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HILLARY, TRUMP. I VERI SCONFITTI SONO I GIORNALI; IN USA E ANCHE DA NOI.

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Marco Tosatti

La sconfitta più clamorosa non l’ha subita Hillary Clinton. L’ha subita un modo di fare giornalismo che più lontano da quello che dovrebbero essere le regole del gioco non potrebbe essere.

Negli Stati Uniti – e in Italia – i mass media si sono schierati spudoratamente a favore della lobby di potere e interessi guidata dai Clinton. Non solo nei commenti: oscurando notizie che avrebbero potuto danneggiare la candidata democratica, esaltando al massimo tutti i possibili elementi negativi del suo rivale, insultando – come razzisti, semi-analfabeti, bigotti e chi più ne ha più ne metta tutti coloro che non sostenevano la responsabile del disastro libico e siriano, grande alleata – e finanziata – da sauditi e Qatar.

Eppure molte delle notizie che gettavano una luce allarmante su Hillary, i suoi legami, i suoi scheletri nell’armadio giravano liberamente sui Social. Non le riprendevano i giornali legati a lei e alle persone nell’ombra che manovrano finanziamenti, sondaggi e opinione pubblica. Ma evidentemente gli elettori, loro sì, hanno visto, letto e sentito. E il buon senso, la teologia del male minore, ha prevalso.

Sarebbe interessante, da un punto di vista sociologico, riuscire a chiarire quale ruolo hanno giocato i social nel formare l’opinione dei votanti.

A dispetto della grancassa che i media negli USA (e nel nostro piccolo, anche da noi) hanno battuto senza sosta per Hillary.

Due osservazioni. La prima: questa campagna ha segnato – se mai ce ne fosse bisogno – la fine del mito del giornalismo anglosassone rispetto al resto del mondo. Come già per la copertura della guerra in Siria, i mass media hanno dimostrato la loro incapacità a svolgere un lavoro imparziale. Ma anche l’incapacità a fare il loro mestiere, cioè a cogliere elementi di dubbio e incertezza in quelle che certificavano come magnifiche sorti e progressive di Hillary.

Quanta credibilità ha perso, negli Usa e da noi, un’informazione tanto chiaramente inaffidabile?



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


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5 pensieri su “HILLARY, TRUMP. I VERI SCONFITTI SONO I GIORNALI; IN USA E ANCHE DA NOI.”

  1. Splendida notizia,sono di Maria SS!Lei ce l’aveva assicurato:Alla fine il mio cuore Immacolato trionfera’.Ringraziamola con la recita del santo rosario.

  2. E’ vero. Ho mandato a Famiglia Cristiana un commento di questo tenore: “Non sarà forse che il giornalista collettivo mondiale deve farsi un esame di coscienza? Non sarà forse che a forza di cooptare solo personale integrabile nel pensiero progressista – liberal – democraticista, il suo ruolo è diventato quello non di raccontare la realtà, ma di costruirne una virtuale alla quale la gente deve piegarsi pena la squalifica dal genere umano? Non sarà forse che questa gente a forza d’intimidazioni si è ridotta ad aspettare in silenzio il voto per urlare il suo malcontento?”

  3. Oltre a quanto detto ci sarebbero moltissime altre argomentazioni (negli scontri personali i 2 candidati hanno parlato solo di cose personali e non di vera politica non certo su suggerimento dei giornali, le interferenze sono venute da mille fonti, gli esperti italiani poi, politici e giornalisti, hanno parlato come se si trattasse del nostro referendum, etc etc..): ma perchè non dire anche che essere donna, e purtroppo non di altissima statura, ha avuto il suo peso?

  4. Perfetto, caro Marco e bravo lettore Zamax.
    Un bravo giornalista, per quanto politicamente schierato e in ciò non c’è niente di male, dovrebbe informare, analizzare, commentare e alla fine tirare delle conclusioni che ciascun lettore potrà condividere o meno. Oggi ho letto interventi i commenti dei soliti sinistri impegnati che rasentano il delirio. Nessuno di loro si chiede: PERCHE’ tanti americani hanno votato quel buzzurro, razzista, populista, ecc., ecc. di Trump? Perchè quando vince la fazione avversa si dice che ha vinto la PANCIA degli elettori? Non sarà per caso che molti giornalisti, megafoni della cosiddetta Borghesia Illuminata (in parole povere quelli che hanno i “dané”) abbaiano per i loro padroni nel timore di perdere la pagnotta quotidiana?

  5. Más que de victorias, en estas elecciones hay que hablar de derrotas y el gran derrotado ha sido Bergoglio, quien apostó por la Hilaria más abortista y pro gender que jamás se había visto, en sintonía con el mundialismo. Ha sido la segunda gran derrota en menos de dos meses, despues de la victoria del no en el referendum sobre el pseudo acuerdo de pseudo paz y gender en Colombia, a pesar de las presiones bergoglianas. Después de dos derrotas clamorosas y sucesivas, ha llegado la hora de que Bergoglio se retire a la Pampa argentina con el derrotado presidente Santos, con la eterna candidata Hilaria y con alguna obispa lésbica sueca. Los católicos se lo agradeceremos y hasta le felicitaremos por tan ecuménico gesto.

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