IL NUOVO VESCOVO DI PENSACOLA-TALLAHASSEE (FLORIDA) AMA LE FOTO SCHERZOSE. ANCHE CON LO SCIALLE LGBT.

Marco Tosatti

La diocesi di Pensacola-Tallahassee (Florida) ha un nuovo vescovo, successore degli Apostoli: è un sacerdote della Congregazione della Santa Croce (C.S.C.), si chiama William (Bill) Wack, ha 49 anni ed ha studiato economia; proveniva dalla parrocchia di Sant’Ignazio martire di Austin.

In una delle foto che pubblichiamo lo si vede mentre “testa” il nuovo parcheggio della parrocchia.

Non lo conosciamo, ma è probabilmente un tipo scherzoso. Come dimostrano le fotografie di lui che pubblichiamo.

 



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PRETI SPOSATI: SONO MOLTO DELUSI – E IRRITATI – PER UNA FRASE DEL PONTEFICE AI VESCOVI DELLA CEI.

Marco Tosatti

All’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana, nella seduta riservata che si è svolta il 22 Maggio 2017, un vescovo ha richiamato l’attenzione del papa sul tema dei preti sposati e il papa ha risposto: “Dite loro di essere buoni laici”. All’inizio dell’incontro Bergoglio aveva chiesto di essere franchi e di porre domande anche spiacevoli, perché il dialogo deve essere sincero e se chi guida non favorisce il dialogo, c’è il rischio del chiacchiericcio.

Papa Francesco ha parlato a lungo della figura del prete tracciandone un identikit che l’associazione dei sacerdoti sposati ha definito “piuttosto tradizionalista: a disposizione della sua gente, senza orari, disposto a visitare le famiglie”.

E rispondendo a una domanda ha anche ribadito volontà di non cambiare la legge sul celibato sacerdotale affermando che una volta sposati, i preti che hanno lasciato il sacerdozio, devono fare i “bravi laici”.

Questo episodio ha causato non poca delusione nei gruppi di preti che dopo essersi sposati vorrebbero però continuare a esercitare il ministero. Delusione tanto più grande perché due anni fa il Pontefice aveva lasciato sperare in qualche apertura. Il 10 febbraio 2015, a Santa Marta, erano presenti sette preti che festeggiavano il loro 50esimo anniversario di sacerdozio, ma anche cinque sacerdoti che hanno lasciato il ministero perchè si sono sposati. Alla domanda di uno dei preti presenti, don Giovanni Cereti, sulla questione dei preti sposati (nella quale ricordava la situazione delle Chiese Orientali, anche quelli in comunione con Roma, dove gli uomini sposati possono essere ordinati sacerdoti e le migliaia di preti sposati di rito latino che invece non possono celebrare), Bergoglio ha risposto a sorpresa: “Il problema è presente nella mia agenda”.

La frase ai vescovi invece dimostra un atteggiamento diverso. “Papa Francesco con l’invito ai preti sposati ha dimostrato di essere poco preparato teologicamente – affermano in un comunicato i sacerdoti sposati – . Bergoglio si smentisce e rinnega altre sue dichiarazioni: tre anni fa interpellato sul tema dei preti sposati aveva detto che questo argomento è nella sua agenda; poi aveva anche invitato a santa Marta preti di Roma che celebravano il 50esimo anniversario di ordinazione sacerdotale coinvolgendo anche i loro compagni di messa che si erano sposati; inoltre si è recato l’ultimo venerdì dell’Anno della Misericordia a casa di sette preti sposati. Prima ancora aveva trattenuto rapporti con un vescovo argentino sposato, Podestà, e la sua famiglia”.



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DIO È MERITOCRATICO. UN LIBRO DI GOTTI TEDESCHI PER DIRE AI CATTOLICI: È ORA CHE CI SVEGLIAMO…

Marco Tosatti

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la mi- seria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione del- la ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.



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“STILUM CURIAE” FESTEGGIA IL PRIMO MILIONE DI CLICK DOPO OTTO MESI DI VITA. GRAZIE A TUTTI I LETTORI.

Marco Tosatti

Cari amici che chiacchierate con me su Stilum Curiae, voglio condividere con voi la mia soddisfazione. Ieri, a circa otto mesi dall’apertura di questo blog, abbiamo raggiunto e superato il milione di visualizzazioni.

So che per altre corazzate dell’informazione online queste sono noccioline; ma per la mia barchetta, che naviga in queste acque tempestose senza far parte di nessun gruppo, senza essere – per motivi ideologici e cortigiani – ripresa e rilanciata dalle piattaforme di informazione religiosa istituzionali; e anzi bannata da singoli colleghi e amici di un tempo, verso cui va tutta la mia misericordiosa pena e comprensione; è un risultato.

Come sapete, e se non lo sapete ve lo dico, ho deciso di aprire Stilum Curiae quando La Stampa ha deciso di chiudere molti blog, fra cui quello di cui ero titolare, San Pietro e Dintorni. Che era circondato da un certo mistero: per molto tempo ho cercato di sapere quale era il suo impatto sul pubblico, ma da vari anni e per vari anni non ci sono riuscito, Misteri. Forse perché se i numeri fossero stati interessanti, sarebbe stato più difficile decretarne la chiusura.

Adesso posso immaginare che i numeri fossero interessanti: se da one man band, postando un articolo più o meno ogni due giorni, in otto mesi siamo a oltre un milione di click, immagino che il buon San Pietro e Dintorni nella flotta de La Stampa totalizzasse cifre più appetibili. Ma forse come Farinata dantesco il buon San Pietro e Dintorni “forse fu troppo molesto” a qualcuno.

Chiusa parentesi. Credo però che questo piccolo successo sia dovuto non tanto alle splendide doti del protagonista, quanto al fatto che Stilum Curiae, come altre, non numerose, fonti cerca di fare un’informazione non appiattita sull’omologazione corrente, da cui siamo sommersi nei Main Stream Media (MSM). Non solo sul Vaticano, naturalmente; ma anche. Mi viene in mente un amico caro e collega, Orazio Petrosillo, vaticanista del Messaggero, che ci ha lasciati in maniera drammatica dieci anni fa. Mi è venuto in mente perché univa a una fede profonda, radicata e sincera, anche una professionalità coraggiosa e libera. Nutriva un grande amore per la Chiesa, ma non esitava a mettere in risalto mancanze e miserie a tutti i livelli.

Che poi è – sarebbe – il compito di ogni giornalista.

Ecco, credo che il minuscolo successo di Stilum Curiae sia dovuto al fatto che risponde, non da solo certamente, a un bisogno di informazione meno patinata di quella che ci viene ammannita quotidianamente, in salse più o meno sofisticate a seconda dell’abilità dello chef.

Grazie a tutti voi.

P.S. Ogni tanto qualche troll afferma che scrivo perché pagato da qualcuno. Purtroppo non è così, è un lavoro totalmente gratuito, e sul blog come avete visto non c’è neanche pubblicità (non saprei come fare per metterla!). Però se questi simpatici diffamatori conoscono qualcuno che voglia assoldare la mia penna, me lo facciano sapere. Hai visto mai…:-)))



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IL PAPA HA LICENZIATO SENZA MOTIVO TRE UFFICIALI ALLA DOTTRINA DELLA FEDE. LO CONFERMA IL CARD. MŪLLER.

Marco Tosatti

Il Prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale Gerhard Mūller, ha concesso una lunga intervista – circa mezz’ora – alla televisione cattolica americana EWTN. Nell’incontro con Raymond Arroyo il porporato – il cui mandato quinquennale è in scadenza al prossimo luglio – ha toccato molti temi: la confusione nella Chiesa che è seguita ad Amoris Laetitia; l’invito a parlare in Vaticano a Paul Erlich, uno storico esponente del neo-malthusianesimo (nel 1967 scrisse un articolo prevedendo una grave crisi alimentare per il pianeta, che però non si è verificata: “La battaglia per alimentare tutta l’umanità è persa. Negli anni 1970 il mondo subirà carestie – centinaia di milioni di persone stanno per morire di fame”); la riconciliazione con la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Questo è il link all’intervista su YouTube.

Per quanto riguarda Amoris Laetitia, il cardinale ha detto che “E’ assolutamente impossibile che il Papa, come successore di San Pietro, il Vicario di Cristo per la Chiesa universale presenti una dottrina che sia apertamente contro le parole di Gesù Cristo”. Il papa e il magistero sono “semplicemente gli interpreti” delle parole di Cristo, e “la dottrina dell’indissolubilità matrimoniale è assolutamente chiara”. E per quanto riguarda l’accesso ai sacramenti, riguarda solo coloro “che vivono come fratello e sorella”, dopo una “conversione del cuore, penitenza”, e hanno l’intenzione di non peccare di nuovo. E’ impossibile vivere con due mogli, ha aggiunto, “Non accettiamo la poligamia”.

Per leggere un testo più ampio sull’argomento vi rimandiamo alla Nuova Bussola Quotidiana.

Raymond Arroyo poi ha toccato un punto che ci riguarda personalmente. Nel dicembre del 2016 abbiamo scritto di licenziamenti sommari e ingiustificati in Curia. Il titolo dell’articolo era: Francesco, la Curia e il governo. Episodi che rendono perplessi. Ma questo Papa è buono?

EWTN ha ripreso a suo tempo Stilum Curiae, e Arroyo nell’intervista ha chiesti: “La storia è che sono stati sommariamente licenziati dal Papa e che Lei ha fatto resistenza. La storia è vera?”.

Il card. Mūller ha risposto:

“Si, è vera. Sono a favore di un trattamento migliore per i funzionari della Santa Sede. Perché non possiamo solo parlare di Dottrina Sociale, dobbiamo anche rispettarla. E il papa stesso ha detto ci sono vecchi comportamenti delle Corti, siamo assolutamente contro questo genere di trattamenti e dobbiamo licenziare le persone solo se fanno degli errori. I criteri per i nostri collaboratori nella nostra Congregazione sono ortodossia, integrità di vita sacerdotale e morale e la competenza nella materia, e questa è la posizione che ho preso, io non sono un uomo di corte. Sono un vecchio professore tedesco, siamo molto chiari”.

Arroyo: ha concluso: “Sì, questo era il reportage, e Lei era molto preoccupato…” e Mūller ha ammesso di sì.

È chiaro che ci fa piacere che un racconto delicato venga confermato da una fonte così autorevole. All’epoca subimmo non pochi attacchi per aver raccontato una storia che mostrava la contraddizione evidente fra la misericordia predicata a parole, e l’arbitrio praticato nei fatti. Dalle parole di Mūller si evince anche qualche cosa di più: che nel Vaticano del 2017, quarto anno di regno, i comportamenti da corte sono ancora in vigore, se a dispetto della resistenza del Prefetto i tre ufficiali sono stati licenziati.

Un’ultima cosa. Nella conferenza stampa sull’aereo che lo riportava da Fatima a Roma il Pontefice ha parlato del problema degli abusi, e della Congregazione per la Dottrina della Fede. “C’è poca gente, abbiamo bisogno di più gente capace di seguire questo. Il Segretario di Stato e il cardinale Müller stanno cercando nuovo personale. Si è cambiato il direttore dell’ufficio disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede, che era bravissimo ma un po’ stanco ed è tornato in patria per fare lo stesso lavoro con suo episcopato”. Il direttore dell’ufficio disciplinare era uno dei tre ufficiali licenziati arbitrariamente. E non era affatto stanco. E non aveva nessun desiderio di tornare in patria. Senza contare che licenziamenti così arbitrari e repentini, senza una causa, lasciano sempre un’ombra sulle vittime: siamo tutti maligni e portati a pensare: chissà che cosa avrà combinato. Una brutta storia, condita da una – come possiamo chiamarla? – “imprecisione” verbale del Papa.



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REGGIO EMILIA, GAY PRIDE, PREGHIERA DI RIPARAZIONE. CHE IMBARAZZO PER LA CHIESA QUANDO I LAICI SI MUOVONO…

Marco Tosatti

Di rado una processione e preghiera di riparazione ha avuto un’eco così grande. Sta succedendo per l’evento organizzato da un comitato di base di laici cattolici , intitolato alla Beata Giovanna Scopelli (una monaca carmelitana la cui vita fu segnata dalla preghiera e dal sacrificio) e che raduna circa duemila fedeli della città del Tricolore. Una processione, e preghiera convocati per rispondere in maniera cristiana al Gaypride indetto dai gruppi di attivismo omosessuale, per festeggiare il primo “matrimonio” fra persone dello stesso sesso celebrato appunto a Reggio Emilia.

Lorenzo Roselli, portavoce del Comitato ha spiegato in un’intervista a “La Libertà”, giornale della Diocesi, spiega che l’iniziativa è nata per rispondere al Gay Pride, che “In Italia, come negli Stati Uniti, hanno sempre manifestato caratteristiche irriverenti e denigratorie verso la fede cristiana, con particolare livore proprio nei confronti del cattolicesimo. A spingerci a reagire a questa provocazione costituendo un comitato di fedeli e la relativa processione è stato il senso del dovere”.

Neanche due settimane fa la diocesi è stata consacrata alla Madonna di Fatima: “In quanto cattolici non potevamo permettere che un così profondo gesto di devozione all’Immacolata fosse profanato da una manifestazione di pubblica pornografia, e in virtù di questo abbiamo decsio di riparare questo grave scandalo con l’unico mezzo possibile, la preghiera ed il rosario, a loro volta pubblici”.

Il comitato avverte che l’evento “è aperto a tutti i cattolici fedeli alla tradizione della Chiesa, sia come singoli, sia come associazioni (culturali, religiose, di volontariato).Non intendiamo accogliere sigle politiche in quanto tali”.

Naturalmente l’Arcigay ha protestato contro l’iniziativa, così come hanno fatto altri esponenti politici, del M5S e del PD, che hanno parlato di “un possibile attacco alla visione della nuova Chiesa del pontefice”; tralasciando di citare però le parole durissime che papa Francesco contro l’ideologia del Gender, che sta alla base delle unioni omosessuali, definita una “colonizzazione ideologica”. E l’ammonizione: “Non ci può essere confusione fra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

La Curia di Reggio è presa fra incudine e martello: da una parte l’evidente liceità di un evento di preghiera e di riparazione verso l’ostentazione di comportamenti che la Chiesa giudica – fino a che non sarà cambiato, se mai lo sarà – il Catechismo “intrinsecamente disordinati”; e dall’altra il timore di farsi coinvolgere in un’iniziativa che non è partita da lei, e che potrebbe obbligarla a schierarsi in un confronto sociale e politico. Per questo motivo il direttore de “la Libertà” dice “Non condivido il Gay Pride, ma neppure una processione che intende pregare in riparazione”.

E’ giunta al Comitato la benedizione del cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, e già Prefetto della Segnatura apostolica; ma il porporato a differenza di molti suoi confratelli e colleghi, non ha paura di dire quello che pensa. Così come è giunta l’approvazione di mons. Antonio Livi, filosofo e decano emerito della facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Lateranense.

Mons. Livi ha dichiarato che “Si tratta in realtà di una manifestazione civile: la fanno cittadini che protestano per la massiccia demolizione dell’istituto della famiglia: è una loro libera iniziativa, non un atto di culto ecclesiastico. La Costituzione dice che la Repubblica tutela la famiglia fondata sul matrimonio naturale, non altre forme”.

Don Goccini, responsabile della pastorale giovanile della Diocesi, ammette che

“Il Gay Pride ha un intento provocatorio, anche se oggi, dopo tanti anni, riesce meno ad ottenere il suo scopo. Tuttavia, non è nello stile della Chiesa rispondere a una provocazione con una provocazione. Quelli che si oppongono anziché andare in piazza potrebbero pregare in una chiesa, benché il pregare in riparazione dei peccati altrui sia un atto di presunzione”. Io sono un povero ignorante, ma mi sembra che pregare per gli altri, tutti, anche i propri nemici ed avversari, sia un gesto di amore, non di presunzione. Ma perché dei liberi cittadini dovrebbero pregare in una chiesa (sempre che gliela concedano) e non compiere quello che pensano sia il loro dovere in pubblico? Giovanni Paolo II non chiudeva i fedeli in chiesa, sotto il regime comunista…

Alla processione ha dato la sua adesione, fra gli altri, anche Radio Spada. Abbiamo rivolto alcune domande al suo Presidente, Gabriele Colosimo.…

Ecco le risposte:

Perché è stata organizzata questa processione? Ce ne saranno altre in altre città?

La Processione di riparazione nasce come spontanea reazione della pietà dei fedeli di fronte all’ennesimo scandalo pubblico dato da un gay pride, reso particolarmente significativo dall’anniversario della prima “unione civile”, celebrata proprio a Reggio Emilia. Come il gay pride reggiano riunirà persone da tutta Italia nella triste acclamazione dell’orgoglio per un vizio (la sodomia, vale a dire l’omoerotismo praticato), così la Processione vedrà partecipare persone da tutta la penisola. Pregare pubblicamente in riparazione di uno scandalo, foss’anche non il primo ma solo l’ultimo di una lunga serie, è più che opportuno, è necessario. Tale necessità è purtroppo smarrita in tanta parte del clero cattolico attuale. Ci auguriamo, ovviamente, che altri cattolici di buona volontà vogliano pubblicamente pregare laddove vi siano altri scandali.

Si è parlato di divisioni all’interno della Chiesa. Sono reali, o si tratta solamente di differenze di stile e di approccio?

Potremmo dire “sì” per entrambi gli scenari. Le divisioni tra uomini di Chiesa riguardano ovviamente solo chi professa l’autentica Fede cattolica e concernono in effetti lo stile, la sensibilità, l’approccio a certi temi e problemi. È chiaro che invece i cosiddetti “cristiani adulti” o, per meglio dire, “progressisti” non sono cattolici, quindi non sono nella Chiesa. Ecco, se non vi sono tra noi differenze nella professione della Fede, se cioè siamo tutti cattolici, non c’è motivo di non collaborare in atti come questa Processione.

Pensate che il problema delle unioni civili – e della “sdoganatura” silenziosa dell’utero in affitto, sia qualcosa che riguarda solo la coscienza dei credenti?

Non ritengo possa esser considerato un problema limitato alla coscienza dei cattolici, perché riguarda la morale naturale, attingibile dall’uomo anche senza il dono della Fede. La retta ragione naturale già dice all’uomo che solo il matrimonio fonda la famiglia, quindi solo nel matrimonio i figli trovano l’ambiente propizio per la crescita e l’educazione, e che il matrimonio è tale solo tra uomo e donna. Che una legge (l’ennesima) introduca nell’ordinamento disposizioni contrarie alla morale naturale sarebbe già grave, anche se per assurdo non fossimo cattolici. Quello che poi stupisce negativamente è che un contributo decisivo sulla questione sia arrivato da politicanti sedicenti cattolici.



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LEFEBVRE. NOTIZIA DI UNA NUOVA CONCESSIONE DA ROMA: ORDINARE SACERDOTI SENZA PERMESSO DEL VESCOVO DIOCESANO.

Marco Tosatti

Il sito web Rorate Coeli propone un’intervista video con il vescovo Bernard Fellay, il responsabile della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Trovate il link al video QUI.

Nell’intervista il vescovo afferma che “L’anno scorso, ho ricevuto una lettera da Roma, che mi diceva che potevamo ordinare liberamente i nostri sacerdoti senza il permesso del vescovo diocesano locale. Così posso ordinare liberamente, il che significa che l’ordinazione è riconosciuta dalla Chiesa, non solo valida ma in regola…Così questo è un passo in più nell’accettazione che noi siamo, lasciatemi dire così, ‘cattolici normali’”.

Nel video la dichiarazione che abbiamo appena riportato comincia al minuto 15.25.

Per l’anno giubilare il Pontefice aveva concesso ai sacerdoti della FSSPX le stesse prerogative e poteri estese agli altri sacerdoti . Successivamente da Roma è venuto il riconoscimento della validità dei matrimoni celebrati dai sacerdoti della Fraternità dei seguaci di mons. Lefebvre.

La dichiarazione appena resa nota di mons. Fellay costituisce di sicuro un ulteriore segnale della volontà di Roma di arrivare a una composizione della frattura nata nel 1982.

Ne abbiamo trattato di recente qui.

E’ un processo che presenta comunque difficoltà, anche per la resistenza e le perplessità presenti all’interno della Fraternità.

Come è stato detto più volte, la formula sarebbe quella della “Prelatura personale”, cioè di una diocesi senza sede territoriale. La dichiarazione di mons. Fellay ne è una conferma.



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ET – ET. UN LIBRO SU VITTORIO MESSORI. NEL TEMPO TRISTE DELLA CONFUSA CHIESA DELL’AUT – AUT.

Marco Tosatti

Esce un libro su Vittorio Messori, che intende proporre una serie di “ipotesi” intorno all’importanza dell’attività̀ intellettuale di un maestro nel campo dell’apologetica Cattolica. E’ un libro, agile, di facile lettura, ripercorre queste “ipotesi”, vie all’annuncio Cattolico suggerite da Messori ha suggerito di percorre nel corso di una ormai quarantennale attività̀.

Aurelio Porfiri, autore dell’opera, racconta: “Quando ho accennato a Vittorio Messori la mia intenzione di scrivere un libro che lo riguardava, va detto per onestà, sono stato cortesemente dissuaso dal farlo. Questo, non per sfiducia o altro, ma per quel profondo senso di riservatezza che c’è in Messori e per la paura che l’attenzione possa essere spostata su di lui, quando invece egli stesso ha speso tutta la sua vita perché́ l’attenzione fosse per il Cristo (ed anche per Maria, sua Madre, per la quale solo abbastanza tardi ha scoperto una devozione tale da dedicarle libri impegnativi). Ho dovuto rassicurarlo, gli ho spiegato che non era un libro biografico in senso stretto, ma un libro in cui, attraverso il suo lavoro di scrittore, si cercava di fare luce sul mestiere dell’apologeta, del giornalista, sull’essere cattolico a cavallo di due secoli. Spero si sia convinto delle mie buone intenzioni. Comunque, il risultato è questo libro, scritto materialmente in Hong Kong durante 10 intensi giorni, ma pensato concettualmente nell’arco di una intera vita, la mia, vita in cui i libri di Messori hanno avuto una grande importanza”.

E’ un testo che vuole presentare Messori a chi (ma è difficile trovarlo) non lo conosce; ma è soprattutto un testo utile per ricordare, in questi tempi in cui c’è chi rimprovera a Gesù di non aver usato registratori, alcuni concetti di base per non fare una caduta libera in un mare di banalità assolutizzate.

Porfiri mi ha chiesto di scrivere una prefazione. L’ho fatto con piacere, e ve la offro qui, consigliando la lettura del libro, e dell’intervista inedita che lo accompagna. E’ stata una salutare boccata di aria fresca, in questi tempi pieni di miasmi…

(Et‐et. Ipotesi su Vittorio Messori. Prefazione di Marco Tosatti. Hong Kong: Chorabooks. EBook (formato Kindle) Euro 8.99 ISBN 9789887725909
Cartaceo Euro 15.08 ISBN 978‐9887725916)


 

Deve essere veramente grande – e giustificata – l’ammirazione che Aurelio Porfiri ha per Vittorio Messori, per scrivere un libro su di lui; per ringraziarlo di essere stato lo strumento geniale di un percorso spirituale che non si è più fermato. Aurelio Porfiri è un uomo pieno poliedrico, sempre spumeggiante di iniziative di ogni genere; per cui scrivere un libro per dimostrare gratitudine e ammirazione va da sé. Tutto questo per dire che ci sono sicuramente moltie, ma davvero molte altre persone che libri non ne scrivono, però nutrono gli stessi sentimenti nei confronti di Vittorio Messori. E a ragione. Perché siamo di fronte a uno degli apologeti – e uso questa parola nel senso più nobile del termine, per fargli un complimento – più importanti dei nostri tempi. Non pensiate che esageri se mi vengono in mente nomi come quello di Chesterton, Clive Staple Lewis, Charles Peguy, per non citarne che alcuni.

Tutti protagonisti della grande sfida che da oltre due secoli impegna il mondo, anzi il Mondo e la Chiesa; e che in ultima analisi consiste nella domanda di sempre: si può ancora credere, e perché, e a che cosa?

La risposta di Messori è in positivo: sì, si può credere. Non solo: credere è la cosa più razionale che l’uomo di oggi possa fare, e credere a questa storia incredibile che ha origine nella Palestina romana di duemila anni fa.

Leggere il bel libro di Aurelio Porfiri non è solo gradevole ma utile e necessario. Perché ricorda tutte le razionali, fondate storicamente, puntigliosamente controllate battaglie per ricostituire la verità storica contro un paio di secoli – e un pezzetto di quello che stiamo vivendo almeno – di diffamazione, denigrazione e pura e semplice menzogna nei confronti dei cattolici, e della Chiesa cattolica. Perché gli attacchi sono sempre gli stessi, ripetuti in base alla propaganda, a cui quello che dice la Chiesa da’ fastidio anche e ancora oggi, come accadeva nel ‘700, nell’800 e nel ‘900.

Vittorio Messori ovviamente lo conosco da molti anni. E’ di qualche anno più anziano di me (sono nato nel 1947) e le nostre strade si sono incrociate più volte. La prima fu nel 1981, e allora per me era solo un nome. Il vaticanista della Stampa, Lamberto Furno, decise di lasciare, e andare a lavorare con Antonio Ghirelli in un giornale che non ebbe lunga vita. Si pose il problema della successione. Il vicedirettore della Stampa, Giovanni Trovati, con il suo fiuto usuale, voleva Vittorio Messori, autore di “Ipotesi su Gesù”, in quel posto. Il direttore, Giorgio Fattori, per motivi che non ho mai saputo, optò per il sottoscritto. E possiamo dire che questa scelta non so se sia stata fortunata per Vittorio, ma per i suoi lettori sì; perché gli ha consentito di dedicarsi quasi totalmente alla produzione editoriale, senza restare invischiato nella quotidianità dell’informazione, eccitante ed affascinante, ma sicuramente dispersiva.

Da allora ci siamo trovati – non fisicamente, ma spiritualmente sì – molte volte. In storie che hanno alcune caratteristiche comuni: entrambi ci siamo ritrovati cristiani da radici e vite certo ben lontane da madre Chiesa.

Il lavoro che Vittorio ha compiuto da allora – siamo negli anni ’70 – lo colloca egli stesso nel libro in una prospettiva storica: “È una storia che comincia da lontano. A partire dal Settecento, l’Illuminismo si propose soprattutto un obiettivo: sostituire la religione con la politica e la cultura. Intesa, quest’ultima, nel senso restrittivo, accademico. Non a caso, quella culturale divenne una vera e propria religione, con i professori (e, in genere, gli intellettuali) come nuovi sacerdoti che sostituissero i preti. Significativo l’uso del termine cattedra (il docente come cattedratico), soprattutto universitaria: non dimentichiamo che «cattedra» – da cui «cattedrale» – era il luogo dal quale il vescovo insegnava. Ora, il magistero passava ai professori. Alla devozione si sostituiva l’erudizione; al seminario il collegio universitario; al breviario il manuale; alla summa teologica quella enciclopedia delle scienze e delle tecniche che non a caso fu lo strumento cui subito gli illuministi misero mano”.

Da allora l’agenda non è cambiata: e Vittorio si è messo all’opera, e ancora lavora, per dimostrare che è un’agenda fasulla, e che credere, razionalmente, laicamente, senza rinunciare al proprio cervello è molto meno bigotto dell’alternativa. E dal momento che come scrittore è brillante, e la sua logica è stringente, ci riesce anche, e bene.

Siamo nel centenario delle apparizioni di Fatima, e non si può non citare quello che Vittorio dice di questo fenomeno straordinario,, ponendolo a fianco di un’altra mariofania, quella di Lourdes. “Ma l’atmosfera di Lourdes è pacata, serena. L’atmosfera di Fatima è invece drammatica, è gravida di segreti, gravida anche di eventi spettacolari, come il sole che si mette a roteare. È anche una apparizione inquietante: addirittura Maria spaventa i bambini, facendo vedere loro l’inferno. E quindi l’atmosfera a Fatima è diversa, è un’atmosfera apocalittica, escatologica, mentre quella di Lourdes è un’atmosfera serena… A Fatima

invece Maria conforta nel disastro già in corso, perché le ideologie del mondo si stavano davvero scatenando, appare in piena prima guerra mondiale. Perché durante la prima guerra mondiale? Perché questa guerra è stata quella dell’ideologia nazionalista dopo la quale arriverà, l’ideologia marxista. Il ventesimo secolo è stato chiamato il secolo delle idee omicide”.

A Vittorio sono grato, oltre che per la sua amicizia, per avermi insegnato tanto tempo fa come la Chiesa cattolica romana debba essere quella dell’et-et, e non quella dell’aut-aut. In essa sono convissute sempre anime differenti, e la saggezza dei Pontefici passati è stata quella di capirlo, riconoscerlo e accettarlo. Anche nella scelta degli uomini. Una prassi che nell’attualità che viviamo ci sembra trascurata; e infatti mai come in questo momento storico si percepiscono divisioni e fratture nella Chiesa.

Il libro di Porfiri termina con un’intervista molto familiare, cuore a cuore. E su un punto dobbiamo eccepire. Eccolo: “Lascio ad altri il giocare a fare i giovanilisti, sforzandosi di rimuovere quell’anagrafe che in realtà è implacabile. In fondo, l’11 febbraio 2013 – non a caso, credo, nella ricorrenza di Nostra Signora di Lourdes – in quel giorno in cui Joseph Ratzinger ha rinunciato al suo mandato di Pontefice, ho sentito che il mio tempo era finito. E’ finito soprattutto perché i miei Papi sono stati Giovanni Paolo II e, poi, Benedetto XVI. Adesso tocca ad altri misurarsi con altri pontificati”.

Eh no, Vittorio. Questa non te la facciamo passare. Un po’ di civetteria va bene, rientra nel personaggio che sei, ma è troppo presto per dire: “Oggi si fanno grandi preparativi per un qualunque viaggio turistico e ci si dimentica di prepararsi per il Viaggio per eccellenza, quello che ha per meta nientemeno che l’eternità”. Preparati come vuoi, ma non in silenzio; e per favore, non tirare i remi in barca. In una Chiesa in cui ci si tirano in testa gli aut-aut ogni cinque minuti c’è proprio bisogno che la tua penna ci ricordi ancora, e di frequente, la ricchezza dell’et-et, lo splendore e la grandezza che ciò ha significato per Roma. C’è più che mai bisogno di te, e della tua razionalità, quella che ha convinto così tante persone che credere è la cosa più logica, nel momento in cui il Preposito Generale della Compagnia di Gesù afferma che non sappiamo bene che cosa Gesù ha detto perché non c’erano registratori…(Parentesi: ma voi impegnereste la vostra vita sotto il Nome di Qualcuno che non si sa che cosa abbia detto realmente?). E tu vorresti calare le vele proprio ora? Ma ti pare?


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IN AUTUNNO IN ITALIA IL #BUSDELLALIBERTÀ. PER DIRE CHE UN BAMBINO È UN MASCHIO, E UNA BAMBINA UNA FEMMINA.

Marco Tosatti

In autunno, come già in Spagna e negli Stati Uniti, contro la propaganda del Gender portata avanti dalle lobbies LGBT, con la complicità del ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, comincerà a girare in Italia un autobus rivoluzionario.

Assolutamente rivoluzionario, perché dirà – lo porterà scritto sulle fiancate – qualche cosa di totalmente contrario al budino politically correct che ci viene quotidianamente instillato dalla televisione, dai talk show e dai mezzi di comunicazione principali.

Ecco la scritta scandalosa:

I BAMBINI SONO MASCHI

LE BAMBINE SONO FEMMINE

La natura non si cambia.

Stop Gender nelle Scuole

Clamoroso, no? Ma vedrete se non ci sarà chi griderà alla discriminazione…La notizia dell’iniziativa è stata data durante la Cena di Gala organizzata a Roma dopo la Marcia per la Vita di sabato da “CitizenGO” e da “Generazione Famiglia”. In quell’occasione è stato annunciato l’arrivo anche in Italia del #BusdellaLibertà. Un enorme pullman arancione che incomincerà il suo tour per l’Italia il prossimo autunno.

(Nella foto, da sinistra a destra: Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia, Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia, Massimo Gandolfini, Portavoce del Family Day, Maria Rachele Ruiu, coordinatrice circoli locali di Generazione Famiglia)

Gli organizzatori avvertono che daranno una comunicazione più ampia e dettagliata nell’imminenza dell’evento. “Come sempre, anche questo sarà possibile grazie alla vostra generosa partecipazione. Dobbiamo assolutamente tenere alta l’attenzione.

Per i nostri figli e nipoti. #InsiemePossiamo”.

CEI, ASSEMBLEA, NUOVA PRESIDENZA. PERCHÈ MONS. GALANTINO PREFERIREBBE MONS. MARIO MEINI.

Marco Tosatti 

Porque esta vez no se trata de cambiar a un presidente… recitava una canzone della mia lontana gioventù che Luis Badilla, grande architetto del sito paravaticano di diffusione di notizie ad usum delphini “Il Sismografo” conosce bene. Parliamo della Presidenza della Cei, e dell’Assemblea che si apre oggi.

Il Presidente uscente, Angelo Bagnasco, non riproporrà la sua candidatura (potrebbe farlo in via eccezionale, avendo già svolto due mandati). I vescovi saranno chiamati a votare una terna di candidati, fra cui il Pontefice regnante sceglierà.

Il presidente, per Statuto, deve essere un vescovo diocesano ordinario, cioè avere la responsabilità di una diocesi. E questo esclude immediatamente l’attuale segretario della Cei, Nunzio Galantino, che avrebbe, qualche tempo fa declinato l’offerta di una importante diocesi meridionale. Certo, questo gli avrebbe permesso di correre per la posta più ambita, e il suo nome era corso con frequenza. Ma lo esponeva anche al rischio di non ricevere abbastanza voti da entrare nella terna; a quanto sembra anche nel suo campo politico i pareri su di lui sono variegati. Se avesse corso per la presidenza, e si fosse trovato fuori della terna, non gli sarebbe rimasto altro che la sua diocesi. Niente più Avvenire, televisione cattolica, contatti politici, scelta dei nuovi vescovi. Troppo rischioso.

Però anche la scelta di restare a fare il Grande Burattinaio presenta dei rischi. Si parla di possibili presidenti. Uno è Gualtiero Bassetti, vescovo di Perugia, ex vice presidente per il Centro Italia. Il Pontefice lo stima, l’ha fatto cardinale, gli ha affidato le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo del 2016. Ma Bassetti ha già compiuto 75 anni, è in “prorogatio” – annunciata ufficialmente, però, e questo potrebbe essere un segnale – e finirebbe a 80 anno compiuti la sua presidenza.

Ci sono altri due nomi in posizione eccellente. Il primo è quello di Franco Giulio Brambilla, ordinario a Novara, teologo ed ex ausilare di Tettamanzi a Milano, un dei vescovi più progressisti del Paese. E poi c’è Mario Meini, vescovo di Fiesole, e vicepresidente Cei per l’Italia centrale. E’ un uomo mite, che non ama la prima fila, ed è il candidato di mons. Galantino, che lo vede come la persona ideale per quel ruolo. Con Meini presidente, il potere reale – è l’ipotesi – resterebbe saldamente nelle mani dell’attuale segretario generale. Poco cambierebbe rispetto ad ora. Business as usual.

Il che difficilmente accadrebbe invece se Franco Giulio Brambilla risultasse il candidato prescelto nella terna e dal Pontefice. Mons. Brambilla è un uomo deciso e volitivo. La sua elezione porterebbe a equilibri ben diversi a circonvallazione Aurelia.

L’altro candidato eccellente è l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E’ una figura storica di riferimento nell’episcopato italiano.

E il Pontefice che cosa vuole? Qualche tempo, quando qualcuno ha toccato con lui questo tema, mi dicono abbia risposto di volere che il nuovo presidente fosse “avanzato, avanzato, avanzato”. Traducendo: progressista. Non un uomo santo; un uomo avanzato.



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