I TEDESCHI AMMETTONO: AMORIS LAETITIA HA PROVOCATO UNO SCISMA DI FATTO. IL PAPA DEVE CHIARIRE.

Marco Tosatti

Non modera i termini Guido Horst, commentatore del giornale cattolico tedesco Tagespost in un breve articolo sullo stato della Chiesa dopo l’Amoris Laetitia. “Uno scisma di fatto”, così scrive. Un termine che se non sbagliamo è già stato usato nel recente passato dal vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider.

E’ indicativo di una divisione che si allarga ogni giorno, invece di comporsi, il fatto che nello stesso tempo il quotidiano gestito dalla Segreteria della Conferenza Episcopale Italia, Avvenire, dedichi invece un articolo a dire che in realtà tutto va bene, e si chiede “Chissà che cosa servirà ancora per porre fine a un dibattito che a sempre più fedeli appare pretestuoso?”.

Ma leggiamo che cosa dice Horst, nel suo articolo che si intitola proprio così: “Uno scisma di fatto”. Lo potete leggere nell’originale QUI, e QUI la traduzione in inglese di OnePeterFive. Horst legge le dichiarazioni rilasciate dal cardinale Müeller come una conferma che “Non ci sarà nessuna risposta da parte di Francesco alle domande , e in particolare ai dubbi del quattro cardinali”.

Ma la risposta è già venuta da Malta, aggiunge Horst. Quando i due vescovi dell’isola “Istruisce i pastori del suo piccolo Stato insulare che ogni divorziato risposato può decidere da solo con Dio se ricevere la Comunione , quello significa chiaramente che ogni Chiesa locale può fare come vuole. Il solco si approfondisce. Firenze contro Roma, la Polonia contro l’Argentina, Malta contro Milano. Questo è ciò che si chiama uno scisma di fatto”.

Aggiungiamo qui una breve nota: speriamo che non sia vero quanto riportato sul vescovo di Gozo, Mario Grech, di sospendere a divinis i preti che non concedano la comunione ai divorziati risposati. Anche se nel clima che vive la Chiesa di oggi può apparire una minaccia plausibile, con tanti saluti alla libertà di coscienza.

Il problema, afferma Horst, è il Papa muto. “Il Papa è silenzioso riguardo alla lettera dei cardinali e così si rifiuta indirettamente di fare una dichiarazione chiara su come i paragrafi controversi (in realtà si tratta di noticine, N.D.R.) dell’Amoris Laetita devono essere letti alla luce delle dichiarazioni dei papi precedenti”. E del Catechismo della Chiesa cattolica, aggiungiamo. Così “Roma non è più un’autorità che da’ chiarezza, ma un’osservatrice tranquilla che osserva silenziosamente come e in quanto tempo l’unità dell’assistenza pastorale della Chiesa va a pezzi”. E i preti, i singoli preti, su cui si scaricano in ultima analisi tutte le pressioni del caso “Vengono lasciati soli”.

Parole dure, in particolare perché vengono da qualcuno che non può certo essere classificato fra gli avversari o i critici del regno attuale. Come è certamente a favore del Papa il commento di Björn Odendahl sul sito dei vescovi tedeschi, Katholisch.de, in cui lamenta, da progressista, il mutismo del Pontefice: “Sotto un aspetto, scrive, i conservatori hanno ragione: le parole del Papa non sono abbastanza chiare. Dovrebbe alzare la voce e mettere presto fine a questi avvenimenti che danneggiano la Chiesa”.

Secondo noi è improbabile che lo faccia, permettendo che la Chiesa subisca una divisione, su un tema centrale come l’eucarestia e le parole di Gesù sul matrimonio, probabilmente inedita in tempi moderni.

Crediamo che non lo farà perché ci sembra illuminante quello che ha detto l’arcivescovo Bruno Forte nell’aprile del 2016. Durante il Sinodo il Papa gli avrebbe confidato: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. Mons. Forte è stato Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, autore della discussa “Relazione intermedia” sconfessata dal Presidente dell’Assemblea, il card. Ërdo, e sostanzialmente non accolta dai gruppi di lavoro del Sinodo. E mons. Forte ha commentato: “Tipico di un gesuita”. Aggiungendo che l’esortazione apostolica “non rappresenta una nuova dottrina, ma l’applicazione misericordiosa di quella di sempre”. Se l’aneddoto raccontato da mons. Forte è vero, e non c’è motivo di dubitarne, si capisce meglio il grado di confusione e di ambiguità, oltre che di diversità di interpretazioni, suscitato dall’esortazione apostolica. Cioè una voluta mancanza di chiarezza che riporta alla mente le polemiche e le accuse laiciste che da secoli hanno per bersaglio la Compagnia di Gesù. Frutto di una strategia impostata sin da prima che i lavori del Sinodo del 2014 avessero inizio.



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292 commenti su “I TEDESCHI AMMETTONO: AMORIS LAETITIA HA PROVOCATO UNO SCISMA DI FATTO. IL PAPA DEVE CHIARIRE.”

  1. 286 pensieri o forse già di più sul atto che il Papa deve chiarire sulle interpretazioni di AL. Forse mi sono perso dei commenti in cui sono stato interpellato. Non so. Ho già scritto che è complicato, almeno per me, capire la catena degli interventi.

    Io concluderei così: Ma che cosa credete che facciano coloro che vengono a confessarsi? Sanno di avere peccato, ne provano vergogna, sanno che hanno offeso Dio, non sanno neanche loro che cosa riusciranno a mantenere delle promesse che vengono richieste dalla Chiesa, sentono che hanno bisogno di Dio per salvarsi, piangono i loro peccati, chiedono aiuto, e il sacerdote che cosa deve fare? Io sono sacerdote e so che cosa devo fare. Dare il perdono. Per questo non ho bisogno di nessun papa Francesco o papa chissachi. Poi, ben contento di ciò che fa e scrive papa Francesco.

    1. Don Ezio
      “Io concluderei così: Ma che cosa credete che facciano coloro che vengono a confessarsi? Sanno di avere peccato, ne provano vergogna, sanno che hanno offeso Dio, non sanno neanche loro che cosa riusciranno a mantenere delle promesse che vengono richieste dalla Chiesa, sentono che hanno bisogno di Dio per salvarsi, piangono i loro peccati, chiedono aiuto, e il sacerdote che cosa deve fare? Io sono sacerdote e so che cosa devo fare. Dare il perdono”

      Deo Gratias
      Questo è infatti l’insegnamento di nostro Signore Gesù, il quale ebbe a dire ” Non voglio sacrifici, Misericordia io voglio”

    2. Don Ezio
      Tutto il mio appoggio e la mia comprensione, ma l’atto di dolore dove i tuoi penitenti promettono tra l’altro di fuggire le occasioni prossime di peccato glie lo fai dire? Già perché, esperienza personale, molti sacerdoti non lo fanno più recitare e… il medico pietoso fa la piaga purulenta. San Pio docet. Leggi come si comportava Lui, ti potrebbe essere d’aiuto. Era inflessibile (in particolare verso coloro che vivevano un rapporto irregolare) e ciò malgrado per confessarsi da Lui bisognava prenotarsi con settimane di anticipo.
      Un concetto di Misericordia un po diverso.
      Ciao

  2. @ Marco

    1. Intanto ti rendo atto di aver giustamente chiarito al nostro amico Don Ezio (lezione ineccepibile) quale era il Magistero ( tu la chiami disciplina pastorale) della Chiesa fino a Bergoglio.
    Riassumo e sintetizzo: no Eucarestia e no Riconciliazione ai risposati che continuano a vivere more uxorio. Ora con Bergoglio non è più così, tanto che anche tu come altri della tua cordata confermi la necessità di “adeguare” il CCC concordemente all’AL.

    2. Bergoglio, ripeto, non è il mio Papa ma spero quanto prima verrà dimostrato (già lo ha fatto Socci) che non è il Papa di nessuno. A tal proposito ti invito a leggere i quesiti contenuti in una lettera dove i cattolici americani chiedono al neo-presidente Trump di ordinare una inchiesta che risponda “alle seguenti domande:
    -A che scopo la National Security Agency ha monitorato il conclave che ha eletto Papa Francesco?
    -Quali altre operazioni segrete sono state attuate da agenti del governo USA sulle dimissioni di Papa Benedetto e sul conclave che ha eletto Papa Francesco?
    -Agenti governativi hanno avuto contatti con la “Mafia del cardinale Danneels”?
    -Le transazioni monetarie internazionali con il Vaticano sono state sospese durante gli ultimi giorni prima delle dimissioni di Papa Benedetto. Le agenzie di governo degli Stati Uniti sono state coinvolti in questo?
    -Perché le transazioni monetarie internazionali sono riprese il 12 febbraio 2013, il giorno dopo che Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni? E’ pura coincidenza?
    -Quali iniziative, se del caso, sono stati effettivamente prese da John Podesta, Hillary Clinton, e altri legati alla gestione Obama coinvolti nel dibattito che intendeva fomentare una “Primavera cattolica”?
    -Qual era lo scopo e la natura della riunione segreta tra il vice presidente Joseph Biden e Papa Benedetto XVI in Vaticano il o intorno al 3 giugno 2011?
    -Quali ruoli sono interpretati da George Soros e altri finanziatori internazionali attualmente residenti nel territorio degli Stati Uniti? [10].
    Sarebbe così chiaro il perché per Bergolio Obama abortista era buono e invece Trump che appena eletto ha cancellato i sussidi a tutte le ONG abortiste sarebbe il nuovo Hitler.

    3. Eretico è chiunque, sedicente Papa compreso, tradisca, stravolga, neghi o annacqui la Verità rivelata da Gesù proponendo una falsa Misericordia che conduce le anime alla perdizione.

    4.”Errare è umano, perseverare è diabolico” o è da id…ti.
    “Il paragone con lo strozzino era pertinentissimo, infatti parlavo di un padrone strozzino che continua con una certa forma di strozzinaggio perché regolarizzare tutto lo costringerebbe a licenziare dei suoi dipendenti.”
    Continui a sostenere l’insostenibile. Se il padrone strozzino ancorché pentito è costretto a dare una paga limite ai suoi dipendenti per non chiudere, quella sarà la “giusta mercede” e non peccherà in alcun modo perché non trasgredirà alcun Comandamento. Cioè: fare il male a fin di bene, accettare il minor male, essere costretti al, non ricorrono. Capito? Nessun nesso con l’AL.

    5. Ritengo sia giunto il momento di fare chiarezza sulla IGNORANZA INVINCIBILE cui tu spesso fai riferimento.
    Fino a ieri tale forma era quella ad esempio di un non credente o pagano che decadeva nel momento in cui lo stesso si convertiva e veniva messo a “conoscenza”. Oggi con Bergoglio si cambia radicalmente, come giustamente asserisce il suo ispiratore Kasper (l’AL è una rivoluzione), il 301 di AL asserisce che trattasi di ignoranza invincibile anche quando il soggetto pur a conoscenza della norma non riesce a comprenderne i valori insiti (osservazione al volo: SI FACCIA PROTESTANTE).
    Ecco qui sta la discontinuità o frattura netta con il Magistero di sempre.

    Ti saluto proponendoti quanto dice il CCC 1789:
    NON E’ MAI CONSENTITO FARE IL MALE PERCHE’ NE DERIVI UN BENE. E si, bisogna proprio aggiornarlo questo Catechismo.

    PS: Non ho nessun contenzioso fiscale. Mi spiace deluderti.

  3. @ Don Ezio

    Non menar il can per l’aia,

    La Madonna a Fatima ha detto (sintetizzo) che il comunismo è male concordemente al Magistero della Chiesa fino a Benedetto XVI, mentre Bergoglio (riabilitazione della teologia della liberazione e suoi esponenti rivoluzionari) non è dello stesso avviso.

    E’ così o no?

  4. Ciao, mister finezza, stai perdendo le staffe? Hai problemi con il tuo fratello minore?

    Battute sporcaccione a parte confermo in toto quanto già detto e sintetizzo: l’AL (che io ritengo blasfema assieme al “motu proprio”) ha causato una profonda spaccatura (divisione=demonio) con due fronti opposti così sintetizzati :
    – tradizionalisti fedeli al vecchio magistero: “i risposati non possono ricevere l’eucarestia e non si possono confessare se non fanno proposito di vivere come fratello e sorella”; “no al divorzio ancorché camuffato da annullamento”;
    – progressisti: ammissione ai sacramenti suddetti dei risposati;
    si alla procedura breve e allargata (molteplici e futili motivazioni) per il riconoscimento della nullità matrimoniale (divorzio ipocritamente mascherato).
    Ergo, ritengo inutile continuare questo confronto.
    Ritengo doveroso però contestare fortemente questa tua sciocca e blasfema (dello stesso tipo di quella dello strozzino) affermazione interpretativa:

    “Ad esempio l’ignoranza invincibile sul sesto comandamento è prefigurata da Cristo stesso nei Vangeli (non tutti possono capire questa norma ma solo coloro a cui è stato concesso, ha detto) e la passione e le limitazioni della libertà (come quella detta sopra della donna che vorrebbe vivere in castità ma non può farlo per non sfasciare la famiglia e rovinare i figli) pure.”

    Intanto riportiamo fedelmente il passo evangelico così com’è:
    “Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

    Stolto (volevo dire scemo) arrampicatore di specchi, allora tu affermi che prima Gesù confermerebbe fortemente con la sua autorità divina il 6° Comandamento ( Ma io vi dico: chi rimanda…commette adulterio), ma poi avvedutosi di averla messa giù un po troppo dura direbbe che gli scemi, come te, sarebbero esentati (sic?).

    A tal proposito chiamo in causa il tuo compagno di cordata cioè il Don, che finora su questa tua blasfema affermazione ha colpevolmente taciuto, invitandolo a riaffermare e chiarire che la Chiesa ha sempre spiegato che trattasi, come dice Gesù, particolarmente di coloro, come il Don, che hanno abbracciato il celibato per il regno dei cieli.

    Allora o sei scemo o sei in cattiva fede. Scegli

    1. @ Roberto Ciccarelli

      Marco ha perso le staffe, d’accordo. Ma lei da chi è autorizzato a considerare blasfemi affermazioni del Sommo Pontefice e di Marco? A quest’ultimo, poi, dà la facoltà di scegliere se preferisce autoqualificarsi “scemo” o “persona in cattiva fede”.
      Ora, si può essere di pareri diversi ed anche opposti su AL, ma rispettosi delle persone.

      Nel merito:
      – la distinzione non è tra tradizionalisti e progressisti. Infatti, il dogma “infallibilità del matrimonio” non si tocca; tra prima e dopo AL cambia poco.
      – Prima, il confessore poteva valutare caso per caso se le coppie conviventi fuori dal matrimonio ricorresse la possibilità di ricevere l’Eucaristia (si richiedeva che vivessero come fratello e sorella, ma se i motivi che papa Francesco chiede di prendere in considerazione per l’eventuale possibilità di accedere all’Eucaristia non li ha inventati lui, c’erano già prima nel Catechismo e non c’era scritto che non potessero essere applicati per i peccati dei conviventi);
      – dopo, diventa obbligatorio il discernimento.
      Quindi:
      – prima: se il confessore faceva un discernimento e dava o non dava l’assoluzione, nessun vescovo avrebbe potuto sospenderlo a divinis;
      – dopo: se il sacerdote non fa il discernimento, manca al proprio dovere di guida spirituale e può essere sanzionato anche con la sospensione a divinis.
      Conclusione:
      non è cambiato nulla per i conviventi o divorziati risposati civilmente, è cambiato molto per i confessori.
      A me sembra che:
      – prima: ci fossero prassi pastorali diverse,
      – adesso: AL ha fatto chiarezza.
      Conclusione: il discernimento può ovviamente concludersi con la negazione della ricezione dei sacramenti. Da nessuna parte c’è scritto che un divorziato risposato può accedere ai sacramenti.

      Il caso della donna che non può vivere in castità ma non può farlo per non sfasciare la famiglia e rovinare i figli è uno dei casi che limita la libertà della donna. Infatti, il marito potrebbe pretendere di avere dei rapporti, altrimenti si separa e se ne va con un’altra donna. E’ necessario, supponendo che sia la donna che voglia accedere ai Sacramenti, che sia pentita di aver dato corso ad una nuova relazione, che non cerchi lei il “congresso carnale”, e che accetti per non sfasciare la famiglia e rovinare i figli. Ecco, il discernimento serve a questo. Se invece, la donna dice: so che la Chiesa proibisce il divorzio, ma io volevo rifarmi una famiglia, amo mio marito, perché non devo avere rapporti con lui, che male faccio? anche se non capisce il valore della castità, non è motivo sufficiente per concederle l’accesso ai Sacramenti.
      Infine, riguardo l’ignoranza invincibile è lecito applicarla a tutta la casistica relativa a tutti i comandamenti, qui il contesto del passo evangelico è quello del VI comandamento. Rispetto, a quanto mi chiede, giustamente la Chiesa l’ha intesa in modo specifico al fatto che non tutti capiscono il valore del celibato per il regno dei cieli. Sacerdoti e profeti degli ebrei erano sposati, i figli erano una benedizione del Signore, ci è nota la sola comunità monastica degli Esseni che vivevano nel celibato, ma non avevano contatti praticamente con la società civile.

      1. Qui ha risposto Don Ezio per me.

        Concordo su tutto, solo una precisazione.

        Il Don scrive

        “Se invece, la donna dice: so che la Chiesa proibisce il divorzio, ma io volevo rifarmi una famiglia, amo mio marito, perché non devo avere rapporti con lui, che male faccio? anche se non capisce il valore della castità, non è motivo sufficiente per concederle l’accesso ai Sacramenti.”

        Penso che qui il Cardinale Antonelli abbia dato indicazioni interessanti, infatti tra le condizioni del discernimento ha messo anche l’incapacità di capire il valore della castità.

        Cito da qui http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351390

        “in caso di errore temporaneamente invincibile e perciò di rifiuto circa la continenza sessuale, ritenuta nel proprio caso impossibile o assurda e senza valore, valutare la possibile rettitudine della coscienza alla luce della personalità e del vissuto complessivo (preghiera, amore del prossimo, partecipazione alla vita della Chiesa e rispetto per la sua dottrina, umiltà e obbedienza davanti a Dio); esigere che la persona si impegni almeno a pregare e a crescere spiritualmente, allo scopo di conoscere correttamente e compiere fedelmente la volontà di Dio nei propri confronti, come si manifesterà;”

        Lei cosa ne pensa, Don? Secondo me in questi casi c’è margine, da parte del Confessore, per valutare se si tratti di ignoranza invincibile (nel quale caso può essere assolta) oppure di cattiva volontà.

        Che ne dice?

        1. Rispondo a Marco.

          Bisogna precisare.

          Se la donna si trova in una situazione di ignoranza invincibile può essere assolta, ma il confessore ha il dovere di illustrarle il valore della castità. Se la donna ritorna dallo stesso confessore, non credo che possa assolverla indefinitamente, almeno per il fatto che, sapendo che la Chiesa ha come dottrina che non sono permessi gli atti sessuali fuori dal Matrimonio, dovrà pur capire che bisogna accettare anche le leggi di cui non si capisce la motivazione.
          Il caso da me citato era quello di una donna che sa che il divorzio è proibito dalla Chiesa, quindi non si trattava di ignoranza della norma, ma del valore della castità perseguita dalla norma. Io penso che non debba essere assolta. Ma nel dubbio se devo assolverla o negarle l’assoluzione, devo assolverla (in dubio pro reo). A me è capitato molti anni (prima di FC) fa un caso proprio del tipo citato dal Card. Antonelli: la prima volta l’ho assolta, la seconda non più. Questo significa che questi benedetti documenti pontifici non modificano la dottrina e per sé non modificano neppure la pastorale, dànno degli orientamenti che sono molto utili ai confessori, ma – come ho già scritto – non è che prima di AL non si potesse applicare ciò che poi il Papa ha scritto in AL. I documenti normativi sono quelli dell’abolizione della doppia sentenza conforme nei processi per la dichiarazione di nullità del matrimonio, o i casi di nullità.

      2. Ultima cosa Don

        ” Prima, il confessore poteva valutare caso per caso se le coppie conviventi fuori dal matrimonio ricorresse la possibilità di ricevere l’Eucaristia (si richiedeva che vivessero come fratello e sorella, ma se i motivi che papa Francesco chiede di prendere in considerazione per l’eventuale possibilità di accedere all’Eucaristia non li ha inventati lui, c’erano già prima nel Catechismo e non c’era scritto che non potessero essere applicati per i peccati dei conviventi);”

        In realtà FC84 in questo è chiara. Dice che a meno che non vivano in completa continenza a tali coppie non può essere accordato l’accesso ai Sacramenti di Penitenza ed Eucaristia.

        Lo stesso dicasi per il Catechismo al 1650, che nell’esclusione è nettissimo (e credo che verrà cambiato in futuro, mettendo giù la cosa in maniera meno netta) come e più di FC84.

        Perciò direi che in effetti c’è una oggettiva discontinuità tra FC84 e il Catechismo 1650 e queste parole del Cardinale Vallini

        “Ma quando le circostanze concrete di una coppia lo rendono fattibile, vale a dire quando il loro cammino di fede è stato lungo, sincero e progressivo, si proponga di vivere in continenza; se poi questa scelta è difficile da praticare per la stabilità della coppia, Amoris laetitia non esclude la possibilità di accedere alla Penitenza e all’Eucarestia.”

        Obiettivamente queste parole sono in contrasto con FC84 e il Catechismo 1650, specie dove si afferma “se poi questa scelta è difficile da praticare per la stabilità della coppia, Amoris laetitia non esclude la possibilità di accedere alla Penitenza e all’Eucarestia.” Anzi addirittura il Catechismo ed FC84 utilizzavano il precetto del “come fratello e sorella” come situazione di emergenza, ma normalmente i coniugi erano tenuti anche a cessare la convivenza, a meno che motivi gravissimi lo impedissero.

        Perciò direi che il cambiamento pastorale e disciplinare è netto. Però, come sia io che lei abbiamo inutilmente ripetuto molte volte, un cambiamento pastorale/disciplinare è nel pieno potere del Papa, a meno che non tocchi il dogma.

        1. @ Marco

          Sì, è chiaro che il cambiamento pastorale/disciplinare è nel pieno potere del Papa.
          Nel foro interno però è il confessore che decide.
          I cambiamenti che il papa ha messo per iscritto non sono il frutto di una decisione che è venuta in mente al papa una mattina qualsiasi, né esclusivamente il frutto di conclusioni che il papa ha tratto dopo i due sinodi. Quegli stessi criteri, ripeto, erano già fattibili. Infatti, è vero che FC chiede che i divorziati risposati che vivano come fratello e sorella, ma non dice che il criterio dell’ignoranza invincibile non potesse essere presa in considerazione. Nella morale ci sono le disposizioni del legislatore e i casi di morale: questi ultimi non sono sempre codificati dal diritto, ma sono applicazioni dei principi della teologia morale al caso concreto. E’ sempre stato così e vale per qualsiasi disposizione.
          Solo che in questo blog la discussione non è mai stata su quali principi si basi il confessore per assolvere, ma se il papa abbia cambiato o no la dottrina. In questo blog non mi sono accorto che ci siano le preoccupazioni di come fare per salvare le anime, ma piuttosto la preoccupazione si salvaguardare la dottrina di sempre, perché la sua violazione materiale produce la condanna all’inferno. In questo blog si critica il Papa, sostituendosi a Dio.

          1. “In questo blog non mi sono accorto che ci siano le preoccupazioni di come fare per salvare le anime, ma piuttosto la preoccupazione si salvaguardare la dottrina di sempre, perché la sua violazione materiale produce la condanna all’inferno”.

            Le anime si salvano quando seguono la Dottrina: dunque non c’è alcuna contrapposizione fra la salvezza delle anime e la salvaguardia della Dottrina di sempre.

            La violazione materiale della Dottrina non è sufficiente per dannarsi (possono mancare la piena avvertenza e/o il deliberato consenso), ma di certo è un buon primo passo in tal senso.

            Chi è così temerario da pensare che, rifiutando la Dottrina (e dunque commettendo peccati gravi protratti nel tempo), ci si può sicuramente salvare?

            E siccome nessun uomo, confessore incluso, può avere la certezza [Magistero infallibile del Concilio di Trento] che un’anima è in Grazia di Dio, nonostante si trovi in peccato grave reiterato, rimane buona norma attenersi al dato oggettivo.

            “come nessun uomo pio deve dubitare della misericordia di Dio, del merito del Cristo, del valore e dell’efficacia dei sacramenti, così ciascuno nel considerare sé stesso, la propria debolezza e le sue cattive disposizioni, ha motivo di temere ed aver paura della sua grazia, non potendo alcuno sapere con certezza di fede, scevra di falso, se ha conseguito la grazia di Dio.” (Sessione 6, capitolo 9)

            Questo è anche ciò che afferma Santa Caterina da Genova, quando ribadisce che è più facile NON sviluppare la contrizione per i propri peccati (ciò che invalida la Confessione), piuttosto che il contrario.

            Perciò, chi commette peccati in materia grave, deve pentirsi e confessarsi, e avere il serio proposito di mutar vita. Se si procede diversamente, si commettono sacrilegi su sacrilegi, e si mangia la propria condanna.

            **
            Sempre il Concilio di Trento, rifacendosi alle Scritture, afferma che Dio non ci dà delle prove superiori alle nostre forze. Per cui è sempre possibile (anche se in certi casi può essere molto difficile) interrompere una convivenza adulterina (o un qualsiasi altro stato di peccato grave protratto).

            Ed è assurdo riferirsi a un bene (il bene dei figli: tra l’altro nessuno ha mai dimostrato che i figli traggano del male, se i genitori rinunciano al peccato grave protratto; anzi, in tal modo avranno da Dio molte grazie, incluso il bene dei figli), per giustificare la permanenza in peccato grave.

            “Nessuno, poi, per quanto giustificato, deve ritenersi libero dall’osservanza dei comandamenti, nessuno deve far propria quell’espressione temeraria e proibita dai padri sotto pena di scomunica, esser cioè impossibile per l’uomo giustificato osservare i comandamenti di Dio.
            Dio, infatti, non comanda l’impossibile; ma quando comanda ti ammonisce di fare quello che puoi e di chiedere quello che non puoi, ed aiuta perché tu possa: i suoi comandamenti non sono gravosi, il suo giogo è soave e il peso leggero.
            Quelli infatti che sono figli di Dio, amano Cristo e quelli che lo amano (come dice lui stesso) osservano le sue parole, cosa che con l’aiuto di Dio certamente possono fare” (Concilio di Trento, sessione 6, capitolo 11).

            Chi veramente desidera ricevere Gesù nel suo cuore, trova naturale impegnarsi per rimanere lontano dai peccati almeno gravi. Chi non si impegna in tal senso, non può affermare di amare Cristo.

            Nostro Signore ha ribadito che, nel momento in cui si accoglie Mammona nel proprio cuore, automaticamente si scaccia Dio. Il Quale, per rispetto di Sé stesso, non convive col Maligno.

    2. @Roberto

      “Intanto riportiamo fedelmente il passo evangelico così com’è:
      “Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

      Stolto (volevo dire scemo) arrampicatore di specchi, allora tu affermi che prima Gesù confermerebbe fortemente con la sua autorità divina il 6° Comandamento ( Ma io vi dico: chi rimanda…commette adulterio), ma poi avvedutosi di averla messa giù un po troppo dura direbbe che gli scemi, come te, sarebbero esentati (sic?).”

      No, caro il mio lapidatore, affermo che come può esserci ignoranza invincibile riguardo alla castità per il regno dei cieli, così può esserci anche riguardo al sesto comandamento.

      Come può esserci anche per gli altri. Questo non cancella il sesto comandamento, tuttavia l’ignoranza invincibile rende non imputabile di peccato mortale la persona che commette un oggettivo peccato grave.

      Ora che hai dato prova (per l’ennesima volta) della tua caratura, puoi tornare a nasconderti.

      Ciao.

    3. Aggiungo un’altra cosa per Ceccarelli

      Tu scrivi

      “Ritengo doveroso però contestare fortemente questa tua sciocca e blasfema (dello stesso tipo di quella dello strozzino) affermazione interpretativa”

      Il paragone con lo strozzino era pertinentissimo, infatti parlavo di un padrone strozzino che continua con una certa forma di strozzinaggio perché regolarizzare tutto lo costringerebbe a licenziare dei suoi dipendenti.

      Ora, è vero che se non avesse sbagliato all’inizio non si sarebbe trovato in questa situazione, tuttavia ora c’è, e non è in condizione di agire diversamente senza contrarre una nuova colpa.

      Perciò, in questo caso, questo padrone strozzino non è più interamente colpevole del fatto che non da la giusta mercede agli operai (peccato che grida vendetta al cospetto di Dio), se si è pentito del peccato originario che l’ha portato a questo, perché ora cominciare a dare la giusta mercede agli operai, nella situazione in cui è, lo porterebbe a doverne licenziare alcuni, e quindi ad una nuova colpa.

      Perciò questi, in questa situazione, non commette peccato mortale perché la sua libertà di agire diversamente è limitata.

      Lo stesso può dirsi di chi è in situazione di adulterio: costoro hanno la colpa di essersi risposati dopo che il matrimonio era fallito.

      Ora, se sono dispiaciuti di questo fallimento ma non sono in condizione di agire diversamente nel nuovo matrimonio, senza contrarre una nuova colpa verso i figli o verso il nuovo coniuge (ovvero la distruzione della famiglia) la loro colpa è molto diminuita e possono essere assolti anche senza il fermo proposito di non peccare più, proposito che è necessario per il peccato mortale.

      Questo non perchè il loro adulterio diventi lecito, esattamente come non è lecito per lo strozzino continuare a sottopagare i suoi operai.

      Ma perché, sia nel caso del loro adulterio che in quello dello strozzino, smettere di commettere questo atto in materia grave porterebbe a nuove colpe verso delle persone, e quindi, in questo caso, essendo la loro libertà limitata, non commettono peccato mortale, come ha confermato anche Don Ezio parlando della donna che non può imporre la castità al coniuge che non l’accetta per non distruggere la famiglia.

      Mi spiace, Roberto, ma il sesto comandamento non è diverso dagli altri, non è sempre mortale come voi braghettoni tradizionalisti sembrate credere.

      Se la cosa non vi sta bene ripeto quanto ho detto: fate lo scisma e createvi il vostro Magistero.

      Sappiate solo che chi rifiuta il Magistero della Chiesa (che afferma che anche per il sesto comandamento può esserci ignoranza invincibile o situazioni che limitano la libertà, sgravando dalla colpa mortale), se è cattolico, si pone in STATO DI ERESIA, ERESIA MATERIALE SE NON LO SANNO ED ERESIA FORMALE NEL VOSTRO CASO (VISTO CHE PRA SIETE STATI AVVERTITI), L’ERESIA SEPARA DALLA CHIESA ED “EXTRA ECCLESIAM NULLA SALUS”.

      L’unico modo per il quale degli eretici come voi, che rifiutano il Magistero della Chiesa, possono essere salvati, è che siate invincibilmente ed incolpevolmente convinti di essere nella ragione voi e nel torto il Magistero.

      Perciò ringraziate che Dio tiene in conto anche la coscienza personale, quando è invincibilmente e incolpevolmente erronea.

      1. Marco, dici che
        ” Ora, se sono dispiaciuti di questo fallimento ma non sono in condizione di agire diversamente nel nuovo matrimonio, senza contrarre una nuova colpa verso i figli o verso il nuovo coniuge (ovvero la distruzione della famiglia) la loro colpa è molto diminuita e possono essere assolti anche senza il fermo proposito di non peccare più, proposito che è necessario per il peccato mortale.”

        Ed è proprio questo il nocciolo della questione, la colpa presume sempre una riparazione, ma dove questa riparazione sia oggettivamente possibile, vi sono casi come il V comandamento la riparazione significa riportate in vita la persona uccisa, si può ben comprendere che ciò non è possibile ne pensabile, nel caso in questione, le cause che hanno portato al naufragio un matrimonio sono numerose, le quali rientrano tutte nella “piena consapevolezza” e nel “libero consenso”, il problema per molti caro Marco, è che non si rendono conto cosa significhi “PIENA CONSAPEVOLEZZA”, perché solo nella piena consapevolezza si è in grado e quindi pienamente responsabili dei propri atti.
        Ma nella fragilità e con l’inclinazione al peccato, tale “PIENA consapevolezza” non potrà mai essere raggiunta, per cui anche la riparazione non sempre può essere compiuta, arrivando al paradosso di commettere per riparare, un’altra azione ancora peggiore della prima.
        Ciò che invece noto nei vari commenti è la mancanza di argomentazioni teologiche riguardante proprio l’inciso di Matteo, in sostanza non si fa un’ermeneutica di tale inciso, e si che aiuterebbe molto, come ad esempio la relazione “dell’indissolubilità” con “in Principio”, il suggerimento da parte mia è di partire dalle fondamenta per arrivare al tetto e non viceversa.
        Ciao

        1. @Francesco

          “Ed è proprio questo il nocciolo della questione, la colpa presume sempre una riparazione, ma dove questa riparazione sia oggettivamente possibile, vi sono casi come il V comandamento la riparazione significa riportate in vita la persona uccisa, si può ben comprendere che ciò non è possibile ne pensabile.”

          Per l’appunto. Finalmente uno con un po’ di cervello.

          “nel caso in questione, le cause che hanno portato al naufragio un matrimonio sono numerose, le quali rientrano tutte nella “piena consapevolezza” e nel “libero consenso”, il problema per molti caro Marco, è che non si rendono conto cosa significhi “PIENA CONSAPEVOLEZZA”, perché solo nella piena consapevolezza si è in grado e quindi pienamente responsabili dei propri atti.
          Ma nella fragilità e con l’inclinazione al peccato, tale “PIENA consapevolezza” non potrà mai essere raggiunta, per cui anche la riparazione non sempre può essere compiuta, arrivando al paradosso di commettere per riparare, un’altra azione ancora peggiore della prima.”

          Allora, non arriverei all’estremo di dire che addirittura la piena consapevolezza non possa “mai essere raggiunta”.

          Bisogna certamente evitare l’errore dei tradizionalisti, che attribuiscono all’uomo una consapevolezza e una libertà quasi “angeliche” (infatti per loro una volta che conosci la norma hai sia piena avvertenza che deliberato consenso pieno, il che è una idiozia incredibile, visto che la piena avvertenza non la si ha con la sola conoscenza della norma e ci possono essere molti fattori che limitano la libertà) ma addirittura dire che la piena consapevolezza non possa esserci mai lo trovo esagerato.

          Il punto che sto cercando di dimostrare è che una persona può essere seriamente dispiaciuta/pentita della situazione che l’ha portata fin li e del suo errore, e ADESSO non è in condizione nè di riparare nè di smettere con quel particolare peccato, perché farlo porterebbe ad una nuova colpa, come lo sfasciare la nuova famiglia.

          È questo che i tradiprotestanti braghettoni, nella loro fissa sessuofobica (perché poi con i peccati economici sono molto più tolleranti, vedi l’esempio dello strozzino che Ceccarelli ha iprocritamente rifiutato ma che in realtà è perfettamente speculare a quello del divorziato risposato) non accettano.

          La loro è la morale di Equitalia: hai delle pendenze amico? Mi spiace, o regolarizzi o sei fregato. Nessuno spazio nè per la Misericordia nè per il perdono nè per la valutazione delle situazioni concrete nelle quali una persona si trova (che non rendono lecito l’adulterio ma diminuiscono la colpevolezza, secondo il Magistero).

          E questi sarebbero segno della Misericordia di Cristo? Forse del giustizialismo di Equitalia.

          “Ciò che invece noto nei vari commenti è la mancanza di argomentazioni teologiche riguardante proprio l’inciso di Matteo, in sostanza non si fa un’ermeneutica di tale inciso, e si che aiuterebbe molto, come ad esempio la relazione “dell’indissolubilità” con “in Principio”, il suggerimento da parte mia è di partire dalle fondamenta per arrivare al tetto e non viceversa.”

          Cosa intendi qua, Francesco? La Chiesa ha fatto ogni tipo di indagine su quei passi e la conclusione unanime è che Gesù ha dichiarato il matrimonio come indissolubile.

          E anche la Chiesa ha dogmatizzato questa cosa ha Trento, infallibilmente.

          Concilio di Trento, sessione XXIV, Canone VII

          “Se qualcuno dirà che la chiesa sbaglia quando ha insegnato ed insegna che secondo la dottrina evangelica ed apostolica (380) non si può sciogliere il vincolo del matrimonio per l’adulterio di uno dei coniugi, e che l’uno e l’altro (perfino l’innocente, che non ha dato motivo all’adulterio) non possono, mentre vive l’altro coniuge, contrarre un altro matrimonio, e che, quindi, commette adulterio colui che, lasciata l’adultera, ne sposi un’altra, e colei che, scacciato l’adultero, si sposi con un altro, sia anatema.”

          È vero che non ha formalmente condannato la pratica degli ortodossi greci, ma purtroppo quel Canone è fin troppo chiaro. Ecco perché la Chiesa Cattolica non potrebbe mai accettare l’oikonomia ortodossa, perché andrebbe contro un Canone dogmatico.

          Può, invece, spostare la questione sulla colpevolezza (o assenza di colpevolezza) dei coniugi che contraggono nuovo matrimonio a causa di ignoranza invincibile o circostanze attenuanti.

          1. Caro Marco
            “Cosa intendi qua, Francesco? La Chiesa ha fatto ogni tipo di indagine su quei passi e la conclusione unanime è che Gesù ha dichiarato il matrimonio come indissolubile.”

            Ciò è perfettamente vero, ma se noi leggiamo bene l’inciso di Matteo tale inciso si fonda proprio nell’enunciazione di Gesù “Non sapete che dal Principio ( o Inizio)”, l’osservanza di tale principio, o il conseguimento dell’indissolubilità trova pieno adempimento proprio in questo “Principio” o “Inizio”.
            E’ un argomento abbastanza articolato che purtroppo non si può esporre in poche righe.
            Vorrei però domandare agli altri.
            La Chiesa “Ha il potere di perdonare “Qualsiasi” peccato?”, perché vedete, tutto verte su questo.
            Inoltre, cosa significano le parole di Gesù all’adultera, “Và, e non peccare più”
            E perché alla peccatrice Gesù disse semplicemente “I tuoi peccati ti sono perdonati?”, perché non disse anche a lei “non peccare più”.
            Amici miei le cose sono un tantino più complicate di quello che pensiamo.

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