CHARLIE GARD. LA CHIESA DI ROMA E LA PROFEZIA CHE NON C’E’ STATA.

Marco Tosatti

Un comunicato della Pontificia Accademia per la Vita tratta del dramma di Charlie Gard,  e dei suoi genitori. Lo riportiamo così come lo ha dato la Radio Vaticana:

“La vicenda del piccolo bambino inglese Charlie Gard e dei suoi genitori colpisce tutti noi per il carico di dolore e di speranza che ci consegna”. Così mons. Vincenzo Paglia che assicura la sua vicinanza ai genitori e a quanti “lo hanno curato e hanno lottato con lui”. Per loro, e per quanti sono chiamati a decidere del loro futuro, si legge nella dichiarazione del presidente dell’Accademia per la Vita, “innalziamo al Signore della vita una preghiera perché nulla vada perduto”.

La Conferenza Episcopale Cattolica di Inghilterra e Galles, si legge nel documento, ha “emesso un comunicato che anzitutto riconosce la complessità della situazione, il dolore straziante dei genitori, la ricerca del bene per Charlie messo in campo da tutti i soggetti coinvolti”. Il testo, prosegue mons. Paglia, “ribadisce inoltre che non si può mai porre in essere alcun gesto che metta fine intenzionalmente a un’esistenza umana compresa la sospensione della nutrizione e dell’idratazione”. Al tempo stesso, prosegue il presule, vanno purtroppo “riconosciuti anche i limiti di ciò che si può fare, certo dentro un servizio all’ammalato che deve continuare fino alla morte naturale”.

Riprendendo la Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II, mons. Paglia, sottolinea che “dobbiamo compiere ogni gesto che concorra alla sua salute e insieme riconoscere i limiti della medicina”, va perciò “evitato ogni accanimento terapeutico sproporzionato o troppo gravoso”. Inoltre, riprende il presidente della Pontificia Accademia, “va rispettata e ascoltata anzitutto la volontà dei genitori e, al contempo, è necessario aiutare anche loro a riconoscere la peculiarità gravosa della loro condizione, tale per cui non possono essere lasciati soli nel prendere decisioni così dolorose”.

“Quando l’alleanza terapeutica tra paziente (in questo caso i suoi genitori) e medici si interrompe – conclude mons. Paglia – tutto diventa più difficile e ci si trova obbligati a percorrere l’estrema ratio della via giuridica, con i rischi di strumentalizzazioni ideologiche e politiche sempre da evitare e di clamori mediatici talvolta tristemente superficiali”.

Mi hanno lasciato una sensazione strana, queste parole. La prima cosa che mi è venuta in mente  che d’ora in avanti bisognerebbe cambiare la dicitura dell’ Accademia: “Pontificia Accademia per la Vita, sì, ma…”. Poi mi sono venute in cuore le cose che da un’Accademia, cattolica, avrei voluto sentire.
Avrei voluto sentire dire, e magari con forza e dolore, che a fronte della volontà e della possibilità dei genitori di provare a salvarlo è mostruoso che la vita di un bambino sia decisa a maggioranza (!) in un aula di esperti legali.
Avrei voluto sentire dire che comunque la si voglia mascherare, si tratta di una condanna a morte.
Avrei voluto sentire dire che accettare come un dato di fatto che un tribunale decida chi vive e chi muore, e come, è un qualche cosa che fa rabbrividire.
Avrei voluto sentire profeticamente che chi crede nell’amore e nei miracoli, la Chiesa, è al fianco dei genitori, anche in una battaglia disperata.
Avrei voluto sentire che uccidere la speranza con la legge è tremendo, e apre la strada a un futuro di piccole, grigie sentenze di morte burocratiche.
Avrei voluto sentire l’angoscia, e il dubbio, se sia giusto che della vita dispongano tribunali ed estranei, anche contro l’amore dei parenti.
Avrei voluto sentire, nel giorno triste della vittoria dei burocrati, dei legulei e della morte, un sussulto di profezia. Ma evidentemente era già stata spesa tutta per i migranti e le Ong.

IL LAMENTO DELL’ABATE FARIA SULLA SCALA SANTA OSCURATA DAL MEGA CARTELLONE PUBBLICITARIO. NULLA È PIÙ SACRO?

 

Marco Tosatti

Ci ha scritto l’abate Faria, turbato da ciò che ha visto in una sua recente visita alla Scala Santa, a Roma. Ma lasciamo a lui la parola, per esprimere tutta il suo sconcerto…

 

Mi recavo spesso nella zona del Laterano. Da buon peccatore ero consapevole di aver bisogno di tanta penitenza e quale modo migliore che implorare misericordia sulla scalinata della Scala Santa, uno dei luoghi più sacri di Roma? Un tempo, già alla vista di questo santo edificio, mi sentivo il cuore tormentarsi nella consapevolezza delle sue mancanze. Ma questa volta ho avuto una sorpresa.

Dopo aver guadagnato gli ultimi metri di via Merulana e svoltato verso la piazza, mi sembrò che la Scala Santa fosse come svanita. Il suo posto era stato occupato totalmente da un cartellone pubblicitario gigante che ne copriva interamente la facciata. Lo slogan pubblicitario di una nota compagnia energetica mi diceva: ora l’energia è tua.

Ma non mi sembrava si riferisse all’energia spirituale che andavo cercando e per cui luoghi come la Scala Santa dovrebbero essere deputati. Allora mi chiedevo: perché usare uno degli edifici religiosi più sacri di Roma per veicolare un brand pubblicitario?

Esiste un limite a ciò che può essere venduto? Pur se la causa di quei soldi fosse la più nobile, svendendo la sacralità di quel luogo non si perde più di quello che si guadagna?

Papa Francesco nel 2013 disse che “il denaro deve servire, non governare”. Allora quale sarà il limite? Durante la benedizione urbi et orbi un Monsignore potrà annunciare dal balcone papale: questa benedizione è offerta da…? Il Papa indosserà abiti liturgici con lo sponsor? Certo che il Papa non accetterebbe mai questo, pur se i soldi servissero per una causa nobilissima.

Questo perché egli sa che se riduciamo quanto è sacro a servo del capitale, se comunichiamo alla gente che tutto, ma proprio tutto, può essere ridotto ad una merce di scambio, allora il messaggio è che nulla è sacro. E questo, come vediamo intorno a noi, creerà una fame nell’animo così profonda, che nessuna energia profana potrà mai saziare.

Abate Faria



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DOMANI A MILANO RIPARAZIONE PER IL GAY PRIDE. I LAICI IN PIAZZA PREGANO. CHIESA E SODOMIA. È ANCORA PECCATO?

Marco Tosatti

Anche a Milano, domani, si pregherà in riparazione al Gay Pride che si è svolto il 24 giugno nel capoluogo meneghino. Dopo Reggio Emilia, Pavia, Varese e altre città, anche a Milano dei laici – dei laici! – si sono mobilitati, per compiere pubblicamente quello che è un antico gesto cristiano. Chiedere perdono a Dio dell’ostentazione e della rivendicazione di un gesto che viene giudicato profondamente peccaminoso, e cioè la sodomia.

In linea di massima si può pensare che questa potrebbe o dovrebbe essere una preoccupazione dei preti. Ma evidentemente non è così. Certo, per fortuna ci sono ancora dei sacerdoti come don Giuseppe Virgilio di Sassari, che ha scritto al sindaco – nel silenzio del vescovo, ovviamente – per protestare perché Vladimiro “Luxuria” Guadagno ha ottenuto dal comune per la presentazione del suo libro lo spazio davanti alla sua chiesa. Una provocazione, o superficialità? Non si sa; ma il prete ha comunque protestato per un evento che può offendere la sensibilità dei cattolici.

Di norma la gerarchia, in Italia, sceglie il silenzio quando non si distanzia ufficialmente dalle manifestazioni spontanee Riportiamo qui alcune riflessioni di Paolo Deotto che potete leggere per intero su un sito che si occupa con attenzione dell’evento di Milano, Riscossa Cristiana.

“Di recente, parlando con persone della cui fede non mi è lecito dubitare, ho sentito discorsi che mi hanno impressionato, perché mostrano come una strisciante (in)cultura, somministrata incessantemente, possa inquinare le menti e far dimenticare l’essenziale. Si ragionava proprio della processione che si terrà dopodomani, giovedì 29, a Milano, in riparazione del “gay-pride” che si è appena svolto nella città ambrosiana. Ebbene, c’era chi manifestava dubbi sulla “opportunità” di queste preghiere di riparazione perché ‘la gente ormai non le capisce più’. Altri dicevano che bisognerebbe pensare a un non ben definito ‘qualcos’altro’ che attiri un maggior numero di persone. La gente non capisce più queste cose? È molto probabile, visto che le strutture ufficiali della neochiesa sono al servizio del mondo e il mondo non prega. Il principe di questo mondo è il demonio, non scordiamocelo. È molto probabile che tante brave persone, che devotamente non perdono mai la Messa domenicale, non sappiano neanche dell’esistenza delle preghiere di riparazione. Chi gliene parla? Quindi, se “la gente non capisce”, avremmo al più un ottimo motivo per pregare in riparazione dei peccati, per partecipare a una processione, per recitare il S. Rosario. La gente ricomincerebbe a vedere quei gesti che, finché esisteva una Chiesa cattolica visibile, erano comuni e conosciuti. L’esempio viene proprio da Reggio Emilia, dove molta gente è rimasta stupita – è verissimo – ma molti, dopo lo stupore, si sono accodati alla processione e molti si sono fatti il segno della Croce al suo passaggio”.

Il ragionamento è logico. Se c’è un peccato che offende Dio i cristiani possono, e forse devono, pregare per chiedere perdono dell’offesa.

Resta da vedere di questi tempi se la sodomia è ancora considerata in maniera negativa dalla Chiesa. La sodomia non è una novità: il suo stesso nome la fa risalire a tempi antichissimi. Quindi non si può certo dire che sia un portato, una scoperta della modernità, un qualche cosa che non c’era ai tempi della biblica condanna, ripresa poi dal cristianesimo. Gesù parla di Sodoma e Gomorra come di esempi di massima negatività: la sua distruzione è citata tre volte da Gesù come esempio di punizione esemplare di chi si ostina nel peccato: Mt 10, 15; 11, 24; Lc 10, 12; 17, 29. E se la città ha dato il suo nome a una particolare e specifica pratica sessuale, si può intuire di quale peccato si tratti. E San Paolo dice molto chiaramente che i sodomiti – insieme ad altre persone – non entreranno nel Regno dei Cieli.

Ma oggi abbiamo dei famosi gesuiti americani, inseriti chissà perché fra i consulenti della politica giornalistica del Vaticano, che mandano auguri ai loro amici LGBTQ per il Gay Pride locale (Clemente XIV, dove sei?!). Come potete vedere dalla fotografia qui sotto.

Oppure delle Università dei Gesuiti che partecipano al Gay Pride.

Sulle offese che ben di rado in quei gai raduni mancano per la Chiesa, la Madonna, religiosi e religiose credo ci sia poco da dubitare.

 

 

 

E proprio ora abbiamo ricevuto questa segnalazione da Perugia. 

Quindi non c’è da stupirsi se dei cattolici, magari pochi, magari giudicati non abbastanza dialoganti, aperti (quello proprio no), ma certamente più misericordiosi di altri pregano per strada, senza paura di farsi vedere a pregare. D’altronde se qualcuno bestemmia in vostra presenza si poteva pregare per cancellare l’offesa, senza per questo pensare di essere migliori di chiunque altro; semplicemente per cancellare l’offesa fatta. Quindi non c’è da stupirsi se dei credenti pregano, in pubblico. C’è da stupirsi che non lo facciano quelli che dovrebbero essere i professionisti di questo sport, preti e vescovi, e per questo vengono pagati. I laici, in fondo, giocano solo in categorie amatoriali…

In spagnolo qui: http://comovaradealmendro.es/2017/06/reparacion-dia-del-orgullo-gay-milan-aun-pecado-la-iglesia-la-sodomia/


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CASO MILONE. GOTTI TEDESCHI: VOLONTÀ DI NON RISOLVERE I PROLEMI E MANCATA TRASPARENZA. IL VELENO È LÌ…

Marco Tosatti

Le repentine e impreviste dimissioni del Revisore vaticano, Milone, hanno posto un’ampia serie di interrogativi, finora senza risposta. Ma si collocano in una storia che da decenni appare tempestosa, quella delle finanze vaticane. Il matrimonio fra soldi e fede ha generato scandali, problemi, e disagi a non finire. Abbiamo chiesto a Ettore Gotti Tedeschi di rispondere a qualche domanda su questo tema scottante.

  • Qualcuno parla di una “maledizione” per chi si occupa di finanze vaticane. C’è qualche cosa di vero? E dove sta il veleno?
  •  Per risolvere una situazione complessa, prima di proporre prognosi si deve esser certi di aver fatto una buona e corretta diagnosi. Se non si indagano le cause originali di un problema sarà difficile riuscirci. Si continueranno a cambiare le persone (senza permettere loro di risolvere le cause) cercando quella che miracolosamente ci riesca. Poiché i miracoli non son decisi da comuni mortali, normalmente non avvengono, allora si grida. “c’è una maledizione “ che grava sulle finanze vaticane. Neanche per sogno ! C’è solo una certa “ non volontà” di risolvere le cause vere e reali dei problemi che si generano. Li sta il “veleno”. Al di la delle chiacchere fatte circolare alla stampa dai comunicatori che si succedono con stili vari, la spiegazione del problema di fondo per cui questa “maledizione” continuerà nei secoli a venire (e non sarà esorcizzata finché non verrà ristabilito l’ordine necessario), sta nella non attuazione (nel cambiamento) del processo di trasparenza voluto da Benedetto XVI e da Lui firmato con il motu proprio di fine 2010.
  • E in che consisteva detto processo di trasparenza ?
  • Dal famoso attentato alle due torri di New York dell’ 11settembre 2001, le norme internazionali di trasparenza nelle gestione delle attività finanziarie, han subito una svolta di maggior rigidità, al fine di contrastare, non solo il riciclaggio di danaro sporco, ma anche il conseguente finanziamento al terrorismo. Da allora progressivamente scompaiono tutte i “paradisi fiscali e valutari” e le norme di trasparenza diventano molto più complesse. Ciò manifestamente sarebbe valso anche per le attività facenti capo alla Santa Sede, pur essendo destinate, in principio, a opere di religione. Ma Sua Santità Benedetto XVI intese immediatamente che accettare queste norme sarebbe stato una dichiarazione di accettazione di regole internazionali di trasparenza, necessarie ed opportune, una vera apertura ad una forma di patti, in materia finanziaria, con il mondo finanziario globale. Non solo, essendo chiaro a Benedetto che la credibilità del Papa e della Chiesa era il maggior valore per garantirsi prestigio, per esser ascoltato e creduto, dette norme di trasparenza, Lui volle che fossero “esemplari”, persino per gli altri paesi. In che consiste un processo di trasparenza in materia finanziaria ? Consiste in un sistema di leggi che la regolano, in un insieme di procedure per l’attuazione pratica delle leggi, più un sistema di controllo che garantisca, all’interno ed all’esterno, la applicazione E così fu fatto nel 2010 e 2011. Ma subito dopo ( tra fine 2011 e inizio 2012) fu misteriosamente cambiato. E da allora nessuno ha avuto più pace. Tantomeno il povero papa Francesco che pur rendendosi conto delle complessità e dei rischi di avere all’interno della Chiesa tali istituzioni finanziarie, manifestamente non ha mai potuto avere suggerimenti sufficientemente convincenti.
  • Una delle prime decisioni del Pontefice è stata quella di unificare tutto ciò che riguardava finanze ed economia in un unico dicastero. Che a poco a poco è stato però spogliato dei suoi poteri. Era una riforma non praticabile? Oppure c’erano dei poteri troppo forti e consolidati perché potesse funzionare?
  • Come scrive Benedetto XVI in Caritas in Veritate, quando le situazioni son molto complesse e gravi, per risolverle non basta cambiare gli strumenti, vanno cambiati gli uomini che li usano. Ma saper cambiare gli uomini, perché abbiano specifiche competenze e caratteristiche adeguate per la attuazione di specifiche riforme non è facile, è necessario saper avere adeguati consiglieri che suggeriscano scelte adeguate.
  • Si parla molto di Apsa, Ior, e altri enti; e si parla molto poco della Sezione economica della Segreteria di Stato. E’ importante? Rientra nel bilancio vaticano o non compare? Ha un ruolo in queste ultime vicende, come qualcuno ha ipotizzato?
  • Non lo so quale ruolo possa aver avuto. Ritengo che il suo ruolo e funzionalità dipenda anche da chi è il Segretario di Stato. Quello attuale mi pare sia (e mi viene confermato da ogni parte) una persona intelligente, competente, affidabile e (anche) un uomo di Dio. Importante sarebbe sapere se ha le deleghe per operare. Ma secondo me più di questa sezione economica è importante un altro organo, normalmente dimenticato quando si parla di questa materia. l’Aif ( Autorità di informazione finanziaria), proprio quel famoso organo di controllo voluto da Benedetto che fu affidato al grande card. Attilio Nicora, che lo presiedette fino ad un paio di anni fa, sostituito poi in un periodo inquietante e controverso da altre persone, che sembrerebbe abbiano concorso a cambiare la stessa legge sulla trasparenza e antiriciclaggio. E’ l’Aif l’organismo che, secondo le norme antiriciclaggio approvate nel 2010, avrebbe dovuto controllare l’adeguatezza alla legge e la conformità alle procedure di ogni fatto di ordine finanziario all’interno delle istituzioni della Santa Sede, oggi non saprei. I revisori normalmente si limitano soprattutto a stabilire e valutare la conformità delle scritture contabili con i principi contabili accettati.
  • E’ una partita che si gioca prevalentemente all’interno delle Mura, o ci sono altri attori importanti, cattolici, al di fuori del Vaticano? Hanno un ruolo?
  • Sembrerebbe evidente. Ma è l’Aif che dovrebbe rispondere a questa domanda.
  • A gennaio 2015 lei scrisse una lettera aperta sul Catholic Herald (maggior magazine cattolico britannico) al Prefetto della Segreteria per l’Economia, card. George Pell. Perché ?
  • Perché SER il card Pell, sempre sul Catholic Herald, un mese prima aveva rilasciato una intervista in cui diceva che finalmente ( con il nuovo pontificato) le finanze della Santa Sede erano sotto controllo. Con la mia intervista mi presi la libertà e responsabilità di correggere il Prefetto, spiegandogli che le finanze della Santa Sede erano già state messe “sotto controllo“ con le norme, procedure e struttura antiriciclaggio, volute da Benedetto XVI. Gli spiegai quando e come vennero modificate e con quali conseguenze. Gli spiegai anche quali fatti, secondo me, motivavano la mia “cacciata” quale Presidente Ior, cacciata infamante, per spiegare la quale, per il bene della Chiesa, chiesi più volte (invano) di esser ascoltato. Gli spiegai anche quali documenti avrebbe dovuto richiedere per capire cosa era successo nel 2011 e fino al 24 maggio 2012 ed accertare le responsabilità. Gli chiesi anche di leggere l’intervista che il Segretario personale di Papa Benedetto aveva rilasciato al Messaggero nell’ottobre 2013 e di chiedere cosa avvenne il 7 febbraio 2013, alle ore 18 in un appartamento della Città Leonina. Non ho mai potuto sapere se SER il card.Pell lo abbia o no fatto.
  • Che cosa avvenne in quel momento?
  • Il card Bertone, in casa di un cardinale (io mi rifiutai di entrare dentro le mura)  personalmente, mi comunicò che il Santo Padre aveva disposto la mia immediata riabilitazione, dicendomi di restare disponibile nei giorni successivi per essere a Roma. L’11 di febbraio il Santo Padre rinunciava. Io non venni mai più convocato.

Questo articolo è in spagnolo qui: http://comovaradealmendro.es/2017/06/caso-milone-gotti-tedeschi-veneno-esta-la-falta-voluntad-resolver-los-problemas-la-falta-transparencia/



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DON MINUTELLA RIMOSSO E SOSPESO A DIVINIS. I FEDELI CHIEDONO SPIEGAZIONI AL VESCOVO: “NON ACCETTEREMO NESSUN NUOVO PARROCO”.

Marco Tosatti

I parrocchiani di don Alessandro Minutella, il sacerdote palermitano critico – in maniera formalmente eccessiva, e imprudente; ma al cuore non si comanda…- degli aspetti più problematici del regno del Pontefice, non ci stanno. Il Consiglio parrocchiale ha scritto al vescovo Lorefice, che ha rimosso don Minutella proibendogli di celebrare, amministrare i sacramenti, predicare e un po’ di altre cose, esprimendogli tutta la sua contrarietà, e affermando che non accetteranno nessun altro parroco. Hanno chiesto al vescovo di venire a spiegare alla base i motivi del provvedimento. e hanno chiesto a don Minutella di non andarsene. Più in basso troverete l’integrale della lettera.

Secondo alcuni parrocchiani, sentiti privatamente, e a parte le motivazioni ufficiali del provvedimento, “In concreto i motivi sono da attribuire al suo non omologarsi al magistero dell’attuale pontefice. Il problema è l’interpretazione di Amoris Laetitia, che per don Alessandro Maria Minutella non legittima la distribuzione di Gesù Eucaristia ai divorziati che vivono in condizione oggettiva di peccato. Don Minutella non fa altro che riaffermare il magistero di Giovanni Paolo II, il Papa della Famiglia – come lo ha definito Bergoglio – ed essendovi mancata chiarezza da parte dello stesso Francesco sulla questionenon avendo risposto ai quattro cardinali – don Minutella si è attenuto alle disposizioni finora chiaramente vigenti in seno alla Chiesa cattolica”.

“E’ una condanna molto dolorosa” ci dice una parrocchiana “che fa trasparire l’esistenza di un vero e proprio regime autoritario di omologazione del pensiero”. Ci sono altri sacerdoti problematici a Palermo (ma in senso “iperprogressista” e gay friendly) e in Italia, che però vengono risparmiati dalla compiacenza degli ecclesiastici, sostengono i fedeli di don Minutella. Mentre invece per il parroco di San Giovanni Bosco sospensioni e anatemi sono stati fulminati rapidamente.

I parrocchiani lamentano poi che a don Minutella sia stata negata “la possibilità di celebrare l’ultima messa pubblicamente insieme ai suoi amati fedeli”. Anche don Leonardo Ricotta, della parrocchia di San Giovanni Bosco, è stato colpito in qualche modo dall’arcivescovo Lorefice, che gli ha ordinato di non tenere più le catechesi del sabato sera su “Radio Domina Nostra”, via facebook, e di astenersi dal tenere conferenze e dichiarazioni di ogni genere. Un’imposizione non facilmente comprensibile, dal momento che don Ricotta ha sempre tenuto un comportamento estremamente prudente.

Ecco la lettera:

A Sua Eccellenza

Corrado Lorefice

Arcivescovo Metropolita di Palermo

A nome di tutti i parrocchiani esprimiamo la nostra vicinanza, il nostro affetto e la nostra solidarietà al Parroco che per diversi anni ci ha amato intensamente, educandoci alla fede, guidandoci spiritualmente e spendendo tutta la sua vita, minuto per minuto, per il bene delle anime di questa Parrocchia.

Il decreto di rimozione dall’ufficio di parroco fatto conoscere a noi oggi ci lascia più che mai smarriti, sbigottiti se non addirittura confusi. Questo è un momento di grande sofferenza per noi come parrocchiani vedere rimuovere forzatamente il nostro amatissimo parroco e padre, don Alessandro Minutella. Senza questo sacerdote alla guida delle nostre anime ci sentiamo veramente smarriti e abbandonati dal nostro vescovo. Siamo come pecore senza il pastore! Lei, Eccellenza, non si è degnato di accogliere il nostro invito a venire nella nostra parrocchia. Ci chiediamo, pertanto, che problemi ha contro di noi – parrocchiani- che cerchiamo di vivere la nostra fede, speranza e carità in Cristo sotto la guida di questo umile, zelante e instancabile pastore delle anime, qual è padre Alessandro?

Questo decreto di rimozione dalla Parrocchia ci risulta privo di fondamenti, in quanto non riscontriamo nessuna cosa di sbagliato o erroneo nell’insegnamento e nel ministero sacerdotale di don Alessandro. Pertanto, questo decreto ci spinge, a ragione, a credere che i motivi siano altri e noi esigiamo che Lei, Sua Eccellenza, debba venire a spiegarci di persona. In spirito di rispetto e obbedienza alla Sua persona, come Vescovo di Palermo, noi sentiamo il bisogno urgente di rivolgerci direttamente a Lei, invitandoLa una volta ancora: che venga personalmente a parlarci come parrocchiani e a spiegarci il motivo per cui rimuove il nostro Parroco, altrimenti consideriamo questa rimozione come problema personale nei confronti di Don Minutella, addirittura motivato dall’antipatia personale o dalle calunnie fatte circolare da parte di alcuni confratelli presbiteri invidiosi e scomodati dal ministero fecondo, solido e consistente del nostro amatissimo parroco, don Alessandro. Questo nostro prete, noi lo riconosciamo come l’unico, coraggioso e disponibile a combattere, difendere, promuovere e propagare la dottrina vera della Chiesa Cattolica in momenti in cui sta dilagando il senso di confusione e di smarrimento nei fedeli.

Eccellenza, rendiamo noto a Lei, in modo inequivocabile, che non accoglieremo volentieri qualsiasi altro parroco senza che Lei venga a darci spiegazioni. Questa richiesta, cioè l’invito a venire nella nostra parrocchia scaturisce dal desiderio unanime dei parrocchiani che si sentono in questo momento in balia di smarrimento e abbandono da parte del Pastore della Diocesi. In tale contesto di visita, sarà Lei, Eccellenza, a rendere noto a noi l’eventuale nomina di un altro parroco alla guida delle nostre anime. Altrimenti, come detto sopra, non accetteremo volentieri che un altro sacerdote venga a prendere possesso della parrocchia. Noi, come comunità cristiana, ci prendiamo pienamente la responsabilità di questa nostra scelta, disobbedendo contestualmente a don Alessandro Minutella che ci ha voluto invitare alla calma. Qui la posta in gioco è il bene delle anime nostre! Non è neanche rispettoso nei nostri confronti – povere anime – vedere umiliare, maltrattare e infliggere di condanna dura un nostro parroco che si è speso senza riserva a servire questa nostra comunità. Le chiediamo, Eccellenza vescovo, di mostrarci un minimo di rispetto e affetto, accogliendo il nostro invito e degnarsi di visitare la nostra parrocchia.

Senza conoscere e ricevere la dimostrazione degli eventuali motivi, noi parrocchiani continueremo a considerare don Alessandro il nostro Pastore. Questo Parroco, il nostro Parroco, è uomo di Dio e si è speso sempre per noi quando tutti ci hanno abbandonati, incluso il Vescovo.

Non permetteremo l’insediamento di un nuovo pastore, perché il nostro c’è legittimamente e fedele al Magistero bimillenario della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Solamente accettando quanto Le chiediamo, dimostrerà il Suo rispetto e la Sua attenzione nei confronti della nostra Parrocchia.

Contestualmente ci rivolgiamo a lei, don Alessandro, a meno che lei non voglia abbandonarci come il Vescovo, e le chiediamo di non lasciarci soli, smarriti in questo momento, fino a quando il Vescovo non giustificherà il Suo provvedimento di rimozione e di condanna verso la sua persona sacerdotale, che noi parrocchiani – possiamo testimoniare – non abbiamo mai visto trattare da “figlio”. In questi anni abbiamo riconosciuto in lei, don Alessandro un pastore, un Padre, che ci ama e ci ha guidato con tutto il cuore. Se lei ci lascia ora, noi siamo abbandonati e smarriti del tutto. Non ci lasci! Resti qui finché il Vescovo spiegherà a noi i motivi. E a Lei, Sua Eccellenza, ricordiamo le Sue rassicurazioni rivolte a un membro del Consiglio Pastorale che le chiedeva se don Alessandro fosse stato eretico o disobbediente. Ebbene, Lei ha risposto di no. E di fronte all’obbedienza del nostro Parroco, vorrà Lei condannarlo nuovamente e strapparlo ai suoi parrocchiani?

Restiamo sgomenti di fronte alla Sua decisione, e ci siamo subito chiesti quale sia il grave errore compiuto dal nostro Parroco per essere dall’oggi al domani rimosso dalla Parrocchia. Ci è stato risposto che il Vescovo ha scritto nel decreto che don Alessandro fa affermazioni gravi nei confronti del Romano Pontefice con un sostanziale rifiuto della dottrina e del Magistero da Lui proposti. Le chiediamo, Monsignor Corrado, quale Magistero? Perché, se ci si riferisce – come pensiamo contestualmente – alla questione della Comunione ai divorziati risposati, proprio visto che il Vescovo Corrado Lorefice insieme a quelli di Sicilia è il primo in Italia che darà la Comunione ai divorziati risposati, sappiamo che, non solo il Papa non si è ancora del tutto apertamente espresso, ma che ci sono eminenti Cardinali sparsi nel mondo, come addirittura intere Conferenze Episcopali – come quella polacca – che hanno detto che non si potrà mai dare la Comunione ai divorziati risposati. Rammentiamo anche le esternazioni del Cardinale Muller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha confermato il Magistero inserito in Familiaris Consortio. E’ suo grave dovere venire a spiegarci se il Magistero precedente a Francesco debba considerarsi smentito.

Inoltre, se il problema è quello relativo all’interpretazione di Amoris Laetitia, prima di essere di don Alessandro, il problema è nostro come fedeli, più che mai oggi confusi e smarriti dalla presa di posizione di questo nuovo Magistero della Chiesa universale e di una grande porzione di Chiesa che, sebbene etichettata come farisei dal cuore duro e ipocriti fondamentalisti cattolici, ha tutto il diritto di avere risposte, non condanne.

La confusione suscitata dall’Esortazione Postsinodale “Amoris Laetitia” è stata sollevata da diverse autorità ecclesiastiche nel mondo, anche illustri cardinali della Chiesa Cattolica, ed è sotto gli occhi di tutto il mondo. Forse l’errore del nostro amato parroco è di essere un povero Cristo che dice la verità, senza i vergognosi compromessi di larga parte della gerarchia..

Perché, allora, prendere di mira questo semplice e umile sacerdote che cerca semplicemente di guidare le sue pecore sulla via della verità e della dottrina sana del Magistero perenne della Chiesa? Il suo decreto di rimozione, oltre che aumentare il nostro dolore, ci lascia veramente del tutto smarriti e umiliati. E che non si tratti di una questione personale che riguardi la moralità o la dottrina o ancora la fedele gestione pastorale della Parrocchia da parte di don Alessandro lo dimostra l’impatto immediatamente mediatico della questione. L’intera Italia segue ora con attenzione la questione. In realtà non è in gioco semplicemente il futuro di don Alessandro o della Parrocchia, ma della stessa Chiesa Cattolica.

Lei, si degni di accogliere il nostro invito se veramente a Lei sta a cuore il bene delle nostre anime. Per ora, noi teniamo qui il nostro Parroco, don Alessandro Minutella che continui a guidarci, ammaestrarci e santificarci come sempre. Egli è fatto per essere chiaramente un simbolo profetico di ciò che comporta oggi difendere il Magistero della famiglia secondo il Vangelo.

Noi andiamo avanti con Maria e Gesù

Palermo, 26 giugno 2017                   Il Consiglio Pastorale, a nome dei parrocchiani

Questo articolo è in spagnolo a questo sito:

http://comovaradealmendro.es/2017/06/don-minutella-alejado-parroquia-suspendido-divinis-los-fieles-piden-explicaciones-al-obispo-no-aceptaremos-ningun-nuevo-parroco/


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IL VOTO DI IERI, E I SONDAGGI, DICONO QUALCHE COSA AI VESCOVI E AL PONTEFICE REGNANTE? SPERIAMO DI SÌ.

  1.  
Marco Tosatti

L’ultimo sondaggio Ipsos afferma che il 54 per cento degli italiani è contrario allo Ius Soli, la legge su cui la Conferenza Episcopale Italiana, il Vaticano e il Pontefice regnante hanno sfoggiato quelle che su altri temi e in altri tempi sarebbero state chiamate interferenze scandalose, entrate a gamba tesa, e via con il laico strapparsi i capelli.

Le elezioni amministrative di ieri hanno bocciato clamorosamente il Partito con la P maiuscola verso cui la Conferenza Episcopale italiana ha sfoggiato forme di collateralismo e contiguità impensabili neanche ai tempi della Democrazia Cristiana. Basta pensare alla legge sulle Unioni Civili, al feeling Galantino-Cirinnà, per non parlare della conversazione del Responsabile vaticano per la Famiglia, l’arcivescovo Paglia, con il finto Renzi, completa di complimenti e auguri. E il silenzio su una quantità di temi sensibili legati a scuola ed educazione.

Possiamo aggiungere – e questo non è dimostrabile, ma dovete fidarvi, se volete, della mia parola – la crescente insofferenza che si percepisce nei commenti sui social a cui sono presente e nelle conversazioni casuali, verso l’ossessiva propaganda a favore dell’immigrazione predicata dal Pontefice e da altri esponenti del mondo cattolico, forse non tutti e non sempre così disinteressati come lui agli aspetti mondani e finanziari del fenomeno, unico nel mondo.

Tutti farisei, duri di cuore e via insultando, certamente. Ma anche membri di una comunità la cui cultura ed etnia forse potrebbero meritare rispetto, attenzione e difesa come gli Yanomami e le altre culture sud-americane.

Forse c’è da sperare, ma ahimè non troppo, che qualcuno di questi elementi faccia riflettere la Gerarchia della Chiesa e li induca a togliere il piede dall’acceleratore di una demagogia e di un populismo che già negli anni ’70 e ’80 in America Latina mostravano la loro fallacia (i risultati, da un punto di vista ecclesiale, sono sotto gli occhi di tutti) e cha adesso appaiono moderni e adeguati ai tempi come un bel paio di pantaloni a zampa di elefante viola.

L’articolo è in spagnolo a questo link: http://comovaradealmendro.es/2017/06/voto-ayer-sondeo-dicen-algo-al-obispo-pontifice-reinante-esperamos/

 



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È DOMENICA E RITORNA ROMANA VULNERATUS CURIA. RVC PER GLI AMICI. CON NUOVE INDISCREZIONI SUI GESUITI.

Marco Tosatti

Cari amici, è tornato a scrivermi il misterioso informatore delle cose vaticane più segrete, Romana Vulneratus Curia. Il buon RVC ha mantenuto la sua promessa. Come ricorderete aveva scritto domenica scorsa:

“Mi è stato confidato da un ‘insider’ che un gruppetto di teologi gesuiti sta studiando i grandi cambiamenti necessari al nuovo Catechismo. Per ora mi ha solo fatto sapere quelli riferiti ai Precetti generali della Chiesa, ma si è impegnato a anticiparmi le proposte che verranno sottoposte al Vertice nei prossimi tempi”.

Ieri abbiamo ricevuto altre indiscrezioni sul futuro dei credenti cattolici. Eccole.

“Fino a poco tempo fa il Catechismo della dottrina cristiana spiegava che i quattro peccati che” gridano vendetta a Dio “ erano: 1°-Omicidio volontario.2°-Peccato impuro contro natura- 3°-Oppressione dei poveri. 4°-Frode nella mercede agli operai.

Ora , le nuove direttive della chiesa rahneriana imperante vedono nella dottrina una astrattezza ,se non persino un abuso. Ciò perché   la chiesa non deve più sentire il diritto/dovere di influenzare moralmente come costruire la società , essendo stato eliminato il diritto naturale e la legge morale. In più ,poiché la chiesa sembra aver deciso di prescindere dalla dottrina ( che l’aveva allontanata dal mondo) ed occuparsi solo di prassi ( che la riconcilia con il mondo) , si deve interrompere l’attitudine a giudicare e condannare , si deve solo comprendere, scusare , accogliere .Soprattutto si deve smettere di occuparsi di peccati contro natura e di purezza. Perciò il nostro team di studiosi evoluzionisti sta probabilmente proponendo al Santo Padre la seguente proposta di revisione dei peccati che “gridano vendetta a Dio” :

1°- omicidio volontario di insetti , anche se infastidenti ( incluse le zanzare con lo zampirone ) e inquinamento delle fognature   con troppo frequenti abluzioni.

2°-peccato impuro contro natura è avere un rapporto sessuale con la propria moglie orientato a generare figli , se la coppia ne ha già due.

3°-temere gli immigrati e non contribuire con le proprie risorse personali alla loro accoglienza.

4°-frode alla CEI negandole l’8per mille indispensabile per sostenere l’accoglienza immigrati e ripulire le fognature .

Nella prossima puntata vi racconterò quelli che mi dicono essere i cambiamenti previsti per i sei peccati contro lo Spirito Santo. “


Potite leggere l’articolo in spagnolo a questo link:  http://comovaradealmendro.es/2017/06/nuevos-rumores-sobre-los-jesuitas-este-domingo-regresa-informando-rvc-para-los-amigos/

 

 


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A PROVIDENCE, RHODE ISLAND, C’È UN VESCOVO CHE NON LISCIA IL PELO AL MONDO. AVERCENE…

Marco Tosatti

Ho letto sul sito del vescovo Thomas J. Tobin, di Providence, Rhode Island, alcune considerazioni che mi sono sembrate interessanti anche perchè poco in linea con il politicume corretto che troppo spesso si ascolta in giro anche negli ambienti di Chiesa. Il sito da cui abbiamo tratto queste considerazioni si chiama Rhode Island Catholic, ed è il giornale diocesano.

E più leggevo, più pensavo: fortunati i cattolici di Providence, Rhode Island, che hanno un vescovo che non ha paura di parlare e dire cose sagge, apertamente, senza sentire il bisogno di lisciare il pelo alla cultura dominante.

Giudicate voi se mi sbagliavo, e se non vorreste che anche in Italia si leggessero cose così.

Qualche pensiero sparso prima che mi prenda una piccola vacanza per l’estate, scrive Thomas J. Tobin.

– Sono appena passati due anni dalla pubblicazione della Laudato Sì, la storica enciclica di papa Francesco che ci chiama a un impegno rinnovato per la protezione dell’ambiente e la cura della terra, la nostra casa comune. E’ una sfida seria che dovremmo tutti comprendere e abbracciare perché è, dopo tutto, non solo una preferenza papale, ma un mandato divino, una componente importante della nostra fede cattolica.

– Detto ciò, le reazioni negative alla decisione del presidente Trump di ritirarsi dall’accordo sul clima di Parigi sono state sopra le righe, persino isteriche. Se possiamo essere d’accordo sulla necessità di controllare il riscaldamento globale e di proteggere l’ambiente, se sia o no l’accordo di Parigi il migliore o il solo strumento per raggiungere quell’obiettivo è un dibattito legittimo. Nella sua enciclica papa Francesco dice: “La Chiesa sa che deve essere incoraggiato un dibattito onesto fra gli esperti, rispettando opinioni divergenti”.

– E mi sembra anche che alcuni dei politici liberal e dei personaggi di Hollywood che hanno attaccato il presidente Trump sulla sua decisione sul clima potrebbero fare parecchio di più essi stessi per proteggere l’ambiente se rinunciassero ai loro frequenti viaggi internazionali, ai loro jet privati, agli splendidi yacht, alle residenze lussuose, alle feste sfarzose.

Da molte parti oggi continuiamo a sentire che la Chiesa deve “ascoltare” di più – i millennial, la comunità LGBTQ, i transgender, le femministe e un sacco di altri gruppi con agende particolari. Capisco. È importante che parliamo e ci ascoltiamo l’un l’altro, e so bene come chiunque che la consultazione è parte indispensabile della ita della Chiesa oggi. Comunque quando Gesù ha dato mandato agli Apostoli di andare avanti, ha dato loro il comando di insegnare, non di ascoltare, no?

– E mentre è istruttivo per la Chiesa ascoltare i gruppi con interessi speciali, è anche necessario che quei gruppi ascoltino la Chiesa, dal momento che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, conserva e promuove le verità del Vangelo e l’insegnamento di Cristo. Incontro e accoglienza sono pratiche virtuose, ma non a spese della verità.

– Nel commentare il declino nel numero di sacerdoti nella diocesi, una lettera recente nel Providence Journal suggeriva che la risposta alla mancanza di preti sia permettere preti sposati e donne prete. “Evolvere o estinguersi”, consigliava l’autore della lettera. In altre parole la Chiesa deve cambiare i suoi insegnamenti e se vuole sopravvivere e prosperare. “Prosperare…vuoi dire come le Chiese protestanti mainline?” mi sono detto.

Le Chiese protestanti mainline come è noto non stanno affatto prosperando, anzi. Anche se hanno preti sposati, donne prete e vescovi di entrambi i tipi.



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BUX: CRISI, DIVISIONI, APOSTASIA. É NECESSARIA UNA PROFESSIONE DI FEDE DEL PAPA. COME PAOLO VI.

Marco Tosatti

Il National Catholic Register pubblica un’interessante intervista di Eward Pentin a don Nicola Bux, un noto teologo italiano, scrittore (l’ultima sua opera è “Con i sacramenti non si scherza”) docente di teologia e consultore alla Congregazione per le cause dei Santi e per la Dottrina della Fede.

In essa si afferma che per risolvere la crisi in corso nella Chiesa relativa all’insegnamento e all’autorità del papa, il modo migliore sarebbe una dichiarazione di fede del Pontefice per correggere le sue parole e gesti “ambigui ed erronei” che sono stati interpretati in maniera non cattolica. Secondo Bux la Chiesa è “in una piena crisi di fede”, e le tempeste che la attraversano sono causate dall’apostasia, “l’abbandono della fede cattolica”.

Solo pochi giorni orsono è stata resa pubblica la lettera in cui il cardinale Caffarra, a nome anche di altri tre porporati, chiedeva (il 25 aprile) udienza al Pontefice per parlare dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni opposte. La lettera non ha mai ricevuto risposta. Mons. Bux commenta che “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali”. “Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina”.

Traduciamo qui un brano molto pregnante dell’intervista.

“Il punto è: quale idea ha il papa del ministero Petrino, così come è descritto in Lumen Gentium 18 e codificato dalla legge canonica? Di fronte alla confusione e all’apostasia, il Papa dovrebbe fare una distinzione – come Benedetto XVI fece – fra ciò che pensa e dice come studioso privato e quello che deve dire come Papa della Chiesa cattolica. Per essere chiari: il Papa può esprimere le sue idee come uno studioso privato su argomenti di discussione che non sono definiti dalla Chiesa, ma non può fare affermazioni eretiche, nemmeno privatamente. Altrimenti ciò sarebbe egualmente eretico:

Credo che il papa sappia che ogni credente – chi conosce le regole della fede o il dogma, che fornisce a ciascuno il criterio per sapere quella che è la fede della Chiesa, quello che ciascuno deve credere e ciò che ciascuno deve ascoltare – può vedere se sta parlando e agendo in un modo cattolico, o è andato contro il sensus fidei della Chiesa. Anche un solo credente può chiedergliene conto. Così chiunque pensi che presentare dubbi (Dubia) al papa non sia un segno di obbedienza, non ha capito, 50 anni dopo il Vaticano II, la relazione fra il papa e l’intera Chiesa. Obbedienza al Papa dipende solamente dal fatto che lui è legato dalla dottrina cattolica, alla fee che deve continuamente professare davanti alla Chiesa.

Siamo in una piena crisi di fede! Quindi, per fermare le divisioni in corso, il Papa, come Paolo VI nel 1967, di fronte a teorie erronne che circolavano poco dopo la conclusione del Concilio, dovrebbe fare una dichiarazione o professione di fede, affermando ciò che è cattolico e correggere quelle parole e quei gesti ambigui ed erronei – i suoi e quelli dei vescovi – che sono interpretati in maniera non cattolica.

Altrimenti sarebbe grottesco che mentre si cerca l’unità con i cristiani non cattolici e persino intese con i non cristiani, l’apostasia e la divisione siano alimentate all’interno della Chiesa cattolica. “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali. Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina. Come disse Giovanni Paolo II, anche il Papa ha sempre bisogno di conversione, per essere in gradi di rafforzare i suoi fratelli, secondo le parole di Cristo: ‘Et tu autem conversus, confirma fratres tuos’”.

Potete leggere l’intervista in inglese QUI.

 



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CRONACHE DALLA SATRAPINA, PAESE MICA TANTO FELICE. UNA FAVOLA VERA.

Cronache dalla Satrapina

In un Paese mica tanto felice c’era una florida Casta di Sacerdoti. Tanto floridi e grassi che potevano regalare una parte dei soldi che lo Stato versava loro ai Mini Satrapi di altri Paesi. Un aiuto cosiddetto di fraternità e solidarietà.

A questo scopo viaggiavano, portando sacchetti d’oro, un Sacerdote economo (che dopo poco riuscì ad aprire un sostanzioso conto nel Forziere Centrale Operativo della Super Casta) e il suo aiutante, l’Uomo di Fiducia. Che non era Sacerdote.

Portavano denari, ed erano bene accolti ovunque, come spesso chi porta oro.

Erano però, non si sa perché, particolarmente bene accolti oltre le acque nere da un Mini Satrapo della Zona, con cui divennero amicissimi. Il Mini Satrapo era anche un buon cuoco, e gli preparava piatti prelibati.

Un giorno, tornando nel Paese da uno dei loro viaggi, i due ebbero una sorpresa sgradita. I Prelati superiori della Casta avevano esaminato tanti documenti, e non erano rimasti per niente contenti del lavoro dei due. Il Sacerdote fu rimandato nella Zona di provenienza.

All’Uomo di Fiducia, dal momento che la Casta non licenzia mai nessuno, fu cambiato posto. Fu mandato lontano dai sacchetti di denari ad occuparsi di altre cose, fra cui passeggini.

Ma nel frattempo il Satrapo della Zona oltre le Acque Nere, quello di cui erano tanto amici, aveva fatto carriera.

Era diventato il Satrapo Massimo, il Satrapo più Satrapo di tutti.

Visti i guai, l’Uomo di Fiducia si rivolse subito a lui. Che gli dette, come nella canzone di De Andrè, il consiglio giusto. L’Uomo di Fiducia si rivolse a per ottenere soddisfazione a un Tribunale guidato da un Grande Fedele e Servitore del Super Satrapo. Il Grande Fedele e soprattutto Servitore non ebbe neanche bisogno di esaminare i pacchi di documenti che li Prelati della Casta ammucchiavano contro l’Uomo di Fiducia, uno più pesante e contundente dell’altro. L’Uomo di fiducia doveva avere ragione.

Il Satrapo Massimo poi convocò il Vice Capo della Casta, per convincerlo a essere conciliante con l’Uomo di Fiducia. Il Vice Capo fu refrattario; e invece di essere accomodante con il Satrapo Massimo presentò ricorso contro la decisione del Grande Fedele e Servitore.

Pochi giorni più tardi il Vice Capo venne mandato a fare il Satrapo di Zona altrove, e il suo posto viene affidato a un altro Sacerdote della Casta, l’Ancora Più Fedele. Che certamente era voglioso di compiacere il Super Satrapo, e rimettere al suo posto l’Uomo di Fiducia.

Passò qualche tempo ancora, e anche l’Ancora Più Fedele si stufò; l’Uomo di Fiducia, a quanto pare, fu così sciocco da mordere la mano dell’Ancora Più Fedele, che chiese al Satrapo Massimo di liberarsene…

Così accadde che il cerchio si chiuse, e l’Uomo di Fiducia, per decisione personale del Super Satrapo, fu promosso a lavorare proprio alle dipendenze del Grande Fedele e Servitore.

Domanda: ma quale ammontare di gratitudine, o di conoscenza, doveva avere l’Uomo di Fiducia, che non era neanche Sacerdote, per godere di tanta protezione?

Nel frattempo nelle fucine della Super Casta si stancavano fuochi e si sforzavano metalli a preparare fulmini incandescenti contro la Corruzione.

C’era chi rideva. E chi no.



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