ALFIE COME CHARLIE. UNA FAMIGLIA LOTTA PER LA VITA DI UN BAMBINO. I MEDICI NON SANNO CHE COSA ABBIA, MA VOGLIONO “TERMINARLO”.

Marco Tosatti

Un altro Charlie Gard. Sempre in Gran Bretagna, sempre in un ospedale, sempre dei medici che vogliono terminare un bambino di diciotto mesi, e i genitori che lottano per tenerlo in vita, e per portarlo altrove. Alfie Evans è in coma, affetto da una patologia misteriosa, che i medici non sono riusciti a decifrare. È ricoverato all’Alder Hey Children Hospital di Liverpool, i cui medici hanno chiesto all’Alta Corte britannica l’autorizzazione a lasciarlo morire. I suoi genitori, Katie e Thomas, si oppongono: “Stiamo vivendo un incubo. Avevamo trovato un ospedale in Italia disposto ad accogliere Alfie”, dicono. La sorte di Alfie è stata presa a cuore da moltissime persone, che esprimono il loro appoggio soprattutto su un gruppo nato su Facebook, “Alfie’s Army”. Un anno fa, nel dicembre 2016, Alfie è entrato in coma; i medici non sono riusciti a stabilere quale sia la sua malattia. I genitori stanno cercando ovunque ospedali in grado di fare una diagnosi, ma è una lotta contro il tempo, perché per i sanitari dell’Alder Hey non ci sono più speranze. “Pensano che la vita di nostro figlio sia inutile – ha scritto il padre di Alfie su Facebook – Abbiamo bisogno di tutto il vostro supporto”. La pagina FB ha registrato oltre trenta mila utenti, e migliaia di post che vengono scritti ogni giorno a sostegno del piccolo e della sua famiglia. Il gruppo ha anche organizzato una raccolta fondi per aiutare i coniugi Evans a sostenere le visite mediche e la ricerca per scoprire quale sia la malattia di Alfie. “Non stanno dando una chance a nostro figlio, lo stanno ignorando. Un dottore si è offerto volontario, voleva capire meglio la situazione di nostro figlio, ma i medici dell’Alder Hey si sono rifiutati di parlare con lui” dice il padre.

Questo è il link a una petizione per salvare Alfie.

Qui sotto riportiamo un’intervista pubblicata da Provita-Onlus all’avvocato che si sta occupando di cercare di salvare Alfie.

– In difesa del piccolo Alfie, già da questa estate, hanno cominciato a muoversi anche degli Avvocati dell’Associazione Giuristi per la Vita: il segretario avv. Filippo Martini, l’avv. Maristella Paiar di Trento, l’avv. Claudio Corradi di Verona, Monica Boccardi di Rimini. Già in estate, infatti, i genitori di Alfie avevano affidato ai Giuristi per la Vita la procura a rappresentarli in Italia e, seppure con fatica, si è riusciti a creare un gruppo di lavoro internazionale. Questo perché – afferma l’Avv, Martini, raggiunto da ProVita Onlus – “il sistema legale inglese non è assimilabile a quello italiano. Gli avvocati (i solicitors) non si sbilanciano troppo verso casi limite come questo. Ci sono stati alcuni avvicendamenti e noi come Giuristi per la Vita abbiamo sempre avuto un punto di riferimento fisso che però non poteva fungere da difensore ma ci ha aiutato e continua a farlo tantissimo. Poi altre persone, penso a Christine Broesamle che è stata ed è vicino alla famiglia, l’amico Marco, Adele e alcune splendide traduttrici Fabiana, Claudia, Chrisula e Laura (e forse dimentico altri) che ci hanno aiutato e sopportato giorno e notte, festivi compresi. Ora sì, abbiamo uno studio legale di riferimento con cui stiamo cooperando”.

– Avvocato Martini, queste ore sono decisive per il piccolo Alfie: qualcosa si sta muovendo. Potrebbe aggiornarci sugli ultimi sviluppi e sul ruolo dei legali italiani in tutto questo?

“Sì queste ore sono davvero decisive. L’Alder Hey Hospital ha trasgredito ad alcune regole di buona condotta e non si è comportato secondo buona fede. Avevamo una trattativa serrata in corso da alcune settimane. Dovevamo arrivare a svolgere la procedura di mediazione per ricercare assieme all’ospedale una soluzione concordata. Di fatto la soluzione già c’era e occorreva semplicemente incontrarci, rilevare i reciproci interessi e a tavolino, trovare il rimedio più ragionevole per salvaguardare gli interessi di tutte le parti. Invece l’Alder Hey ha tradito la fiducia riposta e, proprio loro che all’inizio della vicenda avevano chiesto riserbo e toni bassi (cosa che in effetti era avvenuta in quanto siamo stati trincerati sino ad oggi in un silenzio totale) sono stati i primi ad agire in tribunale e ad informare le testate giornalistiche di Liverpool. E da lì, il mondo mediatico si è scatenato…”.

  • Facciamo un passo indietro. Ad oggi non si sa cosa abbia Alfie, non c’è una diagnosi. Di fronte a questo vuoto, è lecito sbilanciarsi nel dire che “non ha speranze”? Su quali basi?

“Non vi è alcuna diagnosi. Vi sono dei sospetti e dei nessi legati a patologie di tipo neurologico grave, con attacchi di tipo epilettico. Non è però lecito sbilanciarsi in affermazioni avventate per cui Alfie “non avrebbe speranze”, in quanto non vi sono certezze scientifiche per poterlo affermare. Mi spiego meglio. Ad oggi, in queste condizioni, non è dato nemmeno pronosticare quanto tempo o aspettativa di vita avrebbe il piccolo. Due mesi ? Due anni? Nessuno lo dice e nessuno può dirlo. Secondo l’Alder Hey Alfie doveva essere morto alcuni mesi orsono. Non è dato sapere se la scienza nel prossimo arco temporale, possa raggiungere obiettivi di ricerca idonei per capire che malattia ha e per capire quale processo di reversione e guarigione attivare. Certamente Alfie necessita di amore e di cure. Lui è semplicemente attaccato a un ventilatore e in tutti questi mesi, l’ospedale Alder Hey nemmeno ha mai praticato una tracheotomia. Perché? Abbiamo anche sospetti di altro tipo, ma al momento non è lecito esporsi in questo senso. Vedremo in seguito”.

  • Come già per “Charlie”, coloro che stanno agendo per la morte di Alfie invocano il “best interest” del piccolo. Come può essere la morte la soluzione migliore?

“La morte non è la soluzione migliore. Non lo era per Charlie. Ancor meno lo è per un caso come Alfie. Se guardate i video diffusi in rete (ve ne posso mandare anche io inviati dal padre ad agosto e settembre) Alfie apre gli occhi. Accenna sorrisi. Gli alzi le braccia e lui le mantiene sollevate o le abbassa lentamente controllando i muscoli. Alfie è tutto fuorché (sia consentito l’orrendo termine) un “vegetale”. L’unica soluzione è continuare ad amarlo, a farlo vivere, pregare, curarlo e sperare”.

  • Per scongiurare la morte di Alfie, appare necessario trasferirlo in un altro ospedale, diverso da quello attuale. È vero che a questa ipotesi è stato ribattuto che il trasferimento “non è privo di rischi” per la salute di Alfie?

“Incredibile ma vero. Guardi le leggo giusto tre frasi scritte nello stesso testo di lettera inviato dall’Alder Hey Hospital: “It is the opinion of the clinicians at the Trust treating Alfie that his further active treatment is futile and that his quality of life is either very poor (if he can sense anything at all) or non-existent (if he is in effect insensate)”. Ogni trattamento è futile e la qualità di vita è povera o inesistente (insensata!). Guardate i video dei genitori con Alfie e ditemi voi se è una vita “insensata”. Poi scrivono “it is the opinion of the clinicians that, following the results of their exhaustive testing and treatment of him over the past year, it is no longer in Alfie’s best interests to be provided with mechanical ventilation and it would be best for him to withdraw ventilation and allow him to die in a peaceful and dignified manner in the company of those who love him”. In pratica dicono che sono pronti a staccargli la ventilazione e a farlo morire soffocato davanti agli occhi di chi lo ama. Giuro, hanno scritto davvero questo. E poche righe dopo, sempre nero su bianco: “The transfer to — (nome ospedale italiano) — is not without risks”. Ci rendiamo conto? Lo vogliono morto di sicuro lì in Inghilterra, ma il viaggio “non è privo di rischi” e quindi non lo fanno andare. Rischi che, in verità abbiamo già visto ed esaminato sono del tutto minimali e assolutamente tamponabili con le odierne e modernissime tecniche di trasporto. Ce l’hanno detto non una, ma almeno tre compagnie aeree specialistiche contattate e già pronte a sopperire al trasporto, con il solo preavviso di un paio di giorni. Nemmeno avrebbero bisogno di visitarlo prima, il piccolo Alfie”.

  • Nell’ipotesi di un trasferimento, qualche ospedale italiano potrebbe essere adatto e pronto a ospitarlo?

“Sì, uno di sicuro c’è. Si tratta di una disponibilità di primissimo livello e sarebbe pure immediata. Non posso riferire nominativi o altro almeno per il momento in quanto è opportuno prima parlare con i referenti di questa struttura e non ho avuto tempo di farlo prima di quesa intervista”.

  • Un’ultima domanda, per i nostri Lettori: cosa può fare la gente comune per Alfie, in queste ore?

“Pregare tanto per Alfie, per la sua famiglia, ma anche per lo staff dell’Alder Hey (e per noi già che ci siete). Sostenere economicamente la famiglia in quanto il viaggio avrà dei costi e pure aiutare questi genitori ventenni sarà necessario. Loro sono fermi e decisi a portare via dall’Inghilterra il loro Alfie e dovranno trovare ospitalità quando arriveranno in Italia. Sottoscrivere inoltre una petizione che è stata lanciata (da non so chi) su Change.org e mi dicono che abbia già raggiunto oltre 30.000 sottoscrizioni. Presto ne vorremmo lanciare un’analoga sull’italiana Citizen.Go. Poi c’è anche un gruppo Facebook da sostenere, in quanto molto attive e con tantissime adesioni in favore di Alfie… Mi auguro molto presto di poterle fornire degli aggiornamenti più colmi di speranza per Alfie”.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

DUE BATTAGLIE DI CITIZENGO. DISNEY-GAY, GIÙ LE MANI DAI BAMBINI. RENZI, DITE NO ALL’EUTANASIA MASCHERATA.

Marco Tosatti

Oggi ci occupiamo di due battaglie, una più importante dell’altra, di quella organizzazione meritoria che si chiama Citizengo, e che per questo è – ovviamente – la bestia nera di tutta la banda mondialista, sorosiana e via global-sinistrando.

La prima battaglia potrebbe intitolarsi: giù le mani dai bambini. E come scrive Caroline Craddock, una delle responsabili di Citizengo, “Continua la discesa della Disney nell’indecenza”. Infatti il colosso americano ha messo in circolo su Dsney Channel, di recente, due storie “anti-famiglia” che hanno provocato reazioni choccate in tutto il globo. Andi Mack, uno degli show televisivi della Disney, ha messo in programma la prima storyline gay su Disney Channell. In un recente episodio un personaggio, che ha 13 anni, “scopre” di essere gay, e fa coming out con i suoi amici. Che lo accettano, confermano le sue attrazioni omosessuali e lo applaudono perché esprime “il suo vero essere”.

Di conseguenza il Kenya ha cancellato dalle sue trasmissioni Andi Mack. Ezekial Mutua, il capo esecutivo del Comitato di classificazione dei film del Kenya, ha dichiarato d opporsi “a ogni tentativo di introdurre una programmazione gay”.

Un altro show sul canale Dsney XD ha presentato sia un bacio omosessuale che una principessa maschio. Il Christian Post ha raccontato che un episodio di Star contro le Forze del Male “ha presentato il personaggio Marco Diaz mascherato da una principessa chiamata Turdina, in quello che i siti LGBT friendly hanno definito una coraggiosa dichiarazione”. Precedentemente nell’anno lo stesso show “ha presentato una scena con coppie dello stesso sesso che si baciavano”.

Secondo Citizengo temi di questo genere non sono appropriati a un pubblico giovane senza controllo. “Queste conversazioni dovrebbero avvenire quando i genitori pensano che sia appropriato farle, e in armonia con i valori delle famiglie”.

Citizengo propone di firmare qui per dire alla Disney di smetterla. Con una lettera indirizzata direttamente alla Disney.

La seconda battaglia è qualche cosa che ci riguarda tutti, ed è la legge sulle cosiddette DAT. Citizengo ritiene che il disegno di legge sul cosiddetto “testamento biologico” sia in realtà il primo passo della legalizzazione dell’Eutanasia in Italia.

“Significa che entro breve il sistema sanitario italiano spingerà malati e anziani a ‘scegliere’ di essere lasciati morire o addirittura di essere soppressi per non dover “pesare” sui conti economici dello Stato. Il disegno di legge obbliga i medici e il personale sanitario a rispettare qualsiasi ordine, comprese le richieste di chiaro stampo suicidario come quelle per la sospensione dell’idratazione e della respirazione assistita. In altre parole, i medici saranno costretti a lasciar morire di sete e per soffocamento pazienti che potrebbero ancora essere assistiti senza alcun accanimento terapeutico”.

Citizengo propone di firmare una petizione “per chiedere al Segretario del Pd Matteo Renzi, il principale sponsor di questa legge, (ma non doveva lasciare la politica un anno fa? N.D.R.) di non commettere un errore politico e culturale che sarebbe fatale per migliaia di malati e anziani”.

Citizengo ricorda che “Il Segretario del Partito Democratico, infatti, ha imposto come priorità assoluta per la fine ormai imminente di questa legislatura l’approvazione immediata del cosiddetto “testamento biologico”. Grazie all’appoggio del Movimento 5 Stelle, la legge rischia seriamente di essere approvata. Su questo argomento, giornali e televisioni ci stanno raccontando una marea di falsità”.

È chiaro che la questione non è affatto così semplice come la stanno raccontando. In realtà, “sotto”, c’è ben altro…

“In poche parole: il testamento biologico obbliga i medici ad assecondare richieste potenzialmente suicidarie, rilasciate da persone anche quando erano in perfetto stato di salute. Infatti, la legge considera come “terapie” anche l’assistenza nell’idratazione e nella respirazione, quando il paziente non è autosufficiente. Acqua e aria sono… medicine…? Sospendere questi sostegni vitali di base (che non sono terapie) significa far morire di sete e per soffocamento il malato”.

Sì alla libertà di scelta, no all’eutanasia.

 



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

PADRE PIO CONTRO SATANA. IL LIBRO CHE RACCONTA LA BATTAGLIA DI UNA VITA INTERA DI UN SANTO STRAORDINARIO.

Marco Tosatti

Marco Tosatti – e Stilum Curiae – pro domo sua. Mi permetto di segnalarvi un libro che è appena stato pubblicato – dal 30 novembre scorso è in vendita su Amazon e su altre librerie online, e non solo – da ChoraBooks, e che manca da molti anni nelle librerie normali. Racconta il rapporto straordinario di uno dei più grandi santi del secolo scorso, Padre Pio, con il nemico dell’umana natura, l’avversario per eccellenza, il demonio.

È un libro non lungo, ma a cui sono molto affezionato, perché è il frutto di lunghe ricerche nelle memorie di quanti hanno conosciuto il santo, e la maggior parte del suo materiale proviene da fonti originali, e di difficile reperimento e consultazione: gli otto volumi della “Positio”, cioè la mole di testimonianze e documenti che hanno portato il religioso di Pietrelcina agli onori degli altari.

Racconta questa battaglia, che si è conclusa solo con la vita terrena di Padre Pio: “un duello di tempi antichi, vissuto nel secolo appena trascorso”, una lotta reale, “un corpo a corpo prolungato per tutta l’esistenza terrena, e anche oltre, fra un monaco e il suo Avversario”.

Moltissimi sono gli episodi straordinari legati a questa battaglia. Fra questi uno di cui è stato protagonista uno dei fedelissimi del santo del Gargano” il celebre esorcista di venerata memoria don Gabriele Amorth che prima della morte ha narrato “di come il commendatore Angelo Battisti, primo amministratore e primo Presidente della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo sia stato posseduto negli ultimi anni della sua vita dal demonio”.

Don Gabriele Amorth, della cui amicizia mi onoro, era un fedele di Padre Pio, che aveva conosciuto personalmente, e verso il quale nutriva una grande venerazione.

Nel libro ho scelto di concentrami solo sulle apparizioni e sulle manifestazioni diaboliche – alcune molto fisiche e corporali – vissute da padre Pio; ho volutamente appena accennato a estasi e visioni celestiali, che spesso seguivano da presso gli scontri con satana, e che credo, erano strettamente connesse alla lotta spirituale combattuta dal salto.

Dicevamo che la battaglia è andata avanti sino alla fine della vita terrena di Padre Pio. Penso che il suo avversario non gli abbia concesso tregua. Chiudo questo breve articolo con la citazione delle ultime righe del libro: “L’eroe di un’epopea ‘deve’ morire con la spada in pugno. Anche padre Pio aveva un’arma. Quale fosse, lo rivelò pochi giorni prima di morire. Racconta padre Tarcisio da Cervinara che un giorno, ‘mettendosi a letto disse ai frati che erano in cella col lui: ‘Datemi l’arma. E i frati, sorpresi e incuriositi, gli chiedono: ‘Dov’è l’arma? Noi non vediamo niente!’. E padre Pio: ‘Sta nella mia tonaca, che avete appesa all’attaccapanni or ora!. I frati, dopo aver rovistato per bene in tutte le tasche del suo abito religioso, gli dicono: ‘Padre, non c’è nessun’arma nel suo saio! C’è soltanto la corona del Rosario!’. E padre Pio, subito: ‘E questa non è un’arma? La vera arma?’ “.

 


Per chi fosse interessato: cliccate qui.
Oppure anche su questo sito. 



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

 

SUPEREX RICORDA UNA PROFEZIA DELLA MADONNA, AD AKITA, SUL DRAMMA DELLA CHIESA. E CITA UN TESTE BERGOGLIANO D.O.C.

Marco Tosatti

Mi ha riscritto. Quell’amico di cui Stilum Curiae ha ospitato uno sfogo dritto dal cuore qualche giorno fa, quello che si definisce Ex Movimento per la Vita, ex Scienza & Vita, ex giornalista di Avvenire, ex docente di scuola cattolica…

Insomma un SuperEx, un ex come ce ne sono pochi, e sarà così che si è deciso di battezzarlo. Fortunatamente per lui la lista degli “ex” si ferma qui, ed è ancora – più che mai – cattolico; il che, se ci pensate, di questi tempi, è un vero miracolo, la testimonianza che papi vescovi prelati e chierici vari in fondo in fondo possono risultare davvero servi inutili. Nel bene, ma, per fortuna, anche nel male…Comunque bando alle ciance e vediamo che cosa ci dice oggi SuperEx.

Caro Tosatti, dopo la mia lunga lettera da ex, soprattutto di Avvenire, giornale oggi irriconoscibile, illeggibile, intollerabile, mi è venuto voglia di inviarLe un breve passo tratto da un libro del giornalista Andrea Tornielli, già ratzingeriano di ferro, oggi bergogliano d’acciaio, domani chissà…

E’ tratto dal suo libro Attacco a Ratzinger (Piemme, 2010, p.272), da un capitolo apocalittico incentrato sulle molteplici profezie che suggeriscono l’esistenza di una crisi, nella Chiesa, senza precedenti.

Quella che ho scelto mi ricorda gli insulti e le volgarità con cui alcuni cardinali bergogliani, Maradiaga su tutti, hanno sovente insultato altri cardinali come Burke o Caffarra, che invece avevano posto domande sul piano dottrinale, senza mai scadere nel personale. Oppure, mi ricorda l’ondivago errabondare del cardinale Christoph Maria Michael Hugo Damian Peter Adalbert Schönborn (spero di non aver perso nulla per strada), oggi così impegnato a dire il contrario di ciò che scriveva e diceva solo pochi anni fa. Conversione o, per usare una parola della profezia sottostante, “compromesso”?

Ecco il testo di Tornielli:

“Accenni espliciti e immagini che preannunciano una crisi difficile nella Chiesa si ritrovano nei messaggi collegati alle apparizioni di Akita, in Giappone, avvenute nel 1973 e riconosciute come soprannaturali, con il consenso di Roma, dal vescovo Niigata, monsignor John Shojiro Ito. Il vescovo, prima di rendere pubblica l’approvazione, nel 1988 si era incontrato in Vaticano con il cardinal Ratzinger. La Madonna, il 13 ottobre 1973, anniversario del miracolo del sole avvenuto a Fatima, aveva detto a una religiosa, suor Agnese Sasagawa, che

“L’opera del diavolo si insinuerà persino nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli… la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi”.

È impressionante, vero, leggerlo adesso, alla luce di quello che sta accadendo nella Chiesa? Una fotografia…



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

CONTRO LUTERO. UN NUOVO LIBRO DI PADRE CAVALCOLI, PER NON MORIRE PROTESTANTI. DA CATTOLICI…

Marco Tosatti

Oggi ci occupiamo di un libro molto importante per avere un quadro chiaro e lucido, da un punto di vista cattolico, sulla situazione dei rapporti con le Chiese protestanti, e in particolare con i luterani. Importante perché in un momento storico e culturale in cui le emozioni prevalgono sul ragionamento, praticamente in ogni campo, l’uso della razionalità diventa fondamentale per evitare disastri e fraintendimenti.

Parliamo di “Contro Lutero”, un nuovo testo del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, un’opera in cui il noto pensatore cattolico precisa le condizioni che permetterebbero un reale riavvicinamento tra la chiesa cattolica e i protestanti. Il sottotitolo – Perché non vogliamo morire protestanti – ha un significato ben preciso in questi giorni, quando i segnali di una deriva della Chiesa cattolica verso forme protestanteggianti sono sempre più forti, e si moltiplicano in tutto il mondo episodi di “condivisione” eucaristica non sempre opportuni e opportunamente svolti. E i segnali di affetto – pensiamo al francobollo celebrativo emesso dalle Poste vaticane – sembrano presupporre la rimozione parziale di elementi forti dell’identità cattolica.

Il libro – un’opera piccola come formato, e per questo, se vogliamo, ancora più incisiva e utile – è stato pubblicato da ChoraBooks su Amazon. È accompagnato da una presentazione dell’editore, Aurelio Porfiri, che scrive: “Padre Cavalcoli avverte: in questi 500 anni dalla nascita del luteranesimo, molta strada hanno fatto cattolici e luterani sulla via della riconciliazione, soprattutto a partire dall’impulso all’ecumenismo dato dal Concilio Vaticano II. Tuttavia i luterani restano ancora fermi ad alcuni errori di fondo, che bisogna correggere, per togliere del tutto ogni divisione, affinché questi fratelli siano “pienamente incorporati” alla Chiesa Cattolica.

E diciamo quali sono questi nodi da sciogliere. Si possono ridurre sostanzialmente a tre, secondo un compendio suggerito dallo stesso notissimo modo luterano di riassumere i princìpi di Lutero: tre assiomi fondamentali, tre parole d’ordine, tre motti emblematici, tre direttrici teoretiche, tre linee d’azione: Sola Scriptura, Sola fides, Sola Gratia”.

Su ciascuno di questi tre punti padre Cavalcoli esercita la sua attenzione e la sua critica. Per esempio per quanto riguarda l’assioma Sola Scriptura, conclude “I teologi luterani, inoltre, soprattutto i moderni, nella linea umanistica di Melantone, coltivano intensamente e a volte esemplarmente le scienze bibliche – si pensi per esempio al metodo storico-critico -. Ma, partendo da un concetto positivistico della scienza, se da una parte fanno mostra di una grande erudizione e capacità critica in questo campo, dall’altra sono gravemente carenti in metafisica – e qui si dimostrano discepoli di Lutero – , con la conseguenza disastrosa di commettere enormi errori sul piano della teologia speculativa e del dogma. Per usare un paragone di S. Caterina da Siena, questi esegeti, bene che vada, manifestano e mangiano la ‘scorza’ della Scrittura e trascurano la ‘polpa’”.

Commenta Aurelio Porfiri: “Un testo che non farà piacere agli oltranzisti dell’ecumenismo, a coloro che non riescono a vedere l’importanza della giustizia accanto alla pur necessaria misericordia, ai pastoralisti che hanno fastidio di ogni odore di dottrina”.

Padre Giovanni Cavalcoli è nato a Ravenna nel 1941. Si è laureato in filosofia a Bologna nel 1970. Entrato nell’Ordine Domenicano nel 1971, è stato ordinato sacerdote nel 1976. Ha insegnato teologia dal 1979 al 1982 presso l’allora Studio Teologico Accademico Bolognese (STAB). Ha conseguito la licenza in filosofia nel 1981 e il dottorato in teologia presso la Facoltà Teologica Pontificia “S.Tommaso d’Aquino” di Roma nel l984. Officiale della Segreteria di Stato dal 1982 al 1990. Ripreso l’insegnamento nel 1990, dal 2011 è docente emerito di Teologia Dogmatica nella Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna e di Metafisica e nello Studio Filosofico Domenicano di Bologna. E’ stato Vice postulatore nella Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre Tomas Tyn,OP dal 2006 al 2012. Dal 1995 tiene un corso per catechisti a Radio Maria. Ha al suo attivo la pubblicazione di molti libri ed articoli di teologia in riviste specializzate. Dal 2014 collabora con DonAriel Levi di Gualdo al sito IsoladiPatmos e dal 2015 al blog di Aurelio Porfiri Il Naufrago.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

ROMANA VULNERATUS CURIA E I ROHYNGYA. È SBALORDITO DAL PONTEFICE: ASSOMIGLIA SEMPRE DI PIÙ A GANDHI.

Marco Tosatti

Cari stilumcurialisti, Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) ha qualche cosina da dire sulle dichiarazioni del Pontefice sull’aereo di ritorno dal Bangladesh. Ancora una volta – non è la prima, né, prevediamo, sarà l’ultima, il capo della Chiesa cattolica ha parlato di terrorismo e religioni, con queste parole: “C’erano gruppi terroristi che cercavano di approfittare dei Rohingya, che sono gente di pace. Sempre c’è un gruppo fondamentalista nelle religioni, anche noi cattolici ne abbiamo. (sottolineatura nostra). I militari giustificano il loro intervento a motivo di questi gruppi. Io non ho scelto di parlare con questa gente, ma con le vittime, con il popolo che da una parte soffriva questa discriminazione e dall’altra era difeso dai terroristi”. Non osiamo pensare quali “estremisti” pensi il Pontefice. Sospettiamo fortemente però che siano quelli che invece  di usare il mitra sgranano rosari ultimo modello, di fabbricazione israeliana, senza rinculo. Pericolosissimi. Non sappiamo neanche chi abbia informato il Pontefice sulla situazione, ma ci sono anche Rohyngya hindu e cristiani, che ahimè non se la passano per niente bene, all’interno di quel popolo, come testimonia questo articolo. E non hanno avuto l’onore di una menzione.

Ma ecco che cosa ne pensa RVC

“Caro Tosatti, più passa il tempo, e più osservo, con apprezzamento, la maturazione di Sua Santità nelle varie occasioni e circostanze. Ma sempre più riconosco in lui aspetti di una figura leggendaria come il Mahatma Gandhi. Le dichiarazioni sul problema dei Rohyngya hanno concorso a ricordarmi infatti Gandhi, detto Bapu. Anche Gandhi riteneva che gli estremisti religiosi fossero ovunque. Anche Gandhi era convinto che tutti si riconoscessero in lui : buddisti, cristiani, musulmani, hinduisti. Anche lui era convinto che la religione musulmana fosse per la non violenza e si dovessero distinguere i terroristi islamici dagli altri, pacifici. Anche Gandhi fondava la sua religione sulla tolleranza che era misericordia positiva. Anche lui predicava il non proselitismo convinto che tutte le religioni fossero vere, avendo un punto di vista sulla verità, ma essendo le religioni nell’uomo ed essendo l’uomo imperfetto anche le religioni sono imperfette, anche se tutte vere. Anche Gandhi era ostile alle istituzioni religiose tradizionaliste. Anche lui è apprezzato da Enzo Bianchi. Cosa manca ? Un Martin Luther King come discepolo ? Non basta un Luther da rivalutare?“.

Certo, Mahatma Gandhi non era molto cattolico, ma che vuoi che siano queste minuzie…siamo nel mondo globale o no?



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

A ROMA, ALLA TRINITÀ DEI PELLEGRINI, L’ULTIMO CONCERTO DI RICCARDO MASSENI, CELEBRE VOCE BIANCA. PER SUMMORUM PONTIFICUM.



Marco Tosatti

Oggi Stilum Curiae parla di un concerto speciale che si terrà a Roma sabato 16 dicembre, nella parrocchia della SS. Trinità dei Pellegrini, e che avrà di sicuro molto appeal per gli amanti della musica, e per gli appassionati della tradizione liturgica della Chiesa.

Riccardo Masseni, straordinario giovanissimo cantante triestino, terrà per il Populus Summorum Pontificum il suo ultimo concerto quale voce bianca.

Riccardo Masseni è nato a Monfalcone nel 2002, ed ha intrapreso lo studio del pianoforte all’età di 5 anni. Due anni dopo ha affiancato al percorso strumentale quello vocale, ed è entrato a far parte del coro di voci bianche “Piccolo coro di Monfalcone”. Nel 2011 è stato scelto per partecipare alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno scolastico 2011/2012, tenutasi al Palazzo del Quirinale a Roma. Dal 2012 studia canto con la Maestra Cristina Nadal presso l’Associazione Musicale di Farra d’Isonzo, approfondendo il repertorio cameristico di autori classici come Haendel, Mozart, Bernstein e Britten.

Nello scorso mese di ottobre, Riccardo ha ottenuto un successo notevole al Teatro Verdi di Trieste quale voce solistica nella Quarta Sinfonia di Mahler. Avendo raggiunto i quindici anni, la sua carriera di voce bianca è ormai giunta alla conclusione, e Riccardo – che ha già cantato durante la S. Messa tradizionale che si celebra nella chiesa del Rosario di Trieste – ha deciso di regalare il suo ultimo concerto quale giovane cantore al Populus Summorum Pontificum, scegliendo per l’occasione la chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini di Roma. I brani in programma sono splendidi: ascolteremo musiche di Mozart, Bach, Haendel, Vivaldi, e un brano della quarta Sinfonia di Mahler.

L’ingresso al concerto è libero, ma sarà gradita un’offerta, che verrà devoluta all’Associazione Amici del Summorum Pontificum per il finanziamento del Pellegrinaggio Internazionale del 2018.

Il pellegrinaggio a Roma, ad Petri sedem, l’anno prossimo sarà guidato dal vescovo di Copenhagen, Czeslaw Kozon. Sarà l’ottava edizione di questo pellegrinaggio che si svolgerà, come è tradizione consolidata, nel week end in cui cade la Giornata di Cristo Re, da venerdì 26 a domenica 28 ottobre. Un appello particolare è rivolto a sacerdoti e fedeli dell’Europa del Nord, vista la presenza del vescovo d Copenhagen. E per questo motivo alle lingue ufficiali del pellegrinaggio – inglese, italiano e francese – è stato aggiunto il tedesco.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

ILPAPA CAMBIA MAESTRO DELLE CERIMONIE? VOCI SULLA PARTENZA DI GUIDO MARINI. SE NE VA UN ALTRO PEZZO DELLA CURIA DI BENEDETTO.

  •                              
Marco Tosatti

Voci di buona fonte (due, diverse e indipendenti) danno per probabile la sostituzione di mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, con mons. Diego Ravelli. Mons. Guido Marini era stato nominato a questo incarico nell’ottobre del 2007 da papa Benedetto XVI. Ha quindi compiuto due mandati quinquennali da capo delle cerimonie. Mons. Diego Ravelli è cerimoniere pontificio dal 2006, e nel 2013 il Pontefice regnante lo ha nominato capoufficio dell’Elemosineria Apostolica. La sua nomina, a quanto si dice, è stata appoggiata da mons. Piero Marini, già maestro delle cerimonie sotto Giovanni Paolo II, e segretario di Annibale Bugnini, il principale responsabile della riforma liturgica post-conciliare e della messa, e caduto in disgrazia probabilmente a causa di voci sulla sua presunta affiliazione alla massoneria. Bugnini fu inviato come nunzio in Iran, e morì a Roma nel 1982, in maniera inattesa, dopo un’operazione di ernia.

Secondo le voci di cui riferiamo l’annuncio della sostituzione dovrebbe essere imminente, e il provvedimento dovrebbe aver luogo nel gennaio prossimo, una volta concluse le feste di Natale e l’impegnativo ciclo di celebrazioni liturgiche ad esso correlato. Se le voci troveranno conferma, si tratta certamente di un cambiamento radicale di impostazione e di stile.

Qualche giorno fa accennavamo alle voci ricorrenti di una sostituzione dell’arcivescovo Georg Gaenswein, attuale Prefetto della Casa Pontificia. Con l’eventuale partenza sua e di mons. Guido Marini vengono smontati gli ultimi pezzi della Curia dei tempi di papa Ratzinger. Fatti salvi alcuni intoccabili, come il prefetto di Propaganda Fide, il diplomatico Filoni, e un altro diplomatico, il cardinale Sandri. Oltre al gruppo di arcivescovi e cardinali protetti dall’ombrello del Comitato Bertone.


 


Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

UN MANIFESTINO “PIRATA” IN CHIESA A ROMA INVITA A PREGARE. CHE LA MADONNA VENGA PRIMA DI LUTERO. E NON SOLO…

Per leggere l’articolo in spagnolo: como vara de almendro
Marco Tosatti

In alcune chiese di Roma ieri ed oggi sono apparsi dei manifestini che invitano a pregare. Di fianco a una foto sorridente del Pontefice inscritta in un rosario, sono indicate sette intenzioni di preghiera:

  • perché Roma torni alla fede
  • perché la Madonna venga prima di Lutero
  • perché la fede venga prima della politica
  • perché Pannella e Bonino non siano più additati come esempi
  • perché il papa torni a parlare con i cardinali prima che con i giornalisti
  • perché il papa non perseguiti sacerdoti e ordini religiosi che non gli piacciono
  • perché il papa non taccia davanti a chi combatte famiglia e vita.

I manifestini non portano nessuna firma.

Chi segue le vicende della Chiesa non ha difficoltà a decifrare il significato delle intenzioni. Nella seconda, per esempio, è evidente il riferimento al francobollo emesso dalle poste vaticane in cui si vedono inginocchiati sotto la croce Lutero e Melantone invece della Madonna. Di Pannella e del suo spirito aveva parlato con lodi mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mentre la leader abortista Emma Bonino era stata definita dal pontefice “una grande italiana”. Cardinali e giornalisti si riferiscono probabilmente a Scalfari, e ai cardinali dei “Dubia”. Gli ordini religiosi di cui si parla sono probabilmente i Francescani dell’Immacolata…e non solo.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

BESTIARIO CLERICALE. 8 X 1000 ADDIO – GIÙ LE MANI DALL’EUCARESTIA – DIVORZIO CATTOLICO, PICCOLE BUGIE SU SINODI E VESCOVI – ENZO BIANCHI È PREOCCUPATO…

Marco Tosatti

Questo è un Bestiario clericale particolare. Perché invece di offrirvi delle primizie – si fa per dire – colte qua e là, pubblichiamo tre lettere di persone che seguono questo blog, e che vogliono far sapere la loro su tre argomenti importanti: l’8 per mille, il recente discorso del Pontefice regnante alla Rota Romana, quello in cui ribadiva che tocca al vescovo diocesano amministrare se ne esistono condizioni evidenti quello che molti chiamano “divorzio cattolico”, e l’abitudine di ricorrere ad aiuti esterni per la distribuzione dell’eucarestia, anche quando non ce ne sarebbe la necessità. E poi magari un bon bon finale lo aggiunge chi scrive…

La prima lettera è la copia di quella inviata all’Istituto Centrale Sostentamento del Clero da un lettore di Stilum Curiae.

All’Istituto Centrale Sostentamento Clero.

Sono un ormai vecchio cattolico di Chieri, in provincia e diocesi di Torino. Ho tra le mani il dépliant con il modulo di ccp che dovrebbe servire per inviare il contributo per il sostentamento del Clero, e poco fa in televisione ho visto la pubblicità a favore del versamento dell’8X1000 allo stesso scopo.

Ho deciso di scrivervi per farvi sapere che da qualche anno a questa parte io, sebbene cattolico, o forse proprio per questo, non ho più versato l’8X1000 né altri contributi alla mia Chiesa e non lo farò neppure quest’anno. E soprattutto per spiegarvi il perché di questa mia decisione.

Ma prima, lasciate che vi rivolga una domanda: come mai i sacerdoti che compaiono nel dépliant e nei filmati televisivi sono tutti così “precisini”, ordinati nel vestire, con clergyman e colletto bianco bene in vista, i paramenti liturgici impeccabili: tutto il contrario, insomma, di come normalmente si presenta la maggior parte di loro, senza che nessuna autorità abbia niente da ridire? Perfino il sacerdote che celebra il Sacramento della Penitenza veste il camice bianco e la stola, spettacolo non dico raro, ma rarissimo a vedersi nella realtà. Vi dico io perché. Perché voi sapete, e le Autorità ecclesiali sanno, e i sacerdoti stessi sanno molto bene, che alla maggior parte della gente piacerebbe vedere i sacerdoti mostrarsi così, piuttosto che sbracati, come nemmeno i laici più sbracati si presentano. Ma evidentemente a voi di quello che pensano i laici non importa un bel niente. Salvo accontentarli nel momento in cui vi rivolgete a loro per chiedere soldi.

Ma il motivo principale del mio rifiutare un generico sostentamento del Clero è un altro. Non intendo più aiutare sacerdoti che in gran parte non mi piacciono: sacerdoti che hanno distrutto e continuano a distruggere la Liturgia; alacremente impegnati a seminare confusione fra i fedeli, predicando le loro peregrine opinioni piuttosto che il Vangelo che la Chiesa ci trasmette da 2000 anni e che è sintetizzato nel Catechismo della Chiesa Cattolica; sacerdoti che trovano più comodo assecondare le voglie della gente piuttosto che arrischiarsi ad annunciarle le esigenze del Vangelo; che fanno gli assistenti sociali, in concorrenza con i sindacalisti e i politici, ma trascurano la loro missione specifica, che è annunciare la vita eterna e spiegare come si fa a raggiungerla; secondo i quali non si sa che cosa Gesù abbia realmente detto, visto che gli Apostoli non avevano il microfono per registrare le sue parole: così ognuno di loro si sente autorizzato a interpretare il Vangelo a modo suo.

Mi spiace, ma io non do più i miei soldi ad un Clero così. So bene che sovvenire alle necessità della Chiesa, e soprattutto del Clero, è un dovere di ogni cattolico. E io, nei limiti delle mie possibilità, ho intenzione di farlo. Ma a modo mio: aiutando personalmente, “brevi manu”, come si diceva quando si studiava il latino, i sacerdoti che, per quello che mi è dato vedere e constatare, lo meritano.

Saluti.

Lettera firmata

La seconda lettera è stata inviata a un sacerdote che tratta con eccessiva leggerezza l’Eucarestia.

Reverendo,

Incuriosito dai sempre più frequenti laici che ormai abitualmente distribuiscono la Santa Comunione presso la parrocchia di cui lei è Sacro Pastore ,ho scoperto che il Sacerdote può avvalersi nella distribuzione della Santa Comunione di ministri straordinari laici: l’accolito o altri laici debitamente istruiti. Ebbene questi laici dovrebbero essere informati su tali normative affinché non disubbidiscano e commettano peccato a Santa Madre Chiesa. Lʼobbedienza a Santa Madre Chiesa è fondamentale per il cristiano che vuole appartenere ad Essa. Certamente lei ha autorizzato queste persone in buona fede e per zelo pastorale non accorgendosi che andavano contro un espresso divieto. Infatti “straordinario” non vuole dire “abituale” o “domenicale”. Questa pratica di servirsi di laici nella distribuzione della Santa Comunione non è regolamentata da un indulto ma da precisi divieti scritti che di seguito riporto. CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI. ISTRUZIONE Redemptionis sacramentum (che regolamenta attualmente e con piena validità Apostolica l’intera questione)

[151.] Soltanto in caso di vera necessità si dovrà ricorrere all’aiuto dei ministri straordinari (compreso l’accolito) nella celebrazione della Liturgia. Ciò, infatti, non è previsto per assicurare una più piena partecipazione dei laici, ma è per sua natura suppletivo e provvisorio nota (252) ….[[157.] Se è di solito presente un numero di ministri sacri sufficiente anche alla distribuzione della santa Comunione, non si possono deputare a questo compito i ministri straordinari della santa Comunione (compreso l’accolito). In simili circostanze, coloro che fossero deputati a tale ministero, NON LO ESERCITINO….158.] Il ministro straordinario della santa Comunione, infatti, potrà amministrare la Comunione soltanto quando mancano il Sacerdote o il Diacono, quando il Sacerdote è impedito da malattia, vecchiaia o altro serio motivo o quando il numero dei fedeli che accedono alla Comunione è tanto grande che la celebrazione stessa della Messa si protrarrebbe troppo a lungo. Tuttavia, ciò si ritenga nel senso che andrà considerata motivazione DEL TUTTO INSUFFICIENTE un breve prolungamento, secondo le abitudini e la cultura del luogo”.

Però è vietatoallargare “abusivamente, i termini di ECCEZIONALITÀ ai casi che non possono essere giudicati come eccezionali”, e i pastori devono impedire tempestivamente abusi e trasgressioni.

Affinché questi fratelli e sorelle non rimangano nell’ignoranza del loro peccare, ritengo opportuno che sia lei ad informare tutti i laici a ciò a cui si espongono ed alla gravità dei loro atti. Infatti i principi che regolamentano tutta la questione sono diretti ai presbiteri ed a tutto il Popolo di Dio. Però ce n’è uno che riguarda espressamente tutti quei laici (accolito e ministri straordinari) che coadiuvano arbitrariamente il sacerdote nella distribuzione della Santa Comunione. Infatti alla fine della nota 157 della Redemptionis Sacramentum, sopra riportata, è scritto che i ministri straordinari (compreso l’accolito) si devono rifiutare di coadiuvare i sacerdoti (cioè se il sacerdote li invita) se non c’è eccezionalità: perché anche un solo Sacerdote è sufficiente a soddisfare tutti i presenti in caso di normale affluenza o in caso di breve prolungamento della Santa Messa. È doveroso da parte sua informare di tutto ciò anche i confratelli che esercitano il Sacro Ministero nella parrocchia di cui lei è il solo responsabile. Il perseverare nell’errore ,dopo essere venuti a conoscenza della verità, costituisce colpa grave e si configura nella specie di delitto contro la Santa Sede Apostolica . Lʼamore che provo per la sua augusta persona e l’amore che provo per i miei fratelli mi ha spinto in questa ricerca. Per il bene della anime ed a maggior Gloria di Dio e della Sua Santa Chiesa ,certo di averle fatto cosa graditissima, filialmente la saluto.

Infine da Roma ci ha scritto un sacerdote, in tema di “divorzio cattolico”, Motu Proprio e discorso del Pontefice alla Rota Romana.

“Sono uno di quei Chierici, numerosi, che La seguono.. E avrebbero da aggiungere capitoli di narrativa surreale a ciò di cui Lei con garbo e perizia tratta giornalmente”, ci dice questo amico sconosciuto. Che ci segnala anche il discorso del Pontefice alla Rota, e il modo in cui alcuni siti, particolarmente contigui all’entourage pontificio hanno trattato il tema. Ecco la lettera:

“Che dire… Anzitutto Francesco premette che i Motu Proprio sono frutto dei due Sinodi sulla famiglia, quindi «espressione di un metodo sinodale» e «approdo di un serio cammino sinodale»….

Ma come? Sarà sfuggito sia al Papa che ai giornalisti che i due Motu Proprio sono stati promulgati tra un sinodo e l’altro, giusto PRIMA dell’avvio della seconda sessione del Sinodo? I Motu Proprio datano il 15 Agosto 2015, mentre la seconda fase del Sinodo apre il 4 ottobre 2015..

Se poi passa il concetto che ripubblicare testi scritti decenni prima da Kasper, Lehmann e Víctor Manuel Fernández sia “l’approdo di un serio cammino sinodale” , allora siamo alle prese con una disforia diacronica patologica.. Sarà che “il tempo è superiore allo spazio”.. Ma decidere ciò che è accaduto prima e ciò che è stato fatto dopo non rientra tra i poteri che l’Eterno ha delegato al Suo Vicario…

La cronistoria del Sinodo e dei motu proprio ci dice invece che sono stati due provvedimenti volti di fatto:

1) a indicare chiaramente al Sinodo (che non rispondeva alle aspettative di chi lo aveva convocato nonostante la scelta mirata degli organizzatori e dei partecipanti!) quale fosse la direzione da prendere : tra le cause di nullità, la mancanza di fede – mentre ogni Sacramento è valido ex opere operato in presenza di Ministro, Materia Forma e Intenzione.. altrimenti un vescovo che non avesse la fede non ordinerebbe validamente, un sacerdote senza fede non assolverebbe né consacrerebbe validamente.. E allora i miracoli eucaristici, a Orvieto ad esempio? – e il mostruoso “eccetera”, un’abominevole clausola in bianco che mai nessun giurista apporrebbe a “conclusione” di una serie di condizioni di nullità negoziale, pena l’incertezza assoluta del diritto e l’imprevedibile arbitrio del giudice !

2) a SVUOTARE la discussione sinodale (già per altro pesantemente manipolata) da qualsiasi decisione concreta in materia, considerato il fatto che le misure processuali pratiche erano già prese..!

«Affidare l’intero processo breviore al tribunale interdiocesano – ammonisce inoltre il Pontefice – porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza».

Questa poi! Ma non è lo stesso Papa che in Evangelii Gaudium delega alle Conferenze Episcopali competenza “in materia dottrinale” ?

“Vescovo padre capo e giudice”, per queste cose sì…Per il resto, un Vescovo fa il passacarte della Conferenza Episcopale, o come si dice in gesuitico, il “missionario e testimone dello spirito sinodale” (roba che Lenin, Goebbels…. e Buñuel sono lì che prendono appunti su come si crea una neolingua di regime..)

Un Vescovo che ha le mani legate in tutto il resto e non decide più né sui seminari né sulla liturgia né sui sacramenti perché ha già deciso la Conferenza Episcopale (ultimo, Magnum Principium..), un Vescovo che può essere sollevato dall’incarico da un giorno all’altro secondo le bon plaisir du Roy com’è avvenuto a Ciudad del Este, ad Albenga eccetera..!

Affidare poi il processo a Tribunali interdiocesani non snatura il ruolo del Vescovo.. bensì porta ad avere un giusto processo e permette al Vescovo di occuparsi della diocesi, dei suoi preti, delle anime a lui affidate.. !

Si tratta pur sempre di un potere delegato, quindi un Vescovo che volesse, potesse e sapesse occuparsi direttamente dei casi, avrebbe potuto farlo già prima…Solo che.. I Vescovi non hanno tempo di occuparsi di processi matrimoniali, tra le mille occupazioni e responsabilità.. Molti, non essendo canonisti, oltre al tempo non hanno neppure le competenze minime richieste..

Insomma, è lampante che qualcuno menta sapendo di mentire… Sicuro che il cerchio magico gli darà comunque ragione contro ogni evidenza, dacché “la verità è ciò che serve al partito” .. E se i fatti ci daranno torto, tanto peggio per i fatti.

Dio la benedica,

in Christo

Enzo Bianchi, fondatore di Bose, è preoccupato.

Vediamo perché.

“Personalmente sono preoccupato per la crescente opposizione a Papa Francesco: ormai c’è chi lo accusa di magistero incerto e ambiguo, addirittura di assecondare l’eresia. Questo avviene ‘nella Chiesa’, tra credenti cattolici fino a ieri in profondo ossequio al Papa”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nell’articolo “Un’opinione pubblica che sia di comunione” pubblicato sul numero di dicembre della rivista “Vita pastorale”, anticipato oggi al Sir. Bianchi individua il motivo di tali contestazioni a Francesco: “Non la dottrina, non la fede, ma – spiega – la sua semplicità priva di atteggiamenti ieratici, il suo sottrarsi a immagini sontuose del Papa, il suo stile confidenziale che abbraccia, tocca, stringe senza voler affermare la sacralità della sua persona, provocano una sorta di paura che un vescovo ha espresso in questi termini: ‘Giorno dopo giorno smonta tutto il pontificato romano!’”. E, tout en passant, per Bianchi “sarebbe auspicabile un intervento autoritativo” per lasciare “che l’uso del rito di Pio V sia praticato da quei fedeli che a esso sono affezionati e lo vivono seriamente”.

Ah che bestiacce questi tradisssionalisti! Son quasi peggio dei rasssisti e dei fasssisti!

Ma siamo sicuri che le ragioni del disagio – crescente, e a ogni livello, anche fra i cattolici della strada – nei confronti di questo Pontefice e dei suoi comportamenti siano proprio quelle indicate da Bianchi? Ci permettiamo di dubitarne, con forza. E lanciamo una pista: non sarà che la gente cominci ad accorgersi che l’immagine mediatica cucinata da amorosi cuochi amici non corrisponda a quello che poi ci troviamo nel piatto, usando una metafora di cultura culinaria, tema a cui sappiamo che il fondatore di Bose è sensibile?


Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.