PALERMO, IL CANDIDATO ANNUNCIATO A VESCOVO AUSILIARE RINUNCIA. LA LETTERA DI PADRE SALONIA.

Marco Tosatti

Si è chiusa con una lettera di rinuncia dell’interessato la scabrosa vicenda della nomina – prima annunciata e poi bloccata – di padre Giovanni Salonia a vescovo ausiliare di Palermo. Come informava “Faro di Roma”, il sito Catholic Hierarchy indicava come “data incerta” quella dell’ordinazione del religioso cappuccino nominato da Papa Francesco, il 10 febbraio scorso, vescovo ausiliare del capoluogo siciliano. Maggio veniva citato come mese ipotetico dell’ordinazione mentre erano specificati i nomi dei vescovi consacranti. Come celebrante era indicato l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, e come co-consacranti principali Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, e Giuseppe Costanzo, arcivescovo emerito di Siracusa. Veniva indicato, inoltre, anche il luogo dove sarebbe dovuta avvenire la celebrazione ovvero nella cattedrale di Palermo.

Che non avverrà. Con una lettera datata da Modica, il 18 aprile, il padre Salonia scrive : “Vi scrivo per comunicarvi che consegno nelle mani del Santo Padre la rinunzia alla mia consacrazione come vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi. Avevo accettato in spirito di servizio ecclesiale questo impegnativo e delicato ufficio, a cui, in modo imprevisto e inaspettato, ero stato chiamato. Rale nomina, mentre in tanti aveva suscitato sentimenti di gioia e di speranza, in qualcun altro ha provocato intensi sentimenti negativi, con attacchi nei miei confronti infondati, calunniosi e inconsistenti, ma che potrebbero diventare oggetto di diverse forme di strumentalizzazione, anche di tipo mediatico”.

Nulla si sa di ufficiale sulle accuse mosse, in segreto, contro il candidato all’episcopato; si parla in Vaticano di lettere di protesta di alcune superiore di istituti religiosi femminili. Sempre secondo informazioni che non è possibile verificare per accertarne la fondatezza, sembrerebbe che ci sarebbe stato anche un intervento del Ministro Generale dell’Ordine per dissuadere il religioso da portare avanti la procedura. Ma come spesso accade in questi casi, siamo a livello di voci, che probabilmente non troveranno mai un sigillo ufficiale.

Di concreto c’è la rinuncia – in sé un gesto certamente inusuale – del candidato. “Iniziare un servizio ecclesiale in un tale clima – scrive – mi avrebbe sottratto energie e serenità nel portare avanti il ministero a cui ero chiamato, e ancora più, avrebbe turbato la serenità e la gioia della comunità ecclesiale. Per tali ragioni, con la libertà interiore di chi mette in secondo piano i propri diritti pur di servire la Chiesa e con lo stesso amore ecclesiale con cui avevo accettato la nomina, ho deciso di rinunciare alla consacrazione episcopale”.

Si attende adesso la scelta di un nuovo candidato, dopo questo passo falso della nuova gestione dell’arcidiocesi palermitana.



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A SINISTRA DI LUTERO. UN LIBRO PER CAPIRE MEGLIO LA CHIESA, LE CHIESE, E LE SOCIETÀ IN CUI VIVIAMO.

Marco Tosatti

Si commemorano quest’anno, come certamente saprete, i 500 anni dagli eventi che portarono allo scisma di Occidente, e alla nascita delle numerose Chiese della Riforma. Lutero, naturalmente, è il personaggio principale di quella serie di accadimenti, insieme a Calvino e Zwingli. Ma non solo: e un bel libro dello storico Roberto de Mattei porta l’attenzione su tutto un mondo, spesso trascurato, di tutti quei movimenti e frammenti che pur facendo parte della galassia protestante si collocavano – e si collocano – in contrapposizione con le confessioni riformate “istituzionali”.

“A sinistra di Lutero. Le sètte del Cinquecento”, per i tipi della casa editrice Solfanelli, si intitola l’opera, che abbiamo apprezzato per diversi motivi. Il primo: perché pur nella sua mole non imponente (227 pagine) ci ha aiutati a colmare una lacuna conoscitiva, e farci capire quanto variegato e complesso fosse, e sia, quel mondo. E, secondariamente, per farci capire quanta violenza, troppo spesso taciuta o ignorata, si sia scatenata in seguito a quello scisma; e non solo per responsabilità dei cattolici, come certa vulgata nata dall’illuminismo vorrebbe far credere.

Anche fra questi movimenti di “eletti” che spesso e volentieri si abbandonavano a violenze e saccheggi, praticavano poligamia e libero amore, e punivano spesso e volentieri con la decapitazione chi era contrario alle leggi delle “Nuove Gerusalemme” che nascevano nel Nord Europa.

Inoltre abbiamo trovato questa opera preziosa per un altro motivo. Perché cerca di mettere in luce i collegamenti fra antiche deviazioni dal cristianesimo “mainstream”, antiche di parecchi secoli, se non di più di un millennio, con i frutti minoritari della “Riforma”. E – passo ulteriore – come le basi teologiche, ideologiche e culturali di questo mondo magmatico e conflittuale si siano incanalate poi in una serie di modelli “moderni” di storia, quali la Massoneria, il relativismo principe delle nostre società attuali, la teosofia, i germi fondanti la rivoluzione francese, con qualche spruzzata di occultismo e – perché no? – di elogi per l’islam. Per quanto riguarda il cristianesimo, troviamo in questo bouquet, oltre all’usuale equiparazione fra il papa e l’anticristo, e la definizione di Roma come della nuova Babilonia, il concetto secondo cui sarebbe la misericordia, e non la verità, la fonte della fede; e l’idea che ci sembra sempre più condivisa, anche se in maniera non detta, omessa, un po’ strisciante, di un cristianesimo senza sovrannaturale, incentrato sull’immanenza. In conclusione, un libro che ci aiuta a leggere anche i tempi e la Chiesa che stiamo vivendo.



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TOC TOC: TERREMOTI. DALL’AMERICA LATINA ALL’ITALIA, IDEE E SOLUZIONI. CONVEGNO A ROMA SOTTO L’EGIDA DELLA CHIESA.

Marco Tosatti

Distrutta, in seguito ai terremoti del 1609 e 1742 e nuovamente ricostruita, la cattedrale di Lima è stata realizzata utilizzando il bambù all’interno delle strutture portanti. Se ci si avvicina ad una delle enormi colonne centrali e si bussa con le nocche, si sente risuonare “toc, toc”, il suono che si avrebbe su una tavola di legno. E proprio il suono “toc toc” simboleggia il Convegno Internazionale che si tiene giovedì presso l’IILA, l’Istituto Italo Latino Americano sull’edilizia antisismica in America Latina.

L’evento è stato promosso nella convinzione che da Oltreatlantico, e da zone che da sempre sono esposte al rischio dei terremoti, possano soluzioni poco costose e ecosostenibili, con l’obiettivo di contribuire a mettere in sicurezza il nostro Paese, Roma compresa.

Nella prestigiosa sede dell’IILA, a via Paisiello a Roma, si confronteranno architetti, ingegneri ed esperti di alcune Università italiane con quelli provenienti dal Perù e dal Cile, Paesi in cui il rischio sismico è frequente, ed alto. Proprio in Cile gli architetti, stimolati dalla necessità di rispondere alle sfide naturali, hanno progettato ex novo la città di Constitucion (46 mila abitanti). Quattro anni dopo il devastante terremoto del 2012 l’84% delle abitazioni sono state consegnate ai cittadini, edificate seguendo un tipo di edilizia modulare: dai 57 metri quadri delle dimensioni originali le case possono diventare di 85 con la costruzione di soppalchi o ampliandole lateralmente: il risultato finale dipende molto dalla creatività degli abitanti.

Il Convegno è patrocinato dall’Università Europea e da Optel. Il professore Guzman Carriquiry segretario incaricato della vicepresidenza della Pontificia Commissione per l’America Latina in un messaggio di adesione inviato al Convegno incoraggia “la collaborazione e la solidarietà tra Italia e America Latina in questo ambito di convivenza e prevenzione, di distruzione e sofferenza, ma anche di ricostruzione nella vita della nostra gente di fronte a queste calamità naturali che il più delle volte colpiscono in modo speciale i settori sociali più poveri e vulnerabili!”. Guzmán Carriquiry Lecour ricorda che “La Chiesa cattolica è sempre in prima fila per soccorrere i Paesi colpiti e collaborare nella loro rinascita materiale e spirituale”.

Fra gli argomenti che verranno toccati nel corso del Convegno si ricorderà anche l’esperienza del Guatemala. Le case in pietra possono essere consolidate con il nylon: si tratta di cerchiare con una fascia flessibile o un laccio a sezione circolare di nylon l’intera struttura o un singolo setto murario. I singoli muri vengono fasciati sia verticalmente che orizzontalmente, facendo passare le estremità del laccio attraverso piccoli fori sulle parti terminali della parete stessa fissando poi insieme le due estremità e quindi mettendo in tensione il cavo. Possono essere sia verticali che orizzontali. Questo sistema di consolidamento, estremamente semplice ed economico ha dimostrato la sua efficacia in occasione del terremoto del 1976 in Guatemala. La fascia di nylon viene fissata ai setti murari collegando il suo tratto interno con il suo tratto esterno attraverso giunti sempre di nylon alloggiati in piccoli fori che attraversano la parete (nylon cross tie). Le cerchiature in nylon – secondo la Facoltà di architettura dell’Università Federico II di Napoli – si sono dimostrate un valido sistema per prevenire quelli che in linguaggio tecnico vengono detti “gli insulti sismici”. Altre esperienze, sempre legate all’uso del nylon, vengono dal Nuovo Messico, lo Stato più latino degli USA.



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FATIMA E IL SEGRETO NON SVELATO. A CENTO ANNI DAL FUTURO DELLA CHIESA. UN LIBRO DELLA CHORABOOKS.

Marco Tosatti

Un genitore che parla di una sua creatura è, in genere, ben poco attendibile. L’amore è una lente molto deformante. Così non pretenderò che mi crediate se vi dico che il libro – mio – di cui oggi annuncio l’uscita è meritevole di attenzione. Il poliedrico e creativissimo amico Aurelio Porfiri mi ha chiesto di lavorare, a cento anni dalle apparizioni di Fatima a una versione più completa e aggiornata di un’opera uscita nel 2002. E ha pubblicato per il suo Chorabooks “Fatima e il segreto non svelato. A 100 anni dal futuro della Chiesa”. Lasciando da parte ogni modestia e verecondia mi sembra di poter dire che sia un lavoro interessante per chi – senza essere uno specialista – voglia farsi un’idea di tutto ciò che è stato, ed è ancora, il problema Fatima. Per la Chiesa e per il mondo. E si vedrà che Fatima continua ancora a riservarci interrogativi e sorprese. Qui sotto trovate il comunicato dell’Editore e il link a una mia beve intervista sull’argomento. Grazie per la pazienza e la comprensione. Ma sapete, con i genitori ci vuole pazienza….



Comunicato stampa Chorabooks Publishing Limited 2017 Marco Tosatti (2017), Fatima e il segreto non svelato. A 100 anni dal futuro dellaChiesa.

Hong Kong: Chorabooks. EBook (formato Kindle) Euro 9.99 ISBN 9789887725657
Cartaceo Euro 16.63

ISBN 978‐9887725664

Disponibilità: immediata su tutti i negozi amazon
Per informazioni ed interviste rivolgersi a aurelioporfiri@hotmail.com

 

A cento anni di distanza dall’evento le apparizioni di Fatima fanno ancora parlare, discutere e suscitano molte polemiche. Il più̀ straordinario fenomeno sovrannaturale del secolo scorso riserba ancora dei misteri, che a volte sembrano quasi insolubili, almeno a viste umane. O che forse non saranno mai ammessi ufficialmente.

Il libro di Marco Tosatti riprende, quindici anni dopo la sua prima edizione, in una veste aggiornata fino alle più̀ recenti scoperte e discussioni, tutta la storia della Cova de Iria, proprio nel momento in cui due dei tre pastorelli stanno per salire alla gloria degli altari. Quindi non è semplicemente la ripresa di un’opera già̀ edita, ma rappresenta un testo confermato nei punti ancora validi, arricchito di molte informazioni nuove e con l’aggiunta di ulteriori capitoli.

Lo svelamento del 2000 è stato nelle intenzioni della Chiesa di Roma il “Punto finale” di decenni di attesa e di indiscrezioni eccellenti. Che la profezia contenuta nel Terzo Segreto riguardasse una grande persecuzione della Chiesa e dei cristiani è ormai pacifico. E’ quello a cui stiamo assistendo, in tutto il mondo, dopo le persecuzioni delle grandi dittature, nazismo e comunismo, e la cronaca ce lo conferma con quotidiano orrore.

Ma forse questo non era tutto. Il libro ripercorre con attenzione e passo dopo passo le parole e i gesti di coloro che sono venuti a contatto con il Segreto, e soprattutto, affronta quella che molti pensano sia una parte mai rivelata, e che riguarda direttamente la Chiesa, e la sua apostasia.

In Spagna di recente è stato sottoposto ad analisi grafologica da tre esperti di prima grandezza un documento attribuito a Suor Lucia, e che era apparso per la prima volta nel 2010. E’ una lettera dal contenuto impressionante, per i cattolici, in cui si parla esplicitamente dell’apostasia della Chiesa, a partire dal suo vertice. La perizia afferma che senza ombra di dubbio la calligrafia è quella della suora rinchiusa a Coimbra. Secondo gli esperti le lettere del documento non sono uguali a quelle dei testi di Suor Lucia a disposizione del pubblico; quindi, concludono i periti, non si tratta di una falsificazione. E’ un campo ancora aperto alla discussione, ovviamente; anche perché́ l’origine del documento, solo digitale, è ignota, e dell’originale cartaceo non si sa nulla.

Ma se si collega questo elemento a quanto affermano alcune persone molto vicine all’allora cardinale Ratzinger è comprensibile che a molti la versione proposta a suo tempo dal cardinale Tarcisio Bertone non appaia sufficiente a spiegare tutte le contraddizioni, le omissioni e le oscurità.

Fatima è stato, ed è tutt’ora un evento straordinario; tanto che in ambienti diversi da quello religioso, o cattolico, sono riconosciute la sua portata e la sua importanza. Anche di questo, delle interpretazioni che possono apparire stravaganti, ma non sono tali per molte persone, si racconta nel libro; così come del problema della consacrazione della Russia, e delle “creature” di Fatima, le apparizioni mariologiche che si sono susseguite negli ultimi decenni e che all’evento della Cova de Iria fanno riferimento, spesso esplicito.

Ma per i credenti resta aperta la questione: è stato detto realmente tutto? E se questo non è avvenuto, perché́? Per paura di che cosa?

Marco Tosatti è nato a Genova nel 1947. Dal 1981 si occupa di informazione su temi religiosi. E’ stato il vaticanista de La Stampa dal 1981 al 2008. Ha scritto numerosi libri, su temi di religione e storia, in particolare del M.O. “I Baroni di Aleppo”, “La vera storia del Mussa Dagh”, “Gli eroi traditi”, ”Inchiesta sul demonio”, “Padre Pio e il diavolo”, “Santi posseduti dal demonio”, “Inchiesta sulla Sindone” e altri. Con don Gabriele Amorth ha scritto “Memorie di un esorcista”.



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GENOCIDIO ARMENO, TROVATA A GERUSALEMME LA “PISTOLA FUMANTE”. OGGI IN TUTTO IL MONDO SI RICORDA LO STERMINIO.

Marco Tosatti

Centodue anni fa a Costantinopoli cominciava con il massacro di intellettuali, uomini politici e gente comune il genocidio degli Armeni, il primo del secolo dei genocidi, l’evento da cui Hitler e i suoi complici avrebbero tratto ispirazione e know how per il massacro degli ebrei. Quest’anno la data, che viene ricordata in tutto il mondo dalle comunità e dalle Chiesa armene è segnata da una scoperta particolare e particolarmente importante. Taner Akcam, uno studioso di storia che insegna negli Stati Uniti, nell’università del Massachusetts, ha reso noto di aver portato alla luce e decifrato una prova decisiva per assegnare al governo centrale turco dell’epoca la responsabilità dello sterminio.

La Turchia porta avanti da sempre una politica negazionista attiva e aggressiva. È di qualche settimana fa la notizia che l’Ambasciata di Turchia in Italia ha inviato una lettera a diversi sindaci italiani per intimare loro di non usare più la parola “genocidio” per definire le stragi avvenute dal 1915 al 1919, costate la vita a un milione e mezzo di armeni cristiani. L’ultimo comune italiano che aveva riconosciuto il genocidio armeno, con una delibera comunale, è stato Agnone, in provincia di Isernia. Molti altri comuni hanno già preso questa decisione.

Ne ha parlato Il Messaggero 

L’ambasciatore, con un’iniziativa che è certamente assimilabile a un’interferenza e un’ingerenza improprie, consiglia ai comuni di “astenersi a prendere parte a iniziative unilaterali”. E’ una mossa diplomatica che avrebbe meritato un richiamo ufficiale da parte della Farnesina, di cui però non si ha notizia; e sembra improbabile che Alfano trovi il coraggio necessario a farlo. Nonostante che nel1987 il Parlamento Europeo abbia votato una Risoluzione in cui si riconosceva che “durante la Prima Guerra Mondiale i massacri perpetrati dalla Turchia costituiscono crimini riconosciuti dall’Onu come genocidio. La Turchia è obbligata a riconoscere tale genocidio e le sue conseguenze”. Risoluzione ribadita anche il 15 aprile del 2015 in cui si deplorava “fermamente ogni tentativo di negazionismo”.

Adesso Taner Akcam, della Clark University, ha aggiunto un elemento fondamentale alla massa di prove che testimoniano come la distruzione della più grande comunità cristiana del Medio Oriente fosse stata pianificata, e non frutto di circostanze casuali, per quanto drammatiche, come sostengono i negazionisti. Akcam ha trovato nell’archivio del Patriarcato Armeno di Gerusalemme uno dei telegrammi cifrati con gli ordini relativi al massacro. Subito dopo la fine della guerra i processi svoltisi in Turchia portarono all’incriminazione di numerosi responsabili, fra cui Behaddin Shakir. La prova fondamentale fu un telegramma in codice, poi decifrato. Ma negli anni successivi, con l’inizio della politica negazionista il telegramma e altre prove, fra cui testimonianze giurate, scomparvero, lasciando gli storici in difficoltà. “Questa è la pistola fumante”, ha dichiarato al New York Times Taner Akcam. Il telegramma, in codice, inviato da un alto ufficiale a Erzerum, chiedeva notizie a un suo collega sul campo su come stessero procedendo deportazione e massacro degli Armeni nell’Anatolia orientale. Shakir fuggì in Germania, prima di essere processato, ma fu ucciso da due armeni le cui famiglie erano state distrutte nel Genocidio.

C’è molta attesa per vedere in che modo Donald Trump affronterà il problema del riconoscimento o meno del Genocidio armeno. Obama promise di farlo, ma per due mandati consecutivi si rimangiò la promessa. Il riconoscimento del genocidio armeno, Mètz Yeghern, il Grande Male, in armeno, è un problema anche in Israele. Nei giorni scorsi la Knesset ha rinviato la discussione sull’eventuale riconoscimento del genocidio Armeno per non creare problemi nei rapporti con la Turchia.

Ecco il link all’articolo del New York Times



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EBREI USA AL PAPA: MIGRANTI IN CAMPI DI CONCENTRAMENTO? SCELGA MEGLIO LE PAROLE SANTITÀ…

Il Pontefice ha provocato con le sue parole sui migranti una secca reazione da parte DI David Harris, capo dell’American Jewish Committee. Durante la sua visita a San Bartolomeo sull’isola Tiberina, luogo dedicato da Sant’Egidio ai nuovi martiri cristiani del nostro tempo, il Pontefice ha toccato ancora una volta il tema dei migranti, che nella sua pastorale sta ormai assumendo toni ossessivi. L’occasione per la visita era, appunto il ricordo di tutti i cristiani che soffrono, o pagano persino con la vita, la loro fede.

Ci si poteva attendere un ricordo di quella che è l’icona del martirio per fede dei nostri tempi, Asia Bibi, la donna pakistana in carcere da anni con una condanna a morte pendente per un’accusa di blasfemia quasi sicuramente fabbricata ad arte. Ma in questa occasione il Pontefice non ha neanche ripetuto quello che disse nell’aprile del 2015, e cioè il ricordo nella preghiera.

Invece, a braccio, ha detto: “Io vorrei oggi aggiungere un’icona di più – dice il Pontefice parlando al contempo dei profughi e delle persecuzioni contro i cristiani – una donna, non so il nome ma lei ci guarda dal cielo. Ero a Lesbo, salutavo i rifugiati, ho trovato un uomo trentenne, tre bambini, mi ha guardato e mi ha detto: ‘Padre, io sono musulmano, mia moglie era cristiana e nel nostro Paese sono venuti i terroristi. Ci hanno guardato, ci hanno chiesto la religione, hanno visto lei con il crocifisso e hanno chiesto di buttarlo. Lei non lo ha fatto e l’hanno sgozzata davanti a me. Ci amavamo tanto”. “Questa – continua Francesco – è l’icona che porto oggi come regalo qui. Non so se quell’uomo è ancora a Lesbo o è riuscito ad andare altrove. Non so se è stato capace di uscire da quel campo di concentramento, perché i campi dei rifugiati sono di concentramento, per la folla di gente. Sono lasciati lì perché gli accordi internazionali sembra che siano più importanti dei diritti umani. Questo uomo non aveva rancore, lui musulmano aveva questa croce del dolore portata senza rancore. Si rifugiava nell’amore della moglie”.

Ieri l’American Jewish Committee (AJC) ha chiesto al Papa di “riconsiderare la sua deprecabile scelta di termini”. “Le condizioni in cui i migranti stanno attualmente vivendo in alcuni Paesi europei possono essere realmente difficili, ma sicuramente non sono campi di concentramento”, ha dichiarato David Harris, capo dell’AJC.

Un discorso ben più ampio meriterebbero poi le considerazioni fatte alla fine dell’incontro sul tema dei migranti: “Questa generosità del Sud di Lampedusa, della Sicilia, di Lesbo, possa contagiare tutti noi. Siamo nella civiltà che non fa figli, ma anche chiudiamo la porta ai migranti: questo si chiama suicidio. Pensiamo alla crudeltà che oggi si accanisce su tanta gente, allo sfruttamento della gente che arriva con i barconi e poi restano lì nei Paesi generosi, l’Italia e la Grecia accolgono ma poi i trattati internazionali non lasciano che ripartano”.

Per non parlare della considerazione finale: “Se in Italia si accogliessero due migranti per ogni municipio ci sarebbe posto per tutti”.

Su questo tema, rimando ancora una volta al bel libro di Laurent Dandrieu, responsabile della pagina culturale di “Valeurs Actuelles”, di cui ho scritto su La Nuova Bussola Quotidiana.

Fra l’altro, Dandrieu afferma che “È naturalmente più facile seguire le emozioni e situarsi nel campo di chi propugna la generosità senza condizioni”. Ma vede, e denuncia, tutta una serie di menzogne e di ipocrisie, e scrive “che il discorso di un papa, quando tocca questioni così eminentemente politiche, non può senza una certa malafede fingere di tenersi a una dimensione puramente umanitaria e caritativa”, come se non ci fossero ricadute di tipo politico; e che questo appello “non può essere percepito dagli europei come una condanna almeno implicita, e spesso esplicita, di coloro che vogliono lottare, in nome della sopravvivenza dell’Europa, contro questa invasione migratoria”.

DOMANI A ROMA LAICI DI TUTTO IL MONDO DISCUTONO SULL’AMORIS LAETITIA. SOTTO LO SGUARDO DEL VATICANO E DEL PAPA.

Marco Tosatti

Domani, a Roma, all’Hotel Columbus, dalle 10 di mattina fino al tardo pomeriggio un gruppo di laici cattolici, provenienti da diverse parti del mondo, esporranno le loro ragioni di perplessità e disagio nei confronti della confusione creata da interpretazioni opposte dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”. Starà poi a chi di dovere – a chi ha cioè il compito istituzionale di creare unità e non provocare divisioni nel gregge che gli è stato affidato – decidere cosa fare.

Piacerebbe molto ai tifosi e ai palafrenieri della squadra attualmente al potere nei Sacri Palazzi che dal Convegno – che si intitola “A un anno dall’Amoris Laetitia. Fare Chiarezza” partissero anatemi, ultimatum, imposizioni e date cogenti. Per buttarle, come si dice a Roma, in caciara, e dimostrare che è un raduno di gente ostile al Papa. Resteranno delusi, molto probabilmente; e comunque, anche se così fosse, resterebbe neanche sfiorato il problema centrale: e cioè che il disagio che si avverte, la confusione e la scarsa chiarezza che si percepisce restano, e non basta qualche “balconazo” o qualche bagno di folla plaudente a dissiparlo.

Qui sotto pubblichiamo il comunicato diffuso ieri sera dagli organizzatori. Ma ci sembra opportuno riportare subito quello che ha detto Riccardo Cascioli, direttore de “Il Timone” e de “La Nuova Bussola Quotidiana”, motore dell’appuntamento.

“Ci si aspetta che le ragioni di chi nella Chiesa nutre perplessità ed è preso da disorientamento per certi modi in cui è stata presentata e applicata l’Amoris Laetitia vengano prese seriamente in considerazione innanzitutto dai vertici vaticani. Ciò implica ovviamente che il Papa risponda ai dubia espressigli da alcuni cardinali, i quattro firmatari della lettera oltre a diversi altri”. Cascioli si attende poi che “cessi nella Chiesa la caccia alle streghe, l’intimidazione continua condita di beffarda irrisione, la criminalizzazione di chi – indicato come ‘nemico del Papa’ – osa esprimere perplessità sull’uno o l’altro aspetto della vita ecclesiale”.

Ecco il comunicato.

CONVEGNO DEL 22 APRILE 2017 “FARE CHIAREZZA” SULL’AMORIS LAETITIA/ COMUNICATO NUMERO 4

C’è chi si augura un flop di presenze per poi irridere – conformemente alla propria visione misericordiosa del dibattito ecclesiale – gli organizzatori. C’è chi auspica addirittura una vera e propria dichiarazione di guerra contro papa Francesco, così da chiudere ogni spazio al dissenso interno alla Chiesa, dunque stroncandolo. C’era chi sperava che nessuno, al di fuori dei promotori, parlasse del Convegno, così che il tutto per l’opinione pubblica neanche esistesse.

Auguri, auspici, speranze che sembrano oggettivamente destinate a restare tali. Le presenze si prevede non mancheranno; le dichiarazioni di guerra non ci saranno; il silenzio-stampa sul Convegno è già stato ampiamente ‘infranto’ da media autorevoli, tanto che perfino alcuni siti turiferari tra i più sbracati sono stati costretti in qualche modo a dare la notizia, magari obtorto turibulo.

Nell’ultimo comunicato abbiamo citato ad esempio l’articolo di Philip Willan sul ‘Times’ del 17 aprile (rilanciato e ampliato con la stessa firma su ‘Italian Insider’ del giorno seguente). In questa occasione ci sembra utile citare un paio di considerazioni espresse il 19 aprile da Marco Politi nel suo blog de ‘Il Fatto quotidiano’. Sotto il titolo “Papa Francesco, gli oppositori continuano la guerra sotterranea. Ma Bergoglio rimane impassibile”, Politi esprime le sue riflessioni su quella che ritiene una guerra senza quartiere e senza compromessi in corso nella Chiesa. Riflessioni legittime, su cui è altrettanto legittimo dissentire. Sviluppando il suo ragionamento, il collaudato vaticanista fa poi onestamente una considerazione – a proposito della possibilità della comunione ai divorziati risposati – su cui si può anche essere d’accordo: “Non c’è dubbio che tra la posizione di Giovanni Paolo II, totalmente intransigente su questo punto, e l’atteggiamento pastorale di Francesco la differenza sia netta”.

A poche ore dall’appuntamento romano di sabato 22 presso l’Hotel Columbus (10.00-12.00 e 14.00-16.30), in cui laici di tutto il mondo porteranno la loro testimonianza a proposito dell’esortazione post-sinodale ‘Amoris laetitia’, Riccardo Cascioli (direttore dei due media cattolici promotori, ‘La Nuova Bussola Quotidiana’ e ‘Il Timone’) palesa le proprie aspettative: “Ci si aspetta che le ragioni di chi nella Chiesa nutre perplessità ed è preso da disorientamento per certi modi in cui è stata presentata e applicata l’Amoris laetitia vengano prese seriamente in considerazione innanzitutto dai vertici vaticani. Ciò implica ovviamente che il Papa risponda ai dubia espressigli da alcuni cardinali, i quattro firmatari della lettera oltre a diversi altri”. Cascioli si attende poi che “cessi nella Chiesa la caccia alle streghe, l’intimidazione continua condita di beffarda irrisione, la criminalizzazione di chi – indicato come ‘nemico del Papa’ – osa esprimere perplessità sull’uno o l’altro aspetto della vita ecclesiale”.

Ricordiamo che del Convegno “Fare chiarezza” sull’Amoris laetitia saranno protagonisti laici provenienti da Paesi diversi: Anna M. Silvas dall’Australia, Claudio Pierantoni dal Cile, Jűrgen Liminski dalla Germania (tutti e 3 tra le 10.00 e le 12.00), Douglas Farrow dal Canada, Jean-Paul Messina dal Camerun, Thibaud Collin dalla Francia (dalle 14.00 alle 16.30).

La cartella-stampa a disposizione dei media conterrà le biografie dei relatori, alcuni articoli sul tema dell’ ‘Amoris laetitia’ apparsi nei media organizzatori, il testo dei dubia inviati da alcuni cardinali a papa Francesco e poi pubblicizzati dopo quasi due mesi, in mancanza di una risposta.

Chi fosse interessato al testo delle relazioni può farne richiesta entro venerdì 21 sera a Giuseppe Rusconi: giusepperusconi1@gmail.com / 392 11 73 677 (il testo sarà inviato sabato mattina presto).

L’ingresso è libero, senza prenotazione. Le relazioni saranno in francese (3), in inglese (2), in italiano (1). E’ prevista la traduzione simultanea.

Per altre informazioni e richieste di interviste rivolgersi per favore a Giuseppe Rusconi: giusepperusconi1@gmail.com, cellulare 392 / 11 73 677.



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MISSILI USA, GAS, MENZOGNE. PELO SULLO STOMACO DELLE POTENZE OCCIDENTALI. I VECCHI TRUCCHI SERVONO SEMPRE…

Marco Tosatti

‘Aada Alìma ilà ‘iaadatiha al qadima…recita un proverbio arabo. Che vuol dire: Alìma è tornata alle sue vecchie abitudini.

Il che sembra che si attagli perfettamente al comportamento degli Stati Uniti, dei loro alleati e dei loro sostenitori per il caso siriano.

Come in Iraq nel 2003 il Segretario di Stato Colin Powell proclamava prove inoppugnabili contro Saddam per il possesso di armi di massa – che non esistevano – per dare il via al massacro di una nazione, e di più popoli, e per lanciare la grande operazione di distruzione degli equilibri in Medio Oriente, così l’episodio molto dubbio di Idlib e dei gas velenosi è servito all’amministrazione USA per bloccare a colpi di missile un possibile dialogo con Russia e Siria verso la pace in quel Paese martire.

Non è il poveretto che scrive, a sostenerlo: lo fanno decine di esperti di intelligence e diplomatici riuniti in un gruppo, Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS) che ha lanciato un appello-lettera aperta-suggerimento a Donald Trump.

Potete leggerlo su La Nuova Bussola Quotidiana.

E intanto per il massacro di decine di bambini sfuggiti all’assedio dei jihadisti, e attirati in una trappola esplosiva con il miraggio delle patatine, a opera dei “ribelli moderati” finanziati da USA, Arabia Saudita, Qatar e appoggiati un po’ di Paesi europei non è riuscito a far vibrare il pelo sullo stomaco delle grandi Potenze occidentali e dell’ONU.



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E SE SUCCEDESSE REALMENTE, COME CAMBIEREBBE IL MONDO? UNA FICTION DI FANTA RELIGIONE DI ETTORE GOTTI TEDESCHI.

Marco Tosatti

Su “La Verità” di oggi è stata pubblicata questa “storiella pasquale”. L’autore è un nome noto, Ettore Gotti Tedeschi, che siamo abituati a leggere su temi certamente diversi, e che si è concesso questo divertissement. Che ci ha divertiti, e che di conseguenza, con l’autorizzazione dell’autore riproduciamo su Stilum Curiae. Buona lettura.

 

Il primo di aprile del duemila xxxx, viene eletto il nuovo governatore supremo della chiesa Ambientalista Universale , succedendo all’amato predecessore , considerato troppo fondamentalista e conservatore nella dottrina ambientalista . In realtà si era constatato che detto rigido modello ambientalista non solo non tutelava l’ambiente come dichiarato ,ma creando decrescita economica, sottraeva risorse da investire per l’ambiente stesso e creava disinteresse ,tanto che persino alle riunioni di condominio sull’ambiente da tutelare non andava quasi più nessuno. Ma la maggior preoccupazione era provocata dalla reazione sempre più ostile degli organi di potere del mondo globale che suscitavano sempre più reazioni universali da parte di chi era stanco di vedersi imporre cucina vegana o l’uso limitatissimo dell’automobile, ecc. Il nuovo governatore, insediandosi , prende il nome di Abele I°, sorprendendo tutti poiché Abele era considerato proprio la prima vittima dell’ambientaliismo protomalthusiano e animalista .Tutti sapevano infatti che Caino uccise Abele perché inquinava l’atmosfera sacrificando a Dio i suoi migliori armenti . Nei mesi successivi , il governatore supremo Abele I° ,in più occasioni , cominciò a sorprendere tutti illustrando tutti i motivi di unione tra la chiesa Ambientalista Universale e quella cattolica romana, fino ad allora considerata la peggior nemica dell’ambientalismo( gnostico). Abele I° spiegò che si doveva porre fine alle divisioni storiche ,e anticipò una visita in Vaticano a Roma in occasione della ricorrenza dell’Atto di Costituzione della chiesa ambientalista , con l’obiettivo di iniziare una riconciliazione. Tanto che molti ostinati conservatori cominciarono a contestarlo pubblicamente. Sempre di seguito , in altre occasioni , il governatore supremo cominciò a spiegare che la sua Riforma più importante , al fine di proteggere la natura dagli eccessi egoistici dell’uomo, fosse quella di cercare di cambiare anzitutto il cuore dell’uomo, anziché stabilire leggi e sanzioni specifiche sul suo comportamento . Certo non era necessario modificare i principi gnostici dell’ambientalismo , ma questi potevano esser adattati con la prassi , secondo circostanze soggettive . Arrivò ad affermare poi quanto dovesse esser apprezzata l’infallibilità dell’autorità del governatore (assimilabile a quella del Papa) , necessaria per uniformare in tutto il mondo i criteri di tutela dell’ambiente e quanto fosse invece pericoloso affidarsi alla coscienza individuale . Ciò non solo per evitare rischi di scarsa formazione della coscienza alla protezione ambientale, quanto per prevenire l’errore della separazione tra fede ambientalista ed opere . Poi cominciò a far invitare alla Global Environmental Society ( di cui era GranCancelliere) esponenti della cultura cattolica , scienziati come Zichichi, intellettuali come Messori . Teologi della scuola tomista , ecc. Alla Ambientalista Università Malthusranense fece arricchire la biblioteca di libri di Colin Clark e fece istituire corsi di studio sul pensiero di padre Reginald Garrigou-Lagrange O.P. e Padre Tomas Tyn O.P.Decise di insignire poi con la massima onorificenza “(L’ordine del sacro ambiente” ) un famoso cardinale considerato ultratradizionalista ed inviso agli ambientalisti fin dal tempo del Concilio Ambientalista Universale. La spiegazione di questo comportamento, che viene fornita in via assolutamente riservata e confidenziale , risiede nelle illuminazioni avute dal nuovo governatore e dai suoi grandi elettori .Queste consistono sostanzialmente nella comprensione che la civiltà mondiale ,per tutelare realmente l’ambiente, deve prima tutelare la creatura umana ,e per farlo, deve obbedire alla volontà espressa dal Creatore nella Genesi ( cha va conseguentemente riaffermata ) .Pertanto deve riscoprire le verità del cattolicesimo e aprirsi al mistero cristiano professato dalla Chiesa cattolica . Questa apertura necessita una comprensione approfondita dei dogmi , dell’importanza dei sacramenti, della necessità che la libertà individuale , perché sia anche responsabile , sia subordinata ad una Verità assoluta.Ciò perché il vero ambientalismo non può essere nichilista. Tutto ciò riconoscendo che nel mondo, ormai globalizzato, è necessaria una religione universale fondata sul più importante riferimento identico per tutti : la dignità , sacra , dell’individuo , creatura di Dio. Altrimenti anche l’ambiente non sarebbe stato salvaguardato e avrebbe regnato il caos. Il capo supremo Abele I°, annunciò così l’opera di riforma della chiesa Ambientalista Universale facendosi aiutare dai più prestigiosi esperti del mondo cattolico e da quei responsabili ambientalisti che in cuor loro già si sentivano cattolici e pregavano incessantemente perché venisse nominato un Abele , un giorno o l’altro. Abele i° volle essere chiaro e bandire ogni forma di ambiguità nelle sue espressioni , persino a rischio di scisma ambientalistico e così dichiarò questi principi con un documento di magistero ambientalistico . In tal documento spiegò che l’origine di tutti i mali ambientali è il peccato e che la miseria ambientale è conseguenza della miseria morale . Arrivò persino a pronunciare una considerazione che sarebbe stata fino ad allora considerata blasfema , cioè che il problema ambientale era dovuto alle scelta errate degli ambientalisti. Fu molto chiaro nello spiegar che se l’autorità della chiesa Ambientalista di disperde e si trasforma in democrazia , immediatamente diverrebbe demagogia politica, adattandosi ai disordini dell’uomo che si riflettono nello sfruttamento dell’ambiente , non orientandone la ricerca del bene per la natura stessa. In pratica il manifesto di Abele I° fu : dobbiamo aprirci al cattolicesimo senza paura , dobbiamo incorporarne e abbracciarne i valori che sembrano rigidi e irrealizzabili, ma solo per l’abitudine a vivere male cosa è libertà senza verità . Dobbiamo costruire ponti con la salvezza eterna proposta dal cattolicesimo perché è la vera via per tutelare la natura creata da Dio . Il capo supremo poi premurosamente e caritatevolmente invitò tutti i membri della chiesa ambientalista più conservatori e dissidenti a rivolgersi personalmente a lui per esprimergli dubbi , volendo conoscere personalmente le ragioni di detti dubbi e dare spiegazioni personalmente e pubblicamente . (era il 1° di aprile ! ).



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