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PAPA, ECOLOGIA. UNA RICERCA USA AFFERMA CHE LA “LAUDATO SÌ” NON HA AVUTO GLI EFFETTI SPERATI. ANZI…

 

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Marco Tosatti

Una ricerca pubblicata negli Stati Uniti afferma che il forte appello del Pontefice per un’azione più incisiva sul cambiamento di clima non avrebbe prodotto fino a questo momento un impatto efficace sulla maggioranza del pubblico. La ricerca è focalizzata soprattutto sull’area sociale e politica degli Stati Uniti; ma presenta comunque aspetti generali di interesse applicabili a una sfera più ampia degli States.

“Il Papa e la sua lettera enciclica non sono riuscite a suscitare un ampio appoggio sul climate change fra i cittadini degli Stati Uniti” ha dichiarato al Guardian Nan Li, responsabile della ricerca della Texas Tech University. “I cattolici conservatori che sono sottoposti a una pressione incrociata della difficile conciliabilità fra i unti di vista dei loro alleati politici e la loro autorità religiosa tendono a svalutare la credibilità del papa su questo argomento cos’ da risolvere la dissonanza cognitiva che sperimentano”.

Il riferimento è naturalmente all’enciclica “Laudato sì”, resa noto nel giugno del 2015, la prima enciclica a tema esclusivamente ecologico mai pubblicata da un papa. Christiana Figueroa, che all’epoca era responsabile Onu per questo tema, dichiarò che “Papa Francesco è impegnato personalmente su questo tema come nessun altro papa prima di lui”.

La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Climatic Change suggerisce però che l’impatto potrebbe essere stato molto minore rispetto a quanto previsto. La ricerca si è sviluppata su una base di 2755 individui, fra cui più di 700 cattolici, un campione nazionale degli Usa. Il 22.5 per cento degli intervistati aveva avuto notizia dell’enciclica. Ma a quanto pare secondo i ricercatori l’enciclica non sembra essere legata a livelli più alti di preoccupazione per quanto riguarda il climate change. Secondo i ricercatori, gli effetti della consapevolezza dell’enciclica erano piccoli, sebbene gli effetti fossero legati a opinioni più polarizzate. I conservatori cattolici, e non cattolici, tendevano a essere meno preoccupati per il climate change di quanto non lo fossero i liberals in generale. E quanto più ci si spostava a destra nello spettro politico, la credibilità del Pontefice sull’argomento calava. “In finale, se l’appello ecologico del papa può aver aumentato le preoccupazioni di qualcuno sul climate change, si è ritorto contro di lui nei conservatori, cattolici e non cattolici, che non solo hanno fatto resistenza al messaggio, ma hanno difeso le loro opinioni pre-esistenti svalutando la credibilità del papa sul climate change”, scrivono gli autori.

Per quanti siano interessati, ma non vogliano compulsare l’intera ricerca, alleghiamo due estratti in originale tratti dalla parte finale del lavoro.

“Laudato Si’ is the first encyclical devoted to environmental issues. Its release focused additional media attention on the climate change issue debated for decades. Acknowledging the scientific consensus regarding global warming, Pope Francis highlighted the disproportionate risks to the world’s poor and declared addressing the issue to be a moral imperative. Although the encyclical did not have broad effects on overall acknowledgement of and concerns about climate change, people who had heard about the encyclical appeared to be more polarized than those unaware of the document. Among liberals, those who had heard about it were more concerned about climate change and perceived more risks than those indicating no awareness; the opposite was true for conservatives.

Although Catholics did not appear to be more influenced by the encyclical than non-Catholics, they did attribute higher credibility to the Pope on climate change than non-Catholics, suggesting that Catholics may be more receptive to the Pope’s message. However, among Catholics who had not heard of the encyclical, political leaning was strongly associated with climate change beliefs and perception of papal credibility. Catholics’ attitudes toward climate change and the Pope were even more polarized among those aware of the papal document. In sum, while Pope’s environmental call may have increased some individuals’ concerns about climate change, it backfired with conservative Catholics and non-Catholics, who not only resisted the message but defended their preexisting beliefs by devaluing the pope’s credibility on climate change.

These results suggest that the worldviews, political identities, and group norms that lead conservative Catholics to deny climate change override their deference to religious authority when judging the reality and risks of this phenomenon. Because conservatives tend to expect individual societies to secure their own well-being without assistance or interference from others (Kahan et al. 2011), the pope’s justification for action holds limited moral authority for conservatives. As a result, many Catholics with conservative political views were either ambivalent or opposed to the Pope’s message. The ambivalence and opposition motivated conservative Catholics to devalue the pope’s credibility on the issue.In conclusion, highlighting the harms and injustices associated with climate change did not activate immediate moral intuitions even when the message came from a high-profile and respectful religious leader. To increase climate change concerns, other moral foundations should be recognized. For example, prior scholarship shows that framing climate change as an issue of religiously required stewardship has increased the salience of the subject among some traditionally skeptical audiences (Markowitz and Shariff 2012). Also, strategically developed messages that leverage the credibility of scientific organizations respected by both parties (i.e. NASA) persuaded even conservatives to reject a message suggesting the recovery of Arctic ice (Jamieson and Hardy 2014). Empirical evidence also reveals potential opportunities for non-political leaders and scientists to leverage their credibility by conveying comprehensible facts while framing messages that directly speak to audiences’ ideologies and value-driven concerns (Nisbet and Scheufele 2009). Communication efforts should therefore provide diverse pathway by which individuals with different cultural values and political views can come to a shared belief regarding the need for action”.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

5 pensieri su “PAPA, ECOLOGIA. UNA RICERCA USA AFFERMA CHE LA “LAUDATO SÌ” NON HA AVUTO GLI EFFETTI SPERATI. ANZI…”

  1. A me stupisce che un Papa, quando il gender é il grande perícolo per la Chiesa e l’umanitá, dédichei una encíclica al riscaldamento globale, che non é un dogma, invece di al gender. Forse perche questo Papa é diventato polítically correct ? Non sará il suposto riscaldamento globale a sterminare l’umanitá; sará il gender, che in Obama-Clinton ha i suoi grandi sostenitori, quali nuovi Mosé.

  2. si occupasse di FEDE. Il suo , insigne predecessore disse chiaramente che la crisi dell’Occidente e di conseguenza con ricadute sul resto dell’umanità, era una crisi essenzialmente di aver rimosso Dio dalla sfera pubblica. Gli uomini “mafiosi” di San Gallo non hanno fatto altro che portare un uomo mediocre per poi dettare la nuova agenda della NUOVA chiesa. In quest’ottica vediamo anche la rimozione velocissima del vescovo di Bruxelles Leonard (irriso dalla Femen pe le sue posizioni troppo cattoliche in materia di famiglia)e cacciato dai “mafiosi” per mettere De Kesel, delfino del Daneels( occultatore di presunti casi di preti pedofili, ma grande elettore di Bergoglio) a cui il vescovo di Roma ha dato immediatamente la porpora. Se questo è nuovo corso….allora dobbiamo accettare che anche gli asini volano.

  3. Forse noi cattolic abbiamo cose più importanti a cui pensare, tipo preservare la nostra Fede e cercare di salvarci l’anima, seguendo i 10 omandamenti e non i nuovi dogmi liberal ?

  4. Mi spiace ricordarlo: il Papa, in quanto Papa, non ha alcuna competenza in materia. Il suo parere sul problema specifico vale quanto quello di qualunque altra persona; non mi è piaciuto il fatto che – lui, o chi da lui incaricato – si sia rifiutato di includere voci diverse nel circolo di quanti hanno preparato l’enciclica: la prospettiva tragicamente allarmistica regna incontrastata.
    Per chi segue la vicenda e nota che le tragedie annunciate (“per il 2001”, “no per il 2005”, “no per il 2012”, … “no per il 2100”) non si sono verificate, mentre qualsiasi tempesta o evento negativo viene aprioristicamente attribuito all’AGW (anche se rientra nella normalità statistica del fenomeno) tutto quanto sembra molto sospetto e si conforma, diciamo così, alla simpatia acritica mostrata dall’attuale pontefice verso diversi esponenti del radicalismo politico e culturale.

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