PEZZO GROSSO HA LETTO “IL PAPA DITTATORE”. LA SUA OPINIONE È DIVERSA. LO RITIENE PIÙ CHE ALTRO UN PAPA SABOTATORE.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, vi ricordate Il Papa Dittatore, il libro scritto sotto pseudonimo da Marcantonio Colonna? Ne abbiamo parlato qualche tempo fa. L’ha letto anche Pezzo Grosso, che ne ha tratto impressioni e riflessioni interessanti. Eccole.

“Caro Tosatti, ho finalmente letto tutto il libro “Il Papa Dittatore” di Marcantonio Colonna. Non è stato facile capirlo; si direbbe scritto a più mani ed in alcune occasioni si riferisce a fonti non ben informate (basterebbe leggere nel cap. 2° il paragrafo “Un Papa abdica” o i riferimenti a Vatileaks, o ai casi Apsa e Ior, finanze vaticane, ecc.). Quello che è certo è che dalla lettura del libro non emerge la figura di un Papa dittatore, ma qualcosa di diverso, emerge la figura di uno “squilibrato” ( attenzione, ho detto che emerge dalla lettura del libro). Quella che viene definita “la Mafia di SanGallo” non voleva portare al soglio di Pietro un progressista che interrompesse il lavoro di restaurazione di Benedetto XVI, aveva scelto qualcosa di ben diverso, un qualcuno di cui (mi vien detto) diffidava persino il card. Martini, spiegando che se fosse stato nominato papa uno così i gesuiti sarebbero stati ancora una volta “soppressi per altri 200anni…”. Ecco perché un grande Cardinale, Principe della Chiesa, non ha mai perdonato (ancora oggi) Benedetto per aver rinunciato, spiegando che la rinuncia è un mezzo per raggiungere un fine, la nomina di un successore adeguato, che mai avrebbe potuto esser Scola. A Benedetto son sfuggiti di mano gli strumenti o proprio non li aveva più da tempo? Una figura, più che inadeguata, irrilevante, come quella descritta nel libro, non avrebbe mai potuto emergere se il fine della rinuncia di Benedetto fosse stato rafforzare il Pontificato. Ma quindi i veri responsabili son stati i cardinali che lo han votato in Conclave? Si direbbe proprio di si, magari anche, se si sta a quanto scrive il libro, ricevendo “istruzioni” alla quarta votazione? Perché tanto interesse alle riforme dichiarate ma non fatte? Il libro stesso lascia intendere che questo papa non è dove è per riformare e neppure per distruggere movimenti, ordini religiosi, per terrorizzare i conservatori, per dividere la chiesa o provocare scismi. Ciò sta avvenendo, certo, ma solo come conseguenza. Questo Pontefice sembrerebbe essere lì dove si trova soprattutto per umiliare e privare di credibilità l’autorità del Papa. Ecco, credo che su questo tema specifico andrebbe aperto un vero, grande dibattito”.

Pezzo Grosso


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

IL BUS DELLA LIBERTÀ A TORINO, NONOSTANTE IL TENTATIVO (LEGALE?) DELL’ASSESSORE DI BLOCCARE L’EVENTO GIÀ APPROVATO.

Marco Tosatti

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato, che dimostra – dopo l’episodio di Reggio Calabria – quanto dia fastidio alla sinistra e al M5S, oltre che alla lobby LGBT, chi cerca di difendere il diritto dei bambini a non essere confusi,  e dei genitori a scegliere e praticare l’educazione voluta per i loro figli. 

Comunicato stampa

Si è svolta oggi la tappa del Bus della Libertà a Torino nonostante i tentativi di boicottaggio dell’Amministrazione Comunale.

“La disobbedienza civile è un dovere se è in pericolo il nostro diritto di opinione e quello di difendere i nostri figli.”

L’Assessore in quota Arcigay Marco Giusta aveva revocato a poche ore dalla manifestazione l’autorizzazione già concessa e pagata per l’occupazione del suolo pubblico.

Si è svolta come da programma la tappa di Torino del Bus della Libertà, impegnato in un tour nazionale a difesa delle libertà educativa e contro i programmi “gender” nelle scuole. Oggi alle 11 presso il Rondò Rivella c’era tanta gente ad aspettare il Bus, anche per ribadire il diritto di pensiero e di parola, che evidentemente non tutti riconoscono a chi si permette di contrastare i dogmi delle Lobby LGBT.

La tappa del Bus della Libertà si è svolta ugualmente in disobbedienza civile alla revoca liberticida imposta dall’Assessore in quota Arcigay Marco Giusta, che ieri, a poche ore dall’arrivo del tour, ha fatto giungere la revoca dell’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico, già concessa e regolarmente pagata dagli organizzatori. Un evidente tentativo di boicottaggio che non ha però ottenuto il risultato sperato.

“Assurde sono le motivazioni che avrebbero portato a tale revoca: si afferma che l’informazione inviata agli uffici comunali avrebbe mascherato lo scopo del Bus con la difesa del sano sviluppo psico-affettivo dei bambini, ma che, invece, la nostra manifestazione avrebbe contenuti fascisti, razzisti, omofobi, transfobici e sessisti – ha dichiarato Filippo Savarese, Direttore delle Campagne di CitizenGO Italia- Ma il Bus della Libertà ha esattamente lo scopo dichiarato: sensibilizzare i cittadini sui danni che l’ideologia Gender diffusa nelle scuole arreca alla sana crescita dei bambini, rivendicando il diritto dei genitori di educare liberamente i loro figli. “

Il tentativo di bloccare il Bus della Libertà ha suscitato molto clamore, e non solo a Torino, con numerosi comunicati di sostegno politico arrivati nelle ultime ore, tra cui quello del Senatore Lucio Malan di Forza Italia, di Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia, del Vicesindaco leghista di Verona Lorenzo Fontana, che ha dato il benvenuto al Bus in vista della tappa nella città scaligera domenica 24 alle 10.30 in Piazza Bra.

I promotori hanno chiesto ai propri legali di verificare se la revoca della concessione già data e pagata sia legittima, data la totale assenza di tempo per ricorrere.

Prossima tappa ore 15:30 a Milano (Porta Venezia). Matteo Salvini ha annunciato il suo passaggio per salutare il Bus della Libertà e sostenere la campagna.


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

IL PAPA VUOLE DAI RICCHI LAICI AMERICANI 25 MILIONI DI DOLLARI PER L’ISTITUTO DERMOPATICO DELL’IMMACOLATA. PROTESTE E DIMISSIONI.

Marco Tosatti

Lifesitenews ha ottenuto alcuni documenti di prima mano che mettono in luce quello che sembra essere un grosso problema di finanze vaticane, di trasparenza e il ruolo personale e diretto del papa nel chiedere un finanziamento di proporzioni straordinarie per l’IDI, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata coinvolto negli anni scorsi in uno scandalo finanziario di grandi proporzioni.

La storia, molto succintamente, è questa. Alla Papal Foundation, un’associazione americana nata nel 1990 per aiutare san Giovanni Paolo II nei suoi progetti assistenziali ed educativi, è giunta una richiesta di un finanziamento di 25 milioni di dollari da destinare all’IDI. Una richiesta che vale dieci volte quello che è un normale finanziamento di quelli erogati dalla Fondazione, che è formata da generosi cattolici statunitensi. La documentazione presentata per questa richiesta non era soddisfacente, secondo critici interni. Ma è passata egualmente grazie al voto dei cardinali (Wuerl, che ne é presidente e Dolan) e dei vescovi del Consiglio. Il presidente del comitato dei revisori si è dimesso di conseguenza.

Dal 1990 la Fondazione ha erogato oltre 111 milioni di dollari in progetti educativi e assistenziali in tutto il mondo. L’IDI, alla chiusura dell’inchiesta giudiziaria che ha portato nel 2015 a 144 capi di imputazione per 40 indagati. Il passivo fotografato all’epoca era di 850 milioni di euro, una cifra colossale, superiore al debito nazionale di almeno una ventina di Paesi.

La richiesta di 25 milioni di dollari ha provocato reazioni da parte dei membri laici della Fondazione. Ora, per diventare “Steward” della Papal Foundation una persona deve “impegnarsi a dare un milione di dollari nel corso di non più di dieci anni, con una donazione minima di 100mila dollari alla’anno”, scrive Lifesitenews. Si può arguire che i membri laici sono persone che sanno che cosa sia il mondo della finanze e degli affari. La maggioranza del Consiglio però è composta da vescovi e da ogni cardinale che vive negli USA.

La richiesta straordinaria ha provocato opposizione da parte degli “Steward” laici; ma a dicembre, nonostante questo, il Consiglio ha votato l’erogazione di otto milioni di dollari della Fondazione alla Santa Sede. Seguita da un’altra erogazione di cinque milioni di dollari.

Il 6 gennaio il laico che operava come presidente del Comitato dei Revisori della Fondazione ha rassegnato le sue dimissioni, allegando una relazione del Comitato stesso con gravi obiezioni all’operazione.

“Come capo del Comitato dei Revisori e come Trustee della Fondazione, ho trovato questa erogazione carente di base, difettosa per quanto riguarda la scrupolosità e contraria allo spirito della Fondazione” scrisse il laico nella sua lettera. “Invece di aiutare i poveri in un Paese del terzo Mondo, il Consiglio ha approvato un’erogazione enorme e senza precedenti a un ospedale che ha una storia di pessima gestione, accuse criminali e bancarotta. Se a noi fosse stata permessa una tale sconsideratezza nelle nostre carriere personali non saremmo mai stati in grado di soddisfare i requisiti necessari a essere ammessi alla Papal Foundation”.

La relazione dei revisori nota che la “erogazione iniziale di otto milioni di dollari è stata mandata senza una documentazione di appoggio”. Il Consiglio ha ricevuto un fascicolo di informazioni, ma “carente dei dettagli essenziali”.

“Non c’era un bilancio. Non c’era nessuna spiegazione chiara di come i 25 milioni di dollari sarebbero stati usati. Le richieste di erogazione normali sono molto specifiche sul come i soldi verranno usati. Nel fascicolo c’era una proiezione finanziaria di una pagina, che diceva: 2017, 1.6 milioni di Euro di profitti. 2018: 2.4 milioni di Euro di profitti. 2019: 4.4 milioni di euro di profitti”.

“Su questi dati il nostro Consiglio di Direzione ha votato l’erogazione a questo ospedale traballante di 25 milioni dei nostri dollari faticosamente guadagnati…Ho sottolineato che non c’è stata nessuna doverosa scrupolosità professionale, solo un sacco di chiacchiere. Se le cifre presentate erano accurate, questa impresa commerciale dovrebbe rivolgersi a una banca. Non hanno bisogno dei nostri soldi. Se le cifre non erano accurate, non si poteva prendere una decisione”.

Il 19 gennaio dopo numerose chiamate e messaggi mail dei membri laici che appoggiavano i revisori dei conti, la Fondazione ha mandato una lettera, chiarendo che la richiesta veniva direttamente dal Pontefice. Fra le altre cose, si scriveva: “Molti di noi credono che se fosse stato per noi, avremmo detto al santo padre che la Papal Foundation non era in grado di aiutare in questa operazione – ma non eravamo nella stanza con lui….Abbiamo lavorato in unione con il papa fin dall’inizio. Non approviamo ogni richiesta che fa, ma è il Papa, e lo ascoltiamo, e lo ascoltiamo attentamente”.

Secondo Lifesitenews, è questo il primo scandalo che tocca la Papal Foundation, che nei suoi trenta anni di vita, sotto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ha elargito donazioni per i poveri nei Paesi più poveri del mondo. Ha aiutato nella costruzione di chiese, monasteri e seminari nelle nazioni povere, ospizi per malati di AIDS, e per giovani con problemi fisici e mentali.

Qui di seguito trovate alcuni dei documenti che Lifesitenes ha ricevuto, e che mette a disposizione.

PRIMO DOCUMENTO

SECONDO DOCUMENTO

TERZO DOCUMENTO


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

SONO I CRISTIANI I PIÙ PERSEGUITATI NEL MONDO. A ORIENTE E IN OCCIDENTE. STASERA IL COLOSSEO È ROSSO DEL LORO SANGUE.

Marco Tosatti

Oggi, questa sera, Il Colosseo si colora di rosso per ricordare il martirio dei cristiani nel mondo; non quello di secoli fa, ma quello di oggi. Come scriveva il Rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre, sintetizzato dal Servizio Informazione Religiosa:

La persecuzione de cristiani è più grave oggi che il qualsiasi altro periodo storico.

Non soltanto, infatti, i cristiani sono più perseguitati di qualsiasi altro gruppo religioso, ma un numero crescente di loro sta sperimentando le peggiori forme di persecuzione. Conseguenze dirette di questa grave condizione sono “l’esodo, la destabilizzazione e la perdita di speranza”.  In Siria i cristiani sono passati da 1,2 milioni a 500mila in cinque anni, nella sola città di Aleppo il numero è sceso di oltre il 75%, da 150mila a 35mila. In Iraq, si legge nel Rapporto, i cristiani lamentano una diminuzione da 275mila (metà 2015) a meno di 200mila di due anni dopo. “Non è da escludersi una possibile estinzione dei cristiani iracheni entro il 2020”

Se questa riduzione continuasse con lo stesso ritmo. Considerati nel loro insieme, i fatti accaduti in Siria e in Iraq mostrano come i cristiani locali siano stati vittime da parte dell’Isis di un genocidio, così come definito dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio adottata dalle Nazioni Unite. Lo stesso è accaduto in Nord Nigeria dove Boko Haram, affiliato allo Stato islamico ha messo in atto una campagna di violenze per assicurare che i fedeli non siano in grado di rimanere.

L’incapacità dei governi, denuncia il Rapporto, di intraprendere le azioni necessarie a fermare il genocidio e assicurarne i perpetratori alla giustizia – così come indicato dalla Convenzione sul genocidio – ha rappresentato un significativo passo indietro per i cristiani sofferenti.

 I risultati principali. Il Rapporto mostra che in Arabia Saudita “il Cristianesimo è illegale. Lo Stato sostiene di tollerare il culto privato dei non musulmani, ma le conversioni dall’Islam sono punite con la pena di morte”; in Cina“nuove norme hanno portato ad un maggior numero di chiese distrutte e croci rimosse. Le Chiese domestiche sono sotto crescente pressione affinché si conformino all’ideologia comunista o si sciolgano”; in Corea del Nord “i cristiani arrestati, considerati spie degli Usa, sono inviati automaticamente nei campi di internamento dove vengono uccisi o subiscono lavori forzati, torture, persecuzione, privazione di cibo, stupri, aborti forzati e violenze sessuali”; in Egitto “più di 100 cristiani sono morti in tre attentati a Tanta, Alessandria e Minya. Vi sono inoltre continui casi di copti uccisi da estremisti”; in Eritrea “misure ancor più repressive nei confronti dei cristiani, carcere per quanti si oppongono al crescente controllo governativo dei gruppi religiosi”; in India “drastico aumento degli attacchi anticristiani in seguito alle elezioni del marzo 2017. Nei primi mesi di quest’anno sono stati riportati 316 atti commessi ai danni dei cristiani”; in Iran “la Chiesa ha subito confische di terreni, rifiuti di visti e forme di sorveglianza e intimidazione”; in Iraq lo “Stato islamico ha cercato di eliminare il Cristianesimo nelle aree sotto il proprio controllo, facendo anche ricorso alla distruzione delle chiese e alle conversioni forzate”; in Nigeria“oltre all’azione di Boko Haram, un numero crescente di attacchi da parte dei pastori fulani ha devastato villaggi cristiani e ucciso molti fedeli. Rapporti della Chiesa locale indicano prove della complicità di governo locale ed esercito nella fornitura di armi e denaro agli estremisti”;

in Pakistan “la discriminazione ordinaria ai danni dei cristiani è in aumento, nelle scuole (i libri di testo incitano all’odio verso le minoranze), sul posto di lavoro (molti cristiani svolgono le mansioni più umili) e in ambito giudiziario”. In Siria “sono emersi racconti agghiaccianti di atrocità genocidarie commesse da Isis tra il 2015-2017. Un numero sproporzionato di fedeli ha lasciato il Paese, fino a metà della popolazione cristiana”. In Sudan“la persecuzione ai danni dei cristiani è aumentata, le leggi di pianificazione edilizia sono utilizzate come pretesto per distruggere le chiese e gli edifici di proprietà dei cristiani, nel tentativo di schiacciare il Cristianesimo” e, infine, in Turchia dove “tra gli edifici confiscati dallo Stato anche 50 proprietà della Chiesa siro-ortodossa. Presenti indicazioni di una continua intolleranza che si concretizza anche nell’islamizzazione di storici siti cristiani, come ad esempio l’Hagia Sophia”.

Aggiungiamo che mentre i mass media si occupano ampiamente dei morti del quartiere di Al Ghouta, in mano a terroristi islamici, fatti passare per “ribelli moderati” appoggiati dall’Occidente e da Israele, si dimentica di dire che da quel quartiere si bombardano quotidianamente i quartieri cristiani di Damasco, all’ora dell’uscita dalle scuole, per cercare di fare quante più vittime possibili fra genitori e bambini.

Per non tacere poi della persecuzione silenziosa e della discriminazione che in Occidente – e anche in Italia – basta vedere gli ostacoli frapposti al Bus della Libertà a Reggio Calabria e a Torino – in atto verso chi difende valori cristiani, o si batte contro l’ideologia Gender portata avanti dal governo e dal partito di governo, senza una risposta forte da parte della Chiesa italiana.

Vi invitiamo a vedere questo video preparato da ACS.


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

 

ROMANA VULNERATUS CURIA CI SCRIVE DAGLI USA. CI DICE: I CATTOLICI YANKEE SI STANNO STUFANDO. PREPARANO QUALCOSA.

Marco Tosatti

Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e nemici di Stilum Curiae) è in viaggio. Ma ha voluto renderci partecipi delle sue esperienze oltreoceano. Collegate, naturalmente, alle vicende della Chiesa. Ecco il suo messaggio.

“Caro Tosatti, sono RVC in visita “apostolica” negli Stati Uniti d’America. Negli ambienti (rimasti) cattolici che si preoccupano della sopravvivenza della nostra santa chiesa, si parla molto della cacciata dal consiglio dello IOR di Mary Ann Glendon, ex ambasciatrice Usa presso la Santa Sede ed ex Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, quella di cui il vescovo argentino Sanchez Sorondo è Segretario Generale e “deus ex machina”. Ovviamente i commenti hanno un valore di verità in funzione della provenienza e dei possibili pregiudizi verso il Pontificato, gli affari finanziari della Santa Sede e così via, perciò potrebbero esser anche un po’ ritoccati.

Le partecipo comunque due indiscrezioni, che ho ridimensionato nel tono, che potrebbero interessare i suoi lettori italici.

La prima è che alcune istituzioni cattoliche americane si sono stancate di veder dissipare in questo modo sia il patrimonio dottrinale, sia quello finanziario; e stiano preparando un’azione che, sempre come indiscrezione, mi dicono sarà piuttosto incisiva. Come si dice, o meglio come si diceva quando si parlava latino, siamo al “redde rationem”, cioè alla resa dei conti, almeno per quanto riguarda Ior, Apsa, ecc.

La seconda è più complessa per me da valutare. In una cena in un locale di midtown (a Manhattan) mi son trovato come vicino di tavolo un ex ambasciatore russo di origine ebraica, ora in pensione ma piuttosto lucido e consapevole. Mi sussurra all’orecchio (ed io mi son trascritto su un foglietto subito dopo): “But what do you think of the current Jesuit pontificate? We are worried for two reasons. First: until yesterday were you Catholics our lifesaver in case of danger, tomorrow? Second: Catholic education, which we do not naturally observe, but which we benefit from, what will the end be?”.

“Ma che cosa pensa del pontificato gesuita in corso? Noi siamo preoccupati, per due ragioni. Primo: fino a ieri eravate voi cattolici, i nostri salvagente in caso di pericolo. Domani? Secondo: l’educazione cattolica, che noi naturalmente non osserviamo, ma da cui traiamo benefici, che fine farà?”.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

SUPER EX CI PARLA DEL CONVEGNO DI APRILE SU CAFFARRA E I LIMITI DELL’AUTORITÀ PAPALE. E DELLA LIBERTÀ DI NEWMAN.

Marco Tosatti

Super Ex, ex di Avvenire, ex del Movimento per la Vita, ex di un sacco di altre cose, ma non ex cattolico, ci ha inviato una riflessione sul Convegno che si svolgerà a Roma, in aprile, a ricordo del card. Caffarra, e per discutere, oltre che della confusione nella Chiesa, anche dei limiti dell’infallibilità papale. E di quel grande uomo che fu il beato Newman; tanto più prezioso nei nostri tempi. Ecco la sua riflessione:

Caro Tosatti,

vengo a sapere dagli organizzatori del convegno intitolato “Chiesa dove vai? “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione” (Card. Carlo Caffarra)”, che si terrà il 7 aprile a Roma (The Curch Village (sala La Rambla), Via di Torre Rossa 94, ore 15), che uno dei cardinali presenti parlerà di alcuni aspetti del pensiero del cardinal John Henry Newman (1801-1890) beatificato da Benedetto XVI nel 2010, cioè solo 8 anni orsono.

Ho trovato questa scelta particolarmente opportuna e felice. Newman infatti è stato un gigante del pensiero, che forse la Provvidenza ha voluto darci in preparazione a questi tempi così confusi. Perchè? Proverò a dirlo in estrema sintesi: Newman è anzitutto un convertito, essendo passato dalla fede anglicana alla fede cattolica. Ebbe ad esclamare, infatti, che “a studiare la storia si smette di essere protestanti e si diventa cattolici”.

Otto anni fa Newman veniva beatificato, e nello stesso periodo, grazie alla Costituzione apostolica Anglicanorum coetibus, gruppi di ministri e fedeli anglicani lasciavano un’opera umana, la chiesa fondata dal re Enrico VIII, per tornare alla Chiesa di Roma, riconoscendo in essa la vera sposa di Cristo.

Otto anni dopo, la sola idea che dei protestanti o degli anglicani possano convertirsi a Roma, sembra quasi incredibile: la recente celebrazione in ambito vaticano di Martin Lutero e del suo scisma, preliminare a quello del sovrano inglese citato, ha reso molti fedeli del tutto convinti della superiorità del protestantesimo sul cattolicesimo oppure ha spento in loro il vero ecumenismo, che aspira all’unità in un solo ovile e sotto lo stesso pastore.

Inoltre sono venuti a cadere sia i motivi dello scisma di Enrico (che oggi otterrebbe, alla luce di Amoris laetitia, al massimo un buffetto dal suo confessore, nonostante le 6 mogli), sia il motivo del rientro degli anglicani, che dovrebbero sentirsi un po’ beffati vedendo che il loro abbraccio con la Chiesa cattolica, riconosciuta per la sua secolare fermezza dottrinale, ha coinciso con un apparente sgretolamento del suo edificio dottrinale. A tal proposito si dovrebbe ricordare che il vescovo Steven Lopes, alla guida del ramo americano dell’Ordinariato che raccoglie gli ex anglicani, è tra quanti, pur non avendo sottoscritto formalmente i Dubia, li ha condivisi e compresi (http://formiche.net/2017/01/20/cosa-dicono-gli-ex-anglicani-sulla-comunione-ai-divorziati-risposati/).

Tornare a Newman può essere molto opportuno anche per la sua lettura del dogma dell’infallibilità pontificia: dovendolo presentare agli inglesi, del tutto antipapisti, Newman si sforzò di evitare che il dogma definito dal Vaticano I venisse letto in modo “estremista” e determinasse una semplificazione: “se lo dice il papa, è per forza e sempre così”.

Newman arrivò a scontrarsi con quei cattolici che, nello sforzo apologetico, pur lodevole, dilatavano all’inverosimile l’infallibilità del pontefice: la realtà, diceva il cardinale ai tanti perplessi, che volevano sapere limiti e circostanze di questa infallibilità, è più complessa. E per spiegarlo illustrava, storicamente, i tanti errori dei pontefici, da san Pietro in poi, per concludere, in alcune lettere, che “l’infallibilità non è un modo di essere del papa, né uno stato mentale” e che “di certo il papa non è infallibile oltre il deposito della fede data in origine”. Il che significa che il papa “non ha un insito dono di divina conoscenza, ma quando parla ex cathedra, che dica poco o molto, è semplicemente protetto da dire il falso”.

C’è un ultimo motivo che rende la scelta di parlare di Newman in un convegno in memoria di Caffarra del tutto adeguato: l’amore del cardinale di Bologna per il suo omologo inglese, lodato per aver “legato la coscienza alla verità, a Dio” e per aver “radicato la verità morale e religiosa dentro la coscienza”.

Forse non è un caso che l’ultimo discorso di Caffarra, scritto ma mai pronunciato, avrebbe dovuto avvenire il 21 ottobre 2017 a Londra, proprio in un convegno su Newman. La conferenza di Caffarra si concludeva alludendo chiaramente ad una drammatica domanda: il liberalismo, cioè il principio antidogmatico, che Newman considerava il male della modernità, è oggi entrato anche nella Chiesa, in una predicazione che scinde coscienza e verità oggettiva e confonde misericordia e relativismo?

Questo la conclusione di Caffarra, il cardinale fermo e mansueto, consultato per decenni dai papi, ed emarginato duramente alla fine dei suoi giorni, nell’ “anno V della misericordia”:

«Di fronte a questa contraffazione della coscienza che cosa dobbiamo fare? La risposta di Newman è la seguente. «Troppe volte ormai il cristianesimo si è trovato in quello che sembrava un pericolo mortale; perché ora dobbiamo spaventarci di fronte a questa nuova prova? Questo è assolutamente certo. Ciò che invece è incerto, ed in queste grandi sfide solitamente lo è, e rappresenta solitamente una grande sorpresa per tutti, è il modo in cui di volta in volta la Provvidenza protegge e salva i suoi Eletti. Normalmente la Chiesa non deve fare altro che continuare a fare ciò che deve fare: “Mansueti hereditabunt terram et delectabuntur in multitudine pacis”».


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

VENERDÌ GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO CONTRO LA CONDANNA A MORTE DI ALFIE EVANS IN GRAN BRETAGNA.

Marco Tosatti

La macchina giudiziaria della morte in Gran Bretagna si è rimessa in moto. Dopo il caso di Charlie Gard, un altro bambino, Alfie Evans è stato condannato a morte da un tribunale. Alfie, di 21 mesi, è ricoverato all’ospedale pediatrico di Liverpool per una malattia neurologica degenerativa per cui non esiste una diagnosi. Un giudice dell’Alta Corte di Londra ha autorizzato i medici a far morire il bambino, contro il parere dei genitori, Tome Evans e Kate James, che invece avevano proposto di sottoporlo a un trattamento all’ospedale Bambin Gesù di Roma.

La decisione ha provocato immediate reazioni. Su Facebook è stato lanciato un appello a una giornata di digiuno e preghiera, per venerdì prossimo.

Questo è il link. 

Sempre su Facebook c’è chi riporta la posizione dei genitori, e quello che molti pensano.

Come ricorda il blog “In terris” la sentenza su Charlie Gard ha aperto la strada a altre sentenze di morte analoghe. “Alfie è in attesa di sentenza, – scriveva il blog prima del pronunciamento dell’Alta Corte – mentre Isaiah è già condannato e in attesa del processo di appello”. Analoga la situazione del piccolo Isaiah. l’Alta corte ha dato il placet ai medici del King’s College hospital di Londra, dove è ricoverato, a staccare la spina del bambino di appena 11 mesi, rimasto vittima di un grave danno cerebrale subito dopo la nascita e che sopravvive grazie alla ventilazione di alcuni macchinari. Dura l’opposizione dei genitori.

La mamma Takesha Haastrup ha commentato: “Quando gli parlo reagisce, lentamente, aprendo un occhio. Io vedo un bambino malato, che necessita amore e cure. Io lo amo e posso dargliele. Non è giusto affermare che non ha diritto di vivere”. “Dire che è in condizioni troppo gravi per aver diritto di vivere – ha proseguito la donna – non è giusto, non sta a loro deciderlo”.


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

L’ABATE FARIA INDIGNATO E DIVERTITO PER SANCHEZ SORONDO, LA CINA E LA DOTTRINA SOCIALE. CHE ANCHE IN VATICANO LATITA…

Marco Tosatti

Dopo un lungo silenzio è tornato a scrivere a Stilum Curiae l’Abate Faria. Ha infranto il silenzio quaresimale per indignazione. Indignazione per le frasi che Marcelo Sànchez Sorondo, il prelato della Pontificia Accademia delle Scienze, ha pronunciato sulla Cina comunista, che sarebbe l’unica ad applicare la dottrina sociale della Chiesa. Ne abbiamo già trattato, nei giorni scorsi, ma vediamo che cosa ne dice l’Abate, e che cosa dice dell’applicazione della Dottrina Sociale in Vaticano…

Un mio amico mi ha riferito dell’opinione di Mons. Marcelo Sánchez Sorondo secondo cui la Cina comunista è il posto dove meglio si applicherebbe la dottrina sociale della Chiesa. Ci siamo fatti due risate (con l’amico, intendo). Avranno riso meno in Cina coloro che devono sottostare all’applicazione di questa “dottrina sociale”. In effetti queste opinioni può darle solo un turista e anche molto superficiale.

Ma in realtà, parlando della dottrina sociale della Chiesa ed ascoltando alcuni amici dipendenti del Vaticano, se ora sappiamo quale è il paese che meglio la applica bisognerà che la Santa Sede non rischi di ritrovarsi fra coloro che peggio la mettono in pratica (quella vera, naturalmente, non quella “cinese”). Ricordo anni fa di un dipendente Vaticano che fungeva da sindacalista dire che la dottrina sociale della Chiesa non è certo applicata in Vaticano. Vaticano dove, accanto a buone e sante persone, sono radicati e crescono pratiche certo non evangeliche, discriminazioni fra clero e personale laico. Un laico di un certo peso in Vaticano mi raccontò che un cardinalone gli disse che lo considerava come il primo fra i laici al suo servizio, ma sarebbe sempre venuto dopo l’ultimo dei suoi preti.  Vaticano dove certo clero spadroneggia, anche sotto gli occhi del Pontefice che certo non approverà queste situazioni. Ripeto, tanti miei confratelli fanno il loro dovere di sacerdoti per il popolo di Dio, ma non pochi di quelli che fanno carriera in Vaticano vengono promossi non per integrità personale, competenza e santità di vita, ma per oculato servilismo, mirate delazioni e smodata voluttà di potere.

Abate Faria


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

BESTIARIO QUARESIMALE. SANTITÀ, NON CREDA A QUELLO CHE LE RACCONTANO. LEGGA CHI LA CRITICA. VEDRÀ CHE DOPO STARÀ MEGLIO.

Marco Tosatti

Avrei voluto commentare e condividere con i lettori di Stilum Curiae le parole del Pontefice ai gesuiti dell’America Latina che padre Antonio Spadaro ha pubblicato in esclusiva sul Corriere della Sera. Come sempre, maiora premunt, e come sa chi legge Stilum Curiae cerco, nei limiti del possibile, di postare un solo articolo al giorno. Così mi trovo adesso a farvi partecipi di qualche pensiero, relativo alla parte del colloquio che riguarda direttamente l’informazione.

Diceva il Pontefice:

<Per salute mentale io non leggo i siti internet di questa cosiddetta “resistenza”. So chi sono, conosco i gruppi, ma non li leggo, semplicemente per mia salute mentale. Se c’è qualcosa di molto serio, me ne informano perché lo sappia. È un dispiacere, ma bisogna andare avanti. Quando percepisco resistenze, cerco di dialogare, quando il dialogo è possibile; ma alcune resistenze vengono da persone che credono di possedere la vera dottrina e ti accusano di essere eretico. Quando in queste persone, per quel che dicono o scrivono, non trovo bontà spirituale, io semplicemente prego per loro. Provo dispiacere, ma non mi soffermo su questo sentimento per igiene mentale>.

Ecco, la prima cosa che mi ha colpito è il riferimento alla salute mentale (ripetuto due volte e poi come “igiene mentale” alla fine del paragrafo). Uno potrebbe pensare che è per la tranquillità dello spirito, per non cadere nella tentazione dell’ira, o del nutrire sentimenti malvagi e negativi verso i responsabili, che un papa evita di leggere critiche o affermazioni sgradevoli. Anche se, da giornalista, penso che sia necessario leggere tutto, e in particolar modo quello che non collima con la tua visione del mondo, della vita, della religione. Ma è interessante notare quel riferimento alla salute mentale; che peraltro non è il primo che il Pontefice fa, a parte il famoso riferimento alla psicologa ebrea degli anni da gesuita a Buenos Aires. Come se quelle critiche potessero disturbare un equilibrio. Il che, conoscendo il temperamento impulsivo e umorale dell’interessato, può essere ben plausibile.

Sul dialogo credo sia meglio, caritatevolmente, non soffermarsi. La storia dei Dubia, delle lettere personali, di cardinali e vescovi, e la vicenda di persone come mons. Ricardo Livieres Plano, cacciato da Ciudad del Este senza aver potuto incontrare il papa, nonostante le ripetute richieste, non avvalorano le parole del Pontefice. Ci sembra di non sbagliare se le consideriamo una formula quasi dovuta, un noblesse oblige, e poco più.

È interessante invece il riferimento ai siti internet e ai blog. È un riconoscimento del fatto che i media mainstream hanno un ruolo debolmente critico nei confronti dell’istituzione, a differenza di quanto accadeva con Benedetto XVI. Un elemento, quello della simpatia mediatica di cui gode il Pontefice molto interessante e che meriterebbe di essere analizzato in dettaglio, esaminando anche le singole testate e i singoli giornalisti. È evidente però che il ruolo di contro-informazione viene svolto in maniera quasi totale dai blog e dai siti internet. E in un periodo così evidentemente drammatico per la vita della Chiesa, è un compito vitale e importante, con buona pace della salute (igiene) mentale delle persone coinvolte.

Ora, è vero che sono legione quelli che considerano il papa eretico? Leggendo parecchi di questi commentatori, direi proprio di no. Se ci sono, sono una minoranza. Ma è vero che molti sono critici dei gesti di governo del Pontefice, del suo stile di ministero, della discrepanza fra alcune – non frequenti, ma chiare – affermazioni di principio su temi sensibili e la scelta di persone che nei fatti e nelle azioni smentiscono o rendono vacue le enunciazioni di principio. “Como habla lindo Bergoglio!” dicevano a Buenos Aires, salvo poi vedere tradite le parole dalle scelte fattuali.

Sappiamo, per sua stessa ammissione, che il Pontefice legge soprattutto il giornale punta di lancia della sinistra libertario-individualista-mondialista italiana. Certo, lì non ne troverà di critiche. Ma il sospetto – avendo studiato un poco la storia umana e da arcivescovo del Pontefice – è che non siano le accuse eventuali e rare di eresia, che non vuole ascoltare. Sono proprio le critiche tout court che gli danno fastidio, come accade a certi tipi di personalità, ed è per questo che, onestamente, parla di salute mentale. Certo è più facile – e in questo i corifanti di cui è circondato lo aiutano – squalificare in partenza le voci non omologate sotto un’etichetta che sia di stigma. Umilmente, possiamo darle un consiglio, Santità? Li legga, li legga, questi blog! Senza paura! Vedrà che a costo di qualche ulteriore disequilibrio ne troverà giovamento.

 Gli abusi, Barros e le improvvise grida di battaglia.

Dopo il caso Barros, di cui ci siamo occupati qualche giorno fa, il tema abusi ha vissuto accelerazioni mediatiche continue. Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede si è premurato di informare che il Pontefice riceve frequentemente vittime di abusi da parte di ecclesiastici. La commissione vaticana sugli abusi è stata riattivata, con la conferma di alcuni membri e l’immissione di nove nuovi membri, e la presidenza è stata di nuovo affidata al cardinale di Boston Sean O’Malley, che aveva espresso le sue critiche alle parole del Pontefice sulle vittime di Karadima.

E dei giorni scorsi c’è la riapertura del caso di Ponticelli. Come leggiamo su Il Mattino: “In Vaticano si riapre il caso del prete di Ponticelli accusato di pedofilia. Papa Francesco ha richiesto «ulteriori e immediati» accertamenti. Vuole vederci chiaro. Vuole capire se le indagini svolte durante questi anni dalla diocesi di Napoli e, in seguito, dalle autorità competenti vaticane, relative alle accuse di abusi ai danni di alcuni bambini, e terminate nel 2016 con un’archiviazione, siano state fatte o meno accuratamente. Vuol capire se la procedura investigativa sia stata adeguatamente rispettata in tutte le fasi previste. Vuole che sia illuminato ogni singolo aspetto ancora oscuro della complessa vicenda. Dopo il racconto inquietante di una presunta ulteriore vittima di abusi, recentemente affiorato dal silenzio dopo anni, Bergoglio ha sollecitato le strutture d’Oltretevere ad attivarsi in base alle nuove «evidenze», e ad approfondire il dossier, per verificare se il caso non sia stato chiuso un po’ troppo frettolosamente dalla diocesi napoletana. Il Papa vuole capire che cosa esattamente, a suo tempo, abbia indotto chi investigava ad interrompere le inchieste e disporre l’archiviazione”.

La sensazione è che si voglia cancellare la pessima impressione lasciata dal viaggio in Cile, una visita segnata profondamente dal caso Karadima/Barros con una raffica di notizie battagliere, tese a dimostrare quanto il Pontefice è ardente in questa battaglia…Anche se la nomina del cardinale Mahony, ex di Los Angeles, a suo rappresentante a Stranton, nella messa che celebra i 150 anni dell’arcidiocesi è sembrata una nota discordante. Mahony è stato “liberato” da ogni incarico a Los Angeles nel 2013, in seguito alle accuse di aver fatto poco o niente per impedire abusi dei suoi preti dal 1985 in poi. Purtroppo come Danneels, e come Murphy o’Connor, anch’essi toccati dal problema di, diciamo così, una scarsa sensibilità agli abusi, fa parte del cerchio di consglieri papali. Contraddizioni.

Ancora sulle critiche. Giannizzeri in azione. 

E per tornare alle critiche, bisogna dire che il cerchio di consiglieri mediatici e spin doctors sui mass media del Pontefice, laici e ecclesiastici, non riposano mai. Casualmente girando su twitter abbiamo trovato un paio di cosette che vi offriamo. La prima è di Austen Ivereigh, già uomo stampa del card. Murphy O’Connor, grande amico e consigliori del Pontefice.

Riporta un tweet del Tablet, in cui si dice: “Papa Francesco ha criticato quelli che fanno accuse di eresia e credono di possedere la ‘vera dottrina’ della Chiesa, dichiarando che non è possibile dialogare con loro”. Come abbiamo visto, il Pontefice si riferiva ai blog e ai siti internet. Ivereigh però ne sa di più, della “pensée profonde” del Pontefice, e commenta: “Il papa risponde ai Dubia: ‘Quando non posso vedere bontà spirituale in quello che quelle persone dicono o scrivono, semplicemente prego per loro”.

Sempre giracchiando su Twitter, troviamo un’altra perla, in cui addirittura si chiede la testa di un ottimo collega, Raymond Arroyo, della catena televisiva EWTN. In un tweet il collega Eward Pentin, del National Catholic Register, scriveva: “Robert Royal e Gerald Murray dissezionano il discorso di Antonio Spadaro a Georgetown, l’approccio del Vaticano alla Cina e i seminari del cardinale Cupich su Amoris Laetitia con Raymond Arroyo”. Commentava Tony Annett: “Non fate errori, questi attacchi ad Antonio Spadaro e il cardinale Cupich rappresentano una ‘guerra totale’ a papa Francesco. È tempo di interdire EWTN finché non si sbarazzi di Raymond Arroyo”. Dialogo e misericordia a go go, come al solito da quelle parti…usque tandem, Domine?


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BONINO SOTTO LA BASILICA. PEZZO GROSSO METTE IN GUARDIA DAI FALSI PROFETI. MEMENTO: LA BESTEMMIA DI EMMA DAVANTI A CAPEZZONE.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, forse ieri avete letto l’intervento di Pezzo Grosso, che ci interpellava direttamente sul comizio di Emma Bonino sotto la Basilica dell’Incoronata a Napoli, Capodimonte. Se non l’avete letto, potete farlo ora qui. Il nostro interlocutore però si è sentito sollecitato dalla risposta, e ha voluto aggiungere alcune considerazioni. Eccole.

Gentile dottor Tosatti, grazie per la risposta che condivido in toto. Vorrei però condividere con i suoi lettori una considerazione appena fatta con un teologo: <L’Evangelista Matteo (Mt , 7-15) riporta questa frase di Gesù “guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci”. Questi falsi profeti invece di illuminare confondono, invece di rafforzare la fede creano dubbi. Come il riformatore Lutero predicano dottrine erronee e provocano separazioni all’interno della Chiesa, accusando chi li contrasta di volere “dividere”! La cattiva dottrina si presenta sotto le sembianze della misericordia, della carità, del dialogo, della giustificazione…Ma Cristo spiegò che “chi rimane in me e io in lui fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla (Giov. 18-5)”.  

San Pio X nell’Enciclica Haerent Animo del 1908, parlando delle responsabilità di chi esercita il ministero apostolico, spiega il rischio che provocano quei pastori che “..non abituati a parlar con Dio, quando parlano di Dio agli uomini o danno consigli sulla vita cristiana, son privi di ispirazione divina, perché (in loro) la parola di Dio è quasi morta…” .Così danno consigli privi di contenuto soprannaturale , frutto di interpretazioni soggettive, frutto dei loro difetti, di una cattiva formazione dottrinale, persino manipolata per giustificare i propri disordini.

Leone XIII (Immortale Dei) scriveva che “senza religioni è impossibile che i costumi di uno Stato siano buoni”. Bene, perché ho voluto replicare con queste osservazioni? Perché il laicismo radicale delle varie bonino aggredisce da sempre la Chiesa per corrompere le leggi e produrre liceità di divorzio, liceità di aborto, liceità di droga libera. Ma mai la Chiesa aveva fino ad oggi esaltato le figure di questi profeti (come la Bonino), permettendole persino sotto elezioni di avere un viatico per realizzare la sua voluta secolarizzazione che disprezza la fede e la morale. Così il “buon pastore” pensa di salvare chi lo ascolta?

PezzoGrosso>.

Più che girare la domanda a chi di dovere, non possiamo fare. Speriamo che in qualche modo ci sia una risposta…Intanto, grazie alla cortesia di un collega, vi offriamo una bestemmia d’antan della “grande italiana”.


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