SAN PIETRO: ORGANO A CANNE O ORGANO DIGITALE? LA RIFLESSIONE DI UN COMPOSITORE SPECIALISTA DI MUSICA DIGITALE.

Marco Tosatti

In un articolo uscito qualche giorno fa abbiamo ospitato un interessante riflessione del maestro Aurelio Porfiri in merito a una questione che è emersa nelle settimane passate, riguardante l’uso o meno di un organo digitale in San Pietro in sostituzione dell’organo a canne presente nella basilica. L’articolo ha spinto uno dei lettori abituali di Stilum Curiae a offrire il suo contributo alla discussione, e siamo felici di presentare la sua opinione.

“Egregio maestro Porfiri,

ho letto il suo intervento nel blog del dott. Tosatti a riguardo della recente controversia dell’organo nella basilica di san Pietro.

Non ci conosciamo, ma sono un musicista e compositore professionista e possessore di uno studio di registrazione digitale. Mi creda, quindi, quando le dico che ho conoscenza della materia.

Tanto per ribadire, produco i miei album anche con l’ausilio di strumenti digitali e ne conosco quindi potenzialità e limiti.

Sono entrato in ‘contatto’ con la controversia tramite la visione dell’intervista a mons. Palombella (link sotto), che spiega le ragioni dell’adozione di uno strumento digitale.

Poi, ho letto quanto lei ha scritto nel blog del dott. Tosatti.

Sento dunque il dovere di condividere con lei e con i lettori alcune considerazioni non tanto per iniziare una diatriba ma, se non altro, per dare spunto di riflessione veniente da una voce diversa.

Inizio dalle argomentazioni di mons. Palombella perché, a mio avviso, danno il quadro chiaro del problema.

Mons. Palombella afferma che era necessario far sentire “con pertinenza” il suono dell’organo a canne in basilica cosa non possibile, attualmente, per via della necessaria microfonazione dell’organo presente in basilica.

Continua affermando che la situazione della basilica di san Pietro è del tutto “particolare” in quanto fino alla riforma liturgica del CVII la basilica non veniva usata per le celebrazioni. La liturgia veniva fatta “nell’altare della Cattedra”. Dunque, con le celebrazioni dei vari papi in basilica sono nate nuove esigenze. Secondo mons. Palombella, e non sbaglia, l’organo a canne adatto a coprire uniformemente col suo suono la basilica, dovrebbe essere grande come mezza basilica, cosa chiaramente irrealistica.

Ecco quindi che entra in gioco la tecnologia digitale proprio per le esigenze, diciamo, più ‘grandi’.

Sempre secondo mons. Palombella, infatti, l’attuale organo risponde solo alle esigenze celebrative nella zona dell’altare della Cattedra. E tuttavia, come afferma il monsignore, quando si celebra la liturgia nell’altare della Cattedra, “siamo obbligati a usare l’organo a canne ivi residente, perché meglio di questo non c’è”. Ma quando ci sono esigenze di liturgia nella basilica o peggio ancora nella piazza antistante, peraltro liturgia trasmessa dai network, allora per far sentire tutta la gamma timbrica dell’organo a canne c’è bisogno di uno strumento digitale.

Le parole appena ora riportate sono tratte da questa intervista:  

Impostato così, come ce lo espone mons. Palombella, siamo davanti a un problema prettamente tecnico e auspicherei, sinceramente, che rimanesse su questo piano.

In altre parole, e lo dico per chi leggerà, non credo che sia saggio attribuire la scelta di un organo digitale a una motivazione teologica o dottrinale come se i sostenitori del digitale fossero quelli dalla fede annacquata mentre i sostenitori dell’organo vero siano i fedeli alla fede e alla tradizione.

Sarebbe bene allora che chi si accosta alla disamina della problematica per farsi un’idea riesca a staccarsi dalle diatribe teologiche e provi ad allinearsi a una discussione tecnica, benchè non ne sia esperto.

Personalmente non darò giudizi di merito sulla scelta dell’organo digitale. Ma cercherò di limitarmi a dare indicazioni utili a chi non è familiare con la materia.

Inizio dalla prima e più importante obiezione:

lo strumento digitale non è come lo strumento vero.

Lei afferma con parole chiare questo concetto (tratte dalla sua intervista riportata in Stilum Curiae): “non c’è un momento in cui io dimentico che l’organo campionato non è la “real thing”, ma è appunto un surrogato.”.

Questa affermazione, insieme a quelle simili, dicono una verità che però è una mezza verità.

Prendiamo ad esempio uno strumento a corda, tipo una chitarra. Con lo strumento vero io pizzico una corda ed essa suona. Nel caso della stessa chitarra campionata io tocco un tasto di un pianoforte virtuale e riproduco il suono della corda senza doverla pizzicare. Ovvio che in questo caso la differenza è palese perché in un caso utilizzo un mezzo ‘meccanico’ (il movimento delle dita o della mano) mentre nell’altro manca questo movimento.

Ma quando si tratta dell’ascolto, cioè dell’audizione del risultato, la differenza scompare perché, se il campione, o clone, dello strumento è fatto bene, non ci sarà nessuna differenza sonora. Questa mia ultima affermazione è avvalorata da prove sul campo a cui nessuno, ad oggi, è mai riuscito a superare.

Senza farne il nome, ma uno dei più grandi e attuali compositori di musica sacra è stato sottoposto all’ascolto, senza riferimenti visivi, di archi veri e campionati. Ebbene, il menzionato compositore non è riuscito a distinguere quale, ascoltando, era lo strumento vero o quale quello ‘clonato’. Ribadisco che ad oggi, in presenza di strumenti campionati da professionisti con mezzi professionali, è pressochè impossibile trovare qualcuno che riesca a sentire la differenza fra i due risultati.

Ci sarebbe però la visione del suonare uno strumento digitale. Mi spiego: se suono una chitarra campionata con un clic del mouse vedo subito che il suono viene da un campione. Ma nel caso dell’organo a canne digitale in basilica è di sicuro stata usata tutta la struttura fisica dell’organo vero, cioè ne hanno sicuramente riprodotto uno chassis contenente i tasti pesati, i pedali, i pulsanti dei timbri, e via dicendo. Stando così le cose, è virtualmente impossibile stabilire chi suona cosa. Provare per credere!

Del resto, basta ragionare su un altro fatto: quando voglio registrare una chitarra, o farla ascoltare in un concerto, sono costretto a usare un amplificatore che a sua volta viene dotato di un microfono che catturerà le frequenze dello strumento, esattamente come avviene per l’organo nella Cattedra laterale della basilica quando le celebrazioni sono ‘estese’.

Il microfono poi trasferisce il ‘catturato’ a una consolle, o mixer, perché è avvenuta la trasformazione di un suono analogico (appunto la chitarra reale) a un segnale digitale (quanto catturato dal microfono).

Alla fine, quando l’ascoltatore ascolta il suono della chitarra dalle casse di un impianto sonoro, non ascolta il suono che ascolterebbe appoggiando l’orecchio vicino alla mano del chitarrista, ma ascolta il ‘trasformato in digitale di quel suono.

È la stessa identica cosa che avviene all’organo della Cattedra: per le celebrazioni ad ampio raggio sonoro, tipo quelle che vedono impiegata nell’intera basilica o addirittura la piazza, l’organo della Cattedra deve necessariamente essere microfonato e quindi verrà poi ascoltato non come se si fosse nella Cattedra, a pochi metri da esso, ma da un impianto sonoro il quale lo riprodurrà come trasformato dai microfoni utilizzati.

Ora…fin qui non ci sarebbero problemi: basta microfonare!

Il problema è la microfonatura è procedura di una complicatezza fuori dal comune perché dipende da innumerevoli fattori.

È da tenere presente che il microfono cattura il suono come onda sonora che viaggia nell’aria. Ma l’aria è disturbata dalla temperatura, umidità, e via dicendo. Quindi, non è assolutamente detto che se metto il microfono a due metri dalle canne basse dell’organo della Cattedra e lo lascio immobile, fra un ora quel microfono catturi di nuovo e lo stesso identico suono. Oltre a ciò letteralmente ogni millimetro di spostamento dei microfoni catturano differenti gamme di frequenze dello strumento stesso.

Ed è qui che entra la tecnologia digitale. Un organo a canne può essere campionato in maniera che contenga tutte le gamme timbriche desiderate e una volta catturate niente può più disturbarle in modo che non vengano ‘fuori’ all’ascolto.

Certo: l’organo deve essere campionato in maniera impeccabile e con mezzi assolutamente professionali. E inoltre, essendo che la campionatura avviene proprio grazie ai microfoni, questi dovranno essere piazzati nei luoghi giusti da chi conosce l’organo come le proprie tasche. Ultimo elemento necessario, va campionato lo strumento che si desidera avere, quindi è molto probabile che l’organo digitale in uso in basilica sia proprio la campionatura di quello della Cattedra.

La difficoltà della microfonatura vuole anche rispondere a un’altra sua obbiezione, fatta con il paragone del ‘luminare’. Cito testualmente:

Ma facciamo un esempio: se ho un luminare che deve fare lezione e la sua voce non è stentorea che farò? Amplifico meglio il luminare, non faccio fare la lezione al sostituto perché ha la voce più forte. Il sostituto non è il titolare. Quindi, in questo caso sembra quasi un mettere da parte l’organo a canne (l’esemplarità) per altro, per il suo surrogato.

Il paragone usato non è capace di spiegare la portata nè del problema (la voce non stentorea) nè della soluzione (amplifico meglio il luminare).

Infatti per amplificare (solo amplificare!) il luminare basta, in realtà, un microfono, anche di scarsa caratura, e per giunta messo davanti alle labbra. Che sia in un punto o nell’altro non importa: basta che prenda, indipendentemente dalla bontà del timbro vocale.

Ma qui non si tratta di ascoltare un discorso tipo lezione universitaria, il quale ha valore solo nei contenuti esplicati. Qui si tratta di catturare tutta la gamma di timbri presenti in un organo avente per altro una certa stagionatura di legni e di altri materiali. È chiaro dunque che il mettere un microfono e via, come si farebbe a una conferenza, non può bastare per i motivi suddetti.

Una ulteriore obiezione, che lei ha soltanto menzionato come sentito dire, riguarda la sostituzione del digitale per cattivo funzionamento dell’attuale organo della Cattedra. Ma anche questa motivazione è stata confutata proprio dalle parole del monsignore il quale afferma che “non c’è nulla di meglio dell’attuale organo” quando però si fanno le messe e le celebrazioni limitate alla zona della Cattedra. Addirittura mons. Palombella dice testualmente che “siamo obbligati a usarlo”.

Riguardo alla pericolosità del sostituire col digitale tutto quanto si può, non posso che essere d’accordo. Ma anche in questo caso si devono fare dei distinguo. Esempio potrebbe essere l’uso del messale sotto forma di tablet, cosa peraltro già in atto da anni. Tutti i casi simili al ‘tablet’ però sono scelte che si fanno quasi per capriccio e non per utilità. In altre parole non è che si userebbe il digitale perché la versione cartacea non fa il suo lavoro. Il messale cartaceo lo fa benissimo il suo mestiere, e da che lo fa, sostituirlo risulta essere un capriccio.

Ma il caso dell’organo non è affatto così perché quello digitale da possibilità che l’organo della Cattedra non può dare o se lo da lo fa è a prezzo di grandi sforzi tecnologici.

Quindi il distinguo andrebbe fatto sulla necessità reale della sostituzione e dichiarare pericolosa la sostituzione solo quando in effetti non v’è necessità.

Mi fermo qui.

Ringrazio il dott. Tosatti per avermi permesso di condividere le mie considerazioni e lei, maestro Porfiri, per le sue parole che sebbene diverse dalle mie, inducono a una riflessione.

Michael Mellner”.



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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

PAPA IN AEREO VERSO CHILE E PERÙ. PEZZO GROSSO TEME LA DEPRESSIONE. CHE COSA GLI CONSIGLIEREBBE DI FARE IL PONTEFICE?

Marco Tosatti

Il Papa ha cominciato il suo viaggio in Perù e Chile, altri due Paesi sudamericani (stranamente, dopo quasi cinque anni di pontificato, mancano ancora Argentina e Uruguay….ma di questo singolare buco, se nel frattempo non verrà a colmarlo qualche annuncio, parleremo in un’altra occasione. Ci ha scritto però Pezzo Grosso, che si è divertito a leggere tutti i principali quotidiani, e in particolare gli articoli che riguardavano la passeggiata del Pontefice sull’aereo, dove ha salutato uno per uno tutti i settanta informatori al seguito. Non ci sembra che sia rimasto molto contento; ma giudicate voi…

“Caro Tosatti, ho finito di leggere i giornali (i principali quotidiani) sul viaggio del Papa in Cile. E’ interessante rilevare quali sono i fatti riportati sulla importanza della visita apostolica del Pontefice della Chiesa Cattolica:

–         Ha parlato dei rischi di guerra nucleare

–         Ha denunciato la corruzione che impedisce lo sviluppo e crea povertà e miseria

–         Ha previsto di incontrare vittime di preti pedofili

–         Ha sostenuto i diritti delle popolazioni indigene a tutela dell’ambiente (casa comune)

–         Ha consolato due gesuiti della teologia della liberazione ( che non si sentono appoggiati): Castillo e Costadoat

–         Quando una giornalista gli chiede cosa gli prescrive il medico per esser così in forma, risponde “ ma io non vado dal medico, vado dalla strega..”

Caro Tosatti, se vado in depressione, secondo lei   Bergoglio cosa mi consiglierebbe? “.

Beh, io credo che le consiglierebbe, caro Pezzo Grosso, di rivolgersi a una psicologa. Ebrea, musulmana, yazida, o – perché no? – Pachamamista, già che siamo in tema di indigeni. Soprattutto, e rigorosamente, non cattolica. Giustissimo tutelare le popolazioni indigene dell’America Latina per la difesa dell’ambiente. Ma un po’ di tutela anche per le popolazioni indigene europee, magari in difesa di un’ecologia antropologica e umana, per evitare che le loro povere culture si perdano no, eh? Pare brutto?



IL VATICANO SPIEGA PERCHÉ LILIANNE PLOUMEN HA RICEVUTO LA MEDAGLIA DI SAN GREGORIO MAGNO. “NON È UN PLACET AD ABORTO E CONTROLLO DELLE NASCITE”.

Marco Tosatti

Lilianne Ploumen, la leader abortista olandese ha realmente ricevuto l’onorificenza vaticana dell’Ordine di San Gregorio Magno. Qui di seguito pubblichiamo l’intervista , e ringraziamo della cortesia il collega Michale Hichborn del Lepanto Institute, che per primo ha dato la notizia. Per chi conosce l’olandese, questo è il link all’intera intervista, mandata in onda dall’emittente nazionale olandese BNR.

Comunque, ecco il testo, a cui faremo seguire alcune notizie e considerazioni ulteriori.

Lei ha vinto di nuovo un premio…

  • Sì, ho vinto un altro premio. Ho ricevuto un alto riconoscimento dal Papa…

È a causa di ciò che fa per l’aborto?

  • Bene, quello non è menzionato, ma in sé è interessante che sia menzionato quello che è per le risorse per la società…

Quello è vero per molte altre persone…

  • Certo, e il Vaticano sa, io credo, che ho fondato ‘She decides’. Ma ciò non impedisce che mi abbiano dato questo riconoscimento…questo è speciale…

Che tipo di riconoscimento è?

  • È Comandante nell’Ordine di San Gregorio.

Bene, congratulazioni!

Questo è davvero progressista da parte del Papa?

  • Davvero così, e mi fa piacere riceverlo…

Lei lo vede come una conferma di ciò che lei sta facendo per le ragazze e per l’aborto?

  • Sì, anche…e negli anni passati ho investito molto in contatti con il Vaticano…

Un lavoro di lobby?

  • Sì, un lavoro di lobby…vede, lei sa, perché il Vaticano, specialmente sotto i papi precedenti, aveva un atteggiamento piuttosto rigido quando si trattava dei diritti delle ragazze e delle donne…

Assolutamente.

  • E quello non cambierà nel breve periodo, non bisogna fars illusioni su questo.. Ma ci sono alcune aree forse dove possiamo comunque cooperare, e ho cercato questo, per esempio la Chiesa è molto contro i matrimoni di bambine, e questo ha noi può sembrare strano, ma in molti Paesi la Chiesa ha una grande influenza, così quando un vescovo può dire: ‘cara gente, è una cattiva idea arrangiare matrimoni per ragazze di 14 anni’, questo aiuta. Avevamo un vescovo in Uganda che aveva parlato contro l’omosessualità, e allora il Vaticano ha detto: ‘guarda, noi non siamo favorevoli a questa pratica, ma l’uomo è creato come è, e dobbiamo accettarlo in quel modo’.

E allora lei è così pragmatica che se il papa o il Vaticano può essere di aiuto nella sua missione…

  • Certo…

Anche se loro non approvano…

  • Sì, naturalmente. Non sbagliamoci. Hanno una voce molto influente, attraverso i fedeli, ma sono anche parte dei negoziati alle Nazioni Unite, così fa una differenza se si uniscono all’Arabia Saudita o si affiancano all?Olanda…e preferisco averli al nostro fianco…

Al fianco del membro del Parlamento Ploumen?

  • Sì.

Mentre scrivevamo questo articolo ci è giunta la risposta della Sala Stampa della Santa Sede, a cui avevamo chiesto chiarimenti. Ve la riportiamo integralmente:

“L’onorificenza dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno ricevuta dalla Signora Lilianne Ploumen, già Ministro dello Sviluppo, nel giugno 2017, durante la visita dei Reali olandesi al Santo Padre, risponde alla prassi diplomatica dello scambio di onorificenze fra Delegazioni in occasione di Visite ufficiali di Capi di Stato o di Governo in Vaticano.

Non è quindi minimamente un placet alla politica in favore dell’aborto e del controllo delle nascite di cui si fa promotrice la signora Ploumen”.

Un abbraccio,

Paloma Garcia Ovejero.

Nel frattempo anche il cardinale Ejik aveva preso posizione: “In risposta alle molte domande sia dall’Olanda che dall’estero, il card. Ejik dice di non essere stato coinvolto nell’elargizione del titolo di Comandante nell’Ordine Equestre Pontificio di San Gregorio Magno, che l’ex ministro L.Ploumen ha ricevuto l’anno scorso. Il card. Ejik non era al corrente del fatto che questo riconoscimento papale le era stato conferito”.

Questo lo stato dei fatti. Quindi la notizia era vera, a dispetto dell’incredulità di molti, e anche di alcuni commentatori di questo blog, che hanno forse frettolosamente parlato di “fakenews”.

Un dettaglio però è interessante. Dal momento in cui la prima notizia – corredata da un video dell’interessata – è uscita, e parliamo della sera del 12 gennaio, cioè quattro giorni fa, nessun giornalista dei grandi mezzi di comunicazione o delle agenzie che copre l’informazione vaticana ha pensato di chiedere lumi sulla vicenda. Non si può dire che la notizia di una leader abortista medagliata dal Vaticano non sia una notizia degna di qualche spiegazione. E allora bisogna cercare le ragioni di tale indifferenza altrove. E, purtroppo, non sono ragioni che fanno onore alla categoria.



SOTTO ATTACCO: LA SCURE DI REVISIONISTI E CENSORI SUI BEATI E I SANTI. TROPPO “CATTOLICI”? UN LIBRO DI MATTEO ORLANDO.

Marco Tosatti

“Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi” è il nuovo libro (120 pagine, Edizione Chorabooks) del giovane teologo Matteo Orlando, classe 1978, docente IRC e pubblicista che, come leggiamo nella contro-copertina, è anche studioso di demonologia cattolica. L’opera, scritta con stile giornalistico, è preceduta da un’introduzione del noto scrittore e apologeta Rino Cammilleri, che apprezza come il libro esponga “una quantità di figure da meditare una per una, in un caleidoscopio in cui una tessera non è uguale all’altra. Perché i Santi sono la prova che il Vangelo è vero e che vero è tutto quello che Cristo vi dice”.

Stilum Curiae vuole offrire, un’ampia sintesi dell’introduzione dell’autore che focalizza il libro su tre problemi seri:

– la scure scagliata da una certa agiografia “cattolica” sui fatti miracolosi avvenuti nella vita terrena dei santi e sui miracoli ottenuti per loro intercessione dopo la loro nascita al cielo;

– l’eliminazione da molte agiografie, operata da un’altra agiografia “cattolica” (o dalla stessa di prima?), della sofferenza, dei patimenti, dei digiuni, delle penitenze, delle privazioni ecc. vissute dai beati e dai santi, che certo non arrivarono all’onore degli altari “di gioia in gioia” ma tutti partecipando col corpo alle sofferenze del Cristo;

– la rimozione da molte agiografie degli interventi preternaturali nella vita dei santi.

Scrive Matteo Orlando che “La cultura moderna e contemporanea, dalla rivoluzione Luterana in poi, ha portato l’uomo al centro del mondo, staccandolo da Dio e dal suo fine ultimo. Questo ha fatto ripiegare la persona umana su se stessa, facendole perdere il senso e il significato del suo vivere qui sulla terra.

Da questa cultura sono derivati grandi mali, tanto alla persona che alla società civile (per esempio il liberismo, il materialismo, l’edonismo, il tecnicismo, lo scientismo, le consorterie, l’anticlericalismo, l’ateismo ecc.).

Dio, che è Padre buono, ha provveduto a contrastare l’ottuso egoismo umano con particolari doni (= carismi) elargiti alla sua Chiesa, attraverso la vita e l’attività di non pochi cristiani ai quali ha fornito particolari doti e sensibilità: i beati e i santi […].

Con il loro esempio e le loro fondazioni, essi hanno contribuito, e continuano a contribuire, al risanamento della società e sono modelli per tutti, anche per i non credenti “di buona volontà” […].

Tutti i secoli, per quanto burrascosi, hanno avuto i loro santi, provenienti da tutte le categorie sociali. Anche oggi ne abbiamo. Tanto per citarne due grandi, che hanno una certa risonanza mondiale, non possiamo dimenticare san Giovanni Paolo II e santa Madre Teresa di Calcutta e, naturalmente, diversi martiri (a tal proposito ricordiamo quanto diceva Pascal: «Io credo volentieri ad una fede i cui testimoni si lasciano ammazzare»).

Per la Chiesa, i santi hanno vissuto in grado eroico tutte le virtù, specialmente quelle teologali (fede, speranza e carità) e alla perfezione i consigli evangelici.

Dio, attraverso doni e consolazioni grandi, all’inizio del loro cammino spirituale, si è fatto sentire in qualche modo nella vita dei santi per poi “staccarli” dal mondo e farli “decidere” per la sequela Dei.

Conseguentemente lo Spirito Santo ha spinto i santi ad incamminarsi per la “stretta via” del Vangelo (piena d’obbedienza, d’umiltà e di tante mortificazioni).

Ciascuno di essi si è distinto per qualche particolare virtù praticata, tuttavia ogni santo:

– è stato uomo (o donna) di continua orazione;

– si è conformato alla divina volontà sopportando con pazienza ogni croce, per “dare compimento nella propria carne a ciò che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo corpo, che è la Chiesa” (Lettera ai Colossesi capitolo 1, versetto 24);

– ha amato gli ultimi della società per amore di Cristo, sostenuto dall’Eucaristia e dalle penitenze.

A molti di essi, inoltre, Dio ha fatto un dono che certi “moderni” teologi e certi agiografi revisionisti e censori (per non parlare di sacerdoti e di qualche vescovo e cardinale), cercano di sminuire: e cioè i miracoli.

Da sempre la Chiesa ha chiesto dei segni a conferma della vita virtuosa di un cristiano.

Da un punto di vista teologico, i miracoli sono necessari per confermare la dottrina e la fede del cristiano che ha risposto in pieno, per via dello Spirito Santo, all’iniziativa dell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo.

In primis i miracoli sono una delle prove che i santi hanno vissuto al massimo livello la Sacra Scrittura.

Quella vera e non la “WishBible”, la “Bibbia del desiderio”, che contrassegna certa teologia odierna, cioè la Bibbia così come l’avrebbero scritta oggi certi pseudo biblisti!

Assistiamo, infatti, ad un fenomeno paradossale e contraddittorio: si afferma di volersi basare solo sulla Scrittura – spesso non definita Sacra (e non considerando neanche l’intima connessione della stessa con la Tradizione Apostolica e con il bimillenario Magistero della Chiesa Cattolica) – ma al contempo molti pseudo cattolici l’aggirano, la rimuovono parzialmente o totalmente, la ignorano o ne ingigantiscono solo alcuni aspetti, la trattano con un po’ di fastidio e, quando non risponde al loro “spirito”, che considerano lo “spirito dei tempi”, ne diventano traduttori-traditori, falsificando il senso del testo sacro e gli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo.

I miracoli, inoltre, servono per garantire il giudizio sull’eroicità delle virtù del battezzato.

La predicazione, se è vera, è confermata dai miracoli, dai segni (in greco tà semeía), cioè cose visibili; cose che si possono vedere e toccare.

Il dono dei miracoli lo ritroviamo presente nelle biografie di moltissimi santi, uomini e donne che hanno reso testimonianza, in tempi lontani ma anche vicini, a Nostro Signore Gesù Cristo, a volte fino allo spargimento di sangue, come nel caso dei martiri.

Questo almeno fino a qualche decennio fa perché, da qualche anno, una sviluppatissima corrente teologica fa di tutto, a volte riuscendoci, per eliminare dalle biografie dei santi ciò che di miracoloso hanno compiuto in vita.

Lo stesso discorso vale per le incursioni dal demonio nella loro vita, sempre più occultate in certe agiografie.

Alcuni pseudo cattolici, purtroppo, si sono spinti oltre rispetto alla quasi “proibizione” della descrizione agiografica dei fenomeni prodigiosi.

Certuni sostengono che nelle beatificazioni, nelle canonizzazioni e nel culto dei santi c’è da intravedere <un residuo anacronistico di trionfalismo religioso, estraneo o persino contrario allo spirito moderno”, arrivando ad insinuare una strategia espansionistica della Chiesa Cattolica nella “creazione” di nuovi beati e santi, una specie di “operazione di marketing della santità con scopi di leadership del Papato nella società civile attuale>.

A noi interessa rilevare, invece, che nei santi i poteri taumaturgici e i portenti compiuti sono strettamente congiunti ad un’esistenza “ricca” di grandi sacrifici, penitenze, flagellazioni e mortificazioni.

Leggendo le loro vite notiamo un grandissimo amore verso la Santissima Trinità che si manifesta nella difesa di un’istituzione voluta da Nostro Signore Gesù Cristo in persona: la Santa Chiesa Cattolica.

Rimanendo fedeli alla Chiesa e a tutti i Papi, i santi hanno risposto egregiamente alla loro personale vocazione religiosa o laicale, ricevendo da Dio anche il dono dei miracoli (già durante la loro vita terrena) e il dono della partecipazione col corpo alle sofferenze del Cristo.

Difendendo la fede cattolica diversi santi hanno dato vita a una nuova stagione missionaria di fronte alle grandi crisi della Riforma (come il fondatore dei Gesuiti, sant’Ignazio di Loyola) e della Rivoluzione Francese (come il Santo Curato D’Ars, san Giovanni Maria Vianney). Ancora, ci sono stati i santi martiri delle Chiese del silenzio nei Paesi comunisti, della guerra di Spagna (1936-1939), ecc. E poi chi non ricorda i portenti miracolosi di tanti altri santi […].

In questi nostri tempi si trovano persone, anche chierici, che non amano ciò che viene narrato nelle vite dei santi e tanto meno ne fanno diligente e amoroso studio. Non stiamo parlando delle agiografie medievali nelle quali, forse per un eccessivo senso apologetico, gli autori si lasciavano prendere la mano ed esaltavano il loro “eroe”, ma di agiografie ben documentate e frutto anche di testimonianze verificate nei processi di canonizzazione. Anche su questi testi, verificati dalla Chiesa, vi sono molti che ne mettono in dubbio il contenuto, per non dire che li deridono e ne provano fastidio, negando la storicità dei fatti.

Non ci sono motivi seri per dubitare degli eventi straordinari (documentati e ripetuti nei secoli) che sono accaduti nella vita dei santi. Considerarli leggende significa bestemmiare Dio perché egli continua, a beneficio della Chiesa e dell’umanità, ad operare nei secoli per mezzo dei suoi “servi inutili”.

Se non sono veri i fatti registrati durante la vita di moltissimi santi, dovremmo concludere che sono stati dei masochisti, dei sadici, dei depravati, degli esaltati, dei pazzi e via dicendo?

Come spiegava in una sua catechesi Padre Raniero Cantalamessa, <non si vede perché oggi il Signore debba aver cambiato radicalmente metodo e fare i santi attraverso una via diversa, lastricata di dolcezze ed esperienze esaltanti, dall’inizio alla fine. Non si vede perché e come possa farli passare di gloria in gloria, senza farli passare di croce in croce. Gesù ci ha salvati passando di croce in croce e ha fatto i santi facendoli passare di croce in croce, pur nella gioia pregustata della risurrezione>.

<Il cammino di santificazione del cristiano – ricorda il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 428 – dopo essere passato attraverso la Croce, avrà il suo compimento nella Risurrezione finale dei giusti, nella quale Dio sarà tutto in tutte le cose>.

In una Chiesa dove non c’è clima di obbedienza e di sottomissione a chi la guida, tutto è in pericolo, tutto è ambiguo; nascono le fazioni e poi le delusioni.

L’obbedienza è il marchio per riconoscere un vero cattolico. La via della santità è per tutti; ognuno di noi è chiamato a seguire l’esempio di Cristo e conformarsi alla Sua immagine, in tutto obbedienti, come Lui, alla volontà del Padre, “facendosi obbediente fino alla morte”(Lettera ai Filippesi, capitolo 2, versetto 8).

Non bisogna dimenticare che ogni cattolico nel suo cammino di santificazione è aiutato:

– dalla scoperta dell’Amore che Dio ha diffuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo;

– dalla grazia sacramentale, donata da Cristo e propria di ciascun Sacramento;

– dall’azione liturgica;

– dalla preghiera;

– dalla carità verso il prossimo;

– dall’abnegazione di se stesso oltre che dai molteplici consigli (povertà, castità, obbedienza ecc.) che il Signore nel Vangelo propone all’osservanza dei suoi discepoli.

La Chiesa è un organismo soprannaturalmente perfetto, creato da Gesù e dotato, fin dall’origine, di tutti i poteri e i mezzi – cioè i sacramenti, la Tradizione (Sacra Scrittura + Tradizione Apostolica + Magistero), la gerarchia – per camminare da sola fino alla Parusia.

Forse uno dei motivi dell’attacco alla santità è che i santi sono l’espressione della cattolicità della fede cristiana ed espressione della Chiesa che quella fede vive, custodisce e diffonde nell’obbedienza.

Nessuna “riforma” può abolire qualcosa della Tradizione e considerare frutto di una Chiesa oscurantista tutto ciò che è stato nei secoli o negli anni passati. Quindi <è cosa utilissima pregare i Santi, e lo deve fare ogni cristiano. Dobbiamo pregare particolarmente i nostri Angeli Custodi, San Giuseppe, Patrono della Chiesa, i santi Apostoli, i Santi di cui portiamo il nome e i Santi Protettori della diocesi e della parrocchia>, ci ricorda il numero 339 del Catechismo Maggiore di san Pio X. I santi, che preghiamo perché, «come avvocati presso Dio, intercedano per noi» (Ib., n. 340) a volte ci ottengono da Dio certe grazie che chiediamo e questo, a differenze di quello che dicono molti non cattolici, non è proibito dal primo comandamento […].

Fino a pochi anni fa era una pratica comune imporre il nome di un Santo a colui che veniva battezzato. Disgraziatamente è una pratica che si sta via via perdendo a vantaggio di improbabili nomi geografici, della più assurda fantasia e, peggio ancora, di nomi cari ad altre religioni, spesso con pensieri religiosi totalmente opposti alla Chiesa Cattolica. San Pio X, nel n. 571 del suo Catechismo Maggiore spiegava che la scelta del nome di un santo era fatta per porre il bambino «sotto la speciale protezione di un celeste patrono» e per animare successivamente il battezzato «ad imitarne gli esempi», celebrarne santamente la festa e invocarlo nei bisogni”.

Scrive ancora l’autore: “Nel testo proviamo a ricordare, seppur attraverso brevissime agiografie, alcune meravigliose vite di beati e santi, che abbiamo avuto modo di studiare negli anni (Francesco Saverio Bianchi; Platone di Bitinia; Anna Katharina Emmerick; Luigi Orione; Pio V; Giovanna d’Arco; Anna Maria Taigi; Maria Goretti; Giovanni Maria Vianney; Faustina Maria Kowalska; Leone Magno; Pio da Pietrelcina; Domenico di Guzman; Daniele Comboni; Gemma Galgani; Benedetto; Anselmo Polanco; Giovanni Battista Nam Chong-Sam; Cesare de Bus; Alessandra dell’Egitto; Nikolaus Gross; Patrizio; Gertrude Comensoli; Giovanni Buralli; Sotéro; Laura del Carmen Vicuña; Villana de’ Botti; Maria Guyart; Cristina von Stommeln; Enrichetta Alfieri; Angelo d’Acri; Pavel Djidjov; Antonio Abate; Giuseppe Nascimbeni; Maria Domenica Mantovani; Colombano)”.

Il libro è arricchito anche da due appendici: Nella prima c’è una breve biografia di san Gregorio Magno e un piccolo studio sulla sua celebre Regola Pastorale e sui pastori indegni. Nella seconda si presenta una breve biografia di santa Caterina da Siena e un piccolo studio sulla sua esigente maternità spirituale.

Edito, nella sua edizione cartacea, il 12 dicembre scorso, nel giorno della memoria liturgica della Madonna di Guadalupe, alla quale il libro dedica il primo capitolo, il testo è in vendita su Amazon, ma anche su più di 100 altre piattaforme digitali come IBS, Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori, Libreria Universitaria, Barnes & Nobles ecc. 



BESTIARIO CLERICALE. ANZI, VESCOVILE. DA BOLOGNA A TORINO, DA PESCARA A TRENTO. PRANZI IN CHIESA E IPER MIGRANTISMO.

Marco Tosatti

Qualche giorno fa è giunto a Stilum Curiae il messaggio di un lettore, così concepito:

“A: Segreteria Arcivescovo di Bologna <segreteria.arcivescovo@chiesadibologna.it>

Ho appena letto che avete aperto anche a Santa Maria dei Servi.

Sinceramente il locale di San Petronio non è di mio gusto, anche per via di quella facciata incompleta.

Sarei, invece, interessato a festeggiare il mio compleanno (il prossimo 6 giugno) presso il vostro nuovo ristorante.

Pensavo, se possibile, ad un pranzo all’interno e ad un aperitivo a buffet nella zona del portico con diversi punti di preparazione dei fritti (di pesce e di carne), dei salumi, dei formaggi, etc.

Vi prego di farmi avere un preventivo.

Cordiali saluti.”.

Incuriositi, abbiamo chiesto delucidazioni, e per risposta ci è arrivato un link della Nuova Bussola Quotidiana, che trattava della moda di allestire cene nelle chiese (come se mancassero altri locali…).

Vi offriamo l’inizio dell’articolo di Luisella Scrosati, rimandandovi poi all’intero articolo:

“Il fiume ormai ha rotto gli argini. L’“esempio” del pranzo in San Petronio ha dato origine ad una cascata di emulazioni, che stiamo documentando e che mai avremmo voluto documentare. E non si tratta di “effetti collaterali” di una buona terapia per sensibilizzare i cristiani all’amore concreto verso i poveri. Si tratta di effetti diretti, voluti, considerati come buoni. La conferma sta nel fatto che Bologna non lascia, ma raddoppia. E l’arcivescovo, Mons. Zuppi sorride e benedice.

Una cara amica, che si è ravvicinata alla fede da qualche anno, mi racconta questo fatto. «Venerdì 23 dicembre, nel primo pomeriggio, sono scesa a Bologna per sbrigare alcune faccende. Sono passata di fianco alla chiesa di Santa Maria dei Servi». Si tratta di una chiesa del XIV secolo, elevata circa sessant’anni fa alla dignità di Basilica minore. Una chiesa molto bella, con un ampio quadriportico.

«Entro in chiesa e sento un forte odore di cibo, mi sembrava ragù. Mi inginocchio per salutare il Santissimo Sacramento e noto degli assi di legno accatastati in una navata laterale. Ad un certo punto si avvicina a me un uomo sui settant’anni, che mi guarda un po’ storto. E bofonchia qualche parola, da cui capisco che sta parlando di poveri. Allora inizio a capire e lo rassicuro dicendo che io non ho preso parte ad un pranzo coi poveri in chiesa. A questo punto confortato mi si avvicina e mi conferma quello che sospettavo: c’era stato un “pranzo” in basilica. Quest’uomo mi esprime il suo disappunto per questa iniziativa tra l’arrabbiato e l’addolorato e conclude dicendomi: adesso vado a salutare il mio Signore”». Tristezza e disappunto in questo signore; tristezza e disappunto nella mia amica; tristezza e disappunto anche in me, che apprendo l’ennesima profanazione”.

E dal momento che sempre dell’arcivescovo di Bologna si tratta, vi offriamo la lettera di convocazione del ritiro spirituale della diocesi di Pescara-Penne. Un ritiro incentrato “particolarmente sul tema dell’inclusione sociale dei poveri ai nn. 186-216. Ci guiderà nell’approfondimento del testo di Papa Francesco l’arcivescovo di Bologna S. E. Mons. Matteo Maria Zuppi, anche in preparazione al Convegno Internazionale sulle questioni del debito globale, ma in particolare di quello dei Paesi poveri, che si terrà a Pescara il prossimo 27 gennaio e di cui vi darò tutte le informazioni in quella sede”. E io che pensavo che nei ritiri spirituali più che di debito globale, bilancia dei pagamenti e spread si trattasse di anima, preghiera e rapporto con Dio. E ci fosse l’opportunità per ritrovare ciò che l’attività di ogni giorno fa perdere.

 

Dal Bestiario di questa settimana non poteva mancare l’arcivescovo di Torino, Nosiglia. Riportiamo un articolo che è circolato ampiamente in rete:

“Il cardinal Nosiglia: “Chi non ospita gli immigrati è come Erode”

Opporsi a chi vuole erigere muri e impegnarsi per “passi concreti” nei confronti degli immigrati. L’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della festa dell’Epifania: “Anche oggi tante persone di altre nazioni e religioni”, ha detto, “interrogano le nostre istituzioni e la nostra Chiesa, la nostra società” e “se la nostra risposta resta estranea ai loro bisogni esistenziali, spirituali e umani, facciamo come Erode, i sacerdoti e gli scribi”.

Come Erode? Se non ricordo male quell’Erode lì aveva di mira soprattutto i bambini. E allora forse, nella città di Silvio Viale e di Emma Bonino, quell’accostamento andava usato per trattare un altro tema. Che però, si sa, non è così di moda come i migranti, in questa stagione ecclesiale…

Sempre in tema, non possiamo non citare l’arcivescovo Lauro Tisi, che a Trento ha detto, come potete leggere voi stessi dall’articolo riportato in foto: “Dio è migrante, la Trinità è migrante come lo devono essere tutti i cristiani che non devono avere una casa”. E ha aggiunto: “Affermo dei principi che potrebbero anche irritare a tal punto quegli scriba che studiano la Bibbia senza applicarla a denunciarmi. Lo facciano, saprò difendermi”. Col clima che corre, non ci pare che l’arcivescovo possa correre grandi rischi, se non qualche risata. Ce lo vedete monsignor Galantino che lo richiama all’ordine per aver ecceduto in migrantismo? Io proprio no….

Infine, non possiamo negarvi un assaggino di clericale adulazione. Blaise Cupich, di Chicago, grande beneficiato dal Pontefice regnante, scrive, subito rilanciato sull’amato Twitter da padre Spadaro: “Jorge Bergoglio ha avuto bisogno solo di pochi minuti per riorientare radicalmente la Chiesa cattolica. Nei giorni che hanno portato al Conclave, i cardinali pronunciano discorsi destinati ad aiutare i loro fratelli a discernere dove lo Spirito sta chiamando la Chiesa. Alcuni sono lungh, altri brevi. Nel suo intervento pre-conclave del 2013, Bergoglio non ha sprecato tempo”.

Lo trovate su Chicago Catholic. In inglese. Buona settimana.

 

 



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ROMANA VULNERATUS CURIA INDICA UN LEGAME FRA PLOUMEN, GIOACCHINO DA FIORE, OBAMA E LA CHIESA DI OGGI. VEDETE COME….

Marco Tosatti

Gli interventi di Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e nemici) sono rari, ma preziosi. In particolare di quello che segue potrete apprezzare l’ampiezza culturale, l’ironia e la maestria nel creare collegamenti. Insomma, una perfetta lettura domenicale. 

“Caro Tosatti, ho letto sul suo sito dell’onorificenza di S. Gregorio magno concessa dal Papa alla signora Ploumen, abortista, LGBT, sostenitrice della Planned Parenthood ecc. Come lei sa questa onorificenza viene concessa dal 1831 a chi serve la Chiesa cattolica romana. E così infatti è. La signora Ploumen sta effettivamente salvando la chiesa, concorrendo a realizzare il processo di secolarizzazione necessario a cancellare definitivamente la metafisica cristiana con i suoi dogmi e dottrina, fino a ieri sostenuti dalla Chiesa “oscurantista” di Benedetto XVI. Con questa dottrina della tradizione la chiesa ha infatti ostacolato lo sviluppo del cattolicesimo, bloccando la storia della salvezza che deve realizzarsi esclusivamente in un mondo in divenire, secolarizzato, mondano. Questa chiesa metafisica ha ostacolato il processo di crescita della umanità verso la secolarizzazione della salvezza, che non può esser trascendente, bensì immanente (altrimenti non sarebbe credibile). In pratica la società secolarizzata è il compimento del cristianesimo, e la sua stessa salvezza…Contrapporsi alla secolarizzazione è innaturale, antistorico, irrazionale, anticristico e soprattutto anti Verità. Bene, immagino che lei stia sgranando gli occhi e dicendo a sé stesso che RVC è impazzito. Ma no! Sa chi sosteneva tutte queste tesi? Tal Gioacchino da Fiore, abate medioevale (da alcuni considerato eretico e da altri, i gesuiti bollandisti, venerato come beato), che aveva diviso la storia della salvezza in tre ere. Quella del Padre, pre-incarnazione. Quella del Figlio, dove la Sua incarnazione riempie gli uomini di grazie. Quella dello Spirito Santo dove gli uomini vivranno la carità per il prossimo, dove la Chiesa sarebbe diventata tutta solo spirituale, tollerante, ecumenica, non più dogmatica, non più gerarchica e materiale…Le stesse tesi son state sposate dalla corrente filosofica denominata “pensiero debole”. Ma vi sorprenderò con una notizia curiosa. Barack Obama si laureò con una tesi su Gioacchino da Fiore. Che Obama volesse sostenere e accelerare per la Chiesa l’ultima delle tre ere di Gioacchino da Fiore? Vuoi vedere che Trump ha avuto qualche merito sconosciuto ai più?”.



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PLOUMEN, LEADER ABORTISTA OLANDESE, PREMIATA CON LA MEDAGLIA DI SAN GREGORIO MAGNO DALLA SANTA SEDE.

 

 

Marco Tosatti

Secondo notizie rimbalzate sui social media, e un video in cui la protagonista conferma il fatto, Lilianne Ploumen avrebbe ricevuto la medaglia di cavaliere dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno.

La notizia è stata data ufficialmente prima da questo sito, il LepantoInstitute, e poi rilanciata su altre piattaforme. Lilianne Ploumen, già ministro olandese per il commercio e lo sviluppo alla cooperazione, è particolarmente attiva nella diffusione a livello mondiale dell’aborto, e dei diritti delle associazioni LGBT.  Nel video afferma che la medaglia “è un’alta distinzione dal Vaticano, dal Papa”. Un anno fa, dopo che Donald Trump aveva deciso di sospendere i fondi destinati alle organizzazioni che promuovono l’aborto all’estero, Ploumen ha creato una nuova ONG, chiamata “She decides” (Lei decide) raccogliendo oltre 300 milioni di dollari. Nell’ottobre in un articolo sul Financial Times aveva scritto che “la politica regressiva dell’America sull’aborto è una calamità per i diritti delle donne e delle ragazze che il resto del mondo deve contrastare”.

Ploumen è stata direttrice dei programmi di Cordaid, un’agenzia di aiuti cattolica olandese dal 2004 al 2007, che fu accusata di fornire fondi a Planned Parenthood, la multinazionale americana degli aborti, e fornire contraccettivi.

Nel settembre 2017 Ploumen faceva parte del gruppo centrale LGBTI delle Nazioni Unite. Nel febbraio 2010 aveva incitato attivisti LGBT a intervenire e interreompere una messa nella cattedrale di San Giovanni Battista, recando triangoli rosa e cartelli con la scritta “Gesù non esclude nessuno”. Era contraria all’insegnamento morale della Chiesa sull’omosessualità.

L?ordine equestre di San Gregorio fu stabilito nel settembre 1831, e viene conferito a persone per il loro servizio personale alla Santa Sede e alla Chesa cattolica romana, tramite uno sforzo inusuale, il loro appoggio alla Santa Sede e i loro eccellenti esempi offerti nelle loro comunità e Paesi.



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EPURAZIONI DISCRETE ALLA CATTOLICA. SEMPRE IN NOME DI AMORIS LAETITIA, CON TANTISSIMA MISERICORDIA…

Marco Tosatti

La misericordia in azione, anche da noi. Vi ricordate di quando leggevamo che nelle università americane e di altri Paesi teologi e professori venivano licenziati perché avevano espresso opinioni in disaccordo con il Pontefice regnante in materia di Amoris Laetitia, eucarestia, divorziati risposati e sacramenti? Beh non preoccupatevi, ci siamo aggiornati, succede anche da noi, qui in Italia.

Profetico è stato un pensiero di Pezzo Grosso di qualche giorno fa. Non l’avete letto perché me lo ha mandato il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano protomartire, e Stilum Curiae era in vacanza, lontano da computer, ma non dalla moderazione. (Questo giusto per sottolineare quanto voglio bene agli stilumcurialisti, troll e disturbatore compresi…). Leggetelo adesso, seguito da una storia vera che sta accadendo in questi giorni.

“Oggi 26 dicembre si festeggia Santo Stefano, Protomartire. La festa di santo Stefano è importante per il suo valore simbolico sulle persecuzioni che in tutti i tempi son state inflitte a chi segue Cristo. Sant’Agostino dice che <tutti i tempi sono di martirio>. Lo disse il Signore stesso: <Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me..>. Ma le persecuzioni non son sempre state dello stesso tipo. Nei primi tempi si tentò di distruggere la fede dei primi cristiani con la violenza fisica, come accadde a Santo Stefano, (e come accade ancora adesso, soprattutto in terra di islam, con buona pace di chi dice che si tratta di una religione di pace. Vedi Egitto, Palestina, Siria jihadista, Iraq, Nigeria). poi la persecuzione si trasformò in “esclusione” del cristiano dai posti di potere, poi privandolo dei molti diritti anche elementari, poi ridicolizzando i suoi valori, poi intimorendolo, poi negandoglieli per non turbare quelli di altre religioni di immigrati, poi facendo negare all’interno della stessa chiesa che detti valori fossero valori, perseguitando chi li praticava (si pensi alla messa tridentina). Ma oggi si è arrivati al paradosso finale. Oggi si perseguita chi mette in discussione ciò che dice il papa, non Cristo; un papa che non parla ex cathedra e parla di povertà, immigrati, ambiente…Arriveremo presto a veder perseguitato, sempre dalla Chiesa, chi critica satana, la gnosi, ecc.?”.

Rileggete: “Ma oggi si perseguita…”. Ecco. Quando sono tornato in attività ho ricevuto una mail, con questo racconto:

“Caro Tosatti, grazie per avermi risposto. In novembre ho ricevuto una diffida dalla Cattolica di Milano, in cui si citava la mia adesione alla Correctio. Sia a me che a XXXX (che l’ha ricevuta qualche giorno dopo) si obiettava non la firma al documento in sé (peraltro esplicitamente citato), ma l’uso improprio di titoli didattico-accademici in contesto extra accademico, posti accanto ai nostri nomi nell’adesione alla Correctio.    Ovvio che la motivazione è gesuiticamente pretestuosa: voglio vederli fare il giro di tutti gli studi legali di Milano in cui insigni avvocati citano sulle loro targhe le loro collaborazioni con la Cattolica!!!

Ai primi di dicembre ho anche scoperto di essere stato depennato dall’elenco dei collaboratori, il che significa che, contrariamente a quanto mi era stato detto a voce, non avremoalcun contratto per i prossimi mesi. Giusto per amore del vero Ti allego l’e_mail, con cui la Cattolica mi attribuisce il titolo di “ricercatore esterno” (che, dunque, non mi sono inventato) e lo screenshot dell’elenco dei collaboratori, alla data della Raccomandata ricevuta dalla Cattolica.  Né con me né con XXX si sono degnati di un contatto personale. Da me interpellato, in via strettamente privata, uno dei responsabili del dipartimento mi ha risposto che è normale prassi, visto che negli ultimi mesi le mie collaborazioni si erano ridotte. Sono stato all’estero per due anni e questo spiega il “declassamento” di cui all’E_mail del dipartimento, ma ho mantenuto forme di collaborazione dimostrabili ora ampiamente negate.

 Stanno addirittura cancellando dalla pagina WEB, sia per me che per XXX, le testimonianze della passate attività!

 Ho affidato la tutela dei miei interessi e della mia onorabilità a uno Studio Legale e lo stesso ha fatto XXX. Ho diffidato, a mia volta, la Cattolica, allegando il documento in cui i loro uffici mi attribuivano il titolo di “collaboratore esterno di ricerca”. Lo stesso sta facendo XXX, tramite il medesimo studio legale.

Un mio canale, da ambienti vaticani, mi ha suggerito che tutta l’iniziativa  potrebbe essere partita non tanto e direttamente dal rettorato, ma addirittura da un certo, noto cardinale della Curia Romana , dal cui dicastero, ultimamente, dipenderebbero le università cattoliche. 

 Oppure, per parafrasare la corte cesarea così come la descrive Tacito,  in certe istituzioni cattoliche è tutto un correre ad adulare, anche senza esserne richiesti?

Se ne avrai la pazienza, potrai facilmente verificare che non sono l’ultimo arrivato: per più di vent’anni redattore di Communio, ultimo segretario di redazione, prima della chiusura dell’edizione italiana, traduttore di testi di Cordes, Kasper (!), Ratzinger, Schönborn …

Lettera firmata”.

Ecco. Non credo ci sia bisogno di commenti. Come dice genialmente il collega Valli? Gronda misericordia da tutti gli artigli….



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SAN PIETRO. ORGANO A CANNE O ORGANO DIGITALE/CAMPIONATO? UNA RIFLESSIONE DEL MAESTRO AURELIO PORFIRI.

Marco Tosatti

Stilum Curiae ha chiesto al maestro Aurelio Porfiri un contributo sulla discussione attualmente in corso relativa all’organo a canne della basilica di San Pietro, e la sua eventuale sostituzione con un organo digitale. Aurelio Porfiri è Honorary Master and Organist for the Church of Santa Maria dell’Orto a Roma, oltre Honorary Master and Organist al Saint Joseph Seminary Chapel (Macau, China). È anche direttore della rivista “Altare Dei”, e autore di numerose opere su musica sacra e liturgia. La più recente, uscita poche settimane orsono, è “Ci chiedevano parole di canto: La crisi della musica liturgica”. 

LA FILOSOFIA DEL “QUASI COME”

Aurelio Porfiri

Non molti forse sanno che lo scomparso Umberto Eco, non credente ma certamente da apprezzare come uomo di grande cultura e conoscenza, fu un acuto osservatore non solo delle realtà nostrane, ma anche di quelle di oltreoceano, con speciale riferimento a quella americana. Un suo divertente libricino oramai datato ma che credo ripubblicato, dal nome Dalla periferia dell’impero, ci offre alcune interessanti osservazioni sui nostri statunitensi. Ve ne offro qualcuna: “L’olografia non poteva prosperare che in America, un paese ossessionato dal realismo dove, perché una rievocazione sia credibile, deve essere assolutamente iconica, copia rassomigliante, illusionisticamente “vera” della realtà rappresentata” (pag. 14); “voi siete stati sfiorati dal brivido della grandezza artistica, avete avuto la più vibrante emozione spirituale della vostra vita e avete visto l’opera d’arte più opera d’arte che ci sia al mondo [sta parlando dell’Ultima Cena di Leonardo]. Sta lontano, a Milano, che è una cosa come Firenze, tutto Rinascimento, forse non ci andrete mai, ma la voce vi ha avvertito che l’affresco originale è ormai rovinato, quasi invisibile, incapace di darvi l’emozione che avete ricevuto dalla cera a tre dimensioni, che è più reale e ce n’è di più” (pag. 28); “La filosofia del Palace [of Living Arts di Buena Park, Los Angeles] non è “noi vi diamo la riproduzione affinché vi venga voglia dell’originale”, bensì “noi vi diamo la riproduzione affinché voi non sentiate più il bisogno dell’originale” (pag. 29). Questo rapporto peculiare che hanno gli americani con l’artificiale, il facsimile, il riprodotto, il vero e il falso, denuncia sempre un’assenza, l’assenza dell’originale rispetto a ciò che è copia, di ciò che è “essenzialmente” e che loro, vista la loro storia recente, in molti casi non possiedono (parlando in generale, ovviamente).

Mi venivano in mente queste cose quando mi hanno chiesto di riflettere sulla querelle per la presenza di un organo digitale/campionato in sostituzione dell’organo a canne nella Basilica di San Pietro per accompagnare le liturgie papali (come segnalato in questo post dal blog Messa in Latino). Ovviamente, lo dico in partenza, non ho motivo di dubitare della buona fede delle persone coinvolte e che hanno preso decisioni nell’uno o nell’altro senso, proprio per questo, con pacatezza e con l’ausilio della ragione, vorrei appuntare alcune idee al riguardo.

Dicevamo degli americani, i quali quando trovano la persona giusta per qualche cosa, come ricordava sempre Umberto Eco nel libro citato, la chiamano “the real thing”, la cosa reale. Quindi anche loro, perlomeno a livello linguistico, identificano il giusto con il vero. Ciò che è giusto è anche vero. Ora, noi sappiamo che la musica per la liturgia ha, tra le sue esemplarità, quella che riguarda il ruolo dell’organo a canne, una esemplarità (cioè un modello di riferimento) che viene ribadita in tutti i documenti magisteriali fino ad oggi, senza negare posto ad altri strumenti ma “a patto che….”. Per l’organo a canne non servono spiegazioni, esso in Chiesa è in casa sua, gli altri strumenti sono ospiti e vanno disciplinati con alcune “regole di comportamento”. Quindi c’è una verità del suo ruolo nella liturgia, che viene dalla tradizione artistica, legislativa ed estetica.

Ma l’organo campionato cosa è? Esso è un surrogato dell’organo, tanto surrogato che ne “campiona” i suoni, li riproduce, è un imitatore della “real thing”. Personalmente non ho nulla contro l’organo digitale, anzi ne incoraggio l’uso laddove non sia possibile avere un organo a canne. Io suono tutte le domeniche un organo digitale, la chiesetta dove suono non avrebbe le risorse per potersi permettere un organo a canne. Malgrado questo, non c’è un momento in cui io dimentico che l’organo campionato non è la “real thing”, ma è appunto un surrogato. C’è un’assenza. Ma se il surrogato diviene il padrone fino ai livelli più alti, se anche liturgie che noi pensiamo come esemplari ne fanno uso, esso non surroga più nessuno, ma diviene lui “real thing”, ma in questo caso una falsa “real thing”, in quanto questo uso andrebbe contro tutta la tradizione normativa della Chiesa in questo campo.

Come dobbiamo intendere ora l’organo digitale? Dobbiamo dire che esso è “quasi come” fosse un organo? Ma non possiamo dirlo, allo stesso modo per cui non possiamo dire che in senso lato che una riproduzione dell'”Ultima Cena” Leonardesca è “quasi come” fosse l’originale. Essa riproduce, come un imitatore può riprodurre perfettamente una voce, ma l’imitatore non può diventare la persona imitata. Quindi questa filosofia del “quasi come” può essere accettabile? No, perché andando verso il basso (dal superiore all’inferiore) non c’è fine ai “quasi come” e si sa dove si è partiti ma non si sa dove si può arrivare. Se anche l’uso dell’organo a canne rimanesse in auge nelle celebrazioni papali e tutto il mondo usasse gli organi campionati, questo rimarrebbe un argine potente allo sfacelo totale.

La situazione sembra ancora più singolare quando si pensa che la Basilica ha vari organi, tra cui uno che è veramente monumentale (e che conosco bene, avendolo suonato per 16 anni). Quindi come si giustifica il surrogato in presenza del padrone di casa? Ho sentito che si adduceva come giustificazione una cattivo funzionamento dello stesso organo. Io ho diretto in Basilica a settembre e l’organo suonava perfettamente. E poi, i guasti possono essere riparati, se eventualmente ci fossero. Allora l’organo digitale doveva essere una soluzione di momentaneo ripiego, non divenire “la nuova esemplarità”. Ricordiamo che esso, seppure può essere definito in senso lato e impreciso “quasi come” un organo a canne, non è e non potrà mai essere un organo a canne, perché di esso non possiede quello che Rosmini definiva “il sentimento fondamentale” (usando, questa volta sì, il termine “sentimento” in senso lato e platonizzante), l’essenza di quello che lo fa essere qualcosa e non un’altra. Vorrei qui aiutarmi con un grande attore italiano, Gigi Proietti, che ha codificato una interessante distinzione fra il falso e il finto. Se io dico che oggi interpeto Amleto, tutti sanno che io non sono Amleto, tutti cioè aderiscono alla finzione scenica. Se io dico che sono veramente Amleto, qui non c’è finzione scenica, questo è falso.

Alcuni mi hanno detto che l’organo digitale garantirebbe una migliore amplificazione nella Basilica. Potrebbe essere, non ho elementi per dare un giudizio. Ma facciamo un esempio: se ho un luminare che deve fare lezione e la sua voce non è stentorea che farò? Amplifico meglio il luminare, non faccio fare la lezione al sostituto perché ha la voce più forte. Il sostituto non è il titolare. Quindi, in questo caso sembra quasi un mettere da parte l’organo a canne (l’esemplarità) per altro, per il suo surrogato.

Questo dominio della tecnologia nella liturgia potrebbe essere pericoloso: se dobbiamo giudicare le cose in base a come risultano nella loro manipolazione tecnologica, allora perché non estendere questo a tutto, compreso prendere in considerazione di usare delle registrazioni di altissima fedeltà piuttosto che l’esibizione del coro dal vivo o usare uno speaker registrato che legge l’omelia del Papa o un cantore intonatissimo che canta al posto suo. Ma questo ci sembra assurdo. In quanto non si risolve un problema creandone un altro e attentando alle essenze delle cose. Va salvaguardato il ruolo del coro, del celebrante, dell’organo a canne, dei lettori, pur se a volte essi possono essere non così perfetti. Perfezioniamoli, ma non degradiamoli.

Réginald Garrigou-Lagrange, nel suo “La sintesi tomistica” diceva: “Il perfetto proviene di certo come dalla causa materiale, però essa non passa dalla potenza all’atto se non sotto l’influsso di un atto antecedente e superiore, che agisce per un fine superiore proporzionato. Quindi soltanto ciò che è superiore spiega ciò che è inferiore, altrimenti il più deriverebbe dal meno, il più perfetto dal meno perfetto, contrariamente ai principi di ragion d’essere, di causalità efficiente e di finalità. Questa è la confutazione del materialismo o dell’evoluzionismo, nei quali ogni grado superiore al precedente rimane senza spiegazione, cioè senza causa (libro IX)”. Ora, noi abbiamo un organo a canne di grandissimo pregio (e sembra funzionante) e un organo digitale senz’altro molto ben fatto ma che si pone per un dato di fatto come inferiore rispetto al superiore (il quale superiore è esattamente ciò da cui prende la sua ragione di essere, prendendone anche il nome). Come potrà spiegarsi, dopo quanto detto, che esso ne prende il posto?



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MARCIA PER LA VITA: DOPO IL DIKTAT DELL’ON. GIAN LUIGI GIGLI IL COMITATO ORGANIZZATORE RISPONDE ALL’ORDINE DI SABOTAGGIO.

Marco Tosatti

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la risposta che Virginia Coda Nunziante, presidente del comitato che organizza la Marcia per la Vita, scrive all’on. Gigli, presidente del Movimento per la Vita. Per capire bene di che cosa si tratta, potete leggere il primo articolo della serie qui.

“La lettera del presidente del Movimento per la Vita Gian Luigi Gigli del 19 dicembre scorso agli associati del movimento e la sua successiva lettera alla Bussola quotidiana del 9 gennaio 2018, mi obbligano a chiarire alcuni punti.

– La Marcia per la Vita, nata nel 2011, non è un movimento né un’associazione, ma un evento annuale totalmente estraneo a tutte le polemiche e dibattiti in ambito religioso e politico. Mai è stata espressa dal palco una sola frase contro il Papa o la Chiesa nel corso delle sette marce finora svoltesi in Italia. L’unica cosa di cui si occupa la Marcia è la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, senza eccezioni e senza compromessi.

– Il prof. Roberto de Mattei, citato a sproposito dall’on. Gigli, pur avendo sempre contribuito come tante altre persone e associazioni alla buona riuscita delle varie Marce che si sono svolte in questi sette anni, non fa parte e non ha mai fatto parte del Comitato Marcia per la Vita che è composto da 7 membri ed è l’unico referente e organizzatore della Marcia per la Vita al quale spettano tutte le decisioni.

– In quanto presidente del Comitato Marcia per la Vita, ho incontrato l’on. Gigli come altri esponenti di movimenti prolife al fine di assicurare un più ampio consenso possibile alla Marcia, come avviene negli altri paesi. Le testimonianze che si sono succedute sul palco hanno effettivamente espresso questa pluralità di voci ma il nostro comitato ha sempre rifiutato la costituzione di cabine di regia organizzative per poter mantenere una totale indipendenza da qualsiasi gruppo di pressione politico o ecclesiastico.

– Com’è stato giustamente osservato dal prof. Scandroglio e da altri giornalisti intervenuti nel recente dibattito, sembra a dir poco paradossale l’opposizione alla Marcia per la Vita di un Movimento che dovrebbe avere la difesa della vita nel suo DNA. Ci tengo anche a precisare che spesso mi è capitato di incontrare alle Marce all’estero, soprattutto a Parigi, i vertici del Movimento per la Vita italiano e l’ultima volta fu proprio l’anno scorso, a gennaio 2017. Mi sono sempre chiesta: come mai i rappresentanti del MpV italiano partecipano alle Marce all’estero ma non hanno mai voluto organizzare (e sono passati 40 anni…) una Marcia in Italia? E perché adesso che la Marcia esiste, vorrebbero poterla dirigere secondo la loro strategia?

– Ribadisco che nulla abbiamo fatto e faremo per dividere il fronte provita. Colgo anzi questa occasione per invitare tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita e condividono l’opposizione alla legge 194 senza eccezione e senza compromessi, di qualsiasi estrazione politica, religiosa o culturale essi siano, e qualsiasi siano le divergenze che si possono avere in altri campi, ad unirsi a noi il 19 maggio prossimo nel 40° anniversario della sciagurata legge che ha provocato nel nostro paese 6 milioni di vittime. Loro hanno il diritto di essere ricordate e noi il dovere di non lasciare nulla di intentato per abolire una legge che uccide l’innocente, il più debole fra i deboli.

Virginia Coda Nunziante

Presidente del Comitato Marcia per la Vita”.

Come già abbiamo espresso nel primo articolo, ribadiamo il nostro stupore, forse un po’ naif, nel constatare l’atteggiamento del Movimento Per la Vita nei confronti di un’iniziativa sicuramente politicamente scorretta, ma che altrove gode giustamente dell’aappoggio degli episcopali, Forse meno coinvolti di quello italiano in rapporti e legami politici. Dato e non concesso che alla Marcia siano interessati soprattutto gli aborriti “tradizionalisti” la responsabilità di farsi strappare da altri la bandiera di questa battaglia ricade su chi ha deciso da tempo di non sventolarla, mi sembra. Non su chi la raccoglie.



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