PAPA FRANCESCO HA FALLITO? SE LO CHIEDE IL NEW YORK TIMES…

MARCO TOSATTI

 

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Papa Francesco ha fallito? Non se lo chiede il vostro povero blogger, ma la domanda è il titolo di un editoriale del New York Times, firmato Matthew Schmitz, che è anche il responsabile di “First Things”. Ve ne proponiamo qualche brano perché difficilmente potreste trovare qualche cosa di analogo sui giornali italiani, fatta salva qualche rara eccezione. E molto difficilmente sulle più grandi testate.

L’editorialista ricorda l’elezione, e lo stupore per le scelte fuori protocollo e fuori programma. “Gli osservatori hanno predetto che il calore, l’umiltà e il carisma avrebbe creato un ‘Effetto Francesco’, riportando cattolici dispersi in una chiesa che non sembrava più così proibitiva e fredda”.

Schmitz ricorda che un biografo del Papa aveva predetto che la posizione morbida di Bergoglio in tema di comunione ai divorziati risposati “potrebbe dare vita a un ritorno su larga scale alle parrocchie”.

Ma a dispetto della sua popolarità le previsioni si sono avverate? “I cattolici stanno ritornando? Negli Stati Uniti, per le meno, questo non è accaduto. I risultati di una ricerca del Centro specializzato della Georgetown University suggeriscono che non c’è stato un effetto Francesco. O, almeno, non positivo. Nel 2008 il 23 per cento dei cattolici americani andavano a messa ogni domenica. Otto anni più tardi la presenza alle messe è rimasta più o meno identica, il 22 per cento”. E dati non confortanti vengono anche dal mercoledì delle ceneri: nel 2008 il 50 dei Millennials aveva ricevuto le ceneri, e quest’anno erano solo il 41 per cento. “A dispetto della popolarità personale del Papa, i giovani sembrano allontanarsi dalla fede”.

Schmitz pensa che le frequenti e ripetute accuse del Pontefice verso i cattolici siano una delle componenti del fenomeno. “Descrive i sacerdoti delle parrocchie come ‘piccoli mostri’, che ‘gettano pietre’ ai poveri peccatori. Ha diagnosticato il personale di Curia come malato di ‘Alzheimer spirituale’. Sgrida gli attivisti pro-life per la loro ‘ossessione’ dell’aborto”, e così via.

“Queste denunce demoralizzano i cattolici fedeli, senza offrire a quelli che si sono allontanati una buona ragione di tornare. Perché unirsi a una Chiesa i cui preti sono piccoli mostri e i cui membri amano tirare pietre? Quando il papa in persona esalta gli stati spirituali interni sull’osservanza del rito, c’è poco motivo di mettersi in fila per la confessione, o svegliarsi per andare a messa”.

Schmitz osserva che anche sul piano delle riforme le aspettative sono andate deluse. E afferma: “Francesco ha costruito la sua popolarità a spese della Chiesa che guida. Ma quelli che vogliono vedere una Chiesa più forte devono attendere un tipo diverso di papa…confrontare un’età ostile con le singolari pretese della fede cattolica può non essere popolare, ma nel tempo può rivelarsi più efficace. Anche Cristo fu accolto dalle beffe della folla”.

 



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. I blog de La Stampa nella riorganizzazione del sito web scompariranno a breve. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

PER I VESCOVI TEDESCHI MARIA ERA UN PO’ VERGINE. FORSE. UNA NUOVA EDIZIONE DELLA BIBBIA, OBBLIGATORIA.

Marco Tosatti

 

 

Per la nuova Bibbia dei vescovi tedeschi Maria era un po’ vergine, forse. Lifesitenews ha un articolo di cui mi sembra interessante dare conto, per capire come sensibilità e modo di presentare dogmi e questioni di fede stiano cambiando.

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La Conferenza episcopale tedesca ha presentata una nuova “traduzione unificata” (Einheitsübersetzung) della Bibbia che rappresenta una modernizzazione significativa, e diventerà il testo di riferimento dal 2017 per tutta l’area germanofona: Germania, Austria, una parte del Belgio, Svizzera, Lussemburgo e Sud Tirolo. Si chiama unificata perchè dalla prima pubblicazione, nel 1962, si pensava potesse essere una versione ecumenica, che unificasse cattolici e protestanti in Germania. Ma nel 2005 i protestanti tornarono alla traduzione di Lutero.

Il responsabile del progetto di ricerca, il vescovo emerito Joachim Wanke, ha detto che si tratta di una “revisione moderata” del testo vecchio. La nuova edizione si offre come più coraggiosa nel presentare il linguaggio biblico, ha dichiarato a kath.net.

 

Così, dal momento che secondo la tradizione ebraica il nome di Dio non può essere pronunciato Yahweh è sostituito con Signore. Secondo il presidente della German Bible Association, Michael Theobald, ogni paragrafo presenta qualche novità.

Quando l’apostolo Paolo nomina due nuovi seguaci, non sono più uomini, Andronico e Junias; sembra, in base a nuovo ricerche che fossero un uomo e una donna. Il che ha portato a discutere se il termine “apostolo” possa essere applicato indifferentemente alle donne come agli uomini.

L’articolista di Lifesitenews si sofferma in particolare su un passaggio molto importante di Isaia (7:14), in cui si legge una profezia della venuta del Messia: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”. Il nuovo testo legge: “la vergine ha concepito e partorisce un figlio”. “Il cambiamento sembra suggerire che la vergine non è affatto più una vergine, dopo aver concepito, e nello stesso tempo si rimuove l’impeto profetico, cambiando i tempi dal futuro al passato”, scrive il commentatore. Questa tendenza continua, con una nota in cui si spiega che la parola ebraica “halmah” significa giovane donna , più che vergine. Questa interpretazione è oggetto di una controversia secolare fra studiosi ebraici e cristiani. Senza entrare nel dettaglio, si ricorda che la traduzione in greco della Bibbia, denominata dei Settanta, usa il termine greco parthenos, che ha solo il significato, non ambiguo, di vergine. E nell’annunciazione, come riportata da Luca 81:31) si dice “resterà incinta”, e non più che “partorirà un figlio”.

Il nuovo testo sostituirà l’edizione del 1979. Fra l’altro, si fa notare che a differenza dell’inglese, o dell’italiano, lingue in cui esistono diverse traduzioni della Bibbia, in tedesco il testo unico è quasi sempre l’unico punto di riferimento per i fedeli.

AMORIS LAETITIA. CONTRO LA CONFUSIONE, UNA DICHIARAZIONE DI FEDELTÀ ALLA DOTTRINA DELLA CHIESA.

 

Marco Tosatti

 

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La confusione esistente in materia di comunione ai divorziati risposati non accenna a chiarirsi, anzi. Singoli vescovi e conferenze episcopali prendono posizione a favore o contro la possibilità di dare l’eucarestia a persone che vivono una seconda relazione senza che la prima sia stata giudicata nulla dalla Chiesa. Contro questa ambiguità l’associazione Supplica Filiale, che aveva chiesto con quasi novecentomila firme a papa Francesco di pronunciarsi con chiarezza sull’argomento pubblica oggi una “Dichiarazione di fedeltà” all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina.

Su La Stampa pubblico una notizia relativa a questo passo. Ecco un testo più ampio.

 

FERMA FEDELTÀ A UN MAGISTERO IMMUTABILE

 

80 Personalità cattoliche ribadiscono l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia e sulla morale

Una Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina è stata divulgata oggi 27 settembre 2016 da un gruppo di 80 personalità cattoliche, comprendenti cardinali, vescovi, sacerdoti, eminenti studiosi, dirigenti di associazioni specializzate e noti esponenti della società civile.

 

La dichiarazione è stata divulgata dall’associazione Supplica Filiale, la stessa che ha promosso fra i due Sinodi sulla famiglia una raccolta di quasi 900.000 firme di fedeli cattolici (fra i quali 211 prelati) chiedendo a Papa Francesco una parola di chiarezza che dissipasse la confusione venuta a crearsi nella Chiesa nel concistoro di febbraio del 2014 su questioni fondamentali della morale naturale e cristiana.

 

Constatando che la confusione non ha fatto che aumentare nei fedeli dopo i due Sinodi sulla famiglia e la successiva pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia (con le sue propaggini interpretative più o meno ufficiali), i firmatari della Dichiarazione di fedeltà sentono il pressante dovere morale di ribadire l’insegnamento bimillenario della dottrina cattolica sul matrimonio, la famiglia e la disciplina morale praticata per secoli nei confronti di queste basilari istituzioni della civiltà cristiana . Tale grave dovere, secondo i firmatari, si fa ancora più urgente in vista dell’attacco crescente che le forze secolariste stanno sferrando contro il matrimonio e la famiglia; attacco che non sembra trovare più la barriera di un tempo nella prassi cattolica, almeno nel modo in cui questa oggi viene generalmente presentata all’opinione pubblica.

 

Solidamente supportata da un cristallino e inconfutabile insegnamento, anche molto recentemente ribadito dal Supremo Magistero della Chiesa, la Dichiarazione si articola in 27 affermazioni di verità esplicitamente o implicitamente negate o rese ambigue nell’attuale linguaggio di vari documenti ecclesiali di carattere pastorale. Si tratta, secondo i firmatari, di dottrine e prassi immodificabili che riguardano, ad esempio, la fede nella Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia, il rispetto che si deve ad Essa, l’impossibilità di partecipavi in stato oggettivo di peccato grave, le condizioni del pentimento per ricevere l’assoluzione sacramentale, l’ottemperamento universale del Sesto Comandamento della Legge di Dio, il gravissimo dovere di non dare scandalo pubblico e di non indurre il popolo di Dio a peccare o a relativizzare il bene e il male; i limiti oggettivi della coscienza, ecc.

La Dichiarazione di Fedeltà è già disponibile in inglese e italiano ed entro breve lo sarà anche in francese, tedesco, spagnolo e portoghese sul sito http://www.filialappeal.org/

 

Chiunque vorrà aderire ad essa potrà farlo firmando sul sito http://www.filialappeal.org/

 

Riassunto della Dichiarazione di Fedeltà

Errori sul vero matrimonio e sulla famiglia sono vastamente sparsi oggi negli ambienti cattolici, in modo particolare dopo i due Sinodi, Straordinario e Ordinario, sulla famiglia e la pubblicazione dell’ Esortazione Amoris Laetitia.

Di fronte a questa realtà, la presente Dichiarazione esprime la risoluzione dei suoi firmatari di rimanere fedeli agli insegnamenti morali immutabili della Chiesa sui sacramenti del Matrimonio, della Riconciliazione e dell’Eucaristia e alla sua sempiterna e duratura disciplina nei confronti di questi sacramenti.

 

Specificamente, la Dichiarazione di Fedeltà sostiene fermamente che

Sulla castità, il matrimonio e i diritti dei genitori

– Tutte le forme di coabitazione more uxorio al di fuori di un valido matrimonio contraddicono gravemente la volontà di Dio;

– Il matrimonio e l’atto coniugale hanno entrambi propositi procreativi e unitivi e ogni atto coniugale deve essere aperto al dono della vita;

– La cosidetta educazione sessuale è un diritto basilare e primario dei genitori che deve essere sempre attuato sotto la loro attenta guida;

– La consacrazione definitiva di una persona a Dio per mezzo di una via di castità perfetta è oggettivamente più eccellente del matrimonio.

Sulle coabitazioni, le unioni di persone dello stesso sesso e il matrimonio civile dopo il divorzio

–          Le unioni irregolari non possono mai essere equiparate al matrimonio, ritenute moralmente lecite o riconosciute legalmente;

–          Le unioni irregolari non possono esprimere né parzialmente né analogicamente il bene del matrimonio cristiano, anzi lo contraddicono radicalmente, e devono essere ritenute forme peccaminose di vita;

–          Le unioni irregolari non possono essere raccomandate come un prudente e graduale compimento della legge divina.

 

 

Sulla Legga Naturale e la coscienza individuale

–          La coscienza non è la sorgente del bene e del male, ma rimembra come una azione debba adeguarsi alla legge divina e naturale;

–          Una coscienza ben formata mai giungerà alla conclusione che, a causa dei limiti di una determinata persona, la migliore risposta che essa possa dare al Vangelo sia di rimanere in una situazione oggettivamente peccaminosa o che Dio stesso gliela stia chiedendo;

–          Le gente non deve pensare alla pratica del Sesto Comandamento o alla indissolubilità del matrimonio come meri ideali da raggiungere;

–          Il discernimento personale o pastorale non può mai portare i divorziati “risposati” a concludere che la loro unione adulterina possa essere giustificata dalla “fedeltà” al nuovo compagno o alla nuova compagna, che separarsi dall’unione adulterina sia impossibile, oppure che così facendo si espongano a nuovi peccati; i divorziati che si sono “risposati” e che non possono soddisfare la grave esigenza di separarsi, sono moralmente obbligati a vivere “come fratello e sorella” e evitare di dare scandalo, particolarmente qualsiasi manifestazione di intimità propria delle coppie maritate.

Sul discernimento, la responsabilità, lo stato di grazia e lo stato di peccato

–          I divorziati civilmente “risposati” che scelgono questa situazione con piena avvertenza e deliberato consenso della volontà, non sono membri vivi della Chiesa poiché sono in stato di peccato grave che impedisce loro il possesso della carità e la crescita in essa;

–          Non esiste una via di mezzo fra lo stare in grazia di Dio ed esserne privo a causa del peccato grave. La crescita spirituale per qualcuno che vive in stato oggettivo di peccato consiste nell’abbandonare quella situazione;

–          Dato che Dio è onnisciente, la legge naturale e la legge rivelata provvedono a tutte le situazioni particolari, specialmente quando proibiscono azioni “intrinsecamente cattive”;

–          La complessità delle situazioni e i diversi gradi di responsabilità non impediscono ai pastori di poter concludere che coloro che vivono in unioni irregolari sono in oggettivo stato di peccato grave e di presumere nel foro esterno che si sono privati della grazia santificante;

–          Poiché l’uomo è munito di libera volontà, gli atti morali volontari devono essere imputati al suo autore e questa imputabilità deve essere presunta;

Sui sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia

–          Il confessore è tenuto ad ammonire i penitenti che trasgrediscono la legge divina e ad assicurarsi che veramente questi desiderino l’assoluzione e il perdono di Dio, oltre ad essere risoluti a rivedere e correggere la loro condotta;

–          I divorziati “risposati” civilmente che permangono in uno stato oggettivo di adulterio non possono essere ritenuti dai confessori in possesso dello stato di grazia, quindi in grado di ricevere l’assoluzione e la Sacra Eucaristia, almeno che essi esprimano contrizione e fermamente si risolvano ad abbandonare il loro stato di vita;

–          Nessun discernimento responsabile può sostenere che l’ammissione all’Eucaristia è permessa ai divorziati civilmente “risposati” che vivono apertamente more uxorio, sotto il pretesto che, dovuto a diminuita responsabilità, non esiste peccato grave. La loro vita esterna infatti contraddice oggettivamente il carattere indissolubile del matrimonio cristiano;

–          La certezza soggettiva in coscienza sulla invalidità del matrimonio previo non è mai di per sé sufficiente a scusare i divorziati civilmente “risposati” del peccato materiale di adulterio o di permettere loro di non rispettare le conseguenze sacramentali del vivere da peccatori pubblici;

–          Coloro che ricevono la Sacra Eucaristia devono trovarsi in stato di grazia e dunque i divorziati civilmente “risposati” che conducono uno stile di vita peccaminoso, rischiano di commettere un sacrilegio ricevendo la Sacra Eucaristia;

–          Secondo la logica del Vangelo le persone che muoiono in stato di peccato mortale e non riconciliati con Dio, sono condannati eternamente all’inferno.

Sull’atteggiamento materno e pastorale della Chiesa

–          L’insegnamento chiaro della verità è un eminente opera di misericordia e carità;

–          L’impossibilità di dare la Comunione a cattolici che vivono manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave emana dalla cura materna della Chiesa, dal momento che essa non è proprietaria dei sacramenti bensì una sua amministratrice;

. Sulla validità universale del Magistero costante della Chiesa

–          Le questioni dottrinali, morali e pastorali riguardanti i sacramenti dell’Eucaristia, della Riconciliazione e del Matrimonio devono essere risolte tramite interventi del Magistero e, per la loro stessa natura, precludono le interpretazioni contradditorie o la possibilità di trarre conseguenze pratiche sostanzialmente in opposizione a esso;

Mentre si spargono ovunque le piaghe del divorzio e della depravazione sessuale, persino all’interno della vita ecclesiale, è un dovere dei vescovi, dei sacerdoti e dei fedeli cattolici dichiarare, ad una voce, la loro fedeltà all’immutabile insegnamento della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, così come è stata ricevuta dagli Apostoli.

Roma, 27 settembre 2016

Lista dei primi firmatari e testo completo della Dichiarazione

  1. Prof. Wolfgang Waldstein, Cattedratico emerito della Università di Salisburgo, membro della Pontifica Accademia per la Vita (Austria)
  2. Sua Eminenza il cardinale Jãnis Pujats, Arcivescovo emerito di Riga, Lettonia.
  3. Sua Eccellenza Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakhstan.
  4. 1. Prof. Josef Seifert, Docente di Filosofia, Academia Internacional de Filosofía-Instituto de Filosofía Edith Stein IAP-IFES, Rettore fondatore della International Academy of Philosophy nel Principato di Liechtenstein (Austria).
  5. Dott.ssa Anca-Maria Cernea, Presidente della Ioan Barbus Foundation (Romania).
  6. Dott. Vincent-Jean-Pierre Cernea (Romania)
  7. Padre prof. Efrem Jindráček O.P., Vice-decano della Facoltà di Filosofia dell’Università di san Tommaso d’Aquino (Angelicum – Roma, Italia)
  8. Sua Eminenza il cardinale Carlo Caffarra, fondatore e primo preside dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia e arcivescovo emerito di Bologna (Italia).
  9. Sua Eminenza il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta (Vaticano)
  10. Rev.do don Nicola Bux, docente presso la Facoltà Teologica Pugliese (Italia)
  11. Sua Eccellenza Andreas Laun, vescovo ausiliare di Salisburgo (Austria)
  12. Sua Eccellenza Juan Rodolfo Laise, vescovo emerito di San Luis (Argentina)
  13. Padre Antonius Maria Mamsery, Superiore Generale dei Missionari della Santa Croce in Singida (Tanzania)
  14. Padre Giovanni M. Scalese, B., ordinario per l’Afghanistan.
  15. Padre José María Iraburu, già professore di Teologia spirituale della Facoltà di Teologia del Nord Spagna; presidente della Fondazione Gratis Date ed editore del quotidiano digitale InfoCatólica (Spagna)
  16. Mons. Juan Claudio Sanahuja, Dottore in Teologia; docente di teologia morale dei sacramenti; giornalista (Argentina)
  17. Prof. Dr. Alma von Stockhausen, docente di filosofia e fondatrice della Accademia Gustav-Siewerth in Weilheim-Bierbronnen (Germania).
  18. Prof. Dr. Rudolf Hilfer, Facoltà di Fisica e Matematica-Istituto di Fisica Informatica, Università di Stoccarda (Germania)
  19. Adolpho Lindenberg, Cofondatore della Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP) e presidente dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (Brasile).
  20. John Smeaton, Direttore Esecutivo della Society for the Protection of Unborn Children (SPUC) e cofondatore di Voice of the Family (Regno Unito)
  21. Prof. Ettore Gotti Tedeschi, docente, economista e banchiere, già presidente dello IOR (Italia)
  22. Prof. Massimo de Leonardis, direttore del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università del Sacro Cuore di Milano (Italia)
  23. Conte Giorgio Piccolomini (Italia)
  24. Contessa Felicitas Piccolomini (Italia)
  25. Prof. Tommaso Scandroglio, Professore di Etica e Bioetica all’Università Europea (Italia)
  26. Prof. Giovanni Turco, docente di Filosofia del Diritto Pubblico, Università di Udine (Italia)
  27. S. A.I.R. Principe Luiz di Orleans-Braganza, Capo della Casa Imperiale (Brasile)
  28. Prof. Isobel Camp, docente di Filosofia alla Pontificia Università di San Tommaso, Angelicum, di Roma (Regno Unito)
  29. Duca Paul von Oldenburg (Germania)
  30. Duchessa Pilar von Oldenburg (Germania)
  31. Principe Carlo Massimo (Italia)
  32. Principessa Elisa Massimo (Italia)
  33. Prof. Paolo Pasqualucci, già ordinario di Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia (Italia)
  34. Prof. Corrado Gnerre, autore e docente di Scienze Religiose (Italia)
  35. Prof. John Laughland, autore e dottore in Filosofia (Regno Unito)
  36. S.A.I.R. Principe Bertrand de Orleans-Braganza, (Brasile)
  37. Prof. Robert Lazu, autore e dottore in Filosofia (Romania)
  38. Prof. David Magalhães, docente della Facoltà di Diritto dell’Università di Coimbra (Portogallo)
  39. Prof. Enrico Maria Radaelli, autore, direttore di ricerca del Dipartimento di Metafisica della bellezza e della Filosofia dell’arte della International Science and Commonsense Association (ISCA) (Italia)
  40. Sac. Brian Harrison, già professore di teologia della Pontificia Università Cattolica di Portorico, docente residenziale del Centro Studi degli Oblati della Sapienza (Stati Uniti)
  41. Prof. Roberto de Mattei, docente di Storia Moderna e Contemporanea all’Università Europea di Roma (Italia)
  42. Don Marc Hausmann, professore di Filosofia (Austria)
  43. Sac. Alfredo Morselli, teologo e autore (Italia)
  44. Ambasciatore Emilio Barbarani (Italia)
  45. Ambasciatore Héctor Riesle (Cile)
  46. Arciduchessa Alexandra von Habsburg de Riesle (Austria-Cile)
  47. Don Fernando Palacios, Dottore in Diritto Canonico (Spagna)
  48. Avv. James Bogle, ex-presidente di Una Voce International (Regno Unito)
  49. John-Henry Westen, cofondatore e direttore di Life Site News (Canada)
  50. Luis Fernando Pérez Bustamante, direttore di InfoCatólica (Spagna)
  51. Maria Guarini, direttrice del sito Chiesa e Post Concilio (Italia)
  52. Avv. Caio Xavier da Silveira, cofondatore della TFP brasiliana e presidente della Fédération Pro Europa Christiana (Francia)
  53. Prof. Gianandrea de Antonellis, presidente dell’ Institut Européen de Recherches, Etudes et Formation (I.E.R.E.F.) (Italia)
  54. Dr. Mauro Faverzani, coordinatore editoriale del mensile “Radici Cristiane” (Italia)
  55. Prof. Federico Catani, scrittore e dottore in Scienze Religiose (Italia)
  56. Prof. Guido Vignelli, scrittore e studioso della Famiglia (Italia)
  57. Dott.ssa Maria Madise, coordinatrice di Voice of the Family (Estonia).
  58. Cristina Siccardi, scrittrice e storica (Italia)
  59. Mario Navarro da Costa, direttore del Bureau TFP a Washington (Stati Uniti)
  60. Mathias von Gersdorff, scrittore e conferenziere (Germania)
  61. Marchesa Gabriella Spalletti Trivelli Coda Nunziante (Italia)
  62. Virginia Coda Nunziante, presidente di Famiglia Domani (Italia)
  63. Prof. Raúl del Toro, docente di organo e organista (Spagna)

 

  1. Prof. ssa María Arratíbel , docente di musica (Spagna)
  2. Daniel Iglesias Grèzes, segretario del Centro Culturale Cattolico “Fe y Razón” (Uruguay)

 

  1. Pedro Luis Llera Vázquez, Preside di scuola cattolica (Spagna)

 

  1. David González Cea (firma come Alonso Gracián), filosofo tomista e scrittore (Spagna)

 

  1. Ingegnere José Miguel Arráiz, catechista e fondatore di ApologeticaCatolica.org (Venezuela)

 

  1. Antonello Brandi, presidente Pro Vita Onlus (Italia)

 

  1. Suzanne Pearson, Delegato della Lega di Preghiera del Beato Imperatore Carlo

(Stati Uniti)

 

  1. Paul N. King, Presidente e Fondatore del The Paulus Institute for the Propagation of Sacred Liturgy (Stati Uniti)

 

  1. Donna Fitzpatrick Bethell, Presidente del consiglio direttivo del Christendom College, già sottosegretario al ministero dell’Energia ( Stati Uniti).

 

  1. Alessandra Nucci, scrittrice e direttore della Rivisita Una Voce Grida (Italia)

 

  1. Prof. Néstor Martínez, licenziato in Filosofia, docente e scrittore. Cofondatore di Fe y Razón (Uruguay)
  2. Prof. Javier Paredes, ordinario di Storia Contemporanea, Università di Alcalà (Spagna)

 

  1. Onorevole Justin Shaw (Regno Unito)

 

  1. Signora Caroline Shaw (Regno Unito)

 

  1. Bruno Moreno, licenziato in Fisica e in Studi Ecclesiastici, scrittore ed editore di Vita Brevis (Spagna).

 

  1. Ing. Juan José Romero, editore e consulente di comunicazione (Spagna)
  2. Alberto Zelger, Presidente del Centro Culturale Nicolò Stenone (Italia)

 

PAPA E FAMILY DAY. MESSICO E ITALIA: LAGGIÙ VA BENE, QUI NO? MISTERI E DOPPI PESI.

Marco Tosatti

 

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Ieri a Città del Messico hanno sfilato centinaia di migliaia di persone, a difesa del matrimonio fra uomo e donna e della famiglia naturale. ProVita ne da notizia così: “Erano attese forse 200mila persone alla Marcia per la Famiglia svoltasi ieri a Città del Messico.

Invece sono stati almeno 400mila i partecipanti provenienti da tutto il Paese. Senza contare poi il milione di persone che solo due settimane fa era sceso in piazza in tutti gli Stati della Federazione messicana. L’evento è stato ancora una volta organizzato dal Frente Nacional por la Familia, un coordinamento di varie associazioni che da ieri si è costituito in movimento civico permanente con lo scopo di influenzare l’agenda politica del Messico.

In mezzo a un clima di festa, tutti vestiti di bianco, hanno marciato dall’Auditorio Nacional fino all’ Ángel de la Independencia, dove è stato letto un manifesto sulla famiglia in 10 punti.

Tra cui, innanzi tutto, la tutela della famiglia fondata sul matrimonio stabile tra un uomo e una donna, il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre, il diritto dei genitori di educare i figli secondo per le loro convinzioni, e il rifiuto della imposizione della ideologia di genere da parte del governo.

Parlando alla stampa, Consuelo Mendoza, dell’Unione Nazionale dei Genitori, che fa parte del Fronte per la Famiglia, organizzatore della marcia, ha detto che i messicani vogliono un Messico migliore, dove le autorità ben rappresentino i reali interessi del popolo.

Ha aggiunto che nutre il massimo rispetto per le persone LGBT, per la loro dignità, e per la loro libertà di scelta. Ma da loro si aspetta il rispetto per la famiglia naturale.

Da parte sua, Juan Dabdoub Giacoman, Presidente del Consiglio messicano per la Famiglia, ha ricordato che nel febbraio di quest’anno è stata presentata una petizione a favore della famiglia con più di 200mila firme che è stata completamente ignorata dalle autorità.

Di contro, l’istituzione che dovrebbe garantire la non discriminazione in Messico, il CONAPRED, ‘sembra un’appendice della comunità gay’, e caldeggia esso stesso le discriminazioni, quelle contro la famiglia. Fernando Guzman Perez Pelaez, vice presidente di Confamilia, ha detto che il Presidente Peña Nieto porta avanti le sue convinzioni personali, senza curarsi delle istanze del popolo messicano”.

 

Oggi all’Angelus Il Pontefice, che in passato ha fatto dichiarazioni di gran peso sull’ideologia gender, e sulla “colonizzazione ideologica” che essa rappresenta, ha dato il suo appoggio con queste parole: “Mi associo ben volentieri ai vescovi del Messico nel sostenere l’impegno della Chiesa e della società civile in favore della famiglia e della vita, che in questo tempo richiedono speciale attenzione pastorale e culturale in tutto il mondo”.

Perfetto. Ma allora è lecito chiedersi in base a quale ragionamento, scelta o suggerimento quando il Circo Massimo a Roma e le zone limitrofe si sono riempite di centinaia di migliaia (forse non un milione, ma sicuramente diverse centinaia di migliaia) di persone nel “Family Day” del gennaio scorso con la presenza e la partecipazione di molti vescovi, e con il gradimento verbale del presidente della CEI, il card. Angelo Bagnasco, il Pontefice all’Angelus ha ignorato l’evento. Anzi, ha pronunciato una frase ambigua ricordando che “nessuna condizione umana esclude dall’amore di Dio” e lo ha ripetuto due volte.

Messico sì, Italia (di cui è Primate, e vescovo di Roma) no? E perché? E’ vero che poi nell’udienza privata con Massimo Gandolfini, così stranamente inviso a qualcuno ai piani alti CEI, forse per la cadenza troppo nordica, gli ha rivolto parole di stima e incoraggiamento per la sua opera. Ma nel momento in cui una parola, una sola, avrebbe avuto peso e valore non l’ha detta. Anzi. Non voleva entrare in politica, si è detto a mezza bocca. Ma si entra in politica, e la sifa, come si è visto con la  legge Cirinnà, anche dando ascolto a consiglieri e consigliori tanto, troppo vicini alle ragioni del governo e del principale partito di governo. Chissà se Sua Santità se ne è reso conto.

ABBIATEGRASSO: KARATE TRADIZIONALE E RECUPERO DELL’ARTE SACRA

Cari lettori, su San Pietro e Dintorni ho pubblicato oggi un articolo che tratta di come un’Associazione sportiva, la Karate Yoshitaka, di Abbiategrasso, un centro importante alle porte di Milano, abbia deciso di festeggiare i suoi trent’anni di vita con un’iniziativa importante. Il salvataggio e il recupero di un affresco antico, corroso dall’umidità e dal tempo.

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Potete leggere l’articolo su La Stampa.

E inoltre, se volete, potete collegarvi al sito di Karate Yoshitaka

Oppure vedere i dettagli dell’operazione di salvataggio anche su Facebook

Qui pubblichiamo alcune foto dell’immagine salvata.

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HILLARY E L’IPOTESI FUTURA DI UN PAPA IN DISEQUILIBRIO.

Marco Tosatti

 

Le recenti disavventure di Hillary Clinton portano in primo piano il problema della salute dei leader mondiali; e aprono la questione se – e come – sia possibile evitare di scegliere qualcuno che in seguito potrebbe non essere in grado di svolgere al meglio il compito per cui è stato eletto.

Il problema riguarda anche la Chiesa? Penso di sì. E non solo in casi drammatici come quello di papa Albino Luciani. Pensiamo, per esempio, all’ipotesi che un cardinale sia sotto cura per questioni che lo toccano in maniera consistente, e degne perciò di attenzione medica, tipo la ciclotimia, e magari suscettibili di correttivi farmacologici, con ricadute sul suo equilibrio umorale, con sbalzi che vanno dalla depressione a forme di esaltazione.

Se il cardinale in questione fosse per caso eletto al soglio di Pietro, questi comportamenti potrebbero ripercuotersi con un effetto moltiplicato sulla gestione del regno; con dichiarazioni, atti e scelte che non sembrerebbero concordare fra di loro, anzi potrebbero dare talvolta la sensazione di una gestione confusa, se non addirittura sospetta di schizofrenia.

E’ certamente un rischio.

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Forse fra le tante riforme a cui la Chiesa sembra voler mettere mano nel regno di Francesco potrebbe essercene una relativa al Conclave. E cioè l’obbligo per i cardinali a fornire – sotto il segreto che protegge il Conclave – la propria scheda clinica, vincolandoli con giuramento alla sincerità dei dati forniti, senza modifiche o omissioni. E questo certamente ridurrebbe anche l’uso malevolo e strumentale delle mezze notizie, delle voci che circolano sempre nell’imminenza di un’elezione pontificia; e che in certi casi sono state usate come armi contro qualche candidato.




Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. I blog de La Stampa nella riorganizzazione del sito web scompariranno a breve. 

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ISLAM, EUROPA, CONQUISTA: SCHÖNBORN CERCA DI FARE MARCIA INDIETRO..

Marco Tosatti

“In questo giorno, 333 anni fa, Vienna fu salvata – aveva detto il cardinale della capitale austriaca, Christopher Schõnborn, nella sua omelia nella cattedrale di Santo Stefano – . Ci sarà adesso un nuovo tentativo di una conquista islamica dell’Europa? Molti musulmani lo pensano e lo desiderano e dicono: questa Europa è alla fine”.

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Le sue parole erano state interpretate come un segnale di allarme nei confronti non solo dell’atteggiamento di molti seguaci del Corano, ma anche di fronte all’immigrazione senza limiti che il continente sta subendo. Ma Schõnborn è uno dei cardinali favoriti del Pontefice regnante, che dell’immigrazione senza frontiere è un paladino, con una ripetizione quasi ossessiva

Forse per questo motivo, in un aggiornamento postato sul sito della diocesi il cardinale ha scritto: “Non si deve prendere la mia omelia come un appello a difenderci dai rifugiati, questa non era affatto la mia intenzione”. E’ da notare l’uso del termine rifugiati, che usato dai media politically correct vuole coprire sotto il mantello del rifugio quella che nella grande maggioranza dei casi è una migrazione di persone che non hanno nulla da temere nel loro Paese.

Schõnborn ha aggiunto che l’eredità cristiana è sì in pericolo, ma che il problema ha origine nell’Europa stessa. “Noi europei l’abbiamo dilapidato. Ma questo non ha assolutamente nulla a che vedere con l’islam o con i rifugiati. E’chiaro che molti islamisti vorrebbero avvantaggiarsi della nostra debolezza, ma non solo loro i responsabili. Lo siamo noi”.

L’Austria ha adottato misure più severe in tema di immigrazione e di richiesta di asilo. Da gennaio di quest’anno l’agenzia dell’Onu UNHCR ha dichiarato che circa 300mila migranti sono giunti in Italia e in Grecia.

 



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MÜLLER: BENEDETTO A RATISBONA FU “PROFETICO”. CORANO E SPADA, UNA SFIDA PER L’ISLAM

Marco Tosatti

 

“Profetico”: così il Prefetto per la Dottrina della Fede, il card. Gerhard Müller, definisce oggi il famoso discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, che tanto clamore suscitò nel mondo islamico, con manifestazioni di piazza e attacchi – fortunatamente isolate e sporadici – ai cristiani.

 

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Il porporato Tedesco parlava il 13 settembre scorso a Ratisbona, in una conferenza intitolata: “Il discorso di papa Benedetto a Ratisbona: una rilettura dieci anni dopo”.

“Il messaggio duraturo del discorso di Benedetto è che sena la pace di Dio nel nostro cuore non riusciremo a padroneggiare la crisi globale attuale. Amore e riconciliazione – non odio e rappresaglia – portano al futuro”.

Il discorso di Benedetto a Ratisbona fu “un evento storico di prim’ordine”, e la sua importanza apparve chiara nel 2007, quando 138 studiosi islamici scrissero una lettera aperta ai cristiani di tutto il mondo offrendo dialogo e pacifica coesistenza.

Müller si è poi rivolto ai leader del mondo islamico. “Le autorità politiche e religiose nei Paesi islamici devono trovare una risposta a come i cosiddetti Versetti della Spada nel Corano possano essere conciliati con il diritto basilare di libertà di religione. Non devono solo rigettare l’uso dei sistemi violenti per diffondere la religione, ma anche a ogni obiettivo di dominio religioso e politico del mondo”.

 



Cari amici,

fra breve La Stampa chiuderà/ha già chiuso in parte – la sezione dei Blog dei giornalisti.

Nel piano generale di riorganizzazione del sito è stato deciso di eliminare la sezione blog. Una decisione che era nell’aria da vari anni, e che, a quanto pare, si è scelto ora di concretizzare perché, dicono, i blog portano poco traffico, sono difficili da vedere e sono superati come strumento di diffusione delle news online.

Questa decisione ovviamente riguarda anche San Pietro e Dintorni.

Ferma restando la mia collaborazione con La Stampa, ho pensato di mantenere il rapporto quasi quotidiano, e colloquiale con voi creando un blog personale su Word Press.

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Spero che questo nuovo cammino che intraprendiamo insieme risulti interessante e fruttuoso per tutti.

IL RAGAZZINO MESSICANO ALLA MARCIA CONTRO LE UNIONI GAY? UNA PROBABILE BUFALA

Marco Tosatti

La foto del ragazzino messicano che apre le braccia davanti ai partecipanti alla marcia contro le unioni omosessuali ha fatto il giro del mondo. Qualche grande giornale nell’entusiasmo eroico filo LGBT l’ha pubblicata affiancata a quella del giovane – lui sì, eroico – in piedi davanti a una colonna di carri armati a Tien An Men.

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Una foto che è diventata subito un’icona della propaganda LGBT contro quelli che pensano che il matrimonio sia fra un uomo e una donna. E naturalmente al ragazzino è stato attribuito quel sentimento e quella volontà: di fermare la marcia contro uguaglianza, progresso, e chissà quante magnifiche sorti e progressive.

Ahimè, tutto questo non era vero. Il ragazzino, uno studente delle scuole primarie, che la famiglia e i vicini considerano “inquieto”, secondo le notizie raccolte da El Universal, un grande quotidiano messicano, pare che lo abbia fatto per gioco; anzi, che non sia la prima volta che compie un gesto del genere.

La didascalia diceva che Alessandro – questo il nome fittizio del ragazzino – avrebbe manifestato in mezzo alla via, davanti alla marcia, perché aveva uno zio omosessuale. “E’ una menzogna – ha dichiarato la zia di Alessandro al cronista de El Universal – perché non ha parlato con nessuno e non ha affatto nessuno zio o parente omosessuale”.

La versione è stata confermata dalla madre del ragazzo. La famiglia, che vide pubblicata la foto su un sito locale non diede importanza alla cosa, fino a che non si accorsero della risonanza del gesto sulle reti social. “La verità è che fu una birichinata – dice la zia – lo fa sempre a ogni sfilata, non ha niente a che vedere con quello che è stato pubblicato”.

 



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DON GABRIELE AMORTH, E IL PUZZO DI SALAME…UN RICORDO.

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Su Vatican Insider pubblico un ricordo personale di don Gabriele Amorth, il più famoso esorcista del mondo, e un uomo di grande semplicità e umorismo. Ve lo offro anche qui, come un omaggio personale a un amico e a un sacerdote che stimavo moltissimo.

“Ma va là! Non senti che puzzo di salame!?”. Così, mi raccontava don Gabriele Amorth, era solito rispondere a quelli che nell’empito della riconoscenza lo ringraziavano in maniera eccessiva, esaltandone l’opera, o le doti, per una liberazione o guarigione particolarmente difficile. Perché don Gabriele, a cui mi legava un amicizia ventennale, fatta di lunghi periodi di silenzio, oltre a essere una persona buona, un ottimo prete, un grande comunicatore e un lottatore instancabile contro il maligno, era dotato di un grande senso dell’umorismo.

Uno che fa quello che lui faceva tutti i giorni, qualche volta anche a Pasqua e Natale, otto o più ore al giorno, può veramente correre il rischio di perdere il contatto con la realtà, propria ed esterna. Ma don Gabriele teneva i piedi saldamente per terra, anche quando sotto i suoi occhi accadevano cose che avrebbero terrorizzato qualsiasi altra persona. “E’ lui che deve avere, paura, non io!” diceva riferendosi al suo eterno nemico, anche quando le manifestazioni erano veramente impressionanti.

Da un punto di vista storico don Gabriele ha il merito indiscusso di avere riportato all’attenzione di una Chiesa spesso troppo affascinata dalle sirene del positivismo e del razionalismo un fatto: che accadono cose inspiegabili, secondo i parametri della scienza; e che questi fatti, spesso dolorosi per chi ne è vittima trovano una soluzione, o almeno un sollievo, grazie a un lavoro pastorale specifico. Il suo motto avrebbe veramente potuto essere quel verso di Shakespeare: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”.

Ha cominciato ad occuparsi di esorcismi a un’età avanzata, su richiesta e mandato del Vicario per la città di Roma, il cardinale Poletti. E ha avuto la soddisfazione di vedere che dopo anni e anni di richiami e insistenza molti vescovi hanno ricominciato a delegare esorcisti, e a chiedere a sacerdoti di occuparsi di questo ministero pastorale. Anche in Paesi dove la Chiesa sembrava aver dimenticato, relegandole nell’area della psicologia, che appare nella vita di alcuni, talvolta, in maniera evidente il lavoro di una presenza oscura. Come, e perché, è anch’esso un mistero; perché, come diceva don Gabriele, il suo avversario preferisce lavorare di nascosto per compiere i suoi abituali misfatti.

L’esperienza acquisita in un lungo periodi di attività pubblicistica – era il suo vero, primo lavoro, prima della chiamata di Poletti, come per molti suoi confratelli Paolini – lo ha aiutato a diffondere il suo messaggio. Innumerevoli le interviste, sempre con quel tocco che le rendeva interessanti e appetibili giornalisticamente. Numerosi i libri, a suo nome o con altri. Chi scrive gli è profondamente riconoscente per l’aiuto che gli ha dato non solo in alcune opere collegabili direttamente a don Gabriele, ma anche per gli spunti suggeriti per un’esplorazione in aree limitrofe; per esempio quella della possessione diabolica temporaneamente vissuta da alcuni santi.

Tutto quello che faceva era orientato a ostacolare e sconfiggere l’avversario di tutta la sua vita, in un duello che è durato fino a quando ha avuto la forza fisica di portarlo avanti. Di lui si può dire che certamente ha combattuto la buona battaglia. Sorridendo, e senza prendersi troppo sul serio.



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