volentieri che un altro sacerdote venga a prendere possesso della parrocchia. Noi, come comunità cristiana, ci prendiamo pienamente la responsabilità di questa nostra scelta, disobbedendo contestualmente a don Alessandro Minutella che ci ha voluto invitare alla calma. Qui la posta in gioco è il bene delle anime nostre! Non è neanche rispettoso nei nostri confronti – povere anime – vedere umiliare, maltrattare e infliggere di condanna dura un nostro parroco che si è speso senza riserva a servire questa nostra comunità. Le chiediamo, Eccellenza vescovo, di mostrarci un minimo di rispetto e affetto, accogliendo il nostro invito e degnarsi di visitare la nostra parrocchia.

Senza conoscere e ricevere la dimostrazione degli eventuali motivi, noi parrocchiani continueremo a considerare don Alessandro il nostro Pastore. Questo Parroco, il nostro Parroco, è uomo di Dio e si è speso sempre per noi quando tutti ci hanno abbandonati, incluso il Vescovo.

Non permetteremo l’insediamento di un nuovo pastore, perché il nostro c’è legittimamente e fedele al Magistero bimillenario della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Solamente accettando quanto Le chiediamo, dimostrerà il Suo rispetto e la Sua attenzione nei confronti della nostra Parrocchia.

Contestualmente ci rivolgiamo a lei, don Alessandro, a meno che lei non voglia abbandonarci come il Vescovo, e le chiediamo di non lasciarci soli, smarriti in questo momento, fino a quando il Vescovo non giustificherà il Suo provvedimento di rimozione e di condanna verso la sua persona sacerdotale, che noi parrocchiani – possiamo testimoniare – non abbiamo mai visto trattare da “figlio”. In questi anni abbiamo riconosciuto in lei, don Alessandro un pastore, un Padre, che ci ama e ci ha guidato con tutto il cuore. Se lei ci lascia ora, noi siamo abbandonati e smarriti del tutto. Non ci lasci! Resti qui finché il Vescovo spiegherà a noi i motivi. E a Lei, Sua Eccellenza, ricordiamo le Sue rassicurazioni rivolte a un membro del Consiglio Pastorale che le chiedeva se don Alessandro fosse stato eretico o disobbediente. Ebbene, Lei ha risposto di no. E di fronte all’obbedienza del nostro Parroco, vorrà Lei condannarlo nuovamente e strapparlo ai suoi parrocchiani?

Restiamo sgomenti di fronte alla Sua decisione, e ci siamo subito chiesti quale sia il grave errore compiuto dal nostro Parroco per essere dall’oggi al domani rimosso dalla Parrocchia. Ci è stato risposto che il Vescovo ha scritto nel decreto che don Alessandro fa affermazioni gravi nei confronti del Romano Pontefice con un sostanziale rifiuto della dottrina e del Magistero da Lui proposti. Le chiediamo, Monsignor Corrado, quale Magistero? Perché, se ci si riferisce – come pensiamo contestualmente – alla questione della Comunione ai divorziati risposati, proprio visto che il Vescovo Corrado Lorefice insieme a quelli di Sicilia è il primo in Italia che darà la Comunione ai divorziati risposati, sappiamo che, non solo il Papa non si è ancora del tutto apertamente espresso, ma che ci sono eminenti Cardinali sparsi nel mondo, come addirittura intere Conferenze Episcopali – come quella polacca – che hanno detto che non si potrà mai dare la Comunione ai divorziati risposati. Rammentiamo anche le esternazioni del Cardinale Muller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha confermato il Magistero inserito in Familiaris Consortio. E’ suo grave dovere venire a spiegarci se il Magistero precedente a Francesco debba considerarsi smentito.

Inoltre, se il problema è quello relativo all’interpretazione di Amoris Laetitia, prima di essere di don Alessandro, il problema è nostro come fedeli, più che mai oggi confusi e smarriti dalla presa di posizione di questo nuovo Magistero della Chiesa universale e di una grande porzione di Chiesa che, sebbene etichettata come farisei dal cuore duro e ipocriti fondamentalisti cattolici, ha tutto il diritto di avere risposte, non condanne.

La confusione suscitata dall’Esortazione Postsinodale “Amoris Laetitia” è stata sollevata da diverse autorità ecclesiastiche nel mondo, anche illustri cardinali della Chiesa Cattolica, ed è sotto gli occhi di tutto il mondo. Forse l’errore del nostro amato parroco è di essere un povero Cristo che dice la verità, senza i vergognosi compromessi di larga parte della gerarchia..

Perché, allora, prendere di mira questo semplice e umile sacerdote che cerca semplicemente di guidare le sue pecore sulla via della verità e della dottrina sana del Magistero perenne della Chiesa? Il suo decreto di rimozione, oltre che aumentare il nostro dolore, ci lascia veramente del tutto smarriti e umiliati. E che non si tratti di una questione personale che riguardi la moralità o la dottrina o ancora la fedele gestione pastorale della Parrocchia da parte di don Alessandro lo dimostra l’impatto immediatamente mediatico della questione. L’intera Italia segue ora con attenzione la questione. In realtà non è in gioco semplicemente il futuro di don Alessandro o della Parrocchia, ma della stessa Chiesa Cattolica.

Lei, si degni di accogliere il nostro invito se veramente a Lei sta a cuore il bene delle nostre anime. Per ora, noi teniamo qui il nostro Parroco, don Alessandro Minutella che continui a guidarci, ammaestrarci e santificarci come sempre. Egli è fatto per essere chiaramente un simbolo profetico di ciò che comporta oggi difendere il Magistero della famiglia secondo il Vangelo.

Noi andiamo avanti con Maria e Gesù

Palermo, 26 giugno 2017                   Il Consiglio Pastorale, a nome dei parrocchiani

Questo articolo è in spagnolo a questo sito:

http://comovaradealmendro.es/2017/06/don-minutella-alejado-parroquia-suspendido-divinis-los-fieles-piden-explicaciones-al-obispo-no-aceptaremos-ningun-nuevo-parroco/


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375 commenti su “DON MINUTELLA RIMOSSO E SOSPESO A DIVINIS. I FEDELI CHIEDONO SPIEGAZIONI AL VESCOVO: “NON ACCETTEREMO NESSUN NUOVO PARROCO”.”

  1. Tre casi diversi, un unico problema: la credibilità della Chiesa a Palermo.
    Un sacerdote condannato per pedofilia, dopo aver scontato la pena, viene reintegrato nel suo ministero e celebra messa.
    Un altro sacerdote dall’altare presenta alla comunità festante e benedice dall’altare una coppia gay che il giorno precedente si era unita in matrimonio (prime nozze gay a Palermo).
    Un terzo sacerdote, dopo avere manifestato apertamente la sua contrarietà alle recenti aperture di Bergoglio, viene sospeso e allontanato dalla sua parrocchia.
    I fedeli chiedono al Vescovo del dialogo e della misericordia un’udienza, il vescovo la nega!
    Se questa è la giustizia della chiesa bergogliana…?

  2. Il presidio permanente a difesa di Don Minutella ha lasciato libera la chiesa, dopo la minaccia della denuncia.
    Don Corrado, il Vescovo del dialogo e della misericordia, non ha voluto incontrare i fedeli, dimostrando di essere dialogante e misericordioso solo con coloro che la pensano come lui.
    Credete ancora a questi profeti della misericordina?
    Povera Chiesa!

    1. Lieto di apprendere che il “presidio permanente” abbia lasciato libera la chiesa: non è così che si difende la Verità.

      La mobilitazione mondiale per il piccolo Charlie -serena, pacifica, silenziosa- dimostra che le rivoluzioni violente non servono a niente. Ed anche le “pagliacciate non violente” (il pacifismo ideologico) sono un flop. La forza della giustizia, della preghiera, della Verità (che è Gesù Cristo) vince.

      Regina Pacis ora pro nobis et pro Charlie Gard.

  3. Potete confermare la notizia che Lorefice abbia denunciato i cattolici resistenti della parrocchia di don Minutella?
    Grazie!

  4. Gentili Signori, Buona Domenica.
    Avete notizie di Don Minutella e della comunità parrocchiale?
    Grazie!

  5. Continuo a non comprendere perchè molti commentatori, nonostante ripetute sollecitazioni, si incaponiscono col non voler condannare nettamente la perversa sodomia.

    Al più viene ritenuto, vagamente, “un problema” del clero cattolico”.

    Macchè problema: quello è il peccato mortale che, con l’aborto e l’apostasia, sta trascinando il mondo verso l’infermno!

    Mò è uscita pure la storia di stò monsignorino Capuozzo (di Napoli o Salerno, non ricordo) e dei festini gay con tanta droga.

    La sodomia è satanica.
    Diteglielo pure a Coccopalmerio

    1. Chi non condanna la sodomia? Personalmente io la ritengo, come la Chiesa Cattolica, un peccato gravissimo.

      Perciò se si riferiva a me si sbaglia di grosso. Il fatto che sia presente tra il clero in larghe quantità è un ulteriore gigantesco problema.

        1. Cos’è successo a Coccopalmerio?

          Comunque ho portato una sua dichiarazione dottrinale, non la sua condotta. Sono due cose diverse.

          1. Giusy, è capace di formulare una frase che sembri provenire da un essere senziente? Le ho chiesto se Coccopalmerio ha combinato qualcosa, perché non ne sono a conoscenza.

            In ogni caso su quello che ho detto mi hanno confermato anche i quattro cardinali, perciò non è che “mi serva” l’opinione di Coccopalmerio.

            Quella dei quattro cardinali dei Dubia, che in tema di morale e di imputabilità hanno detto ciò che ho detto io, è più che sufficiente, e di certo loro sono persone integerrime moralmente.

          2. Che cosa promuove?

            In ogni caso ripeto, qualunque cosa sia il mio argomento è confermato dalle parole dei cardinali dei Dubia stessi, perciò non mi serve nessuna “autorità morale” di Coccopalmerio.

  6. Gentile Marco,
    Essendomi, in precedenza, limitato a esporre il mio pensiero, non mi ero soffermato su quello degl’altri (tipo dei 4 cardinali); tuttavia, se proprio ci tiene, lo farò adesso.

    Mi permetta, però, una precisazione che reputo, a questo punto, doverosa, scusandomi, in anticipo, per il lunghissimo post; la questione, purtroppo, non si può liquidare in due parole.

    Indubbiamente esistono casi particolarissimi, nonché rari, dove determinate circostanze possano alleviare in parte, o addirittura del tutto, la responsabilità morale della persona. Lo dice, del resto, anche il CCC Catechismo della Chiesa Cattolica): “Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale”.

    Ratzinger e collaboratori scrissero tali parole poiché, effettivamente, possono sussistere casi particolari (e rari) dove la colpevolezza morale sia effettivamente attenuabile (in parte o addirittura del tutto). Ai giorni nostri, però, si ha come l’impressione si voglia fare di quelle eccezioni la norma. Un conto è che una persona disturbata da stati d’angoscia (o da altri fattori psichici) non riesca a imporre a se stessa o al convivente una vita casta, altra cosa, invece, è tirare in ballo le proprie fragilità per giustificare la propria condotta.

    L’utente Francesco, ad esempio, in merito ai divorziati risposati, ha scritto: “E neanche si può pretendere di vivere come “Fratello e Sorella”, giacché l’ideale è nobile ma difficilmente raggiungibile, purtroppo ci si dimentica della nostra miseria e della nostra debolezza”.

    Cominciamo col dire che vivere in castità non sia un’ideale ma una cosa fattibile; Dio, infatti, non ci ha mai chiesto e non ci chiederà mai di fare qualcosa al di sopra delle nostre possibilità. Se ci chiede di non commettere atti impuri è perché, volendo, ci si può riuscire. Diversamente, se “l’ideale è nobile, ma difficilmente raggiungibile”, perché non abolire del tutto il Sesto Comandamento? Appellandoci alle nostre fragilità, possiamo giustificare un po’ tutto quanto riguardi la nostra sfera sessuale (e non solo). I fidanzati possono giustificare le loro fornicazioni, tirando in ballo il sentimento da loro provato; altrettanto possono fare le coppie omosessuali; il single può giustificare la masturbazione (per via delle proprie pulsioni ormonali) e via discorrendo. Finanche una porno star potrebbe tirare in ballo delle attenuanti (tipo aver avuto bisogno di soldi).

    Dunque se, in virtù delle circostanze, si può dare la Comunione ai divorziati risposati, perché non darla anche agl’altri di cui sopra (fornicatori, coppie gay, impudichi, porno star e via discorrendo)?

    Sono certo che ognuno di loro, volendo, saprebbe tirare in ballo una qualche attenuante più o meno convincente. Noi esseri umani, del resto, siamo abilissimi ad accampare scuse. Nella Genesi è scritto che, dopo la caduta dei nostri progenitori, Adamo provò a giustificarsi scaricando la colpa sulla moglie e, indirettamente, su Dio. Egli, infatti, disse: “La donna che Tu mi hai affiancato me ne ha dato ed io ne ho mangiato”. Adamo non era tenuto a specificare che la donna gli fosse stata affiancata da Dio; nel dire ciò scaricò la colpa non solo su di lei ma anche su Dio (come a dire: “Se tu non me l’avessi data, non sarebbe successo tutto questo”). La donna, a sua volta, scaricò la colpa sul serpente (“Il serpente mi ha ingannata”). Da notare che nessuno dei due, almeno lì per lì, chiese perdono.

    Premesso ciò, lei, caro Marco, afferma che si debba distinguere tra situazione oggettiva e imputabilità soggettiva. Questo è vero ma lo sarà anche per i divorziati risposati?

    L’elemento oggettivo è rappresentato dalla materia (che può essere grave o veniale), mentre quello soggettivo è rappresentato dal deliberato consenso e dalla piena avvertenza della mente. Le bestemmie, ad esempio, sono sempre “materia grave” ma chi bestemmia potrebbe, in qualche caso, non essere soggettivamente colpevole in quanto potrebbe mancargli, ad esempio, la piena avvertenza della mente o il deliberato consenso o entrambe le cose.

    Come ebbe a scrivere, a riguardo, il buon Padre Angelo Bellon, dell’ordine dei Domenicani, alcune persone possono compiere azioni oggettivamente cattive, ma non esserne responsabili, perché mancano loro i due requisiti soggettivi. Questo vale sopratutto per i bambini e per i pazzi. Un pazzo, infatti, non è capace di intendere e di volere e, di conseguenza, qualsiasi cosa egli dica, bestemmie comprese, mancano in lui sia la piena avvertenza della mente che il deliberato consenso. Così come capita che un bambino piccolo dica una brutta parola (senza comprenderne il significato) per il solo fatto di averla sentita dire a qualcuno. In tali casi, il pazzo e il bambino non hanno colpe.

    http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1382

    Padre Angelo continuò dicendo: “Se una persona si lascia andare a qualsiasi disordine e ottenebra la propria coscienza, non può invocare la mancanza dell’elemento soggettivo per dichiararsi innocente. Certe ignoranze della coscienza possono essere soggettivamente invincibili, ma non per questo sono incolpevoli. Almeno inizialmente queste persone sentivano che in certe azioni vi era qualche disordine. Ma sono andate avanti lo stesso, vi si sono assuefatte e non ci hanno più badato”.

    Veniamo, adesso, al caso dei divorziati risposati.

    Il CCC, al punto 1859, scrive che “l’ignoranza simulata e la durezza del cuore non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono” e al punto successivo aggiunge “il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave”. Cominciamo, allora, a fissare alcuni paletti certi: il divorziato risposato, se non è mosso da alcun pentimento, non può, assolutamente, fare la Comunione e, almeno su questo, non dovrebbe esserci alcun dubbio.

    La materia grave, in caso di more uxorio, c’è sempre. Se si è battezzati e cattolici, nella stragrande maggioranza dei casi, c’è anche l’avvertenza della mente (fanno eccezione, ovviamente, le persone incapaci di intendere e volere).

    “Tale avvertenza è duplice: psicologica e morale.
    L’avvertenza psicologica consiste nel rendersi conto delle azioni che si stanno compiendo. Essa è piena quando si è così padroni del proprio atto che in ogni momento si è in grado di eseguirlo, sospenderlo, proseguirlo. L’avvertenza morale consiste nella consapevolezza della bontà o della malizia dell’azione. Perché si possa compiere un peccato mortale è necessario che vi siano tutte e due queste avvertenze. Diversamente l’avvertenza non è piena”.

    http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2371

    Se si è battezzati, si è fatta la Prima Comunione e la Cresima (chi si è sposato in Chiesa si presume abbia fatto tutte e tre le cose) si è appreso che certe azioni siano gravemente peccaminose. Volersi auto-convincere del contrario non produce alcuna scusante. In tal caso, infatti, neppure l’ignoranza è una scusante poiché “certe ignoranze della coscienza possono essere soggettivamente invincibili, ma non per questo sono incolpevoli”. Il buon cattolico, infatti, deve curarsi di cercare la verità e il bene anziché ottenebrare la propria coscienza fino a quasi farla diventare cieca (Gaudium et spes).

    “Si ha il deliberato consenso della volontà quando l’atto è del tutto libero, e cioè compiuto con piena avvertenza e immune da costrizione o violenza. Il pieno consenso non richiede speciale malizia della volontà, né odio a Dio. Per commettere peccato mortale basta che la persona voglia – con piena avvertenza e perfetto consenso – un atto che è oggettivamente grave, anche se agisce sotto l’impulso della passione”.

    http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2371

    E qui che si gioca la partita. Cosa deve fare il divorziato risposato se, pur pentito, non può più tornare indietro? La Chiesa, per tanto tempo, ha insegnato che, in casi del genere, bisogna vivere come “fratello e sorella” e non dare scandalo. Se i divorziati risposati sono pentiti e vivono in quel modo (in castità e senza dare scandalo) possono confessarsi e comunicarsi. Là dove dovessero verificarsi delle cadute, vale lo stesso discorso relativo a due persone che hanno fornicato. Bisogna pentirsi, avere il buon proposito di non commettere più quello sbaglio e confessarsi. Dopo aver fatto ciò, ci si può comunicare.

    Che fare, invece, quando uno dei due conviventi (i divorziati risposati non sono veri coniugi) “ricatta” moralmente l’altro? Può, infatti, succedere che uno dei due dica all’altro: “Senza rapporti intimi ti lascio”.

    In quest’ultimo caso sembrerebbe prefigurarsi la mancanza di “deliberato consenso” poiché la persona in questione si verrebbe a trovare sotto ricatto morale.

    Le violazioni del Sesto Comandamento, però, rientrano tra i cosiddetti “precetti morali negativi”, vale a dire quelli che proibiscono una determinata azione senza conoscere eccezioni (salvo l’incapacità di intendere e volere). Cioè vanno rispettati sempre e in ogni caso. In teologia morale si dice che obbligano “semper et pro semper” (sempre e in ogni caso o momento).

    Se quelli dell’Isis rapiscono un cattolico e gli impongono, pena la morte, di abiurare Gesù Cristo quello non deve farlo; a costo anche di morire da martire. Se si abiura, seppur sotto minaccia, si è comunque commesso peccato. Lo stesso vale per il divorziato risposato al quale il convivente dica: “Senza rapporti intimi ti lascio”.

    Fra l’altro, quando si verifica ciò, bisognerebbe riflettere ben bene su che razza di persona ci stia affianco e se davvero valga la pena continuare a starci assieme. Si dirà che la convivenza vada portata avanti per il bene dei figli; questo, però, è vero fino ad un certo punto. In primis perché bisogna amare Dio più di qualunque altro (più del marito, della moglie, dei figli, del padre e della madre). E’ scritto, infatti: “Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me”.

    In secundis, perché il male compiuto a fin di bene è un’emerita sciocchezza. Non si può giustificare un’azione intrinsecamente cattiva al fine di ottenerne un bene; neppure le cosiddette “bugie bianche” sono ammissibili, figuriamoci l’adulterio a fin di bene (poiché, altrimenti, ne soffrirebbero i figli). E’ meglio che un figlio soffra piuttosto che un uomo si scavi la fossa con le proprie mani. Gesù, insegnando che il male vada combattuto con ogni mezzo, disse: “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via poiché è meglio perisca una parte del tuo corpo piuttosto che la tua anima”. Lo stesso disse anche della mano: “Se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via..” Gesù non vuole che ci mutiliamo ma ci chiede di combattere il peccato con tutte le nostre forze.

    Oggi, invece, il peccato non solo non vogliamo combatterlo ma, addirittura, lo giustifichiamo in virtù delle tante circostanze particolari della nostra vita.

    Infine, veniamo ai 4 cardinali. Il fatto che essi ammettano ci sia differenza tra situazione oggettiva e imputabilità soggettiva non rende lecita la comunione ai divorziati risposati (per le motivazioni sopra esposte) e AL, purtroppo, in alcuni punti, non è chiara e proprio tale mancanza di chiarezza ha spinto i 4 cardinali a scrivere al Papa. Il professor Armin Schwibach, dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, nonché professore di filosofia con studi in teologia alla Gregoriana e alla Lateranense, qualche mese fa, disse che talune persone, cercando di risolvere le questioni più spinose di Amoris Laetitia, giocano sul rapporto tra situazione oggettiva di peccato e imputabilità soggettiva del peccatore. Questa sarebbe la porta entro cui far passare una pastorale del “caso per caso” (salvando, almeno a parole, la Dottrina).

    San Giovanni Paolo II, però, a riguardo, disse: “Senza dubbio si possono dare situazioni molto complesse e oscure sotto l’aspetto psicologico, che influiscono sulla imputabilità soggettiva del peccatore. Ma dalla considerazione della sfera psicologica non si può passare alla costituzione di una categoria teologica, qual è appunto l’«opzione fondamentale», intendendola in modo tale che, sul piano oggettivo, cambi o metta in dubbio la concezione tradizionale di peccato mortale” (Reconciliatio et Paenitentia 17).

    Infine, il professor Schwibach, in linea con ciò che pensano quei 4 cardinali , disse che un’azione negativa in sé non potrà mai essere giustificata per eventuali conseguenze “buone” che ne deriverebbero (come, ad esempio, la tutela dei figli). La coscienza morale è in grado di conoscere e di discernere ciò che è oggettivamente buono o cattivo. Ciò che è buono o cattivo in un’azione non dipende dalle intenzioni buone o cattive. Non è la coscienza morale che decide sulla bontà di qualcosa, ma riconosce il bene ( o il male) e agisce di conseguenza. La coscienza morale agisce secondo la verità e dipende dalla verità. Non crea nuove verità.

    “Veramente buono è solo ciò che e buono soggettivamente e oggettivamente. Una presunta bontà soggettiva (che però è negativa e cattiva) non potrà mai produrre alcun bene oggettivo. Se si spacca tale unione tra soggettivo e oggettivo si spacca l’unità della persona umana”.

    Caro Marco, i sacerdoti hanno già fin troppi problemi e cose da fare, non possono permettersi di fare da psicologi e neppure da consulenti matrimoniali. Quando c’è di mezzo la morale sessuale servono criteri certi (oggettivi); girare troppo attorno alla questione su quel che è oggettivo e quel che è soggettivo è un po’ il gioco delle 3 carte per far passare come soggettivamente buono ciò che oggettivamente non lo è.

    Mi scusi, Tosatti, per il lunghissimo post; non lo farò più anche perché, sull’argomento, non avrei altro da scrivere.

    Sia Lodato Gesù Cristo!

    P.S. Tutto quel che ho scritto non toglie che io non condivida certe affermazioni ingiuriose rivolte al Papa.

    1. “Cominciamo col dire che vivere in castità non sia un’ideale ma una cosa fattibile; Dio, infatti, non ci ha mai chiesto e non ci chiederà mai di fare qualcosa al di sopra delle nostre possibilità. Se ci chiede di non commettere atti impuri è perché, volendo, ci si può riuscire. Diversamente, se “l’ideale è nobile, ma difficilmente raggiungibile”, perché non abolire del tutto il Sesto Comandamento? Appellandoci alle nostre fragilità, possiamo giustificare un po’ tutto quanto riguardi la nostra sfera sessuale (e non solo). I fidanzati possono giustificare le loro fornicazioni, tirando in ballo il sentimento da loro provato; altrettanto possono fare le coppie omosessuali; il single può giustificare la masturbazione (per via delle proprie pulsioni ormonali) e via discorrendo. Finanche una porno star potrebbe tirare in ballo delle attenuanti (tipo aver avuto bisogno di soldi).”

      Innanzitutto spero ardentemente che le attenuanti spesso ci siano, altrimenti mi chiedo chi si salverebbe al giorno d’oggi, specie tra i giovani.

      Ad esempio a Firenze l’età media dei matrimoni per gli uomini è vicina ai 40 anni http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/519154/Matrimoni-cresce-l-eta-media-gli-uomini-si-sposano-a-40-anni

      Io sinceramente, ma magari sbaglio, non credo che queste persone siano nella medesima condizione in cui sarebbe stato un giovane del Medioevo, che a 20 anni lavorava già da 10 anni o più ed era già padre.

      Le circostanze sociali non cambiano la specie morale degli atti, ma possono cambiare l’imputabilità, e penso che una società dove se sei uomo puoi mettere su famiglia spesso tra i 35 e i 40 anni credo che abbia un impatto sull’imputabilità personale riguardo a certi peccati.

      Ma comunque questo non riguarda i divorziati.

      Andiamo avanti.

      “Premesso ciò, lei, caro Marco, afferma che si debba distinguere tra situazione oggettiva e imputabilità soggettiva. Questo è vero ma lo sarà anche per i divorziati risposati?”

      Certo che si.

      “La materia grave, in caso di more uxorio, c’è sempre. ”

      Corretto.

      “Se si è battezzati e cattolici, nella stragrande maggioranza dei casi, c’è anche l’avvertenza della mente (fanno eccezione, ovviamente, le persone incapaci di intendere e volere).”

      Corretto anche qui. Con una precisazione: oggi molti cattolici vengono ingannati da falsi pastori, che insegnano loro teorie errate sulla morale e insegnano loro che il sesso fuori del Matrimonio può essere legittimo in se, cioè non servono nemmeno attenuanti per non essere in peccato mortale secondo alcuni eretici teologi, perché non sarebbe nemmeno materia grave.

      Penso che questi fedeli in qualche modo, essendo ingannati, non abbiano la piena avvertenza, e che la colpa ricada più gravemente su chi li svia.

      Poi lei parla del deliberato consenso e scrive

      ‘Che fare, invece, quando uno dei due conviventi (i divorziati risposati non sono veri coniugi) “ricatta” moralmente l’altro? Può, infatti, succedere che uno dei due dica all’altro: “Senza rapporti intimi ti lascio”.”

      Premesso che molto spesso non credo si tratti di ricatti, ma di una situazione “naturale” in una famiglia dove uno dei due coniugi non è cattolici fervente. Perché è chiaro che se uno non è cattolico o non è praticante, cioè è cattolico solo di nome, non potrà che vedere come assurda l’imposizione di FC84, perciò pur con tutta la buona volontà dell’altro coniuge una unione del genere è facilissimo che fallisca e se ci sono figli è una cosa grave.

      Diverso se sono entrambi cattolici praticanti.

      “Le violazioni del Sesto Comandamento, però, rientrano tra i cosiddetti “precetti morali negativi”, vale a dire quelli che proibiscono una determinata azione senza conoscere eccezioni (salvo l’incapacità di intendere e volere). Cioè vanno rispettati sempre e in ogni caso. In teologia morale si dice che obbligano “semper et pro semper” (sempre e in ogni caso o momento).”

      Un attimo, lei qui sta facendo confusione. È vero che sono obbliganti sempre, ma questo non implica che non rispettarli sia sempre peccato mortale.

      Il fatto che siano sempre obbliganti indica che è sempre materia grave, indipendentemente dalle circostanze, ed essendo materia grave non è mai atto lecito in se.

      Ma non ha nulla a che vedere con la piena avvertenza e con la libertà. Se manca una di queste due condizioni il peccato non è mai mortale.

      “Se quelli dell’Isis rapiscono un cattolico e gli impongono, pena la morte, di abiurare Gesù Cristo quello non deve farlo; a costo anche di morire da martire. Se si abiura, seppur sotto minaccia, si è comunque commesso peccato.”

      Il discorso del martirio è complesso. Poniamo che uno venga torturato e il suo corpo non resista. O poniamo che mettano di mezzo la sua famiglia.

      Possiamo essere certi che questa persona sia in peccato mortale? A mio avviso no, ma comunque l’abiura rimane illecita in se stessa.

      Vi sono atti estrinsecamente malvagi e atti intrinsecamente malvagi. Gli atti estrinsecamente malvagi possono essere morali o immorali a seconda delle circostanze, gli atti intrinsecamente malvagi sono sempre immorali.

      Ma anche per gli atti intrinsecamente immorali l’imputabilità può non esserci, se manca la piena avvertenza o il deliberato consenso.

      Perciò attenzione a non mischiare i due piani: la qualifica dell’atto morale in se non ci dice nulla sull’imputabilità di chi lo compie.

      “Fra l’altro, quando si verifica ciò, bisognerebbe riflettere ben bene su che razza di persona ci stia affianco e se davvero valga la pena continuare a starci assieme. Si dirà che la convivenza vada portata avanti per il bene dei figli; questo, però, è vero fino ad un certo punto. In primis perché bisogna amare Dio più di qualunque altro (più del marito, della moglie, dei figli, del padre e della madre). E’ scritto, infatti: “Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me”.”

      Deve considerare un’altra cosa: in queste situazioni il problema è proprio la rovina della famiglia. Conosco una coppia dove lei e lui (entrambi divorziati risposati) hanno una impresa insieme.

      Ha una vaga idea di cosa comporterebbe far andare a scatafascio questa famiglia? La distruzione della famiglia e probabilmente anche dell’impresa, e ne pagherebbero le conseguenze anche i dipendenti.

      Ha una vaga idea di quante famiglie di divorziati risposati ci sono? Se tutte queste famiglie fallissero cosa accadrebbe ai loro figli?

      Alla società stessa? Praticamente significherebbe lo sfascio di migliaia, centinaia di migliaia, di famiglie. Nel solo 2015 sono sono stati celebrati in Italia 33.579 matrimoni con almeno uno sposo alla sua seconda occasione, faccia un po’ lei.

      “In secundis, perché il male compiuto a fin di bene è un’emerita sciocchezza. Non si può giustificare un’azione intrinsecamente cattiva al fine di ottenerne un bene”

      E infatti qua non si tratta di giustificare l’azione in se, cosa impossibile, ma di giustificare il peccatore dove non abbia la piena libertà.

      Capisce la differenza tra giustificare il peccato e giustificare il peccatore? Le attenuanti non rendono moralmente lecito un atto intrinsecamente malvagio, ma possono giustificare il peccatore, non fargli perdere la Grazia.

      “Oggi, invece, il peccato non solo non vogliamo combatterlo ma, addirittura, lo giustifichiamo in virtù delle tante circostanze particolari della nostra vita.”

      Questo lo fanno gli eretici, il mio discorso è ben diverso e in linea con la morale cattolica, che non è kantismo assolutista ma realismo, che coniuga sia l’oggettività morale degli atti con la soggettività della persona e delle circostanze in cui si trova.

      “Infine, veniamo ai 4 cardinali. Il fatto che essi ammettano ci sia differenza tra situazione oggettiva e imputabilità soggettiva non rende lecita la comunione ai divorziati risposati (per le motivazioni sopra esposte) e AL, purtroppo, in alcuni punti, non è chiara e proprio tale mancanza di chiarezza ha spinto i 4 cardinali a scrivere al Papa. ”

      Non è lecita ma il Papa se volesse potrebbe renderla lecita. Non nel senso di dichiarare una sanatoria per tutti i risposati (cosa impossibile) ma nel senso di valutare l’imputabilità, come è stato fatto con gli scismatici e la loro “buona Fede”, attenuante che la Chiesa una volta non prendeva in minima considerazione.

      Si tratta di offrire una “scialuppa” a queste persone, senza metterle tra l’incudine e il martello.

      Francesco lo ha ben spiegato: si chiede una riparazione a chi può farla, non a chi non è in condizione di farla. Chiederla a chi non è in condizione di farla non è misericordioso e nemmeno giusto.

      “San Giovanni Paolo II, però, a riguardo, disse: “Senza dubbio si possono dare situazioni molto complesse e oscure sotto l’aspetto psicologico, che influiscono sulla imputabilità soggettiva del peccatore. Ma dalla considerazione della sfera psicologica non si può passare alla costituzione di una categoria teologica, qual è appunto l’«opzione fondamentale», intendendola in modo tale che, sul piano oggettivo, cambi o metta in dubbio la concezione tradizionale di peccato mortale” (Reconciliatio et Paenitentia 17).”

      L’opzione fondamentale è una questione del tutto diversa che qui non c’entra nulla. Secondo l’opzione fondamentale se hai un anelito per DIO, se non hai rifiutato satanicamente DIO con un Atto della tua volontà, puoi commettere anche peccato in materia grave con piena avvertenza e deliberato consenso e non perdi la Grazia.

      Quello di cui parlavo io non c’entra nulla con questo.

      “Infine, il professor Schwibach, in linea con ciò che pensano quei 4 cardinali , disse che un’azione negativa in sé non potrà mai essere giustificata per eventuali conseguenze “buone” che ne deriverebbero (come, ad esempio, la tutela dei figli). La coscienza morale è in grado di conoscere e di discernere ciò che è oggettivamente buono o cattivo. Ciò che è buono o cattivo in un’azione non dipende dalle intenzioni buone o cattive. Non è la coscienza morale che decide sulla bontà di qualcosa, ma riconosce il bene ( o il male) e agisce di conseguenza. La coscienza morale agisce secondo la verità e dipende dalla verità. Non crea nuove verità.”

      Di nuovo: questo non è in discussione. Una azione intrinsecamente malvagia rimane sempre tale, ciò che cambia con le circostanze può essere l’imputabilità del soggetto a fronte di una azione che comunque, in se stessa, rimane immorale.

      Nemmeno rifiutare di convertirsi alla Fede Cattolica come fanno gli scismatici è atto moralmente buono, sa? Nemmeno con tutta la “buona Fede” del mondo. Eppure se compiuto in buona Fede tale atto non danna, e anzi con GPII si può anche accedere alla Comunione cattolica.

      “Caro Marco, i sacerdoti hanno già fin troppi problemi e cose da fare, non possono permettersi di fare da psicologi e neppure da consulenti matrimoniali. Quando c’è di mezzo la morale sessuale servono criteri certi (oggettivi); girare troppo attorno alla questione su quel che è oggettivo e quel che è soggettivo è un po’ il gioco delle 3 carte per far passare come soggettivamente buono ciò che oggettivamente non lo è.”

      Questo però i confessori non lo fanno, nel senso che c’è sempre stata, in confessione, la distinzione tra materia grave è peccato mortale. Altrimenti i ragazzini giovani che fanno la Comunione sarebbero sempre dei sacrileghi visto che nell’adolescenza difficilmente, con gli ormoni a palla, tengono le mani a posto.

      Tale distinzione non veniva fatta solo con le categorie di peccatori che la Chiesa escludeva ipso facto dai Sacramenti, con tutti gli altri è sempre stata fatta.

      Le faccio un esempio.

      Pensa che una prostituta ricattata da un pappone sia trattata allo stesso modo della Escort avida che potrebbe smettere quando vuole ma non lo fa perché non vuole rinunciare a 30.000 euro al mese?

      Entrambe vendono il loro corpo, ma l’imputabilità mi pare ben differente.

      Lo stesso Gesù tenne un atteggiamento diverso con la peccatrice del Vangelo di Luca rispetto a quello che tenne con quella del Vangelo di Giovanni. Perché alla prima non chiese nulla né impose nulla mentre alla seconda disse “va e non peccare più”?

      Forse perché pur essendo entrambe peccatrici gravi la loro responsabilità non era la medesima?

    2. Le faccio un esempio per assurdo, al fine di chiarire meglio.

      Prendiamo l’atto intrinsecamente malvagio che più malvagio non si può: la profanazione volontaria del Santissimo Sacramento.

      Ipotizziamo (ripeto: è un esempio per assurdo, estremizzato apposta) che una banda di satanisti riesca a rapire una famiglia, lì porta in un casolare abbandonato legati e dice al capofamiglia, che al momento è in stato di Grazia, che se non profana il Santissimo Sacramento queste persone tortureranno tutta la sua famiglia facendola morire tra atroci tormenti, compresi i figli piccoli.

      Ipotizziamo che questo poveraccio ceda, e profani il Santissimo Sacramento. Le faccio due domanda:

      1) questo poveraccio secondo lei sarebbe condannato all’inferno da Dio, se queste persone lo uccidessero subito dopo la profanazione? Sarebbe, cioè, pienamente imputabile del Sacrilegio commesso, nonostante la pressione e il terrore a cui è stato sottoposto?

      2) se la risposta è no allora ciò significherebbe, per caso, che questa profanazione è stata un atto lecito in se, cioè un atto moralmente buono? Ovviamente e assolutamente no.

      Ho voluto estremizzare apposta per farle capire la differenza tra atti intrinsecamente malvagi e imputabilità di chi li compie. Non sono due cose che stanno sempre insieme.

      1. per quel che può interessare io mi rifiuto di seguire questo tale che con cinismo parla della Santissima Eucaristia manco fosse un vaso.

        Ed inoltre: altro che “esempio assurdo ed estremo”, il satanismo è una realtà ben solida e diffusa. Anche in Vaticano, sosteneva don Gabriele Amorth (nel libro scritto con Paolo Rodari)

        1. Lei non ha capito: non ho parlato del Santissimo Sacramento “come se fosse un vaso”, nè ne ho parlato con “cinismo”.

          Ho fatto l’esempio di un caso morale estremo ma che serviva a spiegare la differenza che volevo spiegare, cioè la differenza tra un atto oggettivamente cattivo, sempre e comunque, e la responsabilità di chi lo compie.

          Perciò non ha proprio capito una fava. Il mio esempio era valido proprio perché estremo, ed era estremo proprio perché il Santissimo Sacramento è Cristo stesso, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

        2. Anche io gentile Cosimo, per quello che può interessare, mi rifiuto di seguire il cinismo di questo tizio. Grazie per la sua testimonianza.

          1. Peccato che io non sia affatto cinico.

            Ma tanto ormai mi ha dato del: luterano, massone, servo del “kapo” e svariati altri epiteti, perciò aggiungiamoci pure quello di cinico e siamo a posto. 😀

      2. Aggiungo una cosa caro De Franco.

        A inizio topic ho postato un articolo che parlava di diverse devozioni, approvate dalla Chiesa, con grandi promesse del cielo. Consiglio a tutti di farne tesoro, perché la promessa della perseveranza finale non è roba da poco http://www.gianlucamarletta.it/wordpress/2017/04/tempi-ultimimisericordia/

        Il punto qual’è? Che, come leggerà nell’articolo, sono tutte o quasi concentrate negli ultimi secoli.

        Pare che, più il mondo va avanti e si degrada moralmente, più il Cielo “allarghi le braccia” e offra Misericordia.

        In quest’ottica forse potrà capire meglio anche alcune concessioni “assurde” di Al. Perché quelle promesse non sono meno “assurde”, anzi.

        Probabilmente siamo davvero in un tempo di Misericordia particolare, e questo si riflette anche nella “gestione” dei peccatori.

        Probabilmente in questo periodo dove il peccato abbonda come non mai, anche la Grazia abbonda come non mai.

        Ci pensi. Secondo me in quest’ottica si capisce meglio anche Al che sembra “tirare per la giacchetta” il Magistero (anche se di fatto rimane sempre nel dogma) a favore della Misericordia.

        Al non si può capire senza una “ermeneutica” del tempo che stiamo vivendo.

        1. Il dottor Marco Cherubini, pur nella sua apparente rudezza, è persona erudita. E quindi gli sottopongo un caso -un caso vero, non una ipotesi scolastica- che riguarda Don Gigino e Don Teomiro (i nomi sono di fantasia, naturalmente).
          Don Gigino, ragazzo problematico e notoriamente omosessuale, entra in seminario. Non essendo piu un ragazzino va direttamente presso il Seminario Maggiore (Regionale). Don Gigino viene riconosciuto subito come omosessuale e comunque viene allontanato.
          Per mero caso conosco, a mille km di distanza, don Teomiro che di quella struttura era Educatore. Emerge la vicenda di don Gigino. Fra le altre cose Don Teomiro mi dice che si era accorto subito…. era palestrato…insomma…
          Basta. Gigino torna nel mondo e conosce Don Ricchi. Udito con le mie orecchie e traslitterato dal loro vernacolo “TI HO DETTO COME DEVI FARE….VAI IN QUEL SEMINARIO….LI A *** TI ACCOGLIERANNO”
          Don Ricchi, per la cronaca, ha fatto pure lui così: avendo gli stessi vizietti si cercò un vescovo compiacente che l’accolse nel suo seminario. Una volta ordinato e tornato nella sua diocesi ed è stato incardinato lì. Don Ricchi pratica attivamente e frequentemente la omosessualità.
          Torniamo a Don Gigino, il belloccio palestrato frocetto. Segue il consiglio e va in quel Seminario. Ed infatti viene accolto. 5 anni ed è Ministro di Dio, nonostante pratichi pure lui la perversa sodomia.
          Vi siete annoiati?

          Il vero problema è se non vi siete scandalizzati di queste porcherie (vere). Questo è l’andazzo. Così ha scritto mons. Luigi Maranelli e così è.

          1. Caro Cosimo,

            Il fatto che io, ad esempio, non mi sia scandalizzato o non mi scandalizzi per queste porcherie è assunzione sua che non so chi le abbia dato il diritto di fare!

            Cosa le fa credere che queste porcherie non mi scandalizzino? In fondo non mi interessa saperlo, sappia solo che sbaglia! E di grosso, anche.

          2. Solo una cosa, Cosimo.

            Lei nomina un certo Cherubini, ho notato ora (prima non ci avevo fatto caso) ma io non so nemmeno chi sia.

      3. Fossi in lei cercherei di evitare certi arzigogoli e di leggere un pò di più la Sacra Scrittura. Si legga, ad esempio, 2Maccabei 7

        https://www.biblegateway.com/passage/?search=2+Maccabei+7&version=CEI

        E’ la storia di 7 fratelli e della loro madre che, costretti a mangiare carne di maiale dai seleucidi (per gli ebrei tale carne è impura), preferirono il martirio piuttosto che trasgredire alla Legge.

        Non ho la presunzione di sapere quale sarebbe il Giudizio di Dio in un caso come quello da lei esposto (poiché solo il Signore sa cosa ci sia davvero nel cuore e nella mente delle persone); tuttavia, visto che nulla può accadere senza il permesso divino, mi piace pensare che Dio, nella sua Onnipotenza, non permetterebbe che quell’uomo fosse ucciso in modo tale che, una volta libero, avesse l’opportunità di provare contrizione per quanto accaduto.

        Le auguro una buona e Santa Domenica

        Sia Lodato Gesù Cristo!

        1. “mi piace pensare che Dio, nella sua Onnipotenza, non permetterebbe che quell’uomo fosse ucciso in modo tale che, una volta libero, avesse l’opportunità di provare contrizione per quanto accaduto”.

          Anche a me piace pensare questo. Tuttavia spero che ciò che volevo dire, il concetto (cioè la differenza tra l’atto intrinsecamente malvagio e la responsabilità personale), sia passato.

          Nemmeno io ho la presunzione di giudicare con certezza quella persona, però non penso di essere poi così lontano dal vero quando dico questa persona ben difficilmente sarebbe imputabile.

          Anche perché il problema della contrizione è spinoso in un caso come questo: cioè uno dovrebbe dispiacersi, certamente, del Sacrilegio, ma quando poi pensa a cosa sarebbe accaduto se non l’avesse fatto, cioè la tortura e la morte della sua famiglia, è davvero possibile dire “ah, se tornerei indietro lascerei che castrino i miei figli piccoli e violentino mia moglie per ore prima di dare loro fuoco”?

          Non so se mi spiego. Capisce quindi che i problemi morali non sono cosa semplice, non è facile risolvere sempre tutto tagliando con l’accetta.

          Io mi ricordo quello che disse Crìsto “Misericordia io voglio, non sacrificio” di Mt 9,13 e sinceramente non credo proprio che una persona così sarebbe condannata, pur non azzardandomi a giudizi “certi”.

          A mio avviso siamo spesso legati ad una immagine di Dio veterotestamentaria, lo leggo spesso tra i cattolici questa concezione.

          Eppure Cristo è venuto proprio a liberarci da quella Legge che è forza del peccato (1 Cor 15, 56).

          1. Ho scritto

            “Io mi ricordo quello che disse Crìsto “Misericordia io voglio, non sacrificio” di Mt 9,13 e sinceramente non credo proprio che una persona così sarebbe condannata,”

            Ovviamente volevo scrivere che NON sarebbe condannata.

            Anche qua

            “ah, se *tornerei* indietro lascerei che castrino i miei figli piccoli e violentino mia moglie per ore prima di dare loro fuoco”

            *tornassi* indietro, ovviamente.

            Ho scritto troppo, poi si sbagliano anche i verbi. 🙂

          2. Ho sbagliato la correzione, cioè ho corretto la frase giusta, cosa incredibile

            La frase giusta ovviamente era questa

            “Ricoddo quello che disse Crìsto “Misericordia io voglio, non sacrificio” di Mt 9,13 e sinceramente non credo proprio che una persona così sarebbe condannata”.

            Il “non” che avevo aggiunto cambiava il senso della frase. Volevo dire che credo che questo poveraccio si salverebbe insomma.

            Porca miseria, ho scritto troppo; quando correggi frasi esatte è segno che la stanchezza comincia a fare capolino. 😀

            Buona notte.

    3. Non stanno sempre insieme nel senso che, se è vero che chi pecca mortalmente ha sempre commesso peccato in materia grave, non è vero che chi pecca in materia grave commette sempre peccato mortale.

      Sono due cose distinte. Gli atti intrinsecamente malvagi (tra i quali figura anche l’adulterio) sono sempre, in ogni circostanza, materia grave, cioè atti opposti alla legge naturale e al disegno di Dio. Ma non sono sempre, in ogni circostanza, peccato mortale per chi li compie.

  7. Gentile Marco,
    La ringrazio per il suo messaggio profondo e bene articolato.
    Lei è un teologo, io sono un povero fedele, e quindi non ho l’ardire di mettere in discussione ciò che Lei dice.
    Apprezzo molto la sua onestà intellettuale, la stessa onestà che non trovo in molti teologi e pastori che vogliono sfruttare la teologia per fini che sono ben lontani dalla Verità del Vangelo.
    Lei mi dirà che la stessa onestà non trova inaltri ambienti. Forse!
    Secondo il mio modesto parere, e Lei lo sa molto bene, l’inferno è pieno di buone intenzioni.
    Sappiamo che sarà il Signore a giudicare le nostre intenzioni, ma la prudenza imporrebbe che in un periodo di grande crisi e disfacimento morale, propagandare certe aperture, sia pure fondate su legittime posizioni , vedi can. 1735, è un atto di autolesionismo. Ecco perché i media si fanno forza di queste “aperture”, per sdoganare le più turpi deviazioni.
    Grave errore abbattere le mura, la Chiesa in questo modo sarà sempre più ridotta ad essere una delle voci, e forse la meno ascoltata, perché il “mondo”non ama il Figlio di Dio!
    Sappiamo, infatti, quanto l’uomo sia per la sua natura offesa dal peccato originale insofferente alla legge di Dio e, mi creda, sono davvero pochi i casi di persone che possano rientrare nelle possibilità offerte dal canone citato.
    Nella mia esperienza, osservo con grande dolore, come il senso del peccato sia sempre meno considerato, e come sia sempre più irrilevante nei cattolici l’osservanza dei comandamenti di Dio.
    Resta comunque valida ed attuale la domanda del cardinale Caffarra in merito alla possibilità di dare la comunione ai divorziati risposati viventi more uxorio e con il primo matrimonio ancora valido canonicamente: ma del primo matrimonio che ne è stato?
    La sollevo da una sua articolata risposta, la mia è una semplice considerazione personale, non vincolata a nessuna teologia!
    La ringrazio.

    1. Lasci stare quel troll che si infila in ogni blog cattolico per diffondere le proprie “teologie” protestanti…
      Le posto una risposta che la illuminerà sulla conduzione della neo-chiesa e sui dubia…
      https://costanzamiriano.com/2017/06/30/noi-reagiremo-3/#comment-129382
      @Beatrice Allora perché qualcosa del genere non è stata fatta anche per Charlie?

      Beatrice, vuoi la mia opinione? La risposta si trova nelle tue prime frasi:

      Chissà come mai la verità sul caso di Charlie viene detta da uno dei cardinali dei dubia! Mentre da altri prelati entusiasti del nuovo corso ecclesiale, come mons. Paglia, si sentono le solite parole fumose e ambigue.

      e nell’intervento della dottoressa Zuffellato sul Sussidiario, segnalato da giovi:

      “tutti i protagonisti coinvolti hanno agito nella loro miglior coscienza”

      La risposta è: perché sarebbe contrario alle idee di Francesco (e Kasper, eccetera), che sono alla base di Amoris Laetitia, ovvero la morale di situazione (su cui Alessandro ci ha edotto più volte). Il punto chiave è il commento che Francesco fece durante il dibattito sinodale: “la questione non è comunione sì / comunione no”. Infatti, ora che è stato messo su un gruppo di lavoro per la “revisione” della Humanae Vitae, già è stato detto in un’intervista “la questione non è pillola sì / pillola no”. Evidentemente è un criterio generale che va applicato come una fotocopia in tutti i campi: la questione non è “sodomia sì / sodomia no”; la questione non è “eutanasia sì / eutanasia no”; poi sarà “la questione non è aborto sì / aborto no”. Eccetera.

      È per questo che Francesco non risponde ai dubia: non c’è più un sì o un no oggettivo, non si può rispondere; i dubia sono domande senza senso. Infatti i turiferari non finiscono di spiegarlo (ancora oggi, uno degli ultimi cardinali nominati): non è tutto bianco e tutto nero. Il concetto chiave è la coscienza soggettiva, citata non a caso dalla Zuffellato (è implicito che non è necessario che questa coscienza sia formata con criteri particolari: la dottoressa è cattolica a quanto pare, ma certo non lo sono tutti gli altri medici; non importa, ognuno avrà il proprio criterio, e vanno bene tutti). Il famigerato “discernimento” non è più lo strumento per capire cosa vuole Dio da me in questa circostanza, ovvero capire cosa devo fare per seguire il bene oggettivo; il “discernimento” è diventato il bene in sé: cioè diventa importante il processo più che il risultato. Ecco perché quello che viene denunciato come paradossale e chiaro segno di un problema, cioè che l’accesso alla Comunione in certe circostanze è lecito in Germania e non in Polonia, in realtà non lo è. Si crede che i turiferari non rispondono alla questione perché colti in castagna su una contraddizione: ma in realtà rispondono, eccome, con quel “è tutto chiaro”; la contraddizione c’è, ma non è un problema; sia i vescovi tedeschi che quelli polacchi hanno applicato il loro discernimento, e questo è sufficiente.

      Tornando dunque a Charlie: il nostro appello al Papa è un “sesto Dubbio” (intendo dopo i cinque Dubia): gli stiamo di fatto chiedendo di rispondere con netto sì alla domanda se la decisione di girare l’interruttore sia peccato mortale. E lui non ha intenzione di rispondere, perché secondo lui non c’è una risposta oggettiva. Succedesse un altro caso in Francia, sarebbe storia a parte, come la Comunione ai divorziati risposati in Germania e Polonia. Né Bergoglio né Paglia sono là; non possono “discernere” come quelli che sono in “prima linea”; non c’è un magistero oggettivo da indicare “da remoto” che prevalga sulla coscienza soggettiva da applicare “in locale”. Io non so se la Zuffellato è di CL o no; ma io già da tempo sentivo fare da certi ciellini strani discorsi sull’”esperienza” che alla fine non era necessariamente legata alla Verità. Non capivo cosa intendessero; negli ultimi tempi sì.

      Questo è del tutto consistente con le posizioni galantiniane sulla Cirinnà prima e sulle DAT dopo: se una cosa non è male oggettivo, ma dipende dal discernimento soggettivo, non c’è motivo perché sia illegale.

      In pratica è una Chiesa che rinuncia al ruolo di Madre e diventa una semplice insegnante (alla pari con altre realtà religiose). Mentre una madre insegna ai figli piccoli e una volta diventati adulti li lascia liberi, ma comunque li richiama gravemente nel caso stiano per compiere qualcosa di seriamente sbagliato, un’insegnante non ha questa autorità; pertanto si limita ad insegnare dei criteri per decidere poi, finita la scuola, in totale autonomia. Ecco perché Paglia ha pubblicato quel compitino che, come è stato detto, è una sintesi della teoria: ci sono questi criteri, e vanno applicati: applicateli; ma non chiedete la soluzione.

      Ovviamente, essendo questa una costruzione mentale totalmente umana, è sgangherata e incoerente: infatti non accogliere i migranti, o la pena di morte, o altre cose, be’, invece quelle per il Papa rimangono oggettivamente sbagliate. Ma, come al solito, quando si toglie l’oggettività coerente della legge divina si dà spazio all’arbitrio incoerente dei pensieri umani.

      Se qualcuno è angosciato dall’idea che un Papa ragioni così, renda conto di questo: che se invece per Papa Francesco la risposta al “sesto dubbio” esistesse e fosse un chiaro “sì, è un omicidio”, allora se ne starebbe pilatescamente lavando le mani; sia delle sorti del bambino, sia del peccato mortale di cui si caricheranno quei medici. Che altra spiegazione ci sarebbe? Il “non m’impiccio” sappiamo che non sta in piedi. Dunque ci sarebbe da essere ancora più angosciati.

      È proprio per questo che Caffarra è quello che ha parlato più chiaro: segue il Magistero vero e sa che in certe cose c’è un sì o un no oggettivo, che questa morale oggettiva prevale sul criterio soggettivo, che può indicarla da Roma senza necessità di essere “in prima linea”, che nel caso concreto e specifico di Charlie la risposta è “sì, è un omicidio”; che chi lo compirà rischia di finire con una pesante macina al collo.

      1. “Lasci stare quel troll che si infila in ogni blog cattolico per diffondere le proprie “teologie” protestanti…”

        Io non sono un troll, e non ho postato nulla di “protestante”. Tu in compenso, tuo estremo malgrado, hai il cervello di un criceto e non lo usi neppure tutto.

        1. Appare sempre la stessa immagine il “confronto” tra un Luminoso Arcangelo e un personaggio molto terreno e pesante che non ci aiuta certo a guardare al Cielo, ad andare oltre al nostro misero ego, ad “essere nel mondo ma non del mondo”….. Kosmo io vedo anche lei, come Stefano, nell’Arcangelo. Grazie.

          1. ma non lo dica neppure… Io paragonato anche solo lontanamente all’arcangelo??? ma non sono degno neppure di passare dove lui ha posato la sua spada…
            Solo amore per la verità e la Chiesa, sempre più distrutte dal vergognoso silenzio delle gerarchie (non solo dal papa, eh, come se tutto fosse cominciato da lui).
            E’ cominciato tutto molto tempo fa, Bergoglio e’ solo la LOGICA CONSEGUENZA di tutte le azioni messe in campo finora…
            E poi me lo lasci dire, anche COLPA NOSTRA (se non fossimo stati così disubbidienti, Dio non ci avrebbe mandato una tale prova! E’ soprattutto COLPA NOSTRA!)

      2. Grazie Kosmo per sue parole cristalline e impegnative, le uniche lenzuolate leggibili, perché capaci di scuotere l’Anima e confermarci nello spinoso Percorso della Strada Stretta. Che Maria la custodisca.

        1. non sono parole mie, io le ho solo riportate (mettendo il link all’inizio). SI congratuli con Fabrizio Giudici.

      3. Riguardo al post citato dal blog della Miriano, penso che il problema più grosso (io ammetto che non so rispondere a questa cosa, dovrei informarmi meglio) sia capire se si tratta di omicidio o di accanimento terapeutico, perché se fosse omicidio è ovvio che sarebbe del tutto inaccettabile.

        Cito un blogger da Croce-Via https://pellegrininellaverita.com/2017/06/28/blog-dei-blogs-46-speciale-jesuischarliegard/comment-page-1/#comment-31974

        “Tu affermi che io dica ” il secondo non sia mai eticamente ammissibile, mentre il primo sì” : io dico che il secondo lo può essere in alcune circostanze, non che non lo sia mai. Non trasformiamo/ caricaturiamo i significati per voler difendere la propria posizione, per favore.

        E dove la differenza si situi è ovvia: quando si nutrisce qualcuno si compie un atto perfettamente naturale e consono alla sua natura, il corpo umano essendo lui stesso in carica del processo di assimilazione e del consumo del nutrimento. Non ci sostituiamo al processo vitale di assimilazione del nutrimento nel corpo: diamo giusto il carburante . Negare il mangiare e il bere ad un corpo capace di assimilare e usare tali nutrimenti è, quindi, sempre immorale.

        Nel caso del respirare se il corpo è incapace di farlo di per se stesso bisogna coadiuvarlo, cioè bisogna sostituirsi ad esso nelle sue funzioni, il qual sostituirsi non è un’attività “naturale”: non è che qui si rifuterebbe il comburante ma proprio qui si rimpiazza il processo stesso di assimilazione di tale comburante che è il respirare. Questo non pone problemi etici nella maggior parte dei casi, ma lo può essere in casi estremi, quelli in cui si va significativamente oltre la fine “naturale” che un corpo incapace di respirare avrebbe.

        E questo il semplice buon senso lo capisce: se a uno che non riesce piu a respirare gli diamo il polmone di acciaio, poi quando il cuore smette di funzionare gli diamo una circolazione extra corporale, poi quando i reni cessano di funzionale i reni artificiali e così via di seguito e che, per giunta, non c’è nessuna prospettiva ragionevole di un miglioramento e che per non farlo soffire bsogna per giunta imbottirlo di droghe, ben ci rendiamo conto che siamo nell’assurdo.

        Anni fa mia moglie a causa di una setticemia fu intubata per una settimana intera e, ovviamente, messa in coma artificiale in quanto non supportabile per una persona normale rimpiazzare il proprio riflesso di respirazione con quello del polmone artificiale: il tutto fini bene, grazie al cielo, ma di sicuro non vi era niente di naturale durante quella settimana che passai notte e giorni accanto a lei.

        Bisogna accettare che nella vita ci sia la morte, e il segnale del passsaggio lo da il corpo stesso.

        Il problema del transumanesimo è che vuole cancellare questa soluzione di continuità.”

        1. Daje, ‘a Vince’, ma mo’ citi pure il blog Croce Via…
          Come se non sapessimo TUTTI che tu vieni proprio della’…
          Eddài, sù, un po’ de vergogna ppe’ sta trollata poverata…
          Alessandro su Costanzamiriano ti ha sbufalato PIU’ E PIU’ VOLTE, cosi’ come Fra’Centanni su Croce-Via e addirittura, prima che i tuoi amichetti amministratori di UCCR bloccassero i commenti più scomodi (quelli a cui non si poteva ribattere), anche su UCCR.
          Statte bbono, che ‘a paghetta ‘a prenni ‘o stesso su?
          Allora ricapitolando (ti aiuto per non farti smascherare sempre al primo colpo):
          su UCCR dici che sei un 24enne che fa sesso con la fidanzata e hai un’azienda di protesi acustiche (ma non hai mai sentito parlare dell’Agenzia delle Entrate e non ti soffoca mai)
          qui dicevi che sei un vecchietto pensionato che ha raggiunto la “pace dei sensi”
          SU costanzamiriano hai messo tanti di quei nick che mi sono perso e non ricordo più quante identità hai tirato fuori…
          Su croce via ne dici di tutti i colori sui cardinali dei dubia (alla faccia della misericordia 2.0)
          dimentico altro?

          1. Quelli erano “esperimenti” sociali che mi servivano per determinati argomenti. 😉

            Ora non sto più facendo nulla di tutto ciò, anche perché non mi serve. Purtroppo sono davvero anziano, magari fossi ancora giovane. 😀

            Sui Cardinali dei Dubia ho già detto che la mia posizione è mutata, perché ho compreso che una interpretazione aperturista di Al può essere pericolosa visto il clero che abbiamo.

          2. P.s

            “SU costanzamiriano hai messo tanti di quei nick che mi sono perso e non ricordo più quante identità hai tirato fuori…”

            Li sono stato costretto perché appena mettevo in difficoltà qualche commentatore “blasonato” del blog venivo bannato e mi veniva impedito di rispondere, non per altro.

            Qui non ho mai usato nessun’altra identità (non essendocene mai stato bisogno) nè ho fatto gli “esperimenti sociali” (come quello del 24enne) funzionali al tema che si stava trattando che ho fatto su altri blog.

            Quelli mi servivano per far emergere certi paradossi, poi ho valutato che basta attenersi alla dottrina che si risolve tutto.

            E infatti guardacaso nessuno è riuscito a produrre controargomentazioni sensate di qualsivoglia tipo.

      4. Anche quest’altro commento https://pellegrininellaverita.com/2017/06/28/blog-dei-blogs-46-speciale-jesuischarliegard/comment-page-1/#comment-32023 è interessante

        “Finché la scienza ti cura non ci sono dilemmi etici troppo complessi da risolvere.
        Il problema è quando la tecnicità della scienza permette il (fasullo) miraggio dell’immortalità: qui siamo allora in pieno transumanesimo.

        Aldilà della compassione che posso provae a livello personale con i genitori di Charlie, non posso non vedere una sotttomissione alla divinità tecnologia pur di ritardare al massimo un avvenimento impossibile da evitare.

        Il peggio è che, l’impressione che ne ricavo, e che sembra compartita da tutti coloro (medici e giudici) che hanno davvero studiato il caso da vicino, è che i genitori stessi non esitavano a considerare cure anche dolorosissime per quel povero bambino anche senza speranza di prognosi positiva: l’approccio del corpo medicale mi sembre molto più sereno.

        Chissà, forse una volta tolto il respiratore il bambino sopravviverà lo stesso: ma il più importante è che possa vivere, e quindi morire, come un essere umano seguendo il decorso della natura. Il colpevole in tutto ciò è solo il peccato orginale”.

        Perciò purtroppo mi sembra che la questione sia un attimino più complessa, e NON nel senso che l’omicidio di un innocente possa essere moralmente accettabile, ma nel senso che pare sia accanimento in tutto e per tutto, invece che omicidio.

        E oggi con la scienza che ti tiene in vita per forza anche se sei un cadavere penso che la problematica ci sia. Capisco che è comodo fare sempre semplificazioni manichee, ma non sempre è possibile, perché ad esempio qui molti assumono che sia omicidio quando invece potrebbe essere una negazione di un inutile accanimento.

        L’omicidio di un innocente è sempre immorale, evitare l’accanimento terapeutico no.

        1. E io dovrei credere a un tizio che cambia continuamente Nick, che invade letteralmente blog Cattolici di lenzuolate come fossero la sua cattedra e gli altri i suoi scolaretti, e che dice, disfa e ricuce per “esperimenti sociali”….. seriamente, col cuore, pensi ad un terapeuta, bravo e preparato. Ora mi è tutto chiaro, e io sto anche a risponderle!!!!

          1. Su questo blog ho esposto semplicemente gli argomenti senza nessun tipo di “esperimento”, se ho detto qualcosa di contrario alla dottrina o alla morale cattolica potete mostrarlo.

            In caso contrario semplicemente non riuscite a confutare ciò che scrivo.

            Non è questione di scolaretti, anche io su altre cose sono ignorante e ascolto gli altri.

    2. @Peter

      Infatti è proprio per questo che ritengo che sia più prudente, al momento, e quindi da preferire, la posizione dei vescovi polacchi.

      Proprio per alcune delle posizioni da lei manifestate, in aggiunta a quella che ritengo la più importante (cioè l’inadeguatezza del clero attuale ad operare il discernimento richiesto da Al).

      Le auguro un buon fine settimana e buona Domenica.

  8. Gentile Marco,
    vedo che Lei è molto preparato!
    Io sono, ripeto, un semplice fedele, però al di là di queste giuste argomentazioni, non capisco come il tutto si possa armonizzare con il Catechismo della Chiesa Cattolica.
    Il Catechismo al n°1385 , Eucarestia,ribadisce che per rispondere a questo invito (prendete e mangiatene tutti), dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo”. E ancora,citando San Paolo:” Chiunque in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore, sarà reo…Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione.
    In sintesi, chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia! Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all’Eucarestia senza prima aver ricevuto l’assoluzione nel sacramento della Penitenza.
    Andiamo a ripassare il Catechismo a proposito del peccato.
    Definizione di peccato n 1849-1850 “il peccato è un’offesa a Dio”;
    la gravità del peccato, il peccato mortale che “distrugge la carità nel cuore dell’uomo a causa di una violazione alla legge di Dio”. “Perché il peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: “è peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave (1857); la materia grave è precisata dai Dieci Comandamenti (nessuno li ricorda), secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: non uccidere, non commettere adulterio ecc.)-
    Il peccato grave, se commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso, ha come conseguenza la perdita della carità e della grazia santificante, cioè dello stato di grazia.
    Il sesto comandamento di Dio , ribadito da Gesù, è ancora vincolante al di là delle disquisizioni teologiche del momento. Non facciamo i giocolieri della Parola di Dio, per favore!
    Ripassate per favore il n.2380 e n.2381 del Catechismo.
    Mi pare che questa teologia “alla moda” che ci proponete, alle volte ci allontani dalla legge di Dio, e ci spinga pericolosamente verso la disubbidienza.
    Con i sacramenti, diceva un teologo, non si scherza!

    1. Le ho già risposto su tutto Peter, perché ignora ció che scrivo?

      Sono ovviamente d’accordo con lei che la Comunione può essere ricevuta solo da chi è stato di Grazia.

      È de fide che chi assume il Santissimo Sacramento in stato di peccato mortale commette un sacrilegio.

      Quello che lei però si ostina ad ignorare è che non sempre una situazione di peccato grave (materia grave) corrisponde a peccato mortale.

      A volte è così e altre volte le attenuanti riducono la colpevolezza soggettiva fino alla venialità.

      Dice bene quando cita il Catechismo, lo cito anche io

      “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali.” (Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 1735)

      “La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia L’IMPUTABILITÀ DELLA COLPA PUÓ ESSERE ATTENUATA DALLA MISERIA, dal RICATTO E DALLA PRESSIONE SOCIALE. (Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 2355)

      “Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.” (Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 1862)

      Nessuna “teologia alla moda”.

      I teologi alla moda, o modernisti, cercano di sdoganare il peccato in se, cercando di dimostrare che certi atti non sarebbero illeciti e materia grave.

      Io non ho fatto nulla di tutto ciò, ho ricordato la dottrina della Chiesa ricordata anche dai quattro cardinali.

    2. Perció, tanto per essere chiari, questa che lei ha scritto

      “Il sesto comandamento di Dio , ribadito da Gesù, è ancora vincolante al di là delle disquisizioni teologiche del momento.”

      È una ovvietà assoluta che nessuno (a meno che non sia eretico) mette nè può mettere in discussione.

      Infatti è dogma della Chiesa che un Matrimonio celebrato validamente sia indissolubile

      “Se qualcuno dirà che la chiesa sbaglia quando ha insegnato ed insegna che secondo la dottrina evangelica ed apostolica (380) non si può sciogliere il vincolo del matrimonio per l’adulterio di uno dei coniugi, e che l’uno e l’altro (perfino l’innocente, che non ha dato motivo all’adulterio) non possono, mentre vive l’altro coniuge, contrarre un altro matrimonio, e che, quindi, commette adulterio colui che, lasciata l’adultera, ne sposi un’altra, e colei che, scacciato l’adultero, si sposi con un altro, sia anatema.” (Concilio di Trento, Sessione XXIV, Canone VII sul Sacramento del Matrimonio).

      Ma, da capo, questo non ha nulla a che fare con l’indissolubilità matrimoniale.

      È certo che i divorziati risposati, se il loro primo Matrimonio è valido, sono adulteri.

      Il punto è che talvolta, seppure adulteri, possono non portare (o non portare più) piena imputabilità per la loro colpa, ad esempio dove vorrebbero cambiare vita ma a causa di varie circostanze non possono farlo subito.

      È lo stesso discorso degli scismatici. Ho postato delle dichiarazioni ex cathedra (cioè infallibili, a cui si deve assoluto assenso di Fede pena l’esclusione dalla Chiesa) che mostrano come nessuno scismatico può salvarsi se non aderisce alla vera Fede.

      Eppure GPII decise di ammetterli caso per caso alla Comunione. Perchè? Perché, pur essendo scismatici, la loro buona Fede può (nb: il “può” significa per l’appunto questo, una possibilità, non una certezza. Se tutti gli scismatici, eretici, pagani, islamici ecc fossero in sicura buona Fede nel loro rifiuto della Fede Cattolica l’evangelizzazione sarebbe inutile, anzi dannosa perché metterebbe delle anime in sicuro stato di Grazia in pericolo di dannazione mettendole di fronte alla scelta di aderire alla vera Fede) far si che siano in stato di Grazia, e che finiscano la loro vita in un certo senso “uniti” alla Chiesa Cattolica anche se non visibilmente.

      Ma rimane sempre vero che

      “La chiesa crede fermamente, confessa e annuncia che nessuno di quelli che sono fuori della chiesa cattolica, non solo i pagani, ma anche i giudei o gli eretici E GLI SCISMATICI, potranno raggiungere la vita eterna, ma andranno nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25,41), se prima della morte non saranno stati ad essa riuniti; crede tanto importante l’unità del corpo della chiesa che, solo a quelli che in essa perseverano, i sacramenti della chiesa procureranno la salvezza, e i digiuni, le altre opere di pietà e gli esercizi della milizia cristiana ottengono il premio eterno: nessuno, per quante elemosine abbia fatto e persino se avesse versato il sangue per il nome di Cristo può essere salvo, se non rimane nel grembo e nell’unità della chiesa cattolica.” (Dichiarazione ex Cathedra dalla Cantate Domino)

  9. Complimenti De Franco Edoardo per la Sua chiara esposizione.
    Con grande rispetto per tutti, mi piace ricordare un santo monaco che raccomandava ad uno studente di teologia di stare molto attento! Il teologo senza la fede cattolica, la preghiera e l’umiltà, diceva il buon monaco, può cadere rovinosamente nell’eresia. E’ questa la strategia del Diavolo!

    1. In effetti per essere dei teologi non bisogna essere necessariamente eretici, ma per essere eretici bisogna essere dei teologi

  10. Per @Marco

    Gentile Marco,
    Io non sono un teologo e non ho alcun problema ad ammetterlo ma sappia che il compito della teologia (dall’unione di due parole greche: Theos, Dio, Logos, Parola) è quello di migliore la comprensione della parola di Dio e non di cambiarne il senso. Gesù non si limitò a definire l’indissolubilità del matrimonio sacramento ma, riguardo alle nozze a seguito di divorzio, parlò chiaramente di adulterio; quando i discepoli, in privato, gli chiesero spiegazioni, il Signore ribadì, parola per parola, quanto affermato in precedenza. Fin quando l’adulterio verrà, giustamente, considerato peccato, non si potrà dare la Comunione a chi vive more uxorio.

    Gesù non disse, come fa lei, che esiste questa e quell’altra eccezione. Durante gli ultimi due sinodi dei vescovi, un porporato dichiarò qualcosa del genere: “Ci sono persone che vorrebbero che Gesù avesse avuto una posizione più morbida in merito al divorzio ma non l’ha avuta; io, dovendo scegliere, scelgo di stare dalla parte di Gesù”. Possiamo tirare in ballo tutti gli arzigogoli teologici di questo mondo ma la realtà è quella.

    Di teologi che hanno provato e provano tuttora a stravolgere la Divina Rivelazione è pieno il mondo; come quelli che dicono che, in virtù dell’infinita bontà di Dio, non è possibile che esista l’Inferno o che sia pieno di anime.

    Sempre Gesù, alla domanda sul perché Mosè avesse concesso il ripudio (che noi oggi chiamiamo divorzio), disse che fu “per la durezza del loro cuore”. Forse, allora, ancor prima che chiederci se dare o meno la Comunione ai divorziati risposati, dovremmo domandarci perché tanti matrimoni naufragano e come fare, in futuro, ad evitarlo. Il Signore una risposta c’è la data: “Certe cose accadono per la durezza dei vostri cuori”. Ciò che mi dispiace di più, del suo post, caro Marco, è sentirmi equiparato a un fariseo di 2000 anni fa. Le faccio notare, fra l’altro, come si evince pure dal Vangelo, che erano i farisei a considerare giusto il ripudio. Non erano loro a dire “non si può fare”; divorziare, per loro, era giustissimo poiché Mosè li aveva autorizzati a farlo. Fu Gesù a stopparli dicendo che quella norma fu data “per la durezza del loro cuore”. Faccia attenzione, non per spirito di misericordia ma “per la durezza del loro cuore”.

    Lei tira in ballo la Comunione data agl’ortodossi ma tale esempio non è affatto pertinente; la Chiesa, oggi, dà loro la Comunione perché li ritiene in assoluta buona fede. Gli attuali ortodossi, infatti, sono realmente convinti che fu la Chiesa di Roma (così chiamano la Chiesa Cattolica) a staccarsi da loro e non viceversa. Anche i protestanti pensano di essere dalla parte della ragione ma loro, a differenza degl’ortodossi, hanno rifiutato la successione apostolica, così come negano la presenza reale di Gesù nel Santissimo Sacramento. Ecco perché la Chiesa Cattolica, oggi, dà l’Eucarestia agl’ortodossi e non la dà ai protestanti (anche se pare si sia cominciato a parlare di darla pure a loro e questo mi fa accapponare la pelle); dunque non si tratta di non poter tornare indietro (fra l’altro nulla vieterebbe a un ortodosso di convertirsi al cattolicesimo). Lo stesso discorso, invece, non lo si può applicare ai divorziati risposati.

    Fra l’altro, sebbene sia vero che alcuni di loro non possono tornare indietro (perché dalla nuova unione sono nati dei figli), potrebbero vivere da fratello e sorella e così fare la Comunione. Pretendere di avere rapporti intimi e al contempo comunicarsi equivale a volere la botte piena e la moglie ubriaca.

    Il cardinale Coccopalmeiro, nel tentativo di spiegare i punti critici di AL, ha cercato di giustificare la Comunione ai divorziati risposati citando un documento (Gaudium et spes) del Concilio Vaticano II:

    “…dove è interrotta (testo latino “abrumpitur”) la intimità della vita coniugale”, quindi è interrotto il compimento degli atti coniugali, “non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli… l’educazione… il coraggio di accettarne altri”

    E’ una citazione pericolosa perché la “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II non parlava dei divorziati risposati ma dei veri coniugi (cioè di quelli regolarmente sposati in Chiesa e dunque del matrimonio sacramento). Citare quel brano della “Gaudium et spes” equivale, di fatto, ad equiparare le seconde nozze a quelle sacramentate. E’ facile, a parole, dire che il matrimonio sacramento rimanga indissolubile quando, poi, di fatto, le nozze a seguito di divorzio vengono equiparate alle precedenti.

    E’ perfettamente vero che, quando la moglie non si concede più al marito, lui può sentirsi tentato al tradimento (lo scrisse anche San Paolo) ma tale discorso vale per il matrimonio sacramento e non per i divorziati. Il fatto che quel brano del Concilio lo si voglia applicare ai divorziati dimostra che, aldilà delle chiacchiere e degl’arzigogoli teologici, si vuole mettere le due unioni sullo stesso piano.

    Le nostre obiezione, pertanto, sono a dir poco fondate.

    Mi scuso per il lungo post ma dire certe cose era doveroso.

    Sia Lodato Gesù Cristo!

    1. Caro De Franco,

      Il suo discorso non regge, perché la Comunione va tassativamente negata solo a chi non è in stato di Grazia.

      È possibile che un divorziato risposato non casto sia in stato di Grazia, se vuole cambiare vita ma non può farlo, per via di alcune circostanze createsi? La risposta è si, e lo ammettono anche i quattro cardinali dei Dubia, siccome vedo che ha ignorato le loro parole le riporto di nuovo

      http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/11/la-mancata-risposta-ai-dubia-sullamoris.html

      “Nel paragrafo 301 “Amoris laetitia” ricorda che “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”.
      Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia * non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.
      Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente POTREBBE NON ESSERE PIENAMENTE IMPUTABILE** , o NON ESSERLO PER NULLA.
      Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.
      Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che “in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata”. Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato.
      La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, NON È CERTO CHE ESSI SIANO SOGGETTIVAMENTE IMPUTABILI per la loro abituale trasgressione”.

      Perció tutto il suo argomento, basato sulla sicura imputabilità (e quindi indegnità) dei divorziati risposati alla Comunione, non ha fondamento ed è rigettato dagli stessi quattro cardinali.

      “E’ una citazione pericolosa perché la “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II non parlava dei divorziati risposati ma dei veri coniugi (cioè di quelli regolarmente sposati in Chiesa e dunque del matrimonio sacramento). Citare quel brano della “Gaudium et spes” equivale, di fatto, ad equiparare le seconde nozze a quelle sacramentate. E’ facile, a parole, dire che il matrimonio sacramento rimanga indissolubile quando, poi, di fatto, le nozze a seguito di divorzio vengono equiparate alle precedenti.”

      Nessuna equiparazione, il fatto è che in molti CASI se uno dei due coniugi impone la castità all’altro la famiglia si sfascia con grave danno dei figli.

      Francesco aveva provato a spiegarle questo, cioè che la riparazione si esige dove è possibile. Nel caso dei divorziati risposati possono esserci attenuanti che limitano la libertà di agire diversamente, e che quindi fa si che non siano privati della Grazia.

      “Lei tira in ballo la Comunione data agl’ortodossi ma tale esempio non è affatto pertinente; la Chiesa, oggi, dà loro la Comunione perché li ritiene in assoluta buona fede.”

      Ma anche gli ortodossi del 1917 potevano essere in assoluta buona Fede, eppure la Chiesali escludeva dai Sacramenti sempre, a meno che non si pentissero e non si convertissero.

      Inoltre non è che la Chiesa assuma aprioristicamente la loro buona Fede, ci vuole comunque discernimento perchè ogni uomo può essere spinto dallo Spirito Santo verso la vera Fede, e se rifiuta colpevolmente (cioè senza attenuanti) non può salvarsi.

      La Lumen Gentium 14 è molto chiara in questo.

      Perciò il suo argomento non regge, perché la Chiesa non dice che gli ortodossi, islamici, buddisti (anche questi non hanno colpa di essere nati tali) siano sempre innocenti se non si convertono, anche perché se così fosse l’evangelizzazione sarebbe non solo inutile, ma dannosa.

      Perciò no, mi spiace, non ha confutato nulla.

      Il suo argomento si basa sull’assunzione aprioristica della piena colpevolezza di ogni divorziato risposato, indipendentemente dalla sua condizione (e quindi della sua indegnità alla Comunione), ma come ho mostrato tale arrogante presupposizione di colpevolezza non è condivisa nemmeno dai quattro cardinali.

    2. Poi se trova un solo documento che afferma dogmaticamente che i divorziati risposati sono dei “lebbrosi spirituali” sempre e comunque in peccato mortale continuo e che quindi ammettere anche uno solo di essi ai Sacramenti è sempre e comunque sacrilegio, lo posti, per piacere.

      Io intanto le ho mostrato che i Cardinali dei Dubia non mettono in dubbio quanto affermato in Al 301, e cioè che

      “non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”.

      Infatti i quattro cardinali distinguono tra la situazione di peccato grave oggettivo e l’imputabilità soggettiva che, al contrario di quanto assumete lei e molti altri, non è sempre presente.

      I divorziati risposati sono sempre in stato di peccato grave, perché la loro situazione costituisce materia grave, essendo adulterio e non essendo mai lecito in se l’adulterio.

      Ma non sono sempre in stato di peccato mortale, privi della Grazia santificante. Lo dico io? Lo dice Bergoglio?

      No, lo dice la teologia morale e lo dicono i quattro cardinali.

      Si senta libero di postare, se ci sono, definizioni Magisteriali dogmatiche che mi contraddicono.

      Io non ho mai messo in dubbio NÈ negato che un Matrimonio celebrato validamente sia indissolubile.

      Ma non solo metto in dubbio, nego apertamente, che chi vive in contraddizione col Matrimonio indissolubile sia ipso facto in peccato mortale sempre e comunque.

      E a questa negazione si accodano i quattro cardinali e la teologia morale.

      Esattamente come nego che i cristiani non cattolici siano sempre innocenti quando rifiutano la conversione da adulti, perché se sono in buona Fede la certezza assoluta ce l’ha solo Dio.

      Perciò il suo post si basa, lo ripeto, su due assunzioni aprioristiche:

      1) la piena colpevolezza soggettiva, sempre e comunque, in ogni caso e circostanza, dei divorziati risposati;

      2) l’assunzione di innocenza soggettiva, sempre e comunque, in ogni caso e circostanza, degli scismatici che non si convertono (e con questo crede di confutare il mio parallelo tra la concessione di GPII e Al).

      Ma io le ho dimostrato che si sbaglia, e l’ho fatto citando i quattro cardinali.

      L’esclusione dei divorziati risposati si basava sul loro stato OGGETTIVO di adulteri, esattamente come l’esclusione degli scismatici che non volevano convertirsi si basava sul loro stato OGGETTIVO di scismatici.

      NON, come sembra credere lei e molti altri, su una presunzione di colpevolezza soggettiva.

      Se lo stato OGGETTIVO di scismatico non esclude ipso facto dai Sacramenti allora nemmeno lo stato OGGETTIVO di adultero esclude ipso facto dai Sacramenti.

    3. Le chiedo quindi, per favore, se dovrà rispondere, di non ignorare quanto da me scritto; perché ad esempio le avevo già riportato quanto detto dai quattro cardinali (e cioè che l’esclusione dei divorziati risposati “colpiva” lo status oggettivo di quelle persone, non era una “dichiarazione di sicuro peccato mortale) e lei lo ha ignorato completamente.

      Grazie.

    4. E per finire le cito, sugli scismatici, una dichiarazione EX CATHEDRA (penso che sappia cosa vuole dire) della Cantate Domino

      “La chiesa crede fermamente, confessa e annuncia che nessuno di quelli che sono fuori della chiesa cattolica, non solo i pagani, ma anche i giudei o gli eretici E GLI SCISMATICI, potranno raggiungere la vita eterna, ma andranno nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25,41), se prima della morte non saranno stati ad essa riuniti; crede tanto importante l’unità del corpo della chiesa che, solo a quelli che in essa perseverano, i sacramenti della chiesa procureranno la salvezza, e i digiuni, le altre opere di pietà e gli esercizi della milizia cristiana ottengono il premio eterno: nessuno, per quante elemosine abbia fatto e persino se avesse versato il sangue per il nome di Cristo può essere salvo, se non rimane nel grembo e nell’unità della chiesa cattolica.”

      Ovviamente questo NON significa che tutti gli scismatici che non si convertono vanno all’inferno, perché possono non convertirsi perché davvero in buona Fede, ma è solo per dire che lo stato oggettivo di scismatico non è “roba da meno” dello stato oggettivo di adultero.

      E questo spiega anche perché fino al CVII era IMPENSABILE una mossa come quella di GPII sugli scismatici che non vogliono convertirsi.

      Di nuovo, Signor De Franco: l’intero suo argomento si basa su un completo fraintendimento dell’esclusione dei divorziati risposati da parte della Chiesa, che non si basa su una “presupposizione di peccato mortale” come sembra credere lei, ma solo sul loro stato oggettivo; e questo LO HANNO CONFERMATO I CARDINALI DEI DUBIA STESSI.

      Perció se lo stato oggettivo di scismatico non esclude più dalla Comunione, nonostante la dichiarazione EX CATHEDRA della Cantate Domino, è evidente che non ci sia nessun dogma che comanda di escludere i divorziati risposati dalla Comunione.

      Ciò che esclude dalla Comunione è lo stato di peccato mortale; questo è dogmatico. Che sia lo status oggettivo ad escludere dalla Comunione è invece una legge della Chiesa, che la Chiesa tenere ma anche cambiare.

      Il giudizio sulla Chiesa riguardo allo stato di scisma, come ha visto, non è più tenero, affatto, di quello che la Chiesa ha verso lo stato di adulterio.

      Logica comanda che se per gli scismatici possono essere presi in considerazione aspetti soggettivi che riducono la colpevolezza, nonostante lo stato oggettivo in cui versano, lo stesso può valere per il sesto comandamento e l’adulterio.

      1. Quanto la pagano per blindare amoris SCHIFEZZA e disorientare i fedeli per poter usare quel modello di ambiguità come cavallo di troia?

        1. Non sono pagato; ripeto.

          Io ho mostrato fatti OGGETTIVI, compresa una dichiarazione EX CATHEDRA, ognuno è libero di tenerne conto o no, ma almeno nessuno dica che non argomento.

          Argomento anche troppo, e i miei argomenti vengono sistematicamente ignorati.

          1. Se nessuno dà retta al suo argomentare magari una persona così geniale ed eccelsa come è lei dovrebbe capire che forse qualche domandina dovrebbe porsela no?

          2. Cara Giusy

            “Se nessuno dà retta al suo argomentare magari una persona così geniale ed eccelsa come è lei dovrebbe capire che forse qualche domandina dovrebbe porsela no? ”

            Io non sono geniale, è che molto spesso le persone partono con idee aprioristiche e nulla al mondo può far loro cambiare idea, indipendentemente dagli argomenti che porti

            La stessa esperienza di Padre Ariel

            “Il problema è che un numero sempre più alto di persone si rifiuta di ascoltare e se vengono date loro spiegazioni, reagiscono o talvolta aggrediscono dicendo: «no, è come dico io».

            Pertanto, se da una parte il Cardinale Walter Kasper sostiene la “evoluzione” del dogma, dall’altra, c’è un ben più pericoloso esercito di “teologi praticoni” o di “teologi-fai-da-te” che dopo avere beccato come uccellini da un blog all’altro, si inventano dogmi che non esistono e si arrabbiano pure se due teologi dogmatici dicono loro che il dogma di fede sul no alla Comunione ai divorziati risposati non esiste.” http://isoladipatmos.com/il-santo-padre-francesco-eretico-e-apostata-e-se-fosse-un-provvidenziale-pifferaio-magico/#comment-3869

          3. È divertente poi, che in un commento a Padre Ariel tale Gianluigi Bazzorini scriva

            “Sò già che mi risponderanno che “non è sempre detto che i divorziati risposati siano in peccato mortale” e qui raggiungiamo il non plus ultra delle eresie non contenti della già precedente menzionata.”

            Quando i cardinali dei Dubia stessi, invece, AMMETTONO che è possibile che i divorziati risposati non siano in peccato mortale, come ho mostrato qui http://www.marcotosatti.com/2017/06/27/don-minutella-rimosso-e-sospeso-a-divinis-i-fedeli-chiedono-spiegazioni-al-vescovo-non-accetteremo-nessun-nuovo-parroco/#comment-15819 citandoli TESTUALMENTE.

            È proprio vero, oggi è l’invasione degli imbecilli che parlano di cose che non conoscono minimamente e sproloquiano di eresie dando agli altri dei modernisti senza sapere nemmeno le basi dell’argomento che trattano.

            In Italia non ci sono solo 60 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio. Dal 13 Marzo 2013 ci sono anche 60 milioni di Papi nonchè Capi del Sant’Uffizio.

            Tutto ciò è ridicolo e anche un po’ triste, ma se non altro dimostra quanto avesse ragione Umberto Eco.

        2. E altra cosa Giusy: le posto un’altra dichiarazione ex cathedra, questa volta dalla Unam Sanctam

          ” Ergo, si deviat terrena potestas, iudicabitur a potestate spirituali; sed, si deviat spiritualis minor, a suo superiori; si vero suprema, a solo Deo, non ab homine poterit iudicari, testante Apostolo: “Spiritualis homo iudicat omnia, ipse autem a nemine iudicatur.” Est autem hæc auctoritas, et si data sit homini, et exerceatur per hominem, non humana, sed potius divina, ore divino Petro data, sibique suisque successoribus in ipso, quem confessus fuit petra, firmata, dicente Domino ipsi Petro: “Quodcunque ligaveris etc.” Quicunque igitur huic potestati a Deo sic ordinatæ resistit, DEI ORDINATIONE RESISTIT , nisi duo, sicut Manichæus, fingat esse principia, QUOD FALSUM ET HAERETICUM IUDICAMUS, quia testante Moyse, non in principiis, sed in principio coelum Deus creavit et terram. Porro SUBESSE ROMANO PONTIFICI omni humanæ creaturæ DECLARAMUS DICIMUS, DIFFINIMUS ET PRONUNCIAMUS omnino esse de necessitate salutis”

          TRADUZIONE

          “Perciò se il potere terreno erra, sarà giudicato da quello spirituale; se il potere spirituale inferiore sbaglia, sarà giudicato dal superiore; ma se erra il supremo potere spirituale, questo potrà essere giudicato solamente da Dio e non dagli uomini; del che fa testimonianza l’Apostolo: “L’uomo spirituale giudica tutte le cose; ma egli stesso non è giudicato da alcun uomo”, perché questa autorità, benché data agli uomini ed esercitata dagli uomini, non è umana, ma senz’altra divina, essendo stata data a Pietro per bocca di Dio e resa inconcussa come roccia per lui ed i suoi successori, in colui che egli confessò, poiché il Signore disse allo stesso Pietro: “Qualunque cosa tu legherai…”. Perciò chiunque si oppone a questo potere istituito da Dio, si oppone ai comandi di Dio, a meno che non pretenda, come i Manichei, che ci sono due principi; il che NOI AFFERMIAMO FALSO ED ERETICI, poiché (come dice Mosè non nei principi, ma “nel principio” Dio creò il cielo e la terra. Quindi noi DICHIARIAMO, STABILIAMO, DEFINIAMO ED AFFERMIAMO che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa SIA SOTTOMESSA AL PONTEFICE DI ROMA.”

          E ora qui habet aures audiendi, audiat, cara Giusy.

          1. Vincent Vega, cos’e’, ti pagano a post?
            Ma non hai altro da fare tutto il giorno?
            Quindi il papa sarebbe signore e padrone di ogni cattolico?
            E di papa Liberio confutato da S. Atanasio, ne vogliamo parlare?
            DImentichi questo:
            7 In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! 9 L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! 10 Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!

          2. Io ho postato una dichiarazione ex cathedra, cioè infallibile, fanne quello che vuoi, non è obbligatorio essere cattolici.

            Questo non significa che ogni cosa che dica il Papa sia corretta, ovviamente, significa solo che:

            1) non può cadere in eresia FORMALE (ripeto: formale);

            2) ogni cattolico deve riconoscerlo e dargli il dovuto assenso di Fede;

            3) ogni non cristiano o cristiano non cattolico può salvarsi solo se il suo rifiuto della Fede Cattolica e dell’autorità del Papa è davvero in buona Fede. Infatti extra Ecclesiam NULLA salus, questo è un dogma, e i cristiani non cattolici e i non cristiani che si salvano si salvano perché uniti in qualche modo alla Chiesa dalla Grazia di Dio, anche se invisibilmente (e non visibilmente come i cattolici).

            Questo non significa che quando un Papa come dottore privato dice ca**ate come molte dette da Bergoglio allora siano Vangelo, nè significa che un cattolico debba approvare sempre tutto ciò che fa come condotta.

          3. Intendo intendo se vuole le faccio anche l’applauso, non avevo il minimo dubbio che bil suo pozzo di scienza comprendesse anche il latino😂😂😂😂

          4. Faccia come vuole, di controargomentazioni non ne ho ancora viste, solo insulti e ad hominem fallaci.

            Pazienza.

          5. No no mi impippo solo di quello che dice lei semplicemente perché non la trovo affidabile, perché lei è ossessivo, vuole ad ogni costo IMPORRE la sua interpretazione! Gli altri li ascolto tutti volentieri!

          6. Ah, perché adesso le dichiarazioni ex cathedra sarebbero materia di interpretazione?

            Capisco. Non scriva altro, grazie, meglio lasciar perdere davvero.

          7. Cominci con lo smettere lei, dia il buon esempio, in tanti le stiamo chiedendo di smetterla di imporsi con le sue valanghe di parole che, lo dice lei stesso, nessuno più ascolta.

          8. No, il problema è che siccome dico cose non confutabili dottrinalmente nessuno mi confuta. E questo da fastidio, perché chi parte con certe idee preconcette non tollera che si dimostri che non hanno alcun fondamento.

          9. Ecco brava, chiuda, visto che non ha prodotto un solo post dove ci fosse anche solo l’ombra di una argomentazione razionale.

            E se ha sonno le auguro buon riposo.

          10. Si dia il caso che io, contrariamente a lei che o non sa come passare il tempo o è stato messo a fare questo con un preciso disegno, non ho per ora tempo di fare copia incolla tutto il santo giorno. Del resto anche lei risponde solo a ciò che le garba evitando accuratamente le domande più scottanti che le vengono poste riguardo al suo kapo e che sono ciò che ai semplici fedeli in questo momento interessa. Infatti a noi interessa se possibile evitare di finire dritti all’ inferno, e se seguiamo lei E il suo kapo il rischio è altissimo. Le prometto che ad Agosto, quando ho dieci giorni di ferie, con l’aiuto del mio Confessore, da cui tra l’altro sto andando, le scriverò tante cose, sicuramente più interessanti e purificanti delle sue opprimenti noiose lenzuolate che, lo riconosce anche lei, nessuno ascoltata più.

          11. Io non ho nessun “kapo”, per piacere la smetta con queste idiozie.

            E all’inferno non ci voglio mandare nessuno, nè voglio andarci io, rilegga cosa le ho consigliato qui http://www.marcotosatti.com/2017/06/27/don-minutella-rimosso-e-sospeso-a-divinis-i-fedeli-chiedono-spiegazioni-al-vescovo-non-accetteremo-nessun-nuovo-parroco/#comment-15390 e cosa ho riportato nel post subito sotto a quello.

            Io ho semplicemente dimostrato che non c’è eresia in Al, pur preferendo io l’applicazione più prudente dei Vescovi polacchi, visto che dubito che il clero che abbiamo sia capace del discernimento richiesto da Al.

            Per il resto ripeto che non ho nessun “kapo”, non sono mandato da nessuno e non ho secondi fini di alcun genere.

            Nè capisco quali siano le domande che io avrei evaso riguardo al Papa (non il “mio kapo”, il Papa, che è tale per tutti i cattolici), ma se le espone le risponderò.

  11. Il problema, cara Giusy, è quello esposto tempo fa da Umberto Eco, quando diceva che http://www.lastampa.it/2015/06/10/cultura/eco-con-i-parola-a-legioni-di-imbecilli-XJrvezBN4XOoyo0h98EfiJ/pagina.html

    «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

    Oggi tutti si credono teologi, tutti credono di essere in grado di stabilire cosa sia verità di Fede (e quindi immutabile) e cosa non lo sia, senza conoscere minimamente l’argomento.

    E quando li confuti ti ignorano o ti insultano dandoti del protestante o del diabolico.

      1. @Gian

        Ecco, hai perfettamente ragione nel dire che parlo al vento. Infatti ciò che dico viene sistematicamente ignorato e quando non viene ignorato mi devo sentir dare del protestante o peggio da gente che non conosce nemmeno il Catechismo base.

        Ci sarebbe da ridere se non fosse tragicomico.

          1. Me la sona fatta e mi sono anche dato la risposta: la gente ha le sue idee e non le cambia nemmeno quando mostri che sono oggettivamente sbagliate.

            A volte invece c’è una genuina incapacità di capire l’argomento, e lì ci si può fare ancora meno.

    1. Sono io ad essere stato insultato.

      Ho esposto la dottrina cattolica e mi viene detto che dico cose diaboliche? Ma stiamo scherzando?

      Si dimostri dove io (e padre Ariel, che dice le medesime cose) starei dicendo cose diaboliche e/o in contrasto con qualsivoglia dogma e ammetterò di aver sbagliato, ma non accetto accuse così gravi da parte di gente che non sa di cosa sta parlando.

      1. Abbiamo iniziato ad essere meno tolleranti con lei dopo che lei ci ha misericordiosamente dato dei cretini degli ignoranti ecc ecc non prima. Quando avrò due giorni di ferie, perché è il minimo che ci vuole per smontare le sue lenzuolate manipolatorie, forse le dirò di più, purtroppo io lavoro tutto il giorno, contrariamente a lei che inganna il tempo col copia incolla. Resta il fatto che un gesuita non dovrebbe per le sue regole stare dove sta. Che lei sia mandato dal kapo e da incivilta Cattolica lo dimostrano i suoi ossessivi interventi solo per blindare amoris schifezza, non la si legge su altri argomenti pur impegnativi e dolorosi. Si crede a chi è capace di SI e NO, chi si barcamena e tira la Parola al suo mulino non è affidabile. E da ora seguo davvero il saggio consiglio di Gian e LA IGNORO. Buona fortuna.

        1. Io ho già risposto che su Amoris Laetitia la vedo come i vescovi polacchi, quindi la mia posizione è diversa da quella del Papa nel merito.

          Sono arrivato a questa conclusione pensando al clero che abbiamo.

          La differenza è nel MOTIVO che mi ha portato a questa decisione; molti sul blog dicono che la Comunione ai divorziati risposati non può essere data perché farlo andrebbe contro al dogma dell’indissolubilità matrimoniale e perché queste persone farebbero sempre una Comunione indegna, in quanto sempre, necessariamente, in peccato mortale.

          Entrambi gli argomenti sono patentementi falsi, e l’ho dimostrato citando le parole stesse dei quattro cardinali che hanno esposto i Dubia.

          Un altro argomento di una idiozia esorbitante è “la Chiesa ha fatto così per 2000 anni quindi cambiare è impossibile, è eresia, argomento assurdo perché fino al CVII era impensabile ammettere gli scismatici che non vogliono convertirsi ai sacramenti cattolici; eppure San Giovanni Paolo II l’ha fatto.

          Siccome l’ha fatto GPII, però, allora va bene e nessuno dice nulla http://www.sanpiox.it/articoli/crisi-nella-chiesa/745-concilio-vaticano-ii-e-comunicazione-con-gli-acattolici

          Per i trinariciuti antibergogliani qualunque cosa fatta prima del 13 Marzo 2013 è santa a prescindere.

          “Abbiamo iniziato ad essere meno tolleranti con lei dopo che lei ci ha misericordiosamente dato dei cretini degli ignoranti ecc ecc non prima. ”

          Forse perché nessuno ha risposto nel merito a quello che ho scritto ma mi avete sempre attaccato sul personale? Chi attacca sul personale e non risponde sugli argomenti dando del protestante, luterano, ecc, o è un cretino oppure è uno che si comporta come tale.

          “Che lei sia mandato dal kapo e da incivilta Cattolica lo dimostrano i suoi ossessivi interventi solo per blindare amoris schifezza”

          Io non blindo nulla, nè sono mandato da nessuno, tanto è vero che su Al ho appoggiato l’interpretazione dei Vescovi polacchi, diversa da quella del Papa.

          Quello che volevo mostrare è che in Al non c’è l’eresia che molti paventano, barricandosi dietro una legge ecclesiastica da loro fatta assurgere a immutabile verità di Fede.

          Verità di Fede che includerebbe, secondo queste teste, che tutti i divorziati risposati cattolici siano in sicuro, certissimo, inappellabile stato di peccato mortale, privi della Grazia santificante e con un piede già all’inferno, tesi che i quattro cardinali, come ho mostrato, RIFIUTANO in quanto non cattolica.

          Il motivo per cui non intervengo altrove è che non ho il tempo di postare qui e anche in altri topic, visto che già postare qui mi richiede impegno.

  12. Sul caso del piccolo Charlie Gard è intervenuto il grande cardinale Caffarra, il Papa mancato. Altro che Bergoglio!
    Purtroppo ci hanno inflitto Francesco, il cui silenzio su questa vicenda è assordante!
    Che fai Francesco, non parli? Abbi coraggio, esci allo scoperto. Difendi la vita! Chi tace, acconsente!

    1. @peter
      il poveruomo bianco vestito in più occasioni purtroppo appare vigliacco: non ci siamo meritati niente di meglio purtroppo.
      Continuiamo a pregare lo Spirito Santo che lo fortifichi e gli faccia scappar fuori il coraggio di comportarsi da papa cattolico anche se così Scalfari (o il nuovo papa laico che il conclave massonico eleggerà dopo la prossima dipartita per il Piano-di-sotto di Barbapapà) non lo loderà più e la Bonino gli toglierà il saluto (e Soros non finanzierà più direttamente o indirettamente qualche attività della galassia (neo)cattolica.

  13. IL cardinale Muller sembra non sia stato riconfermato!
    Esisterà ancora un Prefetto della Dottrina della Fede? E di quale fede…?

    1. @peter

      Perché lei avrebbe scommesso € 2 su una proroga anche solo di una settimana di Mueller???? 😉 🙁

  14. Caro Marco,
    non sono un teologo, né ho studiato teologia dogmatica e sacramentale!
    Però, credo di potere affermare alla luce della Sacra Scrittura, del Magistero e del Catechismo della Chiesa Cattolica, che se un matrimonio è canonicamente valido, non è possibile ad un coniuge cattolico divorziato e risposato civilmente potere accedere alla comunione!
    Il Catechismo ci ha insegnato che se si è in peccato mortale, senza il dovuto pentimento, e il proposito di non peccare, non si può ottenere l’assoluzione e di conseguenza accedere alla comunione.
    Adesso, mi pare di capire, che questo non è un dogma della fede cattolica, ma riguarda la disciplina ecclesiastica.
    Da semplice fedele, però, qualcosa a me non quadra!
    L’argomento in questione, comunione sì, comunione no ai divorziati risposati, ci rimanda ad un problema ben più grave rispetto alla “semplice” disciplina della Chiesa: il problema sollevato da A.L. interessa soprattutto il cuore stesso della vita cristiana: la salvezza delle anime e l’efficacia dei sacramenti!
    Le pongo allora questa domanda: il divorziato risposato, il cui primo matrimonio è canonicamente valido, e che vive more uxorio, è o non è in stato di peccato mortale? Commette o non commette adulterio? Se accede alla comunione, senza avere espresso la volontà di porre fine a questa situazione di peccato grave, resta o non resta nella condizione di peccato mortale? Se scattasse il verde alle comunioni date ai divorziati e risposati, non crede che sarebbe in serio pericolo la salvezza delle loro anime?
    Se accettassimo le nuove aperture introdotte da Kasper e compagni, che fine farebbero allora i sacramenti? E qui mi fermo…!
    E’ solo un problema di disciplina ecclesiastica, o c’è dell’altro?

    1. “Le pongo allora questa domanda: il divorziato risposato, il cui primo matrimonio è canonicamente valido, e che vive more uxorio, è o non è in stato di peccato mortale?”

      Non sempre. È sempre in stato di peccato grave, ma non è possibile dire che sia sempre in stato di peccato mortale, perché per essere in stato di peccato mortale occorrono piena avvertenza e deliberato consenso, che non sempre sono presenti entrambe. Ad esempio un divorziato potrebbe voler vivere come fratello e sorella ma non può farlo perché distuggerebbe la famiglia, questo è uno dei CASI dove manca la libertà di agire diversamente e quindi anche la colpa mortale.

      Se è pentito di essersi messo in quella situazione può essere perdonato anche se attualmente non può riformare la sua vita, perché non avendo la piena libertà su questa situazione il suo peccato non è mortale.

      Che non è detto che un divorziato risposato non casto sia necessariamente in peccato mortale è ammesso anche dai Cardinali dei Dubia, li cito da qui
      http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/11/la-mancata-risposta-ai-dubia-sullamoris.html

      “Nel paragrafo 301 “Amoris laetitia” ricorda che “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”.
      Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia * non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.
      Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente POTREBBE NON ESSERE PIENAMENTE IMPUTABILE** , o NON ESSERLO PER NULLA.
      Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.
      Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che “in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata”. Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato.
      La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, NON È CERTO CHE ESSI SIANO SOGGETTIVAMENTE IMPUTABILI per la loro abituale trasgressione”.

      * non è il ministro della confessione, possono essere diversi;

      ** la stessa ragione che ha spinto GPII ha dare il permesso per ammettere, talvolta, gli scismatici che non vogliono convertirsi alla Comunione.

      È una gravissima presunzione di molti cattolici quella di voler giudicare queste persone come in stato di dannazione sempre e comunque (perché il peccato mortale questo è, visto che se muori in peccato mortale ti danni).

      Giudicano milioni di anime e poi si offendono quando vengono giudicati.

      A me basta mostrare che anche i cardinali dei Dubia sanno che non è così, poi chi vuole continuare a fare di testa sua lo faccia.

    2. E infatti anche il Cardinale Coccopalmerio aveva detto che potrebbero essere ammessi quei divorziati risposati che vorrebbero cambiare vita ma al momento non possono farlo pur volendolo, per varie circostanze che limitano la libertà

      “Credo che possiamo ritenere, con sicura e tranquilla coscienza – spiega Coccopalmerio – che la dottrina, nel caso, è rispettata. La dottrina dell’indissolubilità del matrimonio è nel caso rispettata, perché i fedeli nella situazione ipotizzata si trovano in unioni non legittime, anzi, più precisamente, possiamo senz’altro affermare che tale condizione è oggettivamente di peccato grave. La dottrina del sincero pentimento che contiene il proposito di cambiare la propria condizione di vita come necessario requisito per essere ammessi al sacramento della penitenza è nel caso rispettata, perché i fedeli nelle situazioni ipotizzate, da una parte, hanno coscienza, hanno convinzione, della situazione di peccato oggettivo nella quale attualmente si trovano e, dall’altra, hanno il proposito di cambiare la loro condizione di vita, anche se, in questo momento, non sono in grado di attuare il loro proposito”. http://www.lastampa.it/2017/02/14/vaticaninsider/ita/recensioni/s-a-sacramenti-se-risposati-vogliono-cambiare-ma-non-possono-J3zMOaUzpbkeSutz4DJfjI/pagina.html

    3. Ripeto infatti che sono i cardinali dei Dubia stessi a dire che

      “la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.”

      È su questo blog e altri che molti cattolici invece fanno confusione tra i due ambiti e assumono quasi aprioristicamente che una situazione oggettiva di peccato grave debba essere peccato mortale.
      Invece non è così, e anche i cardinali dei Dubia lo ammettono, e non potrebbe essere diversamente visto che loro la dottrina cattolica la conoscono.

    4. Poi se lei mi chiede

      “Se scattasse il verde alle comunioni date ai divorziati e risposati, non crede che sarebbe in serio pericolo la salvezza delle loro anime?”

      Le rispondo che ciò è possibile, ma solo per un motivo: l’inadeguatezza del clero odierno, che non si preoccuperebbe di verificare le attenuanti e di fare serie confessioni, ma darebbe la Comunione indiscriminatamente ( in ogni caso penso che dove ció sta accadendo la colpa ricada più su chi svia i fedeli che sui fedeli stessi, che vengono messi in buona Fede, in un certo senso, dagli errori dei prelati. Un po’ come i divorziati risposati ortodossi, non hanno colpa se vengono sviati della gerarchia).

      Quindi, per concludere:

      1) ritengo che, visto il clero che abbiamo, la soluzione più prudente sia quella dei vescovi polacchi;

      2) però mi batto contro l’intollerabile e farisaica presunzione di molti che scrivono in vari blogs che sembrano assumere che sia impossibile dare loro la Comunione perchè i divorziati risposati sarebbero necessariamente dei dannati ambulanti in sicuro stato di peccato mortale, posizione falsa e non condivisa, come ho mostrato, nemmeno dai cardinali che hanno esposto i Dubia.

  15. Giusyha detto:
    giugno 30, 2017 alle 4:18 am
    “SI SI o NO NO, quindi NO, Marco, MAI Comunione ai cari fratelli divorziati e risposati, Si per loro a COMUNIONE SPIRITUALE e massima affettuosa accoglienza. E ora basta, pietà!!!!!”

    Le cose cara Giusy sono un pochino differenti da ciò che pensa.
    La “Comunione” ai divorziati e risposati, cioè i “Digami” escludendo i “Trigami” è stata ben affrontata dal primo Concilio di Nicea del 325, la prego di donarmi un poco della sua pazienza, anche se l’argomento richiederebbe molto di più, cercherò di essere il più breve possibile .
    Per comprendere tale questione necessita fare riferimento alle parole di Gesù il quale disse prima a s. Pietro e poi agli altri apostoli “ A chiunque rimettete i peccati, saranno rimessi, a chi non li rimettete non saranno rimessi”.
    Ora noi abbiamo una verità di fede, cioè, che la Chiesa ha il “Potere di rimettere” qualsiasi peccato, non esiste nessun peccato che la Chiesa non possa rimettere se il penitente lo richiede.
    Tale verità di fede, è la sostanza del Kerygma gesuano, ma come tale verità debba essere esplicitata è lasciata alla Chiesa, e questa è la Prassi Ecclesiam.
    Ciò lo possiamo ben comprendere sulla prassi penitenziale dei primi secoli, tale prassi serviva al penitente per accedere di nuovo alla comunione ecclesiale, e, la penitenza cara Giusy non erano le tre Ave Maria, o il Padrenostro, ma rasentava un rigorismo eccessivo, così dicasi per la “Confessione pubblica”, con il tempo pur rimanendo nella verità di fede “Il perdono dei peccati”, la Chiesa iniziò a cambiare la prassi per la sua attualizzazione, ed è evidente che anche in quel tempo c’erano chi affermavano “la Chiesa non può cambiare il comando di Gesù Cristo” dimenticando che era la prassi che cambiava ma non la sostanza.
    Ora, il Vescovo Nestorio, ma più marcatamente il vescovo Novaziano, contestavano alla chiesa il “Potere” di rimettere qualsiasi peccato, Novaziano si scagliava principalmente, sui “Lapsi-Rilapsi , Omicidi, Digami”
    In sostanza, sugli “ Apostati – Omicidi –Divorziati e risposati”, sull’ultimo punto bisogna sapere che per Digami si intendeva sia chi fosse passato in seconde nozze dopo il divorzio sia chi si era risposato dopo vedovanza (questa fu in seguito abbandonata).
    Inoltre la questione dei divorziati e risposati riguardava principalmente gli appartenenti al clero, per riflesso al popolo, in un concilo del VIII-IX secolo (non ricordo il nome ma non è difficile ritrovarlo), i Padri conciliari, affermarono che “ Non bisogna caricare il popolo di pesi che neanche noi non riusciamo a portare”, l’affermazione riguardava il dover vivere come “Fratello e Sorella”
    I seguaci di Novaziano con il tempo vollero rientrare nella comunione ecclesiale, ebbene, proprio il Concilio di Nicea affermò che potevano rientrare se accettavano la comunione con i “ Lapsi –apostati” e con i “Divorziati risposati”.
    Sembra però, che mentre acclamiamo i vari concili, le varie encicliche ci si dimentica che il problema fu affrontato e risolto, mentre per l’oriente seguirono la “Prassi” conciliare in occidente per l’influenza di S.Agostino e di S. Girolamo si impose una ristrettezza per cui con il tempo i divorziati e risposati furono scomunicati, e questo a prescindere del loro pentimento, in quanto si guardava solo l’aspetto oggettivo del peccato.
    L’indissolubilità del matrimonio, ossia, il vincolo matrimoniale il quale dura tutta la vita, è lo “Skopos”, cioè il desiderio, il fine di tale raggiungimento il quale termina con il “Telòs”, cioè l’obbiettivo raggiunto, ciò sarebbe auspicabile, alcuni ci riescono altri no.
    Ciò che impedisce all’uomo di conseguire un fine il quale sia in armonia con la volontà di Dio, è la sua fragilità, la tendenza al peccato, e questo si riferisce a tutta la Legge, non ad una sua parte.
    Il Peccato, non è contro Dio, a Dio non possiamo togliere nulla ne aggiungere nulla, il peccato è contro l’uomo stesso, in quanto “Tempio dello Spirito” chiude all’amore di Dio che si riversa incondizionatamente sulla sua creatura, Dio non toglie il suo Amore, neanche al più incallito peccatore, ma aspetta che l’uomo apra il suo cuore la sua mente affinché possa ricevere, l’amore, il perdono di Dio.
    Il peccato richiama sempre una riparazione, il pentimento dell’azione compiuta, la consapevolezza di aver impedito all’amore di Dio di entrare nel suo cuore, la certezza della riparazione a tale peccato.
    Ed è proprio qui, che la Chiesa gestisce il suo potere di rimettere le colpe.
    Se la riparazione è oggettivamente possibile allora la giustizia la reclama, se io rubo cento euro, debbo restituirli, diversamente non c’è vero pentimento ne desiderio di essere perdonati.
    Quando invece la riparazione non è oggettivamente possibile, nonostante la volontà di riparare alloro la Chiesa “Perdona” è il suo potere, ristabilendo il peccatore nella piena comunione.
    Per comprendere meglio.
    Se una persona uccide volontariamente un’altra, ma con il tempo si pente, ne prova grande rammarico, si affligge per il suo insano gesto, ebbene costui non potrà mai riparare il peccato commesso, per farlo dovrebbe risuscitare il morto, siccome la riparazione non è oggettivamente possibile la Chiesa ha il potere di perdonarlo.
    Il divorziato risposato segue lo stesso ragionamento.
    Prima di tutto, applichiamo lo stesso modus che si applica al peccato.
    Il matrimonio è stato celebrato con la “Piena Avvertenza ed il Libero consenso?”, quanti matrimoni sono stati celebrati mancante almeno uno di questi due requisiti per essere valido?
    Quante ragazze si sono sposate come “Matrimonio riparatore?”, quante invece hanno contratto matrimonio per sfuggire ad una situazione insostenibile in modo particolare nella propria famiglia?, quanti matrimoni sono stati “Combinati” per questione d’interesse?, ma altro ancora si potrebbe aggiungere.
    Ebbene tutti questi matrimoni sono invalidati si dall’inizio, proprio per la mancanza del “Libero consenso o della piena consapevolezza”
    Allora comprendiamo che persone risposate, le quali durano da decenni con figli se con nipoti, non sono nella situazione di poter fare una riparazione oggettiva, giacché, al primo peccato (divorzio e nuove nozze), se ne aggiungerebbe un altro ancora più grave.
    E neanche si può pretendere di vivere come “Fratello e Sorella”, giacché l’ideale è nobile ma difficilmente raggiungibile, purtroppo ci si dimentica della nostra miseria e della nostra debolezza.
    Non è fattibile anche per un altro motivo, che dire se nonostante la volontà di vivere come richiesto a volte si “pecca” unendosi?, cosa si fa, si va dal confessore ci si confessa con il proposito di evitare la “tentazione”, ma quella finché viviamo si ripresenta, volte si resiste a volte no.
    Purtroppo è molto difficile uscire dalle gabbie mentali giuridiche, i farisei furono condannati non perché ubbidivano alla legge, ma per non mostrare “Misericordia”, la Legge segue la misericordia e non la misericordia segue la legge, essi erano prigionieri delle loro gabbie giuridiche, siamo forse diversi da loro?.

    1. Solo una Frase: ‘ Non separi l’uomo ciò che Dio ha Unito” PUNTO! Volete mettere in discussione anche Gesù Cristo….. (già i gesuiti lo fanno) accomodatevi ed evitatemi i vostri sermoni per pietà! Io non intendo diventare protestante sia ben chiaro, né lasciare aperto a loro nemmeno uno spiraglio, ho GIÀ le mie Guide Spirituali scelte con cura, ASCOLTO SOLO LORO che mi hanno salvata da una Vita squallida e mi hanno mostrato L’ASSOLUTO e intendo continuare per la Strada Stretta. In passato ero nella situazione di cui parlate, ma non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di pretendere né chiedere la Santa Comunione. Avrei avuto mille attenuanti ma il buonismo non salva, porta dritti all’inferno. Quindi basta LASCIATEMI in pace i vostri sermoni luteran-protestanti non mi interessano e in più, avendo io un carattere tostissimo proprio Grazie alla Strada Stretta e al rispetto fedelissimo del Magistero che ho imparato grazie ad una Conversione rigorosa dolorosa non buonista ma immensamente PURIFICANTE, potete scrivermi QUALSIASI COSA NON MI SPOSTATE DI UN MILLIMETRO. Grazie per la “misericordia” che mi dimostrerete, visto che ve ne riempite la bocca, io però metto prima la Giustizia e mi tengo alla larga da certe derive relativiste diventate dal malefico 2013 tanto di moda. Sia Lodato Gesù Cristo.

      1. “Solo una Frase: ‘ Non separi l’uomo ciò che Dio ha Unito” PUNTO”

        Come ha spiegato Padre Ariel in un post che ho riportato sopra l’indissolubilità del Matrimonio è dogma indiscutibile, la Comunione ai divorziati risposati è altra questione che non c’entra con l’indissolubilità matrimoniale perché riguarda la colpevolezza (o non colpevolezza) di chi è in una data situazione.

        Coincidenzialmente ciò che ripete il sottoscritto da sempre su questo bel blog.

        Perciò lei Giusy fa un grave errore dottrinale nel mettere insieme queste due questioni che non c’entrano nulla.

        Se poi per lei pure Padre Ariel è protestante….

        1. Ma lei si chiama forse Francesco? Mi lasci in Pace segua il suo padre Ariel che io seguo i miei. Quello che lei mi sta facendo è stalkin, HO GIÀ LE MIE GUIDE! E ora se permette vado a fare un po’ di volontariato in casa per anziani, magari potrebbe provare anche lei, quella è misericordia e magari impara anche a non stressare gli altri, sua ECCELSA SAPIENZA, con la sua controproducente insistenza. MI LASCI IN PACE nuovo re sole!

          1. Si figuri. Come sempre lei ha perfettamente ragione; e chi ha studiato teologia dogmatica e sacramentaria è un malefico servo sciocco modernista-comunista-satanista-massone-rettiliano-mangiabambini-sgozzacapre che non capisce una fava di nulla.

            La ringrazio per avermi illuminato.

          2. Prof. Marco, contrariamente a lei non sono in grado di illuminare nessuno, percio’ sto solo cercando di farle capire che SEGUO LE MIE GUIDE SPIRITUALI E NON lei E SICCOME MI HANNO SALVATA CREDO A LORO. Ovviamente inchinandomi umilmente a tutti i suoi titoli e alla sua conoscenza che, se uniti ad un po’ di umiltà e di discrezione, la renderebbero una grande persona da poter ascoltare. Le auguro ogni bene, professore.

        2. Gentile Marco,
          Io ho difeso più volte Papa Francesco da epiteti (a lui rivolti) a dir poco infamanti ma non è affatto vero che la Santa Comunione data ai divorziati risposati non c’entri nulla con l’indissolubilità matrimoniale. La Comunione la si può dare loro solo nel caso vivano come fratello e sorella e non diano scandalo. Nel loro caso, infatti, vivere castamente non è sufficiente poiché neppure devono dar scandalo.

          Ammetto di non sapere chi sia tale Padre Ariel ma ho letto la Sacra Scrittura e so che San Paolo (di certo più autorevole di qualsiasi sacerdote di questo mondo) disse che prima di cibarci del Corpo e del Sangue di Cristo dobbiamo esaminare attentamente la nostra coscienza. La Chiesa, da 2000 anni a questa parte, almeno fino a non molto tempo fa, ha sempre interpretato ciò con l’essere o meno in Stato di Grazia. Per trovarsi in tale stato è necessario non avere peccati gravi non rimessi; ebbene, chi vive more uxorio (cioè come marito e moglie pur non essendolo) si trova, oggettivamente, in stato di peccato mortale. Il peccato grave, come senz’altro saprà, si costituisce di 3 cose: materia grave, deliberato consenso e piena avvertenza della mente. Nel caso dei divorziati risposati, le prime due cose ci sono senz’altro e nella stragrande maggioranza dei casi c’è anche la terza. Quest’ultima potrebbe mancare solo nel caso di sopraggiunta incappacità di intendere e volere o in caso di ignoranza involontaria (tipo commettere un tale gesto perché non si sa che sia peccato).

          Come, però, spiegava qualche giorno fa il buon Padre Angelo Bellon, sul sito degl’Amici Domenicani, l’ignoranza non sempre è volontaria e dunque non sempre è una scusante. Ci sono cose che un battezzato dovrebbe sapere (tra cui la morale sessuale della Chiesa Cattolica). Se Tizio, invece, vuole auto-convincersi che le cose stiano diversamente, o che tale morale sia un’invenzione dei preti, la sua ignoranza è colpevole.

          La Chiesa ha sempre insegnato che la Comunione ai divorziati risposati non si può dare (salvo il caso, particolarissimo, di chi, non potendo tornare indietro, vive come fratello e sorella). Pensare che la Chiesa, per 2000 anni, abbia sbagliato, e che solo adesso abbia compreso come comportarsi, è un’eresia.

          Oggi si vorrebbe dare la Comunione ai divorziati risposati cercando, al contempo, di salvare baracca e burattini (spiegando, cioè, che sia la prassi pastorale ad esser cambiata e non la Dottrina). Spiacente ma questo modo di fare equivale, davvero, ad arrampicarsi sugli specchi.

          Sia Lodato Gesù Cristo

          1. avrei dovuto scrivere: l’ignoranza non sempre è involontaria e dunque non sempre è una scusante..

            pardon

          2. La mancanza di deliberato consenso manca anche dove imponendo la castità al nuovo coniuge (che magari è non cattolico o cattolico tiepido) si distruggerebbe la famiglia, con grave danno dei figli.

            Anche qui manca la libertà necessaria per agire diversamente, nel senso che uno non si sente libero di danneggiare degli innocenti che vedrebbero disgregarsi una famiglia (visto che anche i figli delle seconde unioni soffrono tanto quanto quelli della prima).

            Ripeto che l’immensa e intollerabile presunzione di tanti che, con superbia farisaica, pretendono di giudicare queste persone come se fossero sempre in peccato mortale, non è condivisa nemmeno dai cardinali dei Dubia, che sanno che l’esclusione di queste persone dalla Comunione non è dovuto al fatto che ne siano sempre indegne e in peccato mortale.

            Li cito di nuovo, cito di nuovo le parole dei quattro cardinali http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/11/la-mancata-risposta-ai-dubia-sullamoris.html

            “Nel paragrafo 301 “Amoris laetitia” ricorda che “la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti”. E conclude che “per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolare’ vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”.
            Nella Dichiarazione del 24 giugno del 2000 il Pontificio consiglio per i testi legislativi mirava a chiarire il canone 915 del Codice di Diritto Canonico, che afferma che quanti “ostinatamente persistono in peccato grave manifesto, non devono essere ammessi alla Santa Comunione”. La Dichiarazione del Pontificio consiglio afferma che questo canone è applicabile anche ai fedeli che sono divorziati e risposati civilmente. Essa chiarisce che il “peccato grave” dev’essere compreso oggettivamente, dato che il ministro dell’Eucarestia * non ha mezzi per giudicare l’imputabilità soggettiva della persona.
            Così, per la Dichiarazione, la questione dell’ammissione ai sacramenti riguarda il giudizio della situazione di vita oggettiva della persona e non il giudizio che questa persona si trova in stato di peccato mortale. Infatti soggettivamente POTREBBE NON ESSERE PIENAMENTE IMPUTABILE** , o NON ESSERLO PER NULLA.
            Lungo la stessa linea, nella sua enciclica “Ecclesia de Eucharistia”, n. 37, San Giovanni Paolo II ricorda che “il giudizio sullo stato di grazia di una persona riguarda ovviamente solo la persona coinvolta, dal momento che è questione di esaminare la coscienza”. Quindi, la distinzione riferita da “Amoris laetitia” tra la situazione soggettiva di peccato mortale e la situazione oggettiva di peccato grave è ben stabilita nell’insegnamento della Chiesa.
            Giovanni Paolo II, tuttavia, continua a insistere che “in caso di condotta pubblica che è seriamente, chiaramente e stabilmente contraria alla norma morale, la Chiesa, nella sua preoccupazione pastorale per il buon ordine della comunità e per il rispetto dei sacramenti, non può fallire nel sentirsi direttamente implicata”. Egli così riafferma l’insegnamento del canone 915 sopra menzionato.
            La questione 3 dei “dubia” vorrebbe così chiarire se, anche dopo “Amoris laetitia”, è ancora possibile dire che le persone che abitualmente vivono in contraddizione al comandamento della legge di Dio vivono in oggettiva situazione di grave peccato abituale, anche se, per qualche ragione, NON È CERTO CHE ESSI SIANO SOGGETTIVAMENTE IMPUTABILI per la loro abituale trasgressione”.

            *non è il ministro della confessione, possono essere diversi, perché uno può confessarsi nella propria parrocchia e comunicarsi altrove per evitare il pericolo di scandalo(

            ** la stessa ragione che ha spinto GPII ha dare il permesso per ammettere, talvolta, gli scismatici che non vogliono convertirsi alla Comunione.

          3. E quindi di nuovo ritorna la mia domanda: perché ostinarsi a dare sentenze teologiche su materie che non si conoscono? Mah.

      2. Cara Giusy
        Lei si può far guidare da chi vuole, ma il fatto che sulla sua bocca esca sempre la parola “protestante” non è che sia opportuno, sia io che Marco le stiamo dicendo ciò che è la Dottrina cattolica, la quale non è bianca o nera, o “SiSi,No No”. mi perdoni Giusy, ma a lei manca proprio una formazione teologica anche se pur minima, per questo evita di rispondere alle nostre argomentazioni e si trincera dietro al “Protestante”, inoltre questo è un forum, nel quale tutti possono intervenire e questo a prescindere del “Lasciarmi in pace”.
        Pax et Gaudium in Dominum Deum nostrum

        1. Quindi amoris furbizia a che serve se non a fare da cavallo di troia? Lo chiedo dal basso vergognoso della mia misera ignoranza teologica, schiacciata dalla sua immensa sapienza che unita a quella di altri incarna realmente la “misericordia” ma questo ci tocca in questo squallido tempo della Santa Chiesa. Scusi il fastidio se mi permetto di riportare il disagio di tante e tante persone semplici! PS vorrei chiedere al dott Tosatti se è richiesta la laurea in teologia per poter esprimere le proprie difficoltà su questo blog.

          1. Cara Giusy
            Il fatto che lei non abbia una cultura teologica non la esime dal rispondere secondo buon senso, nessuno afferma che per rispondere ci voglia una laurea, ma almeno ci si aspetta una contro argomentazione.
            Comunque per ultimo, le vorrei far notare le cose non sono sempre chiare, anzi spesso sono abbastanza nebulose.
            Prendiamo ad esempio “La salvezza degli ebrei”, se debbono convertirsi al cristianesimo, premettendo che Gesù diete il comando di annunciare il vangelo agli ebrei e non ai gentili almeno per i primi tempi.
            Vediamo cosa afferma la chiesa nel tempo.

            Evangelii-Gaudium
            Le relazioni con l’Ebraismo
            247. Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata, perché «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili»
            Crediamo insieme con loro nell’unico Dio che agisce nella storia, e accogliamo con loro la comune Parola rivelata.
            Dio continua ad operare nel popolo dell’Antica Alleanza e fa nascere tesori di saggezza che scaturiscono dal suo incontro con la Parola divina.
            Quindi, per Evangelii Gaudium, gli ebrei non vanno convertiti.
            —————————————————————————-
            Nostra-Aetate
            La religione ebraica
            La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso.
            la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e « lo serviranno sotto uno stesso giogo »

            Almeno quì c’è un accenno alla loro conversione.
            —————————————————————————-
            Concilio di Firenze
            «La sacrosanta Chiesa Romana … crede, professa ed insegna fermamente che la materia riguardante l’Antico Testamento, la Legge Mosaica, che si divide in cerimonie, riti sacri, sacrifici e sacramenti, poiché essi vennero stabiliti per significare qualcosa di non ancora avvenuto, anche se furono propri del culto divino di quel tempo, dopo la venuta di Nostro Signore, essi hanno CESSATO la loro funzione, e hanno avuto inizio i sacramenti del Nuovo Testamento».
            Tutti, pertanto, che dopo quell’epoca hanno osservato la circoncisione, il Sabbath e gli altri precetti della legge, la Chiesa Romana li dichiara al di fuori della Fede Cristiana e non degni di partecipare alla salvezza eterna, a meno che un giorno non si ravvedano da questi errori. (D.S. 1348)

            Qui invece abbiamo una definizione netta, in cui si afferma che anche gli ebrei debbono convertirsi.
            Mi dica cara Giusy, a quale dei tre atti magisteriali il cattolico deve l’ossequio, accettare e credere?, come risolverebbe la questione giacché sono in contraddizione tra loro?.
            Per chiudere cara Giusy, non è lo spirito di sapere o di superiorità, ma è solo amore per i nostri fratelli giacché mai come in questi tempi ci troviamo nella confusione più totale.
            Buon fine settimana e al prossimo articolo.

          2. Siccome è ormai evidente anche ai polli che Marco Francesco e altri illustrissimi dotti che pieni di nozioni non hanno più posto né per Dio né per il rispetto per i fratelli che schiacciano sotto valanghe di parole, ecco marco francesco ecc ecc sono la stessa persona, sa che faccio? La ignoro e a questo punto mi permetto anche di consigliarle un terapeuta, ma uno bravo, prima che sia troppo tardi! Non so se lei è più ridicolo o più penoso.

        2. Vincent Vega multinick (e quindi pure Francesco) crede che qui siamo ingenui come quelli di UCCR.
          Soltanto lì possono attaccare le vostre strampalate “teologie” non cattoliche.

          1. Bene Kosmo
            attendo la sua contro argomentazione, la leggerò con piacere, si risparmi però UCCR mi sono alquanto indigesti.

          2. Scusate ma chiedo al Dottor Tosatti (che può vedere gli ip) di smentire questa bubbola che io e Francesco saremmo la stessa persona, perché è falsa.

            Poi chiedo a Kosmo di dirmi cosa avrei detto di non cattolico, dogma e Catechismo alla mano. Grazie.

            Altrimenti le sue non sono manco parole, ma flatulenze che se le porta via il vento.

          3. Marco/Vincent Vega/Francesco,
            ti sono stati detti e ridetti e stradetti su ogni blog cattolico che hai impestato, quindi le flatulenze (diaboliche) sono soltanto le TUE.
            MOlto (poco) cordialmente…
            Kosmo

          4. Non hai mostrato nessun errore in quello che ho scritto, quindi attendo che tu lo faccia.

            E non è vero che mi sarebbero mostrati altrove, altrove l’unica cosa che si faceva era deridermi e/o insultarmi quando non si poteva confutare ciò che dico.

            Esattamente ciò che stai facendo tu.

            E tra l’altro ho già detto che non sono Francesco; e chiedo conferma al dottor Tosatti.

            Nel frattempo vai in quel posto, caro Kosmo. Molto poco cordialmente si intende.

          5. Comunque se sua imbecillità (visto che affermi che io dico cose diaboliche il minimo che posso dire è che sei un povero coglionazzo senza cervello) Kosmo vuole mostrare quali sarebbero questi argomenti che mostrerebbero dove sbaglio è invitato a farlo.

            Forza.

          6. E già che ci sei, nella tua kosmica imbecillità, confuta anche Padre Ariel che dice esattamente ciò che sto dicendo io http://isoladipatmos.com/il-santo-padre-francesco-eretico-e-apostata-e-se-fosse-un-provvidenziale-pifferaio-magico/#comment-3869

            Sei pregato di rivolgermi la parola solo se avrai da dire cose che denotino un QI superiore a quello di un bonobo, perché non sono un assistente sociale per handicappati.

            Molto poco cordialmente ti rinnovo, caro COGLIONE, l’invito ad andare in quel posto.

          7. @Francesco

            “Bene Kosmo
            attendo la sua contro argomentazione”

            Anche io attendo controargomentazioni.

            Finora sia io che te abbiamo assistito al comportamento descritto da Padre Ariel qui http://isoladipatmos.com/il-santo-padre-francesco-eretico-e-apostata-e-se-fosse-un-provvidenziale-pifferaio-magico/#comment-3869

            “Il problema è che un numero sempre più alto di persone si rifiuta di ascoltare e se vengono date loro spiegazioni, reagiscono o talvolta aggrediscono dicendo: «no, è come dico io».

            Pertanto, se da una parte il Cardinale Walter Kasper sostiene la “evoluzione” del dogma, dall’altra, c’è un ben più pericoloso esercito di “teologi praticoni” o di “teologi-fai-da-te” che dopo avere beccato come uccellini da un blog all’altro, si inventano dogmi che non esistono e si arrabbiano pure se due teologi dogmatici dicono loro che il dogma di fede sul no alla Comunione ai divorziati risposati non esiste.”

        3. signor marco/francesco/pinco/pallino/ecc/ecc eviti per favore il “cara” con me perché io sono una persona sincera e schietta e non amo le “paraculaggini”, in particolar modo le sue. Grazie.

          1. Ho già risposto che non sono Francesco, e ho anche chiesto al dottor Tosatti di confermare, perché è così.

            Perciò la pianti con questa idiozia, grazie.

          2. See vabbè….

            Un amministratore di un blog se vuole ha modo di sapere se ci sono account doppi.

            E lasciamo perdere Santa Marta, io non c’entro nulla, è inutile che lei perseveri con questa idiozia.

          3. Giusy
            “signor marco/francesco/pinco/pallino/ecc/ecc eviti per favore il “cara” con me perché io sono una persona sincera e schietta e non amo le “paraculaggini”, in particolar modo le sue. Grazie.”
            Vero è che non si giudica mai l’ente in quanto ente, ma i suoi atti si, si debbono giudicare, ergo, giudico ciò che lei ha scritto, traggo la conclusione che con lo spirito del cristianesimo lei è molto ma molto lontana.
            Il suo modus operandi è uguale a quelli che mancando di conoscenza e quindi di argomentazioni rimane loro solo l’attacco ad personam.
            Studi, forse con il tempo comprenderà qualcosa di più, giacche al momento attuale lei non è in condizioni di poter rispondere neanche ad una domanda più semplice.
            Sia tranquilla che non le risponderò più, ne tantomeno con il “cara”, la quale denota solo l’amore fraterno e nulla più, per il resto rispedisco tutto al mittente, compreso la sua confusione sui nomi.

    2. Gentile Francesco,
      Il suo post è interessante ma viziato da alcuni errori di fondo.

      Mi faccia capire: la Chiesa, per 2000 anni, non ha capito il da farsi e adesso sì, giusto?

      Non si può parlare solo di “prassi” cambiata; se per 2000 anni la Comuione, ai divorziati risposati, non si è data una ragione deve pur esserci: non trova?

      Lei dice che molti matrimoni, al giorno d’oggi, potrebbero non essere validi; ok, ma quando un mattrimonio naufraga, prima di unirsi a qualcun altro, sarebbe opportuno rivolgersi al Tribunale Ecclesiastico per verificare che se il precedente matrimonio fosse valido o meno; ciò lo si può fare, ancora, anche dopo essersi risposati. Se il precedente matrimonio è valido, la Comunione non si può fare (a meno di non vivere come fratello e sorella); la Chiesa, per 2000 anni, ha sempre insegnato questo.

      Dire che vivere da fratello e sorella sia difficilmente raggiungibile non è una scusante. Se vuoi vivere more uxorio non devi pretendere di poter fare anche la Comunione. Non ci si ciba indegnamente del Corpo e del Sangue di Cristo; pretendere la botte piena e la moglie ubriaca non è giusto.

      Si ricordi questa frase del Signore: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete». Allora comincerete a dire: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». Ma egli vi dichiarerà: «Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”

      Sia Lodato Gesù Cristo

      1. Gentile Edoardo
        La ringrazio per la sua argomentazione, ora è un poco tardi domani le risponderò con piacere
        vorrei dire solo un piccolo particolare, non è vero che la chiesa ha insegnato questo per 2000 anni, è solo con il concilio di Trento che la chiesa ha fatto una certa riforma, alcune cose molto buone altre da riflettere.
        Lei pone domande interessanti, le quali non vertono sulla verità di fede ma sulla Prassi o se vogliamo dire sul diritto canonico.
        Laudetur Jesus Christus

      2. “Mi faccia capire: la Chiesa, per 2000 anni, non ha capito il da farsi e adesso sì, giusto?

        Non si può parlare solo di “prassi” cambiata; se per 2000 anni la Comuione, ai divorziati risposati, non si è data una ragione deve pur esserci: non trova?”

        Lo stesso discorso allora vale per la Comunione agli scismatici che non vogliono convertirsi: per 2000 anni la Chiesa li ha esclusi dalla Comunione, GPII invece ha cambiato tutto.

        Ha sbagliato la Chiesa per 2000 anni, allora? Perché prima del CVII sarebbe stato impensabile.

        “Non ci si ciba indegnamente del Corpo e del Sangue di Cristo; pretendere la botte piena e la moglie ubriaca non è giusto.”

        La Comunione è ricevuta indegnamente solo se si è in peccato mortale; chi ad esempio al momento non può fare diversamente perchè farebbe soffrire degli innocenti non ha la libertà necessaria per commettere peccato mortale in quel determinato ambito.

        Eviti quindi (lei e molti altri) di giudicare l’anima di milioni di persone senza conoscerle.

        Il suo discorso che queste persone riceverebbero la Comunione sempre indegnamente non sta in piedi alla luce della teologia morale. Sarebbe meglio parlare di ciò che si conosce, di tanto in tanto, invece che oggi tutti sono dei capi del Sant’Uffizio improvvisati.

      3. E proprio per questo motivo anche Padre Giovanni Cavalcoli ammetteva, ben prima di Al, che non sarebbe stato eresia cambiare sui divorziati risposati

        http://isoladipatmos.com/i-divorziati-risposati-e-quei-teologi-che-strumentalizzano-la-familiaris-consortio-di-san-giovanni-paolo-ii/

        “La Familiaris consortio, appunto perché tocca solo il foro esterno, non sfiora neppure la questione in esame, caratteristica del foro interno, ossia della condizione o dello stato o del dinamismo interiore della volontà dei conviventi e lascia quindi aperta la porta alla legittimità della discussione in atto nel Sinodo, se, in certi casi gravi, ben precisati e circostanziati, con forti scusanti, i divorziati possano o non possono accedere ai Sacramenti.

        Giovanni Paolo II si limita a ribadire la norma vigente, espressione di un’antichissima tradizione, sia pur corredandola di alti motivi teologici. Ma trattandosi di norma certo fondata sul dogma, ma NON NECESSARIAMENTE CONNESSA CON ESSO, questo insegnamento del Papa NON È da considerarsi IMMUTABILE, come non lo sono generalmente le norme positive, giuridiche e pastorali della Chiesa, senza che ciò comporti un insulto al dogma sul quale si basano. Infatti, un medesimo principio morale PUO AVERE DIVERSE APPLICAZIONI. Non sarebbe saggio né prudente attaccarsi ostinatamente ad una sola delle possibili applicazioni, per il semplice fatto che essa si fonda su di un valore assoluto, il quale, viceversa, ammette una pluralità di diverse applicazioni, salvo restando il principio.

        Ora, il timore di alcuni che un mutamento della disciplina vigente possa intaccare il dogma, È INFONDATO, perché l’attuale normativa non è così connessa al dogma come fosse la conclusione di un sillogismo dimostrativo, dove la premessa sarebbe il dogma; ma la detta normativa ha solo una connessione di convenienza col dogma, tale da ammettere anche altre possibili conclusioni. Similmente, dal proposto di vivere cristianamente ― valore assoluto ed irrinunciabile ― non discende necessariamente soltanto la vita laicale, come credeva Lutero, ma può scaturire anche la scelta sacerdotale o religiosa.”

      4. @De Franco scrive, a Francesco

        “Gentile Francesco,
        Il suo post è interessante ma viziato da alcuni errori di fondo.

        Mi faccia capire: la Chiesa, per 2000 anni, non ha capito il da farsi e adesso sì, giusto?”

        Allora io le chiedo, caro De Franco: la Chiesa ha sbagliato per 2000 anni quando non ammetteva ai Sacramenti cattolici gli scismatici che non volavano convertirsi alla Fede Cattolica?

        Rifiutare di convertirsi alla Fede Cattolica da adulti è peccato grave contro il primo comandamento; più precisamente è peccato contro la Fede, cito il Catechismo della Chiesa Cattolica, al paragrafo 2089

        2089 “L’incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. « Viene detta eresia l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti”.

        Dunque?

        Il vecchio codice di diritto canonico diceva, riguardo agli scismatici, che

        “La Chiesa, per proteggere la fede dei suoi figli, ha in proposito una dottrina ben precisa, fondata sulla legge divina. Essa permette ai non cattolici di ascoltare le prediche, assistere alla Santa Messa e alle cerimonie della Chiesa, ricevere benedizioni per disporli alla fede o alla salute del corpo (CJC senior can. 1149). Essi possono anche beneficiare degli esorcismi (CJC senior can. 1152). Non è però permesso agli eretici e agli scismatici, seppure in buona fede, di ricevere i sacramenti, se non hanno prima rigettato i loro errori e si siano riconciliati con la Chiesa “(Can 731,2).

        Il NUOVO codice di diritto canonico invece li ammette, a patto che abbiano delle “buone disposizioni”, cioè che siano in buona Fede.

        §3. “I ministri cattolici AMMINISTRANO LECITAMENTE i sacramenti della penitenza, dell’Eucaristia e dell’unzione degli infermi AI MEMBRI DELLE CHIESE ORIENTALI, CHE NON HANNO COMUNIONE PIENA CON LA CHIESA CATTOLICA, qualora li richiedano spontaneamente e SIANO BEN DISPOSTI; ciò vale anche per i membri delle altre Chiese, le quali, a giudizio della Sede Apostolica, relativamente ai sacramenti in questione, si trovino nella stessa condizione delle predette Chiese orientali”.

        Domanda: perché GPII poteva fare questo cambiamento e invece cambiare sui duvorziati risposati dovrebbe essere impossibile?

        Infatti gli ortodossi che non si convertono da adulti possono salvarsi se sono in buona Fede, non perché il loro scisma e il loro rifiuto di aderire alla Fede Cattolica sia cosa buona è lecita in se. Non la è, anzi è peccato contro il primo comandamento.

        Allo stesso modo però anche i duvorziati risposati, come ammesso anche dagli stessi cardinali dei Dubia, possono avere delle attenuanti che riducono la loro colpevolezza.

        Ergo se l’attenuante della buona Fede può far si che la Chiesa permetta agli scismatici non cattolici che NON vogliono convertirsi di aderire ai Sacramenti cattolici, lo stesso può essere fatto, almeno in linea di principio, coi duvorziati risposati che non vivono “Origene style”, visto che non è che il sesto comandamento sia più importante del primo, se può avere delle attenuanti e fare la Comunione degnamente uno scismatici che NON si converte logica vuole che anche chi è in peccato contro il sesto comandamento possa farla degnamente, talvolta, se gode di attenuanti (ad esempio la mancanza di libertà di agire diversamente, per la presenza di una nuova famiglia e di figli) che diminuiscono la colpevolezza soggettiva.

        Ergo, l’ho detto, lo ripeto e continuo a dirlo, se si accetta l’innovazione di GPII non è possibile gridare all’eresia per Al.

        Perché entrambe queste “innovazioni” si basano sullo stesso principio: la non colpevolezza soggettiva a fronte di un peccato oggettivo, non colpevolezza che rende non imputabili e quindi non priva della Grazia.

  16. Gentile Giusy,
    celebre la frase di San Vincenzo di Lérins: “Dio alcuni papi li dona, altri li tollera, altri li infligge”.
    La ringrazio per le gentili parole rivoltemi.

    1. @peter
      Un pezzettino di bene che la Provvidenza ha già tratto dal male ora scatenato e di aver fatto riscoprire a me e a molti altri questo santo monaco di 16 secoli fa.
      Non so se sia facilmente reperibile qualche antologia in lingua italiano delle sue opere per poter conoscere un po’ di più i suoi insegnamenti: se no rimaniamo tutti alle poche sue frasi copiate e incollate in giro per internet.

      E chiediamo l’intercessione di S. Vincenzo di Lérins !

  17. Le faccio una confidenza, Giusy, quando ho appreso della rinuncia di Benedetto XVI sono stato malissimo, mi creda! Quando vedo le sue immagini ( l’ingresso per la Porta Santa), mi viene un nodo alla gola!
    Però, in verità, non posso dire che la colpa di questa situazione sia soltanto di Bergoglio!

    1. Gentilissimo e garbatissimo Peter, pensi che io il nodo ce l’ho ancora, ogni giorno! L’Autentica Profonda Umiltà di Benedetto, nonostante la Sua Immensa Intelligenza, (Lui SI), la Sua Dolcezza Genuina e non finta,….mi hanno salvato la Vita (spirituale) e mi hanno accompagnata in un Cammino di Conversione intenso doloroso e profondissimo, non certo buonista o stile new Age. Mi dispiace, mi sono confessata in mille modi e in mille santuari, ma io non riesco a Pregare per questo falso umile, falso semplice….E totalmente incoerente! Ci chiedono di obbedirlo? lui per primo non l’ha fatto, prendendosi col losche manovre capitanate da martini il Soglio Petrino che mi risulta non essere ammesso per un gesuita! E perché ha tanta paura di provare a dire Sia Lodato Gesù Cristo, gli si brucia la lingua? E se lui”non crede in un Dio Cattolico” perché si è piazzato lì? Perché non è andato a fare il presidente di ong o di una og? E evidente anche a un bimbo, semplicemente per dare il colpo finale alla Santa Chiesa Cattolica, impegno pazientemente portato avanti da ANNI dalla massoneria, che ora sta pregustando il successo….DIO non voglia e non lo permetta. Comunque con stima per la sua gentilezza e discrezione.

      1. @Giusy
        🙂 L’ordine che Egli ci diede (e continua a darci perché Egli vive e il Suo Santo Spirito continua a soffiare) di pregare per i peccatori, anche per i peggiori anche quando ci sono nemici, è chiaro, perentorio.

        Che a noi non piaccia, che noi difficilmente ci riusciamo è una triste realtà: però dobbiamo sforzarci di migliorare.

        Ma PREGARE per chi sbaglia NON significa necessariamente OBBEDIRE a ordini dell’errante.

        P.S.
        Ad esempio se lei o altri di noi facessimo con sincera umiltà preghiere all’Altissimo perché un frequente commentatore di questo blog, commentatore che ci ha informato di aver cambiato per grazia divina molte delle sue precedenti idee, potesse fare altri passi nella sua conversione mentale, faremmo un’opera di cristiana misericordia.

        P.P.S. I polli di Renzo finirono tutti bolliti o arrostiti: facciamo qualche sforzo in più per non fare anche noi come i polli di Renzo 😉

        1. Grazie sempre Acchiappaladri per la sua pacatezza ed educazione. Dati così i suggerimenti si accettano volentieri. Buona giornata.

        2. Accolgo e approvo Acchiappaladri quando afferma:”Ma pregare per chi sbaglia non significa necessariamente obbedire all’errante”. Giustistissimo!
          Non vorrei accendere il fuoco, ma vorrei porre un quesito ai gentili signori che ci leggono, in merito alla questione sollevata da A.L., comunione sì, comunione no ai divorziati risposati.
          Qualche teologo ha dichiarato che il papa non avrebbe vincolato nessuno ad interpretare il celebre passo di A.L. in un modo o nell’altro. Ecco perché la richiesta dei Dubia presentata dai quattro Cardinali. Quindi, se non ho capito male, al momento il Papa non avrebbe firmato alcun documento magisteriale vincolante per la Chiesa.
          A questo punto mi chiedo e vi chiedo, come valutare il documento firmato dai vescovi della Conferenza Episcopale Siciliana, i quali hanno dichiarato di mettere in atto quanto scritto in A.L., buttando alle ortiche quanto stabilito dal Magistero bimillenario della Chiesa, approvato solennemente dal Concilio di Trento, e ribadito da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
          Non sono un tecnico della materia, ma credo che in assenza di un pronunciamento Magisteriale ufficiale e quindi vincolante del Sommo Pontefice, il pronunciamento dei vescovi siciliani, in aperto contrasto con la Dottrina Cattolica di sempre, è da considerarsi errato e fuorviante!

          1. Caro Peter,

            Sulla questione si è ben espresso Padre Ariel, che di certo nessuno può tacciare di modernismo, nemmeno di “modernismo moderato” 😂

            “Il Santo Padre ha ribadito in tutti i modi la indissolubilità del matrimonio e la sua natura sacramentale.
            Ciò che proprio non si riesce a far capire a molte persone e che molte persone si ostinano a non capire e se gli viene spiegato con tutti i criteri teologici del caso a quel punto rifiutano la spiegazione, è che la “indissolubilità del matrimonio” e la “comunione ai divorziati risposati” sono due temi e problemi diversi.

            Abbiamo spiegato in tutti i modi e con tutti i criteri dottrinali, ma a quanto pare inutilmente, che la proibizione della Comunione ai divorziati risposati non è un dogma della fede cattolica ma una disciplina ecclesiastica, nata dalla prudenza e dalla sapienza pastorale della Chiesa; disciplina che ci auspichiamo venga mantenuta, soprattutto oggi. Non possiamo però negare che il Sommo Pontefice, se volesse, avrebbe piena e legittima facoltà di mutare questa disciplina, senza che nessuno possa urlare all’eresia, all’apostasia, alla violazione del dogma di fede.
            La disciplina non l’ha affatto mutata, anzi di fatto la Amoris Laetitia riconferma la disciplina di San Giovanni Paolo II, però, alcune espressioni ambigue, hanno aperto le porte sulla situazione di confusione che oggi abbiamo sotto gli occhi.

            Ogni volta che abbiamo spiegato tutto questo, ci sono giunti numerosi messaggi di persona che ci spiegavano la loro confusa idea di teologia dogmatica e di dogmatica sacramentaria, dicendoci in modo più o meno esplicito o implicito che noi avevamo “sbagliato mestiere”, perché le cose stavano in verità come sostenevano loro, ed il tutto anche se buona parte di queste persone sarebbero cadute come pere dinanzi alle domande più elementari del Catechismo di San Pio X sulla dottrina cattolica predisposte per la preparazione dei bambini alla Prima Comunione.

            Il problema è che un numero sempre più alto di persone si rifiuta di ascoltare e se vengono date loro spiegazioni, reagiscono o talvolta aggrediscono dicendo: «no, è come dico io».

            Pertanto, se da una parte il Cardinale Walter Kasper sostiene la “evoluzione” del dogma, dall’altra, c’è un ben più pericoloso esercito di “teologi praticoni” o di “teologi-fai-da-te” che dopo avere beccato come uccellini da un blog all’altro, si inventano dogmi che non esistono e si arrabbiano pure se due teologi dogmatici dicono loro che il dogma di fede sul no alla Comunione ai divorziati risposati non esiste.”

            http://isoladipatmos.com/il-santo-padre-francesco-eretico-e-apostata-e-se-fosse-un-provvidenziale-pifferaio-magico/#comment-3869

  18. Ma scusi, Giusy, chi ha mai difeso questo pontificato! Ci mancherebbe.
    Bergoglio ha la responsabilità di avere accelerato questo disfacimento iniziato con il Concilio Vaticano II. E’ vero o non è vero che il cardinale Ottaviani, insieme ad una cordata di cardinali e vescovi, si era espresso duramente contro la deriva dottrinale del Vaticano II?
    Come spiega allora il gesto “profetico” di Econe?
    Un invito a ripassare le cronache di allora!

    1. @Peter

      Esatto, i problemi nascono da ben prima di Bergoglio.

      Più precisamente nascono con l’interpretazione modernista del Concilio.

      1. ma perchè cerchi di prenderci in giro, Vincent Vega?
        SU altri blog hai fatto un peana del CVII che, hai detto, è la Nuova Pentecoste, e adesso cerchi di minimizzare…

        1. Solo gli idioti non cambiano mai idea su nulla.

          E comunque non è stato tanto merito mio, di aver capito certi errori, ma del Signore. Gli ho chiesto di aiutarmi a capire e Lui l’ha fatto.

  19. Condivido il commento di Luigi9.
    Purtroppo se questi pochi poveri cristiani rimasti si beccano come i polli di Renzo, non credo che si possa fare qualcosa di utile per la Santa Chiesa.
    Unità, unità nella Verità! Solo se saremo uniti e compatti potremo difendere la vera Chiesa di Cristo, altrimenti non ci resta che chiedere “baracca e burattini”.
    A buon intenditor…!

    1. Ma come si fa ad essere uniti se io e lei veniamo accusati di essere Bergogliani per aver detto delle ovvietà?

      Lei ha scritto un post del genere

      “Chiedo scusa a Marco perchè non avevo letto il suo magnifico post, realtivo ad alcune critiche sollevate a Benedetto XVI.
      Confesso che anch’io ho molte perplessità sull’operato del papa emerito, in ordine ad alcune nomine poco chiare. Non solo.
      Sono ancora d’accordo con Lei quando si chiede chi abbia governato la Santa Sede negli ultimi anni di regno di Giovanni Paolo II , e chi abbia realmente programmate le dimissioni dell’Emerito. Domande insidiose alle quali è difficile dare risposte definitive.
      Quello che posso dire da semplice fedele e osservatore, è che il fumo di Satana ha bussato in Vaticano… ma chi gli ha aperto le porte?
      Ai posteri l’ardua sentenza!”

      E “qualcuno” le ha risposto così

      “La falange armata bergogliOna con l’ordine preciso di portare malvagità nei blog CATTOLICI evidentemente si è scatenata. Non provate a sporcare il Vero Santo Padre Benedetto, di sporco ce n’è abbastanza a santa Marta.”

      Perciò che dire? Per esser uniti prima bisognerebbe riabbracciare un minimo di razionalità”, secondo me.

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