SALVARE LA MUSICA SACRA. DICHIARAZIONE-DENUNCIA AL PAPA FIRMATA DA OLTRE DUECENTO MAESTRI ED ESPERTI MONDIALI.

Marco Tosatti

Il 5 marzo ricorre il cinquantesimo anniversario di “Musicam Sacram”, l’ultimo grande documento dedicato in maniera totale alla musica che deve accompagnare la liturgia. Fu approvato da Paolo VI, e portava la firma di due cardinali: Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna e presidente del “Consilium” per l’attuazione della costituzione conciliare sulla liturgia, e Arcadio Larraona, Prefetto della sacra congregazione dei riti. A cinquanta anni di distanza più di duecento musicisti, musicologi ed esperti di musica sacra rendono pubblica una dichiarazione, rivolta ai responsabili della Chiesa, per cercare di riportare sui binari della correttezza una situazione che ai loro occhi è degenerate e sta degenerando.

I promotori di questa presa di posizione sono due musicisti e musicologi di grande fama. Aurelio Porfiri, direttore della rivista internazionale “Altare Dei” edita a Macao e Hong Kong e autore di libri e saggi sulla musica sacra e la liturgia, e l’americano Peter A Kwasniewski, professore di teologia e filosofia e direttore di coro al Wyoming Catholic College.

La “Dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra” si apre così: “Noi sottoscritti – musicisti, sacerdoti, insegnanti, studiosi e amanti della musica sacra – offriamo umilmente alla comunità cattolica di tutto il mondo questa dichiarazione, esprimendo il nostro grande amore per il patrimonio di musica sacra della Chiesa e la nostra profonda preoccupazione riguardo il suo difficile stato attuale”. Vengono ricordati documenti e la storia dell’amore che la Chiesa ha sempre avuto questa forma espressiva; e poi si afferma: “Alla luce del pensiero della Chiesa così frequentemente espresso, noi non possiamo evitare di essere preoccupati per la situazione attuale della musica sacra, che è quantomeno drammatica, con abusi nel campo della musica sacra che sono ora la norma, piuttosto che l’eccezione. Noi riassumeremo qui alcuni di questi elementi che contribuiscono allo stato presente di desolazione in cui versa la musica sacra nella liturgia.

Questa mancanza di comprensione liturgica e teologica va insieme con l’aver abbracciato il secolarismo. Il secolarismo di stili musicali pop ha contribuito alla desacralizzazione della liturgia e allo stesso tempo il secolarismo dettato dalle esigenze di profitto di un certo tipo di mercato ha favorito l’imposizione di mediocri repertori di musica per le parrocchie. Ha incoraggiato un antropocentrismo nella liturgia che mette in pericolo la vera natura della stessa. In ampi settori della Chiesa al giorno d’oggi c’è una relazione scorretta con la cultura, che può essere vista come una ‘rete di connessioni’. Nell’attuale situazione della musica liturgica (e della liturgia in se stessa, perché le due sono legate), noi abbiamo interrotto questa rete di connessioni con il nostro passato e abbiamo provato a collegarci ad un futuro che però non ha significato senza contatto con il suo passato. Oggi la Chiesa non sta attivamente usando la sua ricchezza culturale per evangelizzare, ma è piuttosto essa stessa usata da una cultura secolarizzata, nata in opposizione alla Cristianità, che destabilizza quel senso di adorazione che è al cuore della fede Cristiana. Ci sono gruppi che spingono per un “rinnovamento” che non riflette l’insegnamento della Chiesa ma serve solo la propria agenda, visione del mondo e interessi. Questi gruppi hanno alcuni dei loro membri in importanti posti di comando, da dove loro possono mettere in pratica i loro piani, la loro idea di cultura e il modo in cui noi dovremmo avere a che fare con tematiche di attualità. In alcuni paesi potenti lobbies hanno contribuito alla sostituzione de facto di repertori liturgici fedeli alle direttive del Vaticano II con repertori di bassa qualità”.

La dichiarazione afferma poi che “Un’altra causa di decadenza della musica sacra è il clericalismo, l’abuso di posizioni e status da parte del clero. Il clero, che è al giorno d’oggi spesso poveramente educato nella grande tradizione della musica sacra, continua a prendere decisioni sul personale da impiegare e sulle direttive da offrire, contravvenendo spesso lo spirito autentico della liturgia e il rinnovamento della musica sacra, così richiesto a nostri giorni. Più che spesso alcuni membri del clero contraddicono gli insegnamenti del Vaticano II in nome di un supposto ‘spirito del Concilio’”.

La dichiarazione prosegue poi con lo sguardo rivolto al futuro:

“Può sembrare che ciò che abbiamo detto sia pessimistico, ma noi manteniamo la speranza che ci sia una via per uscire da questo inverno. Le seguenti proposte sono offerte in spiritu humilitatis, con l’intenzione di recuperare la dignità della liturgia e della sua musica nella Chiesa”.

Consigliamo chi sia interessato a leggere direttamente la Dichiarazione sulla pagina di Altare Dei.



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10 pensieri su “SALVARE LA MUSICA SACRA. DICHIARAZIONE-DENUNCIA AL PAPA FIRMATA DA OLTRE DUECENTO MAESTRI ED ESPERTI MONDIALI.”

  1. È inutile rigirarci intorno intorno allo stesso punto con mille articoli e critiche..
    “Il Popolo di Dio chiede la Correzione Formale degli errori indicati dai Cardinali Caffarra, Brandmuller, Meisner, Burke e contenuti nell’esortazione apostolica Amoris Laetitia.”

  2. Tutti gli articoli sono un girare e rigirare senza fine intorno al vero problema, l’eresia modernista che distrugge la Chiesa!
    L’unico modo per rispondere definitivamente a tutti questi articoli è debellarla, e lo può fare solo la Correzione Formale!

    1. Sagace, appunto. 🙂

      Le questioni che sono sollevate però vanno ben oltre il pontificato attuale. Sono il segno di una forma mentis non cattolica che deve essere essa per prima confutata. Schitarrate e danze “liturgiche” o i soporiferi lavoretti di carta “catechetici” causano ancora incubi notturni a coloro i quali hanno ricevuto la grazia di uscirne e di scoprire – magari dopo un lungo vagare nel vuoto – il tesoro di verità inattaccabili che la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato. La correzione formale può essere solo un punto di partenza.

  3. Che problema c’è? Quella musica “piace ai giovani”, no? Dunque va bene così. Se poi a qualche giovane non piace, significa che deve andare dallo psicologo perché è un asociale.
    Questo è il modo di pensare di certa gente, anche nel clero (per esempio tra i salesiani, che “stanno con i giovani”), a proposito di questo tipo di questioni. Se trovano qualcuno, a maggior ragione giovane, con una sensibilità maggiore della loro, reagiscono stizziti.
    Inoltre questo appello andrebbe inoltrato a un certo mons. Parisi, già nella CEI e poi finito a Bari, che si atteggiava a esperto di canti liturgici prendendo in giro quelli di una volta come “Inni e canti”, “T’adoriam Ostia divina” eccetera, della cui origine e storia peraltro non sapeva niente. Il risultato sono i canti penosi che capita di ascoltare nelle chiese pugliesi.

  4. C’è poi un paradosso. Si cita sempre con ammirazione l’importanza delle riforme della musica sacra di inizio Novecento, quando venne bandito l’uso di musiche profane come quelle operistiche nelle chiese (si veda, per esempio, il famoso episodio del “Gattopardo” con l’organista che suona “Noi siamo zingarelle” in chiesa). Poi però non si condanna l’introduzione massiccia di musichette pop avvenuta a partire dagli anni Sessanta del Novecento, che a ben guardare è la stessa cosa di quanto accadeva nell’Ottocento. Una palese contraddizione.

  5. La musica liturgica è una questione che ormai va avanti da 50 anni senza alcuna soluzione.
    Il punto è che quanto è stato fatto nel dopo concilio non ha nulla a che vedere con quanto richiedeva il concilio, in particolare nel Capitolo VI del decreto sulla liturgia “Sacrosantum concilium”.
    Ora, chiedere ai responsabili dello sfacelo, che hanno a loro volta “formato” i preti contemporanei, di fare autocritica è quasi inutile, dato che hanno raccontato panzane per 5 decenni, spacciando per “conciliare” le loro fantasie. Occorre che i cattolici si leggano da soli i documenti del concilio e li sventolino in faccia ai liturgisti e agli uffici liturgici diocesani, in particolare negli articoli in cui si dice che il gregoriano deve avere il primo posto, che i fedeli devo essere messi in grado di cantare in latino l’ordinario della messa (cioè il credo, il gloria ecc ), che la polifonia e la musica sacra sono il maggior patrimonio artistico della chiesa (paradossalmente più importante quindi del duomo di Milano o della Cappella Sistina), che l’organo a canne va tenuto in massimo onore… Tutte raccomandazioni che si trovano nei testi conciliari e che i vescovi, il clero, i parroci e soprattutto i liturgisti hanno nascosto per propinare le loro schifezze e le loro sperimentazioni.
    Purtroppo pensare che sotto questo pontificato si possa fare qualcosa per la liturgia è chimerico. Aveva cominciato a porre la questione papa Benedetto, ma ha trovato l’opposizione di gran parte dei vescovi, che temono come la peste che il concilio possa essere letto per quello che ha detto effettivamente e non per le loro personali interpretazioni (o “ermeneutiche” che dir si voglia). Poi è finita come sappiamo, papa Benedetto si è dimesso perché nella chiesa c’era bisogno di un papa pop che impedisse ogni seria discussione con la sua immagine pervasiva.

    http://www.ecclesiaafflicta.blogspot.it

    1. Il testo della “Sacrosanctum Concilium” si trova qui, e la parte sulla musica sacra è dall’art 112 al 121:

      http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19631204_sacrosanctum-concilium_it.html

      Una lettura interessante per verificare quanto il clero contemporaneo, che a parole dice di avere voluto applicare il concilio, in realtà se se sia discostato ed ha applicato solo le proprie fantasie e le proprie vanità ideologiche.

      http://www.ecclesiaafflicta.blogspot.it

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