IL PAPA, L’IPOCRISIA, IL SÌ SÌ NO NO, AMORIS LAETITIA, I DUBIA, E IL SINODO DEI VESCOVI A FINALE PRECOTTO.

Il Pontefice due giorni fa a Santa Marta ha trattato il tema dell’ipocrisia. Radio Vaticana ha riportato tutte le sue parole, di cui offriamo qui alcuni stralci. Sappiamo quanto l’ipocrisia possa essere un difetto degli ambienti ecclesiastici, di coloro che “parlano, giudicano”, ma pensano un’altra cosa. Questa è l’ipocrisia. “E l’ipocrisia non è il linguaggio di Gesù. L’ipocrisia non è il linguaggio dei cristiani. Un cristiano non può essere ipocrita e un ipocrita non è cristiano. Questo è così chiaro. Questo è l’aggettivo che Gesù usa di più con questa gente: ipocrita. Vediamo come procedono questi. L’ipocrita sempre è un adulatore o in tono maggiore o in tono minore ma è un adulatore”….Un altro aspetto sottolineato è quello dell’inganno: “Il linguaggio dell’ipocrisia è il linguaggio dell’inganno, è lo stesso linguaggio del serpente a Eva, è lo stesso”. Comincia con l’adulazione per poi distruggere le persone, persino “strappa la personalità e l’anima di una persona. Uccide le comunità”. “Quando ci sono ipocriti in una comunità – ha ammonito – c’è un pericolo grande lì, c’è un pericolo molto brutto”. Il Signore Gesù ci ha detto: “’ia il vostro parlare: sì, sì, no, no. Il superfluo procede dal maligno’”.

“Quanto male fa alla Chiesa l’ipocrisia”, ha detto con amarezza il Pontefice. E ha messo in guardia da “quei cristiani che cadono in questo atteggiamento peccaminoso che uccide”. Ha concluso con una preghiera: “Chiediamo al Signore che ci custodisca per non cadere in questo vizio dell’ipocrisia, del truccarci l’atteggiamento ma con cattive intenzioni. Che il Signore ci dia questa grazia: ‘Signore, che io mai sia ipocrita, che sappia dire la verità e se non posso dirla, stare zitto, ma mai, mai, un’ipocrisia’”.

Leggendo queste parole mi sono tornate alla mente alcune cose scritte in occasione del duplice Sinodo sulla Famiglia, che ha partorito Amoris Laetitia, e i “Dubia”, a cui era richiesta una risposta semplice, Sì o No (vedi sopra…) che non è mai arrivata e forse non arriverà mai.

Comincio dall’episodio più recente. Su San Pietro e Dintorni il 9 maggio del 2016 riportavo una notizia – dichiarazione mai smentita dall’interessato. Scrivevo:

“In una recente conferenza, di cui potete leggere qui il resoconto su Zonalocale, l’arcivescovo di Vasto, mons. Bruno Forte ha rivelato un retroscena dei suoi rapporti con papa Francesco, in relazione al Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Il Papa gli avrebbe confidato: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.  

Mons. Forte è stato Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, autore della discussa “Relazione intermedia” sconfessata dal Presidente dell’Assemblea, il card. Ërdo, e sostanzialmente non accolta dai gruppi di lavoro del Sinodo.  

E mons. Forte ha commentato: “Tipico di un gesuita”. Aggiungendo che l’esortazione apostolica “non rappresenta una nuova dottrina, ma l’applicazione misericordiosa di quella di sempre”.  

Se l’aneddoto raccontato da mons. Forte è vero, e non c’è motivo di dubitarne, si capisce meglio il grado di confusione e di ambiguità, oltre che di diversità di interpretazioni, suscitato dall’esortazione apostolica. Cioè una voluta mancanza di chiarezza che riporta alla mente le polemiche e le accuse laiciste che da secoli hanno per bersaglio la Compagnia di Gesù. Frutto di una strategia impostata sin da prima che i lavori del Sinodo del 2014 avessero inizio.  

A margine, e a illustrare la complessità, per chiamarla almeno così, di una situazione di Chiesa, riportiamo quello che diceva il responsabile della comunità lefebvriana, mons. Bernard Fellay il 1° maggio: “…chiediamo al Buon Dio di capire un po’ meglio questo mistero, di capire che malgrado tutte le miserie umane, malgrado che ci sia persino un papa che ci fa ora dei discorsi inverosimili sulla morale, che ci sta dicendo che il peccato è lo stato di grazia – è inverosimile, inaudito quello che si può ascoltare oggi! -; ebbene, malgrado ciò, questo papa può ancora compiere atti che santificano, che salvano…può fare del bene e ne fa ancora”.  

 Se anche loro, sempre così certi sicuri, avvertono perplessità, che dire dei poveri cristiani delle parrocchie?”.

Il secondo riferimento è più lontano. Risale addirittura al settembre 2014, cioè a PRIMA che il primo dei due Sinodi sulla Famiglia cominciasse. Parlavo della vexata quaestio dell’eucarestia ai divorziati risposati, e scrivevo:

“Ma tant’è! Il cardinale Kasper, che già vent’anni fa aveva una sua idea in proposito, non accettata in quei due regni, ha visto con l’avvento di Bergoglio l’opportunità di riproporla. A dispetto del fatto che da Manila a Berlino, da New York all’Africa la grande maggioranza dei suoi colleghi abbiano, ancora una volta, riaffermato la Dottrina della Chiesa, basata, ahimè, sulle parole di Gesù; uno dei pochi casi in cui l’enunciazione appare netta, chiara, definitiva, e neanche messa in dubbio dai tagliuzzatori professionisti di pericopi…  
 Insomma, le cose per Kasper & C. non hanno l’aria di mettersi molto bene. Ma forse c’è un modo, per aiutarlo. E per cercare di impedire che le voci fastidiose lo siano troppo rumorose. 

Il primo punto consiste nel chiedere che gli interventi scritti siano consegnati con largo anticipo. Il che è stato fatto. Entro l’8 settembre chi voleva intervenire al Sinodo dove far pervenire il suo temino.  

Secondo: leggere attentamente tutti gli interventi, e nel caso che alcuni di essi fossero particolarmente pepati, dare la parola a un oratore che prima dell’intervento spinoso, cercasse già di rispondere, in tutto o in parte, ai problemi sollevati dall’intervento stesso. 

Terzo: se qualche intervento appare proprio problematico, dire che purtroppo non c’è il tempo necessario per dare la parola a tutti, ma comunque il testo è stato acquisito, e resta agli atti e di sicuro se ne terrà conto nell’elaborazione finale.  

E in effetti non tanto il Sinodo, sarà importante, ma la sintesi che n verrà preparata, e che porterà la firma del Papa come “Esortazione post-sinodale”. E’ molto probabile che non sarà un testo chiaro e definitivo, ma basato su un’interpretazione “fluttuante”. In modo che ciascuno leggendolo, possa tirarselo dalla parte che più gli fa comodo.  

Umile osservazione di un povero cronista: ma se uno ha un piano così elaborato e astuto, perché parlarne di fronte a perfetti estranei durante una cena sontuosa?”  

Il prelato che faceva tutte queste interessanti rivelazioni, che la storia ha poi dimostrato fondate, era uno dei responsabili, forse il principale, del Sinodo, e lavorava in sintonia con il Pontefice. Leggendo le parole del Pontefice sull’ipocrisia mi sono tornati alla mente questi episodi, e la situazione di sofferente ambiguità in cui vive la Chiesa per la mancanza di una risposta chiara –Sì sì, No, no – da parte di chi la dovrebbe dare.



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292 pensieri su “IL PAPA, L’IPOCRISIA, IL SÌ SÌ NO NO, AMORIS LAETITIA, I DUBIA, E IL SINODO DEI VESCOVI A FINALE PRECOTTO.”

      1. Vi accanite a contestare questo Papa, forse per amore di Dio? Se fosse così, non vedo una sola considerazione sulle parole di Gesù: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Vogliamo insegnare al Papa a fare il Papa, mentre il Vangelo ci dice che dobbiamo imparare dal Papa a vivere da cristiani. Lasciamo perdere poi gli insulti che la dicono lunga sul vostro modo di leggere il vangelo. Senza rancore!

        1. GRAZIE di cuore Tosatti, Magister, Socci e tutti i Cattolici Fedeli Al Magistero, capaci di SI NO, CORAGGIOSI ed EROICI in questa “chiesa” di soros e dei vari poteri forti! E che siate eroici ne sono prova gli attacchi e le censure per voi da parte di molti,anche dei media schierati. Sia Lodato Gesù Cristo, diciamolo ALMENO noi, visto che berghy non ci riesce!

        2. Quando Gesù dice:
          “Tu sei Pietro… etc.”
          non va interpretato,
          va applicato alla lettera, giusto? (ma solo con questo Papa)

          invece quando dice:
          “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
          Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.
          E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
          Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”, ecco qui le parole di Gesù vanno interpretate, giusto?

        3. Mi scusi padre…ovviamente chi insulta non è nemmeno da prendere in considerazione, ma la logica del “noi contro voi” assunta pure da un sacerdote contro i fedeli mi pare quantomeno più che opinabile!

          Al posto di “dare contro anche lei” potrebbe fornire della argomentazioni un poco più razionali circa i “contenuti” offerti dalle varie encicliche in modo che noi poveri, fedeli ignoranti possiamo coglierne tutta la bellezza e profondità che magari finora non avevamo ancora colto?

          Purtroppo è un dato di fatto che il “tutti contro tutti” sia davvero ormai il dato medio della confusione della Chiesa di oggi ma continuo a pensare che forse sarebbe più utile chiederci quale ne sia la causa e cercare di porvi rimedio – io direi il diavolo in primis visto che è la causa di ogni divisione! Ma in che modo ci sta facendo fessi se non nelle ambiguità linguistiche avanzate da molti pastori? Basterebbe usare la “tecnica evangelica” insegnata da Gesù del SI SI NO NO….ma si sa, anche Gesù era così legalista, rigido, moralista, vedeva tutto in bianco e nero, mica era misericordioso come noi oggi!!

          Ad ogni modo io pure sono un sostenitore del “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” ovvero che cerca, con tutti i suoi limiti, di OBBEDIRE AL MAGISTERO (TUTTO) DEI PONTEFICI (TUTTI, DA PIETRO IN AVANTI) non solo dell’ultimo arrivato! Quindi stimo e apprezzo chiunque sia in grado di tenere insieme Amoris Laetitia, Evangelii Gaudium, Laudato Sii con Spe Salvi, Deus Caritas Est, Veritatis Splendor, Evangelium Vitae, Humanae Vitae, Rerum Novarum…chi invece seleziona papi e pezzi di magistero a proprio gusto non mi pare né una persona affidabile né di certo un “servitore” della Chiesa (la stessa, misericordiosa Chiesa da 2000 anni a questa parte!), quanto piuttosto qualcuno che cerca di “tirare acqua al suo mulino” o salvarsi la poltroncina curiale!

          1. Ben scritto! Concordo in pieno. Pspa Francesco ha bisogno di tutte le nostre preghiere . Che Dio lo benedica e lo illumini sempre per il meglio. Amen

        4. Reverendo, senza rancore. Come fanno i bambini potremmo dire che è stato lui a cominciare con gli insulti ai cattolici. Misericordia per tutti: pagani, infedeli ed eretici, ai cattolici invece solo bastonate. Esiste un lunghissimo elenco, dalla recente fomentatori della coprofagia a preti untuosi e idolatri, marci nel cuore, banderuole e la lista ne raccoglie a centinaia. D’altronde, l’organizzatissima claque del marketing che quotidianamente diffonde le parole in libertà dei pensierini del mattino da Santa Marta del “nostro” che piace tanto, ma tanto tanto a tutti gli anticlericali che hanno sempre visto la Chiesa come fumo negli occhi qualche sospetto lo legittima. Nessuno pretende di insegnare al Papa a fare il Papa, ci mancherebbe. Ma secondo lei Bergoglio è davvero un Papa?

          1. Secondo lei Crìsto può permettere che un falso Papa occupi indegnamente il Soglio Petrino, ingannando i fedeli e portandoli all’inferno?

            Se la risposta è si, per lei, le comunico che sta affermando che la Chiesa, il corpo di Cristo, di cui Cristo è Capo, è causa della dannazione dei cattolici, il che significa attribuire la colpa della dannazione di questi cattolici a Cristo stesso, che sarebbe, in questo caso, il tentatore.

            Affermare che Cristo sia o possa essere la causa prima della dannazione di alcuni è non è una eresia?

            Inoltre se questo Papa non fosse Papa verrebbe distrutto anche il dogma dell’indefettibilità della Chiesa, dogma che insegna che il collegio dei Vescovi nel suo insieme non può errare, e che è impossibile che la Chiesa intera riconosca come valido Papa un antipapa (e infatti tutti gli antipapi sono sempre stati rifiutati e non riconosciuti da una parte più o meno consistente del collegio cardinalizio e del corpo dei vescovi).

          2. Sta emergendo tutta la sua ambiguità mons emissario di bergoglio, ha già sostituito l’immagine di Cristo con quella del suo kapo da adorare? Mi scusi ma non si sa se fa più rabbia o pena. E menomale che non condivide tutto dell argentino! Ma chi pensa di intortare? E proprio vero, il demonio sa come zuccherare la pillola e di chi servirsi. Sia Lodato Gesù Cristo.

          3. Ma quale ambiguità? Senta Giusy, come le ho scritto in un commento sotto mi dimostri che è possibile, nonostante l’infallibilità della Chiesa, che l’intero corpo dei vescovi e del collegio cardinalizio riconosca come legittimo Papa un antipapa e prenderò seriamente in considerazione questa idea.

            Fino ad allora semplicemente abbiamo un cattivo Papa, il che (il fatto di essere un cattivo Papa) non lo rende meno Papa di altri.

  1. Calza a pennello su di loro ma non se ne accorgono.
    Che abbiano la memoria corta?
    E ‘proprio vero che il diavolo esiste, fa le pentole ma non i coperchi.

  2. Le omelie di bergoglio, oltre ad essere di una banalità sconcertante e disarmante, rivelando la pochezza culturale di questo spaventoso personaggio, che è diventato vescovo, cardinale e papa per vie misteriose e “sospette”, fanno venire in mente l’antico adagio: “il bue che dice cornuto all’asino”. E l’immagine del bue calza a pennello anche per la stazza del prelato… Parla proprio lui di adulazione? Lui che si circonda di adulatori che assecondano servilmente la sua agenda di distruzione della Fede Cattolica e che taglia impietosamente la testa a chi non si prostra al suo idolo! Parla lui di ipocrisia, lui il Primo degli Ipocriti, che ha gestito i sinodi farsa sulla famiglia con una doppiezza ed una malafede del peggior stampo gesuitico, e che, dopo aver prodotto la confusione e lo sfascio che sono sotto gli occhi di tutti, rifiuta ancor più ipocritamente di rispondere ai legittimi dubbi di veri Pastori e di tanti fedeli disgustati da questo spaventoso stupro della Fede Cattolica. Io sono scandalizzato da questo chierico sacrilego e sfrontato, che lecca i piedi dei clandestini mussulmani ma non si degna di prostrarsi davanti alla SS. Eucaristia, perché probabilmente neanche crede alla Presenza Reale, e che dovrà rispondere davanti a Dio dei gravi danni che ha prodotto in tante anime fedeli. Prego ogni giorno che Dio Onnipotente si degni di liberare al più presto la Chiesa Sua Sposa da questo chierico spregiudicato e prepotente e dalla fetida corte dei suoi lecchini!

  3. Le critiche siano anche severe, ma gli eccessi e gli insulti sono del tutto fuori luogo. E poi se si prega, si preghi per la conversione e non per la morte. Non mi pare cristiano.

    1. Non sono insulti ma la descrizione della tragica realtà. Negare l’eterodossia e la spregiudicatezza di bergoglio è negare l’evidenza. La salvezza eterna delle anime è la regola fondamentale e la ragione stessa dell’esistenza della Chiesa. E la salvezza delle anime è messa a repentaglio da un papa che banalizza il peccato, diffonde un’idea di misericordia che annulla la Legge di Dio e la necessità della conversione, giustifica la violazione dei Comandamenti e la recezione indegna dei sacramenti. Per non parlare dei suoi pessimi collaboratori, da lui sostenuti e promossi, come l’orrendo preposito dei Gesuiti o l’impresentabile cardinale kasper, che sono palesemente eretici e hanno perso la fede cattolica, se mai l’hanno avuta. E lei davanti a questo orrendo scempio si fa problemi della severità delle mie parole? Le mie parole sono nulla davanti alla gravità della situazione ed alla responsabilità di questi traditori di Cristo. Del resto non è lo stesso Nostro Signore a dire che chi scandalizza i fratelli farebbe bene a mettersi una macina al collo e a buttarsi in mare?… Le “anime belle” non mi sono mai piaciute: continuerò a pregare perché Dio liberi la sua Chiesa da questi chierici di Satana!… E poi non ho mai parlato di morire, ci sono tanti modi di liberarsi di un pessimo papa: dimissioni; accertamento dell’incapacità di intendere e di volere; malattia… Le vie del Signore sono infinite…

      1. Purtroppo uso un termine che non mi è congeniale esistono persone come lei che della lettera ne fanno un verbo, la Chiesa è stata uccisa proprio da persone intransigenti che propagano solo la morte del cristianesimo. Ritorni alle origini mediatiche e tolga la sovrastruttura dottrinale che ha incrostato la parola del Cristo. Evidentemente si preferiscono prelati che nascondono il marciume senza affrontare i problemi temporali. La Chiesa è millenaria e supererà anche questi falsi sacerdoti del Tempio.

      2. Bravo Stefano, bravissimo : fai onore al nome che porti, del primo martire della Chiesa, di quella vera, non dii quell’organizzazione di massoni, protestanti, comunisti, che la hanno occupata ed eclissata. Lotta dura, senza paura, tanto per usare gli slogan sessantottini tanto cari a Bergoglio e soci. Le nostre armi ? la potenza “atomica” del Santo Rosario (che Padre Pio chiamava “la mia arma”) che può fermare anche le guerre, come ha detto Maria SS. a a Suor Lucia, le processioni pubbliche di riparazione, che sbugiardano ed umiliano il clero “normalizzato” e pavido (che dovrà vedersela con Cristo Giudice, gli piaccia o meno). Siamo s’servi inutili, ma strumenti dell’Onnipotente, che ci chiede di fare quello che possiamo, che riusciamo a fare, il rest (cioè tutto o quasi) lo farà Lui o, meglio, lo farà fare alla Sua (e nostra) Madre, la Beata Sempre Vergine Maria.

    2. E’ legittimo perché rispecchia fedelmente la situazione e dopo quattro anni di pantomima di codesto personaggio indegno che non si occupa del gregge di cui dovrebbe “portare l’odore”, la disperazione si manifesta anche in uno sfogo sincero, il grido di dolore nel vedere la Chiesa portata in discarica. Concordo con Stefano.

    3. Stefano ha solo il CORAGGIO della chiarezza, del SI e del NO….perle rare in una “Chiesa”straripante di tiepidi e accomodanti! Grazie Stefano, lei davvero, come già detto, porta con dignità il Nome del suo grande Santo….e Martire. GRAZIE!

      1. Grazie Giusy per le sue parole: mi incoraggia sapere che ci sono persone come lei. Combattiamo insieme. Vedo che in questo sito ci sono persone in pieno stato confusionale che ignorano completamente la Dottrina cattolica e non fanno altro che arrampicarsi sugli specchi per giustificare la sfrontatezza di chi non solo commette peccati gravissimi ma pretende pure di fare la Santa Comunione, come se fosse un diritto che gli spetta. E difendono pure il lassismo e l’eterodossia conclamata di bergoglio che è la peggior espressione del peggiore gesuititsmo. Io mi attengo all’aurea massima di Sant’Agostino che dice che le cose di Dio devono essere pesate con le bilance di Dio non degli uomini. Io non sono sposato, divorziato, convivente o quant’altro, ma sono consapevole del mio peccato e della necessità di un autentico pentimento per una valida confessione, per poi accostarmi nel modo meno indegno possibile al SS. Sacramento. Ricordo bene le parole della Scrittura che, nella I lettera ai Corinzi (11,27-29) dice che chi mangia indegnamente il Corpo di Cristo mangia la propria condanna… Meditate sulle vostre vite e sul rischio della dannazione eterna anziché sproloquiare di comunione a cani e porci o giustificare questo pessimo, ignorante, confusionario e sfrontato bergoglio, insieme alla ributtante corte dei suoi adulatori e lecchini. Io coltivo il santo timore di Dio non il pavido rispetto di questi sfrontati prevaricatori e traditori di Cristo!

        1. Stefano, è evidente che si sta riferendo a me, perciò:

          1) chi non conosce la dottrina cattolica è lei, che non distingue nemmeno tra l’atto del peccato e la responsabilità di chi lo commette, responsabilità che non è sempre uguale, e questo lo insegna proprio il Magistero;

          2) in ragione del punto 1 è quindi vero che uno stato di peccato oggettivo (cioè una condizione di vita che, oggettivamente, contraddice il Vangelo) non equivalga necessariamente al peccato mortale per chi vi è coinvolto;

          3) ho però detto che, per ragioni di prudenza, è migliore l’interpretazione dei Vescovi polacchi; ma non perché chi sia in certe situazioni sia necessariamente un dannato ambulante in sicuro stato di peccato mortale, ma solo perché oggi molti sacerdoti sono modernisti e darebbero la Comunione a tutti, anche a chi non può (al momento, almeno) proprio essere assolto.

          Perciò se mi chiede cosa ne penso le rispondo che sono d’accordo coi vescovi polacchi. Però contesto la presunzione di molti, che vedo chiaramente, che sembrano considerare i divorziati risposati o i conviventi come dei figli di Satana in sicuro, inappellabile, certissimo e irrefutabile stato di peccato mortale. Gesù ha condannato l’adulterio, non ha detto che necessariamente ogni adultero sia ugualmente colpevole: c’è chi è colpevole e del tutto imputabile e chi no. Prego rileggere la parabola della pubblica peccatrice del Vangelo di Luca.

        2. Voi fate l’errore opposto a quello dei modernisti, ma sempre errore è. Infatti:

          1) i modernisti giustificano sia l’errante che l’errore;

          2) voi spesso sembrate condannare l’uno e l’altro.

          Invece la cosa giusta da fare è condannare il peccato ed essere caritatevoli col peccatore, perché due uomini che commettono uno stesso peccato possono avere una responsabilità morale riguardo a detto peccato del tutto diversa. E questo è l’ABC della dottrina della Chiesa.

          Ripeto che molte volte voi siete lo “specchio” dei modernisti, nel senso che come loro sono eterodossi voi tendete ad esserlo in maniera speculare e opposta.

          1. 😵😵😵😵😱😱😱😱😱! Povera Chiesa in che mani! Quanti inviati dal kapo a mettere zizzania anche sui blog, come in ogni luogo dove lui ha messo mano! Medjugorje e’ solo uno degli ultimi esempi! Dove passa berghy porta solo separazione e scompiglio, ma sappiamo bene chi è”colui che divide”…..😈

          2. @Giusy

            Infatti ho appena detto svariate volte che per ragioni di prudenza preferisco l’interpretazione restrittiva di Al data dai Vescovi polacchi.

            Però si, secondo lei sono un inviato di Bergoglio. Le ricordo che il Papa su questo tema ha già dato la sua opinione, avallando l’interpetazione dei vescovi argentini, perciò come può vedere io, preferendo l’intepretazione dei vescovi polacchi, sono in disaccordo col Papa su questo punto.

            Perché ritengo che l’interpretazione dei vescovi argentini andrebbe bene in una Chiesa con un clero formato con una migliore teologia, mentre il clero moderno tende ad essere troppo lassista e in questo caso essere lassisti equivale a mettere a rischio delle anime.

          3. Effetto bergoglio, con i Papi VERI ci si può trovare d’ accordo o criticarli, ma non ci sono dubbi sul loro pensiero. Con il vostro vescovo argentino e i Suoi fans si deve stare sempre sulla difensiva, sempre attenti, perché l’ambiguità genera sfiducia e non si crede più nemmeno a una virgola, per non finire bolliti senza accorgersene, come vorrebbe berghy, caro dolce Marco, uso ora le vostre tecniche zuccherose. Mi è assai difficile credere che lei non sia mandato dalla coorte bergogliana, perché proprio con l’ambiguo stile del vostro kapo, da un lato ci dice che preferisce la linea dei Vescovi Polacchi, ma dall’ altro difende a spada tratta amoris furbizia, con sofisticheggianti interpretazioni dell’indissolubilita’ del Matrimonio Cristiano Cattolico, caro Marco. Sia Lodato Gesù Cristo.

          4. @Marco

            Dici che preferisci l’interpretazione restrittiva: ma non eri tu quello che ha consigliato alla sua amica adultera di vagliare vari confessori, fino a trovarne uno che le concedesse di fare la Comunione (come poi è stato, in base ai tuoi racconti di qualche tempo addietro)?

            Com’è? Ti sei “parzialmente convertito” sulla via di Damasco?
            Io e altri, a suo tempo, te l’avevamo ben detto che, in base all’ambiguità di AL, bastava trovare un confessore di manica larga, per poter accedere ai Sacramenti. Come di fatto sta accadendo un po’ dovunque.

            Dici a Dario che confonde piena avvertenza e deliberato consenso: ma coloro che intraprendono una unione adulterina, non lo fanno con piena consapevolezza?
            Li ha forse forzati qualcuno, a diventare adulteri?

            Forse, e dico forse, il deliberato consenso può essere in qualche modo “costretto”: ma non è altro che la conseguenza della libera scelta di ficcarsi dentro un rapporto adulterino. Ed è giusto che, per uscirne fuori, si sopporti un insieme di combattimenti interiori ed esteriori (ciò serve anche da espiazione, almeno parziale). Altrimenti è meglio rinunciare alla Comunione sacramentale, perché rimane alto il rischio di commettere sacrilegio.

            Non è affatto vero che il confessore può oggettivamente valutare se vi siano o meno “forzature”, nel comportamento peccaminoso di qualcuno. O meglio, è impossibile valutare quanto siano “grandi” tali forzature, e dunque “decidere” se il peccato, da mortale, diventa veniale. Tendi sempre a “dimenticare” che il Signore dona tutti gli aiuti, a coloro che vogliono seguire la via diritta. Affermare il contrario significa negare l’Amore e l’Onnipotenza di Dio.

            Chi persevera nel peccato grave protratto, lo fa per sua colpa. E nonostante eventuali attenuanti. Il Signore vuole che ci convertiamo, e non certo che perseveriamo lungo la via larga del male.

            Per quanto riguarda i matrimoni nulli, rimane comunque il fatto che chi non è validamente sposato, è chiamato da Dio alla castità: dunque il discorso che io e altri abbiamo condotto rimane comunque valido. Un eventuale matrimonio nullo non “annulla” il peccato di chi si dà al sesso disordinato. E ciò vale, ovviamente, per ogni peccato grave.

          5. @Adolfo

            “Dici che preferisci l’interpretazione restrittiva: ma non eri tu quello che ha consigliato alla sua amica adultera di vagliare vari confessori, fino a trovarne uno che le concedesse di fare la Comunione (come poi è stato, in base ai tuoi racconti di qualche tempo addietro)?”

            No, tu travisi le mie parole (spero in buonafede). Mai le ho detto di “vagliate i confessori fino a trovarne uno che le concedesse la Comunione”.

            Le ho detto di andarsi a confessare e, siccome conosco quel sacerdote e so che è di buona dottrina (cioè non è un modernista) le ho raccomandato di essere sincera nello spiegare la sua situazione e di rispettare la decisione del confessore, quale che fosse (sia che l’assolvesse sia che le negasse l’assoluzione).

            “Com’è? Ti sei “parzialmente convertito” sulla via di Damasco?
            Io e altri, a suo tempo, te l’avevamo ben detto che, in base all’ambiguità di AL, bastava trovare un confessore di manica larga, per poter accedere ai Sacramenti. Come di fatto sta accadendo un po’ dovunque.”

            Dico semplicemente che Al è rischiosa in mano a sacerdoti modernisti, che manco valutano le attenuanti ma assolvono di “default”.

            È per questo che concordo con l’interpretazione generale più restrittiva dei vescovi polacchi.

            “Dici a Dario che confonde piena avvertenza e deliberato consenso: ma coloro che intraprendono una unione adulterina, non lo fanno con piena consapevolezza?
            Li ha forse forzati qualcuno, a diventare adulteri?”

            Ma che c’entra? Anche i drogati spesso sono pienamente colpevoli di aver iniziato a drogarsi ma ora non lo sono più per i loro atti attuali, dal momento che la dipendenza limita la loro libertà. Anche un drogato può essere perdonato di essersi messo in quella situazione se ne è pentito, anche se attualmente non può uscirne in tempi brevi.

            “Forse, e dico forse, il deliberato consenso può essere in qualche modo “costretto”: ma non è altro che la conseguenza della libera scelta di ficcarsi dentro un rapporto adulterino. Ed è giusto che, per uscirne fuori, si sopporti un insieme di combattimenti interiori ed esteriori (ciò serve anche da espiazione, almeno parziale).”

            Ma infatti nessuno lo nega questo. Ma non è che se uno ha fatto un errore allora non può essere perdonato, anche se detto errore ha portato a conseguenze a lungo termine.

            Ripeto: un conto è l’atto iniziale; un conto sono gli atti attuali che sono conseguenza dell’atto iniziale. Se la persona è pentita di essersi messa in quella situazione può essere perdonata anche se attualmente non può porvi rimedio.

            “Non è affatto vero che il confessore può oggettivamente valutare se vi siano o meno “forzature”, nel comportamento peccaminoso di qualcuno. O meglio, è impossibile valutare quanto siano “grandi” tali forzature, e dunque “decidere” se il peccato, da mortale, diventa veniale. Tendi sempre a “dimenticare” che il Signore dona tutti gli aiuti, a coloro che vogliono seguire la via diritta. Affermare il contrario significa negare l’Amore e l’Onnipotenza di Dio.”

            Invece è possibile eccome valutare, basta prendere in mano qualunque manuale per confessori che questo è chiarissimo.

            E gli aiuti sufficienti non c’entrano nulla qui, perché come ti ho scritto in questo post http://www.marcotosatti.com/2017/06/08/il-papa-lipocrisia-il-si-si-no-no-amoris-laetitia-i-dubia-e-il-sinodo-dei-vescovi-a-finale-precotto/#comment-13478 prendendo i canoni tridentini.

            Leggilo bene e vedrai che il discorso degli aiuti sufficienti qui non c’entra.

            “Chi persevera nel peccato grave protratto, lo fa per sua colpa.”

            Falso. Una persona può voler cambiare vita senza al momento poterlo fare per circostanze che limitano la sua libertà. Punto. Questo non è mai stato negato da nessun teologo nè dal Magistero.

            “E nonostante eventuali attenuanti. Il Signore vuole che ci convertiamo, e non certo che perseveriamo lungo la via larga del male.”

            Non c’è dubbio; ma una persona che vuole sinceramente cambiare vita pur non potendolo fare al momento è già convertita, anche se al momento non può dimostrarlo coi fatti. Una prostituta che vorrebbe smettere di prostituirsi ma non può farlo perché è tenuta sotto ricatto dal pappone è ben perdonata dal Signore, anche se attualmente non può agire diversamente.

            “Per quanto riguarda i matrimoni nulli, rimane comunque il fatto che chi non è validamente sposato, è chiamato da Dio alla castità: dunque il discorso che io e altri abbiamo condotto rimane comunque valido. Un eventuale matrimonio nullo non “annulla” il peccato di chi si dà al sesso disordinato. E ciò vale, ovviamente, per ogni peccato grave.”

            Chi ha un matrimonio nullo può risposarsi in Chiesa. E, anche qualora non potesse risposarsi “formalmente” , se la nuova coppia si ama, è aperta alla vita (ammesso che siano in età fertile) e hanno intenzione di stare insieme per sempre (quindi accettano l’indissolubilità) una tale unione può essere un Matrimonio di fatto anche se non de iure.

            Un Matrimonio è tale quando si accettano i beni del Matrimonio, e se si accettano l’unione è a tutti gli effetti un Matrimonio anche se non celebrato formalmente come tale.

            Nel Medioevo le celebrazioni formali del Matrimonio erano assai rare, prima di Trento.

          6. Se poi, secondo te, un/una poveraccio/a che ha il Matrimonio nullo di fatto ma per qualche ragione (sia economica sia di altra natura, basti pensare alle pressioni che ci sono in certe famiglie) non può dimostrarlo è condannato/a a stare solo/a a vita, perché se si mette con qualcuno è “sesso disordinato”, allora abbiamo una idea di giustizia ben differente.

            Ripeto che se una coppia accetta i beni del Matrimonio può essere sposata di fatto anche se formalmente è socialmente non è riconosciuta come tale.

            Se poi ritieni che i cristiani nei paesi comunisti che non possono sposarsi siano dei fornicatori sempre e comunque in peccato mortale anche se fedeli e aperti alla vita, e che vengano schiaffati all’inferno, beh hai una idea di Dio che non esito qualificare molto somigliante con l’attuale dittatore nordcoreano.

          7. @Giusy

            Le ho già detto che anche io preferisco, in questi casi, la Comunione spirituale, perciò è inutile che mi parli come se io fossi uno strenuo difensore dell’intepretazione dei vescovi argentini. Dico solo che detta interpretazione, per quanto rischiosa (visto il clero che abbiano) non è formalmente eretica.

            È migliore l’interpretazione dei vescovi polacchi? Si. È più prudente? Si. Fine.

  4. ¿ Perché sempre che si parla di ipocrisía penso propio a Bergoglio ? ¿ Forse non fa l’esame di coscienza giornaliero ? ¿ Forse non ne ha imparato a pentirsi e rettificare e chiedere scusa per avere creato la maggiore confusione della storia de la Santa Chiesa Cattolica ? LA AMORIS, come documento confuso a propósito, come documento ipócrita, va cancellato pero giá.

  5. Grazie dott. Tosatti.Come sempre, il suo articolo ha centrato il problema. E’ forte e chiaro, e porta a profonde riflessioni sulla difficoltà che noi laici, incontriamo nel capire e rapportarci con personaggi di vertice della Chiesa ai nostri giorni. Preghiamo!

  6. Leggendo queste parole di Mons Fellay

    “un papa che ci fa ora dei discorsi inverosimili sulla morale, che ci sta dicendo che il peccato è lo stato di grazia ”

    Non posso fare a meno di chiedermi se detto Monsignore conosca il Catechismo, e se sappia cosa serve per perdere lo stato di Grazia.

  7. @Tosatti

    Lei scrive

    “la Dottrina della Chiesa, basata, ahimè, sulle parole di Gesù; uno dei pochi casi in cui l’enunciazione appare netta, chiara, definitiva, e neanche messa in dubbio dai tagliuzzatori professionisti di pericopi”.

    Le parole di Gesù, che come ben dice sono chiarissime, affermano che chi si risposa in seconde nozze mentre il primo coniuge è vivo, commette adulterio (se il primo matrimonio è valido, ovviamente).

    Benissimo, questo è innegabile. Tuttavia le faccio notare che l’esclusione dall’Eucaristia è assolutamente necessaria per chi è in peccato mortale, e che per commettere peccato mortale non è sufficiente la materia grave (che nel caso di adulterio c’è sempre) ma servono ben altre due condizioni.

    Perció, a mio umile parere, le parole di Gesù qui “non ci aiutano”, perché non è l’illiceità morale dell’adulterio ad essere messa in discussione.

      1. “Come dire, ha già messo in soffitta il SI SI o NO NO di Cristo, per seguire il ni so forse chissa’ del vostro “vescovo”argentino! Bah!”

        Per nulla. Come ho detto è del tutto probabile che, se io fossi Vescovo, avrei emanato direttive più restrittive su Al, come hanno fatto ad esempio i vescovi polacchi.

        Ma questo per evitare rischi di sacrilegio con sacerdoti modernisti che assolvono chi non può ancora essere assolto, non perché chi sia in una determinata situazione sia necessariamente in peccato mortale.

  8. E a scrivere questo è uno che, come può leggere qui http://www.marcotosatti.com/2017/06/05/il-papa-e-il-richiamo-ai-cattolici-tifosi-le-sue-parole-e-i-fatti-sono-in-sintonia-non-sembra/#comment-13287 , è comunque conscio dei rischi di Al, visto il modernismo spiccato di molti sacerdoti.

    Ma il punto della questione non cambia: affermare, come fa Fellay, che il Papa affermi che “lo stato di peccato è stato di Grazia” è una sciocchezza, perché una persona che non è libera al momento di agire diversamente senza una nuova colpa, a causa del fatto, ad esempio, che si è creata una nuova famiglia, può ben essere in stato di Grazia se vuole cambiare ma non può farlo.

    Il Catechismo per esempio afferma lo stesso concetto riguardo ad un peccato molto poco politicamente corretto come la prostituzione

    “La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. 237 La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia L’IMPUTABILITÀ DELLA COLPA PUÒ ESSERE ATTENUATA DALLA MISERIA, DAL RICATTO E DALLA PRESSIONE SOCIALE.” (Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 2355).

    La Comunione è sacrilega solo quando si è in peccato mortale, non se si è in una situazione di peccato da cui si vorrebbe uscire ma da cui al momento non si può uscire (perché la libertà di agire o non agire è indispensabile per la responsabilità morale).

    1. E basta manipolare LA PAROLA a proprio uso e consumo! Siamo davvero alla frutta! Basta manipolazioni, artifici, sofismi, per adattare LA PAROLA ai capricci del mondo!

      1. “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse questa norma, ma dall’inizio della Creazione Dio li fece maschio e femmina……… dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto…..” e poi ancora” chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito ne sposa un altro, commette adulterio”….! Più chiaro di così! QUESTA È LA PAROLA!

          1. Si vede le vostre filosofie dove stanno portando, si vede che bel mondo pieno di coraggio e di valori autentici ci stanno donando certe rielaborazioni radicalchic che hanno messo da parte VALORI NON NEGOZIABILI! Per fortuna NON PREVARRANNO!

          2. La nullità è la strada stretta e spinosa che almeno impedisce le interpretazioni creative E personali di un nutrito esercito di “preti” e “vescovi” progressisti modernisti ecc ecc!

        1. Giusy

          Legga bene. Ho scritto esplicitamente che

          “Le parole di Gesù, che come ben dice sono chiarissime, affermano che chi si risposa in seconde nozze mentre il primo coniuge è vivo, commette adulterio (se il primo matrimonio è valido, ovviamente)”

          Nessuna negazione da parte mia.

          Ho solo fatto notare che il peccato di adulterio perché sia mortale si richiede che sia commesso con piena avvertenza e deliberato consenso (entrambe). Tutto li.

          E la Comunione è sacrilega quando presa in peccato mortale.

          1. Perché quando uno molla moglie o marito e se ne trova un altro/altra non lo fanno in piena coscienza e deliberato consenso? E ripeto, rimane la comunione spirituale, io finché ero in situazione di peccato non ho mai PRETESO la Santa Comunione!

          2. @Giusy

            Il discorso è più complesso.

            Nel senso che una persona può aver compiuto la decisione iniziale ed esserne pienamente responsabile, ed esserne pentita.

            Tuttavia a causa di questa decisione iniziale (di cui porta piena responsabilità) ora è in una situazione che sfugge al suo controllo, e questo rende i suoi peccati attuali non veniali, e se è pentita di essersi messa in quella situazione allora può essere assolta della colpa mortale originaria che ha dato luogo a questa situazione.

            È una cosa un attimino più complessa come vede. Un drogato può avere piena colpa di aver iniziato a drogarsi ma ora che è sotto la dipendenza ovviamente la sua responsabilità è molto diminuita. L’analogia vale quello che vale, è per illustrare il punto.

            Ripeto inoltre che come già detto anche io trovo questa apertura potenzialmente rischiosa, e personalmente se dipendesse da me la farei applicare in continuità completa con Fc84

            Ma un’apertura rischiosa non implica l’eresia, di per se.

          3. Allora gli vogliamo tutti bene MA NON SI ACCOSTA ALL’EUCARISTIA! Come la Santa Chiesa, finché c’era, ci ha saggiamente e SANTAMENTE Insegnato….o almeno fino all’ avvento del protestantesimo in Italia nel 2013😠

          4. @Giusy

            Le ripeto: negare l’Eucaristia può essere considerata la soluzione più prudente in questi casi, tantopiù che se si affidano al Signore nella preghiera Lui , persino se queste persone fossero in peccato mortale, darà loro la Grazia del pentimento e non le farà morire in peccato.

            Perció se vuole dire che negare l’Eucaristia, in questi casi, è la soluzione più prudente, allora sono d’accordo.

          5. Ho scritto

            “Tuttavia a causa di questa decisione iniziale (di cui porta piena responsabilità) ora è in una situazione che sfugge al suo controllo, e questo rende i suoi peccati attuali non veniali”

            Qui va tolto il “non”.

            “Tuttavia a causa di questa decisione iniziale (di cui porta piena responsabilità) ora è in una situazione che sfugge al suo controllo, e questo rende i suoi peccati attuali veniali”.

          6. Si ma l’ignoranza è colpevole, come la mettiamo?
            Tu pensi che ci sia qualcuno, sposato, che non sappia che tradire o simili è peccato grave?
            Se è sposato in Chiesa le deve sapere per forza e pure per forza deve sapere che se divorzia e si risposa commette sacrilegio.

          7. Io non ho parlato di ignoranza, infatti.

            Ho parlato di mancanza di libertà di agire diversamente a causa di una situazione che si è creata. Più che la piena avvertenza l’oggetto di Al è il deliberato consenso, la libertà di agire diversamente di chi è in determinate situazioni.

            Ripeto inoltre che molti che si risposano non sono mai stati sposati innanzitutto, perché il loro matrimonio era nullo (spesso, come già detto, a causa del fatto di essersi sposati con in testa idee divorzistiche e quindi col rifiuto del Bonum Sacramenti), quindi in quei casi non si tratta di adulterio.

            Fino a poco tempo fa però sottoporsi alle indagini per vedere se il matrimonio era viziato all’origine era un processo lungo e costoso, che solo pochi potevano permettersi. Così abbiamo Cossiga che ha ottenuto l’annullamento dopo 47 anni (ripeto: 47 anni) di matrimonio e i poveracci che se si risposavano erano chiamati adulteri anche se il loro matrimonio non era mai stato valido.

            Bella roba, eh? Meno male che sui processi di annullamento è stato dato un bel giro di vite.

            Perciò a chi si rivolge Al? Non ai tantissimi che hanno il Matrimonio nullo, ma a coloro che, pur avendo un Matrimonio valido, per vari motivi hanno iniziato un’altra relazione.

            E qui l’attenuante può esserci solo se si vuole uscire da quella situazione ma al momento non si può farlo per varie ragioni (già ampiamente esposte nei vari post).

            Al si rivolge anche a chi, pur essendo certo della nullità del suo matrimonio, non può dimostrarla o non può sottoporsi al processo di annullamento per ragioni di varia natura.

    2. Se dopo discernimento si attesta che non si è in peccato mortale sia dia la Nullità non la Comunione,
      altrimenti,
      come già sta succedendo, ci si avvia verso il dare la Comunione a tutti coloro che vivono in stato di Adulterio.

      1. Se non si può dare la nullità, la persona in stato di adulterio ne può uscire cessando di avere rapporti propri degli sposi con colui o colei che non è suo consorte, come disse Padre Pio ad un adultera “scegli, o lui o Gesù”.
        Se il tuo amore per Gesù sacramento arriverà fino alla cessazione del peccato, puoi comunicarti secondo le disposizioni di Familiaris Consortio, altrimenti continua il cammino di conversione, con preghiere, discernimento, desiderio, e tutti i mezzi che la Chiesa Cattolica ha sempre dato.
        Invece si vuole la botte piena e la moglie ubriaca, si dà la Comunione a chi vive in adulterio, e quelli sai quando si convertono?!
        Mai!

        1. @Antonio Radeghieri

          Non sempre è possibile cessare la situazione di peccato, per esempio dove c’è una nuova famiglia e si è con una persona non cattolica o cattolica non praticante non capirà mai le esigenze di FC84, e imporgli la castità assoluta significherebbe distruggere la famiglia, cosa non certo raccomandabile se ci sono di mezzo dei figli.

          La libertà di poter compiere o non compiere un’azione senza che la decisione di compierla o non compierla comporti una nuova colpa verso degli innocenti è necessaria perché ci sia peccato mortale.

          Rilegga quello che ho postato anche sulla prostituzione.

          1. Ma infatti anche questa strada va bene.

            Le ripeto che, come ho già detto, se dipendesse da me farei (pur con dispiacere) attuare Al in maniera più restrittiva per evitare rischi.

            Un divorziato risposato che “pretendesse” la Comunione sarebbe sulla strada sbagliata, diverso è se uno riceve la Comunione perché il Sacerdote valuta che questa persona ha buona volontà ma purtroppo è una situazione che limita la sua libertà.

            In questi casi la Comunione può servire come potente aiuto spirituale, perché non vi è peccato mortale.

            Però comprendo che, purtroppo, essendoci molti sacerdoti modernisti costoro interpreteranno Al come un “liberi tutti” che metterà molte anime a rischio, perciò comprendo che molti siano opposti a questa esortazione.

            Ripeto di nuovo che io stesso, se dipendesse da me, la farei applicare alla maniera dei vescovi polacchi.

            Volevo solo far notare che non è eretica di per se l’esortazione (perché dove non vi è peccato mortale non vi è sacrilegio nel fare la Comunione), eretiche sono alcune interpetazioni troppo lassiste della medesima.

          2. Deve comunque considerare un’altra cosa: oggi tantissimi matrimoni sono nulli perché chi si sposa si è sposato escludendo il Bonum Sacramenti, con la mentalità divorzistica di oggi è la cosa più comune, purtroppo.

        2. Poi è vero che l’80% dei Cristiani che si comunicano non si confessano, e non perché si stancano di farsi perdonare,
          come dice qualcuno,
          ma proprio perché non sentono di aver niente di così grave da farsi perdonare,
          non si sentono peccatori,
          hanno un’idea distorta (gesuitica) della misericordia..
          Non si ha più il senso di che cos’è il peccato!
          Coloro che in adulterio vogliono, ma ormai si può dire pretendono la Comunione, non si sentono peccatori,
          ma Vittime!
          Vittime della Chiesa, dei comandamenti,
          e la Chiesa che fa?
          Li tratta da vittime, non da peccatori.

          È possibile che tutti i più grandi nemici della Chiesa degli ultimi cinquant’anni i vari Kasper, Melloni, Bianchi, i Martiniani, i Rahneriani, Suenens, e tanti altri, che fino a ieri protestavano, aggredivano, accusavano i Papi con le loro eresie, ora sono diventati i garanti inflessibili della fede, e anzi di più, sono diventati Uno col Papa?

          È possibile che fino a quattro anni fa il mondo odiava il Papa ed ora lo ami?

          È possibile che fino a quattro anni fa il Papa amasse i Cristiani e ora li odi?

          È possibile che ciò che fino a ieri era falso, eretico, ora è vero è ortodosso?

          È possibile che il Cardinal Muller, garante della Fede, sia messo a tacere e tale Sosa, il Papa Nero, sforni un pensiero totalmente eretico nella sua interezza e sia beatamente lasciato lì a guidare la più potente Congregazione Cattolica al mondo?

          Potrei continuare fino a domani, ma grazie al Cielo, quella Madonna che non è Madre ma Postina, inizierà la sua opera e rimetterà le cose a posto.
          Per ora, però, siamo nelle tenebre ed è forse il caso di dire
          Buonanotte!

          1. @Antonio Radeghieri

            “Coloro che in adulterio vogliono, ma ormai si può dire pretendono la Comunione, non si sentono peccatori,
            ma Vittime!
            Vittime della Chiesa, dei comandamenti,
            e la Chiesa che fa?
            Li tratta da vittime, non da peccatori”

            Se uno vive in adulterio e “pretende” la Comunione l’ultima cosa da fare è dargliela, poichè questa persona non ha bisogno di Comunione ma di pregare che il Signore converta la sua volontà.

            Le faccio però notare che non tutti quelli che hanno fallito il Matrimonio e si sono risposati sono di fatto adulteri, per il semplice motivo che il loro Matrimonio spesso e volentieri manco era valido.

            Se lei ritiene moralmente giusto trattare da adultero chi adultero non è veda lei, a me sembra solo un modo che hanno i “giusti” per gonfiarsi di orgoglio e additare chi è “meno giusto” di loro.

            Se fossi in lei farei più attenzione, perché oggi i matrimoni nulli sono tantissimi, dal momento che molti si sposano con idee in testa incompatibili col catttolicesimo (in particolare molti si sposano rifiutando il Bonum Sacramenti, cioè l’indissolubilità).

            Potrà non piacere o essere percepito con una ingiustizia verso noi bravi e osservanti cattolici, ma di fatto un Matrimonio nullo non obbliga a vita, nè si commette adulterio se ci si risposa.

            Questo secondo la dottrina della Chiesa, almeno.

            Aggiungo che non condivido affatto gli insulti del Papa verso i cattolici tradizionali, però bisogna dire che a volte alcuni hanno un atteggiamento giudicante che sembra tenuto apposta per “confermare” gli insulti del Papa.

          2. Di cosa sta parlando Giusy? Ma le è chiaro, almeno, che il sottoscritto è favorevole (visto il clero che abbiamo) ad una interpretazione restrittiva di Al che si ponga nel solco di Familiaris Consortio?

            Perché gliel’ho già detto. Io sono d’accordo con l’interpretazione dei Vescovi polacchi. Facevo semplicemente notare che chi ha dato una interpetazione diversa non è necessariamente eretico, per i motivi spiegati nei vari post riguardo all’imputabilità.

            Cosa c’è di non chiaro in ciò che scrivo? Mah!

          3. Ma è lei ad aver nominato Civiltà Cattolica; ergo rispondo a lei. Non capisco perché l’abbia nominata, come non capisco il suo “Monsignor” rivolto al sottoscritto più sotto.

    3. Mi pare che lei forzi il concetto espresso dal CCC 2355. SI parla di attenuazione della colpa, ma non dice affatto che il peccato da mortale diventa veniale. Questa è appunto una sua forzatura. Il peccato può essere per determinati motivi meno grave ma restare comunque mortale. Le faccio un esempio: un uomo che uccide con azione premeditata e un altro che uccide oltre la propria intenzione (per esempio in una rissa) a causa di un pugno dato senza intenzione di uccidere , hanno commesso lo stesso peccato mortale, ma il secondo agli occhi di Dio (e della giustizia umana) possiede delle attenuanti che però non restituiscono lo stato di Grazia. Nel caso di legittima difesa invece non c’è peccato, neppure veniale, se il gesto necessario e inevitabile serve a proteggere se stessi e gli altri. La differenza di quest’ultimo caso rispetto all’adulterio e alla prostituzione è evidente. Il legittimo difensore è stato colto “di sorpresa” e non aveva al momento altra scelta. Non può dire, costui, d’ora in poi continuerò a farmi giustizia da solo perché vorrebbe dire far diventare lecito un comportamento che vale solo come extrema ratio e senza vie alternative. Se una seconda volta avesse la possibilita di chiamare la polizia, per esempio, non gli sarebbe lecito ricorrere alla vendetta personale. Nel caso degli adulteri (e della prostituzione qui chiamata in causa) se non c’è violenza carnale, essi possono scegliere la castità, o comunque puntare a raggiungerr questa meta. Certamente non possono programmare come lecite queste azioni per il futuro senza tentare soluzioni alternative.

      1. Caro Dario,

        1) quando il Catechismo parla di attenuazione della colpa intende spiegare che anche un peccato materialmente grave può non essere mortale per chi li compie;

        2) nel caso della prostituzione, ad esempio, mi sembra evidente che se una persona è costretta ormai a quel tipo di vita, e non può uscirne per vari motivi nonostante vorrebbe uscirne, possa essere perdonata;

        3) la legittima difesa non c’entra nulla, in quanto uccidere per non essere uccisi, o per difendere un innocente, se non c’erano altre vie NON è un atto intrinsecamente malvagio e quindi non servono attenuanti; semplicemente non è peccato;

        4) il discorso dell’adulterio è diverso, perché l’adulterio è atto intrinsecamente malvagio, cioè sempre peccato grave. Perché non sia peccato mortale occorre almeno avere la buona volontà di non commetterlo, e se lo si commette perché non si è al momento liberi di fare diversamente senza nuove colpe allora il peccato può essere veniale. La libertà, glielo ripeto, è necessaria perché un peccato grave sia pienamente imputabile a chi lo commette. Secondo lei una donna (o un uomo) che si è riformata una famiglia dopo essersi separata ed è tornata alla Fede dopo aver già messo su famiglia con quest’altra persona, può da un momento all’altro imporre a questa persona la castità assoluta? Se la persona con cui sta non è cattolica o è non praticante capisce bene che questo implicherebbe la distruzione della famiglia, e se ci sono dei figli di mezzo si creerebbero danni devastanti (uno dei motivi per cui il divorzio è immorale è la sofferenza che cagiona ai figli, tra le altre cose, e i figli non soffrono mica meno se i loro genitori sono risposati eh). In questi casi la persona mi sembra evidente che non abbia la piena libertà di agire diversamente, e quindi la colpa può essere molto attenuata. Non perché sia “lecito”, in quel caso, commettere adulterio (gli atti intrinsecamente malvagi non è mai lecito commetterli), ma perché semplicemente non vi è piena responsabilità morale per chi compie l’atto. Molti di voi fanno l’errore di confondere la moralità di un atto con la respinsabilità di chi lo compie: è un grave errore. Se infatti ogni colpa mortale implica l’aver commesso un atto in materia grave, non ogni atto in materia grave implica che chi li commette sia in colpa mortale (perché servono sia la piena avvertenza che il deliberato consenso).

        Personalmente quello esposto nelle righe è l’unico caso in cui ritengo possibile che un divorziato risposato non casto assuma degnamente il Santissimo Sacramento. Ma comunque è anche comprensibile chi afferma che il divieto precedente sia più prudente, dopotutto anche se vengono privati delle Grazie dell’Eucaristia, un divorziato risposato può ottenere la Grazia dal Signore anche con la preghiera costante e perseverante. Se è in Grazia può ottenere che il Signore lo conservi in Grazia, e se in peccato mortale può impetrare dalla Misericordia divina la Grazia efficace del pentimento, e la preghiera costante è infallibilmente efficace se si chiedono cose necessarie alla salvezza, perché è solo ed innanzitutto per Grazia che si prega, che si è mossi a pregare (vedere Summa Teologica II-II, 83, 15 e 16 http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20II-II/QUESTIONE%2083.html )

        1. Sembra quasi che lei, mons, sia pagato da Santa Marta per stare qui a convincerci mellifluamente che questo “pontificato”non è una catastrofe. Ma siccome ad ogni persona capace di spirito critico e con un sofferto percorso di coscienza è STRAEVIDENTE che questo “pontificato”è stato minuziosamente costruito almeno da 5 anni prima dello sciagurato conclave con lo scopo preciso di distruggere dalle fondamenta la Santa Chiesa, credo che lei stia perdendo tempo. Ora la saluto, sono reduce da 10 ore filate di lavoro e per difendere o criticare il suo kapo non sono pagata. Buona notte. PS ad un divorziato risposato la Comunione MAI, faccia quella spirituale se davvero vuol fare un onesto Cammino di Conversione. Tutta questa smania improvvisa mi conferma se c’è n’era bisogno, che il vostro squallido amoris furbizia sia proprio il cavallo di troia per demolire DUEMILA ANNI di SANTA CHIESA CATTOLICA.

        2. Caro Marco,

          1) quando il catechismo dice che la colpa può essere attenuata intende esattamente quello che è scritto. Non cice quello che lei vorrebbe intendere e cioe che in presenza di attenuanti la colpa mortale diventa AUTOMATICAMENTE veniale. Se fosse così lo direbbe ESPLICITAMENTE. Un peccato mortale può avere attenuanti e rimanere comunque mortale come nell’esempio che ho fatto tra omicidio premeditato e preterintenzionale (pugno dato senza intenzone di uccidere). È possibile che in qualche caso le attenuanti siano tali da ridimendionare il peccato a veniale. In linea teorica ma non è possibile determinarlo con certezza perché solo Dio conosce lo stato di una coscienza. Le attenuanti sono determinate da elementi intimi di una singola coscienza che solo Dio può c oadrd onoscere e valutare con certezza. Questo fu l’errore di Cavalcoli e che gli fu fatto notare da Monsignor Livi.

          2) la prostituta può essere certamente perdonata se si pente e progetta di cambiare vita. No, se invece pretende di continuare il suo mestiere senza tentare di uscirne. Faccio un esempio: il sacerdote dice: vuoi uscirne? La prostituta risponde: morirei di fame. E il prete: ti metto in contatto con comunità che ti aiuterebbero a rifarti una vita. Se la donna rifiuta non può essere assolta per mancanza del proposito di non ripetere il peccato commesso.

          3) è esattamente ciò che avevo scritto io.

          4) non condivido i suo ragionamento. Le attenuanti che lei richiama possono verificarsi certamente, ma non sta scritto da nessuna parte che siano sufficienti a ridimensionare il peccato fino alla venialità . Il peccato può essere ridimensionato ma restare mortale. La libertà contrariamente a quanto lei scrive rimane, sia pure CONDIZIONATA da fattori esterni e psicologici. Solo nel caso di stupro la libertà viene a mancare e allora si verifica il caso dell’assenza del deliberato consenso da lei citato. Una cosa è un consenso assente e un’altra un consenso condizionato. Nello stupro il consenso non c’è, nel caso di una donna che teme l’abbandono del compagno il consenso c’è sia pure condizionato da pressioni esterne (la donna con un po’ di coraggio potrebbe tentare di convincere il compagno alla castità e soprattutto confidare nell’aiuto divino così come dovrebbe confidarci il sacerdote nell’invitare la donna a cercare una soluzione che rispetti l’insegnamento della Chiesa

          Dal punto di vista cattolico la nuova unione non è una famiglia, come tu scrivi, ma una unione adulterina che sul piano spirituale sarebbe bene interrompere per il bene delle persone coinvolte tranne che nel caso di presenza di figli per il quale GP II in FC consente la casta convivenza.
          La seguente sua frase: “Molti di voi fanno l’errore di confondere la moralità di un atto con la respinsabilità di chi lo compie: è un grave errore”, non la voglio neppure commentare sia perché totalmente falsa, come può verificare chiunque abbia letto ciò ciò che ho scritto, sia per quell’orrendo pronome VOI che non si capisce a chi sia riferito e fa rabbrividire.

          1. Il Concilio di Trento, fra le altre cose, afferma chiaramente:

            1) Che il Signore dà sempre la Grazia necessaria per percorrere la via diritta, ammesso che ci sia buona volontà da parte dell’uomo.

            2) Che solo Dio può leggere i cuori: dunque nessun confessore è autorizzato a concludere che una persona che vive in peccato grave protratto (dico “grave” e non “mortale”, dal momento che i troll che infestano questi blog si attaccano anche a tali definizioni), si trovi in Grazia di Dio.

            Santa Caterina da Genova afferma che la contrizione, necessaria a “validare” una Confessione, è cosa tanto difficile da avere, che si dovrebbe essere più certi di non averla, che di poterla avere.

            In sintesi: chi pecca gravemente e reiteratamente, farà bene a tenersi lontano dai Sacramenti, per evitare il rischio di sacrilegio.

            Il fatto che certi individui neppure nominino la Comunione spirituale (che può essere fatta di chiunque, anche se le grazie conseguenti dipendono poi dalla buona volontà dei singoli; in ogni caso, con la Comunione spirituale, non v’è rischio di sacrilegio), dimostra chiaro e tondo che è in atto un attacco diretto ai Sacramenti.

            Delle difficoltà dei divorziati risposati, in realtà, interessa a pochissimi: essi vengono usati strumentalmente, per demolire tre Sacramenti: Eucaristia, Confessione e Matrimonio.

            Chi dice di voler “proteggere” la “nuova famiglia”, sta in realtà proteggendo una unione adulterina, e di sicuro non sta facendo né il bene dei due adulteri, né il bene dei loro eventuali figli (che crescono con esempi negativi, dati dai loro medesimi genitori).

            https://lafalsamorte.com/2017/06/10/perche-no/

          2. A comp,era mento del mio oensiero aggiungo: Riguardo al punto 1, Padre Cavalcoli sostenne tempo fa (non so se poi ha cambiato idea) che un sacerdote poteva determinare i casi in cui le attenuanti erano in grado di ridemsionare il peccato fino alla venialità. Monsignor Livi gli fece notare che ciò competeva solo a Dio che scruta a fondo le coscienze. Il confessare deve limitarsi agli elementi oggettivi e conoscibili del pentimento e proposito di conversione. Aggiungo poi il corto circuito che si creerebbe ammettendo la possibilità di stabilire che il peccato mortale sia in certi casi ridimensionato a veniale. Il sacerdote che fosse convinto di questo potrebbe assolvere solo le azioni (adultere) passate, non quelle future. Eli potrebbe dire al penitente (sbagliando) ti è lecito fare la Comunione ma non gli può dire potrai farla sempre perché ogni volta il tuo peccato sarà veniale. In teoria il penitente dovrebbe, ogni volta che ha avuto rapporti col nuovo compagno/a presentarsi al confessionale prima di ogni comunione per verificare se si sono presentati tutti i presunti elementi attenuanti che ridurrebbero il peccato in veniale. Faccio un esempio: se l’iniziativa del rapporto è stata presa questa volta dal citato penitente perché aveva un forte desiderio sessuale, le presunte forti attenuanti ci sono state tutte? Ovviamente no. E allora come potrebbe il citato sacerdote aperturista dare il beneplacito alla vomunione anche per il futuro?

          3. @Dario

            1. Ripeto che quando il Catechismo parla di attenuanti intende per l’appunto spiegare la differenza tra peccato mortale e veniale, non tra un peccato mortale più grave e uno meno grave. Legga il Catechismo al 1735
            “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali.” Di queste attenuanti si tiene conto anche nei processi umani vuole che non ne tenga conto Dio?

            2. Bene, e se nessuno le propone questo? E se smettere di prostituirsi la porterebbe alla morte? Come vede le situazioni sono molto variegate. Di sicuro una prostituta, se dice di voler smettere di prostituirsi e, pur potendo farlo, dimostra di non volerlo fare, in questo caso non potrebbe essere assolta. Ma non è sempre così, perché non sempre c’è la libertà di agire diversamente.

            3. Bene, e allora perché ha tirato fuori quell’esempio che non c’entrava nulla?

            4. Ogni attenuante che rende non liberi di agire diversamente senza una nuova colpa non è imputabile a chi lo commette, perché è mancata la libertà necessaria per fondare un atto morale. Una persona ad esempio che sa che tentare di convincere il proprio compagno porterebbe allo sfascio della famiglia, perché non capirebbe, è sicuramente scusata se almeno ha la volontà di fare diversamente. Veda anche l’esempio che ho fatto sulla prostituzione: una donna che volesse cambiare vita e smetterla di prostituirsi ma non possa farlo perché è minacciata di morte o per altri motivi, di sicuro se ha la volontà di cambiare vita può essere in Grazia nonostante la sua situazione attuale non le permetta di cambiare vita. Ed è falso che, in questi casi, il confessore non possa valutare che queste attenuanti siano sufficienti. Lei qui sta confondendo due cose: la piena avvertenza e il deliberato consenso. La piena avvertenza ha ragione, la può valutare solo Dio. Al contrario l’assenza di libertà di agire diversamente senza una nuova colpa o comunque la possibilità di agire diversamente in modo libero, è valutabile dal Confessore, perché si tratta di attenuanti oggettive. Quindi non confonda le due cose.

            Riguardo al commento che scrive sotto ad Adolfo lei ha ragione, ad esempio in questi casi il fatto che non sia il penitente ad andare a cercare il partner è segno di buona volontà. Se lo andasse a cercare di sua sponte, come ha ben detto, non si potrebbe dire che ci siano state attenuanti.

            Le ricordo infine che molte relazioni che sono bollate come “adulterio” in realtà non lo sono (e quando non lo sono decade anche tutta la necessità di attenuanti di cui stiamo parlando) per il semplice motivo che il primo matrimonio non era valido. Meno male che c’è stata una riforma sugli annullamenti, un tempo sia per i costi che il tempo che ci mettevano era un processo affrontabile da pochissime persone, le quali si trovavano ad essere Bollate come adultere senza esserlo, e a non potersi rifare una vita nonostante il loro matrimonio non fosse valido.

          4. @Adolfo

            Per favore non facciamo confusione.

            “Che il Signore dà sempre la Grazia necessaria per percorrere la via diritta, ammesso che ci sia buona volontà da parte dell’uomo”

            Questa è la Grazia sufficiente (distinta dalla Grazia efficace). Ed è vero, siccome Dio non comanda l’impossibile, lascia sempre la Grazia sufficiente per non peccare.

            Ecco

            “Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili ad osservarsi, sia anatema. ” (Concilio di Trento, sessione VI, canone XVIII sulla Giustificazione).

            Eppure questo canone non va assolutizzato, poiché esso si riferisce alla possibilità di evitare i peccati mortali, non i peccati in genere. Se Dio non desse la Grazia sufficiente per evitare il peccato mortale (come sostenevano i giansenisti), del resto, il peccatore non potrebbe nemmeno essere tenuto responsabile. Ma, come dicevo, tale Grazia viene data per avere la possibilità di evitare i peccati mortali (o di pentirsi quando si è peccato mortalmente, al fine di tornare in Grazia di Dio), non per evitare anche i peccati veniali.

            La prova è in questo canone, sempre del Concilio di Trento

            “Se qualcuno afferma che l’uomo, una volta giustificato, non può piú peccare, né perdere la grazia, e che quindi chi cade e pecca, in realtà non mai è stato giustificato; o, al contrario, che si può per tutta la vita evitare ogni peccato, anche veniale, senza uno speciale privilegio di Dio, come la Chiesa ritiene della beata Vergine: sia anatema. ” (Concilio di Trento, sessione VI, Canone XXIII sulla Giustificazione)

            Ora, come abbiamo visto a nessuno è data la Grazia per evitare i peccati veniali, a meno che non riceva uno speciale privilegio di Dio, come quello ricevuto dalla Madonna. E siccome vi sono situazioni dove trasgredire un precetto in materia grave è peccato veniale, per mancanza di libertà, allora non si può dire che sia sempre possibile non peccare. È sempre possibile non commettere peccato mortale, ma al contrario può non essere possibile evitare un peccato veniale.

            “Che solo Dio può leggere i cuori: dunque nessun confessore è autorizzato a concludere che una persona che vive in peccato grave protratto (dico “grave” e non “mortale”, dal momento che i troll che infestano questi blog si attaccano anche a tali definizioni), si trovi in Grazia di Dio.”

            Anche qui stai confondendo le cose, Adolfo. Il confessore non può leggere i cuori, ma questo è relativo alla coscienza e alla piena avvertenza, non alle attenuanti che limitano la libertà di agire diversamente. Se viene una prostituta a confessarsi e mi dice in lacrime che non può smettere di prostituirsi perché ha la madre malata e deve guadagnare soldi per curarla in fretta o che non può smettere di prostituirsi perché altrimenti il suo pappone gliela farà pagare non c’è bisogno di avere il dono della lettura dei cuori per capire che questa povera ragazza non è libera di agire diversamente.

            Chiaro, se dovesse mentire per “strappare” l’assoluzione commetterebbe sacrilegio, ma questo vale per ogni penitente.

            Perciò è falso dire che il confessore non può valutare dove il peccato sia veniale: non si può leggere nei cuori, questo è vero, ma si può valutare, in base a quello che il penitente afferma, dove c’è una limitazione della libertà, e se questa limitazione della libertà è accompagnata da una buona volontà, buona volontà che pure al momento non può passare dalla potenza all’atto, ciò è più che sufficiente.

            Dio non è un fanfarone lassista come lo dipingono i modernisti ma non è nemmeno uno spietato esattore di Equitalia come lo dipingono alcuni tradizionalisti.

          5. Il CCC 1735 (L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali.) esprime esattamente ciò che ho detto io: le attenuanti possono ridurre la colpa. Infatti “sminuire l’imputabilita” è sinonimo di “ridurre la colpa). Distinzione tra mortale e veniale? Falso, perché se ci fosse questa riduzione automatica fino alla venialità il CCC lo direbbe esplicitamente. Invece non lo dice e parla inoltre di possibilità, non di conseguenzialita automatica. Cosa significa possibilità? Significa che in presenza delle stesse attenuanti è solo possibile (cioè solo in certi casi) il verificarsi di uno sminuimento o annullamento della imputabilita e della responsabilità. Dunque, se in presenza delle STESSE ATTENUANTI, solo in certi casi può verificarsi la riduzione della colpa, come distinguere l’una dall’altra e come stabilire che la riduzione sia arrivata sino alla venialità? Solo Dio che conosce l’intimo di una coscienza può saperlo.

            2) prima o poi un sacerdote che propone una comunità di recupero lo troverebbe. Se la prostituta volesse uscirne e si trovasse minacciata di morte dal magnaccia, ovviamente si troverebbe in una condizione di colpa ridotta se non nulla. Questa però non è la situazione dei divorziati risposati che certamente non si trovano sotto minaccia di morte da parte del compagno/a.

            3) ho parlato della legittima difesa proprio per dire che non c’entra nulla e non può essere paragonata al caso dei divorziati risposati. Diciamo che ho voluto anticipare una possibile obiezione dato che questo paragone fu fatto da Buttiglione in un suo articolo. Mi fa piacere che lei condivide il mio pensiero.

            4) Altro ragionamento falso. Come ho già spiegato solo nel caso di stupro il deliberato consenso viene a mancare. Negli altri casi da lei indicati si tratta invece di condizionamenti e lei farebbe bene ad accettare questo termine dato che è lo stesso papa Francesco ad utilizzarlo in AL. Condizionamento significa che la volontà pur libera subisce delle “pressioni” dovuti a determinati fattori. Tali pressioni determinano una automatica riduzione della colpa fino alla venialità? Se per determinare un peccato mortale occorresse una volontà TOTALMENTE libera allora la risposta sarebbe Sì. Ma il catechismo non dice questo. Dice invece che per un peccato mortale occorre un consenso SUFFICIENTEMENTE libero. Legga 1859 “Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.” Ecco appunto perché un sacerdote non può stabilire se un condizionamento è tale da limitare oltre la sufficienza un consenso. In presenza dei medesimi condizionamenti potrebbero esserci casi in cui il superamento della sufficienza c’è e altri casi in cui non c’è. Si tratta di differenze intime delle coscienze che solo Dio può conoscere. Andiamo sul concreto. Il timore delle conseguenze circa la rottura della nuova unione è certamente un condizionamento, ma abbiamo il caso di persone che comunque cercano di vivere la castità nella nuova unione adulterina anche affrontando l’opposizione del nuovo coniuge. Cosa distingue questi soggetti da quelli che invece non si sentono di agire in tal modo? È solo una questione di coraggio, ovvero caratteriale, oppure c’è anche una diversa volontà in gioco? E come potrebbe il sacerdote “soppesare” queste volontà in gioco? Solo Dio può farlo.
            Per favore ci risparmi poi la bufala delle nuove colpe che si avrebbero nel non concedersi al partner adulterino. D’accordo i figli della nuova unione. Ma se ci fosse una prima moglie con figli disposta a riaccoglierlo? Perché si parla solo dei figli della nuova unione e non di quelli del vero matrimonio?

            Per quanto riguarda i matrimoni nulli sono d’accordo (come vede non siamo poi così distanti) ma le ricordo che fino al l’annullamento e alle nuove nozze esiste il peccato di fornicazione.

            Per quanto riguarda il suo articolo ho letto e mi ha lasciato molto perplesso. Ma non voglio commentarlo perché non ho nessuna voglia di aprire con lei altri argomenti. Le riporto solo ciò che hanno scritto padre Cavalcoli e don Ariel:
            Questa consapevolezza (…..) che Dio in Cristo Si è legato per sempre all’uomo, è certo sorgente per noi di grande confidenza nel Padre, di consolazione e di speranza, che tuttavia non deve eccedere in una falsa certezza di salvarci in ogni caso e senza condizioni, annullando un santo timor di Dio, perché resta sempre in ciascuno di noi la responsabilità di corrispondere o meno a tanto amore, perché, se ci sottraessimo col peccato, a nulla ci servirebbe l’opera della redenzione. Ricordiamo infatti le famose parole di Sant’Agostino: « Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te ».

          6. @Dario

            esprime esattamente ciò che ho detto io: le attenuanti possono ridurre la colpa. Infatti “sminuire l’imputabilita” è sinonimo di “ridurre la colpa). Distinzione tra mortale e veniale? Falso, perché se ci fosse questa riduzione automatica fino alla venialità il CCC lo direbbe esplicitamente. Invece non lo dice e parla inoltre di possibilità, non di conseguenzialita automatica. Cosa significa possibilità? Significa che in presenza delle stesse attenuanti è solo possibile (cioè solo in certi casi) il verificarsi di uno sminuimento o annullamento della imputabilita e della responsabilità. Dunque, se in presenza delle STESSE ATTENUANTI, solo in certi casi può verificarsi la riduzione della colpa, come distinguere l’una dall’altra e come stabilire che la riduzione sia arrivata sino alla venialità? Solo Dio che conosce l’intimo di una coscienza può saperlo.”

            Questa è una sciocchezza, per due motivi:

            1) Il discorso del conoscere l’intimo della coscienza vale per la piena avvertenza, non per la libertà di agire e non agire. Se uno è tenuto sotto ricatto o agire diversamente comporterebbe delle colpe verso innocenti non può essere colpa mortale il suo atto, punto e fine;

            2) non sta certo a lei giudicare la situazione di una prostituta o di un divorziato risposato. Ripeto che se uno è risposato con una donna non cattolica o non praticante non accetterà mai le imposizioni di FC84, e se ci sono dei figli va tutto a scatafascio. Qui c’è forse libertà di agire diversamente al punto che è peccato mortale? Ovviamente no, altrimenti la persona si troverebbe per paradosso a dover “scegliere” quale colpa compiere, cioè se commettere adulterio o rovinare i figli. Non è che se si sfascia una famiglia di divorziati i figli soffrono meno che in una famiglia “normale” eh;

            3) bene;

            4) ma il consenso può essere sufficientemente libero quando non compiere un determinato atto comporta altre colpe? Ovviamente no. Lei scrive “Per favore ci risparmi poi la bufala delle nuove colpe che si avrebbero nel non concedersi al partner adulterino. D’accordo i figli della nuova unione”. Ma questa non è una bufala, se uno o una è con un non cattolico o una non cattolica o con una non praticante è praticamente impossibile che accetti FC84, che già è considerata dura da molti cattolici praticanti. E non accettando FC84 va in sfascio la famiglia, e se ci sono dei figli di mezzo la pagano degli innocenti. È questo il caso principale di cui parla Al per chi è risposato nonostante un primo matrimonio valido (per il resto è diretta più che altro ai casi di nullità certa ma che però non si riesce o si può dimostrare ecc). Lei scrive “Ma se ci fosse una prima moglie con figli disposta a riaccoglierlo? Perché si parla solo dei figli della nuova unione e non di quelli del vero matrimonio?” In questo caso è diverso, e la persona andrebbe esortata a ritornare dalla moglie. Ma Al non tratta di questi casi, che sono già ben compresi. Un caso dove ci siano figli nel primo matrimonio e figli nella nuova unione e la possibilità di ricomporre il primo matrimonio non voglio nemmeno immaginarlo, sarebbe durissimo da gestire.

            “Per quanto riguarda i matrimoni nulli sono d’accordo (come vede non siamo poi così distanti) ma le ricordo che fino al l’annullamento e alle nuove nozze esiste il peccato di fornicazione.”

            Dipende: se non sono sposati formalmente ma accettano già i beni del Matrimonio quello è un Matrimonio di fatto che aspetta solo una celebrazione formale. Non è che una unione diventa Matrimonio perché celebrata formalmente eh: una unione è Matrimonio quando due non sono sposati e accettano i beni del Sacramento (indissolubilità, apertura alla vita, unione ecc), indipendentemente dal fatto che sia celebrato formalmente. Certo se possono celebrarlo hanno il dovere di farlo, ma non è elemento sostanziale e irrinunciabile di un matrimonio valido, tanto è vero che la Chiesa riconosce anche la validità dei matrimoni pagani se questi pagani ne accettano i beni essenziali.

            “Per quanto riguarda il suo articolo ho letto e mi ha lasciato molto perplesso. Ma non voglio commentarlo perché non ho nessuna voglia di aprire con lei altri argomenti.”

            Ho esposto la dottrina di San Tommaso, nè più nè meno. Riguardo a padre Ariel concordo con ciò che ha scritto, non vedo cosa abbia scritto di diverso da me (siccome nessuno può sapere con *certezza assoluta* di essere predestinato alla salvezza). Certamente la responsabilità di corrispondere è nostra, ma quando corrispondiamo è effetto della Grazia, sebbene rimaniamo liberi sotto di essa (rimanere liberi non signjfica che qualcuno rifiuti la Grazia efficace di fatto, significa che potenzialmente la si può rifiutare anche se tale potenza non passa all’atto perché l’uomo non vuole resisterle).

            Ripeto il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta sulla giustificazione.

            20. “Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

          7. Inoltre, caro Dario, faccia attenzione perché la frase di Sant’Agostino da lei riportata non vuol dire ciò che lei sembra credere che dica (infatti Sant’Agostino è stato fondamentale nella lotta contro i semi-pelagiani che davano un’interpretazione della cooperazione umana con la Grazia praticamente identica a quella che viene data oggi da molti cattolici). Per dimostrarglielo la invito a leggere questo post http://www.marcotosatti.com/2017/06/08/il-papa-lipocrisia-il-si-si-no-no-amoris-laetitia-i-dubia-e-il-sinodo-dei-vescovi-a-finale-precotto/#comment-13557 scritto da me ad Adolfo per fare chiarezza su Sant’Agostino, e la invito anche a leggere il post immediatamente sotto a quello.

            Le dico di fare attenzione perché purtroppo oggi molti cattolici hanno idee sulla giustificazione che tutto sono meno che agostiniane o tomiste, purtroppo (spesso andiamo nel semi-pelagianesimo spudorato, è anche colpa del fatto che, per “reazione” alle esagerazioni dei riformatori, che negavano il libero arbitrio a favore della Grazia, noi negli ultimi cinque secoli abbiamo “spinto” molto sulle opere e il libero arbitrio, negando spesso il ruolo della Grazia; ma le opere e il libero arbitrio non sono indipendenti dalla Grazia, nè la Grazia annichilisce o annulla il libero arbitrio, al contrario le opere e le scelte virtuose del libero arbitrio sono frutto della Grazia; la dichiarazione congiunta coi luterani ha fatto un buon lavoro in questo, riaffermando la dottrina tomista che è l’unica che riesce a mantenere un vero primato della Grazia senza per questo negare il libero arbitrio -come facevano i riformatori- nè negare l’efficacia e l’importanza della Grazia -come facciamo purtroppo molto spesso noi cattolici da cinque secoli a questa parte, non certo nei documenti dottrinali ma a livello pastorale la reazione anti-luterana spesso ha portato ad un semi-pelagianesimo di fatto).

          8. Per finire, anche Papa Benedetto XVI ha rivalutato molto il ruolo della Grazia nella salvezza https://www1.cbn.com/ChurchWatch/archive/2009/02/06/pope-benedict-xvi-luther-was-right

            Ovviamente questo non significa che Lutero avesse ragione nel negare il libero arbitrio e la reale cooperazione dell’uomo alla Grazia.

            Significa però, come insegna il tomismo, che le nostre opere buone, la nostra corrispondenza alla Grazia e persino la preparazione alla Grazia stessa (cf Catechismo paragrafo 2001) sono innanzitutto doni di Dio. Sono si nostri meriti, perché vi assentiamo liberamente col libero arbitrio, ma tali meriti non ci sarebbero mai stati senza la Grazia di Dio che ha mosso il nostro libero arbitrio gentilmente ma infallibilmente verso il bene, facendo sì che liberamente volessimo ciò che senza la Grazia non possiamo volere.

            Perciò in QUESTO senso (e non in quello esteemizzato ereticamente da Lutero, secondo la sua idea dall’imputazione estrinseca dei meriti del Cristo senza una rigenerazione dell’anima del peccatore) si può dire che la salvezza è per “Sola Gratia”.

            Se con “Sola Gratia” si intende che non sono le opere a determinare la salvezza ma piuttosto è la salvezza, la Grazia di Dio, che produce in noi le buone opere, allora questo concetto è perfettamente cattolico e pienamente tomista.

            Le faccio un esempio: spesso si dice “ti sei pentito e il Signore ha avuto Misericordia di te”.

            Questo è un discorso pastorale ma che in realtà è sbagliato. La verità è che “SICCOME il Signore ha avuto Misericordia di te, desiderando perdonarti ti ha mosso al pentimento con la Sua Grazia”.

            Sono differenze importanti. Purtroppo senza accorgercene siamo diventati sempre più semi-pelagiani. Involontariamente, è chiaro, ma purtroppo sempre più spesso noi cattolici tendiamo ad adottare principi semi-pelagiani.

            Questo mi fa venire in mente anche l’invocazione di Lutero “come posso avere un Dio misericordioso?”

            Purtroppo Lutero è stato ingannato da mediocri teologi del suo tempo, perché nel tomismo c’era già tutto quello che cercava senza che andasse a cercare di “rifare da capo” la dottrina cattolica.

          9. Per finire, poi, caro Dario, riguardo alla frase di Sant’Agostino, qualora lei credesse di potermi confutare con questa frase

            “Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”

            Come dicevo, qualora lei avesse detta convinzione, e non fossero bastati gli articoli da me linkati che spiegano la vera concezione agostiniana, queste parole di San Tommaso dovrebbero bastare a fugare i suoi dubbi

            Summa Teologica, parte I-II, questione 113 Articolo 3:
            [Se per la giustificazione dell’empio si richieda l’esercizio del libero arbitrio]

            [ La giustificazione del peccatore AVVIENE PERCHÈ DIO MUOVE L’UOMO ALLA GIUSTIZIA: è lui infatti, come insegna S. Paolo [Rm 4, 5], “che giustifica l’empio”.
            Dio però muove tutti gli esseri secondo la natura di ciascuno: come vediamo tra gli esseri fisici che egli muove i corpi gravi diversamente da quelli leggeri, per la loro diversa natura.
            E così egli muove l’uomo alla giustizia secondo la condizione della natura umana.
            Ma l’uomo secondo la sua natura è dotato di libero arbitrio.
            Perciò in chi possiede l’uso del libero arbitrio non c’è una mozione di Dio verso la giustizia senza l’esercizio di esso; e DIO NON INFONDE IL DONO DELLA GRAZIA GIUSTIFICANTE SENZA MUOVERE AL TEMPO STESSO IL LIBERO ARBITRIO AD ACCETTARLO, in coloro che sono capaci di esercitare tale facoltà. ] http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I-II/QUESTIONE%20113.html

            E se addirittura nemmeno questo bastasse ecco ancora

            “Se quindi è intenzione di Dio che l’uomo di cui egli muove il cuore ottenga la grazia, INFALLIBILMENTE ESSA SARÀ OTTENUTA; come confermano le parole evangeliche [Gv 6, 45]: “Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me”.” (Summa Teologica, I- II, 112, 3).

            Direi che non c’è altro da aggiungere.

          10. P.s: Dario, quando ho scritto

            “Dipende: se non sono sposati formalmente ma accettano già i beni del Matrimonio quello è un Matrimonio di fatto che aspetta solo una celebrazione formale. Non è che una unione diventa Matrimonio perché celebrata formalmente eh: una unione è Matrimonio quando due non sono sposati e accettano i beni del Sacramento (indissolubilità, apertura alla vita, unione ecc), indipendentemente dal fatto che sia celebrato formalmente. Certo se possono celebrarlo hanno il dovere di farlo, ma non è elemento sostanziale e irrinunciabile di un matrimonio valido, tanto è vero che la Chiesa riconosce anche la validità dei matrimoni pagani se questi pagani ne accettano i beni essenziali.”

            Ovviamente (lo dico a scanso di equivoci) NON sto dicendo che se due cattolici POSSONO sposarsi formalmente in Chiesa non abbiano l’obbligo di farlo; certo che hanno l’obbligo. Dico solo che un Matrimonio è una realtà sostanziale che sussiste quando le persone coinvolte in esso accettano i beni del Matrimonio http://www.tribunaleecclesiasticoumbro.it/index.php?option=com_content&view=article&id=54&Itemid=80

            Ora, detti beni possono essere accettati anche se al momento non si è “formalmente” sposati? La risposta è si, e quando ciò accade si è sposati di fatto (anche se non ancora de jure) nel senso che davanti a Dio si è marito e moglie.

            Certamente due cattolici che POSSONO sposarsi in Chiesa hanno il DOVERE di farlo. Ma se due al contrario non possono sposarsi in Chiesa (ad esempio perché uno due due, pur essendo certo della nullità del suo matrimonio precedente, non può dimostrare detta nullità, e sono casi che accadono) allora non è comunque fornicazione la loro unione. In questo caso è un Matrimonio vero che però, per vari motivi, non viene riconosciuto formalmente come tale.

            Volevo solo chiarire questo punto perché non venisse frainteso, e con questo rispondo alla sua obiezione sul peccato di fornicazione di chi ha il Matrimonio nullo alle spalle ma non può risposarsi in Chiesa.

          11. Dario mi scusi ma ritengo opportuno fare una ultima aggiunta.

            Riguardo al caso di mancanza di libertà che rende il peccato di un adultero o di una adultera (cioè che è in una seconda unione nonostante un primo matrimonio valido) solo veniale, cito Sircigles dall’articolo che ha linkato più in alto proprio Adolfo

            “se il deliberato consenso manca da parte di uno soltanto dei “coniugi”.

            Uno dei due sa di aver peccato e vorrebbe chiudere l’unione illecita, o almeno praticare la continenza, ma l’altra parte non vuole e minaccia ritorsioni, per esempio l’abbandono del tetto “coniugale”. Di solito la parte sotto minaccia è quella economicamente debole e che ha più a cuore il bene dei figli; perciò non solo è da giustificare moralmente, ma anche da compatire e da aiutare, perché non ha deliberato consenso né per la coabitazione né per gli atti sessuali.
            In questo caso, chi pratica il “discernimento” dice: la parte che subisce non è in peccato mortale, manca il deliberato consenso, perciò può ricevere la Comunione.
            A questo “discernimento” si può opporre, oltre a ciò che è detto nel primo e nel quarto motivo, la seguente osservazione. Se io vengo a sapere che una persona subisce ripetutamente atti sessuali non desiderati, il mio dovere non è quello di mantenere questo stato di cose per riconoscere il “diritto” di ricevere la Comunione; piuttosto devo fare tutto ciò che posso per far cessare la costrizione, se possibile cercando di convertire anche l’altro “coniuge” alla continenza, in caso estremo aiutando la parte debole a porre fine a questa situazione di subordinazione sessuale.
            Mi sono chiesto se sia corretto usare la parola “stupro” per definire questa situazione. Forse sembra una parola troppo forte, forse può venir voglia di attenuarne l’impatto cercando delle gradazioni nella costrizione, delle forme più o meno lievi di minaccia. Ma se stiamo davvero parlando di mancanza di deliberato consenso all’atto sessuale, di cos’altro stiamo parlando allora?” https://lafalsamorte.com/2017/06/10/perche-no/#more-677

            Ora, questo era proprio ciò che intendevo io. Nel senso che una persona può essersi risposata, nonostante un primo matrimonio valido, con una persona non cattolica o cattolica non praticante, che quindi mai potrà comprendere le esigenze di FC84 e se l’adultero o adultera convertito/a che vorrebbe vivere secondo la volontà di Dio gli imponesse dette esigenze ci sarebbe lo sfascio della famiglia con grave danno dei figli. In questi casi, come dicevo anche sopra, mi sembra EVIDENTISSIMO che manchi la condizione per il peccato mortale, perché per l’appunto questa persona manca della libertà di NON compiere un determinato peccato, visto che non compierlo porterebbe a nuove colpe verso innocenti (i figli in questo caso).

            Come vede quindi in questo caso si potrebbe benissimo ammettere questa persona ai Sacramenti senza che sia sacrilegio. Se una persona va a confessarsi e spiega che suo/a marito/moglie non è cattolico/a oppure che non è praticante, capisce bene caro Dario che il confessore capisce subito che qui manca la libertà.

            Certamente questa persona magari non andrà a cercare volontariamente il coniuge (anche qui dipende, perché paradossalmente potrebbe trovarsi in una situazione dove mostrare troppa ritrosia potrebbe portare alla fine dell’unione e quindi siamo da capo) , ma se gli si dovesse rifiutare (anche senza spiegargli i motivi) la relazione naufragherebbe (perché il coniuge penserebbe di non essere più amato/a o che lo sta tradendo ecc) e con essa anche il bene dei figli, se ci sono figli in questa nuova coppia.

            Perciò come vede ho ragione quando dico che chi si mette in queste situazioni poi può trovarsi in situazioni davvero difficili da sbrogliare, e che limitano la libertà (quindi si può essere perdonati anche se non si può riformare la propria vita al momento, come dicevo, a patto che si sia pentiti di essersi messi in quella situazione).

            Direi che non c’è altro da dire, quell’articolo conferma quanto dicevo. Poi dice che “se possibile cercando di convertire anche l’altro “coniuge” alla continenza”.

            Dice bene: se possibile. Ma non sempre è possibile; e in molti casi un coniuge non cattolico o non praticante non tollererebbe mai una tale intromissione da parte della Chiesa nella propria camera da letto.

            Perciò siamo da capo: questa è davvero una situazione che limita la responsabilità fino alla venialità.

            Fermo restando, come già detto, che gran parte dei matrimoni che falliscono quando si va ad indagare sono viziati all’origine e nulli ipso facto.

          12. Caro Dario,

            1) il CCC che lei stesso ha citato dice che in presenza di… (condizionamenti vari)…E’ POSSIBILE. Il verificarsi di uno sminuimento della colpa. Anche un bambino delle elementari capisce che (la riduzione della colpa in presenza di condixionamenti) può verificarsi, così come può NON verifucarsi. La sua affermazione: “Se uno è tenuto sotto ricatto o agire diversamente comporterebbe delle colpe verso innocenti non può essere colpa mortale il suo atto, punto e fine”, contraddice l’evidenza logica del passo citato e denota la sua malafede.

            2) dire che e ridicolo il paragone da lei fatto tra una prostituta minacciata di morte e un divorziato risposato che certamente non è minacciato di orte dal vompagmo/a non è giudicare gli altri ma mettere in evidenza una ovvietà logica. Il fatto che lei la neghi denota anche qui la sua totale malafede.

            3) dire che proporre la castità al compagno in presenza di figli manda tutto a scatafascio è una enormità grande quanto una casa. Come spiega allora che tante coppie con figli sono in obbedienza a FC? Solo nel caso che il coniuge si oppone? I casi da lei contemplati sono dunque sempre di meno dato che lei ha ammesso la necessita di tornare con la famiglia di origine quando c’è questa possibilità o di vivere in obbedienza a FC quando c’è il comune consenso. Ma vediamo il caso i cui il coniuge si oppone. Lei dice che l’eventuale separazione porterebbe un danno ai figli. Ma ciò è falso perché I figli di seconde nozze crescono in un modello famigliare che per la Chiesa non è quello ideale è dunque non è esemplare come modello di vita cristiana,. Una madre o un padre che insistesse per la castità col coniuge sarebbe invece un esempio di sforzo per la fedeltà al Magistero e costituirebbe un esempio di coerenza edificante per i figli. Questi ultimi saprebbero che l’eventuale separazione (se davvero accadesse ma è tutto da dimostrare) sarebbe da imputare esclusivamente al coniuge che rifiuta un atto di coerenza con la Chiesa.

            4) lei sscrive: se non sono sposati formalmente ma accettano già i beni del Matrimonio quello è un Matrimonio di fatto che aspetta solo una celebrazione formale. Non è che una unione diventa Matrimonio perché celebrata formalmente eh: una unione è Matrimonio quando due non sono sposati e accettano i beni del Sacramento (indissolubilità, apertura alla vita, unione ecc), indipendentemente dal fatto che sia celebrato formalmente. Certo se possono celebrarlo hanno il dovere di farlo, ma non è elemento sostanziale e irrinunciabile di un matrimonio valido, tanto è vero che la Chiesa riconosce anche la validità dei matrimoni pagani se questi pagani ne accettano i beni essenziali.”.
            Ecco un’altra emerita sciocchezza!
            Ciò che si accetta come valido per un pagano che chiede di entrare nella Chiesa Cattolica non può valere per chi è battezzato ed è tenuto all’ossequio dei sacramenti alla cui amministrazione e legata la relativa grazia sacramentale. Se fosse come dice lei diventerebbero leciti i rapporti matrimoniali per le coppie impossibilitate a sposarsi a causa per esempio, di problemi economici. Si legga invece cosa dice il CCC a proposito dei rapporti matrimoniali e delle coppie conviventi.

          13. Marco,
            Nella introduzione del post precedente invece del tuo nome ho messo il.mio ma mi rivolgevo a te ovviamente.
            Aggiungo che nel caso da te contemplato di una nuova unione che è in attesa dell’annullamento di un precedente matrimonio. E ovvio che essi sono tenuti ad attendere l’annullamento in questione per lo stesso.motivo per cui. Una coppia di fidanzati è tenuta ad attendere la celebrazione del sacramento. Non c’è alcuna differenza

          14. @Dario

            1)” il CCC che lei stesso ha citato dice che in presenza di… (condizionamenti vari)…E’ POSSIBILE. Il verificarsi di uno sminuimento della colpa. Anche un bambino delle elementari capisce che (la riduzione della colpa in presenza di condixionamenti) può verificarsi, così come può NON verifucarsi. La sua affermazione: “Se uno è tenuto sotto ricatto o agire diversamente comporterebbe delle colpe verso innocenti non può essere colpa mortale il suo atto, punto e fine”, contraddice l’evidenza logica del passo citato e denota la sua malafede.”

            Anche un bambino delle elementari capirebbe che è impossibile essere privati della libertà di non agire in un certo modo è incompatibile con la piena imputazione della colpa. Pensi che addirittura riguardo alla masturbazione è opinione comune che tra i ragazzi sia meno frequentemente peccato mortale per la spinta ormonale che c’è durante l’adolescenza, si figuri chi è tenuto sotto ricatto. La malafede è tutta sua; l’alternativa è anche peggiore.

            “Dire che e ridicolo il paragone da lei fatto tra una prostituta minacciata di morte e un divorziato risposato che certamente non è minacciato di orte dal vompagmo/a non è giudicare gli altri ma mettere in evidenza una ovvietà logica. Il fatto che lei la neghi denota anche qui la sua totale malafede.”

            È ovvio che siano due casi diversi. Dico solo che anche nel secondo caso, soprattutto in presenza di figli, mi sembra evidente che la libertà sia coartata se il coniuge non è cattolico o non è praticante.

            3)” dire che proporre la castità al compagno in presenza di figli manda tutto a scatafascio è una enormità grande quanto una casa. Come spiega allora che tante coppie con figli sono in obbedienza a FC? Solo nel caso che il coniuge si oppone?”

            Lei non capisce o non vuole capire: dove uno dei due è cattolico ed essendosi convertito (nel senso che ha deciso di fare la volontà del Signore) vorrebbe vivere secondo quanto chiestogli dalla Chiesa mentre l’altro invece non è cattolico o è un cattolico tiepido, lo sfascio della famiglia è assicurato se il coniuge cattolico gli impone la castità. E se ci sono figli di mezzo le lascio immaginare. Ah già ma chissenefrega dei figli nati da un adulterio; cavoli loro.

            “. Ma vediamo il caso i cui il coniuge si oppone. Lei dice che l’eventuale separazione porterebbe un danno ai figli. Ma ciò è falso perché I figli di seconde nozze crescono in un modello famigliare che per la Chiesa non è quello ideale è dunque non è esemplare come modello di vita cristiana,. Una madre o un padre che insistesse per la castità col coniuge sarebbe invece un esempio di sforzo per la fedeltà al Magistero e costituirebbe un esempio di coerenza edificante per i figli. Questi ultimi saprebbero che l’eventuale separazione (se davvero accadesse ma è tutto da dimostrare) sarebbe da imputare esclusivamente al coniuge che rifiuta un atto di coerenza con la Chiesa.”

            Invece non è affatto falso, perché dei bambini piccoli vogliono la famiglia unita, non la vogliono vedere sfasciarsi solo perché sono due divorziati risposati. Un bambino di divorziati risposati che vede la famiglia disgregarsi soffrirà esattamente quanto un bambino figlio di due cattolici esemplari.

            “Ecco un’altra emerita sciocchezza!
            Ciò che si accetta come valido per un pagano che chiede di entrare nella Chiesa Cattolica non può valere per chi è battezzato ed è tenuto all’ossequio dei sacramenti alla cui amministrazione e legata la relativa grazia sacramentale. Se fosse come dice lei diventerebbero leciti i rapporti matrimoniali per le coppie impossibilitate a sposarsi a causa per esempio, di problemi economici. Si legga invece cosa dice il CCC a proposito dei rapporti matrimoniali e delle coppie conviventi.”

            Lei non ha capito una emerita mazza di nulla, scusi la brutale franchezza.

            Io ho scritto che se possono sposarsi formalmente hanno il DOVERE di farlo. Ho scritto però che qualora non possano sposarsi in Chiesa per vari motivi, se accettano i beni del Matrimonio esso è già un vero Matrimonio anche se non celebrato formalmente. Se così non fosse i cristiani che vivono nei pesi comunisti che non possono sposarsi dovrebbero stare soli a vita per non andare all’inferno.

            Perciò:

            1) ciò che rende una unione un vero Matrimonio non è la celebrazione formale, ma l’accettazione dei beni del Matrimonio stesso (tanto che dove non non c’è questa accettazione e anche uno solo dei beni viene rifiutato, anche da uno solo dei coniugi, il matrimonio è nullo);

            2) la celebrazione formale è un obbligo per ogni battezzato cattolico che POSSA farla; se NON PUÒ (ad esempio perché per vari motivi non può dimostrare la nullità pur essendo certo che il primo matrimonio è nullo o per pressioni famigliari di vario tipo o per il motivo molto peggiore che vive in un paese comunista che reprime i cristiani) la sua unione è comunque accettabile di fronte a Dio, se c’è l’accettazione dei beni del Matrimonio.

            Ripeto di nuovo: la celebrazione formale del Matrimonio è un dovere per i battezzati cattolici, ma perchè un cattolico sia tenuto a questo dovere deve avere la possibilità materiale di farlo. Ma la celebrazione formale non è elemento essenziale del Matrimonio, tale che dove non c’è non c’è nemmeno il Matrimonio: ad essere essenziale è l’accettazione dei beni del Matrimonio stesso, tanto che prima di Trento molte coppie convivevano come sposate prima della celebrazione formale, perché avevano già accettato i beni del matrimonio e quindi erano già sposate.

            I rapporti prematrimoniali di cui parla di riferiscono a chi è in una relazione dove non c’è l’accettazione dei beni del Matrimonio, visto che una tale relazione è fornicazione; ma io non parlavo di questo.

      2. A quanto pare la sua disonestà intellettuale è pari solo ai suoi preoccupanti limiti intellettuali. Abbiamo il CCC 1735 che dice che pur in presenza di condixionamenti è solo possibile una riduzione della colpa (senza parlare di venialità; abbiamo il CCC 1859 il quale dice che per un peccato mortale occorre un consenso (solo) SUFFICIENTEMENTE libero. E poi c’è un tizio che in preda al suo delirio di onnipotenza ci viene a correggere il catechismo e a dirci che i suddetti condixionamenti sono “incompatibili con la piena imputazione della colpa”. Continui pure con i suoi deliri ma dubito che riuscirebbe a convincere pure sua madre

        Nel caso dei divorziati risposati la libertà non è coartata ma solo condizionata. Glielo dice il suo caro papa Francesco.

        Prendo atto che per la comunione ai divorziati risposati la casistica è stata da lei ridimensionata ulteriormente. Ora parliamo di coppie in cui uno dei coniugi non è cattolico o è un tiepido e ci sono figli piccoli. Di questo passo mi chiedo se rimarrà nessuno nella sua casistica.
        Comunque, io spiegavo che un genitore che di sforza di essere coerente alla fede costituisce un modello educativo. Se poi i figli sono piccoli e c’è il rischio della separazione, e se non vogliamo avere fiducia nella divina provvidenza (che sempre aiuta chi si sforza di fare il bene) ebbene, in questi casi la persona continui la sua vita frequentando la messa ma evitando la comunione per non incorrere nel rischio di sacrilegio. Nel cattolicesimo esiste l’erosione nell’esercizio delle virtù ma ovviamente non tutti riescono.

        Il suo capolavoro di disonestà intellettuale però sta nel paragonare le coppie in attesa di annullamento a quelle impossibilitate a sposarsi in chiesa sotto i regimi comunisti. E un paragone disonesto perché a differenza dei perseguitati dai comunisti, loro POSSONO chiedere l’annullamento al tribunale ecclesiastico. Quindi sono tenuti ad aspettare annullamento e celebrazione del sacramento così come devono aspettare allo stesso modo fidanzati e conviventi. E se non sono in grado di dimostrare la nullità? La Chiesa è una istituzione divina e quindi occorre avere fiducia negli strumenti che essa per ispirazione divina ha istituito a tal scopo. Se poi la coppia è convintissima della nullità? Ebbene facciano come credono, frequenti no la messa ma non si accostano alla comunione per evitare il rischio del sacrlegio

        1. “A quanto pare la sua disonestà intellettuale è pari solo ai suoi preoccupanti limiti intellettuali. ”

          Il bue che dà del cornuto all’asino.

          “Abbiamo il CCC 1735 che dice che pur in presenza di condixionamenti è solo possibile una riduzione della colpa (senza parlare di venialità; abbiamo il CCC 1859 il quale dice che per un peccato mortale occorre un consenso (solo) SUFFICIENTEMENTE libero. E poi c’è un tizio che in preda al suo delirio di onnipotenza ci viene a correggere il catechismo e a dirci che i suddetti condixionamenti sono “incompatibili con la piena imputazione della colpa”. Continui pure con i suoi deliri ma dubito che riuscirebbe a convincere pure sua madre”

          Forse il consenso è sufficientemente libero se non commettere un tale atto risulterebbe in una colpa verso innocenti? Per esempio uno è libero di non avere rapporti col coniuge se sa che imporgli la castità distruggerà la famiglia con grave danno dei figli?

          Veda lei.

          “Nel caso dei divorziati risposati la libertà non è coartata ma solo condizionata. Glielo dice il suo caro papa Francesco.”

          Ma proprio perché è condizionata il Papa afferma in Al 301 che non sempre sono in peccato mortale.

          “Prendo atto che per la comunione ai divorziati risposati la casistica è stata da lei ridimensionata ulteriormente. Ora parliamo di coppie in cui uno dei coniugi non è cattolico o è un tiepido e ci sono figli piccoli. Di questo passo mi chiedo se rimarrà nessuno nella sua casistica.
          Comunque, io spiegavo che un genitore che di sforza di essere coerente alla fede costituisce un modello educativo. Se poi i figli sono piccoli e c’è il rischio della separazione, e se non vogliamo avere fiducia nella divina provvidenza (che sempre aiuta chi si sforza di fare il bene) ebbene, in questi casi la persona continui la sua vita frequentando la messa ma evitando la comunione per non incorrere nel rischio di sacrilegio. Nel cattolicesimo esiste l’erosione nell’esercizio delle virtù ma ovviamente non tutti riescono.”

          Ma è giusto negare la Comunione a chi non è in peccato mortale a causa della limitazione della libertà? È giusto negare proprio a chi ne ha più bisogno (perché comunque in una situazione a rischio) le Grazie dell’Eucaristia, in questo caso?

          Riguardo a questo

          “Ora parliamo di coppie in cui uno dei coniugi non è cattolico o è un tiepido e ci sono figli piccoli. Di questo passo mi chiedo se rimarrà nessuno nella sua casistica.”

          Io ho sempre parlato di quei casi.

          “Il suo capolavoro di disonestà intellettuale però sta nel paragonare le coppie in attesa di annullamento a quelle impossibilitate a sposarsi in chiesa sotto i regimi comunisti. E un paragone disonesto perché a differenza dei perseguitati dai comunisti, loro POSSONO chiedere l’annullamento al tribunale ecclesiastico. Quindi sono tenuti ad aspettare annullamento e celebrazione del sacramento così come devono aspettare allo stesso modo fidanzati e conviventi. E se non sono in grado di dimostrare la nullità? La Chiesa è una istituzione divina e quindi occorre avere fiducia negli strumenti che essa per ispirazione divina ha istituito a tal scopo. Se poi la coppia è convintissima della nullità? Ebbene facciano come credono, frequenti no la messa ma non si accostano alla comunione per evitare il rischio del sacrlegio”

          Ed ecco che dimostra, more solito, di non aver capito nulla. Lei scrive “E un paragone disonesto perché a differenza dei perseguitati dai comunisti, loro POSSONO chiedere l’annullamento al tribunale ecclesiastico”‘ ma io non parlavo di persone che possono chiedere l’annullamento, parlavo di persone che NON POSSONO chiedere l’annullamento.

          Rilegga quello che ho scritto

          “la celebrazione formale del Matrimonio è un dovere per i battezzati cattolici, ma perchè un cattolico sia tenuto a questo dovere deve avere la possibilità materiale di farlo. Ma la celebrazione formale non è elemento essenziale del Matrimonio, tale che dove non c’è non c’è nemmeno il Matrimonio: ad essere essenziale è l’accettazione dei beni del Matrimonio stesso, tanto che prima di Trento molte coppie convivevano come sposate prima della celebrazione formale, perché avevano già accettato i beni del matrimonio e quindi erano già sposate.”

          Ci sono situazioni dove, pur essendo la certezza morale della nullità del Matrimonio, non è possibile ottenere l’annullamento formale (che poi non annulla un bel niente, è solo una CONSTATAZIONE di un Matrimonio mai avvenuto perché viziato all’origine), anche in Italia oltre che nei paesi comunisti? Si, ne ho visti personalmente.

          Quindi è vero che chi può ottenere l’annullamento ha il dovere di farlo e ha il dovere di celebrare formalmente il Matrimonio col nuovo coniuge in Chiesa. Ma per chi NON PUÒ farlo le cose cambiano. Nemo ad impossibilia tenetur, nessuno è tenuto a doveri che NON HA LA POSSIBILITÀ di portare a termine.

          1. Lei scrive: Forse il consenso è sufficientemente libero se non commettere un tale atto risulterebbe in una colpa verso innocenti? Per esempio uno è libero di non avere rapporti col coniuge se sa che imporgli la castità distruggerà la famiglia con grave danno dei figli? Veda lei.

            Come al solito omette che se c’è la possibilità di tornare alla famiglia e ai figli d’origine prevale quest’ultima. Il consenso è sufficientemente libero per una semplice deduzione logica a cui arriverebbe anche un bambino: esistono tanti casi in cui una persona ha imposto la castità al compagno anche a rischio della separazione e in presenza di figli piccoli. Se questi casi esistono, ed esistono, è evidente che il consenso è sufficientemente libero da consentire di scegliere tra due opzioni diverse. In quanto alla distruzione automatica della famiglia è evidente che lei manca totalmente di fiducia in una delle 3 virtù teologali: la SPERANZA, cioè la fiducia nella divina provvidenza che certamente sosterrebbe l’atto eroico di chi vuole vivere in castità, magari con la conversione del marito e il mantenimento dell’unione per la tutela dei figli (come prevede FC).

            Lei scrive: Ma proprio perché è condizionata il Papa afferma in Al 301 che non sempre sono in peccato mortale.

            È infatti il CCC 1735 afferma che esiste questa possibilità. Ma poiché è una possibilità, che a parità di condizionamenti può verificarsi così come può non verificarsi, non c’è modo di saperlo con certezza.

            Lei scrive: Ma è giusto negare la Comunione a chi non è in peccato mortale a causa della limitazione della libertà? È giusto negare proprio a chi ne ha più bisogno (perché comunque in una situazione a rischio) le Grazie dell’Eucaristia, in questo caso?

            Ma il problema sta nel fatto che non si può saperlo con certezza. E la comunione senza le dovute condizioni comporterebbe il sacrilegio che aumenterebbe le colpe del soggetto. Inoltre come facevo notare in precedenza si creerebbe un cortocircuito. il penitente dovrebbe, ogni volta che ha avuto rapporti col nuovo compagno/a presentarsi al confessionale per verificare se si sono presentati tutti i presunti elementi attenuanti che ridurrebbero la colpa. Per esempio occorrerebbe verificare se l’iniziativa del rapporto è stata presa questa volta dal citato penitente perché spinto da desiderio sessuale. Il nulla osta potrebbe valere solo per le colpe passate, non per quelle future.

            Lei scrive: Ed ecco che dimostra, more solito, di non aver capito nulla. Lei scrive “E un paragone disonesto perché a differenza dei perseguitati dai comunisti, loro POSSONO chiedere l’annullamento al tribunale ecclesiastico”‘ ma io non parlavo di persone che possono chiedere l’annullamento, parlavo di persone che NON POSSONO chiedere l’annullamento.

            E allora abbia l’onestà di non spararare slogan ad effetto senza i dovuti distinguo.

            Lei scrive: Ci sono situazioni dove, pur essendo la certezza morale della nullità del Matrimonio, non è possibile ottenere l’annullamento formale (che poi non annulla un bel niente, è solo una CONSTATAZIONE di un Matrimonio mai avvenuto perché viziato all’origine), anche in Italia oltre che nei paesi comunisti? Si, ne ho visti personalmente.

            Se non è possibile ottenere il riconoscimento della nullità è evidente che il tribunale ecclesiastico non ritiene che ci siano elementi sufficienti per tale valutazione. E chi dice che abbia torto il tribunale e abbia ragione il soggetto? Non escludo che possa verificarsi ma l’opinione del soggetto rimane comunque tale e nel dubbio meglio evitare il rischio del sacrilegio.

          2. Caro Dario,

            “Come al solito omette che se c’è la possibilità di tornare alla famiglia e ai figli d’origine prevale quest’ultima.”

            Senonchè io non stavo parlando di questi casi, poichè spesso la distruzione della famiglia d’origine ha portato anche l’altro coniuge a rifarsi una vita, o comunque a non voler più riprovare a stare con la sua vera moglie.

            “Il consenso è sufficientemente libero per una semplice deduzione logica a cui arriverebbe anche un bambino: esistono tanti casi in cui una persona ha imposto la castità al compagno anche a rischio della separazione e in presenza di figli piccoli. Se questi casi esistono, ed esistono, è evidente che il consenso è sufficientemente libero da consentire di scegliere tra due opzioni diverse.”

            Non ci siamo capiti: non sto dicendo che sia intrinsecamente impossibile imporre la castità al nuovo coniuge. Sto dicendo che molti credono che, così facendo, distruggeranno la nuova famiglia, e quindi non si sentono liberi di farlo, e non per egoismo ma perché ritengono che farlo degenererebbe in una nuova colpa verso innocenti.

            “In quanto alla distruzione automatica della famiglia è evidente che lei manca totalmente di fiducia in una delle 3 virtù teologali: la SPERANZA, cioè la fiducia nella divina provvidenza che certamente sosterrebbe l’atto eroico di chi vuole vivere in castità, magari con la conversione del marito e il mantenimento dell’unione per la tutela dei figli (come prevede FC).”

            Non manco assolutamente di speranza, dico solo che spesso le persone che sono coinvolte in queste situazioni non si sentono libere di agire diversamente. Quello che “credo” io non c’entra nulla, anche perché a volte è successo che, purtroppo, delle famiglie si distruggessero per questo motivo.

            “È infatti il CCC 1735 afferma che esiste questa possibilità. Ma poiché è una possibilità, che a parità di condizionamenti può verificarsi così come può non verificarsi, non c’è modo di saperlo con certezza.”

            NESSUNO può sapere con certezza assoluta di essere in Grazia di Dio. Chi lo dice? Il Concilio di Trento

            Concilio di Trento, Sessione VI, capitolo IX

            “neppure si può affermare che sia necessario che coloro che sono stati realmente giustificati, debbano credere assolutamente e senza alcuna esitazione, dentro di sé, di essere giustificati; e che nessuno venga assolto dai peccati e giustificato, se non chi crede fermamente di essere assolto e giustificato e che l’assoluzione e la giustificazione sia operata per questa sola fede, quasi che chi non credesse ciò, dubiti delle promesse di Dio e dell’efficacia della morte e della resurrezione del Cristo. Infatti come nessun uomo pio deve dubitare della misericordia di Dio, del merito del Cristo, del valore e dell’efficacia dei sacramenti, cosí ciascuno nel considerare se stesso, la propria debolezza e le sue cattive disposizioni, ha motivo di temere ed aver paura della sua grazia, non potendo alcuno sapere con certezza di fede, scevra di falso, se ha conseguito la grazia di Dio. ”

            Ergo, se prendessimo questo canone in senso assolutista, nessuno dovrebbe mai fare la Comunione, perché nessuno sa con certezza assoluta quando è in Grazia.

            Ma quindi che tipo di certezza serve per poter fare la Comunione? La certezza morale (diversa dalla certezza assoluta). Per esempio un sacerdote può formarsi la certezza morale che un determinato penitente, pur non potendo al momento riformare la sua vita, non sia pienamente colpevole del suo peccato, perché sebbene voglia sinceramente cambiare vita al momento non è libero di farlo, avendo valutato che farlo provocherebbe colpe verso innocenti.

            Lo stesso si può dire ad esempio nell’esempio che avevo già fatto sulla prostituta che vorrebbe cambiare vita ma al momento non può farlo.

            Io non manco di speranza, come dice erroneamente lei, ricordo semplicemente che il Concilio di Trento insegna che a tutti viene data la Grazia sufficiente per evitare i peccati mortali

            “Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili ad osservarsi, sia anatema.” (Concilio di Trento, Sessione VI, canone XVIII)

            Ma al contrario non viene data la Grazia per evitare i peccati veniali

            “Se qualcuno afferma che l’uomo, una volta giustificato, non può piú peccare, né perdere la grazia, e che quindi chi cade e pecca, in realtà non mai è stato giustificato; o, al contrario, che si può per tutta la vita evitare ogni peccato, anche veniale, senza uno speciale privilegio di Dio, come la Chiesa ritiene della beata Vergine: sia anatema. ” (Concilio di Trento, sessione VI, canone XXIII)

            E siccome anche una situazione di materia grave può essere peccato veniale, allora vale quanto detto sopra, non si può tenere responsabile questa persona perché non ne esce subito.

            “Inoltre come facevo notare in precedenza si creerebbe un cortocircuito. il penitente dovrebbe, ogni volta che ha avuto rapporti col nuovo compagno/a presentarsi al confessionale per verificare se si sono presentati tutti i presunti elementi attenuanti che ridurrebbero la colpa. Per esempio occorrerebbe verificare se l’iniziativa del rapporto è stata presa questa volta dal citato penitente perché spinto da desiderio sessuale. Il nulla osta potrebbe valere solo per le colpe passate, non per quelle future.”

            Dipende ad esempio se ha cercato il partner perché spinto da desiderio sessuale o per tenere in piedi la coppia. In ogni caso, in linea di massima, in questi casi è bene che il penitente non prenda lui l’iniziativa, perciò su questo ha ragione. Dico in linea di massima perché i casi sol variegati.

            “E allora abbia l’onestà di non spararare slogan ad effetto senza i dovuti distinguo.”

            Non ho sparato slogans ad effetto, ho proprio fatto i distinguo che lei dice che io non ho fatto invece, distinguendo tra chi può chiedere l’annullamento e celebrare formalmente il nuovo Matrimonio in Chiesa e chi invece non può farlo nonostante la certezza morale che il Matrimonio sia nullo.

            “Se non è possibile ottenere il riconoscimento della nullità è evidente che il tribunale ecclesiastico non ritiene che ci siano elementi sufficienti per tale valutazione. E chi dice che abbia torto il tribunale e abbia ragione il soggetto? Non escludo che possa verificarsi ma l’opinione del soggetto rimane comunque tale e nel dubbio meglio evitare il rischio del sacrilegio.”

            Non ci siamo capiti: parlo di casi dove non è possibile proprio sottoporsi al processo di annullamento per varie ragioni (per pressioni famigliari, per mancanza di risorse, per non volontà di collaborare dell’ex partner (dico partner e non marito/moglie perché stiamo parlando di in matrimonio nullo) e quindi “nemo ad impossibilia tenetur.

            Riguardo all’evitare il rischio del sacrilegio le do ragione, ma non nel senso che crede lei, ma nel senso che, purtroppo, essendoci molti sacerdoti modernisti, essi danno la Comunione a tutti senza nemmeno preoccuparsi di formarsi una certezza morale riguardo all’imputabilità del soggetto.

            Quindi, stando così le cose, effettivamente è meglio la visione dei vescovi polacchi e far fare ai divorziati risposati (o a chi ha un matrimonio nullo alle spalle ma non può dimostrarlo) la Comunione spirituale.

            Da capo: solo perché abbiamo molti cattivi sacerdoti. Ad esempio un Padre Cavalcoli senza dubbio sarebbe in grado di applicare Al nel modo corretto, così come Padre Ariel e altri. Ma purtroppo non sono tutti così, e quindi è meglio non rischiare. Su questo concordo.

            Il mio obiettivo non era difendere l’interpretazione aperrturista di Al, quindi; il mio obiettivo era invece dimostrare che l’interpretazione, ad esempio, del Cardinale Vallini, seppur rischiosa (non intrinsecamente ma a causa dei sacerdoti che abbiamo, come detto sopra) non è formalmente o materialmente eretica.

            Poi è meglio quella dei vescovi polacchi? Si. Perché? Perché più prudente. Quindi su questo possiamo anche essere d’accordo.

          3. Caro Marco,
            sono certamente d’accordo sulla soluzione polacca.
            Circa la possibilità teorica di poter consentire in qualche caso la comunione abbiamo opinioni diverse ma a questo punto non è importante dato che giungiamo per vie diverse alla stessa conclusione. Sono certo che pur con qualche eccesso provocatorio sei mosso da autentica fede e amore per la Chiesa. Mi scuso per qualche risposta piccata e spero vorrai gradire i miei saluti.

      3. A quanto pare la disonestà intellettuale è pari solo a preoccupanti limiti intellettuali. Abbiamo il CCC 1735 che dice che pur in presenza di condizionamenti è solo possibile una riduzione della colpa (e non parla di venialità); abbiamo il CCC 1859 il quale dice che per un peccato mortale basta un consenso SUFFICIENTEMENTE libero. E poi abbiamo un tizio che in preda al delirio di onnipotenza viene a correggere il catechismo e a dirci che i suddetti condizionamenti sono “incompatibili con la piena imputazione della colpa”. Continui pure con i suoi deliri ma dubito che riuscirebbe a convincere pure sua madre

        Nel caso dei divorziati risposati la libertà non è coartata ma solo condizionata. Glielo dice il suo caro papa Francesco in AL.

        Prendo atto che per la comunione ai divorziati risposati la casistica è stata da lei ridimensionata ulteriormente. Ora parliamo di coppie in cui uno dei coniugi non è cattolico o è un tiepido e ci sono figli piccoli. Di questo passo mi chiedo se rimarrà nessuno nella sua casistica.
        Comunque, io spiegavo che un genitore che di sforza di essere coerente alla fede costituisce un modello educativo. Se poi i figli sono piccoli e c’è il rischio della separazione, e se non vogliamo avere fiducia nella divina provvidenza (che sempre aiuta chi si sforza di fare il bene) ebbene, in questi casi la persona continui la sua vita frequentando la messa ma evitando la comunione per non incorrere nel rischio di sacrilegio. Nel cattolicesimo esiste l’eroismo nell’esercizio delle virtù, ma ovviamente non tutti riescono.

        Il capolavoro di disonestà intellettuale però sta nel paragonare le coppie in attesa di annullamento a quelle impossibilitate a sposarsi in chiesa sotto i regimi comunisti. E un paragone disonesto perché a differenza dei perseguitati dai comunisti, essi HANNO LA POSSIBILITÀ DI chiedere l’annullamento al tribunale ecclesiastico. Quindi sono tenuti ad aspettare l’annullamento e la celebrazione del sacramento così come devono aspettare allo stesso modo fidanzati e conviventi. E se non sono in grado di dimostrare la nullità? La Chiesa è una istituzione divina e quindi occorre avere fiducia negli strumenti che essa per ispirazione divina ha istituito a tal scopo. Se poi la coppia è convintissima della nullità? Ebbene facciano come credono, frequentino la messa ma non si accostino alla comunione per evitare il rischio del sacrilegio.

  9. Anche io non sono d’accordo con gli insulti al Papa, che oltretutto danneggiano il lavoro di persone libere come Tosatti, che raccontano la triste realtà attuale della S. Chiesa.
    Rispetto ad A.L. credo che solo un intervento Divino, possa far rendere conto a Papa Bergoglio, del grave errore che sta compiendo, non volendo rispondere ai Dubia.
    Ma la cifra del suo Pontificato sta proprio nella frase riportata, in cui dice che se non può dire la verità sta zitto, ma chiede la grazia di non essere ipocrita.
    In effetti le volte in cui sta zitto e non prende posizione sono moltissime e bisogna riconoscergli il fatto che non è ipocrita, perchè si sa bene come la pensa.
    Quello che però non considera con attenzione il Vescovo di Roma,
    è che governa la S. Chiesa e che le questioni che riguardano il cuore del Cristianesimo come i Sacramenti, non li può eludere o rimandarli per risolverli col tempo attraverso le nomine di Vescovi e Cardinali a sua immagine e somiglianza che rendano irreversibili i processi da lui avviati.
    A proposito del Begoglio pensiero su cosa significhi per lui essere cattolici, vi segnalo il discorso tenuto al Rinnovamento Carismatico CATTOLICO.
    Ad un certo punto ha affermato e domandato ” è NATO CATTOLICO? NO ECOCUMENICO ha risposto.
    Io ho imparato che ogni carisma cattolico porta in se nella sua natura missionarietà ed ecumenismo, non c’è distinzione.
    Sembra quasi che essere cattolici per lui sia un di meno, un freno un ostacolo a quella che secondo lui deve essere la” diversità riconciliata”, altra frase pronunciata in quel discorso.
    Un ringraziamento a lei Tosatti e a quanti come lei, che senza offendere, ma con parresia per amore di Cristo e della Sua Chiesa, raccontano i fatti senza paura di andare contro il pensiero unico che sta okkupando la S. Chiesa.
    I valori non negoziabili sono ora diventati DIRITTI CHE SI POSSONO E SI DEVONO NEGOZIARE.
    Purtroppo la cronaca e la politica, mi fanno credere che non sto esagerando.

    1. Caro Marco
      Il CCC 1735 (L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali.) esprime esattamente ciò che ho detto io: le attenuanti possono ridurre la colpa. Infatti “sminuire l’imputabilita” è sinonimo di “ridurre la colpa). Distinzione tra mortale e veniale? Falso, perché se ci fosse questa riduzione automatica fino alla venialità il CCC lo direbbe esplicitamente. Invece non lo dice e parla inoltre di possibilità, non di conseguenzialita automatica. Cosa significa possibilità? Significa che in presenza delle stesse attenuanti è solo possibile (cioè solo in certi casi) il verificarsi di uno sminuimento o annullamento della imputabilita e della responsabilità. Dunque, se in presenza delle STESSE ATTENUANTI, solo in certi casi può verificarsi la riduzione della colpa, come distinguere l’una dall’altra e come stabilire che la riduzione sia arrivata sino alla venialità? Solo Dio che conosce l’intimo di una coscienza può saperlo.

      2) prima o poi un sacerdote che propone una comunità di recupero lo troverebbe. Se la prostituta volesse uscirne e si trovasse minacciata di morte dal magnaccia, ovviamente si troverebbe in una condizione di colpa ridotta se non nulla. Questa però non è la situazione dei divorziati risposati che certamente non si trovano sotto minaccia di morte da parte del compagno/a.

      3) ho parlato della legittima difesa proprio per dire che non c’entra nulla e non può essere paragonata al caso dei divorziati risposati. Diciamo che ho voluto anticipare una possibile obiezione dato che questo paragone fu fatto da Buttiglione in un suo articolo. Mi fa piacere che lei condivide il mio pensiero.

      4) Altro ragionamento falso. Come ho già spiegato solo nel caso di stupro il deliberato consenso viene a mancare. Negli altri casi da lei indicati si tratta invece di condizionamenti e lei farebbe bene ad accettare questo termine dato che è lo stesso papa Francesco ad utilizzarlo in AL. Condizionamento significa che la volontà pur libera subisce delle “pressioni” dovuti a determinati fattori. Tali pressioni determinano una automatica riduzione della colpa fino alla venialità? Se per determinare un peccato mortale occorresse una volontà TOTALMENTE libera allora la risposta sarebbe Sì. Ma il catechismo non dice questo. Dice invece che per un peccato mortale occorre un consenso SUFFICIENTEMENTE libero. Legga 1859 “Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.” Ecco appunto perché un sacerdote non può stabilire se un condizionamento è tale da limitare oltre la sufficienza un consenso. In presenza dei medesimi condizionamenti potrebbero esserci casi in cui il superamento della sufficienza c’è e altri casi in cui non c’è. Si tratta di differenze intime delle coscienze che solo Dio può conoscere. Andiamo sul concreto. Il timore delle conseguenze circa la rottura della nuova unione è certamente un condizionamento, ma abbiamo il caso di persone che comunque cercano di vivere la castità nella nuova unione adulterina anche affrontando l’opposizione del nuovo coniuge. Cosa distingue questi soggetti da quelli che invece non si sentono di agire in tal modo? È solo una questione di coraggio, ovvero caratteriale, oppure c’è anche una diversa volontà in gioco? E come potrebbe il sacerdote “soppesare” queste volontà in gioco? Solo Dio può farlo.
      Per favore ci risparmi poi la bufala delle nuove colpe che si avrebbero nel non concedersi al partner adulterino. D’accordo i figli della nuova unione. Ma se ci fosse una prima moglie con figli disposta a riaccoglierlo? Perché si parla solo dei figli della nuova unione e non di quelli del vero matrimonio?

      Per quanto riguarda i matrimoni nulli sono d’accordo (come vede non siamo poi così distanti) ma le ricordo che fino al l’annullamento e alle nuove nozze esiste il peccato di fornicazione.

      Per quanto riguarda il suo articolo ho letto e mi ha lasciato molto perplesso. Ma non voglio commentarlo perché non ho nessuna voglia di aprire con lei altri argomenti. Le riporto solo ciò che hanno scritto padre Cavalcoli e don Ariel:
      Questa consapevolezza (…..) che Dio in Cristo Si è legato per sempre all’uomo, è certo sorgente per noi di grande confidenza nel Padre, di consolazione e di speranza, che tuttavia non deve eccedere in una falsa certezza di salvarci in ogni caso e senza condizioni, annullando un santo timor di Dio, perché resta sempre in ciascuno di noi la responsabilità di corrispondere o meno a tanto amore, perché, se ci sottraessimo col peccato, a nulla ci servirebbe l’opera della redenzione. Ricordiamo infatti le famose parole di Sant’Agostino: « Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te ».

      1. Si può essere mossi da autentica fede in tante cose…. bisogna vedere in cosa! Se si ha Fede nella Chiesa di Gesù Cristo a lutero, non come essere umano ma per la sua infedeltà propagandata ee elevata a religione, non si lascia nemmeno di striscio uno spiraglio. Poi appunto, bisogno vedere in Chi o cosa si ha fede. Buona notte.

  10. Ma come fa questo gesuita vestito di bianco a citare le parole di Nostro Signore Gesù Cristo “il vostro parlare sia Sì Sì No No, il resto viene dal maligno”, dopo aver scritto Amoris Laetitia, che ha confuso milioni di credenti, ha prodotto interpretazioni contrastanti, ha suscitato gravissimi dubbi in alcuni cardinali, dubbi non ancora dissolti, e, ancora più grave, consentirà agli adulteri di nutrirsi indegnamente del Corpo e del Sangue di Nostro Signore?

  11. Chi decide se uno è in peccato mortale? La Scrittura e BASTA né lei né nessun altro e la Scrittura parla CHIARO! Se uno la volesse seguire COERENTEMENTE e FEDELMENTE fino in fondo, nemmeno la nullità sarebbe giusta, ma solo una gentile UMANA concessione per chi proprio non ce la fa. Leggersi di Santa Rita!

    1. @Giusy

      “Chi decide se uno è in peccato mortale? La Scrittura e BASTA né lei né nessun altro”.

      Mh…. Giusy, lei confonde due piani, quello dell’azione di per moralmente illecita con quello della responsabilità personale. Sono due piani distinti, poichè se è possibile avere piena responsabilità personale per una azione moralmente illecita è anche possibile non averla. Tutto li.

      Tuttavia ripeto che comprendo (e in parte condivido) la sua preoccupazione al riguardo.

      “Se uno la volesse seguire COERENTEMENTE e FEDELMENTE fino in fondo, nemmeno la nullità sarebbe giusta”

      Beh no. Perché se il Matrimonio è stato celebrato invalidamente allora non è stato un Matrimonio ma una convivenza more uxorio a tutti gli effetti (sebbene non ne fossero consapevoli). Attenzione che non è “annullamento” ma dichiarazione di nullità, cioè constatazione che il Matrimonio vero e proprio non è mai esistito per una determinata coppia.

      Perció se una persona non è stata sposata non commette peccato a formare una nuova unione e a sposarsi.

      1. Mi domando come mai Gesù è stato così lapidario nel suo parlare, mentre c’è chi come Marco con le sue arzigogolazioni vivono di interpretazioni, mentre la chiarezza è, come dice Gesù, si sì, no no è il di più viene dal maligno? Oggi si fa strada la Teologia della interpretazione che è caratteristica dei Gesuiti o di buona parte di loro. Lo dico perché li conosco bene, visto che ci ho studiato! Dunque non mi meraviglia quello che dice Bergoglio e il generale dei gesuiti Sosa, perché la teologia della interpretazione inventata da loro si fonda sul concetto che ” non si è sicuri di ciò che ha realmente detto Gesù ” e se questa è la premessa, allora il corollario è tutta questa teologia liquida, che scioglie ogni assoluto. Allora con questi individui si rischia di perdere ogni principio e ogni certezza e viene minata la stessa Fede, se non si adotta il detto ” non ti curar di lor, ma guarda e passa!”.

        1. Io non ho fatto nessuna interpretazione a dire il vero. Che ci sia differenza tra un atto moralmente malvagio e l’imputazione morale di tale atto non sono io a dirlo, è il Catechismo della Chiesa Cattolica, nonché il Concilio di Trento.

          Che l’adulterio sia un atto intrinsecamente malvagio non ci piove. Parimenti non ci piove che una relazione tra due persone di cui una (o entrambe) sono sposate validamente è adulterio.

          Dico semplicemente che questo non significa che, necessariamente, l’imputabilità morale sia la stessa in tutti i casi.

          1. Certo, ma per questo bastavano già i documenti del magistero precedenti, poi la casistica c’è sempre stata e sempre ci sarà. Ma mettere mano a una questione così delicata senza chiarezza e lasciare la Chiesa cattolica nella totale confusione, non credo che aiuti i credenti! Con AL si è semplicemente voluti essere ambigui, per creare le premesse a un nuovo corso. È questo non solo per questa tematica, ma il progetto è ben più grande, si vuole arrivare a un sincretismo religioso che non ha precedenti nella storia; ecco perché Bergoglio può dire che Dio non è cattolico. Bergoglio sa bene che gli è stato messo nelle mani un potere grandissimo e che con questo potere può (impunemente, pensa lui) fare il bello e cattivo tempo. Ma ha fatto i conti senza (l’oste) Dio! La Chiesa Cattolica si sfalderà in pezzi con questo vescovo vestito di bianco, lui ama chiamarsi così, ma il Signore del tempo e della storia la riporterà dopo la dura prova all’unità. In AL si è voluto privilegiare un orientamento pastorale, a discapito della verità! E la verità è una e Cristo è stato chiaro e la Chiesa di Cristo deve essere chiara! Ciao

          2. @Ira divina

            Che la cosa poteva essere gestita meglio non c’è dubbio. Spero che abbia torto, comunque, riguardo ai “piani” di Bergoglio, e spero che non ci sarà uno scisma.

            Preghiamo.

        2. se volete un consiglio smettetela di rispondere a Marco, il quale sotto vari nickname, Vincent Vega, Teofane il recluso, ha inondato vari blog deelle sue paginate in difesa della comunione ai divorziati. e’ inutile rispondergli perché Vincent Vega/ marco è un ossessivo, vi ripeterà sempre in continuazioni le stesse risposte come un pappagallo, non ci può essere dialogo perchp il dialogo presuppone equilibrio e sanità mentale. le fissazioni purtroppo esistono, lasciamole a chi le ha, e andiamo oltre. Non ti curar di lor, ma guarda e passa ….

          1. Caro Gian Piero,

            Noto con piacere che, non potendo confutare ciò che scrivo, lei passa agli ad hominem addirittura accusandomi di mancanza di equilibrio e sanità mentale (quando sono costretto a rispondere solo perchè c’è chi continua a replicare, non certo perché mi diverta).

            Che dire…. Complimenti. È segno, se non altro, della sua totale mancanza di argomenti. Buona Domenica.

    1. Ma io non sto rielaborando nulla. Personalmente se fossi divorziato risposato non farei la Comunione, e se fossi Vescovo rimarrei nel solco di Familiaris Consortio.

      Ma quello che ho detto rimane: non ogni situazione di peccato grave è anche peccato mortale. Questo secondo la dottrina cattolica.

      1. Un sacerdote onesto e Fedele al divorziato risposato non in condizione di castita’, non gli dà la Santa Eucaristia. Punto. Così ora posso andare a dormire!

        1. Non lo farei nemmeno io, infatti, se fossi Sacerdote. Quello che sto dicendo è che non è di per se una cosa eretica, se vi sono attenuanti.

    2. Le ripeto inoltre che non sta considerando il fatto che oggi molti matrimoni sono di fatto nulli, perché celebrati, tanto per cominciare, con idee divorziste in testa e rifiutando il Bonum Sacramenti.

      Deve tenere in mente anche questo. Chi non è stato sposato può risposarsi senza commettere peccato, un matrimonio nullo (che poi è una convivenza more uxorio a tutti gli effetti, anche se socialmente è stato riconosciuto come matrimonio vero) non obbliga per tutta la vita, e non è moralmente giusto secondo me trattare da adultero chi non è adultero, nè ritengo giusto privarlo delle Grazie dell’Eucaristia.

      Discorso diverso per chi ha avuto il Matrimonio valido.

      Li l’assoluzione può esserci solo in due casi:

      1) se convive castamente come insegna FC84;

      2) se, pur volendo convivere castamente, pur avendo la buona volontà di farlo, non può farlo perché distruggerebbe in Tal modo la famiglia.

      Questi sono i soli due casi in cui chi ha avuto un Matrimonio valido ed è “risposato” può accedere alla Comunione senza commettere sacrilegio. Il caso 2 però richiede una cura pastorale e una fermezza di dottrina che oggi molti sacerdoti non hanno, e preferiscono dare la Comunione a tutti, ragion per cui se io fossi Vescovi mi atterrei al punto 1, per evitare di mettere a rischio delle anime.

      1. Il punto due è una gesuitica bergoglionata, è assolutamente ridicolo se non fosse che è agghiacciante! Comunque berghy sta riuscendo nel suo intento, sta togliendo fiducia nei preti e nei consacrati. Fra qualche anno non ci ricorderemo nemmeno che esistevano!

        1. “Il punto due è una gesuitica bergoglionata, è assolutamente ridicolo se non fosse che è agghiacciante!”

          Perchè? Per commettere peccato mortale non basta compiere l’atto, ma occorre la piena libertà di non compierlo, oltre al sapere che è peccato.

          Dove non vi è piena libertà il peccato non può essere mortale.

          Ma poi, se fosse che questa è una mia idea allora ok, ma anche il Catechismo dice la stessa cosa, persino sulla prostituzione

          “La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. 237 La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia L’IMPUTABILITÀ DELLA COLPA PUÒ ESSERE ATTENUATA DALLA MISERIA, DAL RICATTO E DALLA PRESSIONE SOCIALE.” (Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 2355)

          Non sto dicendo nulla di “alieno” o di gesuiticamente bergogliano, come vede.

          Che poi molti sacerdoti purtroppo intepretano Al come un liberi tutti e daranno l’assoluzione a tutti indiscriminatamente (anche a chi non ha la dovuta disposizione; risultando in una assoluzione invalida e in una Comunione sacrilega) è un altro paio di maniche, ed è il motivo per cui, tuttosommato, ritengo che sarebbe stato meglio non mettete in discussione Familiaris Consortio.

          Amoris Laetitia potrebbe essere applicata bene senza derive se avessimo un clero ortodosso, invece che un clero formato su Rahner e Schillebeeckx.

          1. AL è stata scritta APPOSITAMENTE per creare confusione. Se lei vuole gesuiticamente convincermi che il “vescovo” argentino non è eretico, con me ha sbagliato indirizzo. Se avesse avuto l’umiltà di rispondere con un SI o un NO ai DUBIA avrebbe dato prova di non essere stato messo lì da traffici sotterranei tipo san gallo con la benedizione di soros, il fatto è che è gesuiticamente finito in un vicolo cieco. Avrei un oceano di argomenti a sostegno di questo E molto altro, perché sto approfondendo in ogni dove la disgrazia accaduta col conclave 2013….. purtroppo siccome non ho tempo come lei perché devo lavorare e mantenere me, aiutando anche dei familiari in difficolta’, ora la saluto. Riservandomi, appena ho un attimo di respiro, di mandarle un bel riassunto dei miei approfondimenti, e anche di quando sono stata cacciata da un confessionale per aver espresso il mio disorientamento con questo “‘pontificato”….. magari se avessi confessato un aborto o un divorzio, sarei stata “misericordiosamente” perdonata e assolta. Dimenticavo, lei dice che ” il discorso è più complesso”….. certo le revisioni e rielaborazioni degli uomini lo sono, il Vangelo invece è semplice e Gesù non ci vuole filosofi e sofisti, ma semplici come bambini. Comunque non credo sia giusto tediare i lettori di questo blog in cui appaiono solo Marco e Giusy, se vuole convincermi di qualcosa, se ci riesce, mi dia un riferimento e ci sentiamo. Buona giornata mons Marco.

          2. Cara Giusy, ma io non voglio convincerla di nulla, le ho anche scritto che sul fatto che Al possa dare (e dia) adito a imprudenze potenzialmente molto pericolose per le anime sono d’accordo anche io.

            E anche io, se dipendesse da me, emanerei direttive come quelle dei vescovi polacchi, per non rischiare di mettere in pericolo delle anime che potrebbero venire sviate da sacerdoti modernisti, che applicano Al purtroppo in maniera troppo larga.

            Sul Papa eretico lasciamo perdere…

            Poi non capisco perché mi chiama “Monsignor Marco” ma vabbè. Buona serata.

          3. Aggiungo una cosa: chiunque l’abbia cacciata dal confessionale per aver esposto delle riserve riguardo a questo Pontificato è un confessore indegno.

            Infatti, anche se il confessore non condivide alcune riserve, così facendo rischia solo di mettere ancora più in difficoltà la persona che viene a confessarsi, e se questa avesse una Fede debole potrebbe addirittura indurla ad allontanarsi dalla Chiesa e dalla Fede stessa.

            Grazie a Dio non è il suo caso, però questo episodio è gravissimo.

          4. Non mi incanta con i suoi distinguo, provi a dire SI SI o NO NO e qualche volta Sia Lodato Gesù Cristo, sempre che il suo kapo non si arrabbi per questo.

          5. Ma quali distinguo, le ho detto (perchè è vero) che il trattamento da lei ricevuto in confessione è vergognoso, più di così che devo dire.

            Riguardo al “SI SI NO NO” mi pare di aver già risposto. Farò comunque finta di non averlo fatto, mi farò le domande e mi risponderò da solo:

            1) “Marco, lei è d’accordo con l’interpretazione dei vescovi polacchi di negare la Comunione, in qualsiasi caso, ai divorziati risposati che non vivono come fratello e sorella?” SI

            2) “Marco, lei ritiene che le interpretazioni contrarie a quella dei vescovi polacchi (come ad esempio quella dei vescovi argentini o del cardinale Vallini) siano eretiche? NO *

            * per gli stessi motivi esposti da Padre Giovanni Cavalcoli.

            Sia lodato Gesù Cristo.

  12. Un grandissimo, ma subdolo, demoniaco attacco, sta avvenendo con una parola semplice, apparentemente innocua,
    il matrimonio non è più sacramento, dono di Grazia,
    ma ideale!
    Dietro questa parola si nasconde l’inferno.

    1. Ottimo articolo di Tosatti sulla Bussola!
      Che bella una conferenza episcopale, quella polacca, composta di cattolici e non di eretici e leccacalzini!

      1. Personalmente reputo buona l’intepretazione dei vescovi polacchi, è quella che avrei dato anche io.

        Nei commenti precedenti facevo notare che però chi desse una interpretazione diversa non è necessariamente eretico.

          1. Padre Cavalcoli non è di certo un manipolatore; anzi è un domenicano esemplare che per aver esposto la dottrina cattolica (sulle unioni civili dei gay) ha ricevuto attacchi di ogni tipo.

          2. Non cambi come sempre argomento, risponda su Santa Rita….o non la ritiene degna, essendo all’opposto della vostra chiesettina a liquida, mondana, laicista, liberista, progressista? Sia Lodato Gesù Cristo.

          3. Ma di cosa sta parlando esattamente? Come potrei ritenere indegna una grande Santa? Stiamo scherzando?

            Ho solo risposto su Padre Cavalcoli perché nessuno può accusarlo di malafede o di essere un manipolatore o un sacerdote di cattiva dottrina.

    2. @LILLO

      la Provvidenza ci aveva per tempo anticipato dove il Nemico avrebbe azzannato con più ferocia:
      teniamone conto per capire dove sta lo stretto, faticoso ma sicuro sentiero lungo il quale camminare.

      “Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio”.
      “Non abbiate paura perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti i modi, perché questo è il punto decisivo”
      Suor Lucia di Fatima

      1. Grazie anche da parte mia, amico carissimo; poi vorrei dir a Giusy di non logorarsi nella “querelle” con i normalisti, i filobergogliani, dalle idee non confuse, ma segretamente chiarissime : seminare confusione, disorientare i cattolici, disarmarli e renderli inoffensivi, in modo da facilitare l’opera della gerarchia appostata e traditrice. Manteniamo integra le nostre forze per la battagia finale, che sarà durissima, ma decisiva per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria SS.ma (= sconfitta del modernismo, per tutti i suoi esponenti, sostenitori e collaborazionisti, , a cui si aprirà il baratro dell’Inferno se non si pentiranno prima)

  13. Forse… ipotizzo… è volontà di Dio che ci sia questo “papa” in questo momento.
    Son sempre stato credente ma mi son riavvicinato alla Chiesa da poco più di un anno. Ero (e sono) in una condizione di miseria spirituale tale che piangevo e cercavo l’amore di Gesù. Ormai da diversi anni però, stavo molto attento ad informarmi sui progetti massonici contro l’umanità. Perché ero cieco spiritualmente ma almeno fisicamente ci vedevo e mi rendevo conto della lenta distruzione delle nostre libertà ad opera dei padroni del mondo, chiamiamoli così. Poi Dio mi ha fatto la grazia di prender coscienza dei miei peccati e ho ricominciato ad andare in Chiesa, confessarmi, fare la comunione. E ho iniziato a constatare di persona ciò che prima sembrava solo la trama di un film. C’è qualcosa che davvero non va oggi… la Chiesa senza tanti giri di parole, sta diventando umanista (per non dire peggio). All’interno si chiacchera come si fosse al bar, i sacerdoti, non so se siano maggioranza o minoranza, sembrano restii a parlare di Gesù stesso… Quando mi confesso sembra più una seduta dallo psicologo, senza più inginocchiatoio. Ora io sono un indegno, il sacerdote con cui mi confesso attualmente è certamente cento se non mille volte più dignitoso di me, ho una grande stima di lui però anch’egli mi pare potenziale preda di questa teologia moderna… sono tornato in Chiesa per trovare una più forte presenza di Cristo, per un deciso monito contro il peccato e mi son ritrovato fra discorsi ecumenici, filosofici… in una parola umanistici. Non vedo la sottomissione dell’uomo a Dio ma vedo una presunzione dell’uomo di utilizzare marginalmente la figura neanche ben chiarificata di “Gesù” come modello dell’uomo perfetto a cui tendere e mirare attraverso le proprie capacità. C’è una superbia nascosta e camuffata da spiritualità ma che in realtà non è altro che un miscuglio di newage, culture orientali etc… come già ho letto in alcuni commenti, molti parlano di Dio ma ormai non credono più oppure credono che l’uomo sia Dio… perché allora dico che forse è giusto che ci sia ora questo papa con il seguito di tutta questa confusione? Puoddarsi che sia una prova (io penso l’ultima e più grande) che Dio ci ponga davanti per sondare la nostra fede. Infatti io, che sono ancora troppo debole alle tentazioni del mondo, sto soffrendo molto gli attacchi di perdita di fede, sto combattendo parecchio contro l’apostasia, la voglia di rinunciare al lato spirituale e per così dire “godermi a tutta velocità la vita terrena”… E l’ideologia progressista-umanista-massonica di cui è impregnata oggi la Chiesa è l’arma tremenda del maligno. Non sono più realtà esterne ma è la Chiesa stessa che ci dice di non preoccuparci troppo, di stare tranquilli, una Chiesa che cerca di piacere al mondo… che l’inferno c’è e non c’è etc… le cose che ormai sappiamo. E alla fine molti già stremati dalla lotta spirituale rischiano di cadere nell’inganno, convinti e ammaliati dalla “nuova predicazione”. Però ci sarà chi resisterà a tutto questo. Persone che persino trovandosi con il mondo intero avverso, con una falsa Chiesa che cercherà di persuaderle e “ammorbidirle” rimarranno fedeli a Dio e la dottrina Cattolica. Magari Dio vuole una tremendissima prova d’amore. Non persone che credono apparentemente in Lui attraverso l’incoraggiamento di altri uomini o la fortezza di una Chiesa istituzionalizzata, rigida ma priva di spirito vero (Abbiamo presente le persone che diventano fortemente patriottiche perché stoltamente credono nell’azione umana di chi governa la loro nazione?). Ugualmente molte persone paiono forti nella fede ma poi vacillano quando perdono il loro sacerdote, o devono improvvisamente lasciare una Parrocchia per un’altra… etc. Questo perché in realtà non c’è un vero abbandono a Cristo ancora, ma si vive carnalmente attraverso le certezze e sicurezze che trasmettono persone più spiritualmente mature. Gesù vuole che ci abbandoniamo davvero a Lui in quella che dal “mondo nuovo” (falsa Chiesa progressista compresa) sarà considerata come patetica, vomitevole e retrograda superstizione dettata da pazzia conclamata. La Chiesa attuale invece sta cercando di “aprirsi” alle tenebre sperando in tal modo di preservare lo status quo. Praticamente sta dicendo al diavolo:<>. Questo basta per capire la cecità tremenda delle guide spirituali attuali. E se da un lato mi sento aggredito dalla nuova ideologia, dall’altro mi sento sempre più spinto a vedere solo Gesù. Niente ecumenismo, niente relativismo, niente modernismo politicamente corretto, niente umanesimo… solo stupidamente e testardamente (come apostrofano i “colti” superbi) Gesù e la Sua parola. Gesù non è un modello di vita. Gesù è l’unica via di salvezza.

    1. GRAZIE, bella toccante testimonianza, lo Spirito Santo, che non litiga certamente con gli altri Due come qualcuno in Santa Marta sostiene, ti sostenga e ti accompagni carissimo Andrea🙏

      1. Grazie a voi, condivido ciò che avete scritto tutti e tre. È un tempo di grande prova, ci vuole preghiera e soprattutto molta umiltà perché siamo tormentati dal nostro Io che vuole sostituirsi a Dio. E se la Madonna stia apparendo così spesso dobbiamo solo ringraziare.. altro che postina. Una madre che ha il figlio in prigione che rischia la pena capitale, non andrebbe a trovarlo ogni giorno? Ogni ora? Un caro saluto.

    2. @Andrea
      la ringrazio anch’io di aver condiviso la sua meditazione: ho trovato molto in quello che lei ci espone che corrisponde a esperienze della mia vita.

      Penso che proprio “la cecità tremenda delle guide spirituali attuali” (cioè proprio delle persone che dovrebbero avere una vocazione speciale per le cose di Dio, che hanno ricevuto speciale grazia sacramentale, che hanno fatto anni o decenni di studi e di preghiere quotidiane) che troppo di frequente constatiamo fra i consacrati con cui abbiamo contatti, vuoi di persona o con i mezzi di comunicazione, ci debba essere di avvertimento perché noi (parlo da semplice laico, con tanti inciampi nella vita e tanti peccati da rimediare) manteniamo una grande UMILTà.

      Mantenere viva una fede cattolica semplice, riferita al S. Vangelo come spiegato nel catechismo, come fecero per decine di generazioni i nostri antenati, cercare di evitare i sofismi, le discussioni “politiche”, le polemiche fatte non più quel tanto che basta per chiarire sopratutto a noi stessi i dubbi e riaffermare anche a chi ci sta intorno la nostra semplice fede cattolica “come è sempre stata” ma per cercare di annientare chi ci appare errante, e invece frequentare di più S. Messa e sacramenti andando a cercarci qualche sacerdote che a sua volta continui il suo ministero “da prete cattolico” (e non da psicologo o sociologo), fare qualche opera di carità in più a chi ci è più vicino:
      sono convinto che se riuscissimo a procedere così, anche in mezzo ai peggiori stravolgimenti della chiesa istituzionale la Divina Misericordia ci permetterà di salvarci l’anima.

      Se la crisi di apostasia della chiesa istituzionale peggiorerà ancora, un problema pratico per i comuni fedeli cattolici, che potrebbe diventare grave anche in Italia nel giro di pochi anni, sarà la disponibilità di sacerdoti rimasti sicuramente cattolici per rendere disponibile al semplice battezzato quelle grazie sacramentali disponibili solo tramite ministri consacrati.

      In alcune rivelazioni private la B.V. Maria avrebbe proprio predetto quest’ultima difficoltà per la vita dei cristiani:
      se dovesse ahimè accadere, non ci dovrà prendere di sorpresa.
      Ai pochi eroici cristiani del Giappone furono necessari circa DUE SECOLI per tornare ad avere l’assistenza sacramentale di sacerdoti cattolici: ma in quel gregge molto piccolo la fede cattolica rimase viva attraverso le generazioni nonostante le dure persecuzioni del potere politico.

    3. Concordo con lei,
      penso questo periodo di potentissimo attacco delle potenze infernali sia propedeutico all’intervento sovra potente del Cielo, penso in particolare le apparizioni di Medjugorie siano finalizzate a salvare la Chiesa dell’eresia modernista che se ne sta impossessando, di Modernismo, infatti, ne ha parlato anche la Madonna in due messaggi.
      In questo periodo di prova, è evidente, solo Maria e L’Eucaristia ci possono salvare, come profetizzò il Montfort.

    4. Grazie Andrea per quanto scrive.
      Le sue parole mi aiutano a tenermi sui “binari” piu’ di tante insulse “omelie” (in tutti i sensi, ivi incluso anche quello letterale).
      In esse risuona fortemente il monito di NS “se non ritornerete come bambini…” e il senso profondo della fede, che è innanzitutto affidamento a Chi da sempre ci sta cercando… al contrario del nostro mondo che sta rincorrendo solo se stesso, ed alla fine troverà una porta spalancata sul vuoto.
      Stiamo uniti nella preghiera, la vera “rete globale”.
      Uniti a NS e sotto il manto di Maria SS.

  14. Ci sono due omosessuali
    che si sposano in comune
    e tramite la stepchild adoption
    hanno comprato due bimbi, trascorrono un paio d’anni
    ed uno dei due diventa credente,
    di conseguenza desidera accedere ai sacramenti, però non capisce bene la norma che lo ritiene in stato “oggettivo” di peccato, oltretutto con suo marito hanno un rapporto fedele, di donazione reciproca, solido, sereno, si amano insomma, i figli ormai li hanno e sono piccoli, li amano e li tirano su al meglio, quindi anche essendo costretti dalle leggi divine, così dure e per i duri di cuore, non possono lasciarsi perché il bene dei figli (chiamiamolo bene) viene prima.

    Domanda: il convertito può fare la Comunione?

    Le attenuanti sono soggettivamente sufficienti per il sacerdote che lo confesserà?

    1. Ci rendiamo conto di questo passo dove andremo a finire e le questioni aberranti che stiamo tirando fuori a causa di AL?
      Questa esortazione Apostatica alla fine porterà a soggettivizzare tutto e ad eliminare il peccato, non però alla maniera di Gesù, ma a quella del Serpente antico.

    2. Sì, la può fare, basta che non si confessi in Polonia o Kazakistan.

      I criteri di discernimento non sono stati dichiarati esplicitamente, come neanche la normalizzazione dell’adulterio, è tutto un far intendere, un far capire, ma senza scoprire ancora le carte che, come afferma mirabilmente
      Giuseppe Marson,
      verranno via via scoperte da vescovi e cardinali eretici che vengono univocamente eletti per divenire una maggioranza, ideologica, alla faccia dell’apertura allo Spirito.

      Non c’è un discernimento oggettivo, dipende dalla percezione di chi confessa il peccato e dà quella di chi è chiamato ad assolverlo.
      È tutto soggettivo, magari vai da un Sacerdote e non ti assolve, poi vai dal sacerdote dell’unità pastorale a fianco e ti assolve, e come non bastasse ti raccomanda pure di non confessarlo neanche più quel peccato perché non lo è soggettivamente, quindi non si deve preoccupare più.
      Faccia la Comunione e stia in pace.
      La dinamica del soggettivismo soggettivo porta solo, come unico fine, a normalizzare il peccato, e lì stiamo andando, non si scappa, le maglie si allargheranno sempre di più fino a far passare tutti i pesci… 🐠 🐠 🐠

    3. @Lillo

      Se uno è in una situazione peccaminosa dalla quale vuole uscire ma non può uscire al momento, crede che questo non basti per essere perdonato, e che questa persona se muore brucerà nel fuoco eterno per tutti i secoli dei secoli?

      Se la risposta è no allora ha la risposta alla sua domanda.

      Se poi lei crede che, ad esempio (faccio un esempio tra tanti) una povera prostituta che deve continuare a prostituirsi perché sennò la uccidono, nonostante vorrebbe sicneramente cambiare vita, sia una dannata ambulante, le dico candidamente che non crediamo nello stesso Dio.

      1. Se mio nonno non fosse morto sarebbe ancora vivo! Immagino i fans di berghy che scrivono in ginocchio davanti alla sua immagine ma gesuiticamente fanno finta di non essere proprio d’accordo su tutto con lui…. proprio la strategia da lui quotidianamente operata!

        1. Io invece non sono NÈ un fan del Papa NÈ sono sempre d’accordo con lui, tanto è vero che su Al appoggio l’intepretazione dei vescovi polacchi, che è quella più “prudente” visto il clero che abbiamo.

          Se non fosse chiaro io mi oppongo sia alle esagerazioni dei modernisti sia alle esagerazioni dei tradizionalisti.

          Purtroppo c’è una tendenza (umana, ci mancherebbe) a combattere un errore commettendo un errore speculare e opposto.

          1. Ho capito dolce e umile mons. Sia Lodato Gesù Cristo. Comunque siccome contrariamente a lei mi aspettano ancora quattro ore di lavoro e quindi non posso stare in eterno, come lei sul blog, e per farlo di solito tolgo ore al mio già ridotto tempo del sonno, le auguro una serena Domenica, caro Marco.

          2. Ma io davvero non capisco perché continua a darmi del “Monsignore”.

            Però se la fa stare bene e divertire continui pure.

          3. Non so nemmeno da dove le venga l’idea che io abbia tutto questo tempo libero.

            Erano mesi che non scrivevo più sul blog, proprio perché non ne avevo il tempo.

          4. Comunque, giusto per confutare ciò che pensa di me, sappia che io ritengo l’approvazione, da parte del Papa, dell’interpretazione dei vescovi argentini, potenzialmente molto pericolosa per le anime, perché purtroppo molti sacerdoti hanno preso la palla al balzo per assolvere tutti indiscriminatamente.

            Lo stesso è stato fatto in Italia con l’approvazione alle linee guida (seppur più restrittive e ben fatte) del Cardinale Vallini, perché in molte diocesi i sacerdoti non aspettavano altro che un bel “liberi tutti”.

            Perciò sbaglia di grosso se pensa che io ritenga l’interpretazione aperturista (anche la più oculata di tutte, cioè quella di Vallini) di Al come benefica per la Chiesa. Lo potrebbe essere con un clero formato bene, ad esempio non ho dubbi che Padre Cavalcoli la sappia applicare bene, ma purtroppo molti sacerdoti invece che su San Tommaso sono formati su Rahner, e i risultati si vedono.

            Perciò, per questi motivi, ritengo migliore l’interpretazione restrittiva dei Vescovi polacchi.

            Quello che non posso fare, però, è affermare che l’interpretazione dei vescovi argentini e del Cardinale Vallini (che poi è quella seguita dalla grande maggioranza dei vescovi italiani) sia eretica, e per un semplice motivo: non è eretica.

            Si può definire rischiosa e inopportuna, ma non eretica. L’articolo di Padre Cavalcoli che le ho linkato lo dimostra molto bene.

          5. Chi va contro il Magistero è eretico, chi mina in qualsiasi modo all’indissolubilita’ del Matrimonio Cattolico va contro il Magistero. Per quanto mi riguarda sappia che io sono PIÙ CHE PROFONDAMENTE CONVINTA, non per le mie misere riflessioni personali, ma per TUTTI gli approfondimenti che ho fatto anche confrontandomi con persone consacrate di ogni orientamento, che il suo kapo NON È PAPA. Può scrivere per 24 ore al giorno ogni giorno della sua vita, non mi convincerà del contrario. E impari un po’ da Adolfo che con la sua trasparenza e la sua luminosa chiarezza oscura alla grande i suoi sofistici arzigogoli. Se permette, ora avrei ancora del lavoro da finire e domani sveglia alle 5. Grazie. PS comunque ha ragione Adolfo lei mira a sfinire le persone, forse ha bisogno di convincere sé stesso.

          6. @Giusy

            È estremamente offensivo nei miei confronti che lei parli del “mio kapò”. Io non ho nessun “kapó”, nè condivido gli insulti del Papa ai cattolici tradizionali nè condivido (per i motivi di prudenza già esposti, non per motivi dogmatici) la sua interpretazione aperturista di Al.

            Riguardo a Bergoglio “papa-non-papa” le chiedo di dimostrarmi in che modo questo sarebbe compatibile con l’infallibilità della Chiesa (la quale non ha mai accettato nella sua totalità, nelle totalità del corpo dei vescovi, un antipapa come Papa legittimo) e con le promesse di Cristo e prenderò seriamente in considerazione l’idea che Bergoglio non sia Papa.

          7. Come se in quattro parole si potesse affrontare su un blog un discorso del genere! Non è offensivo per nulla dirle che lei obbedisce al kapo, il suo invadere completamente un blog per per far passare mellifluamente le picconate di bergoglio lei come li chiama? Io invece le dico come chiamano a casa mia chi porta allo sfinimento per voler avere ad ogni costo ragione….si chiama pedanteria! Inoltre è davvero singolare che sia così pignolo nei riguardi di ogni virgola di chi si azzarda a scrivere qui, pontifica severo su infallibilità ecc ecc mentre sulla Parola e sulle scritture qualsiasi interpretazione manipolazione e revisione va bene, solo se fatta secondo il suo punto di vista e quello del kapo ovviamente. Ma come il solito lei glissa sugli interrogativi imbarazzanti, perché a proposito dell’ultimo “conclave” non parliamo di Sangallo, di card Dannels, e poi anche di soros, amicone di berghy, che gli ha perfino sponsorizzato la squallida proiezione di immagini di animali sulla cupola di san Pietro IL GIORNO DELL’IMMACOLATA? Sia Lodato Gesù Cristo e che la Vergine di Fatima Salvivla Santa Chiesa.

          8. @Giusy

            “Come se in quattro parole si potesse affrontare su un blog un discorso del genere! Non è offensivo per nulla dirle che lei obbedisce al kapo”

            Oh no, cara Giusy, è eccome offensivo trattarmi con una specie di “scagnozzo slinguante del boss” quando io stesso, in questo commento ad esempio http://www.marcotosatti.com/2017/06/08/il-papa-lipocrisia-il-si-si-no-no-amoris-laetitia-i-dubia-e-il-sinodo-dei-vescovi-a-finale-precotto/#comment-13524 scrivevo che

            ” abbiamo UN CATTIVO PAPA , il che (il fatto di essere un cattivo Papa) non lo rende meno Papa di altri”

            Se secondo lei avrei definito Bergoglio un cattivo Papa pur essendo lo scagnozzo del boss slinguante e mellifluo che lei dipinge, secondo me lei ha qualche problema con la percezione della realtà. Semplicemente non posso dire che Bergoglio non sia Papa o che l’interpretazione del Cardinale Vallini di Al sia eretica perché entrambe queste proposizioni sono false.

            “il suo invadere completamente un blog per per far passare mellifluamente le picconate di bergoglio lei come li chiama?”

            Mah invadere…. Non mi pare che il Dottor Tosatti abbia aperto il blog solo per far postare un certo tipo di utenti “totalmente allineati” a un certo pensiero.

            Ma se vuole chieda al dottor Tosatti di bannarmi, e se sono di disturbo il dottor Tosatti mi bannerà.

            “Io invece le dico come chiamano a casa mia chi porta allo sfinimento per voler avere ad ogni costo ragione….si chiama pedanteria!”

            Si chiama disputazione.

            “Inoltre è davvero singolare che sia così pignolo nei riguardi di ogni virgola di chi si azzarda a scrivere qui, pontifica severo su infallibilità ecc ecc mentre sulla Parola e sulle scritture qualsiasi interpretazione manipolazione e revisione va bene, solo se fatta secondo il suo punto di vista e quello del kapo ovviamente.”

            Ma questo è unicamente il suo modo di vedere la cosa; non è la realtà. Poichè ad esempio non esito a qualificare come apertamente (e, con ogni probabilità, formalmente, visto che uno così è impossibile non conosca la dottrina) eretiche le affermazioni di Padre Sosa sull’inesistenza del demonio e sui “registratori” (Padre Sosa dimentica -o vuole dimenticare- che l’indissolubilità del Matrimonio è dogmatizzata a Trento * , e quindi è dottrina del tutto irreformabile).

            * “Se qualcuno dirà che la Chiesa sbaglia quando ha insegnato ed insegna che secondo la dottrina evangelica ed apostolica (380) non si può sciogliere il vincolo del matrimonio per l’adulterio di uno dei coniugi, e che l’uno e l’altro (perfino l’innocente, che non ha dato motivo all’adulterio) non possono, mentre vive l’altro coniuge, contrarre un altro matrimonio, e che, quindi, commette adulterio colui che, lasciata l’adultera, ne sposi un’altra, e colei che, scacciato l’adultero, si sposi con un altro, sia anatema” . ( Concilio di Trento, sessione XXIV, canone VII sul Sacramento del Matrimonio).

            “Ma come il solito lei glissa sugli interrogativi imbarazzanti, perché a proposito dell’ultimo “conclave” non parliamo di Sangallo, di card Dannels, e poi anche di soros, amicone di berghy, che gli ha perfino sponsorizzato la squallida proiezione di immagini di animali sulla cupola di san Pietro IL GIORNO DELL’IMMACOLATA?”

            La proiezione di immagini di animali sulla cupola di San Pietro nel giorno dell’Immacolata è stata davvero una scelta di pessimo gusto. Riguardo al Conclave credo anche io che alcuni cardinali abbiano fatto “di tutto” perché Bergoglio salisse al Soglio petrino, ma questo non pregiudica la validità dell’elezione, poiché la Chiesa nel suo insieme, del corpo dei Vescovi e dei Cardinali, è infallibile, e non può succedere che l’intera Chiesa erri accettando come legittimo Papa un antipapa. Infatti non è mai successo, quando c’erano gli antipapi non sono MAI stati riconosciuti come Papi legittimi fa tutti i Vescovi e Cardinali, ma c’è sempre stata una parte più o meno consistente che li rifiutava come legittimi.

            Bergoglio è vero Papa, dobbiamo tenercelo. E sperare che questa confusione cessi presto e che tutto si risolva per il meglio.

            “Sia Lodato Gesù Cristo

            Sempre sia lodato.

            “e che la Vergine di Fatima Salvivla Santa Chiesa.”

            Si, ne abbiamo bisogno. È un momento di gravissima crisi.

            E visto che parla del Cuore Immacolato di Maria faccia (se non li ha già fatti) i primi cinque sabati del mese in riparazione, anche perché la Madonna ha fatto una promessa molto bella per chi li farà. Cito la Sua promessa

            “Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa’ sapere questo:
            A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario, e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”.

            Se invece li ha già fatti buon per la sua anima. 😀

  15. …invece ringraziando Dio in Polonia la Conferenza Episcopale ha ribadito la dottrina di sempre riguardo la Comunione ai divorziati risposati e ha consacrato al Cuore Immacolato di Maria tutte le diocesi e l’intero paese! Dove c’è Maria c’è lo Spirito Santo (S. Massimiliano Kolbe docet!) e dove ci sono loro satana è gettato fuori! Ma succederà mai in Italia?! Preghiamo per questo!! http://www.catholicherald.co.uk/news/2017/06/08/pictures-bishops-and-politicians-consecrate-church-in-poland-to-immaculate-heart-of-mary/

  16. Ma di quale verbo, di quale parola ancora si vuol discutere? E discernere caso per caso in relazione, indicazione, ispirazione di cosa? Ma come? Voi non sapete, forse, che al tempo in cui Gesù Cristo Nostro Signore predicava, non c’erano registratori?
    Tra bergoglionate più o meno ambigue e rivelazioni generalizie-gesuitiche sconcertanti (per usar eufemismo), in questo nostro tempo (dove ci son registratori), trova significato attuale, inquietante nel presente, l’espressione “mala tempora currunt”.
    E sempre e più ancora pregando, non è più tempo di tacere dinanzi all’abominio che, programmaticamente, progettualmente, avanza proprio perché troppo ed in troppi si tace per complicità o codardia omertosa, non c’è nulla del bello e del buono d’un silenzio.

    1. Mi rendo conto tardivamente dell’omonima: è mio il commento sopra (pubblicato il 9 maggio alle ore 8:44 a nome Andrea) ma non gli altri.

      Chiedo venia soprattutto al mio omonimo, oltretutto intervenuto, apprezzabilmente commentando, prima di me.
      Eventuali prossimi miei commenti li proporrò, a partire dal presente, come Andrea P..
      Buona giornata.

  17. Mi associo ad Andrea in quanto vengo anch’io da una situazione di apostasia di lungo corso. E lo comprendo, in toto. Lasciai la Chiesa perché non avevo risposte. In Oriente mi sembrava di averle trovate (e mi sbagliai) e tornato all’ovile ho trovato le cose peggio di quanto le avessi lasciate. Ma la mia consapevolezza era diversa, senza presunzione dico che la Misericordia (in quanto Grazia non meritata) di Nostro Signore mi ha salvato. Sarei riduttivo a dire che sono stato attratto, sarebbe più opportuno dire che sono stato strappato ad un destino infernale certo.
    Poi però ho anche capito che sono stato investito di una responsabilità molto grande in quanto, una volta che ti viene mostrato l’errore e tu lo comprendi bene, non hai più scuse. O Gesù Cristo o l’Inferno (che io sento che sarebbe in una condizione peggiore di quella che mi sarebbe stata riservata senza che mi fossi convertito).
    Non è solo l’attrizione, che comunque ho, ma anche e soprattutto il desiderio di obbedire alla volontà del Padre. In tutto.
    Pensate sia facile vivere il rapporto con la propria moglie secondo i dettami di Cristo dopo anni spesi all’opposto?
    Non nutrire odio o rancori o propositi di vendetta in questa società?
    Allora Nostro Signore mi ha donato qualcosa dal valore inestimabile, la Santa Messa in Rito Romano Antico dove ho trovato la Tradizione con tutte le risposte a tutte le domande che mi ero posto e che mi avevano condotto all’apostasia.
    Perdono coloro che sapevano, perché sapevano, e che mi hanno taciuto quando da bambino osai chiedere di più.
    Ciò mi ha fatto capire il senso della Comunione dei Santi in quanto sento un sostegno che proviene, tramite la Tradizione, da chi ci ha preceduto nel Regno dei Cieli.
    E non nascondo che mi sento a disagio alle volte quanto mi fermo al pensare alla forza del Sacratissimi Rosarii. Non sono esagerazioni di uno andato fuori di brocca (forse un po’, ma come diceva Pio XIII il fanatismo è Amore) ma il S. Rosario è un’arma la cui reale potenza credo che nessuno di noi l’afferri veramente. Ciò che vediamo è la rappresentazione terrena di una potenza soprannaturale.
    Se ripenso solo a quello che in pochi mesi ha fatto nella vita mia e dei miei cari…
    Mi rivolgo a voi, che siete miei fratelli e sorelle in Cristo, di pregare con forza perché sento che Cristo ci sta chiamando. Sta radunando il Suo Esercito, e non per farci brandire spade o fucili (per quello ci sono gli angeli).
    Sono diventato consapevole che tutti noi dobbiamo fare la salita del Golgota e sulla cima, beh, sappiamo tutti cosa ci aspetta.
    Ciò non mi rattrista, anzi, mi dà ancora più forza.
    In fondo ognuno di noi da bambino non ha detto a Gesù un “Ti Amo”?
    Beh, restando nel cuore bambini come in quei giorni, ora siamo pronti per una bella temprata e crogiolata.
    E visto che non si è mai pronti abbastanza, continuiamo a pregare e a sostenerci a vicenda nella preghiera.

    Sia lodato Gesù Cristo

    1. Grazie davvero di cuore Diego per questa testimonianza!

      Condivido riga per riga e mi associo alla richiesta di preghiera!

      Rimaniamo UNITI in Colui che ci ha tanto amato da dare la Sua Vita per noi!

      In Gesù e Maria!

    2. @Diego

      sorreggiamoci vicendevolmente pregando l’Onnipotente perché ci aiuti a perseverare nel miglioramento della qualità cristiana della nostra vita (e perché per i battezzati che non si sono ancora resi conto
      della pericolosità della china su cui stanno scivolando sovrabbondi con la Sua ispirazione ad aprire gli occhi e orientare verso la Verità la propria coscienza).

      Già esserci resi conto dei tanti errori fatti e dei pericoli che ci aspettano è di grande aiuto per percorrere la via stretta che a caro prezzo ci è stata donata.

  18. La forza di gravità,
    come il peccato mortale oggettivo,
    che rientra negli intrinsece malum,
    tira sempre verso il basso,
    provate a dire ad uno che vuole gettarsi in un precipizio
    “Guarda che ti sfracellerai!”
    e lui
    “ma io non ho piena consapevolezza di quello che sto per fare, quindi non mi farò niente…”

    1. @Antonio Radeghieri

      “La forza di gravità,
      come il peccato mortale oggettivo,
      che rientra negli intrinsece malum,
      tira sempre verso il basso,
      provate a dire ad uno che vuole gettarsi in un precipizio
      “Guarda che ti sfracellerai!”
      e lui
      “ma io non ho piena consapevolezza di quello che sto per fare, quindi non mi farò niente…””

      Questo discorso, non se la prenda, non ha nessun senso.

      Infatti che uno ne sia consapevole oppure no, se cade in un precipizio si sfracella e punto. Fine.

      Per il peccato la cosa è diversa, nel senso che non esiste peccato, per quanto grave intrinsecamente, che possa porre l’anima di chi lo compie in uno stato di dannazione, se detto peccato è compiuto senza piena avvertenza oppure senza deliberato consenso.

      Le faccio un esempio: la Chiesa Ortodossa ammette le seconde nozze anche se il primo matrimonio è valido.
      Ora, noi sappiamo che in ogni caso questo rimane oggettivamente adulterio, però i fedeli della Chiesa Ortodossa ritengo che sia molto difficile che ne siano imputabili, dal momento che la loro Chiesa stessa ammette le seconde nozze e li conduce a ritenere le seconde nozze come una cosa non contraria, di per se, al volere di Cristo.

      Giusto per dire, eh, ma non credo che un fedele ortodosso che si risposa in Chiesa sia imputabile come lo sarebbe un cattolico, perché se la sua Chiesa stessa lo “inganna” al riguardo lui che colpa ne ha?

      Lo stesso si potrebbe dire dei matrimoni nulli. Un cattolico che è in un matrimonio nullo commette oggettivamente peccato di fornicazione ad unirsi carnalmente con sua moglie (che poi moglie non è, essendo detto matrimonio nullo), eppure non è inputabile di questo peccato, perchè è convinto in buona Fede di essere in un vero Matrimonio.

      Perciò ci andrei piano a fare le dichiarazioni che lei ha fatto sopra.

        1. Senonchè, in un commento più sopra, ho definito questo Papa un “cattivo Papa”.

          L’avrei fatto se fossi uno “scagnozzo mellifluo” come mi dipinge lei?

          Ci rifletta. Intanto ai suoi insulti rispondo con una benedizione.

          1. Nessuno le ha chiesto di non scrivere dove vuole, le è stato chiesto, non da ne ma CONDIVIDO, di essere più sintetico e di smetterla con i suoi copia incolla, se infatti fa una rilettura dei suoi interventi occupano tre quarti delle conversazioni. Anche io ho pregato lo Spirito Santo per lei, rilegga anche quello. ULTIMO siccome contrariamente a lei io devo lavorare faticosamente, oggi compreso purtroppo, per me E altri familiari in difficoltà, d’ora in poi non le dò più retta, per seguirla dovrei prendere ferie e anche perché non voglio diventare anche io grafomane. Non è giusto occupare un intero blog per convincerci non si sa bene di cosa. Inoltre io amo la CHIAREZZAbla Semplicità e la coerenza, non l’arrampicata agli specchi dando un colpo al cerchio uno alla botte. Meglio Pregare che occupare un blog non si comprende bene a qual fine. La ricorderò nelle mie povere Preghiere. Buona scrittura😋

          2. @Giusy

            “Si rilegga…..”

            Forse è lei che deve rileggermi.

            Le cito quello che ho scritto testualmente

            “Nessuno le ha chiesto di non scrivere dove vuole, le è stato chiesto, non da ne ma CONDIVIDO, di essere più sintetico e di smetterla con i suoi copia incolla, se infatti fa una rilettura dei suoi interventi occupano tre quarti delle conversazioni. ”

            Questo perché vengo contestato su questioni non certo di poco conto, e quindi preferisco “far parlare” i giganti come San Tommaso invece che parlare io stesso. Purtroppo sono costretto anche dalle continue repliche ai miei interventi.

            “Anche io ho pregato lo Spirito Santo per lei, rilegga anche quello”

            La ringrazio molto. Che la Grazia di Dio possa sostenerla in vita e soprattutto nel momento della morte.

            “Non è giusto occupare un intero blog per convincerci non si sa bene di cosa.”

            Ma io non sto cercando di convincere di nulla, semplicemente ribatto alle affermazioni inesatte, e ad un certo semi-pelagianesimo che ormai sta diventando parte integrante del nostro DNA.

            “Inoltre io amo la CHIAREZZAbla Semplicità e la coerenza, non l’arrampicata agli specchi dando un colpo al cerchio uno alla botte. ”

            Ma guardi che, a dire il vero, su molte cose sono d’accordo coi frequentatori di questo blog. Ciò su cui non concordo è quanto segue:

            1) Bergoglio non sarebbe Papa;

            2) l’interpretazione di Al del Cardinale Vallini sarebbe eretica.

            Non concordo con queste due proposizioni non perché “non voglia vedere”, ma perché sono false. Poi vabbè, con Adolfo il discorso si è spostato sull’efficacia della Grazia e questo è un altro paio di maniche (e qui purtroppo si vede spesso il semi-pelagianesimo che ci ha contaminato).

            “La ricorderò nelle mie povere Preghiere. ”

            Farò altrettanto. Buona Domenica.

            E non si faccia il sangue amaro sul Papa. Nessun cattolico predestinato alla salvezza si dannerà per “colpa” del Papa. Legga Mundabor, un antibergogliano feroce ma che su questo punto ha pienamente ragione https://mundabor.wordpress.com/2016/04/09/a-use-finally-found-for-pope-francis/

      1. Fa paura anche che troppi si lascino intortare! Mi spiace per quelli che non si rendono conto della tecnica della rana bollita che ci stanno somministrando! Quando cerco di spiegare queste cose a tanti anziani, mi ringraziano…. purtroppo tanti vengono invece beatamente manipolati, senza scrupoli nè rispetto. Tutti i media anticlericali osannano berghy, (spero che un diminutivo non venga ritenuto insulto), ogni voce non prostrata o allineata rischia ritorsioni o censure, ma il tutto è reso zuccheroso da un mare di “misericordia”😱😱…. quindi chi ragiona e ha un minimo di spirito critico diventa il mostro da emarginare…e anche io nel mio piccolo ne so qualcosa! Ad esempio io nella mia parrocchia sono stata definita atea perché non genuflessa a berghy e in un santuario qui vicino per lo stesso motivo mi hanno cacciata dal confessionale! Comunque Sia Lodato Gesù Cristo, Confido tanto in Te😇

        1. Due medaglie al valor cattolico, cara Giusy, da mettere bene in vista sul petto, è meglio pregare il Santo Rosario privatamente, secondo la suddivisione tradizionale idei tre misteri (due cicli a settimana, con ripetizione dei misteri gloriosi alla domenica) e poi cercare dove fanno la messa VO e andarci almeno una volta al mese, anche per fare una VERA confessione, non un’intervista o una seduta psicanalitica.

          1. Grazie Catholicus, è proprio ciò che sto facendo, due volte al mese Santa Messa VO e se non possibile Santo Rosario. Grazie anche alle persone fedeli come lei che rendono meno spinoso questo periodo terribile per la Chiesa e per la Fede. Sosteniamoci a vicenda con la Preghiera. Sia Lodato Gesù Cristo.

  19. Bergoglio, Kasper, Sosa … non credono in Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, non credono nella Vergine Santissima, Madre di Dio, sono senza alcun timor di Dio. Non seguiteli! Affidatevi al cuore immacolato di Maria, pregate a casa con amore e devozione il Santo Rosario e sarete salvi! Viva Cristo Re!

    1. @Pasquino

      Non non possiamo sapere quello che intimamente i succitati ecclesiastici credono davvero.

      Basta a creare grossi problemi alla comunità dei battezzati che in più occasioni pubbliche APPAIA (per la loro perseveranza in comportamenti “equivoci”, per la mancanza di successive rettifiche) che essi non credano in qualche elemento essenziale della Verità Rivelata come dogmatizzata nei secoli dalla Chiesa Cattolica.

    2. @Pasquino

      Tralasciando il resto del discorso, queste sue righe

      “Affidatevi al cuore immacolato di Maria, pregate a casa con amore e devozione il Santo Rosario e sarete salvi! Viva Cristo Re!”

      Sono certamente vere.

  20. Ave Maria! Ho pubblicato sulla mia pagina di fb questo articolo che fa pensare assai. A Pentecoste ero a Fatima ed ho pregato assai per la Chiesa Cattolica, ed ho pregato anche per il Papa affinché facesse chiarezza, dopo tanta confusione che ha provocato nella Casa di Dio… Poi ho letto la sua omelia di Pentecoste… mi ha deluso del tutto. Ho fatto il cammino di Fatima in ginocchio affinché il Padre salvi la Chiesa, e affinché sio il Cuore Immacolato di Maria ha prendere in mano il comando e sia la nostra Condottiera nella vera Chiesa Cattolica dov’è la Verità tutta intera. Ieri sono stato a Loreto per partecipare all’annuale incontro di preghiera del Movimento Sacerdotale Maria di cui faccio parte dal 1975. E abbiamo pregato, tutti assieme, per il Papa affinché capisca, perché se Egli va fuori strada non è più capace di guidare il Gregge santo di Cristo. E che la Madonna ci aiuti! So di mettermi allo scoperto con questa mia testimonianza, e che portrò le conseguenze… ma tutto sia per il trionfo del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria e per il vero bene della Santa Madre Chiesa Cattolica e delle anime. Gloria a Dio, e che la Madonna ci aiuti! Pregate per me. Vvb e vi benedico in Gesù e Maria. Pace e gioia sempre! Don Armando Maria osb silv donarmando@silvestrini.org

    1. che Dio la benedica e la sostenga sempre, caro Don.
      Noi tutti abbiamo bisogno di consacrati fedeli come lei, che sicuramente ci sono, anche se sembra prevalere la fronda normalista (quando va bene)…. spero davvero che sia un “fiume carsico” magmatico e pronto a venire alla luce quando il Cielo vorrà.

    2. @don Armando Maria Loffredi

      Reverendo don Armando, le sono molto grato in primo luogo per la sua benedizione e le preghiere che lei sta facendo per noi lettori e commentatori del blog del dr. Tosatti.

      Compatibilmente alla disponibilità del suo tempo, sarebbe utile a noi se potesse di tanto in tanto intervenire con qualche suo commento, ad esempio per proporci correzioni quando io o altri di noi semplici battezzati andassimo, speriamo sempre in buona fede, con i nostri commenti, al di là della lecita differenza di opinione, contro la sana dottrina cattolica.

      Sono (non dico sorpreso: non sarebbe vero perché negli ultimi 2-3 anni purtroppo la cronaca ha mostrato fatti che mi stanno abituando all’eventualità da lei paventata) sconcertato dalla sua frase:
      “… So di mettermi allo scoperto con questa mia testimonianza, e che porterò le conseguenze… ”

      Perché mai un sacerdote dovrebbe subire dolore conseguenze dal dichiarare pubblicamente di avere fervidamente fatto preghiere e penitenze affinché il regnate Papa possa sempre meglio svolgere il suo ministero petrino???
      Perché mai per un sacerdote dovrebbe essere motivo di sanzioni rispettosamente dire che una certa omelia del Papa è sembrata deludente?

      Domande retoriche perché per quel poco che conosco io le suddette azioni, secondo il diritto canonico vigente, sono lecite anche per un sacerdote cattolico!

      Mi permetterò di ricordarla nelle mie semplici preghiere che fra poco farò prima di addormentarmi.

  21. @Marco

    #Ora, come abbiamo visto a nessuno è data la Grazia per evitare i peccati veniali, a meno che non riceva uno speciale privilegio di Dio, come quello ricevuto dalla Madonna. E siccome vi sono situazioni dove trasgredire un precetto in materia grave è peccato veniale, per mancanza di libertà, allora non si può dire che sia sempre possibile non peccare. È sempre possibile non commettere peccato mortale, ma al contrario può non essere possibile evitare un peccato veniale#

    Giusto. Dunque basta arrampicarsi sugli specchi, di volta in volta, per “dimostrare” che un peccato grave è “diventato” veniale.

    E stiamo a posto.

    Non commento il resto del tuo intervento, in quanto non fai altro che ripetere – con parole diverse – concetti già da me espressi. Dovrei dire che sei d’accordo con me (sul fatto ad esempio che Dio aiuta a evitare i peccati mortali, ma non i peccati veniali)… se non fosse fin troppo chiaro il tuo intento di gettar fumo negli occhi, allo scopo di giustificare ciò che giustificabile non è.

    Anche se poi, a chiacchiere, dici di preferire l’interpretazione restrittiva di AL.

    A proposito: com’è che hai eluso la mia domanda, sulla tua amica adultera, che tu hai di fatto spinta a comunicarsi sacramentalmente?

    Un minimo di coerenza da parte tua non guasterebbe, e rimane forte l’impressione che tu sia in mala fede.

    In merito a Dio che non è uno spietato esattore di Equitalia, forse ti farebbe bene leggere la “Lettera dall’Inferno” (con Imprimatur), nella quale è chiaramente sottolineato come Dio – per la Sua Giustizia perfetta – pesa le cose in modo molto preciso.

    Ciò non significa essere “spietati esattori”, bensì, semplicemente, applicare la Giustizia.

    Siccome è in gioco la Salvezza eterna delle anime, è poco saggio cercare a tutti i costi eventuali attenuanti, in merito ai peccati gravi: ci si impegni, piuttosto, in una seria via di conversione.

    Nel caso in cui vi siano oggettive costrizioni, è chiaro che l’imputabilità diminuisce o è addirittura annullata. Noi ovviamente stiamo parlando dei – moltissimi – casi in cui costrizione “vera” non vi è.

    Noto con rammarico che continui a fare paralleli che poco ci azzeccano, con l’argomento trattato. Ti piace andare per estremi, così da rendere “più digeribili” le tue conclusioni soggettive.

    In merito alle prostitute, vale lo stesso discorso fatto per gli adulteri: se hanno scelto (molte di loro non l’hanno scelto, e sono di fatto schiave) liberamente di darsi alla prostituzione (con relativa “sottomissione” al pappone di turno), il fatto che poi vengano in qualche modo “costrette”, non annulla la loro libera scelta iniziale. La quale scelta – fatta in piena libertà – continua ad avere il suo peso, agli occhi di Dio.

    Un peso negativo, chiaramente.

    Un ubriaco non è responsabile dei danni che fa, da ubriaco. Ma è responsabile di aver bevuto all’eccesso. Negare questo criterio, significa fare il cane che si morde la coda.

    La Misericordia non annulla la Giustizia… checché ne dicano i bergogliosi attuali.

    1. @Adolfo

      “Giusto. Dunque basta arrampicarsi sugli specchi, di volta in volta, per “dimostrare” che un peccato grave è “diventato” veniale.

      E stiamo a posto.”

      Non si tratta di arrampicarsi sugli specchi. Secondo la dottrina cattolica se una persona non è libera di non commettere un determinato peccato la colpa mortale non sussiste.

      Che arrampicarsi sugli specchi e arrampicarsi sugli specchi? È la dottrina cattolica che afferma ciò.

      “Dovrei dire che sei d’accordo con me (sul fatto ad esempio che Dio aiuta a evitare i peccati mortali, ma non i peccati veniali)… se non fosse fin troppo chiaro il tuo intento di gettar fumo negli occhi, allo scopo di giustificare ciò che giustificabile non è.”

      Invece non è così, e ripeto che io sono d’accordo con l’interpretazione restrittiva di Al proprio perché, sebbene a volte chi è in adulterio sia in grazia di Dio, ammetterli ai Sacramenti ed emanare una esprtazione papale dove vene dato, seppur solo in certi casi, questo permesso, può essere più pericoloso che altro, perché è facile che molti faranno comunioni sacrileghe.

      Quindi se mi chiedi: “Marco sei d’accordo con la negazione della Comunione ai risposati” ti rispondo di si, ma non perché l’interpretazione di Vallini o dei vescovi argentini sia eretica, ma perché coi sacerdoti modernisti che abbiamo si crea solo confusione e danni alle anime.

      ” A proposito: com’è che hai eluso la mia domanda, sulla tua amica adultera, che tu hai di fatto spinta a comunicarsi sacramentalmente?”

      Non l’ho spinta a comunicarsi; l’ho spinta a CONFESSARSI, e a rispettare la decisione del confessore qualunque essa fosse.

      Ripeto ciò che ho scritto

      ” no, tu travisi le mie parole (spero in buonafede). Mai le ho detto di “vagliate i confessori fino a trovarne uno che le concedesse la Comunione”.

      Le ho detto di andarsi a confessare e, siccome conosco quel sacerdote e so che è di buona dottrina (cioè non è un modernista) le ho raccomandato di essere sincera nello spiegare la sua situazione e di rispettare la decisione del confessore, quale che fosse (sia che l’assolvesse sia che le negasse l’assoluzione)”

      EDIT: vedo che qui http://www.marcotosatti.com/2017/06/08/il-papa-lipocrisia-il-si-si-no-no-amoris-laetitia-i-dubia-e-il-sinodo-dei-vescovi-a-finale-precotto/#comment-13501 hai ammesso di avermi travisato su questo punto, non c’è problema.

      “Siccome è in gioco la Salvezza eterna delle anime, è poco saggio cercare a tutti i costi eventuali attenuanti, in merito ai peccati gravi”

      Ma non c’è dubbio, mai l’ho negato. Il punto è che ci sono situazioni dove, pur volendo agire diversamente, non è possibile agire diversamente.

      “ci si impegni, piuttosto, in una seria via di conversione.”

      Certamente, ma questa via di conversione non implica che uno debba essere impeccabile. Infatti uno può essere in una situazione di peccato dalla quale, al momento, non può uscire, sebbene voglia uscirne.

      Una persona così può essere in Grazia? Secondo la dottrina cattolica la risposta è SI.

      “In merito alle prostitute, vale lo stesso discorso fatto per gli adulteri: se hanno scelto (molte di loro non l’hanno scelto, e sono di fatto schiave) liberamente di darsi alla prostituzione (con relativa “sottomissione” al pappone di turno), il fatto che poi vengano in qualche modo “costrette”, non annulla la loro libera scelta iniziale. La quale scelta – fatta in piena libertà – continua ad avere il suo peso, agli occhi di Dio.”

      Certamente. Ma se sono pentite della loro scelta iniziale, se sono pentite sinceramente, possono essere perdonate anche se attualmente non possono uscirne, e questo perché, sebbene la loro scelta iniziale sia stata libera, i loro atti attuali non lo sono, e quindi sono peccati veniali.

      Non capisco cosa ci sia di non chiaro: il peccato mortale di essersi messo in quella situazione può essere perdonato se si è pentiti, i peccati veniali attuali invece (veniali perché compiuti senza la libertà necessaria per non compierli) non privano della Grazia, perciò questa persona può essere perdonata anche se al momento non può riformare la sua vita.

      Lo stesso vale per un adultero che è pentito di essersi messo in quella situazione ma al momento non può uscirne senza danni peggiori ai figli.

      “Un ubriaco non è responsabile dei danni che fa, da ubriaco. Ma è responsabile di aver bevuto all’eccesso. Negare questo criterio, significa fare il cane che si morde la coda.”

      Non l’ho mai negato questo. Dove l’avrei negato? Ho detto che il peccato “originale” che ha portato a quella situazione può essere perdonato se c’è pentimento, non ho detto che non sia peccato mortale.

  22. @Marco

    #@Adolfo e Dario
    Riguardo alla differenza tra Grazia sufficiente e Grazia efficace ho scritto un articolo su Croce-via, come Cicero#

    Vedo che hai riproposto la tua vecchia idea di un dio bislacco (come ti è stato più volte fatto notare sul blog della Miriano) il quale, arbitrariamente, decide chi deve essere salvato e chi no.

    Il fatto che la Grazia preceda la libera decisione dell’uomo, non annulla l’importanza del libero arbitrio.

    Col pretesto di distinguere fra Grazia sufficiente e Grazia efficace (distinzione che in sé ha la sua ragion d’essere), continui a buttar fumo negli occhi altrui.

    Mi pare che tu, coi tuoi lunghissimi papiri (una brutta abitudine che non vuoi proprio perdere, e che ti preclude – lo ripeto – molti potenziali lettori), non faccia altro che invertire i termini, chiamando eretici proprio coloro che ribadiscono la retta Dottrina. E viceversa.

    ***
    «Chi ha creato te senza di te, non ti giustifica senza di te: ha creato chi non sapeva, non giustifica chi non vuole»
    [Agostino – Sermo 169, 11, 13]

    «Lo maggior don che Dio per sua larghezza / fesse creando, e a la sua bontate / più conformato, e quel ch’ e’ più apprezza / fu de la volontà la libertate»
    [Dante – Paradiso V, 19-22]

    Il Concilio di Trento sottolinea questo “equilibrio” fra la Grazia [che muove e stimola il libero arbitrio] e la libera volontà umana [che può rispondere affermativamente o negativamente agli impulsi della Grazia]:
    «Se qualcuno dice che il libero arbitrio dell’uomo, mosso e stimolato da Dio, non coopera in nessun modo esprimendo il proprio assenso a Dio, che lo muove e lo prepara ad ottenere la Grazia della giustificazione; e che egli, se lo vuole, non può rifiutare il suo consenso, ma come cosa inanimata resta assolutamente inerte e gioca un ruolo del tutto passivo: sia anatema»
    [Concilio di Trento, decreto De iustificatione (13 gennaio 1547), can. 4]

    ***
    Perciò, caro Marco, tienitelo tu, il tuo dio bislacco che salva le persone senza di fatto tenere in conto il libero arbitrio. E per favore risparmiami ulteriori lunghissimi papiri.

    Sei bravo a scrivere, e puoi esprimere concetti in poche righe: se lo vuoi.
    A meno che tu non adotti consapevolmente la “strategia” di AL: stremare il lettore con lunghissimi passaggi, allo scopo di intortarlo meglio.

    1. @Adolfo

      “Vedo che hai riproposto la tua vecchia idea di un dio bislacco (come ti è stato più volte fatto notare sul blog della Miriano) il quale, arbitrariamente, decide chi deve essere salvato e chi no.”

      Quella che ho proposto è la dottrina tomista, nè più nè meno. Controlla tu stesso http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I/QUESTIONE%2023.html

      Dio predestina alla salvezza gli eletti e permette la dannazione dei reprobi. Gli eletti sono condotti a salvezza dalla Grazia efficace che muove il libero arbitrio pur lasciando la libertà di resisterle; i reprobi si dannano perché per loro colpa resistono alla Grazia sufficiente.

      “Il Concilio di Trento sottolinea questo “equilibrio” fra la Grazia [che muove e stimola il libero arbitrio] e la libera volontà umana [che può rispondere affermativamente o negativamente agli impulsi della Grazia]:
      «Se qualcuno dice che il libero arbitrio dell’uomo, mosso e stimolato da Dio, non coopera in nessun modo esprimendo il proprio assenso a Dio, che lo muove e lo prepara ad ottenere la Grazia della giustificazione; e che egli, se lo vuole, non può rifiutare il suo consenso, ma come cosa inanimata resta assolutamente inerte e gioca un ruolo del tutto passivo: sia anatema»
      [Concilio di Trento, decreto De iustificatione (13 gennaio 1547), can. 4]”

      Tutto giusto. Ma mentre la Grazia sufficiente viene frustrata dal libero arbitrio umano, la Grazia efficace raggiunge sempre e infallibilmente il suo scopo salvifico.

      Questo non perché la Grazia efficace sia irresistibile, ma perché l’uomo non vuole resisterle. Se ci badi il Concilio di Trento afferma che “egli, se lo vuole, non può rifiutare il suo consenso”.

      E infatti è così: la Grazia efficace è resistibile perché l’uomo volendo potrebbe resisterle. Però di fatto non viene mai resistita perché l’uomo non vuole resisterle.

    2. Perciò è falsissimo dire, come tu mi hai attribuito, che Dio salverebbe senza tenere in conto il libero arbitrio. Il punto è che anche le azioni del libero arbitrio però derivano dalla predestinazione (cf Summa Teologica, I, 23, 5).

      Ti cito padre Tyn, un altro tomista doc

      http://www.studiodomenicano.com/testi/lezioni_villapace/27_Villa_Pace_Cristo_capo_della_Chiesa.pdf

      1) “nel concetto stesso di predestinazione è racchiusa questa conduzione divina, efficace, efficacissima, anzi, che DI FATTO OTTERRÀ la salvezza. Quindi se uno dicesse che tutti sono predestinati vorrebbe dire che tutti sono salvati . Io me lo auguro, io me lo auguro*** ;

      2) “I non predestinati non si salvano perchè sono loro che non vogliono. E’ così?
      Padre Tomas: Vedete, c’è questo, la predestinazione riguarda questa conduzione divina dell’anima dell’uomo alla patria celeste. Cioè si può dire che CHI È PREDESTINATO, sarà mosso dalla grazia di Dio in maniera tale che INFALLIBILMENTE arriverà alla salvezza”;

      3) “Dio rende efficace la grazia. L’uomo al massimo può renderla inefficace. Però – e questa è la vostra domanda che è interessante, – se Dio mi dà non la grazia sufficiente ma la grazia efficace, cioè mi dà la grazia con la modalità dell’efficacia prima ancora della mia decisione; se Dio me la dà in questa maniera, io sono libero di rifiutarla e quindi di dannarmi oppure no? Allora bisogna rispondere così: SE DIO MI DA LA GRAZIA EFFICACE PER SALVARMI, IO INFALLIBILMENTE MI SALVERÒ perché naturalmente l’efficacia dell’azione di Dio non può venir meno; la creatura non può renderla vana, per così dire.”

      E questa è la ragione di promesse come quella sui nove venerdì del Sacro Cuore, ad esempio, dove Gesù ha promesso la Grazia della perseveranza finale.

      Non avrebbe mai potuto fare tale promessa se non esistesse una Grazia che infallibilmente conduce a salvezza (infatti senza tale Grazia uno potrebbe fare bene, con le dovute disposizioni (necessarie perché sia valida), quella devozione e poi morire lo stesso in peccato mortale.

  23. L’immagine che mi appare leggendo li scambio tra Adolfo e Marco è quella di un Luminoso Arcangelo che si scontra con qualcuno assai subdolo, come quello che alle Origini convinse suadente Eva a mangiarsi la mela e condannando lei è noi ai tormenti di questo mondo. Sia Lodato Gesù Cristo.

    1. Cara Giusy, il modo caratteristico di procedere dei diavoli – e degli anticristi che vanno loro appresso – sta proprio nel “vestire di bene” ciò che, in realtà, è “male”.

      Nessuno di costoro negherà apertamente il Vangelo o la Dottrina: ma su di essi elaborerà tante sovrastrutture, il cui scopo è sempre e solo uno: allargare la via stretta.

      Ma la via stretta, una volta allargata, non conduce più alla Salvezza, bensì alla perdizione eterna. Proprio per tal motivo, più che sfornare elucubrazioni vane, sarebbe utile impegnarsi in un serio cammino di conversione.

      Chi vive nel peccato grave protratto, faccia di tutto – con l’aiuto di Dio – per mutare percorso. E chi sta in piedi, badi di non cadere.

      Ricambio le tue benedizioni 🙂

    2. @Giusy

      più che altro è uno scambio fra un troppo paziente lettore normale e un assillante (cripto)luterano che grossomodo ripete papiri già scritti.

      ‘sto tormentone della PREDESTINAZIONE è uno dei cancri satanici che attanagliava il sacerdote apostata Martin Lutero e dopo di lui, in forma più o meno grave (vedi Calvino), è rimasto ad attanagliare gli eretici che l’hanno seguito.
      Per me è orribile che un battezzato che ha letto e meditato il S. Vangelo possa maturare il convincimento di una qualche predestinazione divina del destino infinito di un uomo.

      Che poi l’Onnipotente Onniscente sappia già dall’inizio quello che ogni uomo creato LIBERAMENTE farà per raccogliere oppure no la grazia salvifica donatagli a così caro prezzo c’entra niente con la predestinazione per scelta divina.
      E’ ogni uomo che si “auto-predestina” in base al suo libero arbitrio: e l’Altissimo nella sua infinita bontà ha voluto rispettare la libertà di scelta (della salvezza o della dannazione eterna) delle sue creature senzienti.

      1. Acchiappaladri

        “Per me è orribile che un battezzato che ha letto e meditato il S. Vangelo possa maturare il convincimento di una qualche predestinazione divina del destino infinito di un uomo.”

        http://www.catholicapologetics.info/thechurch/councils/summary.htm

        197) “God, by His Eternal Resolve of Will, has predetermined certain men to eternal blessedness. (De fide.)) God, by an Eternal Resolve of His Will, predestines certain men, on account of their foreseen sins, to eternal rejection. (De fide.)”

        Come vede è solo la dannazione che include la PRESCIENZA dei demeriti. Chi è predestinato alla salvezza non è predestinato per i suoi meriti, perché i meriti stessi derivano dalla predwstinazione.

        Infatti nelle proposizioni con “DE FIDE” è scritto che “God, by an Eternal Resolve of His Will, predestines certain men, ON ACCOUNT ON THEIR FORSEEN SINS, to eternal rejection” mentre INVECE sulla predestinazione degli eletti è scritto che “God, by His Eternal Resolve of Will, has predetermined certain men to eternal blessedness” è come vede non c’è “on account on their forseen merits”. Perché i meriti non sono la causa per cui uno è predestinato, ma la conseguenza della predestinazione, perché Dio inclina la volontà al Bene direttamente, mentre nei reprobi semplicemente non non la inclina al bene, non impedisce che essi si dannino per loro esclusiva colpa.

        Le cito di nuovo San Tommaso, che forse secondo lei era un criptoluterano

        “Se infatti Dio abbandona alcuni ai loro reprobi sentimenti significa che costoro hanno già tali sentimenti volti a fare ciò che non si deve.
        Perciò si dice che Dio li abbandona ad essi nel senso che non impedisce loro di seguirli: come si direbbe che esponiamo qualcuno [all’offesa] in quanto non lo difendiamo.
        Quello poi che S. Agostino scrive nel De Gratia et Libero Arbitrio [21], e che la Glossa riferisce, cioè l’espressione: “Dio inclina la volontà al bene e al male”, significa che DIO INCLINA DIRETTAMENTE LA VOLONTÀ AL BENE, e la inclina al male IN QUANTO NON LO IMPEDISCE” (Summa Teologica, I-II, 79, 1).

      2. “E’ ogni uomo che si “auto-predestina” in base al suo libero arbitrio”

        Completamente falso, come ho dimostrato. È de fide che è DIO che predestina alla salvezza gli eletti. Semmai è vero che è il dannato che, con le sue colpe, si auto predestina all’inferno, ma per la salvezza il discorso cambia, perché è DIO che predestina alla salvezza e che conduce i predestinati infallibilmente alla salvezza. Se vuole approfondire legga San Tommaso, qui http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I/QUESTIONE%2023.html

        E mi dica se c’è una sola cosa diversa da ciò che ho detto io.

      3. E aggiungo una cosa che scrisse a suo tempo San (per me è Santo, poco da fare) Pio XII nella Mystici Corporis

        “Neppure deve ritenersi che il Corpo della Chiesa, appunto perché e fregiato del nome di Cristo, anche nel tempo del terreno pellegrinaggio sia composto soltanto di membri che si distinguono nella santità, O DI COLORO CHE SON PREDESTINATI DA DIO ALLA FELICITÀ ETERNA*. Infatti si deve attribuire all’infinita misericordia del nostro Salvatore che non neghi ora un posto nel suo mistico Corpo a coloro cui una volta non negò un posto nel convito (cfr. Matth. IX, 11; Marc. 11, 16; Luc. XV, 2). Poiché non ogni delitto commesso, per quanto grave (come lo scisma, l’eresia, l’apostasia) è tale che di sua natura separi l’uomo dal Corpo della Chiesa. Né si estingue ogni vita (Neque ab iis omnis vita recedit) in coloro che, pur avendo perduto con il peccato la carità e la grazia divina sì da non essere più capaci del premio soprannaturale, conservano tuttavia la Fede e la speranza cristiana, e, illuminati da luce celeste, da interni consigli e impulsi dello Spirito Santo, sono spinti a concepire un salutare timore e vengono eccitati a pregare e a pentirsi dei propri peccati”[1].

        * come vede San Pio XII afferma che solo alcuni sono predestinati alla salvezza, non tutti. I predestinati alla salvezza sono tali perché Dio li ha predestinati (ed è ciò che ha detto anche Pio XII) e si salvano certamente, anche se noi non possiamo sapere chi siano nè possiamo con certezza assoluta sapere se siamo predestinati.

      4. Ah poi, caro Acchiappaladri, visto che nomina il Vangelo io le porto San Paolo, che è Parola di Dio come il Vangelo, che ne dice?

        “Rebecca ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre; quando essi non erano ancora nati e nulla avevano fatto di bene o di male – perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull’elezione, non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama -, le fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù*. Che diremo dunque? C’è forse ingiustizia da parte di Dio? No, certamente! Egli infatti dice a Mosè: Avrò misericordia per chi vorrò averla, e farò grazia a chi vorrò farla Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi ha misericordia verso chi vuole e rende ostinato chi vuole*. ” (Rm 9,10-18)

        Anche in Rm 8, 28-30 ritorna il discorso della predestinazione
        ” Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poichè quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.”

        * il Magistero ha sempre interpretato questa affermazione non come se Dio “odiasse” letteralmente Esaù, ma nel senso che, pur avendolo amato, l’ha amato meno di Giacobbe, e mentre ha predestinato Giacobbe alla salvezza, non ha predestinato Esaù, permettendo che Esaù si perdesse per propria colpa. Questo è ben spiegato ancora una volta dall’Aquinate, che cito: “Dio ama tutti gli uomini, anzi ama tutte le creature, in quanto a tutti gli esseri vuole del bene; non a tutti però vuole ogni bene. Per cui quando ad alcuni non vuole il bene della vita eterna si dice che li ha in odio, o che li riprova.
        Quanto al modo di causare, la riprovazione si comporta diversamente dalla predestinazione. La predestinazione infatti è causa tanto di ciò che è atteso dai predestinati nella vita futura, cioè della gloria, quanto di ciò che da essi è percepito nel presente, cioè della grazia. La riprovazione invece non è causa di ciò che si verifica nella vita presente, cioè della colpa, ma solo dell’abbandono da parte di Dio. È tuttavia causa di ciò che sarà inflitto nel futuro, cioè della pena eterna. Ma la colpa proviene dal libero arbitrio di colui che è riprovato e abbandonato dalla grazia. E così si avvera il detto del profeta: “La tua perdizione proviene da te, o Israele!”. (Summa Teologica, I, 23, 3)

        * ovviamente anche qui il “rendere ostinato” non è inteso nel senso di causalità efficiente, come se Dio fosse stato causa prima dell’ostinazione del faraone, ma solo nel senso di volontà di permissione, vale a dire che Dio ha permesso, per Giustizia, che il cuore del faraone si indurisse, invece che convertirlo per Misericordia (per questo dice “avrò Misericordia per chi vorró averla e farò Grazia per chi vorró farla”).

        Ma forse oggi, siccome i cattolici rifiutano il dogma della predestinazione (questa è una cosa che purtroppo anche molti cattolici tradizionali e perfino cattolici tradizionali sedicenti tomisti hanno in comune coi modernisti) dovremmo riscrivere Rm 9,10-18 (tanto non c’erano i registratori…. Oops pero la lettera ai Romani è stata scritta da San Paolo di suo pugno, perciò che diremo? Che ha scritto delle bischerate? Nonostante la Chiesa consideri le lettere di Paolo divininamente ispirate? Chi vuole prendersi questa responsabiità si accomodi) in questo modo

        “Rebecca ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre; quando essi non erano ancora nati e in previsione di ciò che avrebbero fatto di bene e di male – perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sulle opere, non in base all’elezione di Colui che chiama, ma alla buona volontà di colui che è chiamato -, le fu dichiarato: Il minore sarà uguale al maggiore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe quanto ho amato Esaù. Che diremo dunque? C’è forse ingiustizia da parte di Dio? No, certamente! Egli infatti dice a Mosè: Avrò misericordia indistintamente per tutti e farò Grazia indistintamente a tutti! Quindi non dipende da Dio che elegge e fa Misericordia, ma dalla volontà dell’uomo di accettare il dono dell’Eterno.. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia Misericordia e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi salva chi vuole lasciarsi salvare ma non può salvare chi non vuole lasciarsi salvare ” (Rm 9,10-18)

        Forse questa revisione di Rm 9,10-18 è più palatabile per il cattolicesimo semi-pelagiano odierno? 😉

  24. @Marco

    #Se poi ritieni che i cristiani nei paesi comunisti che non possono sposarsi siano dei fornicatori sempre e comunque in peccato mortale anche se fedeli e aperti alla vita, e che vengano schiaffati all’inferno, beh hai una idea di Dio che non esito qualificare molto somigliante con l’attuale dittatore nordcoreano#

    Continui col presentare “casi penosi”, allo scopo di allargare le maglie del permissivismo.

    Come puoi paragonare (è un paragone tuo, che io mai mi sono sognato di fare) i cristiani dei paesi comunisti, coi cattolici (o sedicenti tali) delle nostre parti?

    Sarà vero o no che un cattolico nostrano, di fronte a Dio, ha delle responsabilità ben maggiori?

    E te l’ho detto più volte, anche in passato, che dove vi sono costrizioni oggettive l’imputabilità si riduce, fino a eventualmente annullarsi.

    Essere adulteri aperti alla vita, NON annulla l’essere adulteri. E fin quando il CCC e il CIC non verranno cambiati, rimane valido che essi non possono accedere ai Sacramenti.

    È stato Cristo a parlare di via stretta. E non certo a caso. Molte realtà quotidiane sono pregne di sofferenza: questo sì che è un dato di fatto. Da nessuna parte, nel Vangelo, è scritto che la conquista del Cielo sia qualcosa di semplice.

    A quelli come te la via stretta pare sempre “troppo stretta”: liberissimi di andarvene per altre vie.

    Buon viaggio.

    1. @Adolfo

      “Continui col presentare “casi penosi”, allo scopo di allargare le maglie del permissivismo.

      Come puoi paragonare (è un paragone tuo, che io mai mi sono sognato di fare) i cristiani dei paesi comunisti, coi cattolici (o sedicenti tali) delle nostre parti?”

      Ma lo vedi che travisi costantemente ciò che volevo dire? Stavamo parlando di chi è in una seconda unione dopo un matrimonio nullo, tu mi hai scritto, in un commento sopra

      “Per quanto riguarda i matrimoni nulli, rimane comunque il fatto che chi non è validamente sposato, è chiamato da Dio alla castità: dunque il discorso che io e altri abbiamo condotto rimane comunque valido. Un eventuale matrimonio nullo non “annulla” il peccato di chi si dà al sesso disordinato. E ciò vale, ovviamente, per ogni peccato grave.”

      E io ti ho risposto

      “Chi ha un matrimonio nullo può risposarsi in Chiesa. E, anche qualora non potesse risposarsi “formalmente” , se la nuova coppia si ama, è aperta alla vita (ammesso che siano in età fertile) e hanno intenzione di stare insieme per sempre (quindi accettano l’indissolubilità) una tale unione può essere un Matrimonio di fatto anche se non de iure.”

      Quindi come vedi non stavo affatto parlando di coppie in stato di adulterio (perché dove nessuno due due è sposato l’adulterio non c’è).

      Quale era il succo del mio discorso? Che ciò che rende un Matrimonio un vero Matrimonio non è la celebrazione formale in Chiesa, ma l’accettazione dei beni del Matrimonio medesimo da parte della coppia. E questo vale sia per i cristiani nei pesi comunisti sia per un cristiano italiano, che magari non può formalmente risposarsi in Chiesa per vari motivi (e ce ne sono di motivi che spesso inducono le persone a non chiedere l’annullamento nonostante siano certe che il Matrimonio non sia valido).

      Perciò tutto il tuo discorso successivo non c’entra nulla con ciò che stavo dicendo, perché è ovvio che se una coppia adultera è aperta alla vita sono comunque adulteri, ma io NON stavo parlando di adulteri, ma di persone in una seconda unione a fronte di un primo matrimonio nullo.

  25. @Marco

    #No, tu travisi le mie parole (spero in buonafede). Mai le ho detto di “vagliate i confessori fino a trovarne uno che le concedesse la Comunione”.
    Le ho detto di andarsi a confessare e, siccome conosco quel sacerdote e so che è di buona dottrina (cioè non è un modernista) le ho raccomandato di essere sincera nello spiegare la sua situazione e di rispettare la decisione del confessore, quale che fosse (sia che l’assolvesse sia che le negasse l’assoluzione)#

    Ti chiedo scusa per l’involontario travisamento.

    In ogni caso quel sacerdote “di buona dottrina”, come tu dici, ha eluso il CCC e il CIC, nei quali è detto che i div/ris che vivono in castità possono accedere ai Sacramenti. Non gli altri.

    E per fortuna che è “di buona dottrina”…

    ***
    #Anche un drogato può essere perdonato di essersi messo in quella situazione se ne è pentito, anche se attualmente non può uscirne in tempi brevi#

    Certo che può essere perdonato. Il problema però, in molti casi, è che quella locuzione: “non… in tempi brevi”… diventa “mai”.

    E più che ai drogati, mi riferisco ai peccatori gravi e reiterati.

    “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”.
    “Sforzatevi”, dice Nostro Signore, non dice “cullatevi sugli allori, ché tanto ci sarà tempo per convertirsi”.

    Ridurre – come tu più o meno implicitamente fai – il Sacramento matrimoniale al cosiddetto “ideale” bergogliano [basta volersi bene, basta essere aperti alla vita…], significa traslarlo sul piano delle idee. I Sacramenti di Cristo vengono resi “ideali”… onde, di fatto, è come se non ci fossero.

    E, non pago, chiami “eretici” proprio coloro che ribadiscono la retta Dottrina. Del resto hai ottimi esempi “in alta sede”…

    1. @Adolfo

      “Ti chiedo scusa per l’involontario travisamento.

      In ogni caso quel sacerdote “di buona dottrina”, come tu dici, ha eluso il CCC e il CIC, nei quali è detto che i div/ris che vivono in castità possono accedere ai Sacramenti. Non gli altri.

      E per fortuna che è “di buona dottrina”…”

      È di buona dottrina perché è uno che non ha certo timore a negare l’assoluzione, dove non c’è la predisposizione adatta per essere assolti.

      Ad ogni modo quella donna ha un matrimonio nullo alle spalle (si è scoperto recentemente, grazie a Dio, è un bel peso in meno per lei), perciò non è adultera (e quest’uomo con cui sta ha la moglie defunta, è morta 13 anni fa). Penso che, sostanzialmente, di casi con un primo matrimonio valido alle spalle che vengono assolti nonostante vivano more uxorio ce ne siano pochi. E questo per due ragioni:

      1) è relativamente difficile che un Matrimonio valido fallisca (secondo me, anzi, è molto difficile), per via delle Grazie del Sacramento;

      2) i risposati che potrebbero fare la Comunione senza commettere sacrilegio a fronte di un primo Matrimonio valido sarebbero solo quelli che realmente non possono agire diversamente (ad esempio quelli che sono risposati con un coniuge non cattolico o non praticante che mai accetterebbe le esigenze di FC84, e imponendogliele andrebbe a scatafascio la famiglia con grave danno dei figli).

      Perciò Al andrà a beneficio soprattutto dei tanti casi di nullità che però non è dimostrabile giuridicamente o che non pur essendo dimostrabile non lo è di fatto perché la persona per varie ragioni non può sottoporsi al processo di annullamento.

      #”Anche un drogato può essere perdonato di essersi messo in quella situazione se ne è pentito, anche se attualmente non può uscirne in tempi brevi#

      Certo che può essere perdonato. Il problema però, in molti casi, è che quella locuzione: “non… in tempi brevi”… diventa “mai”.

      E più che ai drogati, mi riferisco ai peccatori gravi e reiterati.”

      Ah perché adesso un tossico sarebbe meno “peccatore grave e reiterato” di un divorziato risposato che magari ha rimesso su famiglia e ama realmente la sua compagna? Mah, a me a volte sembra di leggere il mondo capovolto.

      Ripeto: chiunque sia in una situazione dove non ha piena libertà di agire diversamente senza nuove colpe ha una forte attenuante, non è che ce l’hanno i drogati mentre tutti i peccati relativi al sesso sono sempre mortali a prescindere, eh.

      “Ridurre – come tu più o meno implicitamente fai – il Sacramento matrimoniale al cosiddetto “ideale” bergogliano [basta volersi bene, basta essere aperti alla vita…], significa traslarlo sul piano delle idee. I Sacramenti di Cristo vengono resi “ideali”… onde, di fatto, è come se non ci fossero.”

      Al contrario: il Sacramento del Matrimonio è una realtà SOSTANZIALE, tale che persino una unione dove il Matrimonio non è stato celebrato formalmente può essere un Matrimonio di fatto, se la coppia accetta i beni del Matrimonio. Ma questo ovviamente non c’entra con chi ha alle spalle un matrimonio valido, poiché la nuova unione, anche se porta molti frutti buoni, e anche se entrambi accettano i beni del matrimonio, non potrà mai essere un matrimonio valido fintanto che il coniuge vero e in vita.

      Purtroppo è così, c’è poco da fare.

      Rimarcavo solo che anche chi è in quella situazione può beneficiare di attenuanti che rendono il suo peccato non mortale, tutto li.

  26. @Marco

    #Perciò è falsissimo dire, come tu mi hai attribuito, che Dio salverebbe senza tenere in conto il libero arbitrio. Il punto è che anche le azioni del libero arbitrio però derivano dalla predestinazione (cf Summa Teologica, I, 23, 5)#

    Tutto il discorso che hai riportato, con stralci certamente condivisibili, rimane aria fritta: per il semplice motivo che nessuno di noi può sapere se otterrà la Grazia efficace; esattamente come nessuno di noi, quando (e se) pecca gravemente, può essere certo di NON trovarsi in peccato mortale: perciò è saggio tenere un comportamento che, per quanto dipende da noi, ci consenta di conservare l’amicizia col Signore.

    Dio sa certamente chi si salverà e chi si dannerà. Noi però non lo sappiamo.

    “Consolarci” col fatto che chi riceve la Grazia efficace, di fatto, non le resiste… serve a niente, mi pare. Anzi è dannoso, perché questo è uno dei modi medianti i quali, subdolamente, si tenta di allargare la via stretta.

    Assolutizzare, poi (come mi sembra che tu faccia: se sbaglio a interpretarti, ti chiedo scusa), il fatto che anche le azioni del libero arbitrio dipendono dalla predestinazione [ogni pensiero buono ci viene certamente ispirato da Dio: però è altrettanto vero che sta a noi “dar corso” a tali pensieri buoni], significa ritenere le creature effettivamente NON dotate di libero arbitrio, bensì marionette senza volontà. In tal senso va inteso il “dio bislacco” di cui abbiamo parlato: che giustizia ci sarebbe, nel salvare alcuni (indipendentemente dal loro impegno e dalla loro buona volontà), e nel condannarne altri, in modo totalmente arbitrario?

    1. “Tutto il discorso che hai riportato, con stralci certamente condivisibili, rimane aria fritta: per il semplice motivo che nessuno di noi può sapere se otterrà la Grazia efficace; esattamente come nessuno di noi, quando (e se) pecca gravemente, può essere certo di NON trovarsi in peccato mortale: perciò è saggio tenere un comportamento che, per quanto dipende da noi, ci consenta di conservare l’amicizia col Signore.”

      E dove mai avrei affermato il contrario? Comunque su una cosa ti sbagli: la preghiera costante impetra infallibilmente dalla Misericordia di Dio la Grazia efficace, e la perseveranza finale, anche se comunque già quando preghiamo lo facciamo sotto la mozione della Grazia efficace (perché la Grazia sufficiente viene sempre resistita colpevolmente dal nostro libero arbitrio, per colpa esclusivamente nostra).

      “Assolutizzare, poi (come mi sembra che tu faccia: se sbaglio a interpretarti, ti chiedo scusa), il fatto che anche le azioni del libero arbitrio dipendono dalla predestinazione [ogni pensiero buono ci viene certamente ispirato da Dio: però è altrettanto vero che sta a noi “dar corso” a tali pensieri buoni], significa ritenere le creature effettivamente NON dotate di libero arbitrio, bensì marionette senza volontà. In tal senso va inteso il “dio bislacco” di cui abbiamo parlato: che giustizia ci sarebbe, nel salvare alcuni (indipendentemente dal loro impegno e dalla loro buona volontà), e nel condannarne altri, in modo totalmente arbitrario?”

      Che le azioni del libero arbitrio provengano dalla predestinazione è vero, ma questo in nessun caso toglie il libero arbitrio, perché

      Summa Teologica I, 83,1 “Il libero arbitrio è sì causa del suo atto, in quanto l’uomo a motivo della libertà muove se stesso ad agire. Non si richiede tuttavia, per salvare la libertà, che ciò che è libero sia la causa prima di sé… E Dio che è la causa prima che muove sia le cause naturali che quelle volontarie. E come muovendo le cause naturali non toglie ad esse che i loro atti siano naturali, così muovendo le cause volontarie non esclude che le loro azioni siano volontarie, ma piuttosto fa questo in esse: opera infatti in tutte le cose secondo la loro natura”.

      Perciò quando compiamo una azione buona lo dobbiamo innanzitutto a Dio, che ha mosso il nostro libero arbitrio al bene.

      Cito sempre San Tommaso

      “Se infatti Dio abbandona alcuni ai loro reprobi sentimenti significa che costoro hanno già tali sentimenti volti a fare ciò che non si deve.
      Perciò si dice che Dio li abbandona ad essi nel senso che non impedisce loro di seguirli: come si direbbe che esponiamo qualcuno [all’offesa] in quanto non lo difendiamo.
      Quello poi che S. Agostino scrive nel De Gratia et Libero Arbitrio [21], e che la Glossa riferisce, cioè l’espressione: “Dio inclina la volontà al bene e al male”, significa che DIO INCLINA DIRETTAMENTE LA VOLONTÀ AL BENE*, e la inclina al male IN QUANTO NON LO IMPEDISCE” (Summa Teologica, I-II, 79, 1).

      “Ora, Dio non può essere direttamente causa del peccato né proprio, né altrui.
      Poiché ogni peccato avviene per un abbandono dell’ordine che tende a Dio come al proprio fine, mentre Dio, come afferma Dionigi [De div. nom. 1], inclina e volge tutte le cose verso se stesso come all’ultimo fine.
      Perciò è impossibile che egli causi in sé o in altri l’abbandono dell’ordine che tende verso di lui.
      Quindi non può essere direttamente causa del peccato.
      E neppure può esserlo indirettamente.
      È VERO INFATTI CHE DIO NON PORGE AD ALCUNI L’AIUTO EFFICACE PER EVITARE I PECCATI.
      Ma tutto questo egli lo fa SECONDO L’ORDINE DELLA SUA SAPIENZA E GIUSTIZIA, essendo egli la stessa sapienza e la stessa giustizia.” (Summa Teologica, I-II, 79,1).

      Perciò chi pecca pecca per propria sola colpa; chi compie atti virtuosi o si pente dal peccato mortale lo deve, invece, innanzitutto a Dio che ha mosso il suo libero arbitrio al Bene, per puro atto di Misericordia.

      Perciò è vero che noi cooperiamo liberamente con la Grazia efficace di Dio; ma la nostra stessa libera cooperazione è frutto della Grazia, come dimostra ciò che ho riportato sopra e come spiega anche il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta coi luterani sulla Giustificazione

      ” Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

      E attenzione, anche la predisposizione stessa alla Grazia è frutto della Grazia di Dio, quindi non si può dire che Dio possa agire in chi è già predisposto bene da se stesso alla Grazia, perché è DIO stesso che CAUSA detta buona predisposizione. Questo è spiegato nel paragrafo 2001 del Catechismo, ma siccome ho sotto mano San Tommaso ti riporto il dottore angelico

      Summa Teologica, I-II, 112, 2

      “Come sopra [q. 109, aa. 2, 3, 6, 9] si è notato, col termine grazia si possono intendere due cose: talora si intende il dono abituale di Dio, ma spesso si intende lo stesso aiuto di Dio che muove l’anima al bene.
      Presa dunque nel primo senso la grazia esige una preparazione: poiché una forma non può trovarsi in una materia che non sia disposta.
      Se invece parliamo della grazia in quanto aiuto attuale di Dio che muove al bene, allora non si richiede alcuna preparazione da parte dell’uomo come precedente all’aiuto di Dio: anzi, QUALUNQUE POSSA ESSERE LA PREPARAZIONE DA PARTE DELL’UOMO, essa VA ATTRIBUITA ALL’AIUTO DI DIO CHE MUOVE L’ANIMA AL BENE.
      E in base a ciò lo stesso moto virtuoso del libero arbitrio con cui uno si prepara a ricevere il dono della grazia è UN ATTO DEL LIBERO ARBITRIO MOSSO DA DIO: per cui si può dire, come fa la Scrittura [Pr 16, 1], che l’uomo si prepara: “Sta all’uomo preparare l’animo”. E tuttavia ESSO VA ATTRIBUITO PRINCIPALMENTE ALLA MOZIONE ESERCITATA DA DIO SUL LIBERO ARBITRIO: per cui si legge nella Scrittura che “spetta a Dio predisporre la volontà dell’uomo” [Pr 8, 35 Vg], e che “il Signore dirige i suoi passi” [Sal 36, 23].

      Soluzione delle difficoltà: 1. C’è una preparazione alla grazia che è simultanea all’infusione della grazia.
      E questo atto è meritorio: non però della grazia che già allora si possiede, bensì della gloria che ancora non si possiede.
      C’è poi un’altra preparazione imperfetta alla grazia, che talora precede il dono della grazia santificante, e che tuttavia viene dalla mozione di Dio.
      Ma questa non basta per meritare, non essendo ancora l’uomo giustificato dalla grazia: poiché, come vedremo [q. 114, a. 2], non ci può essere alcun merito senza la grazia.
      2. Non potendo l’uomo prepararsi da solo alla grazia se Dio non lo previene e non lo muove al bene, non importa che egli raggiunga la perfetta preparazione in modo graduale o improvvisamente: infatti, come dice la Scrittura [Sir 11, 21], “è facile per il Signore arricchire un povero all’improvviso”.
      Capita però talvolta che Dio muova l’uomo a un certo bene, non tuttavia perfetto: e questa preparazione precede la grazia.
      Talora invece lo muove subito perfettamente al bene, e l’uomo riceve immediatamente la grazia, secondo le parole evangeliche [Gv 6, 45]: “Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me”.
      E così avvenne per S. Paolo: poiché all’improvviso, mentre sprofondava nei peccati, il suo cuore fu mosso perfettamente da Dio ad ascoltare, a imparare e a venire.
      Per cui conseguì immediatamente la grazia.
      3. Una causa agente di potenza infinita non ha bisogno né della materia né della disposizione di essa come di presupposti dovuti ad altre cause.
      Tuttavia è necessario che essa, secondo la condizione dell’essere da produrre, CAUSI TANTO LA MATERIA QUANTO LA DOVUTA DISPOSIZIONE ALLA FORMA.
      E similmente perché Dio infonda nell’anima la grazia NON SI ESIGE ALCUNA PREPARAZIONE CHE NON PRODUCA ÈGLI STESSO.”

    2. @Adolfo

      Scusami ma scriveró un lungo post per chiarire alcuni punti, ti prego di leggerlo con attenzione al fine di evitare fraintendimenti.

      Io ho scritto

      “Comunque su una cosa ti sbagli: la preghiera costante impetra infallibilmente dalla Misericordia di Dio la Grazia efficace, e la perseveranza finale, anche se comunque già quando preghiamo lo facciamo sotto la mozione della Grazia efficace (perché la Grazia sufficiente viene sempre resistita colpevolmente dal nostro libero arbitrio, per colpa esclusivamente nostra).”

      Anche questo ovviamente non me lo sono inventato

      Riguardo al fatto che anche la preghiera stessa sia dono di Dio, e quindi che è per grazia di Dio che preghiamo

      “La preghiera fatta senza la grazia santificante non è meritoria, come non lo è neppure alcun atto virtuoso.
      Tuttavia la stessa preghiera che impetra la grazia santificante deriva da qualche altra grazia, cioè da un dono gratuito; poiché, come dice S. Agostino [De persev. 23], anche il pregare è un certo “dono di Dio”” (Summa Teologica, II-II, 83,15)

      E riguardo al fatto che la preghiera costante, se si richiedono cose necessarie alla salvezza (come il pentimento dai peccati mortali, l’osservanza dei comandamenti e la perseveranza finale)

      “Perché dunque uno ottenga sempre ciò che domanda si richiede il concorso di queste quattro condizioni: che preghi per se stesso, che chieda cose necessarie alla salvezza e che lo faccia con pietà e con perseveranza.
      La preghiera si fonda soprattutto sulla fede non per l’efficacia nel meritare, poiché in ciò si appoggia principalmente sulla carità, ma per l’efficacia nell’impetrare.
      Poiché dalla fede l’uomo riceve la sicurezza della divina onnipotenza e misericordia, da cui la preghiera ottiene ciò che domanda. ” (Summa Teologica, II-II, 83,15).

      Perciò in un certo senso è vero che ci si salva per “sola Gratia”.

      ATTENTO: ovviamente questo NON va inteso nel senso in cui lo intendeva Lutero, cioè che Dio imputi a noi i meriti del Cristo lasciandoci nel nostro fango, ma nel senso che è solo per Grazia che otteniamo la Grazia efficace con cui osservare i comandamenti e la perseveranza finale. È parimenti è solo per Grazia che abbiamo avuto la Grazia di pregare (cioè che Dio ci muovesse a pregare) costantemente per ottenere quanto necessario alla salvezza.

      E qui ci ricolleghiamo a queste tue parole

      “che giustizia ci sarebbe, nel salvare alcuni (indipendentemente dal loro impegno e dalla loro buona volontà), e nel condannarne altri, in modo totalmente arbitrario?”

      Alle quali rispondo che i meriti e le buone opere sono assolutamente necessari alla salvezza. Eppure non ne sono la CAUSA, ma bensì L’EFFETTO. Dio non predestina qualcuno alla salvezza perché ha “previsto” le sue buone opere; al contrario questi compirà delle buone opere e, in ogni caso, prima della morte si pentirà, proprio PERCHÉ predestinato alla salvezza e quindi ha ricevuto da Dio gli aiuti efficaci sia in vita che al momento della morte.

      Perciò qui la questione è doppia:

      1) la predestinazione alla Gloria non dipende dalla volontà e dai meriti dei predestinati, ma solo dalla Misericordia di Dio, perché è DIO che è causa prima della buona volontà e dei meriti dei predestinati [1) ; quindi non tutti sono predestinati alla Gloria e alla salvezza; i riprovati però NON sono predestinati alla dannazione, sono semplicemente NON predestinati alla salvezza, cioè Dio permetterà che si dannino per loro esclusiva colpa;

      2) la dannazione invece dipende solo dei demeriti del riprovato, perché Dio non è causa del suo peccato. Dio ha solo permesso il peccato del reprobo e la sua impenitenza finale, non l’ha causata. Perché l’abbia permessa seppure, con la Sua Grazia efficace, avrebbe potuto farlo morire in Grazia (e quindi perché DIO predestini alcuni ante praevisa merita, cioè prima della previsione dei meriti, e permetta che i riprovati pecchino muoiano nell’impenitenza finale) , è un mistero che non ci è dato conoscere in questa vita;

      [1] Summa Teologica 1,23,5 [Se la previsione dei meriti sia la causa della predestinazione]
      “Ci furono invece altri i quali opinarono che motivo e causa degli effetti della predestinazione sarebbero i meriti acquisiti in questa vita. I Pelagiani, infatti, sostennero che l’inizio dell’agire meritorio proviene da noi, il compimento invece da Dio. E così accadrebbe che gli effetti della predestinazione sono concessi a uno piuttosto che a un altro inquantoché il primo vi ha dato inizio preparandosi, e l’altro no.
      Ma contro questa opinione stanno le parole dell’Apostolo [2 Cor 3, 5]: “Non siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi”. Ora, non è possibile trovare un principio [operativo] anteriore al pensiero. Quindi non si può affermare che in noi esista quell’inizio che sarebbe causa degli effetti della predestinazione.
      Vi furono quindi altri i quali insegnarono che la causa della predestinazione sono i meriti che seguono l’effetto della predestinazione, intendendo dire che Dio dà la grazia a qualcuno, e ha preordinato di dargliela, appunto perché ha previsto che se ne servirà bene: come se un re donasse a un soldato un cavallo sapendo che ne userà a dovere.
      Ma costoro evidentemente distinsero ciò che viene dalla grazia da ciò che proviene dal libero arbitrio, come se un medesimo effetto non potesse derivare da entrambi. È chiaro infatti che quanto viene dalla grazia è un effetto della predestinazione: quindi non può essere considerato come causa della predestinazione, essendo incluso in essa.
      Se dunque qualche altra cosa, da parte nostra, è la ragione della predestinazione, questo qualcosa sarà estraneo all’effetto della predestinazione. Ma NON SI PUÒ DISTINGUERE CIÒ CHE PROVIENE DAL LIBERO ARBITRIO DA CIÒ CHE PROVIENE DALLA PREDESTINAZIONE, come non si può mai distinguere ciò che deriva dalla causa seconda da ciò che deriva dalla causa prima: poiché la provvidenza, come è stato già detto [q. 22, a. 3], produce i suoi effetti mediante le operazioni delle cause seconde. Quindi anche le azioni compiute dal libero arbitrio derivano dalla predestinazione.
      E allora dobbiamo dire, concludendo, che possiamo considerare l’effetto della predestinazione in due modi.
      Primo, in particolare. E sotto questo aspetto nulla impedisce che un effetto della predestinazione sia causa e ragione di un altro: cioè l’ultimo può essere causa del primo come causa finale, e il primo può essere causa del secondo come causa meritoria, che corrisponde a [quel genere di causalità chiamato] disposizione della materia. Come quando diciamo, p. es., che Dio ha stabilito di dare a qualcuno la gloria a motivo dei suoi meriti, e che ha decretato di dargli la grazia perché si meritasse la gloria.
      In un secondo modo si può considerare l’effetto della predestinazione in generale. E allora è impossibile che tutti gli effetti della predestinazione, considerati nel loro insieme, abbiano una qualche causa da parte nostra. Poiché QUALSIASI COSA SI TROVI NELL’UOMO CHE LO PORTA VERSO LA SALVEZZA È COMPRESA TOTALMENTE SOTTO L’EFFETTO DELLA PREDESTINAZIONE, persino la preparazione alla grazia: infatti ciò non avviene se non mediante l’aiuto divino, secondo le parole della Scrittura [Lam 5, 21]: “Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo”.
      Tuttavia, considerata così nei suoi effetti, la predestinazione ha come causa la bontà divina, alla quale l’effetto totale della predestinazione è ordinato come al suo fine, e dalla quale procede come dal suo primo principio motore. ”

      [2] San Tommaso spiega, sempre in Summa Teologica, I, 23, 5, che Dio predestina alcuni e non predestina (cioè riprova, perché la riprovazione implica la volontà di permettere la caduta nella colpa e nell’impenitenza finale [3] ) altri perché nei predestinati, che certamente si salvano [4] mostra la sua Misericordia, nei riprovati mostra la sua Giustizia “Dalla stessa bontà divina si può desumere la ragione della predestinazione di alcuni e della riprovazione di altri.
      Si dice infatti che Dio ha creato tutte le cose a motivo della sua bontà perché così la sua bontà fosse rappresentata in tutti gli esseri. Ma è necessario che la bontà divina, che in se stessa è una e semplice, sia rappresentata nelle cose sotto varie forme: infatti le cose create non possono raggiungere la semplicità divina.
      Quindi per la perfezione dell’universo si richiedono vari gradi nelle cose: alcune dovranno occupare un posto elevato nell’universo e altre un luogo infimo. E perché si conservi questa multiforme varietà di gradi Dio permette che avvengano alcuni mali in modo che non siano impediti molti beni, come sopra abbiamo visto [q. 2, a. 3, ad 1; q. 22, a. 2].
      Così dunque consideriamo ora tutto il genere umano alla stregua dell’universo: Dio volle che tra gli uomini alcuni, da lui predestinati, rappresentassero la sua bontà sotto l’aspetto della misericordia, e usò ad essi misericordia; [volle invece] che altri, da lui riprovati, [rappresentassero la sua bontà] sotto l’aspetto della giustizia, e li sottopose alla punizione.
      Questo è il motivo per cui Dio elegge alcuni e riprova altri.
      E lo stesso Apostolo [Rm 9, 22 s.] assegnò una tale causa con le seguenti parole: “Dio, volendo manifestare la sua ira”, cioè la giustizia vendicativa, “e far conoscere la sua potenza, ha sopportato”, cioè ha permesso, “con grande pazienza vasi di collera, già pronti per la perdizione, e questo per far riconoscere la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, da lui predisposti alla gloria”. E in un altro luogo [2 Tm 2, 20] egli afferma: “In una casa grande non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di coccio; alcuni sono destinati a usi nobili, altri a usi più spregevoli”.-> Ma CHE EGLI ELEGGA QUESTO ALLA GLORIA E RIPROVI QUELLO NON HA ALTRA CAUSA CHE LA DIVINA VOLONTÀ
      Quindi S. Agostino [In Ioh. ev. tract. 26] dice: “Se non vuoi errare, non voler giudicare perché attiri a sé l’uno e non attiri l’altro”. Come anche nella natura si può trovare la ragione per cui Dio, pur nell’uniformità della materia prima, ha creato una parte di essa sotto la forma del fuoco e un’altra sotto la forma della terra: perché cioè vi fosse varietà di specie nella natura. Ma perché questa parte della materia prima sia sotto la forma del fuoco e quell’altra sotto la forma della terra dipende esclusivamente dalla volontà divina. Come dipende esclusivamente dalla volontà del muratore che una data pietra sia in questa parte della parete e una seconda da un’altra parte; sebbene la regola dell’arte richieda che alcune pietre siano collocate qua e altre là.
      Né per questo, tuttavia, Dio è ingiusto, pur riservando cose disuguali a esseri non disuguali. Ciò sarebbe infatti contro le norme della giustizia se l’effetto della predestinazione fosse dato per debito e non per grazia; ma quando si tratta di cose che vengono date per grazia ciascuno può dare a suo piacimento a chi vuole, più o meno, senza pregiudizio della giustizia, purché a nessuno sottragga ciò che gli è dovuto. Ed è ciò che dice il padre di famiglia [della parabola evangelica] [Mt 20, 14 s.]: “Prendi il tuo, e va’. Non posso fare delle mie cose ciò che voglio?” ”

      [3] “Dio riprova alcuni. Infatti abbiamo già detto [a. 1] che la predestinazione è una parte della provvidenza. E si è anche dimostrato [q. 22, a. 2, ad 2] che la provvidenza può ragionevolmente permettere qualche deficienza nelle cose ad essa sottoposte.
      Essendo quindi gli uomini indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene ad essa il permettere che alcuni manchino di raggiungere questo fine. E ciò viene detto riprovare.
      Quindi, come la predestinazione è una parte della provvidenza relativamente a coloro che da Dio vengono ordinati alla salvezza eterna, così la riprovazione è una parte della divina provvidenza rispetto a coloro che non raggiungono tale fine. Per cui la riprovazione NON DICE SOLTANTO PRESCIENZA, ma aggiunge concettualmente qualcosa, come si è già visto [q. 22, a. 1, ad 3] per la provvidenza. Come infatti la predestinazione include la volontà di conferire la grazia e la gloria, così LA RIPROVAZIONE INCLUDE LA VOLONTÀ DI PERMETTERE CHE QUALCUNO CADA NELLA COLPA, E [LA VOLONTÀ] DI INFLIGGERE LA PENA DELLA DANNAZIONE PER IL PECCATO”

      [4]La predestinazione CERTISSIMAMENTE E INFALLIBILMENTE OTTIENE IL SUO EFFETTO e tuttavia non comporta necessità, nel senso cioè che il suo effetto provenga necessariamente. Infatti sopra abbiamo dimostrato [a. 1] che la predestinazione è una parte della provvidenza. Ora, non tutto ciò che è soggetto alla provvidenza è reso necessario, ma alcune cose accadono in modo contingente, secondo la natura delle cause prossime che la divina provvidenza ha posto per produrre tali effetti.
      Tuttavia l’ordine della provvidenza è infallibile, come sopra si è dimostrato [q. 22, a. 4]. Così dunque anche l’ordine della predestinazione è certo; e tuttavia non è abolito il libero arbitrio, da cui deriva che l’effetto della predestinazione si produca in modo contingente. E in proposito bisogna anche richiamare ciò che si è detto sopra [q. 14, a. 13; q. 19, a. 8] a riguardo della scienza e della volontà divina, che non tolgono alle cose la loro contingenza, pur essendo certissime e infallibili. [Summa Teologica I, 23,6 ]

  27. @Giusy

    # Per quanto mi riguarda sappia che io sono PIÙ CHE PROFONDAMENTE CONVINTA, non per le mie misere riflessioni personali, ma per TUTTI gli approfondimenti che ho fatto anche confrontandomi con persone consacrate di ogni orientamento, che il suo kapo NON È PAPA#

    Attenzione, Giusy, qui ha ragione Marco: Bergoglio-Francesco è vero papa, e aggiungo “purtroppo”: quando la Chiesa intera – e in particolare il collegio dei Vescovi – riconosce un papa come tale, anche Dio lo riconosce come tale (diciamo così).

    Ciò che occorre sottolineare, invece, è che il dogma dell’infallibilità è molto ristretto, e vale solo a determinate condizioni.

    Come disse Mons. Livi, se un papa volesse esprimere ex-cathedra dei concetti eretici, Dio lo fermerebbe, magari facendogli venire un colpo. In ogni caso MAI Dio ha permesso che un papa deviasse, quando esercita il suo magistero infallibile. Così come mai ha permesso che la Chiesa avesse un papa incapace d’intendere e/o di volere.

    Dunque un papa in malafede, e/o un papa più o meno protestantoide (come purtroppo è Bergoglio), può ben condurre il gregge verso il baratro, SENZA intaccare il dogma dell’infallibilità.

    Ciò rientra nell’esercizio della libertà umana, che Dio concede a tutti, papi inclusi.

    Basta che il papa protestantoide stia bene attento a muoversi in ambito esclusivamente “pastorale” (anche se poi, nei fatti, pure la Dottrina viene intaccata), mediante ambiguità più o meno marcate e più o meno palesi… e il gioco è fatto.

    Se a ciò si aggiungono le tante nomine di prelati e prelatoni caini, i cui insegnamenti eterodossi NON vengono minimamente sanzionati da questo papa, il gioco (luciferino) è fatto.

    Francesco dice e non dice, fa e non fa… ma lascia che altri dicano e ridicano, e facciano e rifacciano: ciechi che guidano altri ciechi… e inevitabilmente finiscono nel fosso.

    Voglio però precisare che non sono del tutto d’accordo con la frase di Marco: “Secondo lei Cristo può permettere che un falso Papa occupi indegnamente il Soglio Petrino, ingannando i fedeli e portandoli all’inferno?”.

    Sono d’accordo sul fatto che Dio NON permette a un falso papa di occupare il Soglio; non sono d’accordo sul fatto che un papa non possa ingannare i fedeli… e dunque condurli all’Inferno. In quest’ultimo caso “la colpa” non è certamente di Cristo, bensì riguarda la volontà del papa, liberamente volta verso il male.

    Così come, nel corso dei secoli, ci sono stati – purtroppo – papi dal comportamento indegno, oggi c’è un papa dall’insegnamento indegno. E Dio sta permettendo tutto ciò, allo scopo di purificare la Chiesa dal carname che s’è infiltrato in troppi ministri del Signore, come disse Maria Ss al Cornacchiola.

    La realtà stessa parla in tal senso: gli insegnamenti ambigui di Bergoglio, e le sue numerose omissioni (in merito ai mancati richiami di prelati e prelatoni eretici; e anche il suo ostinato silenzio, in merito ai Dubia… e intanto non manca di attaccare, quasi quotidianamente, i “rigidi farisei” la cui “imperdonabile colpa” è la fedeltà alla retta Dottrina), mostrano chiaramente che egli sta contravvenendo al PRINCIPALE comando che Cristo rivolse a Pietro: confermare i fratelli nella fede.

    Con papa Francesco, semmai, i fratelli vengono confermati verso il protestantismo, e non certo verso la fede.

    Siamo in tempi anticristici, tempi in cui molti genitori sono degeneri (danno cattiva educazione ai figli, e si comportano in modo anche grave nei loro confronti), e in cui molti pastori sono parimenti degeneri (danno cattivi insegnamenti al gregge, e premiano i caproni, nel mentre che bastonano le pecore fedeli a Cristo).

    Marco scrive: “Affermare che Cristo sia o possa essere la causa prima della dannazione di alcuni è non è una eresia?”.

    La questione è mal posta: NON è Cristo “la causa prima della dannazione di alcuni”: bensì è il cattivo insegnamento di certi pastori (incluso il papa, NON nell’esercizio dell’infallibilità), a cui la parte non buona del gregge dà pieno e deliberato assenso.

    Chi invece viene spinto su vie non buone per ignoranza propria, allora non è colpevole. Almeno, non è completamente colpevole (e dunque non si danna).

    1. @Adolfo

      “Chi invece viene spinto su vie non buone per ignoranza propria, allora non è colpevole. Almeno, non è completamente colpevole (e dunque non si danna).”

      Era questo che intendevo. Chi viene spinto sulla strada sbaglaita dai falsi pastori non ha colpa del suo errore, e quindi Cristo certamente questo lo tiene in considerazione.

      Quello a cui mi opponevo era l’idea che la Chiesa (anche “questa” Chiesa) potesse essere causa di dannazione per chi vi si affida in buona Fede.

    2. Aggiungo una cosa, riguardo alla possibilità che un Papa “mandi all’inferno” qualcuno: questo è impossibile, o meglio se accade è perché questo qualcuno era un reprobo. Nessun cattolico predestinato alla salvezza si dannerà “per colpa” di questo Papa. A tal proposito, presumendo che tu conosca bene l’inglese, di consiglio di leggere Mundabor, un cattolico tradizionalista che su molte cose esagera ma che su questo ci ha beccato in pieno https://mundabor.wordpress.com/2016/04/09/a-use-finally-found-for-pope-francis/

  28. @Marco

    #Al contrario: il Sacramento del Matrimonio è una realtà SOSTANZIALE, tale che persino una unione dove il Matrimonio non è stato celebrato formalmente può essere un Matrimonio di fatto, se la coppia accetta i beni del Matrimonio#

    Se è come tu dici, torniamo appunto al discorso iniziale: a che serve il Sacramento? A che serve sposarsi in chiesa, davanti al sacerdote?

    Guarda che è Dio, a NON essere vincolato ai Sacramenti. Noi siamo vincolati eccome. E lo dice il CCC, in modo molto chiaro.

    Ovviamente sto parlando di chi vive in ambito cattolico, e ha la possibilità di accedere a un sacerdote.

    **
    #Ah perché adesso un tossico sarebbe meno “peccatore grave e reiterato” di un divorziato risposato che magari ha rimesso su famiglia e ama realmente la sua compagna? Mah, a me a volte sembra di leggere il mondo capovolto#

    Sembri (volutamente?) ignorare che un tossico ha letteralmente il cervello “a spugna”, in quanto la droga consuma i neuroni: la dipendenza di un drogato non è semplicemente psicologica, ma è anche una dipendenza fisica: in tal senso sì, la colpa di un drogato è più lieve della colpa di un adultero (che non ha il cervello in pappa).

    Nel drogato può ben mancare la piena avvertenza, mentre difficilmente manca ad un adultero o comunque a un peccatore grave che viva in ambito cattolico.

    **
    #Perciò è vero che noi cooperiamo liberamente con la Grazia efficace di Dio; ma la nostra stessa libera cooperazione è frutto della Grazia, come dimostra ciò che ho riportato sopra e come spiega anche il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta coi luterani sulla Giustificazione:
    ”Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia”#

    Già, la dichiarazione congiunta coi luterani…

    Ma se le forze dell’uomo contano una cicca, e “vale” solo l’effetto della Grazia, torniamo sempre lì: dove va a finire il libero arbitrio dell’uomo?

    E se il libero arbitrio va a ramengo… dove starebbe la Giustizia di un dio, che salva alcuni e danna altri, a casaccio?

    Altro che un dio bislacco, quello che ci dona il libero arbitrio… e poi si comporta come se tale libero arbitrio non esistesse.

    Bislacco… e profondamente ingiusto. Ha detto benissimo Acchiappaladri: “Per me è orribile che un battezzato che ha letto e meditato il S. Vangelo possa maturare il convincimento di una qualche predestinazione divina del destino infinito di un uomo”.

    A che servono, infatti, i reiterati inviti di Cristo a sforzarsi di entrare per la porta stretta, se si abbraccia un discorso di matrice luterana?

    Se Gesù ci invita a sforzarci, evidentemente sta mettendo in gioco la nostra libertà: sta dicendo che, se vogliamo, possiamo anche NON sforzarci… e dunque percorrere la via larga.

    La verità è che tutta ‘sta pappardella della predestinazione serve principalmente a tacitare le coscienze: che mi sforzo a fare, se sono già predestinato in un senso o nell’altro?

    Come se, in questi tempi anticristici, tali coscienze non fossero già abbondantemente obnubilate.

    **
    Ti avevo inoltre pregato, per l’ennesima volta, di evitarmi i tuoi interminabili papiri: se sei convinto di un concetto, e hai proprietà di linguaggio (come è appunto il tuo caso), perché ricorri, ostinatamente, al copia e incolla selvaggio, che altro non fa che rendere difficile la lettura?

    Avevi già linkato la pagina della Summa che tratta degli argomenti di cui stiamo parlando: perché appesantire lo spazio dei commenti?

    Concordo nuovamente con Acchiappaladri, quando parla di “un assillante (cripto)luterano che grossomodo ripete papiri già scritti”.

    Da mesi stai operando in tal senso, e non ti smuovi di una virgola: che senso ha un comportamento tale?

    Boh…

    1. @Adolfo

      “Se è come tu dici, torniamo appunto al discorso iniziale: a che serve il Sacramento? A che serve sposarsi in chiesa, davanti al sacerdote?Guarda che è Dio, a NON essere vincolato ai Sacramenti. Noi siamo vincolati eccome. E lo dice il CCC, in modo molto chiaro.”

      Ma infatti quel discorso vale per chi non può sposarsi in Chiesa per vari motivi.

      “Sembri (volutamente?) ignorare che un tossico ha letteralmente il cervello “a spugna”, in quanto la droga consuma i neuroni: la dipendenza di un drogato non è semplicemente psicologica, ma è anche una dipendenza fisica: in tal senso sì, la colpa di un drogato è più lieve della colpa di un adultero (che non ha il cervello in pappa).

      Nel drogato può ben mancare la piena avvertenza, mentre difficilmente manca ad un adultero o comunque a un peccatore grave che viva in ambito cattolico.”

      Senonchè io non stavo parlando di piena avvertenza, ma della libertà di agire diversamente senza nuove colpe, cioè del deliberato consenso.

      “Già, la dichiarazione congiunta coi luterani…

      Ma se le forze dell’uomo contano una cicca, e “vale” solo l’effetto della Grazia, torniamo sempre lì: dove va a finire il libero arbitrio dell’uomo?”

      Il libero arbitrio dell’uomo è necessario affinchè ci sia il merito, ma il libero arbitrio è mosso da Dio al Bene, sia nella preparazione alla Grazia che nella cooperazione. Questo è ciò che afferma il tomismo e non è mai stato condannato dalla Chiesa.

      Perciò la nostra cooperazione alla Grazia è veramente libera, eppure senza la Grazia efficace non ci sarebbe mai stata. Questa è la differenza tra Grazia sufficiente ed efficace: la prima danna perché noi vi resistiamo colpevolmente, la seconda salva perché fa si che vogliamo liberamente assentirvi. È questo il discorso del paragrafo 20 della dichiarazioni congiunta sulla giustificazione, che contrariamente a quanto dici tu espone la dottrina cattolica.

      “Altro che un dio bislacco, quello che ci dona il libero arbitrio… e poi si comporta come se tale libero arbitrio non esistesse.”

      Stai dicendo una fesseria, perché sebbene DIO muova il libero arbitrio, inclinandolo al Bene, esso rimane sempre libero. Ripeto “Il libero arbitrio è sì causa del suo atto, in quanto l’uomo a motivo della libertà muove se stesso ad agire. Non si richiede tuttavia, per salvare la libertà, che ciò che è libero sia la causa prima di sé… E Dio che è la causa prima che muove sia le cause naturali che quelle volontarie. E come muovendo le cause naturali non toglie ad esse che i loro atti siano naturali, così muovendo le cause volontarie non esclude che le loro azioni siano volontarie, ma piuttosto fa questo in esse: opera infatti in tutte le cose secondo la loro natura”. (Summa Teologica I, 83, 1).

      E questo è il motivo per cui nessuno può vantarsi di fronte a DIO. Perché i nostri meriti, sebbene siano reali, non ci sarebbero mai stati se Dio non ci avesse fatto Grazia, nemmeno avremmo corrisposto alla Grazia senza la Grazia di Dio. Questo è ciò che insegna il tomismo, che la Chiesa ha sempre raccomandato come dottrina sicura.

      “Bislacco… e profondamente ingiusto. Ha detto benissimo Acchiappaladri: “Per me è orribile che un battezzato che ha letto e meditato il S. Vangelo possa maturare il convincimento di una qualche predestinazione divina del destino infinito di un uomo”.”

      Interessante. Ludwig Ott che ha raggruppato tutti i dogmi della Chiesa Cattolica invece ci insegna che è un dogma (de Fide). Come la mettiamo? http://www.catholicapologetics.info/thechurch/councils/summary.htm

      197) “God, by His Eternal Resolve of Will, has predetermined certain men to eternal blessedness. (De fide.)) God, by an Eternal Resolve of His Will, predestines certain men, on account of their foreseen sins, to eternal rejection. (De fide.)”

      Inoltre la tua accusa di ingiustizia è assurda, perché Dio dona a tutti la Grazia sufficiente e i dannati sono tali perché vi hanno resistito. Semplicemente non aveva nessun obbligo, Dio, di donare loro la Grazia efficace con la quale si sarebbero salvati, perché è un dono di Misericordia.

      Cito di nuovo l’aquinate

      “Se infatti Dio abbandona alcuni ai loro reprobi sentimenti significa che costoro hanno già tali sentimenti volti a fare ciò che non si deve.
      Perciò si dice che Dio li abbandona ad essi nel senso che non impedisce loro di seguirli: come si direbbe che esponiamo qualcuno [all’offesa] in quanto non lo difendiamo.
      Quello poi che S. Agostino scrive nel De Gratia et Libero Arbitrio [21], e che la Glossa riferisce, cioè l’espressione: “Dio inclina la volontà al bene e al male”, significa che DIO INCLINA DIRETTAMENTE LA VOLONTÀ AL BENE, e la inclina al male IN QUANTO NON LO IMPEDISCE” (Summa Teologica, I-II, 79, 1).

      E

      “Ora, Dio non può essere direttamente causa del peccato né proprio, né altrui.
      Poiché ogni peccato avviene per un abbandono dell’ordine che tende a Dio come al proprio fine, mentre Dio, come afferma Dionigi [De div. nom. 1], inclina e volge tutte le cose verso se stesso come all’ultimo fine.
      Perciò è impossibile che egli causi in sé o in altri l’abbandono dell’ordine che tende verso di lui.
      Quindi non può essere direttamente causa del peccato.
      E neppure può esserlo indirettamente.
      È VERO INFATTI CHE DIO NON PORGE AD ALCUNI L’AIUTO EFFICACE PER EVITARE I PECCATI.
      Ma tutto questo egli lo fa SECONDO L’ORDINE DELLA SUA SAPIENZA E GIUSTIZIA, essendo egli la stessa sapienza e la stessa giustizia.” (Summa Teologica, I-II, 79,1).

      Non c’è nessuna ingiustizia; perché anche ai reprobi è stato dato quanto necessario per la salvezza (la Grazia sufficiente) e loro l’hanno vanificato col loro libero arbitrio. Agli eletti viene semplicemente dato “di più” di quanto necessario, ma non è ingiusto dare ad alcuni un bene non dovuto e negarlo ad altri.

      “A che servono, infatti, i reiterati inviti di Cristo a sforzarsi di entrare per la porta stretta, se si abbraccia un discorso di matrice luterana?”

      Bon, questa è bella: ora San Tommaso sarebbe luterano. Fallo sapere alla congregazione per la dottrina della Fede, cosi capiranno finalmente che quel tomismo che la Chiesa ha sempre raccomandato come dottrina sicura è in realtà luteranesimo.

      “La verità è che tutta ‘sta pappardella della predestinazione serve principalmente a tacitare le coscienze: che mi sforzo a fare, se sono già predestinato in un senso o nell’altro?”

      Completamente falso: i meriti e le buone opere sono necessarie, solo anche esse derivano dalla Grazia di Dio (ma questo però non toglie che siano meriti reali dell’eletto).

      “Avevi già linkato la pagina della Summa che tratta degli argomenti di cui stiamo parlando: perché appesantire lo spazio dei commenti?”

      Cosa? Ma se io sto dicendo esattamente ciò che dice San Tommaso e mi date del luterano? Evidentemente non l’avete letta quella pagina, perché altrimenti avreste scoperto che nulla di ciò che dico è inventato, nè eterodosso o luterano, visto che la Chiesa ha sempre appoggiato il tomismo.

      “Concordo nuovamente con Acchiappaladri, quando parla di “un assillante (cripto)luterano che grossomodo ripete papiri già scritti”.”

      Eppure quello che nega dogmi di Fede come la predestinazione (che è DE FIDE) è lui, non io. Ironico eh?

  29. @Marco

    Più ti chiedo di limitare la lunghezza dei tuoi commenti, soprattutto evitando i copia e incolla selvaggi… più fai il contrario.

    In tutto il tuo ennesimo papiro sulla predestinazione, il libero arbitrio praticamente “scompare”, mediante elucubrazioni più o meno dense.

    Ti piace andare per conto tuo, come ormai ben sappiamo. Dici di voler evitare fraintendimenti, ma eviti accuratamente di fare ciò che ti ho chiesto: ossia di argomentare con parole tue, e con interventi non troppo lunghi.

    In un dialogo, non basta essere convinti di un concetto, bisogna anche saperlo esprimere, tale concetto. I lunghi discorsi, generalmente, derivano dalla volontà di buttar fumo negli occhi altrui.

    Liberissimo di farlo, e tanto più sei libero, visto che stiamo parlando di libero arbitrio. Io però non ti seguirò oltre, posto che ostinatamente ti comporti al contrario di quanto ti avevo chiesto.

    Se desidero leggere ampi stralci della Summa, posso farlo da solo: non sono i tuoi copia e incolla che io voglio, bensì le tue argomentazioni.

    Ma forse argomentare su tale questione è un poco difficile per uno come te, che pare voler tutto ridurre alla questione “Grazia sì, Grazia no”… relegando il libero arbitrio… al nulla.

    Tu dici: “E parimenti è _solo_ per Grazia che abbiamo avuto la Grazia di pregare (cioè che Dio ci muovesse a pregare) costantemente per ottenere quanto necessario alla salvezza”.

    Io invece affermo che è _principalmente_ per Grazia, che abbiamo la Grazia di pregare, e di compiere buone opere.

    Principalmente, ma non esclusivamente: perché la Grazia (sufficiente) è nulla, se ad essa non corrisponde il nostro libero assenso. E la Grazia efficace NON ci viene elargita, se rifiutiamo la Grazia sufficiente.

    Prendi esempio da Agostino, che su tale argomento è stato semplice e limpido: Dio non ti salva, se tu non vuoi. La tua salvezza dipende principalmente dalla Grazia gratuita di Dio, ma anche – in seconda istanza – dalla tua libera risposta alle Sue ispirazioni.

    Se sei d’accordo, non c’è bisogno di copincollare selvaggiamente. Se non lo sei… allora stai pure coi tuoi colleghi protestantoidi.

    1. “Principalmente, ma non esclusivamente: perché la Grazia (sufficiente) è nulla, se ad essa non corrisponde il nostro libero assenso. E la Grazia efficace NON ci viene elargita, se rifiutiamo la Grazia sufficiente.”

      Allora, è vero che la Grazia sufficiente non diviene efficace se le resistiamo. Ma Dio a volte da direttamente la Grazia con la modalità dell’efficacia, e quando ciò accade l’uomo non gli resiste. Non perché non possa resistere alla Grazia, ma perché non vuole resisterle.

      Ti cito di nuovo il Padre Domenicano Tomas Tyn

      http://www.studiodomenicano.com/testi/lezioni_villapace/27_Villa_Pace_Cristo_capo_della_Chiesa.pdf

      1) “nel concetto stesso di predestinazione è racchiusa questa conduzione divina, efficace, efficacissima, anzi, che DI FATTO OTTERRÀ la salvezza. Quindi se uno dicesse che tutti sono predestinati vorrebbe dire che tutti sono salvati . Io me lo auguro, io me lo auguro*** ;

      2) “I non predestinati non si salvano perchè sono loro che non vogliono. E’ così?
      Padre Tomas: Vedete, c’è questo, la predestinazione riguarda questa conduzione divina dell’anima dell’uomo alla patria celeste. Cioè si può dire che CHI È PREDESTINATO, sarà mosso dalla grazia di Dio in maniera tale che INFALLIBILMENTE arriverà alla salvezza”;

      3) “Dio rende efficace la grazia. L’uomo al massimo può renderla inefficace. Però – e questa è la vostra domanda che è interessante, – se Dio mi dà non la grazia sufficiente ma la grazia efficace, cioè mi dà la grazia con la modalità dell’efficacia prima ancora della mia decisione; se Dio me la dà in questa maniera, io sono libero di rifiutarla e quindi di dannarmi oppure no? Allora bisogna rispondere così: SE DIO MI DA LA GRAZIA EFFICACE PER SALVARMI, IO INFALLIBILMENTE MI SALVERÒ perché naturalmente l’efficacia dell’azione di Dio non può venir meno; la creatura non può renderla vana, per così dire.”

      Come vedi afferma nè più nè meno di ciò che affermo io.

      Quando Dio da solo la Grazia sufficiente essa POTREBBE diventare efficace se noi l’accettassimo. Ma quando da la sola Grazia sufficiente essa rimane sempre inefficace perché il libero arbitrio le resiste colpevolmente.

      Al contrario quando, per Misericordia, dona la Grazia efficace, essa raggiunge sempre infallibilmente il suo scopo, perché il libero arbitrio non vuole resisterle.

      Chiaro?

      Non è vero che riduco il libero arbitrio al nulla, dico solo, con la dotrrina cattolica, che è Dio la causa prima delle scelte buone compiute dal libero arbitrio.

      Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 2001) “La preparazione dell’uomo ad accogliere la grazia è già un’opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia FACENDO IN MODO, CON IL SUO INTERVENTO, CHE NOI VOGLIAMO; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita »: 235”

      Nulla di diverso da ciò che afferma San Tommaso che ho citato da ciò che afferma il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta sulla dottrina della Giustificazione coi luterani

      “Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

      Sia San Giovanni Paolo II che Benedetto XVI era molto soddisfatto di questa dichiarazione; e se contenesse parti non compatibili con la dottrina cattolica non vi avrebbe mai dato il suo appoggio

  30. #Marco

    #Bon, questa è bella: ora San Tommaso sarebbe luterano. Fallo sapere alla congregazione per la dottrina della Fede, cosi capiranno finalmente che quel tomismo che la Chiesa ha sempre raccomandato come dottrina sicura è in realtà luteranesimo#

    Se l’interpretazione di Tommaso è questa che gli dai tu, essa è diametralmente opposta a quanto asserisce Agostino, che dice chiaro e tondo che il libero arbitrio è un fattore secondario ma imprescindibile.

    Nel modo in cui tu hai scritto, non c’è una sostanziale differenza col luteranesimo: pare, infatti, che conti solo la Grazia… riducendo a niente il concorso della libera volontà umana.

    E ciò nonostante tu abbia comunque ribadito che chi si danna si danna per colpa propria.

    Che ne debbo concludere?
    Che chi si salva, si salva _senza_ alcun merito proprio?

    **
    #Stai dicendo una fesseria, perché sebbene DIO muova il libero arbitrio, inclinandolo al Bene, esso rimane sempre libero#

    Mai detto il contrario: sei tu che _sembri_ procedere come se il libero arbitrio non esistesse, insistendo a dismisura sulla Grazia efficace: nonostante, te lo ripeto, nessuno di noi possa avere la certezza che riceverà da Dio tale forma di Grazia.

    **
    #i meriti e le buone opere sono necessarie, solo anche esse derivano dalla Grazia di Dio (ma questo però non toglie che siano meriti reali dell’eletto)#

    Deciditi: se derivano dalla Grazia di Dio, come possono essere meriti dell’eletto?

    Fuori logica, proprio. Se tu compi un’azione buona, posso io arrogarmene il merito?

    Meglio sarebbe dire, come logica vuole, che meriti e buone opere derivano _principalmente_ dalla Grazia, a cui coopera la buona volontà umana, in seconda istanza. Ciò che, nel concreto, afferma Agostino.

    1. “Se l’interpretazione di Tommaso è questa che gli dai tu, essa è diametralmente opposta a quanto asserisce Agostino, che dice chiaro e tondo che il libero arbitrio è un fattore secondario ma imprescindibile.”

      Mh no…. Continui a fraintendermi. Il libero arbitrio è un fattore secondario ma imprescindibile, senza dubbio, ma proprio perché secondario dipende dalla causa prima.

      “Nel modo in cui tu hai scritto, non c’è una sostanziale differenza col luteranesimo: pare, infatti, che conti solo la Grazia… riducendo a niente il concorso della libera volontà umana.”

      Completamente falso. Il concorso della libera volontà umana c’è SEMPRE, ma è causato dalla Grazia, non da se stesso. È Dio che muove il libero arbitrio al Bene direttamente.

      Ripeto di nuovo San Tommaso

      Ti prego, rifletti su questo passo di San Tommaso

      Summa Teologica I, 83,1 “Il libero arbitrio è sì causa del suo atto, in quanto l’uomo a motivo della libertà muove se stesso ad agire. Non si richiede tuttavia, per salvare la libertà, che ciò che è libero sia la causa prima di sé… E Dio che è la causa prima che muove sia le cause naturali che quelle volontarie. E come muovendo le cause naturali non toglie ad esse che i loro atti siano naturali, così muovendo le cause volontarie non esclude che le loro azioni siano volontarie, ma piuttosto fa questo in esse: opera infatti in tutte le cose secondo la loro natura”.

      E su questo

      “Se infatti Dio abbandona alcuni ai loro reprobi sentimenti significa che costoro hanno già tali sentimenti volti a fare ciò che non si deve.
      Perciò si dice che Dio li abbandona ad essi nel senso che non impedisce loro di seguirli: come si direbbe che esponiamo qualcuno [all’offesa] in quanto non lo difendiamo.
      Quello poi che S. Agostino scrive nel De Gratia et Libero Arbitrio [21], e che la Glossa riferisce, cioè l’espressione: “Dio inclina la volontà al bene e al male”, significa che DIO INCLINA DIRETTAMENTE LA VOLONTÀ AL BENE*, e la inclina al male IN QUANTO NON LO IMPEDISCE” (Summa Teologica, I-II, 79, 1).

      Anche Bellon, da tomista, afferma ciò che affermo io. Leggi (enfasi mia in maiuscolo)

      http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014

      2. Per grazia sufficiente s’intende l’impulso che Dio dà per accogliere la grazia.
      Questa grazia sufficiente la dà a tutti, perché vuole salvare tutti e per tutti Cristo è morto sulla croce.
      Tuttavia QUANDO LA GRAZIA SUFFICIENTE È ACCOLTA, VIENE ACCOLTA PER UN’ULTERIORE GRAZIA PER LA QUALE DIO AIUTA LA NOSTRA VOLONTÀ AD ACCOGLIERLA.
      Questa ulteriore grazia viene chiamata grazia efficace.
      Con questo s’intende dire che ANCHE IL SI CHE DIAMO ALLA GRAZIA DI DIO È GRAZIA DI DIO: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).

      3. Per cui la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, non è ancora sufficiente a salvare, a portare in grazia.
      Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
      Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.

      4. Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
      Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÒ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”.

      Tu scrivi

      “Che ne debbo concludere?
      Che chi si salva, si salva _senza_ alcun merito proprio?”

      I meriti propri sono reali, ma non ci sarebbero stati se DIO non avesse mosso il libero arbitrio dell’uomo al Bene. Ecco perché il Concilio di Trento afferma che DIO ha voluto che diventassero nostri meriti quelli che sono Suoi doni (cf Concilio di Trento, sessione VI, capitolo XVI).

      “Mai detto il contrario: sei tu che _sembri_ procedere come se il libero arbitrio non esistesse, insistendo a dismisura sulla Grazia efficace: nonostante, te lo ripeto, nessuno di noi possa avere la certezza che riceverà da Dio tale forma di Grazia.”

      Possiamo impetrarla con la preghiera costante però. San Tommaso insegna che la preghiera costante è infallibile se si richiedono cose necessarie alla salvezza (tra cui per l’appunto l’osservanza dei comandamenti e la grazia della perseveranza finale).

      San Tommaso infatti insegna che la preghiera è dono di Dio (vale a dire che Dio non esaudisce le nostre preghiere perché preghiamo, ma ci muove a pregare perché otteniamo dalla Sua Misericordia le grazie che aveva già deciso di concederci)

      “La preghiera fatta senza la grazia santificante non è meritoria, come non lo è neppure alcun atto virtuoso.
      Tuttavia la stessa preghiera che impetra la grazia santificante deriva da qualche altra grazia, cioè da un dono gratuito; poiché, come dice S. Agostino [De persev. 23], anche il pregare è un certo “dono di Dio”” (Summa Teologica, II-II, 83,15)

      E insegna anche che la preghiera è infallibile nell’impetrare ciò che è necessario alla salvezza

      “Perché dunque uno ottenga sempre ciò che domanda si richiede il concorso di queste quattro condizioni: che preghi per se stesso, che chieda cose necessarie alla salvezza e che lo faccia con pietà e con perseveranza.
      La preghiera si fonda soprattutto sulla fede non per l’efficacia nel meritare, poiché in ciò si appoggia principalmente sulla carità, ma per l’efficacia nell’impetrare.
      Poiché dalla fede l’uomo riceve la sicurezza della divina onnipotenza e misericordia, da cui la preghiera ottiene ciò che domanda. ” (Summa Teologica, II-II, 83,15).

      Tu scrivi

      “Deciditi: se derivano dalla Grazia di Dio, come possono essere meriti dell’eletto?”

      È ciò che afferma il Concilio di Trento, oltre che da sempre tutti i tomisti. Questo perché il libero arbitrio non si sottrae alla provvidenza divina

      “Fuori logica, proprio. Se tu compi un’azione buona, posso io arrogarmene il merito?”

      Noi no, ma Dio è la causa prima, quindi i nostri meriti sono innanzitutto Suoi doni; il che non toglie siano meriti reali e veraci. Al contrario le colpe sono solo nostre, e avvengono non certo perché Dio le abbia causate (le ha solo permesse, vedi di nuovo quanto riportavo da San Tommaso).

      “Meglio sarebbe dire, come logica vuole, che meriti e buone opere derivano _principalmente_ dalla Grazia, a cui coopera la buona volontà umana, in seconda istanza. Ciò che, nel concreto, afferma Agostino.”

      E anche San Tommaso. Ma la cooperazione della volontà umana non deriva dall’uomo stesso, ma è per l’appunto effetto della Grazia. Se io coopero con la Grazia efficace ho merito, e la mia copperazione è stata reale; eppure detta cooperazione mai ci sarebbe stata se Dio non mi avesse dato, per pura Misericordia, la Grazia efficace.

    2. Ultimo appunto Adolfo: siccome continui a citare Sant’Agostino come se dicesse cose diverse da San Tommaso, sarebbe meglio, a mio umile parere, che ti chiarissi le idee

      Da qui http://www.augustinus.it/pensiero/teologo/vpsa_5_05_testo.htm

      “Occorre ricordare, poi, che la dottrina agostiniana sulla gratuità della predestinazione è dominata da tre presupposti: uno esegetico (l’interpretazione di s. Paolo 103), uno escatologico (i ” fini propri ” delle due città, così diversi e ambedue eterni 104), uno teologico-metafisico (l’onnipotenza dell’azione divina, la quale, se non può salvare chi non vuole, può cambiare ognuno, senza violarne la libertà, da nolente in volente 105). In base a questi principi dev’essere esaminata la dottrina agostiniana, se non si vuole fraintenderla.

      Dagli stessi principi dipende l’interpretazione esegeticamente restrittiva che negli ultimi anni dà del testo paolino 1 Tim 2, 4, particolarmente nell’ultimo anno 106, che svela l’aspetto più profondo del mistero. DIO INFATTI HA IN SERBO UNA GRAZIA CHE NESSUN CUORE, PER QUANTO DURO, RESPINGE; PERCHÈ È DATA PER TOGLIERE APPUNTO LA DUREZZA DEL CUORE *107. Perché non la usa per tutti, ma permette che alcuni si perdano? È questa la tormentosa domanda che Agostino si pone, alla quale confessa di non saper rispondere. E chi lo potrebbe? S’inchina però umilmente al mistero 108 e ripete il suo atto di fede con le parole di Paolo: C’è forse iniquità presso Dio? 109, aggiungendo di suo questo commento: ” La grazia non può essere ingiusta, né può essere crudele la giustizia ” 110.”

      * e per l’appunto questa è la Grazia efficace, la cui efficacia è *intrinseca* non dipende dalla nostra volontà perché è detta Grazia che causa la nostra buona volontà. San Tommaso, e poi Bañez, ha sistematizzato meglio questa dottrina col concetto di “praemotio physica”.

    3. Scusa per i tre commenti di fila (leggili comunque, perché altrimenti non avrai mai del tutto chiaro di cosa sto parlando), metto l’ultimo

      Ancora Sant’Agostino sull’efficacia intrinseca della Grazia

      http://www.augustinus.it/pensiero/teologo/vpsa_5_05_testo.htm

      “Più difficile il tema dell’efficacia della grazia, perché tocca quello delicatissimo della libertà. Agostino ne è cosciente. La sua prospettiva è quella evangelica; motto programmatico le parole di Cristo: Se il Figlio vi libererà sarete veramente liberi 69. Le libertà cristiane sono quattro: dal peccato, dall’inclinazione al male, dalla morte, dal tempo; e apportano la giustizia, l’ordine, l’immortalità, l’eternità 70. Di queste libertà fu difensore e cantore: in chiave di questa libertà interpretò la storia 71. Ecco un testo riassuntivo sul primo punto, quello del peccato: ” Annulliamo dunque il libero arbitrio per mezzo della grazia? Non sia mai! Anzi stabiliamo il valore del libero arbitrio. Infatti, come non si annulla la legge per mezzo della fede, ma se ne stabilisce il valore 72, così per il libero arbitrio e la grazia. Non si osserva la legge se non per mezzo del libero arbitrio; ma: dalla legge proviene la conoscenza del peccato, DALLA GRAZIA LA SANITÀ DELL’ANIMA DAL VIZIO DEL PECCATO, dalla sanità LA LIBERTÀ DEL LIBERO ARBITRIO* , dalla libertà del libero arbitrio l’amore della giustizia, dall’amore della giustizia il compimento della legge. Perciò: come la legge non viene annullata, ma viene stabilita per mezzo della fede, perché la fede impetra la grazia con cui si osserva la legge; così il libero arbitrio non viene annullato, ma viene stabilito per mezzo della grazia, perché la grazia sana la volontà e LA VOLONTÀ SANATA AMA LIBERAMENTE LA GIUSTIZIA ” 73

      Ma se la sua prospettiva fu quella della libertà evangelica – la libertà dal male – non ignorò il problema che pone la libertà di scelta, che sarà poi l’argomento prevalente delle discussioni scolastiche. Su di esso però fu fermo nei princìpi, chiaro nelle ammonizioni, cauto nella soluzione. Sostenne che le due verità – libertà di scelta ed efficacia della grazia – devono essere difese insieme. Per questo scrisse l’opera su La grazia e il libero arbitrio 74. ” Il libero arbitrio non viene tolto, perché viene aiutato; ma viene aiutato, perché non viene tolto ” 75. Perciò, ” chi ti ha creato senza di te, non ti giustifica senza di te: ha creato chi non sapeva, non giustifica chi non vuole ” 76. L’argomentazione si riduce a un motivo cristologico: secondo le Scritture Cristo è giudice e salvatore: ” Se non c’è la grazia, come salva il mondo? se non c’è il libero arbitrio, come giudica il mondo**? ”

      * Perciò attenzione, perché questo concetto è quello più importante. La “libertà del libero arbitrio” non è altro, infatti, che la cosiddetta “libertas maior”, che non è la libertà di fare indifferentemente il Bene come il male ma è, bensì, la libertà di fare solo il Bene e di non poter fare il male perché non si vuole farlo. La “libertas indifferentiae” (che oggi anche molti cattolici hanno abbracciato, spingendosi nel semi-pelagianesimo più spinto, dove è l’uomo che si salva da se) non ha nulla a che vedere con la vera libertà. L’uomo “naturalmente” la libertas minor, cioè la libertà di poter fare il bene come il male, indifferentemente. La Grazia efficace conferisce la libertas maior, cioè la libertà NON di fare j differentemente il Bene come il male, ma LA LIBERTÀ DAL MALE STESSO. Del resto, per farti capire, nessun beato della Chiesa purgante o della Chiesa trionfante può commettere nemmeno il più piccolo peccato veniale (altrochè mortale). Questo rende i beati non liberi? NO! Al contrario non possono voler peccare (e, non potendo voler peccare, non possono nemmeno peccare di fatto) perché PERFETTAMENTE liberi. È come sono resi perfettamente liberi? Dalla Grazia di Dio. Ora, la Grazia efficace in un certo senso fa questo, cioè conferendoci la vera libertà fa si che noi vogliamo liberamente fare il Bene. Ogni volta che facciamo il Bene o ci pentiamo dal Male fatto ciò avviene per Misericordia di Dio, che ci ha donato la Grazia efficace, ed è solo secondariamente per merito nostro (perché il libero arbitrio è si causa del suo atto ma non ne è la causa prima). Parimenti ogni volta che facciamo il male lo facciamo per esclusiva colpa nostra, ma c’è da dire che la Grazia è stata solo sufficiente, perché se fosse stata efficace non avremmo peccato. Questo non significa che noi possiamo “pretendere” da Dio la grazia efficace o giustificare i nostri peccati dicendo che con la Grazia efficace non avremmo peccato e quindi è “colpa” di Dio se pecchiamo perché la Grazia efficace, in quanto dono di Misericordia, nè essa può essere pretesa nè la sua negazione rappresenta un’ingiustizia. Infatti se negare un dono di Misericordia a Caio mentre lo si fa a Tizio fosse una ingiustizia, allora questo dono non sarebbe più di Misericordia, ma di Giustizia, perché è solo quando si nega un bene dovuto per Giustizia che si ha una ingiustizia, non quando si nega un bene non dovuto.

      ** e questo è un altro concetto interessante: il libero arbitrio “naturale” serve per la nostra condanna, non certo per la nostra salvezza. Infatti noi chiediamo a Cristo ” Dolcissimo Gesù, non mi siate Giudice, ma Salvatore!” Perché? Perchè secondo Giustizia andremmo tutti in perdizione (se Dio ci desse la sola Grazia sufficiente -che è quanto è “tenuto” a dare perché altrimenti, se non ci desse la grazia sufficiente, comanderebbe l’impossibile, ma non è tenuto a fare di più), è solo per Misericordia che meritiamo la salvezza. Il libero arbitrio lasciato a se stesso non salva, anzi condanna. Esattamente come la Legge di per se non giustifica nessuno, ma anzi è la forza del peccato (1 Cor 15,56). Però, come per Grazia e solo per Grazia il nostro libero arbitrio viene sanato dalla sua tendenza al male e ci viene data la vera libertà tramite la quale meritiamo la salvezza, , allo stesso modo è solo per Grazia che la Legge diventa per noi mezzo di santificazione (poichè rispettando la Legge -cosa che può essere fatta solo sotto la mozione della Grazia- aumentiamo i nostri meriti e la Gloria in cielo, cioè ci santifichiamo) e cessa di essere la forza del peccato. Infatti San Paolo dopo aver detto che la forza del peccato è la Legge dice anche “siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (1 Cor 15,57), proprio perché non esiste nessun nostro merito, neanche la preparazione alla Grazia stessa, che non sia prima di tutto dono di Dio.

  31. #Marco

    #Non è vero che riduco il libero arbitrio al nulla, dico solo, con la dottrina cattolica, che è Dio la causa prima delle scelte buone compiute dal libero arbitrio#

    Appunto: Dio è la causa prima; il libero arbitrio è la causa seconda.
    La causa prima, cioè, non nega – non annulla – la causa seconda.

    **
    #… Egli porta a compimento, _cooperando_ con i moti della nostra volontà già convertita#

    Appunto: è una cooperazione fra la Grazia di Dio e la libera volontà dell’uomo. Quella “buona volontà” di cui parlarono gli Angeli, la Notte di Natale.

    **
    #Sia San Giovanni Paolo II che Benedetto XVI era molto soddisfatto di questa dichiarazione; e se contenesse parti non compatibili con la dottrina cattolica non vi avrebbe mai dato il suo appoggio#

    Infatti io non contesto la dichiarazione in sé, anche se la ritengo non esattamente un esempio di chiarezza (il che non significa che sia errata). Contesto il tuo insistere sulla Grazia efficace… a voler dimostrare cosa?

    Che Dio può salvare anche il peggior peccatore?

    Certo, lo può fare, lo potrebbe fare: e allora?

    Diamoci alla pazza gioia, pecchiamo quanto ci pare… tanto Dio, nella Sua Misericordia, ci salverà?

    Non affermo che tu dica questo: è che non capisco dove tu voglia andare a parare…

    1. “Appunto: Dio è la causa prima; il libero arbitrio è la causa seconda.
      La causa prima, , cioè, non nega – non annulla – la causa seconda.”

      Assolutamente. Ma quello che deve essere chiaro è che se Dio muove la nostra volontà al Bene noi certamente assentiremo. Da capo: non perché la Grazia efficace sia irresistibile (in quanto è verità di Fede che la Grazia, qualunque Grazia, è sempre resistibile, se l’uomo VUOLE resisterle) ma perché l’uomo, sotto la premozione divina della Grazia efficace, NON VUOLE resistere a detta Grazia.

      Perciò Dio a tutti gli effetti muove il nostro libero arbitrio al bene, e quando ciò avviene il Bene si compie infallibilmente.

      “Appunto: è una cooperazione fra la Grazia di Dio e la libera volontà dell’uomo. Quella “buona
      volontà” di cui parlarono gli Angeli, la Notte di Natale.”

      Ma è una buona volontà frutto della Grazia di Dio. Infatti sempre quel passo del Catechismo dice

      “Egli infatti incomincia FACENDO IN MODO, CON IL SUO INTERVENTO, CHE NOI VOGLIAMO”

      Ergo noi vogliamo perché Dio, nella Sua Misericordia, ci fa Grazia. Se Dio, per Giustizia, decidesse di lasciarci la sola Grazia sufficiente, NOI NON VORREMMO cooperare, e quindi rimarremmo non giustificati (posto che abbiamo perso la Grazia col peccato mortale).

      “Infatti io non contesto la dichiarazione in sé, anche se la ritengo non esattamente un esempio di chiarezza (il che non significa che sia errata). Contesto il tuo insistere sulla Grazia efficace… a voler dimostrare cosa?”

      Per dimostrare che i nostri atti buoni mai ci sarebbero se non per Grazia di Dio, e quindi nè possiamo vantarcene nè possiamo additare i peccatori, perché noi saremmo peggio di loro se Dio non ci facesse Grazia gratuitamente.

      “Che Dio può salvare anche il peggior peccatore?”

      Esatto.

      “Certo, lo può fare, lo potrebbe fare: e allora?”

      E allora il perché con alcuni non lo faccia è un mistero. San Tommaso afferma che permetta che alcuni si dannino per mostrare la Sua Giustizia (in ogni caso è sicuro che Dio POSSA salvare chiunque senza violare il suo libero arbitrio, quindi sebbene chi vada all’inferno ci va per propria colpa DIO avrebbe potuto salvarlo).

      “Diamoci alla pazza gioia, pecchiamo quanto ci pare… tanto Dio, nella Sua Misericordia, ci salverà?”

      Al contrario

      “Quanto invece al secondo elemento si può dire che la predestinazione è aiutata dalle preghiere dei santi e dalle altre opere buone: la provvidenza infatti, di cui la predestinazione è una parte, non elimina le cause seconde, ma dispone gli effetti in maniera che anche l’ordine delle cause seconde sia compreso sotto di essa. Come dunque è stato provveduto agli effetti naturali preordinando ad essi anche le rispettive cause naturali, senza di cui tali effetti non sarebbero prodotti, così è stata predestinata da Dio la salvezza di un singolo in maniera che entro l’ordine della predestinazione venga compreso anche tutto ciò che porta l’uomo alla salvezza, come le sue proprie preghiere o quelle degli altri, le opere buone o qualunque altra cosa del genere, senza di cui nessuno consegue la salvezza.
      Quindi i predestinati devono sforzarsi di agire e di pregare bene, poiché con questi mezzi l’effetto della predestinazione si compie con certezza. Per cui sta scritto [2 Pt 1, 10]: “Cercate di rendere sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione per mezzo delle buone opere”. (Summa Teologica I, 23, 8).

      Tutto questo consapevoli che se preghiamo e agiamo bene è per Grazia di Dio e solo per Grazia di Dio.

  32. @Marco

    #SE DIO MI DA LA GRAZIA EFFICACE PER SALVARMI, IO INFALLIBILMENTE MI SALVERÒ perché naturalmente l’efficacia dell’azione di Dio non può venir meno; la creatura non può renderla vana, per così dire#

    Vero. Nessuno però ci assicura che Dio ci darà la Grazia efficace. E siamo punto e a capo.

    **
    #Quindi se uno dicesse che tutti sono predestinati vorrebbe dire che tutti sono salvati . Io me lo auguro, io me lo auguro***#

    Se lo augura, il caro Tomas (fulgido esempio di anima vittima): ma augurarselo non significa necessariamente che sarà così. Anzi, Gesù nel Vangelo ci dice chiaramente che NON sarà così: “Via da Me, maledetti, nel fuoco eterno”…

    **
    #È de fide che è DIO che predestina alla salvezza gli eletti#

    Molto giusto: nessuno, infatti, può salvarsi da solo… nonostante la sua buona volontà. Occorre necessariamente il sostegno della Grazia.

    **
    #Semmai è vero che è il dannato che, con le sue colpe, si auto predestina all’inferno, ma per la salvezza il discorso cambia#

    Il discorso cambia, certo, ma rimane l’osservazione di cui sopra, ossia l’invito a non contare sulla Grazia efficace… semplicemente perché Dio sa a chi donarla, ma noi non lo sappiamo. E qui ritorna l’invito di Gesù a sforzarsi di passare per la porta stretta.

    **
    #Ma quando [Dio] da la sola Grazia sufficiente essa rimane _sempre_ inefficace perché il libero arbitrio le resiste colpevolmente#

    Forse volevi scrivere che la Grazia sufficiente rimane inefficace _se_ il libero arbitrio le resiste colpevolmente.

    Se non le resiste, se la accoglie, la Grazia cresce… e potrebbe (come dici nella frase precedente) diventare efficace: se noi l’accettiamo, e soprattutto se Dio vuole.

    1. Tu riporti Padre Tyn che scrive

      “SE DIO MI DA LA GRAZIA EFFICACE PER SALVARMI, IO INFALLIBILMENTE MI SALVERÒ perché naturalmente l’efficacia dell’azione di Dio non può venir meno; la creatura non può renderla vana, per così dire”

      E rispondi

      “Vero. Nessuno però ci assicura che Dio ci darà la Grazia efficace. E siamo punto e a capo.”

      Al che io affermo che è vero, non possiamo “sapere” con certezza *assoluta* se Dio ci salverà, dandoci la Grazia efficace.

      Eppure, siccome la Grazia efficace è necessaria sia per l’osservanza dei comandamenti che per la perseveranza finale (perché la sola Grazia sufficiente, per quanto in se sarebbe sufficiente a salvare, viene resistita dal nostro libero arbitrio), e sia la Grazia di osservare i comandamenti che la Graza della perseveranza finale sono necessarie alla salvezza, possiamo impetrare detta Grazia con certezza tramite la preghiera costante.

      Repetita iuvant

      “Perché dunque uno ottenga sempre ciò che domanda si richiede il concorso di queste quattro condizioni: che preghi per se stesso, che chieda cose necessarie alla salvezza e che lo faccia con pietà e con perseveranza.
      La preghiera si fonda soprattutto sulla fede non per l’efficacia nel meritare, poiché in ciò si appoggia principalmente sulla carità, ma per l’efficacia nell’impetrare.
      Poiché dalla fede l’uomo riceve la sicurezza della divina onnipotenza e misericordia, da cui la preghiera ottiene ciò che domanda. ” (Summa Teologica, II-II, 83,15).

      Questo persino se chi prega è in peccato mortale, infatti

      “La preghiera fatta senza la grazia santificante non è meritoria, come non lo è neppure alcun atto virtuoso.
      Tuttavia la stessa preghiera che impetra la grazia santificante deriva da qualche altra grazia, cioè da un dono gratuito; poiché, come dice S. Agostino [De persev. 23], anche il pregare è un certo “dono di Dio”” (Summa Teologica, II-II, 83,15)

      Poi

      #Quindi se uno dicesse che tutti sono predestinati vorrebbe dire che tutti sono salvati . Io me lo auguro, io me lo auguro***#

      Se lo augura, il caro Tomas (fulgido esempio di anima vittima): ma augurarselo non significa necessariamente che sarà così. Anzi, Gesù nel Vangelo ci dice chiaramente che NON sarà così: “Via da Me, maledetti, nel fuoco eterno”…”

      Purtroppo.

      “Molto giusto: nessuno, infatti, può salvarsi da solo… nonostante la sua buona volontà. Occorre necessariamente il sostegno della Grazia.”

      Esatto. Aggiungo che la “buona volontà” è essa stessa casata dalla Grazia. Vedi anche quanto ho riportato da un sacerdote di sicura ortodossia come Padre Bellon.

      “Il discorso cambia, certo, ma rimane l’osservazione di cui sopra, ossia l’invito a non contare sulla Grazia efficace… semplicemente perché Dio sa a chi donarla, ma noi non lo sappiamo. E qui ritorna l’invito di Gesù a sforzarsi di passare per la porta stretta.”

      Ripeto quanto scritto sopra: possiamo ottenerla con la preghiera. E chi prega sempre (tutti i giorni , ad esempio chi dice il Rosario tutti i giorni) lo fa già sotto la mozione della Grazia Efficace, visto che anche la preghiera è dono di Dio. Con la preghiera costante si può impetrare infallibilmente il dono della perseveranza nel Bene (se si è in Grazia), del pentimento (se si è in peccato mortale) e soprattutto della perseveranza finale.

      “#Ma quando [Dio] da la sola Grazia sufficiente essa rimane _sempre_ inefficace perché il libero arbitrio le resiste colpevolmente#

      Forse volevi scrivere che la Grazia sufficiente rimane inefficace _se_ il libero arbitrio le resiste colpevolmente.”

      Esatto. Ma il punto è che, senza la mozione della Grazia efficace, l’uomo resiste SEMPRE, per sua colpa, alla Grazia sufficiente. Ecco perché la Grazia efficace è necessaria alla salvezza.

      “Se non le resiste, se la accoglie, la Grazia cresce… e potrebbe (come dici nella frase precedente) diventare efficace: se noi l’accettiamo, e soprattutto se Dio vuole.”

      SOLO se Dio vuole. Se Dio interviene con la Sua premozione e muove il nostro libero arbitrio al Bene sicuramente l’accettiamo. Se non interviene sicuramente le resistiamo per nostra esclusiva colpa.

      La Grazia efficace non è altro che la Grazia sufficiente il cui potenziale salvifico è passato dalla potenza all’atto. Ma, mentre la frustrazione della Grazia sufficiente dipende solo dalla nostra cattiva volontà, la nostra accettazione di detta Grazia dipende da Dio, che muove il nostro libero arbitrio al Bene, assicurandosi che , liberamente ma infallibilmente, noi non vogliamo resisterle è che quindi, non volendo resisterle, non le resistiamo.

      È per questo che padre Tomas Tyn scriveva che

      http://www.studiodomenicano.com/testi/lezioni_villapace/27_Villa_Pace_Cristo_capo_della_Chiesa.pdf

      “Dio rende efficace la grazia. L’uomo al massimo può renderla inefficace. Però – e questa è la vostra domanda che è interessante, – se Dio mi dà non la grazia sufficiente ma la grazia efficace, cioè mi dà la grazia con la modalità dell’efficacia prima ancora della mia decisione; se Dio me la dà in questa maniera, io sono libero di rifiutarla e quindi di dannarmi oppure no? Allora bisogna rispondere così: SE DIO MI DA LA GRAZIA EFFICACE PER SALVARMI, IO INFALLIBILMENTE MI SALVERÒ perché naturalmente l’efficacia dell’azione di Dio non può venir meno; la creatura non può renderla vana, per così dire.”

    2. Comunque Adolfo, qualora avessi ancora dubbi sul fatto che la mozione divina e la cooperazione siano coesistenti, sebbene quest’ultima (la cooperazione libera) dipenda dalla prima (la mozione divina), ti cito un altro stralcio di San Tommaso

      Summa Teologica, parte I-II, questione 113 Articolo 3:
      [Se per la giustificazione dell’empio si richieda l’esercizio del libero arbitrio]

      [ La giustificazione del peccatore AVVIENE PERCHÈ DIO MUOVE L’UOMO ALLA GIUSTIZIA: è lui infatti, come insegna S. Paolo [Rm 4, 5], “che giustifica l’empio”.
      Dio però muove tutti gli esseri secondo la natura di ciascuno: come vediamo tra gli esseri fisici che egli muove i corpi gravi diversamente da quelli leggeri, per la loro diversa natura.
      E così egli muove l’uomo alla giustizia secondo la condizione della natura umana.
      Ma l’uomo secondo la sua natura è dotato di libero arbitrio.
      Perciò in chi possiede l’uso del libero arbitrio non c’è una mozione di Dio verso la giustizia senza l’esercizio di esso; e DIO NON INFONDE IL DONO DELLA GRAZIA GIUSTIFICANTE SENZA MUOVERE AL TEMPO STESSO IL LIBERO ARBITRIO AD ACCETTARLO, in coloro che sono capaci di esercitare tale facoltà. ] http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I-II/QUESTIONE%20113.html

      Come vedi esattamente ciò che afferma il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta coi luterani sulla Giustificazione.

  33. @Marco

    #“Nessuno le ha chiesto di non scrivere dove vuole, le è stato chiesto, non da ne ma CONDIVIDO, di essere più sintetico e di smetterla con i suoi copia incolla, se infatti fa una rilettura dei suoi interventi occupano tre quarti delle conversazioni. ”

    Questo perché vengo contestato su questioni non certo di poco conto, e quindi preferisco “far parlare” i giganti come San Tommaso invece che parlare io stesso. Purtroppo sono costretto anche dalle continue repliche ai miei interventi#

    “Sei costretto”… è chi ti costringe?
    Di’ piuttosto che “non ce la fai” a rimanere zitto; o meglio: non ce la fai a usare un pochino di sintesi.

    Al di là del fatto che sarebbe segno di carità fraterna, da parte tua, venire incontro alle ragionevoli richieste dei tuoi interlocutori, è proprio il tuo copia e incolla selvaggio, a creare non pochi problemi.

    Concorderai con me che il linguaggio di Tommaso può risultare abbastanza ostico, e infatti tu stesso hai dovuto precisare che Tommaso dice le medesime cose di Agostino e del Concilio di Trento.

    Solo che… ciò che dicono Agostino e il Concilio di Trento è immediatamente comprensibile: ciò che dice Tommaso non sempre lo è. Dunque è del tutto inutile, e direi controproducente (perché indispone, e più che giustamente, i tuoi interlocutori), perseverare lungo tale linea.

    Se hai dovuto fare delle precisazioni, è proprio perché certe asserzioni si prestano al fraintendimento: nello specifico, pare (e dico “pare) che il libero arbitrio dell’uomo conti… praticamente nulla.

    Perciò, piuttosto che “far parlare i giganti”, con brani chilometrici (e dalla sintassi non certo “leggera”, per un lettore odierno), cerca di esprimere i concetti che vuoi esprimere, usando un linguaggio più piano e più chiaro. La capacità di farlo ce l’hai, lo ripeto, e dunque… è la buona volontà di farlo, che ti difetta.

    Ti chiedo anche di finirla con l’affibbiare etichette (pelagiani, semi-pelagiani, marcioniti, e così via) ai tuoi interlocutori, perché anche questa è una mancanza di rispetto. E non corrisponde al vero: infatti spesso – lo avrai capito anche tu – stiamo esprimendo i medesimi concetti, usando solo frasi formalmente diverse.

    Tu stesso, più di una volta, sei stato costretto a precisare certi concetti, ma nessuno ha pensato di etichettarti in qualche maniera, per tal motivo. Se tu vai sul personale, con l’etichettare gli altri, pare che, non potendo sostenere da par tuo il dialogo, tu preferisca passare alle offese, pur implicite.

    Anche questo, in fondo, si riduce a un semplice concetto di carità fraterna.

    Il tuo affibbiare etichette fa rima con l’impressione (è un’impressione, bada: spero che non sia vera) che sia tu solo il depositario della verità. Un po’ di umiltà non guasterebbe, mi pare.

    Inutile poi che tu insista con Mundabor o con altri personaggi (anti bergogliani o meno): se un papa offre insegnamenti eterodossi e anche blasfemi, come purtroppo fa Bergoglio (Cristo – Sapienza Incarnata – che fa lo scemo; la Trinità che bisticcia a porte chiuse, però fuori, ipocritamente, dà parvenza d’unità; l’Inferno che _non_ è un luogo di tortura; e via discorrendo), il rischio che conduca le anime verso l’Inferno è alto.

    La realtà parla in tal senso: se la neghi, sprofondi nell’ideologia.

    Bada bene: ho detto “rischio” e non “certezza”, perché io non sono Dio, e non conosco il futuro. Ma un cattivo pastore (quale purtroppo papa Francesco si dimostra essere, ogni giorno di più) non fa certo il bene del gregge.

    L’interpretazione lassista di Vallini, comunque tu la voglia definire, non tiene in conto gli attuali CCC e CIC, in merito all’adulterio: anch’essa, dunque, non fa certo il bene delle anime.

    Il resto è aria fritta.

    1. @Adolfo

      “Sei costretto”… è chi ti costringe?
      Di’ piuttosto che “non ce la fai” a rimanere zitto; o meglio: non ce la fai a usare un pochino di sintesi.”

      Il punto è questo: su certi argomenti la sintesi è pressoché impossibile, purtroppo. Se pensi che io mi diverta a perdere 10 minuti per ogni commento ti sbagli.

      “Concorderai con me che il linguaggio di Tommaso può risultare abbastanza ostico, e infatti tu stesso hai dovuto precisare che Tommaso dice le medesime cose di Agostino e del Concilio di Trento.”

      Non saprei. Io personalmente trovo molto più chiaro San Tommaso del Concilio di Trento (che è un quello che necessita di più spiegazioni perché essendo un concilio convocato per contrastare gli errori luterani insiste molto, come è ovvio che sia, per “reazione”, su opere e libero arbitrio.

      “Se hai dovuto fare delle precisazioni, è proprio perché certe asserzioni si prestano al fraintendimento: nello specifico, pare (e dico “pare) che il libero arbitrio dell’uomo conti… praticamente nulla.”

      Oh, eccome se conta. Ma per quanto sia assolutamente necessario non sono le scelte del libero arbitrio che sono causa della salvezza, al contrario ne sono la conseguenza. Dio non ha misericordia di Tizio perché Tizio si pente; al contrario Tizio si pente perché Dio, avendo avuto Misericordia di Lui, l’ha mosso a pentimento con la Grazia efficace invece che permettere per giustizia che si indurisse nel peccato rifImitando la Grazia sufficiente.

      “Ti chiedo anche di finirla con l’affibbiare etichette (pelagiani, semi-pelagiani, marcioniti, e così via) ai tuoi interlocutori, perché anche questa è una mancanza di rispetto. E non corrisponde al vero: infatti spesso – lo avrai capito anche tu – stiamo esprimendo i medesimi concetti, usando solo frasi formalmente diverse.”

      Forse attualmente stiamo esprimendo i medesimi concetti, ma ti faccio notare che poco sopra tu sostenevi che la Grazia diventasse efficace a causa del consenso dell’uomo, quando invece (come ha spiegato anche Bellon e la dichiarazione congiunta sulla giustificazione coi luterani) è il contrario, cioè il consenso dell’uomo è prodotto dalla Grazia efficace.

      Riguardo ai semi-pelagiani in un certo senso lo siamo tutti, nel senso che dopo 500 anni di enfasi unilaterale su una sola faccia della medaglia (cioè il libero arbitrio e le opere, per contrastare i riformatori la cui enfasi sulla Grazia annichiliva il libero arbitrio) è davvero difficile credere nella totale gratuità della salvezza. Invece è ciò che insegna il tomismo, e questo senza negare il valore alle opere e alla libertà di scelta, che sono ned ssarie ma mai ci sarebbero state senza la Grazia e senza la mozione divina.

      È un problema serio questo: Lutero impazzì per questa ragione, cercava un Dio a cui potersi affidare incondizionatamente, un Dio che non lo lasciasse in balia di se stesso e della propria volubile volontà, e non l’ha trovato. Perché? Ma perché al tempo molto teologi erano già stati contaminati dal volontarismo e dalla libertas indifferentiae ((concetto falso di libertà che proviene dall’occamismo), e quindi anche lui venne contaminato da questa falsa visione.

      Invece nella dottrina di San Tommaso e Sant’Agostino (rettamente intesa, cioè senza le estremizzazioni ereticali di Lutero) c’era già tutto ciò che cercava.

      Il suo grido “come posso avere un Dio misericordioso” era quello di un uomo che non voleva essere lasciato in balia di se stesso, il grido di un uomo che sapeva di essere impotente, da solo, di fronte al peccato, e la teologia corrotta del suo tempo (parliamo di prima di Trento) non l’ha certo aiutato.

      ” inutile poi che tu insista con Mundabor o con altri personaggi (anti bergogliani o meno): se un papa offre insegnamenti eterodossi e anche blasfemi, come purtroppo fa Bergoglio (Cristo – Sapienza Incarnata – che fa lo scemo; la Trinità che bisticcia a porte chiuse, però fuori, ipocritamente, dà parvenza d’unità; l’Inferno che _non_ è un luogo di tortura; e via discorrendo), il rischio che conduca le anime verso l’Inferno è alto.”

      Qua non mi hai capito: non ho detto che ciò che dice Bergoglio non possa essere pericoloso. Dico, come Mundabor, che nessun Papa può dannare chi è predestinato alla salvezza da Dio. Leggi https://mundabor.wordpress.com/2016/04/09/a-use-finally-found-for-pope-francis/

      “interpretazione lassista di Vallini, comunque tu la voglia definire, non tiene in conto gli attuali CCC e CIC, in merito all’adulterio: anch’essa, dunque, non fa certo il bene delle anime.”

      Infatti non ho detto che fa bene; ho detto che, pur non facendo bene, non è eretica. Perché non fa bene? Perché purtroppo abbiamo molti sacerdoti lassisti che la interpreteranno in senso troppo largo e non secondo il testo. Un Padre Cavalcoli ad esempio la saprebbe applicare bene, ma purtroppo oggi i sacerdoti di sicura ortodossia sono pochi.

    2. Ultima cosa Adolfo.

      Mi sento di dire questo su Lutero: lui cercava un Salvatore, e i teologi del tempo gli propinarono un contabile, un apprendista stregone incapace di salvare che ti lascia in balia di te stesso.

      Di certo non giustifico tutto ciò che fece Lutero dopo, però ritengo che questa sua ricerca disperata di un Dio misericordioso, un Dio che lo salvasse (e non che “tentasse di salvarlo” a patto che-forse-chissà-sivedrà-chilosa), che avesse il potere di salvarlo e che non “dipendesse” dalla sua [di Lutero] volontà, ritengo che questa ricerca infruttuosa lo abbia portato a fare ciò che ha fatto.

      E in un certo senso lo capisco, anche se non lo giustifico. Lutero è stato rovinato dai teologi del suo tempo, e di fronte all’impossibilità di trovare quel Dio misericordioso, che avesse un reale potere sul peccato, e che potesse realmente tirarlo fuori dal peccato senza “dipendere” dalla sua [di Lutero] volontà creata l’ha fatto sbarellare, coi risultati che sappiamo tutti.

      Cito Papa Benedetto XVI

      “È la misericordia quello che ci muove verso Dio, mentre la giustizia ci spaventa al suo cospetto. A mio parere ciò mette in risalto che sotto la patina della sicurezza di sé e della propria giustizia l’uomo di oggi nasconde una profonda conoscenza delle sue ferite e della sua indegnità di fronte a Dio. Egli è in attesa della misericordia. Non è di certo un caso che la parabola del buon samaritano sia particolarmente attraente per i contemporanei. E non solo perché in essa è fortemente sottolineata la componente sociale dell’ esistenza cristiana, né solo perché in essa il samaritano, l’uomo non religioso, nei confronti dei rappresentanti della religione appare, per così dire, come colui che agisce in modo veramente conforme a Dio, mentre i rappresentanti ufficiali della religione si sono resi, per così dire, immuni nei confronti di Dio».

      «È chiaro che ciò piace all’ uomo moderno – osserva ancora Benedetto XVI – Ma mi sembra altrettanto importante tuttavia che gli uomini nel loro intimo aspettino che il samaritano venga in loro aiuto, che egli si curvi su di essi, versi olio sulle loro ferite, si prenda cura di loro e li porti al riparo. In ultima analisi essi sanno di aver bisogno della misericordia di Dio e della sua delicatezza. Nella durezza del mondo tecnicizzato nel quale i sentimenti non contano più niente, aumenta però l’ attesa di un amore salvifico che venga DONATO GRATUITAMENTE. Mi pare che nel tema della misericordia divina si esprima in un modo nuovo quello che significa LA GIUSTIFICAZIONE PER FEDE. A partire dalla misericordia di Dio, che tutti cercano, è possibile anche oggi interpretare daccapo il nucleo fondamentale della dottrina della giustificazione e farlo apparire ancora in tutta la sua rilevanza”.

      E infatti da qui bisogna ripartire. Da una teologia fondata sul primato autentico della Grazia. E questa teologia c’è l’abbiamo già, non serve inventarla, solo riscoprirla. Perché è la teologia di San Tommaso. Solo così a mio avviso la potenza liberante (e non schiavizzante) del Vangelo e di Cristo emergerà in tutta la sua forza.

      Altrimenti il Vangelo, senza il primato della Grazia, è solo una lista di obblighi asfissianti e vessanti che invece che darti fiducia nella salvezza ti disperano.

      Infatti

      “Quelli che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica. E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.” (Gal 3, 10-14).

      E

      “chiunque osservi tutta la Legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole DI TUTTO*” (Giacomo 2,10)

      San Paolo poi ribadisce questo concetto in maniera ancora più chiara qui

      ” il pungiglione della morte è il peccato e LA FORZA DEL PECCATO È LA LEGGE. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! ” (1 Cor 15,56-57)

      E qui

      “Ora, noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice per quelli che sono sotto la Legge, di modo che ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio. Infatti in base alle opere della Legge nessun vivente sarà giustificato davanti a Dio, perché per mezzo della Legge si ha conoscenza del peccato.” (Rm 3, 20).

      Tutto questo chiarisce che la Legge non serve certo a giustificarci; anzi ci condanna e basta.

      Cos’è quindi che trasforma la legge da strumento di condanna a strumento di santificazione (poichè il giustificato, osservando la Legge per Grazia di Dio, aumenta la sua Gloria e i suoi meriti in per il Cielo, e quindi viene santificato)? La Grazia.

      Infatti la Buona Notizia è questa

      ” Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù”. (Rm 3,21-24).

      Questa è la buona novella. Ovviamente dire che “giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono” non implica che chi ha Fede in Cristo non possa dannarsi (perché sappiamo che non tutti i cattolici sono predestinati alla salvezza) nè significa che chi non ha Fede esplicita in Cristo non possa dannarsi, perché molti pagani e persino atei hanno una Fede implicita in Dio come lo conoscono, e tale Fede implicita (se il rifiuto di Cristo e della Fede Cattolica non è colpevole) salva. Ecco perché esistono predestinati alla salvezza anche tra i pagani induisti, buddisti eccetera.

    3. Ho scritto

      “Questa è la buona novella. Ovviamente dire che “giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono” non implica che chi ha Fede in Cristo non possa dannarsi (perché sappiamo che non tutti i cattolici sono predestinati alla salvezza) nè significa che chi non ha Fede esplicita in Cristo non possa *dannarsi*”

      Ovviamente volevo scrivere “salvarsi”.

      Il fatto che anche un cattolico che ha Fede esplicita in Cristo possa non essere predestinato alla salvezza non significa, ovviamente, che la sua Giustificazione presente sia “falsa”. È giustificato eccome, solo che perderà il dono della Giustificazione per sua esclusiva colpa e morirà nell’impenitenza finale.

      Nessuno infatti può essere salvato senza il dono della perseveranza finale, che è il dono gratuito e “immeritabile” per eccellenza. Per fortuna è un dono che è impetrabile dalla Misericordia di Dio con la preghiera costante, e questo perché (come ho mostrato sopra) già la preghiera è dono di Dio, vale a dire che si prega perché mossi da Dio a pregare, affinché impetriamo dalla Sua Misericordia le Grazie che aveva già deciso di concederci.

      Perché ad alcuni conceda questo dono, cioè il dono di pregare e impetrare la Grazia della perseveranza finale, e ad altri no, non lo sappiamo con certezza .

      Come ho mostrato sopra San Tommaso spiega che Dio predestina alcuni alla salvezza,’conducendoli a salvezza certa, per mostrare la Sua Misericordia, mentre permette che altri si dannino per propria colpa per mostrare la Sua Giustizia.

      Penso che sia l’unica spiegazione plausibile. Altrimenti non si spiegherebbe perché c’è gente che muore e va all’inferno per aver commesso magari qualche peccato di fornicazione mentre a gente come il boia delle fosse ardeatine Erich Priebke viene permesso di vivere fino in tarda età e vengono anche mossi al pentimento.

      Sembra ingiusto, no? E invece non lo è, perché chiunque, con ogni peccato mortale, “merita” l’inferno. Al fornicatore che si danna per aver fornicato anche solo una volta non è stata fatta un’ingiustizia; è ad Erich Priebke, invece, che è stato fatto un dono di grande Misericordia, cioè a lui è stato dato più di quanto dovuto per Giustizia.

      Come già detto non c’è nulla di ingiusto nel dare a uno il necessario e nel dare ad un altro più del necessario.

      Ecco perché la salvezza è realmente gratuita.

  34. Ripeto lasciate perdere Marco alias/ vincent vega sul bloig UCCR alias/ teofane il recluso/ alis Cicero alias…, non è un bergogliano , è semplicemente un fissato ossessivo , che ripete sempre e continuamente da mesi le stesse cose , senza mai stancarsi, senza variare di una virgola, asssolutamente impermeabile ad ogni argomentazione.. mettersi a discutere con lui è inutile, è come parlare con un muro e alla fine uno ha la voglia di battere la testa nel muro.
    meglio non dare spago: non date da mangiare ai troll!

    1. Dire che sono “impermeabile a ogni argomentazione” quando invece sono proprio io che porto le argomentazioni e affronto sempre minuziosamente quelle altrui, esponendomi sempre al confronto, può essere segno solo di:

      1) malafede assoluta;

      2) stupidità assoluta.

      Delle due l’una.

  35. @Marco

    #Forse attualmente stiamo esprimendo i medesimi concetti, ma ti faccio notare che poco sopra tu sostenevi che la Grazia diventasse efficace a causa del consenso dell’uomo, quando invece (come ha spiegato anche Bellon e la dichiarazione congiunta sulla giustificazione coi luterani) è il contrario, cioè il consenso dell’uomo è prodotto dalla Grazia efficace#

    Parliamo e non ci capiamo. E ribadisco che non su tutto siamo d’accordo. Io intendo che è necessario _anche_ il consenso dell’uomo: proprio in quanto Iddio rispetta il libero arbitrio. E qui sta la spiegazione del fatto che, nonostante Dio voglia tutti salvi, non tutti si salvano.

    Se si afferma che Dio potrebbe salvare tutti, però non lo fa, non si sta forse descrivendo un dio ingiusto?

    Ma, se si dà il giusto peso al libero arbitrio (che viene sempre _dopo_ la Grazia, ma conserva tutto il suo peso), ecco che la questione diviene più chiara: Dio, nella Sua onniscenza, sa già chi saranno le anime inclinate al bene, e chi saranno le anime inclinate al male. E opera di conseguenza, appunto dando la Grazia efficace alle anime inclinate al bene.

    Non mi sorprende che tu dica che ti è più chiaro Tommaso, rispetto al Concilio di Trento: perché, a quanto pare, non ti piace che al libero arbitrio (e alle opere) si dia troppa importanza.

    La prova di ciò sta proprio nel fatto che, tempo addietro, tu tirasti fuori la tiritera della Grazia efficace, per sostenere la tua tesi a favore della Comunione ai divorziati risposati.

    In realtà, non solo parla il Concilio di Trento, ma parla Dio stesso, che a molte anime mistiche (ad esempio a Santa Caterina da Siena), ha detto chiaro e tondo che Lui rispetta il libero arbitrio dell’uomo, e che l’uomo è chiamato a scegliere liberamente il bene.

    In tal senso non è affatto sbagliato ciò che ieri scrisse Acchiappaladri (anche se magari ha usato una locuzione infelice): è l’uomo che, con le sue libere scelte, decide per il bene (per la salvezza) oppure per il male (per la dannazione).

    La libertà d’arbitrio di ogni uomo è sacra a Dio, ed Egli la rispetta scrupolosamente. In tal senso i “dubbi” di Agostino (che tu hai citati in un tuo precedente intervento), hanno poca ragione d’essere.

    Chiaro che, se si vuol basare tutto il discorso sulla Grazia, tenendo pochissimo in conto il libero arbitrio, non si può che arrivare allo stallo, e trovarsi in grande difficoltà: appunto perché un dio che applicasse la Grazia efficace solo ad alcuni, senza tener conto delle loro inclinazioni al male o al bene, sarebbe un dio ingiusto.

    Detto questo, puoi rigirartela come ti pare, e puoi dire per l’ennesima volta che non è vero (e magari infilarci l’ennesimo, lunghissimo papiro): se la logica ha un valore, allora il fatto di “esaltare” esclusivamente la Grazia non può non “cancellare” il libero arbitrio.

    Come già ti disse Alessandro, sul blog della Miriano, le tue citazioni a capocchia di Tommaso servono solo a dare una parvenza di verità a certi sproloqui. I quali sproloqui, anche se tu lo neghi, non fanno altro che descrivere un dio bislacco e ingiusto.

    ===
    Hai detto un sacco di stupidaggini.

    Scrivi: “Con alcuni la Giustizia si manifesta in modo più abbondante della Misericordia (ed è per questo che esistono i dannati), con altri la Misericordia si manifesta in modo più abbondante della Giustizia (ed è per questo che esistono gli eletti, i salvati)… il destino di un uomo cambia totalmente se Dio decide che la Misericordia, per quel detto uomo, abbia la preminenza sulla Giustizia.”

    Il dio bislacco che hai in mente è un dio che arbitrariamente decide di trattare Tizio con giustizia preponderante sulla misericordia, sicché Tizio si danna, e invece Caio con misericordia preponderante sulla giustizia, sicché Caio si salva.
    Questo dio bislacco è palesemente un sadico che gioca sulla pelle delle persone, usando due pesi e due misure, dannando a caso qualcuno solo perché con qualcuno gli va di far prevalere la giustizia, e salvandone a caso qualcuno d’altro solo perché con questo fortunato gli va di far prevalere la sua misericordia.

    In realtà, in Dio misericordia perfetta e perfetta giustizia coincidono, sicché non ha nessun senso affermare che con qualcuno la giustizia di Dio prevalga sulla misericordia e viceversa.

    Le citazioni a capocchia di Tommaso che alleghi non suffragano in alcun modo la tua tesi strampalata e aberrante, come ognuno può constatare; sono solo messe lì a fare scena per trarre in inganno qualche sprovveduto che non legge la lenzuolata e si fa ingannare dal prestigio dell’autorità invocata.
    ===

    Nulla da aggiungere all’ottima analisi di Alessandro. Anzi, aggiungo che questo dio bislacco è proprio un dio di luterana memoria.

    Per quanto riguarda Vallini, rimane ciò che ho già scritto: il problema non è solo quello dei confessori lassisti (problema che già ti avevo sottolineato tempo fa, mentre tu gli davi poca importanza; ora sembra che tu abbia cambiato parere), bensì il fatto che, in base al CCC e al CIC, ai div/ris che non vivono in castità non è concessa la Comunione sacramentale.

    Anche qui: puoi girartela come ti pare, ma la realtà è questa.

    1. @Adolfo

      “Parliamo e non ci capiamo. E ribadisco che non su tutto siamo d’accordo. Io intendo che è necessario _anche_ il consenso dell’uomo: proprio in quanto Iddio rispetta il libero arbitrio. E qui sta la spiegazione del fatto che, nonostante Dio voglia tutti salvi, non tutti si salvano.”

      Ma il consenso dell’uomo è necessario ma è prodotto dalla Grazia. Non è che la Grazia diventa efficace per il consenso dell’uomo, è la Grazia efficace invece che produce il consenso dell’uomo.

      “Se si afferma che Dio potrebbe salvare tutti, però non lo fa, non si sta forse descrivendo un dio ingiusto?”

      Che Dio possa salvare tutti è una certezza. Il fatto che permetta che alcuni si dannino per propria colpa non è una ingiustizia, poiché anche a loro è stato dato quanto necessario per la salvezza, cioè la Grazia sufficiente, e sono stati loro a renderla vana colpevolmente.

      “Ma, se si dà il giusto peso al libero arbitrio (che viene sempre _dopo_ la Grazia, ma conserva tutto il suo peso), ecco che la questione diviene più chiara: Dio, nella Sua onniscenza, sa già chi saranno le anime inclinate al bene, e chi saranno le anime inclinate al male. E opera di conseguenza, appunto dando la Grazia efficace alle anime inclinate al bene.”

      Falso, è DIO che inclina le anime direttamente al Bene. Altrimenti la Grazia sarebbe in qualche modo “meritata” e non sarebbe più Grazia.

      Ripeto di nuovo

      “Se infatti Dio abbandona alcuni ai loro reprobi sentimenti significa che costoro hanno già tali sentimenti volti a fare ciò che non si deve.
      Perciò si dice che Dio li abbandona ad essi nel senso che non impedisce loro di seguirli: come si direbbe che esponiamo qualcuno [all’offesa] in quanto non lo difendiamo.
      Quello poi che S. Agostino scrive nel De Gratia et Libero Arbitrio [21], e che la Glossa riferisce, cioè l’espressione: “Dio inclina la volontà al bene e al male”, significa che DIO INCLINA DIRETTAMENTE LA VOLONTÀ AL BENE, e la inclina al male IN QUANTO NON LO IMPEDISCE” (Summa Teologica, I-II, 79, 1).

      Stesso concetto espresso da Padre Bellon

      http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014

      2. Per grazia sufficiente s’intende l’impulso che Dio dà per accogliere la grazia.
      Questa grazia sufficiente la dà a tutti, perché vuole salvare tutti e per tutti Cristo è morto sulla croce.
      Tuttavia QUANDO LA GRAZIA SUFFICIENTE È ACCOLTA, VIENE ACCOLTA PER UN’ULTERIORE GRAZIA PER LA QUALE DIO AIUTA LA NOSTRA VOLONTÀ AD ACCOGLIERLA.
      Questa ulteriore grazia viene chiamata grazia efficace.
      Con questo s’intende dire che ANCHE IL SI CHE DIAMO ALLA GRAZIA DI DIO È GRAZIA DI DIO: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).

      3. Per cui la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, non è ancora sufficiente a salvare, a portare in grazia.
      Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
      Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.

      4. Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
      Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÒ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”.

      Riguardo alle idiozie del commentatore sul blog della Miriano (al quale a suo tempo non ho risposto perché mi è stato impedito di rispondere) che scrive

      “Il dio bislacco che hai in mente è un dio che arbitrariamente decide di trattare Tizio con giustizia preponderante sulla misericordia, sicché Tizio si danna, e invece Caio con misericordia preponderante sulla giustizia, sicché Caio si salva.
      Questo dio bislacco è palesemente un sadico che gioca sulla pelle delle persone, usando due pesi e due misure, dannando a caso qualcuno solo perché con qualcuno gli va di far prevalere la giustizia, e salvandone a caso qualcuno d’altro solo perché con questo fortunato gli va di far prevalere la sua misericordia.”

      Questa è una vera idiozia invece, perché nel momento in cui ad uno viene dato quanto dovuto per Giustizia non c’è nessuna ingiustizia nel dare ad un altro doni di Misericordia superiori.

      Donare la Grazia sufficiente e permettere che venga rifiutata non è ingiusto, perché è solo per colpa del peccatore che viene rifiutata. Esattamente come non è ingiusto donare ad un altro, per Misericordia, la Grazia efficace che lo porta a salvezza.

      E chiunque può leggere che non ho fatto per nulla citazioni a capocchia, ma al contrario San Tommaso afferma esattamente ciò che affermo io. E anche Padre Bellon (basta che leggi la sua spiegazione sulla differenza tra grazia efficace e grazia sufficiente per capire che non c’è nesuna differenza con ciò che dico io).

      Ultima cosa, tu scrivi

      “Se si afferma che Dio potrebbe salvare tutti, però non lo fa, non si sta forse descrivendo un dio ingiusto?”

      La risposta è no . Infatti

      3. Dalla stessa bontà divina si può desumere la ragione della predestinazione di alcuni e della riprovazione di altri.
      Si dice infatti che Dio ha creato tutte le cose a motivo della sua bontà perché così la sua bontà fosse rappresentata in tutti gli esseri. Ma è necessario che la bontà divina, che in se stessa è una e semplice, sia rappresentata nelle cose sotto varie forme: infatti le cose create non possono raggiungere la semplicità divina.
      Quindi per la perfezione dell’universo si richiedono vari gradi nelle cose: alcune dovranno occupare un posto elevato nell’universo e altre un luogo infimo. E perché si conservi questa multiforme varietà di gradi Dio permette che avvengano alcuni mali in modo che non siano impediti molti beni, come sopra abbiamo visto [q. 2, a. 3, ad 1; q. 22, a. 2].
      Così dunque consideriamo ora tutto il genere umano alla stregua dell’universo: Dio volle che tra gli uomini alcuni, da lui predestinati, rappresentassero la sua bontà sotto l’aspetto della misericordia, e usò ad essi misericordia; [volle invece] che altri, da lui riprovati, [rappresentassero la sua bontà] sotto l’aspetto della giustizia, e li sottopose alla punizione.
      Questo è il motivo per cui Dio elegge alcuni e riprova altri.
      E lo stesso Apostolo [Rm 9, 22 s.] assegnò una tale causa con le seguenti parole: “Dio, volendo manifestare la sua ira”, cioè la giustizia vendicativa, “e far conoscere la sua potenza, ha sopportato”, cioè ha permesso, “con grande pazienza vasi di collera, già pronti per la perdizione, e questo per far riconoscere la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, da lui predisposti alla gloria”. E in un altro luogo [2 Tm 2, 20] egli afferma: “In una casa grande non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di coccio; alcuni sono destinati a usi nobili, altri a usi più spregevoli”.-> Ma che egli elegga questo alla gloria e riprovi quello non ha altra causa che la divina volontà.
      Quindi S. Agostino [In Ioh. ev. tract. 26] dice: “Se non vuoi errare, non voler giudicare perché attiri a sé l’uno e non attiri l’altro”. Come anche nella natura si può trovare la ragione per cui Dio, pur nell’uniformità della materia prima, ha creato una parte di essa sotto la forma del fuoco e un’altra sotto la forma della terra: perché cioè vi fosse varietà di specie nella natura. Ma perché questa parte della materia prima sia sotto la forma del fuoco e quell’altra sotto la forma della terra dipende esclusivamente dalla volontà divina. Come dipende esclusivamente dalla volontà del muratore che una data pietra sia in questa parte della parete e una seconda da un’altra parte; sebbene la regola dell’arte richieda che alcune pietre siano collocate qua e altre là.
      Né per questo, tuttavia, Dio è ingiusto, pur riservando cose disuguali a esseri non disuguali. Ciò sarebbe infatti contro le norme della giustizia se l’effetto della predestinazione FOSSE DATO PER DEBITO E NON PER GRAZIA: ma quando si tratta di cose che vengono date per grazia ciascuno può DARE A SUO PIACIMENTO a chi vuole, più o meno, senza pregiudizio della giustizia, purché a nessuno sottragga ciò che gli è dovuto. Ed è ciò che dice il padre di famiglia [della parabola evangelica] [Mt 20, 14 s.]: “Prendi il tuo, e va’. Non posso fare delle mie cose ciò che voglio?”. (Summa Teologica I, 23, 5)P

      E con questo ho risposto alla sciocchezza secondo la quale “se Dio può salvare tutti ma non lo fa sarebbe ingiusto”.

    2. Inoltre non esiste nessun teologo che neghi che Dio possa salvare tutti senza violare il libero arbitrio (perché al contrario è Dio che fonda la libertà dell’uomo, non siamo liberi “indipendentemente” da Dio, siamo liberi invece grazie a Dio, che solo inclina l’uomo al Bene)

      http://www.radiomaria.it/data/sites/1/extendedarchive/121/512/domanda_a_padre_livio_-_il_problema_della_salvezza.pdf

      Riporto da lì:

      1) “La domanda è la seguente: “Se Dio vuole, può convertire una persona?” La risposta è: “Sì, SE DIO VUOLE PUÒ CONVERTIRE UNA PERSONA SENZA FORZARE LA SUA LIBERTÀ”. Questa risposta riguarda il mistero del cuore dell’uomo e del rapporto della libertà umana con l’onnipotenza divina. E’ una risposta teologicamente esatta e fondata nella Sacra Scrittura. Portiamo ad esempio un fatto ben preciso, quello della conversione di San Paolo, che non aveva nessuna intenzione di convertirsi, ma che quando fu sorpreso dalla grazia di Dio era in viaggio a Damasco con delle lettere che lui stesso aveva fatto preparare per imprigionare dei cristiani. Infatti Paolo era intenzionato a distruggere il Cristianesimo, ossia quella che per lui era una nuova setta. Dio però decise di convertirlo e di farne uno strumento di grazia. La conversione non è avvenuta in maniera forzata, ma Dio ha operato in lui facendogli cadere le squame dagli occhi, anche fisicamente, dicendogli: “Saulo, Saulo: perché mi perseguiti?”. Di fronte a questo mistero e a questa luce che si è rivelata a lui, San Paolo ha risposto aprendo liberamente il suo cuore. Nel medesimo tempo la grazia di Cristo aveva operato in un modo efficace: Dio voleva convertirlo, e Dio lo ha convertito. Questo fatto è molto importante. Ad esempio Gesù dice a Santa Faustina Kowalska che le preghiere di conversione sono le uniche preghiere che Dio ascolta sempre («La perdita di ogni anima M’immerge in una tristezza mortale. Mi consoli sempre, quando preghi per i peccatori. La preghiera che Mi è più gradita è la preghiera per la conversione dei peccatori. Sappi, figlia Mia, che questa preghiera viene sempre esaudita». Diario di Suor Faustina Kowalska, Quaderno 5, 26.XI.37).

      2) “Quando la Madonna ci invita a pregare per i peccatori perché lo fa? Lo fa perché noi con la nostra preghiera possiamo ottenere che Dio intervenga con la sua grazia efficace ad aprire il cuore degli uomini. Questo avviene perché Dio vuole salvarci con la nostra cooperazione. Questa signoria di Dio sul cuore degli uomini è un elemento presente nella Divina Rivelazione: la Sacra Scrittura sia nel Nuovo che nell’Antico Testamento ci insegna che Dio è il Signore dei cuori. Ecco perché Dio può negare la grazia efficace, ossia quella grazia che opera in modo tale affinché la nostra libertà si decida liberamente per Dio, legandola a gesti di pietà cristiana così come sono quelli dei primi Nove Venerdì del mese, quella dei primi Cinque Sabati del mese o la recita della Coroncina della Divina Misericordia. Se dunque si recita la Coroncina della Divina Misericordia accanto ad una persona agonizzante credendo alla promessa che Gesù ha fatto a Santa Faustina Kowalska perché si desidera la salvezza di quella persona, Gesù diventa intercessore presso Dio Padre di quell’anima.”

      3) “Per quelle persone che per Gesù hanno una durezza del cuore tale da non meritare nessuna grazia, Gesù non dà nessuna grazia efficace e non li converte. Ma è proprio per queste persone che non avrebbero la possibilità di ricevere grazie che Gesù ci chiede la preghiera, affinché noi possiamo essere per costoro una ancora di salvezza mediante la preghiera. Siamo solo noi che forniamo così a Dio quell’appiglio affinché Dio possa intervenire mediante la sua onnipotenza”

      4) “Un ultimo interrogativo teologico è il seguente: “Come è possibile che l’onnipotenza divina intervenga sulla libertà umana in modo tale che essa decida liberamente di convertirsi senza costrizione?”. La risposta che ci fornisce la teologia è quella che la libertà umana è APPETITUS BONI, OSSIA DESIDERIO DI BENE . Quindi Dio si manifesta come bene supremo a quella volontà per cui essa liberamente decide per il bene. Sono risposte sintetiche che ha dato la grande riflessione teologica al problema della salvezza e al rapporto tra la grazia e la libertà umana. ”

      Come vedi esattamente ciò che dice San Tommaso. Nessun teologo cattolico sostiene che chi si danna si danna perché Dio “non ha potuto salvarlo” o perché salvarlo avrebbe implicato non rispettare il suo (della creatura) libero arbitrio.

      Però vai tranquillo eh: il troll sono io, invece chi nega dogmi di Fede come Acchiappaladri e chi afferma un Dio impotente che non può salvare chi vuole salvare è a posto.

    3. Per finire

      “appunto perché un dio che applicasse la Grazia efficace solo ad alcuni, senza tener conto delle loro inclinazioni al male o al bene, sarebbe un dio ingiusto.”

      Non esiste una “inclinazione al Bene” senza che Dio sia la causa di tale inclinazione

      ” Dio ama tutte le realtà esistenti: infatti tutto ciò che esiste, in quanto esiste, è buono, e l’essere di ciascuna cosa è un bene, come pure è un bene ogni sua perfezione. Ora, sopra [q. 19, a. 4] si è dimostrato che la volontà di Dio è causa di tutte le cose, e per conseguenza ogni ente ha tanto di essere, o di qualsiasi bene, nella misura in cui è oggetto della volontà di Dio.
      Quindi a ogni essere esistente Dio vuole qualche bene. Per cui, siccome amare non è altro che volere del bene a qualcuno, è evidente che Dio ama tutte le realtà esistenti.
      Dio però non [ama] come noi.
      La nostra volontà, infatti, non causa il bene che si trova nelle cose, ma al contrario è mossa da esso come dal proprio oggetto: e così il nostro amore, con il quale vogliamo del bene a qualcuno, non è causa della sua bontà, ma piuttosto la sua bontà, vera o creduta tale, provoca l’amore, che ci spinge a volere che gli sia mantenuto il bene che possiede e acquisti quello che non ha; e ci adoperiamo a tale scopo.
      Invece l’amore di Dio INFONDE E CREA LA BONTÀ NELLE COSE” (Summa Teologica, I, 20, 2).

      Perciò non è che “Dio ci ama perché siamo buoni o ci da la Grazia perché inclinati al Bene”. Al contrario, se siamo buoni e inclinati al Bene lo siamo per Grazia di Dio.

      Allo stesso modo non è che Dio “ama di più chi rispetta i comandamenti e si pente dalle colpe”. Al contrario si rispetta i comandamenti e ci si pente dalle colpe proprio perché si è maggiormente amati da Dio.

      Prendiamo i Santi: DIO non ama i Santi perché sono eroicamente virtuosi, al contrario, anche qui, i Santi sono eroicamente virtuosi perché eccezionalmente amati da Dio.

      San Francesco D’Assisi questo lo sapeva bene, quando diceva che anche lui non sarebbe migliore dei peggiori peccatori della terra se Dio non gli avesse fatto così tante Grazie.

      Anche Padre Bellon qui ammette che non è possibile sapere perché Dio dia ad alcuni più di quanto da ad altri http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3024

      “Tuttavia non possiamo sapere perché Dio ad alcuni dia più che ad altri. Dopo tanti ragionamenti S. Tommaso conclude: “Comunque sia parrebbe presunzione voler dirimere una tale questione, poiché, come si dice nei Proverbi ‘chi scruta gli spiriti è il Signore (Pr 16,2) e nessun altro” (Somma teologica, I, 20, 4, ad 3).”

      Ma per l’appunto il motivo per cui da ad alcuni di più di quanto da ad altri non può essere per la bontà intrinseca di questi individui, semplicemente perché la loro bontà è causata da Dio stesso.

  36. @gian piero

    Concordo con quanto tu dici. Come ho scritto in passato, i nostri interventi non hanno lo scopo di convincere quelli che vivono di fissazioni, e sono ostici persino verso una logica elementare; noi scriviamo per la parte dei lettori che, umilmente, sa mettersi in discussione e sa vagliare ciò che legge.

    I troll continueranno ad andare per la propria strada, in ogni caso. Contenti loro, contenti tutti.

    1. Vedi Adolfo, tu dici che sono un troll quando riporto citazioni testuali di Bellon, di San Tommaso, del Catechismo e così via.

      Sono io un troll o sei tu che sei disonesto intellettualmente e quindi non le accetti perché non ti piacciono? Delle due l’una.

    2. Se sono citazioni false dimostra dove le avrei falsate. Se invece tali citazioni non vogliono dire ciò che dicono, ma vogliono dire altro, e quindi io “citerei a capocchia”, anche li non hai che da dimostrarlo con documenti Magisteriali che contraddicano quanto io affermo.

      È decisamente troppo facile (nonché scorretto) darmi del troll quando mi spacco la schiena per portare le mie argomentazioni e fondarle teologicamente. Se io, San Tommaso, Bellon ecc sbagliamo lo si dimostri.

      Parimenti, se San Tommaso, Bellon ecc dicono cose diverse da ciò che dico io (chiunque lo può constatare leggendo http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I/QUESTIONE%2023.html se faccio davvero “citazioni a capocchia” o se estrapolo testi falsandoli) lo si dimostri.

      Troppo comodo affermare che sono un troll e che faccio citazioni a capocchia solo perché non si riesce a confutare ciò che dico. Non è solo troppo comodo: è anche scorretto; profondamente scorretto.

      Ma comunque fai come vuoi. Buona Domenica.

  37. @Marco

    #
    Vedi Adolfo, tu dici che sono un troll quando riporto citazioni testuali di Bellon, di San Tommaso, del Catechismo e così via.

    Sono io un troll o sei tu che sei disonesto intellettualmente e quindi non le accetti perché non ti piacciono? Delle due l’una#

    Il problema non sono le citazioni, bensì l’uso che se ne fa. Anche l’insistere su certe citazioni, trascurando altri passi (dell’insegnamento dei Santi, della Scrittura, del Magistero), non depone a favore dell’onestà discorsiva.

    L’essere “troll”, nel tuo caso, riguarda soprattutto la tua tendenza – veramente ossessiva – a riportare ampi stralci di roba, e a riportarli, anche dentro una sola pagina di un blog, più e più volte, stressando e stremando i tuoi interlocutori.

    Tu riporti Tommaso, e io riporto il Concilio di Trento, che è ben chiaro nel sottolineare che non si può relegare il libero arbitrio ai minimi termini.

    Siccome si tratta di un Concilio dogmatico, io ne rispetto le conclusioni, più di quanto non tenga in conto gli insegnamenti di un grande Santo come Tommaso.

    Inoltre, te lo ripeto, è Dio stesso che, a varie anime mistiche, ha detto chiaro e tondo che per Lui il libero arbitrio è sacro, ed è in base ad esso che l’anima decide la sua strada: salvezza o perdizione.

    Una frase come questa: “Non è che la Grazia diventa efficace per il consenso dell’uomo, è la Grazia efficace invece che produce il consenso dell’uomo”, letta così come sta, di fatto “annulla” il libero arbitrio, e dunque i meriti dell’uomo.

    Affermare una frase del genere, e continuare a dire che il libero arbitrio vale ancora qualcosa, è un’offesa alla logica più elementare.

    Diverso sarebbe se si affermasse che Dio, proprio in seguito al consenso libero dell’uomo, rende la Sua Grazia efficace, e dunque lo conduce a salvezza. In tal modo non si nega l’operato di Dio (operato che _sempre_ precede la risposta dell’uomo, buona o cattiva che sia tale risposta), e non si nega il libero arbitrio dell’uomo.

    “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la Mia voce e Mi apre la porta, Io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con Me” [Ap 3,20]

    Dio attende che noi “Gli apriamo la porta”, dopo che Egli ha bussato (ossia dopo che ci dà, di volta in volta, le Sue buone ispirazioni). Non è che Egli bussa… e poi, arbitrariamente, a qualcuno ispira di aprire la porta, e a qualcun altro no.

    Quest’ultimo comportamento sì che sarebbe ingiusto.

    Ciascuna anima, facendo libero uso del proprio arbitrio, decide o non decide di aprire la porta al Signore.

    La Grazia “viene prima” (Io sto alla porta e busso), ma poi attende la risposta del libero arbitrio (Se… Mi apre la porta).

    Ti ho citato direttamente un passo della Scrittura, un passo che rimane perfettamente logico, in luogo di citarti gli insegnamenti a qualche anima mistica, proprio per evitare l’accusa di essermi inventato certi concetti.

    Scrivi anche: “Il fatto che [Dio] permetta che alcuni si dannino per propria colpa non è una ingiustizia, poiché anche a loro è stato dato quanto necessario per la salvezza, cioè la Grazia sufficiente, e sono stati loro a renderla vana colpevolmente”.

    Ma davvero?
    E non scrivevi, proprio ieri, che di per sé la Grazia sufficiente viene _sempre_ resa vana?

    Deciditi: se sempre viene resa vana, allora il dare la sola Grazia sufficiente è un’ingiustizia, da parte di Dio. Il che è assurdo. Ma lo dico per farti notare come tu ti contraddica con le tue stesse parole.

    In merito alla conversione di San Paolo, è vero che fu grande grazia di Dio la Sua Apparizione sulla via di Damasco: ma è altrettanto vero che Saulo, liberamente, decise di accogliere quel richiamo del Signore.

    Per quanto riguarda ciò che Gesù dice a Faustina, ti faccio notare che, se è vero che la preghiera per la conversione dei peccatori Gli è la più gradita, e dunque Egli la esaudisce sempre; è altrettanto vero che Gesù mai ha detto che Egli convertirà uno specifico peccatore impenitente. Così come non ha “potuto” convertire l’Iscariota, che era e rimase refrattario a ogni richiamo della Grazia (checché ne dicano i bergogliosi attuali).

    La Grazia viene sempre prima, e nessuno lo nega; ma insistere solo su di essa, e nel contempo asserire che il libero arbitrio ancora conta qualcosa, contraddice la logica, e anche specifici passi della Scrittura come quello sopra riportato.

    1. @Adolfo

      “Tu riporti Tommaso, e io riporto il Concilio di Trento, che è ben chiaro nel sottolineare che non si può relegare il libero arbitrio ai minimi termini.”

      Ma non c’è nessuna differenza tra ciò che afferma San Tommaso e ciò che afferma il Concilio di Trento, tanto è vero che la Chiesa ha sempre raccomandato il tomismo come dottrina sicura (cosa impossibile se detta dottrina contraddicesse un concilio ecumenico dogmatico).

      “Inoltre, te lo ripeto, è Dio stesso che, a varie anime mistiche, ha detto chiaro e tondo che per Lui il libero arbitrio è sacro, ed è in base ad esso che l’anima decide la sua strada: salvezza o perdizione.”

      Ma la scelta della salvezza ha come causa prima Dio, non il libero arbitrio stesso. Il libero arbitrio è causa del suo atto, ma è mosso dalla causa prima che è DIO.

      “Ma davvero?
      E non scrivevi, proprio ieri, che di per sé la Grazia sufficiente viene _sempre_ resa vana?

      Deciditi: se sempre viene resa vana, allora il dare la sola Grazia sufficiente è un’ingiustizia, da parte di Dio. Il che è assurdo. Ma lo dico per farti notare come tu ti contraddica con le tue stesse parole.”

      Non è una ingiustizia perché viene resa vana solo per colpa dell’uomo. Dio non ha il dovere di prevenire questa scelta malvagia del libero arbitrio inclinandolo al Bene. Può farlo per Misericordia, ma non è tenuto a farlo per Giustizia.

      “In merito alla conversione di San Paolo, è vero che fu grande grazia di Dio la Sua Apparizione sulla via di Damasco: ma è altrettanto vero che Saulo, liberamente, decise di accogliere quel richiamo del Signore.”

      Ma non l’avrebbe mai fatto senza detta apparizione: Perciò ha dato il consenso libero ma causato dalla Grazia, esattamente come la Grazia efficace porta a conversione e salvezza perché produce in noi il consenso che le diamo liberamente.

      “Per quanto riguarda ciò che Gesù dice a Faustina, ti faccio notare che, se è vero che la preghiera per la conversione dei peccatori Gli è la più gradita, e dunque Egli la esaudisce sempre; è altrettanto vero che Gesù mai ha detto che Egli convertirà uno specifico peccatore impenitente. Così come non ha “potuto” convertire l’Iscariota, che era e rimase refrattario a ogni richiamo della Grazia (checché ne dicano i bergogliosi attuali).”

      Che non abbia potuto convertire Giuda è una colossale falsità. Parimenti è una falsità che Gesù non abbia promesso che convertirà un peccatore per il quale preghiamo la Coroncina

      “PROMESSE PARTICOLARI :

      1) Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – anche se si trattasse del peccatore più incallito e la recita una volta sola….(Quaderni…, II, 122)

      2)Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l’anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri (Quaderni…, II, 204 – 205)

      3) Tutte le anime che adoreranno la Mia Misericordia e reciteranno la Coroncina nell’ora della morte non avranno paura. La Mia Misericordia li proteggerà in quell’ultima lotta (Quaderni…, V, 124).

      Da qui http://www.festadelladivinamisericordia.com/page/coroncina-della-divina-misericordia.asp

      Anche nel diario di Santa Faustina la Santa ha pregato per peccatori morenti ormai preda del demonio è completamente chiusi alla Grazia, eppure lei con la sua preghiera ha ottenuto per loro la Grazia della conversione.

      Questo perché non esiste nessun peccatore, per quanto indurito, che non possa essere convertito dalla Grazia divina, perché detta Grazia ci porta da nolenti a volenti, e senza togliere la nostra libertà; anzi fondandola.

    2. Per finire,

      “Una frase come questa: “Non è che la Grazia diventa efficace per il consenso dell’uomo, è la Grazia efficace invece che produce il consenso dell’uomo”, letta così come sta, di fatto “annulla” il libero arbitrio, e dunque i meriti dell’uomo.

      Affermare una frase del genere, e continuare a dire che il libero arbitrio vale ancora qualcosa, è un’offesa alla logica più elementare.”

      Non è così.

      Ripeto di nuovo (visto che con ogni probabilità non l’hai letto) ciò che spiegava Bellon, che davvero nessuno può accusare di non essere ortodosso

      http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014

      2. Per grazia sufficiente s’intende l’impulso che Dio dà per accogliere la grazia.
      Questa grazia sufficiente la dà a tutti, perché vuole salvare tutti e per tutti Cristo è morto sulla croce.
      Tuttavia QUANDO LA GRAZIA SUFFICIENTE È ACCOLTA, VIENE ACCOLTA PER UN’ULTERIORE GRAZIA PER LA QUALE DIO AIUTA LA NOSTRA VOLONTÀ AD ACCOGLIERLA.
      Questa ulteriore grazia viene chiamata grazia efficace.
      Con questo s’intende dire che ANCHE IL SI CHE DIAMO ALLA GRAZIA DI DIO È GRAZIA DI DIO: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).

      3. Per cui la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, non è ancora sufficiente a salvare, a portare in grazia.
      Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
      Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.

      4. Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
      Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÒ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”.

      Chiaro? Anche il sì che diamo alla Grazia di Dio è Grazia di Dio.

      “Diverso sarebbe se si affermasse che Dio, proprio in seguito al consenso libero dell’uomo, rende la Sua Grazia efficace, e dunque lo conduce a salvezza. In tal modo non si nega l’operato di Dio (operato che _sempre_ precede la risposta dell’uomo, buona o cattiva che sia tale risposta), e non si nega il libero arbitrio dell’uomo.”

      Se così fosse saremmo nel semi-pelagianesimo, in quanto in tal caso l’azione di Dio e dell’uomo sarebbero sullo stesso piano, mentre l’azione di Dio è la causa prima, quella dell’uomo è la causa strumentale che dipende dalla causa prima.

      Anche Bellon afferma lo stesso http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=362

      “Quando si ragiona sul rapporto tra grazia e libertà non si deve pensare che da una parte vi sia l’azione di Dio e dall’altra l’azione dell’uomo. Se così fosse, saremmo nel pelagianesimo o nel semipelagianesimo.
      L’azione di Dio e l’azione dell’uomo non sono sullo stesso piano, ma la prima è nella linea della causa principale; la seconda nella linea della causa strumentale.”

      Ergo è falso dire che Dio rende la Grazi efficace in seguito al consenso dell’uomo, come se il consenso dell’uomo provenisse dalle forze intrinseche dell’uomo stesso e non fosse causato innanzitutto mozione divina.

      Per l’ennesima volta riporto il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta sulla giustificazione

      “Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

    3. Per finire,

      “Una frase come questa: “Non è che la Grazia diventa efficace per il consenso dell’uomo, è la Grazia efficace invece che produce il consenso dell’uomo”, letta così come sta, di fatto “annulla” il libero arbitrio, e dunque i meriti dell’uomo.

      Affermare una frase del genere, e continuare a dire che il libero arbitrio vale ancora qualcosa, è un’offesa alla logica più elementare.”

      Non è così.

      Ripeto di nuovo (visto che con ogni probabilità non l’hai letto) ciò che spiegava Bellon, che davvero nessuno può accusare di non essere ortodosso

      http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014

      2. Per grazia sufficiente s’intende l’impulso che Dio dà per accogliere la grazia.
      Questa grazia sufficiente la dà a tutti, perché vuole salvare tutti e per tutti Cristo è morto sulla croce.
      Tuttavia QUANDO LA GRAZIA SUFFICIENTE È ACCOLTA, VIENE ACCOLTA PER UN’ULTERIORE GRAZIA PER LA QUALE DIO AIUTA LA NOSTRA VOLONTÀ AD ACCOGLIERLA.
      Questa ulteriore grazia viene chiamata grazia efficace.
      Con questo s’intende dire che ANCHE IL SI CHE DIAMO ALLA GRAZIA DI DIO È GRAZIA DI DIO: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).

      3. Per cui la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, non è ancora sufficiente a salvare, a portare in grazia.
      Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
      Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.

      4. Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
      Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÒ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”.

      Chiaro? Anche il sì che diamo alla Grazia di Dio è Grazia di Dio.

      “Diverso sarebbe se si affermasse che Dio, proprio in seguito al consenso libero dell’uomo, rende la Sua Grazia efficace, e dunque lo conduce a salvezza. In tal modo non si nega l’operato di Dio (operato che _sempre_ precede la risposta dell’uomo, buona o cattiva che sia tale risposta), e non si nega il libero arbitrio dell’uomo.”

      Se così fosse saremmo nel semi-pelagianesimo, in quanto in tal caso l’azione di Dio e dell’uomo sarebbero sullo stesso piano, mentre l’azione di Dio è la causa prima, quella dell’uomo è la causa strumentale che dipende dalla causa prima.

      Anche Bellon afferma lo stesso
      “Quando si ragiona sul rapporto tra grazia e libertà non si deve pensare che da una parte vi sia l’azione di Dio e dall’altra l’azione dell’uomo. Se così fosse, saremmo nel pelagianesimo o nel semipelagianesimo.
      L’azione di Dio e l’azione dell’uomo non sono sullo stesso piano, ma la prima è nella linea della causa principale; la seconda nella linea della causa strumentale.”

      Ergo è falso dire che Dio rende la Grazi efficace in seguito al consenso dell’uomo, come se il consenso dell’uomo provenisse dalle forze intrinseche dell’uomo stesso e non fosse causato innanzitutto mozione divina.

      Per l’ennesima volta riporto il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta sulla giustificazione

      “Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

    4. L’ultima citazione di Bellon l’ho presa da qui http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=362

      Perciò è un errore madornale, è semi-pelagianesimo (come ben spiega Bellon) affermare come affermi tu che Dio dà la Grazia ma in qualche modo ha “bisogno” del consenso dell’uomo per renderla efficace.

      E questo non perché il consenso e la cooperazione dell’uomo non ci siano, ma perché lo stesso consenso e la stessa cooperazione ha come causa prima DIO.

      Cerco di spiegarmi ancora meglio: c’è l’immagine tradizionale dei due uomini caduti nel pozzo (simile a quella da te riportata dell’aprire la porta dopo che Dio ha bussato) : a tutti due Dio tende la mano, ma dipende dall’uomo volgere o no la sua mano a Dio. È questa la posizione tradizionalmente considerata del pelagoanesimo e che purtroppo oggi è “diventata” quella di molti cattolici (come mostra questa discussione).. La scelta della salvezza dipenderebbe dall’uomo. Ma questo è sbagliato perché in questo caso Dio e uomo, libertà di Dio (grazia) e libertà dell’uomo vengono visti come due grandezze concorrenziali. C’è poi l’immagine dei due cavalli che sulle due sponde del fiume trascinano ciascuno un battello. Questa immagine venne usata frequentemente dai semi-pelagiani per indicare come l’atto salutare è un atto in cui Dio e uomo cooperano. La critica tomista a tale modello interpretativo è sempre stata (come puoi leggere sia da San Tommaso che da Bellon) che Dio e uomo rischiano di essere compresi come cause parziali dell’atto salutare.
      Per la posizione tomista, invece, la grazia e la libertà umana non possono stare in rapporto di coordinazione (l’una agisce con l’altra), ma solo di subordinazione (la libertà umana agisce subordinata alla grazia). Non è solamente Dio e l’uomo, la grazia e la libertà, ma Dio attraverso l’uomo, la grazia attraverso la libertà, che fa l’atto buono. Dio non solo mi tende la mano; ma mi dà la facoltà di prendere la mano che mi tende. Ciò significa che lo stesso lasciar fare a Dio è dono suo; l’unica cosa che l’uomo possa fare di suo – come abbiamo visto – è di non lasciar fare a Dio, sostituirsi alla causa prima rifiutando la Grazia sufficiente (il quale rifiuto è solo colpa dell’uomo ma è stato da Dio permesso, poiché se per per Misericordia avesse donato la Grazia efficace l’uomo avrebbe voluto “lasciar fare a Dio”).

  38. @Marco

    #Che non abbia potuto convertire Giuda è una colossale falsità#

    Vallo a dire a Dio Padre il Quale, a Santa Caterina da Siena, esprime chiaramente:

    Questo è quello peccato [il peccato di chi si duole per il proprio castigo, e non per l’offesa che il peccato arreca a Dio] che non è perdonato né di qua né di là, perché non ha voluto [anche qui viene ribadita l’importanza del libero arbitrio], spregiando, la Mia Misericordia; però che più m’è grave questo che tucti gli altri peccati che egli ha commessi.

    Unde la disperazione di Giuda mi spiacque più e fu più grave al Mio Figliuolo che non fu el tradimento che egli Gli fece.

    Si che sonno ripresi di questo falso giudicio: d’avere posto maggiore il peccato loro che la Misericordia Mia, e perciò sonno puniti con le dimonia e crociati etternalmente con loro [XXXVII. De la seconda reprensione, ne la quale si riprende de la ingiustizia e del falso giudicio in generale e in particulare]

    ***
    Leggi? Sono crociati eternamente coi demoni, tutti coloro che rifiutano la Misericordia Divina, come del resto dice Gesù a Faustina.

    Perciò un peccatore che ostinatamente rifiuti la Misericordia di Dio, _non_ verrà convertito, neppure con la Coroncina: proprio perché egli _non vuole_ essere convertito.

    Chiaro che il “non potere” da parte di Dio, deriva dal suo estremo rispetto per la libertà umana. E torniamo al punto di partenza.

    Siccome neghi la dannazione dell’Iscariota, che ne debbo dedurre?
    Che sei in mala fede?

    Tra l’altro almeno in due passi del Vangelo si parla del tremendo Giudizio che tocca al Traditore di Gesù.

    Perciò le “colossali falsità” sono eventualmente le tue, e non certo le mie.

    1. “Perciò un peccatore che ostinatamente rifiuti la Misericordia di Dio, _non_ verrà convertito, neppure con la Coroncina: proprio perché egli _non vuole_ essere convertito.

      Chiaro che il “non potere” da parte di Dio, deriva dal suo estremo rispetto per la libertà umana. E torniamo al punto di partenza.”

      Non ci siamo capiti: quando un peccatore rifiuta la Misericordia divina certamente è tutta colpa sua. Ma Dio avrebbe potuto far si che egli l’accettasse, muovendo il suo libero arbitrio al Bene? La risposta è SI. Ciò che tu riporti delle parole di Gesù non contrasta in nulla con ciò che dico, infatti anche l’affidarci alla Misericordia di Dio è dono di Dio.

      “Siccome neghi la dannazione dell’Iscariota, che ne debbo dedurre?
      Che sei in mala fede?’

      Sei matto? Dove avrei negato la dannazione dell’Iscariota? Ho negato che l’Iscariota si sia dannato perché Dio “non abbia potuto” salvarlo.

      “Tra l’altro almeno in due passi del Vangelo si parla del tremendo Giudizio che tocca al Traditore di Gesù.

      Perciò le “colossali falsità” sono eventualmente le tue, e non certo le mie.”

      La colossale falsità non è che Giuda si sia dannato. La colossale falsità è che Giuda si sia dannato perché Dio non abbia potuto salvarlo. Dio ha permesso che Giuda si dannasse per sua esclusiva colpa, ma avrebbe potuto dargli il dono della contrizione perfetta (dono che certo nessuno “si da” da se stesso) e salvarlo. Aveva il potere di farlo? Certamente si. Aveva il dovere di farlo? Certamente no. Ha lasciato a Giuda gli aiuti sufficienti e lui li ha sprecati, perciò ha meritato la dannazione.

      1. Ho scritto

        “Ciò che tu riporti delle parole di *Gesù* non contrasta in nulla con ciò che dico, infatti anche l’affidarci alla Misericordia di Dio dono di Dio”

        Volevo scrivere “ciò che tu riporti delle parole di Dio Padre”.

    2. Ti cito, a tal proposito, un passo del diario di Santa Faustina

      ” Oggi il Signore entrò nella mia stanza d’ospedale. Disse: «Ti porterò presso un peccatore agonizzante, e lì reciterai la coroncina. DEVI OTTENERE PER LUI LA FIDUCIA NELLA MIA MISERICORDIA*, perché sta morendo disperato». Di colpo, mi trovai in un’abitazione sconosciuta. Un uomo attempato agonizzava e soffriva in modo atroce. La sua famiglia era nel pianto. Attorno a lui, scorsi demoni in grande numero. Avevo appena cominciato a pregare, quando essi si dispersero sibilando e lanciando minacce su di me. L’anima del morente si rasserenò. Riacquistò la pace e la fiducia. S’addormentò in Dio. Immediatamente, mi ritrovai nella mia stanza. Come possano avvenire queste cose, non lo so.”

      * come vedi è esattamente come dico io. Santa Faustina ha impetrato dalla Divina Misericordia la Grazia per quest’anima, facendo sì che quest’anima confidasse nella Misercordia divina e ricevesse il dono della contrizione.
      Perciò non è che Gesù sia stato lì a dire “questo è inconvertibile perché disperato”. Al contrario, siccome quest’uomo era predestinato, invece che permettere che morisse nella disperazione e venisse “cruciato con le dimonia” ha mosso Santa Faustina a pregare affinché Santa Faustina impetrasse dalla Divina Misericordia la Grazia per quest’anima, prima di tutto la Grazia che quest’anima avesse fiducia in Cristo. Infatti Gesù dice esplicitamente “DEVI OTTENERE PER LUI LA FIDUCIA NELLA MIA MISERICORDIA”. Ergo la fiducia nella Misericordia di Cristo non è un qualcosa che quell’uomo “si è dato da se”, ma è un dono che Santa Faustina, mossa e ispirata da Dio a tale fine, ha impetrato per detto uomo. Ripeto: non esiste nessun uomo che ha vissuto, che vive e che vivrà che sia “non convertibile” dalla Grazia divina.

    3. @Adolfo

      Sulla Coroncina e la Grazia efficace (così come l’assurda idea che DIO “non possa convertire qualcuno”) ti rimando http://www.radiomaria.it/data/sites/1/extendedarchive/121/512/domanda_a_padre_livio_-_il_problema_della_salvezza.pdf

      Poi ti faccio un esempio prendendo un post che ho appena letto dove “in altro loco” stanno affrontando argomenti simili ai nostri

      Questa persona dice “la preghiera viene sempre esaudita: non sempre ci da’ quello che chiediamo ma sempre ci da’ quello che più serve alla salvezza della nostra anima. non è mai stato vano pregare e poi bisogna appoggiarsi alle parole di Cristo: Tutto cio’che chiederete in Nome mio, sarà concesso. ”

      E fin qui tutto ok, infatti come insegna anche San Tommaso le preghiere dove si chiedono cose necessarie alla salvezza vengono esaudite.

      Poi però arriva la stangata

      “Ma per essere esauditi bisogna prima di tutto vivere in grazia di Dio, poi abbandonarsi alla Sua Volontà, e confidare in Lui.”

      Questo è falso. Se ci fosse bisogno di essere in Grazia di Dio per essere esauditi quando si chiedono cose necessarie alla salvezza, la preghiera del peccatore in peccato mortale sarebbe inutile. Invece, al contrario, se uno è in peccato mortale e prega che gli venga concessa la Grazia del pentimento e di tornare in Grazia, e prega con perseveranza, sicuramente gli sarà concessa detta Grazia, sia perché il pentimento per uno che è in peccato mortale è necessario alla salvezza (ed essendo necessario viene ottenuto. Se si prega a tal fine) sia perchè già la preghiera costante è segno che Dio sta agendo in questa persona per riportarla in Grazia santificante (poichè se Dio non stesse agendo con la Sua Grazia efficace questa persona manco pregherebbe) perché impetri le Grazie che Dio ha già deciso di concederle.

      Vedi San Tommaso

      “La preghiera fatta senza la grazia santificante non è meritoria, come non lo è neppure alcun atto virtuoso.
      Tuttavia la stessa preghiera che IMPETRA LA GRAZIA SANTIFICANTE deriva da qualche altra grazia, cioè da un dono gratuito; poiché, come dice S. Agostino [De persev. 23], anche il pregare è un certo “dono di Dio”” (Summa Teologica, II-II, 83,15)

      Capisci bene, Adolfo, che se un peccatore invece legge che anche le preghiere dove si chiedono cose necessarie alla salvezza sono inutili se non si è già in Grazia di Dio, capisci bene che uno può anche disperarsi.

      Perché magari uno è in peccato mortale e non ha nemmeno la buona volontà di uscirne, ma se prega sicuramente il Signore gli darà la buona volontà e lo muoverà pentimento, ma se ad uno gli viene detto che deve già essere in Grazia per pregare capisci bene che uno ha tutti i motivi per disperarsi, perché si trova nella condizione di doversi “convertire da solo”. Non pregando invece non si convertirà.

      Capisci queste piccole ma maliziose (non volontariamente maliziose) e devastanti falsità che danni portano? Tutto quanto da cosa deriva? Dall’enfasi unilaterale e semi-pelagiana sul libero arbitrio.

      Quindi capisci perché mi sgolo tanto a scrivere? Non perché mi diverta, ma perché certi errori sono profondamente radicati anche in persone dalla Fede autentica e profonda.

      La soluzione? Tornare ad una teologia basata sul primato della Grazia, il tomismo, lasciando perdere sia il modernismo che il semi-pelagianesimo dove, di riffa o di raffa, la salvezza dipende dalla volontà e dagli sforzi dell’uomo (quando San Paolo invece afferma che “non dipende dalla volontà nè dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha Misericordia” cf Rm 9,16).

  39. Gentile dottor TosattiTosatti, la ringrazio ancora per il suo blog, per gli aggiornamenti coraggiosi e onesti che sempre lei ci propone e per la libertà che ci dà di esprimerci. Purtroppo però io non mi sento più libera e serena di scrivere e condividere le mie preoccupazioni e le mie difficoltà spirituali sul suo blog, soprattutto per dignità personale e rispetto verso me stessa. Non è possibile infatti, appena si posta una virgola, essere schiacciati da lezioni saccenti da parte di qualcuno che si presenta come unico depositario della Verità, come unto dal Signore, come magnifico rettore, e giù a dare lezioni dall’alto della sua sconfinata sapienza a noi tutti che umilmente confessiamo il nostro disorientamento e che nella considerazione di costui siamo solo dei poveri dementi da erudire da parte del mondo pozzo di scienza che umilmente egli si ritiene. Non so se lo faccia per ossessione o frustrazione o perché si vede come ombelico del mondo, oppure perché c’è dietro una ben precisa strategia. Di fatto non lascia spazio più a nessuno e occupa ormai tutto il blog. Non è mia intenzione né chiedere di bannarlo né chiudergli la bocca. Mi sarei aspettata solo un minimo di umiltà e di ridimensionamento della inesauribile lunghezza dei suoi commenti, ma visto che è esattamente il contrario, e che la maggior parte di noi lavora e fatica tutto il giorno e non può permettersi di stare ore e ore a giocare sul blog con le parole, sono io a togliergli il disturbo…. magari un giorno raggiungerà l’ obiettivo, regnare solo e indisturbato, BnB e sonandosela tutta! Ringrazio di vero cuore anche Catholicus, Adolfo, Stefano e tutti coloro che con la loro Fede robusta, cristallina, chiara, inequivocabile e fedele, mi hanno trasmesso tanto incoraggiamento e tanta forza e fiducia per resistere, in questo momento cupo e inquietante per la mia Amata Santa Chiesa Cattolica. E sempre Sia Lodato Gesù Cristo.

    1. @Giusy

      Le chiedo scusa se le ho dato questa impressione. Le prometto che farò l’impossibile per essere più breve nei commenti (purtroppo certi argomenti poco si prestano alla brevità, da lì la mia diffìcoltà) e le assicuro che non era mia intenzione, nella maniera più assoluta, fare questo

      essere schiacciati da lezioni saccenti da parte di qualcuno che si presenta come unico depositario della Verità, come unto dal Signore, come magnifico rettore, e giù a dare lezioni dall’alto della sua sconfinata sapienza a noi tutti che umilmente confessiamo il nostro disorientamento e che nella considerazione di costui siamo solo dei poveri dementi da erudire da parte del mondo pozzo di scienza che umilmente egli si ritiene.”

      Prima di tutto perché non mi ritengo un pozzo di scienza, in secondo luogo perché non considero nessuno che scrive qui un “povero demente da erudire”. Cercavo solo di condividere alcune conoscenze e di rispondere a certi errori che derivano non da una ignoranza ma da una precisa pastorale nata per “reazione” agli errori dei riformatori.

      Perciò le chiedo scusa se le ho dato questa impressione, le prometto che farò il possibile per essere più breve e le chiedo di non andarsene dal blog.

    1. Continuerò a leggere i suoi preziosi articoli dott Tosatti, evitando comunque di fare o leggere commenti di oltre venti righe. Il suo blog purtroppo è diventato il terreno di una lotta feroce tra forze Trasparenti e Luminose (mi dispiace ma queste le ritrovo prevalentemente in Adolfo Stefano Catholicus) e forze cupe e terrene che appesantiscono l’Anima anziché elevarla. Ringrazio comunque la buona volontà di chi almeno a parole promette più sintesi e rispetto. Sinceramente una volta seguivo con fiducia e attenzione anche p.livio, ma dopo l’astuta capriola acrobatica tutta pro bergoglio per evitare probabilmente che questi gli chiuda la radio, non credo più a nemmeno una sua parola e ho cancellato radio Maria dai miei ascolti. Cavalcoli è di quella scuola, pur essendosi espresso in termini che ho profondamente condiviso riguardo lgbt e lobby che ci stanno dietro. Cosa dice però ora che in Olanda le parate gay pride vengono benedette da preti e vescovi? Il fatto che ci siano persone che sotto pseudonimi diversi invadono ogni blog Cattolico togliendo voce a noi semplici fedeli in cammino faticoso fedele e molto sofferto, rafforza la mia convinzione che queste persone non siano ossessionate ma facciano parte di un progetto preciso e scientifico di tentativo di lavaggio al cervello, dove i media prostrati al nuovo corso devastante di questa specie di nuova “chiesa”al servizio del nuovo (dis) ordine mondiale non arrivano. Dopo questo mio esageratamente lungo sfogo ho deciso che il mio poco tempo libero lo dedicherò non ai blog ma alla Bibbia al Vangelo a San Pio X agli scritti del mio Papa Benedetto, Grazie al quale mi sono CONVERTITA, e soprattutto alla Preghiera. Grazie a tutti coloro che riescono a confermami nella Fede difendendo la Tradizione e il Magistero della Santa Chiesa Cattolica senza se ma ni forse E altri arzigogoli. Sia Lodato Gesù Cristo.

      1. Ti capisco perfettamente Giusy. La fatica di leggere commenti lunghissimi è spossante e alla fine ci si accorge di non aver raccolto nulla. Meglio commenti brevi che siano limpidi nelle intenzioni di far capire il proprio pensiero. Peggio ancora gli interminabili rimbalzi che non portano a nulla se non allo spreco di tempo, meglio lasciar cadere. Non abbandonarci, i tuoi pensieri sono preziosi.

        1. Grazie Gian anche tu sei fra quelli che mi confermano nel Cammino difficile ma luminoso della Conversione che deve continuare vigile giorno dopo giorno. Che Dio ti benedica, Sia Lodato Gesù Cristo.

      2. Anch’io ti capisco bene, Giusy, e concordo con quanto hai scritto, anche in merito al voltafaccia di p. Livio, che in pratica ha rinnegato ciò che sosteneva (ad esempio sui castighi e sulla giusta espiazione dei peccati) solo pochi anni prima.

        Purtroppo dobbiamo dire che coloro che intervengono, con discorsi lunghi e capziosi, alla fine in qualche modo “vincono”: non fosse altro per il fatto che i loro sterminati interventi rendono difficile la lettura della pagina del blog, e “annegano” anche gli interventi (magari brevi e ben fatti) dal contenuto condivisibile.

        1. È per questo che io sostengo che questi personaggi che invadono i blog Cattolici più tradizionali lo fanno su disposizioni ben precise e con intenti mirati e calcolati, per silenziare anche quei luoghi di confronto dove la bergogliolatria imperante ancora non arriva e dove ci sono ancora fedeli che seguono Gesù e la Sua Santa Chiesa come per DUEMILA ANNI era riuscita a resistere. Comunque grazie Adolfo per avere la forza di sopportare e controbattere questa innondazione di copia incolla anche per noi che siamo stremati. Sia Lodato Gesù Cristo.

  40. @Marco

    #Capisci bene, Adolfo, che se un peccatore invece legge che anche le preghiere dove si chiedono cose necessarie alla salvezza sono inutili se non si è già in Grazia di Dio, capisci bene che uno può anche disperarsi#

    Infatti è un concetto sbagliato. Dio Padre dice a Santa Caterina che, se è vero che l’anima in peccato mortale _non_ può ottenere grazie relative alla vita eterna, è altrettanto vero che, se prega e compie opere buone, Egli non smetterà di bussare alla porta del suo cuore: se dunque il peccatore, a un certo punto, decide di aprire la porta, ecco che Dio gli concede la salvezza.

    Però Dio Padre, al contrario di quanto tu dici, esprime chiaramente l’importanza della volontà umana. Se fosse solo Lui, a muovere tale volontà, questo Suo discorso non avrebbe senso. Come non avrebbe senso la frase di Ap che ho riportato qualche ora fa.

    Per quanto riguarda il “non potere” di Dio, avevo usato le virgolette fin dall’inizio (magari non ci hai fatto caso), proprio a sottolineare che non si tratta di un’impossibilità assoluta, ma solo del fatto che Iddio rispetta la libera volontà che Egli stesso ha donato all’uomo.

    Il fatto che tu mi citi un esempio specifico, in cui Gesù invita Faustina a pregare per uno specifico peccatore, non dimostra alcunché: Gesù infatti, nella Sua onniscenza, evidentemente sapeva che quel peccatore non era incancrenito nel male, e dunque la Coroncina avrebbe prodotto i suoi buoni effetti.

    Ma, dal nostro punto di vista, non possiamo certo sapere se un peccatore è “del tipo iscariotico”, ossia pervicacemente convertito al male. Dunque noi preghiamo per la conversione dei peccatori, con la sicurezza che la preghiera mai va sprecata: se preghiamo per un’anima specifica, e tale anima non si converte, Iddio userà le nostre preghiere per la conversione di altre anime (non incancrenite nel male).

    Gesù pregò molto, per l’Iscariota, ed era il Figlio di Dio che pregava!
    Eppure… l’Iscariota rimase sordo a ogni mozione della Grazia.

    Gesù ovviamente sapeva che l’Iscariota non si sarebbe salvato: ebbene, le Sue preghiere sono sicuramente stata utilizzate dal Padre Suo, a pro di altre anime.

    **
    #Capisci queste piccole ma maliziose (non volontariamente maliziose) e devastanti falsità che danni portano? Tutto quanto da cosa deriva? Dall’enfasi unilaterale e semi-pelagiana sul libero arbitrio#

    Certo, io ti capisco; ma rimane il fatto che non è giusto passare da un estremo all’altro. Se si segue e si assolutizza la linea di Tommaso, si finisce in un paradosso: né Tommaso né Agostino né Padre Bellon (né altri che seguono pedissequamente tale linea), infatti, hanno potuto rispondere alla domanda cruciale: ossia perché, se è la Grazia che – sola – muove le anime, Iddio scelga di “non muovere” alcune anime (destinandole alla dannazione), mentre “ne muove” altre (destinandole alla salvezza).

    Comunque la si giri, il paradosso logico rimane. E con esso l’ingiustizia di tale comportamento.
    Invece tale paradosso viene dissipato come neve al sole, se si ammette che il libero arbitrio, pur non paragonabile per importanza alla Grazia di Dio, ha il suo grosso peso. Ciò che il Concilio di Trento esprime chiaramente (così come lo esprime Dio Padre a Santa Caterina, e anche ad altre anime mistiche), mentre rimane sotto traccia in Tommaso e anche nella dichiarazione congiunta (in quest’ultimo caso è ovvio, direi: se si devono a tutti i costi trovare dei punti di appoggio coi luterani, non si può certo ribadire il Concilio di Trento: chiaramente io non sono affatto d’accordo con questo modo di procedere, perché è anch’esso improntato a lassismo, pur non essendo teologicamente errato).

    Siccome il Concilio di Trento e l’Eterno Padre si esprimono in maniera più che chiara, per quanto riguarda l’importanza del libero arbitrio umano, e siccome tale concetto dissipa ogni paradosso in merito a chi sceglie la salvezza e a chi la rifiuta, io rimango con tali spiegazioni. In quest’ambito, l’insegnamento di Tommaso mi lascia con un che di incompleto (senza nulla togliere al grande Santo e Dottore, ovviamente); tanto più se un Concilio dogmatico [mentre gli insegnamenti di Tommaso, pur essendo apprezzati dalla Chiesa, non sono certo dogmatici] e lo stesso Padre Eterno propongono insegnamenti ben più chiari e logici.

    Chiudo notando, con rammarico, come tu abbia più e più volte riproposto gli stessi lunghi passaggi, in questa medesima pagina, con l’unico risultato di rendere sempre più difficoltosa la lettura della pagina stessa. Una brutta abitudine che purtroppo non vuoi perdere, a quanto pare. Non puoi davvero pensare di stordire i tuoi interlocutori a furia di papiri riproposti enne volte.
    Pazienza.

    1. @Adolfo

      “Ma, dal nostro punto di vista, non possiamo certo sapere se un peccatore è “del tipo iscariotico”, ossia pervicacemente convertito al male. Dunque noi preghiamo per la conversione dei peccatori, con la sicurezza che la preghiera mai va sprecata: se preghiamo per un’anima specifica, e tale anima non si converte, Iddio userà le nostre preghiere per la conversione di altre anime (non incancrenite nel male).”

      Ripeto che non esiste nessuno così incancrenito nel male da non poter essere convertito dalla Grazia. Questo secondo la Fede cattolica

      “Gesù pregò molto, per l’Iscariota, ed era il Figlio di Dio che pregava!
      Eppure… l’Iscariota rimase sordo a ogni mozione della Grazia.”

      Ti ho già detto che c’è differenza tra Grazia efficace e sufficiente: è quest’ultima che rimane sterile per colpa della cattiva volontà umana, la Grazia efficace invece raggiunge sempre il suo effetto.

      “Infatti è un concetto sbagliato. Dio Padre dice a Santa Caterina che, se è vero che l’anima in peccato mortale _non_ può ottenere grazie relative alla vita eterna, è altrettanto vero che, se prega e compie opere buone, Egli non smetterà di bussare alla porta del suo cuore: se dunque il peccatore, a un certo punto, decide di aprire la porta, ecco che Dio gli concede la salvezza.”

      Sbagliato, Dio “bussa” già a alla porta, con la Grazia sufficiente. La preghiera serve per ottenere quel tipo di Grazia che non viene frustrata dalla cattiva volontà umana, cioè la Grazia efficace.

      “Però Dio Padre, al contrario di quanto tu dici, esprime chiaramente l’importanza della volontà umana. Se fosse solo Lui, a muovere tale volontà, questo Suo discorso non avrebbe senso. Come non avrebbe senso la frase di Ap che ho riportato qualche ora fa.”

      Ripeto: Dio muove il libero arbitrio, poi noi cooperiamo ma solo dopo che la nostra volontà è GIÀ stata convertita al bene.

      Catechismo della Chiesa Cattolica 2001
      “La preparazione dell’uomo ad accogliere la grazia è già un’opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia FACENDO IN MODO, CON IL SUO INTERVENTO, CHE NOI VOGLIAMO; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita »: 235”

      Quel.

      “FACENDO IN MODO, CON IL SUO INTERVENTO, CHE NOI VOGLIAMO” è proprio ciò che sto dicendo io. Senza la Grazia efficace noi non vogliamo e quindi rimaniamo nel peccato.

      Non è altro che ciò che dice San Tommaso stesso

      Summa Teologica, parte I-II, questione 113 Articolo 3:
      [Se per la giustificazione dell’empio si richieda l’esercizio del libero arbitrio]

      [ La giustificazione del peccatore AVVIENE PERCHÈ DIO MUOVE L’UOMO ALLA GIUSTIZIA: è lui infatti, come insegna S. Paolo [Rm 4, 5], “che giustifica l’empio”.
      Dio però muove tutti gli esseri secondo la natura di ciascuno: come vediamo tra gli esseri fisici che egli muove i corpi gravi diversamente da quelli leggeri, per la loro diversa natura.
      E così egli muove l’uomo alla giustizia secondo la condizione della natura umana.
      Ma l’uomo secondo la sua natura è dotato di libero arbitrio.
      Perciò in chi possiede l’uso del libero arbitrio non c’è una mozione di Dio verso la giustizia senza l’esercizio di esso; e DIO NON INFONDE IL DONO DELLA GRAZIA GIUSTIFICANTE SENZA MUOVERE AL TEMPO STESSO IL LIBERO ARBITRIO AD ACCETTARLO, in coloro che sono capaci di esercitare tale facoltà. ] http://www.mysticreader.eu/Somma%20Teologica/Somma_Teologica1/Parte%20I-II/QUESTIONE%20113.html

      Poi scrivi

      “Comunque la si giri, il paradosso logico rimane. E con esso l’ingiustizia di tale comportamento.
      Invece tale paradosso viene dissipato come neve al sole, se si ammette che il libero arbitrio, pur non paragonabile per importanza alla Grazia di Dio, ha il suo grosso peso. Ciò che il Concilio di Trento esprime chiaramente (così come lo esprime Dio Padre a Santa Caterina, e anche ad altre anime mistiche), mentre rimane sotto traccia in Tommaso e anche nella dichiarazione congiunta (in quest’ultimo caso è ovvio, direi: se si devono a tutti i costi trovare dei punti di appoggio coi luterani, non si può certo ribadire il Concilio di Trento: chiaramente io non sono affatto d’accordo con questo modo di procedere, perché è anch’esso improntato a lassismo, pur non essendo teologicamente errato).”

      Ti ripeto che il Concilio di Trento non è assolutamente in disaccordo con San Tommaso, tanto è vero che i tomisti sono sempre stati i più grandi difensori del Concilio di Trento e del suo [del Concilio] insegnamento sulla Grazia.

      La contraddizione non sussiste, è solo di “enfasi”, perché il Concilio di Trento doveva opporsi ai riformatori che il libero arbitrio lo negavano proprio; ma non c’è nessuna contraddizione sostanziale, anche perché se ci fosse il tomismo sarebbe stato condannato come eretico.

      Quello che continui a fare è mettere Grazia è libero arbitrio come “forze concorrenti” (cioè che dove c’è più l’uno meno c’è l’altro) ma questo è completamente falso. Come ti ho spiegato secondo il cattolicesimo la cooperazione è reale, ma è subordinata alla Grazia, cioè è la Grazia che produce la nostra reale è libera cooperazione. Non è 100% Grazia vs 5% libero arbitrio, ma è 100% grazia E 100% libero arbitrio, però quest’ultimo causato dalla Grazia di Dio che ci muove infallibilmente al Bene (infatti alla Grazia efficace non resistiamo non perché non possiamo resisterle, ma perché non vogliamo resisterle, sono due cose ben diverse).

      Altra cosa: come ho dimostrato più sopra, l’Eterno Padre a Santa Caterina da Siena non ha mostrato nulla di diverso da ciò che Gesù ha mostrato a Santa Faustina.

      Riporto dal passaggio che hai citato

      “Questo è quello peccato [il peccato di chi si duole per il proprio castigo, e non per l’offesa che il peccato arreca a Dio] che non è perdonato né di qua né di là,”

      Qui l’eterno Padre sta parlando della mancanza di contrizione perfetta. In altre parole è l’attrizione, che può bastare per essere perdonati in Confessione ma se si è in punto di morte non basta per la salvezza. E indovina da cui viene il dono della contrizione perfetta? Mica uno se lo da da se stesso eh.

      I peccatori che cita dopo inoltre erano disperati e per questo si sono dannati. Io ti ho mostrato però prendendo un episodio di Santa Faustina, che non esistono peccatori così induriti o disperati da essere inconvertibili dalla Grazia. Quindi DIO ha permesso la loro dannazione per Giustizia, non è che non potesse evitarla.

      Inoltre ci sono due gravi errori nel tuo post

      “ossia perché, se è la Grazia che – sola – muove le anime, Iddio scelga di “non muovere” alcune anime (destinandole alla dannazione), mentre “ne muove” altre (destinandole alla salvezza).”

      Allora, Dio destina solo alla salvezza, non destina alla dannazione nessuno. È vero che muove le anime degli eletti infallibilmente al Bene, ma anche ai reprobi dona la Grazia sufficiente che è solo per colpa dei reprobi che rimane sterile. Quindi Dio non destina alla dannazione i reprobi, perché è solo ed esclusivamente per colpa loro che si dannano, non per una insufficienza della Grazia.

      Certo, Dio avrebbe potuto con la Grazia efficace fare si che si salvassero senza violare il loro libero arbitrio, ma questo è un dono di Misericordia che in nessun caso era tenuto a dare. La Misericordia è tale proprio perché “non dovuta” e perché non c’è nessuna ingiustizia nella sua negazione. Se io ho 100 dipendenti e a 80 di loro do quanto dovuto, e a 20 di loro do 500 euro in più, commetto forse ingiustizia verso gli altri a cui non ho dato questi 500 euro? Ovviamente no, perché se gli altri dovevano prendere 1200 euro e non di più e io glieli ho dati, non commetto nessuna ingiustizia nel negare a loro il dono gratuito che ho fatto agli altri 20 dipendenti.

      La Misericordia per essere tale deve essere gratuita, non ci può essere ingiustizia in una sua negazione. La Misericordia dona il bene non dovuto, la Giustizia il bene dovuto, ed è solo quest’ultimo che è ingiusto negare.

      Infine

      “Comunque la si giri, il paradosso logico rimane. E con esso l’ingiustizia di tale comportamento.”

      Non c’è nessun paradosso logico, questo perché Dio è la causa prima di tutto e quindi non può che esserlo anche del nostro libero arbitrio. E non c’è nessuna ingiustizia. Sai perché?

      Perché tutti, in virtù del peccato originale, nasciamo dannati (tanto che perfino i bambini morti senza Battesimo vengono affidati alla MISERICORDIA di Dio; perché alla Misericordia se non hanno peccati attuali? Perché il peccato originale è più che sufficiente per escludere dal Paradiso) e nessuno “merita” che Dio ci elevi alla Sua vita divina e ci dia la Grazia che “vince” la nostra resistenza.

      Dopo il peccato originale la nostra volontà, pur non essendo del tutto inclinata al male (vistp che la natura umana col peccato originale è solo ferita, non corrotta) è comunque pesantemente inclinata verso di esso.

      Perciò Dio non commette nessuna ingiustizia quando permette che alcuni, in virtù della loro volontà malvagia, rifiutino la Grazia sufficiente. Non c’è proprio nessuna ingiustizia, per il semplice motivo che non c’è nessun diritto ad essere salvati, nè la salvezza viene “comprata” dalle opere buone (questo sarebbe pelagianesimo).

      Non capisco cosa non ti torni. Dio con il Suo dono di Misericordia della Grazia efficace risana il nostro libero arbitrio facendo sì che noi vogliamo di nostra sponte, e che poi facciamo, il Bene sovrannaturale. Ha forse il dovere di farci questa Grazia? Assolutamente no, altrimenti non sarebbe più Grazia.

      Non c’è nessuna ingiustizia come vedi. L’ingiustizia la vedi solo se ritieni che ci sia un “diritto” ad essere salvati e quindi una ingiustizia nel dare questo diritto ad alcuni e non ad altri. Ma se tieni a mente che è un dono, allora tutto torna in ordine, infatti nessuno può affermare che fare un dono di Misericordia a uno è negare il medesimo dono di Misericordia ad un altro sia ingiusto (vedi l’esempio dei 500 euro in più ai 20 operai).

      Infine, è assurdo dire che Dio non può salvare qualcuno senza violare il suo libero arbitrio. Nessun teologo cattolico, né il Magistero, afferma questo. Nessun teologo nè il Magistero afferma che chi si danna si danna perché talmente indurito da essere inconvertibile, e San Tommaso nel De Malo spiega che anche chi è in stato di peccato mortale contro lo Spirito Santo può salvarsi grazie alla potenza della Grazia divina, fintanto che è in vita.

      È solo se si muore in stato di peccato mortale che si è “confermati nel male”, fintanto che si è vivi non esiste nessuno, per quanto indurito, che sia inconvertibile dalla Grazia divina che muove al bene. Affermare il contrario significherebbe che esistono persone “confermate nel male” già da vive, il che è una assurdità teologica totale.

    2. Ultimi appunti

      “Ciò che il Concilio di Trento esprime chiaramente (così come lo esprime Dio Padre a Santa Caterina, e anche ad altre anime mistiche), mentre rimane sotto traccia in Tommaso e anche nella dichiarazione congiunta (in quest’ultimo caso è ovvio, direi: se si devono a tutti i costi trovare dei punti di appoggio coi luterani, non si può certo ribadire il Concilio di Trento: chiaramente io non sono affatto d’accordo con questo modo di procedere, perché è anch’esso improntato a lassismo, pur non essendo teologicamente errato).”

      Allora, questo è obiettivamente un grave errore da parte tua. Non esiste nessun contrasto tra la dichiarazione congiunta coi luterani e i Canoni dogmatici del Concilio di Trento.

      Riporto ciò che afferma il paragrafo 20 di tale dichiarazione e faccio un confronto

      ” Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

      Perfetto, ora prendiamo il Concilio di Trento riguardo alla cooperazione con la Grazia e vediamo cosa dice

      “Se qualcuno dice che il libero arbitrio dell’uomo, mosso ed eccitato da Dio, non coopera in nessun modo esprimendo il proprio assenso a Dio, che lo muove e lo prepara ad ottenere la grazia della giustificazione; e che egli non può dissentire, se lo vuole, ma come cosa senz’anima non opera in nessun modo e si comporta del tutto passivamente: sia anatema. ” (Concilio di Trento, Sessione VI, canone IV sulla Giustificazione)

      Ora, c’è forse contraddizione tra questo canone dogmatico tridentino e il paragrafo 20 della dichiarazione congiunta? Ovviamente no, tanto è vero che i tomisti lo hanno sempre difeso.

      Ora fai bene attenzione: cosa scrive il Concilio di Trento? Scrive (enfasi mia in maiuscolo) “Se qualcuno dice che il libero arbitrio dell’uomo, mosso ed eccitato da Dio, non coopera in nessun modo esprimendo il proprio assenso a Dio, che lo muove e lo prepara ad ottenere la grazia della giustificazione; e che egli non può dissentire, SE LO VUOLE , ma come cosa senz’anima non opera in nessun modo e si comporta del tutto passivamente: sia anatema. ”

      Ora, per l’appunto la chiave è in quel “se lo vuole”. La Grazia efficace è resistibile se l’uomo volesse resisterle? Certo, perché la Grazia efficace non toglie il libero arbitrio. Ma allora perché non viene mai resistita? Perché l’uomo NON VUOLE, sotto la mozione di detta Grazia, resistere. Quindi il libero arbitrio è perfettamente salvo.

      Quindi noi accettiamo la Grazia efficace e cooperiamo esprimendo il nostro assenso perché VOGLIAMO farlo, e non resistiamo perché NON VOGLIAMO resistere. Chi è la causa del nostro volere? Dio. Ma questo volere è libero, perché comunque rimane la capacità di resistere (potentia resistendi) seppure detta potenza non passi mai all’atto perché noi non vogliamo resistere (un po’ come la Grazia sufficiente che da il reale potere di fare il Bene e di pentirsi dal male ma è un potere che non passa mai dalla potenza all’atto perché noi resistiamo alla Grazia sufficiente per nostra colpa).

      Quindi sia il libero arbitrio che la cooperazione libera non solo non sono negati, ma sono affermati. Quindi cosa condanna il Concilio di Trento con quel Canone? Forse l’esistenza della Grazia intrinsecamente efficace? Ovviamente no, per i motivi esposti sopra. Condanna invece la negazione della cooperazione con la Grazia.

      Infatti i luterani credono nel “mere passive”, vale a dire di essere giustificati da Dio senza la loro cooperazione libera.

      Infatti la concezione luterana è questa (cito sempre dalla dichiarazione congiunta sulla giustificazione il paragrafo 21)

      “Secondo la concezione luterana, l’uomo è incapace di cooperare alla propria salvezza, poiché, in quanto peccatore, egli si oppone attivamente a Dio e alla sua azione salvifica. I luterani non negano che l’uomo possa rifiutare l’azione della grazia. Quando essi sottolineano che l’uomo può solo ricevere la giustificazione mere passive, negano con ciò ogni possibilità di un contributo proprio dell’uomo alla sua giustificazione, senza negare tuttavia la sua personale e piena partecipazione nella fede, che è operata dalla stessa parola di Dio” (cfr. Fonti del cap. 4.1).

      Ora confronta questo paragrafo col paragrafo numero 20, che invece parla della nostra concezione (la concezione cattolica)

      “Quando i cattolici affermano che l’uomo, predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione, «coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio, essi considerano tale personale assenso non come un’azione derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto della grazia.”

      C’è differenza no? Qual’è la differenza? Che noi non neghiamo, ma affermiamo, la cooperazione, mentre i luterani la negano. Quindi ciò su cui ci troviamo in contrasto con loro non è sul fatto che è per Grazia che siamo salvati e non per opere o per la nostra volontà (perché se cooperiamo liberamente con la Grazia detta cooperazione è effetto della Grazia e non ci sarebbe stata senza di essa) ma sul fatto che i luterani neghino la cooperazione dell’uomo sic et simpliciter.

      Quindi noi neghiamo il mere passive, non l’esistenza della Grazia intrinsecamente efficace.

      Quindi:

      1) giustificazione per sola Grazia? Si, siamo d’accordo coi luterani;

      2) giustificazione senza cooperazione dell’uomo? No, questa è un’eresia condannata da Trento.

      Il punto 1 lo dimostro col seguente paragrafo, il numero 19

      “Insieme confessiamo che, l’uomo dipende INTERAMENTE per la sua salvezza dalla grazia salvifica di Dio. La libertà che egli possiede nei confronti degli uomini e delle cose del mondo non è una libertà dalla quale possa derivare la sua salvezza. Ciò significa che, in quanto peccatore, egli è soggetto al giudizio di Dio, e dunque INCAPACE DA SOLO DI RIVOLGERSI A DIO PER LA SUA SALVEZZA, o di meritarsi davanti a Dio la sua giustificazione, o di raggiungere la salvezza con le sue proprie forze. La giustificazione avviene SOLTANTO PER OPERA DELLA GRAZIA. Dal fatto che cattolici e luterani confessano insieme tutto questo, deriva quanto segue.”

      Poi se secondo te la dichiarazione congiunta, sempre difesa sia da San Giovanni Paolo II che dall’allora prefetto della congregazione per la dottrina della Fede Cardinale Ratzinger è eretica, allora non so proprio che dirti.

      Li è esposta la dottrina cattolica sulla giustificazione, nè più nè meno. http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/documents/rc_pc_chrstuni_doc_31101999_cath-luth-joint-declaration_it.html

    3. @Adolfo

      Cerco di spiegarti meglio la Grazia efficace e la premozione divina usando una analogia “umana troppo umana” ma che penso possa andare bene.

      La Grazia efficace può essere paragonata alla seduzione di una bellissima donna, e la Grazia sufficiente alle avances di una ragazzotta tracagnotta e modesta senza attrattive fisiche nè intellettuali.
      Ora, ipotizziamo che questa donna sia stupenda, bellissima, e la sola sua vista mi provoca un colpo di fulmine.

      Un uomo che vede una bella donna e se ne innamora perdutamente non ha perso il libero arbitrio solo perché non può non desiderare ciò che desidera nè può non amare ciò che ama.

      Ovviamente voglio dire che non può SIMULTANEAMENTE non desiderare ciò che desidera e non amare ciò che ama.

      Nel senso che se io vedo una bella donna e, alla vista, me ne innamoro immediatamente, è impossibile che, nello stesso momento in cui la desidero e la sua vista mi procura questo desidero, io non la desideri.

      Cioè non posso vederla, innamorarmene di colpo e, simultaneamente all’innamoramento, non amarla. È impossibile.

      Ecco perché si parla di distinzione tra sensus divisus e sensus compositus.

      Cito Padre Tyn

      “Che cosa è il sensus divisus? E’ considerare il libero arbitrio, che di fatto è sottoposto all’influsso della grazia efficace, considerarlo però in se stesso, prescindendo astrattamente da questo influsso62. Invece il sensus compositus: è considerare lo stesso libero arbitrio precisamente in quanto è sottoposto all’influsso della grazia efficace. Quando ci si riferisce al senso diviso, il libro arbitrio può dissentire63.” http://www.arpato.org/testi/lezioni_grazia/Grazia_10_Lezione.pdf

      Il che è come dire che se vedo una splendida donna e me ne innamoro perdutamente non perdo il libero arbitrio anche se, effettivamente, non posso SIMULTANEAMENTE amare e non amare questa donna, perchè nel momento in cui la sua vista mi ha provocato questa passione e questo amore nei suoi confronti, in quel momento posso solo amarla e desiderarla. Ma questo non mi rende meno libero.

      Ora, l’analogia prendila con le pinze, ma dovrebbe farti capire più o meno il perché la Grazia efficace, pur lasciando all’uomo la libertà di resisterle, di fatto non viene mai resistita. Penso che l’esempio sul colpo di fulmine sia chiaro: puoi amare perdutamente una donna nello stesso momento in cui la vedi e, nello stesso momento in cui la vista di lei suscita in te questo sentimento non amarla? Come sopra: no, è impossibile.

      Quindi, riassumendo, Il discorso è questo: POSSO volere e NON volere nel momento stesso in cui voglio? NO! Nel momento stesso in cui voglio non posso che volere, perché volere e nel medesimo tempo non volere è una impossibilità logica. È possibile potenzialmente non volere? Si, ma non attualmente.

      È un po’ come diceva Padre Livio quando spiegava la Grazia efficace e il perché l’uomo non le resiste.

      Scriveva Padre Livio, parlando della Grazia efficace legata alla Coroncina della divina Misericordia

      “Un ultimo interrogativo teologico è il seguente: “Come è possibile che l’onnipotenza divina intervenga sulla libertà umana in modo tale che essa decida liberamente di convertirsi senza costrizione?”. La risposta che ci fornisce la teologia è quella che la libertà umana è APPETITUS BONI, OSSIA DESIDERIO DI BENE . Quindi Dio si manifesta come bene supremo a quella volontà per cui essa liberamente decide per il bene. Sono risposte sintetiche che ha dato la grande riflessione teologica al problema della salvezza e al rapporto tra la grazia e la libertà umana. ”

      Ora rifletti su questo: perché pecchiamo? Perché la nostra volontà identifica il peccato col bene, e quindi è attratta da esso. Nessuno “pecca per il gusto di fare il male”, tutti peccano perché attratti da un bene disordinato che il proprio libero arbitrio però identifica come bene maggiore rispetto al VERO Bene maggiore (cioè fare la volontà di Dio).

      Perciò se Dio agisce sul mio intelletto con una Grazia che mi fa vedere il Bene come opzione massima desiderabile, posso avere la volontà di non fare la volontà di Dio? Esempio, se sono in punto di morte e Dio mi dona la Grazia efficace (cioè il dono della perseveranza finale) se tale Grazia agisce in modo tale da mettere di fronte al mio intelletto il Bene come VERO Bene, superiore al peccato e all’impenitenza, io resisterò? No, nemmeno se sono il peccatore più indurito, semplicemente perché la nostra volontà tende al Bene, alla felicità.

      Noi pecchiamo perché col peccato originale abbiamo la tendenza a vedere beni disordinati come beni ordinati, ecco perché resistiamo alla Grazia sufficiente. La Grazia Efficace invece mette di fronte al nostro intelletto il Bene come “vero Bene”, per cui la nostra volontà accetta detta Grazia e non vuole resisterle. Ecco perché ad esempio un peccatore, anche il più indurito, se Dio gli dona questa Grazia certamente si convertirà e si pentirà dai peccati mortali (se è in punto di morte ciò equivale alla salvezza eterna), o parlando di un giusto in stato di Grazia resisterà alla tentazione (e anche qui, se è l’ultima occasione di peccare prima della morte, ciò equivale alla salvezza eterna).

      Un po’ come il discorso fatto sopra: perché ci innamoriamo a colpo di fulmine di una bellissima donna (nell’esempio di cui sopra) e non di una tracagnotta grassottella? Perché noi vedendo la bellissima donna la identifichiamo come un Bene maggiore rispetto all’altra (alla grassottella) e quindi siamo attratti da lei. Vedi il discorso fatto sopra: possono non volere ciò che voglio nel momento stesso in cui lo voglio? Ovviamente no.

      Ecco perché Dio dice

      “aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, VI DARÒ un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e VI FARÒ VIVERE SECONDO LE MIE LEGGI E VI FARÒ OSSERVARE E METTERE IN PRATICA LE MIE NORME” (Ezechiele 36, 25-27)

      Allo stesso modo la Scrittura dice

      “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore.” (Fil 2,-3).

      “FACCI tornare a te, o Signore, e noi torneremo!” ( Lamentazioni 5:21).

      Perché è Dio che fa si che noi osserviamo i comandamenti, che ci pentiamo , e che moriamo in Grazia.

      Perciò è assurdo dire che un peccatore in peccato mortale che prega costantemente “DIO continuerà a “bussare” al suo cuore”. Quello (il bussare) lo sta già facendo, il peccatore prega perché Dio CONVERTA ATTIVAMENTE AL SUA VOLONTÀ DAL MALE AL BENE. Per esempio un peccatore è in peccato mortale e si rende conto di non avere nemmeno la buona volontà di fare la volontà di Dio (perché magari la reputa assurda o reputa tale via troppo stretta). Ecco, se prega che Dio converta la sua volontà Dio lo convertirà? Certamente si, perché è la richiesta di una Grazia necessaria alla salvezza, e Dio esaudisce sempre queste preghiere se fatte con perseveranza, e perché già il fatto che stia pregando è segno che la Grazia efficace di Dio sta lavorando in Lui per riportarlo in Grazia (come detto uno degli insegnamenti tomisti è che uno prega perché Dio lo muove a pregare affinché impetri dalla Sua Misericordia le grazie che aveva già deciso Ab aeterno di concedergli).

      Questo per farti capire quanto è diabolico (involontariamente diabolico) dire come diceva la persona che ho quotato che

      “Ma per essere esauditi bisogna prima di tutto vivere in grazia di Dio, poi abbandonarsi alla Sua Volontà, e confidare in Lui.”

      Se così fosse per i peccatori abituali non ci sarebbe speranza. Spero che tu abbia ben compreso la spiegazione che ho dato a inizio di questo post sul perché la Grazia efficace non viene mai resistita (ho fatto l’analogia col colpo di fulmine di fronte ad una splendida donna).

  41. Marco@.Penso che tu abbia ragione nel sostenere che all’origine della nostra salvezza ci sia sempre la Grazia, alla quale dobbiamo corrispondere in un atteggiamento di abbandono alla volontà di Dio. Dio fa sempre il primo passo, anzi potrei dire che egli sia sempre in “agguato” per strapparci dalla dannazione eterna. La sua Grazia opera nei modi più impensati: a volte è la sofferenza che ci manda (figliolo prodigo), a volte ci parla direttamente lavoratore dell’ultima ora). Ma c’è sempre Lui che previene la nostra volontà e la invita a rispondere affermativamente. Il Beato Rosmini diceva che Cristo siede accanto al capezzale di ogni morente. Che cosa fa rispondere pervicacemente no ad un certo numero di persone? E’ la superbia, la falsa consapevolezza di essere giusti per i nostri meriti (fariseo). In verità noi siamo tutti peccatori, come si sono sentiti i santi, consapevoli di non aver corrisposto adeguatamente all’amore di Dio. Dobbiamo vivere con un senso di colpa? Certamente no, se sappiamo che Dio ci ama e ci vuole salvi. E’ sempre la sua Grazia che ci da la virtù della speranza. Ne consegue che non sono buone le dottrine che tendono ad attenuare la gravità dei peccati o ad insinuare che la misericordia opera senza il nostro assenso. Per esempio, non è bene mantenere l’errante nell’errore circa la gravità di certi peccati, oppure trarre pretesto dal fatto che ci possono essere delle attenuanti (che poi ci sono spesso) per trasformarle in esimenti della gravità del peccato. Questi atteggiamenti non aiutano l’azione della Grazia ed alimentano una falsa coscienza circa la bontà delle nostre azioni. Cosi pure non si fa bene, nel costatare che, peccando, si creano situazioni così ingarbugliate che per uscirne si creano comunque danni e dolori, per sostenere che il peccato grave cessi allora di essere tale. Invece con grande senso di carità S.Giovanni P.II, consigliava ai divorziati risposati che non riuscivano ad uscire dalla loro situazione, di fare la comunione spirituale. La consapevolezza di essere peccatori e il dispiacere di non sapere uscire da quella condizione, certamente prepara, al momento scelto da Dio, a quel sincero pentimento che porterà il peccatore a salvarsi.

    1. Caro Sabinoo, il problema sta proprio lì: battere sempre e solo sulla Grazia di Dio, e parlare subdolamente di “cooperazione dell’uomo” (quando poi si asserisce che è solo Dio che opera nei cuori… e la libertà umana va dunque a ramengo), non ha che lo scopo di giustificare i peccati gravi. Infatti chi parla in tal senso tende anche a fornire un’immagine più o meno buona del “povero” Lutero (che invece si accanì con ferocia inaudita, non solo contro la Chiesa, ma anche contro i contadini, a vantaggio dei principi di quei luoghi).

      Se ci fai caso, non noterai, in certi interventi, alcun invito alla conversione, ma solo arrampicate sugli specchi, allo scopo di giustificare i peccatori gravi e protratti. La manfrina sui diversi tipi di Grazia fu imbastita proprio secondo questo fallace criterio.

      Insinuare che la Misericordia opera senza il nostro assenso ha esattamente l’obiettivo di cui parli tu: mantenere il peccatore grave ancorato ai suoi gravi peccati.

      Se sia questo, il giusto procedimento per ottenere il bene delle anime, lo può giudicare chiunque non abbia il cervello obnubilato dal misericordismo imperante.

      1. Adolfo, ma chi ha mai detto che l’uomo non debba corrispondere alla Grazia, la quale pero’ previene la nostra volontà’ che deve pero’ assentire, altrimenti saremmo luterani? Il fatto e’ che le tesi vanno discusse per quello che sono e non perche’ provengono da chi, a nostro giudizio, ne sostiene un’altra sbagliata. Se mai bisogna dimostrare che la tesi esatta confuta anche quella sbagliata.

        1. Non mi riferivo certo a te, Sabino, bensì a un modo di fare che troppe volte si manifesta, nelle discussioni.

          La volontà deve assentire, dici giustamente tu. Altri affermano che tale assenso è esso stesso il prodotto della Grazia… e siamo al cane che si morde la coda.

          1. @Adolfo

            “La volontà deve assentire, dici giustamente tu. Altri affermano che tale assenso è esso stesso il prodotto della Grazia… e siamo al cane che si morde la coda.”

            L’assenso non è meno libero perché è prodotto dalla Grazia. Anzi la Grazia divina garantisce la nostra libertà (che non sta nel potere fare il bene o il male ma nel volere fare il Bene e fare il Bene di fatto, altrimenti Dio -che vuole fare solo il Bene- non sarebbe libero). Te l’ho già spiegato mille volte.

            La Grazia sufficiente permette che noi la respingiamo a causa della nostra cattiva volontà. La Grazia efficace invece in un certo senso “guarisce” la nostra cattiva volontà e ci porta, da “guariti”, ad assentire liberamente e cooperare.

            Quindi la cooperazione è libera, ma c’è stata perché preceduta e suscitata dalla Grazia efficace.

            È quello che afferma sia la dichiarazione congiunta coi luterani sia il Catechismo.

            I luterani non sbagliano nel dire che siamo giustificati per sola Gratia. Sbagliano nel dire che la giustificazione non richieda la nostra libera cooperazione. Invece la richiede, ma la stessa libera cooperazione è suscitata dalla Grazia, come già detto. Ed è il motivo per cui, nella dichiarazione congiunta, si è potuto dire che, al paragrafo 19,

            “Insieme confessiamo che, l’uomo dipende INTERAMENTE per la sua salvezza dalla grazia salvifica di Dio. La libertà che egli possiede nei confronti degli uomini e delle cose del mondo non è una libertà dalla quale possa derivare la sua salvezza. Ciò significa che, in quanto peccatore, egli è soggetto al giudizio di Dio, e dunque INCAPACE DA SOLO DI RIVOLGERSI A DIO PER LA SUA SALVEZZA, o di meritarsi davanti a Dio la sua giustificazione, o di raggiungere la salvezza con le sue proprie forze. La giustificazione avviene SOLTANTO PER OPERA DELLA GRAZIA. Dal fatto che cattolici e luterani confessano insieme tutto questo, deriva quanto segue.”

            San Giovanni Paolo II era molto felice di questa dichiarazione, e non stiamo parlando di Bergoglio, come ben sai, ma di un Papa santo.

          2. @Adolfo

            Riguardo a questo

            “La volontà deve assentire, dici giustamente tu. Altri affermano che tale assenso è esso stesso il prodotto della Grazia… e siamo al cane che si morde la coda.”

            Oltre a quello che ho già detto posto nuovamente la spiegazione di Padre Bellon (che poi è quella di San Tommaso e anche del Catechismo).

            “Per grazia sufficiente s’intende l’impulso che Dio dà per accogliere la grazia.
            Questa grazia sufficiente la dà a tutti, perché vuole salvare tutti e per tutti Cristo è morto sulla croce.
            Tuttavia QUANDO LA GRAZIA SUFFICIENTE È ACCOLTA, VIENE ACCOLTA PER UN’ULTERIORE GRAZIA PER LA QUALE DIO AIUTA LA NOSTRA VOLONTÀ AD ACCOGLIERLA.
            Questa ulteriore grazia viene chiamata grazia efficace.
            Con questo s’intende dire che ANCHE IL SI CHE DIAMO ALLA GRAZIA DIO È GRAZIA DI DIO: “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).

            3. Per cui la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, non è ancora sufficiente a salvare, a portare in grazia.
            Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
            Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.

            4. Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
            Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÓ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”.

            Perciò come vedi nulla di diverso da ciò che sostengo io, il Catechismo al paragrafo 2001, San Tommaso e la dichiarazione congiunta sulla giustificazione.

            Nella Grazia sufficiente è offerta in nuce la Grazia efficace, quindi se l’uomo non resistesse alla Grazia sufficiente tale Grazia diverrebbe efficace, cioè salvifica, cioè porterebbe in Grazia.

            Ma, mentre la colpa della resistenza alla Grazia sufficiente è solo nostra, quando invece cooperiamo e diamo il nostro assenso (come ben spiega Padre Bellon) è innanzitutto per una ulteriore Grazia di Dio, e solo secondariamente è merito nostro.

            Perché l’uomo resiste alla Grazia sufficiente? Perché dopo il peccato originale la nostra natura è ferita, e quindi tende al male e non può fare nessun bene sovrannaturale senza l’aiuto di Dio.

            La Grazia sufficiente in un certo senso illumina l’intelletto, mettendolo di fronte alla scelta tra Bene e male (se si è in Grazia, per resistere alla tentazione; se si è in peccato, per pentirsi), ma noi, identificando il male come bene preferibile , le resistiamo.

            La Grazia efficace invece fa di più, nel senso che mette di fronte al nostro intelletto il Bene come vero Bene, in un certo senso “persuadendoci” che ciò a cui ci spinge è il vero Bene. Sotto la mozione della Grazia efficace quindi l’uomo non vuole resistere, perché la sua volontà sceglie ciò che al suo intelletto è presentato come bene maggiore.

            La concupiscenza, dopo il peccato originale, fa si che noi vediamo i beni disordinati come beni maggiori, come superiori al vero bene (fare la volontà di Dio); la Grazia efficace invece “guarisce” questa nostra tendenza e, quando ci viene data, noi non le resistiamo perché essa fa si che il vero Bene (per l’appunto fare la volontà di Dio) venga presentato al nostro intelletto non come “indifferente”, ma per l’appunto come Vero Bene; in un certo senso ci toglie l’inganno che fa si che preferiamo i beni disordinati al bene infinito, e quindi, siccome la nostra volontà è attratta da ciò che percepisce come Bene (infatti pecchiamo perché il peccato ci appare come bene migliore rispetto al fare la volontà di Dio, che lasciati a noi stessi ci appare dura e indigeribile), noi facciamo infallibilmente il Bene, sotto la mozione di detta Grazia.

            E qui ritorna la domanda: ma allora perché Dio non la dà a tutti questa Grazia, di modo che tutti si salvino (io comunque penso che la maggioranza del genere umano si salvi)? Ed è qui che entra in gioco la predestinazione.

            Come ho mostrato sopra dopo il peccato originale la nostra natura è ferita, e vede come bene migliore i beni disordinati, quindi dopo il peccato originale la nostra volontà si oppone a quella di Dio, se lasciata a se stessa.

            Ora, c’è forse ingiustizia da parte di Dio, nel permettere che alcuni si dannino seguendo la loro cattiva volontà? No, è quello che si sono voluti rifiutando la Grazia sufficiente.

            La Misericordia di Dio quindi si manifesta nel predestinare altri alla Gloria, guarendo la loro volontà con la Grazia efficace e facendo si che siano mossi infallibilmente a fare il Bene.

            Ricorda quanto ho detto sopra: non c’è nessuna ingiustizia nel negare un bene non dovuto. Ai non predestinati (i reprobi) viene comunque dato quanto necessario affinchè facciano il Bene (la Grazia sufficiente) e loro vanificano questa Grazia per loro esclusiva colpa.

            Semplicemente ai predestinati viene dato “di più” del necessario, tutto li.

            Come diceva San Tommaso in Summa Teologica, I, 23, 5, non c’è ingiustizia nel predestinare alcuni, portandoli a salvezza con gli aiuti efficaci, e nel permettere che altri si dannino per loro colpa rifiutando gli aiuti sufficienti, proprio perché la predestinazione e gli aiuti efficaci che discendono da essa non sono dati per debito (poichè nessuno può “comprare” la salvezza) ma solo per Grazia.

            Quindi Dio è causa prima degli atti buoni e della cooperazione di chi si salva, mentre non è causa prima della cattiva volontà di chi non si salva (perché la cattiva volontà è una deficienza, una privazione, ogni male è una privazione ed è solo da Dio permesso per un bene maggiore , mai causato). Ecco perché cui si salva si salva per Grazia di Dio mentre chi si danna si danna per propria colpa.

          3. Perciò è vero che, come insegna San Tommaso, Dio è causa prima della salvezza degli eletti mentre permette la dannazione dei reprobi

            [10] Summa Teologica, I, 23,3 [Se Dio riprovi qualcuno] [” Dio riprova alcuni. Infatti abbiamo già detto [a. 1] che la predestinazione è una parte della provvidenza. E si è anche dimostrato [q. 22, a. 2, ad 2] che la provvidenza può ragionevolmente permettere qualche deficienza nelle cose ad essa sottoposte.
            Essendo quindi gli uomini indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene ad essa il permettere che alcuni manchino di raggiungere questo fine. E ciò viene detto riprovare. Quindi, COME LA PREDESTINAZIONE È UNA PARTE DELLA PROVVIDENZA RELATIVAMENTE A COLORO CHE DA DIO VENGONO ORDINATI ALLA SALVEZZA ETERNA, COSÌ LA RIPROVAZIONE È UNA PARTE DELLA DIVINA PROVVIDENZA RISPETTO A COLORO CHE NON RAGGIUNGONO TALE FINE. Per cui la riprovazione NON DICE SOLTANTO PRESCIENZA, ma aggiunge concettualmente qualcosa, come si è già visto [q. 22, a. 1, ad 3] per la provvidenza. Come infatti la predestinazione include la volontà di conferire la grazia e la gloria, così LA RIPROVAZIONE INCLUDE LA VOLONTÀ DI PERMETTERE CHE QUALCUNO CADA NELLA COLPA, E [LA VOLONTÀ] DI INFLIGGERE LA PENA DELLA DANNAZIONE PER IL PECCATO. “]

            Ma questa volontà di permettere che qualcuno cada nella colpa, pur potendolo impedire con gli aiuti efficaci, non deve essere visto come un volere la pena prima della colpa (cioè voler punire il peccatore prima che abbia peccato). Questo sarebbe manifestamente ingiusto.

            Voler manifestare lo splendore della giustizia punitiva prima di prevedere la colpa, infatti, come ho detto, SEMBRA coincidere con il volere la pena prima della colpa, il che sarebbe tremendamente ingiusto.

            La distinzione qui è perciò importante, poichè Dio non vuole permettere la colpa per amore della pena, bensì per manifestare la sua infinita giustizia. Sicchè la pena non è altro che un mezzo finito per manifestare la giustizia infinita, non è nemmeno un fine intermedio voluto prima della permissione della colpa, perché in sé non è giusto punire se non a causa di una colpa precedente.

            Quindi la permissione del male (riprovazione negativa) precede il peccato come condizione, la sottrazione dell’aiuto efficace (poichè come ho spiegato nell’aiuto sufficiente è contenuto come in un bozzolo l’aiuto efficace, e solo per colpa del peccatore l’aiuto sufficiente viene reso sterile e il suo potenziale salvifico non passa all’atto; è vero che Dio avrebbe potuto prevenire tale resistenza dando subito l’aiuto efficace, che avrebbe prevenuto la caduta nella colpa, ma non era “tenuto” a farlo) e la dannazione lo seguono come pena.

            La permissione divina del peccato è buona in virtù del fine (per l’appunto mostrare la Giustizia) ed implica certamente la non-conservazione della volontà creata nel bene. Tale non-conservazione non è un’ingiustizia perchè non toglie un bene dovuto, ma nega solo il bene non-dovuto (perché permettere certe deficienze nelle cose create non è una ingiustizia, non avendo Dio il dovere di non permetterle).

            Perciò Dio predestina gli eletti a salvezza e li conduce infallibilmente a salvezza con gli aiuti efficaci, mentre al contrario NON predestina a dannazione i reprobi, che si dannano solo per loro colpa.

            I reprobi non sono predestinati nè alla salvezza nè alla dannazione, la loro dannazione è frutto unicamente dell’uso malvagio del loro libero arbitrio.

            Perciò vi è differenza tra la riprovazione negativa e la riprovazione positiva: la prima non suppone la PRESCIENZA dei demeriti, perché non è altro che la non-elezione alla Gloria di una creatura (sia essa angelo o uomo), non elezione che implica la volontà di non conservare la sua volontà [della creatura] creata nel bene ma di permettere che cada nel peccato per sua esclusiva (della creatura) colpa. La riprovazione positiva invece SUPPONE la PRESCIENZA dei demeriti, perché Dio non vuole punire nessuno se non in conseguenza della colpa.

            La riprovazione negativa quindi è la non-predestinazione di una creatura, che implica la permissione del male morale che sarà prodotto dalla volontà malvagia della creatura. La riprovazione positiva (la condanna all’inferno) è invece solo in conseguenza della colpa. La riprovazione negativa (cioè la permissione del peccato e dell’impenitenza finale) precede il peccato come condizione necessaria affinchè esso avvenga -perché permette che la creatura usi male il suo libero arbitrio rifiutando gli aiuti sufficienti per propria colpa- la riprovazione positiva segue il peccato di impenitenza finale come pena.

            Il fatto che Dio permetta che alcuni si perdano per mostrare la Sua Giustizia lo dice anche San Tommaso dove afferma che

            “Ora, Dio non può essere direttamente causa del peccato né proprio, né altrui.
            Poiché ogni peccato avviene per un abbandono dell’ordine che tende a Dio come al proprio fine, mentre Dio, come afferma Dionigi [De div. nom. 1], inclina e volge tutte le cose verso se stesso come all’ultimo fine.
            Perciò è impossibile che egli causi in sé o in altri l’abbandono dell’ordine che tende verso di lui.
            Quindi non può essere direttamente causa del peccato.
            E neppure può esserlo indirettamente.
            È VERO INFATTI CHE DIO NON PORGE AD ALCUNI L’AIUTO EFFICACE PER EVITARE I PECCATI.
            Ma tutto questo egli lo fa SECONDO L’ORDINE DELLA SUA SAPIENZA E GIUSTIZIA, essendo egli la stessa sapienza e la stessa giustizia.” (Summa Teologica, I-II, 79,1).

            E che

            “Se infatti Dio abbandona alcuni ai loro reprobi sentimenti significa che costoro hanno già tali sentimenti volti a fare ciò che non si deve.
            Perciò si dice che Dio li abbandona ad essi nel senso che non impedisce loro di seguirli: come si direbbe che esponiamo qualcuno [all’offesa] in quanto non lo difendiamo.
            Quello poi che S. Agostino scrive nel De Gratia et Libero Arbitrio [21], e che la Glossa riferisce, cioè l’espressione: “Dio inclina la volontà al bene e al male”, significa che DIO INCLINA DIRETTAMENTE LA VOLONTÀ AL BENE*, e la inclina al male IN QUANTO NON LO IMPEDISCE” (Summa Teologica, I-II, 79, 1).

            Per l’appunto la permissione del peccato ha lo scopo di mostrare la Giustizia di Dio, muovere invece gli eletti infallibilmente al Bene mostra la Misericordia di Dio.

            Anche questo è insegnato da San Tommaso dove afferma che

            “Dalla stessa bontà divina si può desumere la ragione della predestinazione di alcuni e della riprovazione di altri.
            Si dice infatti che Dio ha creato tutte le cose a motivo della sua bontà perché così la sua bontà fosse rappresentata in tutti gli esseri. Ma è necessario che la bontà divina, che in se stessa è una e semplice, sia rappresentata nelle cose sotto varie forme: infatti le cose create non possono raggiungere la semplicità divina.
            Quindi per la perfezione dell’universo si richiedono vari gradi nelle cose: alcune dovranno occupare un posto elevato nell’universo e altre un luogo infimo. E perché si conservi questa multiforme varietà di gradi Dio permette che avvengano alcuni mali in modo che non siano impediti molti beni, come sopra abbiamo visto [q. 2, a. 3, ad 1; q. 22, a. 2].
            Così dunque consideriamo ora tutto il genere umano alla stregua dell’universo: Dio volle che tra gli uomini alcuni, da lui predestinati, rappresentassero la sua bontà sotto l’aspetto della misericordia, e usò ad essi misericordia; [volle invece] che altri, da lui riprovati, [rappresentassero la sua bontà] sotto l’aspetto della giustizia, e li sottopose alla punizione.
            Questo è il motivo per cui Dio elegge alcuni e riprova altri.
            E lo stesso Apostolo [Rm 9, 22 s.] assegnò una tale causa con le seguenti parole: “Dio, volendo manifestare la sua ira”, cioè la giustizia vendicativa, “e far conoscere la sua potenza, ha sopportato”, cioè ha permesso, “con grande pazienza vasi di collera, già pronti per la perdizione, e questo per far riconoscere la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, da lui predisposti alla gloria”. E in un altro luogo [2 Tm 2, 20] egli afferma: “In una casa grande non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di coccio; alcuni sono destinati a usi nobili, altri a usi più spregevoli”.-> Ma che egli elegga questo alla gloria e riprovi quello non ha altra causa che la divina volontà. ” (Summa Teologica, I, 23, 5)

          4. Se poi prendiamo il Vangelo

            “In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
            «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
            E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». (Mt 11,20-24)

            Vediamo che Gesù afferma che anche gli abitanti di Sodoma avrebbero potuto salvarsi se Dio avesse operato in mezzo a loro determinate Grazie.

            Quindi nemmeno gli abitanti di Sodoma erano “intrinsecamente inconvertibili”, nè una loro conversione avrebbe significato una violazione del loro libero arbitrio.

            E anche qui torna la domanda: perché Dio ha permesso che gli abitanti di Sodoma si indurissero nei loro gravissimi peccati, meritando con l’uso malvagio del loro libero arbitrio prima la distruzione della città e poi la dannazione eterna, sebbene Dio stesso sapesse che anche loro erano potenzialmente convertibili (come dimostrano chiarissimamente le parole di Gesù) ? Per Giustizia.

            Perché invece ha convertito grandissimi peccatori, veri e propri assassini e persecutori di cristiani come San Paolo (il quale sarebbe andato dritto all’inferno se Gesù non lo avesse convertito con una Grazia efficacissima)? Per Misericordia.

          5. Voglio dire: quando Gesù afferma chiaramente che Sodoma e Gomorra si sarebbero convertite con certe grazie, mostra esattamente ciò che sto dicendo io, che dice San Tommaso e che nessun teologo ha mai negato = Dio può salvare tutti senza violare o distruggere il libero arbitrio.

            Cioè se Dio avesse operato certi miracoli a Sodoma e Gomorra, muovendo il libero arbitrio di queste persone al Bene, esse si sarebbero convertite.

            È vero che Tiro e Sidone non si sono convertite, così come Cafarnao, ma il discorso non cambia: come avrebbe potuto convertire Sodoma e Gomorra avrebbe potuto convertire anche loro.

            Non è stato ingiusto a non farlo perché loro hanno usato male il loro libero arbitrio pagandone le conseguenze; avrebbe potuto prevenire questo uso malvagio del libero arbitrio volgendo la loro volontà al Bene (come dimostra chiaramente Gesù dicendo che gli abitanti di Sodoma, per quanto dannati, non erano intrinsecamente inconvertibili, e lo dice proprio chiaramente quando afferma che se avessero ricevuto certe grazie “Sodoma sussisterebbe ancora” ) per un atto di Misericordia, ma da capo: non c’è nessuna ingiustizia nel negare un dono di Misericordia (che in quanto tale è “non dovuto” per definizione).

            Gli abitanti di Sodoma e Gomorra sono stati giustamente dannati. L’assassino e persecutore di Cristiani Saulo è stato misericordiosamente convertito e “trasformato” in una delle due colonne eterne della Chiesa di Roma.

          6. P.s: quando sopra ho fatto l’analogia col colpo di fulmine che ti porta a desiderare istantaneamente una donna e l’altra analogia con la “persuasione”, per spiegare il perchè la Grazia efficsce di fatto non venga mai resistita, non intendevo ovviamente ridurre la Grazia efficsce a mera persuasione.

            Ho proposto quelle analogie perché mi sembravano le più chiare per spiegare in che modo la Grazia efficace, pur essendo potenzialmente resistibile, di fatto non venga mai resistita.

            In realtà la Grazia efficace è “più” che mera persuasione, perché è proprio una premozione fisica, una premozione da parte di Dio che muove il libero arbitrio a determinarsi infallibilmente (ma liberamente) nel Bene, e quindi conduce la creatura a salvezza. L’analogia con la persuasione o il colpo di fulimine fatta da me è quindi per l’appunto una mera analogia, che serviva solo a spiegare il perché la Grazia efficace sia infallibile.

            C’è sicuramente anche l’aspetto della persuasione (nel senso che l’uomo sotto detta premozione fa la volontà di DIO perché vuole liberamente farla, perché “persuaso” che sia il vero Bene e non viene ingannato nell’identificare beni disprdinati come preferibili alla volontà di Dio -preferenza [quella dei beni disordinati] che noi facciamo quando pecchiamo ) ma la persuasione avviene in virtù della praemotio physica.

          7. Infatti ho riportato più volte San Tommaso che affermava che Dio “muove” il libero arbitrio inclinandolo direttamente al bene, e quando parlavo di persuasione ci aggiungevo sempre “in un certo senso” (proprio perché era una analogia, e non una vera e propria descrizione della praemotio physica).

      2. @Adolfo

        “Caro Sabinoo, il problema sta proprio lì: battere sempre e solo sulla Grazia di Dio, e parlare subdolamente di “cooperazione dell’uomo” (quando poi si asserisce che è solo Dio che opera nei cuori… e la libertà umana va dunque a ramengo)”

        Non hai capito (nonostante te l’abbia spiegato molte volte): la Grazia converte e, siccome l’uomo è convertito dalla Grazia efficace, allora vuole cooperare liberamente.

        È ciò che afferma anche il Catechismo al paragrafo 2001

        2001 “La preparazione dell’uomo ad accogliere la grazia è già un’opera della grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia FACENDO IN MODO, CON IL SUO INTERVENTO, CHE NOI VOGLIAMO*; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà GIÀ CONVERTITA »: 235

        * Quindi non avremmo voluto se Dio non ci avesse dato la Grazia. Vogliamo proprio PERCHÉ ci è stata data la Grazia, non è che vogliamo indipendentemente da essa e solo in conseguenza del nostro volere essa diventa efficace. Al contrario è la Grazia efficace che ci porta a volere, non forzandoci ma mettendo davanti al nostro intelletto il Bene (cioè il fare la volontà di Dio) come vero Bene, mentre la Grazia sufficiente permette che continuano a considerare come beni superiori i beni disordinati. Di nuovo, vedi l’esempio che ti ho fatto sopra sulla bellissima donna.

        “Se ci fai caso, non noterai, in certi interventi, alcun invito alla conversione, ma solo arrampicate sugli specchi, allo scopo di giustificare i peccatori gravi e protratti. La manfrina sui diversi tipi di Grazia fu imbastita proprio secondo questo fallace criterio.”

        Sei in malafede se affermi questo: io affermo semplicemente che anche chi è in stato di peccato grave protratto se prega con costanza e perseveranza chiedendo cose necessarie alla salvezza sicuramente le otterrà (come insegna San Tommaso): se è in Grazia per qualche atrenuante verrà confermato in Grazia, e se è in peccato mortale impetrerà dalla Divina Misericordia la Grazia del pentimento. Tutto li.

        Piuttosto dovresti preoccuparti di discorsi veramente diabolici come quello che ho quotato sopra da una signora che parlava “un altro loco”, la quale affermava che anche le preghiere necessarie alla salvezza vengono esaudite solo se uno è già in Grazia. Quello si che è diabolico e getta nella disperazione.

        Altra cosa: mai ho giustificato Lutero. Più volte ho detto che non giustifico minimamente ciò che ha fatto.

        Dico semplicemente che ciò che ha fatto, compresi gli attacchi alla Santa Chiesa, e le altre nefandezze, sono derivate dalla sua impossibilità di trovare un Dio misericordioso a cui potersi affidare e che non dipendesse dalla sua [di Lutero] volontà.

        Lutero sapeva di essere peccatore e che solo per la Grazia di Dio poteva salvarsi, che solo la Grazia di Dio poteva convertire la sua volontà inclinata (come tutti) al male dalla concupiscenza (uno dei “regali” lasciatici dal peccato originale). Lui cercava un Salvatore ma i teologi del tempo gli hanno proposto un apprendista stregone incapace di salvare a meno che uno non fosse già convertito da se.

        Purtroppo anche questo deriva dalla contaminazione dell’occamismo e dal suo concetto di libertà inteso come “libertas indifferentiae”, concetto non cattolico ma che purtroppo oggi è diventato la norma.

    2. @Sabino

      In generale concordo con ciò che hai scritto, dico solo che l’assenso libero che diamo alla Grazia è realmente libero ed è una reale cooperazione, ma non ci sarebbe mai stata senza la Grazia efficace.

      Vedi l’esempio che ho fatto sopra sul colpo di fulmine.

    3. @Sabino

      Altra cosa: San Francesco D’Assisi affermava proprio che lui sarebbe come i peccatori peggiori della terra, se Dio non gli avesse donato così tante Grazie.

      Non attribuiva a se stesso il merito, perché sapeva che, sebbene avesse sempre cooperato liberamente con la Grazia di Dio, tale cooperazione non ci sarebbe mai stata, se Dio gli avesse dato solo gli aiuti sufficienti che da ad altri.

      1. Ecco, ti cito un libro su San Francesco D’Assisi che ho letto recentemente

        “Brother Pacifico, who first introduced the order of Lesser Brothers into France, was a man of great holiness. One day while praying in a Church with Saint Francis, he fell asleep. In his sleep he saw heaven opened and there in heaven a glorious throne. When he asked whose throne it might be, he was told it was the throne which Lucifer had lost because of his pride, and it was now reserved for Saint Francis because of his humility. When he woke up he asked Saint Francis: “What do you think of yourself?” Saint Francis answered : “i think i am the greatest sinner in the world”. Pacifico rejoined: “but there are murderers and robbers and all kinds of wicked people”. “Even the greatest sinner in the world”, replied Saint Francis, “would be holier than i am if he had received so many graces”* (Da ” Francis of Assisi, early documents, volume 2, pagina 752).

        * per l’appunto, come vedi, non ha mai affermato che fosse Santo per la sua bontà intrinseca, ma al contrario è stato reso Santo dalla Grazia di Dio, e sa che se Dio non fosse stato così generoso con lui anche lui potrebbe essere come i peggiori peccatori di cui parlavano. E qui ritorniamo a San Tommaso, che insegna che non è che Dio ama le creature “perché” buone, ma è lui che è causa del bene che è nelle creature

        ” Dio ama tutte le realtà esistenti: infatti tutto ciò che esiste, in quanto esiste, è buono, e l’essere di ciascuna cosa è un bene, come pure è un bene ogni sua perfezione. Ora, sopra [q. 19, a. 4] si è dimostrato che la volontà di Dio è causa di tutte le cose, e per conseguenza ogni ente ha tanto di essere, o di qualsiasi bene, nella misura in cui è oggetto della volontà di Dio.
        Quindi a ogni essere esistente Dio vuole qualche bene. Per cui, siccome amare non è altro che volere del bene a qualcuno, è evidente che Dio ama tutte le realtà esistenti.
        Dio però non [ama] come noi.
        La nostra volontà, infatti, non causa il bene che si trova nelle cose, ma al contrario è mossa da esso come dal proprio oggetto: e così il nostro amore, con il quale vogliamo del bene a qualcuno, non è causa della sua bontà, ma piuttosto la sua bontà, vera o creduta tale, provoca l’amore, che ci spinge a volere che gli sia mantenuto il bene che possiede e acquisti quello che non ha; e ci adoperiamo a tale scopo.
        Invece l’amore di Dio INFONDE E CREA LA BONTÀ NELLE COSE” (Summa Teologica, I, 20, 2).

        Il problema è che siamo semi-pelagianizzati, e nel nostro orgoglio vogliamo attribuire a noi stessi il merito della salvezza, quando detto merito è prima di tutto dono di Dio.

        Ci dà fastidio enorme sapere che se siamo migliori di un certo peccatore è solo perché Dio ci ha aiutato di più, perché non ci permette di gonfiarci nel nostro orgoglio e di additare il peccatore impenitente mentre ci vantiamo della nostra giustizia.

        Ecco perché oggi il semi-pelagianesimo è così diffuso.

  42. Che incubo!!!! Meno arzigogoli e più Preghiera…. magari così lasciate un po’ di spazio anche allo Spirito Santo! Ma qualcuno non aveva promesso di contenersi? Sia Lodato Gesù Cristo🙏

  43. Ave Maria!Io sono devoto di San Gabriele dell’Addolorata, che è il Patrono dei giovani abruzesi e di quelli di tutto il mondo. Egli era per davvero tutto di Maria, come ebbe a testimoniare il suo Padre Spirituale nel nella causa di Canonizzazione. Egli venne tentato di vanagloria spirituale nella sua agonia, ed è morto ripetendo queste sante parole: “Vulnera tua, marita mea! Vulnera tua, merita mea!”. E cioé: “O Gesù, le tue Sante Piaghe sono in miei meriti”. E significa che noi saremo salvi per i meriti delle sofferenze di Gesù Cristo, che morendo sulla Croce per noi, ha distrutto il nostro peccato e ci ha redento, e ci ha salvato dal fuoco dell’inferno. Certo, Dio non fa mai le cose da solo, ma vuole sempre la collaborazione dei suoi figli che Egli ha creato liberi nel loro agire, nel bene e nel male, e ci vuole suoi collaboratori nel bene, proprio come fa un papà buono e autorevole, quando c’è da fare un lavoro in casa. Egli non fa tutto da solo ma chiama e responsabilizza i suoi figlioli a collaborare così essi imparano il suo mestiere per la loro vita futura.
    Infine è necessario ricordare a tutti, ed anche al Papa di oggi, che la Verità va sempre detta, proclamata e difesa, a tutti i costi, e costasse anche la vita, perché la Verità è Gesù Cristo im Persona. E la sua divina persona non può essere sporcata dalla menzogna che è sterco di satana e della concupiscnza umana. E anche una sola eresia nella vera fede cattolica è veleno per la Verità di fede e corrompe lo spirito cristiano, che si corrompe e perde la sua verginità spirituale, che è la più nobile e santa che esiste. La nostra anima infatti è vera sposa di Cristo, che è Verità e Vita nostra. Chi rinnega la sua Verità della sua Persona e della sua divina Dottrina, diventa un suo nemico, diventa un infedele e vivrà come un anticristo. Infatti chi non crede a Lui è un anticristo, come scrive San Giovanni nelle sue lettere apostoliche. Ed oggi sono tanti gli anticristi… e sono anche troppo ed anche dentro alla Casa di Dio, oggi. Preghiamo perché la Verità nella vera Chiesa Cattolica trionfi e che sia preservata dai compromessi con il mondo, che oggi è massonico, ateo e modernista. E che il Signore ci guardi dagli eretici! Preghiamo affinché, se vogliono essere in Unità con noi, si convertano di vero cuore alla vera Chiesa fondata da Gesù Cristo sulla Roccia che è San Pietro Apostolo. Il coktel di tutte le chiese e di tutele religioni non viene da Dio, ma viene dai massoni, che sono ispirati da satana, e non dallo Spirito Santo. Vvb e vi benedico in Gesù e Maria. Pace e gioia!

    1. @don Armando

      “E significa che noi saremo salvi per i meriti delle sofferenze di Gesù Cristo, che morendo sulla Croce per noi, ha distrutto il nostro peccato e ci ha redento, e ci ha salvato dal fuoco dell’inferno. Certo, Dio non fa mai le cose da solo, ma vuole sempre la collaborazione dei suoi figli che Egli ha creato liberi nel loro agire, nel bene e nel male, e ci vuole suoi collaboratori nel bene, proprio come fa un papà buono e autorevole, quando c’è da fare un lavoro in casa. Egli non fa tutto da solo ma chiama e responsabilizza i suoi figlioli a collaborare così essi imparano il suo mestiere per la loro vita futura.”

      Concordo su tutto. Del resto se “Dio facesse tutto da solo” non ci sarebbe neanche il merito umano.

      Invece, come lei ben dice, non fa tutto da solo, ma noi cooperiamo con Lui per la Sua Grazia (senza la quale non coopereremmo).

      Ringraziamo Dio, quindi, che ha fatto si che diventassero nostri meriti quelli che sono Suoi doni (cf Concilio di Trento, sessione VI, capitolo XVI).

    2. Sono d’accordissimo anche su quello che dice riguardo al cocktail delle varie religioni, secondo cui sarebbero tutte buone. Questa è una idea di chiara matrice massonica, non c’entra nulla con la vera Fede.

      Purtroppo è vero che, attualmente, abbiamo un cattivo Papa (sebbene abbia avuto il merito di impostare il suo pontificato sulla misericordia, e la Misericordia è legata a doppio filo con la gratuità della Grazia, per cui credo che questa possa essere una buona occasione per un Papa futuro per chiarire alcune controversie riguardanti un certo semi-pelagianesimo sia modernista che tradizionalista), possiamo solo sperare che Cristo lo illumini.

      Preghiamo per il Papa.

      1. Nemmeno le Sante Parole di un Santo Sacerdote riescono a farlo tacere! Deve sempre stare sopra come l’olio. Ma stia un po’ in silenzio, si svuoti di sé stesso e lasci spazio allo Spirito Santo. Lasci stare almeno il reverendo don Armando, ci lasci almeno un tempo per meditare le sue parole. Lui ci fa guardare in alto lei ci vorrebbe tutti nel cortiletto come galline!

        1. Boh, non so di cosa stia parlando, Giusy. Ho scritto che sono d’accordo con Don Armando e che apprezzo il suo intervento, non riesco a capire perché lei debba arrabbiarsi.

          Ma non fa niente. Buona notte.

          1. Semplicemente che dopo averci innondati di parole, doveva solo ringraziarlo il Reverendo e lasciar brillare nel nostro cuore le sue parole. Forse ora io sto esagerando ma è proprio diventato impossibile leggere tutto ciò che ci avete buttato, c’è una sfilza kilometrica e dopo un po’ uno si esaspera. Chi riesce a seguirvi fino in fondo forse non ha molti impegni e parecchio tempo libero. Comunque magari un giorno diventerà simpatico anche a me. Buon riposo.

          2. @Giusy

            “Forse ora io sto esagerando ma è proprio diventato impossibile leggere tutto ciò che ci avete buttato, c’è una sfilza kilometrica e dopo un po’ uno si esaspera”

            Ha ragione. Le ripeto: non creda che io mi sia divertito a spaccarmi letteralmente la schiena consultando i Concili, il Catechismo, la Summa Teologica e tutto il resto per rispondere alle continue repliche che mi venivano offerte.

            È stato parecchio estenuante. Mi creda, se fosse stato per me in 7/8 commenti sarebbe finito tutto.

            Perciò capisco quello che dice, ma le prego di credermi quando le dico che non mi sono divertito a scrivere qualcosa come 100 e più commenti perdendo minimo 5 minuti per ognuno di essi. È stato estenuante. Anzi, la veda così: se è estenuante per voi leggerlo si figuri per me che h dovuto scriverlo! 😀

            “Comunque magari un giorno diventerà simpatico anche a me.”

            Lo spero. Lei invece mi è già simpatica.

            “Buon riposo.”

            Visto che le scrivo alle 05:45 del mattino le auguro buona giornata.

          1. Sempre per alleggerire un po’ il clima, mettiamola così, lei ci mette la camomilla io ci metto un po’ di pepe😊. Buona giornata.

    3. Grazie don Armando, grazie per aver trovato del tempo anche per noi, in faticoso Cammino spirituale. Finalmente Parole autenticamente Cristiane, Parole di Vita Eterna, di Quelle che elevano l’Anima e lo Spirito fortificandolo e facendo crescere nella Fede….io sono davvero desolata nell’ascoltare ormai in troppe chiese parole mondane e liberiste che sembrano becchime per le galline e portano chi le riceve senza attenzione e spirito critico a guardare solo a terra e non più al Cielo e alla Luce. Grazie Don Armando, Protegga con coraggio la sacralità del suo Sacerdozio, io Prego di cuore per lei. Sia Lodato Gesù Cristo.

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