I PUNTINI SULLE “i” DI BENEDETTO. E QUALCHE “WHITE LIE”, FORSE.

MARCO TOSATTI

E’ un grande gesto di umiltà di un grande papa il libro-intervista “Ultime conversazioni”   di Benedetto XVI con il suo interlocutore favorito, Peter Seewald.. Ne emerge una figura mite, ma decisa; e ne emerge ancora una volta, da tutto il libro, in tanti punti diversi, in particolare quello che ho sempre pensato del suo regno. E cioè: con collaboratori diversi il suo cammino sarebbe stato molto meno accidentato. E forse non sarebbe terminato in modo tanto drammatico.

ultimeMite, umile e allo stesso tempo orgoglioso. Tanto da difendere anche ora, come ha sempre fatto, con una lealtà a tutta prova, il suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone; un uomo la cui opera, diciamo così, non gli ha reso certo la vita più facile.

 

 

Ma con il suo stile da signore, alcuni puntini sulle “i” Joseph Ratzinger ci tiene a metterli. Su tre punti veramente fondamentali: lo IOR, con le leggi antiriciclaggio, il rafforzamento delle commissioni internazionali di controllo. “Ho lavorato in silenzio sia sugli aspetti organizzativi sia su quelli legislativi. Penso che ora ci si possa riallacciare a questi sforzi e di lì proseguire”.

Poi, gli abusi. Qui rivendica non solo i quattrocento preti (e novanta vescovi) messi in condizione di non nuocere, per colpa diretta o complicità e omissioni, ma di aver creato, ancora da Prefetto, le norme che rendono possibile colpire i colpevoli.

E sul caso Williamson, il vescovo lefebvriano a cui, insieme ad altri ha tolto la scomunica, e che nel frattempo aveva espresso opinioni folli sull’olocausto? “La gente poi ha capito che io, semplicemente, non ero stato informato”.

Insomma, di cose ne ha fatte, Benedetto, anziano fragile e stanco come era. Una rivendicazione che se lui non fosse il signore che è potrebbe sembrare una risposta ai super-bergogliani, quelli secondo cui la Chiesa è nata nel Conclave del 2013.

 

Che cosa pensa Ratzinger di ciò che sta accadendo nella Chiesa, e del Pontefice regnante? Credo che la frase chiave, per capire tutto quello che dice, è questa: “Il papa è il papa, non importa chi sia”. E allora si può forse capire che se anche – come dicono alcuni sottovoce– ci siano cose che gli provocano sofferenza, non le esponga in un libro intervista. Anche se questo lavoro diventa più arduo quando Sewald gli chiede se non vede una rottura con il suo pontificato. “No. Naturalmente si possono fraintendere alcuni punti per poi dire che adesso le cose vanno in modo del tutto diverso. Se si prendono singoli episodi e li si isolano si possono costruire contrapposizioni, ma ciò non accade quando si considera tutto l’insieme. Forse si pone l’accento su altri aspetti, ma non c’è alcuna contrapposizione”. Mah! Ci permettiamo di avere qualche piccola perplessità. Anche se capiamo che Benedetto aveva la preoccupazione di non portare fascine al fuoco della discontinuità. E allora gli si può perdonare qualche “white lie”, come le chiamano i giapponesi, bugie bianche, piccole libertà dall’esattezza per aiutare una buona causa.

 

 

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21 pensieri su “I PUNTINI SULLE “i” DI BENEDETTO. E QUALCHE “WHITE LIE”, FORSE.”

  1. Pochi hanno fatto notare che questo libro è frutto di conversazioni avvenute nel
    2013, poco prima e poco dopo la rinuncia al pontificato.
    Non si trattano affatto di pensieri recenti del Papa Emerito…

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