NUOVO APPELLO AL PAPA. MILLE SACERDOTI CHIEDONO CHIAREZZA E UNA RISPOSTA AI DUBIA. RISOLTO (PARE) IL CASO DI DON URIBE.

Marco Tosatti

Mille sacerdoti del mondo anglofono – le Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda – hanno espresso il loro appoggio ufficiale alla richiesta di chiarifcazione sull’Amoris Laetita formalizzata nei cinque “Dubia” da quattro cardinali. E appoggiata in maniera esplicita o meno palese da molti altri cardinali, vescovi, preti e laici.

Ne da’ la notizia il Catholic Herald.

In un comunicato i sacerdoti affermano che una risposta definitiva alle questioni dibattute in relazione al documento papale “È gravemente necessaria per correggere l’abuso dell’esortazione apostolica per minare la tradizione sacra”.

La dichiarazione afferma che i firmatari, membri delle confraternite, grazie alla loro esperienza pastorale hanno familiarità con le situazioni complesse che nascono dai matrimoni infranti e con le difficoltà che i pastori fronteggiano mentre si occupano delle coppie coinvolte in queste situazioni. E affermano che “Questo compito è reso più facile quando la Chiesa espone il suo insegnamento chiaramente e francamente”.

Le confraternite ammoniscono che “L’unità della Chiesa” e “La salvezza delle anime” sono minacciate dalle interpretazioni ampiamente divergenti dell’esortazione apostolica. “Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede”.

Gli ultimi esempi di questa inedita confusione seguita a un documento vaticano li abbiamo sotto gli occhi. Riportiamo qui alcuni passaggi centrali dell’Intervista che il cardinale Gerhard Mūller, Prefetto della Congregazione della Fede, e quindi altissima autorità dottrinale della Santa Sede, ha concesso a Il Timone:

– Si può dare una contraddizione tra dottrina e coscienza personale?

– No, è impossibile. Ad esempio, non si può dire che ci sono circostanze per cui un adulterio non costituisce un peccato mortale. Per la dottrina cattolica è impossibile la coesistenza tra il peccato mortale e la grazia giustificante. Per superare questa assurda contraddizione, Cristo ha istituito per i fedeli il Sacramento della penitenza e riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

– È una questione di cui si discute molto a proposito del dibattito intorno all’esortazione post-sinodale “Amoris laetitia”.

– La “Amoris laetitia” va chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. […] Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa. Questo non va nella linea della dottrina cattolica. Il magistero del papa è interpretato solo da lui stesso o tramite la Congregazione per la dottrina della fede. Il papa interpreta i vescovi, non sono i vescovi a interpretare il papa, questo costituirebbe un rovesciamento della struttura della Chiesa cattolica. A tutti questi che parlano troppo, raccomando di studiare prima la dottrina [dei concili] sul papato e sull’episcopato. Il vescovo, quale maestro della Parola, deve lui per primo essere ben formato per non cadere nel rischio che un cieco conduca per mano altri ciechi. […]

– L’esortazione di san Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio”, prevede che le coppie di divorziati risposati che non possono separarsi, per poter accedere ai sacramenti devono impegnarsi a vivere in continenza. È ancora valido questo impegno?

– Certo, non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica “Veritatis splendor” con la chiara dottrina dell’”intrinsece malum”. […] Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in cielo e in terra, né un angelo, né il papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo”.

In contemporanea, la Conferenza Episcopale tedesca pubblicava le sue linee guida, approvate il 23 gennaio dal Consiglio permanente (non dall’Assemblea dei vescovi, dove sono presenti voci dissenzienti) in cui per quanto riguarda i divorziati risposati senza dare “una regola generale o un automatismo”, prevede, in singoli casi e al termine di un processo di discernimento, l’ammissione all’eucaristia caso per caso. Che però è in aperto contrasto con quanto spiegato dal card. Mūller poco sopra.

In questo quadro registriamo degli sviluppi positivi nel caso di Luis Carlos Uribe, il sacerdote colombiano di cui abbiamo scritto qualche giorno fa. Secondo notizie che provenivano dalla Colombia, il sacerdote sarebbe stato sospeso dal vescovo perché si sarebbe rifiutato, pubblicamente e in privato, di applicare l’interpretazione aperturista di Amoris Laetitia.

One Peter Five da notizia di un documento firmato da Uribe, in cui si dice che “Luis Carlos Uribe Medina…dopo un dialogo fraterno con il mio vescovo, mons. Rigoberto Corredor Bermudez, liberamente e volontariamente dichiaro di voler restare sotto l’obbedienza e il rispetto verso il Santo Padre Francesco e il mio vescovo diocesano, all’interno della Dottrina e della Tradizione Apostolica della Chiesa”. E con l’autorizzazione del vescovo riprende il suo ministero sacerdotale.

Il sito web spagnolo Secretum Meum Mihi ha riporta una notizia, diffusa da Radio Rosa Mistica Colombia, secondo cui il vescovo non solo ha corretto la situazione di Uribe, ma “Ora sembra aver respinto l’interpretazione del card. Schōnbor di Amoris Laetitia a favore della visione ortodossa sul Matrimonio e l’Eucarestia”.

La confusione, ci sembra, aumenta invece di diminuire.



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86 pensieri su “NUOVO APPELLO AL PAPA. MILLE SACERDOTI CHIEDONO CHIAREZZA E UNA RISPOSTA AI DUBIA. RISOLTO (PARE) IL CASO DI DON URIBE.”

  1. Mons. Becciu:
    “Santità ci sono mille sacerdoti che chiedono spiegazioni per la Amoris Laetitia!”
    Papa:
    “Mille?”
    Mons. Becciu:
    “Si mille Santità! Cosa facciamo, invochiamo un castigo divino?”
    Papa:
    “Ma no, ma che dice, l’altra volta per zittire Padre Livio aveva detto che Dio non castiga, ricorda? Adesso non può ritrattare. ”
    Mons. Becciu:
    “Già è vero mannaggia… allora che facciamo? ”
    Papa:
    “Un momentido che telefono a Claudio”
    Driin Driin
    Papa:
    “Hola Claudio! Senti mi hanno fatto l’appunto mille sacerdoti, anche loro con ‘sta storia dei dubia, che facciamo? ”
    Hummes:
    “Stai tranquilligno Jorge, loro sono solo mille, dall’altra parte c’è tutta la Chiesa! “

    1. Driin Driin
      Papa:
      “Pronto? ”
      Boff:
      “Ciao Jorge, sono Leo!
      Senti mi ha appena chiamato Claudio per quella faccenda di quei rompiscatole…
      Mi è venuta un’ideona!
      Guarda Jorge prendiamo due piccioni con una fava…”
      Papa:
      “Fantastico, dimme”
      Boff:
      “Allora, stammi bene a sentire..
      Li sospendi tutti a divinis, alla solita maniera, senza dare spiegazioni… ”
      Papa:
      “Beh sierto che spiegazioni devo dare, sono io il Papa! ”
      Boff :
      “Ecco, una volta sospesi, ci ficchi noi preti sposati e risposati a sostituirli per carenza di sacerdoti e il gioco è fatto!… così oltre ad AL sistemi anche la nostra faccenda”
      Papa:
      “Grande Leo, dammi un cinque! “

  2. Dice il cardinale Miller che la continenza fra i divorziati risposati che desiderano accedere all’Eucaristia “non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale cristiana e della teologia dei sacramenti.”
    E proprio qui sta l’ambiguità di AL: nel non riproporre questo approccio che è stato quello della chiesa di sempre. È in base a questa crepa che molti vescovi, fra cui i compari tedeschi del Papa, insinuano che non si deve più insegnare questa verità, ma che anche altri approcci più graditi a certi fedeli,sono possibili, consigliati dai pastori, quindi giusti.
    Sono proprio questi principi che costoro non propongono con intransigenza (sempre unita alla misericordia verso chi non riesce, da valutare però sugli atti commessi, non prendendola a pretesto per peccare con quelli futuri).

  3. Le file della “feccia tradizionalista”, “antipapista”, “scismatica”, “rigida” “antievangelica” di cui si auspicata una rapida dipartita “fuori dai c….. (cit. gli ormoni di marcus vega), iniziano a intrupparsi con sempre maggiori apporti. Per lo sfollamento finale ci vorranno i tir.

  4. @Lillo
    Becciu:”Santità, c’è un altro alla porta che chiede di lei.
    Ancora! Ma non finiscono mai! E chi è quest’altro scocciatore?
    Becciu:”Non so. Dice che è delle parti di Nazareth…
    -Uffa! Pure da lì! Digli che lo vedrò domani che oggi devo prima ricevere Di Caprio, poi Zuckerberg e poi… c’è el mi amigo Maduro e poi…. Poi dije che… Non me va de vederlo. Odio questi tradizionalisti!

  5. Egr Tosatti le ribadisco la mia stima e i miei ringraziamenti, anche se non contano nulla, per il suo prezioso e serio lavoro.
    Certo mille sacerdoti sono sicuramente una minoranza rispetto alla numerosa maggioranza a cui fa orgogliosamente riferimento il Card. Hummes, da cui si evince che la chiesa è una democrazia e con la maggioranza basta spostare le questioni essenziali della sana dottrina, i sacramenti, su un piano puramente pastorale , si può cambiare tutto
    Inoltre mi pare che basta che un teologo dica qualcosa che può diventare in futuro un esempio da prendere per cambiare la dottrina, della S. Chiesa il suo magistero e nel caso dell’ intervista al prof. Grillo, offendere il Card. Caffarra .
    Se poi il teologo citato in quella intervista è stato richiamato a suo tempo dalla Congregazione della Dottrina della Fede, e gli fu chiesto di ritrattare alcune sue affermazione che importa, il riferimento non è più la Verita Rivelata, ora quelle posizioni sono in maggioranza, e quel ” profeta ” si farà tante risate in Paradiso.
    Siccome confido più nello Spirito Santo che nelle maggioranze, mi pare significativa l’uscita dei mille sacerdoti, un altro tassello si aggiunge a chi giornalisti vaticanisti compresi fanno di tutto per sminuire la portata della giusta richiesta di chiarimento al Papa.
    Per cui faccio la proposta di un’analoga iniziativa da parte di laici, semplici religiosi, padri e madri di famiglia, che sia sostegno alla richiesta di chiarezza fatta al Santo Padre.
    Per quello che conta, io assicuro il mio sostegno.
    Una iniziativa che parta dal basso liberamente da parte del popolo di Dio,sarebbe a mio avviso come toccare il Suo manto, avrebbe la stessa forza se fosse luogo di una unità per coloro che condividono una preoccupazione che non si può continuare ad ignorare.

  6. Bravo Raffaele!
    Nella mia Diocesi è stato appena fatto Vescovo un coltissimo sacerdote della Scuola di Bologna, il collegio episcopale e quello cardinalizio, giorno dopo giorno, come in una corsa contro il tempo, stanno accorpando fra le loro file, sempre più modernisti (così li chiama la Madonna) e, proprio perché la Chiesa sta diventando una democrazia, non più soggetta alla Verità, ma alla maggioranza, il gioco è fatto!
    Quando non avremo più Francesco, non aspettiamoci neanche lontanamente che eleggano uno come Sarah, cioè un Cattolico. Con sta solfa del laicato va a finire che riesce a farsi eleggere Alberto Melloni, che oltretutto è già sposato, così avremo anche un Papa viro probato.

  7. Ma lo capirà che è rimasto quasi solo? e ormai se vuole rimanere ancora a galla deve andare coi protestanti oppure a fare l’Iman dei mussulmani.? la gente comincia a capire, certo piano, piano. ma alla fine Bergoglio farà la fine che ha fatto in Argentina e che ha fatto la TdL in tutto il sudamerica – poi diciamo un’altra cosa, Lui non può sospendere più nessuno in quanto è un antipapa è uno che ha usurpato il potere con l’inganno e le sozzerie della mafia san gallo, altrienti non si ritirava addirittura in un paesino. Mi comincia a fare pena poveretto ha superato gli 80 anni ed il cervello dopo una certa età non dice più vero, non ci si vede più chiaro.

    1. Solo?!
      A causa del crollo della Fede i divorziati risposati fanno i 2/3 della Chiesa ed i Sacerdoti che si vogliono sposare sono tantissimi!
      E siccome nella Chiesa non comanda più la Verità, ma la maggioranza, è in una botte di ferro!

  8. Bellissima conferenza (di due anni fa…oggi la situazione e^precipitata..!) Sul sito di don Leonardo Maria Pompei tenuta da Roberto de Mattei…
    Crisi della liturgia, sintomo della crisi della Chiesa?

  9. Ma insomma, nessuno ha il coraggio di dire che Amoris Laetitia è una mina che papa Francesco ha deliberatamente voluto far scoppiare dentro la Dottrina della Chiesa cattolica… questo, a meno che il vescovo Bruno Forte non menta:

    http://sinodo2015.lanuovabq.it/mons-forte-svela-un-retroscena-questi-non-sai-che-casino-ci-combinano/

    se però Forte mente, a oggi nessuno l’ha smentito…

    così, almeno ci diciamo le cose come stanno, e ci risparmiamo estenuanti discussioni, visto che abbiamo anche altre cose da fare…

  10. In nome della “sana dottrina” i pii e devoti farisei volevano lapidare la Maddalena. Sono passati duemila anni, ma vedo che qualcuno (una minoranza, per fortuna) è ancora fermo lì. A considerare il cristianesimo un elenco di codici e codicillli, di norme da rispettare, di streghe da bruciare e di Maddalene da lapidare. Gesù per voi è passato invano.

    1. Non ho capito, Isabella, scusami, perchè tu passi col rosso al semaforo ? Parcheggi sulle strisce pedonali ? Dove getti la pattumiera, per strada per terra o nel cassonetto ?

      MA CERTO CHE CI SONO NORME E REGOLE DA RISPETTARE !

      Che sta scritto da qualche parte o c’è una legge che ‘obbliga’ a dire “Buongiorno” quando entri in un negozio o in un ufficio……no, no che non c’è : eppure chi arriva/entra e non saluta è un gran cafone……o no ? O vuoi pure la ‘leggina’ scritta “quando si entra/arriva si saluta cordialmente”

      Che dire……mi cascano le braccia…..sù, sù, Isabella, smetti di fare la cattolica-fai-da-te (leggi: protestante) e studia/leggi la Dottrina, il Catechismo e la storia della Chiesa che è meglio (ops, pure una decina di vite di Santi ti farebbe bene giacchè ti trovi )

      ciaoooo 🙂

    2. Eh sì, noi siamo ancora fermi lì; ma nel senso che pensa lei, ma perché ci atteniamo agli insegnamenti di Cristo.
      In particolare, nell’episodio dell’adultera, Gesù non invita affatto i farisei a trasgredire la dottrina, anzi li sfida ad andare sino in fondo nell’obbedienza alla legge mosaica. Di più, una volta che costoro si tirano indietro, Gesù perdona l’adultera aggiungendo: “Va’ e non peccare più”.
      Tutto il contrario di quello che pensate voi, per i quali la misericordia è il lasciapassare per far quel che vi pare e sistemarvi la coscienza.

      1. Caro Michele, ti riporto il commento del Papa a proposito del “và e non peccare più”:
        Basilica di San Paolo fuori le mura, 2/6/16:
        “A volte mi dà un misto di pena e di indignazione quando qualcuno si premura di spiegare l’ultima raccomandazione, il «non peccare più». E utilizza questa frase per “difendere” Gesù e che non rimanga il fatto che si è scavalcata la legge.
        Nel suo dialogo con la donna il Signore apre altri spazi: uno è lo spazio della non condanna. Il Vangelo insiste su questo spazio che è rimasto libero. Nella donna si trattava di un peccato sociale, del peccato di qualcuno a cui la gente si avvicinava o per stare con lei o per lapidarla”.
        Caro Michele, non offenderti, ma tu e io non abbiamo capito niente.
        Ironia a parte, mi viene solo un commento: parole imbarazzanti!

  11. persino Don Ariel Levi di Gualdo, (tanto per intenderci) stra-citato dal “nostro” Marco (“Vega”) difensore d’ufficio di AL , nella sua recentissima arringa in favore del Card. Caffarra (contro l’eretico pseudo-teologo Grillo, link: http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2017/01/pubblicato-28.01.2017-Ariel-S.-Levi-di-Gualdo-IL-GRILLO-E-LA-FORMICUZZA-CONTRO-UN-GIGANTE-DELLA-MORALE-CATTOLICA-IL-CARDINALE-CARLO-CAFFARRA.pdf), dice queste testuali e chiarissime parole:

    …. purtroppo il .pdf è protetto e non si riesce a fare il copia/incolla: si legga l’ultima riga di pagine 7 fino al primo paragrafo di pagina 8.

    Alla faccia dei laudatores turiferari ad oltranza!

  12. perfino Don Ariel Levi di Gualdo, (tanto per intenderci) stra-citato dal “nostro” Marco (“Vega”) difensore d’ufficio di AL , nella sua recentissima arringa in favore del Card. Caffarra (contro l’eretico pseudo-teologo Grillo, link: http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2017/01/pubblicato-28.01.2017-Ariel-S.-Levi-di-Gualdo-IL-GRILLO-E-LA-FORMICUZZA-CONTRO-UN-GIGANTE-DELLA-MORALE-CATTOLICA-IL-CARDINALE-CARLO-CAFFARRA.pdf), dice queste testuali e chiarissime parole:

    …. purtroppo il .pdf è protetto e non si riesce a fare il copia/incolla: si legga l’ultima riga di pagine 7 fino al primo paragrafo di pagina 8.

    Alla faccia dei laudatores turiferari ad oltranza!

    1. “…. purtroppo il .pdf è protetto e non si riesce a fare il copia/incolla: si legga l’ultima riga di pagine 7 fino al primo paragrafo di pagina 8.”

      CORRIGE:

      l’ultima riga di pagina 8 fino al primo paragrafo di pagina 9

    2. E infatti ha fatto bene, perché Grillo nega l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi (ovvero che sono materia grave indipendentemente da circostanze e situazioni) e questo è certamente eretico.

      Amoris Laetitia non si muove su quel terreno, ma solo su quello della colpevolezza/imputabilità del peccatore: se infatti un atto intrinsecamente malvagio rimane sempre tale, le circostanze, le attenuanti e le intenzioni possono diminuire o annullare l’imputabilità del peccatore, che sarebbe colpevole di peccato solo veniale, in questo caso.

      Ma un atto intrinsecamente malvagio rimane sempre tale: Grillo nega questo ed è un eretico, giustamente criticato da Padre Ariel.

  13. Ma siete tutti impazziti? Trovo interessanti ed anche legittimi gli interrogativi che nascono naturalmente dalle nuove posizioni espresse dal Pontefice, ma é inaccettabile che vescovi e sacerdoti, spalleggiandosi l’un l’altro in una gara di presunzione, finiscano per dimenticare che la forza della Chiesa sta nella sua unità con il Papà ad ogni costo. Guardate cosa state causando: la divisione di cui ha bisogno il Maligno per operare in nome di un presunto ordine nuovo. Grazie a voi, preti e teologi saccenti, vescovi tanto ambiziosi quanto sclerotici, moralisti incapaci di proporre vie di autonomia responsabile, predicatori pedissequi ripetitori di concetti ormai inutili ed incomprensibili, canaglie dalla doppia vita, farisei ipocriti, …grazie a voi il Maligno sta minando conventi, seminari, furie e conferenze episcopali. La confusione non viene dal Papà ma dalla vostra ditta presunzione. Io sono fiero di sentirmi accanto al Papà e nutro fiduciosa certezza che, indipendentemente da quell’assurdo principio di infallibilità, in lui e con lui si percorra la via di Dio. E quei Cardonaloni e Vescovoni, turbati nelle loro “certezze dottrinali”, la smettano di generare ed alimentare il “dubbio” spacciandosi per preoccupati sostenitori del Papa e del suo pensiero, mentre corridono e squalificato. Franco Savoldi.

    1. La forza della Chiesa sta nell’unità a Cristo, di cui il papa dovrebbe essere Vicario. Emblematico che, negli ultimi anni, si parli tanto di “Chiesa di papa Francesco”, e non più di “Chiesa di Cristo”.

      Ma a voi trollatori certi concetti, pur elementari, proprio non entrano in testa.

      1. Non lo e’ mai stata, ne lo sarà Mai!
        i soldati di Cristo hanno commesso il più Grande degli errori, Non riconoscere il tempo della Parousia, mentre oggi gli ebrei conoscono il Messia in terra vivente, e lo attendono a Gerusalemme.

    2. A Franco Savoldi

      Si da il caso, che le ^certezze dottrinali^ non siano dei cardinaloni e vescovoni ma di personaggi come S.Paolo,S.Pietro ecc. Ma soprattutto di Gesu^ Cristo, Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per noi,
      Poi se il papa non e^ piu^ in grado di rappresentare Cristo in terra,preghiamo vivamente il Signore perche^ intervenga ancora una volta a salvare la barca!

    3. Mi spaice per lei… poche idee e tantissima confusione.
      Si legga qualche buon libro… magari NON scritto da Enzo Brianchi o da Vito Mancuso …

    4. Grazie a chi il maligno sta minando conventi, seminari, furie (?) e conferenze episcopali?
      Beato lei caro Savoldi, così radicato nelle sue “certezze dottrinali” da non sentire il bisogno di una voce chiara. Beato lei che può resistere anche nel marasma dottrinale causato dalle affermazioni del papa, saldo nella sua fede. Io, modestamente, sono pieno di dubbi e di incertezze. E il papa, non i Cardinaloni e i Vescovoni, me le sta amplificando.

  14. 2 febbraio 2017 alle 09:25
    “Devono tutti vivere da fratello e sorella

    http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P2RD.HTM

    8. “E così ben anche è obbligato il confessore ad ammonire chi sta nell’ignoranza colpevole di qualche suo obbligo, o sia di legge naturale o positiva.

    Che se il penitente l’ignorasse senza colpa, allora, quando l’ignoranza è circa le cose necessarie alla salvezza, in ogni conto gliela deve togliere; se poi è d’altra materia, ancorché sia circa i precetti divini, e ‘l confessore prudentemente giudica che l’ammonizione sia per nocere al penitente, allora devefarne a meno e lasciare il penitente, nella sua buona fede; ed in ciò s’accordano anche gli autori più rigidi. La ragione si è, perché si devemaggiormente evitare il pericolo del peccato formale che del materiale, mentre Dio solamente il formale punisce, poiché da questo solo si reputa offeso. Ciò sta provato pienamente nel Libro colla opinione de’ dd. a eccezione di pochi (6, 610).

    E quindi s’inferisce anche colla comune (6, 611), che nel caso che ‘l penitente avesse contratto matrimonio invalido per qualche impedimento occultoe stesse in buona fede, ed inoltre vi fosse pericolo d’infamia, di scandalo o d’incontinenza, se gli fosse manifestata la nullità, allora deve il confessorelasciarlo in buona fede finché gli ottenga la dispensa (eccettoché se la dispensa facilmente e subito potesse ottenersi).11 Ed in tal caso, cioè quando sta in buona fede, se mai il penitente si confessasse di ave negato senza giusta causa il debito coniugale, dicono i dd (ibid) che il confessore deve benancoa ciò obbligarlo.

    – 13 –

    Come poi debba portarsi il confessore cogli sposi che stessero per contrarre qualche matrimonio nullo e si temesse di peccato formale o di scandalo, manifestandosi loro la nullità, si osservino le risoluzioni poste nel Libro (6, 612 – 613).12

    Così anche, secondo la comun sentenza, deve omettersi l’ammonire di qualche obbligo di restituzione chi stesse in piena buona fede, se certamente si prevedesse che ‘l penitente non ubbidirebbe all’ammonizione (6, 614, v. Infertur 2).”

    Ricordo che i casi di cui parlava Sant’Alfonso li erano casi di matrimoni nulli, quindi fornicazione oggettiva, e la fornicazione è un peccato grave è un atto intrinsecamente malvagio come l’adulterio.

    Se certi accorgimenti devono essere utilizzati in quei casi possono essere utilizzati anche per i secondi matrimoni per non mettere quelle persone in pericolo, dove il Confessore valutasse che sia opportuno (e ricordo che Sant’Alfonso è stato nominato da Papa Pio XII il celeste patrono dei confessori e moralisti).

  15. Questo per rispondere a chi afferma che basta che il sacerdote informi il penitente perché questi pecchi mortalmente.

    Le cose non stanno così perchè:

    1) anche dove c’è piena avvertenza può mancare il deliberato consenso (ad esempio nei casi dove c’è una nuova famiglia, e se il/la penitente imponesse la castità assoluta al coniuge che la rifiuta la famiglia si distruggerebbe) perché viene a mancare la libertà di agire diversamente (e con essa il peccato mortale);

    2) in questi casi il Confessore è chiamato a non imporre la Legge alla persona (vedere quanto riporta Sant’Alfonso su casi di fornicazione, peccato intrinsecamente malvagio contro il sesto comandamento) perché imporle un vincolo del genere significherebbe rischiare di metterla in peccato mortale; in questi casi invece il confessore valutando che non c’è la possibilità di agire diversamente per questa persona senza una nuova colpa, ad esempio la distruzione della famiglia, potrà valutare che c’è solo peccato veniale (mancando la libertà) ed evitare di insistete inopportunamente sulla Legge. Tutto questo per il bene di questa persona, per non rischiare di farla passare dal peccato grave materiale al peccato mortale (l’unico che priva della Grazia di Dio e mette a rischio di dannazione).

    I rigoristi riflettano su quanto ho riportato da Sant’Alfonso Maria de Ligùori, nominato da Papa Pio XII “celeste patrono dei confessori e moralisti”, perché lui non condivide affatto la loro disumana rigidità.

    1. “I rigoristi riflettano su quanto ho riportato da Sant’Alfonso Maria de Ligùori, nominato da Papa Pio XII “celeste patrono dei confessori e moralisti”, perché lui non condivide affatto la loro disumana rigidità”.

      Ma smettila di ritagliare dal Liguori solo i passi che più ti fanno comodo.

      Quale disumana rigidità?

      Un medico che afferma che è necessario pulire e disinfettare la ferita (ossia pentirsi e confessarsi, e tenersi lontano dai peccati gravi), prima di fasciarla e metterla a riposo… e forse un medico rigidamente disumano?

      Chi ha letto TUTTO l’insegnamento del Liguori (come ti ha ribadito più volte Berlicche nei giorni scorsi, a quanto pare invano), sa benissimo che la tua interpretazione è faziosa e capziosa. Altro che no.

      Cristo per primo ha proclamato che occorre evangelizzare, e ammonire i peccatori è opera di misericordia spirituale. Se fosse come tu dici, anzi come fai dire a Sant’Alfonso… Cristo che cosa è venuto a fare?
      E, se fosse così facile “scavalcare” il peccato… per quale assurdo motivo Cristo sarebbe morto in Croce?

      Teniamoci dunque tutti nell’ignoranza, e facciamo ciò che meglio ci pare… tanto ci salveremo comunque, secondo i tuoi canoni protestantoidi.

      1. Non ci siamo capiti: Sant’Alfonso ha scritto chiaramente che, dove si prevedesse che il penitente non si emenderebbe, è bene non imporgli la Legge per non provocare un danno maggiore (ovvero il peccato mortale) e questo è un fatto.

        Cito di nuovo Sant’Alfonso

        ” se il confessore prudentemente giudica che l’ammonizione sia per nocere al penitente, allora devefarne a meno e lasciare il penitente, nella sua buona fede; ed in ciò s’accordano anche gli autori più rigidi. La ragione si è, perché si devemaggiormente evitare il pericolo del peccato formale che del materiale, mentre Dio solamente il formale punisce, poiché da questo solo si reputa offeso. Ciò sta provato pienamente nel Libro colla opinione de’ dd. a eccezione di pochi (6, 610).”

        Le sue parole mi sembrano chiare e prive di fraintendimento possibile.

        Dove dice che occorre invece imporre la Legge anche dove venisse a danno del penitente è nel caso in cui, cito sempre Sant’Alfonso

        ” deve però eccettuardene quando dall’ignoranza dovesse avvenirne danno al ben comune (6, 615), perché allora il confessore, essendo egli costituito ministro a pro della repubblica cristiana, è tenuto a preferire il ben comune al privato del penitente, sebbene preveda che a costui non gioverà l’ammonizione: onde in ogni conto deve ammonire i principi, i governatori, i confessori ed i prelati che mancano al loro obbligo, perché la loro ignoranza, sebbene invincibile, sempre sarà di danno alla comunità almeno per lo scandalo, mentre gli altri facilmente stimeranno esser lecito ciò che vedono fare da’ superiori.”.

        Cristo è venuto per salvarci, ma la Legge, se imposta sempre in tutto il suo rigore e senza tenere conto delle circostanze, condanna le persone redendo vano, per loro, il sacrificio di Cristo. Ecco perché Sant’Alfonso dice questo.

        Una applicazione cum granu salis della Legge (ovvero subordinandola al bene del penitente) evita che la Legge diventi “la forza del peccato” (1 Cor 15,56) che condanna.

        Dici bene

        “Un medico che afferma che è necessario pulire e disinfettare la ferita (ossia pentirsi e confessarsi, e tenersi lontano dai peccati gravi), prima di fasciarla e metterla a riposo… e forse un medico rigidamente disumano?”

        Ma in certi casi, come quelli evidenziati da Sant’Alfonso, fasciare la ferita significa “non dare forza al peccato” applicando la Legge in maniera più tenera.

        Le parole del Liguori sono inequivocabili, se ne trovi altre che mi confutano cita pure.

        1. Non serve citare altro: riprendo ciò che tu hai già citato, e nello specifico: “deve però eccettuarsene quando dall’ignoranza dovesse avvenirne danno al ben comune (6, 615), perché allora il confessore, essendo egli costituito ministro a pro della repubblica cristiana, è tenuto a preferire il ben comune al privato del penitente, sebbene preveda che a costui non gioverà l’ammonizione”.

          Siccome anche l’adulterio rientra nei peccati che danneggiano il bene comune (fra le altre cose per lo scandalo che si dà, a livello comunitario, col rompere un Sacramento il quale, di fronte a Dio, rimane valido per sempre), ecco che il confessore ha l’obbligo di ammonire l’adultero.

          Perciò, se anche ci fosse ignoranza (ed è tutto da dimostrare: chi può sinceramente affermare di NON sapere che, per la Chiesa Cattolica, l’adulterio è un atto intrinsecamente cattivo?), dalla seconda confessione in poi non si può più addurre la scusa di “non sapere”, ossia appunto di ignoranza.

          Se il confessore non avverte l’adultero, il confessore pecca e fa sacrilegio del Sacramento della Penitenza.
          Se l’adultero, dopo essere stato avvisato, persiste nella sua condotta peccaminosa, quella condotta si configura come peccato mortale: perché è mortale la materia, e perché – a quel punto – si pecca sapendo di peccare.

          Ti cito don Ariel, dopo aver osservato che, anche nei suoi confronti, continui a “leggere” solo ciò che più ti fa comodo:
          “Del tutto diverso è il caso dell’adulterio, che come in tutti gli atti intrinsecamente cattivi, non può produrre nulla di simile [nessun bene spirituale e morale], se non attraverso la rinuncia allo stesso peccato d’adulterio.
          Anche l’adulterio, ovviamente, è un peccato contro la vita, ossia la vita di coppia. Ma è ingannevole credere che per due sposi possa a un certo punto darsi una diversa vita di coppia, migliore di quella che già vivono, in nome della quale lasciare quella per abbracciare l’altra, anche se purtroppo il ragionamento dell’adultero è proprio questo”.

          Anche Ariel parla di rinuncia all’adulterio, senza se e senza ma. Esattamente come Cristo, che nel Vangelo non lascia spiraglio alcuno, e non giustifica in alcun modo gli adulteri.

          Inoltre un confessore che assolve un adultero che protrae nel tempo il suo peccato, e che non ha la minima intenzione di mutar vita, contravviene al CCC 1650 e al CIC 915, oltre che a vari documenti del Magistero precedente.

          E contravviene anche a ciò che infallibilmente ha insegnato il Concilio di Trento: sia sull’impossibilità, per chiunque, di asserire con certezza che un’anima si trovi in stato di Grazia (soprattutto se quell’anima pecca gravemente e continuativamente); sia per quanto riguarda il fatto che Iddio concede la Grazia sufficiente per rompere un legame peccaminoso, a chiunque voglia uscire da una situazione di peccato, specie se protratto.

          1. @Adolfo

            “Siccome anche l’adulterio rientra nei peccati che danneggiano il bene comune (fra le altre cose per lo scandalo che si dà, a livello comunitario, col rompere un Sacramento il quale, di fronte a Dio, rimane valido per sempre), ecco che il confessore ha l’obbligo di ammonire l’adultero.”

            Non quando da questa ammonizione dovesse venire la perdizione di quest’anima.

            Non c’è nulla contro il bene comune perché:

            1) il peccato di queste persone sono i loro rapporti sessuali;

            2) ma nessuno, specie se vanno a comunicarsi in un’altra parrocchia (cosa che in genere i confessori consigliano in questi casi) sa nè se queste persone sono divorziate risposate nè tantomeno se hanno rapporti sessuali.

            Perciò ecco che tutto il tuo post crolla come un castello di carte.

            “Perciò, se anche ci fosse ignoranza (ed è tutto da dimostrare: chi può sinceramente affermare di NON sapere che, per la Chiesa Cattolica, l’adulterio è un atto intrinsecamente cattivo?), dalla seconda confessione in poi non si può più addurre la scusa di “non sapere”, ossia appunto di ignoranza.”

            Anche dove manchi l’ignoranza (che come ti ho già detto non è la semplice non conoscenza della norma) la persona può mancare della libertà di agire diversamente, per esempio se si è formata una nuova famiglia.

            “Se il confessore non avverte l’adultero, il confessore pecca e fa sacrilegio del Sacramento della Penitenza.
            Se l’adultero, dopo essere stato avvisato, persiste nella sua condotta peccaminosa, quella condotta si configura come peccato mortale: perché è mortale la materia, e perché – a quel punto – si pecca sapendo di peccare.”

            Se la persona non è libera di agire diversamente il peccato non è mortale. È libera di agire diversamente una persona che ha una nuova famiglia e che si imponenza la castità al partner, che non l’accetta, si sfalderebbe, con grave danno dei figli? Risposta: no.

            “Ti cito don Ariel, dopo aver osservato che, anche nei suoi confronti, continui a “leggere” solo ciò che più ti fa comodo:
            “Del tutto diverso è il caso dell’adulterio, che come in tutti gli atti intrinsecamente cattivi, non può produrre nulla di simile [nessun bene spirituale e morale], se non attraverso la rinuncia allo stesso peccato d’adulterio.
            Anche l’adulterio, ovviamente, è un peccato contro la vita, ossia la vita di coppia. Ma è ingannevole credere che per due sposi possa a un certo punto darsi una diversa vita di coppia, migliore di quella che già vivono, in nome della quale lasciare quella per abbracciare l’altra, anche se purtroppo il ragionamento dell’adultero è proprio questo”.”

            Li parla di una persona che ha un amante, e vuole lasciare la sua famiglia, non sta parlando di una famiglia di divorziati risposati già consolidata, perché in quei casi non si può intervenire tagliando tutto con l’accetta come dici tu.

            Cito proprio Padre Ariel http://isoladipatmos.com/amoris-laetitia-siate-casti-pero-pagate-le-tasse-perche-il-pagamento-delle-tasse-e-un-vero-dogma-di-fede/

            “A quelli che il Santo Padre indica a giusta ragione come moderni farisei, pelagiani, amanti del legalismo, o di quella che io chiamo la morale disumana che in quanto tale non può essere mai morale cattolica, sfugge un problema di fondo: esistono molti peccati gravi, anzi gravissimi, molto più gravi dei peccati variamente legati al sesso o al cosiddetto vizio capitale delle lussuria, che vanno tutti e di rigore dalla cintura in su. Ma per loro, invece, esistono solo i peccati che vanno dalla cintura in giù. Siamo insomma di fronte a persone che con la sessualità umana hanno un cattivo rapporto, verso il sesso hanno invece una vera e propria ossessione.

            .

            Come persona celibe e vincolata per libera scelta di vita alla castità, sono stato ripetutamente assalito da terribile orticaria tutte le volte che dei Signori Laici, con una leggerezza nauseabonda ed una sicumera intollerabile, hanno pronunciato come un dogma di fede la frase: «I divorziati risposati? Purché vivano come fratello e sorella, perché allora, in tal caso, possono …». E ogni volta che di questi tempi sento pronunciare la frase «come fratello e sorella», mi si scoglie l’adrenalina nel sangue, tanto sono memore come pastore in cura di anime, come confessore e come direttore spirituale, quanti drammi vivono certe famiglie. Ma soprattutto conosco, frequento e ho rapporti giornalieri con divorziati risposati che hanno sempre garantito ai loro figli la migliore educazione cattolica, all’interno di famiglie autenticamente cristiane, nelle quali uno dei due coniugi è semmai divorziato e risposato civilmente in seconde nozze. Uno spirito cristiano che purtroppo non si trova invece in molte famiglie cosiddette regolari nelle quali, quando il figlio torna a casa dal catechismo, i genitori si divertono a dirgli tra lazzi e sprezzi l’esatto contrario di quel ch’è stato spiegato loro in parrocchia, istruendoli sin da bimbi a capire che «i preti e tutti coloro che stanno attorno ai preti, raccontano da sempre un sacco di bischerate». Questa frase virgolettata mi fu riferita tre anni fa, durante la confessione, da un adolescente che tre giorni dopo avrebbe ricevuto il Sacramento della Cresima nel Duomo di San Gimignano, presso il quale mi trovavo proprio per confessare i prossimi cresimandi.

            .

            A maggior ragione io sacerdote e pastore in cura d’anime, per mistero di grazia dispensatore dei Sacramenti, mai mi sono permesso e mai mi permetterò di puntare il dito verso certe “coppie irregolari” pronunciando la farisaica sentenza: «Purché viviate da fratello e sorella», tanto sono consapevole, come confessore e direttore spirituale, che i peggiori peccati contro la carità, vanno quasi tutti e di rigore dalla cintura in su e sono commessi da molte persone che vivono situazioni matrimoniali e familiari di fatto e di diritto del tutto conformi e regolari alle leggi canoniche.

            .

            La mancanza di delicatezza di questi neo-farisei che sentenziano dall’empireo della loro colossale ignoranza teologica e canonica in nome di una dura legge che è la legge umana loro e non la legge divina di Cristo, è per me fonte di dolore e imbarazzo, specie quand’è unita alla presunzione di reputarsi e di sentirsi per questo dei veri e autentici cattolici, dei difensori dell’unica e vera fede.”

            Ciò che padre Ariel condanna senza se e senza ma è l’adulterio, non i peccatori che lo commettono, perché sa che molto spesso hanno attenuanti che ne diminuiscono la colpevolezza. Ecco perché scrive

            “A maggior ragione io sacerdote e pastore in cura d’anime, per mistero di grazia dispensatore dei Sacramenti, mai mi sono permesso e mai mi permetterò di puntare il dito verso certe “coppie irregolari” pronunciando la farisaica sentenza: «Purché viviate da fratello e sorella»”

            E che

            “soprattutto conosco, frequento e ho rapporti giornalieri con divorziati risposati che hanno sempre garantito ai loro figli la migliore educazione cattolica, all’interno di famiglie autenticamente cristiane, nelle quali uno dei due coniugi è semmai divorziato e risposato civilmente in seconde nozze. Uno spirito cristiano che purtroppo non si trova invece in molte famiglie cosiddette regolari nelle quali, quando il figlio torna a casa dal catechismo, i genitori si divertono a dirgli tra lazzi e sprezzi l’esatto contrario di quel ch’è stato spiegato loro in parrocchia, istruendoli sin da bimbi a capire che «i preti e tutti coloro che stanno attorno ai preti, raccontano da sempre un sacco di bischerate”.

            ” e contravviene anche a ciò che infallibilmente ha insegnato il Concilio di Trento: sia sull’impossibilità, per chiunque, di asserire con certezza che un’anima si trovi in stato di Grazia (soprattutto se quell’anima pecca gravemente e continuativamente); sia per quanto riguarda il fatto che Iddio concede la Grazia sufficiente per rompere un legame peccaminoso, a chiunque voglia uscire da una situazione di peccato, specie se protratto.”

            La Grazia Sufficiente riguarda il peccato mortale, la possibilità di evitare il peccato mortale, non la possibilità di evitare i peccati veniali. L’adulterio può essere peccato veniale se manca la possibilità di agire diversamente senza una nuova colpa? Risposta:SI.

            E il Concilio di Trento dice questo sul peccato veniale

            Concilio di Trento (D. B. 833)
            “Se alcuno dirà che l’uomo una volta giustificato non possa più peccare… o al contrario che possa in tutta la sua vita evitare i peccati anche veniali, se non per uno speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa in riguardo della B. Vergine, sia scomunicato”.

            Ci sono situazioni dove uscire da una situazione di peccato grave protratto distrugge delle vite, dove ad esempio si è formata una nuova famiglia, e quindi la
            persona non è libera di farlo.

            Il fatto che a voi lapidatori non importi nulla di questo, perché tanto sono famiglie “eretiche” con “figli bastardi” che non vanno tutelati, non cambia il fatto che alla Chiesa invece importa.

            Notte.

  16. “Il fatto che a voi lapidatori non importi nulla di questo, perché tanto sono famiglie “eretiche” con “figli bastardi” che non vanno tutelati, non cambia il fatto che alla Chiesa invece importa”.

    Sai che c’è?

    Continua pure a fare il cane che si morde la coda, presentando di continuo dei ragionamenti capziosi che, secondo il tuo modo di vedere, di fatto “annullano” i peccati. E continua pure a offendere chi non la pensa come te, e segue il Magistero di sempre, chiamando “lapidatori” delle persone a cui sta invece a cuore il vero bene delle anime.

    Con Bergoglio voi protestantoidi avete ottenuto ciò che desideravate da tempo: andate pure avanti, e contenti voi, contenti tutti.

    1. Tu continui a confondere l’annullamento del peccato (cosa impossibile, a meno che non lo si commetta) con la responsabilità di chi lo commette: questa è l’attitudine da “lapidatore”. So perfettamente che tu non sei una persona cattiva e che hai a cuore il vero bene delle anime, ma ciò che proponi in realtà non è affatto per il loro bene.

      Ti faccio un esempio concreto.

      Tu hai scritto

      “Siccome anche l’adulterio rientra nei peccati che danneggiano il bene comune (fra le altre cose per lo scandalo che si dà, a livello comunitario, col rompere un Sacramento il quale, di fronte a Dio, rimane valido per sempre), ecco che il confessore ha l’obbligo di ammonire l’adultero.”

      Ora, come ho già scritto la Chiesa in questi casi non considera peccato grave materiale che queste persone vivano insieme, vuoi per i figli, vuoi per il reciproco sostegno, se non hanno rapporti sessuali.

      In questo caso, anzi, la ferita al bene comune si avrebbe invitando sempre e comunque queste persone a separarsi, perché:

      1) molto spesso si trovano in situazioni dove il primo matrimonio è irrecuperabile;

      2) distruggere la loro unione imponendo loro di separarsi li esporrebbe al randagismo sentimentale (l’uomo NON è fatto per stare da solo, e non diventa magicamente fatto per stare da solo solamente perché gli è andato male il matrimonio), per non parlare del danno ai figli;

      3) se la Chiesa imponesse sempre e comunque la separazione in questi casi avremmo DI FATTO MILIONI E MILIONI DI FAMIGLIE DISTRUTTE dopo quelle “originali e valide” già distrutte. Sarebbe un bene per il “bene comune”, questo, secondo te? Dimmi.

      Nel 2014 ci sono state 89.303 in Italia e 52.335 divorzi. Il che significa che 140.000 persone che con ogni probabilità troveranno un altro partner, formando quindi 140.000 nuove famiglie. https://www.istat.it/it/archivio/173316

      Sarebbe una cosa buona e benefica, per il bene comune, distruggere tutte queste famiglie? Solo un completo demente potrebbe pensare ciò, perciò sono sicuro che sarai d’accordo con me, non essendo tu un demente.

      La cosa che deve fare la Chiesa è:

      1) accompagnare gli sposi per far si che non si separino;

      2) accompagnare chi è già separato o risposato per fargli capire che non sono condannati, anche se attualmente non sono in grado di agire diversamente senza una nuova colpa.

      La Chiesa oggi vuole recuperare alla Fede questi milioni e milioni di cattolici (pensa, solo in Italia 140.000 persone all’anno terminano una relazione matrimoniale) alla Fede e non abbandonarli a Satana.

      Perciò come vedi la giustificazione del “Bene comune” che hai addotto non regge.

      Il problema coi divorziati risposati sono i loro peccati privati, cioè i loro peccati sessuali.

      Ma se non hanno piena avvertenza (leggi cosa ha detto qui http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351390 il Cardinale Antonelli sull’ignoranza invincibile e il “punto E” del suo discernimento) o deliberato consenso di agire diversamente (dove imporre la castità al coniuge significherebbe la distruzione della famiglia) il loro peccato sessuale, seppur grave materialmente, non è mortale ma solo veniale.

      Mi dici in che modo non imporre a queste persone la castità assoluta, per il momento, dicendogli di andarsi a comunicare in un’altra parrocchia, provocherebbe danni al bene comune, visto che nell’altra parrocchia non sanno che nè che sono divorziati risposati nè tantomeno se hanno rapporti sessuali?

      Lo capisci vero che non c’entra nulla? E che tutto questo ha il sapore di una rivendicazione dei “giusti” che non vogliono che si venga incontro ai peccatori, ma vogliono mettere la Legge sopra tutto anche dove fosse dannosa per le anime (da lì il mio aggettivo “lapidatori”, lapidatori di anime in questo caso, perché essere disposti a mettere milioni di persone in peccato mortale pur di non venirgli incontro significa essere assassini di anime) ?

      Spero che tu abbia capito.

      1. “ma vogliono mettere la Legge sopra tutto anche dove fosse dannosa per le anime”??!
        Tutta la dannosità di tanto vano ragionare puramente umano , non ti offendere Marco, sei in buona compagnia, , si evidenzia in queste due righe.
        Perché ci si scorda, a furia di voler essere più misericordiosi di Cristo stesso, che la legge Dio l’ha data proprio per la salvezza delle anime!

        1. “Perché ci si scorda, a furia di voler essere più misericordiosi di Cristo stesso, che la legge Dio l’ha data proprio per la salvezza delle anime!”

          Il problema sta proprio qui: a furia di elucubrare, a furia di arrampicarsi su specchi insaponati, allo scopo di “annullare” il peccato, si finisce con l’asserire che la Legge, data da Dio appunto per la salvezza delle anime, diventa ciò che le anime le rovina.

          Una vera e propria inversione della Dottrina.

          Di fatto si negano gli atti intrinsecamente cattivi, così come si nega la Grazia di Dio, affermando che un peccatore grave e protratto nel tempo… fa benissimo a perseverare nel peccato.

          1. @Adolfo

            “Il problema sta proprio qui: a furia di elucubrare, a furia di arrampicarsi su specchi insaponati, allo scopo di “annullare” il peccato, si finisce con l’asserire che la Legge, data da Dio appunto per la salvezza delle anime, diventa ciò che le anime le rovina.”

            Che una applicazione sempre e comunque rigorista della Legge rovini le anime condannandole non lo dico io, è un dato di fatto.

            San Paolo definiva la Legge “forza del peccato” (1 Cor 15,56) per un motivo preciso, sai? Non perché aveva voglia di scrivere a vanvera.

            In ogni caso, che una applicazione rigorista della Legge possa condannare è scritto chiaramente qui http://www.marcotosatti.com/2017/02/02/nuovo-appello-al-papa-mille-sacerdoti-chiedono-chiarezza-e-una-risposta-ai-dubia-risolto-pare-il-caso-di-don-uribe/#comment-5938 da Sant’Alfonso, con parole non fraintendibili, e li trattava di fornicazione, peccato grave contro il sesto comandamento -come l’adulterio- e atto intrinsecamente malvagio- come l’adulterio.

            “Di fatto si negano gli atti intrinsecamente cattivi”

            Chiunque neghi l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi è eretico.

            Ma qui la questione non c’entra nulla, perché anche commettendo un atto intrinsecamente malvagio le attenuanti possono far si che non ci sia colpa mortale.

            Nell’altro topic ho fatto l’esempio di un padre costretto a calunniare una persona, rovinandole la vita, perché altrimenti suo figlio viene torturato e ucciso. Il fatto che con questa calunnia il padre abbia salvato la vita di suo figlio non rende tale calunnia “buona in se” (la calunnia è intrinsecamente malvagia) ma di certo questo padre non ha peccato mortalmente, essendo stato costretto a farlo per la salvezza del figlio.

            I divorziati risposati possono trovarsi in condizioni dove imporre la castità significherebbe distruggere la famiglia con grave danno dei figli, se il coniuge non l’accetta; e quindi in situazioni dove anche la loro libertà di agire diversamente è limitata (e quindi, sebbene l’adulterio rimanga un atto intrinsecamente malvagio, non portano colpa mortale per mancanza di deliberato consenso).

            Perché continui -falsamente- a dichiarare che io negherei l’esistenza di atti intrinsecamente malvagi? La malvagità di un atto non necessariamente comporta la piena responsabilità di chi lo commette.

        2. @Luca

          “Tutta la dannosità di tanto vano ragionare puramente umano , non ti offendere Marco, sei in buona compagnia, , si evidenzia in queste due righe.
          Perché ci si scorda, a furia di voler essere più misericordiosi di Cristo stesso, che la legge Dio l’ha data proprio per la salvezza delle anime!”

          Esatto, ma una applicazione senza criterio della Legge invece di salvare condanna. Non me lo invento io, legga cosa scriveva qui http://www.marcotosatti.com/2017/02/02/nuovo-appello-al-papa-mille-sacerdoti-chiedono-chiarezza-e-una-risposta-ai-dubia-risolto-pare-il-caso-di-don-uribe/#comment-5938 Sant’Alfonso Maria De Liguori.

          Ritiene che il confessore nominato da Pio XII come “santo patrono dei confessori e moralisti” fosse un cretino?

          Ho scritto più volte che la Legge è buona e santa ma che una applicazione rigorista della legge condanna.

    2. Tu continui a confondere l’annullamento del peccato (cosa impossibile, a meno che non lo si commetta) con la responsabilità di chi lo commette: questa è l’attitudine da “lapidatore”. So perfettamente che tu non sei una persona cattiva e che hai a cuore il vero bene delle anime, ma ciò che proponi in realtà non è affatto per il loro bene.

      Ti faccio un esempio concreto.

      Tu hai scritto

      “Siccome anche l’adulterio rientra nei peccati che danneggiano il bene comune (fra le altre cose per lo scandalo che si dà, a livello comunitario, col rompere un Sacramento il quale, di fronte a Dio, rimane valido per sempre), ecco che il confessore ha l’obbligo di ammonire l’adultero.”

      Ora, come ho già scritto la Chiesa in questi casi non considera peccato grave materiale che queste persone vivano insieme, vuoi per i figli, vuoi per il reciproco sostegno, se non hanno rapporti sessuali.

      In questo caso, anzi, la ferita al bene comune si avrebbe invitando sempre e comunque queste persone a separarsi, perché:

      1) molto spesso si trovano in situazioni dove il primo matrimonio è irrecuperabile;

      2) distruggere la loro unione imponendo loro di separarsi li esporrebbe al randagismo sentimentale (l’uomo NON è fatto per stare da solo, e non diventa magicamente fatto per stare da solo solamente perché gli è andato male il matrimonio), per non parlare del danno ai figli;

      3) se la Chiesa imponesse sempre e comunque la separazione in questi casi avremmo DI FATTO MILIONI E MILIONI DI FAMIGLIE DISTRUTTE dopo quelle “originali e valide” già distrutte. Sarebbe un bene per il “bene comune”, questo, secondo te? Dimmi.

      Nel 2014 ci sono state 89.303 in Italia e 52.335 divorzi. Il che significa che 140.000 persone che con ogni probabilità troveranno un altro partner, formando quindi 140.000 nuove famiglie. https://www.istat.it/it/archivio/173316

      Sarebbe una cosa buona e benefica, per il bene comune, distruggere tutte queste famiglie? Solo un completo demente potrebbe pensare ciò, perciò sono sicuro che sarai d’accordo con me, non essendo tu un demente.

      La cosa che deve fare la Chiesa è:

      1) accompagnare gli sposi per far si che non si separino;

      2) accompagnare chi è già separato o risposato per fargli capire che non sono condannati, anche se attualmente non sono in grado di agire diversamente senza una nuova colpa.

      La Chiesa oggi vuole recuperare alla Fede questi milioni e milioni di cattolici (pensa, solo in Italia 140.000 persone all’anno terminano una relazione matrimoniale) alla Fede e non abbandonarli a Satana.

      Perciò come vedi la giustificazione del “Bene comune” che hai addotto non regge.

      Il problema coi divorziati risposati sono i loro peccati privati, cioè i loro peccati sessuali.

      Ma se non hanno piena avvertenza (leggi cosa ha detto il Cardinale Antonelli sull’ignoranza invincibile e il “punto E” del suo discernimento) o deliberato consenso di agire diversamente (dove imporre la castità al coniuge significherebbe la distruzione della famiglia) il loro peccato sessuale, seppur grave materialmente, non è mortale ma solo veniale.

      Mi dici in che modo non imporre a queste persone la castità assoluta, per il momento, dicendogli di andarsi a comunicare in un’altra parrocchia, provocherebbe danni al bene comune, visto che nell’altra parrocchia non sanno che nè che sono divorziati risposati nè tantomeno se hanno rapporti sessuali?

      Lo capisci vero che non c’entra nulla? E che tutto questo ha il sapore di una rivendicazione dei “giusti” che non vogliono che si venga incontro ai peccatori, ma vogliono mettere la Legge sopra tutto anche dove fosse dannosa per le anime (da lì il mio aggettivo “lapidatori”, lapidatori di anime in questo caso, perché essere disposti a mettere milioni di persone in peccato mortale pur di non venirgli incontro significa essere assassini di anime) ?

      Spero che tu abbia capito.

    3. Cito da qui
      http://cordialiter.blogspot.it/2015/08/i-rigoristi-edificano-per-linferno.html

      “Secondo Sant’Antonino e Sant’Alfonso, i rigoristi edificano per l’inferno, perché inducono i fedeli a commettere dei peccati mortali. Ecco le testuali parole del Patrono dei Confessori e dei Moralisti: «Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono». Faccio un esempio: un rigorista afferma che maledire i morti sia peccato grave, mentre Sant’Alfonso diceva che ordinariamente è peccato veniale. Dunque, se una persona non esperta in Teologia Morale crede, anche se non è vero, che maledire i morti sia colpa grave, pecca davvero gravemente se poi lo fa.”

      Questo per farti capire che la corrente rigorista che sta interno alla Chiesa, e di cui tu condividi quasi tutti i postulati, non è nulla di nuovo, è semplicemente il rigorismo giansenista già combattuto da Sant’Alfonso, che in tutta la vita non ha mia mai mandato un penitente fuori dal confessionale senza assoluzione, sebbene poi scrivesse libri durissimi dove diceva cose come “ne manda più all’inferno la Misericordia della Giustizia” o dove diceva che DIO abbandona nella morte i peccatori. Tutte cose dette per eccitare il pentimento in chi lo leggeva, ma poi nella pratica era molto buono e dolce, tanto è vero che, addirittura, consigliava di non imporre la Legge ai fornicatori (chi stava per contrarre un matrimonio nullo, visto che un matrimonio nullo è fornicazione a tutti gli effetti) per non metterli in peccato mortale, come puoi leggere nel link che ho riportato in un post sopra.

      Al contrario, i rigoristi della sua epoca non conoscevano alcuna misericordia, tanto è vero che imponevano ai fedeli dei pesi insopportabili, avvelenando la loro coscienza e rendendo loro quasi impossibile il vivere in Grazia, imponendo loro vincoli su vincoli.

      E, mi dispiace, ma nei tradizionalisti di oggi si vede la stessa rigidità e spietatezza dei rigoristi di ieri, che con la loro “idolatria dell’astratto”, della Legge slegata da qualunque circostanza personale del penitente, non si fanno problemi a condannare le anime.

      Ad ogni modo, le parole di Sant’Alfonso sono chiarissime.

  17. L’articolo del Cardinale Antonelli di cui ho parlato è questo http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351390

    Quello che non capisci, Adolfo, è che il peccato non ha forza “in se”. Senza la Legge il peccato rimane solo materiale, ma come ha spiegato Sant’Alfonso, Dio è offeso solo dal peccato mortale, non da quello materiale.

    Non fraintendermi: so che la Legge è comunque per il Bene, ma ci sono situazioni dove imporla significa NON fare il bene di quell’anima, ma piuttosto condannarla a morte (anche questo ben spiegato da Sant’Alfonso).

    In questi casi la cosa migliore da fare è non dare forza al peccato evitando di imporre la Legge. La Legge infatti è la forza del peccato (1 Cor 15,56), ciò che “gli dà vita” e lo rende veleno per l’anima di chi lo commette.

    San Paolo è stato molto chiaro in questo (enfasi mia in maiuscolo)

    ” Che diremo dunque? Che la Legge è peccato? No, certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non mediante la Legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza, se la Legge non avesse detto: Non desiderare. Ma, presa l’occasione, il peccato scatenò in me, mediante il comandamento, ogni sorta di desideri. SENZA LA LEGGE INFATTI IL PECCATO È MORTO. E un tempo io vivevo senza la Legge ma, sopraggiunto il precetto, IL PECCATO HA RIPRESO VITA E IO SONO MORTO. Il comandamento, che doveva servire per la vita, È DIVENUTO PER ME MOTIVO DI MORTE. Il peccato infatti, presa l’occasione, mediante il comandamento mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte. Così la Legge è santa, e santo, giusto e buono è il comandamento. Ciò che è bene allora è diventato morte per me? No davvero! Ma il peccato, per rivelarsi peccato, mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perché il peccato risultasse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento”. (Rom 7,7-13)

    San Paolo spiega che:

    1) senza la Legge il peccato è morto, perché non esiste peccato, per quanto grave, che se commesso con buona coscienza faccia perdere la Grazia di Dio. Ora, la Legge toglie proprio la buona coscienza e, anzi, mette la coscienza sotto un vincolo (“tu non farai questo”, “non farai quello” ecc) che se spezzato provoca il peccato mortale. La Legge quindi, in un certo senso, “vitalizza” il peccato, lo rende nocivo per l’anima quando, prima, se commesso in buona coscienza, non lo era (nocivo);

    2) tuttavia la Legge è buona, perché il rispetto della Legge santifica. È però sentenza di condanna per l’uomo decaduto e peccatore, che si trova in condizione di peccare mortalmente a causa della Legge che, pur rimanendo buona, diventa per così dire “alleata” del peccato e di Satana nel dare la morte (spirituale) al peccatore. Di questa morte parla proprio San Paolo quando dice “sopraggiunto il precetto il il peccato ha ripreso vita e io sono morto. Il comandamento, che doveva servire per la vita, è divenuto per me motivo di morte.”
    Qua troviamo tutto quanto ho già detto, ovvero che mentre PRIMA, senza la Legge, San Paoo era vivo e il peccato era morto (San Paolo dice proprio esplicitamente “senza la Legge il peccato è morto) , DOPO, con la conoscenza della Legge, il peccato ha preso vita ed ad essere morto è San Paolo, morto spiritualmente per il peccato mortale.

    Cosa capiamo da tutto questo? Che la Legge, se non usata e applicata “cum granu salis”, tagliando tutto con l’accetta come fanno i tradizionalisti, diventa come un bisturi in mano ad un infermiere alla prima nottata: ovvero un macello, in questo caso un macello per le anime.

    Se invece è usata cum granu salis allora diventa strumento di santificazione ed evita di condannare chi ancora giusto non è e non ha la forza o la volontà per sottomettersi ai suoi rigori.

    Ripeto, pensa ad un bisturi: può essere salvifico se usato da una mano esperta, perché può incidere un tumore, ma allo stesso modo, se dato in mano ad un inesperto, che comincia ad incidere a casaccio, si creano solo morti e si va ad uccidere anche un corpo sano dal quale si doveva rimuovere una banale appendicite.

    Così è la Legge, però nei confronti dell’anima. Se applicata sempre e solo con rigore essa è strumento di morte e di condanna e, come diceva San Paolo, si tramuta un qualcosa che deve servire per la vita (il comandamento) in motivo di morte.

    Vuoi un esempio dove la Legge è strumento di santificazione? Prendiamo un’anima già addentro alle cose di Dio, già abituata ad una vita Santa. Con questa tenergli nascosta la Legge o imporle delle obbligazioni minori significa porle un freno sulla strada della santità.

    Vuoi invece un esempio dove la Legge, se usata con rigore, è strumento di condanna? Pensiamo ad esempio agli adolescenti, che oggi in gran parte arrivano a sposarsi a metà strada tra i 30 e i 40 anni. Perché credi che la Chiesa oggi sia meno severa sulla castità? Proprio per questo motivo, perché sa che solo pochissini vivranno in castità fino a 30 anni passati (l’età in cui oggi si mette su famiglia). Nel Medioevo era più severa perché ci si sposava a 18 anni e quindi la condizione di castità era limitata a pochi anni durante l’adolescenza. Questo significa forse che la fornicazione sia cosa buona? No, significa che la Chiesa sa che, imponendola con lo stesso rigore del passato, rischierebbe di mettere le anime di milioni e milioni di giovani cattolici in stato costante di peccato mortale. Questo è uno di quei casi dove, con una applicazione rigorista della Legge, abbiamo “il peccato che prende vita e il comandamento che diviene motivo di morte”.

    Ci siamo, Adolfo? Lo stesso vale per i milioni di divorziati risposati. Molto spesso sono in condizione di non poter recuperare nè riparare al danno fatto, ma come Chiesa possiamo almeno recuperare la loro anima.

    Il protestantesimo non c’entra nulla. La Legge è buona, la Legge è Santa, ma come dice San Paolo e come insegna Sant’Alfonso, se applicata senza umanità, mettendo prima la Legge del bene della persona (che idealmente dovrebbero coincidere ma poi nella pratica non è cosi, a volte), l’unica cosa che si fa è rinforzare a dismisura il peccato, rendendolo mortale, permettendo che Satana usi ciò che per sua natura è buono e santo (la Legge) per allontanare le persone dall’amore di Dio, mettendole in peccato mortale.

  18. @ Marco

    Ripropongo per mancata risposta

    Ciao, dispensatore di verità assolute, stai di nuovo scadendo coi termini. Falso lo dirai a … anzi non dirlo a nessuno.

    “Falso, il Magistero ha sempre riconosciuto la possibilità di essere erranti in buona Fede riguardo ad una norma morale, anche se la si conosce.”

    Fammi vedere dove sta scritto e spiegami perché (questo non hai potuto negarlo) i risposati impenitenti non potevano accedere né alla Comunione né alla Confessione (Magistero tuttora vigente e confermato anche dal Card. Muller nella recente intervista).

    “Solo nel paragrafo 1650, che tratta per l’appunto della prassi disciplinare/pastorale.”

    Errato! No, non è prassi disciplinare/pastorale. E’ MAGISTERO!
    Leggi cosa scrive S. Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica “Fidei Depositum” per la pubblicazione del CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

    “Il « Catechismo della Chiesa Cattolica », che ho approvato lo scorso 25 giugno e di cui oggi ordino la pubblicazione in virtù dell’autorità apostolica, è UN’ESPOSIZIONE DELLA FEDE DELLA CHIESA E DELLA DOTTRINA CATTOLICA, attestate o illuminate dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione apostolica e dal MAGISTERO. Io lo dichiaro NORMA sicura per l’insegnamento della fede”

    Ergo, con l’AL Bergoglio intende cambiare il Magistero e non la disciplina/pastorale.

    Nell’intento di dare un contributo alla ricerca della Verità, propongo a tutti il seguente passo del Vangelo di Marco 6,17-19:

    “In quel tempo, Erode aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello”. Per questo Erodiade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere”

    Osservazioni:
    1. Ma perché Giovanni diceva a Erode che non gli era lecito tenere Erodiade? Perché avrebbe dovuto lasciarla? Si, lo so era in stato di impenitente adulterio. Ma perché avrebbe dovuto sfasciare una nuova famiglia ormai consolidata? In fondo Erode, che probabilmente era pure libero da altri vincoli matrimoniali, aveva preso Erodiade per “amore” o perché accecato dalla “passione”. Appare lampante che trattasi di un classico caso di IGNORANZA INVINCIBILE con attenuanti ovvero pur messo a conoscenza della norma non ne capiva e condivideva il significato implicito. Eppoi ricorre pure il difetto di DELIBERATO CONSENSO perché il “minor male” imponeva di non poter sfasciare una nuova famiglia ormai consolidata.
    2. Ed Erodiade, poveretta, non le vogliamo usare la bergogliana misericordia? In fondo lei probabilmente non riusciva a capire (IGNORANZA INVINCIBILE) perché non potesse far ammazzare quel rompipalle di Giovanni.
    3. Pensa, entrambi avrebbero potuto ricevere l’Eucarestia e anche senza confessarsi ai sensi dell’AL.

    Assurdo vero? No rientra tutto perfettamente in quanto recita l’art. 301 di AL:
    “Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa”.
    Ergo il PECCATO MORTALE NON ESISTE PIU e di conseguenza perdono di significato (deriva luterana profetizzata dalla Emmerch) i sacramenti della Riconciliazione, Eucarestia e Matrimonio.

    E, colgo l’occasione per dire la mia su quello che hai detto su S. Paolo:
    1. Fino quando non apprende e conseguentemente non prende coscienza della Legge Lui è in stato di ignoranza invincibile. E giustappunto la subentrata conoscenza mette fine a questo tipo di ignoranza ( così era e così è ancora, AL a parte).
    2.E’ assolutamente normale che poi siano subentrate le tentazioni del Maligno a contrastare il suo percorso verso la Santità.
    3. Il tuo concetto di bene come quello di Bergoglio, a mio avviso, è miope, cioè di tipo contingente e meramente mondano che non contempla peraltro l’aiuto della Grazia e della Provvidenza. Il risultato è lo sfascio della famiglia e l’apostasia (rivelazioni Ghiaie di Bonate, Civitavecchia ecc.).
    4. Le vie della vera Misericordia rimangono comunque imprescrutabili. Quando a S. Pio (che cacciava i penitenti quando non vedeva la ferma determinazione di staccarsi dal peccato) fu obiettato: “Se li mandi via senza assoluzione e poi muoiono in peccato mortale si danneranno”. E lui rispondeva: “E chi l’ha detto? Vogliamo mettere limiti alla Divina Misericordia?”.
    Questo per dire che nessuno condanna nessuno ma tutti dobbiamo adoperarci per la conversione e per la santificazione nostra e degli altri nella Misericordia informata alla Verità.

  19. @Marco

    Ti propongo alcuni passi inequivocabili delle epistole di S. Paolo (parola di Dio) con cui Dio ribadisce il suo Volere:

    “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento….. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1, 26-32)”;

    Osservazione: ho postato anche questo passo per fugare qualsiasi benevolo tollerante atteggiamento nei confronti di questo peccato (Bergoglio con l’Al, dicendo che le coppie di questi peccatori, “ancorchè presentanti caratteristiche di stabilità, non possono equipararsi così semplicemente al matrimonio cattolico”. Questo vuol dire che magari domani con qualche astrusa e capziosa argomentazione si?

    “…Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né ADULTERI, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor. 6,9-10);

    Osservazione: questo è parlare chiaro, senza se e senza ma. “Il vostro parlare sia si si, no no, il resto viene dal Maligno”.

    E, in particolare,
    “…LA LEGGE NON E’ FATTA PER IL GIUSTO, MA PER I NON GIUSTI E RIOTTOSI, PER GLI EMPI E PECCATORI, per gli scellerati e i profani, per i padricidi e matricidi e omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, i bugiardi, gli spergiuri…”(1 Tm. 1,9).

    Osservazione: Capito? E’ chiaro? E’ una inequivocabile risposta a tutte le tue masturbazioni mentali.

    1. @Roberto

      “Ciao, dispensatore di verità assolute, stai di nuovo scadendo coi termini. Falso lo dirai a … anzi non dirlo a nessuno.”

      Ho detto che è falso quello che hai detto, perché lo era e punto e basta.

      “Fammi vedere dove sta scritto e spiegami perché (questo non hai potuto negarlo) i risposati impenitenti non potevano accedere né alla Comunione né alla Confessione (Magistero tuttora vigente e confermato anche dal Card. Muller nella recente intervista).”

      Per una questione di scandalo pubblico, non certo perché si presumesse che fossero sempre in peccato mortale.

      “Errato! No, non è prassi disciplinare/pastorale. E’ MAGISTERO!
      Leggi cosa scrive S. Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica “Fidei Depositum” per la pubblicazione del CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA:

      “Il « Catechismo della Chiesa Cattolica », che ho approvato lo scorso 25 giugno e di cui oggi ordino la pubblicazione in virtù dell’autorità apostolica, è UN’ESPOSIZIONE DELLA FEDE DELLA CHIESA E DELLA DOTTRINA CATTOLICA, attestate o illuminate dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione apostolica e dal MAGISTERO. Io lo dichiaro NORMA sicura per l’insegnamento della fede””

      Ripeto, decidere di escludere dalla Comunione anche chi non è soggettivamente colpevole di peccato mortale è una norma disciplinare/pastorale.

      I requisiti minimi per l’accesso alla Comunione sono:

      1) essere battezzati e avere Sacramenti validi nella propria confessione cristiana;

      2) essere in stato di Grazia. Fine. Ora, la Grazia di Dio viene uccisa dal peccato mortale, che c’è quando si commette un atto in materia grave con piena avvertenza e deliberato consenso. Il peccato veniale non preclude l’accesso all’Eucaristia, e il peccato veniale c’è quando si commette un peccato in materia leggera con piena avvertenza e deliberato consenso oppure quando si commette un peccato in materia grave ma senza piena avvertenza o deliberato consenso.

      “Osservazioni:
      1. Ma perché Giovanni diceva a Erode che non gli era lecito tenere Erodiade? Perché avrebbe dovuto lasciarla? Si, lo so era in stato di impenitente adulterio. Ma perché avrebbe dovuto sfasciare una nuova famiglia ormai consolidata? In fondo Erode, che probabilmente era pure libero da altri vincoli matrimoniali, aveva preso Erodiade per “amore” o perché accecato dalla “passione”. Appare lampante che trattasi di un classico caso di IGNORANZA INVINCIBILE con attenuanti ovvero pur messo a conoscenza della norma non ne capiva e condivideva il significato implicito. Eppoi ricorre pure il difetto di DELIBERATO CONSENSO perché il “minor male” imponeva di non poter sfasciare una nuova famiglia ormai consolidata.
      2. Ed Erodiade, poveretta, non le vogliamo usare la bergogliana misericordia? In fondo lei probabilmente non riusciva a capire (IGNORANZA INVINCIBILE) perché non potesse far ammazzare quel rompipalle di Giovanni.
      3. Pensa, entrambi avrebbero potuto ricevere l’Eucarestia e anche senza confessarsi ai sensi dell’AL.”

      Erode era un personaggio pubblico, e anche Sant’Alfonso ha scritto che non è possibile usare l’epicheia pastorale con chi riveste posizioni di potere, perché una loro trasgressione danneggia il bene comune molto più della trasgressione del singolo cittadino. Leggi quanto ho riportato da Sant’Alfonso più sopra.

      “Assurdo vero? No rientra tutto perfettamente in quanto recita l’art. 301 di AL:
      “Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa”.
      Ergo il PECCATO MORTALE NON ESISTE PIU e di conseguenza perdono di significato (deriva luterana profetizzata dalla Emmerch) i sacramenti della Riconciliazione, Eucarestia e Matrimonio.”

      Certo che esiste il peccato mortale. Papa Francesco ha messo nero su bianco ciò che è noto da sempre nella teologia morale, ovvero che commettere un peccato mortale, sebbene possibilissimo, non è affatto così automatico come credono i tradizionalisti.

      Nelle encicliche papali in genere queste problematiche venivano tenute fuori, ma è cosa conosciuta da up ogni teologo.

      1. “Fino quando non apprende e conseguentemente non prende coscienza della Legge Lui è in stato di ignoranza invincibile. E giustappunto la subentrata conoscenza mette fine a questo tipo di ignoranza ( così era e così è ancora, AL a parte).”

      Il peccato mortale entra in gioco soprattutto se il confessore decide di imporre la norma a chi prevede che non la seguirà e non si emenderebbe. In questi casi c’è peccato mortale, ecco perché Al raccomanda la premura pastorale di esaminare ogni caso concreto c

      Nei casi dove non c’è libertà di agire diversamente, come una donna che non può imporre la castità al coniuge perché questi farebbe naufragare l’unione, con grave danno dei figli, la persona in questo caso non è libera e manca uno dei requisiti NECESSARI per il peccato mortale, ovvero la libertà/deliberato consenso.

      3. “Il tuo concetto di bene come quello di Bergoglio, a mio avviso, è miope, cioè di tipo contingente e meramente mondano che non contempla peraltro l’aiuto della Grazia e della Provvidenza. Il risultato è lo sfascio della famiglia e l’apostasia (rivelazioni Ghiaie di Bonate, Civitavecchia ecc.).”

      Non è assolutamente vero che il nostro concetto non prevede l’aiuto della Grazia. È che le condizioni concrete a volte sono quelle che sono, e il Bene possibile non sempre corrisponde al bene massimo.

      “Le vie della vera Misericordia rimangono comunque imprescrutabili. Quando a S. Pio (che cacciava i penitenti quando non vedeva la ferma determinazione di staccarsi dal peccato) fu obiettato: “Se li mandi via senza assoluzione e poi muoiono in peccato mortale si danneranno”. E lui rispondeva: “E chi l’ha detto? Vogliamo mettere limiti alla Divina Misericordia?”.
      Questo per dire che nessuno condanna nessuno ma tutti dobbiamo adoperarci per la conversione e per la santificazione nostra e degli altri nella Misericordia informata alla Verità.”

      Eh aspetta, su Padre Pio c’è una cosa che molti non sanno: quando era giovane, che riceveva le apparizioni di Cristo, chiese a Gesù la Grazia che OGNI PERSONA che sarebbe venuta in contatto con lui spiritualmente si sarebbe salvata. Gesù glielo aveva promesso. Perciò, per così dire, poteva “permettersi” quella durezza coi penitenti per questa ragione, e da lì anche la sua risposta che ha dato a quell’obiezione.

      Se io fossi un confessore e avessi avuto una promessa simile da parte di Cristo sarei duro anch’io coi penitenti, perché in tal caso avrei la certezza di poterli spingere al bene massimo senza rischiare di metterli a pericolo maggiore di dannazione.

      “Osservazione: ho postato anche questo passo per fugare qualsiasi benevolo tollerante atteggiamento nei confronti di questo peccato (Bergoglio con l’Al, dicendo che le coppie di questi peccatori, “ancorchè presentanti caratteristiche di stabilità, non possono equipararsi così semplicemente al matrimonio cattolico”. Questo vuol dire che magari domani con qualche astrusa e capziosa argomentazione si?”

      Li San Paolo sta parlando degli atti omosessuali, che sono atti che gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma questo non riguarda la colpevolezza di chi li mette in atto, che non sempre è piena.

      “…Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né ADULTERI, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor. 6,9-10);

      Osservazione: questo è parlare chiaro, senza se e senza ma. “Il vostro parlare sia si si, no no, il resto viene dal Maligno”.

      E infatti è così: le categorie di cui parla San Paolo, se compiono quei peccati con piena avvertenza e deliberato consenso, e non si pentono, vanno in perdizione.

      Cosa diversa per chi ha delle attenuanti che limitano la sua responsabilità, come insegna chiaramente il Magistero della Chiesa. Non esiste alcun peccato, per quanto grave, che sia mortale per l’anima di chi lo commette se è compiuto senza piena avvertenza o deliberato consenso.

      L’esistenza di atti intrinsecamente malvagi non è in discussione, ma la responsabilità del peccatore è cosa diversa. Come ti ho detto nell’altro topic, QUALSIASI padre, se costretto a calunniare un’altra persona rovinandole la vita per evitare che suo figlio venga ucciso e torturato lo farebbe.

      Questo rende la calunnia moralmente buona o accettabile? Assolutamente no, è un atto intrinsecamente malvagio. Tuttavia in questo caso quel padre ha delle attenuanti pesantissime, avendo agito per la salvezza di suo figlio.

      Un padre farebbe anche molto di più per suo figlio, ho preso la calunnia perché è un atto intrinsecamente malvagio, cioè mai buono in se, come l’adulterio. E, come l’adulterio, è messo tra i peccati gravi da San Paolo.

      Esattamente un calunniatore può avere delle attenuanti, allo stesso modo possono avere delle attenuanti i divorziati risposati, che sta al confessore discernere. Il loro atto di adulterio è intrinsecamente malvagio, dopodichè il grado della loro colpa varia da caso a caso, e ci saranno casi dove sarà piena (peccato mortale), attenuata (peccato veniale) e addirittura nulla.

      Nesuna masturbazione mentale, è dottrina della Chiesa. Se non ti sta bene puoi abiurare.

      Ciao.

    2. Per concludere, ripeto che se non è possibile ammettere in nessun caso i divorziati risposati all’Eucaristia perché vivono in situazione oggettiva di peccato grave, coi loro rapporti sessuali, nemmeno dove vi siano attenuanti che limitano la loro colpevolezza rendendo il loro peccato non mortale, allora la stessa esclusione deve essere fatta nei confronti dei cristiani ortodossi (che in realtà non sono “ortodossi” manco un po’, avendo diverse eresie nella loro dottrina), che vivendo in scisma vivono in una situazione oggettiva di peccato grave tanto quanto i divorziati risposati.

      Lo scisma infatti è peccato grave contro il primo comandamento, i rapporti sessuali nel secondo matrimonio sono peccato grave contro il sesto comandamento. Se le attenuanti, anche quando presenti, non possono permettere l’accesso ai Sacramenti dei divorziati risposati, allora lo stesso deve dirsi per i cristiani ortodossi.

      E nemmeno si può tirare fuori la storia della contro-testimonianza sul matrimonio, che è figura dello sposalizio tra Cristo e la Chiesa, posta in essere dai divorziati risposati, poiché:

      1) se vanno a comunicarsi in un’altra parrocchia dove non sono conosciuti il pericolo di scandalo non sussiste;

      2) se i divorziati risposati devono essere esclusi anche quando soggettivamente non colpevoli di peccato mortale, in quanto contro-testimonianza del matrimonio sacramentale che è figura dello sposalizio tra Cristo e la Chiesa, la stessa esclusione deve essere imposta agli scismatici eterortodossi orientali, perché essi sono contro- testimonianza, col loro scisma impenitente, dell’unità del corpo mistico della Chiesa per la quale Cristo ha pregato il Padre in Giovanni 17,21.

      Penso di aver finito.

      E mi permetto di consigliare questo, ASSOLUTAMENTE straordinario, articolo di Buttiglione http://www.lastampa.it/rw/Pub/Prod/PDF/Approccio%20di%20Giovanni%20Paolo%20II%20e%20di%20Francesco.pdf . Da leggere, meditare e ri-meditare.

      Tra l’altro ha parlato anche del Vademecum per confessori del 1997 sulla contraccezione facendo un parallelismo con Amoris Laetitia, cosa che, quando è stata fatta da me in passato, è stata criticata, sebbene avessi portato gli stessi suoi argomenti in questo articolo.

      Leggetelo tutto, specialmente tu, Roberto, ed Adolfo, spiega perfettamente la questione e riassume, per così dire, tutto quanto ho detto io in un mese e mezzo di presenza su questo blog.

      1. “Leggetelo tutto, specialmente tu, Roberto, ed Adolfo, spiega perfettamente la questione e riassume, per così dire, tutto quanto ho detto io in un mese e mezzo di presenza su questo blog”.

        Buttiglione usa gli stessi argomenti capziosi che usi tu, confondendo peccato oggettivo e imputabilità soggettiva, e dimenticando che FC84 si basa SULLE SCRITTURE: dunque il suo insegnamento è IRRIFORMABILE.

        E lo stesso papa, ben conscio di ciò, MAI ha dato l’esplicito assenso, in AL, a che i pubblici peccatori possano accedere all’Eucaristia. Si è dovuto limitare a delle ambigue noterelle a pie’ di pagina; questo per quanto riguarda il documento ufficiale.

        Non è solo prassi pastorale, è proprio la Dottrina ad essere toccata.

        Tu, Buttiglione e chiunque argomenti come voi, fate strame del CCC 1650, del CIC 915 e degli insegnamenti infallibili del Concilio di Trento.

        In pratica, e sempre più, dimostrate di essere dei protestantoidi che vorrebbero la botte piena e la moglie ubriaca: volete far convivere Dio con Mammona.

        Ma questo, caro argomentatore capzioso e fazioso, è stato espressamente demolito da Nostro Signore: chi accoglie Mammona, automaticamente scaccia Dio.

        Ciò che hai scritto in un mese e mezzo, basandoti su AL per confermare AL (mentre invece le Scritture e il Magistero precedente dicono il contrario di quanto tu affermi) non è altro che sillogismo allo stato puro.

        Fuffa, fuffa e niente altro che fuffa.

        Ma ripeto: Bergoglio è con voi, cari protestantoidi del ventunesimo secolo. Perciò andate pure avanti, nella letizia e nell’allegrezza, così come vuole l’insegnamento bergoglioso.

        http://www.lanuovabq.it/it/articoli-si-ma-anche-no-la-tesi-buttiglione-non-regge-18191.htm

        1. @Adolfo

          “Buttiglione usa gli stessi argomenti capziosi che usi tu, confondendo peccato oggettivo e imputabilità soggettiva, e dimenticando che FC84 si basa SULLE SCRITTURE: dunque il suo insegnamento è IRRIFORMABILE.”

          Buttiglione confonderebbe peccato oggettivo e imputabilità soggettiva? Semmai siete voi che lo fate, visto che affermate che dove c’è l’uno (il peccato oggettivo) ci sia sempre anche l’altra (l’imputabilità soggettiva).

          Ma non c’è nulla di più falso. Ogni colpa mortale (dove quindi c’è piena imputabilità soggettiva) discende SEMPRE da un peccato grave oggettivo, ma non ogni peccato grave oggettivo porta alla colpa mortale.

          Non c’è nulla di irriformabile in quel documento, perché come ho già detto i requisiti dogmatici per l’assunzione dell’Eucaristia sono:

          1) lo stato di Grazia;

          2) appartenere ad una Fede cristiana che abbia l’Eucaristia valida.

          Punto. Il resto è disciplina.

          Ne hai una prova col fatto inoppugnabile e incontestabile che noi cattolici ammettiamo ai nostri Sacramenti gli eterodossi orientali, nonostante LO SCISMA E L’ERESIA presente nella loro Fede.

          Si da il caso che scisma ed eresia siano peccati gravi contro il primo comandamento, e che gli ortodossi vivano in stato oggettivo di peccato grave contro il primo comandamento.

          Vivere in stato costante di peccato grave contro il primo comandamento permette la Comunione? Si, secondo il Magistero, se si è in stato di Grazia a causa di buona Fede o altre attenuanti (gli ortodossi hanno l’attenuante di essere convinti che la loro Chiesa sia la vera Chiesa).

          Punto. Questo è tutto ciò che conta. E non si vede quindi perché, se si accolgono GLI ERETICI E GLI SCISMATICI, sia necessario usare questa durezza contro le famiglie CATTOLICHE in difficoltà.

          Nè si vede perché sia possibile usare EPIKEIA con gli sposi che fanno uso di contraccezione (peccato grave contro il sesto comandamento e atto intrinsecamente malvagio, come spiegato in Humanae Vitae, intrinsecamente malvagio come l’adulterio) ma non sia possibile farlo con i divorziati risposati.

          Non ha nessun senso. O DUREZZA IMPLACABILE CON TUTTI (A COMINCIARE DAGLI ERETICI E SCISMATICI ETERODOSS ORIENTALI) OPPURE CON NESSUNO. Punto.

          Ma tutto questo dimostra che la disciplina sui Sacramenti può cambiare molto, perché quello che ho scritto è incontestabile.

          Cito Orientalium Ecclesiarum al punto 27 http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_orientalium-ecclesiarum_it.html

          27. “Posti i principi sopra ricordati, agli orientali che in buona fede si trovano separati dalla Chiesa cattolica, si possono conferire, se spontaneamente li chiedano e siano ben disposti, i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi anzi, anche ai cattolici è lecito chiedere questi sacramenti ai ministri acattolici nella cui Chiesa si hanno validi sacramenti, ogniqualvolta la necessità o una vera spirituale utilità lo domandino e l’accesso a un sacerdote cattolico riesca fisicamente o moralmente impossibile (33).”

          Fine. Se è possibile dare i sacramenti A DEGLI ERETICI SCISMATICI IN COSTANTE STATO OGGETTIVO DI PECCATO GRAVE CONTRO IL PRIMO COMANDAMENTO (E MOLTO SPESSO ANCHE CON IL SESTO, VISTO CHE LA LORO CHIESA BENEDICE LE SECONDE NOZZE) PERCHÉ SONO IN BUONA FEDE, E QUINDI NON IN PECCATO MORTALE, È POSSIBILE AMMETTERE AI SACRAMENTI ANCHE I PECCATORI IN STATO OGGETTIVO DI PECCATO GRAVE CONTRO IL SESTO COMANDAMENTO, SE HANNO ATTENUANTI CHE RENDONO LA LORO COLPA NON MORTALE.

          È una semplice evidenza logica. Altrochè “fuffa”.

        2. E che lo scisma sia un PECCATO GRAVE contro il primo comandamento (e che quindi gli scismatici “ortodossi” che vogliono restare tali siano in condizione oggettiva di peccato grave contro un comandamento divino TANTO QUANTO i divorziati risposati, non è mia invenzione.

          Cito il Catechismo di San Pio X

          http://www.sanpiodapietrelcina.org/comandamenti/comandamenti.htm

          “Il primo Comandamento: Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altro Dio fuori di me

          9. Che cosa implica l’affermazione di Dio: «Io sono il Signore Dio tuo» (Es 20,2)?

          Implica per il fedele di custodire e attuare le tre virtù teologali e di evitare i peccati che vi si oppongono. La fede crede in Dio e respinge ciò che le è contrario, come ad esempio, il dubbio volontario, l’incredulità, L’ERESIA (presente nella dottrina ortodossa), l’apostasia, LO SCISMA ( e loro sono OGGETTIVAMANTE scismatici tanto quanto i divorziati risposati sono OGGETTIVAMENTE adulteri). La speranza attende fiduciosamente la beata visione di Dio e il suo aiuto, evitando la disperazione e la presunzione. La carità ama Dio al di sopra di tutto: vanno dunque respinte l’indifferenza, l’ingratitudine, la tiepidezza, l’accidia o indolenza spirituale, e l’odio di Dio, che nasce dall’orgoglio.”

          Prima del CVII infatti sarebbe stato IMPOSSIBILE E INIMMAGINABILE l’intercomunione con loro. Il discernimento sui divorziati risposato non è altro che la logica conseguenza del Concilio.

          1. “Prima del CVII infatti sarebbe stato IMPOSSIBILE E INIMMAGINABILE l’intercomunione con loro. Il discernimento sui divorziati risposato non è altro che la logica conseguenza del Concilio”.

            Quale Concilio?
            Quello reale, oppure quello storpiato dai modernisti e dai massoni?

            Nostro Signore, nel Vangelo, non ha dato alcun appiglio per “giustificare” il peccato d’adulterio. E la Chiesa, per duemila anni, ha tenuto fede a quanto insegnato da Cristo.

            La neo chiesa odierna, invece, ha bellamente affossato il concetto di peccato, con un “libera tutti” di matrice protestante.

            Proseguite pure, con allegrezza, in questo nuovo corso, in cui si può percorrere la via larga… e avere i medesimi vantaggi che Cristo dice essere propri della via stretta.

            Tutti scemi quelli che, nei due millenni trascorsi, si son voluti conformare alla via stretta tracciata da Nostro Signore.

          2. @Adolfo

            “Quale Concilio?
            Quello reale, oppure quello storpiato dai modernisti e dai massoni?”

            Più che citarti un documento ufficiale del Concilio non potrei fare. Ti ho citato le ESATTE parole di Orientalium Ecclesiarum, che permette la ricezione dei Sacramenti cattolici da parte di cristiani OGGETTIVAMENTE SCISMATICI ED ERETICI. Punto.

            Perché lo permette? Perché a causa della loro buona Fede non sono in peccato mortale. È possibile per un cattolico essere in stato di Grazia se vive in una situazione oggettiva di peccato? Se mancano piena avvertenza o deliberato consenso la risposta è si, esattamente come è possibile essere eretici e scismatici e salvarsi se si è in buona Fede.

            Il resto sono chiacchiere da bar.

            Il punto del Catechismo che hai citato verrà riformato in futuro, come è stato già riformato (il Catechismo) nelle sue parti non dottrinali. Le differenze tra il Catechismo di San Pio X e quello nuovo del 1992 sono infatti cospicue.

            “Nostro Signore, nel Vangelo, non ha dato alcun appiglio per “giustificare” il peccato d’adulterio. E la Chiesa, per duemila anni, ha tenuto fede a quanto insegnato da Cristo.”

            È ufficiale, Adolfo: mi stai prendendo in giro. Quante volte ho ripetuto che l’adulterio è un atto intrinsecamente malvagio e quindi mai giustificabile in se? Tante. E quante volte ti ho ripetuto che questo non implica sempre una piena responsabilità di chi lo commette? Altrettante.

            Perché ti ostini a confondere la gravità materiale del peccato con l’imputabilità di colui che lo commette? Vedi l’esempio che ho fatto sopra sulla calunnia.

            La calunnia è intrinsecamente malvagia è mai giustificata in se, eppure chi non calunnierebbe un’altra persona, anche rovinandola a vita, se sa che deve salvare, con questo, una persona cara (sopra ho fatto l’esempio di un padre che deve salvare il figlio). Nessuno.

            Questo rende buona la calunnia? Ovviamente no. La rende giustificabile? Ovviamente no. Il fine non giustifica i mezzi.

            Ma penso di poter affermare con pressoché totale certezza che se un padre calunnia un’altra persona, rovinandola, perché altrimenti suo figlio muore (è un caso estremo ma per illustrare il mio ragionamento) costui abbia delle attenuanti tali che lo rendono non imputabile di peccato mortale.

            Lo stesso vale per lo scisma. Cristo ha mai giustificato lo scisma e l’eresia? No. E quindi perché si ammettono gli eterodossi (perché questo sono, altrochè “ortodossi”) orientali ai Sacramenti? Perché sono in buona Fede e quindi non in peccato mortale.

            Lo stesso può valere per alcuni adulteri, dove ci siano attenuanti che limitano la loro libertà o la loro avvertenza.

            L’adulterio è un peccato grave, non è “IL” peccato. Ciò che vale per gli altri peccati (la possibilità di attenuanti ecc) vale necessariamente anche per l’adulterio, per quanto dispiaccia a te o ad altri.

            Si tratta semplicemente di trattare l’adulterio come gli altri peccati e i divorziati risposati come gli altri peccatori, senza più trattarli da lebbrosi.

            Se per te discernere dove, a fronte di un atto intrinsecamente malvagio, manchino le condizioni di imputabilità per il peccato mortale significa “giustificare l’adulterio” (quando semmai giustifica solo il peccatore, nel senso che la presenza di attenuanti non fa loro perdere la Grazia della Giustificazione, la Grazia santificante, ma lascia intatta la negatività dell’atto) allora non so proprio che dirti.

          3. “Se per te discernere dove, a fronte di un atto intrinsecamente malvagio, manchino le condizioni di imputabilità per il peccato mortale significa “giustificare l’adulterio” (quando semmai giustifica solo il peccatore, nel senso che la presenza di attenuanti non fa loro perdere la Grazia della Giustificazione, la Grazia santificante, ma lascia intatta la negatività dell’atto) allora non so proprio che dirti”.

            Non vuoi proprio capire che, nel caso di adulterio, ad essere demolita è proprio la figura che lega Cristo e la Sua Chiesa, e che lega Matrimonio ed Eucaristia.

            Non si parla di imputabilità soggettiva, quanto di situazione che oggettivamente contrasta con le chiare parole di Nostro Signore nel Vangelo. E anche con le chiare parole di San Paolo.

            Ciò che è fondato sulle Scritture NON è riformabile: come piacerebbe a voi protestantoidi del nuovo corso sacramentario.

            Proprio in quanto non riformabile, la dottrina in merito all’adulterio è rimasta inalterata per duemila anni. Poi sono arrivati i bergogliosi, e le cose sono andate come sappiamo.

            Continua pure ad avvoltolarti nella tua fuffa, con tanta misericordia e tenerezza e letizia: hai trovato la quadratura del cerchio… e scemi noialtri, che non riusciamo a comprendere le tue dotte elucubrazioni.

          4. Perciò tutti i tuoi discorsi del tipo

            “Ma questo, caro argomentatore capzioso e fazioso, è stato espressamente demolito da Nostro Signore: chi accoglie Mammona, automaticamente scaccia Dio.”

            “Nostro Signore, nel Vangelo, non ha dato alcun appiglio per “giustificare” il peccato d’adulterio. E la Chiesa, per duemila anni, ha tenuto fede a quanto insegnato da Cristo.”

            Come dicevo, questi discorsi non tengono conto che l’unico modo in cui si fa “entrare Mammona scacciando Dio” è col peccato mortale. Non esiste peccato, per quanto grave, che “scacci Dio” e la Sua Grazia se non è commesso con piena avvertenza e deliberato consenso. È un fatto.

            Ma aldilà di questo, che è dottrina cattolica, ripeto che se linea dura deve essere allora DEVE ESSERLO CON TUTTI I PECCATORI.

            È possibile continuare a trattare i divorziati risposati CATTOLICI come dei lebbrosi privi sempre della Grazia di Dio, indipendentemente da attenuanti varie, e scomunicarli de facto, mentre si fa accostare ai Sacramenti dei veri e propri eretici e scismatici come gli eterodossi orientali, eretici e scismatici che vogliono restare tali, oltretutto?

            Risposta ovvia e scontata: no. Se si ammette l’epicheia con chi viola il primo comandamento, perché “sono in buona Fede” (nonostante sappiano perfettamente che la Chiesa di Roma dichiara di essere “LA” Chiesa di Cristo e che li ritiene in errore) a causa di ignoranza invincibile, lo stesso discernimento può essere fatto con le famiglie cattoliche in difficoltà.

            Omettere il discernimento con le famiglie cattoliche in difficoltà trattandole a calci in culo perché vivono in contrasto col sesto comandamento e poi fare culo e camicia con eretici e scismatici che vivono in contrasto col primo comandamento è:

            1) ipocrita;

            2) insostenibile;

            3) contrario alla Giustizia;

            4) contario alla Misericordia;

            5) contrario alla ragione;

            6) contrario a Cristo stesso.

            E queste sono evidenze logiche che chiunque può vedere. Trattare come lebbrosi un solo gruppo di peccatori è ipocrisia satanica, non ha nulla a che vedere con Cristo.

          5. “E queste sono evidenze logiche che chiunque può vedere. Trattare come lebbrosi un solo gruppo di peccatori è ipocrisia satanica, non ha nulla a che vedere con Cristo”.

            La vera ipocrisia satanica sta nel negare, con speciose elucubrazioni, ciò che viene affermato dalle Scritture, dal CCC, dal CIC e dal Concilio di Trento.

            Tutto ciò porta le anime all’Inferno, e non certo al Cielo.

            La via stretta è stretta per tutti: che credi?

            Non è la retta Dottrina, a trattare i peccatori gravi e protratti nel tempo come lebbrosi: sono i peccatori stessi, con la loro insistenza in una situazione di peccato, ad auto escludersi dalla Comunione con Dio e con la Sua Chiesa.

            Tu, come già ti è stato detto in altro blog, fai la parte del piccolo anticristo, che addita alle anime – e a sé stesso – la via larga della perdizione.

          6. @Adolfo

            “Non vuoi proprio capire che, nel caso di adulterio, ad essere demolita è proprio la figura che lega Cristo e la Sua Chiesa, e che lega Matrimonio ed Eucaristia.”

            Avevo già previsto questa argomentazione e avevo risposto qui http://www.marcotosatti.com/2017/02/02/nuovo-appello-al-papa-mille-sacerdoti-chiedono-chiarezza-e-una-risposta-ai-dubia-risolto-pare-il-caso-di-don-uribe/#comment-6123

            ” se i divorziati risposati devono essere esclusi anche quando soggettivamente non colpevoli di peccato mortale, in quanto contro-testimonianza del matrimonio sacramentale che è figura dello sposalizio tra Cristo e la Chiesa, la stessa esclusione deve essere imposta agli scismatici eterortodossi orientali, perché essi sono contro- testimonianza, col loro scisma impenitente, dell’unità del corpo mistico della Chiesa per la quale Cristo ha pregato il Padre in Giovanni 17,21.”

            Se è l’aspetto pubblico che deve fare Fede, allora non c’è nulla di più contradditorio dell’ammettere alla Comunione degli scismatici ed eretici come gli eterodossi orientali, che non sono in Comunione con Roma nemmeno un po’, e sono contro-testimonianza dell’unità della Chiesa tanto quanto i divorziati risposati sono contro-testimonianza dello sposalizio tra Chiesa e Cristo.

            “Ciò che è fondato sulle Scritture NON è riformabile: come piacerebbe a voi protestantoidi del nuovo corso sacramentario”

            Nelle Scritture c’è scritto che mangia e beve la propria condanna chi si accosta alla Comunione senza essere in Grazia di Dio. P-U-N-T-O.

            Se è possibile essere in grazia di Dio per un eretico e scismatico eterodosso orientale, è possibile esserlo anche per un divorziato risposato.

            Sia i primi (gli eterodossi orientali) che i secondi (i divorziati risposati) vivono in stato di costante contrasto con un comandamento divino. Differenze di trattamento, trattando gli eretici come se fossero cattolici e ammettendoli ai sacramenti, e i cattolici in difficoltà che hanno fallito nel matrimonio come lebbrosi appestati da escludere sempre e comunque è una inversione satanica della Giustizia.

            “Proprio in quanto non riformabile, la dottrina in merito all’adulterio è rimasta inalterata per duemila anni. ”

            Come no. Prima di tutto nell’eucologio Barberini, Calabria dell’VIII secolo, ben prima dello scisma, c’è il rito delle seconde nozze, poi gli ortodossi hanno mantenuto questa consuetudine pastorale che era diffusa anche in Occidente nel primo millennio.

            In secondo luogo, tu stai parlando di norme rigide ed esclusiviste che sono diventate la norma in Occidente solo col Concilio di Trento.

            In terzo luogo, escludere gli eretici e gli scismatici dalla Comunione, QUESTO SI è sempre stata prassi comune nella Chiesa in 2000 anni. Eppure il Concilio Vaticano II, in Orientalium Ecclesiarum, l’ha cambiata.

          7. @Adolfo

            ‘Non è la retta Dottrina, a trattare i peccatori gravi e protratti nel tempo come lebbrosi: sono i peccatori stessi, con la loro insistenza in una situazione di peccato, ad auto escludersi dalla Comunione con Dio e con la Sua Chiesa.”

            E allora questo deve valere anche per gli eretici orientali. Punto.

            Insistere nel non capire questo è assurdo.

            Ma vedo che quello che non ti fa comodo lo salti proprio.

          8. “E allora questo deve valere anche per gli eretici orientali. Punto.
            Insistere nel non capire questo è assurdo.
            Ma vedo che quello che non ti fa comodo lo salti proprio”.

            Io sono cattolico, non eretico orientale. Non salto, bensì rimango dove sono. Guardo alle Scritture e alla Tradizione di duemila anni.

            Gli eretici, di qualunque tipo e provenienza, se la vedranno col Giudice.

            Sei tu, piuttosto, che spesso citi gli orientali, per suffragare le tue tesi basate sul relativismo più sfrenato.

            Se tanto ti piacciono, perché non te ne vai con gli orientali?

          9. @Adolfo

            “Non è la retta Dottrina, a trattare i peccatori gravi e protratti nel tempo come lebbrosi: sono i peccatori stessi, con la loro insistenza in una situazione di peccato, ad auto escludersi dalla Comunione con Dio e con la Sua Chiesa.”

            Insomma, bisogna essere duri. Molto bene, ma bisogna esserlo con tutti però, non solo con coloro che hanno fallito nella vita matrimoniale.

            Ad esempio potrei dirti

            “Non è la retta Dottrina, a trattare gli scismatici eretici impenitenti come lebbrosi: sono loro stessi, con la loro insistenza in una situazione di peccato, in questo caso di SCISMA ED ERESIA ad auto escludersi dalla Comunione con Dio e con la Sua Chiesa.”

            E così è stato per 2000 anni.

            Solo che Orientalium Ecclesiarum 27 sancisce qualcosa di diverso http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19641121_orientalium-ecclesiarum_it.html

            “Posti i principi sopra ricordati, agli orientali che in buona fede si trovano separati dalla Chiesa cattolica, si possono conferire, se spontaneamente li chiedano e siano ben disposti, i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi ”

            Lo scisma, e lo scismatico che vuole restare tale, è un peccatore grave protratto e impenitente tanto quanto un divorziato risposato. Ci arrivi a capirlo?

            E ci arrivi a capire che non è ammissibile un doppio standard, amore e carezze con gli eretici e scismatici impenitenti e calci in culo ai cattolici in difficoltà?

            Riesci anche a capire che questo dimostra esattamente quanto dicevo, ovvero che gli unici requisiti minimi per l’accesso ai Sacramenti sono:

            1) stato di Grazia (che c’è anche in una situazione di peccato grave, se mancano piena avvertenza o deliberato consenso);

            2) Eucaristia valida

            E che quindi in questi punti la disciplina può essere cambiata? Se non riesci a capirlo non so davvero che farci.

            Ti informo però che vivere in stato di peccato grave protratto contro il primo comandamento (SCISMA ED ERESIA) non è meno grave che vivere in stato di peccato grave protratto contro il sesto comandamento.

            I comandamenti sono tutti importanti.

          10. @Adolfo

            “Io sono cattolico, non eretico orientale. Non salto, bensì rimango dove sono. Guardo alle Scritture e alla Tradizione di duemila anni.

            Gli eretici, di qualunque tipo e provenienza, se la vedranno col Giudice.”

            Non hai ancora risposto. Se è possibile ammettere ai Sacramenti gli scismatici ed eretici orientali, che vivono in stato di peccato grave contro il primo comandamento, perché non è possibile ammettere i cattolici divorziati risposati che vivono in stato di peccato grave contro il sesto comandamento?

            Forse il primo è opzionale mentre il sesto (e solo il sesto) è vincolante?

            Se la risposta è per via della contro-testimonianza che i risposati fanno dello sposalizio tra Cristo e la Chiesa ho già risposto che gli orientali sono una contro-testimonianza dell’unità della Chiesa per la quale Cristo ha pregato il Padre in GV 17,21.

            Quindi? Attendo una risposta.

            “Sei tu, piuttosto, che spesso citi gli orientali, per suffragare le tue tesi basate sul relativismo più sfrenato.”

            Le mie tesi sono basate sul Magistero della Chiesa, che afferma che un atto intrinsecamente malvagio rimane sempre tale e non diventa mai buono o giustificabile in se ma che l’imputabilità di chi lo commette può variare grandemente in base alle circostanze, attenuanti e intenzioni.

            CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
            1735 “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali.”
            1860 ” L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”
            1862 “Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.”

            Io è questo che sostengo, questo e nient’altro. È relativista anche il Magistero?

            Ma cosa c’è di più relativista che ammettere peccatori gravi e impenitenti contro il primo comandamento, che proibisce scisma ed eresia, all’Eucaristia e alla Confessione, ed escludere sempre e comunque, con una durezza di cuore spietata, chi vive in contrasto col sesto comandamento, come se il primo comandamento valesse meno?

            Questo è vero relativismo.
            O il discernimento sulla colpevolezza personale e le attenuanti vale per tutti o non vale per nessuno.

          11. “Io è questo che sostengo, questo e nient’altro. È relativista anche il Magistero?”.

            No, sei relativista tu, che riporti solo gli articoli del CCC che ti fanno comodo, “dimenticando” il CCC 1650, il CIC 915 e gli insegnamenti infallibili del Concilio di Trento.

            **
            “O il discernimento sulla colpevolezza personale e le attenuanti vale per tutti o non vale per nessuno”.

            Non posso che essere d’accordo, e non posso che ribadire che chi, nella Chiesa, ha usato e usa doppi pesi e doppie misure, se la vedrà col Giudice.

            Ma ribadisco anche: non puoi usare una realtà non buona (quale è quella che tu citi in merito a scisma ed eresia), per giustificare un’altra realtà non buona (adulterio protratto nel tempo, e con aggiunta di sacrilegi vari).

            Se si procede come fai tu, ogni realtà non buona “giustifica” un’altra realtà non buona… e alla fine TUTTO è giustificato.

            E della radicalità evangelica di Nostro Signore… che rimane?

          12. P.s ho scritto

            “E che quindi in questi punti la disciplina può essere cambiata? Se non riesci a capirlo non so davvero che farci.”

            Ovviamente volevo dire nella disciplina dei Sacramenti, essendo i due punti da me citati gli unici vincolanti dogmaticamente e non rivedibili.

          13. @Adolfo

            “Io è questo che sostengo, questo e nient’altro. È relativista anche il Magistero?”.

            No, sei relativista tu, che riporti solo gli articoli del CCC che ti fanno comodo, “dimenticando” il CCC 1650, il CIC 915 e gli insegnamenti infallibili del Concilio di Trento.”

            Per l’ennesima volta: ci sono insegnamenti nel Catechismo che sono di carattere disciplinare e possono essere modificati con un altro Catechismo. Ai tempi del Catechismo di San Pio X sarebbe stato impensabile (oltre che impossibile) l’intercomunione coi cristiani ortodossi.

            Al contrario, gli articoli sulla piena avvertenza e il deliberato consenso (condizioni NECESSARIE perché un peccato sia mortale ) fanno parte del Magistero immutabile e dogmatico.

            “Non posso che essere d’accordo, e non posso che ribadire che chi, nella Chiesa, ha usato e usa doppi pesi e doppie misure, se la vedrà col Giudice.”

            I doppi pesi e doppie misure li usate voi quando chiedete che continui l’esclusione sui risposati e non chiedete contestualmente che venga abolita l’inclusione con gli eretici e scismatici.

            “Ma ribadisco anche: non puoi usare una realtà non buona (quale è quella che tu citi in merito a scisma ed eresia), per giustificare un’altra realtà non buona (adulterio protratto nel tempo, e con aggiunta di sacrilegi vari). Se si procede come fai tu, ogni realtà non buona “giustifica” un’altra realtà non buona… e alla fine TUTTO è giustificato. E della radicalità evangelica di Nostro Signore… che rimane?”

            Adolfo, perdonami, non voglio offenderti, ma sei davvero di dura cervice.

            Perché continui a parlare di “giustificare situazioni o peccati” vari quando l’unica cosa di cui ho parlato io è il discernimento sulla IMPUTABILITÀ PERSONALE, che quindi riguarda semmai la giustificazione del PECCATORE e non certo del peccato?

            Dimmi: quante volte dovrò ripetertelo?

            Esistono situazioni nelle quali lo scisma e l’eresia è “buono” o “giustificabile in se”? No, mai.

            Però gli ortodossi ad esempio ben difficilmente sono in colpa mortale, perché convinti in buona Fede che la loro Chiesa sia la Chiesa vera e che siamo noi cattolici ad essere in errore.

            Esistono situazioni dove l’adulterio è “buono” o “giustificabile in se”? No, mai.

            Però alcuni divorziati risposati possono non essere in peccato mortale a causa di mancanza di piena avvertenza o deliberato consenso (incapacità di agire diversamente senza una nuova colpa, dove ad esempio imporre la castità rovinerebbe la famiglia e porterebbe alla sua disgregazione con grave danno dei figli).

            Esistono situazioni dove la calunnia è “buona” o “giustificabile in se”? No, mai.

            Però ad esempio un padre che calunniasse un’altra persona, rovinandola, perché altrimenti suo figlio viene torturato e ucciso e sa che è l’unico modo per salvarlo, o perché la calunnia gli frutterà un ritorno economico necessario per curare un proprio caro da una grave malattia, mi sembra evidente che in questo caso, sebbene tale calunnia rimanga non giustificabile, la persona abbia delle attenuanti che la rendono non imputabile (nella fattispecie mancanza di deliberato consenso, vedendosi costretta ad agire in quel modo).

            Ci sono situazioni dove il suicidio è “buono” o “giustificabile in se”? Anche la risposta è: no, mai.

            Tuttavia l’imputabilità di un suicida può essere gravemente compromessa, e quindi se il suo atto rimane gravissimo la sua colpa può essere solo lieve o persino nulla.

            Infatti il Catechismo dice

            2282 ‘Se è commesso con l’intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani, il suicidio si carica anche della gravità dello scandalo. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale.”

            È questo è indubitabile. Poi però dice:

            “Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida.

            2283 Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.”

            Spero con questi quattro esempi di averti chiarito le idee e che tu non mi dica più che voglio giustificare il peccato in se.

          14. “Spero con questi quattro esempi di averti chiarito le idee e che tu non mi dica più che voglio giustificare il peccato in se”.

            Io mi limito a constatare un fatto: coi tuoi sofismi tu giustifichi il peccato.

            **
            “Per l’ennesima volta: ci sono insegnamenti nel Catechismo che sono di carattere disciplinare e possono essere modificati con un altro Catechismo”.

            Vi sono anche articoli che NON possono essere modificati, in quanto si basano sull’insegnamento delle Scritture, e di Nostro Signore e di San Paolo in particolare.
            Tale è, ad esempio, il CCC 1650: la proibizione dell’adulterio, senza se e senza ma, è stata chiaramente espressa da Cristo, e ribadita da San Paolo.
            Perciò ogni elucubrazione che mira a mostrare il contrario, si regge sul nulla.

            **
            “I doppi pesi e doppie misure li usate voi quando chiedete che continui l’esclusione sui risposati e non chiedete contestualmente che venga abolita l’inclusione con gli eretici e scismatici”.

            Questa è una tua fantasia, e in tal modo continui a offendere chi non la pensa come te, così come fai quando ci chiami “lapidatori”.

            Nessuno di noi ha mai affermato che sia cosa buona l’inclusione di cui tu parli.

            **
            “Perché continui a parlare di “giustificare situazioni o peccati” vari quando l’unica cosa di cui ho parlato io è il discernimento sulla IMPUTABILITÀ PERSONALE, che quindi riguarda semmai la giustificazione del PECCATORE e non certo del peccato?
            Dimmi: quante volte dovrò ripetertelo?”

            Puoi ripeterlo quanto ti pare. Io ribadisco che, in merito all’adulterio, si guarda all’oggettività della situazione (basandosi sul chiarissimo DIVIETO di Cristo), e non ad eventuali attenuanti.

            L’adultero, così come ogni peccatore grave, è chiamato IN OGNI CASO a convertirsi, e ad abbandonare la via oggettivamente peccaminosa che sta percorrendo.

            Se non riesci a capire questi chiari concetti, non so che farci.

            Gli esempi che porti, sulla calunnia e sull’omicidio, sono del tutto fuori luogo. Qua infatti parliamo NON di un atto grave, ma circoscritto nel tempo, bensì di un atto grave, che viene PROTRATTO indefinitamente nel tempo.

            Pure qui: se non riesci a cogliere certe differenze non da poco, non so che farci.

          15. @Adolfo

            “Io mi limito a constatare un fatto: coi tuoi sofismi tu giustifichi il peccato.”

            Niente da fare Adolfo. Ti ho spiegato qualche milione di volte che gli atti intrinsecamente malvagi non sono mai giustificabili (quindi niente giustificazione del peccato) e che al massimo l’unico ad essere giustificato è il peccatore, se ha delle attenuanti (ovvero mancanza di piena avvertenza o deliberato consenso) ma niente da fare: tu continui a dire che io giustifico il peccato.

            Pazienza. Quando dicevo che sei di dura cervice non lo dicevo per offenderti, ma per constatare un dato di fatto.

            “Vi sono anche articoli che NON possono essere modificati, in quanto si basano sull’insegnamento delle Scritture, e di Nostro Signore e di San Paolo in particolare.
            Tale è, ad esempio, il CCC 1650: la proibizione dell’adulterio, senza se e senza ma, è stata chiaramente espressa da Cristo, e ribadita da San Paolo.
            Perciò ogni elucubrazione che mira a mostrare il contrario, si regge sul nulla.”

            L’unica cosa che si regge sul nulla sono le tue argomentazioni. L’adulterio non potrà mai essere permesso. Esattamente come non è permesso lo scisma. Ammettere ai Sacramenti un peccatore non significa negare il divieto, significa solo che questi non è imputabile di quel peccato.

            Il divieto di adulterio rimarrà sempre.

            “Questa è una tua fantasia, e in tal modo continui a offendere chi non la pensa come te, così come fai quando ci chiami “lapidatori”.

            Nessuno di noi ha mai affermato che sia cosa buona l’inclusione di cui tu parli.”

            C’è un problema: nessuno, dopo il CVII, tornerà ad escludere gli ortodossi dai Sacramenti. Ergo l’esclusione del discernimento per i divorziati risposati è ipocrita e insostenibile.

            “Puoi ripeterlo quanto ti pare. Io ribadisco che, in merito all’adulterio, si guarda all’oggettività della situazione (basandosi sul chiarissimo DIVIETO di Cristo), e non ad eventuali attenuanti.”

            Questa è una scelta che la Chiesa può fare, di basarsi sull’oggettività e basta, ma può anche scegliere di basarsi sul foro interno e sulle eventuali attenuanti (o assenza di attenuanti). Su COME trattare queste situazioni la Chiesa ha libertà di manovra.

            “L’adultero, così come ogni peccatore grave, è chiamato IN OGNI CASO a convertirsi, e ad abbandonare la via oggettivamente peccaminosa che sta percorrendo.”

            Infatti Al parla proprio di questo: di conversione. Cito Al 305

            305. “Pertanto, un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa «per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite».[349]In questa medesima linea si è pronunciata la Commissione Teologica Internazionale: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».[350] A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.[351] Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di CRESCITA ATTRAVERSO I LIMITI. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà».[352] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà.”

            Chiaro? Crescita attraverso i limiti. Ad esempio non puoi imporre ad un risposato di vivere come fratello e sorella se il coniuge non accetta questa imposizione, perché farlo significherebbe distruggere la sua famiglia con grave danno dei figli.

            La crescita attraverso i limiti riguarda proprio l’ammettere si le attenuanti (che dove ci sono possono dare accesso ai Sacramenti) ma cercando di portare sempre di più la persona verso l’ideale pieno, compatibilmente alle sue possibilità.

            “Gli esempi che porti, sulla calunnia e sull’omicidio, sono del tutto fuori luogo. Qua infatti parliamo NON di un atto grave, ma circoscritto nel tempo, bensì di un atto grave, che viene PROTRATTO indefinitamente nel tempo.”

            Gli ortodossi orientali vivono in scisma, ovvero peccato grave e protratto nel tempo, eppure sono ammessi ai Sacramenti. Così come sono ammessi ai Sacramenti, dopo il vademecum del ’97, gli sposi che fanno uso di contraccezione (atto intrinsecamente malvagio, secondo la dottrina, come l’adulterio) se hanno delle attenuanti (cerca pure “confessori e contraccezione un caso di coscienza, su google).

            ERGO non c’è modo di continuare ad escludere il discernimento coi divorziati risposati: è un double standard inaccettabile, contrario alla Giustizia innanzitutto.

  20. @Marco
    “Chiaro? Crescita attraverso i limiti. Ad esempio non puoi imporre ad un risposato di vivere come fratello e sorella se il coniuge non accetta questa imposizione, perché farlo significherebbe distruggere la sua famiglia con grave danno dei figli”.

    Innanzitutto non c’è alcuna prova che il bene dei figli debba passare attraverso il peccato grave protratto dei genitori.

    In secondo luogo stai negando la Grazia di Dio, tramite la quale Egli aiuta chiunque desideri abbandonare una via di peccato. Se parli come se la situazione adulterina fosse ineluttabile, di fatto neghi la Grazia.

    E poi c’è un sillogismo enorme: qua non si tratta di crescere attraverso i limiti, ossia di compiere un poco di bene, e in seguito compiere un bene più grande.

    Qua si tratta di permanere in peccato grave protratto, e infatti l’AL chiama “bene minore” ciò che in realtà è peccato oggettivamente grave e condannato dalle chiare parole di Nostro Signore.
    Non si può chiamare “poco di bene” ciò che in realtà è un atto intrinsecamente cattivo.

    Hai voglia a dire che viene proposto un “ideale pieno”: se un adultero può accedere ai Sacramenti, mantenendo lo stato di adulterio, per quale motivo dovrebbe, in seguito, imporsi di raggiungere il cosiddetto ideale pieno?

    La verità è che la chiamata di Cristo non è un ideale, ma un obiettivo concretamente raggiungibile: non fosse così, Egli NON ci avrebbe addirittura invitati a diventare perfetti come il Padre Suo.

    Né avrebbe avuto senso parlare di via stretta, visto che, secondo le tue elucubrazioni, basta trovare delle attenuanti, per “annullare” il peccato grave.

    E, oggi come oggi, di attenuanti ne abbiamo a iosa, praticamente per tutti i peccati.

    Tutti giustificati, quindi, nella neo chiesa bergogliosa.

    Si giudica in base alla coscienza soggettiva, si cercano delle scuse, e si permane in peccato grave protratto.

    Comunque te la giri, la fuffa è questa.
    Fuffa e niente altro che fuffa.

    1. @Adolfo

      “Innanzitutto non c’è alcuna prova che il bene dei figli debba passare attraverso il peccato grave protratto dei genitori.”

      Perché molto spesso una coppia giovane non regge se gli si impone di vivere come se avessero 80 anni quando ne hanno 40. Semplice. Poi se uno dei due coniugi proprio rifiuta questa imposizione capisci bene che l’altro se gli vuole imporre la castità a tutti i costi farebbe distruggere la famiglia, con grave danno dell’educazione dei figli.

      La verità è che a molti tradizionalisti non interessa minimamente salvaguardare queste famiglie, e nemmeno gli interessa che l’educazione dei figli non venga danneggiata. Per loro esiste solo la norma.

      “In secondo luogo stai negando la Grazia di Dio, tramite la quale Egli aiuta chiunque desideri abbandonare una via di peccato. Se parli come se la situazione adulterina fosse ineluttabile, di fatto neghi la Grazia.”

      Il Concilio di Trento insegna che la Grazia di Dio è sufficiente per evitare il peccato mortale, non il peccato veniale. Nelle situazioni dove manca la libertà di agire diversamente il peccato è solo veniale anche se grave materialmente.

      “E poi c’è un sillogismo enorme: qua non si tratta di crescere attraverso i limiti, ossia di compiere un poco di bene, e in seguito compiere un bene più grande.”

      Si tratta di fare ciò che è possibile. Ci sono situazioni, come spiegava bene Sant’Alfonso, dove imporre la norma genera un male peggiore, mettendo il penitente in peccato mortale.

      È certamente meglio che il penitente possa vivere del tutto conformemente alla Legge. Tuttavia, se al momento non è in condizione di farlo, meglio che rimanga nel peccato materiale senza farlo diventare mortale.

      “Qua si tratta di permanere in peccato grave protratto, e infatti l’AL chiama “bene minore” ciò che in realtà è peccato oggettivamente grave e condannato dalle chiare parole di Nostro Signore.
      Non si può chiamare “poco di bene” ciò che in realtà è un atto intrinsecamente cattivo.”

      Completamente falso. Al chiama la situazione dei divorziati risposati come “situazione OGGETTIVA DI PECCATO”.

      La cito ancora

      305. “Pertanto, un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa «per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite».[349]In questa medesima linea si è pronunciata la Commissione Teologica Internazionale: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».[350] A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.[351] Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di CRESCITA ATTRAVERSO I LIMITI. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà».[352] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà.”

      Parla di situazione oggettiva di peccato e di crescita attraverso i limiti.

      In altre parole, in una situazione di peccato può non esserci peccato mortale. Questo dice Al. Però dice anche che bisogna fare in modo che il penitente cresca e che si conformi sempre di più alla Legge oggettiva, dovunque sia possibile. Ci sono situazioni dove momentaneamente non lo è (possibile) e insistere ottusamente sulla Legge come un fottuto esattore di Equitalia, che pretende la regolarizzazione delle pendenze a tutti i costi, non fa altro che generare una situazione ancora peggiore, cioè mettere la persona in peccato mortale.

      Ma Al non ha mai parlato di adulterio come “bene”. Semmai il bene è nella situazione soggettiva di quelle persone; che se non sono interamente colpevoli possono anche crescere nella Grazia di Dio. Perciò non dire falsità.

      “Hai voglia a dire che viene proposto un “ideale pieno”: se un adultero può accedere ai Sacramenti, mantenendo lo stato di adulterio, per quale motivo dovrebbe, in seguito, imporsi di raggiungere il cosiddetto ideale pieno?”

      Perché con la frequenza dei Sacramenti spesso sente anche questo bisogno, di regolarizzarsi dovunque sia possibile. Il fatto è che non sempre è possibile.

      “Né avrebbe avuto senso parlare di via stretta, visto che, secondo le tue elucubrazioni, basta trovare delle attenuanti, per “annullare” il peccato grave.”

      Le attenuanti non annullano il peccato grave in se. Un peccato materialmente grave è intrinsecamente malvagio rimane sempre grave. Ciò che viene diminuita è l’imputabilità.

      Che le attenuanti diminuiscano l’imputabilità è insegnamento del Magistero, fin dal Concilio di Trento. Se non ti piace non so che farci, non è certo una invenzione di Bergoglio.

      “E, oggi come oggi, di attenuanti ne abbiamo a iosa, praticamente per tutti i peccati.”

      Non è così. Ci sono situazioni dove la colpevolezza è piena e non ci sono attenuanti. La Madonna a Medjugorie ha detto che la grande maggioranza di persone va in Purgatorio quando muore (ovvero che la Grande maggioranza di persone si salva).

      Secondo te se connettere peccato mortale fosse così facile, sarebbe possibile questo, con tutto ciò che la Chiesa considera materia grave (in campo sessuale TUTTO)? Di certo non è impossibile commettere peccato mortale, ma non è nemmeno così facile come pensano i tradizionalisti. Altrimenti non si salverebbe nessuno, se non qualche monaco che passa le giornate a rotolarsi nei rovi anche solo perché si è rallegrato nel vedere una bella ragazza.

      Il peccato mortale è una cosa seria, condanna all’inferno se si muore in quello stato. Mi sembra ovvio che non sia così facile da commettere, visto la pena enorme che reca con se, ovvero una pena eterna, irreversibile, con pena del danno (assenza di Dio) e pena del senso (i vari tormenti sensibili).

      Ripeto: Al non fa altro che applicare a quelle persone ciò che è già applicato a TUTTI gli altri peccatori, in primis gli scismatici orientali, di cui NESSUNO in questo blog ha mai chiesto l’esclusione dai Sacramenti, nè l’hanno chiesta quelli della banda della cappamagna. La fuffa è quella degli ottusi (perché di questo si tratta, di ottusità) che giudicano il Magistero della Chiesa ergendosi aldisopra di esso e pretendo di decidere, col loro libero esame della Tradizione (speculare al libero esame luterano della Scrittura, non per nulla sono tradi-protestanti) cosa sia mutabile e cosa no.

  21. @Marco
    “Il Concilio di Trento insegna che la Grazia di Dio è sufficiente per evitare il peccato mortale, non il peccato veniale. Nelle situazioni dove manca la libertà di agire diversamente il peccato è solo veniale anche se grave materialmente”.

    E chi lo decide che manca tale libertà?
    La verità è che NON si vuole interrompere il rapporto adulterino, e in più si pretende pure di accostarsi all’Eucaristia: due situazioni (peccato grave protratto e Sacramento) incompatibili fra loro.

    Chi vuole convertirsi, riceve da Dio tutti gli aiuti necessari per farlo. Questo ci dice il Concilio di Trento, nel suo insegnamento che tu continui a negare.

    Con l’aiuto di Dio tutto diviene possibile, ci insegna Gesù nel Vangelo. Tu neghi anche tale insegnamento.

    Ed è perfettamente inutile che tu continui a citare l’AL, la quale rompe di fatto con le Scritture e col Magistero precedente.

    Non puoi citare l’AL per giustificare l’AL. Troppo comodo, e del tutto capzioso.

    Né puoi chiamare “bene minore” o “bene possibile” ciò che in realtà è un peccato oggettivamente grave e protratto nel tempo.
    Non è un bene, bensì un male, e pure molto grave. A cui si aggiunge il sacrilegio anch’esso protratto nel tempo.

    Puoi continuare a rampicare gli specchi, questo sì. Contento tu, contenti tutti.

    1. @Adolfo

      “E chi lo decide che manca tale libertà?
      La verità è che NON si vuole interrompere il rapporto adulterino, e in più si pretende pure di accostarsi all’Eucaristia: due situazioni (peccato grave protratto e Sacramento) incompatibili fra loro.”

      Non sempre si può interrompere si può interrompere un rapporto del genere, dove c’è una famiglia già formata.

      Ecco quando manca la libertà. E ci sono circostanze dove imporre al coniuge di vivere come se avessero 80 anni significa causare la rottura della relazione, con grave danno dei figli.

      Si possono distruggere milioni e milioni di famiglie? È un bene nei loro confronti e nei confronti del bene comune di cui parlava Sant’Alfonso? Vedi tu.

      So che per voi l’unica famiglia che merita di essere tutelata è quella tradizionale e le altre che schiattassero, figli compresi (dopotutto son solo dei poveri bastardi figli di fornicazione, chissenefrega se crescono senza genitori, giusto?), ma per la Chiesa le cose non stanno così.

      “Chi vuole convertirsi, riceve da Dio tutti gli aiuti necessari per farlo. Questo ci dice il Concilio di Trento, nel suo insegnamento che tu continui a negare.”

      La conversione non implica che sia sempre materialmente possibile vivere in conformità al codice di Diritto canonico. Per l’ennesima ed inutile volta: il Concilio di Trento si riferisce alla possibilità di evitare il peccato M-O-R-T-A-L-E, non qualunque tipo di peccato, ed esistono situazioni dove vivere in stato oggettivo di peccato grave è soggettivamente solo peccato veniale, mancando la piena avvertenza o la libertà di agire diversamente.

      E dove il peccato è veniale il Concilio di Trento si esprime in maniera nettissima

      Concilio di Trento (D. B. 833)
      “Se alcuno dirà che l’uomo una volta giustificato non possa più peccare… o al contrario che possa in tutta la sua vita evitare i peccati anche veniali, se non per uno speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa in riguardo della B. Vergine, sia scomunicato”.

      Poi scrivi

      “Né puoi chiamare “bene minore” o “bene possibile” ciò che in realtà è un peccato oggettivamente grave e protratto nel tempo.
      Non è un bene, bensì un male, e pure molto grave. A cui si aggiunge il sacrilegio anch’esso protratto nel tempo.”

      E qui, Adolfo, perdona la schiettezza, ma dimostri una ottusità fuori dal comune. Il bene minore non è certo l’adulterio, che è intrinsecamente malvagio, ma la situazione di questa persona, che pur essendo in stato oggettivo di peccato grave non è in peccato mortale.

      Ci sono situazioni come queste dove insistere sulla norma e sulla regolarizzazione delle pendenze stile esattore di Equitalia invece che produrre il Bene vero va solo a peggiorare la situazione, mettendo la persona in peccato mortale.

      In questi casi, ad esempio, i beni minori sono lo stato di Grazia di queste persone, l’affetto tra i coniugi, l’educazione dei figli, l’amore che li unisce. Il male è che tutto ciò proviene da una relazione adulterina, che per quanto porti buoni frutti è definita dalla dottrina intrinsecamente malvagia. Certamente il Confessore ha il dovere di illuminare il penitente, dove è possibile, e spingerlo alla realizzazione piena del Vangelo nella sua vita, ma ci sono circostanze dove imporre ciò porterebbe non solo alla NON realizzazione del Vangelo nella vita del penitente, ma anche a metterlo in peccato mortale, ovvero una situazione INFINITAMENTE peggiore del solo peccato grave materiale.

      Cito le parole non fraintendibili di Sant’Alfonso. Leggile con attenzione. Cito da qui http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P2RD.HTM

      8. “E così ben anche è obbligato il confessore ad ammonire chi sta nell’ignoranza colpevole di qualche suo obbligo, o sia di legge naturale o positiva.

      Che se il penitente l’ignorasse senza colpa, allora, quando l’ignoranza è circa le cose necessarie alla salvezza, in ogni conto gliela deve togliere; se poi è d’altra materia, ancorché sia circa i precetti divini, e ‘l confessore prudentemente giudica che l’ammonizione sia per nocere al penitente, allora devefarne a meno e lasciare il penitente, nella sua buona fede; ed in ciò s’accordano anche gli autori più rigidi. La ragione si è, perché si devemaggiormente evitare il pericolo del peccato formale che del materiale, mentre Dio solamente il formale punisce, poiché da questo solo si reputa offeso. Ciò sta provato pienamente nel Libro colla opinione de’ dd. a eccezione di pochi (6, 610).

      E quindi s’inferisce anche colla comune (6, 611), che nel caso che ‘l penitente avesse contratto matrimonio invalido per qualche impedimento occultoe stesse in buona fede, ed inoltre vi fosse pericolo d’infamia, di scandalo o d’incontinenza, se gli fosse manifestata la nullità, allora deve il confessorelasciarlo in buona fede finché gli ottenga la dispensa (eccettoché se la dispensa facilmente e subito potesse ottenersi).11 Ed in tal caso, cioè quando sta in buona fede, se mai il penitente si confessasse di ave negato senza giusta causa il debito coniugale, dicono i dd (ibid) che il confessore deve benancoa ciò obbligarlo.

      – 13 –

      Come poi debba portarsi il confessore cogli sposi che stessero per contrarre qualche matrimonio nullo e si temesse di peccato formale o di scandalo, manifestandosi loro la nullità, si osservino le risoluzioni poste nel Libro (6, 612 – 613).12

      Così anche, secondo la comun sentenza, deve omettersi l’ammonire di qualche obbligo di restituzione chi stesse in piena buona fede, se certamente si prevedesse che ‘l penitente non ubbidirebbe all’ammonizione (6, 614, v. Infertur 2).”

      Ricordo che i casi di cui parlava Sant’Alfonso li erano casi di matrimoni nulli, quindi fornicazione oggettiva, e la fornicazione è un peccato grave è un atto intrinsecamente malvagio come l’adulterio.

      Perciò non c’è motivo di essere sempre rigoristi coi divorziati risposati e anche con loro si può applicare l’insegnamento della gradualità di Sant’Alfonso, che tiene conto anche delle circostanze specifiche e di quando imporre la Legge sine glossa metterebbe quelle anime in peccato mortale, peggiorando la loro situazione infinitamente.

      Ripeto, ho citato le parole di Sant’Alfonso e ho messo il link, chiunque può controllare.

      1. Sentirmi dare dell’ottuso, da una persona che continua a fare il cane che si morde la coda, mi farebbe ridere… se non ci fosse da piangere.

        Insisti nel dire che un peccato grave protratto nel tempo NON è mortale: con ciò pretendi di leggere nei cuori umani (ciò che solo Dio può fare), con un giudizio GRAVEMENTE temerario. Distorci l’insegnamento di Alfonso, e distorci gli insegnamenti del Vangelo e del Concilio di Trento.

        Distorci tutto… allo scopo di giustificare il peccato grave protratto.

        Neghi la Grazia di Dio: il Quale non solo potrebbe convertire l’anima che glielo chiede, ma aiuterebbe anche le famiglie dei divorziati risposati a vivere secondo la Sua Volontà.

        Ma a te, della Volontà di Dio, non interessa alcunché. Tu vuoi, come ogni modernista, la moglie ubriaca e la botte piena.

        L’ottuso sei tu, che di fronte a peccati gravi e protratti nel tempo, osi dire che si tratta di peccati veniali.

        Una persona che facesse funzionare un minimo l’intelletto, direbbe esattamente il contrario: come ci insegnano, fra gli altri, Caterina da Genova, Alfonso e il Concilio di Trento.

        Continua pure a cavalcare il tuo modernismo, negando addirittura la logica delle cose. Ma stai attento al fosso…

        1. @Adolfo

          “Sentirmi dare dell’ottuso, da una persona che continua a fare il cane che si morde la coda, mi farebbe ridere… se non ci fosse da piangere.”

          Che tu sia ottuso è un dato di fatto empirico e ormai dimostrato dalle risposte che mi dai. Più volte ho citato anche San Paolo che dice senza mezzi termini che “la forza del peccato è la Legge” (1 Cor 15,56) e tu dici che ogni situazione va risolta partendo e arrivando proprio alla….. Legge.

          “Insisti nel dire che un peccato grave protratto nel tempo NON è mortale: con ciò pretendi di leggere nei cuori umani (ciò che solo Dio può fare), con un giudizio GRAVEMENTE temerario. Distorci l’insegnamento di Alfonso, e distorci gli insegnamenti del Vangelo e del Concilio di Trento.”

          Affermare che, in una situazione dove manca la libertà di agire diversamente non ci sia peccato mortale, non è un giudizio temerario, è Magistero. Dove manca la libertà (o la piena avvertenza) mancano una delle tre condizioni NECESSARIE perché il peccato sia mortale.

          “Distorci tutto… allo scopo di giustificare il peccato grave protratto.”

          Questo è il perfetto esempio della ottusità di cui ti accuso: dopo averti ripetuto qualche milione di volte che gli atti intrinsecamente malvagi non posso M-A-I essere giustificati e che, al massimo, ad essere giustificato è il peccatore (nel senso che dove non ha la libertà di agire diversamente o dove manca di piena avvertenza non commette peccato mortale e quindi non perde la Grazia della Giustificazione di fronte a Dio, grazia che si perde col peccato mortale) tu continui a dire che io voglio giustificare il……… Peccato.

          In effetti il motivo della vostra confusione è proprio questa. Voi assimilate la gravità del peccato alla colpevolezza del peccatore, come se dove ci fosse la prima (la gravità del peccato) vi fosse anche la seconda. Questo significa condannare non solo il peccato (cosa giustissima) ma anche il peccatore.

          “Neghi la Grazia di Dio: il Quale non solo potrebbe convertire l’anima che glielo chiede, ma aiuterebbe anche le famiglie dei divorziati risposati a vivere secondo la Sua Volontà.”

          Non nego affatto la Grazia di Dio: dico semplicemente che Dio agisce in maniera misteriosa, e non sempre è possibile vivere secondo il diritto canonico. Per l’ennesima volta: la Grazia di Dio è sufficiente solo per evitare il peccato mortale, perché il peccato veniale non è evitabile, solo la Beata Vergine ne è stata preservata. Ci sono situazioni di peccato grave materiale protratto nelle quali la colpa del peccatore è solo veniale, e insistere sulla Legge significa metterli in peccato mortale, dove si prevedesse che loro non corrisponderebbero alla Grazia e continuerebbero a peccare.

          Ripeto quanto dice Sant’Alfonso Maria De Liguori, il celeste patrono dei confessori e moralisti (quindi uno che “ne sa” un po’).

          Enfasi mia in maiuscolo

          “Che se il penitente l’ignorasse senza colpa, allora, quando l’ignoranza è circa le cose necessarie alla salvezza, in ogni conto gliela deve togliere; se poi è d’altra materia, ancorché sia circa i precetti divini, e ‘L CONFESSORE PRUDENTEMENTE GIUDICA CHE L’AMMONIZIONE SIA PER NOCERE AL PENITENTE, ALLODA DEVE FARNE A MENO E LASCIARE IL PENITENTE NELLA SUA BUONA FEDE; ED IN CIÒ S’ACCORDANO ANCHE GLI AUTORI PIÙ RIGIDI”

          Chiaro Adolfo? Mi spieghi perché i tradizionalisti del terzo millennio vogliono essere più duri dei più rigidi confessori dell’epoca di Sant’Alfonso?

          “Sant’Alfonso prosegue dicendo “la ragione si è, perché SI DEVE MAGGIORMENTE EVITARE IL PERICOLO DEL PECCATO FORMALE CHE DEL MATERIALE, MENTRE DIO SOLAMENTE IL FORMALE PUNISCE, POICHÉ DA QUESTO SOLP SI REPUTA OFFESO. Ciò sta provato pienamente nel Libro colla opinione de’ dd. a eccezione di pochi (6, 610).”

          Chiaro anche qui? Sant’Alfonso ha detto esattamente ciò che dico io. E poi fa degli esempi http://www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P2RD.HTM di fornicazione nelle quali lui applica questa benignità pastorale.

          La fornicazione è:

          1) peccato grave oggettivo contro il sesto comandamento, come l’adulterio;

          2) peccato mortale contro il sesto comandamento, se commessa con piena avvertenza e deliberato consenso;

          3) atto intrinsecamente malvagio, come l’adulterio.

          Eppure il Santo patrono dei confessori e moralisti dice che

          ” E quindi s’inferisce anche colla comune (6, 611), che nel caso che ‘l penitente avesse contratto matrimonio invalido per qualche impedimento occultoe stesse in buona fede, ed inoltre vi fosse pericolo d’infamia, di scandalo o d’incontinenza, se gli fosse manifestata la nullità, ALLORA DEVE IL CONFESSORE LASCIARLO IN BUONA FEDE FINCHÈ GLI OTTENGA LA DISPENSA (eccettoché se la dispensa facilmente e subito potesse ottenersi).11 Ed in tal caso, cioè quando sta in buona fede, se mai il penitente si confessasse di ave negato senza giusta causa il debito coniugale, dicono i dd (ibid) che il confessore deve benancoa ciò obbligarlo.

          – 13 –

          Come poi debba portarsi il confessore cogli sposi che stessero per contrarre qualche matrimonio nullo e si temesse di peccato formale o di scandalo, manifestandosi loro la nullità, si osservino le risoluzioni poste nel Libro (ovvero lasciarli sempre in Buona Fede) (6, 612 – 613).12″

          Chiunque può controllare le mie citazioni. Evidentemente Sant’Alfondo era un modernista. O forse era solo umano e non uno squalo che mette l’uomo per la Legge invece che la Legge per l’uomo?

          Chissà. Sta di fatto che lui afferma che anche gli autori più rigidi erano d’accordo con lui. Evidentemente voi antibergogliani volete essere ancora più rigidi degli autori più rigidi di tre secoli fa.

          Perché la Legge salva, eh si…. Infatti che la Legge sia la forza del peccato (1 Cor 15,56) e che senza la Legge il peccato è morto (Rom 7,8) non l’ha scritto San Paolo, sono aggiunte posticce dei malefici scribi bergogliani.

  22. @Marco
    “Non nego affatto la Grazia di Dio: dico semplicemente che Dio agisce in maniera misteriosa, e non sempre è possibile vivere secondo il diritto canonico”.

    Per chi non è possibile?
    Per qualcuno in particolare, o per chiunque di noi?

    Perché, se vogliamo trovare delle scusanti, tali da minimizzare i nostri peccati, ne troviamo a iosa.

    Dunque basta trovare delle scusanti… e siamo a posto.

    Non esistono più i peccati gravi, e non esistono più gli atti intrinsecamente cattivi.

    Nei fatti è così: perché, secondo i tuoi cavilli, possiamo tranquillamente peccare in materia grave… ma con un minimo d’imputabilità. Sistematicamente, e non per cadute occasionali.

    Facciamo dunque “ciao, ciao” alla radicalità evangelica, in questo nuovo corso protestantoide: tanto ci salviamo comunque.

    Non starò nuovamente a citarti i vari passi di Alfonso in cui si esprime un concetto esattamente CONTRARIO a quel che tu vorresti far passare. Ti ricordo che un autore va letto per intero, e non ritagliando solo le parti che possono far comodo alle proprie tesi. Stesso concetto vale per Paolo, di cui tu prendi solo alcune frasi, tralasciando tutto il resto.

    1. @Adolfo

      “Per chi non è possibile?
      Per qualcuno in particolare, o per chiunque di noi?”

      Per tutti, dipende dalle situazioni concrete.

      “Perché, se vogliamo trovare delle scusanti, tali da minimizzare i nostri peccati, ne troviamo a iosa.

      Dunque basta trovare delle scusanti… e siamo a posto.”

      Le scusanti, dove ci sono, esonerano dall’imputabilità a peccato mortale. Il discernimento serve proprio per capire dove ci sono.

      Ma che esonerino dal peccato, dal peccato mortale, è detto dal Catechismo

      1735 “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati

      e da altri fattori psichici oppure sociali.”

      L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.

      Poi scrivi

      “Facciamo dunque “ciao, ciao” alla radicalità evangelica, in questo nuovo corso protestantoide: tanto ci salviamo comunque.”

      Messaggio della Madonna ad Anguera del 24 settembre 1988

      “Al giorno d’oggi, la grande maggioranza delle persone va in purgatorio quando muore. Un certo numero va all’inferno. Solo una minoranza va direttamente in paradiso, senza passare attraverso il purgatorio. Questo accade perché le persone non si preparano alla morte. Pensano che Dio e la sua legge non abbiano importanza. Tornate indietro. Ritornate a pregare per i sacerdoti. Pregate per le vocazioni sacerdotali. Pregate che satana non riesca a distruggere i miei piani. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.”

      Secondo te la “grande maggioranza” di persone che va in Purgatorio sono quelle che hanno vissuto la radicalità evangelica (che però guardacaso si tira fuori sempre quando si parla del peccato della mutanda e mai quando, ad esempio, si parla di economia, dove pure Gesù è stato molto radicale)?

      Ripeto: se Dio avesse i tuoi standard o quelli di molti tradizionalisti si salverebbe solo qualche monaco che passa le giornate a buttarsi nei rovi per espiare l’immensa colpa di aver gioito alla vista di una bella ragazza.

      Peccare mortalmente e dannarsi è possibile, ma grazie a Dio non è così facile come si credeva un tempo.

      1. “Ripeto: se Dio avesse i tuoi standard o quelli di molti tradizionalisti si salverebbe solo qualche monaco che passa le giornate a buttarsi nei rovi per espiare l’immensa colpa di aver gioito alla vista di una bella ragazza”.

        Come al solito esageri all’ennesima potenza. Che c’entra il gioire alla vista di una bella ragazza con il peccato grave protratto?
        Dal cuore nascono le magagne: dunque, se si gioisce senza alcun trasporto peccaminoso, ma semplicemente beandosi della bellezza, non ci sono neppure gli estremi per un peccato veniale.

        E, visto che citi Anguera, ovviamente e come al solito solo per ciò che ti fa comodo, vediamo che dice Maria Ss in un altro Messaggio.

        17 – 30 gennaio 1988
        Cari figli, vi chiedo con tutto il Mio Cuore di Madre, che vi ama così tanto, di non commettere adulterio, perché questo OFFENDE MOLTO Gesù.
        Perché commettete adulterio, figli miei? Pensate che sia giusto? COLORO CHE CREDONO DI ENTRARE NEL REGNO DEI CIELI COMMETTENDO ADULTERIO SONO IN ERRORE. LE PERSONE CHE COMMETTONO ADULTERIO DANNO UN GRANDE AIUTO A SATANA, PERCHÉ QUESTO È IL SUO LAVORO.
        CARI FIGLI, MOLTI DICONO CHE A DIO QUESTO NON IMPORTA. CHIUNQUE DICE COSÌ HA TORTO.
        Rimanete nella pace.
        La Madonna ci ha parlato del Suo castissimo sposo, San Giuseppe: San Giuseppe fu sempre giusto e fedele davanti a Dio. Sebbene dovette soffrire molto, non smise mai di fare il bene. Egli ricevette le meraviglie di Dio e in cambio Gli diede la propria fedeltà. Certamente San Giuseppe fu un uomo sempre generoso con Dio. Fu un uomo di buon cuore con un grande senso di responsabilità. San Giuseppe sarà sempre un esempio di umanità che Dio ha lasciato per il mondo intero.

        Hai udito?
        Chi crede di entrare nel Regno dei Cieli commettendo adulterio è in errore. Chi commette adulterio dà un grande aiuto a Satana. Chiunque affermi che il vivere nell’adulterio importi poco o per nulla a Dio, HA TORTO.

        Odi?
        Quelli come te, i cavillatori che parlano in stile bergoglioso contro i Comandamenti, dicendo che danno tristezza e non gioia, hanno torto marcio.

        La gioia, infatti, viene dall’amicizia con Dio. I Comandamenti, per chi li intende correttamente, non sono laccio, bensì ala che ci conduce al Signore.

        Ma tu puoi sempre cullarti col pensiero che, in fondo, sono relativamente poche le persone che si dannano.

        Ma intelligenza vorrebbe che ci si mettesse un poco di prudenza, visto che si parla del destino eterno di un’anima.

        La grande maggioranza di persone va in Purgatorio. E tu sai bene che il Grande Purgatorio confina con l’Inferno: ciò che cambia è solo il fatto che quella tremendissima pena, prima o poi, finirà (al contrario delle pene infernali).

        E ti par poco agire in modo tanto temerario, da rischiare anche semplicemente un lungo e aspro Purgatorio?

        I “Comandamenti chiusi”, dice il papa, non ti danno gioia, non ti fanno sentire libero…

        Eppure i Padri hanno sempre insegnato che la vera libertà la si trova, nella Grazia di Dio, VINCENDO le tentazioni (e dunque seguendo i Comandamenti), e non soggiacendo ad esse.

        Omelie come quelle da te riportate mostrano in modo sempre più evidente lo scollamento fra l’insegnamento di questo papa, e l’insegnamento di molti Santi e Padri della Chiesa.

        Bergoglio addita la via larga… e per questo piace. Oh, se piace…

        1. Chi commette adulterio con piena avvertenza e deliberato consenso e non si pente prima della morte sarà certamente dannato.

          In che modo Al mette in discussione ciò?

          “E ti par poco agire in modo tanto temerario, da rischiare anche semplicemente un lungo e aspro Purgatorio?”

          Ovviamente no. Infatti cerco di vivere una vita cattolica e invito gli altri a fare altrettanto. Inoltre ho fatto tesoro di alcuni doni che Dio ci ha dato tramite i Suoi Santi, come questo http://www.parrocchiasanfilippoapostolo.it/index.php/orazioni/138-orazioni-di-santa-brigida-1-anno a cui Gesù ha legato non solo la morte in Grazia, ma persino la Grazia della contrizione perfetta.

          Poi ci sono molti altri doni di cui fare tesoro, come i nove venerdì del Sacro Cuore, la coroncina della Divina Misericordia ecc, ai quali Cristo ha legato promesse analoghe. Proprio perché, come un buon Padre, non si è limitato a darci la Legge, ma ci ha dato anche molti doni di Misericordia per avere la Grazia della perseveranza finale.

          E Dio è fedele, non è come gli uomini. Lui le promesse le mantiene.

          “I “Comandamenti chiusi”, dice il papa, non ti danno gioia, non ti fanno sentire libero…

          Eppure i Padri hanno sempre insegnato che la vera libertà la si trova, nella Grazia di Dio, VINCENDO le tentazioni (e dunque seguendo i Comandamenti), e non soggiacendo ad esse.”

          Infatti è così, ma la Legge non viene prima dell’uomo. Insistendo sulla Legge con uno che, per vari motivi, non è in condizione di rispettarla, si fa solo il suo male.

          Non sono i comandamenti ad essere male, è applicarli in maniera RIGIDA, senza umanità, dando preminenza alla Legge sulla Grazia, alla Verità sulla Carità, che porta ad effetti nefasti e a trasformare “ciò che doveva servire per la vita in motivo di morte”.

          @Adolfo

          “Omelie come quelle da te riportate mostrano in modo sempre più evidente lo scollamento fra l’insegnamento di questo papa, e l’insegnamento di molti Santi e Padri della Chiesa.

          Bergoglio addita la via larga… e per questo piace. Oh, se piace…”

          Se è per questo L’UNANIME pensiero dei padri della Chiesa è che gli eletti fossero una manciata e i reprobi una folla sterminata persino tra i cattolici (come ritenessero compatibile ciò con la Misericordia e l’amore di Dio è e rimarrà un mistero in omnia saecula saeculorum).

          Oggi non solo la Chiesa ha abbandonato questa visione terrificante, ma persino la Madre di Dio si è permessa di dire che tutti quei padri della Chiesa hanno sbagliato, nel messaggio che ho già citato.

          Messaggio del 2 novembre 1983 a Anguera

          85 – 24 settembre 1988

          “Iniziate ad amare i vostri nemici e avversari. Non giudicate. Non rimanete nell’amarezza. Non custodite avarizia nel vostro cuore, solo amore. Non desiderate alcun male per i vostri nemici ma, piuttosto, chiedete a Dio di benedirli e proteggerli. Io e mio Figlio vi daremo la grazia di amarli sempre di più. Al giorno d’oggi, la grande maggioranza delle persone va in purgatorio quando muore. Un certo numero va all’inferno. Solo una minoranza va direttamente in paradiso, senza passare attraverso il purgatorio. ”

          Questo è confermato anche da anime Sante, come ad esempio Padre Pio, che quando a qualcuno gli moriva un proprio caro e andava a chiedergli dove era rispondeva spesso che era in Purgatorio, più raramente in Paradiso e solo pochissime volte che era all’inferno.

          Lo stesso dicasi per Natuzza Evolo (altra anima Santa che aveva “il dono”).

          Perciò come la mettiamo?

          Vogliamo mettere a confronto ciò che ha detto la Madre di Dio e Padre Pio con quanto dicevano i Santi di una volta, il cui pensiero in merito è ben riassunto nelle seguenti citazioni

          San Clemente Romano († 97): «Esistono due vie. L’una, quella di coloro che periscono, è larga e in pianura, e ci si perde senza fatica; l’altra, quella di coloro che si salvano, è stretta ed aspra, conduce alla salvezza con molta fatica» 2.

          – Origene (185-254): «Adesso che noi cristiani ci siamo moltiplicati, com’è difficile che molti siano veramente buoni, è impossibile che la parola di Gesù “molti i chiamati, ma pochi gli eletti” non si verifichi. Tra tante persone che professano la fede cristiana, se ne trovano pochi che abbiano una fede vera, e che siano degni della beatitudine» 3.

          – Tertulliano (155-230): «Non tutti si salvano, ma è il piccolo numero che si salva, sia tra i giudei che tra i cristiani».

          – San Basilio (330-379): «Mettiti col piccolo numero. Il bene è raro, ce ne sono pochi che entrano nel Regno dei Cieli. Non credere che tutti quelli che vivono in una cella monastica siano salvi, quale che sia la loro vita, buona o cattiva» 4.

          – San Giovanni Crisostomo (344-407): «Quante persone si salveranno nella nostra città? Tra tante migliaia di persone, non ce ne sono cento che arriveranno alla salvezza; e ancora non sono sicuro di questo numero. Essendovi tanta perversità nella gioventù e negligenza tra gli anziani» 5.

          – San Girolamo (347-420): «La predicazione è rilassata quando promette indifferentemente la beatitudine e il cielo alla moltitudine» 6.

          – Sant’Agostino: «Certamente quelli che si salvano sono il piccolo numero» 7.

          – San Leone Magno (390-461): «Mentre la via larga che conduce alla morte è frequentata da folle numerose, nei sentieri della salvezza si vedono soltanto le rare vestigia del piccolo numero di quelli che vi entrano» 8.

          – San Gregorio Magno (590-604): «Molti vengono alla fede, ma pochi pervengono al Regno celeste, voi siete riuniti qui in gran numero per la solennità presente; voi riempite questa chiesa: chissà in qual piccolo numero si trovano tra voi gli eletti di Dio»? 9.

          – Sant’Anselmo (1040-1086): «Che tra molti chiamati vi siano pochi eletti, ne siamo certi, poiché è la Verità che ce lo dice; ma quanti ve ne siano pochi, ne siamo incerti, la Verità non avendocelo detto. È perciò che chiunque non vive come il piccolo numero, che si corregga e si metta dal lato del piccolo numero; altrimenti che sia certo che sarà dannato. Quanto a colui che è col piccolo numero, che non sia ancor certo della sua elezione. Poiché nessuno sa con certezza assoluta se fa parte del numero degli eletti» 10.

          San Tommaso d’Aquino, il Dottore Comune della Chiesa, nella Somma Teologica insegna la dottrina del piccolo numero relativo degli eletti, essendo il numero assoluto o preso in sé degli eletti grandissimo: «Vidi turbam magnam quam dinumerare nemo poterat», ossia «apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare» (Ap 7, 9). «Un bene proporzionato alla comune condizione della natura si trova nel maggior numero dei casi; e la deficienza di un tale bene è un’eccezione. Ma il bene che è al di sopra della comune condizione della natura si trova in numero ristretto; mentre la deficienza di esso si riscontra in un gran numero di casi. Così è chiaro che sono di più gli uomini i quali hanno una cognizione sufficiente per regolare le funzioni ordinarie della vita, e in numero assai ridotto quelli che ne sono privi, e che chiamiamo idioti o scemi: ma sono pochissimi, in confronto agli altri quelli che arrivano ad avere una cognizione profonda dei problemi del pensiero. Siccome dunque la beatitudine eterna, consistente nella visione di Dio, supera la comune condizione della natura, specialmente privata com’è della grazia per la corruzione prodotta dal peccato originale, sono pochi quelli che si salvano. E proprio in questo si mostra in modo specialissimo la misericordia di Dio che innalza alcuni a quella salvezza, che la maggioranza degli uomini non raggiunge, seguendo il corso ordinario e l’inclinazione della natura» 11. Quindi il fatto che Dio si scelga un piccolo numero di eletti, tra una «massa dannata» (Sant’Agostino), è segno di gran misericordia di Dio verso gli eletti.

          – San Bonaventura (1217-1274): «Siccome tutti gli uomini dovevano essere dannati, in quanto vengono da una massa di perdizione, se ci sono più reprobi che eletti, è per farci vedere che la salvezza proviene da una grazia speciale, mentre la dannazione è secondo la giustizia comune» 12.

          – San Tommaso da Villanova (1486-1555): «Ci sono pochi uomini che trovano la via stretta, terribile sentenza! Se voi non lavorerete energicamente alla vostra salvezza, se voi non fate qualcosa di più che il comune degli uomini, voi non riceverete la ricompensa eterna» 13.

          – Il Beato Antonio Baldinucci (1665-1717) un giorno faceva un sermone in piena campagna: «Quanti, secondo voi, cadono in questo momento all’inferno? Ebbene, ve ne cadono tanti quante foglie cadranno da quest’albero». Tutto d’un tratto, la maggior parte delle foglie dell’albero in questione caddero a terra.

          – San Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751): «San Vincenzo Ferreri riferisce, che un arcidiacono di Lione in Francia rinunciò alla sua dignità, e per zelo dell’anima sua si ritirò in un deserto a far penitenza. Spirò lo stesso giorno e ora in cui mori San Bernardo, e apparendo poi al suo Vescovo gli disse: “Monsignore sappiate che nella stessa ora in cui io spirai morirono trentamila persone; di queste l’Abate Bernardo e io salimmo al Cielo senza dilazione alcuna, tre al Purgatorio, e tutte le altre ventinovemilanovecentonovantacinque precipitarono all’inferno”» 14.

          – San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716): «Fratelli, ecco i due partiti che ogni giorno si offrono: quello di Cristo e quello del mondo! Quello dell’amabile Salvatore sta alla destra, sulla salita, su di un sentiero angusto, sempre più ristretto dalla corruzione del mondo. Lo capeggia il buon Maestro che cammina a piedi scalzi, con la corona di spine sul capo, con il corpo tutto insanguinato e oppresso da una pesante croce. A seguirlo è rimasto un pugno di uomini, dei più coraggiosi, perché non si sente più la voce di lui così sommessa nel fra­stuono del mondo […]. A sinistra, c’è il partito del mondo e del demonio, ed è più numeroso, più magnifico e, almeno nell’apparenza, più splendido» 15.

          E basta con le citazioni perché il pensiero unanime -e terrificante- dei Padri era quello, a parte poche eccezioni come Massimo il Confessore e sparutissimi altri.

          Perciò:

          1) o la Madonna (!!!!!) e Santi canonizzati come Padre Pio, che aveva il dono di vedere le anime, sbagliano;

          2) oppure hanno ragione ma solo perché Dio, in quest’epoca, ha deciso di usare una Misericordia più grande di quella usata nelle altre epoche (cosa possibile, Dio non muta ma può decidere se essere più Misericordioso o più Giusto ed essere più benigno con uomini di epoche differenti; nulla lo vieta logicamente anche se sarebbe un altro dei “misteri” che non possiamo capire), e questo spiegherebbe l’unilaterale enfasi del passato sulla Giustizia; se infatti la Chiesa è informata dallo Spirito Santo sa se Dio in una determinata epoca da più o meno Grazie per la salvezza e quindi quanto sia poi o meno stretta la porta e quanti possano sperare di salvarsi;

          3) oppure la Madonna e Padre Pio hanno sempre avuto ragione e i Padri del passato sbagliavano.

          La terza è possibile perché, come spiega il Catechismo

          “Grazie all’assistenza dello Spirito Santo, l’intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede PUÓ PROGREDIRE NELLA VITA DELLA CHIESA:

          — « con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro »; 108 in particolare « la ricerca teologica […] prosegue nella conoscenza profonda della verità rivelata »; 109

          — « con la profonda intelligenza che [i credenti] provano delle cose spirituali »; 110 « divina eloquia cum legente crescunt – le parole divine crescono insieme con chi le legge »; 111

          — « con la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma certo di verità ». 112

          Perciò può progredire anche l’intendimento in campo morale, sul rapporto tra libertà e legge e sul come applicare la Legge perchè sia non di ostacolo, ma di aiuto alla salvezza dei fedeli.

          San Giovanni XXIII, il Papa che aprì il Concilio Vaticano II, disse “non è il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio”.

          “Come al solito esageri all’ennesima potenza. Che c’entra il gioire alla vista di una bella ragazza con il peccato grave protratto?
          Dal cuore nascono le magagne: dunque, se si gioisce senza alcun trasporto peccaminoso, ma semplicemente beandosi della bellezza, non ci sono neppure gli estremi per un peccato veniale.”

          Eppure San Basilio (330-379) diceva : “Mettiti col piccolo numero. Il bene è raro, ce ne sono pochi che entrano nel Regno dei Cieli. Non credere che tutti quelli che vivono in una cella monastica siano salvi, QUALE CHE SIA LA LOR VITA, BUONA O CATTIVA”.

    2. Omelia di Papa Francesco del 6 Febbraio 2017 che sembra preparata apposta per te https://www.cercoiltuovolto.it/video/omelia-mattutina-di-papa-francesco-del-6-febbraio-2017-a-casa-santa-marta/

      Enfasi mia in maiuscolo

      “Sei tanto grande Signore”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia muovendo dal Salmo 103, un “canto di lode” a Dio per le sue meraviglie. “Il Padre – ha osservato – lavora per fare questa meraviglia della creazione e per fare col Figlio questa meraviglia della ri-creazione”. Francesco ha così rammentato che una volta un bambino gli ha chiesto che cosa Dio facesse prima di creare il mondo. “Amava”, è stata la sua risposta.

      Aprire il cuore, non rifugiarsi nella rigidità dei Comandamenti
      Perché allora Dio ha creato il mondo? “Semplicemente per condividere la sua pienezza – ha affermato Francesco – per avere qualcuno al quale dare e col quale condividere la sua pienezza”. E nella ri-creazione, Dio invia suo Figlio per “ri-sistemare”: fa “del brutto un bello, dell’errore un vero, del cattivo un buono”:

      “Quando Gesù dice: ‘Il Padre sempre opera; anche io opero sempre’ i dottori della legge si scandalizzarono e volevano ucciderlo per questo. Perché? Perché non sapevano ricevere le cose di Dio come dono! SOLTANTO COME GIUSTIZIA: ‘Questi sono i Comandamenti. Ma sono pochi, ne facciamo di più’. E invece di aprire il cuore AL DONO, si sono nascosti, HANNO CERCATO RIFUGIO NELLA RIGIDITÀ DEI COMANDAMENTI, che loro avevano moltiplicato fino a 500 o più… Non sapevano ricevere il dono. E il dono soltanto si riceve con la libertà. E QWUSTI RIGIDI AVEVANO PAURA DELLA LIBERTÀ CHE DIO CI DA; avevano paura dell’amore”.

      Il cristiano È SCHIAVO DELL’AMORE, NON DEL DOVERE.
      Per questo dice il Vangelo, ha annotato il Papa, “dopo che Gesù dice quello: ‘Volevano uccidere Gesù’. Per questo, ha aggiunto, “perché ha detto che il Padre ha fatto questa meraviglia come dono. Ricevere il dono del Padre!”:

      “E per questo oggi abbiamo lodato il Padre: ‘Sei grande Signore! Ti voglio tanto bene, perché mi hai dato questo dono. Mi hai salvato, mi hai creato’. E questa è la preghiera di lode, la preghiera di gioia, la preghiera che ci dà l’allegria della vita cristiana. E non quella preghiera chiusa, triste della persona che mai sa ricevere un dono perché ha paura della libertà che sempre porta con sé un dono. Soltanto sa fare il dovere, ma il dovere chiuso. Schiavi del dovere, ma non dell’amore. Quando tu diventi schiavo dell’amore, sei libero! E’ una bella schiavitù quella! Ma questi non capivano quello”.

      Chiediamoci come riceviamo il dono della redenzione e del perdono di Dio
      Ecco le “due meraviglie del Signore”, ha ripreso, “la meraviglia della creazione e la meraviglia della redenzione, della ri-creazione”. Quindi si è domandato: “Come ricevo io questo che Dio mi ha dato – la creazione – come un dono? E se lo ricevo come un dono, amo la creazione, custodisco il Creato?” Perché questo, ha ribadito, ‘è stato un dono!’”:

      “Come ricevo io la redenzione, il perdono che Dio mi ha dato, il farmi figlio con suo Figlio, con amore, con tenerezza, con libertà O MI NASCONDO NELLA RIGIDITÀ DEI COMANDAMENTI CHIUSI, CHE SEMPRE SONO PIÙ SICURI– fra virgolette – MA NON TI DANNO GIOIA, PERCHÉ NON TI FANNO LIBERO. Ognuno di noi può domandarsi come vive queste due meraviglie, la meraviglia della creazione e l’ancora più meraviglia della ri-creazione. E che il Signore ci faccia capire questa cosa grande e ci faccia capire quello che Lui faceva prima di creare il mondo: amava! Ci faccia capire il suo amore verso di noi e noi possiamo dire – come abbiamo detto oggi – ‘Sei tanto grande Signore! Grazie, grazie!’. Andiamo avanti così”.”

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