A PROVIDENCE, RHODE ISLAND, C’È UN VESCOVO CHE NON LISCIA IL PELO AL MONDO. AVERCENE…

Marco Tosatti

Ho letto sul sito del vescovo Thomas J. Tobin, di Providence, Rhode Island, alcune considerazioni che mi sono sembrate interessanti anche perchè poco in linea con il politicume corretto che troppo spesso si ascolta in giro anche negli ambienti di Chiesa. Il sito da cui abbiamo tratto queste considerazioni si chiama Rhode Island Catholic, ed è il giornale diocesano.

E più leggevo, più pensavo: fortunati i cattolici di Providence, Rhode Island, che hanno un vescovo che non ha paura di parlare e dire cose sagge, apertamente, senza sentire il bisogno di lisciare il pelo alla cultura dominante.

Giudicate voi se mi sbagliavo, e se non vorreste che anche in Italia si leggessero cose così.

Qualche pensiero sparso prima che mi prenda una piccola vacanza per l’estate, scrive Thomas J. Tobin.

– Sono appena passati due anni dalla pubblicazione della Laudato Sì, la storica enciclica di papa Francesco che ci chiama a un impegno rinnovato per la protezione dell’ambiente e la cura della terra, la nostra casa comune. E’ una sfida seria che dovremmo tutti comprendere e abbracciare perché è, dopo tutto, non solo una preferenza papale, ma un mandato divino, una componente importante della nostra fede cattolica.

– Detto ciò, le reazioni negative alla decisione del presidente Trump di ritirarsi dall’accordo sul clima di Parigi sono state sopra le righe, persino isteriche. Se possiamo essere d’accordo sulla necessità di controllare il riscaldamento globale e di proteggere l’ambiente, se sia o no l’accordo di Parigi il migliore o il solo strumento per raggiungere quell’obiettivo è un dibattito legittimo. Nella sua enciclica papa Francesco dice: “La Chiesa sa che deve essere incoraggiato un dibattito onesto fra gli esperti, rispettando opinioni divergenti”.

– E mi sembra anche che alcuni dei politici liberal e dei personaggi di Hollywood che hanno attaccato il presidente Trump sulla sua decisione sul clima potrebbero fare parecchio di più essi stessi per proteggere l’ambiente se rinunciassero ai loro frequenti viaggi internazionali, ai loro jet privati, agli splendidi yacht, alle residenze lussuose, alle feste sfarzose.

Da molte parti oggi continuiamo a sentire che la Chiesa deve “ascoltare” di più – i millennial, la comunità LGBTQ, i transgender, le femministe e un sacco di altri gruppi con agende particolari. Capisco. È importante che parliamo e ci ascoltiamo l’un l’altro, e so bene come chiunque che la consultazione è parte indispensabile della ita della Chiesa oggi. Comunque quando Gesù ha dato mandato agli Apostoli di andare avanti, ha dato loro il comando di insegnare, non di ascoltare, no?

– E mentre è istruttivo per la Chiesa ascoltare i gruppi con interessi speciali, è anche necessario che quei gruppi ascoltino la Chiesa, dal momento che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, conserva e promuove le verità del Vangelo e l’insegnamento di Cristo. Incontro e accoglienza sono pratiche virtuose, ma non a spese della verità.

– Nel commentare il declino nel numero di sacerdoti nella diocesi, una lettera recente nel Providence Journal suggeriva che la risposta alla mancanza di preti sia permettere preti sposati e donne prete. “Evolvere o estinguersi”, consigliava l’autore della lettera. In altre parole la Chiesa deve cambiare i suoi insegnamenti e se vuole sopravvivere e prosperare. “Prosperare…vuoi dire come le Chiese protestanti mainline?” mi sono detto.

Le Chiese protestanti mainline come è noto non stanno affatto prosperando, anzi. Anche se hanno preti sposati, donne prete e vescovi di entrambi i tipi.



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BUX: CRISI, DIVISIONI, APOSTASIA. É NECESSARIA UNA PROFESSIONE DI FEDE DEL PAPA. COME PAOLO VI.

Marco Tosatti

Il National Catholic Register pubblica un’interessante intervista di Eward Pentin a don Nicola Bux, un noto teologo italiano, scrittore (l’ultima sua opera è “Con i sacramenti non si scherza”) docente di teologia e consultore alla Congregazione per le cause dei Santi e per la Dottrina della Fede.

In essa si afferma che per risolvere la crisi in corso nella Chiesa relativa all’insegnamento e all’autorità del papa, il modo migliore sarebbe una dichiarazione di fede del Pontefice per correggere le sue parole e gesti “ambigui ed erronei” che sono stati interpretati in maniera non cattolica. Secondo Bux la Chiesa è “in una piena crisi di fede”, e le tempeste che la attraversano sono causate dall’apostasia, “l’abbandono della fede cattolica”.

Solo pochi giorni orsono è stata resa pubblica la lettera in cui il cardinale Caffarra, a nome anche di altri tre porporati, chiedeva (il 25 aprile) udienza al Pontefice per parlare dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e delle sue interpretazioni opposte. La lettera non ha mai ricevuto risposta. Mons. Bux commenta che “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali”. “Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina”.

Traduciamo qui un brano molto pregnante dell’intervista.

“Il punto è: quale idea ha il papa del ministero Petrino, così come è descritto in Lumen Gentium 18 e codificato dalla legge canonica? Di fronte alla confusione e all’apostasia, il Papa dovrebbe fare una distinzione – come Benedetto XVI fece – fra ciò che pensa e dice come studioso privato e quello che deve dire come Papa della Chiesa cattolica. Per essere chiari: il Papa può esprimere le sue idee come uno studioso privato su argomenti di discussione che non sono definiti dalla Chiesa, ma non può fare affermazioni eretiche, nemmeno privatamente. Altrimenti ciò sarebbe egualmente eretico:

Credo che il papa sappia che ogni credente – chi conosce le regole della fede o il dogma, che fornisce a ciascuno il criterio per sapere quella che è la fede della Chiesa, quello che ciascuno deve credere e ciò che ciascuno deve ascoltare – può vedere se sta parlando e agendo in un modo cattolico, o è andato contro il sensus fidei della Chiesa. Anche un solo credente può chiedergliene conto. Così chiunque pensi che presentare dubbi (Dubia) al papa non sia un segno di obbedienza, non ha capito, 50 anni dopo il Vaticano II, la relazione fra il papa e l’intera Chiesa. Obbedienza al Papa dipende solamente dal fatto che lui è legato dalla dottrina cattolica, alla fee che deve continuamente professare davanti alla Chiesa.

Siamo in una piena crisi di fede! Quindi, per fermare le divisioni in corso, il Papa, come Paolo VI nel 1967, di fronte a teorie erronne che circolavano poco dopo la conclusione del Concilio, dovrebbe fare una dichiarazione o professione di fede, affermando ciò che è cattolico e correggere quelle parole e quei gesti ambigui ed erronei – i suoi e quelli dei vescovi – che sono interpretati in maniera non cattolica.

Altrimenti sarebbe grottesco che mentre si cerca l’unità con i cristiani non cattolici e persino intese con i non cristiani, l’apostasia e la divisione siano alimentate all’interno della Chiesa cattolica. “Per molti cattolici è incredibile che il Papa chieda ai vescovi di dialogare con chi la pensa in maniera differente (per esempio i cristiani non cattolici) ma non voglia lui per primo affrontare i cardinali che sono i suoi consiglieri principali. Se il Papa non difende la dottrina non può imporre la disciplina. Come disse Giovanni Paolo II, anche il Papa ha sempre bisogno di conversione, per essere in gradi di rafforzare i suoi fratelli, secondo le parole di Cristo: ‘Et tu autem conversus, confirma fratres tuos’”.

Potete leggere l’intervista in inglese QUI.

 



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CRONACHE DALLA SATRAPINA, PAESE MICA TANTO FELICE. UNA FAVOLA VERA.

Cronache dalla Satrapina

In un Paese mica tanto felice c’era una florida Casta di Sacerdoti. Tanto floridi e grassi che potevano regalare una parte dei soldi che lo Stato versava loro ai Mini Satrapi di altri Paesi. Un aiuto cosiddetto di fraternità e solidarietà.

A questo scopo viaggiavano, portando sacchetti d’oro, un Sacerdote economo (che dopo poco riuscì ad aprire un sostanzioso conto nel Forziere Centrale Operativo della Super Casta) e il suo aiutante, l’Uomo di Fiducia. Che non era Sacerdote.

Portavano denari, ed erano bene accolti ovunque, come spesso chi porta oro.

Erano però, non si sa perché, particolarmente bene accolti oltre le acque nere da un Mini Satrapo della Zona, con cui divennero amicissimi. Il Mini Satrapo era anche un buon cuoco, e gli preparava piatti prelibati.

Un giorno, tornando nel Paese da uno dei loro viaggi, i due ebbero una sorpresa sgradita. I Prelati superiori della Casta avevano esaminato tanti documenti, e non erano rimasti per niente contenti del lavoro dei due. Il Sacerdote fu rimandato nella Zona di provenienza.

All’Uomo di Fiducia, dal momento che la Casta non licenzia mai nessuno, fu cambiato posto. Fu mandato lontano dai sacchetti di denari ad occuparsi di altre cose, fra cui passeggini.

Ma nel frattempo il Satrapo della Zona oltre le Acque Nere, quello di cui erano tanto amici, aveva fatto carriera.

Era diventato il Satrapo Massimo, il Satrapo più Satrapo di tutti.

Visti i guai, l’Uomo di Fiducia si rivolse subito a lui. Che gli dette, come nella canzone di De Andrè, il consiglio giusto. L’Uomo di Fiducia si rivolse a per ottenere soddisfazione a un Tribunale guidato da un Grande Fedele e Servitore del Super Satrapo. Il Grande Fedele e soprattutto Servitore non ebbe neanche bisogno di esaminare i pacchi di documenti che li Prelati della Casta ammucchiavano contro l’Uomo di Fiducia, uno più pesante e contundente dell’altro. L’Uomo di fiducia doveva avere ragione.

Il Satrapo Massimo poi convocò il Vice Capo della Casta, per convincerlo a essere conciliante con l’Uomo di Fiducia. Il Vice Capo fu refrattario; e invece di essere accomodante con il Satrapo Massimo presentò ricorso contro la decisione del Grande Fedele e Servitore.

Pochi giorni più tardi il Vice Capo venne mandato a fare il Satrapo di Zona altrove, e il suo posto viene affidato a un altro Sacerdote della Casta, l’Ancora Più Fedele. Che certamente era voglioso di compiacere il Super Satrapo, e rimettere al suo posto l’Uomo di Fiducia.

Passò qualche tempo ancora, e anche l’Ancora Più Fedele si stufò; l’Uomo di Fiducia, a quanto pare, fu così sciocco da mordere la mano dell’Ancora Più Fedele, che chiese al Satrapo Massimo di liberarsene…

Così accadde che il cerchio si chiuse, e l’Uomo di Fiducia, per decisione personale del Super Satrapo, fu promosso a lavorare proprio alle dipendenze del Grande Fedele e Servitore.

Domanda: ma quale ammontare di gratitudine, o di conoscenza, doveva avere l’Uomo di Fiducia, che non era neanche Sacerdote, per godere di tanta protezione?

Nel frattempo nelle fucine della Super Casta si stancavano fuochi e si sforzavano metalli a preparare fulmini incandescenti contro la Corruzione.

C’era chi rideva. E chi no.



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DUBIA. A.L. I CARDINALI. UNA LETTERA SENZA RISPOSTA, UN’UDIENZA MAI CONCESSA. IL SILENZIO DEL PAPA. PAURA DI UN CONFRONTO?

Marco Tosatti

La Nuova Bussola Quotidiana, il New Catholic Register e Settimo Cielo pubblicano oggi una lettera scritta il 25 aprile scorso dai quattro cardinali che hanno presentato i “Dubia” sull’Amoris Laetitia.

I cardinali Brandmūller, Burke, Caffarra, e Meisner nella lettera chiedevano un’udienza al Pontefice, per avere un chiarimento sui Dubia, e per esporre la situazione di confusione e smarrimento creatasi nella Chiesa a causa di interpretazioni opposte del documento emesso nell’aprile del 2016.

Nel settembre scorso i cardinali presentarono alla Congregazione per la Dottrina della Fede i “Dubia”, seguendo un metodo classico usato dai vescovi quando desideravano chiarimenti su un punto controverso.

Non c’è mai stata una risposta.

Ecco il testo della lettera:

Beatissimo Padre,

è con una certa trepidazione che mi rivolgo alla Santità Vostra, durante questi giorni del tempo pasquale. Lo faccio a nome degli Em.mi Cardinali: Walter Brandmüller, Raymond L. Burke, Joachim Meisner, e mio personale.

Desideriamo innanzi tutto rinnovare la nostra assoluta dedizione ed il nostro amore incondizionato alla Cattedra di Pietro e per la Vostra augusta persona, nella quale riconosciamo il Successore di Pietro ed il Vicario di Gesù: il “dolce Cristo in terra”, come amava dire S. Caterina da Siena. Non ci appartiene minimamente la posizione di chi considera vacante la Sede di Pietro, né di chi vuole attribuire anche ad altri l’indivisibile responsabilità del “munus” petrino. Siamo mossi solamente dalla coscienza della responsabilità grave proveniente dal “munus” cardinalizio: essere consiglieri del Successore di Pietro nel suo sovrano ministero. E del Sacramento dell’Episcopato, che “ci ha posti come vescovi a pascere la Chiesa, che Egli si è acquistata col suo sangue” (At 20, 28).

Il 19 settembre 2016 abbiamo consegnato alla Santità Vostra e alla Congregazione della Dottrina della Fede cinque “dubia”, chiedendoLe di dirimere incertezze e fare chiarezza su alcuni punti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia”.

Non avendo ricevuto alcuna risposta da Vostra Santità, siamo giunti alla decisione di chiederLe, rispettosamente ed umilmente, Udienza, assieme se così piacerà alla Santità Vostra. Alleghiamo, come è prassi, un Foglio di Udienza in cui esponiamo i due punti sui quali desideriamo intrattenerci con Lei.

Beatissimo Padre,

è trascorso ormai un anno dalla pubblicazione di “Amoris Laetitia”. In questo periodo sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa. Nonostante che il Prefetto della Dottrina della Fede abbia più volte dichiarato che la dottrina della Chiesa non è cambiata, sono apparse numerose dichiarazioni di singoli Vescovi, di Cardinali, e perfino di Conferenze Episcopali, che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato. Non solo l’accesso alla Santa Eucarestia di coloro che oggettivamente e pubblicamente vivono in una situazione di peccato grave, ed intendono rimanervi, ma anche una concezione della coscienza morale contraria alla Tradizione della Chiesa. E così sta accadendo – oh quanto è doloroso constatarlo! – che ciò che è peccato in Polonia è bene in Germania, ciò che è proibito nell’Arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta. E così via. Viene alla mente l’amara constatazione di B. Pascal: “Giustizia al di qua dei Pirenei, ingiustizia al di là; giustizia sulla riva sinistra del fiume, ingiustizia sulla riva destra”.

Numerosi laici competenti, profondamente amanti della Chiesa e solidamente leali verso la Sede Apostolica, si sono rivolti ai loro Pastori e alla Santità Vostra, per essere confermati nella Santa Dottrina riguardante i tre sacramenti del Matrimonio, della Confessione e dell’Eucarestia. E proprio in questi giorni, a Roma, sei laici provenienti da ogni Continente hanno proposto un Seminario di studio assai frequentato, dal significativo titolo: “Fare chiarezza”.

Di fronte a questa grave situazione, nella quale molte comunità cristiane si stanno dividendo, sentiamo il peso della nostra responsabilità, e la nostra coscienza ci spinge a chiedere umilmente e rispettosamente Udienza.

Voglia la Santità Vostra ricordarsi di noi nelle Sue preghiere, come noi La assicuriamo che faremo nelle nostre. E chiediamo il dono della Sua Benedizione Apostolica.

Carlo card. Caffarra

Roma, 25 aprile 2017

Festa di San Marco Evangelista

*

FOGLIO D’UDIENZA

Richiesta di chiarificazione dei cinque punti indicati dai “dubia”; ragioni di tale richiesta.

Situazione di confusione e smarrimento, soprattutto nei pastori d’anime, “in primis” i parroci.

Si presume che la richiesta d’udienza sia giunta al Pontefice nei giorni immediatamente successivi. E l’udienza non c’è stata, ed evidentemente non c’è stato, fra il papa e i cardinali, nessun contatto di altro tipo. Per questo motivo hanno deciso di rendere pubblica la richiesta di udienza; per evitare che i problemi sottolineati nei Dubia e nella lettera si cronicizzino, portando a letture talmente divergenti da svuotare alcuni sacramenti del senso che hanno sempre avuto nella Chiesa cattolica.

Che cosa accadrà adesso è molto difficile da prevedere.

Alcune considerazioni balzano agli occhi.

Il silenzio del Pontefice è inspiegabile.

La situazione paradossale esposta nella lettera è innegabile.

In Germania è corretto fare quello che in Polonia è peccato mortale, e questo vale per molti altri luoghi e diocesi del mondo.

Non voler vedere che un problema esiste, anche solo di logica, è inspiegabile; se non nell’ottica di una confusione voluta.

E’ possibile che l’udienza sia stata rifiutata perché si temeva che fosse il primo passo di una “correzione formale” di errore? Possibile. Ma chiudere le porte e celarsi dietro muri non risolve il problema.

Non rispondere è realmente abdicare a una responsabilità; non solo verso i cardinali, ma verso la Chiesa e il popolo di Dio.

 


 

Questo articolo è disponibile in spagnolo su questo sito: Como Vara de Almendro


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SINODO DEI GIOVANI. NEL QUESTIONARIO LA DIFESA DELLA VITA È “FIN DALLA NASCITA”. E PRIMA NIENTE?

 

Marco Tosatti

Dobbiamo ringraziare un lettore di Stilum Curiae che ci ha segnalato un interessante dettaglio del Questionario rivolto ai giovani per il Sinodo dei vescovi che si svolgerà nel 2018, e che si intitola appunto “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Fra le tante domande ce n’è una in cui si chiede ai giovani di mettere in ordine quelle che dovrebbero essere le priorità della Chiesa. E fra queste appare la difesa della vita. Ma attenzione: la domanda è formulata in questo modo:

“Una maggiore promozione e difesa della vita fin dalla nascita”.

Sarà una dimenticanza, certamente, anche se ci stupisce da parte del cardinale Baldisseri, gran maestro delle cerimonie sinodali, come abbiamo visto nel 2014 e nel 2015, e da a parte del sottosegretario Fabene. Ma dalla formulazione sembra che un grave problema sociale e antropologico siano gli infanticidi, cioè la soppressione dei bambini dopo che sono nati. E non l’aborto generalizzato e propagandato anche come metodo per risolvere gli eventuali problemi di sovrappopolazione del pianeta. E che faceva parte fino a qualche anno va delle battaglie della Chiesa cattolica.

Sembra incredibile, no? Però ormai forse bisogna abituarsi a non stupirsi più di tanto; se l’Accademia per la Vita come potete leggere QUI e QUI   ospita degli abortisti fra i suoi membri.

Del questionario, che potete raggiungere a questo SITO parlava il cardinale Lorenzo Baldisseri al SIR in questi termini:

“La decisione della Segreteria Generale del Sinodo di aprire un sito internet e di proporre in esso un questionario a tutti i giovani, nessuno escluso, risponde all’esigenza di coinvolgerli il più possibile nel cammino sinodale che la Chiesa sta percorrendo sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Con il sito, da un lato si vogliono fornire degli strumenti che possano far sì che la loro partecipazione divenga sempre più consapevole e coinvolgente. Dall’altro, si vuole dare visibilità alle iniziative che li vedono protagonisti.

Per mezzo del sito, vengono messe in rete informazioni, conoscenze, esperienze, iniziative. Il questionario è invece lo strumento attraverso il quale i giovani possono far sentire la loro voce, la loro sensibilità, la loro fede, ma anche i loro dubbi e le loro critiche, affinché il loro grido giunga ai Pastori, così come sono stati invitati a fare da Papa Francesco nella Lettera che ha indirizzato a loro all’inizio del cammino sinodale. Il questionario che si trova nel sito è diverso da quello contenuto nel Documento Preparatorio. Diverso sia nelle finalità che nelle domande. Infatti, si rivolge direttamente ai giovani invitandoli a ‘raccontare’ la loro vita, i loro desideri, i loro timori.

Attraverso le domande proposte, i giovani possono presentarsi, dire come vedono se stessi ed il mondo attorno a loro, come vivono le relazioni con gli altri e come si collocano rispetto alle scelte di vita. Si chiede loro di esprimersi circa il rapporto con la religione, la fede e la Chiesa. L’ultima serie di domande focalizza l’attenzione sulla loro presenza sul Web. Alla fine sono invitati a far sapere qualcosa di sé che non è stato chiesto nel questionario”.



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UN SORRISO DOMENICALE DA ROMANA VULNERATUS CURIA. NUOVE IDEE (GESUITICHE) PER IL CATECHISMO.

Marco Tosatti

Nel proliferare di commissioni segrete o quasi segrete nominate dal Pontefice regnante per rivoltare come un calzino consuetudini, tradizioni e usi obsoleti, e non al passo con i tempi, non possiamo non dare conto di quanto ci scrive il nostro informatore Romana Vulneratus Curia (RVC).

“Mi è stato confidato da un ‘insider’ che un gruppetto di teologi gesuiti sta studiando i grandi cambiamenti necessari al nuovo Catechismo. Per ora mi ha solo fatto sapere quelli riferiti ai Precetti generali della Chiesa, ma si è impegnato a anticiparmi le proposte che verranno sottoposte al Vertice nei prossimi tempi.

I nuovi cinque Precetti generali della Chiesa potrebbero diventare i seguenti (ancora sotto discussione naturalmente).

1°- Partecipare alla messa la domenica ed alle altre feste comandate , purché siano messe ecumeniche…

2°- Non mangiar mai carne, non solo il venerdì, per non offendere gli animalisti .

3°- Confessare i peccati almeno una volta all’anno, ma solo se l’assoluzione è preventiva.

4° -Comunicarsi pure quando si crede, a condizione però di ricevere la particola solo sulla mano (non in bocca) e senza genuflettersi.

5°- Sovvenire alle necessità della Chiesa, aiutandola a diventare povera…

6°- Non celebrare le nozze se non dopo un periodo adeguato di convivenza.



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IL PAPA IN LATERANO. CORRIDOIO PROIBITO AI SALUTI DI PRETI SUORE E LAICI. SOLO MIGRANTI E RIFUGIATI, PLEASE….

Marco Tosatti

A volte ci sono dei dettagli che valgono tutta la storia. E quello che ci hanno raccontato, e che stiamo per raccontarvi, secondo noi è uno di quelli.

Teatro della scena è San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma. Il Pontefice domenica sera, alle 19, celebrerà la messa del Corpus Domini; la processione tradizionale attraverso Roma del giovedì (a cui peraltro il Pontefice regnante non ha mai partecipato, a differenza dei predecessori. Correzione: ha partecipato nel 2013) è stata spostata a domenica, appunto.

Il giorno seguente, lunedì 19, il Pontefice sarà di nuovo nella sua sede, per aprire i lavori del Convegno Ecclesiale, un momento centrale nella vita della diocesi. Si fanno i bilanci dei dodici mesi, e si lancia l’attività per l’anno successivo. Il tema scelto per il convegno ecclesiale di quest’anno è: : “Non lasciamoli soli! Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti”.

Il Pontefice regnante farà un intervento introduttivo, una meditazione.

E adesso il dettaglio. Il Pontefice entrerà nel giardino, e passerà sotto il palazzo dove abitano i canonici. Si infilerà in un lungo corridoio, che dal giardino porta direttamente alla sacrestia, e poi alla chiesa dove si svolgerà la cerimonia.

Nel corridoio sono stati affissi – ci hanno raccontato – dei cartelli di divieto. Che divieto? Per proibire a preti, suore e gli eventuali laici di fermarsi nel corridoio per salutare il papa, perché a quanto pare quella zona deve essere esclusivamente dedicata all’incontro con i migranti e i rifugiati…Un incontro evidentemente già programmato perché non immaginiamo che migranti e rifugiati in maniera spontanea e autonoma si possano infilare nel giardino del Vicariato e da lì nel corridoio verso la sacrestia. E immaginiamo che ci sarà chi, pronto, riprenderà la scena di quest’ulteriore manifestazione di quella che sta assumendo sempre di più le caratteristiche di un’ossessione senile. Ci permettiamo di osservare che forse, su un tema i cui risvolti finanziari, malavitosi, di dubbia politica interna ed internazionale, oltre che chiaramente affaristici, emergono ogni giorno con più chiarezza, ci avrebbe fatto e ci farebbe piacere e conforto da parte del Vescovo di Roma e Primate d’Italia, oltre che Papa maggiore prudenza ed equilibrio. Anche in questa occasione, dove, in fondo, il centro dovrebbero essere i sempre meno cristiani delle etnie locali….

 



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SABATO 17 GIUGNO A ROMA SOTTO IL MIUR. BASTA GENDER NELLA SCUOLA. RISPETTO PER I GENITORI. SI PREPARA UN FAMILY DAY…

 

Marco Tosatti

Domani mattina, alle 10.30, davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, avrà luogo un ”flashmob” per ottenere dal Ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, risposte concrete per il riconoscimento effettivo dei diritti educativi dei genitori e delle famiglie su temi sensibili quali la sessualità e l’identità affettiva.

E’ noto che il Ministro Fedeli, superato l’imbarazzo della laurea conclamata e mai ottenuta (come peraltro il diploma di media superiore) è una tifosa dei progetti anti-discriminazione; il che vuole dire promuovere l’ideologia Gender nella scuola in maniera più o meno surrettizia e strisciante, senza che i cosiddetti cattolici al governo e nella maggioranza diano segno di un qualche fastidio per un’operazione che va contro persino quello che dice, ufficialmente, papa Francesco.

Si sono moltiplicati, nei mesi scorsi, i casi in cui l’ideologia Gender si è infiltrata nelle scuole, ad ogni livello, sin dai gradi di istruzione più bassi, grazie a insegnanti e presidi pesantemente ideologizzati, senza nessun rispetto né per gli alunni né per i genitori. E di questo non è possibile non far carico al ministro Fedeli, la cui nomina è stata sin dall’inizio criticata, oltre che per la mancanza di titoli e di esperienza specifica; oltre che per l’esempio pessimo dato inserendo nel suo curriculum dati falsi; anche perché la sua esperienza politica indicava chiaramente per quale motivo fosse stata nominata, e cioè promuovere l’ideologia Gender nelle scuole italiane.

Dunque, un flash mob davanti al Ministero per appoggiare due richieste precise. La prima è “la formalizzazione a livello normativo del consenso informato e preventivo richiesto ai genitori da parte delle scuole”; per difendere i gentiori, ed evitare che vengano scavalcati, spiega Massimo Gandolfini a “In terris “quando si tratta di decisioni educative che riguardano i loro figli”. E’ un diritto garantito dall’articolo 30 della Costituzione italiana, ed è necessario farlo rispettare.

Proprio perché la Costituzione venga rispettata in pieno si giunge alla seconda richiesta: “Chiediamo che le scuole istituiscano attività alternative per i figli di quei genitori che dovessero esprimere dissenso verso determinati corsi su temi altamente sensibili”. Inoltre – sottolinea il portavoce del Family Day – i genitori devono “essere coinvolti e ascoltati dalla dirigenza scolastica prima di formulare progetti didattici”. Proprio come è possibile per i genitori scegliere di non far seguire ai propri figli i corsi di religione, deve essere possibile evitare che seguano corsi di educazione sessuale, in cui ancora di recente si sono verificati episodi che hanno provocato scalpore.

Se per caso il ministro Fedeli dovesse fare orecchie di mercante, e mostrare scarso rispetto verso queste legittime richieste, non si esclude l’organizzazione di una grande manifestazione nazionale. “Faremo certamente un altro Family Day – assicura Gandolfini -, perché centinaia di migliaia di famiglie italiane non sono disposte a fare un passo indietro”. E soprattutto “Quando si tornerà alle urne inviteremo il nostro popolo a ricordarsi di chi non avrà accolto le nostre istanze, di chi avrà provato a strumentalizzarci così come di chi ci sarà stato vicino in questa battaglia”.

Come racconta “in Terris” i fatti, da gennaio ad oggi, non hanno regalato alcun conforto ai genitori italiani. “È di poche settimane fa la notizia proveniente da Milano, dove una preside di scuola elementare avrebbe rifiutato la richiesta di una madre di esonerare la figlia da un corso di educazione sessuale organizzato da associazioni vicine alla galassia lgbt. Recente anche la decisione di una maestra di una scuola elementare di Modena, la quale avrebbe consegnato ai piccoli alunni una scheda esplicativa dettagliata su come si svolge un atto sessuale”.

Singolare il commento di Valeria Fedeli relativo alla manifestazione. “Non riesco a capire perché vengano sotto al Miur a manifestare (…) Credo che abbiano sbagliato indirizzo”. Come se ella non fosse il Ministro della Pubblica Istruzione, e gli episodi di cui si parla non avvengano nelle scuole. E il Miur ha un atteggiamento di volontaria “evanescenza di fronte alle tante richieste formali da parte delle associazioni e della politica (segnalazioni, reclami, interrogazioni parlamentari”.

Il flash mob è organizzato da ProVita Onlus, NonSiToccaLaFamiglia, Articolo 26 e Generazione Famiglia.

E’ pronto anche un memorandum di consigli per i genitori, che pubblichiamo qui sotto:

Ricomincia la scuola: consigli per i genitori protagonisti e “in rete” per la libertà di educazione

 Fate rete con altri genitori, contattate e coinvolgete le associazioni di genitori che possono sostenervi e guidarvi.

Cercate di agire sempre insieme ad altri genitori: sarete più efficaci ed incisivi.

 All’atto dell’iscrizione leggete con attenzione il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa – link) in cui la scuola descrive la progettazione curricolare, extracurricolare ed educativa; verificate le revisioni periodiche. Non si può negarne la visione, essendo un documento pubblico che interessa direttamente i genitori. Di solito si trova sul sito della scuola.

Leggere bene anche il PEC (Patto di Corresponsabilità Educativa, obbligatorio nelle scuole secondarie – link) che il Dirigente deve proporre da sottoscrivere a famiglie ed alunni. Non tutte le scuole lo valorizzano e condividono. Se ci sono passaggi che non condividete non siete tenuti a sottoscriverlo in toto.

 Monitorate in particolare i progetti di educazione affettiva e sessuale e contro le discriminazioni ed il bullismo e la violenza “di genere” (svolti da docenti od operatori esterni) e tutti quelli proposti in applicazione del comma 16 della nuova legge “La Buona Scuola”.

 Costruite alleanze con il dirigente scolastico e i docenti. Chiedete i chiarimenti che desiderate (a voce o per iscritto) e condividete i vostri principi educativi, con modi distesi e collaborativi: l’aggressività̀ non paga! Richiedete eventualmente un incontro aperto a più genitori.

 Specificate che siete favorevoli al fatto che la scuola educhi al contrasto di ogni forma di discriminazione e alla parità tra i sessi; state semplicemente chiedendo, in qualità di genitori, che su temi etici sensibili e controversi dal punto di vista scientifico e pedagogico, venga rispettata la vostra facoltà di scelta e la vostra responsabilità educativa.

 Le iniziative extracurriculari vanno intese come facoltative anche se svolte in orario scolastico e la richiesta del consenso informato preventivo sarebbe obbligatoria: esso “viene dato dal genitore adeguatamente informato, che può decidere che il figlio minore non le frequenti, o da parte dell’alunno se maggiorenne” (il riferimento è alla Circolare del MIUR n. 4321 – link). Purtroppo però, accoglierlo è di fatto a discrezione del dirigente, in base all’Autonomia Scolastica e soprattutto in attesa di un pronunciamento ufficiale del Ministero sul comma 16 dedicato alla Parità dei sessi, della nuova Legge 107/15 (“La Buona Scuola”).

 Il riconoscimento del primato educativo dei genitori va comunque richiesto rispetto a tutti i temi educativi sensibili, anche se affrontati all’interno delle discipline; esso è riconosciuto dall’art. 30 della Costituzione Italiana e dall’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: la libertà di educazione è un principio incontestabile!

 Consegnate la richiesta scritta del “Consenso informato preventivo” (link – da far protocollare in segreteria), meglio se accompagnata da un colloquio con il Dirigente Scolastico.

Proponetevi come rappresentanti di classe e di istituto: questo è fondamentale! In ogni caso prendete contatto con i rappresentanti dei genitori

 Proponete iniziative educative condivise, lavorando in positivo e in maniera costruttiva. In poche parole: riprendiamo in mano la nostra responsabilità̀ educativa!

Per info scrivete a info@comitatoarticolo26.it o scuola@difendiamoinostrifigli.it

 

Questo articolo è disponibile anche in spagnolo cliccando su Como Vara de Almendro



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ARALDI DEL VANGELO. STILUM CURIAE OSPITA ALCUNE RIFLESSIONI SU DI LORO.

Marco Tosatti

Oggi Stilum Curiae offre uno spazio di commento a un ospite su un argomento particolare e specifico: gli Araldi del Vangelo, l’associazione di origine brasiliana nei cui confronti sta per partire una visita apostolica da parte della Congregazione per il Religiosi. La prima notizia è uscita su la Nuova Bussola Quotidiana, e poi c’è stata una precisazione di probabile fonte vaticana QUI. Ne parla oggi sotto pseudonimo una persona che conosce bene la situazione degli Araldi. Per sapere chi è l’Abate Faria, ci affidiamo a Wikipedia…

Seguiamo con interesse i recenti sviluppi che coinvolgono gli Araldi del Vangelo, istituto religioso di diritto pontificio che si ispira agli insegnamenti del pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira. Questi avvenimenti ci fanno sorgere dei pensieri:

a) se i video sono veri, e non abbiamo al momento elementi per dubitarne, certamente ci sono deviazioni dottrinali ed esagerazioni inaccettabili. Ci rallegriamo per la preoccupazione del Vaticano per l’integrità della dottrina cattolica. Speriamo veder applicato lo stesso rigore ad altre congregazioni religiose e alla loro leadership, visto che recentemente è stata messa in dubbio da alcuni l’affidabilità dei vangeli perché “non sappiamo veramente cosa Gesù ha detto”. Allora di che stiamo parlando?

b) lo stesso rigore dovrebbe essere applicato nella investigazione sulla gestione dei beni delle congregazioni religiose, oramai trasformate in alcuni casi in catene alberghiere piuttosto che in istituti di vita religiosa. Quando il Papa chiede di accogliere, perché non da un buon esempio imponendo alle migliaia di strutture religiose trasformate in alberghi di congedare gli ospiti che pagano un lauto prezzo per una camera, ed ospitare gratuitamente i bisognosi e i senzatetto? E che dire delle decine e decine di scandali finanziari che hanno travagliato congregazioni religiose di lunga storia e tradizione? Ad un’indagine rigorosa, chi si salverebbe?

c) La storia degli Araldi del Vangelo ha le sue complessità, intrecciata com’è a quella della TFP. Se ci sono state deviazioni, vanno sanzionate (si spera con vera giustizia, non giustizia dettata da altri interessi). Ma non si coinvolga il pensatore Plinio Correa de Oliveira, che ha avuto intuizioni importanti nel comprendere una certa evoluzione del mondo cattolico. Tutte quelle deviazioni e culti della personalità denunciati nell’ambito dell’indagine sugli Araldi, li aveva sempre respinti.

d) persone addentro alla cosa, ci dicono che molti fedeli si sono riavvicinati alla Chiesa e ad una sana dottrina cattolica grazie all’opera degli Araldi del Vangelo. Dovranno assistere queste persone al loro sistematico smembramento come è accaduto ad altre fiorenti congregazioni religiose prima di loro?

In definitiva, cui prodest? Ai posteri l’ardua sentenza.

Abate Faria



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QUESTA SÌ CHE È UNA NOVITÀ IN VATICANO. C’È UN ABORTISTA ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA.

Marco Tosatti

La Pontificia Accademia per la Vita ha da ieri quarantacinque nuovi membri ordinari. La cosa straordinaria è che uno di questi, il professore Nigel Biggar, è abortista. Secondo quanto riporta il Catholic Herald insegna ad Oxford, dove è Regius Professor of Moral and Pastoral Theology. In dialogo con il filosofo Peter Singer, nel 2011, secondo quanto ha scritto la rivista Standpoint, Biggar ha detto: “Sarei propenso a tracciare una linea per l’aborto a diciotto settimane dopo il concepimento, che è più o meno il primo periodo in cui c’è qualche evidenza di attività cerebrale, e quindi di coscienza. In termini di mantenere un forte impegno sociale a conservare la vita umana in forme limitate, e in termini di non diventare troppo casual per ciò che riguarda la vita umana , abbiamo bisogno di tracciare una linea in maniera molto conservative”.

Per giustificare quella che comunque sembra una palese contraddizione, fra difendere la vita umana, e decidere di eliminarla, Biggar ha detto: “Non è chiaro che un feto umano sia dello stesso tipo di cosa come un adulto o un essere umano maturo, e quindi meriti lo stesso trattamento. Allora diventa un problema di dove tracciare la linea, e non c’è nessuna ragione assolutamente cogente di tracciarla in un posto piuttosto che in un altro”.

Personalmente trovo che per essere qualcuno che insegna ad Oxford questa dichiarazione non sia uno sfoggio eccezionale né di semplice logica, né di scienza. Ma ciascuno è libero di non essere consequenziale in quello che dice e fa.

Non si capisce però che cosa ci faccia nella Pontificia Accademia per la Vita una persona che propone l’aborto alla diciottesima settimana, che corrisponde al quinto mese; potete trovare alcuni dettagli sulla situazione dell’essere umano al quinto mese su questo sito, che non è un sito pro-life, ma uno dei soliti di informazione generale frequentato da chi sta per avere un bambino.

Quella di Biggar è certamente una scelta che pone dei problemi, e soprattutto, ancora una volta, come spesso accade in questo regno, questioni importanti. Chi ha consigliato la sua nomina? Perché il responsabile della Pontificia Accademia, mons. Paglia, l’ha scelto, se era al corrente della sua posizione? Il Pontefice ne è stato informato?


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