CASO MILONE. GOTTI TEDESCHI: VOLONTÀ DI NON RISOLVERE I PROLEMI E MANCATA TRASPARENZA. IL VELENO È LÌ…

Marco Tosatti

Le repentine e impreviste dimissioni del Revisore vaticano, Milone, hanno posto un’ampia serie di interrogativi, finora senza risposta. Ma si collocano in una storia che da decenni appare tempestosa, quella delle finanze vaticane. Il matrimonio fra soldi e fede ha generato scandali, problemi, e disagi a non finire. Abbiamo chiesto a Ettore Gotti Tedeschi di rispondere a qualche domanda su questo tema scottante.

  • Qualcuno parla di una “maledizione” per chi si occupa di finanze vaticane. C’è qualche cosa di vero? E dove sta il veleno?
  •  Per risolvere una situazione complessa, prima di proporre prognosi si deve esser certi di aver fatto una buona e corretta diagnosi. Se non si indagano le cause originali di un problema sarà difficile riuscirci. Si continueranno a cambiare le persone (senza permettere loro di risolvere le cause) cercando quella che miracolosamente ci riesca. Poiché i miracoli non son decisi da comuni mortali, normalmente non avvengono, allora si grida. “c’è una maledizione “ che grava sulle finanze vaticane. Neanche per sogno ! C’è solo una certa “ non volontà” di risolvere le cause vere e reali dei problemi che si generano. Li sta il “veleno”. Al di la delle chiacchere fatte circolare alla stampa dai comunicatori che si succedono con stili vari, la spiegazione del problema di fondo per cui questa “maledizione” continuerà nei secoli a venire (e non sarà esorcizzata finché non verrà ristabilito l’ordine necessario), sta nella non attuazione (nel cambiamento) del processo di trasparenza voluto da Benedetto XVI e da Lui firmato con il motu proprio di fine 2010.
  • E in che consisteva detto processo di trasparenza ?
  • Dal famoso attentato alle due torri di New York dell’ 11settembre 2001, le norme internazionali di trasparenza nelle gestione delle attività finanziarie, han subito una svolta di maggior rigidità, al fine di contrastare, non solo il riciclaggio di danaro sporco, ma anche il conseguente finanziamento al terrorismo. Da allora progressivamente scompaiono tutte i “paradisi fiscali e valutari” e le norme di trasparenza diventano molto più complesse. Ciò manifestamente sarebbe valso anche per le attività facenti capo alla Santa Sede, pur essendo destinate, in principio, a opere di religione. Ma Sua Santità Benedetto XVI intese immediatamente che accettare queste norme sarebbe stato una dichiarazione di accettazione di regole internazionali di trasparenza, necessarie ed opportune, una vera apertura ad una forma di patti, in materia finanziaria, con il mondo finanziario globale. Non solo, essendo chiaro a Benedetto che la credibilità del Papa e della Chiesa era il maggior valore per garantirsi prestigio, per esser ascoltato e creduto, dette norme di trasparenza, Lui volle che fossero “esemplari”, persino per gli altri paesi. In che consiste un processo di trasparenza in materia finanziaria ? Consiste in un sistema di leggi che la regolano, in un insieme di procedure per l’attuazione pratica delle leggi, più un sistema di controllo che garantisca, all’interno ed all’esterno, la applicazione E così fu fatto nel 2010 e 2011. Ma subito dopo ( tra fine 2011 e inizio 2012) fu misteriosamente cambiato. E da allora nessuno ha avuto più pace. Tantomeno il povero papa Francesco che pur rendendosi conto delle complessità e dei rischi di avere all’interno della Chiesa tali istituzioni finanziarie, manifestamente non ha mai potuto avere suggerimenti sufficientemente convincenti.
  • Una delle prime decisioni del Pontefice è stata quella di unificare tutto ciò che riguardava finanze ed economia in un unico dicastero. Che a poco a poco è stato però spogliato dei suoi poteri. Era una riforma non praticabile? Oppure c’erano dei poteri troppo forti e consolidati perché potesse funzionare?
  • Come scrive Benedetto XVI in Caritas in Veritate, quando le situazioni son molto complesse e gravi, per risolverle non basta cambiare gli strumenti, vanno cambiati gli uomini che li usano. Ma saper cambiare gli uomini, perché abbiano specifiche competenze e caratteristiche adeguate per la attuazione di specifiche riforme non è facile, è necessario saper avere adeguati consiglieri che suggeriscano scelte adeguate.
  • Si parla molto di Apsa, Ior, e altri enti; e si parla molto poco della Sezione economica della Segreteria di Stato. E’ importante? Rientra nel bilancio vaticano o non compare? Ha un ruolo in queste ultime vicende, come qualcuno ha ipotizzato?
  • Non lo so quale ruolo possa aver avuto. Ritengo che il suo ruolo e funzionalità dipenda anche da chi è il Segretario di Stato. Quello attuale mi pare sia (e mi viene confermato da ogni parte) una persona intelligente, competente, affidabile e (anche) un uomo di Dio. Importante sarebbe sapere se ha le deleghe per operare. Ma secondo me più di questa sezione economica è importante un altro organo, normalmente dimenticato quando si parla di questa materia. l’Aif ( Autorità di informazione finanziaria), proprio quel famoso organo di controllo voluto da Benedetto che fu affidato al grande card. Attilio Nicora, che lo presiedette fino ad un paio di anni fa, sostituito poi in un periodo inquietante e controverso da altre persone, che sembrerebbe abbiano concorso a cambiare la stessa legge sulla trasparenza e antiriciclaggio. E’ l’Aif l’organismo che, secondo le norme antiriciclaggio approvate nel 2010, avrebbe dovuto controllare l’adeguatezza alla legge e la conformità alle procedure di ogni fatto di ordine finanziario all’interno delle istituzioni della Santa Sede, oggi non saprei. I revisori normalmente si limitano soprattutto a stabilire e valutare la conformità delle scritture contabili con i principi contabili accettati.
  • E’ una partita che si gioca prevalentemente all’interno delle Mura, o ci sono altri attori importanti, cattolici, al di fuori del Vaticano? Hanno un ruolo?
  • Sembrerebbe evidente. Ma è l’Aif che dovrebbe rispondere a questa domanda.
  • A gennaio 2015 lei scrisse una lettera aperta sul Catholic Herald (maggior magazine cattolico britannico) al Prefetto della Segreteria per l’Economia, card. George Pell. Perché ?
  • Perché SER il card Pell, sempre sul Catholic Herald, un mese prima aveva rilasciato una intervista in cui diceva che finalmente ( con il nuovo pontificato) le finanze della Santa Sede erano sotto controllo. Con la mia intervista mi presi la libertà e responsabilità di correggere il Prefetto, spiegandogli che le finanze della Santa Sede erano già state messe “sotto controllo“ con le norme, procedure e struttura antiriciclaggio, volute da Benedetto XVI. Gli spiegai quando e come vennero modificate e con quali conseguenze. Gli spiegai anche quali fatti, secondo me, motivavano la mia “cacciata” quale Presidente Ior, cacciata infamante, per spiegare la quale, per il bene della Chiesa, chiesi più volte (invano) di esser ascoltato. Gli spiegai anche quali documenti avrebbe dovuto richiedere per capire cosa era successo nel 2011 e fino al 24 maggio 2012 ed accertare le responsabilità. Gli chiesi anche di leggere l’intervista che il Segretario personale di Papa Benedetto aveva rilasciato al Messaggero nell’ottobre 2013 e di chiedere cosa avvenne il 7 febbraio 2013, alle ore 18 in un appartamento della Città Leonina. Non ho mai potuto sapere se SER il card.Pell lo abbia o no fatto.
  • Che cosa avvenne in quel momento?
  • Il card Bertone, in casa di un cardinale (io mi rifiutai di entrare dentro le mura)  personalmente, mi comunicò che il Santo Padre aveva disposto la mia immediata riabilitazione, dicendomi di restare disponibile nei giorni successivi per essere a Roma. L’11 di febbraio il Santo Padre rinunciava. Io non venni mai più convocato.

Questo articolo è in spagnolo qui: http://comovaradealmendro.es/2017/06/caso-milone-gotti-tedeschi-veneno-esta-la-falta-voluntad-resolver-los-problemas-la-falta-transparencia/



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20 pensieri su “CASO MILONE. GOTTI TEDESCHI: VOLONTÀ DI NON RISOLVERE I PROLEMI E MANCATA TRASPARENZA. IL VELENO È LÌ…”

  1. Da leggere e meditare approfonditamente. Ettore Gotti Tedeschi è una specchiata persona, di sicura competenza nello svolgimento dei compiti ai quali era stato chiamato e la sua improvvisa defenestrazione con successiva riabilitazione, mai portata a compimento in conseguenza delle improvvise dimissioni di Benedetto XVI dell’11 febbraio 2013, fanno pensare a qualcosa di molto grave avvenuto in Vaticano. Talmente grave da aver portato come conseguenza le dimissioni di Benedetto XVI ed al caos che ne è seguito. Se le cose stanno così è evidente che Benedetto XVI più che spontaneamente si è dimesso “spintaneamente” (imho…).

  2. Condivido il commento di Gian, specialmente il suo giudizio di Gotti Tedeschi che anch’io ritengo “una specchiata persona, di sicura competenza”; tra l’altro mio concittadino, padre di numerosa prole, cattolico praticante.
    Ritorna a galla la irrisolta questione della cacciata di Gotti Tedeschi dallo IOR, regnante Benedetto XVI.
    La faccenda è complessa e dopo aver letto vari documenti, ritengo che la defenestrazione del banchiere non sia stata opera di Benedetto, ma da questi subita. Infatti si proponeva di riabilitarlo, come afferma lo stesso Gotti Tedeschi che lo viene a sapere il 7/2/13.
    Quattro giorni dopo Benedetto comunica la sua rinuncia.
    Il seguito, nel libro intervista “Ultime conversazioni”, Benedetto si attribuisce la cacciata di Gotti Tedeschi.
    Riassunto:
    1) Gotti Tedeschi è stato cacciato da chi aveva in mano il pallino dei soldi in Vaticano.
    2) Benedetto gli promette la riabilitazione 4 giorni prima della rinuncia: è altamente probabile che quel giorno (7/2/13) Benedetto avesse già deciso di rinunciare. Allora perchè promettere quando i buoi sono già fuggiti dalla stalla?
    3) In seguito Benedetto si attribuisce la cacciata; conoscendo l’uomo, è certo che si tratti di una balla per proteggere non si sa chi.
    4) Nonostante la mia sconfinata venerazione per Benedetto, l’episodio dimostra la sua debolezza nel governare situazioni difficili.
    5) Di questa debolezza, o eccessiva bontà, Benedetto era consapevole e, resosi conto che non riusciva a raddrizzare la barca, si è ritirato.
    6) In tutto questo Papa Francesco almeno questa volta non c’entra nulla, ma dopo quattro anni siamo ancora qui a parlare di soldini vaticani che vanno e vengono e a parlare delle misteriose dimissioni del revisore vaticano Milone.
    Francesco, saltaci dentro a piedi giunti una buona volta, ma non con Balda e compagnia cantante.

      1. Grazie Acchiappaladri per le piccole, ma fondamentali tessere dove, con molta probabilità, sta il vero motivo delle dimissioni di Benedetto XVI. L’aver scoperto l’esistenza di una struttura di governo all’interno della Chiesa, di cui Benedetto XVI non era a conoscenza, che a sua insaputa a dicembre 2011, quindi dopo un anno, aveva modificato le normative, le procedure e la struttura di controllo (dove operava Ettore Gotti Tedeschi, prontamente cacciato) che regolavano le attività dello IOR, vanificando così la riforma stessa, da lui strenuamente voluta e realizzata un anno prima il 31.12.2010, allo scopo di rendere lo IOR una teca di cristallo dove non fosse più possibile fare operazioni finanziarie di mera speculazione o peggio. Credo che Ettore Gotti Tedeschi conosca tutta la verità sugli autori del misfatto. Il fumo di Satana dalla denuncia di Paolo VI ha avuto il tempo di insinuarsi ed espandersi ovunque in quello che oltre ad essere il più piccolo Stato al Mondo è anche uno dei più misteriosi, sicuramente anche un autentico covo di serpenti a sonagli.

    1. Una gentile precisazione rispetto a quanto scrive Paolo Giuseppe: Benedetto XVI non si è attribuito la cacciata di EGT. Si legga bene: si comprende tra le righe che la domanda di Seewald è mal posta e inserita in un contesto riferito al periodo precedente Gotti Tedeschi. Egli infatti si riferisce alla gestione precedente del prof. Caloia, il suo predecessore (effettivamente cacciato sotto Benedetto, nel 2009). Un’interpretazione valida potrebbe quindi essere che Seewald abbia raccolto domande fatte in momenti diversi e abbia poi assemblato i testi in maniera poco ordinata e sviante (e sono eufemistico: il libro è scritto molto male, e sono diversi i passaggi in cui le parole Benedetto sono scarsamente “riconoscibili”). Non dimentichiamoci, sulla circostanza in oggetto, quanto disse al Messaggero Mons Georg Ganswein nel 2013 (i.e. Benedetto era stato tenuto all’oscuro della cacciata di Gotti Tedeschi… lo ha saputo successivamente…).

  3. C’è qualche modo di offrire prove “empiriche” dell’appuntamento del 7 febbraio 2013 qui menzionato? La notizia, se vera, sarebbe una bomba…

    1. Non credo che Gotti Tedeschi potrà dire più di quanto ha detto e purtroppo nessuna magistratura estera potrà mai mettere il naso all’interno delle mura leonine.

      1. @Gian
        proprio in quella conferenza Gotti Tedeschi ha detto che quando sarà morto Benedetto XVI allora parlerà di quello che egli (Gotti Tedeschi) apprese nel corso del suo incarico professionale in Vaticano.

  4. la promessa riabilitazione di Gotti il 7/2/2013 era solo uno specchietto per le allodole? Benedetto aveva deciso di rinunciare già nella tarda primavera del 2012. Ed il segretario di stato lo seppe subito. E, per quanto finora se ne sa, egli non fece nulla per dissuaderlo. Ben strano fu codesto segretario di stato che nulla fece o disse davanti ad una decisione così tragica. Che avesse ragione il cardinale nigeriano Onayekan quando nel pre conclave propose di fare tabula rasa e di sopprimere lo IOR? Allora la mia opinione era divergente da quella del porporato nigeriano, oggi non più.

    1. Che Benedetto XVI potesse aver già pensato alle dimissioni fin dalla primavera del 2012 è verosimile, avendo scoperto che la sua voluta riforma dello IOR attuata il 31.12.2010 un anno dopo era stata sabotata da un “governo occulto” che evidentemente aveva il potere di farlo… Terrificante come ipotesi.

      1. @Gian
        bahhhh … che covo di vipere 🙁

        Gesù però non ci ha mai garantito la santità di coloro che avrebbero predicato in suo nome.

        E con l’esempio di Giuda Iscariota ha chiarito bene quello che sempre sarebbe accaduto nel fra i successori degli apostoli.

        Però ci sono momenti storici in cui il marcio arriva a livelli che umanamente sono difficili da sopportare 🙁

    2. Probabilmente Alessandro quello che pensava di poter fare il 7 febbraio non fu più possibile dai giorni successivi, un fatto esterno può aver forzato i tempi a Benedetto XVI, che infatti diede l’annuncio delle sue dimissioni l’11 febbraio. Sto pensando al blocco di tutte le transazioni internazionali messo in atto “dall’ente” mondiale SWIFT ai danni dello IOR, un’azione di forza esterna. Maurizio Blondet ha scritto un articolo magistrale al riguardo. Il blocco fu tolto il giorno delle dimissioni o quello successivo.

  5. …insomma…
    BXVI era libero come l’aria … fu insomma un sovrano esercizio della sua libertà quello di decidere di “lasciare”…
    … alla faccia di quelli che non hanno neanche l’ombra di un dubbio sulla validità canonica della sua rinuncia… e che in obbedienza ai diktat hanno già sepolto la questione sotto una duna di sabbia.

  6. Autopublicidad:
    El 28 de febrero del 2013 edité el tema SI EL PAPA HUYE…:
    El tiempo, o mejor, “los signos de los tiempos” nos dirán, si Ratzinger huyó de los lobos y optó por ser un tranquilo jubilado obispo; o si de verdad Dios le llamó por última vez a encarnar al “Obispo vestido de Blanco subir una montaña atravesando una gran ciudad en medio de ruinas, rezando por las almas de los cadáveres que encontraba por el camino, y que fue muerto por un grupo”.
    https://lossegadoresdelfindelmundo.blogspot.com.es/2013/02/

  7. Autopublicidad:
    Il 28 febbraio del 2013 pubblicai il tema Se Il Papa Fugge:
    Il tempo, o meglio, “i segni dei tempi” ci diranno, se Ratzinger fuggì dai lupi ed optò per essere un tranquillo pensionato vescovo; o se in realtà Dio lo richiamò per ultima volta ad incarnare al “Vescovo vestito di Bersaglio portare su una montagna attraversando una gran città in mezzo a rovine, pregando per le anime dei cadaveri che trovava per la strada, e che fu morto per un gruppo.”
    https://lossegadoresdelfindelmundo.blogspot.com.es/2013/02/si-el-papa-huye.html

  8. Ringrazio Acchiappaladri perchè mi ha permesso di conoscere un documento che non conoscevo.
    Ho ascoltato con attenzione le parole di Gotti Tedeschi (minuti finali) e finalmente il fumo si sta diradando. I soldi, una montagna di soldi sono il movente del delitto, cioè la rinuncia di Benedetto che, come afferma lo stesso Gotti Tedeschi, è un santo come è santo Giovanni Paolo II, ma tra i due c’è una differenza. Giovanni Paolo II, e lo dico con filiale devozione, doveva rinunciare PRIMA perchè le sue condizioni di salute, se da un lato lo rendevano un esempio di sacrificio per la Chiesa, dall’altro lato non gli consentivano più il GOVERNO della Chiesa.
    Al contrario Benedetto doveva rinunciare DOPO e, se avesse avuto il carattere del predecessore, in sei mesi-un anno avrebbe fatto piazza pulita dei ladroni presenti in Vaticano e poi, ma solo poi, si sarebbe potuto ritirare.

  9. “VOLONTÀ DI NON RISOLVERE I PROLEMI E MANCATA TRASPARENZA. IL VELENO È LÌ…”
    Di economia, pur avendo il diploma di ragioniere, comprendo veramente poco e perciò mi (af)fido agli esperto e, nello specifico, di Gotti Tedeschi, uomo timorato di Dio.
    (ed infatti “fatto fuori”).
    Ma divergendo dalle questioni economiche io credo che la volontà di non risolvere i problemi (e, si intende, la mancanza di trasparenza pure) sussiste anche in àmbiti extra economici.

    La fede, la morale, la Dottrina, la Sacra Liturgia.

    O no?

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