BRASILE. LE CIFRE DI UN DISASTRO PASTORALE. NOVE MILIONI DI CATTOLICI ABBANDONANO LA CHIESA IN DUE ANNI.

Marco Tosatti

Dal Brasile vengono le cifre di un disastro. Un sondaggio di Datafolha ha rilevato che gli adulti che si dichiarano cattolici sono passati dal 60 per cento nel 2014 al 50 per cento nel dicembre del 2016.

Questo vuol dire che in due anni circa nove milioni di fedeli hanno deciso di lasciare la Chiesa.

Un dato certamente sconcertante; tanto più se si considera che per la prima volta nella storia sulla cattedra di Pietro siede un Pontefice che provien dal subcontinente latino-americano.

Datafolha ha mostrato che nello stesso periodo c’è stato un incremento importante di persone che non professano nessuna religione. Sarebbero passati dal 6 al 14 per cento negli ultimi due anni.

Nel 2012 la percentuale dei  cattolici dichiarati era del 64,6 per cento.

Il sondaggio indcia che il 43 per cento dei cattolici brasiliani vivono nella regione del sudeste, la più sviluppata del Paese, mentre nel nord e nel oeste, si giunge appena al 15 per cento della popolazione.

Il sondaggio di Datafolha ha un margine di errore del 2 per cento. E’ stato realizzato nell’ultimo mese in 174 municipi a livello nazionale, intervistando 2828 persone di età superiore ai sedici anni.

In Brasile, anche se questa recente valanga di abbandoni non ha segnato un’espansione degli evangelici, è opportuno ricordare che metà dei protestanti provengono  dalla Chiesa cattolica.

La maggior parte delle conversioni avvengono prima dei venticinque anni, e i convertiti citano come motivo del cambiamento un maggior rapporto con Dio (77 per cento) e lo stile di culto delle nuove Chiese (68 per cento).

Il segretario della Conferenza Episcopale del Brasile, dom Ulrich Steiner,  ha dichiarato a La Folha di San Paolo che il numero di persone disposte a lottare per la giustizia è più importante della percentuale di cattolici.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.

BOFF: HO AIUTATO IL PAPA A SCRIVERE LA LAUDATO SI’. FARA’ UNA GROSSA SORPRESA. FORSE PRETI SPOSATI O DONNE DIACONO.

 

Marco Tosatti

Leonardo Boff, il notissimo esponente della teologia della liberazione, ha concesso un’intervista al giornale tedesco Kölner Stadt-Anzeiger. Boff, che ha 78 anni, ha parlato liberamente della Chiesa, e ha rivelato alcuni particolari dei suoi rapporti con il Pontefice, e di possibili future decisioni.

La fonte a cui abbiamo attinto il materiale che vi offriamo è un articolo di Maike Hickson per One Peter Five. Per quanto riguarda il tema dei  preti sposati in Brasile, vi rimandiamo anche ad alcuni articoli che abbiamo pubblicato in passato sull’argomento. E’ interessante notare come le dichiarazioni di Boff vadano nella stessa linea e direzione di quanto scrivevamo. Già due anni fa…

Sulla teologia della liberazione, Boff dice che “Francesco è uno di noi”. In particolare per l’attenzione ai problemi ecologici, di cui Boff si è occupato. Il Pontefice ne ha letto i libri? “Più di questo. Mi ha chiesto del materiale per la Laudato Si’. Gli ho dato il mio consiglio e gli ho mandato cose che ho scritto…Comunque il Papa mi ha detto direttamente:  ‘Boff non mi mandi la carte direttamente’”.

Perché no? “Mi ha detto: ‘ Altrimenti i sottosegretari le intercetteranno e non le riceverò. Piuttosto mandi le cose all’ambasciatore argentino presso la Santa Sede con cui ho un buon contatto, e arriveranno sicure nelle mie mani’”. L’ambasciatore è un vecchio amico del Pontefice. “E poi, il giorno prima la pubblicazione dell’enciclica, il papa mi ha fatto chiamare per ringraziarmi dell’aiuto”.

In merito a un incontro personale, Boff ha parlato al Pontefice in relazione a Benedetto XVI, che da Prefetto della Fede ha avuto un ruolo importante nella sua condanna: “Ma l’altro è ancora vivo, dopo tutto!”. Al che dice Boff, “Lui non ha accettato questo. ‘Il Papa sono io’ ha risposto (in italiano nel testo, N.D.R.). E siamo stati invitati a venire”.

Alla domanda perché la visita non si è ancora realizzata, Boff ha risposto: “Avevo ricevuto un invito ed ero già atterrato a Roma. Ma proprio quel giorno, immediatamente prime dell’inizio del (secondo) Sinodo della Famiglia nel 2015, 13 cardinali, fra cui il cardinale tedesco Gerhard Müller, hanno messo in piedi una ribellione contro il papa con una lettera indirizzata a lui che fu pubblicata, o sorpresa, in un giornale. Il papa era irato e mi ha detto: ‘Boff, non ho tempo. Devo ristabilire la calma prima che il Sinodo cominci. Ci vedremo in un altro momento’”.

Boff ha poi detto, sul futuro: “Aspettate e vedete! Solo di recente il cardinale Walter Kasper, che è uno stretto confidente del papa, mi ha detto che presto ci sarà qualche grossa sorpresa”.

Che tipo di sorpresa? “Chi lo sa? Forse un diaconato per l donne, dopo tutto. O la possibilità che i preti sposati possano essere impegnati nella cura pastorale. Questa è una richiesta esplicita dei vescovi brasiliani al papa, specialment dal suo amico, il cardinale Claudio Hummes. Ho sentito che il papa vuole soddisfare la sua richiesta – ora e per un periodo sperimentale in Brasile”.

Boff ha poi detto che una decisione in questo senso per lui non cambierebbe nulla: “Personalmente non n ho bisogno. Non cambierebbe nulla per me, perché faccio quello che ho sempre fatto: battezzo, presiedo alle esequie, e se mi capita di arrivare in una parrocchia senza prete, celebro la messa con la gente”.

Leonardo Boff è da decenni un personaggio di spicco della Teologia della Liberazione. Per una biografia completa rimandiamo a Wikipedia, da cui traiamo questo paragrafo:

“L’attività di Boff continuò dopo il 1992 come teologo della liberazione, scrittore, docente e conferenziere. Egli rimase inoltre impegnato nelle comunità cristiane di base brasiliane. Nel 1993 divenne docente di etica, filosofia della religione ed ecologia presso l’università statale di Rio de Janeiro (UERJ), dove è professore emerito dal 2001. Negli anni successivi si è occupato in maniera sempre più approfondita di politica, diventando un vero e proprio teorico marxista, ed è divenuto un esponente di spicco del cosiddetto movimento no-global (è stato sempre invitato in qualità di oratore alle riunioni di Porto Alegre). Boff è sempre stato vicino alle posizioni del movimento Sem Terra brasiliano. Nel 2001 gli fu conferito il premio “Right Livelihood Award”[6]. Divenne sostenitore di Lula al momento della sua elezione a presidente del Brasile, ma se ne è successivamente distanziato accusandolo di moderatismo[7]. Attualmente (2010) vive a Jardim Araras, una riserva ecologica a Petrópolis, assieme alla sua compagna Marcia Maria Monteiro de Miranda (attivista per i diritti umani ed ecologista) e ha sei bambini adottati”.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.

FRANCESCO, LA CURIA E IL GOVERNO. EPISODI CHE RENDONO PERPLESSI. MA QUESTO PAPA E’ BUONO?

Marco Tosatti

Ormai i rimproveri del Papa alla Curia non sorprendono più nessuno. Diciamo che hanno assunto un tono quasi rituale. Dalla lettura delle sue parole sembra che si sia scagliato contro eventuali resistenze alla riforma curiale. Ma questo può lasciare perplessi. Fino ad ora la riforma si è centrata sull’accorpamento di alcuni pontifici consigli e dicasteri, e nel varo della nuova Segreteria per le Comunicazioni. Ma non sembra che nessuna di queste iniziative abbia suscitato particolari malumori. E il progressivo spogliamento della Segreteria dell’Economia di alcune ampie prerogative che il Pontefice stesso le aveva assegnato è avvenuto con l’assenso del Pontefice stesso. E anche lì non sembra che i principali interessati si siano incatenati ai cancelli di San Pietro. Chi è riuscito a manovrare per riavere i soldi e il potere che il primo Motu Proprio sembrava sottrarre è ben soddisfatto. E Pell anche se si sente un po’ tradito, e forse un po’ ingenuo, per aver creduto alle esortazioni tipo “vada avanti senza guardare in faccia nessuno” provenienti da Alto Loco ha assorbito la botta da vecchio atleta australiano.

Allora forse lo sdegno del sovrano aveva altri motivi e bersagli.

Quello che si percepisce in Curia è diverso; e si tratta non di resistenza, ma di timore, scontento e di sentimenti che si collocano in un altro contesto.

Ci sono stati raccontati da fonte degna di fede diversi episodi. Ne riportiamo un paio, senza commenti.

Il primo riguarda le nomine vescovili. Si trattava qualche tempo fa di fare un vescovo, non in Italia. Il nunzio ha preparato la terna. Un cardinale, capo di dicastero, forse lo stesso titolare della Congregazione per i Vescovi,  durante l’assemblea ordinaria ha preso la parola, dicendo: il primo candidato indicato è ottimo, il secondo è buono. Ma vorrei mettere in guardia dal terzo, che conosco bene, da quando era seminarista, e che presenta problemi sia sul piano della dottrina che della morale, risponde poco ai criteri necessari. Ma il terzo era amico di qualcuno; e un altro porporato, della cerchia al potere attualmente, si è scagliato contro il collega, accusandolo di scorrettezza. La riunione si è chiusa senza ulteriori decisioni. Ma il giorno dopo il segretario personale del Pontefice si è presentato in Congregazione dicendo che la scelta era caduta sul terzo.

Un altro caso è decisamente più triste. Un capo dicastero ha ricevuto l’ordine di sbarazzarsi di tre dei suoi impiegati (che lavorano in Vaticano da diversi lustri), senza spiegazioni.  Ha ricevuto le lettere ufficiali: “Per venerato incarico Le chiedo di voler dimettere…”. L’ordine era: rimandateli alla diocesi o alla famiglia religiosa di appartenenza. E’ rimasto molto perplesso, perché si trattava di ottimi preti, e di persone professionalmente fra le più capaci. Ha evitato di obbedire, e ha chiesto a più riprese udienza al Papa. Ha dovuto attendere, perché per varie volte l’incontro è stato spostato. Infine è stato ricevuto. Ha detto: Santità, ho ricevuto queste lettere, ma non ho fatto nulla, perché gli interessati sono fra i migliori del mio dicastero…che cosa hanno fatto? La risposta è stata: e io sono il papa, e non devo dare ragioni a nessuno delle mie decisioni. Ho deciso che devono andare via, e devono andare via. Si è alzato, e gli ha porto la mano, a significare che l’udienza era finita. Entro il 31 dicembre due dei tre lasceranno il dicastero in cui hanno lavorato per anni, senza sapere il perché. Per il terzo, a quanto pare, c’è stata una proroga. Ma c’é un risvolto che se vero, come pare, é ancora più sgradevole. Uno dei due si esprimeva liberamente, forse troppo,  su alcune decisioni del Papa. Qualcuno, molto amico di uno strettissimo collaboratore del Pontefice, ha ascoltato, e riferito. Il malcapitato ha ricevuto una telefonata molto dura dal Numero Uno. E poi il congedo.

Ma il gossip non era anatema, nel regno di papa Bergoglio?

Il goffo tentativo di inviare una commissione di inchiesta a un soggetto di diritto internazionale come l’Ordine di Malta, indipendente dalla Santa Sede, con cui si scambia ambasciatori, e che di conseguenza non puo’ essere inquisito dall’esterno, é un altro sintomo della febbre autocratica che sembra pervadere il Vaticano.

Non c’è da stupirsi se il clima, dietro le Mura e nei Palazzi, non sia esattamente sereno. E c’è da chiedersi quale credito dare a tutto questo sfanfarare sulla misericordia.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


 


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.

 

 

 

MARIA NON ERA VERGINE E GIUSEPPE NEANCHE. PAROLA DI GESUITA SPAGNOLO. CHE DICE LA SEVERA CONGREGAZIONE PER I RELIGIOSI?

 

Marco Tosatti

A Natale, come era ovvio e prevedibile, non potevamo farci mancare qualche sorpresa, nella Chiesa del 2016, creativa e misericordiosa. Così vediamo che dalla Spagna, sul sito molto noto Periodista Digital, un padre gesuita, Juan Masia, dedica un lungo articolo al tema della verginità, e a quella della Madonna in particolare.

Chi legge lo spagnolo può trovare il testo QUI:

Ne traduciamo solo qualche frase fondamentale, sperando di non tradire la riflessione del padre gesuita. Tanto per cominciare “l’annunciazione a Maria, e l’annuncio fatto a Giuseppe…sono entrambi inquadrati in un sogno e non solo né una lezione di biologia, né una sessione di sessuologia, né la cronaca storica di un matrimonio eccezionale, e neanche di una nascita sovrannaturale”.

Dopo questa premessa incoraggiante, Juan Masia critica gli antichi catechismi, perché “dicevano inappropriatamente ‘vergine, prima, dopo e durante il parto’; oggi non possiamo pensare così”.

Perché? Perché “non rompe la verginità di Maria, né la macchia, ma anzi la realizza, il fatto che Giuseppe entri con amore per questa porta”. Non solo: “La maternità carnale, biologica e umana di Giuseppe e Maria non è incompatibile con il fatto che entrambi siano vergini e che realizzino e consumino la propria verginità generando Gesù con il soffio dello Spirito di Vita che agisce all’interno di Giuseppe e Maria”.

Secondo Masia, sj, la narrazione di Matteo e Luca è “mitopoietica”.

“Ogni creatura nasce dallo Spirito Santo”, afferma il gesuita, concludendo che non solo “ogni padre e madre possono chiamarsi con proprietà co-creatori della nuova vita nata da maschio e femmina con la benedizione dello Spirito di Vita, e accolta da coloro che le danno nome, (come promessa di creazione continua durante l’educazione) sia che se nacque da questa coppia col processo abituale, sia che sia nata tramite la riproduzione assistita, o se fu adottata in altre circostanze (un’altra coppia, una maternità surrogata, un’adozione da parte di cuna coppia LGBT ecc.).

Ecco. Adesso ci attendiamo che, trattandosi di un religioso, la Congregazione per i Religiosi, così attenta e mordace nel caso dei Francescani dell’Immacolata, tanto per dirne uno, cominci a tempestare di lettere fulminanti la Curia generalizia dei Gesuiti, il Papa e la Congregazione della Fede per verificare se gli scritti pubblici di Juan Masia, sj, siano conformi alla Chiesa cattolica. Attendiamo fiduciosi.

ALEPPO, LE MENZOGNE DEI MEDIA E LA REALTÀ VISSUTA DA CHI L’HA VISSUTA. PARLA UN MEDICO, NABIL ANTAKI.

 

Marco Tosatti

La fine della battaglia di Aleppo ha segnato un altro episodio di sostanziale vergogna per la maggior parte dell’informazione occidentale, compresa quella italiana. Era solo qualche mese fa che denunciavamo come i media occidentali si facevano strumento della propaganda dei propri governi, e facevamo nostro l’incipit di un commentatore del Boston Globe: “La copertura della guerra siriana sarà ricordata come uno dei più vergognosi episodi nella storia della stampa americana. E i reportage sul massacro nell’antica città di Aleppo ne sono l’ultimo episodio”. 

Per quelli che conoscono l’inglese, è una lettura istruttiva. Ne avevamo tradotto alcune parti in questo articolo.

In realtà doveva ancora venire la copertura delle presidenziali USA, con tutte le élite giornalistiche schierate per Hillary Clinton e partecipi – senza una scusa ai propri lettori traditi – della disfatta. Ma dal momento che tutto si tiene, non possiamo non ricordare che Hillary Clinton è stata una delle artefici del massacro del popolo e della nazione siriana.

La fine della battaglia di Aleppo, che ha ridato acqua, elettricità e libertà – sì, libertà, più di quella che offrivano i tagliagole alleati di Turchia, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, e difesi (!) dalla UE – ai milioni di cittadini di Aleppo sottoposti negli ultimi quattro anni a bombardamenti quotidiani ignorati dai nostri mezzi di informazione. La foto che vedete è quella dell’albero di Natale che gli aleppini del quartiere di Azizieh hanno eretto per festeggiare il primo Natale senza bombe e morti e feriti da anni. E questo è il video della musica armena suonata per la festa.

Vi offriamo a questo punto la testimonianza di Nabil Antaki, un medico cristiano siriano, la cui lettera è stata pubblicata da Ora Pro Siria, il sito che si è fatto voce della gente reale nel Paese martoriato. Nabil Antaki è un medico che ha deciso di restare ad Aleppo per aiutare i suoi concittadini negli anni di una guerra resa ancora più dura dall’assedio imposto dai ribelli, che privava milioni di persone di acqua ed energia elettrica. I ribelli cosiddetti “moderati” appoggiati dai governi occidentali.

”Pubblico la mia risposta ad una amica che è stata interpellata da due persone dopo la diffusione della nostra ‘’lettera da Aleppo n. 28’’

Cara F.

Comprendo bene la confusione di uno dei due tuoi interlocutori o il disagio dell’altro, e comprendo anche la tua domanda: ‘qual è la verità? ’

Capisco molto bene la reazione di queste persone sottomesse alla martellante propaganda mediatica occidentale di parte. Una propaganda manichea con i buoni definiti ribelli o rivoluzionari (dimenticando che essi fanno parte dei due gruppi (Daesh e al-Nusra) che la Comunità internazionale ha classificato come organizzazioni terroristiche. Si dimentica anche che 90.000 jihadisti stranieri sono venuti nel nostro Paese per fare la jihad. E si dimentica che il fine di questi terroristi è la realizzazione di uno Stato islamico.

Dall’altro lato, ecco i malvagi, demonizzati da una massiccia disinformazione, sin dagli inizi degli avvenimenti, per accelerare la caduta del regime.

I ribelli-terroristi che invasero i quartieri est di Aleppo nel luglio del 2012 e Mosul nel 2014 sono gli stessi che commisero gli attentati a Parigi nel 2015.

A Parigi, erano terroristi che bisognava eliminare.

A Mosul, voi applaudite (giustamente) l’assalto dell’esercito iracheno appoggiato dai raids aerei statunitensi e della coalizione, per liberare la città dai terroristi di Daesh, (ben sapendo che questi raids faranno ovviamente delle vittime civili, senza che in Occidente qualcuno se ne dispiaccia).

Ad Aleppo, voi invece condannate l’assalto dell’esercito dello Stato siriano il cui scopo è liberare una parte della città, controllata da quattro anni e quattro mesi dagli stessi terroristi di al-Nusra. (Ricordiamo che Daesh e al-Nusra erano un unico gruppo, scissosi in due circa due o tre anni fa, poiché al-Nusra voleva seguire al Qaïda e giurare fedeltà al delfino di Ben Laden, mentre Daesh voleva giurare fedeltà al califfo auto-proclamatosi Baghdadi).

Dov’è la verità? Non certo presso i giornalisti e i media.

Essa si trova presso coloro che vivono qui.

Presso gli abitanti di Aleppo-ovest (che non sono soltanto cristiani, dato che siamo rimasti in pochi), che ieri sera hanno manifestato la loro gioia nelle strade all’annuncio della liberazione di una gran parte di Aleppo-est. Coloro che hanno subito durante quattro anni e mezzo bombardamenti quotidiani da parte dei terroristi di Aleppo-est con decine di vittime tutti i giorni (naturalmente ignorati dai media occidentali e nessuno che abbia sentito imbarazzo). I terroristi li hanno privati d’acqua potabile per più di due anni (1 milione e mezzo di abitanti a cui si è tagliata l’acqua corrente è un crimine di guerra e contro l’umanità) e nessuno ne è stato sconvolto. Sono stati gli Aleppini a supplicare l’esercito ed il governo di liberare i quartieri orientali ed era dovere dello Stato intervenire.

La verità sta presso gli abitanti liberati dei quartieri orientali di Aleppo, che erano ostaggi dei terroristi, anzi scudi umani. Bisogna vederli scoppiare di gioia, mentre si gettano tra le braccia dei soldati, e piangere quando ritrovano membri della propria famiglia. Bisogna ascoltarli raccontare le sofferenze per ciò che i terroristi gli hanno fatto subire. Naturalmente, tutto ciò è documentato con dei video in arabo che non vi mostrano.

I bombardamenti russi e siriani, che tanto hanno disturbato i nostri amici europei [sensibili e cinici a fasi alterne o a seconda della collocazione topografica delle vittime. N.d.T.], ebbene sì, hanno fatto vittime tra i civili e noi lo deploriamo. Ma voi, voi siete altrettanto addolorati per le vittime civili fatte dalla coalizione occidentale nei bombardamenti di Mosul? O la bomba americana è forse più intelligente della russa ?. In Siria no. Infatti i raids della coalizione occidentale sui terroristi hanno mietuto ogni volta vittime civili e l’ultimo raid aereo francese ne ha fatte 110 in un colpo solo, ma non ve lo dicono. Durante una presa di ostaggi, dopo negoziazioni e tentativi infruttuosi per liberarli pacificamente, la polizia non dà forse l’assalto pur essendo consapevole che potrebbero esserci delle vittime tra gli ostaggi?

Non esistono guerre pulite (dimenticate che stiamo vivendo in guerra da cinque anni e mezzo), però i media europei hanno esagerato i fatti, modificando e amplificando la realtà. Il martellamento che avete subito è intessuto di menzogne. Vi hanno annunciato dieci volte in sei mesi la distruzione dell’ultimo ospedale di Aleppo-est: come se per un colpo di bacchetta magica l’ospedale potesse risorgere in due settimane. Vi hanno mostrato il ‘Sindaco di Aleppo-est’ in tutte le salse: conferenze-stampa, ricevuto da Hollande, imbarcandosi con Duflos in un farsesco viaggio ad Aleppo. Ma si dà il caso che questo signore non sia sindaco di Aleppo e neppure di Parigi. Egli è semplicemente un impostore fatto uscire come un coniglio dal cappello di un prestigiatore per appoggiare la campagna mediatica messa su per arrestare l’avanzata dell’esercito lealista, pretendendo una tregua per ragioni ‘umanitarie’: cioè per permettere ai terroristi (geneticamente modificati dagli Occidentali in ‘ribelli moderati’) di riprendersi.

I Siriani, che hanno sofferto troppo per questa guerra e gli Aleppini in particolare, non accetteranno la proibizione di esprimere la loro gioia nel vedere la disfatta dei terroristi (almeno in Aleppo), i loro concittadini di Aleppo-est liberati, e di poter vivere senza piangere ogni giorno la morte di un parente, di un amico, di un vicino, uccisi dai proiettili di ribelli-terroristi.

Nabil

P.S La campagna mediatica è stata orchestrata alla perfezione: un martellamento quotidiano di menzogne che le persone, pur di buona volontà e con un certo spirito critico, arrivano a credere, non avendo una conoscenza diretta della situazione sul terreno. ‘Non possono mentirci tanto, sicuramente c’è del vero’ pensano.

Se voi mentite, mentite e continuate a mentire, qualcosa delle vostre menzogne sarà creduto. ’’



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


 


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.

IL MINISTRO FEDELI FA UN ALTRO SCIVOLONE NELLO SCAMBIO DI CORTESIE E RIVERENZE CON AVVENIRE. IL GENDER C’È O NON C’È?

Marco Tosatti

Ho letto con rispetto e interesse lo scambio di cortesie fra il Ministro della Pubblica Istruzione Fedeli e il direttore del quotidiano dei vescovi, Avvenire. Giornale a cui il neo-ministro deve essere grata anche perché ha elegantemente sorvolato su quello che è stato e continua ad essere il principale problema di questa nomina. Cioè il fatto che il ministro della Pubblica istruzione ha scritto sul suo CV di essere laureata (non vero) e poi l’ha fatto sparire.

Il neo ministro deve essere grata ad Avvenire anche perché la sua new entry nel governo è stata qualificata come “debutto”,”Il debutto” ha provocato non poche lettere dai lettori di Avvenire, a cui il direttore ha risposto come vedete QUI. Ma Avvenire, elegantemente, non ha fatto cenno al dettaglio, forse rilevante, trattandosi di un ministero molto specialistico, della totale lontananza in tutta la sua carriera politica e sindacale dal mondo della scuola e dell’istruzione. E non perché Valeria Fedeli non ha la laurea, e neanche il Diploma di Media Superiore. Avrebbe potuto benissimo aver fatto la maestra, o la bidella, e conoscerebbe quel mondo più di quanto non lo conosca adesso.

Ma allora, perché l’hanno fatta Ministro della Pubblica Istruzione? E’ questa la domanda a cui fino ad ora non c’è stata risposta.

Nella risposta però al direttore di Avvenire il neo-ministro entra di nuovo in contraddizione con se stessa. Vedete che cosa scrive: “…Non ho mai fatto riferimento a una supposta “teoria gender”, tanto meno a una “ideologia”, non solo perché il pensiero ideologico mi è strutturalmente estraneo, ma perché una simile ideologia, ammesso che esista, e non è mai stata d’ispirazione per l’operato mio, o del Parlamento o del governo. Vorrei che la parola gender uscisse dal nostro vocabolario in questa accezione minacciosa…”.

Bene. Ma allora perché nell’intervista che ha rilasciato a sua difesa, parlando di quelli del Family Day, afferma: “Loro mi detestano per essermi schierata contro, per aver difeso la teoria del gender, ed evidentemente non possono accettare che mi occupi di scuola”.

Insomma, si da della laureata e non lo è; definisce questa comprensibile bugia come “infortunio lessicale”; cerca di cancellarne le tracce dal web; e adesso prima dice che ce l’hanno con lei “per aver difeso la teoria gender” e poi nella lettera a Tarquinio sostiene che lei e la teoria gender non si conoscono, non sono mai stati presentati.

Secondo voi, in un Paese diverso, e senza tutte le complicità femministe, politiche e giornalistiche, sarebbe ancora Ministro della Pubblica Istruzione?



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


 


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.

IL DISASTRO DELLA CHIESA BELGA. LÉONARD, E IL PROFESSORE LICENZIATO DA UNA SCUOLA CATTOLICA. DIFENDEVA LOURDES E I MIRACOLI DEL VANGELO.

Marco Tosatti

Nella Chiesa del 2016 può capitare quasi di tutto. Anche che venga richiesto – e l’hanno già fatto in parecchie migliaia – di firmare una richiesta di sostegno a un arcivescovo, Léonard, ingiustamente escluso dalla porpora cardinalizia, e di un insegnante, teologo, autore di diverse opere, e perseguitato perché sosteneva che i miracoli di Lourdes sono avvenuti, e che i miracoli del Vangelo anche.

Siamo al paradosso, ma in realtà anche stupirsi è diventato difficile. Mons. Léonard ha deciso di continuare la sua battaglia, che gli aveva fruttato anche aggressioni fisiche, in difesa dei diritti umani come li concepisce il Vangelo, e il Magistero della Chiesa, quello che non tema di farsi ossessionare dal problema dell’aborto. L’ex vescovo di Bruxelles ha scritto un libro che farà certamente discutere, in Belgio, dentro e fuori la Chiesa, che si intitola “Un évêque dans le siecle”.

Nel libro intervista Léonard fa appello a un rilancio del dibattito sull’aborto, sull’eutanasia e sul “matrimonio” omosessuale. In particolare sull’aborto sostiene che bisogna riparlarne, “perché se no si ridurrà a un fatto registrato, che fa parte dei costumi, e che non si rimetterà mai più in questione”. Léonard aveva partecipato a numerose marce per la vita – il che certamente non aveva fatto piacere a non pochi dei suoi colleghi con l’obiettivo di “partecipare a un risveglio o a un mantenimento dello stato di allerta delle coscienze”. Basta pensare alla celebra frase di mons. Galantino sui volti inespressivi di quelli che pregano davanti alle cliniche abortiste per immaginare come i super-progressivi vescovi belgi possano voler riaprire il dibattito sull’aborto legale. E seguendo quello che già diceva Paolo VI non ha paura di affermare che “La mentalità contraccettiva generalizzata incoraggia una mentalità abortista”.

Sull’eutanasia, in cui il Belgio è fra i Paesi più attivi, mons. Léonard dice che “tocca tutta una professione che è obbligata a relativizzare il giuramento di Ippocrate”, e continua: “Quella che si presenta come una decisione puramente personale in nome della libertà dell’individuo è in realtà una decisioneche ha un’influenza profonda e determinante sull’insieme della società”.

E conclude deplorando che in Belgio non ci si mobilita “abbastanza per dire No a pretesi avanzamenti che sono dei ritorni all’indietro e una regressione in rapporto alla solidarietà che deve legare i membri di una società”.

Più straordinario il caso del secondo nome dell’appello, quello di Arnaud Dumouch, professore di religione all’istituto Saint Joseph de Châtelet e rettore dell’Istituto Dottor Angelico. Dumouch, 52 anni, padre di famiglia, si è visto ritirare un anno fa, il 14 dicembre 2015, il visto ecclesiastico. Fino a quando mons. Léonard era Primate del Belgio, lo aveva difeso. Ma subito dopo la partenza del presule di Bruxelles, che ha trovato rifugio a Gap, come cappellano del santuario di Notre-Dame du Laus è stato colpito.

Se leggete il francese, potete trovare la storia completa cliccando QUI.

E’ una storia che ha radici antiche. Arnaud insegnava come giovane professore di religione in una scuola libera della diocesi di Tournai. Insegnava secondo il Catechismo e il magistero della Chiesa, e il Vaticano II.

Si è urtato con il suo superiore, un sacerdote ex sessantottino che ha deciso di rendergli la vita difficile, e che ha usato del suo ruolo di Ispettore del corso di religione per farlo cacciare. Arnaud trova comunque rifugio all’istituto Saint Joseph, a Chatelet, e diventa di ruolo nel 2003. Nel 2010 però la pace finisce. Il sacerdote che lo perseguitava è diventato vicario episcopale con delega all’insegnamento nella diocesi, e scatena contro Arnaud tutta una serie di ispezioni, compiute da un religioso lasalliano nell’istituto in cui Arnaud insegna, della Congregazione dei Lasalliani.

Fino a quando non c’è un vero e proprio processo: Arnaud Dumouch è convocato, e anche l’inquisitore è presente. Gli presentano una lista di rimproveri. Il religioso gli chiede: “Come si può ancora seguire il magistero, oggi, dopo l’affare Galileo?”. Il professore risponde che l’affare Galileo non tocca il magistero, che non si occupa che della fede. “Lei ha insegnato che Cristo è davvero resuscitato! Ma non è che un simbolo! Lei fa dell’esoterismo!”. Il processo assume veramente contorni kafkiani. Dumouch ha pubblicato siverse opere di teologia, con l’imprimatur dell’arcivescovo di Parigi. Cerca di difendersi, ma senza effetto. “Lei si deve concentrare su temi sociali, tolleranza e democrazia – è l’ordine. – La Trinità, la vita dopo la morte, il peccato e il perdono non interessano a nessuno. E’ ridicolo!”.

Il professore resiste. Le ispezioni continuano, e il 23 agosto 2013 il vescovo di Tournai, mons. Harpigny, riceve Dumouch, su richiesta del card. Müller, favorevole al professore di religione, di cui Benedetto XVI aveva usato i lavori per la sua enciclica, Spe Salvi.

Ma la burocrazia è più forte: Dumouch è sospeso per tre mesi. E nel 2014 le ispezioni riprendono. Fa denuncia per mobbing alla polizia, su consiglio del vescovo, e di mons. Léonard. Le ispezioni cessano e tutto è tranquillo fino al 2014. Nel marzo del 2015 una nuova ispezione scopre che gli allievi hanno preparato dei lavori sui miracoli di Lourdes. L’ispettore insorge: “I miracoli di Lourdes? Ma è della magia! E mi citi un solo miracolo del Vangelo che sia reale!”. Il professore risponde: “La resurrezione di Cristo. E’ il miracolo dei miracoli. O no?”.

La storia ha un epilogo nel luglio del 2015 quando i Fratelli delle Scuole Cristiane gli ritirano il permesso di insegnare. Poi viene licenziato. Il professore fa ricorso a Roma. Gli allievi di Dumouch mettono on line una petizione: la firmano in oltre duemila. Il ricorso a Roma è sospensivo, e il professore dovrebbe essere reintegrato immediatamente. Ma la direzione ritarda.

A quanto pare la storia non è apparsa sui mass media. Ma certamente se Dumouch fosse stato cacciato per aver difeso l’aborto o il matrimonio omosessuale e così via, avremmo visto paginate.

Ma come sappiamo la Chiesa belga è nelle mani del gran consigliere del Pontefice, il discusso cardinale Danneels. L’uomo che ha inventato il termine “la mafia di san Gallo”. Che pena.

Chi è interessato all’iniziativa, e vuole firmare, può trovare elementi interessanti QUI.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


 


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.

AMORIS LAETITIA. IL MANTRA DEI “DUE TERZI” NON REGGE. E NON DISSIPA LA CONFUSIONE. ANCHE PERCHÈ LA STORIA È DIVERSA…

Marco Tosatti

Dopo Pell, Cordes e diversi vescovi – molti quelli che senza fare dichiarazioni alla stampa indicano nella propria diocesi di seguire quello che afferma il catechismo della Chiesa – anche il cardinale Renato Raffaele Martino prende posizione sulla comunione ai divorziati risposati, l’Amoris Laetita e i “Dubia” avanzati da quattro cardinali al Papa e alla Congregazione della Fede. Lo fa con un’intervista a La Fede Quotidiana, di cui riportiamo qui alcune frasi:

Dubia del quattro cardinali, che cosa ne pensa?

“Che non ci vedo nulla di male. E’ lecito in tema di dottrina rivolgere al Papa un parere ed è anche giusto rispondere”.

Comunione ai divorziati risposati civilmente si può dare?

”No, la dottrina non è cambiata e non cambia. Il matrimonio sacramento è indissolubile. Certamente quel caso per caso di cui parla Amoris Laetitia può prestarsi ad interpretazioni dubbiose, anche se comprendo l’ ottica pastorale seguita”.


Ma in questi giorni da più parti – a cominciare dal Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, si cerca di sostenere che in realtà l’esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” è il frutto di due Sinodi, e che c’è stata un’approvazione di due terzi ai lavori e alle decisioni del Sinodo.

E di conseguenza non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità; e se anche qualcuno li presenta, si sbaglia, va contro i vescovi, la Chiesa e lo Spirito santo, è un dissenziente e così via.

Tutto questo fa parte della campagna per screditare quelli che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice; non solo i quattro famosi cardinali (e quelli che hanno espresso, in pubblico o in privato simili posizioni); ma anche i firmatari di appelli, documenti e “Suppliche” filiali perché vedevano in alcune interpretazioni dell’Amoris Laetitia la violazione di un diretto comando evangelico, espresso da Gesù in persona. E cioè: chi vive un rapporto coniugale sneza che il primo sia stato dichiarato nullo commette adulterio. E di conseguenza, per la Chiesa, non può ricevere l’Eucarestia.

Abbiamo parlato nel recente passato di un impasse del Papa. Se risponde direttamente, con un “Sì” o con un “No” ai Dubia o sconfessa la dottrina della Chiesa o sconfessa l’Amoris Laetitia, nelle sue noticine.

Già, perché di noticine si tratta. E queste non le ha mai votate nessuno. Abbiamo chiesto a diverse persone che hanno partecipato al Sinodo, e nessuna di esse ricorda che ci sia mai stato un voto sul testo che apre la possibilità di ricevere la comunione per chi vive un secondo legame, mentre il primo è ancora valido:

[336] Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.

[351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).

Non solo. Nel primo Sinodo – quello del 2014 – la bozza di Relazione finale conteneva due paragrafi – il 52 e il 53 – in cui parlando del problema, si affermava che alcuni Padri sinodali pensavano che in certi casi si potesse dare la comunione ai divorziati risposati. Né l’uno né l’altro paragrafo ricevettero i due terzi di voti necessari per essere inseriti nella Relazione Finale. Quindi avrebbero dovuto essere esclusi. Un segnale chiaro. Ma il Pontefice con un atto di imperio ha deciso che fossero inseriti nella Relazione, per poter arrivare al Sinodo del 2015.

Dove la questione della comunione ai divorziati risposati è trattata soprattutto nei paragrafi 84, 85 e 86. Questa sì approvata con i due terzi necessari.

Ma in nessuno dei tre paragrafi, dove è ricordata la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, si ipotizza che le persone che vivono una seconda unione possano ricevere l’eucarestia.

In conclusione: ci sembra che fare appello alla maggioranza di due terzi su questo punto, viste le forzature commesse nel primo Sinodo, e nella stesura dell’Amoris Laetitia rispetto alla volontà espressa dai Padri Sinodali non sia difendibile. Così come suonano vuote, e un po’ pretestuose le accuse di “dissenso” che non tengono conto della realtà di una Chiesa in cui l’ambiguità di un documento permette ai vescovi – a pochi chilometri di distanza – di scegliere strade diametralmente opposte. Senza che Pietro risponda.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


 


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.

 

 

FEDELI, DIMISSIONI. OLTRE 40 MILA FIRME IN POCHE ORE. IL SILENZIO DI CEI E AVVENIRE. IMBARAZZANTE.

Continua a leggere FEDELI, DIMISSIONI. OLTRE 40 MILA FIRME IN POCHE ORE. IL SILENZIO DI CEI E AVVENIRE. IMBARAZZANTE.

CASO FEDELI. ADINOLFI RILANCIA: NON HA MAI FATTO NEANCHE L’ESAME DI MATURITA’. PETIZIONE PER LE DIMISSIONI.

Marco Tosatti

Ormai è diventata una sfida personale. Dopo la denuncia fatta della non laurea del nuovo Ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, il leader del Popolo della Famiglia e tra i leader dell’ultimo Family Day, rilancia. Ecco il suo ultimo comunicato:

“Vediamo se pian pianino riusciamo a far dire tutta la verità al ministro della Pubblica Istruzione. Per ora abbiamo fatto cancellare la prima bugia, quando nei curricula faceva scrivere ‘laureata in Scienze Sociali’ e mentendo costringeva a mentire sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che quello del Consiglio, Paolo Gentiloni, che nel decreto di nomina la qualificavano come ‘dottoressa’ e con questo appellativo l’hanno definita leggendo la lista dei ministri alla Vetrata del Quirinale. Ora vediamo se qualche cronista un po’ più coraggioso di chi ha trascritto veline senza fare una domanda e senza chiedere quelle dimissioni che in ogni Paese del mondo sarebbero state ovvie per un ministro che mente sul proprio titolo di studio, riesce a fare una domanda semplice: ministro Fedeli, lei ha mai sostenuto l’esame di maturità? La risposta è una sola: no. Fedeli non ha mai fatto neanche la maturità, ma solo i tre anni di magistrali necessari a prendere la qualifica di maestra d’asilo e poi il diplomino privato all’Unsas da assistente sociale, quello spacciato per diploma di laurea in Scienze Sociali. Abbiamo il record mondiale di un ministro della Pubblica Istruzione che non solo mente sui propri titoli di studio, non solo non è laureato, ma non ha mai neanche sostenuto quell’esame di maturità che ogni anno agita così tanto centinaia di migliaia di studenti. Un ministro così dovrebbe davvero dare subito le dimissioni. Altrimenti spero e credo che ad ogni incontro studenti e docenti la sotterreranno di pernacchie. La credibilità non si compra al mercato e neanche con dozzine di politici e giornalisti amici che ti coprono”.

Il neretto è nostro. Nello stesso tempo è partita una petizione per chiedere al Ministro di dare le dimissioni.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.