AMORIS LAETITIA, DUBIA, ERRORI. S’I FOSSE PAPA…ANDREI A TROVARE BENEDETTO XVI, IL “NONNO”.

Marco Tosatti

“S’i fosse papa, allor serei giocondo,

ché tutti cristiani imbrigarei”,

cioè metterei nei guai, scriveva quel bello spirito di Cecco Angiolieri. Ma certamente il povero Francesco non aveva intenzione di mettere nei guai nessun cristiano; però, ahimè, con la sua esortazione apostolica Amoris Laetitia qualche problema l’ha creato, altroché.

Ci riferiamo a qualche cosa che la maggior parte di chi ci legge conosce bene e meglio di noi. Cioè al nodo dei divorziati risposati, senza che il primo matrimonio sia stato riconosciuto nullo dalla Chiesa. Possono avere l’eucarestia? Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno detto di no. Francesco in una noticina dell’esortazione apostolica ha fatto capire che in certi casi, sì.

Da qui si è aperta una situazione di estrema confusione. Alcuni vescovi e conferenze episcopali hanno detto chiaramente che dal momento che l’Amoris Laetitia conferma la dottrina sul matrimonio, non si serviranno della noticina. Altri hanno annunciato che la useranno. Per cui a seconda della diocesi troverai risposte diverse. Il che, bisogna ammetterlo, non è il massimo, in nessuna organizzazione, figuriamoci nella Chiesa che il Credo definisce una santa cattolica e apostolica. E su questo tema specifico, potremmo aggiungere, leopardata.

Quindi suppliche filiali, e petizioni, e documenti, e lettere aperte, e i famosi “Dubia”, e la richiesta di condannare gli otto errori causati dai cosiddetti abusi del documento.

Un bel pasticcio. E di non facile soluzione. Giornalisti notoriamente bene informati (Edward Pentin, per esempio) dicono che il Pontefice non la prende bene. In effetti negli ultimi discorsi si trovano spesso critiche, anche generiche, verso i preti “rigidi”; che è una parola-codice per identificare chi solleva perplessità sulla comunione a chi, secondo la Chiesa, è in una situazione irregolare, permanente. C’è addirittura chi interpreta come una critica a qualcuno dei principali Dubbiosi l’aneddoto raccontato venerdì scorso: “E ‘con la rigidità’ c’è pure ‘la mondanità’. Così ‘un sacerdote mondano, rigido, è uno insoddisfatto perché ha preso la strada sbagliata’. Proprio ‘a proposito di rigidità e mondanità’, Francesco ha voluto far riferimento a un episodio, ‘successo tempo fa: è venuto da me un anziano monsignore della curia, che lavora, un uomo normale, un uomo buono, innamorato di Gesù, e mi ha raccontato che era andato all’Euroclero a comprarsi un paio di camicie e ha visto davanti allo specchio un ragazzo — lui pensa non avesse più di venticinque anni, o prete giovane o che stava per diventare prete — davanti allo specchio, con un mantello, grande, largo, col velluto, la catena d’argento, e si guardava. E poi ha preso il ‘saturno’, l’ha messo e si guardava: un rigido mondano”.

Ma forse non serve arrabbiarsi, dare di rigido, irridere chi ama certi accessori magari un po’ sontuosi, legati al ruolo. E forse non serve neanche pensare che chi non è d’accordo o è arretrato o non capisce o ha secondi fini. Fra i critici ci sono cervelli di prima qualità e sono in troppi a trovare in buona fede che Amoris Laetitia è un documento ambiguo per contentarsi di dire: sono contro il Papa.

Sarò sciocco, ma mi è venuta in mente una cosa. In realtà me l’ha suggerita una frase detta proprio dal Pontefice: “Ringrazio specialmente per la presenza del Papa Emerito Benedetto XVI; ho detto tante volte che mi piaceva tanto che lui abitasse in Vaticano, perché era come avere il nonno saggio in casa”.

Forse, come accade nelle famiglie quando c’è un problema, non sarebbe male parlarne con il Nonno. Forse sarebbe utile andare a chiacchierare con Benedetto XVI. Forse ne potrebbe scaturire una soluzione che riconcili le lacerazioni.

E non c’è bisogno che nessuno lo sappia.

Si fossi papa…e mi trovassi in queste acque, forse farei così.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

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20 pensieri su “AMORIS LAETITIA, DUBIA, ERRORI. S’I FOSSE PAPA…ANDREI A TROVARE BENEDETTO XVI, IL “NONNO”.”

  1. A me poi sta storia del “nonno”… Ma perché Bergoglio è un pischello rispetto a Benedetto XVI? Ridicolo che gli abbia affibbiato quel soprannome falsamente rispettoso.

  2. Ma scusate ma qualcuno di voi ha letto Familiaris Consortio? Perché mi vengono i dubbi… Francesco non dice nulla di nuovo sulla comunione ai divorziati risposati

      1. La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (FC 84e).

        Mi sembra di leggere che ci possono essere dei casi di assoluzione sacramentale, e questo “aprirebbe la strada al sacramento eucaristico”. Magari prima di commentare per partito preso imparate a leggere…

  3. Che bisogno c’è del nonno saggio? Lo Spirito Santo è assente? E’ andato in ferie? Oppure non lo si sa o non lo si vuole più invocare? Ovviamente ammesso che ci sia, che sia sempre esistito!

  4. Non andrá dal nonno perché il nonno poco tempo fa ha corretto un suo scritto di gioventú, precisamente per non dare occasione alla comunione ai divorziati risposati, per cui continuerá coi sóliti insulti a quelli che non accétanno la comunione in peccato : rígidi-doppiavita-fondamentalisti-mondani-costruttori di muri-farisei, etc. Tanto di insulti, di argomenti niente. Anzi, bisogna ricordare che i farisei antichi accetábanni il divorzio, come quelli di oggi, fariseibergogliani. Il primo rígido é Gesú, che ha restabilito il matrimonio indissolúbile, elevándolo a sacramento, e rifiutando il divorzio sempre. I seguenti rígidi sono tutti i Papi fino a Bergoglio, che ha perso la legitimittá di esercizio, per rifiutare a Gesú e debe andársene.

  5. Ma guarda un po’, i casi della vita: il nostro Vescovo di Roma non riesce proprio a trovar aneddoto migliore di un chierico in mantello e cappello romano che si rimira, qual mistico Narciso, nello specchio di Euroclero. E dire che, in tempi di misericordia per tutti, un po’ di paterna indulgenza sarebbe quantomeno auspicabile, non fosse che per la venialità del gesto.

    Allora ci penso io, che vivo proprio a due passi dal Vaticano, al fornire materia spicciola da predicabili.

    Chieda a mons. Ricca, ad esempio, in quali vesti egli si specchi; si faccia spiegare dai suoi zelantissimi sicofanti, in quale apparecchio siano sorpresi dalle Forze dell’Ordine gli ecclesiastici che praticano i bagni pubblici di Termini, i notturni cespugli di Valle Giulia e i bucolici sentieri di Villa Borghese. Ed anziché beffarsi del solitario seminarista in ruota, s’informi sui graziosi nomignoli di vari e ben noti Prelati del suo entourage.

    Domandi al Vicariato quanti membri del Clero romano siano tesserati presso i calidari e le terme degli uraniani, e quanti siano segnalati in Questura per il loro comportamento disdicevole sul 62, ovviamente in jeans a vita bassa o in abito sartoriale di Prada.

    Si faccia portare il dossier sull’ex Abate di Montecassino, con la lista dei suoi drudi, delle sue spese negli ateliers di via Condotti, degli hotel di lusso in cui soleva accompagnarsi ad equivoci individui, delle stupefacenti sostanze che l’han portato a farsi disintossicare in Isvizzera, per poi dedicarsi a festini orgiastici all’estero.

    Faccia un giro di telefonate ai Seminari e Collegi romani, per chieder quanti dei loro pensionanti ricevono chez soi, e quanti passan la notte fuori.

    Ecco: dopo aver edotto il suo uditorio mattutino con edificanti aneddoti sulle amenità del Clero conciliare, allora – e solo allora – potrà stigmatizzare le debolezze di un pretino in tabarro e saturnio. E saremo felici sentir deplorare la vanità, come facevano le Dorotee d’antan con le loro giovani allieve: Nello specchio c’è il diavolo!

    1. Benissimo Baronio. Sottoscrivo parola per parola. Da quando sono giunto a Roma dalla terra natia per lavoro, ho sentito tante e tali rivoltanti schifezze sul clero romano o dimorante a Roma, e da fonti tristamente attendibili, che non ho perso la Fede solo perché è saldamente fondata su Cristo e non sull’uomo, pieno, come si sa, di limiti e mancanze. Anziché stigmatizzare la vanità del pretino con il suo noto livore antitradizionale, bergoglio dia uno sguardo sul letamaio dei suoi prelati che notoriamente frequentano i ragazzi di vita di Roma. Per non parlare dei ridicoli preti à la page che nei salotti televisivi ed altrove sfoggiano mise da cammellieri o da postsessantottini, con maglioni e tabarri i più vari, per apparire stoltamente fighi o moderni. Ma, del resto, bisogna compatire il povero vescovo di Roma: sperava di poter fare il furbo, imponendo in modo surrettizio l’aggiramento della Dottrina cattolica con l’intimidazione ad intra ed il rumoroso peana dei suoi estimatori laicisti ad extra, e si è trovato davanti il muro di un Popolo di Dio che ancora rispetta la Rivelazione. E si arrampica sugli specchi aggredendo livorosamente i farisei duri di cuore e vanitosi… PENOSO!…

    2. Cesare Baronio: sei un drago! Il perito chimico che si veste (più o meno) da papa è la figura più tragica mai apparsa sulla scena pontificia, ma, lui, grazie ai suoi scherani che l’hanno lì voluto, crede di essere il più amato di tutti, e non si accorge che, sempre meno fedeli, accorrono in piazza a vederlo o sentirlo… Mai si è vista piazza S.Pietro desolatamente semivuota, quando, questo agnostico argentino, si affaccia al balcone…

  6. Ma a che livelli siamo arrivati da parte di un papa!
    E che papa é questo?
    Invece di far chiarezza su un documento ambiguo, facente parte purtroppo, del “magistero” ordinario della Chiesa, e assolvere così al suo compito di confermare sia gli agnelli che le pecorelle di Cristo, il suo Signore, nella fede, il pontefice massimo si perde a raccontare la storiella del pretino vanitoso e a denigrare con miserabili sottintesi coloro che in buona fede e con buon diritto gli chiedono spiegazioni e chiarezza. Nessun papa dei tempi moderni prima di lui ha cercato di risolvere i problemi della fede e della morale non ribadendo la sana dottrina ma spargendo per via diretta ed indiretta una pioggia di insulti e punizioni su coloro che si attengono alla dottrina professata dalla Chiesa dai tempi apostolici fino ad oggi.
    Che volgarità! E costui sarebbe il vicario di Cristo in terra, il papa della tenerezza…. Ohibò, ma invece di carezze, il “dolce Cristo in terra” venuto dalla fine del mondo distribuisce schiaffi a destra e a manca, eccome!
    Non sa e non vuol rispondere a cinque semplici domande fattegli da membri del collegio cardinalizio e non ha l’umiltà di dire: “Diletti figli e figlie, purtroppo ho sbagliato. Pregate per me, perchè io abbia la forza di non anteporre i ‘desiderata’ della mafia di San Gallo, che mi ha fatto eleggere al soglio di Pietro, alla parola di Cristo nel Vangelo e ai dieci comandamenti di Dio.”

  7. Riguardo al raccontino del Papa…. a parte l’inutilità dell’accostamento fatto che non c’azzecca nulla, mi è venuta in mente la tunica che portava Gesù, preziosa, tutta d’un pezzo…. un rigido!! E qui mi fermo!
    Quanto al ricorso al Nonno saggio, mi associo alla riflessione di Tossani sopra…. e poi Papa Francesco non ha mai avuto intenzione di farsi aiutare da qualcuno, neppure da Vescovo di Buenos Aires, men che meno oggi da pontefice…. A lui il Nonno saggio gli serve per essere confermato, periodicamente, in ciò che fa. Sa che davanti a lui ha un vero saggio e una persona onestissima che mantiene le promesse fatte: si è fatto da parte, e non farà altro, non confermerà ma neppure smentirà il lavoro di Bergoglio. Però, quando un gruppo di Vescovi e qualche Cardinale all’inizio del secondo sinodo sulla Famiglia gli andarono a chiedere consigli ( fatto di cui si lamentò lo stesso Francesco), lui disse loro: “difendete la dottrina”….
    Bergoglio usa il Nonno attraverso qualche scatto da farsi insieme, per dimostrare che va tutto bene e che è d’accordo con il successore…. Questo Papa, purtroppo, è molto carente di vera umiltà e di santa prudenza, lui non cerca aiuti, ma chi appoggia e sostiene la sua idea di chiesa…. una idea di chiesa che ha ereditato da Pedro Arrupe.
    Buon Avvento ^__^

    1. Concordo perfettamente, con la sua visione, questo papa è un falso umile, non conosce la VERA FEDE e segue solo l’ eresia della teologia della liberazione, un po addolcita da qualche frase ad effetto, la PRUDENZA POI , un opzional , del resto, in un momento storico di confusione, per mille motivi, esterni e interni , non assolve per niente al VERO RUOLO DEL PAPATO : custode supremo del deposito della fede, confermazione e unità della chiesa , UN VERO DISASTRO PER CHI SA VEDERE con un minimo di conoscenza di fede, dottrina e storia della Chiesa, preghiamo che Dio ci liberi al piu’ presto da questo confuso che confonde, posso definirlo il pap degli stolti e confusi , che vedono solo le apparenze e lo seguono senza un minimo di discernimento.

      1. Sono d’accordo con Nico,dicembre11,per i concetti con cui si è’ espresso nel descrivere la figura di F1:rispecchiano perfettamente le valutazioni fatte da tanti cattolici,che hanno a cuore il bene della Chiesa.Ma temo che sia inutile fischiargli se non ha sete(di Verità’).Cristo regni!

  8. I rigidi, fra i quali mi ci metto anch’io, sono in buona compagnia. In compagnia di tre santi: Giovanni il battezzatore, Thomas More e John Fisher.

  9. mah… su questo, dissento, proprio come prassi… se BXVI è emerito, non ha da esser coinvolto in nessuna decisione del papa in carica. Si creerebbe un aggancio indebito, ove gli ambiti hanno da esser separati. Basterebbe che F1 desse retta ai tantissimi sensati che, legittimamente, gli hanno già dato una valanga di pareri autorevoli. Il problema è che lui non ne ha nessuna intenzione.

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