LEFEBVRE. NOTIZIA DI UNA NUOVA CONCESSIONE DA ROMA: ORDINARE SACERDOTI SENZA PERMESSO DEL VESCOVO DIOCESANO.

Marco Tosatti

Il sito web Rorate Coeli propone un’intervista video con il vescovo Bernard Fellay, il responsabile della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Trovate il link al video QUI.

Nell’intervista il vescovo afferma che “L’anno scorso, ho ricevuto una lettera da Roma, che mi diceva che potevamo ordinare liberamente i nostri sacerdoti senza il permesso del vescovo diocesano locale. Così posso ordinare liberamente, il che significa che l’ordinazione è riconosciuta dalla Chiesa, non solo valida ma in regola…Così questo è un passo in più nell’accettazione che noi siamo, lasciatemi dire così, ‘cattolici normali’”.

Nel video la dichiarazione che abbiamo appena riportato comincia al minuto 15.25.

Per l’anno giubilare il Pontefice aveva concesso ai sacerdoti della FSSPX le stesse prerogative e poteri estese agli altri sacerdoti . Successivamente da Roma è venuto il riconoscimento della validità dei matrimoni celebrati dai sacerdoti della Fraternità dei seguaci di mons. Lefebvre.

La dichiarazione appena resa nota di mons. Fellay costituisce di sicuro un ulteriore segnale della volontà di Roma di arrivare a una composizione della frattura nata nel 1982.

Ne abbiamo trattato di recente qui.

E’ un processo che presenta comunque difficoltà, anche per la resistenza e le perplessità presenti all’interno della Fraternità.

Come è stato detto più volte, la formula sarebbe quella della “Prelatura personale”, cioè di una diocesi senza sede territoriale. La dichiarazione di mons. Fellay ne è una conferma.



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ET – ET. UN LIBRO SU VITTORIO MESSORI. NEL TEMPO TRISTE DELLA CONFUSA CHIESA DELL’AUT – AUT.

Marco Tosatti

Esce un libro su Vittorio Messori, che intende proporre una serie di “ipotesi” intorno all’importanza dell’attività̀ intellettuale di un maestro nel campo dell’apologetica Cattolica. E’ un libro, agile, di facile lettura, ripercorre queste “ipotesi”, vie all’annuncio Cattolico suggerite da Messori ha suggerito di percorre nel corso di una ormai quarantennale attività̀.

Aurelio Porfiri, autore dell’opera, racconta: “Quando ho accennato a Vittorio Messori la mia intenzione di scrivere un libro che lo riguardava, va detto per onestà, sono stato cortesemente dissuaso dal farlo. Questo, non per sfiducia o altro, ma per quel profondo senso di riservatezza che c’è in Messori e per la paura che l’attenzione possa essere spostata su di lui, quando invece egli stesso ha speso tutta la sua vita perché́ l’attenzione fosse per il Cristo (ed anche per Maria, sua Madre, per la quale solo abbastanza tardi ha scoperto una devozione tale da dedicarle libri impegnativi). Ho dovuto rassicurarlo, gli ho spiegato che non era un libro biografico in senso stretto, ma un libro in cui, attraverso il suo lavoro di scrittore, si cercava di fare luce sul mestiere dell’apologeta, del giornalista, sull’essere cattolico a cavallo di due secoli. Spero si sia convinto delle mie buone intenzioni. Comunque, il risultato è questo libro, scritto materialmente in Hong Kong durante 10 intensi giorni, ma pensato concettualmente nell’arco di una intera vita, la mia, vita in cui i libri di Messori hanno avuto una grande importanza”.

E’ un testo che vuole presentare Messori a chi (ma è difficile trovarlo) non lo conosce; ma è soprattutto un testo utile per ricordare, in questi tempi in cui c’è chi rimprovera a Gesù di non aver usato registratori, alcuni concetti di base per non fare una caduta libera in un mare di banalità assolutizzate.

Porfiri mi ha chiesto di scrivere una prefazione. L’ho fatto con piacere, e ve la offro qui, consigliando la lettura del libro, e dell’intervista inedita che lo accompagna. E’ stata una salutare boccata di aria fresca, in questi tempi pieni di miasmi…

(Et‐et. Ipotesi su Vittorio Messori. Prefazione di Marco Tosatti. Hong Kong: Chorabooks. EBook (formato Kindle) Euro 8.99 ISBN 9789887725909
Cartaceo Euro 15.08 ISBN 978‐9887725916)


 

Deve essere veramente grande – e giustificata – l’ammirazione che Aurelio Porfiri ha per Vittorio Messori, per scrivere un libro su di lui; per ringraziarlo di essere stato lo strumento geniale di un percorso spirituale che non si è più fermato. Aurelio Porfiri è un uomo pieno poliedrico, sempre spumeggiante di iniziative di ogni genere; per cui scrivere un libro per dimostrare gratitudine e ammirazione va da sé. Tutto questo per dire che ci sono sicuramente moltie, ma davvero molte altre persone che libri non ne scrivono, però nutrono gli stessi sentimenti nei confronti di Vittorio Messori. E a ragione. Perché siamo di fronte a uno degli apologeti – e uso questa parola nel senso più nobile del termine, per fargli un complimento – più importanti dei nostri tempi. Non pensiate che esageri se mi vengono in mente nomi come quello di Chesterton, Clive Staple Lewis, Charles Peguy, per non citarne che alcuni.

Tutti protagonisti della grande sfida che da oltre due secoli impegna il mondo, anzi il Mondo e la Chiesa; e che in ultima analisi consiste nella domanda di sempre: si può ancora credere, e perché, e a che cosa?

La risposta di Messori è in positivo: sì, si può credere. Non solo: credere è la cosa più razionale che l’uomo di oggi possa fare, e credere a questa storia incredibile che ha origine nella Palestina romana di duemila anni fa.

Leggere il bel libro di Aurelio Porfiri non è solo gradevole ma utile e necessario. Perché ricorda tutte le razionali, fondate storicamente, puntigliosamente controllate battaglie per ricostituire la verità storica contro un paio di secoli – e un pezzetto di quello che stiamo vivendo almeno – di diffamazione, denigrazione e pura e semplice menzogna nei confronti dei cattolici, e della Chiesa cattolica. Perché gli attacchi sono sempre gli stessi, ripetuti in base alla propaganda, a cui quello che dice la Chiesa da’ fastidio anche e ancora oggi, come accadeva nel ‘700, nell’800 e nel ‘900.

Vittorio Messori ovviamente lo conosco da molti anni. E’ di qualche anno più anziano di me (sono nato nel 1947) e le nostre strade si sono incrociate più volte. La prima fu nel 1981, e allora per me era solo un nome. Il vaticanista della Stampa, Lamberto Furno, decise di lasciare, e andare a lavorare con Antonio Ghirelli in un giornale che non ebbe lunga vita. Si pose il problema della successione. Il vicedirettore della Stampa, Giovanni Trovati, con il suo fiuto usuale, voleva Vittorio Messori, autore di “Ipotesi su Gesù”, in quel posto. Il direttore, Giorgio Fattori, per motivi che non ho mai saputo, optò per il sottoscritto. E possiamo dire che questa scelta non so se sia stata fortunata per Vittorio, ma per i suoi lettori sì; perché gli ha consentito di dedicarsi quasi totalmente alla produzione editoriale, senza restare invischiato nella quotidianità dell’informazione, eccitante ed affascinante, ma sicuramente dispersiva.

Da allora ci siamo trovati – non fisicamente, ma spiritualmente sì – molte volte. In storie che hanno alcune caratteristiche comuni: entrambi ci siamo ritrovati cristiani da radici e vite certo ben lontane da madre Chiesa.

Il lavoro che Vittorio ha compiuto da allora – siamo negli anni ’70 – lo colloca egli stesso nel libro in una prospettiva storica: “È una storia che comincia da lontano. A partire dal Settecento, l’Illuminismo si propose soprattutto un obiettivo: sostituire la religione con la politica e la cultura. Intesa, quest’ultima, nel senso restrittivo, accademico. Non a caso, quella culturale divenne una vera e propria religione, con i professori (e, in genere, gli intellettuali) come nuovi sacerdoti che sostituissero i preti. Significativo l’uso del termine cattedra (il docente come cattedratico), soprattutto universitaria: non dimentichiamo che «cattedra» – da cui «cattedrale» – era il luogo dal quale il vescovo insegnava. Ora, il magistero passava ai professori. Alla devozione si sostituiva l’erudizione; al seminario il collegio universitario; al breviario il manuale; alla summa teologica quella enciclopedia delle scienze e delle tecniche che non a caso fu lo strumento cui subito gli illuministi misero mano”.

Da allora l’agenda non è cambiata: e Vittorio si è messo all’opera, e ancora lavora, per dimostrare che è un’agenda fasulla, e che credere, razionalmente, laicamente, senza rinunciare al proprio cervello è molto meno bigotto dell’alternativa. E dal momento che come scrittore è brillante, e la sua logica è stringente, ci riesce anche, e bene.

Siamo nel centenario delle apparizioni di Fatima, e non si può non citare quello che Vittorio dice di questo fenomeno straordinario,, ponendolo a fianco di un’altra mariofania, quella di Lourdes. “Ma l’atmosfera di Lourdes è pacata, serena. L’atmosfera di Fatima è invece drammatica, è gravida di segreti, gravida anche di eventi spettacolari, come il sole che si mette a roteare. È anche una apparizione inquietante: addirittura Maria spaventa i bambini, facendo vedere loro l’inferno. E quindi l’atmosfera a Fatima è diversa, è un’atmosfera apocalittica, escatologica, mentre quella di Lourdes è un’atmosfera serena… A Fatima

invece Maria conforta nel disastro già in corso, perché le ideologie del mondo si stavano davvero scatenando, appare in piena prima guerra mondiale. Perché durante la prima guerra mondiale? Perché questa guerra è stata quella dell’ideologia nazionalista dopo la quale arriverà, l’ideologia marxista. Il ventesimo secolo è stato chiamato il secolo delle idee omicide”.

A Vittorio sono grato, oltre che per la sua amicizia, per avermi insegnato tanto tempo fa come la Chiesa cattolica romana debba essere quella dell’et-et, e non quella dell’aut-aut. In essa sono convissute sempre anime differenti, e la saggezza dei Pontefici passati è stata quella di capirlo, riconoscerlo e accettarlo. Anche nella scelta degli uomini. Una prassi che nell’attualità che viviamo ci sembra trascurata; e infatti mai come in questo momento storico si percepiscono divisioni e fratture nella Chiesa.

Il libro di Porfiri termina con un’intervista molto familiare, cuore a cuore. E su un punto dobbiamo eccepire. Eccolo: “Lascio ad altri il giocare a fare i giovanilisti, sforzandosi di rimuovere quell’anagrafe che in realtà è implacabile. In fondo, l’11 febbraio 2013 – non a caso, credo, nella ricorrenza di Nostra Signora di Lourdes – in quel giorno in cui Joseph Ratzinger ha rinunciato al suo mandato di Pontefice, ho sentito che il mio tempo era finito. E’ finito soprattutto perché i miei Papi sono stati Giovanni Paolo II e, poi, Benedetto XVI. Adesso tocca ad altri misurarsi con altri pontificati”.

Eh no, Vittorio. Questa non te la facciamo passare. Un po’ di civetteria va bene, rientra nel personaggio che sei, ma è troppo presto per dire: “Oggi si fanno grandi preparativi per un qualunque viaggio turistico e ci si dimentica di prepararsi per il Viaggio per eccellenza, quello che ha per meta nientemeno che l’eternità”. Preparati come vuoi, ma non in silenzio; e per favore, non tirare i remi in barca. In una Chiesa in cui ci si tirano in testa gli aut-aut ogni cinque minuti c’è proprio bisogno che la tua penna ci ricordi ancora, e di frequente, la ricchezza dell’et-et, lo splendore e la grandezza che ciò ha significato per Roma. C’è più che mai bisogno di te, e della tua razionalità, quella che ha convinto così tante persone che credere è la cosa più logica, nel momento in cui il Preposito Generale della Compagnia di Gesù afferma che non sappiamo bene che cosa Gesù ha detto perché non c’erano registratori…(Parentesi: ma voi impegnereste la vostra vita sotto il Nome di Qualcuno che non si sa che cosa abbia detto realmente?). E tu vorresti calare le vele proprio ora? Ma ti pare?


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IN AUTUNNO IN ITALIA IL #BUSDELLALIBERTÀ. PER DIRE CHE UN BAMBINO È UN MASCHIO, E UNA BAMBINA UNA FEMMINA.

Marco Tosatti

In autunno, come già in Spagna e negli Stati Uniti, contro la propaganda del Gender portata avanti dalle lobbies LGBT, con la complicità del ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, comincerà a girare in Italia un autobus rivoluzionario.

Assolutamente rivoluzionario, perché dirà – lo porterà scritto sulle fiancate – qualche cosa di totalmente contrario al budino politically correct che ci viene quotidianamente instillato dalla televisione, dai talk show e dai mezzi di comunicazione principali.

Ecco la scritta scandalosa:

I BAMBINI SONO MASCHI

LE BAMBINE SONO FEMMINE

La natura non si cambia.

Stop Gender nelle Scuole

Clamoroso, no? Ma vedrete se non ci sarà chi griderà alla discriminazione…La notizia dell’iniziativa è stata data durante la Cena di Gala organizzata a Roma dopo la Marcia per la Vita di sabato da “CitizenGO” e da “Generazione Famiglia”. In quell’occasione è stato annunciato l’arrivo anche in Italia del #BusdellaLibertà. Un enorme pullman arancione che incomincerà il suo tour per l’Italia il prossimo autunno.

(Nella foto, da sinistra a destra: Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia, Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia, Massimo Gandolfini, Portavoce del Family Day, Maria Rachele Ruiu, coordinatrice circoli locali di Generazione Famiglia)

Gli organizzatori avvertono che daranno una comunicazione più ampia e dettagliata nell’imminenza dell’evento. “Come sempre, anche questo sarà possibile grazie alla vostra generosa partecipazione. Dobbiamo assolutamente tenere alta l’attenzione.

Per i nostri figli e nipoti. #InsiemePossiamo”.

CEI, ASSEMBLEA, NUOVA PRESIDENZA. PERCHÈ MONS. GALANTINO PREFERIREBBE MONS. MARIO MEINI.

Marco Tosatti 

Porque esta vez no se trata de cambiar a un presidente… recitava una canzone della mia lontana gioventù che Luis Badilla, grande architetto del sito paravaticano di diffusione di notizie ad usum delphini “Il Sismografo” conosce bene. Parliamo della Presidenza della Cei, e dell’Assemblea che si apre oggi.

Il Presidente uscente, Angelo Bagnasco, non riproporrà la sua candidatura (potrebbe farlo in via eccezionale, avendo già svolto due mandati). I vescovi saranno chiamati a votare una terna di candidati, fra cui il Pontefice regnante sceglierà.

Il presidente, per Statuto, deve essere un vescovo diocesano ordinario, cioè avere la responsabilità di una diocesi. E questo esclude immediatamente l’attuale segretario della Cei, Nunzio Galantino, che avrebbe, qualche tempo fa declinato l’offerta di una importante diocesi meridionale. Certo, questo gli avrebbe permesso di correre per la posta più ambita, e il suo nome era corso con frequenza. Ma lo esponeva anche al rischio di non ricevere abbastanza voti da entrare nella terna; a quanto sembra anche nel suo campo politico i pareri su di lui sono variegati. Se avesse corso per la presidenza, e si fosse trovato fuori della terna, non gli sarebbe rimasto altro che la sua diocesi. Niente più Avvenire, televisione cattolica, contatti politici, scelta dei nuovi vescovi. Troppo rischioso.

Però anche la scelta di restare a fare il Grande Burattinaio presenta dei rischi. Si parla di possibili presidenti. Uno è Gualtiero Bassetti, vescovo di Perugia, ex vice presidente per il Centro Italia. Il Pontefice lo stima, l’ha fatto cardinale, gli ha affidato le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo del 2016. Ma Bassetti ha già compiuto 75 anni, è in “prorogatio” – annunciata ufficialmente, però, e questo potrebbe essere un segnale – e finirebbe a 80 anno compiuti la sua presidenza.

Ci sono altri due nomi in posizione eccellente. Il primo è quello di Franco Giulio Brambilla, ordinario a Novara, teologo ed ex ausilare di Tettamanzi a Milano, un dei vescovi più progressisti del Paese. E poi c’è Mario Meini, vescovo di Fiesole, e vicepresidente Cei per l’Italia centrale. E’ un uomo mite, che non ama la prima fila, ed è il candidato di mons. Galantino, che lo vede come la persona ideale per quel ruolo. Con Meini presidente, il potere reale – è l’ipotesi – resterebbe saldamente nelle mani dell’attuale segretario generale. Poco cambierebbe rispetto ad ora. Business as usual.

Il che difficilmente accadrebbe invece se Franco Giulio Brambilla risultasse il candidato prescelto nella terna e dal Pontefice. Mons. Brambilla è un uomo deciso e volitivo. La sua elezione porterebbe a equilibri ben diversi a circonvallazione Aurelia.

L’altro candidato eccellente è l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E’ una figura storica di riferimento nell’episcopato italiano.

E il Pontefice che cosa vuole? Qualche tempo, quando qualcuno ha toccato con lui questo tema, mi dicono abbia risposto di volere che il nuovo presidente fosse “avanzato, avanzato, avanzato”. Traducendo: progressista. Non un uomo santo; un uomo avanzato.



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“IL DILEMMA DI BENEDETTO XVI”. LA FANTASCIENZA PUÒ AVERE IL DONO DELLA PROFEZIA?

Marco Tosatti

Questa mattina presto, girovagando a Porta Portese per bancarelle di libri usati, mi sono imbattuto in questo esemplare che mi ha fatto pensare: che anche gli autori di fantascienza abbiano il dono della profezia? Il racconto breve che da’ il titolo alla piccola antologia è stato scritto nel 1977 (sì, avete capito bene, nel 1977), mentre era ancora felicemente regnante Paolo VI, e dovevano venire Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e l’attuale Pontefice in carica.

Ho investito un euro, e ho soddisfatto la curiosità. L’autore, Herbie Brennan è un irlandese , autore di libri per adulti e ragazzi, librogame, giochi di ruolo e saggi di occultismo; ha una passione per psicologia, occultismo, spiritismo, religioni comparate, fisica, paranormale.

Ora se volete comprarvi il libro – credo si trovi ancora online – non leggete oltre.

Se invece non volete, vi riassumo brevemente la vicenda.

La storia ve la posso riassumere così: uno psichiatra ebreo viene convocato, in tutta segretezza, per verificare le condizioni mentali del pontefice, la cui residenza non è più a Roma, ma a Ginevra, in un Vaticano rifatto sulle rive del lago Lemano. Siamo sull’orlo di uno scontro fisico e militare fra la Chiesa Militante – potentissima – e un nuovo dittatore, che risponde, come Nerone e Hitler ai numeri interpretabili cabalisticamente come l’Anticristo: 666. Il Papa vede il dittatore, Victor Ling (un cognome cinese? non è chiaro) come l’Anticristo e desidera sapere se si tratta di allucinazione, o di messaggio sovrannaturale.

Steinmann – questo il nome dello psichiatra – dice: “la mia opinione è che siate sano”. Benedetto “si raddrizzò, come se gli avessero tolto un peso dalle spalle”, e ringrazia: “Questo faciliterà le nostre decisioni”.

Ma attenti: non è finita qui. Steinmann è il secondo ad aver esaminato il Papa. Il primo è il cardinale Giovanni Orsini, esperto in psichiatria. E’ Orsini che ha convocato Steinmann, dopo aver dichiarato anch’egli sano il papa. E qui c’è il colpo di scena. “Steinmann abbassò la voce a un soffio: ‘Il Papa è matto, cardinale Orsini’.

L’altro annuì gravemente: ‘Lo so dottore’.

‘Le sue allucinazioni sono il diretto risultato di una schizofrenia monodirezionale’.

‘Esatto’ convenne Orsini.

Ma perché tutto questo? Perché Orsini ritiene Ling molto malvagio e vuole che la Chiesa lo attacchi. Steinmann ha avuto una figlia uccisa da Ling, e Orsini lo sapeva quando l’aveva convocato, sicuro perciò che avrebbe confermato la diagnosi….

Buona domenica!



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ROMA: IN MIGLIAIA ALLA MARCIA PER LA VITA. UNA GALLERIA FOTOGRAFICA DI UN EVENTO STRAORDINARIO.

Marco Tosatti

Una grande manifestazione, piena di canti e colore è sfilata da piazza della Repubblica, a Roma, fino a piazza Madonna di Loreto, all’incrocio fra piazza Venezia e via dei Fori Imperiali. Lì era allestito il palco, su cui si sono susseguite testimonianze diverse. Numerosi, rispetto alle edizioni passate, i sacerdoti e le suore di tutte le nazionalità. Fra gli altri abbiamo visto il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, il vescovo ausiliare Atanasius Schneider, e l’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Vigano. Questo blog sarà una piccola rassegna fotografica di quello che abbiamo visto durante la marcia; ci scusiamo per la qualità sia delle foto. Cercheremo cui fare meglio in futuro…

 

 



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RATZINGER A FUMONE. BURKE A CAMPO DE’ FIORI. A QUALCUNO STANNO SALTANDO I NERVI.

Marco Tosatti

La lettura di tre notizie apparse ieri mi fa pensare che a qualcuno stiano saltando i nervi. E che stiamo entrando in una pericolosa fase di involuzione del genere: chi non è d’accordo col capo via la testa. Una degenerazione populista inedita nella vita della Chiesa moderna. Spero sinceramente di sbagliarmi; non è un modo di dire. Lo spero davvero. Però ci sono segnali tutt’altro che tranquillizzanti.

Il nodo, mi sembra di capire, ancora una volta consiste nella risposta non data – a un anno di distanza – dalle cinque domande rivolte al Pontefice da quattro cardinali su dei punti controversi della sua esortazione apostolica Amoris Laetitia. Domande rivolte in spirito di obbedienza, seguendo una procedura classica nella Chiesa, e cioè chiedendo al Pontefice a alla Congregazione per la Dottrina della Fede di dare un chiarimento. Due mesi dopo che le domande erano state rivolte, quando i cardinali hanno saputo che il Pontefice non aveva intenzione di rispondere hanno reso pubbliche le questioni. Che riguardano tutti, e che in buona sostanza si possono ridurre a una: è lecito, in peccato mortale e senza cambiare il proprio comportamento, fare la comunione?

Perché il Papa non voglia rispondere non lo sappiamo. Ci sembra di ricordare che un gesuita a lui vicino abbia detto che la ragione stava nel fatto che le domande erano ideologiche. Scusateci, ma suona un po’ debole. Compito dell’autorità è chiarire il proprio pensiero: e così facendo rende evidente se una questione è inutile o centrata. Nella Chiesa, in particolare, un’autorità che non risponde, compie il suo dovere?

Invece di una risposta si sono scatenati attacchi a non finire contro i quattro cardinali, e contro chiunque condividesse le loro perplessità. Non vogliamo credere, come ci è stato riferito, che il Pontefice abbia incoraggiato o dato il via libera ai suoi fedeli in questo senso. Ma non c’è dubbio che l’unico dei quattro che ancora ricoprisse una carica – Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta – sia entrato e sia ancora nel campo di tiro. Per quanto riguarda Malta, potete leggere qui, una ricostruzione. E forse è proprio la parresia di Burke che ha dato fastidio.

E veniamo così al primo dei tre episodi di ieri: lo sconcertante attacco personale del cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, un comportamento senza precedenti. Maradiaga nel libro intervista scritto insieme al confratello salesiano Antonio Carriero intitolato “Solo il Vangelo è rivoluzionario”, scrive di Burke nella prefazione, in relazione ai Dubia: “Quel cardinale che sostiene questo è un uomo deluso, in quanto voleva il potere e lo ha perso. Credeva di essere la massima autorità degli Stati Uniti”. E aggiunge: “Lui non è il magistero: il Santo Padre è il magistero, ed è lui che insegna a tutta la Chiesa. L’altro dice solo il suo pensiero, non merita ulteriori commenti. Sono le parole di un povero uomo”. Il punto è proprio questo: si chiede un chiarimento sul Magistero, che non viene dato. Ma per Maradiaga, grande sponsor del Pontefice, questo è un dettaglio insignificante. Che se la prende anche con una non meglio precisata “destra cattolica”, che vorrebbe “il potere e non la verità. Se dicono di trovare qualche eresia, tra virgolette, nelle parole di Francesco, si sbagliano di grosso, perché essi pensano soltanto come uomini e non come il Signore vuole”.

Colpisce la virulenza delle parole. Ma il dialogo e la misericordia, dove sono andati a finire?

Veniamo al secondo episodio, anch’esso significativo. Ne è protagonista un certo Andrea Grillo, laico, docente di teologia a Sant’Anselmo. Grillo sarebbe – secondo quanto ci viene detto – nella commissione, mai annunciata ufficialmente, e ufficialmente ignota al Prefetto del Culto Divino (cioè all’autorità che di questo dovrebbe occuparsi) per studiare se e come creare una messa a cui possano partecipare cattolici e protestanti insieme. Problemino non da poco, visto che il significato dell’eucaristia è totalmente diverso.

Il Prefetto del Culto è il cardinale africano Robert Sarah, nominato dal Pontefice, nel momento in cui doveva per ragioni di riforme varie spostarlo da dove era, cioè Cor Unum. Nella postfazione a un suo libro di prossima uscita, Benedetto XVI ha detto che con Sarah la liturgia è in buone mani. Non ci sembra un’affermazione scandalosa, se non per chi odia Sarah.

Questo Andrea Grillo, che non abbiamo l’onere di conoscere personalmente, si è scatenato. “Bisogna considerare bene la singolarità della situazione. Un papa rinuncia all’esercizio del proprio ministero petrino. Si apre la procedura di successione e viene eletto il successore. Normalmente ciò accade “mortis causa”. Quando la ragione non è la morte del predecessore, ma la “dimissione”, questo fatto apre per la istituzione un delicato caso di possibile conflitto di autorità. Che dovrebbe essere superato dalla “consegna del silenzio” del predecessore. Il quale, nella prefazione con cui esalta le doti del Prefetto Sarah, cita un testo di Ignazio di Antiochia che dice: “E’ meglio rimanere in silenzio…”. Se non solo parla, ma addirittura esalta un Prefetto che ha creato continui imbarazzi alla Chiesa e al suo successore, si apre un conflitto pericoloso, che richiederebbe comportamenti più prudenti e parole più responsabili. Si dovranno prevedere, in futuro, norme che regolamentino in modo più netto e sicuro la “morte istituzionale” del predecessore e la piena autorità del successore, in caso di dimissioni”.

Oltre ad altre cose sgradevoli e poco rispettose, Grillo ha anche detto: “Non può esserci coabitazione. Questo è ora del tutto evidente. Come è evidente che la veste bianca e la loquacità, oltre alla residenza, debbono essere dettagliatamente normate. Il Vescovo emerito deve allontanarsi dal Vaticano e tacere per sempre. Solo a queste condizioni è possibile configurare una reale “successione”…Le intenzioni di discrezione e di umiltà sono palesemente violate, in modo quasi scandaloso. E trovo veramente sconcertante che il Vescovo emerito di Roma lodi Francesco per una nomina che sa bene di aver contribuito pesantemente a determinare. Questo mi sembra il dato più grave, un segno di clericalismo e direi anche di una certa ipocrisia”.

La soluzione che possiamo suggerire è quella di Fumone, il castello in Ciociaria dove Celestino da Morrone finì i suoi giorni. Conosciamo bene almeno uno dei proprietari, se si vuole possiamo agire da mediatori. Scherzi a parte, di scandaloso c’è questo clima facinoroso mostrato dai fautori del nuovo corso. Una quantità di livore tale di cui forse qualcuno a Santa Marta dovrebbe preoccuparsi.

E infine veniamo al terzo episodio. Le parole del Pontefice a Santa Marta. Si parlava del problema dei pagani che vogliono diventare cristiani, e delle discussioni sul questo problema fra apostoli. Il Pontefice descrive così la situazione: “Il gruppo degli apostoli che vogliono discutere il problema e gli altri che vanno e creano problemi, dividono, dividono la Chiesa, dicono che quello che predicano gli apostoli non è quello che Gesù ha detto, che non è la verità”.

Alla fine si raggiunge una concordia, e i pagani possono entrare senza circoncisione fisica. Il Pontefice afferma che “è un dovere della Chiesa chiarire la dottrina” (ahi! Ahi! E i Dubia? N.D.R) affinché “si capisca bene quello che Gesù ha detto nei Vangeli, qual è lo Spirito dei Vangeli”:

“Ma sempre c’è stata quella gente che senza alcun incarico va a turbare la comunità cristiana con discorsi che sconvolgono le anime: ‘Eh, no. Questo che ha detto quello è eretico, quello non si può dire, quello no, la dottrina della Chiesa è questa…’. E sono fanatici di cose che non sono chiare, come questi fanatici che andavano lì seminando zizzania per dividere la comunità cristiana. E questo è il problema: quando la dottrina della Chiesa, quella che viene dal Vangelo, quella che ispira lo Spirito Santo – perché Gesù ha detto: ‘Lui ci insegnerà e vi farà ricordare quello che io ho insegnato’ -, quella dottrina diventa ideologia. E questo è il grande sbaglio di questa gente”.

Giochino: in quale dei due gruppi citati dal Pontefice collochereste Maradiaga e Grillo? E se i fanatici speculano sulle cose non chiare, perché non chiarire, quando se ne è richiesti, e si tagliano in radice le ambiguità?



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FATIMA. UN LIBRO DI SPIRITUALITÀ E TEOLOGIA DI PADRE LANZETTA SU PENITENZA E PECCATO.

Marco Tosatti

Il centenario delle apparizioni di Fatima è appena iniziato, e certamente nel corso di questi prossimi dodici mesi assisteremo a un proliferare di iniziative editoriali per commemorare e studiare quello che è stato senza dubbio il fenomeno sovrannaturale più straordinario degli ultimi secoli. Ma a quanti siano interessati ad approfondire da un punto di vista spirituale e teologico il messaggio che la Madonna ha dato ai tre pastorelli, e tramite loro a tutto il mondo permettiamo di suggerire la lettura di un’opera particolarmente ricca e approfondita: “Fatima. Un appello al cuore della Chiesa. Teologia della storia e spiritualità̀ oblativa”, di padre Serafino Lanzetta, dei Francescani dell’Immacolata, per i tipi delle Casa Mariana Editrice, Frigento (AV). E’ la casa editrice dove appaiono pubblicazioni dei Francescani dell’Immacolata.

Padre Serafino Lanzetta è un giovane brillante teologo, che ha già al suo attivo numerose pubblicazioni di cui ricordiamo fra l’altro “Il Vaticano II – Un Concilio Pastorale: Ermeneutica delle Dottrine conciliari” (Edizioni Cantagalli), e frequenti articoli, ospitati anche su l’Osservatore Romano.

La sua opera attuale ci sembra particolarmente importante in un momento in cui si sentono, anche da pulpiti ben elevati, genericità e banalità scoraggianti sul significato di quello che è stato detto e diffuso dai tre pastorelli, trascurando alcune delle caratteristiche principali e potremmo dire chiave per comprendere il genere e l’urgenza degli avvertimenti offerti al nostro ascolto.

Sin dall’inizio padre Lanzetta ci ricorda che “Ogni ideologia pretende di dire agli uomini le cose degli uomini, ma dimentica che l’uomo che parla solo con se stesso ben presto diventa una minaccia per se stesso e per gli altri; anche le cose umane presto diventano disumane e in nome delle idee si calpestano i viventi, gli uomini in carne ed ossa”. Il secolo che abbiamo appena lasciato alle spalle, ma anche quello di cui abbiamo percorso una minima parte, ne sono dimostrazioni lampanti; ne è un’ulteriore prova la disumanizzazione quotidiana di cui ci nutriamo. A Fatima “la Madonna ci ricordava che bisogna parlare con Dio, che bisogna pregare incessantemente con una preghiera, il Santo Rosario, che è lode incessante e richiesta incessante di misericordia e di salvezza dalla perdizione eterna”.

Il messaggio di Fatima, sottolinea il teologo, ci indica però un altro grande antidoto al male prodotto e vissuto nella storia:  la penitenza. E’ uno strumento essenziale per riparare al male fatto contro Dio e contro l’uomo, “purifichiamo noi stessi e la storia”. E ci prepariamo, rinnovati interiormente, ad accogliere quello che il futuro riserva. In mancanza di ciò, il male commesso continua a sedimentare nelle nostre vite, e nella storia del mondo:  “È utopico pensare che il male si autoredima, che prima o poi scompaia, senza un serio impegno ad estirparlo con la penitenza. Gli ideologi senza Dio pensano che il male sia solo un errore della storia”; ma così non è. “Fatima ci offre una splendida visione teologica della storia e ci dice: solo con Dio l’uomo può̀ continuare a vivere. Solo se viviamo per Dio vive anche il mondo. Cacciare Dio dal mondo e dal cuore dell’uomo porta all’autodistruzione”.

Il libro di Lanzetta entra poi nell’analisi dettagliata – in una luce di teologia e di spiritualità – dei singoli accadimenti relativi alle apparizioni, e alla travagliata gestione del messaggio da parte di suor Lucia dos Santos. Sarebbe troppo lungo – e lo lasciamo ai lettori – seguire questo percorso in un articolo solo. Vogliamo però ricordare ancora un punto fondamentale, e cioè quello della scomparsa del concetto di peccato dal nostro mondo.

“In un tempo in cui già̀ si profilava quella cultura dell’assenza del peccato che avrebbe imperversato tristemente più tardi o della sua giustificazione come irrilevante, la Madonna veniva a Fatima a parlarci della verità̀ di questo male. Si tratta di un male reale e non ideale come potrebbe sembrare, solo perché́ non lo tocco, non lo vedo… La tentazione odierna è quella di colpevolizzare sempre gli altri, di dire che sempre gli altri sono la causa del male e intanto il peccato è sempre e solo degli altri, anzi il vero peccato sono gli altri. In un mondo fortemente individualista, l’unico peccato è il limite al mio arbitrio”.  Quindi “Sono arbitro iniquo della mia vita e pertanto condanno a morte anche gli altri. Purtroppo non si riesce a vedere che c’è un male più intimo, più profondo del mio egoismo, che si nasconde proprio nel viluppo del mio individualismo e si chiama peccato”.



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TRE GIORNI PER LA VITA A ROMA. CONFERENZE, PREGHIERA E SABATO SI MARCIA IN DIFESA DEI PIÙ DEBOLI.

Marco Tosatti

Oggi, domani e dopodomani sono giornate importanti per i movimenti cattolici che cercano di difendere la causa della vita, in Italia e nel Mondo. Giovedì 18 maggio e venerdì 19 maggio si svolgerà a Roma una conferenza, il “Rome Life Forum” , che sarà seguito sabato 20 maggio dalla Marcia per la Vita che ormai da anni.

La conferenza è sponsorizzata dalla Society for the Protection of the Unborn Children (SPUC), da Human Life International, da Lifesitenews, dall’Associazione Famiglia Domani, e da Family Life International della Nuova Zelanda. John Henry Westen, direttore di Lifesitenews, commenta in questo modo l’evento: “Il Rome Life Forum del 2017 viene in un momento critico nella vita della Chiesa: cento anni dopo le apparizioni di Nostra Signora di Fatima che chiedono pentimento e conversione, e poco più di un anno dopo la pubblicazione di Amoris Letitia”, la discussa esortazione apostolica del Pontefice. “I movimenti pro-vita e pro-famiglia fronteggiano persecuzioni crescenti dentro e fuori la Chiesa. Nostra Signora ha mostrato ai tre bambini in Portogallo una strada chiara per rinnovare l’umanità e salvare le anime. Dobbiamo ascoltarLa mentre il disordine regna nella Chiesa e nel mondo”.

Fra gli oratori presenti al Forum ci saranno il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, e già Prefetto della Segnatura Apostolica; il cardinale Carlo Caffarra; il vescovo Athanasius Schneider, così come il professore Roberto de Mattei e John Henry Westen. Mons. Schneider parlerà sulla bellezza della famiglia e la fede cattolica; il card. Burke del segreto di Fatima e della nuova evangelizzazione, e il prof. De Mattei sulla storia delle rivoluzioni e i loro effetti sulla famiglia. Ogni giornata sarà aperta da una messa in San Pietro.

Inoltre Notizie Pro Vita organizza dalle 10 alle 13 del 20 maggio presso l’Angelicum una Conferenza Internazionale. Il 19 pomeriggio alle 18, al Pio Sodalizio dei Piceni, CitizenGo darà voce al suo fondatore, a Costanza Miriano e a Massimo Gandolfini. Infine il 18 alle ore 17 parlerà Janna Jessen, una leader pro life scampata all’aborto, invitata all’Università degli studi Romatre, dagli Universitari per la vita. Scandalosamente l’Ateneo all’ultimo momento su pressione di alcuni professori – un grande segno di democrazia e di apertura al dialogo – ha disdetto la disponibilità della sala, ma l’evento si terrà egualmente nei locali della cappellania.

Durante la Marcia oltre a donne che hanno subito o sono state salvate dall’aborto parlerà Stéphane Mercier, il professore che ha perso la cattedra all’università “cattolica” di Lovanio per aver definito l’aborto un omicidio durante una lezione, e non è stato difeso dai vescovi belgi.. Ci sarà poi la testimonianza importante di un imprenditore vicentino che ha pensato di premiare con un bonus bebè ogni donna della sua azienda in attesa di un figlio.

 

Come scrive Benedetta Frigerio su la Nuova Bussola Quotidiana “Sono migliaia ormai le persone che ogni anno si radunano a Roma per marciare ricordando al mondo i milioni di bambini uccisi da una legge degna solo di un regime che fa dei più piccoli e deboli una merce dei potenti. Parliamo della legge 194 per cui da quasi 40 anni, ogni giorno in Italia centinaia di medici uccidono su richiesta altrettanti bambini nell’indifferenza generale o comunque senza troppo scandalo. Ma c’è appunto un resto di Israele che pur non contandosi sa di dover salvare il seme ricordando la verità in pubblico, ‘come disse profeticamente papa Benedetto XVI nel 2012, quando la deriva laicista totalitaria cominciava a prendere piede’. Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita, spiega perché i risultati di questa manifestazione ignorata dai grandi media si vedranno nel lungo periodo, ma soprattutto come ‘marciare serve già ora a chi partecipa’”.

La Marcia patirà alle 15 da piazza della Repubblica per concludersi a piazza della Madonna di Loreto.

ORDINE DI MALTA. RIFLESSIONE A FREDDO SU FALSE ACCUSE, INTERESSI, RUOLO DEL PAPA E DIPLOMATICI. UNA BRUTTA STORIA.

Marco Tosatti

Adesso che il clamore intorno all’Ordine di Malta si è placato, e l’attenzione intorno all’antica istituzione è meno febbrile, mi sembra opportuno rivedere questa vicenda, mettendo in fila tutta una serie di elementi; quelli noti da tempo, e altri che sono emersi nelle ultime settimane, grazie anche e soprattutto alla pubblicazione da parte di kath.net di una relazione che un Cavaliere ha fatto, e distribuito internamente, dopo un’udienza con il Patrono dell’Ordine, il cardinale Raymond Leo Burke; e la pubblicazione, sempre da parte del sito tedesco, della lettera che il Pontefice scrisse al cardinale per dargli disposizioni su come agire.

Anticipo quella che è la mia sensazione, dopo aver esaminato questi fatti. E cioè che il Pontefice inizialmente ha visto con sconcerto la distribuzione di contraccettivi – forse anche abortifaciens – da parte di una sezione dell’Ordine; che ha chiesto provvedimenti; che questi provvedimenti ci sono stati, dopo vari tentativi da parte del Gran Maestro di risolvere la questione con dimissioni volontarie del responsabile; che – secondo quanto afferma Burke – il responsabile, cioè von Boeselager, in colloqui privati con Burke stesso non ha negato la validità delle accuse, tanto che non ha fatto ricorso contro il rapporto della Commissione interna; che dopo l’intervento della Segreteria di Stato, e in particolare del Segretario di Stato, Parolin, il Pontefice ha cambiato radicalmente atteggiamento; ha obbligato il Gran Maestro a dimettersi, ha esautorato Burke, ha commissariato l’Ordine e ha reinsediato von Boeselager, senza che questi sia stato scagionato dalle accuse per le quali c’era l’avallo della Congregazione della Fede.

Quindi si può tranquillamente inferire che per il giudizio del Pontefice la distribuzione di contraccettivi – anche abortifaciens – nella pratica ha contato poco, posto che il responsabile è stato premiato, e punito clamorosamente chi si era comportato secondo il suo ruolo, cioè il Gran Maestro Festing.

Si può dire anche che o per debolezza, o per disinteresse, o per altri motivi, il Pontefice si è fatto strumento da parte della Segreteria di Stato di tutta una serie di iniziative a dir poco discutibili; compreso il tentativo di far ricadere la responsabilità della crisi sul card. Burke, che non aveva fatto altro che eseguire quanto il Pontefice aveva indicato. Da un punto di vista storico, si può anche rilevare come una volta di più l’attuale regno sembri condizionato dalla presenza immanente, a volte nascosta ma efficace, della casta dei diplomatici, verso cui il Pontefice sembra mostrare una grande predilezione. Forse anche per il ruolo che alcuni di essi hanno giocato nella sua elezione. Evidente la parzialità della Segreteria di Stato nei confronti di una fazione di quelle presenti all’interno dell’Ordine di Malta, e cioè l’ala tedesca; inquietante che a questa vicenda si mescoli anche quella, tutt’altro che chiara di una grossissima donazione anonima di franchi svizzeri.

Ma ecco alcuni punti, elencati in fila. Negli anni passati emerge il caso della distribuzione di contraccettivi da parte dell’Ordine di Malta. Il Gran Maestro nomina un commissione d’inchiesta, he presenta il suo rapporto nel gennaio del 2016. Il rapporto parla della gravità e dell’ampiezza della distribuzione di contraccettivi da parte dell’Ordine, e riconosce il fatto, e la responsabilità del Gran Cancelliere (in precedenza Gran Ospitaliere) von Boeselager. Il rapporto dimostrava che Albrecht von Boeselager aveva accettato pratiche moralmente riprovevoli e aveva deliberatamente evitato di informare il Sovrano Consiglio e il Gran Maestro.

Il rapporto viene inviato alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per un parere. Il 12 marzo 2016 il card. Mūller scrisse una lettera a Festing che si chiudeva così: “La proposta del rapporto sopra menzionato è coerente con la dottrina e la prassi della Chiesa”. Il card. Burke incoraggiò allora Festing a convincere Boeselager a dimettersi. Che ci provò varie volte, ma incontrò il fermo rifiuto di Boeselager.

Il Papa ricevette il 10 novembre Burke e nelle parole del cardinale espresse “profonda preoccupazione e sconcerto per la pratica di distribuire contraccettivi da parte di una branca dell’Ordine. Mi ha esortato a collaborare diligentemente con il Gran maestro per assicurarsi che tutte queste pratiche cessassero e che i maggiori responsabili di ciò fossero appropriatamente puniti”.

Nella lettera del 1 dicembre il Papa affermava che “si dovrà evitare che nell’Ordine si introducano manifestazioni di spirito mondano, come pure appartenenze ad associazioni movimenti o organizzazioni contrari alla fede cattolica o di stampo relativista”. E diceva anche: “Andrà inoltre particolarmente curato che nelle iniziative e opere assistenziali dell’Ordine non vengano impiegati e diffusi metodi e mezzi contrari alla legge morale. Se in passato è sorto qualche problema in questo ambito” il Papa si augurava che fosse “completamente risolto. Mi dispiacerebbe sinceramente infatti se alcuni Ufficiali – come Lei stesso mi ha riferito – pur sapendo di questa prassi”, e qui il papa esplicta: “soprattutto la distribuzione di contraccettivi di qualsiasi tipo, non siano finora intervenuti per porvi fine”.

Aggiungeva: “Non dubito perciò che seguendo il principio paolino di operare la verità nella carità si riuscirà a entrare in dialogo con loro ed ottenere le necessarie rettifiche”.

Nella lettera si scrive che “Andrà inoltre particolarmente curato che nelle iniziative e opere assistenziali non vengano impiegati e diffusi metodi e mezzi contrari alla legge morale. Se in passato è sorto qualche problema in questo ambito, mi auguro che sia completamente risolto. Mi dispiacerebbe sinceramente infatti se alcuni Ufficiali- come Lei stesso mi ha riferito – pur sapendo di queste prassi riguardanti soprattutto la distribuzione di contraccettivi di qualsiasi tipo, non siano finora intervenuti per porvi fine”.

E’ stato detto, da fonti interessate a mettere in difficoltà Burke, che il Patrono, nell’incontro del 6 dicembre fra Festing e Boeselager a cui era presente, avrebbe chiesto le dimissioni del Gran Cancelliere. “Non gli ho mai chiesto di dimettersi” dice Burke,.

Burke chiese a Boeselager perché non avesse fatto ricorso contro la relazione della Commissione d’inchiesta, senza avere risposta. In due occasioni precedenti Boeselager quando Burke gli aveva chiesto di bloccare la distribuzione dei contraccettivi, si era rifiutato.

Parolin, in una lettera a Festing, accusava Burke di aver chiesto le dimissioni di Boeselager. Burke chiamò immediatamente Parolin, per chiedergli ragione dell’accusa, e Parolin rispose “che era una situazione di emergenza”. Ma al contempo la stampa di corte diceva più o meno apertamente che la crisi era colpa di Burke…E ancora alcuni siti-killer, specializzati in questa funzione, continuano a cercare di screditare il cardinale americano.

Festing si dimise, e firmò una lettera in cui diceva che Burke lo aveva influenzato a chiedere le dimissioni di Boeselager. Perché compì entrambi questi gesti? La risposta data a Burke fu che “L’obbedienza verso il Santo padre non gli aveva dato nessun’altra scelta”. Da cui si può capire che Festing si dimise e firmò la lettera non per sua volontà, ma a causa di una pressione morale esterna fortissima.

Abbiamo visto sopra che Festing non aveva avuto nessun risultato, per un lungo periodo, cercando di convincere Boeselager.

Perciò, al suo rifiuto di dimettersi dalla carica di Gran Cancelliere, lo aveva punito.

Boeselager ha subito fatto riferimento al Segretario di Stato, Parolin, con cui –afferma Burke – c’era un legame molto stretto da tempo.

Con l’entrata in campo della Segreteria di Stato cambia tutto. Viene nominata dal Vaticano una commissione – composta da persone coinvolte nella strana, anonima donazione di milioni di franchi svizzeri per la quale Burke chiede un audit indipendente.

Festing riafferma a buon diritto l’indipendenza dell’Ordine.

Il Vaticano gioca la sua carta di briscola: il Papa impone a Festing, in un incontro segreto, le dimissioni e la firma di una lettera in cui si accusa – ingiustamente – Burke.

Che cosa ha spinto il Pontefice a quella che appare un’inversione di rotta di 180 gradi, rispetto alla lettera e all’incontro di novembre?

Mi sembra che l’unica risposta possibile sia: un intervento massiccio della Segreteria di Stato. Che infatti riesce a far reinsediare Boeselager, che nessuno ha scagionato dalle accuse di aver tollerato e coperto la distribuzione di contraccettivi; a far esautorare di fatto Burke come cardinale patrono: gli rimane solo il titolo, ma nessun ruolo; a far nominare come Commissario per l’Ordine il N. 2 della Segreteria di Stato, mons. Becciu.

In buona sostanza: il Pontefice ha silurato le persone che stavano agendo in base alle sue istruzioni, per porre rimedio a un comportamento che sarebbe forse normale per qualsiasi altra organizzazione, ma non per una organizzazione della Chiesa, o che alla Chiesa si ispira.

Un’operazione condotta anche con l’aiuto di qualche – chiamiamola così – imprecisione, probabilmente voluta, e mai smentita.

E’ una storia che mal si concilia con le esortazioni che ascoltiamo quasi quotidianamente a non cadere in giochi di potere, nell’ipocrisia e nella scarsa coerenza fra ciò che professiamo e ciò che pratichiamo.



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