IL DISASTRO DELLA CHIESA BELGA. LÉONARD, E IL PROFESSORE LICENZIATO DA UNA SCUOLA CATTOLICA. DIFENDEVA LOURDES E I MIRACOLI DEL VANGELO.

Marco Tosatti

Nella Chiesa del 2016 può capitare quasi di tutto. Anche che venga richiesto – e l’hanno già fatto in parecchie migliaia – di firmare una richiesta di sostegno a un arcivescovo, Léonard, ingiustamente escluso dalla porpora cardinalizia, e di un insegnante, teologo, autore di diverse opere, e perseguitato perché sosteneva che i miracoli di Lourdes sono avvenuti, e che i miracoli del Vangelo anche.

Siamo al paradosso, ma in realtà anche stupirsi è diventato difficile. Mons. Léonard ha deciso di continuare la sua battaglia, che gli aveva fruttato anche aggressioni fisiche, in difesa dei diritti umani come li concepisce il Vangelo, e il Magistero della Chiesa, quello che non tema di farsi ossessionare dal problema dell’aborto. L’ex vescovo di Bruxelles ha scritto un libro che farà certamente discutere, in Belgio, dentro e fuori la Chiesa, che si intitola “Un évêque dans le siecle”.

Nel libro intervista Léonard fa appello a un rilancio del dibattito sull’aborto, sull’eutanasia e sul “matrimonio” omosessuale. In particolare sull’aborto sostiene che bisogna riparlarne, “perché se no si ridurrà a un fatto registrato, che fa parte dei costumi, e che non si rimetterà mai più in questione”. Léonard aveva partecipato a numerose marce per la vita – il che certamente non aveva fatto piacere a non pochi dei suoi colleghi con l’obiettivo di “partecipare a un risveglio o a un mantenimento dello stato di allerta delle coscienze”. Basta pensare alla celebra frase di mons. Galantino sui volti inespressivi di quelli che pregano davanti alle cliniche abortiste per immaginare come i super-progressivi vescovi belgi possano voler riaprire il dibattito sull’aborto legale. E seguendo quello che già diceva Paolo VI non ha paura di affermare che “La mentalità contraccettiva generalizzata incoraggia una mentalità abortista”.

Sull’eutanasia, in cui il Belgio è fra i Paesi più attivi, mons. Léonard dice che “tocca tutta una professione che è obbligata a relativizzare il giuramento di Ippocrate”, e continua: “Quella che si presenta come una decisione puramente personale in nome della libertà dell’individuo è in realtà una decisioneche ha un’influenza profonda e determinante sull’insieme della società”.

E conclude deplorando che in Belgio non ci si mobilita “abbastanza per dire No a pretesi avanzamenti che sono dei ritorni all’indietro e una regressione in rapporto alla solidarietà che deve legare i membri di una società”.

Più straordinario il caso del secondo nome dell’appello, quello di Arnaud Dumouch, professore di religione all’istituto Saint Joseph de Châtelet e rettore dell’Istituto Dottor Angelico. Dumouch, 52 anni, padre di famiglia, si è visto ritirare un anno fa, il 14 dicembre 2015, il visto ecclesiastico. Fino a quando mons. Léonard era Primate del Belgio, lo aveva difeso. Ma subito dopo la partenza del presule di Bruxelles, che ha trovato rifugio a Gap, come cappellano del santuario di Notre-Dame du Laus è stato colpito.

Se leggete il francese, potete trovare la storia completa cliccando QUI.

E’ una storia che ha radici antiche. Arnaud insegnava come giovane professore di religione in una scuola libera della diocesi di Tournai. Insegnava secondo il Catechismo e il magistero della Chiesa, e il Vaticano II.

Si è urtato con il suo superiore, un sacerdote ex sessantottino che ha deciso di rendergli la vita difficile, e che ha usato del suo ruolo di Ispettore del corso di religione per farlo cacciare. Arnaud trova comunque rifugio all’istituto Saint Joseph, a Chatelet, e diventa di ruolo nel 2003. Nel 2010 però la pace finisce. Il sacerdote che lo perseguitava è diventato vicario episcopale con delega all’insegnamento nella diocesi, e scatena contro Arnaud tutta una serie di ispezioni, compiute da un religioso lasalliano nell’istituto in cui Arnaud insegna, della Congregazione dei Lasalliani.

Fino a quando non c’è un vero e proprio processo: Arnaud Dumouch è convocato, e anche l’inquisitore è presente. Gli presentano una lista di rimproveri. Il religioso gli chiede: “Come si può ancora seguire il magistero, oggi, dopo l’affare Galileo?”. Il professore risponde che l’affare Galileo non tocca il magistero, che non si occupa che della fede. “Lei ha insegnato che Cristo è davvero resuscitato! Ma non è che un simbolo! Lei fa dell’esoterismo!”. Il processo assume veramente contorni kafkiani. Dumouch ha pubblicato siverse opere di teologia, con l’imprimatur dell’arcivescovo di Parigi. Cerca di difendersi, ma senza effetto. “Lei si deve concentrare su temi sociali, tolleranza e democrazia – è l’ordine. – La Trinità, la vita dopo la morte, il peccato e il perdono non interessano a nessuno. E’ ridicolo!”.

Il professore resiste. Le ispezioni continuano, e il 23 agosto 2013 il vescovo di Tournai, mons. Harpigny, riceve Dumouch, su richiesta del card. Müller, favorevole al professore di religione, di cui Benedetto XVI aveva usato i lavori per la sua enciclica, Spe Salvi.

Ma la burocrazia è più forte: Dumouch è sospeso per tre mesi. E nel 2014 le ispezioni riprendono. Fa denuncia per mobbing alla polizia, su consiglio del vescovo, e di mons. Léonard. Le ispezioni cessano e tutto è tranquillo fino al 2014. Nel marzo del 2015 una nuova ispezione scopre che gli allievi hanno preparato dei lavori sui miracoli di Lourdes. L’ispettore insorge: “I miracoli di Lourdes? Ma è della magia! E mi citi un solo miracolo del Vangelo che sia reale!”. Il professore risponde: “La resurrezione di Cristo. E’ il miracolo dei miracoli. O no?”.

La storia ha un epilogo nel luglio del 2015 quando i Fratelli delle Scuole Cristiane gli ritirano il permesso di insegnare. Poi viene licenziato. Il professore fa ricorso a Roma. Gli allievi di Dumouch mettono on line una petizione: la firmano in oltre duemila. Il ricorso a Roma è sospensivo, e il professore dovrebbe essere reintegrato immediatamente. Ma la direzione ritarda.

A quanto pare la storia non è apparsa sui mass media. Ma certamente se Dumouch fosse stato cacciato per aver difeso l’aborto o il matrimonio omosessuale e così via, avremmo visto paginate.

Ma come sappiamo la Chiesa belga è nelle mani del gran consigliere del Pontefice, il discusso cardinale Danneels. L’uomo che ha inventato il termine “la mafia di san Gallo”. Che pena.

Chi è interessato all’iniziativa, e vuole firmare, può trovare elementi interessanti QUI.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


 


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55 pensieri su “IL DISASTRO DELLA CHIESA BELGA. LÉONARD, E IL PROFESSORE LICENZIATO DA UNA SCUOLA CATTOLICA. DIFENDEVA LOURDES E I MIRACOLI DEL VANGELO.”

  1. Hehe!… Dunque c’è anche un Cavalcoli francese… anzi, anche peggio. Il nostro Padre Giovanni è stato ancora fortunato.
    Siamo pieni di persecutori e traditori, nel seno stesso della gerarchia cattolica.

  2. Che il mafioso danneels sia tra i grandi elettori del vescovo di Roma è un’ulteriore prova della sua eterodossia e della sua scadentissima qualità. In cosa credono questi chierici iniqui se la risurrezione di Cristo è solo un simbolo e non una realtà? Ciechi guide di ciechi, sacerdoti della sinagoga di satana!…

  3. Danneels … che brutta persona. Ad abundantiam ricordo che consiglio il re Baldovino di promulgare la legge sull’aborto nel 1990. Danneels … in base al principio Dio li fa e poi li accoppia fu colui che copri’ per anni il vescovo pedofilo di Bruges.

  4. Spiace scriverlo se i vescovi belgi, tranne Leonard, si comportano in questa maniera è’ perché sanno di avere le spalle coperte davvero bene a Roma. Il problema sta tutto e solo in due avvenimenti. L’abdicazione di Ratzinger e l’elezione di Bergoglio.

  5. Non ci sono parole.

    Affermare robe come questa

    “Lei ha insegnato che Cristo è davvero resuscitato! Ma non è che un simbolo! Lei fa dell’esoterismo!”

    È pazzesco per un consacrato.

    Questa gente andrebbe sospesa a divinis immediatamente, perché sono un cancro per la Fede.

    1. Ricordiamoci (se crediamo davvero) che il Signore ha vinto il principe di questo mondo e che il male non prevarrà sulla Sua Chiesa! E anche il sudore di sangue nel Getsemani per tutto ciò che sarebbe stato nella Sua lotta con il male anche attraverso le nostre umili esistenze, come credenti in Lui! Non lasciamoLo solo, dobbiamo avere coraggio fino in fondo! Credere e pregare soprattutto per chi è calpestato e spremuto come un grappolo! Cristo ha vinto e noi come i tralci nella vite, saremo vincitori in Lui, con Lui e per Lui! Coraggio fratelli nella fede! E lasciamo al Buon Dio l’ultima parola per il giudizio di questi Suoi Giuda di oggi e di sempre! Ana

      1. Sono d’accordo Ana, non c’è dubbio che persone come queste, che negano la Resurrezione di Cristo, siano dei novelli iscarioti, poi lascio il giudizio a Dio.

    2. Tu sei un demonio.Io Credo alla resurrezione.tu fai parte di tutti quei demoni che sono sparsi sulla terra soprattutto in quel clero massonico che anno tradito Cristo.ma non sapete che Cristo a gia’ Vinto.!!!!!

      1. Chi nega la Realtà della Resurrezione di Cristo fa, incosapevolmente o inconsapevolmente, deliberatamente o no, senza dubbio il gioco del demonio.

        Purtroppo questo è vero.

        D’altronde San Paolo affermava

        ” Altrimenti, che cosa faranno quelli che si fanno battezzare per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? E perché noi ci esponiamo continuamente al pericolo? Ogni giorno io vado incontro alla morte, come è vero che voi, fratelli, siete il mio vanto in Cristo Gesù, nostro Signore! Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Èfeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo.”

  6. Sono d’accordissimo anche su questo

    “In particolare sull’aborto sostiene che bisogna riparlarne, “perché se no si ridurrà a un fatto registrato, che fa parte dei costumi, e che non si rimetterà mai più in questione”.”

    L’aborto è un’aberrazione, e quello che sta succedendo in Francia, con la galera per chi sconsiglia l’aborto o vi si oppone, è qualcosa di inaudito e realmente satanico.

    Non solo si è legalizzato l’omicidio di un innocente, ma si è arrivati addirittura al punto di mettere in galera chi afferma il diritto di tale innocente a non essere ammazzato.

    A tale punto è arrivata l’in versione del male col bene, in Francia.

    Sull’aborto bisogna tornare a discutere eccome, perché non è affatto un problema che riguarda solo noi cattolici, ma è prima di tutto un problema scientifico, perché si tratta di una vita umana a tutti gli effetti.

    Cito le parole del Papa, da qui http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/15/il_papa_no_a_aborto_e_eutanasia,_luomo_non_è_una_cavia/1111241

    “Francesco ha rammentato che fin da quando era sacerdote ha sentito tante volte obiezioni sull’aborto di chi lo riteneva un problema religioso. “No – ha detto il Papa – non è un problema religioso” e nemmeno “un problema filosofico”:
    “E’ un problema scientifico, perché lì è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. ‘Ma, no, il pensiero moderno …’ – ‘Ma, senti, nel pensiero antico, nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!’. Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra, no? E questo è dire a Dio: ‘No, la fine della vita la faccio io, come io voglio’. Peccato contro Dio Creatore. Pensate bene a questo”.”

  7. Sig. Tosatti
    Ella scrive “che si intitola “Un évêque dans le ?
    il titolo del libro di mons. Leonard è troncato come se fosse saltata una riga!

  8. Povero professore che ha fatto ricorso a Roma!
    Tipi così sono già bollati con una infinità di “aggettivi” che è meglio non ripetere.
    Insomma ….dalla padella alla brace.

  9. Il povero professore non sa che Danneels ha piazzato a Roma il picciotto argentino, ritenuto “omogeneo” alla linea che la “mafia di San Gallo” porta avanti dal 1996.

  10. povera Roma. Un solo passo falso di Ratzinger. Ma è costato tanto alla Chiesa e a noi umilissimi peccatori. Ratzinger dovrà darne il resoconto. Dopotutto dopo 4 anni è ancora vivo, vegeto, e fa lunghe passeggiate. Insomma sta meglio di Wojtila. Non doveva lasciare.

  11. Ormai è tutto chiaro. Il mondo non è ateo, come vorrebbe far credere, perché lavora scopertamente contro Cristo. Il mondo, il cui principe è satana, e purtroppo questa Chiesa, stanno preparando la strada all’anticristo. Stiamo pronti perché ci aspettano sicure persecuzioni. Resisteremo perché solo chi perseverera’ fino alla fine sarà salvo. Madre del Cielo prega per noi.

  12. E questa chiesa che perséguita la Chiesa é stata premiata col cardenalato per Bergoglio. ¿ Cóme mai ? ¿ Non sapeba ? Sí, sicuramente sí. La mafia di San Gallo sa tutto. E Bergoglio non é alieno, Anzi !

    1. Sparano ogni tipo di menzogne e calunnie sul Papa.

      E si dicono cattolici…….

      Spero per loro che siano in buona Fede e invincibilmente (quindi incolpevolmente) erronei nel loro giudizio, perché altrimenti stanno commettendo un peccato mortale molto più grave di quello dei divorziati risposati contro i quali si scagliano e per i quali non ammettono nessuna attenuante.

      Ringrazino il cielo invece che le attenuanti possono esserci e che una coscienza incolpevolmente erronea scusa davanti a Dio, perché in caso contrario queste persone farebbero bene a prendersi un buon filtro solare anti scottatura.

      Perché, qualora non fosse chiaro, tacciare il Papa di calunnie come quella che negherebbe l’indissolubilità del matrimonio, che affermerebbe la liceità di convivenze e seconde nozze, o tacciarlo di essere un “picciolo argentino”, è OGGETTIVAMENTE un gravissimo peccato, anche di più di quello delle seconde nozze.

      E questo chiunque sia il Papa, eh. Direi lo stesso anche se, al prossimo pontificato, venisse su un novello Pio IX.

    2. Meditino, coloro che calunniano il Papa insinuando terribili dubbi nelle menti e nello spirito dei fedeli, meditino se sono nella posizione di poter scagliarsi contro i divorziati risposati.

      Se davvero ai “pubblici peccatori” non va riconosciuta alcuna attenuante, come questi novelli farisei annunciano, e sarebbero sempre in peccato mortale, allora i suddetti farisei sono in peccato mortale ancora più grave

      : “Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”
      https://www.facebook.com/media/set/?set=a.630290653663435.1073741885.241747202517784&type=3

      Dal Catechismo di San Pio X

      “OTTAVO COMANDAMENTO.

      206. Che ci proibisce l’ottavo comandamento « non dir falsa testimonianza » ?

      L’ottavo comandamento Non dir falsa testimonianza ci proibisce ogni falsità e il danno ingiusto dell’altrui fama: perciò, oltre la falsa testimonianza, la calunnia, la bugia, la detrazione o mormorazione, l’adulazione, il giudizio e il sospetto temerario.

      207. Che ci ordina l’ottavo comandamento?

      L’ottavo comandamento ci ordina di dire a tempo e luogo la verità, e d’interpretare in bene, possibilmente, le azioni del prossimo.

      208. Chi ha danneggiato il prossimo nel buon nome accusandolo falsamente o sparlandone, a che cosa è obbligato?
      Chi ha danneggiato il prossimo nel buon nome accusandolo falsamente,o sparlandone, deve riparare, per quanto può, il danno arrecato. ”

      Pensateci bene, quindi, prima di prendere l’Eucaristia, la prossima volta, cari farisei, perché “chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore” 1 Cor 11,27.

      Fate attenzione, perché potreste essere assai più indegni voi dei pubblici peccatori ai quali vorreste sbarrare le porte del cielo senza sconti.

  13. Dove é il nostro errore o clumnia sul Papa ? Un Papa che ci insulta quasi tutti i giorni e ci chiama dottori della léttera, rígidi, etc, quando il problema della Chiesa oggi i rígidi, che non ci sono, ma i laxi, cosi laxi que risulta difícile riconoscerli come cattólici.

    1. Qual’e la vostra calunnia sul Papa?

      La domanda dovrebbe essere “quali sono le nostre calunnie sul Papa” visto che c’è solo l’imbarazzo della scelta.

      Tralasciando quelli che mettono in dubbio addirittura la legittimità della sua elezione, questo Papa viene accusato di:

      1) eresia;

      2) negazione dell’indissolubilità di un matrimonio sacramentale celebrato validamente e/o dell’illiceità delle convivenze e seconde nozze;

      3) essere un pupazzo in mano alla massoneria;

      4) essere un massone.

      E potrei andare avanti a lungo.

      Queste sono tutte calunnie e diffamazioni gravissime.

      E riguardo al chiamarvi dottori della lettera, rigidi eccetera io sono contrario a queste generalizzazioni, perciò non mi permetto di dire che tutti gli oppositori del Papa siano così, ma è un dato di fatto che una buona parte lo siano.

      Come faccio a saperlo? Beh, perché ho alle spalle quattro anni (quasi) di discussioni nel merito, e anche nell’altro topic si può avere diversi esempi di questa fattispecie, con sedicenti cattolici che, con durezza di cuore spietata, si scagliano contro le famiglie in difficoltà dicendo che è impossibile che abbiano attenuanti che le scusino dal peccato mortale.

      Ho semplicemente fatto presente che le cose non stanno così, e che è una fortuna che non stiano così, perché altrimenti, con tutte le calunnie di cui si rendono protagonisti pubblicamente (che insinuano dubbi nella mente dei piccoli nella Fede), sarebbero in una pessima situazione di fronte a Dio.

      Perciò possono se non altro appellarsi all’erroneità della loro coscienza, ammesso che sia incolpevolmente erronea. Pensate che ironia: le circostanze attenuanti e la coscienza incolpevolmente erronea che, con una durezza di cuore degna del peggior fariseo, negate possano esserci per le famiglie in difficoltà, potranno essere la vostra salvezza.

      1. @Marco

        Quanto all’essere cattolici e criticare il Papa, saprai certamente anche tu che esistono fior di santi che l’hanno fatto, primo fra tutti San Paolo, quindi evidentemente in momenti di grave crisi per l’integrità della fede non solo è un diritto di ciascun fedele farlo ma è un suo dovere, poiché esistono anche i peccati di omissione e come insegna San Tommaso: «Non opporsi all’errore, significa approvarlo. Non difendere la verità, equivale a negarla». Perché forse non è chiaro che il punto non è scagliarsi contro i divorziati risposati o contro qualsiasi altra categoria di peccatori, ma è quello di difendere la Verità come ci è stata trasmessa da Cristo attraverso il Vangelo e il Magistero bimillenario della Chiesa.

        È proprio per non “dire falsa testimonianza” che è importante opporsi agli errori contenuti nelle dichiarazioni ambigue rilasciate dall’attuale Pontefice sia all’interno di documenti scritti che all’interno di discorsi orali. Non è una calunnia dire che il Papa afferma la liceità di convivenze e seconde nozze, ma è semplicemente la realtà dei fatti. È quanto sostiene l’Amoris laetitia: in alcuni casi i divorziati risposati (ma anche le coppie conviventi etero e omo) non sarebbero in stato di peccato mortale per via di fattori attenuanti, quindi queste persone che vivono in situazioni irregolari possono ricevere i Sacramenti anche senza cambiare stile di vita, questo a casa mia significa rendere lecite in certi casi le convivenze e le seconde nozze.

        Ora, tu puoi benissimo condividere il pensiero del Papa, cioè che in alcuni casi è lecito vivere in seconde nozze o come convivente, ma non puoi negare il fatto che questo è quanto sostiene l’Amoris laetitia al famigerato capitolo VIII, così come non puoi definire eretico Kasper se condividi la sua posizione sulla questione della Comunione ai divorziati risposati.

        Quanto all’accusa di essere duri di cuore solo perché vogliamo che le parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio siano rispettate così come vogliamo che il Santissimo Sacramento venga protetto dalle profanazioni, ti rispondo con una frase profetica scritta da san Giovanni Paolo II nel 1984: «la fedeltà a questi due documenti (Humanae vitae e Familiaris consortio) deve essere spesso pagata a caro prezzo: si è spesso derisi, accusati di incomprensione, di durezza e altro ancora. E’ la sorte di ogni testimone della verità, come ben sappiamo. Con semplice ed umile fermezza siate fedeli al magistero della Chiesa in un punto di così decisiva importanza per i destini dell’uomo» (Discorso ad un centinaio di sacerdoti partecipanti ad un seminario su Humanae vitae e procreazione responsabile, L’Osservatore Romano 2 marzo 1984).

        E poi ti ricordo che ad essere chiamati “duri di cuore” da nientemeno che Gesù Cristo in persona, all’interno del Vangelo, erano proprio quelli a favore del divorzio!

        1. @Beatrice

          “Non è una calunnia dire che il Papa afferma la liceità di convivenze e seconde nozze, ma è semplicemente la realtà dei fatti. È quanto sostiene l’Amoris laetitia: in alcuni casi i divorziati risposati (ma anche le coppie conviventi etero e omo) non sarebbero in stato di peccato mortale per via di fattori attenuanti, quindi queste persone che vivono in situazioni irregolari possono ricevere i Sacramenti anche senza cambiare stile di vita, questo a casa mia significa rendere lecite in certi casi le convivenze e le seconde nozze.”

          No, questo è un modo di ragionare completamente assurdo. Non significa che le nuove nozze siano lecite in se, significa che, pur essendo illecite e peccaminose, le persone possono avere attenuanti che le rendono NON IMPUTABILI.

          La Chiesa Cattolica afferma che delle attenuanti oggettive e/o una coscienza incolpevolmente erronea possano sgravare dalla colpa mortale, pur permanendo la materia grave del peccato?

          La risposta è si. Non vi sta bene? Chiedete che venga cambiato il Catechismo.

          1. «No, questo è un modo di ragionare completamente assurdo. Non significa che le nuove nozze siano lecite in se, significa che, pur essendo illecite e peccaminose, le persone possono avere attenuanti che le rendono NON IMPUTABILI.
            La Chiesa Cattolica afferma che delle attenuanti oggettive e/o una coscienza incolpevolmente erronea possano sgravare dalla colpa mortale, pur permanendo la materia grave del peccato?
            La risposta è si. Non vi sta bene? Chiedete che venga cambiato il Catechismo.»

            Fai pace col cervello, per favore. Se delle attenuanti oggettive e/o una coscienza incolpevolmente erronea rendono non imputabili ad alcune persone peccati gravi come l’adulterio, significa né più né meno che per queste particolari persone è lecito vivere convivenze o seconde nozze. Lecito significa che lo si può fare, significa che esistono casi in cui l’adulterio smette di essere peccato per certe persone in virtù di fattori attenuanti vari. Se io che sono un divorziato risposato vado da un prete e quello mi dice che posso fare la Comunione avendo riscontrato alcuni di questi fattori attenuanti (per esempio il fatto che sono stato abbandonato dal primo coniuge a 30 anni e che dalle seconde nozze sono nati diversi figli), significa che per me in quella particolare situazione è lecito avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio sacramentale valido, ma un’affermazione del genere è contraria alla dottrina cattolica sulla sessualità.

          2. @ Beatrice

            “Fai pace col cervello, per favore. Se delle attenuanti oggettive e/o una coscienza incolpevolmente erronea rendono non imputabili ad alcune persone peccati gravi come l’adulterio, significa né più né meno che per queste particolari persone è lecito vivere convivenze o seconde nozze. Lecito significa che lo si può fare, significa che esistono casi in cui l’adulterio smette di essere peccato per certe persone in virtù di fattori attenuanti vari. Se io che sono un divorziato risposato vado da un prete e quello mi dice che posso fare la Comunione avendo riscontrato alcuni di questi fattori attenuanti (per esempio il fatto che sono stato abbandonato dal primo coniuge a 30 anni e che dalle seconde nozze sono nati diversi figli), significa che per me in quella particolare situazione è lecito avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio sacramentale valido, ma un’affermazione del genere è contraria alla dottrina cattolica sulla sessualità.”

            No. Significa semplicemente che la Grazia in te non viene uccisa, ma rimane un atto contrario alla morale oggettiva.

            Il fatto che tu commetta un atto contrario alla morale oggettiva, però, avendo delle attenuanti che riducono la tua imputabilità, semplicemente non rischi la dannazione, tutto li.

            Non so cosa ci sia di non chiaro.

            Per esempio è contrario al primo comandamento l’essere scismatici, infatti gli ortodossi agli occhi della Chiesa Cattolica sono in stato oggettivo di peccato grave, e gli induisti e i buddisti (che appattengono a religoni pagane/idolatriche) ancora peggio, ma questo non significa che vivano in peccato mortale, poichè la maggioranza di loro è in buona Fede e sinceramente convinta di essere nel giusto.

            Non sono io che devo fare pace col cervello, sei tu che devi conoscere meglio la dottrina cattolica e conoscere la differenza tra liceità di un atto e l’imputabilità di chi commette l’atto illecito.

        2. La prova di ciò la troviamo in Al 305, dove il Papa scrive

          “A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.[351] Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà».[352] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà.”

          Il Papa parla di situazione oggettiva di peccato. Sapete cosa vuol dire situazione OGGETTIVA di peccato? Vuol dire che in nessun modo la situazione di quelle persone può essere coonestata e resa lecita e raccomandabile in se.

          Ciò che afferma il Papa, conformemente a tutta la dottrina della Chiesa e che si applica a TUTTI i peccati, è che, pur permanendo oggettivamente la Materia grave dell’atto la persona possa, a causa di varie attenuanti (che possono esserci come non esserci, da lì il discernimento) non portare colpa grave sulla propria anima, ergo non essere imputabile di peccato mortale.

          Capite la differenza tra peccato grave oggettivo e imputabilità personale? Se si, bene, se non la capite amen. Ma non accusate il Papa di eresia, non prima di aver chiesto di rigettare il Catechismo, che afferma chiaramente che l’imputabilità può essere diminuita o annullata dalle circostanze attenuanti.

        3. Per essere ancora più chiari, Beatrice, la Veritatis Splendor di San Giovanni Paolo II, al numero 81, afferma che “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

          Questo rimane vero in Amoris Laetitia? Assolutamente si, ed è precisamente per questo che il Papa ha parlato di “situazione oggettiva di peccato”, conformemente al Magistero della Chiesa.

          Infatti lo stesso Papa San Giovanni Paolo II (e non il cattivone-one-one-massone-comunista-mangiabambini-satanista-mondialista Bergoglio) affermava, ben prima di Amoris Laetitia, che “se gli atti sono intrinsecamente cattivi, una buona intenzione o certe circostanze particolari possono attenuare la loro malizia”. È tutto qui, leggete quel capolavoro della Veritatis Splendor http://www.bioeticaefamiglia.it/vs.htm nella Veritatis Splendor.

          Ergo anche San Giovanni Paolo II afferma, conformemente alla dottrina della Chiesa, che certi atti intrinsecamente malvagi rimangano tali SEMPRE E COMUNQUE, INDIPENDENTEMENTE DALLE CIRCOSTANZE E INTENZIONI.

          Ergo l’adulterio rimane SEMPRE un oggettivo peccato grave contro il sesto comandamento e un atto intrinsecamente malvagio in se.

          Tuttavia, per l’appunto, questo non significa affermare che chi sia in una tale situazione sia ipso facto colpevole di peccato mortale, perchè la dottrina della Chiesa afferma che un’azione oggettivamente cattiva, per essere peccato mortale necessita di certe condizioni soggettive, che la facciano diventare imputabile.

          Ora, la proibizione di accedere all’Eucaristia di San Giovanni Paolo II in FC84 è forse irreformabile?

          No, la proibizione di accedere all’Eucaristia in situazione di peccato grave si basa sulla possibilità di sconvolgere l’ordine della comunità, generare scandalo o altre situazioni simili, cioè, si basa su una norma disciplinare, non dottrinale, che può essere modificata dal Papa. Invece, l’impossibilità di accedere all’Eucaristia in peccato mortale è di ordine dottrinale e non soltanto disciplinare.

          Non è, quindi, possibile affermare che ogni persona in situazione di peccato grave per definizione stia commettendo peccati mortali. Da lì anche ciò che disse lo stesso Papa GPII affermando, per l’appunto, che ” se gli atti sono intrinsecamente cattivi, una buona intenzione o certe circostanze particolari possono attenuare la loro malizia”.

          Oh ragazzi, io non so che dirvi, più che mettervi giù col cucchiaino la DOTTRINA DELLA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA (che non è stata cambiata nemmeno di uno iota da Papa Francesco) non so che cosa fare, davvero.

          Ma sappiate che ciò che sta facendo la Chiesa oggi coi divorziati risposati è pienamente conforme alla dottrina, è solo un cambio di pastorale pienamente legittimo, visto che la pastorale (ovvero il modo di applicare la dottrina nei casi concreti, che può essere più rigoroso o più lasco) non è dogmatica e può esserci soluzione di continuità tra un Papa e l’altro (ripeto, S-O-L-O nella pastorale, non nella dottrina).

          Vi faccio un altro esempio per farvi capire ancora meglio la questione. Seguitemi, per favore.

          Ciò che io affermo (e non è una mia idea, ma un FATTO basandosi sui documenti) è che il Papa non è affatto andato a coonestare le nuove unioni o a negare l’indissolubilità di un matrimonio sacramentale valido (se avesse fatto ciò sarei io il primo a parlare di eresia) ma al contrario, il Papa ha semplicemente affermato che anche coloro che vivono in una situazione oggettiva di peccato possano essere soggettivamente in Grazia, cosa che la Chiesa riconosce già, ad esempio, per i membri delle altre religioni (che sono in stato di oggettivo peccato grave contro il primo comandamento, compresi gli ortodossi, colpevoli di scisma, materialmente scismatici ed eretici e quindi peccatori oggettivi contro il primo comandamento, che lo proibisce).

          Il primo comandamento afferma che

          “L’incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. « Viene detta eresia l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti ».30”

          Ora, gli ortodossi rifiutano di sottomettersi al Sommo Pontefice e quindi sono materialmente colpevoli di scisma. Eppure la Chiesa Cattolica accetta l’intercomunione con gli ortodossi perchè, oltre ad avere i Sacramenti validi (sebbene illeciti), e la nostra stessa Fede nell’Eucaristia, presume che siano in buona Fede e quindi in stato di Grazia.

          Ovvero la Chiesa Cattolica presume che dei peccatori oggettivi, dei cristiani materialmente scismatici ed eretici (e l’eresia e lo scisma sono peccati peggiori dell’adulterio), possano essere in stato di Grazia.

          La stessa cosa che fa nei confronti dei divorziati risposati.

          Perciò o si chiarisce che i peccati contro il sesto comandamento sono peccati speciali, talmente gravi che non possono darsi circostanze attenuanti o coscienza incolpevolmente erronea che preservi dalla colpa mortale pur permanendo la materia grave del peccato, oppure Amoris Laetitia non afferma nulla di formalmente eretico.

          Chiaro?

          Se è chiaro bene, se non è chiaro, ripeto: AMEN! Io più chiaro di così non riesco a metterla giù e non sono un insegnante di sostegno.

          Buon Natale a tutti.

          1. «Per essere ancora più chiari, Beatrice, la Veritatis Splendor di San Giovanni Paolo II, al numero 81, afferma che “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?»

            Ma questa frase, così come tutto l’impianto filosofico della Veritatis Splendor, vuole porre l’accento proprio sul fatto che esistono atti intrinsecamente malvagi che non possono mai essere scusati da nessun fattore soggettivo attenuante. La frase che tu citi dice esattamente l’opposto di quanto afferma l’Amoris laetitia in alcuni paragrafi del capitolo VIII. Non è un caso che ben tre dei cinque dubia che alcuni cardinali hanno rivolto al Papa chiedano se quanto insegnato dalla Veritatis Splendor continui ad essere tutt’oggi valido oppure no. Se davvero, come sostieni tu, l’Amoris laetitia non entra in contrasto con certi insegnamenti della Veritatis Splendor dovrebbe essere facile per il Papa rispondere ai dubia che trattano di questo, ma ad oggi che io sappia non l’ha ancora fatto. E i dubia non sono stati rivolti da quattro poveri scemi, ma da eminenti figure del mondo cattolico, che in quanto a cultura teologica e amore per la Chiesa battono me e te insieme.

            «Ergo anche San Giovanni Paolo II afferma, conformemente alla dottrina della Chiesa, che certi atti intrinsecamente malvagi rimangano tali SEMPRE E COMUNQUE, INDIPENDENTEMENTE DALLE CIRCOSTANZE E INTENZIONI.
            Ergo l’adulterio rimane SEMPRE un oggettivo peccato grave contro il sesto comandamento e un atto intrinsecamente malvagio in se.
            Tuttavia, per l’appunto, questo non significa affermare che chi sia in una tale situazione sia ipso facto colpevole di peccato mortale, perchè la dottrina della Chiesa afferma che un’azione oggettivamente cattiva, per essere peccato mortale necessita di certe condizioni soggettive, che la facciano diventare imputabile.»

            Ma ti rendi conto che ti contraddici da solo? Se esistono “atti intrinsecamente malvagi” che rimangono tali “sempre e comunque, indipendentemente dalle circostanze e intenzioni”, vuol dire che tali atti sono proibiti sempre, senza eccezione, non possono mai costituire un bene per la persona perché contrari alla Legge divina (e ribadisco Legge divina, non umana). Detto in altre parole: non esistono circostanze in cui tali atti diventano un bene. Non puoi dire di concordare con quanto appena detto, riconoscere che l’adulterio è un atto intrinsecamente malvagio (cioè proibito sempre e comunque) e alla fine dire che però ci sono circostanze particolari in cui uno può compiere tali atti intrinsecamente cattivi impunemente, cioè senza portarne colpa. Se per te esistono casi in cui delle persone possono commettere adulterio e ricevere tranquillamente i Sacramenti senza convertirsi di fatto neghi che l’adulterio sia un atto intrinsecamente malvagio, che in quanto tale è proibito sempre e comunque indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni soggettive dell’individuo. Un atto intrinsecamente cattivo per sua natura è un peccato grave che non può mai essere scusato sulla base delle circostanze o delle buone intenzioni di chi lo compie, per questo San Giovanni Paolo II disse che non può mai diventare un “atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”. Riconoscere l’esistenza di fattori attenuanti non cambia il fatto che questi atti intrinsecamente cattivi siano proibiti senza eccezione di sorta proprio per la loro natura intrinsecamente contraria al vero bene della persona. E questa è la ragione per cui San Giovanni Paolo II ha sempre mantenuto il divieto di accesso all’Eucaristia per i divorziati risposati. Come disse il cardinale Caffarra: “la norma morale “non commettere adulterio” è una norma negativa assoluta, che non ammette eccezioni. Ci sono molti modi fare il bene, ma c’è un solo modo di non fare il male: non fare il male”.

            «Ora, la proibizione di accedere all’Eucaristia di San Giovanni Paolo II in FC84 è forse irreformabile?
            No, la proibizione di accedere all’Eucaristia in situazione di peccato grave si basa sulla possibilità di sconvolgere l’ordine della comunità, generare scandalo o altre situazioni simili, cioè, si basa su una norma disciplinare, non dottrinale, che può essere modificata dal Papa. Invece, l’impossibilità di accedere all’Eucaristia in peccato mortale è di ordine dottrinale e non soltanto disciplinare.»

            Il Pontificio Consiglio per I Testi Legislativi, nella Dichiarazione circa L’ammissibilità alla Santa Comunione dei divorziati risposati del 24/06/2000, afferma: “Nel caso concreto dell’ammissione alla sacra Comunione dei fedeli divorziati risposati, lo scandalo, inteso quale azione che muove gli altri verso il male, riguarda nel contempo il sacramento dell’Eucaristia e l’indissolubilità del matrimonio. Tale scandalo sussiste anche se, purtroppo, siffatto comportamento non destasse più meraviglia: anzi è appunto dinanzi alla deformazione delle coscienze, che si rende più necessaria nei Pastori un’azione, paziente quanto ferma, a tutela della santità dei sacramenti, a difesa della moralità cristiana e per la retta formazione dei fedeli”. Come vedi non ha alcuna importanza che le scelte di vita dei divorziati risposati non destino più scandalo nella maggior parte delle persone di oggi, abituate come sono alla società liquida post-moderna, anzi è proprio per questo che la Chiesa dovrebbe ribadire con ancora più forza la verità sul matrimonio di fronte a tante coscienze obnubilate dalla mentalità secolarizzata dei nostri tempi. Inoltre non è vero che la disciplina sacramentale stabilita da Familiaris Consortio per quanto riguarda il divieto di accesso all’Eucaristia dei divorziati risposati sia riformabile, perché l’indissolubilità del matrimonio sacramentale è una norma di diritto divino, che non è dunque nella disponibilità autoritativa della Chiesa. La situazione dei divorziati risposati si trova in conflitto con la disciplina ecclesiastica in punti irrinunciabili, in quanto toccano lo stesso diritto divino.
            Cito da un discorso di Ratzinger, scritto quand’era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e posto a introduzione del libro “Sulla pastorale dei divorziati risposati. Documenti, commenti e studi”, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 1998:
            “Epicheia ed aequitas canonica sono di grande importanza nell’ambito delle norme umane e puramente ecclesiali, ma non possono essere applicate nell’ambito di norme, sulle quali la chiesa non ha nessun potere discrezionale. L’indissolubilità del matrimonio è una di queste norme, che risalgono al Signore stesso e pertanto vengono designate come norme di “diritto divino”. La chiesa non può neppure approvare pratiche pastorali – ad esempio nella pastorale dei sacramenti –, che contraddirebbero il chiaro comandamento del Signore. In altre parole: se il matrimonio precedente di fedeli divorziati risposati era valido, la loro nuova unione in nessuna circostanza può essere considerata come conforme al diritto, e pertanto per motivi intrinseci non è possibile una recezione dei sacramenti. La coscienza del singolo è vincolata senza eccezioni a questa norma.”

            Auguri di un Santo Natale anche a te.

          2. No, tutto il tuo ragionamento è gravemente fallato in un punto: se è vero che l’adulterio è un atto intrinsecamente malvagio, che quindi non può portare del bene in se, è altrettanto vero che la persona che lo compie può non essere imputabile di tale male.

            Non è affatto una mia contraddizione, e l’insegnamento della Chiesa, che afferma che perché vi sia peccato mortale non basta la materia grave, ma occorrono anche piena avvertenza e deliberato consenso.

            Se manca una sola delle due altre condizioni necessarie, anche se vi è materia grave, non vi è peccato mortale.

            È questo il punto che molti non riescono a capire, a causa di una scarsa conoscenza della dottrina.

            In altre parole, Beatrice, è certo che una convivenza o un secondo matrimonio con rapporti sessuali a fronte di un primo matrimonio celebrato validamente sia un atto intrinsecamente malvagio, ovvero che in nessun caso può essere giudicato “buono”.

            Del resto la Chiesa insegna che “in re venerea non datur parvitas materia”, perciò bada bene, questo discorso non vale solo per l’adulterio, ma anche per la masturbazione, i rapporti prematrimoniali e la contraccezione matrimoniale.

            Tutti questi atti dalla Chiesa sono giudicati intrinsecamente malvagi.

            Ma questo significa che si può sempre formulare un giudizio di imputabilità per la persona che li compie?

            No, perché può non esserci piena avvertenza (specie nelle coscienza formate dopo la rivoluzione sessuale, che incolpevolmente spesso arrivano a formulare giudizi sbagliati, a rigor di dottrina, a causa dell’educazione post moderna ricevuta) o deliberato consenso, e quindi la persona può non essere pienamente imputabile di colpa grave.

            È per questo che il Papa in Amoris Laetitia ha scritto “il parlare di peccato oggettivo non implica formulare un giudizio negativo sulla persona coinvolta” e che “anche in una situazione oggettiva di peccato è possibile vivere in Grazia”.

            La situazione oggettiva di peccato vi è solo quando si pongono in essere atti intrinsecamente malvagi.

            Ma da capo, questo vuol dire che chi commette un atto intrinsecamente malvagio sia ipso facto in peccato mortale, ovvero che la Grazia di Dio sia stata uccisa in se?

            La risposta è NO (non “no” nel senso che non può accadere, “NO” nel senso che non è detto che sia successo, e se vi sono attenuanti non è successo), ed è la dottrina cattolica a dirlo, non il sottoscritto.

            Il tuo problema, come quello di molti, è che fai una tremenda confusione tra l’atto in se e l’imputabilità di chi lo commette, che sono due cose che possono esserci insieme ma possono anche non esserci, il che significa che la colpevolezza di tale persona, nonostante l’atto indubbiamente malvagio che commette, possa essere solo veniale o addirittura assente.

            Quando San Giovanni Paolo II dice che un atto intrinsecamente malvagio non può mai essere difendibile come scelta parla dell’atto in se, non della persona coinvolta.

            Chiaro?
            Infatti scrive anche “se gli atti sono intrinsecamente cattivi, una buona intenzione o certe circostanze particolari possono attenuare la loro malizia” il che significa non portare colpa mortale sulla propria anima NONOSTANTE il fatto che l’atto sia e rimanga intrinsecamente malvagio.

            Perciò io non solo non nego, ma affermo, che l’adulterio sia un atto intrinsecamente malvagio.

            Allo stesso tempo affermo, concordemente al Catechismo al numero 1860 (“Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave”) e a San Giovanni Paolo II (“se gli atti sono intrinsecamente cattivi, una buona intenzione o certe circostanze particolari possono attenuare la loro malizia”) che questo non basta a compiere peccato mortale.

            Se anche dopo questa spiegazione continuate a fare la solita confusione tra peccato oggettivo e imputabilità soggettiva io ci rinuncio, perché è umanamente impossibile essere più chiari di quanto sono stato io ora.

          3. E sulle circostanze attenuanti, che possono far si che non vi sia deliberato consenso o piena avvertenza (o entrambi) sgravando quindi dal peccato mortale, faccio presente un’altra cosa.

            Al giorno d’oggi la Chiesa, che vive nel mondo post moderno, sa che chi vive chi vive in una situazione oggettiva di peccato mortale (per esempio, i divorziati risposati conviventi “more uxorio”, che ciòe non si astengono dagli atti propri dei coniugi) puè mancare di piena avvertenza o di deliberazione, sul piano soggettivo, rendendo quindi la persona, che pur compie un atto intrinsecamente malvagio quanto alla materia, non gravemente colpevole, per mancanza di piena deliberazione.

            Viviamo in un clima culturale e morale estremamente diverso da quello di 100 anni fa e incomparabilmente diverso da quello medievale, dove la dottrina della Chiesa pervadeva ogni momento della giornata ed era impressa nelle coscienze da una educazione cattolica dettagliatissima fin da piccoli.

            L’imputabilità morale, caso per caso, di chi compie atti oggettivamente gravi, può variare enormemente.

            È vero che non va presunta con troppa facilità la mancanza della piena deliberazione; ma non meno sbagliato sarebbe crederla sempre, o quasi, presente.

            Da lì il discernimento che devono attuare i sacerdoti nel confessionale. Da nessuna parte si dice “comunione per tutti”, ma solo la possibilità di Comunione per chi, pur versando in stato oggettivo di peccato grave, sia soggettivamente in grazia di Dio.

            E il Confessore può valutare la presenza o meno di circostanze attenuanti, interrogando la coscienza del fedele e facendo in modo che il fedele si apra e gli parli della sua vita. Da li potrà discernere e valutare.

            Perciò tutto quanto detto da San Giovanni Paolo II sugli atti intrinsecamente malvagi rimane vero, ma dimenticatevi che ciò equivalga ad una condanna senza se e senza ma per il peccatore che li commette, perché tale persona può non essere imputabile di tale atto. Sempre distinguere tra peccato e peccatore, quindi.

            Perché se è vero che un atto intrinsecamente malvagio diventa buono in base alle circostanze, è altrettanto vero che l’imputabilità di chi lo compie può variare dal grave (colpa mortale), al veniale, fino ad un’imputabilità nulla.

            E meno male che è così, perché se così non fosse, visto che anche la masturbazione e qualsiasi tipo di rapporto prematrimoniale (compresi quelli non completi, persino il bacio https://www.facebook.com/IstruzioneCattolica/posts/981412625247229:0 ) costituiscono materia grave condannata sempre dalla Chiesa, il 99% dell’umanità sarebbe condannato all’inferno.

          4. P.s: ho scritto

            “Perché se è vero che un atto intrinsecamente malvagio diventa buono in base alle circostanze, è altrettanto vero che l’imputabilità di chi lo compie può variare dal grave (colpa mortale), al veniale, fino ad un’imputabilità nulla.”

            Ovviamente volevo dire che “NON” diventa buono in base alle circostanze.”

            Diversamente avrei affermato un’eresia.

    2. Vuole un esempio di calunnia, Echenique?

      Pronti.

      Lei ieri scriveva

      “Invocare i due sínodi a favore della comunione ai divorziati risposati é una buggía che la dice lunga sulla personalitá di questo pontéfice, che fá della ambigüittá la sua mássima di régola. Invocare lo’spírito é un’altra buggía ancora piú grossolana. Uno spírito contro Gesú e le sue chiare parole sul matrimonio indisolúbile e il rifiuto totale del divorzio é impensábile, Dio non puó contradirsi. ¿ Il fine giustífica i mezzi ? Per Bergoglio sembra di sí. ma un pontéfice buggiardo debe andársene.”

      E io le risposi

      “Salve Echenique,

      Sono due giorni che chiedo a lei e a quelli come lei di mostrare dove e quando sarebbe stata negata l’indissolubilità del matrimonio celebrato validamente e l’illiceità delle nuove nozze e/o delle convivenze.

      Perché se non riuscite a portare parole del Papa in tal senso (ed è garantito che non ci riuscirete, perché in Al è affermata l’indissolubilità matrimoniale e la situazione di peccato grave oggettivo delle nuove nozze) significa che state callunniando il Papa pubblicamente.

      Saluti.”

      D’altronde lei in quel post afferma che:

      1) il Papa andrebbe contro la dottrina di Cristo sull’indissolubilità matrimoniale e dell’illiceità delle seconde nozze/convivenze a fronte di un primo matrimonio valido;

      2) il Papa è un bugiardo.

      Queste accuse, se non suffragate da prove, sono un peccato grave e potenzialmente mortale. Perciò le ho chiesto, in risposta al suo post, in quale esortazione apostolica/discorso/enciclica e così via il Papa avrebbe affermato ciò che voi dite, ma constato di non aver ricevuto risposta.

      E altra cosa

      ” il problema della Chiesa oggi i rígidi, che non ci sono, ma i laxi, cosi laxi que risulta difícile riconoscerli come cattólici.”

      No, il problema sono entrambi, sia i rígidi che i lassisti. Sono entrambi due facce della stessa medaglia, tradizionalismo e modernismo, perché gli uni predicano una Verità senza Carità e una Dottrina senza Pastorale, gli altri predicano una Carità senza Verità e una Pastorale senza Dottrina (arrivando a volte ad affermare vere e proprie eresie, come il Cardinale Kasper o il teologo Andrea Grillo).

      Sono due errori uguali e opposti che hanno una stessa matrice: l’idealismo.

      L’idealismo, come ripeto da giorni, non è cattolico, in nessuna sua declinazione.

      1. Todo el programa siniestro, el centro del Bergoglianismo, está resumido en la escandalosa declaración de Francisco en el párrafo 303 de Amoris:

        “Pero esa conciencia puede reconocer no sólo que una situación no responde objetivamente a la propuesta general del Evangelio. También puede reconocer con sinceridad y honestidad aquello que, por ahora, es la respuesta generosa que se puede ofrecer a Dios, y descubrir con cierta seguridad moral que esa es la entrega que Dios mismo está reclamando en medio de la complejidad concreta de los límites, aunque todavía no sea plenamente el ideal objetivo. De todos modos, recordemos que este discernimiento es dinámico y debe permanecer siempre abierto a nuevas etapas de crecimiento y a nuevas decisiones que permitan realizar el ideal de manera más plena”.

        Aquí, Francisco revela nada más y nada menos que un descabellado intento de elucubrar excepciones a preceptos negativos de la ley natural divinamente impuestos y sin excepciones respecto a conductas intrínsecamente inmorales, como el adulterio, reduciendo estos preceptos a meros “ideales” sobre los cuales Dios no espera un cumplimiento estricto “en medio de la complejidad concreta de los límites”. Esto, por supuesto, representaría en la práctica la destrucción total del orden moral.
        Para montar esta rebelión moral, Francisco ha estado, después de Amoris, guiñando el ojo y asintiendo a prelados que admiten en la sagrada comunión a los divorciados vueltos a casar, pretendiendo “absolverlos” de su adulterio continuo “en ciertos casos”. Al mismo tiempo, conserva un silencio estudiado frente a las súplicas urentes de otros prelados y de gran número de fieles para que “clarifique” su posición y se retracte de los errores de Amoris.

    1. Rispondete alle mie argomentazioni, invece.

      Ma quando non ci si riesce si ricorre alla denigrazione personale, atteggiamento tipico di chi non ha argomenti.

      1. Marco, in merito alla denigrazione, tu hai mai visto un padre che va sulla pubblica piazza a raccontare a tutti dei difetti dei suoi figli?
        Si è partiti qualche anno fa con “certi sacerdoti che vendono i sacramenti” (io ne devo ancora trovare uno che lo fa!) e siamo arrivati ai sacerdoti rigidi e mondani della settimana scorsa, passando per quelli che “torturano” i penitenti in confessionale.
        In mezzo un’infinità di epiteti, nomignoli, “aggettivi” +/- ironici affibbiati ai malcapitati di turno. I cosiddetti cattolici rigidi poi hanno il primato della “considerazione” papale.
        La settimana scorsa si parlava della coprofagia, grave malattia di cui è affetta la gente …. ovviamente!
        A me personalmente questo modo di esprimersi è semplicemente insopportabile!
        Va bè…. è il Papa. Stendiamo un velo pietoso!

        1. Ma criticare certi modi di esprimersi del Papa è un conto, accusarlo di eresia è un altro.

          E sia chiaro, non perché “il Papa è il Papa”, ma perché se si accusa il Sommo Pontefice, il Vicario di Cristo in terra, di eresia, bisogna essere in grado di provarla.

          Finora ciò non è avvenuto. Io non contesto che si possano criticare alcuni atteggiamenti papali, contesto che si accusi di eresia/eterodossia senza mostrare dove tale eresia/eterodossia sarebbe.

          Poi vabbè, apparentemente abbiamo dei Sacerdoti (?) come Fabio Pittore (nell’altro topic ha parlato di “se dovesse venire un divorziato al confessionale” ergo o parlava a vanvera oppure è un sacerdote) che non sanno nemmeno la differenza tra peccato oggettivo e imputabilità soggettiva, perciò non mi stupisco che si possa parlare di eresia riguardo ad Al.

      2. Todo el programa siniestro, el centro del Bergoglianismo, está resumido en la escandalosa declaración de Francisco en el párrafo 303 de Amoris:

        “Pero esa conciencia puede reconocer no sólo que una situación no responde objetivamente a la propuesta general del Evangelio. También puede reconocer con sinceridad y honestidad aquello que, por ahora, es la respuesta generosa que se puede ofrecer a Dios, y descubrir con cierta seguridad moral que esa es la entrega que Dios mismo está reclamando en medio de la complejidad concreta de los límites, aunque todavía no sea plenamente el ideal objetivo. De todos modos, recordemos que este discernimiento es dinámico y debe permanecer siempre abierto a nuevas etapas de crecimiento y a nuevas decisiones que permitan realizar el ideal de manera más plena”.

        Aquí, Francisco revela nada más y nada menos que un descabellado intento de elucubrar excepciones a preceptos negativos de la ley natural divinamente impuestos y sin excepciones respecto a conductas intrínsecamente inmorales, como el adulterio, reduciendo estos preceptos a meros “ideales” sobre los cuales Dios no espera un cumplimiento estricto “en medio de la complejidad concreta de los límites”. Esto, por supuesto, representaría en la práctica la destrucción total del orden moral.
        Para montar esta rebelión moral, Francisco ha estado, después de Amoris, guiñando el ojo y asintiendo a prelados que admiten en la sagrada comunión a los divorciados vueltos a casar, pretendiendo “absolverlos” de su adulterio continuo “en ciertos casos”. Al mismo tiempo, conserva un silencio estudiado frente a las súplicas urentes de otros prelados y de gran número de fieles para que “clarifique” su posición y se retracte de los errores de Amoris.

        1. Se tutta la morale cattólica é un ideale, non riuscire a la piena realizazione non é piú un peccato; é una tappa di crescita. Con questa mentalitá, con questo atteggiamento, Bergoglio distrugge, non sólo la morale matrimoniale, ma tutta, assolutamente tutta, la morale.

          1. La morale cattolica insegna la Verità del disegno di Dio riguardo all’uomo, e ogni uomo, senza eccezioni, è tenuto ad aderirvi.

            Tuttavia le circostanze della vita possono far si che, in una determinata situazione, chi trasgredisce un comandamento divino, pur rimanendo la gravità del peccato in se, non sia imputabile di colpa mortale, visto che perché si sia imputabili di colpa mortale occorrono:

            1) materia grave;

            2) piena avvertenza;

            3; deliberato consenso.

            Se c’è la materia grave (e nel caso dei divorziati risposati c’è SEMPRE) non è detto che ci siano anche le altre due condizioni. Se ci sono è peccato mortale, se non ci sono non lo è.

            Esempio estremo: uccidere è sempre peccato gravissimo, una trasgressione gravissima contro il quinto comandamento.

            Chi è che non ha piena avvertenza che uccidere sia sbagliato? Nessuno, perché è una cosa talmente lampante ed evidente che, psicopatici a parte, è chiarissima a tutti.

            La domanda è questa: se uno psicopatico oggi esce di casa e va al mercato cominciando a prendere a coltellate la gente, uccidendo tre persone, la gravità di tale atto viene forse cambiata dal fatto che a commetterla sia stato uno psicopatico e non una persona lucida?

            OVVIAMENTE no. Ciò che cambia, nella fattispecie, è l’imputabilità, e lo psicopatico di certo, anche se dovese morire sul momento, non andrebbe all’inferno, perché soggettivemente innocente, non imputabile di colpa grave.

            Spero che questo esempio estremo vi abbia fatto capire la questione.

            Ora, il secondo matrimonio rimane materia grave, ma oggi, vivendo in un mondo segnato e plasmato dalla rivoluzione sessuale, è molto più difficile che le persone riescano a capire tale norma, e quindi ad avere piena avvertenza di essa, inoltre possono darsi circostanze attenuanti, come ad esempio dei figli nati dal secondo matrimonio, che pur mantenendo possibile, volendo, la cessazione della relazione, tale cessazione porterebbe ad un grave danno per i figli, e in questo caso quindi la persona, oltre a non avere piena avvertenza (perché non capisce la norma e non riesce a vedere ciò che sta facendo come sbagliato, e quindi essendo soggettivamente innocente) può non avere nemmeno piena libertà di agire diversamente.

            Quello che voi non capite è che la norma morale è si assoluta, inalterabile, immutanile eccetera ma che va applicata nella vita concreta, e qui interviene la pastorale della Chiesa.

    2. Sia chiaro, non avere argomenti non è una cosa poi così grave, molto peggio ciò che state facendo trasformando la nostra fede in un’ideologia.

      1. Todo el programa siniestro, el centro del Bergoglianismo, está resumido en la escandalosa declaración de Francisco en el párrafo 303 de Amoris:

        “Pero esa conciencia puede reconocer no sólo que una situación no responde objetivamente a la propuesta general del Evangelio. También puede reconocer con sinceridad y honestidad aquello que, por ahora, es la respuesta generosa que se puede ofrecer a Dios, y descubrir con cierta seguridad moral que esa es la entrega que Dios mismo está reclamando en medio de la complejidad concreta de los límites, aunque todavía no sea plenamente el ideal objetivo. De todos modos, recordemos que este discernimiento es dinámico y debe permanecer siempre abierto a nuevas etapas de crecimiento y a nuevas decisiones que permitan realizar el ideal de manera más plena”.

        Aquí, Francisco revela nada más y nada menos que un descabellado intento de elucubrar excepciones a preceptos negativos de la ley natural divinamente impuestos y sin excepciones respecto a conductas intrínsecamente inmorales, como el adulterio, reduciendo estos preceptos a meros “ideales” sobre los cuales Dios no espera un cumplimiento estricto “en medio de la complejidad concreta de los límites”. Esto, por supuesto, representaría en la práctica la destrucción total del orden moral.
        Para montar esta rebelión moral, Francisco ha estado, después de Amoris, guiñando el ojo y asintiendo a prelados que admiten en la sagrada comunión a los divorciados vueltos a casar, pretendiendo “absolverlos” de su adulterio continuo “en ciertos casos”. Al mismo tiempo, conserva un silencio estudiado frente a las súplicas urentes de otros prelados y de gran número de fieles para que “clarifique” su posición y se retracte de los errores de Amoris.

  14. Se tutta la morale cattólica é un ideale, non riuscire a la piena realizaZione non é piú un peccato; é una tappa di crescita. Con questa mentalitá, con questo atteggiamento, Bergoglio distrugge, non sólo la morale matrimoniale, ma tutta, assolutamente tutta, la morale.

  15. La chiesa bergogliana é giá riuscita a distrúggere la Chiesa Cattólica in Buenos Aires. Questo sperimento fallimentare adesso diventa sperimento universale. Negli anni del suo pontificato ci sono giá piú di 4000 seminaristi di meno, anche se la popolazione della terra e teoricamente quella cattólica sono cresciute.

    1. A mio avviso sui Sacerdoti bisognerà prendere in considerazione la questione dei “viri provati”. Il sacerdozio femminile è questione chiusa dogmaticamente da San Giovanni Paolo II, ma la questione dei viri probati è una tradizione antichissima della Chiesa, mantenuta in Oriente, e che si potrebbe prendere in considerazione di riattivare.

  16. Dalla prima apparizione sulla loggia, dove ha obbedito ad altre “logge” spogliandosi dai simboli di sommo pontefice , al gratta e vinci contro i sacerdoti, passando per le “zitelle acide” e i “papà coniglio”, affermando che la più grande italiana è Emma Bonino, prendendo le distanze dal Family Day, andando a baciare la vescovessa luterana ( ancora più accattivante quell’abbraccio se la vescovessa è LGBT) per poi ritornare a umiliare i modernisti facendo la corte ai lefebriani, insomma un circo dove hanno pagato sono i presuli onesti. per non parlare del naso di pagliaccio indossato con una coppia di sposi. E’ il Sommo Pontefice. Un po di dignità e ad affermarlo sono pure laici(sti), laici atei , gente con tanto di cervello. E al borsa nera data , come in una farsa , ai piedi dell’aereo? Un anziano sacerdote , umilissimo ebbe a dire “non è umiltà perché la ostenta”.

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