PINTO, I QUATTRO CARDINALI DEI DUBIA E LO SBERRETTAMENTO. UNA CORREZIONE. MA FORSE RAFFORZA, PIÙ CHE CORREGGERE. CHE NE DITE?

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Marco Tosatti

Il Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, corregge quello che è stato pubblicato qualche giorno fa da Religion Confidencial, e di cui abbiamo dato conto; e cioè la dichiarazione, che ha fatto molto scalpore, sulla possibilità che il Pontefice potesse togliere la berretta ai quattro cardinali autori dei “Dubia” sull’Amoris Laetitia.

Religion confidencial lo ha annunciato con un comunicato: “Religion Confidencial pubblicò martedì una notizia che metteva in bocca a mons. Pio Vito Pinto, decano della Rota Romana, l’affermazione che i quattro cardinali che hanno scritto al Papa ‘potrebbero perdere il cardinalato’. La frase, presa da un’intervista realizzata da RC in cui mons. Vito rispondeva in italiano, non è corretta. Rivista la registrazione, si è comprovato che quello che afferma è che papa Francesco non è un papa di altri tempi, in cui si presero questi tipi di mezzi, e che non avrebbe ritirato loro la dignità cardinalizia. La notizia è stata corretta, però pubblichiamo questa rettifica nel caso che non fosse sufficiente”.

La nuova versione recita: “Che Chiesa difendono questi cardinali? Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave”. Ha aggiunto che, a dispetto di ciò, papa Francesco non è un papa del passato che potrebbe toglier loro la berretta cardinalizia, come ha fatto Pio XI con il famoso teologo gesuita Louis Billot. “Francesco non lo farà”, ha precisato.

Nella versione precedente, la sua dichiarazione suonava così: “Quale Chiesa difendono questi cardinali – si è chiesto Pinto? – Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave che potrebbe addirittura portare il Santo Padre a ritirar loro il cappello cardinalizio come già è accaduto in qualche altro momento della Chiesa. Il che non vuol dire che il Papa tolga loro la posizione di cardinale, ma potrebbe farlo”.

Questi i dati del problema. Così, a occhio, ci sembra che la precisazione, certamente importante, non tolga molto al senso generale. Il monsignore, a fronte dell’atto di pubblicare la lettera – rimasta senza risposta, dopo due mesi – ha ribadito le accuse di scandalo nei confronti dei quattro cardinali. Un fatto di tale gravità, nelle sue parole, da far ipotizzare, anche se rivolta al passato, una reazione clamorosa da parte del Pontefice. Che non sia un papa del passato, che non lo faccia, va, se interpretiamo bene la mens del prelato, a suo merito; ma i quattro potrebbero anche meritarsela, la degradazione…Anche perché l’esempio scelto non risale mica al Medioevo: Pio XI è storia recente, se non attuale.


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MÜLLER: LA CONGREGAZIONE DELLA FEDE RISPONDERÀ AI “DUBIA” SOLO SE IL PAPA NE DARÀ IL PERMESSO.

 

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Marco Tosatti

Il Prefetto della Congregazione per la fede, il cardinale Gerhard Müller, in un’intervista a Kathpress ha dichiarato che la sua congregazione parla a nome del Pontefice, e emette i suoi giudizi “con l’autorità del Papa”. Quindi, potrebbe rispondere ai quattro cardinali se il Pontefice la autorizzasse. Ma sarebbe inappropriato intervenire in una controversia senza l’approvazione del Pontefice.

I quattro cardinali – Burke, Brandmller, Caffarra e Meisner – hanno chiesto chiarimenti in cinque punti sull’esortazione apostolica Amoris Laetitia in una lettera indirizzata al Pontefice nel settembre scorso, e di cui secondo la prassi copia è stata inviata anche alla Congregazione per la fede.

Il Papa non ha mai risposto e due mesi più tardi, di conseguenza, i cardinali hanno deciso di rendere pubblici i “Dubia”, alla luce delle interpretazioni divergenti e della confusione che si è manifestata nel mondo cattolico sull’ammissione all’eucarestia dei divorziati che vivono una seconda unione coniugale senza che la prima sia mai stata considerata non valida.

Una confusione che non sembra destinata a diminuire, dal momento che conferenze episcopali e singoli vescovi prendono decisioni diametralmente opposte su un tema così importante e delicato.

Il cardinale Müller ha definito esagerati i reportage su una battaglia interna al Vaticano sull’interpretazione del documento papale, dicendo che riflettono la tendenza dei giornalisti a leggere i fatti di Chiesa in termini di politiche di forza. Allo stesso tempo ha affermato che è importante che i fedeli restino oggettivi e non siano trascinati nella polarizzazione. “In quetso momento è importante per ciascuno di noi di restare oggettivi concentrati e di non farsi trascinare nelle polemiche, tanto meno crearne”.

Per quanto riguarda il problema dell’ammissione all’eucarestia dei divorziati risposati, Müller non ha risposto in maniera diretta, ma ha fatto riferimento a una direttiva del 1994  della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui l’allora Prefetto, Joseph Ratzinger , respingeva una proposta avanzata dai vescovi tedeschi di permettere la comunione a queste coppie in alcuni casi.

Il Prefetto della Congregazione per la fede ha detto che Amoris Laetitia dovrebbe essere letta alla luce dei precedenti documenti papali, e che l’indissolubilità del matrimonio dovrebbe essere “l’incrollabile fondamento” di ogni strategia pastorale. Ha aggiunto che il Pontefice con questo documento cercava di aiutare le coppie a “trovare una strada che sia in accordo con la volontà di Dio”.


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PADRE SPADARO E TWITTER. IL SOSPETTO ( E FORSE PIÙ…) DI UN PUPPET ACCOUNT PER CRITICARE I 4 CARDINALI.

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Marco Tosatti

La Civiltà Cattolica non passa per essere una rivista di lettura leggera; anzi, è piuttosto seriosa, e questa atmosfera permea un pochino anche i suoi responsabili. Mi ricordo – erano i primi anni in cui mi occupavo di religione – i colloqui con i direttori di allora, Roberto Tucci, Bartolomeo Sorge, Giampaolo Salvini. Adesso sembra che dalle mura di Villa Malta spiri di tanto in tanto un’aria giovanile, con qualche tratto di goliardia. Colpa dei social media, e in particolare di Twitter, di cui l’attuale direttore, padre Antonio Spadaro, è un grande maestro. Tanto da…

Ma andiamo per ordine. Ho letto con divertimento su OnePeterFive, un sito anglosassone, un articolo inchiesta che analizza il rapporto di quello che molti considerano lo “spin doctor” del Pontefice regnante con questo social.

“Due settimane fa ho raccontato del bizzarro comportamento sui social media di Antonio Spadaro – scrive l’articolista -. Ha usato Twitter in vari modi per attaccare i ‘quattro cardinali’ che hanno presentato i ‘Dubia’ a papa Francesco. Questo ha incluso l’uso di screenshot della trilogia del Signore degli Anelli per equiparare gli oppositori del Papa a dei cattivi di fantasia grotteschi”.

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Il direttore di Civiltà Cattolica sembra avere, nota l’articolista, un comportamento conflittuale sulla giustezza o meno della sua azione social. In uno degli screenshot i cardinali sembravano essere paragonati (nelle parole di Gandalf) “witless worms”, vermi senza cervello, privi di spirito, stupidi. A questo interpretazione Spadaro ha reagito, il 24 novembre, così: “Ora qualcuno si è inventato che io abbia dato una certa definizione a 1 cardinal dubbioso. Potrei di grazia sapere dove e quando? Smentisco”.

A un certo punto ha cancellato; poi l’ha ripubblicato, con un commento in cui si concludeva: “Cose pazze, e ermeneutica wired”; che si può tradurre agitata, con i nervi tesi.

Racconta OnePeterFive che “Un piccolo gruppo di internauti e blogger cattolici hanno cominciato a seguire” l’account del direttore della Civiltà Cattolica. E qualche giorno dopo la cancellazione- riapparizione del tweet incriminatohanno scoperto un altro tweet, questa volta sotto forma di re-tweet da un altro account, “Habla Francisco”.

Anche questo era giocoso: “I quattro cardinali…sembra il titolo di una banda rock and roll degli anni ’60 che suonano trite canzoni…”. Non esattamente elogiativo o rispettoso verso quattro anziani uomini di Dio che si sono fatti voce di molti cattolici disorientati. A torto o a ragione, decidete voi. Ma comunque in maniera rispettosa e leale.

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E anche questo tweet dopo un po’ è stato cancellato.

Ma chi è “Habla Francisco”, che in italiano si può tradurre con “Parla Francesco”? E’ un account protetto, solo i followers – sedici, finora – possono vedere i suoi tweet, che in realtà sono molto pochi: due. E l’account è stato aperto nel settembre 2013.

Qualche giorno fa, racconta OnePeterFive, uno dei segugi sulle piste Twitter del direttore della Civiltà Cattolica ha scoperto che “Habla Francisco” può essere fatto risalire all’indirizzo mail di Antonio Spadaro.

Ecco l’immagine relativa:

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“Ho tagliato via l’identità della persona che ha postato l’immagine, ma questo tweet e altre comunicazioni simili sono state condivise pubblicamente su Twitter . L’informazione contenuta al fondo è stata confermata da fonti diverse”.

Se la ricostruzione è vera, come sembra che sia, ciò vuol dire che il direttore de La Civiltà Cattolica, e uno dei consiglieri più influenti e ascoltati del Pontefice regnante, ha ritwittato da un account “puppet”, marionetta, dei tweet finti per difendere l’Amoris Laetitia e attaccare i quattro cardinali che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice.

Beh, personalmente, trovo questo molto divertente. Come scoprire la vita (social) nascosta di un personaggio famoso. Non dimentichiamo che oltre a essere direttore di Civiltà Cattolica, la rivista che prima di essere pubblicata passa per il filtro della Segreteria di Stato, padre Spadaro è anche un esperto di “CyberTeologia”, un libro e un sito, entrambe sue creature. Ma evidentemente non disdegna di scendere a livelli meno empirei, con uno spirito giocosamente giovanile…

La Civiltà Cattolica. Quantum mutatus ab illo….



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UN VESCOVO IN AMERICA: DIVORZIATI-RISPOSATI, PER L’EUCARESTIA DECIDETE VOI. LA BATTAGLIA SULL’AMORIS LAETITIA NON SI PLACA.

 

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Marco Tosatti

Bergoglio come Mao Tse Dong? “Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole”.

E in effetti la confusione sotto il cielo cattolico, a Roma e altrove, e le divisioni prodotte e gestite dal vertice della Chiesa, quello che dovrebbe garantire l’unità e confermare la fede stanno esplodendo a macchia d’olio.

Quella che è stata fatta passare per una norma pastorale, accennata in una nota a piè di pagina, si sta rivelando per quello che è in realtà: un esplosivo strumento di confusione e incertezza.

Parliamo ovviamente dell’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica seguita ai Sinodi sulla Famiglia e della comunione ai divorziati risposati. Dall’America giunge la notizia che il vescovo Robert McElroy di San Diego, California, ha chiesto ai suoi preti di incoraggiare i cattolici divorziati e risposati a considerare se “Dio li sta chiamando a tornare all’eucarestia”. Seguendo gli esiti di un sinodo diocesano tenuto a ottobre, il presule ha istruito i sacerdoti a pubblicare sui bollettini parrocchiali un invito ai cattolici che si trovano in posizione di doppie nozze a “utilizzare il foro interno della coscienza”, per decidere se accostarsi o meno all’eucarestia, dopo essersi consultati con un sacerdote. Ma il Sinodo diocesano diceva: “E’ importante sottolineare che il ruolo del prete è di accompagnamento, teso a informare la coscienza di chi discerne sui principi della fede cattolica. Il prete non deve prendere decisioni al posto del fedele”. Cioè, in ultima analisi la decisione sta all’interessato.

Però dalla Germania si leva la voce di un professore di teologia dell’Università di Freiburg, Hans Hoping, che sulla Frankfurter Algemeine si chiede: “I divorziati risposati possono trovarsi sposati in due matrimoni validi allo stesso tempo? Il testo dell’Amoris Laetitia lascia aperta la risposta a questa domanda cruciale che ha provocato esso stesso”. E dal momento che l’Amoris Laetitia non ha posto in dubbio la questione dell’indissolubilità del matrimonio, “si deve chiarire come il matrimonio dei divorziati risposati si pone in relazione con essa”. L’esortazione apostolica considera “una relazione sessuale al di fuori di un matrimonio esistente non più essere in tutti i casi illecita”. Hoping conclude che siamo di fronte a un abbandono “del punto cruciale posto dall’insegnamento di Giovanni Paolo II sul matrimonio e la famiglia, dove con San Tommaso si tenne saldo a una tradizione magisteriale decisiva”.

Insomma, c’è da chiedersi se tutto sia così chiaro, nell’Amoris Laetitia, come vorrebbero i volenterosi flabelliferi del Pontefice. E a rigore di logica, non cristiana e cattolica, ma semplicemente di logica, umilmente, sembra proprio di no. Già lo diceva Dante, nel Canto XXVII dell’Inferno,

“ch’assolver non si può chi non si pente,

né pentere e volere insieme puossi

per la contradizion che nol consente”.

 

Oh me dolente! come mi riscossi

quando mi prese dicendomi: “Forse

tu non pensavi ch’io löico fossi!”.

Non sembra peregrina, dunque, alla luce dei fatti, che stanno accadendo ovunque nel mondo cattolico, con vescovi che forniscono interpretazioni radicalmente opposte, la richiesta di chiarimento dei cardinali, con i loro Dubia, ben condivisi da molti. E infatti sul portale della Chiesa tedesca Katholisch.de Kilian Martin afferma con decisione che “I cardinali che chiedono al Papa chiarezza non sono eretici, bensì adempiono il loro dovere episcopale. Joachim Meisner, Walter Brandmüller, Raymond Burke e Carlo Caffarra, perciò, con la loro lettera hanno adempiuto al compito loro affidato: consigliare e sostenere il Papa nel cuore dei problemi e nel retto governo della Chiesa. Ora, in una consultazione che sia di buona qualità, vanno ascoltate anche le interrogazioni a riguardo delle decisioni gravi.

Invece un vescovo della Grecia erroneamente rimprovera i Cardinali di diffondere l’eresia. Che Frangkiskos Papamanolis si trovi in errore, lo dimostra la definizione del concetto: Eretico è chi mette in dubbio o addirittura rifiuta una verità di fede definita. Nessuno dei quattro Cardinali si è macchiato di questo reato, perché anzi essi entrano in campo proprio per favorire una maggiore chiarezza circa le Verità della Chiesa.

Gli autori della lettera non sono affatto dissidenti che indossano la Porpora, ma uomini di chiesa che, in modo aperto, si prendono cura della disciplina della Chiesa… Perciò, la lettera dei Cardinali non è eresia, ma valido contributo a un dibattito esistenziale della Chiesa.

E anche il cardinale George Pell, da Londra, richiesto se fosse d’accordo con le domande poste dai cardinali, ha risposto: “Come si può non essere d’accordo con una domanda?”, aggiungendo che le domande erano “significative”. Ha raccomandato la lettura di “due grandi encicliche” di San Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor e Evangelium Vitae, e ha aggiunto che molti fedeli cattolici sono stati spaventati dagli sviluppi recenti nella Chiesa. Un risultato, ha concluso, della confusione diffusa sull’autorità della legge morale.

Ed è difficile non concordare con questa constatazione.



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IL PAPA POTREBBE TOGLIERE IL CAPPELLO AI CARDINALI DEI “DUBIA”. LA MINACCIA ADOMBRATA DAL DECANO DELLA ROTA, PINTO.

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Marco Tosatti

Mons. Pio Vito Pinto, Decano della Rota Romana, cioè l’ente che decide in ultima analisi nel campo delle nullità matrimoniali, ha avanzato l’ipotesi che il Pontefice regnante potrebbe anche privare della porpora i quattro cardinali che seguendo una prassi consolidata nella Chiesa hanno chiesto alla Congregazione della Fede, e di conseguenza al Papa, di chiarire cinque “Dubia” relativi alla Amoris Laetitia.

Pinto, noto per il suo zelo super erogatorio nei confronti del Pontefice, parlava in una conferenza all’Università Ecclesiastica di San Damaso a Madrid. Pinto sosteneva in buona sostanza che chiunque dentro la Chiesa avanzino dei dubbi sull’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica sulla famiglia resa nota tempo fa mettono in dubbio “due Sinodi dei vescovi sul matrimonio e la famiglia! Non un Sinodo ma due! Uno ordinario e uno straordinario. Non si può dubitare dell’azione dello Spirito Santo!”.

Pinto, come riporta Religión Confidencial, si riferiva soprattutto ma non solo ai cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, che di fronte alle evidenti ambiguità del testo dell’esortazione, e alla confusione di grande ampiezza che ne è seguita, hanno chiesto a settembre al Pontefice di chiarire alcuni punti su divorziati e risposati ed eucarestia. Non ricevendo alcuna risposta, e, aggiungiamo noi, probabilmente informati del fatto che non sarebbe venuta nessuna risposta, due mesi più tardi hanno reso pubblica la loro lettera, i cosiddetti “Dubia”.

“Quale Chiesa difendono questi cardinali – si è chiesto Pinto? – Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave che potrebbe addirittura portare il Santo Padre a ritirar loro il cappello cardinalizio come già è accaduto in qualche altro momento della Chiesa. Il che non vuol dire che il Papa tolga loro la posizione di cardinale, ma potrebbe farlo”.

A una domanda relativa a chi sostiene che la Chiesa cattolica stia abbracciando la Riforma protestante, il Decano della Rota ha spiegato che “Lutero ha distrutto la fede cattolica degli apostoli. La Chiesa cattolica crede che nell’eucarestia sia presente Gesù Cristo, e il protestantesimo non cede nella presenza reale di Cristo nella Comunione. Questa è la grande differenza”.

AMORIS LAETITIA, I DUBIA. IL SILENZIO DEL PAPA È OPERA DELLO SPIRITO SANTO PER EVITARE ERRORI? L’IPOTESI DEL NEW YORK TIMES

 

 

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Marco Tosatti

La situazione che la Chiesa cattolica sta vivendo, dopo l’Amoris Laetitia, le richieste di chiarimento formale di quattro cardinali, i cosiddetti Dubia, (voce di un bacino di perplessità enormemente più ampio, come testimoniano le firme della Supplica Filiale, e documenti di teologi e docenti) e il rifiuto di rispondere del Pontefice la porta a percorrere una “terra incognita”, secondo l’editorialista del New York Times Ross Douthat.

E in effetti, a oltre tre mesi dalla ricezione della lettera privata con cui i porporati chiedevano chiarimenti, che avrebbero provocato una sostanziale irritazione nel Papa (e lo crediamo, nonostante le smentite private) una risposta non c’è stata; definizioni non elogiative, accuse di rigidità, suggerimenti che dietro la rigidità ci siano problemi psicologici, dottrinarismo e chi più ne ha più ne metta. Ma una risposta netta, chiara e sincera no.

Da praticone ignorante, riassumo la questione per chi non la conosce. Amoris Laetita, l’esortazione del Pontefice dopo due Sinodi sulla famiglia, lascia capire, in una nota, senza abolire il magistero precedente, che lo escludeva, che una persona divorziata e risposata civilmente possa accedere all’eucarestia. Cioè qualcuno che è – formalmente – in peccato mortale, e senza cambiare la sua situazione, può comunicarsi. E’ una prospettiva che apre la porta a molte possibilità: perché non si può applicare la stessa soluzione ad altri peccati, anch’essi gravi? Insomma, un bel pasticcio. Che appare voluto.

E infatti come ricorda Ross Douthat, “I liberals hanno avuto il permesso di sperimentare, i conservatori di tenersi alla lettera della legge, e i vecsovi sono stati lasciati in sostanza a scegliere il loro personale insegnamento su matrimonio, adulterio e sacramenti – il che molti hanno fatto in quest’anno, oscillando fra i conservatori in Polonia e Filadelfia, i liberals a Chicago e in Argentina, con frizioni inevitabili fra vescovi di interpretazioni diverse”.

In effetti, a parte le accuse eccessivamente ripetute, e piuttosto deboli, da un punto di vista di contenuto, sulla rigidità, l’unica risposta è venuta con una lettera di approvazione indiretta all’interpretazione dei vescovi argentini. Indicativa, ma difficilmente spendibile come un atto di magistero autorevole in una crisi di queste proporzioni.

Questa obliquità importa, perché – scrive Douthat – nel cattolicesimo le parole formali del Papa, le sue encicliche ed esortazioni hanno un peso che ammiccamenti e accenni impliciti e lettere personali non possono avere…così evitare la chiarezza sembra essere inteso come un compromesso, una copertura”.

Ma questo strano spettacolo intorno ai Dubia “ci ricorda che questa non può essere un sistemazione definitiva”. La logica di Roma locuta, causa finita, secondo il commentatore del New York Times, è troppo connaturata nelle strutture cattoliche per permettere solo una temporanea decentralizzazione della dottrina. “Finché il papa rimane il papa, ogni controversia di grande importanza arriverà inevitabilmente su su fino al Vaticano”.

“Francesco deve saperlo. Per ora sembra scegliere la crisi minore di vescovi in contrasto e insegnamento confuso alla maggiore crisi che potrebbe venire (anche se chi può dirlo con certezza?) se offrisse le sue risposte personali ai conservetori sui Dubia e semplicemente chiedesse loro di obbedire. Sia l’obbedienza che lo scisma potrebbero venire dopo un poco, ma non finché il tempo e l’azione dello Spirito Santo avessero indebolito la posizione dei suoi critici nella Chiesa”.

In conclusione, Ross Douthat offre un’ipotesi interessante: “Nel frattempo il suo silenzio ha l’effetto di confermare i conservatori nella loro resistenza perché a loro sembra che il suo rifiuto di dare una risposta definitiva potrebbe essere esso stesso il lavoro della provvidenza. Cioè, lui pensa di essere machiavellico e strategico, ma in realtà è lo Spirito Santo che gli impedisce di insegnare l’errore”.

E’ un’ipotesi “teologicamente rara, che può essere facilmente confutata”; e il Papa “deve solo esercitare la sua autorità rispondere alle critiche e dire chiaramente ai fedeli che cosa vuole che credano. Ma finché non parla, l’ipotesi è aperta”.



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GANDOLFINI SFIDA RENZI SUL “NO”. IN PARROCCHIA NON C’ERI. HAI UNA SETTIMANA PER INCONTRARCI.

 

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Marco Tosatti

Oggi a Verona alcune migliaia di famiglie cattoliche ne hanno manifestato per affermare e motivare il loro “NO” alla riforma costituzionale Renzi/ Boschi. Il movimento che sostiene il “Comitato famiglie per il No” ha come obiettivo quello di fermare la deriva centralista che l’attuale governo sta promuovendo. “L’accentramento del potere in un’unica direzione nega di fatto la democrazia e e il bilanciamento dei poteri. L’annullamento dei corpi intermedi,  primo fra tutti la famiglia, allontana la partecipazione del popolo alle decisioni che lo riguardano”. Cosi’  ha detto dal palco in piazza della Cittadella il presidente del Comitato promotore del Family day, Massimo Gandolfini.

“Renzi ci ha sfidato, dicendo che sarebbe andato nelle parrocchie di tutta Italia a spiegare le ragioni della riforma – ha proseguito Gandolfini -. Noi ci siamo andati veramente, organizzando centinaia di incontri ma non abbiamo visto il premier”.

“Il nuovo assetto istituzionale, anche a causa alle riforma elettorale, accentra il potere nella figura del premier e verrà utilizzato, come dicono pubblicamente i vertici del Pd, per completare la trasformazione del tessuto sociale italiano – ha aggiunto Gandolfini -. Le unioni civili sono infatti solo il capo fila di una politica tesa all’approvazione delle adozioni per tutti; del suicidio assistito; dell’estensione della procreazione artificiale a coppie gay e single; della regolamentazione dell’utero in affitto, delle leggi liberticide sulla omofobia e della legalizzazione delle droghe”.

“Quindi – ha detto ancora Gandolfini – la decisione di votare No non è una vendetta, ma la logica conseguenza davanti ad un governo che ha portato avanti a colpi di fiducia leggi contro la vita e la famiglia e tramite una riforma che indebolisce la rappresentanza popolare vuole riscrivere l’antropologia della società italiana”.

“Renzi hai ancora di una settimana di tempo per incontrarci in un confronto pubblico! Noi siamo disponibili, sai dove trovarci”, ha concluso Massimo Gandolfini.



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VERONA, SABATO. MANIFESTAZIONE NAZIONALE FAMIGLIE PER IL “NO”. CONTRO TUTTO IL POTERE AL PARTITO UNICO.

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Marco Tosatti

Domani, a Verona, a piazza Cittadella, avrà luogo la manifestazione nazionale del Comitato Famiglie per il No. L’evento avrà inizio alle 10.

Il Comitato, animato dai vertici del Family Day,  illustrerà le ragioni della contrarietà alla riforma costituzionale. Un NO motivato e ragionato per fermare l’attacco ai principi della sussidiarietà e della rappresentanza democratica, che annulla i corpi intermedi e allontana la partecipazione del popolo alle decisioni che lo riguardano.

Senza dimenticare la battaglia in difesa della vita e della famiglia.  Il presidente Massimo Gandolfini lo spiega in questa maniera:  “La decisione di votare No non è una vendetta, ma la logica conseguenza di due fatti: il governo ha voluto riscrivere l’antropologia della famiglia italiana con due voti di fiducia, impedendo il dibattito parlamentare e senza ascoltare le voci del popolo; la lettura del testo della riforma mostra che il filo rosso che la attraversa è l’accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo. Un esecutivo che ha già mostrato la sua vocazione autoritaria nell’approvazione della legge sulle unioni civili e che preannuncia di voler approvare le adozioni per tutti, la regolarizzazione della maternità surrogata (utero in affitto), l’educazione gender nelle scuole, la legalizzazione della cannabis, il suicidio assistito,  eccetera, va contrastato e non assecondato. La riforma darebbe al premier più poteri per fare tutto questo”.

Gandolfini indicherà, fra le altre cose, le linee del futuro impegno del movimento pro-family italiano dopo il 4 dicembre.

Per l’evento di Verona sono stati mobilitati numerosi simpatizzanti e attivisti pro-family provenienti dalle regioni del Nord Italia. Mentre dall’Emilia in giù sono previsti eventi locali che chiuderanno il tour del Comitato famiglie per il No, che in soli sei mesi di vita ha tenuto oltre 300 incontri in tutta Italia.

Alla manifestazione di piazza di Verona sarà presente anche un rappresentanza di parlamentari di diversi partiti, che hanno sostenuto le istanze del movimento pro-family durante il percorso della legge sulle unioni civili e che attualmente si stanno spendendo per il “NO” a questa riforma costituzionale. Fra di loro ci saranno Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Lucio Malan, Maurizio Gasparri, Gian Marco Centinaio e Alessandro Pagano.



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UTERO IN AFFITTO. E’ CRIMINE IN ITALIA, MA SE PARLI CONTRO SCATTA LA CENSURA LGBT. LA DENUNCIA DI PRO VITA

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Marco Tosatti

In Italia l’utero in affitto – condannato anche a livello europeo – è un reato; ma se ti batti apertamente contro questa pratica e fai proiettare uno spot di denuncia vieni censurato. E questa la vicenda incredibile denunciata oggi al Senato, dove si è svolta una conferenza stampa organizzata da ProVita onlus e dal senatore Lucio Malan, per dare un segnale concreto di azione contro l’utero in affitto.

La denuncia della censura è venuta dal senatore Giovanardi, che dopo aver illustrato i “sette miserabili imbrogli del Governo italiano” perpetrati in occasione dell’approvazione della legge Cirinnà, ha parlato di “un vero e proprio scandalo”: a seguito delle proteste di un’associazione LGBT è stato censurato dall’UCI Cinema lo spot di ProVita contro l’utero in affitto, che doveva essere trasmesso tra le pubblicità prima dei film. “In tutta Europa e in tutto il mondo si leva la condanna dell’ignominia dell’utero in affitto solo a parole”. Nei fatti la cosa è ipocritamente non solo tollerata, ma promossa.

Per l’Associazione ProVita onlus, il presidente, Toni Brandi, ha rilevato che “il tentativo di creare un fronte trasversale contro la barbara pratica dell’utero in affitto è fallito. Solo i Senatori dell’opposizione si sono rivelati concretamente disposti a agire per salvaguardare i diritti fondamentali delle donne e dei bambini”. Del resto – prosegue Brandi – anche al Consiglio Provinciale di Trento  ha bocciato una proposta di risoluzione contro l’utero in affitto presentata dai Consiglieri Borga e Civettini perché parlava del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà».

La senatrice Rizzotti si è detta “disgustata dal fatto che un suo collega festeggi la nascita della seconda figlia [acquistata in California, come il primo, attraverso la pratica dell’utero in affitto, n.d.r.] con tracotanza e arroganza“, considerando che un  Senatore della Repubblica forse non dovrebbe dare l’esempio di come si viola la legge penale italiana.

Il senatore Malan ha illustrato due azioni concrete intraprese dall’Opposizione. Innanzi tutto un’interrogazione al Ministro della Giustizia, relativa alla presenza in Italia di un’agenzia per vendere gameti e bambini in palese violazione della legge 40/2004. In secondo luogo un disegno di legge, che verrà presto presentato, che specifica in modo chiaro ed inequivocabile il divieto di adozione da parte di coppie omosessuali (anche nella forma della stepchild adoption), il divieto di iscrizione all’anagrafe di “genitori” dello stesso sesso, l’estensione delle pene già previste dal codice penale per la tratta, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento sessuale di donne e bambini a chi pratica promuove o favorisce l’utero in affitto e il commercio dei gameti, nonché la perseguibilità di chi abbia compiuto tali fatti all’estero, ma poi venga a risiedere in Italia.



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