MISSIONARIO IN TIBET AL PAPA. PROSELITISMO? MI HAI MANDATO QUI A CONVERTIRE PAGANI, ERETICI, SCISMATICI.

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Marco Tosatti

Il sito Adelante la Fe  pubblica una lettera che un missionario in Oriente avrebbe spedito al Pontefice dalla sua missione sull’Himalaya, il 5 ottobre 2016. E’ una lettera piuttosto lunga, che vi consigliamo di leggere nell’originale spagnolo, ma di cui ci sembra comunque riportare alcuni brani perché toccano temi caldi, anche oggi, nel giorno della visita in Svezia: conversione, missione, e “proselitismo”, che sembra essere in questo periodo all’attenzione del Pontefice regnante.

“Essendo in missione per grazia di Dio nella cordigliera dell’Himalaya e sul punto di celebrare quattro anni della mia Ordinazione Sacerdotale, mi appresto a scriverLe questa lettera, che rendo pubblica perché il suo contenuto riveste il medesimo carattere”, scrive padre Federico Juan, S.E..

Essendo stato inviato missionario in Estremo Oriente, scrive il religioso (“un’enorme grazia celeste per me con la mia anima di peccatore”) da tempo però “il mio spirito soffre di una desolazione estrema nel leggere le ripetute invettive di Sua Santità contro quello che in modo peggiorativo e senza distinguo chiama proselitismo. E particolare dolore mi ha causato aver letto che il Vicario di Cristo, senza chiarire il senso, abbia detto che ‘il proselitismo è una solenne sciocchezza’, e che ‘non ha senso’. Si potrebbe dire che sia frutto, questa frase, di una trascrizione infedele da parte di un giornalista ateo, ma la sua pubblicazione sulla pagina ufficiale della Santa Sede rende nulla questa difesa ipotetica”.

Continua così, la lettera del missionario. “E’ cresciuta la mia angoscia quando Sua Santità ha chiesto retoricamente: ‘Vado a convincere qualcuno perché si faccia cattolico?’, per rispondere dopo: ‘No, no, no’. (Videomessaggio per la festa di San Gaetano). Questa tripla negazione del Papa attuale mi ha riportato alla memoria quella del primo”.

Padre Fernando ricorda che la Santa Madre Chiesa, per mezzo dei superiori religiosi, e “anche per mezzo di Sua Santità – che, di persona, mi ha comandato di andare missionario in Estremo Oriente”, lo ha inviato in terre lontane per evangelizzarle.

“Non ho ricevuto nessun mandato come assistente sociale, come soccorritore di emergenze, alfabetizzatore, distributore di polenta o dialogatore seriale; ma fui inviato dal Padre celeste e dalla Santa Chiesa come banditore della Santa Fede cattolica, per cercare di guadagnare a Cristo il maggior numero di anime, predicando opportune e inopportune”.

Il missionario dice di essere felice di “impegnarsi sino alla morte per conquistare alla Chiesa cattolica il maggior numero possibile di anime”, sicuro che così giungano al Paradiso, e convinto che questo lavoro “diffondere la Chiesa di Dio nelle terre del paganesimo, dell’eresia e dell’idolatria è una santissima opera di misericordia”, superiore a tutti i benefici corporali o temporali prodigabili. L’esempio che lo ispira è quello di San Francesco Saverio, gesuita come il Pontefice.

“In spagnolo si può ben dire che è proprio il dio incarnato che, di persona, ci ha mandati a proselitizzare tutte le genti….e se qualcuno simpliciter pensa che il proselitismo sia una sciocchezza, solennemente replicheremmo che la sapienza di Dio e follia per il mondo”.

Il missionario si sente spinto a “manifestare il profondo malessere che invade la mia anima nel constatare le sue reiterate condanne di quell’operare che Sua Santità definisce con il termine socialmente odioso di proselitismo”. Il termine in spagnolo è estremamente ambiguo, e può essere impiegato per definire manovre vili e nello stesso tempo il sacrificio apostolico dei missionari “che si consumano e muoiono per convertire pagani, eretici e scismatici all’unica vera Chiesa”. Il religioso ricorda alcuni testi famosi delle missioni, in cui il termine viene usato in senso positivo. Ma soffre quando vede che il Pontefice “omette di segnalare” il senso buono: “questa omissione è dolorosissima per il mio spirito, perché se non si chiarisce il valore ulteriore, è quasi obbligatorio interpretare queste condanne papali come rimproveri fulminanti al lavoro di ogni missionario, incluso il sottoscritto, che osi fare quello per cui è stato inviato dalla Chiesa stessa, e cioè la conversione degli infedeli”.

“Baciando i Suoi degnissimi piedi” padre Federico chiede al Pontefice una benedizione, e che questa lettera lo spinga a “chiarire il senso delle Sue dichiarazioni, e perciò a rivendicare l’importanza e l’urgenza di lavorare senza sosta per la conversione alla Fede cattolica di tutti i pagani, eretici e scismatici”.



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PAPA: PURGA SENZA PRECEDENTI AL CULTO DIVINO. UN SILURO PER IL CARD. SARAH. E PER ALTRI…

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Marco Tosatti

Una vera e propria purga, alla Congregazione del Culto Divino, e un siluro al Prefetto della Congregazione, il cardinale Robert Sarah (nella foto). Che oltre a essere critico, come molti cardinali africani, delle interpretazioni liberal dell’Amoris Laetitia in tema di eucarestia a divorziati risposati, qualche mese fa si è anche permesso di suggerire che la messa sia rivolta a Oriente: “E’ molto importante che torniamo, appena possibile a un orientamento comune, di preti e fedeli rivolti insieme nella stessa direzione, a oriente, o almeno verso l’abside, verso il Signore che viene”. E ha aggiunto: “Vi chiedo di applicare questa pratica ovunque sia possibile” aveva detto, come potete leggere QUI.

Ora, questo tema – messa rivolta al popolo o a Dio – è un tema esplosivo dai tempi del post Concilio. Legato alle battaglie liturgiche che come le faide di una volta non finiscono mai. E passano di padre in figlio (ecclesiastico, si fa per dire). A partire dall’arcivescovo Annibale Bugnini, autore della riforma della messa, troppo spinta secondo il suo committente, Paolo VI, che lo mandò come nunzio in Iran, certo non come promozione.

Papa Benedetto, molto sensibile alla liturgia, e a come si prega, ha corretto quella che sembrava essere una tendenza dominante “politically correct” ridando dignità a forme di celebrazione della messa che hanno nutrito la fede e la pietà dei cristiani per diverse centinaia di anni.

Subito dopo le sue dichiarazioni, il card. Sarah era stato corretto dall’arcivescovo Vincent Nichols, delfino e protetto del card. Murphy O’Connor, uno dei consiglieri discreti del governo ombra del Pontefice. Nichols scrisse ai preti intimando di celebrare verso il popolo.

Non era chiaro se il Pontefice, come dichiarava il card. Sarah, avesse dato la sua approvazione all’invito a celebrare ad orientem; oppure no. Un altro dei tanti momenti di ambiguità di questo governo. Ma la purga decisa ieri lascia pochi dubbi.

In pratica, sono stati cancellati tutti i membri esistenti della Congregazione per il Culto divino, cioè i partecipanti all’assemblea dell’ente, e sostituiti con altri. Scompaiono George Pell e Malcom Ranjith, Angelo Bagnasco e Marc Ouellet (Prefetto dei vescovi), oltre all’arcivescovo di Milano Angelo Scola e al card. Raymond Leo Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, una delle prime vittime decapitate senza motivo apparente dal nuovo Pontefice poco dopo l’elezione.

Fra i nuovi scelti ci sono il segretario di Stato, Parolin, il Prefetto della Congregazione del Clero, card. Stella, che non pochi in Vaticano considerano come la vera eminenza grigia dietro il Pontefice, e il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, che è stato immortalato mentre partecipa a una danza per la “Pacha Mama”, a San Marco Sierras, in Argentina.

E poi ci sono nomine che hanno il chiaro sapore di una revanche nei confronti di Benedetto XVI. C’è l’arcivescovo di Wellington, Dew, che si è fatto notare al Sinodo sulla famiglia per al sua richiesta di modificare la posizione della Chiesa che definisce gli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”. Ma soprattutto c’è l’arcivescovo Piero Marini, braccio destro di Annibale Bugnini, che era stato sostituito da mons. Guido Marini come capo dell’Ufficio Cerimonie di papa Ratzinger. E inoltre: l’arcivescovo Domenico Sorrentino, per due anni Segretario della Congregazione per il Culto Divino. All’epoca si parlò della sua rimozione e della sua nomina ad Assisi per contrasti con le visione liturgica di Benedetto XVI.

Con questa purga straordinaria (una rimozione e sostituzione di questa portata sono un’eccezione assoluta nella prassi del governo romano) il cardinale Sarah sembra molto solo, e non appaiono voci che possano essere liturgicamente discordanti rispetto al politically correct liturgico dominante. Dopo aver riso dei liturgisti con il primate Welby,  il Pontefice ha deciso di farne piangere qualcuno.



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LUTERO MON AMOUR. FEBBRE ECUMENICA, MA I CATTOLICI HANNO DOVUTO SUDARE PER AVERE LA MESSA COL PAPA.

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Marco Tosatti

Hanno dovuto strillare un po’, i cattolici scandinavi per ottenere una messa con il Papa. Inizialmente infatti nel viaggio ecumenico a Lund, che ha sollevato – e continuerà a sollevare – un dibattito di grande ampiezza, per la celebrazione dei 500 anni dalla riforma luterana, un incontro di qualsiasi tipo con i cattolici non era previsto.

E c’è voluto non poco tempo, e non pochi sforzi e insistenza da parte dei vescovi del piccolo gregge (circa 115mila fedeli, in gran parte immigrati; ma ci sono molte conversioni “locali” ogni anno) presso la Segreteria di Stato per ottenere quella che sembrava una cosa naturale, e cioè l’incontro del Vicario di Cristo con il suo gregge. Un gregge che vive da secoli in condizioni di discriminazione. Forse attenuate oggi, ma comunque sempre presenti.

E alla fine c’è scappata una messa. In uno stadio, concesso senza troppo entusiasmo, a quello che ci si dice, anzi, in una parte di stadio. Infatti bisogna stare attenti a non guastare il tappeto verde, e alla messa è riservato un settore sul quale è stato possibile adottare misure di protezione e copertura.

Di questa messa “strappata” il Pontefice parla in una lunga intervista concessa a padre Ulf Jonsson S.J., direttore della gesuita svedese “Signum”.

Il Pontefice dice: “Non si può essere cattolici e settari. Bisogna tendere a stare insieme agli altri. ‘Cattolico’ e ‘settario’ sono due parole in contraddizione. Per questo all’inizio non prevedevo di celebrare una Messa per i cattolici in questo viaggio: volevo insistere su una testimonianza ecumenica. Poi ho riflettuto bene sul mio ruolo di pastore di un gregge cattolico che arriverà anche da altri Paesi vicini, come la Norvegia e la Danimarca. Allora, rispondendo alla fervida richiesta della comunità cattolica, ho deciso di celebrare una Messa, allungando il viaggio di un giorno.

Infatti volevo che la Messa fosse celebrata non nello stesso giorno e non nello stesso luogo dell’incontro ecumenico per evitare di confondere i piani. L’incontro ecumenico va preservato nel suo significato profondo secondo uno spirito di unità, che è il mio. Questo ha creato problemi organizzativi, lo so, perché sarò in Svezia anche nel giorno dei Santi, che qui a Roma è importante. Ma pur di evitare fraintendimenti, ho voluto che fosse così”.

Il presule di Stoccolma mons. Anders Arborelius, (nella foto) primo presule di etnia svedese dall’inizio della Riforma luterana, parla delle conversioni:

“Ogni anno si registrano nuove conversioni dalla Chiesa di Svezia, e alcuni di questi nuovi cattolici sono ex ministri del culto, maschi o femmine. Ultimamente, però, un buon numero di convertiti provengono dalle Chiese libere. Sono spinti da diversi motivi. Alcuni sono attratti dalla spiritualità cattolica, dalla fedeltà alla tradizione, dalla dottrina sociale, dal carattere universale della Chiesa. Sono un centinaio, più o meno, le conversioni ogni anno”.

L’intervista è stata pubblicata da Zenit.



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AMORIS LAETITIA, DIVORZIATI RISPOSATI: LE 50 SFUMATURE DI GRIGIO DEL CARD. KASPER E DELLA CHIESA DI GERMANIA.

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Marco Tosatti

Prosegue l’eterna e sempreverde confusione – divisione sull’Amoris Laetitia, e sulla liceità o meno di dare o meno la comunione ai divorziati risposati. Dalla Germania abbiamo un intervento lungo e dettagliato del cardinale Walter Kasper, grande ispirato del Pontefice regnante, e un manuale di istruzioni (Un amore caloroso pieno di discernimento. Impulsi e idee per l’accettazione dell’Amoris Laetitia) piuttosto ampio, e il cui contenuto certamente solleverà eccezioni e discussioni da parte di chi difende la Dottrina della Chiesa sul matrimonio e l’indissolubilità.

Kasper offre il suo contributo, dal tono piuttosto trionfante, su “Stimmen der Zeit”, le Voci del Tempo, una rivista tedesca cattolica molto nota. Una relazione del suo lavoro lo potete trovare, in inglese, in questo articolo di Lifesitenews. In buona sostanza il porporato, il più acceso sostenitore dell’abbandono del magistero professato finora sul tema, alla domanda se sia possibile ora, dopo l’Amoris Laetita, dare la comunione ai divorziati risposati, in alcuni casi, risponde. “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Spesso, afferma Kasper, dobbiamo scegliere il male minore. “Nella vita non c’è bianco e nero, ma solo diverse nuances e sfumature…Amoris Laetita non cambia uno iota dell’insegnamento della Chiesa, ma tuttavia cambia tutto”. Secondo il cardinale si passerebbe da una “moralità legale” alla “moralità della virtù”.

Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI, nella legislazione sul tema insistevano sulla necessità che i divorziati risposati, per avvicinarsi all’eucarestia, cercassero di seguire la via della castità coniugale. Per Kasper, si va “un passo più avanti, mettendo il problema in un processo di un approccio pastorale che abbraccia, di integrazione graduale”.

Kasper sostiene che “l’astinenza sessuale appartiene alla sfera più intima e non abolisce la contraddizione oggettiva fra l’attuale legale matrimoniale e il primo matrimonio sacramentale”. Il cardinale fa la differenza fra “peccato mortale oggettivo” e “colpabilità soggettiva”. E sottolinea che il Pontefice “enfatizza gli aspetti soggettivi senza ignorare gli elementi oggettivi”.

“La coscienza di molte persone è spesso cieca e sorda a ciò che viene loro presentato come legge divina. Questa non è una giustificazione del loro errore, ma comprensione e misericordia con la persona che sbaglia”. Amoris Laetita “non indica conclusioni chiare e pratiche da queste premesse”, ma il fatto che il Pontefice lasci la questione aperta “è in se stessa una decisione magisteriale di grande conseguenza”.

E conclude con la risposta già scritta in testa all’articolo: “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Sulla stessa linea è il documento dell’Istituto per la pastorale della diocesi di Freiburg, che possiamo tradurre poveramente “Discernimento pieno, amore caloroso”. Ci scusiamo per gli errori causati dalla nostra imperfetta conoscenza della lingua di Goethe. Da un veloce excursus ci sembra che il clima del documento sia molto orientato verso la scelta “fai da te” del singolo fedele. Si ricorda che “la cosa difficile è creare un ponte fra l’ideale della dottrina e del diritto canonico e la situazione reale delle persone”.

Si sottolinea come Amoris Laetitia inizi parlando non della Sacra Famiglia, ma di Adamo ed Eva, per fare vedere che ci sono queste situazioni difficili, e che la Sacra Famiglia è soltanto un ideale, mentre Adamo ed Eva sono la situazione reale, perché loro sono peccatori. Se prima si diceva in un altro modo, ora è tutto cambiato.

Si ricorda che del documento il capitolo più atteso era “L’ottavo capitolo, quello relativo ai divorziati risposati, era quello più atteso da noi in Germania”. E dal momento che il Papa di per sé non dice chiaramente, si rimandano i lettori alle risposte alle “FAQ” alle risposte alle domande più frequenti. Per cui alla domanda se in campo morale ci sia solo giusto o sbagliato, la risposta è negativa: “.In campo morale, o ci sono altre alternative. C’è anche il grigio”. Per cui i divorziati risposati possono accedere alla comunione ma non deve diventare una regola.

E alla fine si dice: possono accedere alla comunione quelli che nella loro coscienza pensano di essere giustificati a farlo.



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PAPA, ECOLOGIA. UNA RICERCA USA AFFERMA CHE LA “LAUDATO SÌ” NON HA AVUTO GLI EFFETTI SPERATI. ANZI…

 

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Marco Tosatti

Una ricerca pubblicata negli Stati Uniti afferma che il forte appello del Pontefice per un’azione più incisiva sul cambiamento di clima non avrebbe prodotto fino a questo momento un impatto efficace sulla maggioranza del pubblico. La ricerca è focalizzata soprattutto sull’area sociale e politica degli Stati Uniti; ma presenta comunque aspetti generali di interesse applicabili a una sfera più ampia degli States.

“Il Papa e la sua lettera enciclica non sono riuscite a suscitare un ampio appoggio sul climate change fra i cittadini degli Stati Uniti” ha dichiarato al Guardian Nan Li, responsabile della ricerca della Texas Tech University. “I cattolici conservatori che sono sottoposti a una pressione incrociata della difficile conciliabilità fra i unti di vista dei loro alleati politici e la loro autorità religiosa tendono a svalutare la credibilità del papa su questo argomento cos’ da risolvere la dissonanza cognitiva che sperimentano”.

Il riferimento è naturalmente all’enciclica “Laudato sì”, resa noto nel giugno del 2015, la prima enciclica a tema esclusivamente ecologico mai pubblicata da un papa. Christiana Figueroa, che all’epoca era responsabile Onu per questo tema, dichiarò che “Papa Francesco è impegnato personalmente su questo tema come nessun altro papa prima di lui”.

La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Climatic Change suggerisce però che l’impatto potrebbe essere stato molto minore rispetto a quanto previsto. La ricerca si è sviluppata su una base di 2755 individui, fra cui più di 700 cattolici, un campione nazionale degli Usa. Il 22.5 per cento degli intervistati aveva avuto notizia dell’enciclica. Ma a quanto pare secondo i ricercatori l’enciclica non sembra essere legata a livelli più alti di preoccupazione per quanto riguarda il climate change. Secondo i ricercatori, gli effetti della consapevolezza dell’enciclica erano piccoli, sebbene gli effetti fossero legati a opinioni più polarizzate. I conservatori cattolici, e non cattolici, tendevano a essere meno preoccupati per il climate change di quanto non lo fossero i liberals in generale. E quanto più ci si spostava a destra nello spettro politico, la credibilità del Pontefice sull’argomento calava. “In finale, se l’appello ecologico del papa può aver aumentato le preoccupazioni di qualcuno sul climate change, si è ritorto contro di lui nei conservatori, cattolici e non cattolici, che non solo hanno fatto resistenza al messaggio, ma hanno difeso le loro opinioni pre-esistenti svalutando la credibilità del papa sul climate change”, scrivono gli autori.

Per quanti siano interessati, ma non vogliano compulsare l’intera ricerca, alleghiamo due estratti in originale tratti dalla parte finale del lavoro.

“Laudato Si’ is the first encyclical devoted to environmental issues. Its release focused additional media attention on the climate change issue debated for decades. Acknowledging the scientific consensus regarding global warming, Pope Francis highlighted the disproportionate risks to the world’s poor and declared addressing the issue to be a moral imperative. Although the encyclical did not have broad effects on overall acknowledgement of and concerns about climate change, people who had heard about the encyclical appeared to be more polarized than those unaware of the document. Among liberals, those who had heard about it were more concerned about climate change and perceived more risks than those indicating no awareness; the opposite was true for conservatives.

Although Catholics did not appear to be more influenced by the encyclical than non-Catholics, they did attribute higher credibility to the Pope on climate change than non-Catholics, suggesting that Catholics may be more receptive to the Pope’s message. However, among Catholics who had not heard of the encyclical, political leaning was strongly associated with climate change beliefs and perception of papal credibility. Catholics’ attitudes toward climate change and the Pope were even more polarized among those aware of the papal document. In sum, while Pope’s environmental call may have increased some individuals’ concerns about climate change, it backfired with conservative Catholics and non-Catholics, who not only resisted the message but defended their preexisting beliefs by devaluing the pope’s credibility on climate change.

These results suggest that the worldviews, political identities, and group norms that lead conservative Catholics to deny climate change override their deference to religious authority when judging the reality and risks of this phenomenon. Because conservatives tend to expect individual societies to secure their own well-being without assistance or interference from others (Kahan et al. 2011), the pope’s justification for action holds limited moral authority for conservatives. As a result, many Catholics with conservative political views were either ambivalent or opposed to the Pope’s message. The ambivalence and opposition motivated conservative Catholics to devalue the pope’s credibility on the issue.In conclusion, highlighting the harms and injustices associated with climate change did not activate immediate moral intuitions even when the message came from a high-profile and respectful religious leader. To increase climate change concerns, other moral foundations should be recognized. For example, prior scholarship shows that framing climate change as an issue of religiously required stewardship has increased the salience of the subject among some traditionally skeptical audiences (Markowitz and Shariff 2012). Also, strategically developed messages that leverage the credibility of scientific organizations respected by both parties (i.e. NASA) persuaded even conservatives to reject a message suggesting the recovery of Arctic ice (Jamieson and Hardy 2014). Empirical evidence also reveals potential opportunities for non-political leaders and scientists to leverage their credibility by conveying comprehensible facts while framing messages that directly speak to audiences’ ideologies and value-driven concerns (Nisbet and Scheufele 2009). Communication efforts should therefore provide diverse pathway by which individuals with different cultural values and political views can come to a shared belief regarding the need for action”.



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SE LA ROTA CENSURA CINQUE DISCORSI DI GIOVANNI PAOLO II SULLE NULLITÀ (IN INGLESE)….

 

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Marco Tosatti

La Sacra Romana Rota, quatta quatta, fa sparire dal sito web in inglese cinque importanti discorsi di Giovanni Paolo II ai giudici del massimo tribunale vaticano in tema di matrimoni e nullità. Ora quei testi sono disponibili solo in italiano.

L’allarme è stato dato da Bai Macfarlane, fondatrice e attivista di un sito statunitense, Mary’s Advocates, che si occupa di matrimoni cattolici, e di come tutelare i coniugi che senza colpa loro subiscono una separazione o un divorzio. Come è noto, ogni anno il Pontefice rivolge un discorso al Tribunale della Rota Romana in cui fa il punto della situazione, e offre istruzioni, spesso piuttosto precise, su come comportarsi nel decidere o meno se un matrimonio è inficiato sin dall’inizio.

Fra i discorsi spariti, già da vari mesi, a quanto sembra, ce n’è uno, quello tenuto il 5 febbraio 1987 di particolare importanza. In esso, fra l’altro, San Giovanni Paolo II diceva:

“L’arduo compito del giudice di trattare con serietà cause difficili, come quelle concernenti le incapacità psichiche al matrimonio, avendo sempre presente la natura umana, la vocazione dell’uomo, e, in connessione con ciò, la giusta concezione del matrimonio è certamente un ministero di verità e di carità nella Chiesa e per la Chiesa. È ministero di verità, in quanto viene salvata la genuinità del concetto cristiano del matrimonio, anche in mezzo a culture o a mode che tendono ad oscurarlo. È ministero di carità verso la comunità ecclesiale, che viene preservata dallo scandalo di vedere in pratica distrutto il valore del matrimonio cristiano dal moltiplicarsi esagerato e quasi automatico delle dichiarazioni di nullità, in caso di fallimento del matrimonio, sotto il pretesto di una qualche immaturità o debolezza psichica dei contraenti. È servizio di carità anche verso le parti, alle quali, per amore della verità, si deve negare la dichiarazione di nullità, in quanto in questo modo sono almeno aiutate a non ingannarsi circa le vere cause del fallimento del loro matrimonio e sono preservate dal rischio probabile di ritrovarsi nelle medesime difficoltà in nuova unione, cercata come rimedio al primo fallimento, senza aver prima tentato tutti i mezzi per superare gli ostacoli sperimentati nel loro matrimonio valido. Ed è infine ministero di carità verso le altre istituzioni o organismi pastorali della Chiesa in quanto, rifiutando il Tribunale ecclesiastico di trasformarsi in una facile via per la soluzione dei matrimoni falliti e delle situazioni irregolari tra gli sposi, impedisce di fatto un impigrimento nella formazione dei giovani al matrimonio, condizione importante per accostarsi al sacramento…”.

Come ben sappiamo, quello del matrimonio, e del divorzio, oltre che dell’annullamento, è terreno scottante nella Chiesa in questi mesi. In particolare per le divisioni, confusioni e polemiche che ancora agitano il cammino dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

Nell’estate del 2015, alla vigilia della seconda tappa del Sinodo sulla Famiglia, il Pontefice ha emanato tramite la Rota nuove direttive che dovrebbero rendere il processo di annullamento più veloce e poco costoso. C’è chi ha parlato di divorzio cattolico, sostenendo che in certi casi l’annullamento sarebbe più veloce del divorzio breve. E il decano della Rota, Pinto, è stato criticato da alcuni per avere con troppo zelo assecondato una volontà forse iper-semplificatrice di una materia complessa; oltre che per le difficoltà create alle diocesi con la nuova normativa.

E per chiudere con l’elenco delle polemiche, ricordiamo che nel giugno scorso il Pontefice aveva commentato a braccio che “una grande maggioranza dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli”. Anche se il giorno il testo pubblicato dalla Sala Stampa leggeva: “Una parte dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli”.

Comunque, resta il fatto che dal sito web della Rota gli imbarazzanti – perché “duri” – discorsi di Giovanni Paolo II sono scomparsi. In inglese; e possiamo ricordare che i tribunali diocesani degli USA sono stati spesso accusati di essere troppo di manica larga. (97.5 per cento di annullamenti, dice Bai Mafarlane).

Bai Mafarlane ha postato su Youtube un Video che documenta la sparizione.



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CATTEDRALE DI VIENNA. SPOT SU FAMIGLIA GAY. LUI, LUI E UN FIGLIO (ADOTTIVO)

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Marco Tosatti

Sappiamo tutti che cosa pensa, e talvolta dice, senza mezzi termini, il Pontefice sulla famiglia, quella formata da un uomo e una donna, e sulle ideologie che vorrebbero rovesciare e modificare questa formula, oltre al concetto stesso di femminile e maschile. Sappiamo anche che al di là delle ideologie, raccomanda, come i suoi predecessori, che ogni persona venga accolta indipendentemente da quello che è e pensa, dalla Chiesa.

Bene. Però forse di tanto in tanto qualcuno stiracchia molto il termine di accoglienza. Se lo fa un semplice individuo, affari suoi. Se lo fa un pastore, o addirittura la voce di una parrocchia importante come quella della cattedrale di una diocesi si pone un evidente problema di conseguenze, dubbi e sconcerto fra i fedeli. E di incertezza su che cosa credere e fare.

E’ il caso, ci sembra, di cui da notizia Osservatorio Gender nella notizia che potete leggere nella sua integralità cliccando sulla testata. E che vi riassumiamo brevemente.

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Il numero 2 di Pfarrblatt il bollettino parrocchiale della cattedrale di Santo Stefano, a Vienna, datato “Autunno 2016” ospita un articolo intitolato: “We are family”, “Noi siamo famiglia”, sotto la foto di due uomini in tenuta tirolese e del loro figlio adottivo, un ragazzino di colore anch’egli in tenuta tirolese.

 

L’articolo è firmato da Georg Urbanitsch, ex anchor man di un noto canale televisivo, unito civilmente dal 2012 con Bernd Schlachter proprietario di un ristorante a Vienna. Sono loro i due uomini della foto. Nel 2014 hanno adottato un bambino sudafricano, e vorrebbero adottare un’altra bimba, sudafricana, di tre anni prossimamente.

Così Urbanitsch descrive la sua situazione : “La famiglia Arcobaleno, Modern Family, la famiglia non convenzionale … ci sono molti titoli per il nostro bel nido di santuario. Ma non siamo così speciali, noi, vale a dire: papà Bernd, Papi Georg, e figlio Siya (…) Il nostro rituale della sera è sempre lo stesso. Leggiamo un libro, preghiamo, parliamo di ciò che è stato fatto di buono durante il giorno, e cantiamo la ninna nanna. Abbastanza spettacolare davvero”.

 

Siya è stato battezzato nella cattedrale di Santo Stefano, dal parroco. E come sappiamo su questo punto – cioè sul consenso necessario dei genitori (non sappiamo se la madre di Siya sia ancora viva) e sulla sicurezza che gli verrà data un’educazione cattolica – la discussione è estremamente aperta, e difficile. E Lì la lasciamo.

 

Ma ci sembra veramente singolare che l’organo ufficiale della cattedrale del cardinale Christoph Schönborn, il teologo elogiato dal Pontefice come il vero interprete dell’esortazione apostolica sulla famiglia, Amoris Laetitia, pubblichi uno spot sulle famiglie omosessuali come quella descritta da Urbanitsch.



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AMORIS LAETITIA. 5.000 ADESIONI IN POCHI GIORNI ALLA DICHIARAZIONE DI FEDELTÀ ALL’INSEGNAMENTO IMMUTABILE SUL MATRIMONIO.

Marco Tosatti

 

Sta assumendo proporzioni inattese l’adesione alla Dichiarazione di Fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio, e alla sua disciplina ininterrotta. I promotori della Dichiarazione, l’Associazione Supplica Filiale (al Santo Padre) fanno saper che fino a questo momento si sono registrate oltre cinquemila adesioni alla Dichiarazione, che conta fra i primi firmatari i i cardinali Carlo Cafarra, Raymond Burke e Janis Pujats.

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Ci siamo occupati della Dichiarazione qualche giorno fa QUI.

Ai primi firmatari si sono aggiunte molte firme da tutto il mondo. La Dichiarazione finora è pubblicata in tre lingue (italiano, inglese e spagnolo) e fra le cinquemila nuove adesioni spiccano molti sacerdoti, insegnanti di teologia e religione, catechisti, rettori di seminario e docenti cattolici che, dopo i due Sinodi sulla famiglia e la pubblicazione dell’Esortazione post- sinodale Amoris Laetitia, si trovano in prima linea nel difficile compito di dover dare risposte chiare su punti decisivi della morale cattolica riguardanti i sacramenti, la famiglia e il matrimonio.

Bisogna poi ricordare che spesso il clima ecclesiale, a Roma e fuori, non è favorevole a prese di posizione ed esposizioni del genere. Alcune delle personalità che avevano firmato una Supplica Filiale al Pontefice su questo tema hanno subito rappresaglie di vario genere. Ne abbiamo scritto QUI.

La Dichiarazione esordisce ricordando che “viviamo un’epoca in cui numerose forze cercano di distruggere o deformare il matrimonio e la famiglia. Infatti ideologie secolariste se ne avvantaggiano aggravando così la crisi della famiglia, risultante di un processo di decadenza culturale e morale. Questo processo conduce i cattolici ad adattarsi alla nostra società neopagana. Il loro “conformarsi alla mentalità di questo mondo” (Rm 12, 2) è spesso favorito da una mancanza di fede — e, di conseguenza, di spirito soprannaturale per accettare il mistero della Croce di Cristo — e da un’assenza di preghiera e penitenza”.

Dopo aver ribadito 27 verità̀ morali fondamentali da ritenere non solo tuttora valide ma immodificabili, i firmatari concludono che “mentre il nostro mondo neopagano muove un attacco generale contro la divina istituzione del matrimonio e le piaghe del divorzio e della depravazione sessuale si diffondono ovunque, anche dentro la vita della Chiesa, noi, i sottoscritti vescovi, sacerdoti e fedeli cattolici riteniamo essere nostro dovere e nostro privilegio dichiarare, a una sola voce, la nostra fedeltà̀ agli immutabili insegnamenti della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, come sono stati ricevuti dagli Apostoli. Infatti, solo la chiarezza della verità̀ farà̀ la gente libera (cf. Gv 8, 32) e renderà̀ possibile che essa trovi la vera gioia dell’amore, vivendo una vita secondo la sapienza e la volontà̀ salvifica di Dio, in altre parole, evitando il peccato, come fu maternamente richiesto dalla Madonna a Fatima nel 1917”.

Fra i nuovi firmatari appaiono:

Mons. Taras Senkiv, vescovo di Stryi in Ucraina; il Dr. Thomas Ward, membro corrispondente della Pontificia Accademia per la Vita (RU); il prof. Christopher Malloy, docente di teologia all’Università di Dallas; il teologo e filosofo Peter Kwasniewski; il rettore del St. Joseph College Seminary, padre Matthew Kauth STD; il prof. William Fahey, presidente del Thomas More College; Joseph-Hendri Fradet, Direttore della Christian Restoration Society; lo storico e scrittore David Pietrusza; il prof. Brad Miner del Faith and Reason Institute (statunitensi); il prof. Loreno Lorenzon dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Treviso, il sac. prof. Salvatore Vitiello e il sac. prof. Roberto Spataro; Roberto Marchesini, scrittore e psicologo (italiani); la scrittrice Ann Farmer (RU); il dott. César Sànchez, direttore di studi del seminario arcidiocesano di Arequipa (Perù); il prof. Michel Bastit, docente di Filosofia all’Università di Borgogna (Francia); il dr. Reinhard Dörner, presidente della Kardinal-von-Galen Kreis (Germania); l’ex parlamentare e opinionista di radio EWTN, Kathy Sinnott (Irlanda); il teologo P. Thomas Crean OP (RU); il teologo e vaticanista P. Claude Barthe (Francia); il prof. Mario Correa della Università Cattolica di Santiago (Cile); la fondatrice del portale Catholic.net di Messico, Lucrecia Rego de Planas; il professore di Teologia di Buenos Aires P. Xavier Ryckeboer e il direttore dell’ Accademia di Storia Ecclesiastica dell’Ecuador, prof. Carlos Freile; il prof. Nelson Tepedino, ordinario di Filosofia all’Università Simón Bolívar di Caracas; la duchessa di Montemar e lo scrittore Francisco José Fernández de la Cigoña (Spagna); la principessa Benigna Reuss (Germania) ecc. A questi nomi vanno aggiunti quelli di numerosi sacerdoti e religiose.

Per chi fosse interessato ad aderire alla Dichiarazione i promotori fanno sapere che è possibile aderire su http://www.supplicafiliale.org/.

Per ulteriori informazioni si può contattare supplicafiliale@gmail.com o scrivere ad Associazione Supplica Filiale, Via Nizza 110, 00198 Roma).



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ASIA BIBI: L’UDIENZA DELLA CORTE SUPREMA È SALTATA. UNO DEI GIUDICI HA RINUNCIATO ALL’INCARICO.

Marco Tosatti

La Corte suprema del Pakistan ha aggiornato l’udienza relativa al caso di Asia Bibi, la cristiana accusata di blasfemia e condannata a morte per questo. I legali della donna hanno chiesto l’assoluzione piena.

asia-bibi

La Corte Suprema avrebbe dovuto giudicare oggi, ma l’udienza è stata rimandata perché uno dei tre membri della Commissione Iqbal Hamid-ur-Rehman, ha rinunciato all’incarico dando come motivazione il fatto che ha già partecipato al giudizio relativo all’assassinio di Salman Taseer, il governatore del Punjab assassinato perché aveva difeso l’innocenza di Asia Bibi.

La rinuncia è stata espressa per lettera, chiedendo che per il caso della cristiana fosse nominato un altro giudici. Non è chiaro quando verrà fissata la prossima udienza.

Le accuse contro Asia Bibi risalgono al 2009, e appaiono basate su fondamento inconsistente, e come spesso accade in questi casi in Pakistan, utilizzate per regolare conti personali.



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UTERO IN AFFITTO. LA CASSAZIONE DECIDE, MA NON A SEZIONI UNITE. GANDOLFINI: VIOLATA LA LEGGE.

Marco Tosatti

L’Europa ha rigettato per la quinta volta il tentativo di far passare la step child adoption, GPA, Gestazione per altri, o come viene comunemente chiamata, l’utero in affitto. Ma oggi alle 12 dopo le due clamorose decisioni della prima sezione della Cassazione che ha deciso per l’adozione di un bambino a favore di una coppia di donne, la sesta sezione deciderà, per la prima volta, per l’adozione di un bambino da parte di una coppa di due uomini sposati all’estero.

difendiamo

Secondo il Comitato Difendiamo i nostri figli si tratta, ancora una volta di un atto che viola così, ancora una volta, la legge che impone che una decisione così delicata venga assunta dalle sezioni unite, così come richiesto invano dalla Procura generale per i due casi precedenti.

“C’erano infatti tutte le condizioni per farlo: il caso contraddittorio, il fatto che il parlamento ha stralciato la stepchild adoption e il clamore mediatico e l’importanza che l’opinione pubblica assegna al problema delle adozioni per coppie delle stesso sesso, si veda il caso di Niki Vendola.

Di fatto c’è il tentativo di far passare per via giurisprudenziale la stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio biologico del partner, stralciata dal ddl Cirinnà dopo le grandi manifestazioni di piazza. Si cerca cioè di legittimare l’abominevole pratica dell’utero in affitto – che mercifica la donna e il nascituro – dal momento che è contro ogni evidenza scientifica che due uomini possano generare una bambino, senza rivolgersi al mercato dei gameti e dell’utero di una donna. Un turpe commercio illegale in tutti i Paesi Ue e recentemente condannato anche dal Consiglio d’Europa”.

Così recita un comunicato del Comitato.

Per difendere il diritto dei bambini ad non essere programmati fin dal concepimento orfani di madre o di padre, mercoledì 12 ottobre Massimo Gandolfini, tutto il vertice del Family day e numerosi deputati e senatori della Repubblica manifesteranno a Roma, in Piazza Cavour, davanti alla Corte di Cassazione, alle ore 12, rilanciando l’appello a tutti gli organi competenti e al Presidente Mattarella, affinché venga rimessa ogni decisione sulla stepchild adoption alle sezioni unite della Cassazione.



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