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AMORIS LAETITIA, DIVORZIATI RISPOSATI: LE 50 SFUMATURE DI GRIGIO DEL CARD. KASPER E DELLA CHIESA DI GERMANIA.

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Marco Tosatti

Prosegue l’eterna e sempreverde confusione – divisione sull’Amoris Laetitia, e sulla liceità o meno di dare o meno la comunione ai divorziati risposati. Dalla Germania abbiamo un intervento lungo e dettagliato del cardinale Walter Kasper, grande ispirato del Pontefice regnante, e un manuale di istruzioni (Un amore caloroso pieno di discernimento. Impulsi e idee per l’accettazione dell’Amoris Laetitia) piuttosto ampio, e il cui contenuto certamente solleverà eccezioni e discussioni da parte di chi difende la Dottrina della Chiesa sul matrimonio e l’indissolubilità.

Kasper offre il suo contributo, dal tono piuttosto trionfante, su “Stimmen der Zeit”, le Voci del Tempo, una rivista tedesca cattolica molto nota. Una relazione del suo lavoro lo potete trovare, in inglese, in questo articolo di Lifesitenews. In buona sostanza il porporato, il più acceso sostenitore dell’abbandono del magistero professato finora sul tema, alla domanda se sia possibile ora, dopo l’Amoris Laetita, dare la comunione ai divorziati risposati, in alcuni casi, risponde. “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Spesso, afferma Kasper, dobbiamo scegliere il male minore. “Nella vita non c’è bianco e nero, ma solo diverse nuances e sfumature…Amoris Laetita non cambia uno iota dell’insegnamento della Chiesa, ma tuttavia cambia tutto”. Secondo il cardinale si passerebbe da una “moralità legale” alla “moralità della virtù”.

Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI, nella legislazione sul tema insistevano sulla necessità che i divorziati risposati, per avvicinarsi all’eucarestia, cercassero di seguire la via della castità coniugale. Per Kasper, si va “un passo più avanti, mettendo il problema in un processo di un approccio pastorale che abbraccia, di integrazione graduale”.

Kasper sostiene che “l’astinenza sessuale appartiene alla sfera più intima e non abolisce la contraddizione oggettiva fra l’attuale legale matrimoniale e il primo matrimonio sacramentale”. Il cardinale fa la differenza fra “peccato mortale oggettivo” e “colpabilità soggettiva”. E sottolinea che il Pontefice “enfatizza gli aspetti soggettivi senza ignorare gli elementi oggettivi”.

“La coscienza di molte persone è spesso cieca e sorda a ciò che viene loro presentato come legge divina. Questa non è una giustificazione del loro errore, ma comprensione e misericordia con la persona che sbaglia”. Amoris Laetita “non indica conclusioni chiare e pratiche da queste premesse”, ma il fatto che il Pontefice lasci la questione aperta “è in se stessa una decisione magisteriale di grande conseguenza”.

E conclude con la risposta già scritta in testa all’articolo: “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Sulla stessa linea è il documento dell’Istituto per la pastorale della diocesi di Freiburg, che possiamo tradurre poveramente “Discernimento pieno, amore caloroso”. Ci scusiamo per gli errori causati dalla nostra imperfetta conoscenza della lingua di Goethe. Da un veloce excursus ci sembra che il clima del documento sia molto orientato verso la scelta “fai da te” del singolo fedele. Si ricorda che “la cosa difficile è creare un ponte fra l’ideale della dottrina e del diritto canonico e la situazione reale delle persone”.

Si sottolinea come Amoris Laetitia inizi parlando non della Sacra Famiglia, ma di Adamo ed Eva, per fare vedere che ci sono queste situazioni difficili, e che la Sacra Famiglia è soltanto un ideale, mentre Adamo ed Eva sono la situazione reale, perché loro sono peccatori. Se prima si diceva in un altro modo, ora è tutto cambiato.

Si ricorda che del documento il capitolo più atteso era “L’ottavo capitolo, quello relativo ai divorziati risposati, era quello più atteso da noi in Germania”. E dal momento che il Papa di per sé non dice chiaramente, si rimandano i lettori alle risposte alle “FAQ” alle risposte alle domande più frequenti. Per cui alla domanda se in campo morale ci sia solo giusto o sbagliato, la risposta è negativa: “.In campo morale, o ci sono altre alternative. C’è anche il grigio”. Per cui i divorziati risposati possono accedere alla comunione ma non deve diventare una regola.

E alla fine si dice: possono accedere alla comunione quelli che nella loro coscienza pensano di essere giustificati a farlo.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

5 pensieri su “AMORIS LAETITIA, DIVORZIATI RISPOSATI: LE 50 SFUMATURE DI GRIGIO DEL CARD. KASPER E DELLA CHIESA DI GERMANIA.”

  1. Il titolo delll’opera kasperiana presentata suona meglio come “Definizione di un amore pienamente caritatevole, misericordioso”, almeno per la mia conoscenza della lingua di Goethe

    1. Grazie mille! Come avevo detto, il mio tedesco è ahimè bel lontano da come lo vorrei. Il testo di cui parlo però non è di Kasper, ma dell’Istituto Pastorale della diocesi.

  2. É semplicemente sconcertante se la regola “fai da te” fosse valida per tutte le leggi civili, ci sarebbe il caos. Nella Chiesa di Gesù si sta creando il caos.La legge di Dio non può avere libera interpretazione, da sempre la Chiesa é stata madre maestra guida per i suoi figli. Ciò che viene inse insegnato crea solo confusione

  3. I documenti proposti sono perfettamente in linea con quanto affermato dal SantoPadre ieri all’istituto su matrimonio e famiglia voluto da San Giovanni PaoloII.Mi soffermo sulla frase in cui ha detto che la teologia della Chiesa ha prodotto una teologia astratta sul matrimonio rispetto alla realtà’. Ma può essere astratta la teologia cattolica? Se lo è perché lui così prodigo di esempi è stato invece astratto.
    Io credo ci sia una teologia buona che è quella totalmente fedele alla Verità di Cristo e al Magistero della Santa Chiesa.
    Infatti eccellenti e buoni teologi sono stati quelli che fino ad ora hanno gestito l’istituto. Oppure si può dire che siano stati astratti sul tema del matrimonio San Giovanni PaoloII o BenedettoXVI.
    È’ vero che sono mutati tempi , ma cosa si deve sviluppare o superare?usando lo stesso metodo analogico per la “sana dottrina” di Cristo e la grazia della Sua presenza, anche essa si dovrebbe definire un ideale astratto rispetto alla realtà che vivono le persone?
    Poi il Santo Padre ha detto che ci sono i buoni teologi e che devono camminare con i pastori e come loro avere l’ odore delle pecore .
    Io personalmente credo che come ci siano molti buoni pastori ci sono anche cattivi pastori che presumendo di conoscere bene l’odore delle pecore, pensano di essere più misericordiosi di nostro Signore Gesù e della Sua Sposa la S. Chiesa . Santa Chiesa da sempre non da ora Mater Misericordiae.

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